Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
4 settembre 2017 1 04 /09 /settembre /2017 05:00
Il Libertinismo dal Rinascimento all'Età classica: un territorio per lo storico? 

Didier Foucault

 

Dopo aver conosciuto un periodo abbastanza lungo di disaffezione, la questione del libertinismo conosce da una ventina d'anni un incontestabile ritorno di interesse e suscita numerose discussioni tra gli specialisti. Questi dibattiti sono tutto tranne di importanza minore poiché la loro posta verte sulla pertinenza storica dell'oggetto studiato. Senza entrare nel dettaglio delle posizioni che si affrontano, la corrente che, da Perrens ad Antoine Adam e René Pintard, dominava la scena storiografica è oggi contestata a partire da due angoli d'attacco convergenti: numerosi autori e personaggi ritenuti libertini si vedono contestare questo titolo sia perché le fonti sulle quali ci si appoggia tradizionalmente sono giudicate poco affidabili, sia a partire da una rilettura dei loro testi considerando poco significativi i passaggi scandalosi e valorizzando quelli che veicolano delle idee conformiste o pienamente ortodosse. Scompaiono così progressivamente dal sulfureo panteon del libertinismo le grandi figure che avevano catturato l'interesse degli specialisti.

Non restano al loro posto che i veri responsabili di questa illusione collettiva, a causa dell'errore dei ricercatori: gli apologeti della Controriforma che hanno forgiato la categoria del libertino per denunciare tutti gli scarti che essi constatavano tra il gregge.

Ritroviamo così, dislocato sin nel "cuore religioso" del XVII secolo, uno schema che, secondo Lucien Febvre, si era imposto per il XVI secolo. Non più del Rinascimento - privo di veri atei -, l'età del barocco e quella classica non sarebbero state "infettate" da autentici libertini [1].

Questi argomenti sono sufficienti per sgombrare dalla storia delle idee e dei costumi il libertinaggio e non farne che un tema della letteratura apologetica del XVII secolo, poi della produzione romanzesca del secolo seguente? Gli storici sono intervenuti poco nei dibattiti recenti che hanno soprattutto riguardato gli specialisti della letteratura ed i filosofi. Eppure essi hanno cose da dire. Che mi sia permesso di dire la mia, dedicandomi nel discernere la questione del libertinaggio invocando altri approcci, suscettibili di ridarle il posto che gli si attribuisce nella cultura europea dell'epoca moderna.

L'accumulazione delle monografie per discernere le personalità di pretesi libertini o la ricostruzione dei loro universi mentali a partire dai loro testi appariva, ad ogni modo, come una procedura necessaria. In quanto tale, non può essere criticata anche se le risorse che sono le più sollecitate, esse, devono esserlo.

È soprattutto il caso della testimonianza dei memorialisti. Le opere di Brantôme, di Tallemant des Réaux, di Bussy Rabutin, di Saint–Simon e di tanti altri sono dei documenti di valore primario o delle accozzaglie di chiacchiere sprovviste di fondamento? Respingerle senza circospezione non ha più senso che accettarle ad occhi chiusi. Numerosi dettagli sono probabilmente esagerati o anche falsi. Il raggruppamento con altre fonti lo attesta. Ma all'inverso l'intersezione dei testi apporta la conferma della verità per lo meno di tanti aneddoti. E cosa dire dell'accumulazione di racconti scabrosi o di comportamenti poco edificanti ed a volte sacrileghi? Isolatamente si possono emettere tutti i dubbi che si vogliono, ma trattandoli in blocco, diventa più difficile sostenere che questi osservatori dallo sguardo così acuto si siano totalmente ingannati sui loro contemporanei, le loro usanze e le loro idee!

Quale fiducia accordare agli scritti dei controversisti cattolici o protestanti? Un Calvino, un Garasse, un Mersenne, per non parlare che dei più celebri dispregiatori dei libertini, non hanno, volontariamente o non, forzato il tratto, vedendo dei libertini e degli atei ovunque dove alcune voci dissonanti si facessero udire? Che per fini di propaganda, abbiano dato prova di esagerazione, drammatizzando deliberatamente gli scarti di comportamento e di dottrina di cui essi avevano conoscenza, che ne abbiano dato conto in termini provocatori e polemici, non implica affatto che tutto ciò fosse fantasmatico. Ci si deve, d'altronde, meravigliare, che questi teologi impegnati furono tra i primi ad avvertire che dei fenomeni inquietanti si producevano nelle profondità della società? Le loro funzioni non ne facevano dei sorveglianti attenti e pronti a denunciare la minima devianza? Essi erano ben informati, a volte dalla stessa fonte: Calvino ha incontrato emineneti libertini spirituali, Garasse ha rovesciato molti dei "moscerini da taverna" da lui descritti, Mersenne ha cominciato a tessere una rete di relazioni  erudite ben distante dagli ambienti devoti... Quale sarebbe stato il peso dei loro atgomenti se fossero stati totalmente sconnessi dalla realtà del loro tempo?

Un'osservazione simile vale per dei testi come dei testi come il Francion di Sorel, Le Page disgracié di Tristan l'Hermite, Les Avenures di d'Assoucy o il Dom Juan di Molière. Si tratta certo innanzitutto di opere narrative. Ma da qui a farne dei puri prodotti di Immaginazione senza rapporto con l'esperienza vissuta dei loro autori, vi è un passo difficile da fare. La persistenza - malgrado gli sforzi disperati dei censori - di una letteratura erotica e a volte oscena in cui si compiacciono spesso i più grandi autori - Maynard, Théophile de Viau, Scarron, La Fontaine - è senza significato? Che i loro lettori non fossero tutti delle persone che corressero dietro alel gonne o dei sodomiti praticanti, concediamolo volentieri. Ma non sarebbe dar prova di molta ingenuità sulla condizione umana credere che questi strani parrocchiani si dedicassero arrossendo a delle letture così poco pie senza cercare di ispirarsene per allietare il loro quotidiano?

I testi filosofici ritenuti libertini pongono incontestabilmente dei difficili problemi di interpretazione. Tanto più che tranne rare eccezioni, essi sono carichi di ambiguità. La forma dialogata o l'esposizione delle dottrine di altri pensatori per discuterle o rifiutarle autorizzano la pubblicazione di idee che non potrebbero trovar posto in un trattato sistematico e rivendicato come tale dal suo autore. Cosa valgono allora per un lettore "smaliziato" le virtuose professioni di fede che concludono prudentemente dei passaggi dai contenuti arditi? La retorica della dissimulazione è diventata durante il Rinascimento e l'età barocca un'arte sapientemente praticata per disorientare i censori. Anche sei i dibattiti intorno a Pomponazzi, a Gruet, a Vanini, a Naudé, a La Mothe le Vayer, a Cyrano o all'anonimo autore del Théophrastus redivivus sono ben lungi dall'essere esauriti, sembra difficile postulare che tutti questi autori non avrebbero in nessun modo cercato di nuocere alla religione.

Fatte queste osservazioni critiche, le fonti letterarie e filosofiche non possono essere le sole ad essere sollecitate. Esse non riguardano infatti che delle persone che hanno raggiunto un certo grado di fama - la nobiltà in primo luogo . e trascurano una gran parte del corpo sociale.

Esistono altri tipi di documenti di natura tale da meglio sostenere le certezze dello storico allargando il campo sociale di riferimenti per trovare altri libertini sconosciuti? Le fonti giudiziarie possono essere sfruttate, le visite diocesane anche, così come gli annali delle città e i loro decreti e regolamenti. Ma che non ci si illuda: questi documenti sono rari e il loro studio si scontra anche con seri problemi di critica. Non ci si meraviglierà che 

 

 

 

règlements. Mais qu’on ne s’illusionne pas : ces documents sont rares et leur étude se heurte également à de sérieux problèmes de critique. On ne s’étonnera pas que le terrain soit encore largement à défricher et que le regain d’intérêt que suscite le libertinage fasse surgir plus de divergences entre les chercheurs que de résultats consensuels.

Indépendamment du fait que les hommes et femmes considérés aient pu eux–mêmes se dénommer libertins, revendiquer fièrement ce titre ou être traités de la sorte par des adversaires qui tenaient le mot en piètre estime, aux xviexviie siècles, les vocables de libertin, de libertinage ou de libertinisme renvoient avant tout au rejet, assumé consciemment, des normes morales et des dogmes du christianisme ; qu’il s’agisse d’un rejet global ou d’un refus ciblant seulement certains aspects de la religion. et

11 Ce champ sémantique, volontairement très large, appelle quelques commentaires historiques.
De l’apparition du mot libertin dans la langue française au xvie siècle – et peut-être dès le xiie siècle dans le latin des poésies goliardiques – jusqu’à la veille de la Révolution, les deux points d’ancrage critique du libertinage sont la morale et les dogmes chrétiens. L’espace ainsi délimité par ces deux bornes est vaste. Rares sont ceux qui le couvrent de part en part. On en trouve à toutes les époques : qu’on pense aux libertins spirituels combattus par Calvin, à Théophile de Viau ou à Sade. Une majorité, cependant, ne manifestent pas un affranchissement aussi complet à l’égard du christianisme : l’esprit fort blasphémant à la taverne pourra faire baptiser ses enfants, le roué de la Régence se livrer à des orgies sans chercher à leur donner un fondement doctrinal, ou, à l’inverse, l’austère chanoine Gassendi pourra être un défenseur de l’épicurisme philosophique… Dans de telles circonstances, ils n’en ont pas moins des conduites libertines et appartiennent de plein droit à l’histoire du libertinage.

 

12 En suivant Alberto Tenenti qui a, à mon sens, bien saisi la question, le libertin, par opposition à l’hérétique, n’a pas pour préoccupation de déterminer ou d’imposer aux autres une nouvelle attitude morale ou intellectuelle, considérée par lui comme canonique, en référence directe aux textes bibliques ou patristiques. Fondamentalement indifférent à ce type de soumission de son libre arbitre à une autorité extérieure, le libertin pense et agit par lui-même. Cela exclut, au passage d’autres catégories de contrevenants aux règles religieuses. Le pécheur repentant, accablé par les pénitences de son confesseur et les mortifications qu’il s’inflige, est aux antipodes du libertin. A l’image d’un Dom Juan, ce dernier n’a cure de la sanction surnaturelle de ses turpitudes ou de ses exécrables pensées. L’adepte de croyances ou d’attitudes religieuses autres que chrétiennes est également hors du champ du libertinage. Le christianisme occidental – comme celui des Indiens de l’Amérique espagnole ou de l’Afrique coloniale – a dû longtemps composer avec de nombreux cultes et croyances réputés païens. Le libertin méprise évidemment ces superstitions. Mais, à la différence du « bon » chrétien, ce n’est pas à cause de ce qui les sépare du christianisme, c’est à cause de ce qu’elles ont de commun avec lui : la croyance au sacré et aux forces surnaturelles qui en émanent.

 

13 Une définition purement négative du libertinage, implique qu’il serait illusoire d’en faire une sorte d’école aux principes bien établis. Au mieux peut–on parler d’une constellation libertine. à la classique distinction entre libertinage de mœurs et libertinisme philosophique se superposent d’autres déterminations plus étroites, sur l’un comme l’autre plan. Sur celui des mœurs, sodomites, séducteurs de haut vol, familiers des bordels ou simples amateur de bien boire et de bonne chère forment des catégories commodes. Sur celui des doctrines, athées d’inspiration aristotélo–averroïste côtoient les disciples des antiques épicuriens et les plus modernes mécanistes, mais aussi les sceptiques radicaux ainsi que diverses obédiences de déistes. Mais, cela n’implique aucune exclusive à l’échelle des individus qui peuvent relever de plusieurs catégories. Cela ne les range pas non plus dans des sectes antagoniques : de subtiles et tolérantes complicités lient souvent les uns et les autres, en contraste très fort avec l’intolérance dominante chez les catholiques comme chez les protestants.

élargir à tous les champs de la dynamique historique la recherche des facteurs qui ont permis l’essor du libertinage n’exclut pas – cela va de soi – ceux qui relèvent de la stricte évolution des idées. Deux domaines de la pensée supplantent la théologie à l’époque moderne en mettant en crise l’autorité intellectuelle des paradigmes chrétiens : la philosophie et la science.
La redécouverte de pans oubliés et méconnus de la philosophie antique – principalement aux xve et xvie siècles – a opéré un effet de brouillage dans les consciences des plus grands savants.


L’édifice scolastique reposait sur une christianisation d’Aristote dans le cadre de la théologie à forte teneur rationaliste de Thomas d’Aquin. Celle–ci n’était pas unanimement acceptée dans les universités de la fin du Moyen Âge. Mais les oppositions qui s’élevaient tendaient à exalter la supériorité de la foi sur la raison humaine (scotistes) ou à mettre en doute la validité des catégories de la métaphysique aristotélicienne (nominalistes). Seuls ceux que l’on qualifiait d’averroïstes présentaient un réel danger. Chassés de Paris au xvie siècle, certains d’entre eux (Jean de Jandun, Pietro d’Abano) ont trouvé refuge à l’université de Padoue où leur influence et celle de leur disciples y furent relativement contenues. Il n’en a plus été ainsi entre 1500 et 1630. Vivifiés par l’intégration des idées plus radicales d’Alexandre d’Aphrodise – un commentateur grec d’Aristote du iiie siècle – les aristotéliciens padouans ont été parmi les vecteurs les plus corrosifs d’idées irréligieuses à la Renaissance et à l’Âge baroque. Théorie de la double vérité, imposture des religions, critique des miracles, mise en cause de l’immortalité de l’âme sont quelques–uns des fleurons de ce courant de pensée dont les principaux représentants eurent de sérieux problèmes avec l’inquisition ou les autorités judiciaires civiles. Pomponazzi, Cardan, Vanini, Cremonini ont laissé à cette « école de Padoue », que Renan a le premier étudiée, une durable réputation d’impiété. Alors que l’aristotélisme scolastique était vilipendé par la plupart des humanistes, Aristote, on le voit, n’avait pas dit son dernier mot.

 

14 Ce point est malheureusement souvent sous–estimé en France, où l’on a trop tendance à ramener la Renaissance philosophique à la redécouverte de Platon par des Florentins dénués d’arrière–pensées irréligieuses, comme Marsile Ficin. Vue, d’ailleurs bien partielle, du problème historique posé par cette réappropriation de la doctrine des académiciens, car du Byzantin Gémiste Pléthon, l’introducteur des manuscrits de Platon à la cour des Médicis, à Jean Pic de la Mirandole ou Giordano Bruno, on n’a pas de peine à montrer que de philosophies fortement teintées de platonisme peuvent sortir des systèmes à l’orthodoxie peu recommandable.

15 De surcroît, l’influence d’autres courants philosophiques antiques potentiellement irréligieux, l’épicurisme et le scepticisme, en premier lieu, est tout sauf négligeable.

 

16 Les disciples modernes d’épicure ont bénéficié de la découverte du De Natura rerum de Lucrèce par Poggio Bracciolini au xve siècle et à sa formidable diffusion par l’imprimerie. De manière feutrée ou ouverte, les idées épicuriennes, associées à celles de Démocrite, ont eu une emprise réelle sur la pensée d’auteurs qui se sont illustrés dans diverses disciplines – philosophie, médecine, linguistique, astronomie, poésie. Il n’est qu’à évoquer les noms de Lorenzo Valla, Fracastor au xvie siècle, Gassendi, Galilée, Cyrano de Bergerac, Saint-Évremond, Malpighi ou Spallanzani au xviie pour voir que l’éventail est large et que peu d’entre eux furent considérés comme de pieux dévots.

17 La mise en doute de la capacité de l’homme d’atteindre par sa raison la vérité des choses peut conforter la foi : Pascal en est un bon exemple. Mais de François Pic de la Mirandole et Corneille Agrippa à Montaigne, Charron, La Mothe le Vayer et Pierre Bayle, le scepticisme a véhiculé un relativisme tout à fait opposé au dogmatisme intransigeant des chrétiens. Pire, dans le contexte des grandes découvertes, les idées de ces auteurs, touchant la morale, les mœurs, les lois et les croyances des peuples ont puissamment alimenté l’argumentaire libertin contre la théorie du « consentement universel » qui postulait, qu’à quelques exceptions près, l’ensemble de la planète avait entendu la parole du Christ.

 

18 Quel que soit le jugement que l’on porte sur la valeur des oeuvres philosophiques de la Renaissance et de l’âge baroque – longtemps tenues en piètre estime par l’historiographie française –, ce serait une grave erreur que de se contenter d’un cliché convenu : la lente agonie de l’aristotélisme, rabâché en chaire et son articulation exclusive avec le thomisme dans une fin uniquement apologétique et cela jusqu’au coup de tonnerre du Discours de la méthode. Il faut, au contraire, se représenter la scène philosophique européenne des années 1450 à 1640 comme un théâtre très animé, désordonné mais fécond. En un mot : baroque. Une scène de crise, en ce sens que les anciennes théories et méthodes de pensée sont contestées sans qu’aucune des diverses alternatives qui se présentent ne parvienne à imposer ses paradigmes.

 

19 Cette crise d’autorité philosophique a eu pour effet de placer les penseurs devant la nécessité de trouver en eux-mêmes les propres ressources intellectuelles pour se positionner au milieu de tous ces systèmes opposés. Tous ne sont pas devenus libertins, mais alors qu’au Moyen âge, les philosophes qui s’affranchissent des autorités consacrées par l’enseignement scolastique font figure d’exception, la situation se trouve renversée à partir de la Renaissance. L’individualisme, ce pendant de l’humanisme, dont les manifestations sont multiples dans la vie économique, artistique ou religieuse gagne la philosophie. Il en résulte un renversement progressif du rapport entre philosophie et religion. Jadis simple « servante de la théologie », la philosophie tend à s’affirmer comme activité intellectuelle libérée de toute contrainte apologétique. Cela ne signifie pas, bien sûr, qu’il n’y a plus de préoccupations religieuses dans les ouvrages des philosophes. Mais, de fait, la puissance de la raison humaine s’affirme de plus en plus fièrement, quitte à résoudre les contradictions entre foi et raison en posant de manière implicite ou non le postulat de la double vérité.

 

20 Ce qui vient d’être dit pour la philosophie vaut également pour les sciences qui – au titre de la philosophie naturelle – resteront longtemps une des branches particulières de l’activité philosophique. Toutefois la question de l’articulation entre essor du libertinisme et naissance de la science moderne pose une série de problèmes qu’on ne saurait passer sous silence. Un ancien schéma, qui trouve son origine dans la pensée des Lumières et qui a été sacralisé par Auguste Comte et les positivistes, tend à opposer radicalement science et religion et par contrecoup subordonner l’essor de la libre pensée à celui de la science moderne après Galilée. Cette vision est trop schématique et ne s’accorde pas avec une étude parallèle de l’histoire du libertinage et de l’histoire de la science occidentale avant, pendant et après la révolution qu’elle connaît au xviie siècle. Je signale au passage que dans l’historiographie de l’athéisme moderne, cette subordination est une des clés de la thèse de Lucien Febvre, inspirées des travaux de Robert Lenoble, qui conclut à l’impossibilité de l’athéisme à cette époque. Conclusion, à mes yeux irrecevable.

 

[SEGUE]

Le libertinage de la Renaissance à l’Âge classique: un territoire pour l’historien? 

 

Condividi post

Repost 0
Published by Ario Libert - in Libertinismo
scrivi un commento

commenti

Presentazione

  • : La Tradizione Libertaria
  • La Tradizione Libertaria
  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
  • Contatti

Link