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6 agosto 2012 1 06 /08 /agosto /2012 05:00

DELLA CREAZIONE DELL'ORDINE NELL'UMANITÀ


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O


PRINCIPI  DI  ORGANIZZAZIONE  POLITICA

 

 

 

 

CAPITOLO PRIMO

 

 

§ I. — La Religione impotente nello scoprire l'ordine.

 

 

24. La Religione è ostile alla scienza e al progresso: questa proposizione, che si potrebbe credere dettata dall'empietà e dall'odio, è quasi un articolo di fede.

Una cosa è credere, dice un teologo, un'altra giudicare ciò che merita credenza: Aliud credere, aliud judicare esse credendum. Ciò significa che il primo è dell'uomo, e il secondo di Dio o dell’autorità che egli ha divinamente designato per insegnare agli uomini. — Qual è la regola della fede? chiede un altro. È di attenersi a ciò che  è stato creduto da tutti, dappertutto e sempre: Quod ab omnibus, quod ubique, quod semper.

Ecco dunque, da una parte, la fede opposta al ragionamento; dall'altra, l'immobilità nella fede prescritta. Si era già separato lo spirituale dal temporale; non restava più che separarlo dal razionale, e fare della scienza dell'uomo, della società, di Dio stesso, una cosa di tradizione. Quando si è giunti a ciò, si deve morire: non si ha più nulla da fare al mondo e da dire agli uomini.

Ma questo non riguarda che la morale e la teodicea (e non è poca cosa, poiché la morale abbraccia l'economia politica e la famiglia, e la teodicea risulta dalle più alte conclusioni della metafisica): bisogna mostrare che l'antipatia della religione per la scienza è generale.

25. Alcuni spiriti elitari si sono immaginati ai giorni nostri che fecondando con la scienza i resti ancora palpitanti del cattolicesimo, si opererebbe una felice rivoluzione nella società, mentre allo stesso tempo si servirebbe la Religione. Ci si è potuto convincere della profonda ripugnanza di quest'ultima per il movimento e il pensiero. Dei cristiani, troppo premurosi per il riposo della loro fede, offrivano di porre al servizio della religione tutto ciò che abbiamo acquisito dalla scienza storica, economica, naturale: - e il papa ha disapprovato il signor de Lamennais, imposto il silenzio al signor Bautain; le teorie progressive e tendenziali del signor Buchez allarmano i fogli cattolici; il Signor de Genoude comincia a dispiacere per il suo monarchismo semi-democratico e la sua fede gallicana; l'abate Lacordaire, ispirato nei suoi sermoni dalle idee del secolo quanto dalla Bibbia, è sembrato pericoloso. Preti imprudenti, che vi credete saggi! Volete piacere agli uomini di religione? Non imparate nulla, non parlate, tappatevi le orecchie, bruciate tutti i vostri libri, e recitate il vostro breviario.

Questo è per l'applicazione della scienza alla teologia: quello per la scienza in sé. 

26. Nulla di nuovo sotto il sole, ripetono i predicatori dell'Ecclesiaste, come se si trattasse del fatto, e non dell'osservazione. Essi non sanno, questi declamatori, che agli occhi del fisico la natura è sempre nuova, e che, per lo storico filosofo, ogni giorno apporta delle novità. -Ho visto tutto, esclama il preteso Saggio, e ho detto: Tutto è vanità. E quando percorrete il sommario della sua scienza, vi accorgete che non ha visto nulla, tranne i suoi eunuchi e le mogli. Tuttavia non serve di più al vescovo autore delle Oraisons funèbres [Orazioni funebri] per sistemare la scienza, la sola realtà accessibile all'uomo, l'unica fonte della sua felicità, tra le cose vane e desolanti [1].

 

27. Dialogo tra un Teologo e un Ragionatore:

"Teologo: Il maestro disse.

Ragionatore: Il maestro si è sbagliato".

Commento di J.-B. Say:

"La saggezza dei secoli non è altro che l'ignoranza dei secoli".

Gli abitanti di Minorca, invece di innestare i loro alberi come lo vedevano fare dagli Inglesi, risposero che nessuno sapeva meglio di Dio come gli alberi dovessero crescere. Sotto Luigi XI, la peste e la carestia avevano svuotato la Francia, il solo rimedio che si seppe opporre a questi mali fu di ordinare delle preghiere e delle processioni. Empirismo, usanze, rispetto dell'antica fede, religione e superstizione, è sempre lo stesso fine di non ricevere opposto alla scienza, la stessa cocciutaggine. L'uomo la cui fede è invincibile somiglia all'animale posto in un ambiente deossigenato: respirando soffoca.

 

28. Ma se, secondo la definizione che ne abbiamo data, la Religione non è che la prima impressione prodotta sullo spirito dell'uomo dallo spettacolo della natura, sembra che essa non escluda necessariamente l'esame, come mai dunque accade che ovunque si sia preteso consacrare per sempre le invenzioni religiose?

A lungo è stato di moda attribuire questa congiura ai preti e ai re: niente è più ingiusto.

 

29. La Religione, tentando a modo suo di rendere ragione delle cose, esprimendosi attraverso figure e allegorie, e assecondata in ciò dalla viva immaginazione di società giovani, produsse sin dall'origine vaste epopee cosmogoniche, e tutto un mondo di fantasmi. Incapace di osservare e di definire, essa si rifugiava nel simbolismo. Ora cos'è il simbolo se non la materializzazione dell'idea? Una specie di geroglifico al posto di formule. Cosa prova se non l'impotenza di generalizzare e di astrarre, l'oppressione dello spirito attraverso il fatto della sostanza.

 

30. Non è più il vapore che produce il tuono,

è Giove in armi per spaventar la terra.

 

Ha detto il poeta della ragione. Tutti i fatti naturali, psicologici e sociali, sono stati ritagliati dalla Religione dallo stesso stampo. Così,

Gli sconvolgimenti del globo furono un diluvio inviato per lavare i crimini del genere umano.

L'origine del male,- la mela di Eva e lo scrigno di Pandora.

Lo spirito di conquista,- dei giganti nati dai rapporti tra degli angeli e delle donne.

Le rivoluzioni degli imperi, - la statua di nabucodonosor [2].

Le cause della rovina di un popolo, - il festino di Baldassar.

La legislazione, - gli oracoli del Sinai, e le riposte della ninfa Egeria.

Il pudore coniugale, - Giunone sul monte Ida, Maria vergine e madre insieme.

I tre regni della Natura, Dio in tre persone.

La diversità degli idiomi, - la torre di Babele.

La parola, - il Verbo, seconda persona della Trinità.

La riforma sociale, - l'iniziazione attraverso il bagno.

La fraternità di tutti gli uomini, l'eucaristia o manducazione di Dio.

La teoria dei delitti e delle pene, - le chiavi di san Pietro.

La sanzione delle leggi, - il Poul-Serrho, o il giudizio universale [3].

 

31. Queste furono le prime composizioni attraverso le quali lo spirito umano, saggiando le proprie forze, rispondeva alle grandi questioni di cosmogonia e di antropologia. I miracoli e teofanie erano parte essenziale di questi racconti, di cui gli attori, astrazioni personificate, rivestirono delle forme fantastiche, simili a quei mostri di cui gli artisti del medioevo caricavano le loro sculture: sfingi, draghi, leoni alati, chimere, centauri, demoni, ecc.

Ora, questa era la base, non soltanto delle credenze, ma della morale e delle leggi. Che si giudichi, sin d'allora, se queste leggende o miti erano cari ai popoli, e preziosi ai legislatori! Con quale disprezzo si dovette accogliere i primi che furono del parere di metterne in dubbio la realtà! Chi siete, uomini nuovi, si diceva loro, per sostituire i pensieri del vostro cuore alla parola di Dio, alla fede dei nostri padri? I nostri padri sono stati testimoni di questi miracoli; hanno ricevuto queste rivelazioni; e sappiamo che per Dio nulla è impossibile...

Quanto dovette fortificarsi successivamente la fede religiosa, quando si vide la filosofia stessa fallire nella soluzione dei problemi che essa accusava alla Religione di camuffare!


32. Il simbolismo, lungi dall'essere una risposta ai problemi di cui parlo, non ha fatto, per così dire, che metterli in scena. Un errore molto comune dei nostri tempi è di immaginare che questi miti nascondono una filosofia profonda e alte formule metafisiche, mentre essi attestano l'impotenza stessa del pensiero, e la nullità della scienza.

Più si scaverà lo spirito del dogma e delle tradizioni, più ci si convincerà che la Religione gira perpetuamente in un circolo di idee concrete prive di profondità e di generalità; più si vedrà, cosa singolare! che la Religione non capisce nulla dei suoi stessi misteri e delle sue cerimonie, che essa si ignora da sé così come ignora il fine dell'uomo e lo scopo della Società.

33. Qual è il senso del sacrificio? La necessità del'espiazione dopo il delitto, e l'elevazione del cuore alla vista della natura, in segno di riconoscenza e di amore. Idee sublimi, che il progresso delle scienze non fa che sviluppare sempre più. Chi crederebbe che i nostri sacerdoti siano su questo punto più progrediti dei selvaggi?

Il selvaggio distrugge il suo idolo quando non può ricavarne nulla, in Omero, gli eroi cercano di ottenere i favori degli dei con promesse solenni; nel Pentateuco, vediamo il dio degli Ebrei regolare egli stesso la sua parte di torte e di carni. Oggi la piccola messa costa 15 soldi, la grande messa 3 franchi; ovunque il sacrificio è equiparato a uno scambio, di cui il sacerdote è l'agente. Certo è lungi dal mio pensiero rimproverare ai curati le loro modiche tariffe, che essi stessi spesso disdegnano, e maledicono come una simonia: ma che il popolo giunga a pensare che Dio non vende i suoi doni, fa piovere sui fedeli e sui miscredenti, accoglie allo stesso modo nella sua misericordia le anime per cui si offrono delle messe e quelle che non ne hanno, e che davanti a lui la devozione è nulla senza le opere: allora addio alle messe salariate, addio ai profitti di fabbriche e al commercio delle sacrestie.

34. Ecco, sul sacrificio, la dottrina del più profondo degli scrittori cattolici: "La fede ci insegna che è stata necessaria, per cancellare il peccato inerente alla natura dell'uomo, una vittima Teandrica. Forse gli ideatori dei sacrifici umani avevano imparato questa verità da qualche tradizione incerta, e i riti che ci ripugnano non erano da parte loro che un tentativo per trovare questa vittima".

Quando l'uomo, dice Benjamin Constant, ha sacrificato tutto ciò che è dato offrire, piante, frutti, animali, l'uomo, il piacere, il pudore, la virtù stessa, finisce con l'immolare i suoi dei.

35. Cos'è la preghiera? una meditazione, spesso già pronta, che l'uomo rozzo, ignorante, distratto, senza idee collegate, impara a ripetere, e sulla quale la sua debole intelligenza si appoggia per elevarsi a pensieri consolanti e generosi. La preghiera, in breve, per degli spiriti poco esercitati, è un ausilio della riflessione, un inizio di filosofia. I sacerdoti ne hanno fatto una salmodia noiosa: rosario, litanie, antifone, ghirlande di Oremus e di Ave Maria, con remissione delle pene temporali e ipoteche per l'altra vita.

Ciò che la Religione racchiude di profondo e di divino, La Religione non lo sa: e perché? sempre perché essa si rinchiude nel simbolo, nel senso letterale, e non può passare dal concreto all'astratto.

36. Ho segnalato l'incuria della Religione nei confronti della scienza e la sua ignoranza di sé stessa: vediamo come essa intende la società. Prendo gli esempi presso gli Ebrei, in primo luogo, perché il sacerdozio figurava presso loro come corpo politico, e parte preponderante della nazione; e poi perché il nostro clero riconosce Aaron e i leviti come suoi predecessori.

Sennacherib, dopo una sconfitta, morì assassinato: è Jehovah che l'ha colpito.... Sempre, secondo i redattori della Bibbia, Jehovah punisce, sempre uccide. Non venne loro mai allo spirito di cercare le cause delle catastrofi di cui sono testimoni nella mancanza di unità e di centralizzazione, nell'assenza di costituzione politica e di garanzie, nelle gelosie di piccoli popoli che il loro comune interesse doveva unire: simili idee sono troppo profane per lo stile degli uomini di Dio, troppo timide per l'altezza dello loro concezioni. Ai loro occhi, il male che si verifica è necessariamente una prova che Dio è irritato: dunque, guai al vinto! Damasco cade: anatema a Damasco. Tiro è vinta: anatema a Tiro. Babilonia perisce: anatema a Babilonia. Moab è minacciata: anatema a Moab. La Samaria e Gerusalemme soccombono a loro volta; oh! il sacerdote patriota retrocederà davanti al suo argomento parricida! no, no; è Jehovah che ha ucciso il suo popolo infedele; anatema alla Samaria, a Gerusalemme; anatema!

37. Si vuole un campione dei lumi profetici sulle cause della corruzione dei costumi, i bisogni della società, e la tendenza degli spiriti? Apro Isaia: "Udite, o cieli, e ascolta, o terra, perché l'Eterno ha parlato".

Bene: cos'ha detto quest'ultimo?

"Ho allevato dei figli e li ho fatti crescere, ma essi si sono ribellati contro di me.

Il Bue conosce il suo proprietario e l'asino la mangiatoia del suo padrone, ma Israele non ha conoscenza e il mio popolo non ha intendimento.

Guai, nazione peccatrice, popolo carico di iniquità, razza di malfattori, figli che operano perversamente...". 

Il resto è su questo tono. Meravigliatevi poi che i profeti non abbiano raccolto che sdegno; che le loro lamentazioni siano state disprezzate da tutto quanto non era devoto e si occupava poco degli interessi del culto. Crediamo di possedere i documenti più preziosi della letteratura ebraica, mentre non abbiamo altro che omelie da missionari. Le scritture pubbliche e le opere profane sono perite: i sacerdoti, per l'energia della loro funzione sopravvisuti alla rovina generale, ci hanno conservato le loro rapsodie, che dovettero nascondere nell'arca del loro dio. Quando giudichiamo le usanze e lo spirito degli Ebrei secondo la Bibbia, è come se ragionassimo della politica di Richelieu basandoci sui Sermons di Bourdaloue e il Petit Carême di Massillon.

 

38. Tuttavia, attraverso questo flusso di prosopopee e di ingiurie, si intravedono qua e là alcune verità.

 

"I tuoi governanti sono degli imbroglioni e dei ladri, che amano i regali e ricercano le caraffe di vino".

Il sacerdozio, come tutti i partiti ambiziosi, si sforza di catturare la benevolenza del popolo, attaccando i disordini e gli sprechi del governo. Il segreto è volgare, ed esige poco ingegno: ma dei principi, delle leggi, dei mezzi, dei rimedi, non chiedetene ai profeti; non conoscono altro che convertire e far penitenza.

39. Interrogate ora i loro successori: dopo tremila anni dicono le stesse cose, tremila anni non hanno loro insegnato nulla.

"Nessuna istituzione," dice de Maistre, "Può durare se essa non è fondata sulla religione". Altri hanno osservato, al contrario, che un popolo è tanto meno politico e legislatore, quanto più è religioso.

Ma cosa intende con religione? I comandamenti della Chiesa, i sette sacramenti, l'astinenza del venerdì e il riposo della domenica, con la sottomissione al principe e al clero. Ora, cosa vi è di comune tra l'organizzazione del lavoro e la comunione pasquale? tra la divisone dei poteri e il culto della Madonna? tra la libertà di stampa e la confessione auricolare? tra la scatola degli agnus e il problema della ripartizione delle ricchezze?...

"Se la scienza," aggiunge il teosofo, "non viene posta dopo la religione, saremo abbrutiti dalla scienza". Vuole dire che non avremo più religione. Ma quale pericolo vi sarebbe se i preti, invece dei sacramenti, parlassero un po' di eguaglianza; invece della remissione dei peccati, insegnassero la remissione dalle usure; invece di cantare nel latino dei vespri desueti, lavorassero a moralizzare i teatri; invece di confraternite, organizzassero delle società scientifiche e letterarie? Ignorano che più l'uomo lavora, meno penitenze gli occorrono; che più ragiona, meno ha bisogno di pregare? Che i sacerdoti ci mostrino infine, con una dimostrazione decisiva, l'efficacia delle loro pratiche: dopo diciotto secoli non è troppo presto.

40. Incapace di penetrare la ragione delle cose, la religione è più impotente anche a realizzare l'ordine nella società. L'umanità, ghermita sin dalla culla dalla religione, è cresciuta e si è sviluppata sotto le sue ali; ma il progresso della sua intelligenza, il perfezionamento dei suoi costumi e il miglioramento della sua sorte, l'uomo non lo deve affatto alla sua nutrice; in nessuna parte la religione ha parlato alla ragione.

Ovunque appare la religione, non è mai come principio organizzatore, ma come mezzo per padroneggiare le volontà. Indifferente alla forma del governo, e cioè all'ordine politico, la religione consacra ciò che il legislatore gli chiede di consacrare; maledisce ciò che gli prescrive di maledire: la ragion di Stato fa la legge, la religione sanziona questa legge, imprime il rispetto e il terrore, esige l'obbedienza.

41. In India, la religione condivide con la nobiltà e la regalità i privilegi di casta, mentre in Grecia canta la libertà e l'eguaglianza. Subalterna in Egitto ad un governo occulto che essa finge di dominare; a Roma non serve che a santificare i decreti del foro e la politica del senato: là oppressiva e misteriosa parlante un linguaggio sovrumano; qui servile, ridotta a un vuoto cerimoniale e a delle funzioni culinarie.

42. In Cina, dove lo spirito pubblico, malgrado l'isolamento della nazione, ha fatto così notevoli progressi, non si conoscono, da una remota antichità, né culto ufficiale né religione di Stato. La società susiste là, da più di 2.000 anni, inalterabile nella sua forma, senza sacerdoti, senza dogma, senza altare, senza sacrificio [4].

Tuttavia, questo sviluppo prematuro della ragione ha nuociuto al progresso dei Cinesi tanto quanto avrebbe potuto fare una religione positiva: lo spirito, troppo presto liberato dall'avvolgimento religioso, è sprofondato in una sofistica inestricabile, e, perso in un oceano di sottigliezze e di minuzie, malgrado belle scoperte, non ha mai potuto elevarsi alla vera scienza.

43. Mosè può essere considerato come l'inverso di Confucio. Invece di sottrarre completamente lo Stato all'influenza religiosa, egli fece delle sue istituzioni politiche la religione stessa. Per lui, Dio o la legge, doveva essere un tutto. Il risultato fu un'immobilità assoluta: malgrado gli elementi più ricchi e i germi più preziosi, l'idea di una rivelazione divina che blocca ogni sviluppo (chi avrebbe osato toccare l'opera di Dio?), il sistema mosaico perì a causa del movimento e della vita.

44. In quanto a Gesù, il suo ruolo di distruttore della religione non è equivoco: sgrida i devoti, sbeffeggia i sacerdoti, pretende che la religione sia fatta per l'uomo, non l'uomo per la religione, dando da intendere che, quando la religione è inutile, conviene sbarrazzarsene.

Ma quando lo si vide prescrivere di dare a Cesare quel che è di Cesare, e dichiarare che il suo regno non è di questo mondo; mantenere una vecchia formula d'iniziazione, istituire in forma di sacrificio un pasto commemorativo, parlare della sua dottrina con i termini metaforici di nutrimento e di beveraggio, opponendo così figura a figura, e parabola a parabola: invece di capire che si trattava di una riforma sociale, in opposizione a un cambiamento politico o religioso, si pensò che fosse venuto a portare un nuovo dogma, dei misteri più profondi, delle nuove cerimonie; e da moralista popolare quale egli era, se ne fece ben presto un rivelatore, un dio. Gli sforzi del Galileo per staccare la società dalle fasce della superstizione divennero i materiali di una nuova superstizione; e il più audace dei ragionatori fu trasformato in taumaturgo e in mitologo. Un simile malinteso è quasi incredibile: esso è attestato in ogni versetto del Vangelo. Non ho timore nel dirlo: è la mania religiosa che ha falsato il cristianesimo e perso il frutto di questa immensa rivoluzione. Ma il secolo non era maturo; i tempi non erano ancora giunti; lo spirito umano non poteva ancora procedere se non con l'aiuto di miti e simboli. Se, tre secoli prima, la riforma tentata da Socrate non riuscì, è perché Socrate rimase Socrate; per farsi ascoltare dagli uomini, occorreva che Gesù Cristo si facesse Dio.

 

 

 

 

NOTE


  1. [1] Nell'ultimo ritiro di un seminario di provincia, l'argomento principale degli interventi è stato il pericolo per i sacerdoti e l'inutilità della scienza. Un filosofo del paese aveva forse torto di dire loro: Non sapete nulla?
  2. [2] È dal Capitolo II di Daniele, che Bossuet ha preso il tema del Discours sur l’histoire universelle [Discorso sulla storia universale].
  3. [3] Ho detto, definendo la Scienza, che essa è l'interpretazione dei simboli religiosi. Gli esempi citati nel testo mostrano qual è il senso di questa affermazione. La scienza non nega affatto le verità sostenute dalla religione, come l'esperienza di Dio, i principi della morale, ecc.; essa respinge soltanto il modo in cui la religione ne dà conto, e i ricami che essa vi aggiunge. Così la scienza ammette che la continenza è necessaria alla pace delle famiglie, alla felicità dei matrimoni, al perfezionamento delle persone: ma essa è poco coinvolta da queste considerazioni religiose, come ad esempio, che i nostri corpi sono i tempi del Santo Spirito; che Gesù Cristo è voluto nascere da una vergine e morire vergine; che attraverso la sua verginità la madre di Dio è diventata la più perfetta delle creature; che il celibato è uno stato più santo del matrimonio; che la devozione a Maria è un eccellente mezzo per conservare la purezza, ecc. Tutta questa parte teologica è posta dalla scienza nel rango dei simboli; e, mentre il volgo non vi vede che uno strumento della religione, lo chiamo, io, esclusivamente religione. Del resto, dichiaro che non sostengo nulla in questo capitolo, che non si professi pubblicamente nell'università.
  4. [4] Gli onori alla memoria di Confucio e degli antenati, onori considerati dai Cinesi stessi come semplicemente commemorativi, non sono delle ceriomonie religiose. Ma, cosa singolare! mentre il papa considerava come religione le cerimonie cinesi, l'imperatore Kangxi avendo ordinato di informarlo sulle prediche dei missionari, il tribunale dei riti dichiarò da parte sua che la setta cristiana non era una religione!
  5. [5] Vedere Bossuet,Traité de l’usure[Trattato dell'usura]; La Luzerne, Du Prêt de commerce [Sul prestito commerciale]; Gousset, notes au Dictionnaire de Théologie de Bergier [Note al Dizionario di Teologia di Bergier], etc.
  6. [6] Vedere la conclusione del Discours de Cuvier sur les Révolutions du globe [Discorso di Cuvier sulle Rivoluzioni del globo] e le opere dei dottori Bucklaud e Wiseman.
  7. [7] Bible vengée [La Bibbia vendicata] di Duclot.
  8. [8] Mandamento dell'arcivescovo di Parigi sulle innondazioni del Rodano.

  1. [9] Ed evidenziamolo bene: questo vizio o difetto d'intelligenza che abbiamo appena segnalato nel sacerdote, non proviene dalla natura, ma dal mestiere. Dove trovare un'immaginazione più ricca, un'eloquenza più patetica, un'arte di stile più esperta, che in de Lamennais? Quale uomo sembrò mai, più di lui, destinato a rappresentare il suo secolo? Ma la religione ha per sempre compresso questa grande anima, occupandola con i suoi mostri e le sue chimere.
  2. Fu una singolare controversia, quella sollevata dade Lamennais nel suo Essai sur l’indifférence en matière de religion [Saggio sull'indifferenza in materia di religione]. Tentare di provare a Cicerone, Bruto, Scipione, Attico, Cesare, Orazio, Virgilio, Mecenate, che essi avevano torto di ridere di Plutone e delle Eumenidi, della nascita di Minerva e dell'incarnazione di Bacco; che Cerbero con la sua tripla gola poteva divorarli, e che avrebbero subito per l'eternità delle pene nel Tartaro, se essi continuavano a farsi beffe degli auguri e dei sacrifici, a trascurare le abluzioni e le santificare i giorni festivi; mentre avrebbero goduto della visione beatifica nei Campi Elisi, se si fossero mostrati umili e ferventi adoratori di Amon; che un uomo ragionevole non poteva trascurare così preziosi interessi, e che la cosa, prima di ogni altra, essere esaminata al più presto: un simile pensiero, dico, sarebbe stato il colmo del delirio, se la buona fede del sacerdote non avesse scusato lo scrittore. Quanta l'erudizione, quanta eloquenza e calore d'animo, che lusso di ragionamento, furono dispiegati in questa incredibile disputa!

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. chaleur d’âme, quel luxe de raisonnement, furent déployés dans cette inconcevable dispute ! Le sacerdoce fut ému ; les libertins tremblèrent, les littérateurs admirèrent le talent de l’orateur, et le monde rit beaucoup. Se pouvait-il, en effet, une plus étonnante alliance de la raison et de l’absurde ? Et admirez la force des mauvaises influences ! Il fallut vingt ans à ce vigoureux génie pour comprendre qu’un honnête homme pouvait très-bien ne pas aller à la messe, jamais ne faire ses pâques, violer les prescriptions de l’Église et mourir sans sacrements, dans la plus parfaite sécurité de conscience. Ceux que possède la crainte du diable sont bien possédés ! Il en a coûté de plus grands efforts à M. de Lamennais, pour quitter le catholicisme que pour composer tous ses ouvrages ; cette abjuration n’a pas fait moins d’éclat, et c’est peut-être en quoi l’illustre converti a eu tort.
     Quand ensuite M. de Lamennais, guéri de sa fièvre catholique, apostolique et théocratique, voulut travailler à la cause de la liberté, déjà il n’était plus temps : le froc du prêtre tenait à sa chair comme la chemise empoisonnée du centaure aux épaules d’Hercule. En changeant de cotte, M. de Lamennais ne changea pas de méthode ; et si quelque chose peut troubler ses dernières années, ce sera le regret d’avoir été chrétien trop longtemps.

 

  1. [10] Cette assertion n’a plus rien d’effrayant, après la distinction que nous avons faite de la loi morale et du symbole religieux : celle-là, éternelle et absolue ; celui-ci, variable, transitoire, et n’ayant pour objet que de donner momentanément à la morale une sanction et une base. Or, la science nouvelle doit suppléer partout la religion, et faire mieux que sa devancière ; à cette condition seule, les conclusions que nous allons poser sont légitimes. Ainsi, que les âmes timorées se rassurent. Eh ! qui donc aujourd’hui oserait attaquer la morale ? mais, en revanche, qui se soucie des symboles ? Les pères envoient-ils leurs enfants au catéchisme pour y apprendre à théologiser, ou bien pour y puiser des principes de probité et de politesse ? Toute la question est là.

  2. [11] Ce paragraphe n’est, du reste, que la conclusion d’un raisonnement dont on trouvera les prémisses dans le dernier ouvrage de M. Edgar Quinet, du Génie des Religions. Dans cet écrit, auquel on ne saurait reprocher qu’un trop grand luxe de style, le savant professeur, après avoir montré les religions antiques tombant les unes sur les autres, s’est arrêté tout à coup au christianisme : on comprend les motifs de cette réserve.

  3. [12] La cessation du culte suit la même marche qu’a suivie autrefois son établissement ; elle commence par les villes, centres de population et foyers de lumières, et s’étend de proche en proche dans les campagnes. On sait que le polythéisme subsista chez les paysans, ou païens, pagani, longtemps encore après la reconnaissance officielle du catholicisme dans tout l’Empire.
  4. [13] Titre d’un ouvrage de M. Jouffroy. — Dans ses œuvres posthumes, ce philosophe a confirmé, relativement à la religion, toutes les opinions qu’il avait émises dans ses précédentes publications. Il en résulte que M. Jouffroy admet comme vérités philosophiques, c’est-à-dire, démontrables, mais non comme vérités révélées ou inaccessibles à la raison, les théorèmes de métaphysique enveloppés sous les dogmes religieux, et que ces dogmes eux-mêmes, pris dans leur sens littéral, il les rejette. En d’autres termes, M. Jouffroy, séparant de la religion les vérités générales que suppose la religion, accepte les unes et nie la réalité de l’autre.

  5. [14] Les philosophes y mettent plus de façons et moins de franchise : ils croient, ou font semblant de croire que Dieu s’est révélé à Abraham, à Moïse, aux prophètes, et que la divinité était immanente en Jésus ; mais ils soutiennent en même temps que Dieu s’est révélé aussi aussi à Platon, à Bouddha, à Luther, et que tous les hommes sont pleins du Saint-Esprit. Or, si tout est miracle, incarnation et révélation dans la société, il n'y a plus ni révélation, ni incarnation, ni miracle.

  6. [15] « La religion de l’avenir sera toute scientifique, dit M. Damiron ; ce sera la découverte rationnelle de l’inconnu par le connu, de l’invisible par le visible. Elle ne se prêchera plus ; elle s’enseignera, se démontrera, au lieu de s’imposer. Ce n’est plus que de cette manière que se forment aujourd’hui, en quoi que ce soit, les idées et les croyances ; et il n’y aura pas d’exception pour les idées et les croyances religieuses. De même donc qu’au temps de la première, de la seconde et de la troisième révélation, c’eût été un contre-sens et une étrange anomalie que la théologie eût été plus philosophique que les autres sciences ; de même aujourd’hui ce serait une inconséquence et une contradiction qu’elle restât étrangère à leurs procédés et à leurs progrès. On sera donc théologien, comme on sera physicien et philosophe ; ou plutôt le théologien se formera du physicien et du philosophe… C’est alors que viendront les conclusions que la science universelle doit mettre à même de tirer relativement à l’être duquel émane toute action, toute vie, tout mouvement… ; et toute une religion sortira du sein de cette vaste philosophie. »

  7.  Ainsi, selon M. Damiron, il y aura une quatrième révélation, comme il y en a eu une première, une deuxième et une troisième: or, comme la quatrième révélation sera toute scientifique, et cependant tout humaine, tandis que les trois premières révélations n’eurent rien de scientifique, c’est-à-dire de vrai, quoique divines, il s’ensuit que la révélation de la raison est au-dessus des révélations prophétiques et miraculeuses ; qu’elle les abolit toutes, les déclarant insuffisantes et même fausses.
     De plus, comme rien ne sera cru qui ne soit démontré, il y aura une vertu théologale de moins, la foi, partant plus de religion, selon l’Apôtre. Et puisqu’à l’égard de l’avenir, le grand inconnu étant dégagé, comme dit M. Damiron, la science aura conquis la certitude, il n’y aura plus lieu de pratiquer la seconde vertu théologale, l’espérance, partant plus de religion. Et comme les rapports des hommes entre eux seront fixés par une science, la charité, aujourd’hui troisième vertu théologale, ne sera plus vertu, mais plaisir ; en sorte qu’au lieu de religion, nous aurons les joies de la fraternité, en un mot, la béatitude, objet de toute religion. Les théologiens acceptent-ils la religion de M. Damiron?

  8. [16] L’erreur capitale de la secte saint-simonienne a été, dans une nation philosophe, de vouloir tout ramener au sentiment et à la foi, et de se poser comme église et sacerdoce, tandis qu’elle devait considérer sa mission comme un professorat. Jusqu’à présent l’intelligence est née du sentiment et de la passion : désormais c’est le contraire qui aura lieu ; l’intelligence produira l’enthousiasme et la foi, la passion et le sentiment. La secte de Saint-Simon a été punie de sa méprise par l’ine

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]


 

LINK alla parta precedenta dell'opera:
Della creazione dell'ordine nell'umanità o Principi di organizzazione politica. Definizioni, 00 di 23

 

 

 

LINK della presente opera in Wikisource Francese:

De la Création de l'Ordre dans l'Humanité

 

LINK della presente opera nell'edizione del 1873  delle Opere Complete di Proudhon, Vol. III:

 De la Création de l’Ordre dans l’Humanité

 

 

LINK interni al presente blog di approfondimento alla figura e all'opera di Proudhon:

Irène Pereira, Proudhon pragmatico, 01 di 02

Irène Pereira, Proudhon pragmatico, 02 di 02

Fawzia Tobgui, Articolazione tra diritto e Stato nel sistema politico di Proudhon

Hervé Trinquier, Pierre-Joseph Proudhon, padre dell'anarchismo?

Édouard Jourdain, Proudhon, Carl Schmitt e la sinistra radicale, 01 di 02

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Published by Ario Libert - in Classici Libertari
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  • : La Tradizione Libertaria
  • La Tradizione Libertaria
  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
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