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1 settembre 2013 7 01 /09 /settembre /2013 05:00

DELLA CREAZIONE DELL'ORDINE NELL'UMANITÀincisione Proudhon

O

 

PRINCIPI  DI  ORGANIZZAZIONE  POLITICA

 

Capitolo primo

 

§ II. — La religione causa di lassismo e sterilità

 

45. Osservate l'antico Egitto, invischiato nelle sue superstizioni e nei suoi geroglifici, consumarsi venti secoli nell'immobilismo; l'impero d'Oriente, da Costantino sino all'ultimo Paleologo, inabissarsi nelle dispute teologiche; il Medioevo piegato sotto la feudalità e la fede, e sbarazzantesi della sua ruggine se non scuotendo l'una e l'altra; le nazioni maomettane, dapprima floride, e uccise alla lunga dal fatalismo; gli Indù rassegnati all'oppressione purché si rispettino le loro pagode, e la morale lassista dei gesuiti, e le missioni del Paraguay, e il governo del Papa. Comparate questi greggi umani con la Grecia artista e filosofa, Roma legislatrice, la giovane America, suddivisa in cento diversi culti, prova che essa non tiene a nessuno di essi; l'Europa moderna, in cui la Chiesa, rispettata come una reliquia, non sussiste se non per via del piacere della scienza, che non degna di occuparsi di essa, e in cui la società marcia alla conquista dell'ordine abbandonando le credenze cattoliche: e ditemi se non vi sembra che religione e libertà, religione e scienza, religione e usanze, religione e progresso, siano cose antipatiche, o per lo meno essenzialmente eterogenee?

Penetrate più a fondo, e senza occuparvi delle persone, comparate anche la Politique tirée de l’Écriture sainte [La Politica tratta dalla santa Scrittura]; il Télémaque [Telemaco] con il Contrat social [Contratto sociale; l'Inquisizione con i Parlamenti; l'Università con l'antica Sorbona, Enrico IV e Richelieu con il cardinale Fleuri e Luigi XV; la prima metà del regno di Luigi, la Repubblica e la Restaurazione: e dite ancora e, dopo questi esempi, il genio politico abita con il pensiero religioso?

46. Lo spirituale è incapace di dare delle regole di condotta per il temporale: questo è così vero, che la Religione non ha mai saputo applicare le proprie massime. Da dove viene il fatto che il cristianesimo non ha potuto realizzare la sua legge di carità e di fratellanza? Se non dal fatto che, l'espressione di questa legge essendo del tutto mistica, invece di vedervi un principio che la riflessione doveva sviluppare, i fedeli non vi trovarono che un precetto divino al quale la ragione doveva sottomettersi. Sempre, nella sfera religiosa, l'indivisibilità dell'idea, la simbolizzazione del concetto, il fatto grezzo, e la lettera che uccide, opprimono il pensiero e impediscono l'analisi. Ammiro i primi cristiani: avidi di martirio, pronti a consegnare le loro ricchezze, umili, ferventi, austeri, entusiasti, l'instaurazione dell'eguaglianza sarebbe costata loro meno di tutte le loro virtù e non avrebbe fatto una vittima: non seppero capirlo. Invece di cercare dettagliatamente la regola dei diritti e dei doveri, si fermano a contemplare questa bella, ma infruttuosa parola: Amatevi l'un l'altro, amate il prossimo come voi stessi; e presto, in mancanza di teoria e di organizzazione, l'amore e la fraternità sparirono. Per un certo periodo si tentò la comunità: presto giunse il disgusto, e mentre l'eroismo della fede e lo zelo della propaganda andavano crescendo, si lasciarono perdere le agapi. In nessuna parte il cristianesimo ha realizzato le sue idee: Siriani, Arabi, Armeni, Ebrei, Persiani, Drusi, in mezzo ai quali è passato, sono rimasti ciò che erano. Ma, oh profondità dello spirito di religione! perché la vita comune si trovò ad essere impraticabile, la si giudicò troppo perfetta per la moltitudine: la difficoltà di compiere il precetto fu respinta sulla corruzione della natura; e i conventi, luoghi di intrighi e di gelosie, di tristezza e di noia, furono riservati per gli eletti. Da quel momento, si convenne che gli uomini, eguali davanti a Dio, non potevano esserlo sulla terra; un'eternità di delizie fu promessa in cambio delle privazioni di quaggiù, e l'elemosina avara, sostituì la dolce fratellanza. In compenso, si inventò la teologia, che ha dannato più cristiani di quanto la carità ne abbia nutriti.

47. "È impossibile", esclama Herder, "immaginare quanto il pensiero umano fu per molto tempo alterato, e quale impronta la croce lasciò sulla fronte dei popoli. Per molti secoli i pisciculi christiani nuotarono in acque torbide; il più ingegnoso dei popoli della terra, i Greci, cambiati da mille anni di avversità, perfidi, ignoranti, superstiziosi, diventarono i miserabili schiavi dei sacerdoti e dei monaci, appena capaci di capire il genio dei loro antenati. Così finì il primo e il più brillante Stato della cristianità: possa mai più ricomparirne un altro!".

48. Lungi dall'avere in se stessa qualche forza evolutiva e creatrice, la religione non ha potuto vivere che appropriandosi della politica profana e delle leggi civili.

Il cristianesimo è del tutto romano: non ho bisogno di dire che prendo questo nome in un altra accessione di quello catechistico. La fraternità primitiva non potendo mantenersi, si dovette procedere in altro modo nel governo della Chiesa; ci si modellò sulla repubblica. Ogni vescovo divenne una specie di proconsole, con i suoi tenenti, i suoi questori, i suoi edili, i suoi legati e la sua milizia. Dei sinodi simularono le deliberazioni del senato, e non produssero meno disordini; l'elezione dei vescovi da parte del popolo, normale agli inizi, rappresentò i comizi, mentre l'imposizione delle mani ricordava la trasmissione dei fasci. Infine, vi fu un imperatore ecclesiastico, e, quando l'impero venne diviso, ve ne furono due. Questo movimento d'imitazione si estese a tutto: encicliche, stravaganti, canoni, decretali, definizioni, ricordarono i decreti del popolo, i senatus-consultes, gli editti del pretore, e i rescritti dell'imperatore: la diplomazia pontificia e la gerarchia ecclesiastica furono riprese da quelle dei cesari. Si giunse sino alla vecchia formula sacer esto, della legge delle dodici tavole, che riapparvero nell'anathema sit, attraverso cui si preluse tante volte al supplizio degli eretici.

 49. A poco a poco, la morale del Vangelo si modificò sulla giurisprudenza: mentre i primi Padri, i greci soprattutto, imbevuti di idee essene e platoniche, vantano la comunità, si elevano contro il tuo e il mio, propagano l'eguaglianza civile; i latini mantengono e consacrano la proprietà, l'affitto delle terre, e si limitano a chiamare usura l'interesse del denaro [5]. - Un passo del Vangelo mal inteso fa condannare il divorzio: la Chiesa supplisce presto a questa lacuna stabilendo una massa di impedimenti risolutivi. Attraverso una finzione teologica, non infrangeva il matrimonio, sosteneva che non vi era stato matrimonio. - Infine, la monogamia, insegnata dal Vangelo, trovò un potente strumento nelle usanze greche e romane: non lo si è ancora notato. La monogamia era un'istituzione latina, esistente molto prima della predicazione di Gesù: e quando delle sette cristiane, originarie dell'Oriente, si misero ad attaccare il matrimonio, la famiglia, la procreazione dei figli, e a praticare una disgustosa promiscuità, l'unità e la santità del matrimonio trovarono il loro più fermo sostegno nelle Chiese della Gallia e dell'Italia.

50. Oggi, come un tempo, il cristianesimo prende in prestito da ogni direzione, assimilando ciò che ritiene convenirgli; e con quale discernimento, buon Dio! Dai filosofi prende la logica; dai geologi chiede delle conferme favorevoli alla Genesi; dai filologi, una teoria delle lingue che confermi la storia di Babele [6]; dai geometri, la verifica delle misure dell'arca di Noè; dai chimici, di provare che l'oro soluto sia potabile, allo scopo di salvare la verosimiglianza della leggenda del vitello d'oro; dagli astronomi, una spiegazione del miracolo di Isaia, che fece, dicono, retrogradare l'ombra di un gnomone, mentre il sole continuava ad avanzare [7]: permette ai frenologi di dire che le teste del Cristo e della Vergine sono l'ideale della bellezza unita alla saggezza, e della maternità unita al pudore; ma li condanna quando essi fanno delle facoltà e delle passioni il risultato dell'organismo.

Il cristianesimo, in una parola, non capisce, non ammette la scienza se non come dimostrazione dei suoi miti. Purché la storia esalti i trionfi della Chiesa, che la morale parafrasi il catechismo, che il governo sia il braccio visibile del potere spirituale; purché l'arte serva ad elevare dei templi e imbandire altari, il cristianesimo incoraggerà lo studio. Oltre ciò, esso giudica la scienza inutile; e non è raro udire dei sacerdoti, dei sacerdoti la cui missione è insegnare, accusare il governo di imprudenza perché moltiplica le scuole e propaga l'istruzione.

Come oserebbe ancora il cristianesimo far mostra di originalità e di progresso? E cosa vogliono dire coloro che parlano di sviluppare i suoi principi?... Una religione ha dei principi?

51. Si sviluppa in questo periodo, all'interno del cattolicesimo, un movimento straordinario. I sacerdoti hanno udito i rimproveri che si elevano contro di loro da ogni parte, di ostinazione nei pregiudizi utilizzati, di resistenza alla ragione, di contraddizione nei confronti dei tempi; rimproveri molto ingiusti, davvero, perché l'opposizione alle idee suppone la comprensione delle idee, e l'ordine è lettera morta per ogni dogmatismo religioso. Non confondiamo la forza d'inerzia con la negazione filosofica. Ed ecco che i sacerdoti si inquietano, sentono la loro fede vacillare, interrogano la scienza, che si è fatta senza di loro e che li supera, osservano le oscillazioni di questa politica di cui non capiscono nulla, e si sforzano di far girare a loro profitto delle rivoluzioni che essi non hanno previsto, e che li investono nel loro vortice. Ecco che i sacerdoti si danno da fare a predicare rinnovamento e riforma! Ma, poiché non hanno proceduto insieme alla civiltà, e che non è dato a nessuno superare gli intervalli stabiliti dalla natura, i sacerdoti, nei loro progetti riformisti, si trovano a essere i più arretrati tra tutti gli uomini. Alcuni di loro, stanchi dell'immobilismo cristiano, si distaccano bruscamente dalla Chiesa, e abiurano la loro fede: ma tutti, ortodossi e dissidenti, soggiogati da molto tempo dalla forma religiosa, e che si immaginano sin dai primi passi aver percorso un immenso cammino, intraprendono risolutamente di ricostruire la società su un piano che essi credono nuovo, e che non è che una forma morta, o pronta a svanire. Sotto tutte le logore forme dei vecchi sistemi politici, c'è in questo momento cospirazione dell'impotenza sacerdotale contro la realizzazione dell'ordine. Del resto, sempre lo stesso dogmatismo, coperto dai grandi nomi di Dio, Provvidenza, Tradizione, Autorità; sempre lo stesso stile, quello degli oracoli. Per terminarne la descrizione, non posso fare cosa migliore che di imitarli.

52. Ecco cosa sostiene lo Spirito d'ordine, il Genio dalle ali di fiamma, che veglia sui destini della Francia:

Figlio dell'uomo!

Scrivi al sacerdote Lacordaire, ultramontano: "Come! Parli di libertà, figlio di Domenico! Annunci un nuovo secolo, tu discepolo del carnefice dei miei primi eletti! Ma, puoi raccogliere il sangue sparso da sette secoli, resuscitare una razza sterminata, trarre i proscritti di Innocenzo e di Gregorio dai roghi di Monfort e di Castelnu?... Il sangue innocente grida verso me contro la Chiesa! Un tempo essa impiegò il ferro e il fuoco contro i buoni uomini; e ora le massime dei buoni uomini sono sulla sua bocca! Ma giuro per il sangue dei martiri, la fraternità non provverrà dalla Chiesa, e non avrò per l'orgogliosa che disprezzo e beffe: Ridebo et subsannabo".

53. Scrivi all'abbate di Genoude, legittimista: "Quando il popolo richiedeva la libertà, perché gridaste all'insolenza? Quando protestava di fronte alla legge, perché rispondeste con la minaccia? Quando volle porre ordine nella Chiesa e nello Stato, perché l'accusaste di usurpazione? E ora voi parlate di ordine, di costituzione, di libertà! Istruitevi, uomini dei secoli antichi; marciate al suono dei miei passi, veterani di una regalità di cui non mi sovvengo più: sono io ad aver infranto lo scettro del grande re, proscritto la sua razza, diminuiti i suoi nobili e i suoi sacerdoti, perché essi rifiutavano di avviarsi sul mio cammino... Chi sei dunque tu per far mentire al destino? Le tue rivelazioni giungono troppo tardi; la tua politica è una menzogna: voltati, cieco, e cammina".

54. Scrivi all'abbate de Lamennais, democratico: "Conosco le tue opere, angelo di contraddizione, leggo tutti i tuoi libri. Per vent'anni difendesti il Cristo e la sua Chiesa, per vent'anni distruggerai la tua opera. Le tue collere contro gli indifferenti e gli increduli mi hanno rallegrato; dicevo allora: Tu sarai incredulo e indifferente. Ti sei fatto l'emulo e l'avversario di Rousseau: è per questo che ti sei fermato a Rousseau. Urlavi come il Vangelo: Che colui che non ascolta la Chiesa sia considerato come pagano e pubblicano; dici ora come Rousseau: Che colui che non ascolta l'assemblea del popolo sia considerato ribelle. Combattesti la legittimità della ragione; invochi la libertà del pensiero. Dici al popolo: Siete schiavi; i vostri padroni sono infami, stupidi e codardi; non avete né religione né morale; la vostra dissoluzione è vicina. E quando il popolo richiede la regola delle usanze, tu gli racconti delle parabole; quando cerca le condizioni dell'ordine e della libertà, gli rispondi che è sovrano. Non hai aggiunto nulla al tuo modello: la tua filosofia tace dove iniziano le difficoltà, sacerdote un tempo con il cuore, sacerdote oggi con la ragione, sacerdote sempre.

55. Scrivi all'abate Constant, comunista: "Chi ti ha incaricato di dire le mie giustizie e di profetizzare in mio nome l'incendio e la carneficina?... Sventurato! Fai delle rivelazioni perché non puoi sostenere il lavoro che dà l'intelletto; chiami al martirio, e non c'è altro martirio che quello della pazienza. Invochi la pace, la fratellanza, l'amore: e il tuo cuore è pieno di fiele, le tue labbra sono piene di bava e le mani grondano sangue; i tuoi canti d'amore sono dei canti licenziosi. Sventurata vittima del sacerdozio, anima smarrita da orribili letture, non ti imputo la tua follia: ma tieni per te le tue empie visioni, o ti porrò in fronte il segno di Caino, affligerò il tuo cuore e il verme della tua coscienza non morirà. Taci.

56. Scrivi all'abbate Pillot, ateo: "Sono il principe dei geni posti di fronte al trono di Dio. Ma tu dici: È l'idea di Dio che genera la schiavitù; la libertà non conosce affatto Essere supremo. La vita e la morte dell'uomo sono come la vita e la morte della belva: cittadini! distruggete questi templi, questi castelli e questi tuguri: costruitevi delle dimore comuni; abbasso il tuo e il mio, abbasso tutto ciò che eleva, abbasso! - E io, sono lo Spirito d'ordine e di libertà; ho fondato le religioni allo scopo di eccitare il pensiero attraverso il simbolo: e erigerò altri templi al mio Dio; rivelerò all'uomo un nuovo patto; darò i castelli dei re a delle società di uomini liberi; cambierò i tuguri in solitudini di delizie; e i principi saranno i migliori al lavoro, e i sacerdoti angeli di perfezione. Religione e Monarchia sono parole di promessa: il Dio dell'umanità avrebbe parlato invano?

57. Scrivi all'abate Châtel, antipapa: "Ti ho fatto sacerdote della canaglia, affinché tu serva da esempio agli ambiziosi e ai ciarlatani. Sei stato il tuo primo inganno, l'inganno della tua ignoranza e del tuo orgoglio. Credevi che a nome della libertà, il popolo in massa accorresse al tuo altare, e che saresti diventato il prontefice della Francia ragionatrice. Ti sei sbagliato, temerario! le tue mascherate fanno pietà, i tuoi scandali sollevano il disgusto. Lo sai, e ti ostini: ma più ti innalzi in impudenza, più il tuo cuore si inabissa; e più sento raddoppiare la mia gioia.

58. Scrivi al Vescovo Affre, dinastico: "Se ti consegnassi i figli del popolo, parla, cosa insegneresti loro? Le scienza? non te ne occupi affatto; la Storia? non ha alcun senso per te; la morale? quella di Loyola o di Giansenio? non ne avete altre; la politica? chiami con questo nome i sogni di Ildebrando o i complotti dei Medici o dei Borgia? l'eguaglianza? secondo te, non c'è uguaglianza che per l'elemosina [8]; le lingue? non capisci nemmeno le scritture... Insegnerai loro il rosario. Ascolta: i tuoi catechismi, le tue processioni, le tue elemosine, le tue confraternite e i tuoi talismani, valgono meno ai miei occhi di questo adagio: chi lavora, prega.

59. Abbandoniamo questo stile, di cui abbiamo tanto abusato, e che non è adatto che a far divertire bambini e donne.

Tutti questi uomini sono usciti dal santuario; tutti sono stati formati alla scuola mistica, priva di intelligenza e immobile del clero; del tutto privi del genio inventivo e organizzatore, saturi di frasi orientali e accozzaglia teologica, si dicono o si credono rivelatori. Abituati alle figure e alla pompa dei libri ebraici, essi scambiano per idee grandiose l'esaltazione dei loro sentimenti; perché sono violentemente commossi, si immaginano che la loro intelligenza sia forte, e sempre, dopo magnifiche orazioni, ricadono, senza idee, nell'atonia e l'impotenza [9].

 

NOTE
 

[5] Vedere Bossuet, Traité de l’usure; La Luzerne, du Prêt de commerce; Gousset, notes au Dictionnaire de Théologie de Bergier, ecc.

[6] Vedere la conclusione del Discours de Cuvier sur les Révolutions du globe, e le opere dei dottori Bucklaud e Wiseman.

[7] Bible vengée di Duclot.

[8] Mandamento dell'arcivescovo di Parigi sulle inondazioni del Rodano.

[9] E evidenziamolo bene: questo vizio o difetto d'intelligenza che abbiamo segnalato nel sacerdote, non proviene dalla natura, ma dal mestiere. Dove trovare un'immaginazione più ricca, un'eloquenza più patetica, un arte stilistica più esperta se non nel signor de Lamennais? Quale uomo sembrava maggiormente destinato di lui nel rappresentare il suo secolo? Ma la religione ha per sempre compresso questa grande anima, occupandola con i suoi mostri e l esue chimere.

[10] Fu una singolare controversia, quella sollevata dal signor de Lamennais nel suo Essai sur l'indifférence en matière de religion. Impegnarsi nel voler provare a Cicerone, Bruto, Scipione, Attico, Cesare, Orazio, Virgilio, Mecene, che essi avevano torto di ridersela di Plutone e delle Eumenidi, della nascita di Minerva e dell'incarnazione di Bacco; che Cerbero con la sua tripla testa poteva anche divorarli, e che vi sarebbe stata per loro un'eternità di pene nel Tartaro, se essi continuavano a beffarsi degli auguri e dei sacrifici, a trascurare le abluzioni e le ferie; mentre avrebbero goduto della visione beatifica nell'Eliseo, se essi si mostravano umili e ferventi adoratori di Ammone; che un uomo ragionevole non poteva trascurare così preziosi interessi, e che la cosa, tralasciando tutto il resto, doveva essere al più presto esaminata: un simile pensiero, dicevo, sarebbe stato il colmo del delirio, se la buona fede del sacerdote non avesse scusato lo scrittore. Quanta erudizione, quanta eloquenza e calore d'anima, che lusso di ragionamento, furono dispiegati in questa inconcepibile disputa! Il sacerdozio fu commosso; i libertini tremarono, i letterati ammirarono il talento dell'oratore, e il mondo rise molto. Poteva darsi, infatti, una più stupefacente alleanza della ragione e dell'assurdo? E ammirate la forza delle cattive influenza! Occorsero venti anni a questo vigoroso genio per capire che un uomo onesto poteva benissimo non andare alla messa, non fare mai pasqua, violare le prescrizioni della Chiesa e morire senza sacramenti, nella più perfetta sicurezza di coscienza. Coloro che hanno il timore del diavolo sono sicuramente posseduti! C'è voluto maggior sforzo al signor de Lamennais, per abbandonare il cattolicesimo che per comporre tutte le sue opere; quest'abiura non ha fatto meno scalpore, ed è forse in questo che l'illustre convertito ha avuto torto.

Quando in seguito il signor de Lamennais, guarito dalla sua febbere cattolica, apostolica e teocratica, volle lavorare alla causa della libertà, già non era più tempo: il saio del sacerdote aderiva alal sua pelle come la camicia avvelenata del centauro sulle spalle d'Ercole. Cambiando indumento, il signor de Lamennais non cambiò metodo; e se qualcosa può turbare i suoi ultimi anni, sarà il rimpianto di essere stato cristiano troppo a lungo.

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK alle parti precedenti dell'opera:
Della creazione dell'ordine nell'umanità o Principi di organizzazione politica. Definizioni. 00 di 23

Della creazione dell'ordine nell'umanità o Principi di organizzazione politica. La Religione. 01 di 23

 

LINK all'opera in Wikisource Francese:

De la Création de l'Ordre dans l'Humanité

 

LINK all'opera del 1873 contenuta nel III volume delle Opere Complete di Proudhon:

De la Création de l’Ordre dans l’Humanité

 

 

LINK di approfondimento sulla figura e l'opera di Proudhon:

Irène Pereira, Proudhon pragmatico, 01 di 02

Irène Pereira, Proudhon pragmatico, 02 di 02

Fawzia Tobgui, Articolazione tra diritto e Stato nel sistema politico di Proudhon

Hervé Trinquier, Pierre-Joseph Proudhon, padre dell'anarchismo?

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Published by Ario Libert - in Classici Libertari
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