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23 maggio 2010 7 23 /05 /maggio /2010 19:32

Repin.-Arresto-e-perquisizione-di-un-populista.jpg

 

Karl Marx e il socialismo populista russo

arton477.png

 

 

Maximilien Rubel

  

I. Storia di una dimenticanza storica

 

Plekhanov.jpg
All'inizio degli anni 80 del XIX secolo, la colonia dei rivoluzionari russi rifugiata a Ginevra accolse nei suoi ranghi molte nuove reclute che avevano svolta la loro militanza iniziale nel primo movimento socialista  che conobbe la Russia degli zar: il populismo (narodnicestvo) [1]. (Quattro di questi nuovi arrivati saranno, alcuni anni più tardi, i pionieri della socialdemocrazia russa di orientamento marxista: Georgij Valentinovič Plechanov, Pavel Axelrod, L. Deutsch e Vera Zasulich [2].
 
Axelrod.gifPrima della loro conversione al Marxismo, essi erano appartenuti ad una delle organizzazioni illegali del movimento populista che, nel 1879, dopo il mancato attentato dell'istitutore A. Soloviev contro Alessandro II, si era scisso in due frazioni: il gruppo detto Frazione Nera (Tchnorny Perediel) e quello di Volontà del popolo (Narodnaia Volia). Unanimi sullo scopo da raggiungere- il loro programma era insomma la realizzazione del socialismo agrario sognato da tutti gli ideologi populisti, da Herzen a Cernyševkij ed a Lavrov - essi erano in disaccordo sui metodi di lotta da impiegarsi nella prospettiva di rovesciare il regime zarista.

Lev-Grigoriyevich-Deich--alias--Leo-Deutsch.gifMentre il primo gruppo voleva rimanere fedele alle tradizioni populiste intensificando la propaganda nei villaggi e rifiutando di dare alla loro andata verso il popolo un significato politico, il secondo proclamava la necessità di entrare nella lotta diretta sistematicamente condotta  contro l'autorità, per accelerarne l'affondamento e raggiungere così un obiettivo politico importante: la convocazione di un'assemblea costituente.

Vera-Zasulich.jpgI quattro emigrati si erano uniti alla frazione dello Tchony Perediel. Espatriando, non pensavano di mettersi al riparo delle persecuzioni poliziesche e rinunciare alla lotta rivoluzionaria e non era un caso se essi avevano scelto la città di Ginevra come luogo di incontro. Tranne Pavel Axelrod, nessuno di essi aveva ancora raggiunto la trentina. Essi provavano il bisogno di istruirsi e di conoscere il movimento socialista occidentale il cui teorico di genio aveva acquisito nei mezzi universitari russi una reputazione prodigiosa. È a Ginevra che si era formata la sezione russa dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori, sezione che, sin dal 1870, aveva incaricato Karl Marx di rappresentarla in seno al Consiglio generale di Londra. Certo, l'Internazionale aveva allora cessato di esistere, ma era noto che Marx continuava a intrattenere con gli ambienti rivoluzionari russi di Ginevra dei rapporti stretti e ad intervenire nelle polemiche tra i discepoli del defunto Bakunin ed i "marxisti".

Chernychevsky.jpgI giovani narodniki parteciparono attivamente alle discussioni tra i diversi gruppi in un'atmosfera di libertà che essi non avevano conosciuto prima di aver abbandonato la loro patria. Un solo problema turbava i loro spiriti nutriti delle idee e dell'idealismo di Chernychevski (il cui messaggio era loro giunto dalle più remote profondità della Siberia), di Lavrov, di Mikailovski e di Tkatchev: i destini della Russia. La lettura del Capitale-tradotto in russo sin dal 1872- la censura zarista avendone autorizzata la pubblicazione, "benché l'autore fosse un socialista convinto, il rigore scientifico dell'opera lo rende difficilmente accessibile al lettore comune"- doveva far vacillare le nazioni dell'Occidente sulla via verso il socialismo. Non era logico che essi attribuissero a se stessi questa frase della prefazione del Capitale destinata al lettore tedesco, scettico in quanto allla sorte riservata al suo paese dall'"ineluttabile necessità" dello sviluppo capitalista, frase che terminava con l'adagio latino: De te fabula narratur, è la tua storia che racconto? E, qualche riga oltre, Marx non intendeva la Russia quando affermava che "il paese più sviluppato industrialmente non fa che mostrare al paese meno sviluppato l'immagine dell'avvenire che lo aspettava?".  E più in là ancora, non è della Russia che si parlava quando, tra l'altro, si leggeva: "Ogni nazione può e deve andare alla scuola dagli altri. Anche quando una società ha scoperto la legge naturale, che presiede al suo movimento... non può  né superare con un salto né abolire con dei decreti le fasi del suo sviluppo; ma può abbreviare e alleviare le doglie del proprio parto"?
 
Lavrov.jpgI populisti si sentivano schiacciati sotto il peso del pesante apparato di ragionamenti scientifici con il quale Marx esponeva la legge bronzea dell'evoluzione sociale. Eppure,- la traduzione russa del Capitale non aveva come autori due narodniki di chiara fama, Nikolai-on, (pseudonimo di Nikolai Danielson); e Lopatin, noti per la loro incrollabile fede nel genio eccezionale del contadino russo? Non era noto, inoltre, che Piotr Lavrov, militante intrepido nel corso degli anni 1860-70 dell'organizzazione populista rivoluzionaria Zemlia i Volia (Terra e Libertà), autore anonimo delle Lettres historiques écrites en Sibérie, la cui influenza era stata profonda sull'intellighentia, viveva,  dopo aver preso la strada dell'esilio e collaborato ai progetti dell'insegnamento popolare elaborarti dalla Comune del 1871, in intimità di Marx e  di Engels, a Londra, dove dirigeva la rivista socialista Vperiod! (Avanti!) nel migliore spirito del narodnitchestvo [3]? E nella postfazione della seconda edizione del Capitale, così opprimente per ogni populista bruciante dal desiderio di vedere trionfare la sua causa, Marx non parlava di N. Chernychevski, apostolo e martire del populismo, come del "grande erudito e critico russo"?

Nikolai-Konstantinovich-Mikhailovsky.jpgNon è affatto improbabile che i nostri quattro narodniki siano espatriati con il solo pensiero di trovare, a Ginevra, una risposta definitiva a tutti questi interrogativi sconcertanti e che, una volta in questa città, essi abbiano preferito sollecitare Marx, per ricevere la soluzione del problema che era la loro ragione di vivere e di lottare: la Russia può seguire la propria via rivoluzionaria  differente da quella del mondo occidentale e del suo mostruoso sistema economico?

Marx.jpgIl 16 febbraio 1881, Vera Zasulic inoltrò, a nome del suo gruppo, una lettera a Karl Marx in cui ricordò, innanzitutto, la grande popolarità  di cui godeva il suo Capitale in Russia, i cui rari esemplari sfuggiti al sequestro erano "letti e riletti dalla maggior parte delle persone più o meno istruite [4]" di questo paese. "Ma, scriveva, quel che ignorate probabilmente è il ruolo che il vostro Capitale svolge nelle nostre discussioni sulla questione agraria in Russia e sulla nostra comune rurale". Le idee di Chernychevski, lungi dall'essere state dimenticate dopo la sua partenza per l'esilio, conobbero al contrario un successo crescente. In quanto al problema della comune rurale: la vita e la morte del "partito socialista" russo dipende dalla soluzione che gli si dà. Da questo modo di vedere o da un altro [5], su questa questione dipende anche il destino personale dei nostri socialisti rivoluzionari". È vera Zasulic a porre l'alternativa seguente in cui enuncia con una perfetta chiarezza e con il massimo di coincisione le prospettive teoriche dello sviluppo economico e sociale della Russia: "Delle due una: o questa comune rurale, affrancata dalle esigenze smisurate del fisco, dai pagamenti ai signori e dall'amministrazione arbitraria, è capace di svilupparsi sulla strada socialista, cioè ad organizzare a poco a poco la sua produzione e la sua distribuzione dei prodotti su basi collettivistiche. In questo caso il socialista rivoluzionario deve sacrificare tutte le sue forze all'affrancamento della comune ed al suo sviluppo.

Danielson.jpg"Se al contrario la comune è destinata a perire, non resta al socialista, in quanto tale, che dedicarsi ai calcoli più o meno malfondati per scoprire in quante decine d'anni la terra del contadino russo passerà dalle sue mani in quelle della borghesia, in quante centinaia di anni, forse, il capitalismo raggiungerà in Russia uno sviluppo simile a quello dell'Europa Occidentale. Dovranno allora fare la loro propaganda unicamente tra i lavoratori delle città che saranno continuamente diluiti nella massa dei contadini, la quale a seguito della dissoluzione della comune, sarà gettata sul lastrico delle grandi città alla ricerca del salario".

Das-Kapital.jpgLa lettera mette in seguito in gioco i Marxisti (sic!) che basando le proprie affermazioni sull'autorità del loro maestro, dichiarano che "la comune rurale è una forma arcaica che la storia, il socialismo scientifico, in una parola tutto quanto c'è di più indiscutibile, condannano a perire". Quando si obietta a questi sedicenti discepoli di Marx che quest'ultimo, in Il Capitale (tomo I), non tratta della questione agraria e non parla della Russia e che, di conseguenza, la condanna della comune contadina non potrebbe essere dedotta dalle teorie marxiane, la replica è la seguente: Marx l'avrebbe detto, se parlava del nostro paese. Terminando, Vera Zasulich chiede a Marx, con manifesta insistenza, di esporre, magari se non in modo dettagliato, almeno sotto  forma di lettera - che verrebbe pubblicata in Russia - le sue idee sul "possibile destino" della comune rurale e sulla "teoria della necessità storica per tutti i paesi del mondo di passare attraverso tutte le fasi della produzione capitalista".

Marx, ha risposto a questa lettera?

Marx-e-Lopatin.jpgTrenta anni trascorsero prima che questa domanda fosse posta per la prima volta: nel 1911, David Riazanov, ordinando le carte di Marx conservate da Paul Lafargue, scoprì diversi fogli in-ottavo pieni di una scrittura minuta, familiare al ricercatore sperimentato. Vi erano numerose cancellature, numerosi passaggi intercalati ed aggiunti, poi di nuovo cancellati. Riazanov comprese presto che si trattava di diverse brutte copie di una risposta scritta da marx alla lettera di Vera Zasulic del 16 febbraio 1881. Una di queste brutte copie reca la data 8 marzo 1881 e sembrava essere la risposta definitiva di Marx.

Spinto da una legittima curiosità, Riazanov scrisse innanzitutto a Plechanov per chiedergli se avesse conoscenza di una risposta di Marx alla lettera di Vera Zasulich. Plechanov gli rispose di non saperne nulla. Il risultato fu identico, quando Riazanov pose la stessa domanda a Vera Zasulich e, probabilmente anche a Pavel Axelrod. Nessuno degli antichi membri del Tchony Perediel si ricordava più se Marx aveva risposto alla loro domanda che, come diceva Vera Zasulic nella lettera che aveva indirizzato in nome dei suoi amici, era per essi "una questione di vita o di morte".

Ora, non è che dodici anni più tardi che l'enigma fu risolto, la lettera di Marx essendo stata ritrovata negli archivi di Pavel Axelrod, a Berlino [6].


Engels.jpgChe gli antichi narodniki e tra di essi la destinataria della lettera di Marx abbiano dimenticato in modo così definitivo il fatto che l'autore di Il Capitale aveva preso posizione nei confronti del narodnicestvo non può mancare di meravigliare. Così Riazanov si vede obbligato a riconoscere "che questa dimenticanza, proprio a causa del particolare interesse che una simile lettera doveva suscitare, possiede uno strano carattere ed offre probabilmente allo psicologo specialista uno degli esempi più notevoli dell'insufficienza straordinaria del meccanismo della nostra memoria [7].
 
Senza invadere il campo dello psicologo professionista, possiamo tuttavia formulare alcune ipotesi suscettibili di darci la chiave di un oblio che saremmo tentati di assimilare ad una cospirazione del silenzio.
  
Tkacev.jpgMa prima  di azzardare una di queste ipotesi, potremmo, in tutta logica, supporre che la risposta che Marx aveva inviato alla sua interrogatrice non aveva fatto che confermare le argomentazioni per mezzo delle quali i "marxisti" russi di Ginevra, forti dell'autorità del loro maestro, avevano demolito le tesi o piuttosto le illusioni dei populisti. Questi ultimi non avrebbero, di conseguenza, appreso nulla di nuovo nella lettera di Marx che, diamo alla nostra supposizione il massimo di verosimiglianza- si sarebbero attenuti alle teorie scientifiche generali sviluppate nella sua opera principale. Questa supposizione sembra tanto più legittima in quanto sapiamo che, due anni appena dopo l'invio della Lettera di Vera Zasulich, quest'ultima ed i suoi amici del Tchorny Perediel erano diventati marxisti.
 
Così, nella prefazione che egli scrisse per la traduzione russa di Socialismo utopistico e Socialismo scientificodi Frederich Engels (Ginevra, 1884), Vera Zasulich segnala, con un tono di assoluta convinzione, l'irresistibile processo di disgregazione della comune rurale russa la cui autonomia ancestrale era visibilmente in fase di sbriciolarsi a profitto del contadino ricco, il kulak, facendo apparire la tendenza crescente verso un'accumulazione capitalista dovuta all'estensione della grande industria. Il destino della Russia essendo indissolubilmente legato a quello dello sviluppo dell'Europa occidentale, nulla poteva più arrestare questa decomposizione del mir [8], a meno che una rivoluzione socialista in Occidente, ponendo anche termine al capitalismo in Oriente, trovi ancora alcuni residui dell'antica proprietà comunale e li salvino dalla sparizione totale. Quest'ultima restrizione era, sotto la penna di Vera Zasulich, come unica concessione che era disposta a fare al populismo che aveva da poco abbandonato.  

Herzen-con-Ogarev.jpg

Da parte sua, Plechanov, nel suo libro Le nostre differenze del 1883, polemizando con il populista Tkacev, ruppe deliberatamente con il suo passato di Narodniki: era diventato, con Vera Zasulich e Pavel Axelrod, il fondatore della prima organizzazione marxista russa, il gruppo detto dell'Emancipazione del Lavoro da cui nascerà più tardi il partito socialdemocratico russo. Oramai, non è più il contadino che sarà considerato come il motore umano della futura rivoluzione russa, ma l'operaio delle città.
 

II. Abbozzo di una teoria dello sviluppo storico della Russia

Volgiamo ora la nostra attenzione verso le copie di prova della lettera-risposta di Karl Marx così come esse furono rese pubbliche nel 1925, ed esaminiamo se queste note contengono gli elementi di una teoria sullo sviluppo economico e sociale della Russia, e se questi elementi erano di natura a fornire una giustificazione teorica al rigetto delle concezioni populiste così come fu fatto dagli ex-narodniki, diventati marxisti.  

Su quattro, tre sono molto più lunghe della lettera definitiva stessa, una, quella che reca la stessa data della lettera, è più corta di quest'ultima. Sulle tre copie di prova di grandi dimensioni, una è circa undici volte più lunga, e le due altre sono circa cinque volte più lunghe della lettera propriamente detta, contando le numerose ripetizioni [9]. 

Cerchiamo di evidenziare dall'insieme di questi abbozzi di una teoria sociologica dello sviluppo della Russia le principali tesi esposte da Marx in risposta alle domande formulate nella lettera di Vera Zasulich:

  

1. - La genesi del capitalismo ed il problema dello sviluppo economico della Russia.

  

Alexander_Herzen_by_Vallotton.jpgAlla base della genesi del modo di produzione capitalista, c'è, ricorda Marx citando il Capitale, "la separazione del produttore dai mezzi di produzione" e, più particolarmente, "l'espropriazione dei coltivatori". Questo processo si è compiuto sino ad ora, nel modo più radicale in Inghilterra, ma "tutti gli altri paesi dell'Europa occidentale percorreranno lo stesso movimento".

Marx sottolinea con particolare insistenza il fatto di aver "espressamente" ristretto la "fatalità storica" di questo movimento ai paesi dell'Europa occidentale [10].  

Già nella sua replica a Nikolai Michajovskij, che egli redasse in francese nel 1877, e che si astenne a rendere pubblica - essa fu scoperta dopo la sua morte e pubblicata nel 1884- Marx si era opposto contro il tentativo dei suoi interpreti di presentare il suo abbozzo sulla genesi del capitalismo nell'Europa occidentale come una "teoria storico-filosofica del cammino generale, fatalmente imposto a tutti i popoli, qualunque siano le circostanze storiche in cui essi si trovino posti". Per confondere questi esegeti troppo zelanti, Marx aveva richiamato alcuni passaggi del Capitale che trattavano le sorti dei plebei dell'antica Roma. "Erano originariamente dei contadini liberi, che coltivavano, ognuno per proprio conto, le loro piccole particelle. Nel corso della storia romana, essi furono espropriati. Lo stesso movimento che li separò dai loro mezzi di produzione e di sussistenza implicò non soltanto la formazione di grandi proprietà fondiarie, ma anche quella di grandi capitali monetari. Così un bel mattino c'erano da una parte, degli uomini liberi denudati di tutto tranne che della loro forza lavoro, e dall'altra, per sfruttare questo lavoro, i detentori di tutte le riccezze acquisite. Cosa accadde? I proletari romani divennero, non dei lavoratori salariati, ma un mob fannullone più abietto degli odierni poor white dei paesi meridionali degli Stati Uniti; ed accando ad essi si dispiegò un modo di produzione non capitalista, ma schiavistico. Dunque, degli avvenimenti di un'analogia notevole, ma che avvengono in ambienti storici differenti, portarono a dei risultati del tutto disparati. Studiando ognuna di queste evoluzioni a parte, e comparandole in seguito, troveremo facilmente la chiave di questi fenomeni, ma non vi riusciremmo mai con il passe-partout di una teoria storico-filosofica la cui suprema virtù consiste nell'essere sovrastorica" [11].

È dunque nei paesi industrializzati, ed in nessuna altra parte, che la trasformazione dei mezzi di produzione individuali in mezzi di produzione "socialmente concentrati" e la sostituzione della proprietà privata capitalista alla proprietà privata fondata sul lavoro personale assumendo l'aspetto di un'implacabile legge storica.

In quanto alla Russia, non si pone la questione di una simile sostituzione, per la semplice ragione che l aterra posseduta dai contadini russi "non è e non è mai stata la proprietà privata del coltivatore" [12]. Di conseguenza, se esiste una necessità storica della dissoluzione del Mir, essa è indipende dalle leggi dello sviluppo economico in Europa occidentale. Affinché il capitalismo divenga anche il destino della Russia, bisognerà che la proprietà comune si trasformi in proprietà privata.

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2. - I tipi arcaici della proprietà comune.

  

In quasi tutte le copie di prova, Marx fa allusione ai diversi tipi arcaici della comune rurale ai quali aveva sempre dedicato una particolare attenzione, le sue vedite a questo proposito evolvevano a mano a mano che studiava le opere degli specialisti in questa materia, come Haxthausen, Maurer, Henry Maine, Morgan, ecc. E così, egli ancor prima di aver letto questi autori, parla con poca simpatia del sistema di villaggio dell'India, vedendovi il fondamento del dispotismo orientale [13], mentre, in seguito, rimase ammirato davanti alla tenace vitalità di queste comunità di villaggio che offrivano, al contrario del caos della divisione sociale del lavoro ed al dispotismo della divisione manifatturiera del lavoro sotto il regime capitalita, "l'immagine di un'organizzazione del lavoro sociale conformemente ad un paino e ad un'autorità" [14].  

È soprattutto dopo aver letto l'opera di Georg Ludwig von Maurer sulla comune tedesca che Marx concepì l'idea estremamente favorevole di questa istituzione arcaica, giungengo a vedervi la prefigurazione della futura forma dell'organizzazione economica e sociale. Questa svolta del suo pensiero si verifica nella sua corrispondenza con Engels, che egli mette a corrente sull'impressione lasciatagli dalla lettura di Maurer. Marx vi trovava una conferma delle sue proprie tesi, soprattutto che la proprietà privata è posteriore al comunismo primitivo; le forme di proprietà asiatiche ed indiane sono le prime in Europa. "In quanto ai Russi, l'ultima traccia di una pretesa of originality sparisce egualmente, anche in this line. Ciò che resta loro, è di conservare ancor oggi delle forme che i loro vicini hanno da lungo abbandonato" [15] (14 marzo 1868).  

Poi, sempre a proposito dell'opera di Maurer: "Avviene per la storia umana quanto accade per la paleontologia. A causa di un certo judicial blindness, le migliori teste non si accorgono, per principio, delle cose che si trovano davanti al loro naso. Più tardi, giunto il momento, ci si accorge che i fatti non percepiti rivelano ovunque ancora le loro tracce. La prima reazione contro la rivoluzione francese ed i lumi che essa apportava fu naturalmente di giudicare tutto da un punto di vista medievale, romantico... La seconda reazione - quella che corrisponde all'orientamente socialista, benché i suoi rappresentanti eruditi non ne abbiano affatto coscienza- consiste nel guardare, oltre il medioevo, verso i tempi primitivi di ogni popolo. Questi ricercatori sono allora sorpresi di scoprire nei fenomeni più antichi i fatti più nuovi..." (25 marzo 1868).  

Morgan.jpgNegli abbozzi delle sue lettere a Vera Zasulich, Marx insiste sulle idee di Maurer, e cita Lewis Henry Morgan in appoggio della tesi secondo la quale la comune russa sia fattibile. Infatti, una delle circostanze favorevoli alla sua conversione è, secondo Marx, che il sistema capitalista occidentale- a cui essa ha avuto la fortuna di sopravvivere, quando era intatto- si trova- si trova oramai in stato di crisi permanente, crisi che non potrà finire che con la sparizione del sistema capitalista e con un ritorno delle società moderne al tipo "arcaico" della proprietà comune, forma in cui- come dice un autore americano [16], tutt'altro che sospetto in quanto a tendenze rivoluzionarie... - "il nuovo sistema" a cui la società moderna tende "sarà una rinascita (a revival) in una forma superiore (in a superior form), di un tipo sociale arcaico". E Marx aggiunge: "Dunque, non bisogna lasciarsi troppo spaventare dalla parola arcaico".

Così la posizione teorica di Marx nei confronti delle forme primitive del comunismo agrario, contrassegnata innanzitutto dall'apprezzamento negativo della loro importanza e delle loro virtualità, è evoluto, grazie ad una migliore conoscenza della letteratura concernente specialmente questa materia, verso una concezione nettamente positiva del loro ruolo nello sviluppo storico delle società umane. Questa evoluzione del pensiero di Marx si esprime chiaramente in una frase di uno dei suoi abbozzi in cui egli sostiene che "i popoli presso i quali (la produzione capitalista) ha avuto il suo maggiore esordio in Europa e negli Stati Uniti d'America non aspirano che a spezzare le loro catene sostituendo la produzione capitalista con la produzione cooperativa e la proprietà capitalista con una forma superiore di tipo arcaico della proprietà, e cioè la proprietà comunista" [17].

 
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3. - Le prospettive della comune rurale russa.

  

Mentre si apprestava a rispondere a Vera Zasulich, Marx possedeva delle conoscenze estese sulla situazione economica e sociale della Russia. N. F. Danielson, uno dei principali teorici populisti- pubblicava i suoi articoli ed opere con lo pseudonimo di Nicoali-in- Traduttore di Il Capitale, era in Russia, il suo corrispondente più fedele e gli inviava regolarmente dei documenti- articoli di stampa, materiali, statistiche, opere, ecc. - che Marx aveva intenzione di utilizzare ampiamente per lo studio che pensava di dedicare alla teoria della rendita fondiaria, nei successivi volumi del suo Il Capitale [18] Tutti questi materiali erano in russo, e Marx si era messo a studiare questa lingua sin dal 1869, con un accanimento molto pregiudizievole per la sua salute, già molto compromessa [19]. A partire dal 1873, seguì attentamente le discussioni tra liberali e narodniki a proposito dell'obscina e, a proposito di una polemica che aveva portato allo scontro, nel 1856, il filosofo liberale Georgij Vasil'jevič Čičerin ed il giurista slavofilo Bielïayev, Marx scrisse a Danielson: "Il modo in cui questa forma di proprietà si è creata (storicamente) in Russia è, naturalmente, una questione di second'ordine e non inficia in nulla l'importanza di questa istituzione... Inoltre, ogni analogia parla contro Čičerin. Come è possibile che in Russia quest'istituzione sia stata introdotta come una misura puramente fiscale, come un fenomeno accessorio della servitù, mentre ovunque è nata naturalmente ed ha formato una fase necessaria dello sviluppo dei popoli liberi?" [20].

Preparando la sua risposta ai rivoluzionari russi rifugiati a Ginevra, Marx notava con una singolare applicazione tutti gli argomenti favorevoli alle speranze ed attese dei narodniki, non senza segnalare i pericoli che minacciavano la sopravvivenza della comune contadina russa. Quest'ultima, grazie ad un concorso unico di circostanze, è stabilita su scala nazionale e potrebbe svilupparsi direttamente come elemento della produzione collettiva nazionale, mettendo a profitto le conquiste economiche, tecniche e sociali dell'Europa ocidentale. "Essa si trova così posta in un ambiente storico in cui la contemporaneità della produzione capitalista le presta tutte le condizioni del lavoro collettivo. È in grado anche di incorporare le acquisizioni positive elaborate dal sistema capitalista senza passare attraverso le sue forche caudine", e ciò tanto più facilmente in quanto in quanto possiede l'esperienza secolare del contratto dell'artel [21] suscettibile di affrettare la transizione dal lavoro parcellare al lavoro cooperativo. Molti caratteri specifici distinguono inoltre la comune russa dai tipi di comunità anteriori: non poggia come quest'ultime, sulla parentela naturale dei suoi membri; è dunque più capace di adattarsi e di estendersi al contatto con degli estranei. Poi, ogni coltivatore possiede la sua casa ed il suo cortile individuali. Infine, la terra arabile, pur restando proprietà comunale, si divide periodicamente tra i membri della comune contadina. Questi ultimi "ammettono uno sviluppo dell'individualità, incompatibile con le condizioni delle comunità più primitive".  

Tuttavia, questo dualismo inerente alla natura della comune contadina russa - da una parte: la proprietà comune del suolo, dall'altra: la proprietà (casa e cortile) esclusivo della famiglia individuale e l'appropriazione dei frutti - racchiude dei germi della sua decomposizione. Infatti, l'accumulazione progressiva della ricchezza mobiliare dovuta al lavoro parcellare "introduce degli elementi eterogenei provocanti all'interno della comune dei conflitti di interesse e delle passioni adatte innanzitutto a erodere la proprietà comune delle terre arabili, in seguito quella delle foreste, dei pascoli, terre merginali, ecc., le quali, una volta convertite in annessioni della proprietà privata, alla lunga le soccomberanno".

A tutto ciò viene ad aggiungersi l'influenza nefasta di un ambiente storico sempre più ostile allo sviluppo spontaneo della comune rurale, influenza in grado di poter precipitare la disgregazione di questa istituzione plurisecolare. Lo Stato russo opprime, dopo la cosidetta emancipazione dei servi, questa comune da ogni specie di esazioni, cercando di acclimatare in Russia "come in una serra" le forme più sviluppate del sistema capitalista, a spese dei contadini.

Repin--rifiuto-della-confessione.jpg

 

4. - Un'alternativa fatale

 

Abbiamo visto che, nella sua replica a Mikhailovsky, rimasta inedita mentre era vivo, Marx si era opposto ad un'interpretazione abusiva della sua analisi del capitalismo occidentale e contro la tendenza a trasformare le sue teorie in una dottrina storico-filosofica universalmente valida. Da allora, aveva riassunto il risultato delle sue ricerche effettuate "durante molti anni" nella seguente formula lapidaria: "Se la Russia continua a proseguire lungo il sentiero seguito dal 1861, essa perderà la più bella occasione che la storia abbia mai offerto ad un popolo, per subire tutte le peripezie del regime capitalista". E poco dopo, aveva espresso questo ragionamento ipotetico nei seguenti termini: "Se la Russia tende a diventare una nazione capitalista sul modello delle nazioni dell'Europa occidentale- e durante gli ultimi anni si è data da fare molto in questo senso- non riuscirà senza aver preventivamente trasformato una buona parte dei suoi contadini in proletari; e dopo di ciò, condotta nel girone del regime capitalista, ne subirà le spietate leggi come altre nazioni profane" [22].

Nei suoi appunti per la risposta ai narodniki, Marx presenta questa ipotesi sotto forma di un'alternativa, derivante dal carattere dal carattere dualistico "innato" della comune rurale: o "il suo elemento di proprietà prevarrà sul suo elemento collettivo, o questo si impone su quello. Tutto "dipende dall'ambiente storico nel quale essa si trova". Esiste dunque non una "fatalità storica" né in un senso né in quello opposto: né la dissoluzione della comune rurale né la sua sopravvivenza sono fatali, considerate isolatamente. Soltanto quest'alternativa lo è.

Ora, per decidere del probabile futuro della comune, Marx, fedele ai principi etici così come li aveva enunciati nelle sue Tesi su Feuerbach, sposta il problema dal campo della teoria in quello della pratica,- della pratica rivoluzionaria: "Qui non si tratta più, egli sottolinea, di un problema da risolvere; si tratta del tutto semplicemente di un nemico da battere. Non è più dunque un problema teorico... Per salvare la comune russa, occorre una Rivoluzione russa... Se la rivoluzione si fa al momento opportuno, se essa concentra tutte le sue forze, per assicurare il libero sviluppo della comune rurale, quest'ultima si svilupperà presto come elemento rigeneratore della società russa e come elemento di superiorità sui paesi asserviti dal regime capitalista". Una volta assicurate le sue nuove assise, la comune rurale russa "può diventare il punto di partenza diretto del sistema economico al quale tende la società moderna e cambiare pelle senza cominciare dal suo suicidio".

  

III. Una lettera senza conseguenze storiche

  

Ecco ora il testo definitivo della risposta che Marx diede a Vera Zasilich [23]:  

 

8 Marzo 1881.

41, Maitland Park Road, London N.W.

 

Cara Cittadina,

Una malattia di nervi che mi aggredisce periodicamente negli ultimi dieci anni, mi ha impedito di rispondere prima alla vostra lettera de 16 febbraio. Mi dispiace di non potervi dare un esposto succinto e destinato alla pubblicità della questione che mi avete fatto l'onore di propormi. Da mesi ho promesso un lavoro sullo stesso tema al Comitato di San Pietroburgo. Tuttavia spero che alcune righe basteranno nel non lasciarvi alcun dubbio sul malinteso nei confronti della mia sedicente teoria.

Analizzando la genesi della produzione capitalista, sostengo: "In fondo al sistema capitalista c'è dunque la separazione radicale del produttore dai mezzi di produzione... la base di tutta questa evoluzione è l'espropriazione dei coltivatori. Non si è compiuta in modo radicale che in Inghilterra... Ma tutti gli altri paesi dell'Europa occidentale percorrono lo stesso movimento (Il Capitale, ed. francese, p. 315).

La "fatalità storica" di questo movimento è dunque espressamente ristretta ai paesi dell'Europa occidentale. Il perché di questa restrizione è indicato in questo passaggio del cap. XXXII: "La proprietà privata, fondata sul lavoro personale... sta per essere soppiantata dalla proprietà privata capitalista, fondata sullo sfruttamento del lavoro altrui, sul salariato" (op. cit., p. 340).

In questo movimento occidentale si tratta dunque della trasformazione da una forma di proprietà in un'altra forma di proprietà privata. Presso i contadini russi si dovrebbe al contrario trasformare la loro proprietà comune in proprietà privata. L'analisi fornita in Il Capitale non offre dunque ragioni né a favore né contro la vitalità della comune rurale, ma lo studio speciale che ne ho fatto, e di cui ho cercato i materiali nelle fonti originali, mi ha convinto che questa comune è il punto d'appoggio della rigenerazione sociale in Russia; ma affinché essa possa funzionare in quanto tale, bisognerebbe innanzitutto eliminare le deleterie influenze che l'assalgono da ogni parte ed in seguito assicurarle le condizioni normali di uno sviluppo spontaneo.

Ho l'onore, cara Cittadina di essere vostro devoto.

 

Karl MARX

  

 

Possiamo facilmente constatare che, nella redazione definitiva della sua lettera, Marx si limita a rispondere una domanda precisa, in modo non meno preciso.

La comune rurale russa è fattibile? Questo era il problema sollevato da Vera Zasulich in nome del suo gruppo. Marx rispose affermativamente, conferendo alla soluzione da egli data al problema un carattere condizionale, non teoretico. Non approvava dunque i "marxisti" russi ai quali la sua interrogatrice faceva allusione [24]. Al contrario, la sua risposta non sembra mirare che a stimolare l'energia rivoluzionaria dei narodniki di cui ammirava il coraggio e l'abnegazione [25].

Ma se la soluzione proposta da Marx non aveva alcun carattere dogmatico e somigliava piuttosto ad un giudizio implicante un postulato etico- la soluzione essendo la rivoluzione- le supposizioni erano sostenute grazie allo studio delle "fonti originali" più importanti dell'epoca [26].

Nel gennaio 1882, dunque ad un anno appena dopo aver comunicato la sua risposta al gruppo dello Tchorny Pérédiel, redigendo con Engels la prefazione della seconda edizione russa di Il Manifesto del partito comunista, nella traduzione di Vera Zasulich [27], Marx condensò, in una ventina di righe, le sue opinioni sulla comune rurale russa e le sue prospettive nel senso definito anteriormente da lui come da Engels (nella sua replica a Tkacev): "il compito di Il Manifesto, era di proclamare la sparizione inevitabile ed imminente dell'attuale proprietà borghese. Ora, in Russia accanto ad un ordine capitalista che si sviluppa con una velocità febbrile accanto alla proprietà fondiaria borghese allo stato di formazione, constatiamo che più della metà del suolo forma la proprietà comune dei contadini. Una domanda si pone dunque: La comune contadine russa- forma, è vero, molto disaggregata già di proprietà comune primitiva del suolo- può trasformarsi direttamente in una forma comunista superiore della proprietà fondiaria? Oppure dovrà subire preventivamente lo stesso processo di dissoluzione che si manifesta nell'evoluzione storica dell'Occidente?- La sola risposta che si possa attualmente dare a questa domanda è la seguente: Se la rivoluzione russa diventa il segnale di una rivoluzione operaia in Occidente di modo che le due si completano, l'attuale proprietà comune russa può diventare il punto di partenza di un'evoluzione comunista".

Posti di fronte all'alternativa di Marx, i populisti emigrati a Ginevra ne scelsero non il primo termine, il quale riposa su una valutazione ottimista della "opportunità storica" offerta alla Russia di passare, con il concorso delle conquiste tecniche e sociali della rivoluzione occidentale, da uno stadio inferiore del comunismo agrario ad una forma superiore della proprietà sociale. Optando per il secondo termine di quest'alternativa, il quale implica una visione fondamentalmente pessimistica dei destini di una Russia pronta a passare sotto le "forche caudine" del capitalismo, gli ex narodniki erano decisi di non dare alcun peso alla risposta incoraggiante che aveva loro fornito Marx.

È precisamente quest'atteggiamento nuovo, segnato dalla svolta totale delle opinioni di Vera Zasilich e dei suoi amici, che ci dà la chiave del problema psicologico sollevato, come abbiamo visto all'inizio del presente saggio, da David Riazanov. Quest'ultimo fu colpito da un'assenza di memoria così flagrante presso coloro che avevano sollecitato i lumi di Marx su una questione da cui dipendeva, per impiegare l'espressione del loro porta-parola, "il destino personale dei socialisti rivoluzionari" della Russia. Ecco l'ipotesi che si potrebbe allora formulare attorno a questo oblio: quest'ultimo era, presso gli interroganti russi di Marx, una conseguenza psicologicamente necessaria della loro adesione al "marxismo", detto altrimenti: a quella teoria storico-filosofica-passe-partout che  Mikhailovski aveva creduto poter dedurre dall'opera marxiana e di cui Marx stesso diceva che gli faceva "allo stesso tempo troppo onore e troppo vergogna",

Che diventando marxisti, si dimentichino i postulati essenziali del messaggio marxiano, non può che sembrare paradossale, se si considera che la storia, abbonda di esempi in cui l'apparizione di una personalità e di un pensiero di grande levatura fa nascere questo fenomeno così potentemente denunciato e così impietosamente sezionato da Sören Kierkegaard: l'ammirazione, atteggiamento di comodo il cui antipodo è l'imitazione, esigenza etica. Quando a sua volta Kierkegaard, così come il suo contemporaneo Marx- che egli ignorava, cercando, nel timore e nel tremore, ad essere il "contemporaneo" del Cristo- sia caduto vittima del complotto del tumulto dopo esserlo stato del silenzio, è del tutto proprio di un'umanità che, a forza di ricercare le soluzioni facili, ha perso persino il senso del problematico [28].

 

 

Maximilien Rubel  

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

  

 

NOTE

 

[1] Nel 1888, in un articolo intitolato Quale eredità rinneghiamo? Lenin definiva la teoria populista con le tre caratteristiche seguenti: 1° valutazione del capitalismo in Russia come un fenomeno di decadenza, di regressione...; 2° proclamazione dell'originalità del regime economico della Russia in generale e del contadino con la sua comune, il suo artel, in particolare..., 3° incomprensione del legame degli intellettuali e delle istituzioni giuridiche e politiche con gli interessi materiali di certe classi sociali (cfr. V. I. Lenine, Pages Choisies, a cura di P. Pascal, Parigi, 1926, t.1, p. 18)

[2] Vera Zasulic, avendo sparato, nel 1878, al prefetto di pietroburgo, che aveva fatto frustare uno studente, fu assolta da una giuria impressionata dall'opinione pubblica favorevole all'accusata.

[3] Su P. lavorov, vedere Rappaport, La Philosophie de l'Histoire [La filosofia della storia], Parigi, M. Rivière. Vedere anche K. Marx, Lettres à Lavrov[Lettere a Lavrov], in "La Revue Marxiste", maggio 1929.

[4] La lettera di Vera Zasulic a Marx, le quattro bozze della risposta fatta da Marx, allo stesso modo di questa stessa risposta- lettera, bozze e risposta essendo state scritte in francese- sono state pubblicate, vedremo in quali circostanze, da David Riazanov nella rivista dell'Istituto Marx-Engels di Mosca Marx-Engels Archiv, t. I, p. 309-342, edite nel 1925 a Francoforte sul Meno- Rieditate Karl Marx, Œuvres II, Bibliothèque de la Pléiade, Gallimard, Parigi, 1968, p. 1556-1573.

[5] Nel testo riprodotto da David Riazanov si può leggere, a questo punto, la parola "voi".

[6] Essa fu edita, nel 1924, nel suo testo ed in facsimile, in "Materiali per la storia del movimento rivoluzionario", t. II, Tratto dagli archivi di Piotr Axelrod.

[7] Cfr. David Riazanov, Véra Zassoulitch et Karl Marx, in: Marx-Engels—Archiv, I, p. 310.

[8] Mir ou obchtchina: termini russi designanti la comune rurale ancestrale.

[9] Contre Boris Nicolaievski che vede la spiegazione della brevità della risposta di Marx nel fatto che quest'ultimo non aveva alcuna simpatia per il gruppo della Frazione Nera, preferendo ad essi i narodniki (sostenitori della frazione raggruppata intorno all'organo Narodnaja Volja), David Riazanov è del parere (e non possiamo che approvarlo) che soltanto la capacità lavorativa fortemente ridotta di Karl Marx- ne constatiamo le tracce negli abbozzi delle lettere- l'ha impedito di rispondere completamente del tutto come egli avrebbe desiderato. Non è meno vero che Marx era in rapporto con i narodniki Morozov e Hartmann a cui, sin dal gennaio 1881, promise di redigere uno studio sulla comune contadine, su richiesta del comitato esecutivo della Narodnaja Volja. Sulla Frazione Nera, Marx si è espresso nella sua lettera a Sorge (5/11/1880) nei seguenti termini sprezzanti: "...i russi anarchici... che pubblicano a Ginevra Frazione Nera... formano il cosiddetto partito della propaganda in opposizione con i terroristi che rischiano le loro teste (per fare della propaganda in Russia - si recano a Ginevra! quale qui pro quo!). Questi signori sono opposti ad ogni azione politico rivoluzionaria. La Russia deve, con un salto, giungere al millennio anarco-comunista e ateo! In attesa, essi preparano questo salto con un dottrinarismo noioso di cui i sedicenti principi corrono per la strada dal fu Bakunin".

[10] Marx cita dall'edizione francese di Il Capitale. Ora, è interessante constatare che questa idea restrittiva non compare nell'edizione tedesca!

[11] Per il testo integrale della replica di Marx a Mikhailovski, vedere: Nicolai-on, Histoire du Développement économique de la Russie, Paris, 1902, p. 507-509. - Publicato anche dopo in Karl Marx, Œuvres II, op. cit., p. 1552-1555.

[12] Marx ha certamente presente la riforma agraria del 1861 "che legalizzavano le relazioni territoriali dell'obschina che esistevano in Russia da secoli in virtù del diritto consuetudinario" (Cfr. Nicolas-on, Histoire du Développement économique de la Russie, Paris, 1902, p. 1).

[13] Article nel New-York Times du 25/6/1853.

[14] Cfr. Il Capitale, Ip. 376 dell'edizione tedesca.

[15] Nel suo Contributo ad unacritica, del 1859, Marx aveva già cancellato il pregiudizio frequente presso gli slavofili, ed eretto in credo messianico da Herzen, "che la forma primitiva della proprietà comune è una forma specificamente slava, anzi esclusivamente russa". Ne segnala allora l'esistenza presso i Romani, i Germani, i Celti e, soprattutto, in India.

[16] Lewis Morgan, Ancient Society, 1877.

[17] "Un uomo non può ridiventare un bambino senza ritornare all'infanzia. Ma non si rallegra dell'ingenuità del bambino, e non deve egli stesso aspirare a riprodurre, ad un livello più elevato, la sincerità del bambino? Perché l'infanzia sociale dell'umanità, sul più bello della sua dissoluzione, non eserciterebbe, come una fase mai scomparsa, un'eterna attrazione? (Karl Marx, Introduzione alla critica dell'economia politica, 1857. Questo testo importante- le frasi precedenti si riferiscono all'arte greca- fu pubblicata, a titolo postumo da Karl Kautsky nel 1903.

[18] Alcuni mesi dopo la morte di Marx, Engels scoprì nella stanza da lavoro del suo amico, due tonnellate di materiali statistici russi. Ne espresse la sua amarezza in una lettera a Sorge, persuaso che questa massa di documenti aveva impedito Marx di terminare il tomo II di Il Capitale.

[19] Vedere la lettera di Jenny Marx a Frederich Engels, gennaio 1870.

[20] Marx a Danielson, il 22/3/1873- Passaggio tradotto dalla traduzione tedesca- la maggior parte delle lettere sono scritte in inglese- da Kurt Mandelbaum, Die Briefe von Karl Marx und F. Engels an Danielson, Leipzig, 1929. Vedere anche Marx-Engels, Correspondance - t. 12, tradotto per la cura di Gilbert Badia e Jean Mortier, Editions Sociales, Paris, 1989, p. 266-267.

[21] Artel, specie di associazione cooperativistica fondata sul consenso formale o tacito di artigiani eguali. Questa istituzione specificamente russa risale da un'antichità remota.

[22] In un articolo scritto su richiesta di Marx, Friedrich Engels, rispondendo alla Lettera apertache gli aveva spedito il narodniki Tkacev nelle colonne Volksstaat(Zurigo, 1874), aveva già formulato la tesi condizionale sul futuro del socialismo in Russia, così come Marx l'espose in risposta a Mikhailovski et à Vera Zasulich. Pur ammettendo che l'esistenza del mir e dell'artel testimoniano la potente volontà di associazione del popolo russo, Engels si rifiuta di credere che questa sola volontà possa bastare per far passare la Russia, con un salto, e senza conoscere la tappa borghese, nell'ordine socialista. I contadini russi potrebbero evitare questa fase intermedia, e la comune rurale russa potrebbe elevarsi ad una forma sociale superiore, "se nell'Europa occidentale, prima della decomposizione totale della proprietà comunale, una rivoluzione proletaria trionfasse, fornendo al contadino russo le condizioni di questa transizione... Se la comune russa può ancora essere salvata e se un'occasione può essergli fornita nel trasformarsi in una forma nuova, realmente fattibile, è unicamente grazie ad una rivoluzione proletaria in Europa occidentale". Circa 20 anni dopo, Engels, nelle sue lettere a Danielson sarà molto più scettico rispetto a questa prospettiva, perché, precisamente, "l'Occidente non si era mossa" (Lettera del 17 ottobre 1893).

[23] Il testo ed il facsimile dell'originale sono stati pubblicati in Francia, nel 1931, nel n°2 di "La Critique Sociale", (M. Rivière, édit.).

[24]  In una delle copie di prova della sua risposta, Marx annotò a questo proposito: "I Marxisti russi di cui mi parlate mi sono del tutto sconosciuti. I Russi con i quali ho dei rapporti personali hanno, per quanto ne so, delle vedute del tutto opposte".   

[25] Dopo l'assassinio di Alessandro II, Marx in una lettera a sua figlia Jenny Longuet, parla degli autori dell'attentato in questi termini: "Sono degli individui fondamentalmente abili, senza pose melodrammatiche, semplici, positivi, eroici... Essi si sforzano di mostrare all'Europa che il loro modo di agire è specificatamente russo, storicamente inevitabile, una forma di terremoto di Chio". In occasione di un meeting slavo per la celabrazione dell'anniversario della Comune, Marx e Engels salutarono l'attentato contro Alessandro II come un "avvenimento che, dopo lotte lunghe e violente, condurrà finalemnte alla creazione di una comune russa".

[26] Maxime Kovalevski, autore di una monumentale Storia dello sviluppo economico dell'Europa sino agli inizi del capitalismo, è uno dei migliori storici della comune rurale, ne fu il difensore alla Duma contro la riforma agraria di Stolipin - fu un discepolo diretto di Marx che lo incoraggio a dedicarsi alle ricerche nel campo della storia economica. Marx  conosceva la sua opera sulla proprietà comunale rurale e ne fece degli estratti. Alcuni mesi prima della morte, Marx leggeva anche: V. Vorontsov, Le sort du capitalisme en Russie [Il destino del capitalismo in Russia].

[27] La prima traduzione russa del Manifesto era stata fatta da Bakunin, nel 1860.

[28] Sarebbe interessante esaminare alla luce delle presenti considerazioni la posizione teorica di Lenin all'interno della socialdemocrazia russa nei confronti del problema contadino. Se Lenin pretendeva, contro i narodniki (e contro Marx!) che la comune rurale russa non era un fenomeno naturale e spontaneo, ma una creazione del medioevo (vedere il suo articolo del 1897: Per caratterizzare il romanticismo economico) e che si doveva applicare alla "Santa Russia l'analisi del capitalismo e delle sue manifestazioni date dal pensiero europeo di avanguardia" (Quale eredità rinneghiamo?) - Lenin aveva proceduto in una simile analisi nella sua opera Sullo Sviluppo del capitalismo in Russia, sin dal 1899 -, egli si opponeva, all'interno del partito, alla sottovalutazione del ruolo rivoluzionario della classe contadina russa. Tuttavia, l'esame e la discussione di questo problema esce dal quadro che ci siamo posti nel presente saggio.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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Published by Ario Libert - in Marxismo libertario
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