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30 marzo 2018 5 30 /03 /marzo /2018 06:40

Azione (pratica)

Action (pratique)

 

(vedere utensili/armi, movimento e simboli/segni).

 

"Cosa possiamo aspettarci dall'uomo? - Una sola cosa, degli atti", "La riflessione, e di conseguenza l'idea, nasce nell'uomo dall'azione, non l'azione dalla riflessione" [1]. "La condizione per eccellenza della vita, della salute e della forza presso l'essere organizzato, è l'azione. È attraverso l'azione che egli sviluppa le sue facoltà, che ne aumenta l'energia, e che raggiunge la pienezza del suo destino [2]. Queste osservazioni di Proudhon sono al cuore del progetto libertario [3]. L'anarchismo rifiuta l'idealismo e il suo primato della teoria (“rifletti prima di agire!”) che affida agli uomini di scienza, agli esperti, alle parole e ai ragionamenti la cura di dire ciò che si deve fare, pensare e desiderare, la cura incessante di trattenere i nostri atti e i nostri desideri per meglio asservirli all'ordine dei segni, dei posti e delle gerarchie. La concezione libertaria dell'azione rimanda così a due principali prese di posizioni: Una presa di posizione che si può qualificare come epistemologico o di critica, che consiste nel rifiutare di separare le cose e i segni, le forze e i significati, gli atti e le ragioni di agire, le leggi o precetti e le loro applicazioni; una presa di posizione che diagnostica in questa separazione una delle principali fonti del dominio, la capacità per alcune forze di separare le altre da ciò che esse possono legandole nelle reti del linguaggio, della legge, e dei principi, nella trappola delle parole che mentono, pretendendo di sostituirsi alle cose di cui parlano (vedere le voci rappresentazione e Stato). - Una presa di posizione che si collega alla natura stessa del progetto libertario. Come indica la definizione filosofica la più corrente di questa parola, “l'azione è l'operazione di un essere considerata come prodotta da quest'essere stesso e non da una causa che gli sarebbe esterna” [4].

È dunque in questo senso che l'azione è l'espressione di un progetto fondato sull'autonomia degli esseri, sul rifiuto di ogni sottomissione o dipendenza di un essere di fronte ad un altro. È anche in questo primo senso che il pensiero libertario può essere accostato a Nietzsche [5]. Perché è l'affermazione degli esseri in ciò che li costituisce come esseri liberi, sottoposta alla loro sola determinazione, l'azione non si oppone soltanto ai discorsi e ai segni, si oppone anche alla reazione (vedere questa voce), a quella forma passiva d'azione in cui ci si accontenta di reagire all'azione degli altri (vedere le voci risentimento e colpevolezza). Ed è in questo senso, come criterio discriminante di tutto ciò che ci fa agire (azioni e reazioni, affermazioni e negazioni, attività e passività), che l'azione libertaria pone il problema e le condizioni dell'emancipazione.

[Traduzione di Ario Libert]

NOTE

[1] Pierre-Joseph Proudhon, De la justice dans la Révolution et dans l'Église, Rivière, t. 3, pp. 71-72; tr. it. parziale: La Giustizia nella rivoluzione e nella Chiesa, UTET, Torino, 1968.

[2] Pierre-Joseph Proudhon, La Guerre et la paix, Rivière, p. 53; tr. it. parziale: La pace e la guerra, Carabba, Lanciano, 2010.

[3] “In natura, tutto è movimento e azione: essere non significa altro che fare” (Michel Bakounine, Considérations philosophiques sur le fantôme divin, sur le monde réel et sur l'homme, Œuvres, Stock, t. 3, 1908, p. 384); tr. it.: Considerazioni filosofiche sul fantasma divino, Edizioni La Baronata, Lugano, 2.000.

[4] André Lalande, Vocabulaire technique et critique de la philosophie, PUF, 1985.

[5] L'insieme di questo piccolo lessico spera di mostrare in modo sufficientemente convincente, malgrado numerose e radicali differenze, la profonda affinità tra Nietzsche e i principali teorici dell'anarchismo. Se si dovesse fare appello a una giustificazione allo stesso tempo esterna e intima (vedere questa voce), segnaliamo il testo di ricordi pubblicato nel 1906 in cui Franz Overbeck, uno dei rari amici intimi di Nietzsche giustamente, mostra bene e dettagliatamente, i rapporti che possono esistere tra Nietzsche e Stirner, che il primo ha letto, ma soprattutto “la più grande affinità che esiste” tra Nietzsche e Proudhon. Cfr. Franz Overbeck, Souvenirs sur Nietzsche, Allia, 1999, pp. 59-65; Ricordi su Nietzsche, Il Melangolo, 2000.

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