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2 febbraio 2010 2 02 /02 /febbraio /2010 17:40
Maggio 68: l'inizio di una lotta prolungata?
68--13mai1968.jpg13 maggio 1968


di Hélène Hernandez


68-intox_050.jpgTra marzo e giugno, Le Monde Libertaire ha dedicato da una a due pagine ogni settimana a delle testimonianze degli attori del maggio 68. Che essi fossero famosi o sconosciuti poco importa, degli individui hanno voluto affidare i loro percorsi alle colonne del giornale oppure alle frequenze di Radio-Libertaire. Non abbiamo fatto che dare la parola a coloro che non si riconoscevano nella "Generazione 68" quella di quegli autoritari del PCF e dei suoi accoliti (UNEF, UEC) ma che formarono, insieme ad altri, alcuni milioni di lavoratori, di liceali, di studenti in sciopero con la speranza di cambiare la vita.

 

68aff_capital.jpgMAGGIO 68, dieci milioni di individui in sciopero: studenti, liceali, contadini, lavoratori, giovani, donne, immigrati... Dieci milioni di individui in sciopero allo stesso tempo, la Francia paralizzata, i poteri politici, istituzionali, sindacali contestati ed indeboliti. La forza di milioni di individui pronta a distruggere tutto per tutto reinventare. Non soltanto, migliaia di studenti hanno fatto l'esperienza, per la prima volta, della lotta di classe a fianco degli operai, come testimoniano ancora i manifesti dell'Atelier populaire de l'Ecole des beaux-arts  [Laboratorio popolare della Scuola di belle arti] di Parigi, ma altri strati della popolazione come i contadini, per lo meno la sua parte attiva, hanno potuto ritrovare l'azione comune e la solidarietà con la classe operaia. Una simbiosi rara che lascia delle tracce.


68aff_presse.jpgCiò che fu nuovo nel 1968, fu il campo rivendicativo molto ampio della popolazione. Non si trattava più di sempiterne rivendicazioni concernenti gli aumenti salariali o la riduzione del tempo di lavoro, ma di una rivolta, di una rivoluzione per alcuni, per cambiare la vita! È la volontà di modificare la vita quotidiana che si afferma come posta politica, di trasformare le relazioni tra gli individui, compresi e soprattutto le relazioni di potere. La gioventù, tanto operaia quanto studentesca, rivendica la sua dignità, quella di essere riconosciuta, quella della sua responsabilizzazione sociale nel momento in cui lo sviluppo economico gli apre un mercato di consumo che l'autorità morale, portata dai genitori e la scuola, gli proibiscono.

l_an_01.jpgNon può, allora, per esistere, che rimettere in causa il potere, i poteri. E se lo permette! In primo luogo, sorge un altro modo di comunicazione. La parola si libera, piccante, irriverente, spesso derisoria, si affranca dalla verticalità: l'informazione non può che circolare verso il basso come nelle nostre società autoritarie o dal basso verso l'alto come in quelle rivendicate dai "rivoluzionari" di ogni genere (trotskisti, maoisti, d'altronde autoritari)? Ma sì, certo, ed ognuno reinventa, rivivifica i circuiti orizzontali. Quale forza sovversiva! È l'Anno 01 di Gébé: Aprite gli occhi, spegnete la tele. Quei dieci anni di gaullismo, quella guerra d'Algeria mal digerita, quella del Vietnam, non potevano allora che andare a pezzi. Disegno di Wolinski edito in L'Enragé, anche il Partito comunista ne farà le spese. È la fine dei mandarini, di tutti i mandarini. La crisi dell'UEC e dell'UNEF uccide il "padre": il P.C.F. è liquidato come partito dominante.
188.gifUno spazio di libertà si apre allora, spazio di libertà che il movimento anarchico non ha saputo afferrare... Una volta soppresse queste catene- non dimentichiamo quelle della sessualità, che cominciarono a cedere sin dal 1967 durante l'occupazione della cada delle ragazze, alla Cité-U di Naterre- l'individuo poteva rinascere. Non l'individuo egoista degli anni grigi, ma l'individuo autonomo che si diluisce nel collettivo. Per la sua volontà e la sua capacità a rompere la monotonia ed il conformismo, il movimento affascina, tanto più che permette ad ognuno di essere protagonista, che gli riconosce il diritto alla parola. Le nozioni e funzioni di partito e dell'Ufficio politico sono indebolite a profitto di quelle del movimento e dell'assemblea generale. Il piacere di rimettere in causa il principio di delega del potere e della parola, di rimettere in causa il potere ed il potere degli uomini è ampiamente condiviso [2].



1968-PCF_antianar.jpg

Un grande, quanto vergognoso,  documento storico dell'opportunismo e camaleontismo squisitamente stalinista, o se si preferisce riformista, sindacalista, socialdemocratico, ecc., è rappresentato dal celeberrimo quanto famigerato manifesto riportato qui sopra: "Il PCF contro le violenze. Di tutti i partiti d'opposizione al potere gollista che combatte da 10 anni. IL PARTITO COMUNISTA FRANCESE è stato il solo, SIN DALL'INIZIO, a denunciare pubblicamente le agitazioni, le provocazioni e le violenze dei gruppi di estrema sinistra, anarchici, maoisti o trotskysti, che fanno il gioco della reazione. VOTATE COMUNISTA".


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Di tutt'altro tenore questo manifesto di intonazione libertaria: "Né Dio né padroni. ATTENZIONE! Il movimento di sciopero spontaneo rischia di essere fermato da riforme emananti dai sindacati sclerotizzati e dai partiti politici di sinistra. RIFIUTIAMO IL PARLAMENTARISMO. Generalizziamo l'occupazione delle fabbriche con sequestro delle direzioni padronali. Formiamo dei comitati di sciopero di base. PREPARIAMO LA GESTIONE DIRETTA".
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114.gifQueste forme di organizzazione e di lotta, molto leggere ed aperte, permisero l'emergere di rivendicazioni nuove. Dei movimenti Specifici prenderanno forma, molto spesso a partire dal 1970-71, come prolungamento del 1968 in quanto alle rivendicazioni da sviluppare e da sostenere, ma anche om quanto allo spirito "festivo" e caloroso di ;aggio 68. Il diritto alla differenza si afferma e si amplifica nel corso delle lotte degli omosessuali o delle donne. La morale della Chiesa, ma anche quella della famiglia, sono decimate. Al di là delle lotte per essere padroni del loro corpo- (libertà e gratuità della contraccezione e dell'aborto, denuncia degli stupri, ecc.), le donne aprono il dibattito sul lavoro- domestico ed il patriarcato. La famiglia e le relazioni con i bambini si ritrovano profondamente modificati. L'espressione esplode sui muri sono forma di manifesti, di graffiti o di scritte, sulla stampa (con soprattutto l'apparizione di Charlie-hebdo) e rovescia i metodi pedagogici ed educativi: le scuole diventano miste, le ragazze hanno infine il diritto di portare i pantaloni e le tavole sono poste ad "U" o in cerchio per permettere degli scambi più egualitari.

68-Lenrage_N7.jpgLa messa in causa del potere si estende sino all'esercito; i soldati si organizzano in comitati e l'obiezione di coscienza trova uno statuto. Cambiare la vita si traduce anche con vivere meglio: rifiuto di costruire delle centrali nucleari, creazione di reti di distribuzione di prodotti alimentari biologici, lotta contro i coloranti, ricerca di un'altra relazione  tra curanti e curati allo scopo di diventare padroni della propria salute, movimenti antipsichiatrici ed anticarcerari... Il sindacalismo si apre allora alla vita quotidiana e non più soltanto a ciò che accade nell'impresa; le unioni locali interprofessionali appaiono come un vivaio che rilega l'impresa ai diversi aspetti della vita quotidiana (sessualità, famiglia, educazione, trasporto, mensa, urbanizzazione, ecc.). Risorge la nozione di autogestione, ma dissimulando l'ambiguità tra cogestione e gestione diretta: avrebbe meritato di essere esplicitata, allora, per chiarire i dibattiti sindacali. Le immersioni di Maggio 68, anche se non approderanno del tutto, anche se lasciano molte tracce o anche se furono recuperati, dimostrano bene l'aspirazione a privilegiare le rivendicazioni qualitave su quelle quantitative. Ed è perché si tratta di cambiare la vita, dunque di fare la rivoluzione, che Maggio 68 fu un pericolo per i poteri costituiti.

68_nonburaucr.jpgEssi sparirono temporaneamente di fronte alla marea contestataria, sotto i lanci di pietre e di fronte alle barricate di reciproco aiuto e di solidarietà. Ma ripresero tutti il loro ruolo, alla fine, appena intaccati: il governo lasciando la polizia, mobilitando l'esercito ed offrendo il regale premio dell'urna, il Partito comunista francese "solo" partito della classe operaia opponendosi ad ogni saldamento possibile tra operai e studenti affinché le velleità di lotte insieme (già sensibili negli anni precedenti) non vengano a sostituire gli scioperi stagionali concertati, i "socializzati di buona tinta" che convocano Charlétiy allo scopo di ritrovare fiato per la loro crisi, la sequela di organizzazioni di estrema sinistra incapaci di federare queste esperienze, i sindacati che stravolgono le parole d'ordine verso degli aumenti di salari lasciati, la CGT sempre sotto la tutela del PCF, la CFDT barcamenandosi con il movimento ed accettando l'autogestione rafforzando e centralizzando i suo apparato, il patronato che sembrerà cedere con i "capetti" lasciando introdurre la sezione sindacale nell'impresa ma che riconquisterà questo poco di spazio lasciato ai lavoratori con tutti i mezzi di integrazione all'impresa. Ogni istituzione contribuirà a far uscirà il paese dalla crisi politica, sociale e culturale per porlo sulla strada della democrazia borghese e consensuale: gli accordi di Grenelle svenderanno il qualitativo per il quantitativo.


68-Lenrage_N3.jpg Altri paesi, altri continenti conobbero, dal 1964 (Berkeley negli Stati Uniti) all'ottobre 1968 (Italia), dei movimenti sociali contestatari di grande ampiezza, delle scosse furono conosciute tardivamente... Di fatto, a parte qualche eccezione, i movimenti non si influenzarono direttamente, anche se il fermento rivoluzionario si appoggiava su degli elementi comuni o simili: la radicalizzazione intorno alla lotta contro la guerra del Vietnam o la ricerca di un più grande controllo della propria vita. Il vecchio mondo fu scosso, ma senza la congiunzione di tutti questi eventi, poté resistere ed assimilare.

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Al di là dei nuovi valori, dei nuovi modi di pensare, persistono nel movimento operaio, delle risorgenze di forme di organizzazione e di lotta. Dei movimenti si sviluppano per l'affermazione della dignità di ogni individuo, come nei ghetti neri del Sud Africa e si organizzano secondo dei principi dell'azione diretta e del rifiuto di delega al potere (Solidarnosc) o in organizzazioni anarcosindacaliste (marinai e scaricatori di GIbilterra, COR in Brasile), in tutta indipendenza di fronte al potere politico (SMOT in URSS) o al di fuori di ogni struttura sindacale riconosciuta (COBAS in Italia). Compresi, in Francia, le velleità di rivendicazioni uniformi, come a SNECMA e presso Chausson, in cui il lancio di monete da 20 centesimi verso il grugno dei capi e dei padroni in risposta ad un aumento salariale di 0,20F dà speranza, di fronte al marasma politico, di un nuovo spazio da conquistare.


Hélène Hernandez Groupe Pierre Besnard 1988



[Traduzione di Ario Libert]


LINK:
Mai 68: le début d'une lutte prolongée?

LINK pertinenti:
Maurice Joyeux, Mai 68: sous les plis du drapeau noir

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Published by Ario Libert - in Eventi libertari
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