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30 giugno 2014 1 30 /06 /giugno /2014 05:00

Un marxismo libertario?

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Miguel Chueca


Guerin.jpgParlare di marxismo libertario, è essenzialmente ricordare lo sforzo condotto da Daniel Guérin per tentare una sintesi tra le due correnti che si affrontarono all'interno della I Internazionale, dove non voleva vedere che dei "fratelli gemelli", separati da semplici "litigi di famiglia". La formula ha potuto essere utilizzata qua e là, lo è ancora oggi occasionalmente, ma nessuno ha fatto più dell'autore di Fascisme et grand capital [Fascismo e gran capitale] e La Lutte des classes sous la Première République [La lotta di classe durante la Prima Repubblica] per popolarizzarle e tentare di farne il punto di partenza di un rinnovamento del socialismo. È in una raccolta di testi apparsa poco dopo il 1968, con il titolo Pour un marxisme libertaire [Per un marxismo libertario] che Daniel Guérin si dedicò ad un tentativo che sembrava accordarsi abbastanza bene con il clima dei tempi che aveva visto le bandiere rosse e le bandiere nere fraternizzare sulle barricate del mese di maggio.

Guerin--fascismo-e-gran-capitale.jpgNella sua introduzione, Daniel Guérin poneva l'invenzione e l'uso di questa formula sul conto di alcuni studenti italiani, che gli avrebbero permesso di attaccare infine un'"etichetta" soddisfacente sul progetto al quale egli si identificava da molti anni, senza che avesse trovato ancora il nome più adatto per caratterizzarlo, il termine "socialismo libertario" al quale si era riferito sino ad allora non lo soddisfaceva a causa di un sostantivo che apparteneva, egli scriveva, "alla categoria delle parole disonorate".

guerin-Luttes.JPGCosa ricopriva la suddetta "etichetta"? In un testo del 1966, precisa che si tratta per lui di ristabilire i ponti tra queste "due varianti di uno stesso socialismo", riducendo - addirittura sopprimendo - il fossato che li separa da molti decenni, e che l'instaurazione del "formidabile apparato statale, dittatoriale e poliziesco" scaturito dalla rivoluzione d'Ottobre non ha fatto che scavare ancora di più. A leggerlo bene, si vede tuttavia che si è assegnato molto come compito di arricchire l'anarchismo con l'apporto del materialismo marxista che di rigenerare il socialismo e i marxismi  attraverso "l'iniezione di una buona dose di linfa anarchica", che permetterebbe loro di riannodarsi con lo spirito rivoluzionario delle origini. Il senso di questa procedura non ha d'altronde nulla di stupefacente poiché, come Daniel Guérin ricorda egli stesso, la sua formazione è marxista e che ha fatto i suoi primi passi all'interno della "famiglia" socialista, concretamente nella corrente della della SFIO diretta da Marceau Pivert.

Tra gli elementi che, nell'anarchismo, gli sembravano i più "utilizzabili" per una rinascita rivoluzionaria del socialismo, ritenne l'idea di associazione operaia, il federalismo e le pratiche del sindacalismo rivoluzionario. Così come, non insiste affatto troppo su ciò che il marxismo, da parte sua, potrebbe apportare al suo "fratello gemello", si capisce come molti abbiano visto nella sua proposta un allineamento sulle posizioni classiche dell'anarchismo e/o dell'anarcosindacalismo piuttosto che una vera "sintesi" tra l'uno e l'altro.

Si leggano le notazioni dedicate all'organizzazione della società post-rivoluzionaria: vi si vedrà quanto la visione di una sostituzione immediata degli ingranaggi dello Stato con una "confederazione di confederazioni" che raggruperebbe allo stesso tempo la "confederazione dei comuni" e quella dei "sindacati operai rivoluzionari" è debitrice agli schemi classici dell'anarcosindacalismo. Se non ci si interessa che ai soggetti reali di discordia tra le due tradizioni rivali, e cioè secondo lo stesso Daniel Guérin, "il ritmo di deperimento dello Stato all'indomani di una rivoluzione, [...] il ruolo delle minoranze (coscienti o dirigenti?) e [...] l'uso dei mezzi della democrazia borghese", appare abbastanza chiaramente che la "sintesi" si risolve, in tutti i casi, attraverso una scelta senza equivoco della posizione anarchica.

Non si farà torto a Daniel Guérin sostenendo che il suo tentativo di "superare" le due correnti all'interno di un "marxismo libertario" si è risolto in uno scacco. Gli anarchici, nella loro maggioranza, videro in esoo qualcosa come un matrimonio tra una e un coniglio. In quanto ai "marxisti", essi non si preoccuparono affatto di questa "linfa anarchica" che si proponeva loro perché la maggior parte di essi erano, molto evidentemente, refrattari  a rimedi di questo genere. Non poteva andare diversamente: riconciliare l'anarchismo con il Marx "anarchico" di La Guerra civile in Francia – o quello che, nel 1844, scriveva che "l'esistenza dello Stato e l'esistenza dell aservitù sono inseparabili" - è una petizione di principio, e se si tratta di farlo con il Marx "giacobino" che desidera centralizzare tutti i mezzi di produzione tra le mani dello Stato, è un'assurdità. Daniel Guérin, per primo, avrebbe riconosciuto questo scacco di buon grado quando, a una domanda che gli si pose molti anni dopo sul senso che egli dava alla formula, ammise che gli preferiva ora quella di "comunismo libertario", senza che avesse rinunciato tuttavia alla riconciliazione postuma di Marx e Bakunin. È tuttavia impossibile che non abbia visto a qual punto questa scelta non poteva che allontanare dalla "sintesi", perché la formula incaricata di sostituire questo "marxismo libertario" in cui aveva creduto di vedere tante poromesse vent'anni prima appartiene indubbiamente al solo tesoro della tradizione anarchica.

È tuttavia impossibile che non abbia visto sino a qual punto questa scelta non poteva che allontanarsi dalla "sintesi", poiché la formula incaricata di sostituire questo "marxismo libertariao" in cui aveva creduto di percepire tante promesse venti anni prima appartiene incontestabilmente al solo tesoro della tradizione anarchica.

 

Miguel Chueca

[traduzione di Ario Libert]


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Published by Ario Libert - in Marxismo libertario
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