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19 luglio 2012 4 19 /07 /luglio /2012 05:00
La contro-rivoluzione "comunista"
la Ceka in Spagna nel 1937  

poum-jsu.jpg

Sopra, un osceno manifesto di denuncia della gioventù comunista nei confronti del POUM, descritto graficamente come un rospaccio verde al servizio del nazismo. Il gigante proletario, alla cui causa i partiti comunisti di tutto il mondo si adoperano, però vigila scaraventandolo su di un muro, su cui capeggia la scritta rossa Frente Popular" facendogli sprizzare sangue a forma di svastiche rosse, l'evento provoca il tipico suono onomatopeico (poum!) dei fumetti francofoni per indicare un forte urto. Erano anche molto spiritosi gli stalinisti, mica soltanto dei luridi criminali e basta. I loro fratelli-concorrenti socialdemocratici, invece si contraddistingueranno per l'immobilismo perfetto, il rispetto della volontà degli stati "democratici" Inghilterra e Francia in testa, senza dimenticare gli Usa, [Nota del traduttore A. L.].

 

 

La Ceka, polizia politica comunista, fu istituita nel novembre del 1917 dal potere bolscevico russo allo scopo di annientare ogni rivolta contro i nuovi dittatori. Soppressa con questo nome nel 1922, continuò comunque ad esistere e fece molto parlare di sé in Spagna, durante la guerra civile, per i suoi arresti, assassinii e torture di militanti rivoluzionari. Il partito comunista spagnolo, piccola organizzazione dai magri effettivi prima del 1936, approfittò dell'aiuto militare sovietico per svilupparsi ed investire gli ingranaggi dello Stato rinascente. 

Agli ordini dell'Internazionale comunista, i suoi servitori volevano ad ogni costo evitare la rivoluzione sociale per servire gli interessi dell'URSS, desiderosa di concludere con il governo britannico un'alleanza militare. Da quel momento in poi, si trattava di "difendere la democrazia" e per questo l'eliminazione degli anarchici della C.N.T.-F.A.I e dei marxisti del P.O.U.M. era più importante della vittoria sui fascisti. Già nel marzo ed aprile del 1937, degli arresti di anarchici a Bilbao e dei tentativi di disarmare gli elementi gli elementi rivoluzionari ebbero luogo.

Tentativi che si saldarono il 27 aprile con degli scontri armati tra anarchici e comunisti in Catalogna. Ma è dopo gli avvenimenti di Barcellona (inizi maggio 1937), in cui la battaglia si scatenò tra forze popolari e guardie d'assalto governative appoggiate dai comunisti, che la repressione cekista si instaurò con la nomina di un comunista come capo della polizia di Barcellona. 

Le prime vittime saranno i membri del P.O.U.M.: Andres Nin, vecchio ministro della Giustizia nel governo catalano e segretario generale di questo movimento, accusato di essere una spia fascista, fu arrestato, trasferito a Madrid ed assassinato. Altri seguirono, anarchici o militanti dell'ala sinistra della U. G. T.; citiamo come esempio i compagni Berneri, Barbieri, Aris, Rua...  

La Spagna antifascista n° 7 del 30 novembre 1937, descriveva così la Ceka: " Quest'organizzazione poliziesca clandestina ha come scopo l'eliminazione, con tutti i mezzi, i nemici della nefasta politica moscovita; ed i suoi nemici, beninteso, non vanno cercati tra i fascisti, ma presso i rivoluzionari nemici di tutte le dittature. Ha acquisito una potenza straordinaria, tanto più che essa gode ancora oggi dell'impunità totale, soprattutto della protezione della polizia ufficiale, il cui rappresentante a Barcellona è il signor Burillo, membro del Partito, che ha avuto delle pesanti responsabilità nella caduta di Toledo. Il suo stato maggiore si trova al Consolato stesso dell'URSS sotto gli ordini del Console Antonov Ovsenko. Posto immediatamente sotto gli ordini del Console, il capo della Ceka a Barcellona è un certo Alfred Herz, aiutato da uno chiamato Hermann (e da) alcuni agenti della polizia ufficiale (... ). 

Questo servizio è certamente molto meglio organizzato della polizia del Governo. Essa possiede uno schedario completo (che potrebbe servire da modello a quello dello Stato) al quale è aggiunta una lista nera dei personaggi più pericolosi per la cattiva causa del Partito Comunista". 
Il testo che segue è composto da estratti del resoconto redatto da una missione informativa (che ebbe luogo a fine novembre 1937), diretta, tra gli altri, dal deputato scozzese Mac Govern (membro dell'Independent Labour Party, scissione di estrema sinistra del Partito Laburista Britannico).
L'integralità del resoconto è stato tradotto e pubblicato in "La Révolution prolétarienne" del 25 gennaio 1938 con il titolo "Il terrore comunista in Spagna".
Che queste poche righe possano imprimersi nelle nostre memorie e servirci per il futuro.

Gruppo Sacco-Vanzetti (Dicembre 1976).

 

 

Alla Prigione modello

 

La domenica 28 novembre, andammo alla Prigione modello di Barcellona, e presentammo le nostre autorizzazioni al direttore della prigione degli uomini. Egli fu molto cortese e ci condusse dal medico della prigione. Ci informarono che vi erano in questa prigione 1.500 detenuti, di cui 500 antifascisti, 500 fascisti e 500 delinquenti di diritto comune.

Era domenica, e l'ora delle visite, così ci trovammo in presenza di 5-600 visitatori che chiedevano di entrare allo scopo di visitare i loro amici. Come era giusto, era l'ala sinistra della prigione che era attribuita ai prigionieri di sinistra!


ceka-carcel-modelo_1936.jpgLa Prigione modello di Barcellona nel 1936


Entrammo in una grande sala attraverso un'immensa porta di ferro di 6 metri di larghezza per 3,5 metri di altezza. I prigionieri avevano saputo che stavamo venendo e ci diedero una calda accoglienza. La difficoltà riguardava chi ci avrebbe parlato per primo delle brutalità che aveva subito da parte della Ceka, prima di entrare in questa prigione.

Un prigioniero italiano ci fece una notevole descrizione delle torture che gli erano state inflitte in una cella sotterranea. Fu legato al muro, le mani sopra la testa, con due guardie ai lati, baionetta inastata, mentre un giovane ufficiale della Ceka reggeva dei fogli con la mano sinistra e con la destra un revolver puntato al petto.

L'ufficiale della Ceka lo sottopose ad un interrogatorio di terzo grado sostenendo che aveva dei falsi documenti, ingiungendolo a dire dove alcuni suoi compagni potevano essere trovati, minacciandolo di ucciderlo e di gettare il corpo in una fogna che passava nella cella. Quest'italiano fu sottoposto a questa tortura, per circa 5-6 ore, prima di essere trasferito alla Prigione modello.

ceka-carcel-modelo_interno1937.jpgL'interno della Prigione modello nel 1937 danneggiati dai bombardamenti fascisti


Challaye e io interrogammo anche un Francese, che era appartenuto in precedenza all'esercito francese, e che aveva abbandonato la sua posizione per venire in Spagna a combattere il fascismo. Era stato nominato ufficiale nell'esercito spagnolo governativo e aveva combattuto sul fronte di Madrid per più di cinque mesi. Il solo motivo per il quale si trovava nella Prigione modello, era perché aveva ammesso francamente la sua opinione sul Comintern e i metodi della Ceka. Mi diede l'impressione di un uomo splendido.

Considerava come un oltraggio orribile essere stato posto in prigione per più di 4 mesi; insisteva su di ciò: "Che mi si faccia un processo se ho commesso qualche colpa; altrimenti che mi si restituisca la libertà!". Vi era anche un buon numero di quei prigionieri che erano stati feriti durante i combattimenti contro Franco, e tuttavia li si deteneva in prigione con il pretesto che erano stati degli alleati di Franco!

La nostra delegazione fu specialmente ben accolta dai prigionieri del P.O.U.M., e trascorremmo un'ora nella cella di Gironella. Molti prigionieri erano d'altronde incarcerati in questa stessa cella. Era una vera Internazionale di prigionieri di questa prigione.

Ve ne erano della Francia, della Grecia, della Germania, d'Italia, dell'Austria, del Belgio, dell'Olanda, della Svizzera e dell'America  tanti quanti della Spagna. Tutti questi prigionieri ci sollecitarono di far conoscere le brutalità della Ceka, con le sue torture, il suo terzo grado e i suoi omicidi dei militanti combattenti in Spagna.

Quando decidemmo di lasciare l'ala antifascista della prigione, vi fu un'affluenza spontanea di tutti verso la porta. I prigionieri cantarono due inni della C.N.T., poi l'Internazionale, e terminarono con degli "evviva" all'indirizzo della C.N.T., della F.A.I. e del P.O.U.M.

Il delegato dell'I.L.P. fu soprattutto oggetto di riconoscenza internazionale; infine vi furono delle grida di Abbasso la Ceca del Comintern! e nei suoi confronti violenti fischi. Era una cosa molto commovente quella dei 500 prigionieri antifascisti, la maggior parte giovani, che riempivano le gallerie, le scale e la grande sala, il pugno chiuso, gli occhi lucidi, la testa alta in un atteggiamento di sfida.

L'ultima cosa che vedemmo furono centinaia di uomini che applaudivano, dall'altra parte dell'immensa porta di ferro. Questa porta di ferro era per noi come il simbolo della Ceca del Comintern. È con metodi simili che essa intende sopprimere il movimento rivoluzionario in Spagna allo scopo di sostituire alla parola d'ordine "Potere operaio" quella di "Democrazia borghese".

L'Internazionale comunista e la sua organizzazione di assassini stanno facendo nascere contro di loro un odio formidabile. Un giorno, la tempesta scoppierà e distruggerà il loro orribile gangsterismo. Sarà un disastro per tutti coloro che vi avranno partecipato... [...]. 

 

Alla prigione segreta della Ceca


La nostra ultima visita fu per la prigione segreta della Ceca in piazza Junta: Adraine Bonanova. Eravamo stati avvisati dell'esistenza di questa prigione da diversi fidati compagni [...]. Saliti tutti i gradini che portano alla prigione, trovammo la strada sbarrata da due guardie, armati di fucili e baionetta inastata.

Presentammo la nostra autorizzazione del direttore delle prigioni e del ministro della Giustizia per visitare le prigioni e un messaggio fu inviato all'interno. Allora un ufficiale, che osservò le nostre autorizzazioni con un disprezzo evidente ci informò che non riceveva ordini dal direttore delle prigioni o dal ministro della Giustizia, perché non erano i suoi superiori.

Gli chiedemmo chi era il suo superiore, e ci diede un indirizzo, quello del quartier generale della Ceca. Il suo rifiuto di permetterci di visitare la prigione e i prigionieri era totale e definitivo [...]. Andammo dunque al quartier generale della Ceca, Puerta del Angel 24.

Entrammo in un cortile e attraverso un corridoio nella stanza interna che aveva l'aspetto di un luogo di detenzione. Notammo che c'era sul tavolo un gran numero di libri di propaganda russi e giornali comunisti, e nessun altro genere di libri o di giornali. Dopo poco, un giovane entrò, e ci chiese cosa volevamo. Non ci nascose che sapeva chi fossimo, e che la si era avvertita, dalla prigione, che stavamo per arrivare. Prese i documenti che ci autorizzavano a visitare le prigioni.

In seguito apparvero due giovani di cui né l'uno né l'altro erano spagnoli. Il nostro interprete che conosce un gran numero di lingue e di paesi fu convinto dal loro accento che uno erano Russo e l'altro tedesco.

Il Russo ci informò che non potevamo né vedere l'interno della prigione né parlare con i prigionieri. Risposi che avevamo le autorizzazioni del direttore delle prigioni e del ministro della Giustizia e chiedemmo se il nostro interlocutore era più potente del governo, aggiungendo che se ci si rifiutava l'ingresso, saremmo stati obbligati, giustamente, di trarne le debite conclusioni.

 

ceka2.jpg

Corpi di membri delle Gioventù Libertarie [Juventudes Libertarias] a Sanz (Barcellone). Assassinati dai comunisti nel maggio 1937.

 

 

ceka-giornale-murale-fai-1937.jpg

Giornale murale delle Gioventù Libertarie di Barcellona edito il 15 maggio 1937. Alcune rubriche chiedono delle spiegazioni: "Continuano ad assassinare i nostri compagni"; "Martinez scomparso"; "Miro in prigione".

 

 

John Mac Govern



[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:

 La contre-révolution "communiste": la Tchéka en Espagne 1937 

 

LINK pertinenti alla tematica "Fascismo rosso":

Felix Damon, Lettera dalla Prigione modello di Barcellona, 23 aprile 1938

Cinema libertario. 1936 - 1939, Il cinema durante la rivoluzione spagnola. Né Hollywood, né Mosca!
La vera storia delle Olimpiadi popolari di Spagna del 1936
La guerra dei socialismi
La rivoluzione di novembre
Resistenze anarchiche in URSS negli anni 20 e 30
La Makhnovishina
La rivoluzione spartachista

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Published by Ario Libert - in Fascismo rosso
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