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2 agosto 2009 7 02 /08 /agosto /2009 06:40

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti

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Bartolomeo Vanzetti


"Senza nome nella folla dei senza nomi", così si è descritto nella sua autobiografia di venti pagine che egli redasse nella prigione di Charlestown: Storia di una vita di proletario. Bartolomeo era nato nel 1888 in un piccolo villaggio del Piemonte: Villafalleto.

Dotato per lo studio e di una intelligenza particolarmente acuta, avrebbe potuto, secondo i suoi insegnanti diventare egli stesso un insegnante o anche un uomo di scienza. Suo padre, ritenendo che gli studi erano troppo costosi, preferì mandarlo come apprendista pasticcere piuttosto che continuare a studiare. Da un luogo all'altro, faticando di città in città, si buscò una pleurite così grave che suo padre venne a cercarlo a Torino all'inizio del 1907 per riportarlo a casa. I giorni che trascorse a casa sua, curato ammirevolmente da sua madre, sono stati, come egli scrisse più tardi, i più belli della sua vita.

Ma questa felicità fu effimera, perché sua madre colpita da cancro doveva morire dopo tre mesi di agonia. Vanzetti la curò con la stessa devozione e la stessa tenerezza che lei ebbe nel curarlo. Si imbarco a Havre per l'America dopo aver attraversato la Francia a piedi. Da New York a Plymouth, Bartolomeo ha lavorato duramente, errando di città in città, facendo tutti i mestieri in basso alla scala sociale.

Per colmare la sua mancanza di istruzione, aveva letto Darwin, Spencer, Hugo, Zola e Tolstoi ma era da tempo convinto che soltanto l'anarchia avrebbe liberato l'umanità dalle sue catene e studiava le opere di Proudhon, Kropotkin e Malatesta che gli piacevano particolarmente. Inizialmente assunto nella Compagnia delle Corde  di Plymouth come la maggior parte degli Italiani emigrati, non riprese mai il suo impiego dopo un lungo sciopero di rivendicazione salariale nel 1916.

Un amico ripartendo per l'Italia gli rivendette il suo carretto a braccio e il suo fondo di commercio per il pesce. È così che divenne molto conosciuto e amato nel quartiere. Zigomi sporgenti, baffi cadenti, l'amico dei bambini che lo chiamavano "Bart", effettuava tutti i giorni le sue consegne di pesce spingendo il suo rimorchio in quelle strade molto povere essenzialmente popolate di Italiani e Portoghesi.

 

Nicola Sacco


Era nato nel 1891, da una famiglia di ciciasette figli a Torremaggiore.

Come per Vanzetti, gli anni passati al villaggio della loro infanzia erano i più belli ed i più dolci che abbai vissuto. A quattordici anni, abbandonava la scuola per andare a lavorare nei campi. Con suo fratello Sabino, sognava di viaggiare, di partire per le Americhe. Essi partirono un giorno del 1908 e sbarcarono a Boston Est.

Nicola aveva 17 anni. Sabino non sopportò a lungo l'esilio, la vita di immigrante e meno di un anno dopo ritorno al proprio paese. Nico resistette. Imparò un mestiere e diventò specialista nella fabbricazione di calzature. Nel 1913, aderì al gruppo anarchico locale "Circolo di Studi Sociali" e partecipò all'organizzazioni di convegni, nelle città vicine, distribuì volantini ed opuscoli, aprì sottoscrizioni per gli scioperanti ed accolse Tresca e Galleani, rivoluzionari anarchici molto noti. Nel 1916 il suo gruppo organizzò un convegno a Milford allo scopo di raccogliere dei fondi per sostenere gli scioperanti di una fabbrica nel Minnesota.

La prefettura non aveva autorizzato questa manifestazione, gli oratori furono arrestati e tra di loro anche Sacco. Fu condannato ad una multa ed è questa sola pena che ha contribuito al suo arresto nel tram di Brokton una notte di maggio.


Lettera di accettazione di Bartolomeo Vanzetti all'Editore

Sacco e Vanzetti
22 luglio 1925 Prigione di Charlestown


Caro signor Dumontais,

Da ieri sera sino a questa sera, ho riletto diverse volte la vostra lettera. Mi affretto ad accettare la vostra proposta ed è con gioia che Nicola e io rispondiamo alle domande dei vostri lettori.
Ecco il nostro caso. Ci hanno giudicato colpevoli in primo grado, cominandoci la pena di morte. Se la Corte suprema rifiuta un nuovo giudizio, la sentenza verrà eseguita. La grazia, se è possibile, potrebbe esserci accordata dal governatore. Ma nel nostro caso, questa grazia commuterebbe la nostra pena in carcere a vita. Per noi, accettare questa grazia sarebbe la stessa cosa che riconoscerci colpevoli.
Come accettare il carcere a vita dopo cinque anni di lotte, dopo aver speo 300 mila dollari, fatto tre proteste mondiali, dopo che i nostri compagni hanno sacrificato per noi sangue e libertà, dopo tutto quanto è stato fatto per noi? Come accettare la prigione, poiché siamo innocenti. Abbiamo detto spesso che vogliano la morte o la libertà.
Vi prego, signor Dumontais, fate tutto quel che potete in questo senso, dite a tutti che preferiamo la morte alla prigione... Che non bisogna dire né una parola ne dare un centesimo né muovere un dito per ottenere altra cosa che non sia la morte o la libertà.
Siamo innocenti. Viva l'anarchia.

Bartolomeo Vanzetti.
 

 


LINK al post originale:
Nicola Sacco et Bartolomeo Vanzetti

 


LINK ad un importante articolo di Giuseppe Galzerano sulle mistificazioni mai cessate per infangare la memoria di Sacco e Vanzetti:

Aria fritta

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Published by Ario Libert - in Sacco e Vanzetti
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