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15 ottobre 2011 6 15 /10 /ottobre /2011 05:00

Proudhon pragmatico


Proudhon, Nadar

 

di Irène Pereira



Una concezione pragmatica della filosofia

proudhonpluralis01banc_0009.jpgPuò sembrare strano parlare ad un primo approccio di un Proudhon pragmatico nella misura in cui il pragmatismo, come corrente della filosoia americana [1], è posteriore [2] a quest'autore [3]. Il pragmatismo filosofico accorda, in modo generico, all'azione un posto centrale. Ne fa, tra altri, il criterio di valutazione degli enunciati cognitivi.

Tuttavia, un certo numero di commentatori di Proudhon hanno notato che quest'ultimo poteva apparire come un precursore del pragmatismo. Fu, in particolar modo il caso di Georges Gurvitch e di  Jean Bancal  [4]. Tuttavia, questi autori hanno insistito soprattutto su ciò che Bancal ha chiamato "il pragmatismo laburista" di Proudhon. Se il padre dell'anarchismo "giunge per primo ad una posizione  che in seguito riceverà il nome di pragmatismo [5]", sarebbe per la sua concezione del rapporto tra lavoro ed idea. È, in effetti, nel lavoro come azione che le idee hanno la loro origine per Proudhon.

proudhon-de-la-justice-dansVorremmo da parte nostra dimostrare, attraverso questo breve studio, che i motivi pragmatistici nell'opera di Proudhon non si limitano alla questione del lavoro. Se è nel sesto studio sul lavoro, in De la Justice [Della Giustizia nella rivoluzione e nella Chiesa], che ritroviamo l'esposizione più completa del suo pragmatismo laburista, è anche, in parte, in quest'opera che Proudhon sviluppa un certo numero di altri temi in una prospettiva che potremmo qualificare anche qui di come pragmatica. Realizzare questo tipo di lettura di Proudhon, è interrogarsi sulla questione dell'articolazione tra teoria e pratica. Se le idee sono prodotti dell'azione, quale conseguenza ha questo, nel quadro di una teoria della trasformazione sociale e dell'azione collettiva rivoluzionaria, sull'articolazione tra condizioni economiche ed azione politica? Le condizioni economiche determinano l'azione rivoluzionaria? Quest'ultima deve essere pensata sul modello dell'insurrezione? È organizzata da un'avanguardia? Le pratiche discorsive e giuridiche sono determinate dalle pratiche economiche?

proudhon disegnoIl pragmatismo filosofico di Proudhon fa dell'azione, concepisce allo stesso tempo come materiale ed intelligente, una nozione centrale della sua teoria politica che gli permette di pensare in modo originale l'articolazione dell'economia e del politico.

La posta di una tale analisi è di tentare di mostrare in cosa l'opera di Proudhon ci dà degli elementi per pensare un rinnovamento dell'azione politica contestataria contemparanea che possa essere un'alternativa al marxismo-leninismo. Infatti, il ritorno di interesse per l'opera di questo autore e per il pragmatismo filosofico ci sembra congiungersi negli strumenti teorici che queste filosofie propongono.

Sin dal primo studio Della Giustizia nella Rivoluzione e nella Chiesa, del 1858, Proudhon annunciando il suo programma, dà della sua concezione della filosofia una teoria pragmatica. "La filosofia deve essere essenzialmente pratica [6]. La filosofia per Proudhon non ha una funzione puramente speculativa. Ora, se essa non è dell'ordine di pura speculazione teorica, è perché non suppone, contrariamente a ciò che lascia intendere la tradizione platonica, una rottura con il senso comune. Al contrario, se la filosofia ricerca la ragione delle cose, questa ragione è la ragione comune. Opponendo alla tradizione filosofica, una concezione della filosofia in continuità con il senso comune, si tratta di difendere una teoria democratica, ciò che Proudhon chiama la "tendenza democratica [7]" della filosofia.

dewey_ricostruzione.JPGQuesto rapporto tra la filosofia e la democrazia costituisce un tema che possiamo qualificare come pragmatica. Infatti, troviamo, soprattutto presso Dewey, una concezione che collega la filosofia pragmatica alla democrazia. Dewey dimostra, in Reconstruction in Philosophy [Ricostruzione filosofica], che la costruzione di un metodo pragmatico nella scienza ed in filosofia ha svolto un ruolo nel sorgere delle spinte democratiche rivoluzionarie. Infatti, il metodo pragmatico mettendo in questione il metodo autoritario nella scineza si oppone all'organizzazione autoritaria della società.

Il secondo punto sottolineato da Proudhon è che la filosofia, secondo la sua concezione, nega ogni trascendenza. Essa poggia su un metodo empirico. È dall'osservazione che parte la filosofia. Anche qui, si tratta di un punto comune con la filosofia pragmatica poiché per Dewey, si tratta di partire dall'esperienza, e per James, il pragmatismo è un empirismo radicale. Per i filosofi pragmatici classici, è l'esperienza che permette di troncare le interminabili diatribe metafisiche.

Ma ciò in cui la concezione della filosofia di Proudhon è innegabilmente pragmatica, è che per lui "la filosofia è essenzialmente utilitaria [8]". Infatti, se la filosofia è in continuità con il senso comune, essa non può essere in rottura con le preoccupazioni dell'immensa maggioranza degli uomini, la filosofia non può essere un'attività elitistica riservata ad una classe di aristocratici. Per Proudhon, così come per Dewey, la creazione di un metodo filosofico pratico ed empirico, e cioè in una parola pragmatico, conduce a rimettere in causa la concezione della filosofia ereditata dai Greci che ne facevano un passatempo speculativo. La filosofia diventa con ciò un'attività democratica.

 

Un pragmatismo laburista

 

La tesi secondo la quale Proudhon elabora un pragmatismo laburista è già stata nettamente posta in evidenza dai commentatori di Proudhon come abbiamo già sottolineato.

Così, Jean Bancal scrive "il pragmatismo trova storicamente nel pensiero del grande socialista la sua prima formulazione [...]. Benès, nella sua morale di Proudhon, vede in lui l'iniziatore di questa corrente filosofica [...] e G. Pirou, come Georges Gurvitch [9]".

Ed è certamente Georges Gurvitch [10] che ha dato  su questo punto i commenti più sviluppati nel suo Proudhon e in Les fondateurs français de la sociologie contemporaine [I fondatori francesi della sociologia contemporanea]. A questo proposito, Gurvitch scrive: "Ora il lavoro che è allo stesso tempo collettivo e individuale è ben più della forza collettiva. È sforzo e azione, è il produttore totale, sia delle forze collettive sia della mentalità, delle idee e dei valori [...]. Il Lavoro produce non soltanto le forze ed i valori economici, ma l'uomo, i gruppi, le società e le idee, comprese quelle di giustizia. In conclusione, è la "società in atto" nella totalità che si produce da se stessa attraverso il lavoro [...]. Così il pragmatismo, in alcune delle sue svolte, diventa in Proudhon, uno strumentalismo, così come nel filosofo americano Dewey [11]".

proudhon-de-la-cration-de-lordreSembra che la prima espressione del pragmatismo laburista che si ritrova in Proudhon figuri in De la création de l'ordre dans l’humanité  [Della creazione dell'ordine nell'umanità], (1843) secondo Jean Bancal. Proudhon vi definisce infatti il lavoro come "Azione intelligente dell'uomo sulla materia, nello scopo previsto della soddisfazione personale [12]". Il lavoro è dunque definito come un'azione. Quest'ultimo effettuato da parte dell'uomo, attraverso uno strumento materiale, fa appello all'intelligenza.

proudhon_questcequelapro.jpgQuest'azione ha la particolarità, inoltre, di mettere in gioco, nel quadro della divisione del lavoro, una forza collettiva. Il concetto di "forza collettiva" che Proudhon prende in prestito secondo lui al Marchese G. Garnier, egli l'aveva già valorizzato in Qu’est ce que la propriété? (1840): "Il capitalista, diciamo, ha pagato le giornate degli operai; per essere esatti si deve dire che il capitalista ha pagato tante volte una giornata che ha impiegato in operai ogni giorno, il che non è affatto la stessa cosa. Perché quella forza immensa che risulta dall'unione e dall'armonia dei lavoratori, dalla convergenza e dalla simultaneità dei loro sforzi, egli non l'ha pagata [13]".

La forza collettiva non è la semplice somma delle forze individuali. Ciò che produce la divisione del lavoro non è la semplice accelerazione di un lavoro che un solo individuo potrebbe produrre, ma suppone delle competenze e dei talenti diversi che un solo uomo non potrebbe riunire. I talenti singolari anche sono in gran parte il prodotto della solidarietà e della forza collettiva della società.

john_dewey.pngIn modo simile, Dewey rimprovera all'individualismo liberale di giustificare l'approvazione da una minoranza dell'intelligenza collettiva [14]. Ciò che Dewey chiama l'intelligenza designa "formidabili metodi di osservazione, di sperimentazione, di riflessione e di ragionamento che sono in costante evoluzione [15]". Ora l'intelligenza non è individuale, per lui, perché lo spirito è un prodotto sociale.

Ma l'esposizione più completa del pragmatismo laburista di Proudhon si trova nel sesto studio di  De la justice dans la Révolution et dans l'Église  dedicato al lavoro. Proudhon comincia con il mostrare che "l'idea, con le sue categorie, nasce dall'azione e deve ritornare all'azione, pena il decadimento dell'agente [16].

Il pragmatismo filosofico di Proudhon lo conduce a considerare che tutte le idee, anche quelle metafisiche, hanno la loro fonte nell'azione. Di conseguenza, l'idea stessa di giustizia è un prodotto dell'azione. Il pragmatismo di Proudhon gli permette di superare l'opposizione tra idealismo e materialismo. L'azione è al contempo materiale e intelligente. È ad esempio nella reciprocità  degli scambi che si determina la Giustizia. Gli scambi economici così come gli scambi di idee sono delle azioni, Gli scambi di idee non sono delle illusioni che potrebbero essere spiegate con una riduzione alla sfera economica, ma i due tipi di scambi sono delle azioni reali che hanno le loro condizioni di possibilità nella matrice delle azioni propriamente umane e cioè il lavoro. Proudhon non oppone, al contrario di Marx, materialismo ed idealismo, ma speculazione ed azione.

marx karl, LevineNell'azione anche degli animali si trova un pensiero. Il pragmatismo laburista di Proudhon è un naturalismo continuista. L'intelligenza umana che si fa luce nel lavoro non è che il prodotto naturale dell'evoluzione dell'istinto. "La peculiarità dell'istinto forma primaria del pensiero è di contemplare le cose sinteticamente, la peculiarità dell'intelligenza, di considerarle analiticamente. In altri termini, l'istinto avendo acquisito la potenza di contemplarsi da sé [...] costituisce l'intelligenza" [17]. La stessa continuità anima le produzioni del lavoratore manuale e quella del lavoratore intellettuale. È a partire dallo strumento che l'istinto animale si è trasformato in intelligenza e l'azione in lavoro.

BergsonQuesta distinzione tra istinto e intelligenza non ci impedisce di chiederci se Bergson, che in L'Évolution créatrice [L'evoluzione creatrice] procede ad un'analisi molto simile e che fu vicino alla filosofia pragmatica di William James, non abbia letto questo testo di Proudhon.

Proudhon aggiunge che il genio dell'uomo "non è affatto specialistico, esso è universale" [18], il che differenzia l'uomo dall'animale, per lui, è ciò che Rousseau aveva chiamato la perfettibilità. Ma l'idea non è soltanto un prodotto dell'azione, essa vi deve anche ritornare. Il che significa che il lavoro e la tecnica devono essere informati dal sapere teorico e la ricerca scientifica. Proudhon, come Dewey, accorda un posto importante alla riflessione sull'educazione. Rifiuta la separazione tra speculazione intellettuale e lavoro manuale. L'educazione deve essere "un'educazione al contempo degli organi e della comprensione" [19]. Il che significa che, per Proudhon, il lavoro manuale suppone l'acquisizione preliminare di una conoscenza teorica spinta. In questo senso, la formazione del politecnico è per lui il modello che corrisponde di più alla sua teoria pragmatica.

 

La ragione pubblica


habermas-cartoon.jpgAltro concetto pragmatico che si ritrova in Proudhon, è quello di "ragione pubblica". Questo concetto appare come particolarmente sviluppato nel settimo studio di De la Justice dedicato alle "Idee".

La ragione pubblica [20] appare presso Proudhon come il concetto che permette di eliminare nella filosofia la nozione di assoluto. Si tratta di un'approccio che si può qualificare come pragmatico nella misura in cui è a partire da una procedura di argomentazione collettiva che è possibile sfuggire all'idea del fondamento assoluto. "Ora si tratta di dare a quest'essere collettivo di cui abbiamo dimostrato la potenza e la realtà, un'intelligenza, è ciò a cui perverremo con un'ultima eliminazione dell'assoluto il cui effetto sarà di creare la ragione pubblica" [21].

putnam_Levine.pngL'intersoggettività comunicativa, "l'agire comunicativo", o ciò che Proudhon chiama "la ragione collettiva o pubblica" diventa, come in Habermas, il mezzo di sfuggire all'assoluto della coscienza monologica. Ciò è reso possibile dalla creazione di un vero spazio pubblico. "La cosa non è tuttavia difficile: è ciò che chiamiamo volgarmente libertà delle opinioni o libertà di stampa" [22]. È attraverso l'opposizione delle opinioni le une alle altre che è possibile sfuggire all'assoluto.

peirce_Levine.gifInfatti, ogni opinione tende a darsi come assoluta. È attraverso la contraddizione delle opinioni che è possibile giungere alla conoscenza della realtà. Proudhon sviluppa dunque una concezione intersoggettiva e realista della verità che lo avvicinerebbe dunque ulteriormente nei dibattiti contemporanei di Habermas o di Putnam o di Rorty. La filosofia di Proudhon appare quindi come fondamentalmente anticartesiana poiché si tratta di sfuggire all'assolutismo della coscienza individuale attraverso il confronto delle opinioni. Infatti,  per Proudhon, così come per Peirce [23], l'uomo è immediatamente un essere sociale: "l'uomo il più libero è colui che ha maggior relazioni con i suoi simili" [24].

dewey Columbia universityLa ragione pubblica si costituisce, così come la forza collettiva, a partire "dal gruppo lavoratore". La ragione trova dunque la sua condizione di possibilità per Proudhon nel suo pragmatismo laburista. Perché è infatti come abbiamo visto dal lavoro, e cioè dall'azione, che nasce la ragione. Non soltanto la ragione non è costituente, ma costituita, ma essa è, inoltre, costituita dall'azione materiale degli uomini. La ragione pubblica di Proudhon ricorda in tal modo la nozione di "intelligenza collettiva" [25] di Dewey che presuppone, anch'essa, una teoria del pubblico [26]. Infatti, per Proudhon, la ragione pubblica suppone come la formazione di un pubblico: "ogni unione di uomini, in una parola, formata per la discussione delle idee e la ricerca del diritto". Certo, la ragione pubblica trascende le ragioni individuali: "essa giungerà a delle idee sintetiche molto spesso anche inverse alle conclusioni dell'io individuale" [27]. Ma essa non può stabilirsi senza quelle ragioni individuali che essa presuppone: "l'impersonalità della ragione pubblica suppone come principio la più grande contraddizione come organo, la più grande molteplicità possibile" [28].

proudhon-dIl contrario stesso della ragione pubblica sarebbe l'assenza di contraddizione: "senza una controversia pubblica libera ed universale, ardente che giunga anche sino alla provocazione, nessuna ragione pubblica, nessun spirito pubblico" [29]. Il contrario di questo spirito pubblico è lo spirito religioso, che poggia sull'argomento dell'autorità, in cui la ragione assolutista trionfa a detrimento della ragione pubblica.

election04Il rifiuto dell'argomento della maggioranza porta Proudhon a stabilire una teoria procedurale che permette di determinare la verità e la giustizia: "1° A procedere, su ogni oggetto, ad un voto e ad un contro-voto, allo scopo di conoscere in quale proporzione di numero sono le opinioni o interessi contrari; A cercare l'idea superiore, sintesi o formula, nella quale le due proporzioni contrarie si bilanciano, e trovano la loro legittima soddisfazione; poi a fare votare su questa sintesi, che, esprimendo il rapporto delle opinioni contrarie, sarà naturalmente più vicino alla verità ed al diritto di ognuna di esse" [30].

Infatti, sembrava a Proudhon che vi fosse una differenza molto grande tra un voto "sondaggio" ed un voto scaturito da un dibattito contraddittorio. In quest'ultimo caso, gli individui argomentano le loro posizioni. A partire da queste posizioni argomentate, è possibile cercare di stabilire una sintesi che si appoggia sugli argomenti forza di ogni parte e che non è la semplice somma o giustapposizione delle diverse opinioni.

La ragione pubblica di Proudhon è pragmatica infine nella misura in cui essa è al contempo teorica e pratica. Infatti, essa cerca in uno stesso slancio il giusto ed il vero. Non c'è qui separazione kantiana tra una ragione teorica ed una ragione pratica. Si tratta di stabilire al contempo la verità nella sua corrispondenza con la realtà e ciò ch è giusto, e cioè non determinare una morale individuale, ma stabilire delle regole collettive che reggono i rapporti tra gli individui.


Irène Pereira

 



[Traduzione di Ario Libert]


 

 

BIBLIOGRAFIA:

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Gurvitch Georges, Les fondateurs de la sociologie contemporaine – Saint Simon et Pierre-Joseph Proudhon, Les cours de la Sorbonne, Centre de documentation universitaire, 1955 Gurvitch G., Proudhon, PUF, 1965.

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Proudhon P. J., "Lettre aux ouvriers", 8 mars 1864 in: Daniel Guerin, Ni Dieu, ni maître, t. 1, La découverte, 1999.

Proudhon,  De la capacité de la classe ouvrière , 1865.

Westbrook R. B., John Dewey and American Democracy, Cornell university press, 1991.

  
NOTE

 

[1] Esiste una corrente pragmatica francese, senza alcun rapporto con la corrente filosofica americana, rappresentata da Maurice Blondel. Quest'autore ne ha esposte la dottrina nella sua opera L’Action [L'Azione] del 1893.

[2] L’articolo di Charles Sanders Peirce, Come rendere le nostre idee chiare, che segna la nascita di questo movimento filosofico americano, risale al 1878.

[3] Proudhon muore nel 1865.

[4] Anche se quest'ultimo, nella prefazione alla sua edizione delle Œuvres choisies [Opere scelte] di Proudhon, sembra propendere verso un uso del termine pragmatismo che rinvierebbe forse più al pragmatismo di Blondel che a quello di James o di Dewey. Questo punto si spiega forse con il carattere un po' personalista della lettura di Jean Bancal.

[5] Georges Gurvitch, Les fondateurs français de la sociologie contemporaine [I fondatori francesi della sociologia contemporanea], p. 65.

[6] Proudhon,  De la justice dans la révolution et dans l'Église , t. 1, p. 22.

[7] Ibid., p. 22.

[8] Ibid., p. 23.

[9] Jean Bancal, Proudhon: Pluralisme et autogestion , t. 2, p. 218. On peut aussi citer parmi les commentateurs de Proudhon qui soulignent ce point J. Langlois dans par exemple Agir avec Proudhon.

[10] Gurvitch effettua anch'egli un'interessante lettura pragmatica, nel suo Proudhon, nel nono studio intitolato Progrès et décadence [Progresso e decadenza]: "Così, potremmo dire, che se in Bergson, per quel che riguarda la vita propriamente biologica, l'idea di evoluzione è superata da quella di evoluzione creatrice, in Proudhon per quel che riguarda la vita sociale, l'idea di progresso è superata da quella di incessanti ricorsi a delle rivoluzioni sempre nuove i cui esiti non sono mai certi [...]. Egli lega l'idea del progresso ai suoi orientamenti pragmatici. Egli scrive a proposito: "il progresso è la giustificazione dell'umanità da se stessa sotto l'eccitazione dell'ideale". Ma allora "[...] non sarebbe una specie di ideologia, se non di mito, che ispirerebbe l'azione nel modo in cui Sorel concepiva l'idea dello sciopero generale? [...]". Allo stesso modo perché l'idea di progresso, nata dall'azione, "non ritornerebbe all'azione sotto forma di progetto o di piano?". Ma l'ordine morale è legato al lavoro e all'azione collettiva, il progresso si presenta una volta di più come un'idea pragmatica, capace di ispirare il massimo di sforzo, di libertà, di lavoro e di azione rivoluzionaria. In definitiva il progresso si presenta in Proudhon [...] come un'ipotesi pragmatica adatta a incoraggaire l'azione collettiva" [p.30-31]. 

[11] Gurvitch Georges, Proudhon, p. 27-28.

[12] Proudhon,  De la création de l'ordre dans l’humanité , p. 296.

[13] Qu’est ce que la propriété? , p. 215.

[14] Cfr. Dewey, Authority and social change.

[15]  Reconstruction in Philosophy , p. 19.

[16] Proudhon,  De la justice dans la révolution et dans l'Église, t. 2, p. 78.

[17] Ibid, p. 88.

[18] Ibid.

[19] Ibid, p. 96.

[20] Sulla storia di questo concetto nel XVIII e nel XIX secolo vedere l'opera di B. Bensaude-Vincent, La science contre l’opinion [La scienza contro l'opinione].

[21] Ibid, p. 108.

[22] Ibid, p. 109.

[23] Cfr. Peirce, Textes anticartésiens.

[24] Proudhon,  Les Confessions d'un révolutionnaire .

[25] Cfr. Dewey, Liberalism and social action.

[26] Cfr. Dewey, Le public et ses problèmes.

[27] Ibid, p. 114.

[28] Ibid, p. 134.

[29] Ibid, p. 118.

[30] Ibid, note J, p. 112.


LINK al saggio originale:

Proudhon pragmatiste   

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