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24 luglio 2009 5 24 /07 /luglio /2009 11:40
Maggio 68: sotto le pieghe della bandiera nera

Maurice Joyeux


Ho sotto gli occhi il numero speciale di Le Monde Libertaire e non posso impedirmi di trascrivere le prime frasi dell'editoriale che scrissi allora, con il titolo a cui ho dato oggi a quest'articolo: "I distinti  teorici sono caduti con il culo a terra, avevano annerito le pagine delleriviste specializzate per spiegarci il processo di evoluzione che, infallibilmente, avrebbe condotto il proletariato dalle fabbriche  ad una presa di coscienza della sua alienazione. Avevano discusso sull'unione dei lavoratori e delle classi medie, sulle virtù dello strumento parlamentare, sui nuovi valori morali che si stavano evidenziando dalla società industriale. Un pugno di giovani con la testa piena di sogni generosi, il cuore enorme, sono usciti tumultuosamente dalla loro scuola e tutta questa prosa sapiente è apparsa in piena luce con il suo carattere derisorio".

 

Sì, le organizzazioni classiche del movimento operario, dall'estrema sinistra alla sinistra accademica, caddero con il culo a terra! Anche noi d'altronde! La Federazione anarchica si dibatteva allora in difficoltà diventate classiche e che consistevano una volta di più a far fronte a degli elementi desideranti, attraverso il marxismo, politicizzare il nostro movimento. Dei militanti, che formano un gruppo alla facoltà di Nanterre, erano usciti dall'organizzazione e costituivano, insieme ad altri, essi stessi in dissidenza con le loro organizzazioni, il gruppo 22 marzo. Due riviste, "Socialisme ou Barbarie" e poi "L'Internationale situationiste" li segnarono profondamente.

Questa "dissidenza" in cui certi vollero vedere una scissione che non riguardò che una quindicina di militanti, era nata dal rifiuto da parte della Federazione anarchica di accettare un programma basato sulla "pianificazione" che rompeva con il federalismo e che raggiungeva il materialismo storico di cui d'altra parte tutti gli "anarchici" del gruppo del 22 marzo facevano il loro piatto forte e che si reclamavano palesemente alle opere giovanili di Marx. Se si dà un'occhiata a quel che alcuni sono diventati o meglio ancora a quanto essi scrivono ancora oggi, quando sono rimasti nel movimento anarchico, si ha il diritto di sorridere!

È vero, e l'ho scritto nel mio libro sulla rivolta della gioventù; che avremmo dovuto essere più attenti a questo movimento giovanile che, dopo la liberazione, contestava le organizzazioni classiche, comprese le organizzazioni dell'estrema sinistra.

Questo stato di spirito era già stato percepito attraverso gli Alberghi della Gioventù, attraverso le organizzazioni di giovani in lotta contro la guerra d'Algeria, attraverso il movimento Cittadini del mondo, animato da Garry Davis, attraverso la rivolta degli studenti comunisti contro il loro partito, che abbiamo sostenuto al quartiere latino così come abbiamo sostenuto tutte le altre rivolte della gioventù. Tuttavia, come tutti gli altri, perdemmo il treno!

Credo che fummo confrontati con un triplo problema che non sapemmo risolvere.

La Federazione anarchica viveva sulle acquisioni teoriche risalenti all'ultimo secolo e tutti gli sforzi di rinnovamento si urtavano con un conservatorismo tradizionale delle organizzazioni che hanno una lunga storia. Dei giovani intellettuali si erano resi conto di questa stagnazione e sognavano di introdurre presso noi i principi di un'economia marxista supposta incontestabile, che aveva conquistato l'Università. Quando si sarebbe dovuto trarre da noi stessi, cioè dai nostri principi, gli elementi di una evoluzione teorica necessaria, sognarono di sposare insieme la morale e l'arte di vivere degli anarchici con il materialismo dialettico, il che portava forzatamente ad un vicolo cieco l'uno dipendendo dall'altro. Coloro che tentarono di introdurre  questo rinnovamento nei nostri ambienti e che facevano parte insieme a Maurice Fayolle e alcuni altri compagni  al gruppo Louise Michel, si scontrarono allora con il pericolo di politicizzazione della Federazione anarchica e si dimisero. Ma se è vero che salimmo sul treno in marcia fummo presenti durante l'intero mese di questo maggio di contestazione.

È dopo il galà del gruppo Louise Michel, alla Mutualité, in cui per la prima volta Léo Ferré cantò la sua canzone les anarchistes, che i militanti risalendo verso rue Gay-Lussac si batterono tutta la notte a fianco degli studenti. Vedemmo la Federazione anarchica con le sue bandiere nere alla testa dell'immenso corteo che attraversò Parigi  da la Répubblique a Denfert-Rochereau. Durante l'occupazione della Sorbona, i suoi militanti si installarono in una serie di edifici che davano su rue St-Jacques. Erano presenti la notte in cui i CRS tentarono di asfissiare gli occupanti e quelli che erano presenti si ricordano di Suzy Chevet e delle militanti che lanciavano i secchi d'acqua nel cortile per far cadere i gas. Furono sulle barricade, erano alla Borsa quando essa fu incendiata, erano a Charlety... Per parte mia, partecipavo a numerosi incontri anarchici, ad Assas con Morvan Lebesque e Maurice Laisant, alla Sorbona, a Censier, ecc.

Abbiamo corso, abbiamo parlato, poi abbiamo riflettuto su questa "festa" che ci portava non sapevamo dove, condotta da non sapevamo chi! Ed è da questa esperienza che la Federazione anarchica decise di non partecipare a dei moviemnti di massa nella misura in cui non fosse stata informata degli scopi e del carattere degli organizzatori. Poi la "festa" terminò.

 

Cosa ne resta?

 

Gli uomini, innanzittutto? Gli uomini sono gli uomini, la maggior parte sono stati recuparati, sia da partiti sia da professioni nobili e maggio 1968 non è più per essi che un ricordo che si racconta tra il dolce e la frutta.

 

Dove sono tutti quei giovani che giudicavano la Federazione anarchica troppo organizzata, troppo centralizzata? Dopo aver gettato la loro rabbia in faccia a papa, al professore ed alla società, sono incappati nella Federazione anarchica e sono andati a riconvertirsi nei partiti o in organismi di Stato su cui vomitavano. Sì, gli uomini sono gli uomini ma noi siamo sempre qui, nella lotta libertaria!

Per le idee, è un'altra cosa. Maggio 68 ha assestato un colpo fatale all'ideologia dei partiti di sinistra ed alla loro teoria marxista. Contestando il marxismo ufficiale dei partiti politici e ripiegandosi sul Marx delle opere giovanili, maggio 68 ha messo in moto un processo irreversibile. Gli uomini si sono messi a riflettere e oggi Stalin, Lenin, Mao, Castro e molti altri hanno sgomberato il Pantheon rivoluzionario in cui si credevano installati per l'eternità allorché Marx è ridotto a dimensioni che sono quelle di tutti gli economisti del secolo XIX e nient'altro.

Infine, maggio 68 ha rovesciato i rapporti che gli uomini intrattenevano tra di loro e di tutte le formule meravigliose che i giovani inventarono, ce n'è una che ha superato il tempo delle barricade e che si rivela ogni giorno più vero, è quella che proclamava:


"Ce n'est qu'un début, continuons le combat!".

 

Maurice Joyeux

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]



LINK al post originale:
Mai 68: sous les plis du drapeau noir

LINK interni al blog concernenti scritti di Maurice Joyeux:
Maurice Joyeux, Les plus belles pailles ONT LE TEINT FANÉ SOUS LES VERROUS


LINK interni su Maurice Joyeux:
Jaqueline Lamant, Maurice Joyeux, 1910-1991

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Published by Ario Libert - in Eventi libertari
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commenti

Filippo Matteucci 11/29/2009 08:10


MASTER and servant
Piccola Allegoria della nuova tirannide


Democrazia elettiva
I padroni di bassa qualità, per restare al potere, usano sgherri e lacchè per tartassare i servi, e utilizzano parte dei soldi estorti ai servi per pagare sgherri e lacchè, ovvero per comprarsi
voti. Il resto lo intascano loro.
Questo permette loro di socializzare i costi del consenso, cioè di far pagare alla maggioranza di oppositori o di disinteressati il costo sia delle rendite distribuite ai clientes sia dei copiosi
sussidi che le famiglie al potere ritagliano per se stesse, camuffandoli sotto le più varie forme e con le più varie modalità. Ovviamente, a tal fine, più disinteressati e distratti ci sono fra il
popolo, meglio è.
Così i servi ogni giorno lavorano per mantenere i loro persecutori.
(“… se metà dei servi si rivoltano, abbiamo abbastanza denaro per assoldare l’altra metà dei servi, e mandarla a sparare addosso ai rivoltosi…”)

Uguaglianza
Il padrone vuole tutti i servi uguali davanti a lui.
Non vuole capaci ed efficienti competitor, vuole servi balordi, cannati, da discoteca, da stadio, o, nella migliore delle ipotesi, da offerte dei centri commerciali.

Accoglienza
Il padrone sostituisce i servi italiani pretenziosi, organizzati, sindacalizzati, relativamente acculturati, con nuovi servi africani, asiatici, sudamericani, disperati disposti a tutto, a lavorare
18 ore al giorno in uno scantinato, a vivere in venti in una bicocca.
La nuova forza lavoro per la grande industria assistita succhiasoldipubblici, la nuova manovalanza per la criminalità organizzata, nuovi corpi a disposizione per chi va a p.ttane o a viados.

Solidarietà
Sussidi di stato per chi gestisce l’immigrazione dei nuovi servi. Soldi pubblici per chi ci mangia sopra. Elemosine gestite clientelarmente. Soldi di noi contribuenti coi quali i padroni comprano
voti e consenso.

Garantismo
Il dominante di infima qualità, quello che si impone con la violenza, col crimine, col furto, con l’inganno, col tradimento, mantiene i governati nelle peggiori condizioni possibili, perché sa che
peggiore è la qualità di vita dei governati, tanto meglio è per lui. La sua greppia e il suo scranno sono più sicuri.
Colpisce i dominati onesti e lavoratori, e favorisce i delinquenti, i puzzoni, gli insolventi, i truffatori. Le organizzazioni criminali, braccio armato dei padroni nei traffici illeciti, non
devono essere disturbate.
Favor rei e favor debitoris.
E’ garantista chi sulla delinquenza ci mangia sopra.

Emancipazione
La moglie, la figlia, la sorella del servo devono essere a disposizione del padrone.
La famiglia del servo deve essere disunita, disorganizzata, lacerata da liti interne, marito contro moglie, figli contro genitori, fratelli l’uno contro l’altro.
La famiglia del servo deve essere debole, non competitiva, non pericolosa, imbelle.
Dividi et impera.

Trasgressione
Il servo che trasgredisce obbedisce al padrone. E’ per lui lecito fare del male a se stesso e agli altri servi. Nessun giudice nominato dai padroni lo punirà.
Il padrone vuole che il servo balordo trasgredisca le regole del vivere civile tra servi. Così i servi vivono soffocati nella m.rda, e non pensano a rivoltarsi, a uccidere le famiglie dei
padroni.
Pub, discoteche, piercing, tatuaggi, ultras, droga, alcool: facciamo scannare i servi tra di loro, noi padroni vivremo più tranquilli.
Dividi et impera, semper.


Filippo Matteucci

P.S. – spunto di riflessione per il buon servo : sai quali famiglie padrone controllano il tuo comune, la tua provincia, la tua regione, la tua vuota esistenza, la tua vuota testa …?


Ario Libert 11/05/2010 21:47



Ciao,


più che giusto: la cosiddetta democrazia non è nient'altro che il più perfetto dei totalitarismo esistenti ed esistiti ed è talmente perfetto da risultare praticamente invisibile. Soprattutto è
sostenuto con sincerità da coloro che esso più danneggia, è per questo che valorizzare il pensiero e la prassi autenticamente critiche e libertarie del passato, cioè conservare la memoria di
quanto è stato autenticamente contestatore e denuciatario, al fine di mantenere la luce ed il calore di quelle esperienze affinché siano riconosciute come tali e non infangate da socialisti
"democratci" o autoritari.


Ario Libert.