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16 luglio 2009 4 16 /07 /luglio /2009 08:20






Maurice Joyeux (1910-1991)


Non c'è momento più bello, di una barricata. È il simbolo degli Uomini liberi di fronte a coloro che vogliono opprimerli.


Maurice Joyeux nel 1947

L'assolutismo storico, malgrado i suoi trionfi, non ha mai smesso di urtarsi con un'esigenza invincibile della natura di cui il Mediterraneo, in cui l'intelligenza è sorella della dura luce, custodisce il segreto. I pensieri in rivolta, quelli della Comune o il sindacalismo rivoluzionario, non hanno smesso di gridare questa esigenza di fronte al nichilismo borghese come a quello del socialismo cesareo. Il pensiero autoritario, con il favore di tre guerre e grazie  alla distruzione fisica di un'elite di rivoltati, ha sommerso questa tradizione libertaria. Ma questa povera vittoria  è provvisoria, la lotta dura ancora.


Albert Camus, l'uomo in rivolta


 

È in occasione  della manifestazione contro la condanna a morte di Sacco e Vanzetti, il 23 agosto del 1927, che Maurice Joyeux incontra il movimento libertario. Due militanti lo sottraggono dalla carica della Guardia repubblicana. Li segue sino a rue Pait, a Belleville alla sede dell'Unione anarchica rivoluzionaria di cui Louis Coin faceva parte. Aveva allora diciasette anni.

 

Di quest'epoca parla così oggi: "Il mio spirito era stato nutrito da una lettura che era in parte rivoluzionaria. Avevo nella mia famiglia sentito parlare di una grande parola che era il socialismo. Avevo uno spirito romantico, pensavo che bisognava salvare il mondo, fare la rivoluzione. Non avevo ancora un'opinione ben precisa di quel che dovevano essere le strutture di una società senza classi, sono rimasto così per mesi interi cercando in me quale poteva essere la traduzione pratica di questi pensieri che mi assediavano. Tuttavia avevo un sentimento profondo. Ero sulla soglia anche di decisioni che avrebbero fatto di me un militante anarchico. Volevo che gli uomini fossero eguali in tutto, così come avevo sentito parlare nei movimenti operai".

 


 


Maurice joyeux è nato il 19 gennaio 1910 da una famiglia di operai relativamente benestanti.

 

Militante socialista, suo padre era segretario del deputato di Levallois, Jean Bon,. Sua madre, una brava donnina energica e meravigliosa si occupava di tintoria, ma era anche segretaria di Cochon, il fondatore della Fédération des locataire [Federazione degli inquilini] che, di notte, aiutava ad abbandonare furtivamente l'alloggio coloro che non potevano pagare. Questa solidarietà, questa lotta quotidiana della piccola gente hanno sicuramente segnato l'infanzia di Joyeux e determinato il suo atteggiamento successivo.

 

Suo padre verrà ucciso nella battaglia della Marne e sua madre, Rosine, si risposerà con Alfred Liron, anch'egli militante socialista. È questi che lo formerà, orientandolo verso i movimenti operai, gli darà il suo spirito di indipendenza.

 

Più tardi, nei suoi libri, Joyeux assumerà lo pseudonimo di Liron ogni volta che farà intervenire il suo personaggio. Guidato da Liron, a nove anni, Joyeux partecipa per la prima volta ad una manifestazione. Si tratta della commemorazione, nel 1919, dell'assassinio di Jaurès.

 

Quando ha quatordici anni, la sua famiglia lascia Parigi e si trasferisce a Deauville. È apprendista fabbro. È la sua prima esperienza nel mondo del lavoro. È anche la sua prima rivolta.

 

Rompe una costola al suo padrone che voleva picchiarlo. È condannato ad una multa di 1000 franchi. Questa volta, così come anche in seguito, Rosine paga il conto. È un avvenimento importante nella vita di Joyeux perché per la prima volta, vittima di un'ingiustizia, misura la debolezza delle istituzioni di fronte al potere.

 

Dopo Brest, Rouen, farà ritorno a Parigi.

 


Sin da quest'epoca, prende la decisione di non dipendere più da qualcuno.


A diciotto anni, per liberarsi il più rapidamente possibile dagli obblighi militari anticipa la sua chiamata alle armi. In Marocco, dove deve fare i suoi diciotto mesi, la sua ribellione contro i soprusi stupidi e gratuiti lo conducono in prigione.

 

Se ne farà tre anni e verrà tradotto due volte davanti al Consiglio di guerra.

 

Non è che l'inizio. In tutto Joyeux resterà per dieci anni in prigione. Vi rientra infatti nel 1933, a Fresnes, per aver partecipato ad una manifestazione organizzata da immigrati polacchi. Questa avventura sarà alla base del suo romanzo Le consulat Polonais [Il consolato polacco].

 

Ritorna in prigione, a Montluc, vicino a Lione, questa volta per non aver risposto alla ingiunzione di mobilitazione. Organizza una rivolta (1941), quest'ultima riesce ma è catturato e condannato a venti anni di reclusione.

 

Nel suo secondo romanzo, Mutinerie a Montluc [Rivolta a Montluc] leggiamo: "Quando è continuità piuttosto che rottura, la detenzione diventa un elemento costruttivo di un tutto che chiamiamo vita... La detenzione consolida le certezze".

 

È in prigione, in quelle prigioni che Jules vallès definiva come le grandi università Popolari, che Joyeux scopre e studia Proudhon, Bakunin, Marx, Kropotkin, Stirner, Malatesta, Reclus che completeranno la sua conoscenza della letteratura popolare e sociale (Hugo, Zola, London, ecc.).

 

Sarà libraio. Afferma inoltre: "Nel corso della mia esistenza e nelle prigioni in cui mi sono trovato, ho sempre fatto il necessario per conservare la mia dignità, sono sempre stato tanto lontano quanto tranquillo nel difenderla, però mai troppo lontano dal continuare a difenderla".

 

Quando nel 1932, durante la grande crisi economica, è tra le migliaia di disoccupati parigini, conosce gli asili notturni, la zuppa popolare, la canzone di strada, è la ricerca della dignità, alleata alla rivolta ed al senso della solidarietà che lo spinge ad aderire al Comitato dei disoccupati.


È l'inzio della sua azione sindacale. Incontra tutte le componenti del movimento operaio: comunisti, trotskisti, pacifisti, libertari.


Partecipa al Congresso antifascista di Pleyel nel 1933, a quello di Huygens nel 1934 dopo aver aderito alla CGT-U. È sempre più attaccato al movimento sindacale, all'unità sindacale ma nient'affatto all'unità politica: "L'unità politica, è per molti impossibile, per me non è augurabile e poi sono indifferente a quest'unità politica", dirà.


Sin dal 1936, Joyeux aderisce all'Unione anarchica. Dopo la scissione del 1947 aderisce alla CGT-Force ouvrière. Le sue idee sull'anarchismo e l'anarco-sindacalismo sono sviluppate in Autogestion, gestion directe, gestion ouvrière [1]


Nel 1945, uscito di prigione, Joyeux si dà per obiettivo la ricostruzione della Fédération anarchiste. Lo farà con Vincey, i fratelli Lapeyre ed una militante che diventerà anche la sua compagna Suzy Chevet.


La federazione anarchica si struttura, si dà i mezzi di propaganda. Dei gruppi si creano come quello del XVIII, il gruppo Louise Michel a cui appartengono sempre Joyeux e che fu anche opera di Suzy. I militanti si impegnano nelle organizzazioni sindacali,nelle organizzazioni umanitarie: Lega dei diritti dell'Uomo, Libero pensiero. Un settimanale "Le Libertaire", sarà sostituito da "Le Monde Libertaire", giornale della Federazione anarchica. La libreria diventata troppo piccola, si trasferire a rue Amelot. E infine, la Federazione adatta i suoi mezzi di lotta alle nuove tecnologie ed è la creazione di Radio libertaire con tutte l edifficoltà ben note. Incredulo, Jpyeux parteciperà tuttavia con emozione alla prima emissione nel settembre del 1981.


Dell'organizzazione Joyeux dice: " La strategia di un gruppo rivoluzionario consiste nel preservare l'organizzazione perché è essa che compie il patto del messaggio rivoluzionario che certi uomini avevano formulato piùù o meno tanto tempo fa. È quel che fa la Federazione anarchica da trent'anni e deve continuare a fare, per testimoniare innanzitutto, proporre in seguito, quando il vecchio mondo andrà in frantumi. Ecco quale deve essere la strategia di un gruppo rivoluzionario perché il tempo porta tutto via... Essere presenti, ecco la tattica che ogni movimento rivoluzionario, l'organizzazione anarchica in particolare, deve seguire", (tratto da: Ce que je crois, 1984).


Maurice joyeux ha, inoltre, dedicato un opuscolo alla storia della Federazione anarchica: "L'Idra di Lerna", apparsa presso le Editions di Monde Libertaire, nel 1967. Parallelamente alla lotta per il mantenimento dell'organizzazione, Joyeux ha sempre denunciato gli allineamenti dei rivoluzionari, in nome del realismo, alle concezioni economiche dell'avversario.


In L'Anarchie et la societé moderne, del 1969, egli scrive: "Prima ancora di determinare il mezzo per instaurare una società diversa, prima  ancora di definire il profilo di questa società senza classi, è essenziale determinarne la struttura di base, senza che le lotte sono improduttive e le costruzioni teoriche sogni fumosi. La rivoluzione è innanzitutto la soppressione dell'ineguaglianza economica perché soltanto questa soppressione condiziona la trasformazione di una società millenaria. Tutti coloro che ammettono l'ineguaglianza, qualunque sia il vocabolario o la fraseologia impiegata, non sono che dei riformatori all'interno del sistema di cui essi vogliono conservare l'essenziale". E poco dopo afferma anche: "Una delle ragioni dello scacco dei tentativi socialisti di questi ultimi cinquanta anni, è stato giustamente il sacrificio che si è preteso a diverse generazioni per riacchiappare l'economia mondiale. A questo stadio il progresso diventa nefasto e si ritorna a quel gigantismo economico che creò le piramidi sul corpo di centomila schiavi. Anche se una progressione socialmente equilibrata può sembrare troppo lenta, essa ha il vantaggio, da una parte di sollevare un'intera popolazione al livello delle sue possibilità globali e d'altra questa progressione in linea impedisce la formazione di isole di regressione, che alla fine diventano degli impedimenti all'evoluzione perché producono delle discordie e suscitano delle lotte in seno ad una comunità di cui costituiscono il freno. L'esempio cecoslovacco è ricco di insegnamenti in proposito".


Non facendo più soltanto riferimento ai grandi vecchi (Proudhon, Bakunin, Reclus, Kropotkin), Maurice Joyeux affrema la necessità per il movimento libertario di inscriversi nell'evoluzione delle situazioni contemporanee. Detto altrimenti, al livello dei principi non cambiare nulla a livello dei mezzi adattarsi, assumere le evoluzioni del pensiero.


Joyeux dice: "La cosa da condannarsi maggiormente, e non sono sicuro che gli anarchici ne siano esenti, è di voler costantemente far seguire le proprie orme in quelle di coloro che ci hanno preceduto".

 


Jaqueline Lamant

Le Magazine libertaire




[Traduzione di Ario Libert]



LINK al post originale:
Maurice Joyeux (1910-1991)


LINK interno al presente blog attinenti all'argomento:
Maurice Joyeux, Les plus belles pailles ONT LE TEINT FANÉ SOUS LES VERROUS, da: "Le Monde Libertaire", 1966.


Da google video:
li
nk








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Published by Ario Libert - in Profili libertari
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