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10 novembre 2009 2 10 /11 /novembre /2009 06:00
Sorella mia, mio capitano

I ricordi  di Mika Etchebéhère,
capo delle brigade del POUM durante la guerra di Spagna.

Edouard Waintrop

Nell'indice biografico della sua notevole Histoire de l'Internationale communiste [Storia dell'Internazionale comunista], [1], Pierre Broué scrive alla parola Etchebéhère: "Hipolito (1901-1936), nato in Argentina da genitori baschi francesi. Membro del PC, escluso nel 1925. Va in Europa nel 1930, scrive sull'ascesa del nazismo in Masses e si lega al gruppo Que faire? È in Spagna sin dal luglio 1936 e combatte nella colonna motorizzata del POUM. È ucciso a Sigüenza in agosto". Nulla su Mika, sua moglie, che gli successe alla testa di questa stessa colonna del POUM e scrisse un bel libro, Ma Guerre d'Espagne à moi [La mia guerra di Spagna].

Mika era una donna poco ordinaria. Con suo marito, abbandonò l'America del Sud e vide a Berlino una sinistra devastata dalle sue divisioni lasciare il campo ai nazisti. Non appena l'incendio scoppia in Spagna, parte a Madrid insieme ad "Hippo". Si uniscono al Partito operaio di unificazione marxista, il POUM, una formazione antistalinista nata dalla fusione di un gruppo di comunisti oppositori e dell'organizzazione trotskista spagnola, diretta da un Andrea Nin in rottura con Trotsky. Partono per il fronte con una banda di uomini coraggiosi che vogliono combattere il fascismo e difendere la rivoluzione.

Mika racconta tutto ciò e soprattutto quanto accade giorno per giorno sul campo di battaglia e nella testa dei combattenti. Lo fa con un notevole senso del dettaglio ed una tranquilla soggettività che fa a meno delle grandi proclamazioni bellicose e vuote. Descrive anche con un amore palpabile e disperato la fine del suo compagno, la subitaneità dell'avvenimento: "È morto, non abbiamo più un capo...", dice uno. "Povera donna! Tieni, prendi questo fazzoletto macchiato di sangue. L'ho raccolto dalle sue labbra", dice un'altra.

Sono i combattimenti e l'atteggiamento di Mika che faranno di lei, senza che lo rivendichi, senza nemmeno che lo voglia, il capo naturale, con il grado di capitano, di questa squadra di duri, un anarchico marsigliese e dell'estremadura, dei ragazzi e dei vecchi, dei contadini e degli operai. Ha guadagnato la stima di tutti diventando una donna d'acciaio. Bisogno intendersi su questo termine. Essere una donna d'acciaio, per Mika, non è nascondere i propri sentimenti, la sua compassione, è soltanto non cedere ad alcune pulsioni sessuali.

Ciò non le impedisce di rimanere attenta alla miseria che si accumula sui due lati della mitragliatrice. Di ascoltare chi si lamenta che si sono raccolti dei "ragazzi non importa come" e che li si sono inviati senza dare loro alcuna spiegazione a farsi sparare in testa su un fronte sperduto. Di accorgersi anche che le forze sono ineguali tra le milizie di sinistra mal equipaggiate, mal comandate, mal sostenute dalle "democrazie", e le forse fasciste superarmate e sostenute con vigore dai fascisti italiani e dai nazisti.

Quando, nell'ottobre-novembre 1936, le armi sovietiche arrivano in Spagna, migliaia di giovani tra i più valorosi e più capaci sono già morti. Per di più, nessuno si fa illusioni su ciò che i Sovietici esigeranno in cambio di questo aiuto. Sin dall'autunno, dei giovani comunisti hanno rifiutato di combattere accanto alla colonna del POUM, qualificata come contro-rivoluzionaria. Non è ancora nulla rispetto a quanto si sta preparando. I POUMisti, accanitamente ostili alle purghe di Mosca, saranno presto il bersaglio di assassinii e di persecuzioni.

Ma non è ancora del tutto mezzanotte nel secolo. Mika è con la sua colonna nel fango che sommerge il fronte. E pensa meno a questa fine inelluttabile che a sostenere il morale dei suoi uomini, preparando loro una cioccolata calda, distribuendo loro dei picatostes, quelle fette di pane tostato condito nell'olio e cosparse di zucchero o di sciroppo contro la tosse. Può anche sollevare loro il morale quando intuisce che non ce la fanno più. È la loro madre e loro sorella. Quando il combattimento è diventato impossibile in Spagna, Mika Etchebéhère è tornata in Francia. Durante la guerra, è ripartita per un periodo in Argentina, prima di tornare in Francia a fare della radio alle Nazioni unite e scrivere dei fascicoli per Air France. È morta agli inizi degli anni 90.


[1] Histoire de l'Internationale communiste 1919-1943, [Storia dell'Internazionale comunista], Paris, Fayard.

© Libération
 


LINK pertinenti all'argomento:

Mika Etchebéhère, La mia guerra di Spagna

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Published by Ario Libert - in Profili libertari
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