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12 agosto 2010 4 12 /08 /agosto /2010 06:00

 


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Aperçu :

"Il libro dell'imbecille" di Franz Jung

 

 

Franz-Jung--disegno.jpg

 

Franz Jung era uno scrittore espressionista tedesco da prima della prima guerra mondiale con il suo libro dell'imbecille che egli scrisse nel 1912 a 24 anni, ma era anche un anarchico che non metteva la letteratura al primo posto delle sue preoccupazioni. Al contrario, nel 1919, spingerà piuttosto gli intellettuali ad andare nelle fabbriche per capire gli operai ed aiutarli a realizzare il socialismo.

Ed in queste quattro storie che compongono la raccolta- ma il loro tono è così violento che esse non ne fanno che una dalla prima all'ultima riga, ed il personaggio che li collega è la vita stessa- è, dietro le odiate convenzioni di una marcia società borghese, l'umano allo stato grezzo che il giovane Franz Jung fa sorgere, tumultuosamente e con un'arte che riduce al silenzio tutto ciò che scriverà dopo. Come quella storia che si svolge al caffé del Duomo in cui dei signori ascoltano la lettura di un testo effettuata da uno di loro, mentre passa per la strada una donna che essi conoscono tutti. Giusto nel momento in cui i due eroi del racconto letto ad alta voce stanno spezzando le reni ad un gatto, le immaginazioni degli ascoltatori e le loro intenzioni apparentemente anodine si infiammano sulla figura che scompare. Non si deve parlare ulteriormente di questa struttura del racconto, brutale ed artitica in cui l'esistenza e l'aneddoto terribile si urtano.

Le esagerazioni sono parte integrante di queste storie, gli eccessi, a scatti, per falsi movimenti, soprassalti che scovano delle verità, soprattutto che sotto ognuno di noi, sotto ogni borghese si nasconde un imbecille. Il cretino, è anche la "creatura", è colui che vede senza aver bisogno di conoscere né le cause né gli effetti. È anche tutti noi, e anche di più. Più che un personaggio, è un'antivisione del mondo; è ovunque in Jung, lo ritroviamo agganciato ai contesti più contraddittori e di preferenza ai passaggi maggiormente patetici.

Bevute e brutalità delle storie di bevitori che picchiano la moglie perché sentono che non hanno in lei "da ammazzare più di un predecessore". E poi perché fa bene. E poi perché le piace, come è risaputo. Ma più ancora: gli ubriaconi d'oltre-Reno sono degli ubriaconi metafisici, pongono la domanda ultima: "Cosa significa tutto ciò?" La donna, inoltre, non si nega. Di fronte agli imbecilli Franz Jung costruisce con essa un personaggio che fa di essi dei burattini, grazie al suo istinto delle situazioni, al suo fascino ed alla sua ignoranza dei pregiudizi. Vuole soltanto vivere, Emma Schnalke, ed è il racconto delle sue manie tanto impreviste quanto i colpi che le distribuiscono gli amanti di passaggio... Questi colpi, lei sa restuirli e darne anche senza aspettare, come una vera vamp. Non è nulle che quando ha pietà ed il suo vocabolario ne risente. È allora questione di "vergogna" e di "bontà".

Franz Jung lo dice altrove: "(...) la pietà ci imbratta, la maledetta pietà che fa di noi dei ciechi e degli imbecilli vanitosi". Ma la lingua dell'imbecille è anche la lingua dell'innocenza brutale che Jung arriva in fondo a far parlare a tutti i suoi personaggi, "buoni" o "cattivi", lingua ben seduta su quella particolarità tedesca del neutro, dell'esso (ça), del "qualcosa", meno abituale nel francese (e italiano): "È lo stesso, completamento lo stesso... Ha bisogno di esso". È la "litania dell'esso" come direbbe un autore tedesco contemporaneo, Enzensberger. E Lichtenberg diceva già "esso pensa", molto prima di Groddeck nel suo Libro dell'Es, e Freud. Altrove, e nello stesso registro: "Qualcosa salì in lui...".

Un romanzo ideologico questa lingua dell'inconscio brutale ha, per fortuna per noi, trovato il suo traduttore in Pierre Gallissaires che ha saputo non trascurare nulla delle asperità tedesche nel testo francese. Noi, penseremmo un po' a Zola, ma è più duro di Zola perché il testo di Jung esplode a partire dall'esso, giustamente. In Jung, non sono delle storie di famiglia, i testi abbondano di spezzoni di biografie sanguinose e senza conseguenze e corrono dietro a dei personaggi che fuggono come dei "maledetti" in "strade senza gioia", ben prima dei film dagli stessi nomi, e ciu fanno allucinare senza che vi sia bisogno di uno schermo.

Questa storia e le altre dello stesso libro festeggiano il trionfo di una forza che possiamo anche chiamare amore, e che disorganizza l'universo borghese, anche qui siamo spinti a pensare al film di Joseph von Sternberg, l'Angelo azzurro con Marlene Dietrich, tratto dal romanzo di Heinrich Mann. Tanto più che in Francia la società tedesca dell'epoca, prima del 1914, era irrigidita in convenzioni autoritarie, totale obbedienza alla scuola, addestramento all'esercito, donen chiuse in casa da figli, cucina e chiesa. Ma la vita, sempre, si vendica, e Franz Jung, l'anarchico, se ne fa qui il crudele cantore. Questo libro dell'imbecille è tutto tranne che ideologico, è la vita cruda che lo scrive più indomabile della morte, è il libro imbecille per eccellenza.

 

Marie-Simone Rollin

 

 

jung, il libro     Jung, Die Rotewoche, front   

Il libro dell'imbecille è edito in Italia dall'editore Chersi di Brescia, al breve racconto del 1912 di Jung ne segue un altro, e cioè La settimana rossa , illustrato con nove disegni di Georg Gross.

[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK al post originale:

Le livre du crétin de Franz Jung

 

 

 

 

 

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Published by Ario Libert - in Opere libertarie
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