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31 gennaio 2015 6 31 /01 /gennaio /2015 06:00

Cronstadt e l'Opposizione operaia

 
Chliapnikov e Kollontai denunciano l'isolamento del partito
 
[...]
 
Chliapnikov passa in seguito alle nomine d'ufficio che il Comitato centrale estendeva sempre più a tutti gli ingranaggi del Partito, dei soviet e dei sindacati, sostituendosi così ai comitati locali e regionali e, naturalmente, alle organizzazioni di base:
 

I metodi di lavoro del Partito hanno bisogno anch'essi di essere modificati da cima a fondo. Bisogna farla finita con la direzione unipersonale, con la tendenza di porre tutto nelle mani dei delegati del centro designati dal Comitato centrale e investito di pieni poteri (...). Il C. C. non è mai venuto in aiuto agli organismi locali, non si è mai preoccupato di educare i loro militanti. Le cose non possono continuare ad andare così come vanno in questo momento: non è possibile fare affidamento unicamente su dei delegati del centro designati d'ufficio. Questo modo di procedere porta al fatto che tutte le alte sfere del Partito e dell'amministrazione sovietica, sono sempre gli stessi, poco numerosi, sovraccaricati di compiti e privi di energia che si cambia da un posto all'altro. Si parla molto di mettere a profitto l'esperienza delle organizzazioni locali, ma si fa molto poco in questo senso.

 

Chliapnikov concluderà indicando in quale modo lui e i suoi militanti dell'Opposizione operaia intendono la disciplina e l'unità del Partito:

 

Consideriamo come necessarie la disciplina e l'unità del Partito; ma non vogliamo che i legami (tra la base e il centro) siano di natura semplicemente formali, ma tornino ad essere ciò che erano un tempo, la disciplina e l'unità del Partito; ma vogliamo che i rapporti (tra la base e il centro) non siano semplicemente puramente formali, ma ridivengano ciò che un tempo erano, dei rapporti organici... Quando visitiamo le fabbriche e quando riceviamo i delegati sindacali da tutte le parti del paese, ne capiamo le necessità: ma non cediamo al panico e non ci precipitiamo, come molti compagni che perdono la testa, nell'ufficio di Vladimir Illich: proponiamo (a coloro che si rivolgono a noi) delle misure pratiche per risanare i nostri ranghi e far passare una corrente di aria fresca nei nostri rapporti (con la base). Se volete taglaire con le masse, se volete rompere con l'elemento rivoluzionario, continuate ad agire come state facendo e come avete fatto sino ad ora. Aggiungeteci la caccia all'Opposizione operaia e le insinuazioni di ogni genere. Riteniamo che volgere la schiena all'elemento proletario, che i contro-rivoluzionari cercano oggi di sfruttare contro di noi, significhi perdere la partita. Non dobbiamo bendarci gli occhi davanti al movimento spontaneo  che ha dilaga in questo momento nell'intera Russia; dobbiamo al contrario studiarne le cause e forse scopriremo che i responsabili di questo movimento, sono i nostri organismi centrali e i loro metodi.

 

Dopo questo discorso dove, durante il quarto d'ora di cui disponeva, Chliapnikov difese il programma della Opposizione operaia illustrandone con fatti precisi le critiche da essa formulate, si ascoltarono un certo numero di oratori (Ossinski, Sovnoski, Milonov, Riazanov, Perepechko, Minine, Rafaïl) e la parola fu data a  Alexandra Kollontai. Essa attirò subito l'attenzione del Congresso sui mezzi posti in opera per imgannare il Partito:

 

Sulla copertina del mio libello, La Opposizione operaia, edita dalle Edizioni di Stato, è indicato che esso esso è stato stampato in 1.500.000 di copie, da cui risulta che avrebbe beneficiato di una diffusione più vasta di qualsiasi altro libello ufficiale. In realtà . In realtà la sua tiratura è stata di 1.500 copie e ottenute anche con grande faticaSi sono semplicemente aggiunti tre zeri...

 

Dopo questa... messa a punto, Alexandra Kollontaï risponderà a Riazanov che, nel suo intervento, le aveva rimproverato di aver scritto nel suo libello che "gli operai conducono in Russia un'esistenza scandalosamente miserabile":

 

Tutti i militanti che sono in contatto con la massa conoscono le condizioni orribili in cui si trovano i nostri compagni operai. Nasconderlo è impossibile; si deve al contrario mettere questo male a nudo e mostrare che sino ad ora vi si è data poca attenzione; assorbiti da pesanti compiti, non ci siamo occupati sufficientemente su questo fondamentale problema, e cioè, il miglioramento delle condizioni d'esistenza degli operai in correlazione con il restauro della nsotra economia nazionale.

 

E Alexandra Kollontai se la prenderà con il rapporto fatto la vigilia da Lenin a nome del C. C. Gli rimprovererà di essesi mostrato poco prolisso sui gravi avvenimenti in corso:

 

Dirò senza indugi che malgrado tutto ciò che ognuno di noi prova per Vladimir Ilich – e penso che ognuno di noi in fondo al suo cuore ha per lui un sentimento unico - non si deve nascondere che il rapporto che egli ha presentato ieri ha soddisfatto poche persone. E anche se questo non è stato espresso (a questa tribuna), i compagni qui presenti aspettavano certamente da lui ben altro che avrebbe apportato una risposta agli avvenimenti che si svolgono nella nostra Russia sovietica, nella nostra Russia laboriosa: avvenimenti pesanti di conseguenze. Ci aspettavamo cge di fronte alla più alta istanza del Partito, Vladimir Ilich, ne scoprisse e mostrasse la vera natura e ci dicesse quali misure il C. C. conta adottare per impedirne il ritorno. Vladimir Ilich ha eluso la questione di Kronstadt e quella delle agitazioni di Pietrogrado e di Mosca. A queste questioni egli non ha dato nessuna risposta. Lo farà forse nel suo discorso finale. Nessuno contesterà, e il C. C. stesso l'ha riconosciuto nelle sue mozioni, che stiamo attraversando una grave crisi. Se non fosse così, il C. C. non avrebbe portato la questione di fronte al Congresso (…). Cosa ha determinato questa crisi? Da una parte, delle cause esterne (delle difficoltà che, in gran numero, sono sorte davanti a noi) e dall'altra delle cause interne, in primo luogo, il cambiamento constatao nella composizione sociale del nostro Partito. Nessuno sospetterà il compagno Smilga di essere un sostenitore dell'Opposizione operaia eppure se è dovuto che quest'ultima, per quanto "pugacevista" essa sia, abbia tenuto il linguaggio che ci ha appena fatto ascoltare questo compagno. Ci ha detto che il tipo del vecchio militante è scomparso e che abbiamo ora dei governanti e dei governati, gli uni in alto, gli altri in basso, e ci ha citato un mucchio di esempi, che non riprenderò, per appoggiare la sua critica spietata della situazione che si è creata all'interno del Partito.

 

Alexandra Kollontaï parlerà dell'epurazione del Partito e soprattutto in caso di non gradimento, del trasferimento in regioni remote, dei militanti che non condividono mil modo di vedere del C. C.:

 

L'essenziale è che il Partito abbia gli occhi ben aperti su questa crisi e che riconosca che un mucchio di elementi che ci sono estranei si sono intrufolati tra noi; che riconosca anche che le decisioni prese per quel che concerne l'epurazione dal Partito restano sulla carta e non sono applicate. Vorrei inoltre chiedere al C. C. perché non è stato dato seguito sinora alla decisione del VIII Congresso di epurare il Parti? Perché anche la decisione della Conferenza di settembre (1920) che ordinava che fosse posta fine all'invio nelle regioni remote di compagni che hanno un'opinione diversa da quella del C. C. è rimasta lettera morta? Ora sappiamo che dietro il sipario i compagni sono presi di mira e classificati in due categorie: quelli che si devono lasciare al loro posto e quelli che si devono inviare lontani dalle masse sulle queli essi hanno un'influenza.

 

Alexandra Kollontai giustificherà in seguito con degli esempi la proposta della Opposizione operaia di far controllare i dipartimenti economici da un Congresso dei produttori i cui delegati sarebbero stati designati dai sindacati d'industria. Aggiungerà inoltre:

 

Il compagno Lenin ha dichiarato che non abbiamo saputo prevedere in tempo, voluto la crisi e quella del combustibile. Ma è con ragione che le operaie ci rispondono, quando riportiamo loro queste informazioni: "A cosa serve essere il governo se non sapete analizzare la situazione politica, se non sapete risolvere le questioni economiche e se sapete valutare così poco le nostre riserve di combustibile che due o tre pertubazioni nei trasporti bastano a provocare una crisi di quest'ampiezza?".

 

Prima di concludere, Alexandra Kollontai denuncerà una volta ancora la burocrazia e insisterà sulla necessità, per il C. C., di appoggiarsi sull'iniziativa delle masse:

 

Pongo di nuovo la questione al C. C.: Cosa ha fatto per creare delle condizioni che permettano alle masse di dar libero corso alle loro iniziative? Ad ogni Congresso, ad ogni conferenza del Partito, si parla di questa iniziativa e si votano delle risoluzioni. Alla Conferenza di settembre, il compagno Zinovev si è fatto in quattro per fare l'apologia di questa iniziativa. Ma cosa ha fatto il C. C. per concretizzarla nel paese, per facilitarla non soltanto nelel masse, ma presso i militanti del Partito? Avete, compagni del C. C., chiarito questa questione sulla stampa, inviato delle istruzioni, delle circolari che sottolineassero l'urgenza delle decisioni in tal senso? In questo campo, nulla è stato fatto, tranne alcuni articoli ufficiali che non menzionano la minima pratica in grado di dare alle masse la possibilità di manifestare la loro iniziativa.

 

E Alexandra Kollontai terminando mostrerà la sfiducia nutrita da parte del C. C. nei confronti delle masse:

 

La disgrazia è che sentiamo una sfiducia che non non auspichiamo nei confronti delle masse, e che sentiamo anche che quest'ultime si allontanano da noi. Nelle riunioni, non appena si parla di un comunista che ha la fiducia delle masse, è per sentir dire che quest'ultimo non ha nulla del comunista, che non è come gli altri, il che spiega la fiducia operaia di cui gode. Ciò dimostra che in Russia i comunisti sono una cosa e che la massa è un'altra.

 

La replica di Lenin non si farà aspettare. Dopo l'intervento di Iarolavski che, alla tribuna, succederà ad Alexandra Kollontai, Lenin prenderà la parola per rispondere ai rappresentanti dell'Opposizione operaia. Daremo l'essenza del suo discorso che, con le decisioni che prenderà, peserà pesantemente sull'evoluzione della vita interna del Partito e, in tempi più lunghi, sulla sorte delle popolazioni operaie e contadine soggette al suo controllo.

 

Marcel Body

 

[Traduzione di Ario Libert]


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Cronstadt et l'opposition ouvrière

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Published by Ario Libert - in Fascismo rosso
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