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6 marzo 2010 6 06 /03 /marzo /2010 08:11

Jean Vigo

 

Zero-in-condotta.jpg

Tra poesia e rivolta


di Felip Equy

 

La vita del cineasta Jean Vigo fu breve (1905-1934). Egli realizzò soltanto quattro film la cui durata complessiva non raggiunge le tre ore. Ma L'Atalante e Zéro de conduite [Zero in condotta] sono dei film notevoli per la loro poesia ed il loro spirito di rivolta.

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ALMEREYDA

Non è possibile parlare di Jean Vigo senza evocare la vita di suo padre Miguel Almereyda. La sua morte drammatica nel 1917 avrebbe profondamente segnato Jean Vigo. Nato nel 1883, si reca a Parigi all'età di quindici anni ed esercita il mestiere di fotografo. Frequenta gli ambiente anarchici e conosce presto la prigione. Sarà condannato per furto poi per fabbricazione di esplosivi e per diversi reati di stampa. Collabora al Libertaire di Sébastien Faure. Abbandona il suo vero nome (Eugène Bonaventure de Vigo) per lo pseudonimo di Almereyda, anagramme di: y a de la merde! [C'è della merda].


Nel 1903 Almereyda aveva incontrato una militante, Emily Cléro. Il loro figlio detto Nono, nasce nel 1905. Jeanne Humbert (1890-1986), anarchica e neo-malthusiana, racconta in un opuscolo quel che furono i primi anni della sua vita. I suoi genitori vivevano in una miseria nera. Per sopravvivere, hanno anche stampato denaro falso. Quando Jeanne vede Jean per la prima volta, si trova avvolto in un mucchio di panni nella camera di un albergo di ultima categoria. Jeanne sarà nominata madrina laica e si occuperà a volte per intere settimane del neonato. In effetti quando quando non è trascinato da sale di riunioni in caffè è dimenticato a casa di amici per diversi giorni. Queste condizioni di vita difficili avranno probabilmente delle conseguenze sulla salute di Jean.

Dopo aver partecipato al Congresso antimilitarista di Amsterdam, Almereyda crea nel 1906 il giornale La Guerre Sociale con Gustave Hervé, socialista rivoluzionario. Crea anche le Jeunes gardes révolutionnaires [Le Giovani guardie rivoluzionarie] che si battono per le starde contro i realisti ma anche con gli individualisti del giornale L'Anarchie. A poco a poco si allontana dalle idee libertarie. Da pacifista, diventerà militarista rivoluzionario poi semplicemente militarista. Nel 1913, crea il giornale Le Bonnet rouge [Il Berretto rosso] che nel 1914 sostiene l'entrata in guerra della Francia. È amico del ministro radicale Louis Malvy dal quale ottiene la non-applicazione del carnet B. All'entrata in guerra tutti i rivoluzionari avrebbero dovuto ritrovarsi in prigione. A suo posto scopriranno le trincee!

La Guerre Sociale poi Il Bonnet rouge avevano conosciuto un enorme successo. Così, il tenore di vita di Almereyda era completamente cambiato: automobili, residenze, amanti... Nel 1917, constatando i guasti della guerra, cambia direzione, ritrova delle posizioni pacifiste e sostiene la Rivoluzione russa. La destra e l'estrema destra vogliono la sua pelle. Attraverso lui, sono i ministri radicali Caillaux e Malvy ad essere presi di mira. Un affare di assegno di origine straniera serve da pretesto per il suo arresto. Il 13 agosto 1917, è ritrovato morto nella sua cella. Non si sa ancora se si tratta di un crimine o di un incidente (Almereyda era molto ammalato ed aveva bisogno di droga).

Sébastien Faure darà un giudizio molto severo su Almereyda: "Si proclamava anarchico, credeva di esserelo e passava per essere tale. Lo fu realmente? Fatico a crederlo, tanto mi sembrava impossibile che si smetta di essere anarchici quando lo si è stati realmente, seriamente, profondamente". Sia qual che sia, per tutta la sua vita, Jean Vigo rimarrà segnato dall'amore e dal culto che dedica a suo padre. Non avrà sfortunatamente il tempo di ottenere la sua riabilitazione.

A dodici anni, Jean Vigo è accolto da Gabriel Aubès, suocero di Miguel Almeyreda. Fece dissimulare la sua identità perché il caso del Bonnet rouge ha sollevato uno scandalo enorme. Conosce anni molto difficili: è già colpito dalla tubercolosi, è privo di padre, è allontanato da sua madre che si disinteressa di lui e si ritrova in un internato insopportabile. Il suo soggiorno al collège de Millau dal 1918 al 1922 gli ispirerà la maggior parte delle scene di Zéro en conduite [Zero in condotta]. Dal 1922 al 1925, è al liceo di Chartres dove ottiene il diploma. Mentre sta seguendo delle cure mediche a Font-Romeu, incontra Lydou (Elysabeth Losinska), figlia di un industriale polacco. Risiedono successivamente a Nizza.


A PROPOSITO DI NIZZA

 

Jean Vigo sa che vuole diventare cineasta. Grazie al padre di Lydou, può comprare una macchina da ripresa. Incontra Boris Kaufman. Nato nel 1906, quest'ultimo sarà (non si è sicuri della cosa) il fratello del realizzatore sovietico Dziga Vertov (1895-1924), pioniere del cinema documentario, creatore del cinema verità. Dalla fine del 1929 a marzo 1930, Vigo e Kaufman percorreranno le vie di Nizza allo scopo di realizzare il loro primo film A propos de Nice [A proposito di Nizza].
 


 

A propos de Nice

 

Jean vigo ha detto di A propos de Nice che si trattava di "un punto di vista documentato" e non di un documentario. È influenzato dalle teorie di Vertov. Questo film è uno sguardo satirico sul mondo fortunato dei vacanzieri estivi. Nizza è una città che vive del gioco. Vigo ci mostra i grand Hotel, le straniere, la roulette, tutto un mondo che contrasta con i quartieri poveri. Tutto questo mondo do oziosi è votato alla morte. Si tratta di una violenta critica sociale. Molte scene sono delle metafore: un lustrascarpe lustra dei piedi nudi, una donna si ritrova di colpo nuda nella sua poltrona, un vacanziere è colto da paralisi...

 

"A proposito di Nizza", da Youtube.

Il suo primo film è stimato positivamente, Jean Vigo può affrontare la sua carriera di icneasta con ottimismo. Nel 1930 a Nizza, crea il ciné-club Les amis du cinéma. Gli aderenti poterono scoprire tra l'altro dei film sovietici. Nel 1931 realizza un film su ordinazione di undici minuti sul campione di nuoto Jean Taris. Questo film è soprattutto notevole per le prese di vista sottomarine che Vigo riutilizzerà in L'Atalante. Lo stesso anno Jean e Lydou hanno una figlia, Luce. Ottiene in seguito la realizzazione di un cortmetraggio sul giocatore di tennis Henri Cochet ma il progetto sarà abbandonato. Mel 1932 incontra a Parigi Jacques-Louis Nounez. È un uomo d'affari che ama il cinema, si sente vicino a Vigo ed accetta di essere il suo produttore.

ZERO IN CONDOTTA


Zero de conduiteTra dicembre 1932 e gennaio 1933, Vigo gira Zero in condotta. Il direttore della fotografia è Boris Kaufman, la musica è di Maurice Jaubert- È un'opera autobiografica poiché il film mette in scena dei bambini all'interno di un collegio- La disciplina è così severa che i bambini preparano una cospirazione. L'allievo Tabard dice merda al professor Mielleux che gli accarezzava la mano. Convocato presso il preside, esortato a dare una spiegazione, non ha che una risposta: "Signor professore, vi dico merda!". Questa risposta è ispirata da un titolo di La Guerre sociale indirizzata al governo da Almereyda: "Vi dico merda!". Più tardi, la rivolta scoppia nel dormitorio. Le penne volano, il sorvegliante è legato al suo letto. Il giorno seguente è giorno di festa al collegio. Gli ufficiali invitati (prefetto, prete, militare) ricevono ogni genere di proiettili da parte dei bambini saliti sul tetto. Il disordine è generale, la bandiera con il teschio è issata, i bambini fuggono dai tetti poi in campagna.

 

Zero de conduiteZero in condotta  fu criticato dal potere. Le proteste furono numerose, soprattutto quelle dei padri di famiglia organizzati. Per essi, il film elogiava l'indisciplina e costituiva una attentato al prestigio del corpo insegnante. Dopo una proiezione unica, il film è vietato dalla censura ed i cinefili dovranno attendere il 1945 per vederlo. Vigo aveva preso le parti dei bambini che rappresentavano l'immaginazione e la creatività contro gli adulti, borghesi ipocriti e cattivi. Questo film non è tuttavia manicheo perché i bambini non sono tutti dei santi: possono essere anche falsi e perversi. Zero in condotta ha una profonda sensibilità libertaria. Di fronte alle difficoltà alla libertà ed alla felicità, la rivolta è necessaria. Jean Vigo rappresenta i sostegni del potere che sono lo Stato, la Chiesa e l'esercito sotto forma di marionette che bisogna abattere in un gran gioco al massacro. 

 

"Zero in condotta", integrale da YouTube.


EVASO DAI LAVORI FORZATI

Malgrado la censura, Jacques-Louis Nounez ha sempre fiducia in Jean Vigo ed è pronto a produrre un nuovo film. Vigo ha diversi progetti. Uno di questi Evadé du bagne [Evaso dai lavori forzati] ci interessa particolarmente. Si tratta dell'adattamento della vita di Eugéne Dieudonné. Quest'ultimo era un anarchico illegale legato ai membri della Banda Bonnot. Alla fine dell'anno 1911, Bonnot ed i suoi compagni avevano aggredito a Parigi un cassiere della Società generale per rubargli 20.000 franchi in banconote e 5.000 franchi in oro.  Delle retate hanno luogo negli ambienti anarchici. Dieudonné, operaio carpentiere di 27 anni, noto al giornale L'Anarchie, è arrestato; il cassiere afferma di riconoscerlo benché egli assicuri che al momento dei fatti, si trovasse a Nancy. Benché scagionato da Bonnot prima della sua morte, con una lettera di Garnier e le dichiarazioni di Raymond la Science al processo, Dieudonné è condannato  a morte. Sarà graziato ma spedito ai bagni penali in Guyana.

Eugène DieudonnéEugène Dieudonné tenterà per due volte di evadere ma sarà ripreso ogni volta. Il terzo tentativo avrà successo. Dopo aver sfiorato molte volte la morte, giunge in Brasile. È minacciato di estradizione. Il celebre giornalista Albert Londres assume la sua difesa ed ottiene la grazia. Dieudonné rientra in Francia dove riprende il suo mestiere di ebanista. Durante il suo processo nel 1912, Almereyda lo aveva sostenuto. Jean Vigo conosceva bene Dieudonné che aveva fabbricato i mobili del suo appartamento. Lo incarica di abbozzare un primo adattamento cinematografico seguendo i testi di Albert Londres. Dieudonné aveva accettato di svolgere il proprio ruolo e Vigo aveva prospettato di girare il film nella stessa Guyana. Benché molto avanzato, questo progetto fu abbandonato perché i rischi di censura erano molto alti, i rischi finanziari anche. Nell'agosto delm 1933, Nounez affida a Vigo un soggetto più anodino. La censura non potrà intervenire e Vigo potrà effettuare un soggetto banale, un'opera personale. Questo film, L'Atalante sarà il capolavoro di Vigo ma anche il suo ultimo film.

 
L'ATALANTE

L'atalanteL'Atalante fu girato dal novembre 1933 a gennaio 1934. La sceneggiatura originale di Jean Guinée è stato rimaneggiato in profondità da Jean Vigo e Albert Riéra. Boris Kaufman è sempre il direttore della fotografia. La coreografia di Francis Jourdain che fu amico di Almereyda. Il montaggio di Louis Chavance di orientamento libertario. Questo film beneficia di più mezzi dei precedenti. Ha una vera distribuzione: Michel Simon, Dita Parlo, Jean Dasté...

 

 Un marinaio sposa una giovane contadina che si ambienta male in una chiatta dove regna un vecchio originale (Michel Simon). Quando la chiatta giunge alla periferia di Parigi, la donna lascia suo marito. Entrambi sono disperati ma si ritrovano e si amano di nuovo. Vigo ha trasformato un soggetto di un'estrema banalità in una poesia d'amore pazzo in cui la critica sociale non è assente. Sin dall'inizio, durante le nozza soltanto gli sposati sembrano simpatici; il resto degli assistenti è ridicolo e si tiene a distanza, ostile. Jean Vigo affronta i problemi sociali del suo tempo. mostra la campagna in via di industrializzazione (piloni, terreni devastati), file di disoccupati, i conflitti tra il marinaio ed il suo padrone, il linciaggio da parte della folla di un presunto ladro. La cambusa di Michel Simon è un vero deposito di cianfrusaglie surrealista: vi si vedono delle mani tagliate in un boccale, degli automati, un vecchio fonografo he meraviglia la giovane sposa. Lo sguardo che porta Vigo sulla coppia non è moralista; c'è incomprensione tra gli sposati e se la moglie fugge, è perché vuole fuggire al grigiore della vita quotidiana. Il marinaio deve tuffarsi in fondo all'acqua per ritrovare il volto della sua beneamata.


La critica riserverà una buona accoglienza a L'Atalante. Sfortunatamente la Gaumont, temendo la censura e non trovando il film abbastanza commerciale, lo fece uscire in una forma mutila. Delle scene sparirono (Michel Simon faceva fumare la donna tatuata sulla sua pancia), un canzonetta (Le chaland qui passe) fu sostituita alla musica di Jaubert. Non è che dopo molti anni che si poté vedere una versione più conforme al lavoro di Vigo. La sua carriera cinematografica si arresterà lì perché muore nell'ottobre del 1934, sua moglie Lydou morirà cinque anni dopo.


L'atalanteJean Vigo è stato segnato dalla sua infanzia mal vissuta ed il ricordo ossessivo di un padre assassinato. Sarà in rivolta contro una società opprimente. Continuerà a frequentare gli amici del padre: Francis Jourdain, Fernand Desprès, Victor Méric, Jeanne Humbert. Molti di loro, entusiasti della Rivoluzione russa, hanno raggiunto le fila del Partito comunista. Jean Vigo non vi aderirà perché è un sostenitore di un'unione di tutte le forme di sinistra. Rimane in contatto con i giornali anarchici ai quali invia degli inviti per la presentazione dei suoi film. Assiste a Nizza ad una conferenza di Jeanne Humbert e legge il suo giornale La Grande réforme [La Grande riforma]. Nel 1932 prende parte alle attività di tutte le forme dell'AEAR (Association des écrivains et artistes révolutionnaires). Dopo la sollevazione fasciste del 6 febbraio 1934, firma l'appello all'unità di tutte le forze operaie che sarà rivolta tra le altre all'Union Anarchiste.

Ogni anno il Premio Jean Vigo premia l'autore "di un film che si caratterizza per l'indipendenza del suo spirito e la qualità della sua realizzazione". I film di Jean Vigo hanno influenzato molti cineasti francesi. Per concludere, lasciamo la parola a François Truffaut : "Ho avuto la fortuna di scoprire i film di Jean Vigo in una sola seduta, un sabato pomeriggio del 1946, al Sèvres-Pathé, grazie al Ciné-club della camera nera animato da André Bazin... Ignoravo entrando in sala persino il nome di Jean Vigo ma fui preso presto da un'ammirazione sterminata per quest'opera la cui totalità non raggiunge i 200 minuti di proiezione". 

 

Felip Equy 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

Link al post originale:
Jean Vigo: Entre la poésie et la révolte

 

  LINK a saggi pertinenti:

Jean Vigo e il surrealismo, interessante saggio di Pesce Maria Dolores, tratto dalla rivista on-line "Parol, quaderni d'arte e di epistemologia".

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Published by Ario Libert - in Cinema libertario
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