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19 agosto 2015 3 19 /08 /agosto /2015 15:59
Un editore per il socialismo libertario
 
 
Jean Michel Kay
 

La storia di una corrente politica non può mai limitarsi a quella delle sue organizzazioni, o allo studio della sua dottrina, a meno che esse non abbiano mai avuto la minima influenza al di fuori di se stessa. Ma è difficile identificare una tale corrente, se non si è dotata di nessuna organizzazione permanente e non ha prodotto nessuna dottrina strutturata. È tuttavia l'esistenza di una simile corrente che vi proponiamo come oggetto di ricerca, prendendo come filo conduttore l'attività di un editore militante a partire dagli anni 30 del XX secolo.

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Il campo di ricerca qui proposto è che in certi momenti della storia sociale contemporanea della Francia, e senza dubbio altrove in Europa, è apparso nel movimento sociale una corrente che supera l'antagonismo teoricamente paralizzante tra i sostenitori del "socialismo di Stato" e quelli del "socialismo senza Stato". Questa corrente non ha espressione organizzativa permanente; non ha teorici riconosciuti, non ha dato la luce ad una dottrina formalizzata. Il motivo che si darà per queste assenze è che questa corrente non è sorte che in periodi di forte mobilitazione, che non ha avuto che raramente il tempo di dotarsi di un'espressione politica propria, e che la teorizzazione di ciò che essa esprime non può essere realizzata che a posteriori.

Questa corrente, per comodità, la chiamiamo "socialismo libertario". Questo appellativo non ha legittimità storica; è utilizzata da Daniel Guérin come titolo della prima raccolta di testi attraverso il quale egli chiama alla riconciliazione coloro che chiama "fratelli gemelli, fratelli nemici" [1]; egli utilizzerà in seguito i termini "marxismo libertario", poi "comunismo libertario". Ma all'epoca in cui sarebbe apparso questo socialismo libertario di cui evochiamo l'esistenza, il comunismo libertario è senz'alcuna ambiguità l'obiettivo che si danno la CNT e la FAI spagnole, ed è essenziale non confonderli.

È attraverso l'esistenza sorprendentemente durevole di una casa editrice di tipo particolare, poggiante per cinquant'anni sull'attività di un uomo, René Lefeuvre, ma che gli è sopravvissuta, che pretendiamo affrontarla. Pensiamo che le caratteristiche di questa casa editrice - i Cahiers Spartacus – ne fanno un utile strumento per rivelare questa corrente e legittimarla come oggetto di studio. Elenchiamo queste caratteristiche:

 

* si tratta di una casa editrice militante, e cioè che persegue degli scopi politici precisi

* si tratta di una casa editrice senza scopo di lucro, e guidata dall'unica preoccupazione di pubblicare i testi che gli sembrano importanti di mettere a disposizione del pubblico a cui mira

* si tratta di una casa editrice indipendente, nel senso che non è sottoposta al controllo di un'organizzazione politica

* infine, si tratta di una casa editrice che vive di mecenatismo: di conseguenza, se essa non è sottoposta ad alcun criterio di rendimento e rimane indipendente da ogni organizzazione politica, non può vivere se non trova dei lettori che acquistano le sue pubblicazioni. Vedremo che non è sempre stato così.

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Il socialismo libertario di cui vogliamo parlare non appare come corrente politica che dopo la rivoluzione d'Ottobre. Essi si definisce ricavando le lezioni dalla rivoluzione del 1917 e dalle sue conseguenze; è antistalinista in un modo diverso di come lo sono gli anarchici, i trotskysti o anche i comunisti dei consigli, la cui esperienza è d'altronde praticamente sconosciuta in Francia durante l'epoca di cui stiamo trattando. Le sue opzioni politiche possono riassumersi così:

 

— L'evoluzione della società non può essere capita che attraverso l'analisi delle lotte di classe; gli antagonisti di classe, le crisi che subiscono le classi dominanti, non potranno essere eliminate solo se quest'ultime strappano il potere politico ed economico alle classi dominanti per esercitarlo se stessi.

— Lo Stato capitalista è lo strumento del dominio di queste classi dominanti; in quanto tale, esso deve essere distrutto; ma la sopravvivenza delle classi, le necessità dell'organizzazione delle attività sociali significano che delle istituzioni politiche rimarranno necessarie a differenti livelli geografici.

— La nazione è il quadro d'esercizio del potere della borghesia, non è esso che permetterà la costruzione del socialismo; il socialismo libertario è per essenza internazionalista.

— i sostenitori del socialismo libertario sanno che i sindacati sono diventati delle istituzioni della società capitalista; essi considerano tuttavia che in molti casi la partecipazione all'azione sindacale è il mezzo principale che i lavoratori hanno per prendere parte all'azione collettiva e gestire la lotta di classe.

— i partiti sono necessari per formulare analisi e proposte, darsi dei mezzi collettivi per la formazione e l'azione; ma nessuno può pretendere di esercitare da solo il potere: "La dittatura del proletariato non può essere esercitata da un solo settore del proletariato, ma da tutti i settori, senza eccezione. Nessun partito operaio, nessuna centrale sindacale ha il diritto di esercitare nessuna dittatura" [2].

Infine, i socialisti libertari non fanno della partecipazione o della non partecipazione alle elezioni e dell'esercizio delle funzioni elettive una questione di principio. Ma l'avvento e la permanenza al governo attraverso il processo elettorale di una coalizione di partiti, qualunque essa sia, non possono essere degli scopi in sé.

 

Un militante editore

Su richiesta di suo padre, artigiano muratore in un villaggio della Bretagna, René Lefeuvre diventa egli stesso muratore. Questa vita rurale non lo soddisfa; benché non abbia compiuto degli studi di scuola superiore, è un lettore assiduo e curioso. A 20 anni, dovendo effettuare il suo servizio militare, fa in modo di essere assegnato a Parigi, dove giunge nel 1922 e in cui risiederà - tranne che durante gli anni della guerra - sino alla sua morte avvenuta nel 1988.

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Per quel che ne sa, e malgrado l'immagine ributtante che ne danno i conservatori che influenzano l'opinione pubblica nella sua regione d'origine, è attratto dalla Rivoluzione russa e le realizzazioni dell'Unione sovietica. Legge il Bulletin communiste edito da Boris Souvarine, che ne dà conto ma che non dissimulerà i dibattiti che iniziano a lacerare il Comitato esecutivo dell'Internazionale, di cui è membro, e la direzione del Partito comunista sovietico.

L'esclusione di Boris Souvarine dal partito comunista francese, di cui era stato uno dei fondatori, e l'approfondimento da parte di quest'ultimo della sua comprensione della natura di classe del regime sovietico, contribuiranno al consolidamento da parte di René delle sue proprie concezioni politiche: appoggiandosi sulle nozioni di classe e di sfruttamento  utilizzate da Marx, Souvarine afferma sin dalla fine degli anni 20 che una nuova classe dominante sfruttatrice si sta costituendo in Unione sovietica attraverso il dominio sullo Stato. Denuncia inoltre l'invenzione da parte dei dirigenti sovietici di una dottrina leninista; infine, respinge ciò che avverte in Trotsky - di cui aveva difeso per principio il diritto di difendere delle posizioni differenti da quelle della maggioranza nell'esecutivo dell'Internazionale - come una volontà di riprodurre le analisi e il comportamento del PC sovietico [3].

René partecipò saltuariamente al Circolo comunista Marx e Lenin (Cercle communiste Marx et Lénine) creato da Boris Souvarine nel 1926, che raggruppava membri dell'opposizione o esclusi dal PC. Questo Circolo diventò nel 1930 il Circolo comunista democratico (Cercle communiste démocratique), che si diede come scopo di "mantenere, prolungare e vivificare la tradizione democratica e rivoluzionaria del marxismo" e di "ricercare attivamente i germi del rinnovamento del pensiero e dell'azione rivoluzionarie".

La sua dichiarazione d'intenti precisa ancora: "Con Marx e Engels anche, il Circolo si definisce democratico, intendendo con ciò soprattutto restaurare contro i falsi comunisti che la negano e i falsi socialisti che la degradano una nozione inseparabile dell'idea rivoluzionaria. I comunisti e i socialisti della scuola marxista hanno a lungo portato, in politica, il semplice nome di "democratici" prima di chiamarsi "socialdemocratici". La critica marxista della realizzazione del principio democratico in regime capitalista centra le contraddizioni della pratica, non il principio stesso, e dimostra l'impossibilità di acquisire una vera democrazia politica senza basarla sull'eguaglianza economica [4].

Sino al 1928, René lavora come artigiano muratore; poi grazie ai corsi per corrispondenza che ha seguito in Bretagna, ottiene un posto di commesso in un impresa di rivestimenti, il che gli libererà del tempo per altre attività. Aderisce allora agli Amis de Monde, e ne diventò il segretario. Fondato nel 1928 da Henri Barbusse, membro del Partito comunista dal 1923, Monde [5] doveva essere "un giornale settimanale di grande informazione letteraria, artistica, scientifica, economica e sociale che cercava di dare un quadro oggettivo dell'attualità". Ma la sua creazione è l'espressione di un disaccordo tra Henri Barbusse e L'Internazionale comunista del terzo periodo, quello in cui la socialdemocrazia, definita "socialfascista", è diventata il nemico principale.

Nel 1926, l'Internazionale aveva chiesto a Henri Barbusse di creare un'associazione internazionale degli scrittori rivoluzionari. A questo progetto, che non avrebbe riunito che degli scrittori membri dei partiti comunisti o già vicini ad essi, Barbusse oppone la creazione di un "centro di pubblicazioni" - molto più di un giornale - per giungere a un "raggruppamento intellettuale universale" [6]. Tra i contributori di Monde, troveremo dunque, oltre a degli autori comunisti, compresi sovietici, dei vecchi comunisti e anche dei socialisti, il che varrà a Monde una condanna durante il secondo congresso degli scrittori rivoluzionari che si tenne a Kharkov nel novembre 1930. Monde è accusato di essere "un giornale senza principi direttori, che sin dall'inizio, aveva assunto una posizione anti-marxista", di caratterizzarsi per il "confusionismo", di avere per collaboratori "degli agenti del trotskysmo, dei socialdemocratici, dei radicali borghesi, dei pacifisti", in breve di essere ostile all'ideologia proletaria. È da notare che, già nell'aprile del 1930, Pierre Naville, primo rappresentante ufficiale del trotskysmo in Francia, aveva qualificato Monde in Lutte de classes di "raccoglitore di rifiuti di ciò che gli ambienti politico-letterari piccolo borghesi producono di più malsano, di più confuso e in definitiva di più anti-proletario".

Monde non è dunque una pubblicazione del partito comunista, anche se Henri Barbusse non può tollerarvi delle denunce del regime sovietico. Agli Amis de Monde è assegnato un ruolo ambizioso: non soltanto di sostenere la diffusione del giornale, ma di contribuirvi attraverso delle informazioni, dei servizi. Quando, nel 1930, René Lefeuvre ne diventa segretario, questa associazione informale raggruppa circa 800 membri; Lucien Laurat [7], che fa parte della redazione di Monde.  Monde, anima un gruppo di economia politica che studia in particolare Il Capitale.

Gli Amis desiderano che altri gruppi, su altri temi, vengano creati, e René vi si dedicherà con tutte le sue capacità. Sempre alla ricerca per se stesso di nuove conoscenze, è anche appassionato dalla trasmissione delle conoscenze, attraverso l'educazione popolare, che saranno per lui il vero obiettivo delle sue edizioni. Si costituiscono allora dei gruppi che si dedicano agli studi sociali, alla storia del movimento operaio, all'architettura, all'esperanto, così come un gruppo teatrale; René organizza anche delle sedute di cinema, delle visite a delle gallerie d'arte.

Dopo due anni di funzionamento dei gruppi di studio, i loro membri vollero pubblicare in modo regolare il risultato dei loro lavori; René ne fu incaricato. Propose Spartacus come titolo di questa nuova pubblicazione; fu scelto Masses, in riferimento al New Masses americano.

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L'orientamento iniziale di Masses non poteva essere molto differente da quella di Monde e la dichiarazione d'intenti presente nel primo numero, datato gennaio 1933, affermava in particolare: "Una cultura rivoluzionaria si oppone alla cultura borghese. Nella grande lotta, questa cultura è un'arma". E anche: "Difenderemo, contro le calunnie borghesi, lo sforzo fatto dall'URSS per edificare una società senza classi, opponendo la verità alla menzogna".

Gli avvenimenti modificheranno in parte il progetto editoriale di Masses. Questo primo numero comprende degli articoli sull'architettura, la sociologia, il teatro, e dei testi sull'unità operaia. Il secondo numero pubblica inoltre un racconto di Rustico [8] nel quale l'autore dà conto delle azioni e dello stato d'animo dei militanti rivoluzionari comunisti di Berlino che egli ha raggiunto nell'ottobre 1932, persuaso dell'imminenza in Germania di uno scontro decisivo tra la reazione e le masse rivoluzionarie. Il terzo numero, datato marzo 1933, rende omaggio a Karl Marx per il cinquantesimo anniversario della sua morte con, in particolare, l'inizio di un'esposizione della tesi centrale di L'Accumulazione del capitale di Rosa Luxemburg. Masses è una pubblicazione mensile di venti pagine, di formato medio, dall'impaginazione piuttosto ben spaziata, con alcune illustrazioni, una cura particolare è data a quella della copertina.

I redattori di Masses sono essenzialmente dei giovani membri dei gruppi di studio. Ma un cambiamento avverrà rapidamente nella composizione della redazione: nel maggio del 1933, Masses rende nota una comunicazione del Circolo comunista democratico (Cercle communiste démocratique) annunciando che Victor Serge, che viveva in Unione sovietica dal 1919, era stato arrestato. Faceva parte degli scrittori che sostenevano Monde. In luglio, Masses pubblica una lettera di una lettera di Victor Serge in cui espone i principi della sua opposizione al regime. René Lefeuvre richiede: "Che le fonti autorizzate facciano conoscere al proletariato d'occidente le ragioni che hanno valso a Victor Serge la punizione subita e perché gli si rifiuta da anni il passaporto che gli è necessario per uscire dalla Russia". Queste affermazioni sono le più moderate, se le si raffronta a quelli del Circolo comunista democratico. Nello stesso numero anche una nuova relazione di Rustico, sui mesi da gennaio a marzo 1933 che hanno portato alla vittoria dei nazisti, alla dichiarazione di fuorilegge del partito comunista e alla repressione dei suoi militanti. Masses non pubblica le lettere di lettere di Rustico nelle quali mette in causa le direzioni del partito comunista e dell'Internazionale; tutto ciò è troppo per i redattori membri del partito comunista. In un comunicato pubblicato da L'Humanité, denunciano le posizioni a favore di Victor Serge, pubblicate, secondo loro, contro il parere della redazione, e la "polemica relativa agli avvenimenti della Germania" e avvertono i lettori "che la rivista Masses è destinata a diventare uno strumento tra le mani dei controrivoluzionari". Essi dovranno allora lasciare la redazione.

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Nei numeri seguenti, compaiono delle nuove firme; sono quelle di militanti provenienti dalle opposizioni di sinistra del partito comunista, tra cui alcuni, come Marcel Body [9], hanno un'esperienza importante. Avendo Masses lanciato un'inchiesta sul fascismo tedesco, Kurt Landau vi apporta il suo punto di vista, così come lo fanno un rappresentante del SAP, e un altro dei gruppi comunisti operai tedeschi, proveniente dalle organizzazioni comuniste dei consigli. Masses diventa molto meno l'espressione dei gruppi di studi e soprattutto quella di militanti che cercano delle risposte alle sfide del momento. L'attualità, compresi i dibattiti all'interno della SFIO, e la riflessione teorica vi hanno un posto preponderante. Nel gennaio del 1934 – 15° anniversario – Masses pubblica l'ultimo articolo di Rosa Luxemburg e l'ultimo discorso di Karl Liebknecht. Nel maggio del 1934, così come aveva fatto per il tema del fascismo, la redazione lancia un'inchiesta sulla dittatura del proletariato e della democrazia, consegnando alla riflessione un estratto di La Rivoluzione russa di Rosa Luxemburg. Il contributo di Amilcare Rossi [10] esce sul numero seguente, il 18°, nel giugno 1934. Ma gli altri contributi non saranno pubblicati: sul numero 19, che sarà anche l'ultimo, è annunciato che saranno oggetto di un numero speciale che non è invece mai uscito.

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Se René Lefeuvre è stato costretto a sospendere l'uscita di Masses, è perché avendo perso il suo lavoro di commesso, non ha più avuto modo di pagarne le spese. Gli Amis de Monde sono stati colpiti dalla rottura tra comunisti e oppositori; Monde stesso, malgrado due primi anni prosperi, conosce delle difficoltà finanziarie. Inoltre, René ha trovato un nuovo ambiente militante: insieme ad altri redattori di Masses, ha aderito al partito socialista nell'agosto del 1934.

È a prima vista sorprendente che dei militanti rivoluzionari, che si richiamano al marxismo, entrino in un tale partito, il cui radicamento operaio è significativo soltanto in alcune regioni, e che si occupa soprattutto delle elezioni. Ma la SFIO ha subito alcune scosse importanti nel corso dei mesi precedenti: ha rinunciato all'alleanza con il partito radicale, che partecipa a un governo di Unione nazionale; la sua ala destra è stata espulsa, ma il dibattito sulla pianificazione che ha contribuito a introdurre nel partito conduce quest'ultimo a dibattere un programma d'azione. Inoltre, la corrente di sinistra, la Bataille socialiste, diretta da Jean Zyromski e Marceau Pivert, e favorevole all'unità d'azione con i comunisti, ha perduto la sua ala più pacifista. Inoltre, sentendosi impegnato in una competizione con i fascisti, si è messo a sviluppare nuove forme di organizzazione e d'azione: movimenti giovanili, gruppi di autodifesa in uniforme, gruppi d'intervento, rinnovo e diversificazione delle forme di propaganda. Infine, Trotski ha anche ordinato ai suoi sostenitori francesi, i bolscevico-leninisti, di entrare nella SFIO, il che essi fanno nell'agosto del 1934.

Ma sono gli avvenimenti sanguinari del febbraio 1934 e le loro conseguenze che hanno convinto René e i suoi compagni ad unirsi all'organizzazione socialista. Il 6 febbraio, la mattina stessa della manifestazione antiparlamentare di estrema destra, Marcel Cachin scriveva su L'Humanité: "Non possiamo lottare contro il fascismo senza lottare anche contro la socialdemocrazia". Se, il 12 febbraio, i militanti di sinistra i erano uniti negli scioperi e nelle manifestazioni, non era grazie alle direzioni nazionali dei partiti. La Bataille socialiste, si dichiara favorevole all'unità. Nel maggio 1934, l'Internazionale comunista cambia politica, e sprona al fronte unico con i socialisti. Il 27 luglio, un patto viene firmato tra i due partiti. Aimé Patri [11], sull'ultimo numero di Masses, si inganna forse sulle ragioni di questo mutamento di rotta dell'Internazionale: "È la classe operaia francese che spontaneamente e manifestando con i suoi atti le sue aspirazioni unitarie che ha obbligato l'I.C. così come la sezione francese della I.O.S. a tenerne conto". Sia quel che sia, per i militanti, è la speranza di un'azione infine efficace, attraverso l'unità realizzata alla base, in comitati di vigilanza.

Pubblicando Masses, René Lefeuvre era stato formato alle tecniche dell'edizione dagli operai della stampa, e potrà oramai

 

 

avait été formé aux techniques de l’édition par les ouvriers de l’imprimerie, et il pourra désormais aussi gagner sa vie comme correcteur d’épreuves. En décembre 1934, avec des membres de la dernière équipe de Masses, il lance un hebdomadaire : Spartacus, pour la culture révolutionnaire et l’action de masse. Dans le premier numéro, il est précisé que Masses continue, mais uniquement sous forme de numéros spéciaux. Le premier de ces numéros – ce sera le seul – est une brochure sur la Commune de Berlin de 1918 – 1919 réalisée par André [12]. et Dori Prudhommeaux, contenant pour l’essentiel le programme de la Ligue Spartacus et le discours sur ce programme de Rosa Luxemburg. Pour René, il est essentiel de faire connaître les écrits politiques de Rosa Luxemburg, très peu traduits et diffusés en France. Cette préoccupation apparaît nettement dans les articles de Spartacus.

André Prudhommeaux, qui a été brièvement membre du parti communiste, a fait partie en 1929 - 1930 des « Groupes ouvriers communistes », inspirés par le communisme de conseils allemand, en relation avec Karl Korsch et rejetant le léninisme. Il a enquêté en Allemagne, y est allé chercher des documents ; en 1930, sa Librairie ouvrière, à Paris, a publié en brochure la Réponse à Lénine rédigée par Herman Gorter en 1920 pour réfuter les tactiques que l’Internationale naissante imposait aux partis communistes occidentaux. En 1933, il est l’un des animateurs en France du Comité de soutien à Marinus Van der Lubbe, l’incendiaire du Reichstag. L’effondrement du mouvement ouvrier allemand le fera s’éloigner des marxistes et devenir libertaire. À partir de 1936 il se consacrera à la défense de la révolution espagnole, en restant critique à l’égard de la participation de la CNT au gouvernement. Militant, éditeur et imprimeur (installé à Nîmes, il a fondé une imprimerie coopérative), il fournira à René des textes, des conseils pour l’organisation de ses éditions et s’emportera parfois devant la lenteur de celui-ci à les mettre en pratique.

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Spartacus ne tiendra pas le rythme hebdomadaire prévu ; en avril 1935, le huitième numéro reconnaît que Spartacus est au mieux un mensuel…Le dernier numéro, le dixième, paraît en septembre 1935 : il n’a que quatre pages et dénonce l’exclusion des trotskystes des Jeunesses socialistes, pour lesquelles il revendique l’autonomie par rapport à la direction de la SFIO.

En mai 1935, un traité d’assistance mutuelle est signé entre la France et l’Union soviétique. Staline « comprend et approuve pleinement la politique de défense nationale faite par la France… ». Le parti communiste s’aligne rapidement sur cette nouvelle orientation de l’Internationale, se réapproprie le drapeau tricolore et la Marseillaise. Le spectre d’une nouvelle Union sacrée qui, en 1914, a envoyé le peuple au massacre, resurgit.

Cette nouvelle situation politique aggrave les dissensions qui existent depuis longtemps au sein de la Bataille socialiste : sur l’unité avec le parti communiste, sur la défense nationale, sur les formes de l’action militante, Zyromski et Pivert représentent deux orientations distinctes. Pivert est contre une éventuelle réunification avec le parti communiste, il rejette la défense nationale en régime capitaliste. En octobre 1935, Marceau Pivert prend l’initiative de rassembler les courants de gauche de la SFIO : c’est la naissance de la Gauche révolutionnaire, qui se définit par des refus et une perspective – celle de la révolution socialiste – plus que par une doctrine, qui reste à préciser. Elle réunit divers petits groupes, dont celui des animateurs de Spartacus, des socialistes révolutionnaires, autrefois exclus de la SFIO parce que partisans de l’unité d’action avec le parti communiste, et des anciens de celui-ci. Surtout, elle attire les secteurs les plus jeunes, les plus combattifs, du Parti. Cette nouvelle tendance de la SFIO va se doter d’un bulletin mensuel du même nom, La gauche révolutionnaire ; René Lefeuvre en est chargé ; il en tiendra aussi la rubrique syndicale, au moment même où la CGT se réunifie.

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René a cherché à relancer Masses en remplaçant dans La gauche révolutionnaire les articles concernant la vie interne de l’organisation par des articles de doctrine ou d’histoire du mouvement ouvrier, mais cette formule a déplu à un certain nombre de militants. En 1934, il avait défini un programme de publication destiné à « armer idéologiquement les masses prolétariennes et les préparer à la lutte sur tous les terrains » : une revue comme Masses, paraissant plus fréquemment, rendant mieux compte des luttes quotidiennes et plus attrayante ; des brochures approfondissant les problèmes actuels ; des brochures d’histoire révolutionnaire. C’est au deuxième volet de ce programme qu’il va se consacrer. Non seulement il faut répondre aux nécessités de l’heure, mais la Librairie du travail [13], l’éditeur qui, depuis vingt ans, est une référence, un point d’ancrage pour les révolutionnaires, est en grande difficulté ; elle cessera d’ailleurs son activité en 1937. Les thèmes que vont aborder ces brochures, les Cahiers Spartacus dénommés « nouvelle série », sont effectivement brûlants : la réalité du régime soviétique, la perspective d’une nouvelle guerre, le soutien à apporter à la révolution espagnole.

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Le premier Cahier Spartacus, paru en octobre 1936, s’intitule 16 fusillés, avec pour sous-titre Où va la révolution russe ? Il contient des textes de Victor Serge, enfin libéré et rentré en France dans l’été ; le premier d’entre eux raconte le plus spectaculaire des procès de Moscou, qui a débouché sur l’exécution de Zinoviev, Kamenev, Smirnov et d’autres dirigeants bolcheviks. Ils sont suivis par deux textes s’élevant contre la politique de « non-intervention » en Espagne, et notamment contre le refus du gouvernement français de fournir des armes aux républicains espagnols. La brochure suivante, en novembre, offre, sous le titre Union sacrée 1914 -193… des extraits du premier volume du très important Le mouvement ouvrier pendant la guerre d’Alfred Rosmer qui vient de paraître à la Librairie du Travail. On y trouve aussi des textes sur l’unité syndicale et les collectivisations en Espagne, tirés de L’Espagne socialiste, organe en français du POUM, dont la Gauche révolutionnaire se sent proche ; et aussi un commentaire sur la parution du Staline, aperçu historique du bolchevisme, de Boris Souvarine, et de La révolution trahie de Trotski. Le mois suivant, sous une couverture des Cahiers Spartacus, on trouve la brochure de Jean Prader [14], Au secours de l’Espagne socialiste, également publiée par la Librairie du Travail. René Lefeuvre l’accompagne de l’autorisation de la publier donnée par Marceau Pivert, car Prader y critique l’attitude de la Gauche révolutionnaire, et aussi d’un cri d’alarme de Julian Gorkin du secrétariat international du POUM attirant l’attention sur les crimes que préparent les staliniens en Espagne. Cette brochure ne se contente pas de donner les arguments, et un point de vue, pour ou contre la politique de « non-intervention » ; elle aborde aussi la douloureuse question de l’attitude à adopter face à la guerre, question qui va miner les militants dans les années qui suivent.

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La brochure suivante contient la première édition en français depuis 1922 de La Révolution russe de Rosa Luxemburg dans une nouvelle traduction de Marcel Ollivier [15].. Viendront ensuite le programme de la Gauche révolutionnaire et sa réponse à la menace de dissolution dont elle fait l’objet, puis, en mars 1937, les textes sur la Catalogne révolutionnaire publiés au même moment dans ses Cahiers de Terre libre par André Prudhommeaux. Elle comprend un premier texte d’André et Dori Prudhommeaux sur l’armement du peuple dans la révolution espagnole, et Que sont la CNT et la FAI ?, un texte rédigé par le groupe DAS de Barcelone dans le but de contrecarrer la propagande stalinienne dans le mouvement ouvrier. En juin, Les Cahiers Spartacus publient sous le titre Le Guépéou en Espagne le témoignage de Marcel Ollivier sur les journées de mai 1937 à Barcelone. Jusqu’en novembre 1938, René publiera ainsi quinze brochures.

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Jusqu’alors, René Lefeuvre et ses camarades n’ont eu pratiquement aucun contact avec les anarchistes et leurs doctrines ; on rappellera que Rosa Luxemburg, dans ses écrits du début du siècle, n’avait pas de mots assez durs pour eux. René les trouvait difficiles à situer, leurs groupes étaient fermés. C’est la reconnaissance du rôle moteur joué dans les premiers mois de la révolution espagnole par les comités de la CNT et les nécessités de la solidarité révolutionnaire internationale qui amenèrent René à diffuser ces textes. En 1938, il publiera un autre Cahier de Terre libre, un recueil de textes de Camillo Berneri.

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Les désaccords grandissants entre la majorité de la SFIO et la Gauche révolutionnaire aboutissent à la dissolution de celle-ci en avril 1937 ; René prend en charge le nouveau mensuel de la tendance, les Cahiers rouges. Au congrès de Royan, en juin 1938, les animateurs de la tendance se résolvent à la scission et fondent le Parti socialiste ouvrier et paysan (PSOP). Pour René, et il n’est pas le seul, c’est un échec car le nouveau parti ne rassemble qu’une minorité de ceux qui soutenaient la Gauche révolutionnaire, dont l’influence allait croissant. Le PUP [16] ayant rejoint la SFIO après les élections de 1936, c’est le PSOP qui est désormais l’organisation française du Bureau international pour l’unité socialiste révolutionnaire, qui crée en septembre 1938 le Front ouvrier international contre la guerre, qui appelle au défaitisme révolutionnaire ; mais, comme Prader l’avait fait remarquer dans un numéro de Spartacus, cette position, prônée en son temps par Lénine, n’évite pas la guerre.

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René Lefeuvre assure alors l’édition de l’hebdomadaire du PSOP, Juin 36. En janvier 1939, il lance une nouvelle génération de Masses, dont il publiera trois numéros. Lors de la mobilisation, malgré une condamnation à six mois de prison pour les prises de position du PSOP, il est incorporé. Il sera fait prisonnier et passera cinq ans en Allemagne.

 

NOTE

 

[1] Jeunesse du socialisme libertaire, Marcel Rivière, Parigi, 1959.

[2] Andres Nin, dirigente del Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM), citato da René Lefeuvre nella sua presentazione dei testi di André e Dori Prudhommeaux riuniti con il titolo Catalogna 1936-1937Cahiers Spartacus, n° 6, marzo 1937.

[3] Su Boris Souvarine, vedere ad esempio Jean-Louis Panné, Boris Souvarine, Robert Laffont, Parigi, 1993.

[4] Cercle communiste démocratique (Circolo comunista democratico), Déclaration et Statuts, Librairie du travail, Parigi, 1931, citato da Critique sociale, Les vies de Boris Souvarine, www.critique-sociale.info, 2008.

[5] Su Monde, vedere ad esempio Bernard Frederik, Confrontation entre Henri Barbusse et le Komintern, Fondazione Gabriel Péri, 2006 e Guessler Normand, Henri Barbusse and his Monde (1928-1935), Journal of Contemporary History, 1976, 11.

[6] L'Associazione degli scrittori e artisti rivoluzionari (AEAR), sezione francese della Unione internazionale degli scrittori rivoluzionari, verrà infine nel 1933.

[7] 

 

 

 

 

 

ion internationale des écrivains révolutionnaires, sera finalement créée en 1933.

[7] Otto Maschl (1898-1973). Communiste autrichien, il est correspondant à Berlin de l’Humanité de 1921 à 1923 à la demande de Boris Souvarine, puis jusqu’en 1927 professeur d’économie à Moscou pour l’Internationale, avec laquelle il rompt.

[8] Hippolyte Etchebehere (1900-1936), militant révolutionnaire argentin, exclu du parti communiste en 1925 pour son soutien à l’Opposition de gauche. Responsable d’une colonne de miliciens du POUM, il meurt en août 1936 en combattant les franquistes. Son témoignage sur la prise du pouvoir par les nazis reste disponible (1933 : la tragédie du prolétariat allemand, Spartacus, Paris, 2003).

[9] 1894-1984. Typographe, il se passionne pour la lecture et apprend le russe ; il fait partie pendant la première guerre mondiale de la mission militaire française en Russie. En 1918, il refuse de participer aux opérations militaires contre les soviétiques et se joint au Groupe communiste français à Moscou. Il travaille plusieurs années pour l’Internationale puis, opposé au régime, revient en France en 1927 et après une année d’opposition à l’intérieur du parti communiste, il fonde à Limoges une Union des travailleurs révolutionnaires

[10] Angelo Tasca, l’un des fondateurs du parti communiste italien. Membre de l’exécutif de l’Internationale communiste en 1929, puis exclu. Il était membre du comité de rédaction de Monde.

[11] André Ariat (1904-1983). Enseignant, il avait été membre du parti communiste, puis de groupes d’opposition, du Cercle communiste Marx et Lénine et des premiers groupes trotskystes et dernièrement du groupe de la Gauche communiste, avec Alfred Rosmer et Kurt et Katia Landau.

[12] 1902-1968. Il donne à Masses quelques articles sous le pseudonyme de Jean Cello. Il utilisera également celui d’André Prunier

[13] Voir Marie-Christine Bardouillet, La Librairie du Travail, François Maspéro, Paris, 1977.

[14] Édouard Labin (1910-1982). Membre des jeunesses communistes, il en est exclu en 1930 ; Après un passage à la Ligue communiste, il rejoint le Cercle communiste démocratique. Il adhère à la SFIO en 1934.

[15] Aaron Goldenberg (1896-1993). Il est délégué par les Jeunesses socialistes au IIe congrès de l’Internationale, et participe ensuite au IVe congrès. Il travaille jusqu’en 1928 pour l’Institut Marx-Engels et l’Internationale, notamment avec D. Riazanov, B. Souvarine et V. Serge, et manifeste son opposition aux orientations et aux méthodes adoptées par cette dernière. Il s’éloigne ensuite du parti communiste

[16] Parti d’unité prolétarienne, formé en 1930 par l’union de plusieurs groupes d’exclus du parti communiste. Disposait dans certaines villes d’une implantation électorale non négligeable.

 

 

 

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Published by Ario Libert
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