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10 ottobre 2012 3 10 /10 /ottobre /2012 05:00
Storia della bandiera rossa
bandiera-rossa.jpg

di Pierre Souyri


Maurice DOMMANGET, Histoire du drapeau rouge des origines à la guerre de 1939 [Storia della bandiera rossa dalle origini alla guerra del 1939], Parigi, 1967, Librairie de l’Étoile, 502 pp.


Il libro di Dommanget è il risultato di molto lavoro; perché non era un piccolo compito quello di rintracciare, attraverso migliaia di manifestazioni e di scioperi, la storia dell'adozione dello stendardo rosso da parte del movimento operaio. Esistevano su questo argomento degli studi parziali, di cui alcuni sono dovuti allo stesso Dommanget, ma non anche degli studi sistematici e generali; e Dommanget avrà l'occasione di rettificare non pochi errori di dettaglio commessi dai suoi predecessori.

Dommanget non si è limitato di fare, con molta erudizione, un vasto censimento degli episodi e degli eventi nel corso dei quali la bandiera rossa compare e a mostrare che quest'ultimo, nel corso delle fasi di radicalizzazione del movimento operaio, tende a far scomparire le bandiere nazionali che riappaiono, al contrario, nelle manifestazioni operaie, quando gli antagonismi sociali si affievoliscono. Ha mostrato - ed è senz'altro l'aspetto più interessante del suo libro - che lo stesso significato della bandiera rossa ha una storia.

È inutile tentare di far risalire l'origine della bandiera rossa all'insurrezione di Spartaco o alle sollevazioni contadine (jacqueries) del XIV secolo. È nella Rivoluzione francese che si trovano le sue vere origini: un drappo rosso è allora issato dalle autorità municipali - in applicazione di una legge del 21 ottobre 1789 - per ingiungere ai raggruppamenti popolari di dover disperdersi quando l'ordine sociale è giudicato minacciato. Lo stendardo rosso che è allora odiato dagli strati popolari come il simbolo della repressione borghese, comincia a cambiare di campo dopo il 10 agosto 1792: in certi ambienti rivoluzionari l'idea appare, per un momento, di aborrirla come segno di repressione delle misure contro-rivoluzionarie. Ma è soltanto più tardi che, lentamente, tra il 1830 e il 1848, è adottata dalle società rivoluzionarie e le classi lavoratrici, non più per significare una volontà di terrorizzare l'avversario e di tornare al 1793, come crede la borghesia, ma come segno della potenza popolare e delle aspirazioni alla giustizia sociale e alla riconciliazione dei popoli. Lo sviluppo del movimento operaio in Europa poi negli altri continenti, la formazione delle internazionali socialiste e le prime rivoluzioni nproletarie ne faranno altro che precisare la simbolica dello stendardo rosso, di cui l'essenziale era già stabilito nel 1848. 

A mano a mano che si è popolarizzata, la bandiera rossa, si è tuttavia caricata di un'enorme potenza emotiva. Suscita presso la borghesia, che non smetterà mai di vedervi un simbolo sinistro di sangue e di caos, dei sentimenti di orrore e di odio, e occorreranno innumerevoli polemiche affinché i manifestanti operai possano assicurarsi il diritto di dispiegarla senza esporsi a delle persecuzioni giudiziarie. All'opposto, lo stendardo rosso, e il colore rosso stesso, suscitano presso i militanti socialisti dei sentimenti che vanno a volte sino ad una adorazione feticistica. Non esistono soltanto le pagine ditirambiche, di Vallès e di Gorki ad esempio, sulla bandiera rossa e degli inni che le sono state dedicate in alcuni paesi, e di cui Dommanget fornisce la traduzione in appendice al suo libro... l'idolatria del rosso ha assunto a volte degli aspetti sbalorditivi, come testimoniano alcuni banchetti in cui erano rossi anche la tovaglia, i tovaglioli, i piatti, i boccali di vino, i pomodori, i gamberi, i filetti al sangue, ecc. È evidente che il movimento operaio ha spesso assorbito delle mentalità e dei comportamenti ripresi dal campo religioso e dai nazionalismi: lo stile delle cerimonie organizzate dallo Stato sovietico lo mostra chiaramente.

Ma come mai in fin dei conti, il proletariato ha adotatto la bandiera rossa preferendola ad ogni altra e soprattutto alla bandiera nera che, sin dalla monarchia di luglio, è apparsa nella regione di Reims, poi a Lione, come emblema della rivolta operaia, per non più essistere infine che unita al rosso negli stendardi dell'anarco-sindacalismo spagnolo, e non del P.O.U.M. come sostiene, erroneamente, Dommanget? La simbolica dei colori fornisce i primi elementi di una risposta: il colore dei lutti e delal disperazione, il nero, non poteva senz'altro non espriemere tanto quanto il rosso ciò che il movimento operaio teso all'avvenire portava in sé di ottimismo e di volontà costruttiva. Ma si dovrebbe anche, per conseguire una vera spiegazione, riuscire a render conto di questa simbolica dei colori stessa e per questo, come suggerisce Dommanget, procedere ad una esplorazione, che resta da intraprendere, dell'inconscio collettivo delel masse popolari.

 

 

Pierre Souyri

 

 

[Traduzione di Ario Libert] 

 

 

LINK al post originale:

Histoire du drapeau rouge

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Published by Ario Libert - in Eventi libertari
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