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1 gennaio 2011 6 01 /01 /gennaio /2011 07:00

Anacharsis Cloots o l’utopia folgorata

 

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di Annie Geoffroy

 

Jean-Baptiste “Anacharsis” Cloots (Clèves, 24 giugno 1755- Parigi, 24 marzo 1794) non è più un dimenticato della storia. Michèle Duval ha riunito i suoi Écrits révolutionnaires (Champs Libre, 1979): Albert Soboul ha scritto la prefazione ad una ristampa delle sue Œuvres (Kraus, 1980); Clèves gli ha dedicato un’esposizione nel 1989: Roland Mortier compie la sintesi di questa enorme documentazione, per darci una bella biografia. Si attiene soprattutto all’itinerario intellettuale di Cloots a spese del “resto” (la vita privata, il sesso, il denaro). Ma, nel quadro che egli ha scelto, Roland Mortier è esaustivo: ci dà da leggere, in tutta la sua originalità stilistica ed ideologica e situandola costantemente nell’ipertesto polemico dei tempo, un’opera considerevole: due opere prima del 1789, 8 opuscoli ed un buon centinaio di articoli e discorsi tra il 1790 ed il 1794. Per di più, egli segnala delle opere stampate non ritrovate (p. 113, 140, 213) e pone in evidenza degli anonimi (una lista cronologica ricapitolante questa profusione sarebbe stata la benvenuta!).

Cloots, figlio di un ricco nobile olandese, è nipote del canonico Cornélius de Pauw, antropologo ante litteram, autore di sei saggi nel Supplemento dell’Encyclopédie. Pensionante a Parigi, al Collège du Plessis dal 1766 al 1769, vi compie le sue prime sperienze contestatarie anticattoliche ed intreccia le sue prime relazioni: i Van den Hyver (banchiere della sua famiglia, ghigliottinato nel 1794) ed alcuni condiscepoli (Lafayette, Gorsas, Millin). Nel 1770-1773, è allievo all’Accademia militare di Berlino con una non-vocazione militare, il che non gli impedirà di entusiasmarsi per diversi generali (Lafayette, Luckner, Custine, Dumouriez) che gli sembreranno incarnare la libertà conquistatrice [156].

Dal 1773 al 1779, accumula le letture antireligiose e “capovolge” la Certitude des preuves du Christianisme [Certezza delle prove del cristianesimo], dell’abate Bergier (1768): con il suo Ali Gier-Ber, che intende difendere la Certitude des preuves du mahométisme [Certezza delle prove del maomettismo], Cloots lotta contro le religioni rivelate ed argomenta a favore del deismo. Tutta la sua vita, si riferirà a quest’opera, stampata a “Londra” (Amsterdam) nel 1780, con una disarmante vanità d’autore, vicina alla megalomania.

La sua fede deista si trasformerà in fede atea, base del suo pensiero mondialista: il mondo deve unificarsi sotto una “nuova fede”, la “religione dei diritti dell'uomo” e l'unicità del “popolo-Dio”. Questo “trasferimento dal teologico al politico non induce alla tolleranza, ma al contrario”. Le altre parti di questa temibile cattolicità sarebbero, molto logicamente, il mercato mondiale unico e la Repubblica universale.

Nel 1780, risiede a Parigi. appartenente all'alta società (Voisenon, Montesquiou-Ferensac), conduce una vita mondana assidua (salon de Fanny de Beauharnais), proseguendo la sua vita intellettuale ed erudita nel crogiolo del Museo, futuro Liceo, sin dalla sua creazione nel 1781. Polemizza sugli Ebrei con Court de Gébelin, e traccia un vasto programma di Anti Accademia per l'istituzione che vede come una repubblica animata dai cittadini del mondo. Vi incontra Gabriel Brizard, che ha lasciato il racconto di pellegrinaggio fatto nel luglio del 1783 in compagnia di Cloots. Davanti al monumento nuovissimo di Ermenonville, i due amici bruciano le pagine anti rousseauiane dell'Éssai sur la vie de Sénèque di Diderot! Ma Cloots non rimarrà rousseaulatra e darà ampio spazio al culto di Voltaire.

Dal 1784 al 1789, Cloots effettua il suo tour dell'Europa. Nel 1784, è in Inghilterra, ricevuto da Burke a cui rimprovererà, nel 1790, la sua svolta antifrancese. Nel 1786 in Vœux d'un Gallophile, espone le sue concezioni economiche e geopolitiche. Grazie all'indipendenza americana, il mondo è scampato alla “monarchia universale” dell'Inghilterra. La Francia/Gallia deve estendersi sino al Reno. Il denaro “rappresentante di tutto”, unifica il mondo, la tratta degli schiavi è un male minore: la visione del mondo clootsiano è fissata.

Nel 1787-88 è in Magna Grecia ed in Africa. Rientra in Francia nel 1789, ma cosa fa? Pubblica almeno un'opuscolo, non ritrovato. Roland Mortier sostiene che Cloots capisce “molto presto” l'interesse della stampa. Ma i giornali si moltiplicano sin dal mese di maggio del 1789, ed è in agosto che il suo amico Millin fonda la Chronique de Paris, quotidiano nel quale scrivono soprattutto Condorcet, Rabaut Saint-Étienne e Villette, e che stampa Ruault (suo amico da 10 anni). O ci sono altri articoli da ritrovare oppure l'impegno di Cloots nella rivoluzione militante non è così rapida come si dice.

Nel 1790, intraprende una carriera di pubblicista rivoluzionario, che lo condurrà, in 4 anni, alla celebrità e alla ghigliottina. Diventa molto presto membro dei Giacobini. A partire da marzo del 1790, pubblica numerosi articoli, soprattutto in Chronique. Diventa celebre rappresentando alla Costituenete, il 19 giugno 1790, una deputazione internazionale che parteciperà alla festa della Federazione. Deriso a detra, successo a sinistra. Cloots si autoproclama “ambasciartore del genere umano”. In Anarchasis à Paris, sostiene Barnave “salvatore delle nostre colonie” contro Brissot e gli “amici indiscreti dei neri”. Quando Raynal disapprova la Rivoluzione, lo denuncia violentemente e con severità. In L'Orateur du genre humain, se la prende con la politica della Prussia.

Polemizza contro il cristianesimo egualitario di Fauchet e del Circolo Sociale. Si dichiara repubblicano, ma repubblicano antifederalista. Il suo orizzonte, è l'unificazione del globo in dipartimenti, senza unità intermedie ch non possono essere che dei freni. Alla fine del 1791, è favorevole per una guerra preventiva contro le monarchie. Appoggiata sui movimenti rivoluzionari, essa finanzierà, a spese dei principi, l'estensione della Repubblica universale(titolo del suo opuscolo-manifesto del marzo 1792). In aprile, parte in guerra contro le accademie. In giugno, effettua una netta svolta sociale e fa suo il termine sans-culotte(senza mutande). La sua Petition des domestiques è una bella arringa a favore del suffragio universale. Universale machile si intende perché Cloots non tocca mai, naturalmente, il “regime domestico”.

Con 16 intellettuali stranieri (tra cui suo zio de Pauw), è naturalizzato francese il 26 agosto. In settembre, è eletto alla Convenzione. Sin da novembre denuncia i suoi antichi amici girondini in Ni Marat, ni Roland, e si attira i fulmini di Roland, Kersaint, Brissot, Guadet (che si pente di aver presentato il decreto di naturalizzazione!). Roland Mortier descrive molto bene questa esaltazione polemica, questi scontri tra simili nei quali, ahimè, “tutti sono sinceri”. Al processo di Luigi XVI, si pronuncia per l'esecuzione immediata (in attesa di quella degli altri re). Nell'aprile del 1793, espone le sue Bases constitutionnelles de la Répubblique du genre humain. L'ondata decristianizzante dell'autunno del 1793 segna il trionfo di Cloots. Il 17 novembre (ultimo discorso alla Convenzione), si rallegra dell'”esplosione filosofica” popolare e richiede una statua per Meslier, il “primo ecclesiasitico abiuratore”. Cloots presiede il club dei Giacobini dal 11 al 29 novembre, è dunque là il 21 quando Robespierre denuncia l'ateismo com aristocratico e promette delle rivelazioni su un complotto dello straniero. Il 12 dicembre, Cloots è escluso dai Giacobini. Il 26, la Convenzione decreta che “nessun individuo nato in un paese straniero non può rappresentare il popolo francese”. Arrestato il 28 dicembre 1793, Cloots è associato ala processo di Hébert e dei Cordiglieri, e ghigliottinato il 24 marzo 1794.

Per tutti i 20 capitoli che seguono, molto da presso gli archivi, questa biografia, Roland Mortier sviluppa una tesi che credo giusta: le posizioni fondamentali di Cloots: -anticlericalismo, razionalismo, cosmopolitismo- sono fissate prima del 1789, e lo iscrivono nel retto filo dei Lumi enciclopedisti. Investendo il suo temperamento di polemista nella carriera politica, Cloots ha lottato senza esitazione sui mezzi (guerra, regicidio, Terrore), al servizio delle sue idee. La sua utopia fu certamente vinta, ma non folgorata. Come la fenice, per meglio rinascere. Perché se non possiamo più credere alla merce come veicolo di felicità universale né a un mondo riquadrato a “scacchiera senza confine” dalla forza delle armi, la fede di Cloots nel genere umano, solo attore della sua storia, è sempre di attualità. Allora a quando, sulla spinta dell'esemplare lavoro di Roland Mortier, una vera edizione completa della corrispondenza e delle opere di Cloots?

 

 

Da: “Recherches sur Diderot et sur l’Encyclopedie”

1997, Anno 22, Numero 1, pp. 156-158

[Segnalazione libraria di: Anacharsis ou l’Utopie foudroyée, Stock, 1995, 528 pp.]


 


[Traduzione di Ario Libert]

 

 

Anarchasis ou l'Utopie foudroyée

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Published by Ario Libert - in Profili libertari
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