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27 novembre 2012 2 27 /11 /novembre /2012 06:00

I lavoratori contro i bolscevichi

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Nota di lettura di Adam Buick in Socialist standard luglio 2008 del libro The Russian Revolution in Retrait, 1920-24. Soviet workers and the new communiste elite, di Simon Pirani. (Routledge, Londres, 2008).

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Una delle conseguenze della caduta del capitalismo di Stato in URSS all'inizio degli anni 90 è stata l'apertura degli archivi dell'antico regime, compresi quelli della sua polizia segreta. Questo libro è uno studio appassionante, basata sui resoconti delle riunioni dei soviet e dei consigli di fabbrica ed anche sui rapporti di polizia, della lotta condotta dai lavoratori nel periodo 1920-24 per difendere  i loro interessi sotto, e a volte contro, il governo bolscevico. Pirani descrive anche gli inizi dell'evoluzione dei membri del partito bolscevico come nuova classe privilegiata.

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Nel 1920 e 1921, durante la guerra civile e le sue immediate ripercussioni, le condizioni di vita in Russia erano molto difficoltose. I lavoratori erano pagati in natura ma le loro razioni arrivavano spesso in ritardo e erano a volte ridotte. da qui le proteste e gli scioperi, che il governo bolscevico era pronto a tollerare purché fossero puramente economici  che essi non contestassero il suo potere. Il governo era particolarmente nervoso nel 1921, al tempo della rivolta di Kronstadt, le cui rivendicazioni per delle elezioni libere ai soviet e un rilassamento della proibizione del commercio privato riscuotevano le simpatie di numerosi lavoratori. Di fatto, durante le elezioni (che erano un po' libere) ai soviet quell'anno, i membri di altri partiti (menscevichi, socialrivoluzionari, anarchici) e dei militanti senza partito progredirono a spese dei bolscevichi. Pirani concentra la sua attenzione su questi "senza partito" che sembrano essere stati dei militanti di fabbrica che volevano dedicarsi alle questioni economiche, ma con una comprensione sottile del rapporti di forze e di ciò che poteva essere ottenuto dal governo.

Nel 1923 il governo soppresse le altre parti, con i loro militanti nelle fabbriche che non potevano più né presentarsi alle elezioni né agire apertamente. Pirani commenta: "nessuna organizzazione non comunista aveva ancora agito apertamente a Mosca prima della fine del periodo sovietico". I senza partito sopravvivessero qualche tempo mentre i bolscevichi tentavano di attirarli al loro partito. L'opposizione politica che sussisteva era limitata ai bolscevichi dissidenti, dentro e all'esterno del partito, qualcuno di loro adottò una posizione filo lavoratori per quel che concernevano i salari e le condizioni di lavoro, ma alla fine, anch'essi, furono perseguitati e sono andati a raggiungere i membri degli altri partiti politici nei campi di lavoro dell'Asia centrale e della Siberia.

La posizione di Lenin era tipica di quella che egli aveva adottato 20 anni prima nel suo celebre libello Che fare?: non ci si può affidare ai lavoratori per conoscere i loro propri interessi e la determinazione di questi interessi deve essere affidata ad una elite intellettuale d'avanguardia. Pirani riassume così una parte del discorso di Lenin al XI Congresso del Partito bolscevico nel 1921: "Lenin considerava che la classe operaia russa non poteva essere validamente considerata come proletaria. Spesso quando si dice'lavoratori', si pensa che ciò voglia dire proletario di fabbrica. Non è sicuramente il caso, egli diceva. Una classe operaia come Marx la descriveva non esisteva in Russia secondo Lenin. Ovunque si guardasse, i lavoratori delle fabbriche non erano dei proletari, ma diversi elementi di passaggio".

Pirani fa osservare che "la conseguenza pratica di questa posizione era che la presa di decisioni politiche dovrebbe essere concentrata tra le mani del partito". Questa distinzione tra la classe lavoratrice reale (nella quale non si può aver fiducia) e "il proletariato" (organizzato in un partito d'avanguardia cge sa meglio) è stata da allora trasmessa a tutti i gruppi leninisti ed è stata utilizzata allo scopo di giustificare la dittatura del partito sulla classe lavoratrice.

Il libro di Pirani merita di essere letto da tutti coloro che pensano, o che vogliono confutare, che lo Stato in Russia sotto i bolscevichi abbia potuto essere caratterizzato come "operaio". I lavoratori laggiù dovevano sempre tentare di difendere i loro salari e le loro condizioni di lavoro contro questo Stato, anche al tempo di Lenin e di Trotsky.

 


Adam Buick

 

 

[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:

Les travailleurs contre les Bolsceviks

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Published by Ario Libert - in Fascismo rosso
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