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11 giugno 2017 7 11 /06 /giugno /2017 05:00

 

 

 

 

 

I

Pervinche e violette
 

Durante la nostra ultima passeggiata, abbiamo colto delle pervinche e delle violette.

Sorridevi, guardando le pervinche.

E dicevi: "Come sono belle!".

Sorridevi, annusando le violette.

E dicevi: "Quanto profumano!".

Poi, annusasti le pervinche, e facesti la faccina delusa. E ti udii mormorare: "Questo fiore, che è così bello, dovrebbe profumare!".

Guarda, Piccola Pietra, il tuo desiderio è diventato realtà.

Porto sulla tua tomba un mazzo di questi begli occhi fiori blu così gentilmente risvegliatisi, delle pervinche; ma ho dato loro il profumo delle violette.

E tu sorriderai, mia adorata. E non farai più la faccina delusa, vero?

II

Il gioco dei segreti

 

Se tu sapessi, mia Piccola Pietra, ha sempre gli occhi rossi, la tua mamma, e le sue gote sono ora incavate.

Eri contenta un tempo di avere una mamma molto bella. Non deve succedere che smetta di esserlo. Non deve succedere che si ammali.

Ti darebbe troppo dispiacere, non è vero, Passerottina?

Allora io mi nascondo e vengo qui da solo, senza che lei lo sappia.

Forse anche lei viene qui da sola di nascosto. Ma non te lo chiedo. Se avete dei segreti, non me li dovete dire. Perché non voglio che tu le dica i miei, capisci?

Ti ricordi? Ti piaceva tanto giocare ai segreti. Mi dicevi: Papà, dimmi un segreto; non lo dirò a nessuno.

Domani, te ne dirò un altro di segreto. No, non oggi, domani.

A domani, mia adorata.

 

III

Il grande segreto
 

Lo sai perché vengo solo, amica mia? Perché la tua mamma non mi accompagna?

È perché, a me, fa bene parlare con te. Mentre alla tua mamma, fa male.

Noi due, parliamo amabilmente, senza piangere. Oppure, se piango, è sommessamente, con un sollievo melanconico e profondo. È così bello rivivere un momento con te.

La tua mamma, quando la conduco qui con me, piange per tutto il tempo grosse lacrime pesanti che cadono sino a terra e che le fanno molto male.

Ascoltami bene, mia Piccola Pietra; ti dirò il grande segreto.

Non deve succedere che la tua mamma pianga troppo, perché, quando sei partita, avevamo prenotato da due mesi quel fratellino che tu ci chiedevi sempre.

E, come sai, quando le mamme piangono, il mercante di Parigi invia un fratellino brutto come una scimmietta, piccolo come un pupazzo da pochi soldi, e che piange tutto il tempo, e che non ha per niente forza; e che, quasi sempre, muore.

Allora, poiché tu vuoi avere un bel fratellino, bello grande, ben paffutello, che non piange, e che vive, e che sia forte, non deve succedere che la tua mamma pianga.

IV

Gelosa
 

Eri molto gelosa delle carezze del tuo papà. Non potevo abbracciare la tua mamma senza che tu dicessi:

Anch'io, papà!

E se facevo finta di non udirti, tra la tua mamma e me ti infilavi; ti aggrappavi ai miei abiti; e ti arrampicavi lungo me.

Ero così costretto a occuparmi di te, e prenderti tra le mie braccia, e darti la tua parte di baci sulle tue guance che arrossivano di piacere e in cui il sorriso scavava delle fossette.

*
*...*

Credo che tu sia sempre gelosa, mia piccola Pietra adorata. Ogni volta che abbraccio la tua mamma, mi sembra di sentirti reclamare:

Anch'io, papà!

E, poiché non ti rispondo solo per la grande voglia di piangere, tra la tua mamma e me tu ti infili; e sento sopra i miei abiti un peso, e su di me, ho come l'impressione di qualcosa che si arrampichi.

Ma non posso prenderti, sollevarti tra le mie braccia. Sulle tue guance che arrossivano di piacere e in cui il sorriso scavava delle graziose fossette, non posso porre dei baci, tanti baci.

*
*...*

Ecco perché, ogni volta che abbraccio la tua mamma, ci mettiamo a piangere.


 

V

Giusta
 

Se eri gelosa, eri anche giusta, mia piccola Pietra.

Quando ti avevo tenuta a lungo sulle mie ginocchia, quando ti avevo fatto molte carezze sulle tue guance che arrossivano di piacere e in cui il sorriso scavava delle fossette, spesso tu mi dicevi:

Abbraccia mamma, ora, papino mio. E, sorridendo, andavo ad abbracciare tua madre.
 

*
*...*

Ecco perché, quando a lungo le mie labbra si sono tese a vuoto sognando le tue guance così fresche, spesso vado, trattenendo le mie lacrime, ad abbracciare la tua mamma.


 

VI

Ciocche di capelli
 

Tua madre ha una ciocca dei tuoi capelli che è di un biondo pallido, molto pallido, quasi bianco.

Dove tiene questa ciocca di capelli di un biondo pallido, molto pallido, quasi bianco, che vorrei toccare con le dita, con gli occhi e le labbra, in modo da poterti rivedere e abbracciarti piccolissima?

Non lo so. E non voglio chiederglielo, perché piangerebbe.

Ma, senza l'aiuto dei graziosi capelli sottili, di un biondo così pallido, appena colorato, ti rivedo piccolina e così bionda, mentre corri e ridi, in mezzo ad altri bambini che corrono e ridono, laggiù, sotto i grandi alberi dei giardini del Lussemburgo.

*
*...*

Tua madre ha una ciocca dei tuoi capelli di un bel biondo caldo, un po' fulvo.

Dov'è, questa ciocca di capelli di un bel biondo caldo, quasi fulvo, che vorrei toccare con le dita, con gli occhi e con le labbra, in modo da poterti rivedere e riabbracciarti, un po' più grandicella?

Non lo so. E non voglio chiederlo a tua madre che piangerebbe.

Ma, senza l'aiuto dei capelli di un grazioso biondo caldo e un po' fulvo, ti rivedo un po' grandicella, mentre parli e corri dietro ad alcune farfalle, qui, nel parco, sotto i grandi alberi amici.

*
*...*

Tua madre ha anche una ciocca dei tuoi capelli che mi appare, se chiudo gli occhi, di un biondo stranamente triste, scuro, quasi bruno.

Ma li ha tagliati da troppo poco tempo perché voglia vederli.

Li ha tagliati sulla tua povera fronte fredda.

E la vedo troppo nel tuo letto bianco, la tua povera piccola figura dolorosa e del tutto bianca – oh! così bianca!

E mi ricordo che quando moristi, guardandoti per l'ultima volta, pensai: “Ma i suoi capelli sono quasi bruni!”. I tuoi capelli sembravano più scuri, perché il tuo volto era più pallido.

VII

Micino
 

Ti ricordi di Micino con cui giocavi sempre; Micino, così buono, che non ti graffiava mai; Micino, che ti regalai la mattina nel tuo lettino e che, colmo di gioia delle tue carezze e del tepore delle lenzuola, si metteva a far le fusa, a fare: “felice! felice!” come dicevi tu.

Questa mattina, è venuto a farmi visita nel mio grande letto, dove ti avrei presto accolta, se tu fossi stata qui.

Perché, questa mattina, ho fatto il pigro, e quando il tuo papino fa il pigro, volevi che ti accogliesse nel suo grande letto.

E Micino faceva: felice! felice! E si sfregava a me affinché lo accarezzassi.

Lo accarezzavo, ma senza pensare a lui.

Pensavo a te, che saresti così tanto contenta di stare un po' nel mio grande letto mentre facevo il pigro, e che riderei, e ti bacerei, con affetto!

E all'improvviso – ci sono delle volte che i papà sono pazzi come i bambini che inventano delle storie, - all'improvviso, ho preso quell'esserino vivente e mobile che era qui vicino a me e mi accarezzava, e l'ho abbracciato chiamandolo: Passerottina.

Forse l'ho stretto troppo. Ha gridato Miao!

E l'ho lasciato andare. L'ho lasciato andare, sorridendo con una grande voglia di piangere.
 

VIII

Taci
 

L'ultimo giorno in cui fosti insieme a noi mia piccola Pietra, tutta la giornata, con la tua voce, soffocata che faceva male ascoltare, parlavi, parlavi!

Dicevi delle cose dolci, gradevoli, tenere, fiorite di freschezza e di grazia ingenue.

Ma la tua povera voce soffocata faceva male ascoltarla.

E poi, avevo paura che dire tante parole, - tante parole fiorite di freschezza e di grazia ingenue, - affaticasse la tua povera gola malata.

E spesso ti supplicavo: “Taci, bambina mia”.

E, silenziosa, mi sorridevi con il tuo pallido sorriso, che parlava ancora.

*
*...*

Questa parola: “Taci!” è l'ultima che ti ho detta. La tua gola si stava per chiudere e i tuoi occhi rovesciare: tu mi dicevi ancora delle cose dolci e gradevoli, tutte fiorite di freschezza e di grazia ingenua.

La tua sorellina era morta da poco: le tue parole gradevoli mi erano dolorose come una carezza su una ferita che sanguina. Allontanavo prontamente il tuo bacio dalla mia piaga viva: “Taci! Taci!”.

Sei stata troppo obbediente, mia adorata.

E vorrei ancora sentirti parlare, anche con la tua voce soffocata degli ultimi giorni.

Ridimmi, Passerottina, le cose dolci e gradevoli che mi dicevi quel giorno.

Le so tutte a memoria, bambina mia, ma mi daresti una grande gioia dicendomele di nuovo.

*
*...*

No, tesoro, taci! taci!

Temo che tu abbia udito il mio assurdo desiderio e che ora, là, sotto terra, per parlarmi, tu ti affatichi in vani sforzi tormentosi.

Taci, bambina mia, taci! E dormi tranquilla, Buone nanne, Passerottina, buone nanne!

 

[SEGUE]

[Traduzione di Ario Libert]

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Published by Ario Libert
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  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
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