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19 agosto 2010 4 19 /08 /agosto /2010 06:10

Carl EinsteinEinstein--04.JPG

 Un cittadino del mondo nei Pirenei 
di Liliane Meffre
 
Quando Carl Einstein si gettò il 5 luglio 1940 nella Gave de Pau dopo essere stato ospitato per un breve periodo dai monaci del convento di Lestelle-Bétharram, pose volontariamente un termine definitivo ai suoi itinerari [1] tanto complessi quanto vari che l'hanno condotto a Berlino, la sua città, a Parigi, la sua seconda patria, sino in Spagna dove è andato a difendere l'arte e la libertà. La sua vita non è stata che una lotta per l'arte e la verità, lotta per un assoluto che egli ha livrato in tutte le grandi piazze d'Europa con il suo impegno personale, i suoi scritti o le armi in pugno. Fu europeo in tutte le sue fibre e cittadino del mondo nella grande tradizione antica certo, ma anche germanica, quella di  Kant, Lessing, Goethe, Humbolt, senza dimenticare l'ideale della Rivoluzione francese sempre così presente per gli intellettuali tedeschi. Carl Einstein si è affermato come Europeo e cittadino del mondo nella sua vita privata, la sua opera e la sua azione, in un'epoca, ricordiamolo, che si caratterizzava per delle tensioni di ogni genere, tra gli stati, i regimi e le ideologie.
  
Daniel-Henry-Kahnweiler--ritratto-da-Picasso.jpgNato nel 1885 a Neuwied sul Reno (attualmente Renania-Palatinato) in una famiglia ebraica molto religiosa (il padre ebbe delle funzioni rabbiniche e diresse l'Istituto di formazione religiosa israelita del Granducato del Baden a Karlsruhe), Carl Einstein si ribellò molto presto contro il suo ambiente familiare e sociale. Fuggì nel 1904 a Berlino dove d'ora in poi trascorse la sua vita, fuori da ogni contesto storico religioso che le sue origini avrebbero potuto imporgli. È così che in seguito si dichiarò ufficialmente in più occasioni "Ebreo dissidente" e che scrisse ad una delle sue amiche, Tony Simon-Wolfskehl, nel 1923, la sua intenzione dopo la morte di sua madre di dire infine "merda agli Ebrei". Di fatto, se ebbe numerosi amici ebrei, non si fermò mai nell'ebraismo. Daniel-Henry Kahnweiler, uno dei suoi amici intellettualmente più vicino, come lui Ebreo tedesco, mercante dei cubisti a Parigi, affermava che essi non avevano mai parlato insieme del loro ebraismo.
 
Tony Simon-WolfskehlNé la nazionalità né la religione né la cultura hanno influenzato o limitato Carl Einstein nei suoi approcci. Si è dissetato come nessun altro alle fonti del sapere e della modernità, sempre all'avanguardia nel suoi tempi in tutti i campi letterari, artistici, scientifici, politici. I contatti, gli scambi con tutte le nazionalità, tutte le culture gli sembravano naturali ed evidenti. Questa capacità di ascoloto e di adattamento si illustra in modo esemplare nella sua vita personale. Nel 1913 sposò un'ebrea russa, Maria Ramm, cognata di Franz Pfemfert, il fondatore della rivista Die Aktion. Ebbero una figlia, Nina, nata nel 1915 e che più tardi per fuggire dalla Germania nazista venne a Parigi a raggiungere suo padre. Sposò un archietto di Nancy, Jean Auproux, così la discendenza di Einstein divenne francese.
 
Die-Aktion--Pfemfer.jpgEinstein tuttavia, si separò poi divorziò dalla sua sposa per vivere per una dozzina di anni con un'aristocratica tedesca incontrata durante la prima guerra mondiale a Bruxelles, la "contessa rossa" Aga von Hagen (pacifista e socialista in seguito ad un soggiorno in Francia). La vita affettiva e passionale di Einsten fu tanto ricca ed intensa quanto la sua vita intellettuale. Incontrò diverse donne, tutte interessanti per diversi motivi ed ebbe molte avventure. Per esempioi,  a Berlino nella colonia russa, incontrò nel 1922 Elsa Triolet, sorella di Lili Brik che aveva come compagno Majakovskij, poeta rivoluzionario che Einstein frequentava all'epoca. Il legame tra Einstein ed Elsa Triolet sembra essere durato sino al 1923, con grande dispiacere d'altronde di Einstein che non riusciva a liberarsi per dedicarsi interamente al suo nuovo amore Tony Simon-Wolfskehl, una giovane architetta, proveniente dagli ambienti ebraici agiati di Francoforte. Ma la grande passione di Einstein fu certamente la fotografa, diventata famosa, Florence Henri, de padre francese e di madre tedesca, che compì con Einstein numerosi soggiorni in Italia, vicino a Firenze e che l'iniziò al mondo dell'immagine fotografica.
  
Der-Sturm.jpgDopo il suo trasferimento definitivo a Parigi nel 1928, Carl Einstein fece la conoscenza di un'Armena, Lyda Guévrékian, la cui famiglia era originaria della Persia. Era stata educata in Svizzera poi aveva imparato la sartoria presso Paul Noiret. Einstein la sposò nel 1932, George Braque fu loro testimone. Nel 1936 Lyda non esitò ad accompagnare suo marito in Spagna e servì come infermiera. È il fratello di Lyda, Gabriel Gevrekian, architetto famoso, che ricevette l'ultima missiva redatta da Carl Einstein prima del suo suicidio. Se Einstein mostra con i suoi amori eclettismo e cosmopolitismo, rivela di esserlo anche sul piano dello spirito e delle realizzazioni aperte a tutte le correnti e tutte le forme di pensiero. Ci impegneremo a dimostrarlo essenzialmente a proposito di tre esempi: la Russia, l'Africa e l'Europa. La corrispondenza di Einstein è una fonte, inesauribile di informazioni perché si rivolge a personalità molto diverse e brulica di progetti, di piani: film da girare, creazione di riviste, traduzioni di opere, organizzazione di esposizioni, cooperazioni diverse. Naturalmente non tutto verrà realizzato, ma possiamo misurare attraverso queste lettere l'immensa curiosità intellettuale e l'inesauribile interesse di Einstein per tutte le attività dello spirito.
 
chagall.jpgCon il suo matrimonio con Maria Ramm aveva scoperto il mondo russo e le tre sorelle Ramm, molto attive sul piano culturale, avevano allargato ed arricchito le sue conoscenze. La moglie di Einstein traduce molte opere russe per gli editori tedeschi, la moglie di Pfemfert, Anja, era la traduttrice di Trotsky in tedesco, quanto a Nadja Ramm-Strasser contava tra le rare donne scrittrici espressioniste. La sua opera più nota Die Russin (La Russa) è del 1917. Nina Einstein, la sola bambina di questa tribù intellettuale, raccontava quanto l'atmosfera nell'appartamento berlinese dei Pfemfert fosse cosmopolita ed eterogenea intorno ad un samovar sempre fumante.
 
Archipenko.jpgIn piena guerra, nel 1917, Einstein scrisse a sua moglie "la rivoluzione russa sembra fare dei bei progressi" ed aggiungeva che se la situazione fosse diventata invivibile in Germania essi potevano sempre vivere in Russia. Questa forte attrattiva per la Russia si radicava allora nella fascinazione di Einstein per la politica e l'arte d'avanguardia praticate in Russia. In un articolo del 1921 intitolato Absolute Kunst und absolute Politik [Arte assoluta e politica assoluta] scritto per la grande enciclopedia sovietica (mai uscita),  Einstein si entusiasmò per la rivoluzione russa che doveva portare la salvezza dell'umanità.
 
El-Lissitzky-1919.jpgSi fondava su due criteri che egli trovava realizzati nell'avanguardia russa precedente la rivoluzione: la dissoluzione dell'io, striminzito, sclerotico, piccolo borghese, e la distruzione dell'oggetto qualificato come "scatola di conserva" che liberava l'atto di vedere come presso i cubisti. A quest'adesione iniziale senza restrizione farà posto una distanza sempre più grande in seguito all'evoluzione del nuovo regime. Familiare della colonia russa di Berlino, Carl Einstein aveva sviluppato numerosi contatti e l'esposizione del 1922 dei suprematisti e costruttivisti gli aveva permesso di incontrare alcuni pittori. Aveva delle relazioni personali con Marc Chagall, Alexander Archipenko, El Lissitzki, Nathan Altmann che riceveva a casa sua.
 
Nathan-Altmann.jpgUn amico giornalista olandese, Nico Rost, racconta che negli anni venti, Einstein si interessava molto alla letteratura russa moderna. D'altronde Majakovskij aveva tenuto una conferenza adulatoria su Carl Einstein in Russia ed il suo atto unico Die schlimme Botschaft [La cattiva novella] era stata tradotta in russo nel 1924 così come un articolo sulla decadenza delle idee in Germania. Einstein era legato d'amicizia con Ilja Ehrenbourg che parla di lui nelle sue memorie e con Evgenij Lundberg che ha redatto in russo un manoscritto- ancora inedito- intitolato "Carl Einstein dans les rangs des défenseurs de Madrid" [Carl Einstein nei ranghi dei difensori di Madrid].
 
Vsevolod MeyerholdQuesto manoscritto, ritrovato a Mosca grazie alle recenti liberalizzazioni, apporta una massa di informazioni sconosciute sino ad ora sulle attività di Einstein nel contesto russo. Una di queste informazioni più preziose è la rivelazione di un progetto di cooperazione, molto avanzata, con il regista d'avanguardia Meyerhold per la messa in scena di La mauvaise nouvelle [La cattiva novella], (opera teatrale che valse a Einstein un processo per blasfemia nel 1922). Einstein aveva molta ammirazione per Meyerhold e corrispondeva con lui (due lettere sono state ritrovate). Meyerhold che si era accorto della carica sovversiva dell'opera di Einstein voleva trasformarla, con il consenso dell'autore, in rivista da Cabaret, rendendola così ancora più provocante. Ma il progetto non approda a nulla a causa dell'indurimento del regime russo. Carl Einstein tuttavia non è mai andato in Russia. Invitato dal grande collezionista Morosov, aveva l'intenzione di effettuare il viaggio, ma lo scoppio della guerra nel 1914 glielo impedì.
 
Negerplastik.jpgL'esempio migliore dell'assenza di ogni pregiudizio etnocentrico, della libertà di vedute e di opinione proprie di Carl Einstein è certamente l'opera Negerplastik  [2] che apparve nel 1915 a Lipsia in piena guerra mondiale. L’opera finanziata da uno scultore ungherese residente a Parigi, Joseph Brummer, ha sollevato tanta indignazione quanto entusiasmo, le numerose testimonianze della stampa ne sono la prova. Certo, le produzioni dell'arte africana erano già note attraverso le spedizioni degli etnologhi, tedeschi, belgi, inglesi e francesi, ma come semplici oggetti etnologici.
 
Un Leo Frobenius, ad esempio, non tratta nel suo famoso libro Die Masken und Geheimbünde Afrikas (Maschere e società segrete d'Africa) che di etnologia. L'arte e l'estetica non rientrano nel suo campo di considerazioni. È Carl Einstein che attraverso le sue analisi formali delle maschere africane darà all'arte africana uno statuto artistico a parte intera. Certo, durante la stessa epoca, il pittore russo Vladimir Matveï-Markov [3] si interessava all'arte africana e redigeva un'opera che si inscriveva nelle preoccupazioni delle avanguardie, ma esso non apparve che dopo la morte dell'autore nel 1919 e non possedeva la stessa forza analitica né la stessa originalità di quella di Einstein.
 
Documents_no1.pngIl testo di Einstein deve essere letto anche come un manifesto a favore del cubismo che egli ha scoperto a Parigi e che cerca soprattutto delle soluzioni tecniche ai problemi della figurazione dello spazio. La passione di Einstein per l'Africa subsahariana si esprime anche in un'opera Afrikanische Plastik apparsa nel 1921 ed in numerosi articoli pubblicati sulla rivista Documents. Inoltre, grazie alla notorietà dei suoi lavori Carl Einstein è eletto nel 1931 tra i primi membri della "Société des africanistes" [Società degli africanisti] creata da poco a Parigi. Tuttavia si deve sottolineare che Einstein non ha mai incontrato fisicamente il continente africano, anche se un acarta molto dettagliata delle popolazioni africane disgnata da lui (per una dedica nell'esemplare di Afrikanische Plastik inviata al pittore Kisling) afferma che egli si è recato in Egitto. Non esiste nessuna prova di questo viaggio. Einstein possedeva una tale forza di immaginazione che è riuscito senza conoscere il paese ad afferrarne l'anima. Prove supplementari ne sono le trasposizioni di leggende e racconti africani che egli ha pubblicato sull abase di testi riportati da missionari, amministratori o mercanti dell'epoca.
  Akrik_Plastik.jpg
 
A differenza di certi Alsaziani-Loreni amici di Einstein, come Yvan Goll il poeta, Einstein non ha mai pubblicato scritti teorici o programmatici sull'Europa, ma ha contribuito con la sua azione e le sue pubblicazioni a elaborare i primi fondamenti dell'attuale Europa. Mediatore culturale per eccellenza tra la Francia e la Germania, non si è limitato a creare una rivista Neue Blätter per far scoprire in Germania la letteratura francese contemporanea, quella di Mallarmé, Gide, Claudel, a pubblicare molti articoli sugli autori francesi o a diventare il cantore della pittura moderna francese, dei cubisti in particolare.
 
Ha anche eretto, con il suo amico Paul Westheim, allo spirito creatore dell'Europa del momento un monumento audace e strano, l'almanacco Europa pubblicato in due lingue (francese e tedesco) presso Kiepenheuer a Potsdam. Questt'opera raccoglie tutto quanto i paesi europei hanno allora da offrire sul piano della creazione artistica. La copertina è di Fernand Léger, i contributi  relativi a quasi tutti i campi dello spirito (poesia, pittura, archiettura, musica) provengono dai nomi più noti, citiamo ad esempio: Gide, Cocteau, Cendrars, Alexander Blok, Else Lasker-Schüler, Majakowski, Kokoschka, Chagall, Severini, Oud, Gris, Derain, El Lissitsky ed anche la partitura di una fuga di Lyonel Feininger. Impossibile citare tutti i nomi! Il successo di questa pubblicazione è enorme e le richieste pressanti per una sua continuazione che, ahimè, a causa di motivi economici non apparve più.
 
Come scrittore, giornalista, editore, critico e teorico, Carl Einstein apportò alle avanguardie europee riconoscimento e fama. Svolse anche una vera funzione di catalizzatore. Attraverso i suoi numerosi articoli sempre ardenti ed impegnati, i suoi libri che creavano l'avvenimento, citiamo ovviamente Die Kunst des 20 Jahrhunderts (L’arte del XX secolo) apparso nel 1926, riedito nel 1928 e nel 1931), attraverso le sue conferenze in tutta l'Europa, attraverso l'organizzazione di esposizioni (ricordiamo quella di Braque a Basilea nel 1933), per il suo ruolo di consigliere presso grandi collezionisti come lo svizzero Reber, l'inglese  Douglas Cooper, svolse un ruolo di pioniere e di esperto di alto rango. Etica ed estetica non erano mai dissociate e la sua integrità gli permetteva di costringere all'ascolto per aiutare ed incoraggiare gli artisti in uno spirito di solidarietà e di servizio della stessa causa, l'arte. Un esempio tra molti altri: agli inizi degli anni 30 Einstein molto convinto del talento del giovane pittore spagnolo Vincenc Kramá, grande collezionista d'arte francese moderno e fondatore della galleria d'arte francese moderna e fondatore della Galleria nazionale di Praga. Quest'ultimo accolse Miró a Praga ed organizzò un'importante esposizione per lui.
 
Transition.jpgLa creazione della rivista Documents in collaborazione con Georges Bataille, Michel Leiris, Georges Henri Rivière e Georges Wildenstein nel 1929 testimonia in modo eclatante la volontà di Carl Einstein di essere un traghettatore tra le culture. Introdusse nella redazione numerosi collaboratori tedeschi di fama (Leo Frobenius, Hedwig Fecheimer, Eckart von Sydow…) e diede all'etnologia tedesca, molto poco conosciuta all'epoca in Francia, il posto che le spettava. Pubblicò anche numerosi inserti pubblicitari per degli editori, dei galleristi, degli artisti tedeschi e contribuì anche alla diffusione dell'arte e del sapere. Un'altra rivista degli anni 30 Transition, a vocazione internazionale e pubblicata da Eugène Jolas, permette a Enstein di allargare ancora le sue reti di sociabilità e di favorire la scoperta dell'avanguardia in poesia ed in pittura grazie alla sua stretta collaborazione con Jolas.
 
Questo giornalista-scrittore beneficava egli stesso di una tripla cultura. Nato in Lorena e di espressione francese, aveva dovuto imparare il tedesco prima che la sua famiglia emigrasse negli Stati Uniti. Di ritorno in Francia e sposato con una americana, Maria, che aveva studiato musica e canto a Berlino prima della prima guerra, creerà questa rivista il cui titolo è programmatico e lanciare un laboratorio internazionale per la creazione orfica con Jean Arp,  Samuel Beckett, James Joyce e molti altri. I circoli americani di Parigi contribuiscono anch'essi a quest'impresa che fa conoscere bene sia le poesie di Gottfried Benn quanto le opere di Franz Kafka o di Novalis e che costituisce un ponte tra l'America e l'Europa. Einstein crea anche dei legami con dei giornalisti (ricordiamo l'intervista del 1931 per il Chicago Sunday Tribune sull'"etnologia del Bianco"), con dei rappresentanti del mondo dell'arte come James Johnson Sweeney. Redige anche dell eintroduzioni per dei cataloghi d'esposizione negli Stati Uniti, effettua numerosi progetti che, per motivi storici, non avranno modo di compiersi. Sottolineamo tuttavia che nei suoi manoscritti in francese dell'epoca parigina si trova il piano di una grande opera "Histoire de l’art moderne" [Storia dell'arte moderna" che dedica tutto il capitolo otto all'arte degli Stati UNiti.
 
Nella sua collaborazione con Jean Renoir per il film Toni nel 1934 Carl Einstein ha tradotto un'approccio molto personale del problema dell'emigrazione italiana nel Mezzogiorno della Francia. Lui stesso emigrato dapprima volontario poi forzato, privato come egli scriveva in modo commovente della sua lingua, il tedesco, come di un pezzo di pane, egli ha saputo attraverso diversi mezzi tecnici ed estetici, trovare il tono giusto. Ha, per di più, creato un quadro grandioso e tragico per questa storia e le ha conferito una dimensione antica. Tutte cose che Renoir in seguito si attribuirà interamente...
 
Quando Carl Einstein, solitario e silenzioso, prende la decisione di andare a combattere per la libertà della Spagna, gli appariva chiaramente ed in modo evidente che andava a combattere per la libertà dell'Europa intera e allo stesso tempo contro l'internazionalizzazione del conflitto. Lo spiega con lucidità in un'intervista al giornale La Vanguardia del 24 maggio 1938. Allo stesso modo come a Bruxelles all afine della guerra nel 1918, quando si formarono i "Consigli" di soldati e di operai, Einstein ha captato immediatamente le onde del terremoto storico sul punto di scatenarsi. Si impegna in modo totale, assoluto, nell'azione ed il combattimento per la libertà, lasciando tutto quel che aveva fatto. Non scrive (in francese) che tardivamente a Kahnweiler, nel 1938, ed il 6 gennaio soltanto a Picasso preso sino ad allora nella tormenta dell'azione: "se potremo scrivere liberamente e dipingere liberamente, è- letteralmente- possibile soltanto grazie alla resistenza spagnola. Ho sempre saputo che in Spagna difendevo il mio lavoro, la possibilità di pensare e di sentire liberamente come individuo" [4].
 
È in questo spirito che egli aveva salutato la memoria dell'anarchico spagnolo Durruti caduto a Madrid nel novembre 1936. Avendo servito nella sua colonna alla testa del gruppo internazionale di volontari venuti dall'intera Europa, Einstein ha visto quest'uomo fondersi quotidianamente in quell'idea fondamentale di una comunità e di una fraternità tra tutti gli uomini che saldavano gli anarchici della colonna: "Durruti, quest'uomo straordinariamente obiettivo, non parlava mai di se stesso. Egli aveva abolito dalla grammatica la parola preistorica "io". Nella colonna Durruti non conoscevamo che la sintassi collettiva" [5].
 
Rientrato tra gli ultimi dalla Spagna, Einstein continuerà ad aiutare i rifugiati spagnoli a parttire in America sollecitando l'aiuto finanziario dei suoi amici, degli artisti in particolare, come Hayter, Picasso. Non vi sono dubbi che Carl Einstein avrebbe potuto emigrare in America, in Inghilterra, le relazioni d'amicizia e professionale non gli mancavano. Perché essere rimasto sul suolo francese sino all'impossibilità di partire? Ha creduto troppo a lungo nella capacità di resistenza delle democrazie europee? Oppure è entrato in disperazione alla vista delle sconfitte in tutto ciò in cui aveva creduto?
 
Per il combattente Einstein che portava nella sua valigia nel 1914 così come nel 1936, Pascal, Rimbaud, Mallarmé, Valéry, Novalis, i "vecchi Cinesi" (Lao-tse, Tschuang-tse), Eraclito, i Pirenei furono effettivamente l'ultima frontiera, in senso vero così come in quello figurato. Al di là, l'utopia fu quasi vicina a diventare realtà ma il sogno passò. Al di qua, non vi fu altro che girovagare e abbandono. Un'ultima volta Carl Einstein fece la scelta della libertà.
 
L'Europa è nel frattempo diventata realtà, le valutazioni di Einstein sull’arte moderna sono state tutte confermate, le vie c he egli aveva aperto sono state ampiamente prese in prestito. Il mondo può, se ne è ancora capace, essere orgoglioso di aver avuto, per un periodo molto breve, un cittadino come Carl Einstein. 
 
Liliane Meffre 
 
Bebuquin.jpg
Segnaliamo l'esistenza dei pochi testi editi in italiano di Carl Einstein, il romanzo breve Bebuquin o i dilettanti del miracolo edito dalla casa editrice Le Nubi di Roma e: 
 
Arte-negra.jpg
Scultura negra, edita dalla casa editrice Abscondita.
 
 
[Traduzione di Ario Libert]
 
  

 NOTE

 
[1] Vedere la nostra opera: Liliane Meffre, Carl Einstein (1885-1940). Itinéraires d’une pensée moderne, [Carl Einstein (1885-1940). Itinerari di un pensiero moderno], Presses de l’Université de Paris-Sorbonne, 2002.
 
[2] Verlag der Weissen Bücher, Leipzig, 1915; riedizione nel 1920 presso Kurt Wolff, Monaco; Tr. it.: Scultura negra, Abscondita, Milano, 2009.
 
[3] Iskusstvo Negrov (L’arte dei negri), Pietrogrado, 1919, tradotto dal russo da Jacqueline e Jean-Louis Paudrat.
 
[4] Lettera in francese a Picasso in Carl Einstein Daniel Henry Kahnweiler Correspondance 1921-1939, tradotta, presentata ed annotata da Liliane Meffre, Marsiglia, 1993, p. 114.
 
[5] "Die Kolonne Durruti", in: Carl Einstein, Werke Bd 3, Medusa, Wien-Berlin, 1985, p. 459; [Tradotto dal francese nel presente blog: La colonna Durruti, 1936].
 
 
 
LINK al post originale:
Carl Einstein, un citoyen du monde dans les Pyrénées

 

LINK ad uno scritto di Carl Einstein su Durruti:

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Published by Ario Libert - in Profili libertari
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