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1 aprile 2012 7 01 /04 /aprile /2012 05:00

I lumi dell'Aufklärung

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La simbolica della modernità e l'eliminazione della notte

 

 

di Robert Kurz


"Le classi rivoluzionarie, nel momento dell'azione, hanno coscienza di fare esplodere il continuum della storia. La Grande Rivoluzione introdusse un nuovo calendario. Il giorno che inaugura un nuovo calendario funziona come un accelleratore storico. Ed è in fondo lo stesso giorno che ritorna incessantemente sotto forma di giorni di festa, che sono dei giorni di commemorazione. I calendari non misurano dunque il tempo come fanno gli orologi. Essi sono i monumenti di una coscienza storica in cui ogni traccia sembra essere sparita in Europa da cento anni, e che traspariva ancora in un episodio  della rivoluzione di luglio. La sera del primo giorno di combattimento, si vide in alcuni luoghi di Parigi, allo stesso tempo e senza che vi fosse stata alcuna concertazione, delle persone sparare su degli orologi. Un testimone oculare, che doveva forse la sua chiaroveggenza al caso della rima, scrisse allora:


Qui le croirait ! On dit qu'irrités contre l'heure,
De nouveaus Josués au pied de chaque tour,
Tiraient sur les cadrans pour arrêter le jour*


Walter Benjamin, Il concetto di storia, in: Oeuvres, Paris, Folio, p. 440.

 

 

Più di 200 anni dopo, siamo sempre abbagliati dallo splendore dell'Aufklärung [1] borghese. La storia della modernizzazione si inebria di metafore che evocano la luce. Il grande sole della ragione è ritenuto in grado di scacciare l'oscurità della superstizione e rendere visibile il disordine del mondo per infine potere costruire la società secondo i criteri razionali.

L'oscurità non è percepita come l'altra faccia della verità, ma come l'impero del Male. Gli umanisti del Rinascimento polemizzavano con i loro avversari trattandoli come "oscurantisti". Nel 1832, Goethe, su suo letto di morte avrebbe gridato: "Più luce". Un classico deve partire in bellezza. I romantici si difendevano contro la fredda luce della ragione rivolgendosi sinteticamente verso le religioni. Di fronte alla razionalità astratta, essi esaltavano una irrazionalità non meno astratta. Piuttosto che di inebriarsi di metafore ispirate alla luce, è con l'oscurità che essi si ubriacavano, come Novalis nel suo "Inno alla notte".

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Ma questo semplice capovolgimento della simbolica dell'Aufklärung passava accanto al problema. I romantici non hanno affatto superato un unilateralismo giudicato sospetto, hanno giusto occupato l'altro polo della modernizzazione, diventando allora veramente i zelanti "oscurantisti" di un pensiero reazionario e clericale. 

Ma la simbolica della modernizzazione può essere criticata attraverso un'altra scappatoia, denunciando l'insensatezza paradossale della ragione capitalista stessa. Perché, in effetti, le metafore moderne della luce sanno di bruciato, di misticismo. Un aldilà, fonte della luce splendente, come lo rappresenta la ragione moderna, evoca la descrizione degli empirei degli angeli, illuminati dallo splendore divino o i sistemi religiosi dell'Estremo Oriente, da cui ci proviene il concetto della "illuminazione". Anche se la luce della ragione è ritenuta essere di quaggiù, ha comunque un carattere sacralmente trascendentale. Lo splendore celeste di un Dio del tutto semplicemente impenetrabile si è secolarizzato nella banalità mostruosa del fine in sé capitalista, la cui cabala della materia è l'accumulazione insensata del valore economico. Non si tratta qui della ragione, ma di un non senso superiore; e ciò che brilla è lo splendore di un'assurdità che ferisce gli occhi.

 

Eredi dell'Aufklärung

Karl Marx, anch'egli erede dei Lumi, aveva molto bene constatato che l'attività senza tregua della produzione capitalista era "smisurata". Questa dismisura non può in principio tollerare nessun tempo oscuro. Perché il tempo oscuro è anche quello del riposo, della passività e della contemplazione. Il capitalismo esige l'estensione della sua attività sino agli ultimi limiti fisici e biologici. Per quanto riguarda il tempo, questi limiti sono determinati dalla rotazione della terra su se stessa, dunque dalle 24 ore della giornata astronomica avente una parte chiara (faccia al sole) e una parte scura (contro il sole). La tendenza del capitalismo è di estendere la parte attiva alla giornata astronomica alla sua totalità. La parte notturna disturba questa tendenza. Così produzione, circolazione e distribuzione delle merci devono funzionare 24 ore su 24, perché "time is money". Il concetto di "lavoro astratto" [2]** nella produzione moderna delle merci non include soltanto la sua estensione assoluta, ma anche la sua astrazione astronomica: un processo analogo al cambiamento delle misure dello spazio.

 

Nuove misure per lo spazio e il tempo

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È questo tempo astratto che ha permesso di estendere la giornata del "lavoro astratto" alla notte e di erodere il tempo di riposo. Il tempo astratto poteva essere staccato dalle cose e dalle condizioni concrete. La maggior parte delle antiche misure di tempo, come le clessidre o gli orologi ad acqua, non dicevano "l'ora che era", ma erano regolate su dei processi concreti, per misurare la loro "durata". Si potrebbe paragonarli a quei piccoli gadget che suonano quando l'uovo è cotto. Qui la quantità del tempo non è astratta, ma orientata su una certa qualità. Il tempo astronomico del "lavoro astratto" è al contrario staccato da ogni totalità. La differenza diventa evidente quando, ad esempio, si legge nei documenti del Medioevo che il tempo di lavoro dei servi sui grandi possedimenti durava "dall'alba a mezzogiorno". Ciò significa che il tempo di lavoro non era soltanto più breve in assoluto, ma anche relativamente, perché esso variava secondo le stagioni ed era più breve in inverno che in estate. L'ora astronomica astratta, per contro, ha permesso di fissare l'inizio del lavoro "a sei ore", indipendentemente dalla stagione e dal ritmo biologico degli umani.


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Il tempo degli orologi

 

 Dormire meno?

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Sparassero sui quadranti per fermare il giorno.

Les lumières de l'Aufklärung. La symbolique de la modernité et l'élimination de la nuit

LINK ad altri articoli e saggi inerenti il filone della Wertkritik:

Cos'è la wertkritik?

Segnalazione libraria. Sesso, capitalismo e critica del valore. Pulsioni, dominazioni, sadismo sociale

Robert Kurz, Eutanasia economica

John Holloway, La Grecia ci mostra come protestare contro un sistema fallimentare

Gérard Brich, Dell'uomo considerato come un essere-per-il-voto

Anselm Jappe, Not in my name! (a proposito della domanda "Perché votare"?

Anselm Jappe, Il denaro è diventato obsoleto?

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