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7 marzo 2012 3 07 /03 /marzo /2012 06:00

LE CONFESSIONI DI UN RIVOLUZIONARIO

Courbet-ritratto-diProudhon

PER SERVIRE ALLA STORIA DELLA RIVOLUZIONE DI FEBBRAIO


 

Levabo ad cœlum manum meam, et dicam:

Vivo ego in æternum.


Solleverò la mia mano al cielo, e dirò:

La Mia Idea è immortale. 


Deuteronomio, XXXII, 40.

 


 

I.

 

CONFITEOR.

 

Che i re si coalizzino da un capo all'altro d'Europa contro le nazioni;

Che il vicario di Gesù Cristo lanci l'anatema alla libertà;

Che i repubblicani cadano schiacciati sotto le mura delle loro città:

La Repubblica resta l'ideale delle società, e la libertà oltraggiata riappare presto, come il sole dopo l'eclisse.

Sì, siamo vinti e umiliati; sì, grazie alla nostra indisciplina, alla nostra incapacità rivoluzionaria, eccoci tutti dispersi, imprigionati, disarmati, muti. La sorte della democrazia europea è caduta dalle nostre mani civiche a quelle dei pretoriani.

Ma la guerra di Roma è più giusta e più costituzionale?

Ma l'Italia, l'Ungheria, la Polonia, perché protestano in silenzio, sono cancellate dall'elenco delle nazioni?

Ma, democratici-socialisti, abbiamo smesso di essere il partito dell'avvenire, partito che conta oggi la metà della Francia?

Ma voi, borghesi afflitti, che non si cessa di incitare contro di noi, e di cui il nostro disastro consuma la rovina, siete più dinastici, più gesuiti, più cosacchi?...

Da quattro mesi, li guardo nel loro trionfo, questi ciarlatani della famiglia e della proprietà; li seguo a vista nei vacillamenti della loro ebbrezza; e, ad ogni gesto, ad ogni parola che sfugge loro, mi dico: sono perduti!

Non dubitatene, amici: se la Rivoluzione è stata dopo febbraio aggiornata incessantemente, è perché l'educazione della nostra giovane democrazia lo esigeva. Non eravamo maturi per la libertà; la cercavamo là dove essa non è, dove non può mai trovarsi. Sappiamo comprenderla ora, e, attraverso la nostra intellezione, essa esisterà.

Repubblicani, volete abbreviare la vostra prova, riconquistare il timone, ridiventare presto gli arbitri del mondo? Vi chiedo come sforzo di non occuparvi più, sino a nuovo ordine, della Rivoluzione. Non la conoscete affatto: studiatela. Lasciate fare soltanto alla Provvidenza: mai, attraverso il consiglio dei mortali, essa non fu sulla strada migliore. Rimanete immobili, qualsiasi cosa accada; concentratevi nella vostra fede, e guardate, con il sorriso del soldato sicuro della vittoria, i vostri superbi trionfatori.

Sciocchi! Piangono quanto hanno fatto per trent'anni per la libertà! Chiedono perdono a Dio ed agli uomini per aver combattuto diciotto anni la corruzione! Abbiamo visto il capo di Stato, esclamare, colpendosi il petto: Peccavi! Che abdichi dunque, se ha tanto rimorso per i cinque milioni e mezzo di voti che gli ha valso la Repubblica!... Non sa che la soddisfazione, così come la ferma risoluzione, è parte essenziale della PENITENZA?

Poiché tutti si confessano, e che distruggendo le nostre stampe non si è messo il sigillo sulle nostre scrivanie, voglio, anch'io, parlare ai miei concittadini con l'amarezza della mia anima. Ascoltate la rivelazione di un uomo che sbagliò a volte, ma che fu sempre fedele. Che la mia voce si elevi sino a voi, come la confessione del condannato, come la coscienza dalla prigione.

La Francia è stata data da esempio alle nazioni. Nella sua umiliazione come nelle sue glorie, essa è sempre la regina del mondo. Se si solleva, i popoli si sollevano con essa; se si abbassa, essi crollano. Nessuna libertà può essere conquistata senza essa; nessuna congiura del dispotismo prevarrà contro di lei. Studiamo dunque le cause della nostra grandezza e della nostra decadenza, affinché siamo fermi, in avvenire, nelle nostre risoluzioni, e che i popoli, sicuri del nostro appoggio, formino con noi, senza timore, la santa alleanza della Libertà e dell'Eguaglianza.

Ricercherò le cause che hanno portato tra noi le sventure della democrazia, e che ci impediscono di realizzare le promesse che abbiamo fatto per essa. E, poiché il cittadino è sempre l'espressione più o meno completa del pensiero dei partiti, poiché le circostanze hanno fatto di me, debole e sconosciuto, uno degli originali della Rivoluzione democratica e sociale, dirò, senza nulla dissimulare, quali idee hanno diretto la mia condotta, quali speranze hanno sostenuto il mio coraggio. Effettuando la mia confessione, farò quella di tutta la democrazia. Degli intriganti, nemici di ogni società che non paga i loro vizi, di ogni morale che condanna il loro libertinaggio, ci hanno accusato di anarchia e di ateismo; altri, le mani piene di rapine, hanno detto che predichiamo il furto. Metterei la nostra fede, la fede democratica e sociale, a confronto con quella di questi uomini di Dio; e si vedrà da quale parte è il vero spirito dell'ordine e della religione, da quale prate l'ipocrisia e la rivolta. Ricorderò ciò che abbiamo tentato di fare per l'emancipazione dei lavoratori; e si vedrà da quale parte sono i parassiti e i saccheggiatori. Dirò, per quel che mi riguarda, le ragioni della politica che avrei preferito, se mi fosse stato dato di farne prevalere una; esporrò i motivi di tutti i miei atti, confesserò i miei errori; e se qualche viva parola, se qualche pensiero ardito mi sfugge dalla penna infuocata, perdonatemela, Oh fratelli miei, come a un peccatore umiliato. Qui, non esorto né consiglio, compio di fronte a voi il mio esame di coscienza. Possa esso darvi, come a me stesso, il segreto delle vostre miserie e la speranza di un migliore avvenire!


 

[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK alla Prefazione della presente opera di Proudhon:

Pierre-Joseph Proudhon, Le confessioni di un rivoluzionario per servire alla storia della Rivoluzione di febbraio

 

 

LINK all'opera in Wikisource:

Les Confessions d'un révolutionnaire

 

LINK all'opera originale:

Les Confessions d'un révolutionnaire

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Published by Ario Libert - in Classici Libertari
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  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
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