Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
9 novembre 2011 3 09 /11 /novembre /2011 06:00

Proudhon pragmatico

 

[2]


Proudhon, NadarProudhon in un ritratto di Nadar

 

di Irène Pereira



 La rivoluzione come esperimento


proudhon_colori.gifProudhon sviluppa nel corso della sua opera una teoria della rivoluzione che per il suo aspetto sperimentale potrebbe, in comparazione con lo sperimentalismo deweysiano sviluppato in The Public and its Problems [Il pubblico e i suoi problemi]. essere qualificato di pragmatico. Come sottolinea Daniel Colson, "la Rivoluzione sociale cessa anche di identificarsi con i soli movimenti di massa, alle sole 'giornate insurrezionali', alle congiunture rivoluzionarie, così rare, quanto effimere" [31].

Nella sua conferenza su Proudhon et le syndicalisme révolutionnaire [Proudhon ed il sindacalismo rivoluzionario], Daniel Colson evidenzia come il sindacalismo rivoluzionario ed il movimento cooperativo d'inizio XX secolo sembrano raggiungere la concezione proudhoniana della trasformazione sociale: "in un certo modo essa lega con le analisi di Proudhon sulla capacità degli operai [...] a costituire sin da subito un'alternativa sul terreno economico, l'affermazione effettiva dell'autogestione futura. [...] Si ignora spesso l'importanza, in Francia per lo meno, del movimento cooperativo, un movimento molto potente, spesso presente nel più piccolo villaggio, un movimento che associandosi con l'azione sindacale avrebbe senza alcun dubbio contrinuito a risolvere la difficoltà che incontrava il sindacalismo rivoluzionario e così, in un altro modo, dare corpo all'incontro tra questo sindacalismo  ed il pensiero di Proudhon".

blanqui.jpgIl concetto marxista, ereditato da Blanqui, della rivoluzione come colpo di Stato di una minoranza illuminata si è imposto nella storia per via del leninismo. Tuttavia, si dimentica che Proudhon ha prodotto un'altra teoria della rivoluzione in opposizione a Marx. Proudhon produce una teoria che rompe con il modello insurrezionale che si aquello della minorità organizzata o quello della folla spontanea. Si tratta al contrario di pensare una trasformazione in profondità delle strutture economiche e politiche dando vita a degli esperimenti in rottura sia con lo Stato sia con il sistema capitalista. L'idea è che se una rivoluzione politica può assumere la forma di un colpo di Stato, una trasformazione economica e sociale, dando vita a una democrazia industriale e agricola federale, necessita di cambiamenti in profondità. Alla presa del potere da parte di un gruppo di rivoluzionari incaricati di effettuare il passagio dalla società capitalista alla società comunista, Proudhon oppone la creazione di alternative sperimentali allo Stato e al capitalismo.

berckman Trotzki e Lenin PietrogradoL'opposizione tra Proudhon e Marx sul concetto di rivoluzione appare, sembra, per la prima volta, in una lettera di Proudhon a Marx datata al 1846. Proudhon scrive: "non dobbiamo porre l'azione rivoluzionaria come mezzo di riforma sociale, perché questo preteso mezzo sarebbe del tutto semplicemente un appello alla forza [...]. Preferisco dunque far bruciare la proprietà a fuoco lento, piuttosto che darle nuova forza, compiendo una san Bartolomeo dei proprietari".

Rousseau.jpgProudhon si oppone dunque alla concezione della rivoluzione di Marx intesa come un colpo di Stato. Infatti, Proudhon rifiuta la violenza rivoluzionaria che rischia di creare dei martiri, il che non potrebbe che sfociare nel rafforzamento della borghesia. Ciò che Proudhon ha in testa, ciò che egli critica spesso attraverso Rousseau, è la politica del terrore dei giacobini. Proudhon ha capito molto bene che la creazione di un terrore esercitato per mezzo di una dittatura di un partito rivoluzionario non poteva sfociare che a compromettere la causa del socialismo. Tuttavia, come afferma Marx, ciò significa che Proudhon sia un autore riformista che ha rinunciato alla rivoluzione? Alla lettura di questa lettera datata 1846, si potrebbe pensarlo. Eppure, sarebbe non tenere conto il fatto che  Proudhon è l'autore, nel 1851, di un'opera intitolata  Idée générale de la révolution au XIXe siècle [Idea generale della rivoluzione nel XIX secolo]. È dunque un'altro concetto di rivoluzione quello di cui si occupa Proudhon.

proudhon-Système, 1850Nella sua lettera Proudhon fa allusione a un'opera che sta scrivendo. Si tratta di  Sistème des contradictions économiques, ou, Philosophie de la misère  [Filosofia della miseria], opera che come sappiamo è stata violentemente attaccata da Marx in:  Philosophie de la misère   [Miseria della filosofia]. In quest'opera, Proudhon analizza come egli stessi dice "le leggi della società, il modo in cui queste leggi si realizzano, la progressione secondo cui giungiamo a scoprirle" [32]. Nel 1848, partecipa alla rivoluzione di febbraio che sfocia nel rovesciamento della Monarchia di Luglio e alla creazione della II Repubblica. Si dice che Proudhon ha vissuto molto male le violenze fisiche di cui è stato testimone durante questo periodo e in particolare la repressione delle sollevazioni di giugno.

f6.highres.pngIn marzo, Proudhon scrive Solution du problème social [Soluzione del problema sociale]. Questo testo costituisce una buona illustrazione dello sperimentalismo di Proudhon. Egli propone di sperimentare la creazione di una banca di credito che permetta l'accesso ai proletari ad un credito gratuito. La differenza tra ciò che si chiama oggi il micro credito e la teoria di Proudhon, è che per Proudhon, questo esperimento di situa nella prospettiva generale di una messa in causa del capitalismo e dello Stato. Così, Proudhon spiega ad esempio in una lettera a F. Bastiat: "Se il capitale casa, così come il capitale denaro, fosse gratuito, il che equivale a dire, se l'uso fosse pagato a titolo di scambio, non di prestito, il capitale terra non tarderebbe a diventare gratuito a sua volta [...] non vi sarebbero più, in realtà, né fattori né proprietari, vi sarebbero soltanto degli aratori e dei vignaioli, così come vi sono dei falegnami e dei meccanici" [33].

Durante la fondazione della Banca del popolo nel 1849, Proudhon scrive: "se mi sono sbagliato, la ragione pubblica farà ben presto giustizia delle mie teorie, non mi resterà che sparire dall'arena rivoluzionaria [...] dopo questa smentita della ragione generale e dell'esperienza" [34].

Ciò che è interessante notare in questa dichiarazione, è che Proudhon fa della ragione pubblica e dell'esperienza i due criteri che permettono di determinare la riuscita o meno della sua teoria rivoluzionaria. La teoria di Proudhon appare dunque come un pragmatismo sperimentale. Sembra difficile determinare se lo scacco della Banca del popolo di Proudhon proviene dall'esperienza in sé o dalla condanna di Proudhon ad una multa e alla prigione per e alla prigione per ingiurie al presidente della Repubblica.

proudhon idee generale de la revolutionÈ in   Idée générale de la révolution au XIXe siècle  (1851), che Proudhon sviluppa in modo più conseguente la sua teoria della rivoluzione sociale. La concezione della Rivoluzione di Proudhon si caratterizza per il rifiuto dell'autorità politica e di ogni governo anche popolare. Proudhon rifiuta anche la nozione di democrazia diretta. La Rivoluzione deve creare la Repubblica o anarchia positiva. La rivoluzione sociale come la definisce Proudhon consiste dunque nel "sostituire il regime economico o industriale al regime governativo, feudale e militare" [35]. Egli scrive "voglio la rivoluzione pacifica, ma la voglio pronta, decisiva e completa [...] non di riformare il governo, ma di rivoluzionare la società" [36]. La rivoluzione di Proudhon ha dunque come funzione di far sparire il governo a profitto di un auto-organizzazione economica della società poggiante su suna teoria della giustizia economica contrattuale. "Ciò che mettiamo al posto dei poteri politici, sono le forze economiche" [37].

Dopo la rivoluzione politica come lo fu la Rivoluzione francese che aveva abolito i privilegi, si va giungere a una rivoluzione economica che rimettesse in causa le ineguaglianze economiche generate dalla rivoluzione industriale. Ciò suppone dunque la sperimentazione di nuove forme di organizzazioni economiche che rimettano in causa l'ineguaglianza sociale e la proprietà capitalista. "Le sue forme d'azione sono, cito le principali: a) La divisione del lavoro, con la quale si oppone, alla classificazione del popolo in caste, la classificazione per industrie; b) La forza collettiva, principio delle Compagnie operaie, sostituenti le armate; c) Il commercio, forma concreta del contratto, che sostituisce la legge; d) L'eguaglianza di scambio; e) La concorrenza; f) Il credito che centralizza gli interessi, come la gerarchia governativa centralizza l'obbedienza; g) L'equilibrio dei valori e delle proprietà" [38].

Ci si può mostrare sorpresi dal carattere apparentemente liberale della rivoluzione sociale proudhoniana. È una delle differenze tra l'anarchismo proudhoniano e il comunismo di Marx. Si tratta certo di creare una società dio eguaglianza economica, ma anche una società di libertà. "Il contratto sociale deve aumentare per ogni cittadino il benessere e la libertà [...]. Il contratto sociale deve essere liberamente discusso, individualmente asentito, firmato, manu propria, da tutti coloro che vi partecipano" [39]. È il timore della creazione di una società liberticida che porta Proudhon a rifiutare il comunismo. Il rischio, secondo lui, è di vedere la società intera organizzata secondo il modello autoritario dei monasteri cristiana [40].

Possiamo constatare che R. Westbrook [41], a proposito di Dewey, risolve l'ambiguità di un Dewey liberale e di un Dewey socialista, con una lettura libertaria di Dewey. Si tratterebbe per Dewey di riflettere sulla possibile sperimentazione di un socialismo senza Stato.

proudhon du principe federatifMa questa elaborazione di una teoria sperimentale della Rivoluzione sociale non si ferma là. Proudhon sembra non essere soddisfatto in realtà della sua concezione della rivoluzione sociale in cui il politico si riassorbe in una Repubblica economica. Egli aggiunge, nel 1863, alla sua teoria economica mutualista, una teoria del federalismo. Di conseguenza, alla sua teoria della rivoluzione sociale come rivoluzione economica, Proudhon aggiunge un versante politico. La nozione giuridica di contratto serve in campo politico, così come in quello economico, a determinare la forma di organizzazione giusta. Tuttavia, il contratto politico, così come lo definisce Proudhon, non è il contratto politico del liberalismo classico. Infatti, questo contratto non serve a spiegare l'origine della società, ma, come nel Contratto sociale di Rousseau, a pensare ciò che potrebbe essere una società giusta. La nozione di contratto, sia economica sia    politica, serve in Proudhon da idea pragmatica da sperimentare.

Ma il contratto politico federalista di Proudhon si oppone tuttavia al contratto politico del "giacobino" Rousseau: "Il contratto politico non acquisisce tutta la sua dignità e la sua moralità che a condizione 1° di essere sinallagmatica e commutativa; 2° di essere racchiusa, in quanto al suo oggetto, in certi limiti [...]. Affinché il contratto politico compia la condizione sinallagmatica e commutativa che l'idea di democrazia suggerisce; affinché, racchiudendosi nei suoi saggi limiti, rimanga vantaggioso e comodo per tutti, occorre che il cittadino entrando nell'associazione, 1° abbia tanto da ricevere dallo Stato a cui egli sacrifica; 2° che egli conservi tutta la sua libertà, la sua sovranità e la sua iniziativa, tranne ciò che è relativo all'oggetto speciale per il quale il contratto è formato e di cui si richiede la garanzia allo Stato. Così regolato e compreso, il contratto politico è ciò che chiamo una federazione" [42].

Il contratto politico federalista [43] di Proudhon suppone che i comuni, che sono la base del contratto, conservano più potere della federazione. La conseguenza della posizione di Proudhon è la possibilità per un'unità di base di fare secessione dalla federazione.

proudhon-de-la-capacite-politiqueSi può considerare De la capacité politique des classes ouvrières [Della capacita politica delle classi operaie], del 1864, come la sintesi delle ipotesi, sulla rivoluzione, da sperimentare elaborata da Proudhon. In quest'opera, Proudhon produce la teoria di una democrazia operaia mutualista e federalista. In riferimento al movimento mutualista operaio, contenuto nel manifesto dei sessanta, le idee di Proudhon appaiono al contempo come il prodotto di questo movimento e come una fonte di ispirazione di questo movimento. "La maggior parte di essi sono dei membri di società di mutuo credito , di mutuo soccorso" [44].

La teoria mutualista di costituisce una teoria della giustizia economica basata sul principio della reciprocità contrattuale. Si tratta, attraverso la rivendicazione di Giustizia, di erigere un sistema economico indipendente dallo sfruttamento capitalista e dalla carità statale.

"Ciò che ci interessa è di sapere come su questa idea di mutualità, reciprocità, scambio, giustizia, sostituita a quelle di autorità, comunità o carità, si è giunti, in politica e in economia politica, a costruire un sistema di rapporti che tende niente meno che a cambiare da cima a fondo l'ordine sociale" [45].

Al mutualismo in economia corrisponde, in campo politico, il federalismo: "trasposto nella sfera politica, ciò che abbiamo chiamato sino ad ora mutualismo o garantismo assume il nome di federalismo [...]. Nella democrazia operaia [...] la politica è il corollario dell'economia, che vengano entrambe trattate con lo stesso metodo e gli stessi principi" [46].

Constatiamo che con l'arricchimento della teoria rivoluzionaria proudhoniana in un quadro politico, Proudhon rivendica non più la nozione di Repubblica, intesa come repubblica economica, ma la nozione di democrazia operaia. Ma questa democrazia così come la concepisce Proudhon, a differenza degli autori del Manifeste des soixante [Manifesto dei sessanta], respinge la rappresentazione politica elettorale. "L'unità politica non era una questione di superficie territoriale e di frontiera, non era soprattutto una questione di volontà o di voto" [47].

Ma allora su quali principi poggia la democrazia operaia mutualista e federalista di Proudhon?

 "E innanzitutto osserviamo che, così come non vi è libertà senza unità, o, il che è lo stesso, senza ordine, allo stesso modo non vi è nemmeno unità senza varietà, senza pluralità, senza divergenza; ordine senza protesta o antagonismo" [48].

È che il sistema politico, secondo Proudhon, deve essere organizzato in modo tale affinché esso garantisca la più alta autonomia ad ogni individuo, ad ogni comune. È questa autonomia degli individui e delle municipalità che garantisce il federalismo così come lo definisce Proudhon. È ciò che Proudhon chiama, nell'introduzione a La Théorie de la propriété (1862), "l'anarchia o governo dell'uomo da se stesso (in inglese self-government)". È questo stesso ideale politico di self-government che sviluppa anche Dewey in Il pubblico e i suoi problemi.

L'espressione di questa diversità sul piano politico suppone come abbiamo visto inoltrela creazione di uno spazio pubblico nel quale le decisioni possono essere prese secondo le regole della ragione pubblica.

Abbiamo tentato di evidenziare ciò che ci apparivano come i principali temi pragmatici della filosofia di Proudhon. Ci sembra che attraverso quest'asse, si possa tentare di evidenziare una certa unità di lettura nell'opera di questo autore. Ques'ultima è essa stessa pragmatica nel suo modo di elaborazione. È un'opera che si elabora al filo dell'esperienza storica acquisita da Proudhon. Essa si costruisce a partire da una teoria dell'azione di cui la matrice è il lavoro. È a partire dal lavoro che sono prodotte le idee, in particolare l'idea di Giustizia. L'azione rivoluzionaria ha per funzione nella storia di realizzare l'idea di giustizia attraverso la nozione di contratto e l'azione di scambio. La giustezza del contratto si stabilisce a partire dalla ragione pubblica che ha per base la forza collettiva costituita dai lavoratori.

Esistono due forme di contratto. Quello che regge le attività economiche e che Proudhon chiam mutualismo e il contratto politico, che egli chiama, federalismo. La creazione attraverso l'azione rivoluzionaria di queste alternative allo Stato centralizzato e al capitalismo permette la realizzazione di una società giusta i cui differenti scambi si effettuano in modo libero e egualitario.

Il filosofo rivoluzionario si caratterizza per la sua concezione al contempo pratica e democratica della filosofia. Le sue teorie consistono nel cercare delle ipotesi di soluzione da sperimentare. Non si tratta dunque di elaborare una utopia dogmatica, ma sperimentare delle ipotesi che possono essere riviste [49] in funzione dell'esperienza e della ragione pubblica.

La teoria politica di Proudhon si elabora di conseguenza a partire da una teoria dell'azione che non riduce le pratiche discorsive e giuridiche alle pratiche economiche. Facendo dell'azione, la nozione di base della sua teoria, Proudhon può così pensare tutte le azioni siano esse economiche, giuridiche o politiche nella loro specificità. Sfugge così alle aporie della determinazione della sovrastruttura da parte della base economica. Certo, il lavoro è la condizione di possibilità di tutte le altre azioni, ma quest'ultime non sono riducibili ai rapporti di produzione. Si tratta di trasformare allo stesso tempo i rapporti di produzione, gli scambi economici, l'organizzazione politica e i modi di prese di decisione collettiva. Questa trasformazione dell'insieme dei rapporti economici e politici suppone la sperimentazione progressiva da parte dei lavoratori stessi di nuovi rapporti. La nozione d'azione permette dunque, inoltre, a Proudhon di sfuggire alla contraddizione tra un determinismo economico e un volontarismo politico rivoluzionario di tipo leninista.


 

Irène Pereira


[Traduzione di Ario Libert]


 

 

BIBLIOGRAFIA:

Ansart Pierre, Proudhon, Textes et débats, L G F, 1984.

Bancal Jean, Proudhon – Œuvres Choisies, Gallimard Idées, 1967.

Bancal Jean,  Proudhon: Pluralisme et autogestion  , Aubier, 1970.

Bensaude-Vincent B., La science contre l’opinion, Les empêcheurs de tourner en rond, 2003.

Bergson Henri,  L'Évolution créatrice , Parigi, Alcan, 1909.

Colson Daniel, Petit lexique philosophique de l’anarchisme: de Proudhon à Deleuze, LGF, 2001.

Colson Daniel, Proudhon et le syndicalisme révolutionnaire, sur le site "Recherches sur l’anarchisme", 

Dewey John, Liberalism and Social Action, The Later Works, vol. 11, édités par Jo Ann Boydston, Carbondale, Southern Illinois University Press (1977), paperbound, 1983.

Dewey J., “Authority and social change”, The Later Works, vol. 11, édités par Jo Ann Boydston, Carbondale, Southern Illinois University Press (1977), paperbound, 1983.

Dewey John, Œuvres philosophiques. I, Reconstruction en philosophie, trad. P. Di Mascio, Publication de l’université de Pau: L. Farrago, Scheer, 2003.

Dewey John, Œuvres philosophiques. II, Le public et ses problèmes, trad. J. Zask, Publication de l’université de Paul Farrago, L. Scheer, 2003.

Gurvitch Georges, Les fondateurs de la sociologie contemporaine – Saint Simon et Pierre-Joseph Proudhon, Les cours de la Sorbonne, Centre de documentation universitaire, 1955 Gurvitch G., Proudhon, PUF, 1965.

Manifeste des Soixante, (da Wikipedia), in: Daniel Guerin, Ni Dieu, ni maître, t. 1, La découverte, 1999.

Peirce Charles S, Textes anticartesiens, Aubier, 1984.

Proudhon,   Qu’est ce que la propriété? , M. Rivière, 1920.

Proudhon,  Les Confessions d'un révolutionnaire , 1849

Proudhon,   De la création de l'ordre dans l’humanité .

Proudhon, Lettre à Marx, 1846, sul sito "Wikipedia".

Proudhon, Gratuité du crédit, "terza lettera a Frédéric Bastiat", 1850.

 Proudhon, Idée générale de la révolution au XIXe siècle , Ed. Tops/Trinquier, 2000.

Proudhon,   De la Justice dans la Révolution et dans l'Église , Bruxelles, 1860 (3 vol.).

Proudhon,  Du principe fédératif et de la nécéssité de reconstituer le parti de la révolution , (capitoli VI, VII, VII).

Proudhon, "Lettre aux ouvriers", 8 mars 1864 in: Daniel Guerin, Ni Dieu, ni maître, t. 1, La découverte, 1999.

Proudhon,   De la capacité de la classe ouvrière , 1865.

Westbrook R. B., John Dewey and American Democracy, Cornell university press, 1991.

 

LINK:


  
NOTE
[31] "Révolution sociale" in: Daniel Colson, Petit lexique philosophique de l’anarchisme, p. 291.
 [32] "Lettre de Proudhon à Marx", 1846.
 [33] Gratuité du crédit – "Troisième lettre, P. J. Proudhon à Frédéric Bastiat".
 [34] Proudhon,  Solution du problème social, p. 260.
 [35] Proudhon,  Idée générale de la révolution au XIXe siècle , p. 176.
 [36] Ibid., p. 192-193.
 [37]  Ibid., p. 262.
 [38] Ibid., p. 260.
[39]  Ibid., p. 134.
[40] Proudhon e Bakunin hanno respinto il comunismo come un modo di organizzazione autoritario e bisogna attendere Kropotkin perché esso sia teorizzato, con l'aiuto di concetti come quello di "prendere dal mucchio", una società comunista libertaria.
[43] Nel senso giuridico contemporaneo dei termini di federalismo e di confederalismo, Proudhon è confederalista nella misura in cui per lui sono le unità di base, le comuni, che determinano il potere dei gruppi superiori e non il contrario. Si può notare nei confronti dell'idea di una società federale poggiante su una democrazia comunale che costituisce l'ipotesi di sperimentazione che formula anche Dewey in Il pubblico e i suoi problemi.
[44] Proudhon, De la capacité de la classe ouvrière, p. 89.
[45] Ibid., p. 90.
[46] Ibid., p. 143.
[47] Ibid., p. 286. Voir aussi "La lettre de Proudhon aux ouvriers" datée du 8 mars 1864.
[48] Ibid, p. 186.
[49] "Ma, per Dio! dopo aver demolito tutti i dogmatismi a priori, non pensiamo a nostra volta, ad indottrinare il popolo [...]. Mi congratulo di tutto cuore al vostro pensiero di porre in chiaro tutte le opinioni; facciamoci una buona e leale polemica; diamo al mondo l'esempio di una tolleranza colta e avveduta, ma, poiché siamo alla testa di un movimento, non facciamoci i capi di una nuova intolleranza, non atteggiamoci in apostoli di una nuova religione; questa religione fosse anche la regione della logica, la religione della ragione. Accogliamo, incoraggiamo tutte le proteste; facciamo sbiadire ogni esclusione, ogni misticismo; non consideriamo mai un problema come esaurito, e quando avremo usato sino al nostro ultimo argomento, ricominciamo, se ce ne fosse bisogno, con l'eloquenza e l'ironia. A questa condizione, entrerò con piacere nella vostra associazione, altrimenti, no!". [Proudhon, "Lettera a Karl Marx", 1846].

 


LINK al post originale:

Proudhon pragmatiste  

Condividi post

Repost 0
Published by Ario Libert - in Approfondimenti
scrivi un commento

commenti

Presentazione

  • : La Tradizione Libertaria
  • La Tradizione Libertaria
  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
  • Contatti

Link