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9 marzo 2015 1 09 /03 /marzo /2015 06:00

Henri Arvon, un ricercatore di Stirner

 

Bernd A. Laska

Il germanista e storico delle idee francese Henri Arvon fu nella seconda metà del XX secolo l'esperto più attivo nello spazio francofono in termini di pubblicazioni concernenti Max Stirner. Dal 1954 al 1966, la sua monografia su Stirner era l'unica esistente al mondo. Benché fosse abbastanza noto in Francia in quanto autore, grazie a una serie di libri, in parte editi nella collezione ad alta diffusione “Que sais-je?”, rimase, in quanto persona, talmente nascosta che si può sapere su di lui, soltanto ciò che si trova nei dizionari specializzati o su internet. Wikipedia francese offre lo stesso stato di cose da tre anni, un mini articolo su Arvon, che non comprende nemmeno le sue date di nascita e di morte.

I

Henri Arvon è nato Heinz Aptekmann il 9 marzo 1914 a Bayreuth, da una famiglia ebraica [1]. Ottiene la sua laurea nel 1933 – nello stesso liceo in cui Stirner aveva ottenuto il suo “Absolutorium” nel 1826 – e andò a studiare in Francia, dapprima a Strasburgo, più tardi a Clermont-Ferrand. Heinz Aptekmann fece modificare il suo nome in Henri Arvon, acquisì la nazionalità francese e sopravvisse alla guerra nella zona libera.

Dopo la guerra, Arvon insegnò in diverse istituzioni: dal 1946 al 1965, al Pritaneo Nazionale Militare di La Flèche, un liceo che preparava a degli studi in un'accademia militare; dal 1966 al 1970, all'Università di Clermont-Ferrand; e dal 1971 al suo pensionamento nel 1982, all'Università Paris X - Nanterre.

Nel 1939, Arvon sposò Marta Weinberg, un'ebrea tedesca che viveva anche lei in esilio in Francia, ed ebbe da lei una figlia, Cécile, nata nel 1945. Dopo essere diventato vedovo nel 1978, sposò nel 1987 una Spagnola e visse da allora nelle vicinanze di Barcellona.

Henri Arvon morì il 2 dicembre 1992 [2].

 

II

Nel corso dei primi anni della sua attività di professore alla scuola militare, Arvon scrisse due monografie compatte che uscirono nel 1951 nella collana “Que sais-je?” e conobbero un durevole successo: una sul buddismo (21edizione nel 2005), l'altra sull'anarchismo (12edizione nel 1998). L'opera sul buddismo, come dice Arvon nella prefazione “non si ispira ad alcun proselitismo e […] nasce unicamente dall'interesse appassionato che l'autore ha provato allo strano spettacolo di una religione atea e di un ateismo che vuole afferrare l'Assoluto, [per dare, qui sulla Terra, delle direttive per un modo di vita ragionevole].” (il passo tra le virgolette è presente unicamente nella versione tedesca).

Quest'interesse condusse ben presto Arvon agli scritti dei giovani hegeliani che per primi in Germania avevano difeso delle posizioni atee: Bruno Bauer e Ludwig Feuerbach. Egli conosceva già Max Stirner dagli anni del liceo di Bayreuth [3]. Gli ha, come disse più tardi, “dedicato degli studi durante tutta la sua vita” [4]. Scrisse per la prima volta su questo argomento per la sua tesi di dottorato, che ottenne nel 1951. Essa non venne pubblicata. Tuttavia, ne furono tratte due pubblicazioni: lo stesso anno, nel 1951, un lungo articolo, Une polémique inconnue - Marx et Stirner [Una polemica sconosciuta - Marx e Stirner], sulla rivista pubblicata da Jean-Paul Sartre “Les Temps Modernes”, e nel 1954, il libro Aux sources de l'existentialisme - Max Stirner [Alle fonti dell'esistenzialismo – Max Stirner]. Questo libro comprende un capitolo, Saint Max [San Max], che ricapitola l'articolo del 1951.

Arvon sostiene nell'articolo, così come nel capitolo, l'idea secondo la quale Stirner avrebbe svolto un ruolo importante nella concezione del materialismo storico di Marx, delle basi teoriche del futuro marxismo, insomma. Questa sarebbe stata la critica di Stirner su Feuerbach, che avrebbe obbligato Marx, adepto di Feuerbach, a distaccarsene nel 1845 e a sviluppare il suo proprio punto di vista, dovendo immunizzarlo contro la critica di Stirner. Arvon giustificò questa visione con una ricostruzione esatta dello sviluppo teorico di Marx sino al suo manoscritto Sankt Max (San Max), elemento principale del volume intitolato più tardi Die deutsche Ideologie (L'ideologia tedesca), rimasta in gran parte inedita all'epoca. Arvon parlò di una “svolta essenziale” nello sviluppo teorico di Marx.

Se, dopo più di mezzo secolo di ricerche su un pensatore così famoso come Marx, una tale scoperta biografica fu ancora possibile, si può fortemente supporre che esistevano in precedenza degli ostacoli ideologici che avevano ostacolato lo sguardo dei ricercatori, dei marxisti quando degli altri. Una situazione tesa. Arvon sembra aver tenuto questo fatto in debito conto, perché presentò il suo lavoro pionieristico con una grande umiltà, prudenza e conciliazione. Già nel titolo dell'articolo, parlò di una polemica “sconosciuta” - benché abbia evidentemente saputo che il San Max di Marx era conosciuto dal 1903, ma del tutto ignorato da allora [5]. Continuò ad essere empatico di fronte ai suoi destinatari anticipando con due fattori scusanti le loro mancanze: innanzitutto, San Max non sarebbe stato reso pubblico che nel 1932, (nel quadro dell'edizione completa di Marx-Engels MEGA – ignora i testi del 1903); e in secondo luogo, l'oblio del ruolo di Stirner sarebbe dovuto alla concezione di Engels nel suo libro Ludwig Feuerbach und der Ausgang der klassischen deutschen Philosophie (Ludwig Feuerbach e il punto d'approdo della filosofia classica tedesca) del 1886/88.

Questo libro avrebbe ottenuto, per la sua visione della filosofia di “Vormärz” (l'”avanti-marzo; epoca storica tedesca dal 1830 al 1848), uno statuto del tutto paradigmatico, a causa della sua purezza. Tuttavia, la rappresentazione di Engels del ruolo di Stirner – come figura di “anarchico” secondaria, che sarebbe stato superato da Feuerbach – non resisterebbe già ad un esame cronologico. Non che Engels abbia volontariamente scritto delle cose false, assicura rapidamente Arvon, no, ma le necessità politiche dell'epoca non gli avrebbero permesso una rappresentazione fedele della nascita del materialismo storico [6].

Questa posizione difensiva da parte di Arvon, che possiamo giustificare con altri esempi nella scelta del vocabolario e dello stile, è anche, probabilmente inconscio, all'origine della scelta del titolo del suo libro, che reca confusione. Mentre Arvon vi mostra dettagliatamente che Stirner è stato una “fonte” importante del materialismo storico e anche del marxismo, lo annuncia nel titolo come “fonte” dell'esistenzialismo. Stirner in quanto padre dell'esistenzialismo non è trattato che nelle due ultime pagine del libro di Arvon, certo sotto il titolo di Conclusione, ma in alcun caso senza che ciò sia comprensibile in rapporto a quanto precede. Nessun esistenzialista di fama fa riferimento inoltre in modo positivo a Stirner [7].

 

III

La monografia di Arvon su Stirner fu nel 1954 la prima in lingua francese e rimase sino alla fine degli anni 60 la sola al mondo. Fu molto spesso citata quando si trattava di integrare Stirner a una scuola di pensiero, l'esistenzialismo, giustamente. Ci si atteneva all'evidenza allora al titolo del libro e si notava appena che quest'ultimo, conformemente al contenuto, avrebbe dovuto intitolarsi Alle fonti del marxismo.

I lavori di Arvon sul rapporto di Stirner con il marxismo non furono all'epoca conosciuti che in modo isolato, per esempio, in un breve resoconto sull'articolo di Arvon Una polemica sconosciuta [8], del giovane Iring Fetscher, che aveva inoltre studiato a Parigi, Arvon avrebbe scoperto una lacuna nella ricerca su Marx, che sarebbe semplicemente del tutto “inspiegabile”.

Lo studio di Fetscher non aveva dato all'epoca ad alcuna conseguenza avvertibile in Germania. In Francia, si ignorò allo stesso modo la tesi di Arvon; ma vi era lì uno dei suoi colleghi, quasi della stessa età, su cui la scoperta di Arvon aveva dovuto fare un'impressione molto forte, benché, per tutta la sua vita, non fece che tacerla. Questo collega lavorava, negli anni 50, nello stesso campo specialistico di Arvon. Mentre Arvon pubblicò una monografia su Feuerbach nel 1957, l'altro tradusse in francese i testi di quest'ultimo e li commentò. In compenso, Arvon utilizzò le traduzioni di quest'ultimo per un volume intitolato Feuerbach - sa vie, son œuvre; avec Extraits de Feuerbach, Stirner, Marx [Feuerbach – la sua vita, la sua opera; con estratti di Feuerbach, Stirner , Marx] del 1964. Louis Althusser era questo collega.

È praticamente escluso che Arvon e Althusser non si siano conosciuti. Si può inoltre supporre che i due abbiano avuto una conoscenza molto precisa dei lavori l'uno dell'altro. Ciò è importante per comprendere l'opera di Althusser Pour Marx [Per Marx] del 1965 e la discussione che essa provocò a livello internazionale.

Un buon decennio dopo che Arvon ha parlato della “svolta essenziale” nello sviluppo teorico di Marx, Althusser sostiene la stessa tesi come elemento centrale di quest'opera con il nome di “rottura epistemologica” (coupure épistémologique). Althusser si concentra, così come Arvon, su L'ideologia tedesca di Marx, ma ne ignora circa 350 pagine su 500, precisamente la parte dell'opera nella quale Marx critica Max Stirner in quanto San Max. Il nome di Stirner non è menzionato da Althusser, così come lo stesso nome di Arvon.

Non varrebbe nemmeno la pena di parlarne oggi, se non si trattasse di un plagio. Più importante è il fatto che questo silenzio ostinato su Stirner, in un contesto in cui svolse il ruolo principale, fu anche ignorato nelle discussioni internazionali. Ciò dà l'impressione irrefutabile che la tesi formulata da Arvon di una cesura decisiva nello sviluppo della teoria di Marx non può essere comunicata che in questa maniera al mondo degli specialisti e ben oltre, che il nome di Stirner fu bandito a causa di quest'ultimo, invece, come ciò è ordinario nel caso di un discorso scientifico, di pesare gli argomenti pro e contro dell'influenza di Stirner su Marx. Nella misura in cui questo silenzio su un fatto che salta da sé agli occhi fu tenuto in modo collettivo, ho parlato in un precedente contributo di un bandoche, ben inteso, senza essere stato pronunciato, fu efficace in questo caso e lo è ancora [9].

 

IV

La questione più evidente che si pone in seguito, è quella della reazione di Arvon sulla pubblicazione di Althusser e sul comportamento conforme dei numerosi ricercatori su Marx, qualunque sia la loro provenienza, nella discussione sulla tesi di Althusser. Stranamente, Arvon non reagisce dapprima – sino al 1977 – non del tutto pubblicamente. Nella misura in cui la sua successione non è attualmente localizzata, e in cui l'inventario della successione di Althusser (all'Institut mémoires de l'édition contemporaine, IMEC, Parigi) non dà informazioni sui documenti inediti concernenti Stirner o sugli scambi epistolari tra Arvon e Althusser, non rimane che la possibilità di indovinare un movente plausibile sulla base dei testi editi.

Dobbiamo qui citare un libro che apparve nel 1966, e cioè quasi nello stesso periodo di quello di Althusser, ed ebbe un'influenza così notevole sul giudizio di Arvon a proposito di Stirner, che possiamo parlare, impiegando la sua propria espressione di una “svolta essenziale” nello sviluppo di Arvon: Die Ideologie der anonymen Gesellschaft (L'Ideologia della società anonima), un libro di 600 pagine di Hans G. Helms [10]. Lo stirnerismo riprendendo la critica di Stirner da parte di Marx, vi è rappresentato come ideologia del piccolo borghese, attualizzata come nucleo delle ideologie, sia dallo Stato nazionalsocialista sia – perché Helms vede una continuità – dalla Repubblica federale tedesca di Adenauer.

Arvon racconta, in una digressione autobiografica nel quadro di un discorso che egli diede nel 1969 a un congresso dell'anarchismo (11), l'esperienza di risveglio che Helms fece nascere in lui segnalando l'importanza, durante la valutazione di oggetti storici, di riflettere costantemente “in modo dialettico” la propria situazione sociale. Egli, Arvon, avrebbe così riconosciuto che la sua principale ragione di interessarsi a Stirner si trovava nella sua personale esperienza del totalitarismo disumano e della sua devalorizzazione della persona. Questo tratto dicarattere decisivo, la sua esistenza in quanto germanista e la sua origine in un ambiente piccolo borghese l'avrebbero predestinato alla semplice rivoluzione di coscienza di Stirner come opposizione la più coerente al totalitarismo. Soltanto Helms gli avrebbe aperto gli occhi sul fatto che questa visione era unilaterale. I punti di vista politici e sociali di Stirner sarebbero, come egli al presente – in ragione della “critica aspra di Marx e Engels e a quella non meno mortale del loro discepolo Helms” - come avrebbe imparato a capirlo, “conservatori, addirittura reazionari”. Egli ammetterà questo francamente e senza il minimo rimorso.

 

Arvon si dichiarò quindi in questo discorso “stirneriano convinto”, e visse il fatto di aver evidenziato l'attualità di Stirner come forse il più grande merito di Helms. Entrambi, Arvon e Helms, avevano tuttavia delle concezioni molto differenti di questa attualità. Helms presentava Stirner come “proto-fascista” e le sue idee come “focolaio purulento” ideologico, di cui dei marxisti come lui avrebbero infine scoperto la “pericolosità” (p. 495). Non vedeva Stirner che negativamente. Al contrario, Arvon vede positivamente “la vera attualità” del pensiero di Stirner: essa deve tuttavia essere allontanata dal campo politico ed essere ridotta al campo puramente morale”. Così, si potrebbe integrare l'”unicità” di Stirner in correnti filosofiche più recenti. Arvon nominò in particolare “la dialettica negativa della Scuola di Francoforte praticata da Theodor W. Adorno e Herbert Marcuse”, un pensiero così audace che si negherebbe da sé e di rinnoverebbe in permanenza.

L'attaccamento di Arvon a Stirner malgrado la sua “conversione” attraverso Helms generò una posizione appena comprensibile. Alla fine, egli celebrò Stirner come “un meraviglioso antidoto” contro i recuperi dell'individuo da parte della società, ecc. Ma, come nel 1954, quando egli aveva proposto agli esistenzialisti, allora attuali, Stirner come precursore, e la cosa non aveva provocato alcuna reazione, nessun rappresentante della Scuola di Francoforte – i cui padri fondatori avevano già ignorato Stirner – non si occupò nemmeno questa volta della sua proposta.

 

V

 

Alcuni anni dopo, Arvon partecipò a un congresso, nel corso del quale, in occasione del 100° anniversario della morte di Ludwig Feuerbach, si erano riuniti 35 specialisti - marxisti, teologi, filosofi e sociologi – da Stati situati ai due lati della “cortina di ferro”. Arvon fece un discorso, Engels Feuerbach kritisch betrachtet (Il Feuerbach di Engels illuminato in modo critico), nel quale aprì di nuovo una discussione sulle sue scoperte. Iring Fetscher, diventato nel frattempo un ricercatore su Marx di fama internazionale, era anch'egli presente. Trovò allora che “la lacuna inspiegabile nella ricerca su Marx”, così come la scoperta di Arvon gli era apparsa nel 1952, non aveva più bisogno di essere spiegata. Si doveva, egli pensava ora, tener conto della “importanza politica e tattica per il partito”, che il libro di Engels aveva all'epoca. Il “più grande merito” di Engels sarebbe stato di aver “rappresentato degli sviluppi filosofici concreti e di averli giustificati come necessari. Non rimaneva all'epoca ad Engels che fissare retrospettivamente e a rendere cosciente in modo generale la tappa filosofica che aveva condotto dall'hegelismo di sinistra, passando per Feuerbach, a Marx” [12].

Un altro collega, Hans-Martin Sass, lo dice in modo ancora più chiaro: “Engels ha introdotto dei principi, dei metodi di argomentazione e delle valutazioni, che, attraverso la ricerca filosofica e storica, per quanto essa possa essere sottile, allo stesso modo, signor Arvon, in cui voi la conducete, non hanno sfortunatamente potuto essere che sviluppate lentamente nel corso di decenni , e anche più. Non esistono che pochi scritti nella storia delle idee e della filosofia occidentale, che abbiano avuto un impatto così importante comequelli di Engels [13]”.

La “lacuna” scoperta da Arvon, che non fu ad ogni modo notata che da una minoranza, era in questo modo colmata da molto tempo, le questioni sollevate con essa cancellate, eliminate. Arvon si ritrovò isolato durante questo congresso. Nessuno degli esperti voleva accettare correzioni alla visione canonizzata da Engels sul passo di Marx dal feuerbachismo al materialismo storico.

Eppure Arvon, come venti anni prima, aveva introdotto il tema con un'estrema prudenza. In nessun caso accusò Engels di aver alterato intenzionalmente gli avvenimenti storici, ecc. Ma non si poteva ignorare più a lungo i fatti irrefutabili, la cronologia degli avvenimenti, ed essi lo dissero questa volta molto chiaramente: “Stirner lo ha [Marx] per così dire obbligato a questa transizione verso il materialismo storico”. Arvon si affrettò di smentire energicamente ciò che egli non aveva certo mai affermato, ma ciò che gli si attribuiva senza dirlo, poiché Stirner, da sempre tra gli esperti – in particolare in rapporto a Marx – era un argomento chiuso e indiscutibile: “Non voglio mettere Stirner al posto di Marx”. E: il nucleo del “materialismo storico [è] sicuramente già presente in lui [Marx]”. E: “Evidentemente, Marx va in seguito molto più lontano di Stirner” [14].

 

Tuttavia, queste proteste e altre dello stesso ordine servirono poco ad Arvon: il rifiuto della sua tematica, a causa della sua insistenza di lunga data, per quanto un po' fastidiosa e provocante degli scuotimenti di testa, da parte di ricercatori rappresentanti degli orientamenti cristiani, marxisti e altri, era irreversibile. Arvon si era evidentemente imbattuto in un tabù che, per decenni, era stato rispettato da tutti i ricercatori di Marx – con poche notevoli eccezioni quasi [15]; aveva cercato di infrangere un bando contro Stirner [16], che ben inteso – in modo analogo a ciò che oggi è considerato come politicamente corretto – non fu mai pronunciato, ma fu di un'efficacia tanto più rigorosa.

 

VI

 

Sin dall'inizio, Arvon si trovava anch'egli, come dimostrano gli altri suoi lavori su Stirner, sotto l'effetto paralizzante di questo bando. È per questo che egli vide nel 1954 Stirner “alle fonti dell'esistenzialismo” e lo classificò più tardi (“secondo Helm”) come “predecessore di Heidegger”. È per questo che anche la resistenza dilatoria e le reazioni puntuali e un po' nervose degli esperti sul suo tentativo di valorizzare alcuni dettagli storici, non lo hanno spinto a vedere il bandoin quanto tale o anche a spezzarlo intellettualmente. Se Stirner, così concepito da lui, non era un pensatore del rigore di un Marx o di un Heidegger – e non lo era certamente – allora non poteva ai suoi occhi che esserne più o meno l'ispiratore o più precisamente il predecessore. Se egli lo riteneva “attuale”, non era che per esprimere il suo desiderio che gli scritti di Stirner, e di Arvon su di lui, dovevanoessere letti. Non poteva citare in ragione dell'attualità delle idee di Stirner - soprattutto dopo Marx che sarebbe andato molto più lontano di Stirner, ma anche dopo Heidegger che avrebbe posto fine al trionfo dell'idealismo tedesco.

Il bando sembra anche, sin dall'inizio, essere statola ragione dell'atteggiamento ambivalente di Arvon nei confronti di Stirner. Da una parte, lo affascinava tanto che divenne il tema della sua vita, dall'altra parte, non poteva capire la posizione marginale di Stirner nella storia delle idee – e il disinteresse dei colleghi specialisti sulla sua scoperta storiografica, quella di Arvon.

Il rispetto di Arvon per la storia delle idee esistente e i suoi cari pensatori egemonici gli fece trovare rifugio – anche se si ribellò prudentemente e puntualmente contro Marx e Engels con le sue tesi – già in maniera introduttiva nel suo libro su Stirner, in ampie speculazioni psicologiche sullo stato mentale di Stirner. Era chiaro, egli spiegò preventivamente ai suoi lettori, che si aveva a che fare con Stirner con un caso patologico. La fonte principale della sua opera sarebbe stata la sua totale mancanza di volontà, da cui proverrebbe l'accentuazione disperata della sua volontà. Il suo libro sarebbe statouna proiezione inversa della sua vita penosa, dei suoi insuccessi in tutti i campi: familiare, accademico, sociale, letterario [17]. Se Arvon avesse cercato anche un approccio psicologico verso il grande Marx, almeno verso le sue reazioni facilmente riconoscibili come “patologiche” nei confronti di Stirner, sarebbe allora stato confrontato alla domanda che il suo collega anarchico Daniel Guérin pose: “Allora perché dunque aver rinunciato a pubblicare il libro?”. (L'ideologia tedesca) [18]. Arvon, che indovinò la minimizzazione di Stirner da parte di Engels, si fece avere, attraverso quella di Marx, la prova che quest'opera – dopo tutto, San Max è di lungi il più grande alterco che Marx abbia mai avuto con un pensatore – non aveva importanza.

 

La forza paralizzante di questo bandosi mostrò anche nel comportamento di Arvon di fronte all'intervento di Althusser. In una delle discussioni consegnate per scritto alla conferenza Feuerbach del 1973, si trova un passaggio nel quale Arvon notò che “la rottura epistemologica di cui parla Althusser... è, di fatto, stata per prima constatata da me” [19], ma una presa di posizione pubblica di fronte a Althusser non ebbe luogo che dodici anni più tardi [20], e, curiosamente, egli tacque rispetto a quest'ultima che era colui che un decennio e mezzo prima di Althusser aveva difeso la sua tesi di una frattura nello sviluppo di Marx. Evitò così di tematizzare il fatto che il suo lavoro fu ignorato, che quello di Althusser al contrario fece sensazione a livello internazionale; e che ciò sia stato dovuto eventualmente al fatto che Arvon abbia accordato a Stirner un ruolo importante nel processo, Althusser al contrario non cita nemmeno Stirner e l'opera centrale di Marx, San Max.

 

Arvon cominciò invece con un grande elogio di Althusser. Quest'ultimo avrebbe “posto un termine a un'enorme confusione, di cui il marxismo del dopoguerra ha sofferto”. Dopo alcune considerazioni preliminari, Arvon vi allegò la critica: “Si potrebbe salutare in modo illimitato l'impresa senz'alcun dubbio chiarificatrice di Louis Althusser se non vi si opponesse il fatto che essa sia incompleta e preconcetta”.

 

Althusser sarebbe un analista perspicace, ma anche uno stretto dottrinario. È per questo che aveva posto il suo lavoro al servizio del partito comunista francese, e, allo stesso modo di Engels, rappresentato Marx come un genio, che creò da sé e con la forza della sua perseveranza il materialismo storico. Arvon fece in seguito una sintesi della sua visione, benché ponesse in evidenza, in comparazione con i suoi lavori del periodo “ante-Helms”, il ruolo di Bruno Bauer per relativizzare quello di Stirner.

 

VII

 

Dopo che Arvon si era lasciato convincere da Helms che le idee di Stirner rappresentavano un'ideologia piccolo borghese ed erano, da un punto di vista politico sociale reazionarie, non portò più in alto le insegne di Stirner, al quale tuttavia aveva “dedicato degli studi durante tutta la sua vita”, se non per il campo “personale”, in una versione tuttavia triviale e diminuita che non lasciò nulla di originale a Stirner: “L'unico è esclusivamente e soltanto quello che è completamente differente dall'altro. Soltanto questa circostanza – ed esclusivamente questa circostanza – lo autorizza ad essere tollerante. La tolleranza non consiste nel fatto di dire che siamo tutti degli uomini, ma nel fatto di dire che gli uni sono tedeschi, gli altri francesi – e ciò in Francia va così lontanoche non vi sono soltanto dei Francesi, ma dei Bretoni, dei Baschi, degli Alsaziani; edanche questo è stirneriano. Riconoscere la differenza, il diverso, la differenza tra noi, fondare la tolleranza su questa differenza: è questo che importava a Stirner!” [21].

 

Esistono alcuni elementi per ammettere che Arvon, già sin dall'inizio delle sue ricerche su Stirner, aveva questa posizione puramente antitotalitaria, liberale e che la sua ambivalenza di fronte a Stirner così come la sua interpretazione dell'individuo ne derivarono. Ad un'età matura, Arvon si richiamò infatti anche, come scrive Michel Onfray, al "libertarismo – un ultraliberalismo che, ai suoi tempi piaceva a Ronald Reagan” [22]. Il suo ultimo libro lo testimonia: I libertariani americani. Dall'anarchismo individualista all'anarco-capitalismo, dove egli afferma ancora una volta la “filiazione ideologica tra l'anarchismo individualista [Stirner] e il fascismo”, e loda il concetto “anglo-sassone” dell'individuo e più particolarmente dell'individualismo [23].

 

Malgrado tutte le critiche contro Arvon, non si deve tuttavia mai dimenticare e sempre riconoscere e valorizzare che egli fu colui che aprì una porta sulla tematizzazione di questa “lacuna inspiegabile nella ricerca su Marx” (Fetscher). Soltanto alcuni autori hanno affrontato la via così aperta. Essi non sono andati molto più lontani di lui.

 

Wolfgang Essbach si spinse più in là nel 1978 con la sua tesi intitolata Die Bedeutung Max Stirners für die Genese des Historischen Materialismus. Zur Rekonstruktion der Kontroverse zwischen Karl Marx, Friedrich Engels und Max Stirner (L'importanza di Max Stirner nella genesi del materialismo storico. Dalla ricostruzione della controversia tra Karl Marx, Friedrich Engels e Max Stirner [24]. Egli concepì, sulla base di Arvon e ispirato da Max Adler, la grande fusione di Marx e Stirner, del “materialismo delle condizioni sociali” di Marx e del “materialismo del sé” di Max Stirner, fusione non è il termine impiegato da Essbach; egli ricorse alla seguente conclusione: “Le due concezioni sono in una relazione eterologica; le loro specificità non possono essere conservate che nella loro coesistenza”. Fu la cosa più estrema possibile. Essbach non sviluppò ulteriormente questo concetto e orientò il tema centrale delle sue ricerche verso un altro campo. Trenta anni dopo, si espresse di nuovo, senza citare i suoi precedenti lavori, ma ponendo in epigrafe come titolo un'immagine strana già impiegata in quest'ultimi: Stirner sarebbe stato il Geburtshelfer und böse Fee an der Wieg des Marxismus (la levatrice e la fata cattiva sulla culla del marxismo). Essbach riassume: “[Si deve] ritenere che Marx e Engels, dopo la lettura di L'Unico e la sua proprietà di Stirner si videro obbligati nel rovesciare le loro concezioni di allora.

Il pensiero di Marx e Engels non poté che con la ripresa e il rifiuto delle idee di Stirner raggiungere la forma diventata nel bene come nel male un elemento di orientamento per innumerevoli marxisti e antimilitaristi nel corso degli ultimi 150 anni. Possiamo così qualificare Stirner come levatrice del marxismo. Ma, mentre Marx e Engels hanno respinto l'idea centrale di Stirner, la 'auto-appartenenza dell'io', Stirner divenne la fata cattiva sulla culla del marxismo” [25]. “Nel bene come nel male?” “Fata cattiva?”. “Auto-appartenenza dell'io?”. L'elemento centrale rimane sottinteso e suona, allo stesso tempo chiacchiera e ironia, come una leggera reminiscenza del progetto molto ambizioso abbandonato da molto tempo, che aveva un tempo delineato come “ricerca controcorrente” [perché non aveva fiducia nelle] “concezioni scientifiche e politiche esistenti” [26]. Essbach sembra essere rimastintrappolatin un dilemma: da una parte di avere notato che, in modo chiaro, Stirner = Davide perde la sua forza vittoriosa contro Golia, se è travestito in Golia; d'altra parte di non far tuttavia affidamento su Davide per vincere da solo.

Una risposta reale alla domanda – posta da Arvon – su Stirner e Marx non sarà possibile se non togliendo il bandoche pesa sempre su di essa, e cioè se non si debba considerareStirner come una parte della ricerca su Marx, ma invece Marx come parte della ricerca su Stirner. Marx appare allora, insieme a Nietzsche e alcune dozzine di altri pensatori [27] come “efficace compressore” [28] di Stirner, più precisamente: come “compressore primario”, perché esistono innumerevoli “compressori secondari”, che non vogliono soprattutto tener conto della “evizione primaria e sono i responsabili di questo bando– Marx e Nietzsche, le due grandi luci che hanno segnato il XX secolo, degli oscurantisti? Stupidaggini! È l'inizio del bando.

 

Bibliografia e note

 

[1] Rainer Trübsbach: Geschichte der Stadt Bayreuth (Storia della città di Bayreuth 1194-1994), Bayreuth: Druckhaus Bayreuth, 1993, p. 309; ho ricevuto l'informazione dal signor Professore Armin Geus, che ha fatto pubblicare il 1° febbraio 2012 la traduzione tedesca dell'opera di Arvon Aux sources de l'existentialisme [Alle fonti dell'esistenzialismo] dalle sue edizioni marburghesi Basilisken-Presse. Per maggiori informazioni sulla famiglia d'origine di Arvon e il suo destino: Siegfried Pokorny : Von der Bayreuther Oberrealschule (Graf-Münster-Gymnasium) nach Argentinien (Dall'insediamento dell'insegnamento secondario (liceo Graf-Münster-Gymnasium) all'Argentina) [sul fratello cadetto di Heinz Aptekmann Gerd, nato nel 1915], in: Archiv für Geschichte von Oberfranken, 86 (2006), pp. 429-436 ;-) Memoiren des Pinhas Yoeli, ehem. Günther Aptekmann (Memorie di Pinhas Yoeli, un tempo Günther Aptekmann) [il più giovane fratello di Heinz Aptekmann, nato nel 1920] Über die ganze Welt verstreut (Disperso nel mondo intero), in: Der Westen. Portale del gruppo di media WAZ, 16.05.2007.

[2] Lettera della figlia di Arvon, DottoressaCécile Meslé, a Bernd A. Laska del 5 maggio 1993.

[3] Da un'informazione di Günther Aptekmann alias Pinhas Yoeli a Armin Geus.

[4] Atheismus in der Diskussion. Kontroversen um Ludwig Feuerbach (L'ateismo nella discussione. Controversie su Ludwig Feuerbach), a cura di Hermann Lübbe e Hans-Martin Sass, Monaco, Cfr. Kaiser / Mayence, Matthias Grünewald 1975. p. 144.

[5] La polemica di Marx fu pubblicata nel 1903/04 sotto forma di lunghi estratti della successione con il titolo: Der “heilige Max”. Aus einem Werk von Marx-Engels über Stirner (Il “Santo Max”. Estratti da un'opera di Marx-Engels su Stirner). In: Dokumente des Sozialismus, Stoccarda 1903, pp. 19-32, 65-78, 115-130, 169-177, 306-316, 355-364 e 1904, pp. 210-217, 259-270, 312-321, 363-373 e 416-419 (in tutto circa 120 pagine).

[6] Henri Arvon: Aux sources de l'existentialisme - Max Stirner. [Alle fonti dell'esistenzialismo, Max Stirner], Parigi, Presses Universitaires de France, 1954, pp. 167.

[7] Cfr. Bernd A. Laska: Ein dauerhafter Dissident (Un durevole dissidente), Norimberga, LSR-Verlag, 1996 (capitolo Der Existentialist).

[8] Iring Fetscher: Die Bedeutung Max Stirners für die Entwicklung des Historischen Materialismus (L'importanza di Max Stirner per lo sviluppo del materialismo storico). In: Zeitschrift für philosophische Forschung, 6,3 (1952), pp. 425-426.

[9] Bernd A. Laska: Den Bann brechen! Gegen Marx, Nietzsche et al. (Spezzate il bando! Contre Marx, Nietzsche et al.; parte 1: Über Marx und die Marxforschung (Su Marx e la ricerca su Marx). In: Der Einzige. Vierteljahresschrift des Max-Stirner-Archivs Leipzig, n° 3 (11), agosto 2000, pp. 17-24.

[10] Hans G. Helms: Die Ideologie der anonymen Gesellschaft (L'ideologia della società anonima). DuMont Schauberg, Colonia, 1966.

[11] Henri Arvon: L'actualité de la pensée de Max Stirner [L'attualità del pensiero di Max Stirner] In: Studi, n° 11 (Fondazione Luigi Einaudi), “Anarchici e Anarchia nel mondo contemporaneo”, Torino, 1971, pp. 285-292; riedito in: Diederik Dettmeijer (a cura di): Max Stirner - ou la première confrontation entre Karl Marx et la pensée antiautoritaire [Max Stirner o il primo confronto tra Karl Marx e il pensiero antiautoritario], Losanna, L'Âge d'Homme, 1979, pp. 87-91.

[12] Discussione sul capitolo IV. Feuerbachianismus und Marxismus I. In: cfr. (4), pp. 142-164 (148f).

[13] cfr. (4), pp. 145 f.

[14] cfr. (4), pp. 109F, 144.

[15] Questa eccezione era Max Adler, il principale teorico di ciò che si chiama austro-marxismo, ma che, tuttavia, come Arvon, non osò scoprirsi se non parzialmente. Vedere anche il capitolo Der (klandestin) Adorierte (L'adorato (clandestino)) [Stirner] in: Bernd A. Laska: Ein dauerhafter Dissident (Un durevole dissidente), LSR-Verlag, Norimberga, 1996.

[16] Vedere a questo proposito i miei due capitoli Den Bann brechen! (Spezzate il bando!), parte 1: Über Marx und die Marxforschung (SuMarx e la ricerca su Marx); parte 2: Über Nietzsche und die Nietzscheforschung (Nietzsche e la ricerca su Nietzsche). In: Der Einzige. Vierteljahresschrift des Max-Stirner-Archivs Leipzig, n° 3 (11), agosto 2000, pp. 17-24; n° 4 (12), novembre 2000, pp. 17-23.

[17] Henri Arvon: Aux sources de l'existentialisme - Max Stirner, Presses Universitaires de France, Parigi, 1954, p. 7.

[18] Daniel Guérin: Stirner - “Père de l'anarchisme”? Son apport et ses lacunes [Stirner – “Padre dell'anarchismo”? Il suo apporto e le sue lacune], in: Diederik Dettmeijer (a cura di), cfr. (11), pp. 93-104 (101).

[19] cfr. (4), p. 20.

[20] Henri Arvon: Concerning Marx "epistemological break" (Considerazione sulla “rottura epistemologica” di Marx), in: The Philosophical Forum, vol. 8, n° 2-4, pp. 173-185.

[21] cfr. (4), pp. 144, 148.

[22] Michel Onfray: Traité d'athéologie. Physique de la métaphysique. [Trattato di ateologia. Fisica della metafisica, Fazi Editori, Roma, 2006], Grasset & Fasquelle, Parigi, 2005, p. 265.

[23] Henri Arvon: Les libertariens américains. De l'anarchisme individualiste à l'anarcho-capitalisme [I libertari americani. Dall'anarchismo individualista all'anarco-capitalsimo], Presses Universitaires de France, Parigi 1983, p. 96.

[24] Università di Gottinga, 1978. Come libro: Wolfgang Essbach, Gegenzüge. Der Materialismus des Selbst und seine Ausgrenzung aus dem Marxismus. Eine Studie über die Kontroverse zwischen Stirner und Marx (Riposte. Il materialismo del Sé e la sua esclusione dal marxismo. Uno studio sulla controversia tra Stirner e Marx), Materialis-Verlag, Francoforte, 1982; Su Essbach cfr. capitolo Wolfgang Essbach in: Bernd A. Laska: Den Bann brechen!(Spezzate il bando!), cfr. (9).

[25] Wolfgang Essbach: Max Stirner – Accoucheur et méchante fée sur le berceau du marxisme. [Max Stirner – levatrice e cattiva fatina sulla culla del marxismo], in: Harald Bluhm (éd.): Die deutsche Ideologie [L'ideologia tedesca, Editori Riuniti, Roma, 1977), Akademie-Verlag, Berlino, 2010 (serie“Klassiker auslegen”, volume 36), pp. 165-183 (169).

[26] Wolfgang Essbach: Prefazione a Gegenzüge. Der Materialismus des Selbst und seine Ausgrenzung aus dem Marxismus. Eine Studie über die Kontroverse zwischen Stirner und Marx (Riposte. Il materialismo del Sé e la sua esclusione dal marxismo. Uno studio sulla controversia tra Stirner e Marx), Materialis-Verlag, Francoforte, 1982.

[27] Cfr. Bernd A. Laska: Ein dauerhafter Dissident(Un durevole dissidente), Norimberga, LSR-Verlag, 1996 e gli articoli disponibili su http://www.lsr-projekt.de nella categoria “Max Stirner”; specialmente su Nietzsche cfr.: Bernd A. Laska: Nietzsches initiale Krise (La crisi iniziale di Nietzsche), in: Germanic notes and reviews, vol. 33, n° 2, fall/automne 2002, pp. 109-133. Vedere: http://www.lsr-projekt.de/poly/frnietzsche.html (in francese); Bernd A. Laska: Spezzate il bando! Contre Marx, Nietzsche et al., cfr. (16).

[28] Evizione comporta qui un doppio senso: psicologico e concernente la storia delle idee. Molti più dettagli tra gli altri in: Bernd A. Laska: “Tertiärverdrängung” (“Evizione terziaria”), in: Der Einzige, ierteljahresschrift des Max-Stirner-Archivs Leipzig, n° 4 (16), 3 novembre 2001, pp. 15-17.

Henri Arvon, un chercheur sur Stirner

 

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Published by Ario Libert
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  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
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