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30 agosto 2017 3 30 /08 /agosto /2017 05:00
Flora Tristan e Karl Marx

Maximilien Rubel

L'auto-emancipazione moderna - tema essenziale dell'insegnamento di Marx e di Engels - fu proclamata per la prima volta, cent'anni fa, sotto la forma di un nuovo vangelo, da una donna il cui nome è oggi ignorato dall'immensa maggioranza di tutti coloro che pretendono di militare per la stessa causa. L'oblio che avvolge questa nobile e tragica figura del movimento operaio sembra tanto più definitivo, in quanto il centenario della sua morte non ha trovato nessuna eco in nessuna pubblicazione e in nessun periodico francese - tranne una mano pietosa di un operaio o operaia che ha deposto, il 14 novembre 1944, alcuni fiori sulla sua tomba, a Bordeaux, sulla quale si può leggere la seguente iscrizione: "Alla memoria della Signora Flora Tristan, autrice della Union Ouvrière. I Lavoratori riconoscenti. Libertà, Eguaglianza, Fraternità, Solidarietà".

Dobbiamo l'unica biografia completa e coscienziosa alla penna di Jules-L. Puech: La Vie et l’œuvre de Flora Tris­tan, edito da Rivière, nel 1925. Ricordiamo i principali fatti e date di questa esistenza breve e tragica: nata il 7 aprile 1803, a Parigi, dall'unione religiosamente e non civilmente consacrata di un colonnello peruviano, don Mariano de Tris­tan, e di una madre francese, Thé­rèse Lainé, Flora perse suo padre all'età di sei anni e visse, con sua madre, in una miseria quasi totale sino all'età di diciasette anni, quando sposò il litografo André Cha­zal presso cui era entrata come operaia colorista.

Sentendosi infelice e incompresa, e il divorzio essendo stato abolito dal 1816, Flora abbandonò il tetto coniugale nel 1825, portando con sé i suoi due figli ed essendo incinta di un terzo. Affidando i suoi tre figli a sua madre, Flora lavorò come cameriera presso una dama inglese e compì numerosi viaggi in Inghilterra. Esposta alle persecuzioni di un marito offeso e geloso, Flora prese la risoluzione di partire per il Perù, per reclamare dal suo zio paterno, don Pio de Tristan, uomo immensamente ricco e influente, la sua parte della eredità di suo padre. E' questo viaggio estremamente lungo e faticoso che ha rivelato a Flora Tristan la sua vocazione di apostola rivoluzionaria. Don Pio, rifugiandosi dietro la legge, contestò alla figlia naturale di suo fratello ogni diritto alla fortuna di quest'ultimo, ma le accordò una modesta pensione. Dal suo ritorno a Parigi data il suo debutto letterario. Sin dal suo primo scritto Néces­sité de faire bon accueil aux femmes étran­gères, (Necessità di dare una buona accoglienza alle donne straniere, 1835), si rivelò femminista e internazionalista. Nel 1838, fu vittima di un attentato da parte di suo marito che la ferì con un colpo di arma da fuoco e che venne per questo fatto condannato a venti anni di lavori forzati.

Guarita dalla sua ferita, infine libera, Flora porterà d'ora in poi il nome di Tristan. E' dopo essere riuscita a far stampare l’Union ouvrière che iniziò il suo vero apostolato. Per alcuni mesi fece il suo tour de France attraverso i grandi centri industriali. Avendo contratto la febbre tifoidea, Flora dovette alettarsi a Bor­deaux, dove si spense il 14 novembre 1844. Sua figlia Aline sposò il marinaio bretone Clovis Gaugin, da cui ebbe Paul Gaugin, il pittore di genio.

I

Nei primi mesi del 1843, si vide apparire in alcuni ambienti operai parigini una donna di un fascino e di una bellezza esotiche, dal portamento fiero e indipendente, che richiedeva di essere ascoltata per esporre ciò che lei chiamava la sua Idea e che si pretendeva incaricata di una missione provvidenziale. La semplicità geniale del suo messaggio contrastava stranamente con il suo pretenzioso atteggiamento da apostolo. Dichiarava perentoriamente di non dover nulla alle dottrine gloriose o oscure del suo tempo, e soprattutto di non essere né sansimoniana né fourierista, né oweniana. Per contro, testimoniava una certa simpatia per gli scrittori operai, a Agri­col Per­di­guier, a Gos­set, a Moreau e a Adolphe Boyer, noti per aver, attraverso i loro scritti e le loro attività di propaganda, tentato di realizzare una riforma radicale del compagnonaggio estirpandone lo spirito settario.

Flora Tris­tan non era allora una sconosciuta nel mondo letterario e artistico, che aveva accolto con molta simpatia il suo racconto autobiografico, le Péré­gri­na­tions d’une Paria (Le peregrinazioni di una paria, 1838); il suo romanzo a tesi sociale Méphis, e soprattutto le sue Pro­me­nades dans Londres, (Passeggiate a Londra, 1840). Con questo ultimo libro, si era segnalata all'attenzione della stampa operaia, soprattutto alla Ruche popolare. L'edizione popolare delle Pro­me­nades dans Londres (1842), recava questa dedica  alle classi lavoratrici: "Lavoratori, è a voi tutti e tutte che dedico il mio libro; è per informarvi sulla vostra posizione che l'ho scritto: dunque, esso vi appartiene".

Con un'incredibile tenacia, ponendo al servizio della sua missione una rara energia di carattere, Flora subissava i suoi contraddittori con ardenti esortazioni e non risparmiava critiche e rimproveri. La sua Idea, l'aveva esposta in un manoscritto che rifiutò di comunicare a un comitato di operai che si era proposto di esaminarlo accuratamente. E' soltanto di fronte ai rappresentanti dell'intera classe operaia che avrebbe accettato di discutere non il fondo della Idea, ma i mezzi per la sua realizzazione.

Non potendo trovare un editore, Flora si mise a postulare delle sottoscrizioni per far stampare il suo manoscritto. Sulla lista dei sottoscrittori compaiono, in una vicinanza sorprendente, i nomi di Béran­ger, Consi­de­rant, George Sand, Eugène Sue, Agri­col Per­di­guier, Vin­çard, Paul de Kock, Mar­ce­line Desbordes-Valmore, Louis Blanc e molti altri. Cabet e Enfan­tin rifiutarono il loro aiuto.

E' il 1° giugno 1843 che apparve il libello che divulgò con una chiarezza e una concisione ammirevoli  l'Idea di Flora Tris­tan, a cui Jules-L. Puech conferisce a giusta ragione il titolo di antenato del movimento femminista e del socialismo operaio.

I'opuscolo ricevette un'accoglienza entusiastica in tutti gli ambienti della élite operaia. Esso fu richiesto, così come la sua autrice, in tutte le grandi città di Francia. Presto due nuove edizioni furono pubblicate, provviste di ampie prefazioni, grazie alle sottoscrizioni spontanee degli stessi operai. La prefazione alla seconda edizione fece l'elogio di questo risveglio della coscienza operaia dimenticando lo spirito di consorteria e rispondente in un solo slancio all'appello di una proletaria che non chiedeva nulla per sé, ma esigeva al contrario che la sua persona venisse dimenticata a profitto della Idea.

Un prospetto distribuito in migliaia di copie riassume in nove punti il contenuto della Union ouvrière:

"1. Costi­tuire la classe operaia per mezzo di una Unione compatta, solida e indissolubile.

2. Far rappresentare la classe operaia di fronte alla nazione da parte di un difensore scelto dalla classe operaia e stipendiato da essa, affinché sia ben evidente che questa classe ha il diritto di esistere, e che le altre classi l'accettino.

3. Esigere, in nome del diritto, contro le ingerenze e i privilegi.

4. Far riconoscere la legittimità della proprietà delle braccia (in Francia, 25 milioni di proletari non hanno per proprietà altro che le loro braccia).

5. Far riconoscere la legittimità del diritto al lavoro per tutti e per tutte.

6. Esaminare la possibilità di organizzare il lavoro nello stato sociale attuale.

7. Creare in ogni dipartimento degli Edifici della Unione operaia in cui si istruiranno i figli della classe operaia intellettualmente e professionalmente, e in cui saranno ammessi gli operai e le operaie infortunatisi sul lavoro e coloro che sono infermi e anziani.

8. Riconoscere l'urgente necessità di dare alle donne del popolo un'educazione morale, intellettuale e professionale, affinché esse diventino gli agenti moralizzatori degli uomini del popolo.

9. Riconoscere, come principio, l'eguaglianza di diritto dell'uomo e della donna come l'unico mezzo per costituire l'Unità umana".

Tra le centinaia di lettere che Flora riceveva nel corso del suo breve apostolato, quella di un avvocato merita di essere menzionata, perché l'apprezzamento che essa dà al libello della Paria corrobora perfettamente il giudizio che Marx darà, alcuni mesi dopo, sul socialismo francese:

"Il vostro libro ha un valore pratico immenso. Non è una pura espressione di teorie e di dottrine cento volte insegnate invano, - è un atto... Si è discusso abbastanza, si deve agire oggi, sotto pena di rimanere allo stesso punto o anche regredire. La speculazione pura non ha mai compiuto un progresso clamoroso, una rivoluzione in questo mondo. L'azione soltanto ha questa potenza".

Il quadro di questo saggio volontariamente limitato e destinato soprattutto a riparare al torto di un oblio che le attuali circostanze spiegano forse senza giustificarlo, non permette di analizzare più a lungo il meccanismo del piano di affrancamento sociale concepito da Flora Tris­tan nei confronti del proletariato universale. Segnaliamo tuttavia che l'importanza e la portata del suo messaggio furono riconosciuti sin dal 1850 dal tedesco Lorenz von Stein, autore di una His­toire du Socia­lisme et du Com­mu­nisme en France nota a Marx. Ecco il giudizio che von Stein dà di Flora Tristan:

"E', forse, in lei che si manifesta con più forza che presso gli altri riformatori, la consapevolezza che la classe operaia è un tutto, e che essa deve farsi conoscere come un tutto, agire solidalmente, e con una volontà e delle forze comuni, secondo uno scopo comune, se vuole uscire dalla sua condizione".

In una parola, il senso del messaggio di Flora Tris­tan, è l'auto-emancipazione del proletariato.

II

Quando Marx, dopo aver preso la strada dell'esilio, venne a stabilirsi verso la fine d'ottobre a Parigi, non era ancora acquisito al comunismo o per lo meno a ciò che allora era chiamato così. Volendo confutare Hegel con le sue proprie armi, sognava ancora uno Stato "perfetto" e "vero" che egli opponeva alla caricatura speculativa dello Stato burocratico del filosofo prussiano. I due articoli sulla Questione ebraica usciti sugli Annali franco-tedeschi nel febbraio 1844, sono certamente stati scritti quando Marx era ancora in Germania, giusto un po' prima la sua partenza per la Francia, mentre il saggio sulla Filosofia del Diritto di Hegel, uscito anch'esso sugli Annali, testimoniano in Marx un profonda cambiamento dottrinale: aveva scoperto da poco il proletariato. Questa scoperta sarà oramai nello spirito di Marx inseparabile da un'altra convinzione che egli non abbandonerà mai più e che resterà il tema essenziale, benché non sempre esplicito, della sua opera: l'emancipazione del proletariato non può realizzarsi che sotto la forma dell'auto-emancipazione.

L'apparizione e l'attività di Flora Tristan, alcuni mesi prima dell'arrivo di Marx a Parigi, e durante il suo soggiorno nella capitale francese, c'entrano in qualche modo con questa scoperta di Marx e con la conclusione che egli ne ha tratto?

Le poche allusioni all'opera di Flora Tris­tan in La Sacra Famiglia, in cui il suo nome è citato due volte, non permetterebbero, da sole, di dare una risposta soddisfacente a questa domanda. Per rispondere in modo categorico, è necessario dare del silenzio quasi totale che Marx e Engels hanno osservato nei confronti della Paria, un'interpretazione che deriva implicitamente dalla loro valutazione dei dottrinari e utopisti da una parte, e del movimento reale della classe operaia dall'altra.

Prima di tentare questa interpretazione, cerchiamo di rispondere a una domanda molto più semplice e che non è priva di interesse: Marx ha incontrato Flora Tristan?

Si è tanto più in diritto di sollevare questa domanda in quanto sappiamo che tre uomini della cerchia immediata di Marx e che erano allora suoi amici intimi, Arnold Ruge, coedi­tore insieme e Marx degli Annali franco-tedeschi, Moses Hess e Ger­man Mäu­rer, col­la­bo­ra­tori agli Annali, hanno assistito a delle riunioni che Flora Tris­tan orga­nizzava presso la sua abitazione, in rue du Bac [2]. Ruge ne ha lasciato diverse relazioni nelle sue lettere e nelle sue memorie.

Si può giudicare dell'impressione che la Paria ha fatto su Ruge dalla lettura che quest'ultimo, trovandosi verso la fine del 1843 in Germania, scrisse a Marx residente da poco a Parigi: "Penso che abbiate scritto a Proudhon", è scritto in un post-scriptum. "Altrimenti dovremmo far a meno dei Francesi, in fin dei conti. Oppure dovremmo allertare le donne, la (George) Sand e la Tristan. Esse sono più radicali di Louis Blanc e Lamartine".

Per quel che riguarda Prou­dhon, è certo che Marx ha seguito il consiglio di Ruge. Sappiamo infatti, grazie alla testimonianza di Marx, che durante la sua permanenza a Parigi egli entrò in relazioni personali con Proudhon  e che in lunghe discussioni, che duravano a volte tutta la notte, gli "iniettava" la filosofia di Hegel.

E' anche quasi certo che per quel che concerne Flora Tris­tan – e George Sand – Marx non si è conformato al desiderio del suo collaboratore. Non tanto che l’Idea della Paria gli sia parsa poco originale né che l'avesse stimata utopica.

Al contrario: per quanto ciò possa sembrare paradossale, è perché l'originalità e il realismo dell'Idea non gli sfuggivano affatto che Marx si è ben guardato, sia di ricercare il contatto personale con Flora Tris­tan, sia di riservarle, nella sua opera, un posto o un'attenzione particolare. Si è semplicemente limitato, con Engels, a difendere la Union ouvrière contro gli attacchi malevoli degli ideologi post-hegeliani che rimproveravano alla Paria il suo "dogmatismo femminile" e le muovevano il rimprovero di aver preso le sue formule "nelle categorie di ciò che esiste".

Ora, per quanto così breve e in apparenza così insignificante, questa unica allusione all'Idea di Flora Tristan ci consegna la chiave per capire il silenzio, d'altronde così enigmatico, che Marx e Engels hanno mantenuto a proposito della Paria, astenendosi anche di menzionarla nel capitolo di Il manifesto del partito comunista che tratta della letteratura socialista e comunista.

Abbiamo visto che Flora, rivolgendosi agli operai, si credeva investita di un potere sovrannaturale. Le sue lettere e soprattutto il suo diario, inedito [3], ne sono ampia testimonianza. Non vi è alcun dubbio che il suo atteggiamento sia stato segnato dal misticismo dei sansimoniani che predicavano l'avvento della Donna-messia. Sia quel che sia, il fatto è là: pur conducendo con passione la sua propaganda a favore della sua Idea, Flora collegava l'auto-emancipazione del proletariato alla volontà di una forza trascendente - che lei chiamava "Dio" -, volontà che lei si credeva chiamata a porre in esecuzione.

Ora Marx, esiliandosi dalla Germania, aveva fuggito non soltanto il dispotismo prussiano, ma anche il terrore delle idee pure che i giovani hegeliani facevano subire. La sacra famiglia e L'Ideologia tedesca sono l'espressione dell'odio che Marx e Engels avevano contratto contro le speculazioni arbitrarie e vanitose degli epigoni di Hegel. Essi videro in loro una specie di superstizione teologica, nella quale lo Spirito assoluto di Hegel aveva preso il posto del Dio personale della Chiesa.

E' vero che l'Idea di Floran Tristan non aveva nulla in comune con il vuoto idealismo degli pseudo-filosofi tedeschi che rigettavano le "formule" della Paria a causa della loro origine puramente empirica. Ciò cui i Bruno Bauer e consorti volevano far rimprovero a questa donna, e cioè di aver trovato la sua Idea "nelle categorie di ciò che esiste", Marx doveva consideralo come l'immenso merito di Flora Tristan: l'idea dell'autoemancipazione del proletariato era, per così dire, nell'aria, poiché il "movimento storico autonomo" - come dirà ben presto il Manifesto comunista - della classe operaia si disegnava nettamente negli avvenimenti in Francia e in Inghilterra, dal 1830. Marx non aveva nessuna fiducia nelle idee isolate della realtà sociale, separate dagli interessi reali di una classe della società. La voluminosa opera, La sacra famiglia, è un libello veemente diretto contro gli idolatri dello spirito, e un'apologia ardente della massa popolare e dei suoi movimenti rivoluzionari. "Delle idee", è qui scritto, "non possono mai andare oltre un vecchio ordine del mondo, esse possono soltanto condurre oltre le idee dell'antico ordine del mondo. Delle idee non possono assolutamente realizzare nulla. Per realizzare le idee, occorrono degli uomini che mettano in gioco una forza pratica". E altrove: "La massa prescrive alla storia il suo compito e la sua occupazione" [4].

Flora Tris­tan non la intendeva in questo modo, per quel che riguardava la sua Idea. Senza contestare le lezioni dei suoi viaggi in Inghilterra, non avrebbe tuttavia affatto ammesso che il suo messaggio gli fosse stato suggerito da "ciò che esisteva" allora nei paesi in cui si sviluppava un proletariato industriale. Essa teneva appassionatamente alla sua ispirazione divina.

Da parte sua, Marx riconobbe il formidabile dinamismo della "formula" tristanniana. Ma ne capì anche l'origine puramente profana. L'appello all'unione universale del proletariato sarebbe così diventato, grazie al genio di Marx, un postulato etico spogliato da ogni artificio superstizioso e basato interamente sulla comprensione razionale degli interessi della classe operaia, interessi che, secondo lui, coincidono con la salvezza dell'umanità intera.

Fatta astrazione dell'aspetto mistico dell'atteggiamento di Flora, le sue opere testimoniano di un'intelligenza pratica e di un buon senso perfetti. Le sue Pro­me­nades dans Londres, uscite sette anni prima di La Situazione della classe operaia in Inghil­terra di Friedrich Engels, contengono una visione precisa delle lotte di classe di cui le città industriali britanniche offrivano allora spettacolo.

Tuttavia, Marx non poteva far astrazione del misticismo di cui Flora Tris­tan avvolgeva il suo messaggio così puramente umano, così pienamente realista. Quest'ultimo doveva essere, agli occhi del fondatore del socialismo scientifico, il risultato di una conoscenza oggettiva della realtà sociale, di una comprensione ragionata del corso della storia, di un'analisi teorica delle condizioni di produzione attraverso le civiltà. In altri termini, l'idea di auto-emancipazione del proletariato corrispondeva, secondo Marx, a una necessità intrinseca dell'evoluzione storica e nient'affatto al misterioso decreto di una forza sovrumana. Fare il silenzio intorno all'Idea, d'altronde così incontestabilmente originale, di Flora Tristan, significava per Marx: risparmiare al postulato essenziale del suo insegnamento la sorte riservata alle dottrine utopiche e alle escatologie religiose.

Quasi nello stesso momento in cui Flora comincio il suo tour de France per predicare davanti alle masse operaie il vangelo dell'auto-emancipazione, Marx espresse, negli Annali franco-tedeschi, il principio del suo messaggio rivoluzionario: "Il vantaggio della nuova tendenza, è appunto che non vogliamo anticipare il mondo dogmaticamente, ma scoprire il mondo nuovo cominciando con la critica del vecchio mondo". E poco dopo ancora: "Non ci presentiamo al mondo come dottrinari armati di un nuovo principio: ecco la verità, inginocchiati! Sviluppiamo per il mondo dei principi nuovi che traiamo dagli stessi principi del mondo. Non gli diciamo: 'rinuncia alle tue lotte, sono delle bambinate; spetta a noi farti capire il vero motto della lotta'. Tutto ciò che facciamo, è di mostrare al mondo perché lotta in realtà, e la coscienza è una cosa che deve fare sua, anche contro il suo volere" [5].

Verso la stessa epoca, Flora scriveva nel suo giornale le seguenti frasi: "Il popolo ebraico era morto nella prostrazione, e Gesù lo ha fatto rialzare; il popolo cristiano è morto oggi nella prostrazione e Flora Tristan, la prima donna forte, lo rialzerà. Oh sì. Sento in me un nuovo mondo e darò questo nuovo mondo al vecchio mondo che crolla e muore".

Facendo suo il messaggio della Paria, Marx lo purificava da ogni residuo mistico facendolo derivare da ciò che egli chiamava l'azione storica del proletariato, e dimostrando che "l'esistenza di idee rivoluzionarie a un'epoca determinata presuppone l'esistenza preliminare di una classe rivoluzionaria" (L'ideologia tedesca) [6].

Pur riconoscendo che il fenomeno delle lotte tra le classi attraverso la storia era stata constatata prima di lui - da un R. Peel o da un Guizot, ad esempio -, Marx si è sforzato di dare a questa constatazione puramente empirica un significato che non deriva affatto automaticamente dall'osservazione della realtà storica e sociale. Se, nel passato, le lotte tra le classi si sono svolte in modo spontaneo e per così dire istintivo, la moderna lotta di classe tra il proletariato e la borghesia, per riuscire, deve essere condotta con una piena coscienza del carattere particolare degli antagonismi sociali e dell'obiettivo storico che è la creazione di una società senza classi. E' per questo che il Manifesto comunista parla di costituzione dei proletari in classe e in partito distinto, terminologia che permette di affermare che si tratta qui di un postulato etico.

Ora, è Flora Tris­tan che, per prima, ha enunciato questo postulato, negli stessi termini impiegati successivamente da Marx. E' lei che, per prima ha insistito sulla necessità di "costituire la classe operaia" e di fondare un'organizzazione di classe che che sia al contento sindacato e partito politico, sintesi di cui Marx non ha mai cessato di augurarsi la realizzazione, giungendo sino a subordinare l'attività del partito - attività che egli voleva essenzialmente educativa - all'azione autonoma dei sindacati - azione che egli voleva cosciente dello scopo storico. Ed è, infine, Flora Tris­tan che, per prima, ha dato al suo appello all'unione dei lavoratori una portata universale, ammettendo nell'Unione operaia tutti i proletari, senza distinzione di nazionalità né di sesso.

Questa geniale anticipazione di ciò che sarà, per i cento anni a venire e con fortune diverse, la tecnica rivoluzionaria del movimento operaio l'incorporò alla sua propria visione teleologica - dunque nient'affatto fatalistica - dell'evoluzione umana e sociale. Proclamando che l'auto-emancipazione della classe operaia implica necessariamente l'avvento del regno della libertà per l'umanità intera, Marx assegnava al proletariato la missione eminentemente etica di sostituire "la vecchia società borghese con le sue classi e i suoi antagonismi di classe, attraverso un'associazione, in cui il libero sviluppo di ognuno è la condizione del libero sviluppo di tutti".

Maxi­mi­lien Rubel, 1946.

 

[Traduzione di Ario Libert]

NOTE

[1] Abbiamo pubblicato in precedenza: Maxi­mi­lien Rubel, "Le concept de démo­cra­tie chez Marx" (Cri­tique Sociale n° 13, dicembre 2010; "Entre­tien avec Maxi­mi­lien Rubel" (1979), (Cri­tique Sociale n° 14, febbraio 2011); e "Marx et les nou­veaux pha­go­cytes", (Cri­tique Sociale n° 20, marzo 2012).

[2] Questa strada è situata nel 7e arron­dis­se­ment (circondario) di Parigi, così come rue Vaneau in cui Marx viveva durante il suo esilio parigino.

[3] Che è stato pubblicato, nel 1973 e poi nel 1980.

[4] Vedere Karl Marx, Œuvres tome III, edito da Maximilien Rubel, La Pléiade, 1982, p. 557–558 e 510.

[5] Vedere Karl Marx, Œuvres tome III, p. 343 e 345.

[6] Karl Marx, Œuvres tome III, p. 1082.

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