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15 novembre 2012 4 15 /11 /novembre /2012 06:00

Poteri e potenze

leguin3.jpg nei mondi di Ursula Le Guin

di René Fugler
 

Dell'opera, ricca e in costante evoluzione, di Ursula Le Guin; i lettori che non sono particolarmente attratti dalla letteratura dell'immaginario hanno conservato soprattutto un romanzo, The Dispossessed [I Reietti dell'altro pianeta] [1]. Per interessante e ricca di idee che sia, questa storia di un uomo di scienza che intraprende le sue ricerche verso e contro tutto in una società anarchica che si sta sclerotizzando nel suo isolamento volontario non è forse l'ingresso più facile in un universo che offre molte altre attrazioni. E che, nella diversità dei racconti che ci fanno attraversare le società più sorprendenti, mette sempre in gioco il confronto di individui alla ricerca di libertà con dei poteri avidi di accrescersi pronti a precipitare un mondo intero nel caos. Ma non avrebbe senso leggere Le Guin alla ricerca di teorie politiche: la motivazione è inanzitutto nel piacere della lettura, nel piacere delle storie narrate. Se vi si ritrova materia su cui riflettere - e vi è materia su cui riflettere - è strada facendo, in una bella impresa di "decolonizzazione dell'immaginazione" e di apertura alla differenza.


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Questo piacere della lettura deve molto al fatto che Ursula Le Guin è una vera scrittrice [2], anche se ha scelto di esprimersi in generi che essa stessa considera a volte come minori, la fantascienza in particolare. Essa costruisce delle trame che tengono con il fiato sospeso in una lingua semplice e chiara. Il suo gusto per i dettagli nella descrizione degli ambienti sociali o naturali si atiene a qunto vi è di più significativo. La costruzione dei suoi romanzi, che possono sembrare di fattura tradizionale, è molto concertata nei suoi cambiamenti di prospettiva tra personaggi e nelle sue rotture cronologiche. Una fine sensibilità colora discretamente le relazioni che essa tesse tra i suoi personaggi e anche le sue evocazioni della natura, che restano sempre legate alla tonalità del racconto o alle peripezie dell'intrigo.


Storie del futuro

I Reietti dell'altro pianeta (1974) è il romanzo che apre ciò che è chiamato il "ciclo di Hain", la grande saga di fantascienza di Ursula Le Guin. Questa "ambigua utopia"- secondo i termini dell'autrice- ne costituisce anche il primo episodio, secondo la cronologia interna del ciclo, anche se, nell'ordine delle pubblicazioni, quattro romanzi e dei racconti sono già narrati degli ulteriori episodi. Secondo la cronologia proposta da Gérard Klein secondo uno studio americano, I Reietti si collocherebbe verso l'anno 2.300, mentre un romanzo precedente, La Mano sinistra delle tenebre (1969) ci porta al 4.870 [3]. Un altro tentativo di cronologia, tuttavia, non separa le due storie che di quattordici secoli [4]. Ursula Le Guin stessa si diverte di questi tentativi di sistematizzazione: il filo cronologico del ciclo, dice, "somiglia ciò che un gattino trae fuori dal cestino dei ferri da ricamo, e la sua storia è soprattutto costituita" [5].


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Il fatto è che la sua opera si sviluppa in modo... anarchico, acentrico secondo Gérard Klein. Le accade di partire da un racconto per sviluppare un tema in romanzo, di completare un romanzo con dei racconti che seguono o precedono la sua storia nel tempo. Con a volte delle discordanze, o anche una "riscrittura" della sua Storia-narrativa come lo si vedrà per il ciclo di Terramare, in funzione dell'evoluzione delle sue idee. Il che non guasta affatto il piacere del lettore scrupoloso o appassionato, felice di ritrovare i suoi i suoi personaggi o i suoi mondi in una "rete" che si amplifica incessantemente, e di scoprire nuovi chiarimenti, altre armoniche dei suoi temi.

Così in I reietti dell'altro pianeta, si vedrà il fisico Shevek inventare uno strumento di alta tecnologia, molto utile negli episodi pubblicati successivamente: "l'ansible" che permette la comunicazione istantanea tra sistemi stellari. È esso che renderà possibile in seguito la creazione della Lega di tutti i mondi, di cui I reietti dell'altro pianeta non presenta ancora che un abbozzo: Lo scambio di ambasciate tra la Terra, esaurita e sovrapopolata, il lussureggiante pianeta Urras – che i dissidenti anarchici hanno abbandonato per la sua "gemella" desertica Anarres - e Hain, che fu molto tempo fa la culla dell'umanità. La Lega si estenderà ad altri mondi prima di disloccarsi nei conflitti interni e e sotto le aggressioni di un nemico esterno.

Il pianeta Hain, che nessuna storia ci ha descritto sinora, non interviene nei romanzi che attraverso i suoi inviati o rappresentanti. Il suo ruolo non è per questo meno essenziale. Nel corso di più di un milione di anni, si è diffuso su un gran numero di mondi più o meno abitabili. Nella sua smisuratezza, si è dedicato a degli esperimenti biologici e sociologici che hanno moltiplicato le specie umane e le civiltà. Ha commesso degli abominii di cui non si possono dire grandi cose. Tranne che l'esperienza e il rimorso l'hanno portato ad una forma di saggezza che lo porta a tentare di stabilire nell'universo la pace e l'equilibrio, senza far ricorso alla forza. Dopo la dissoluzione della Lega, Hain sarà l'iniziatrice di una nuova forma di alleanza, l'Ecumene, i cui interventi, diretti o per influenza, si manifestano in seguito nel ciclo.

"È un popolo molto strano, quello degli Hainiani," dice a Shevek l'ambasciatrice di Terra. Più antico degli altri; infinitamente generoso. Sono altruisti. Agiscono a causa di un senso di colpa che non capiscono nemmeno, malgrado tutti i nostri crimini". Ritornando sul suo pianeta Anarres in una nave hainiana, Shevek avverte i membri dell'equipaggio come cortesi, premurosi, alquanto cupi. C'è poco spontaneità in essi. È anche un popolo che non si meraviglia di nulla. Istruiti da una storia così lunga, "essi non vedono nulla di nuovo sotto il sole, o non importa quale altro sole", secondo l'autrice stessa.

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Hanno visto anche delle società anarchiche. In La mano sinistra delle tenebre (1969), quando l'Ecumene comprende 83 pianeti, il suo inviato sul pianeta glaciale Gethen, popolato da androgini, lo presenta così: "L'Ecumene non è essenzialmente un governo - nient'affatto. [...] È un'unità sociale che possiede, almeno in potenza, una civiltà. È un'organizzazione educatrice; per questo aspetto è una vasta scuola - vasta come l'universo. Ha vocazione nel favorire la comunicazione e la cooperazione [...] Come entità politica l'Ecumene coordina, non ordina. Non ci sono leggi da fare eseguire; le sue decisioni sono prese in consiglio, per mutuo consenso, e non all'unanimità o attraverso ordini autoritari" [6]. Nella sua prefazione a The Birthday of the World [L'anniversario del mondo] del 2002, la scrittrice relativizza con umorismo: l'Ecumene è "un raggruppamento di mondi non direttivi, che fa circolare le informazioni, e che, all'occasione, infrange la sua direttiva di essere non direttrice" [7].

 

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Quando un nuovo mondo è scoperto o si manifesta, l'Ecumene invia degli osservatori (che restano discreti), poi un rappresentante provvisorio, un Mobile, incaricato di entrare in contatto con la popolazione o una delle sue società. Spesso, dei regimi differenti coesistono o si oppongono, e a volte delle specie umane o umanoidi diverse. Nessuno sbarco in forza, tutt'al più una nave che rimane distante. L'inviato è spesso un o una etnologo. Tutte le sue biografie precisano che Ursula Le Guin è la figlia dell'etnologo Alfred Kroeber, specialista delle lingue e usanze degli Indiani di California, e di Theodora Koebler che ha scritto due libri su Ishi, "l'ultimo indiano selvaggio", che ha avuto in Francia una certa popolarità [8]. Questa influenza familiare, e la sua frequentazione degli Indiani, la renderà sensibile alla differenza delle culture e alla necessità di rispettarle: è una delle fonti della sua opera.

 

L’etnofiction

L’etnologia diventa così il sostrato scientifico della sua fiction, completata dalla sua conoscenza di diverse mitologie e la sua riflessione sulla linguistica. Sembra inoltre più generalmente curiosa di informazioni scientifiche. Ciò che essa ammira soprattutto nella fantascienza, ha scritto, "è il tentativo di includere nell'arte - nella letteratura di immaginazione - un campo immenso, assolutamente e veramente nuovo, quello della scienza e della tecnologia moderna". Per le loro ripercussioni sull'umano, ovviamente.

"Abbiamo bisogno di capire, abbiamo bisogno di miti che ci appartengono... È per questo che difendo la fantascienza che edifica i miti del nostro nuovo mondo. Perché discerne già delle bellezze e i piaceri che le scoperte della scienza riservano all'artista: gli splendori estetici puri quanto una stella al neutronio, un'elica del DNA o il ciclo dei sogni di una notte d'uomo" [9].

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Nella presa di contatto dell'Ecumene e con un nuovo mondo, l'etnologo non è soltanto un osservatore, svolge il ruolo dell'intermediario. I suoi poteri sono limitati, non dispone che della sua cultura, della sua capacità di comprensione e dei suoi talenti diplomatici. La sua vita può essere in gioco nell'avventura, non soltanto in seguito all'ostilità delle popolazioni autoctone, ma a volte per colpa della volontà di conquista e di dominio di altri membri della spedizione o i dirigenti di una colonia già installata. Succede così che il mediatore, o il partner che egli ha trovato nell'altra cultura, sia sacrificato, ciò che Hélène Escudié interpreta come "un superamento dell'individuo per il meglio collettivo" [10] .

Il conflitto tra il riconoscimento dell'altro e il potere stabilito può rivelarsi particolarmente drammatico, come in Il mondo della foresta del 1972 [11]. L'azione può situarsi un secolo circa dopo I Reietti dell'altro pianeta. La Terra, che ha devastato la sua vegetazione e soffre per le carestie, ha impiantato su un pianeta ricoperto di foreste una colonia che la rifornisce di legno. Per la manodopera, i coloni hanno ridotto in schiavitù una parte della popolazione autoctona. Gli amministratori militari le nega ogni umanità a causa del suo aspetto fisico e della sua cultura che essi rifiutano di capire. Una parte del pianeta è già devastata, il che ha comportato anche la distruzione del popolo che la occupava e viveva in simbiosi con la foresta. Dagli studi dell'etnologo in missione, la gerarchia della colonia non considera che il carattere pacifico, dunque inoffensivo, degli indigeni, e i suoi rapporti sul loro maltrattamento sistematico non sono comunicati alla Terra. Lo può constatare quando un vascello terrestre arriva all'improvviso, con a bordo  due rappresentanti della Lega di tutti i mondi, di cui la colonia ignorava la recente creazione (18 anni...) a causa dei divari di trasmissione e di spostamento interstellare, che permetteva anche alla colonia di vivere in autarchia. Il famoso, il trasmettitore istantaneo che fa parte anch'esso del viaggio, informerà i coloni delle nuove disposizioni prese per i pianeti occupati. Ma è troppo tardi. Grazie soprattutto ai legami di amicizia stabiliti tra l'etnologo e uno degli autoctoni asserviti, quest'ultimi si sono adattati alla cultura dei coloni: rispondono oramai alla violenza con la violenza, al massacro con il massacro. Il sacrificio del mediatore tuttavia non sarà stato inutile: la Lega decide di rimpatriare i Terriani e di non permettere un nuovo contatto prima di un secolo.

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Secondo Ursula Le Guin stessa, questo romanzo nel modo della trasposizione e della metafora, è una reazione contro la guerra del Vietnam [12]. È senz'altro il suo libro più violento. In seguito, nel corso dei secoli, le leggi della Lega si faranno più restrittive per i coloni (la Lega era più autoritaria dell'Ecumene...). Quelli di Il Pianeta dell'esilio del 1966 [13], non sono autorizzati a utilizzare nelle loro relazioni con gli autoctoni una tecnologia superiore a quella di cui dispongono quest'ultimi... che non si sono dati ancora la pena di inventare la ruota. Seicento anni dopo il loro arrivo (essi vivono nell'anno 1465 della Lega), gli Oltre Terriani non formano più che una piccola città che si indebolisce, colpita dalla sterilità. Le popolazioni originarie evitano e disprezzano i "fuori-giunti" sospettati di stregoneria. Nessun vascello è venuto a portar loro nuove tecniche né informazioni; essi ignorano anche se la Lega esiste ancora (nel 1966, la scrittrice non ha ancora inventato l'ansible...). Un incontro amoroso susciterà infine gli indispensabili mediatori. Esso permetterà anche di constatare che, anche sul piano fisiologico, una felice evoluzione ha adattato i coloni al pianeta. Come l'amicizia, l'amore è presso la Le guin un efficace fattore di comunicazione.

le-guin-pianeta.jpegTorniamo all'etnologia, che fa sempre da trama nel tessuto dei suoi romanzi. Si tratta beninteso di etnologia fiction, di "etnofiction" fondata e sviluppata a partire dalle conoscenze effettive della scrittrice [14]. Ognuno dei suoi libri costituisce così una "esperienza di pensiero", in cui lei inventa con un evidente piacere e un'immaginazione sempre rinnovata delle istituzioni, delle strutture di parentela, dei modi di relazione amorosa, dei tipi di rapporti tra uomini e donne (gli uomini sono a volte il sesso dominato), delle tradizioni e delle mitologie, e anche delle lingue. Ricordando che immagina anche delle specie umane differenti... con le usanze sorprendenti che esse possono sviluppare.

Il racconto precisa a poco a poco questi dati, secondo il filo di avventure utilizzato. Le forme di potere politico sono sempre indicate, dal regime oligarchico o monarchico alla burocrazia, passando attraverso forme di democrazia o anche di anarchia. Esse si delineano nel corso della narrazione, determinando i comportamenti, i rischi corsi, le strategie da porre in opera. Le opposizioni e i conflitti, tra personaggi o gruppi sociali, si organizzano regolarmente tra due poli: la volontà di potere, la chiusura verso l'altro, l'ostinazione nell'isolamento da una parte, e dall'altra il desiderio di liberazione, il riconoscimento della differenza, la ricerca della connessione della cooperazione. Ma l'opposizione non resta schematica, ogni personaggio ha le sue ambiguità, ogni cultura il suo lato pericoloso o i suoi valori che meritano rispetto.

 

L'invenzione etnica

kropotkin colori

Non è senza ragione che Ursula Le Guin si riferisce a Kropotkin, e più generalmente all'anarchismo "così come esso è prefigurato nel pensiero taoista originario ed è stato sviluppato da Shelley e Kropotkin , Goldman e Goodman. Il bersaglio principale dell'anarchismo è lo Stato autoritario (capitalista o socialista); il suo tema principale, che rileva della morale applicata, è la cooperazione (solidarietà, assistenza reciproca). È la piùm idealista, e a mio avviso la più interessante, di tutte le teorie politiche" [15]. Il dominio, nel ciclo, prende raramente le forme brutali di Il mondo della foresta. È a volte più insidiosa, ma non meno mortale.

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Città delle illusioni [16], si basa sulla manipolazione degli spiriti e la menzogna. Siamo in un futuro più remoto [17], la Terra è rimboscata! ma in un situazione più catastrofica che mai. È essa stessa colonizzata da dodici secoli dal Nemico esterno, il Nemico sconosciuto giunto non si sa da dove, gli Shing. La Lega è dislocata, i voli interstellari sembrano fermi, l'umanità terriana sopravvive in piccole tribù disperse che si evitano o si ignorano. I suoi archivi sono distrutti, i documenti che restano sono forse falsificati, la tecnologia di cui dispone è ridotta agli usi domestici. Non esiste più nessun mezzo di comunicazione a distanza. Delle tecniche "psichiche" che erano state sviluppate dal tempo della Lega rimane la telepatia, ma non è più affidabile: essa trasmette certo la confusione e l'errore, ma non la menzogna; gli Shing hanno spezzato questo limite, riescono a diffondere dei pensieri falsi. Riescono anche a far credere che essi non esisitono. Impediscono ogni impresa di rilievo ed ogni raggruppamento, ma pretendono assicurare il benessere, la civiltà e la pace perche la lorolegge suprema, "il rispetto della vita", proibisce l'assassinio. Essi utilizzano per se stessi una tecnologia molto sviluppata.

È da Il pianeta dell'esilio che verrà l'imprevisto: la nuova specie umana che vi prospera, ibrido dei Terriani abbandonati e degli indigeni, ha ritrovato le vie del progresso... nel quadro di una società strettamente gerarchizzata. Una dualità di cultura salverà il suo inviato, ed il pianeta stesso nella stessa occasione: la sua formazione d'origine unita all'esperienza trasmessa dai Terriani lo preserverà dalle manipolazioni "psicotecniche" degli Shing.

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La distruzione della cultura e le difficoltà poste alla comunicazione (nel senso primario) così come la cooperazione ritornano regolarmente come metodi di dominio nell'opera di Le Guin. In La salvezza di Aka [18], il potere installato su un pianeta recentemente contattato dall'Ecumene ha intrapreso di sradicare la cultura che è stata da millenni quella delle società che esso governa. Per recuperare il ritardo scientifico e tecnico di questo mondo, la Corporazione che la dirige e che non si basa che sulla Scienza ha deciso di distruggere tutti i libri antichi, di sradicare tutte le narrazioni, leggende, poesie e musiche che costituivano la sua civiltà, compresa l'antica scrittura sotto tutte le sue forme. Un'Osservatrice dell'Ecumene, etnologa evidentemente, ha infine ricevuto l'autorizzazione di lasciare la capitale per recarsi in una remota regione montagnosa allo scopo di studiare la sua popolazione, nella quale si nasconderebbero gli ultimi praticanti di una religione proibita. È una terriana - un'Indiana formata in America - che la sua esperienza ha preparato a questa missione: la Terra è da poco uscita da un periodo in cui, in un fanatismo invrso a quello di Aka, degli integralisti religiosi si erano impadroniti del potere e avevano intrapreso di bruciare i libri. Il viaggio di studi non sarà senza pericoli, e anche qui un mediatore - dapprima poco collaboraticolonivo poi innamorato - sarà spezzato dal conflitto delle culture. Una volta ancora, la resistenza contro il potere oppressivo e distruttore assume la forma della rete (che copre come una tela di ragno l'intero pianeta) e della cooperazione.

 

L'universo narrativo

Inventato da Ursula Le Guin, "incontrato per caso" dice lei, non la lascia mai in pace, e i suoi mondi - "piccoli mondi fatti di parole" - le inviano incessantemente messaggi, interrogativi, proposte. Prosegue così i suoi "esperimenti di pensiero" su delle usanze immaginabili e le forme di potere che esse implicano in raccolte di racconti. Sette su otto, in L'anniversario del mondo (The Birthday of the World) [19] si collegano al ciclo dell'Ecumene. La loro tematica è essenzialmente quella delle relazioni amorose, includente sia l'omosessualità sia un complesso matrimonio a quattro. La scrittrice torna qui "divertendosi" sulla vita sessuale degli androgini del pianeta Nivose (in La Mano sinistra delle tenebre) e le istituzioni che la regolamentano. È in questa raccolta che si esplora un mondo dominato dalle donne - gli uomini, dediti ai tornei sportivi e alla procreazione, sono esclusi dall'università e dai lavori intellettuali - e una società fondata sulla schiavitù.

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La caratteristica essenziale della sua opera, secondo Gérard Klein, è che essa sceglie "di iscriversi in rottura e anche in contraddizione con il pessimismo acuto che impregna dalla metà degli anni sessanta la fantascienza anglosassone" [20]. Spesso devastata, lo abbiamo visto, la Terra rinasce sempre dalle sue ceneri, scopre altri mondi e crea alleanze con altre umanità non appena le riconosce in quanto tali e rinuncia a dominarle. L'universo della Le Guin non è l'universo della crisi, ma un universo in cui le crisi, costanti, sono superate. La molla della sua creazione sarebbe così l'invenzione etica, nella prospettiva di un umanesimo fondato sul riconoscimento della differenziazione dei gruppi umani e il progetto "di organizzare senza tregua dei sistemi di scambio tra unità differenziate".

 

La magia di Terramare

 

Potrà sembrare strano trovare un'invenzione etica che ci riguarda in un mondo in cui la magia occupa il posto della scienza... Nel ciclo di Terramare [21], siamo rinviato un orbita più lontani nell'ordine della trasposizione e ella metafora. Se la nostra immaginazione può esere stimolata da speculazioni che proiettano l'umanità in un avvenire lontano prolungando delle linee di evoluzione possibili della nostra società, il che fa spesso la fantascienza, come riconosceremo le nostre motivazioni e le nostre inquietudini in un mondo dai contorni medievali di cui tutte le coordinate sono immaginarie?

Di fatto, il lettore non è più disorientato che in un romanzo che prende come quadro il nostro XVII secolo o il Mediovo "reale". Una volta ammessi i postulati di partenza - in Le Guin, essi rimangono coerenti - i comportamenti dei personaggi, le loro emozioni ele loro motivazioni sono del tutto comprensibili e catturano facilmente la nostra adesione o la nostra riprovazione. E se le forme di potere prendono qui meno importanza, delle passioni come la volontà di potere e di dominio fanno parte degli elementi essenziali dell'intrigo.

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In questo ciclo, che attiene dunque al gener chiamato fantasy [22], due forme di potere coesistono, in alleanza o in opposizione: quello dei Re, principi, tiranni, signori della guerra o anche capi di pirati, e quello dei Maghi, stregoni e altri elementi del genere. Il primo può essere fondato sul diritto e la tradizione, o sulla forza e la violenza. In un caso come nell'altro, può cercare di appoggiarsi sui poteri dei Maghi e consorti. Quando un potere è "di diritto" - esiste come un "diritto naturale" che è in accordo con gli elementi magici di cui partecipano l'uomo e la natura - contribuisce all'equilibrio del mondo.

Equilibrio sempre instabile, perché certi depositari dei poteri magici sono tentati di abusarne per dominare la loro società e anche accedere all'immortalità. Per di più, dietro e sotto le potenze che possono mobilitare i maghi, e più antiche di esse, sussistono le Potenze innominabili, forze di caos e di morte che non aspettano che l'occasione di scatenarsi non appena le si invochi o le si provochi.

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Sulle innumerevoli isole che costituiscono l'arcipelago di Terramare, è dunque la magia ad occupare il posto della scienza e della tecnologia. Con delle forme e dei livelli di efficacità che mutano a secondo delle isole e la loro storia. Le sue applicazioni vanno dal semplice artigianato alla grande arte. Secondo i suoi doni - se non avete un talento innato, non sarete mai maghi - la sua formazione e la sua qualifica, lo stregone ripare o ritrova degli oggetti, conferisce impermeabilità alle navi e solidità alle mura, fa soffiare il vento nelle vele, si trasforma in sparviero, scatena o contiene i terremoti. Può guarire uomini e bestie; sono gli stregoni in generale che si occupano di questo compito, insieme ad altre attività "minori". Al più alto livello, queste scienze sono insegnate sull'isola di Roke da nove Maestri (un Arcimago è il loro capo eletto) in discipline ben specificate, secondo le conoscenze e le energie naturali mobilitate.

C'è, sotto tutte queste finzioni, una concezione poetica, simbolica, dell'universo, fondata su un accordo dell'uomo con gli elementi, la luce e le tenebre, le forze di vita e di morte.

È per questo, senza dubbio, che esse colpiscono il nostro immaginario oltre, o prima, del semplice racconto. C'è anche come economia, un'ecologia della magia: il vero mago non utilizza le energie se non per necessità, per non perturbare l'equilibrio del mondo. A fondamento di tutto agisce il Vero Linguaggio, l'Antico Linguaggio: per aver presa su un oggetto o un animale, bisogna conoscere il suo vero nome, per un umaqno, rivelare il proprio vero nome è dare presa su di sé. È anche la lingua parlata dai Draghi, che partecipano al contempo con le forze creatrici e le forze caotiche. "La loro bellezza era fatta di forza terribile e di ferocità totale, e anche dalla grazia della ragione".

I primi libri sono in senso preciso dei romanzi di formazione. Il giovane capraio Ged, il cui nome corrente è Sparviero (lo Stregone di Terramare), acquisisce il suo sapere attraverso una lunga serie di prove, di cui la peggiore sarà provocata dal suo orgoglio e la sua volontà di dominio. In una dimnostrazione di potenza che supera le sue capacità, egli libera dalle tenebre la sua ombra che lo bracherà per distruggerlo finché non deciderà di affrontarla e di perseguitarla a sua volta.

Per giungere infine a vincerla nominandola con il suo proprio nome. Nelle tombe di Atuan, la piccola Tenar, rapita ai suoi genitori e allevata come la reincarnazione, attraverso i secoli, dalla Prima sacerdotessa delle Potenze Antiche della Terra, delle Potenze Innominabili, esercita innanzitutto con soddisfazione il suo diritto di morte su dei prigionieri. Adolescente, essa tenterà di catturare e di uccidere Ged smarrito nel labirinto di queste Tombe alla ricerca dell'annello che ristabilirà l'equilibrio e la pace nelle isole.

Tutto questo girovagare nei sotteranei, in mezzo alle forze pericolose che le difendono, mostra inoltre i talenti di evocazione della Le Guin e gli echi che essa può svegliare tra le tenebre del lettore...

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È la formazione del giovane principe Arren che viene raccontata in La spiaggia più lontana [The Farthest Shore] del 1972. Egli è stato scelto come compagno di avventure da Ged, diventato arcimago ma sempre deciso a mettere in gioco i suoi poteri e la sua vita per affrontare le potenze malefiche. È alla ricerca questa volta di una forza sconosciuta che svuota a poco a poco l'arcipelago delle efficienze e anche dei saperi magici, così come dei canti e di ogni gioia di vivere. L'equilibrio, come scopriremo, è gravemente compromesso da un mago che, per imporre il suo dominio e accedere all'immortalità, ha aperto un varco tra il mondo dei morti e il mondo dei vivi.

È la formazione del giovane principe Arren che viene raccontata in La spiaggia più lontana [The Farthest Shore] del 1972. Egli è stato scelto come compagno di avventure da Ged, diventato arcimago ma sempre deciso a mettere in gioco i suoi poteri e la sua vita per affrontare le potenze malefiche. È alla ricerca questa volta di una forza sconosciuta che svuota a poco a poco l'arcipelago delle efficienze e anche dei saperi magici, così come dei canti e di ogni gioia di vivere. L'equilibrio, come scopriremo, è gravemente compromesso da un mago che, per imporre il suo dominio e accedere all'immortalità, ha aperto un varco tra il mondo dei morti e il mondo dei vivi. Alla fine di una lunga ricerca nei Lontani, sino alla contrada arida dove si trovano le città dei morti, il giovane principe tornerà a casa, provato e maturo, per essere consacrato Re delle Isole. Garante dell'armonia in un arcipelago che, privato del vero re da otto secoli, sprofondava nei disordini, la bramosia e la violenza.


Potre maschile, potere femminile

Il lettore convinto delle affinità libertarie di Le Guin cade qui in una perplessità giustificata. Senza dubbio, la figura del re rileva delle convenzioni di un genere che ci precipita in un universo pseudo-feudale. E il genere stesso confina cone le storie fiabesche, in cui il re simbolizza solitamente l'equilibrio raggiunto e l'autonomia [23]. Più remotamente, il re come simbolo di concordia e di fertilità interviene nelle mitologie e leggende, celtiche soprattutto. Ciò non di meno troviamo attraverso l'opera, ciclo di Hain compreso, delle simpatie della scrittrice per le figure aristocratiche [24]. Si tratta d'altronde spesso di perdenti, di emerginati che resistono con dignità e coraggio all'avversità. Si può osservare che ciò accade più spesso nei romanzi d'esordio, e che tramite quest'immagine è avvertibile anche un'evoluzione. Il re dell'ultimo romanzo non si comporta affatto come un monarca.

Sullo sfondo, è avvertibile che il tema con un sinologo dell'equilibrio dei contrari, così ricorrente quanto quello della connessione, entra qui in gioco: anche a proposito di I reietti dell'altro pianeta, Hélène Escudié elabora l'ipotesi di un equilibrio tra sistemi "archici" e "anarchici". Un'ambiguità riguarda anche il pensiero che è una delle principali fonti delle idee della scrittrice sull'armonia e sulla complementarità dei contrari: il taosimo che lei cita come uno dei suoi riferimenti tra alcuni autori libertari  [25]. Il principio del "non-agire", che orienta l'Ecumene nella sua politica di non-intervento, può rapportarsi alla stessa saggezza. Ursula Le Guin ha inoltre pubblicato lei stessa, in collaborazione con un sinologo, una traduzione del Tao Te Ching [26]. Le citazioni da questa raccolta di sentenze, sotto diversi appellativi, e anche delle citazioni o delle parafrasi, sono frequenti nei suoi libri.

laotzu-Tao-Te-Ching.jpgIl problema è che passa per essere molto difficile da tradurre, dunque facile da interpretare... Alcuni vi vedono una prima espressione dell'anarchismo, sotto i tratti di un individualismo radicale che preconizza la volontà d'impotenza e respinge il potere con i suoi prestigi, le sue costrizioni, i suoi saperi. Altri lo considerano, a secondo della data che gli attribuiscono, come un testo destinato ai principi per insegnar loro "l'arte di governare senza che i sudditi sappiano che egli li tiranneggia" [27]. Senza dimenticare che sulla filosofia taoista originale è attecchita una religione ricca in superstizione e rituali magici. Non sarò io a darvene la soluzione.

L'evoluzione delle idee di Ursula Le Guin è particolarmente notevole per quel che concerne il ruolo delle donne.

Più di venti anni dopo La spiaggia più lontana, ritorna nell'arcipelago per quel che considera allora a torto come l'ultimo libro di Terramare [28] Tenar, la giovane sacerdotessa che ha fuggito il deserto di Atuan con Ged, si è installata sull'isola natale di quest'ultimo. Al tempo del racconto, essa vi ha già trascorso venticinque anni. Ged, prima di ripartire per altre imprese, l'aveva affidata al suo primo maestro, affinché le insegnasse a nmettere in ordine e a sviluppare i poteri che essa traeva dalle Antiche Potenze. Lei vi ha rinunciato, non volendo più avere legami con le Tenebre. Sposata ad un fattore, ha avuto due figli, poi è diventata vedova.

È allora che ha salvato e adotatto una bimba battuta e gettata nel fuoco dai suoi propri genitori, dei nomadi di passaggio. Cura il suo occhio ustionato e la sua mano atrofizzata. Ged, che ha perso tutti i suoi poteri nel suo sforzo di chiudere il varco tra il mondo  dei vivi e quello dei morti, verrà a vivere con loro.

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Un buon numero di pagine sono dedicate a dei dialoghi sui poteri comparati degli uomini e delle donne, con Ged - che pensa che quello di mago sia un mestiere da uomini - e le streghe Edera, la rigorosa, e Schiuma, la lunatica, che esalta i doni delle donne: "Ho delle radici, delle radici più profonde di quest'isola. Più profonde del mare, più antiche dell'emersione delle terre. Affondo nelle tenebre".

Bisogna qui, ancora e sempre, giocare il gioco della scrittrice nella trasposizione e la metafora. Non attenersi parola per parola per ritrovare l'eco e l'influenza dei dibattiti femministi degli anni 70 e 80. Se andava da sé, nelle convenzioni dei primi libri di Terramare, che la magia delle donne non poteva esercitarsi che in compiti subalterni, discreditate nell'opinione ("Debole come la magia femminile, velenoso come la magia femminile"), si passa ora ad una riconsiderazione, prima di saltare una nuova tappa, ancora simbolica. Se il fondamento della magia è il Linguaggio, quello dei veri nomi, è accessibile alle donne. Tenar già con il suo istruttore, riconosceva le parole antiche come se le avesse sempre pronunciate. Ed ecco che Therru, la bruciata, salva ora i suoi genitori adottivi, prigionieri di un allievo del mago malefico, chiamando il drago Kalessin. Quest'ultimo la riconosce e la saluta come sua figlia. Anche lei conosceva il Linguaggio.

 

Simbolica di una "femminizzazione"

 

Con questa "presa di parola", dice Hélène Escudié, questo romanzo traduce anche uno stato intermedio nel pensiero della Le Guin. "Le donne non hanno ancora raggiunto tutta la loro misura". Dieci anni più tardi, i sortilegi di Terramare trasportano sempre la scrittrice, che in due libri compie la "femminizzazione" del ciclo attraverso una vera revisione della storia dell'arcipelago [29]. In I venti di Earthsea, dove quattro donne sono al centro dell'azione, la giovane figlia bruciata, che si chiama oramai Tehanu secondo il "vero nome" che le ha rivelato il drago e che è anche un nome di stella, è sollecitata dal nuovo re ad intervenire contro un pericolo che si abbatte sulle isole: da un po' di tempo, dei draghi bruciano le messi e le fattorie e disperdono le greggi. Tehanu, ancora poco sicura dei suoi poteri, accetta di servire da interpetre, più esattamente da intermediaria, tra gli umani e questi esseri temibili di cui lei condivide la natura. Essa ottiene innanzitutto una tregua, il tempo di scongiurare un altro pericolo che minaccia allo stesso tempo i draghi, gli uomini e l'equilibrio di tutte le cose, poi un patto di pace. Infine, ritroverà la sua propria integrità nello splendore di un corpo di drago e spiccherà il volo tra i venti di Earthsea.

venti-earthsea.jpg

I racconti di Terramare reinquadrano questa simbolica rivelandoci ciò che ignoriamo, o che non conosciamo che frammentariamente, delle storie e delle credenze dell'arcipelago. Ignoranza condivisa d'altronde dall'autrice, essa ci dice nella prefazione, e che la lasciano perplessa. "Il miglior mezzo per studiare un periodo storico che non esiste, è di raccontarlo e di scoprire ciò che è accaduto". Il primo dei racconti ci porta tre secoli in avanti rispetto al primo libro del ciclo, il secondo ci fa conoscere gli stregoni che hanno formato il maestro di Ged.

Un altro ci fa incontrare Ged al tempo in cui egli era arcimago. L'ultimo narra i disordini esistenti alla scuola dei maghi - che non ammette che gli uomini - da Libellula, una futura donna drago: quella stessa che assisterà efficacemente Tehanu nelle sue trattative con i suoi fratelli (e sorelle) favolose. Il tutto termina con una descrizione di Terramare, studio politico, storico, linguistico e naturalmente etnologico. In cui veniamo a sapere che in origine non soltanto le donne erano anch'esse maghe, ma che sono loro in maggioranza che hanno fondato la scuola di Roke, per istituire un insegnamento etico della magia e un controllo etico del suo esercizio. Nell'età oscura in cui si affrontavano principi, piccole isole, città-Stato e signori della guerra, in cui i maghi stessi mettevano la loro scienza al servizio dei predatori quando non miravano essi stessi ad un proprio potere personale, esse avevano cotituito, con degli uomini tuttavia, la Main, "una rete tenua ma solida di informazione, di comunicazione, di protezione e di sostegno".

sempre-la-valle-Always-Coming-Home.jpgGli uomini, in seguito (dunque nei primi libri del ciclo...) riuscirono a eliminare le donne, come insegnanti e come allieve, della Scuola. Ma quest'ultima, e l'ordine che essa garantiva, non sopravviveranno, come narra I venti di Earthsea, che per l'intervento di due giovani donne, mediatrici tra il mondo della ragione e il mondo delle forze vitali.

Lascio l'ultima parola ai miei due commentatori. Per Hélène Escudié, la rappresentazione ossessiva, nell'opera di Ursula Le Guin, delle reti - al contempo "figura fondamentale dell'an-archia" e "forma privilegiata della socializzazione delle donne" - traduce una visione femminile del mondo e della letteratura. Gérard Klein giunge ad una conclusione simile, sostenendo che essa propone un mondo "senza sistema unificatore, senza dominazione, perché è una donna  che come tale l'affermazione ossessiva della potenza del fallo la riguarda meno". "Forse vuole suggerire indirettamente così ciò che potrebbe essere una cultura delle donne, acentrica, tollerante, staccata infine dal modello ripetitivamente conquistatore della cultura degli uomini".

 

René Fugler

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK al post originale:

Pouvoirs et puissances dans les mondes d'Ursula Le Guin

 

 

NOTE

 

[1] Robert Laffont, 1975; Tr. it.: I reietti dell'altro pianeta, Editrice Nord, Milano, 1976. Vedere su questo libro in "Réfractions" il commento critico di Finn Bowring, "La liberté les mains dans les poches" [La libertà con le mani in tasca], n° 3, inverno 1998-99, p. 25-44) e la risposta di René Furth, "La liberté rien dans les poches" [La libertà niente nelle tasche], n° 5, primavera 2000, p. 129-131). 

[2] Figlia del celebre antropologo Alfred Kroeber, si è aggiudicata cinque premi Hugo e sei premi Nebula, massimi riconoscimenti della letteratura fantastica. 

[3] "Cronologia galattica" presa da Gérard Klein nella sua prefazione ad una raccolta di racconti: Ursula Le Guin, le livre d’or de la science-fiction, Presses Pocket, 1978, p. 12-13.

[4] Hélène Escudié, Ursula K. Le Guin, une Alchimie de l’Ailleurs [Ursula K. Le Guin, un'Alchimia dell'Altrove], tesi sostenuta a Strasburgo nel 2004 sotto la direzione di André Bleikasten, p. 38 (non edita).

[5] Prefazione alla raccolta di racconti Il compleanno del mondo, Robert Laffont, ailleurs & demain, 2006.

[6] Robert Laffont. 1971, p.153.

[7] Troviamo una replica ironica, se non cinica, e secondo Gérard Klein "post-moderna" dell'Ecumene e di Hain nell'universo creato dall'autore britannico Iain M. Banks: la Cultura è una società galattica, libertari, pacifista, edonista, attaccata a diffondere i suoi ideali attravrso i mondi, ma che, quando i suoi valori sono posti in causa o uando incontra nella ua espanione dei sistemi oppressivi e combattivi, non esita a far intervenire il suo servizio degli Affari Speciali che non retrocede davanti ad alcuna manipolazione o colpo gobbo... Con dei brillanti agenti divisi tra il piacere dell'azione e lo scrupolo morale. Pubblicato da Laffont, L'impero di Azad [The plyer of games]; Pensa a Fleba [Consider Phlebas]; La guerra di Zakalwe [Use of Weapons], ecc. sono stati ripresi in Livre de poche/science-fiction. Prefazione di Gérard Klein. A volte ineguale e complicato, è un ciclo nell'insieme molto eccitante.

[8] Ishi – Testamento dell'ultimo Indiano selvaggio dell'America del Nord, Plon, 1968, collezione Terre humaine, (2002).

[9] La nébuleuse du Crabe, la paramécie et Tolstoï, prefazione al volume delle edizioni Opta (1972) che raccoglie i tre primi romanzi (secondo l'ordine di pubblicazione) del ciclo di Hain: Il mondo di Rocannon, Pianeta dell'esilio, Città delle illusioni.

[10] Tesi citata, p. 169.

[11] Robert Laffont, 1979, riedito nel 2000 dopo La salvezza di Aka, con un saggio di Gérard Klein, Malaise dans la science-fiction américaine [Malessere nella fantascienza americana].

[12] Durante una discussione nel quadro del primo Simposio internazionale sull'anarchismo organizzato da Pietro Ferrua a Portland nella primavera el 1980 (L’Arc n° 91/92, "Anarchies", 2° trimestre 1984, p. 19: Ursula Le Guin, "L'anarchisme: idéal nécessaire" [Anarchismo: ideale necessario].

[13] Riedito in Livre de poche (science-fiction) nel 2003.

[14] La prima edizione di Always Coming Home [Sempre la valle] del 1985 era anche accompagnata da una cassetta in cui erano registrate le musiche, poesie e canti rituali di un popolo che si ritiene vivrà tra 20.000 anni fa (Escudié, p. 211). Traduzione francese presso Actes Sud, con il titolo La Vallée de l’éternel retour [La valle dell'eterno ritorno], 1994.

[15] Citazione ripresa (senza riferimento) nella presentazione del racconto "Alla vigilia della rivoluzione", scritta dopo I reietti dell'altro pianeta per spiegare le origini del pensiero che ispirava i creatori della società libertaria di Anarres (nella raccolta citata sopra del Livre d’or de la science-fiction, p. 333). Il racconto è inoltre dedicato a Paul Goodman. In un'altra trascrizione, di Marianne Enckell, del convegno organizzato al Symposium di Portland, cita anche Murray Bookchin per quel che riguarda la tecnologia dolce ("Science-fiction et anarchie" in Agora n° 2 (Tolosa, estate 1980).

[16] Città delle illusioni, tr. it. di City of illusions, Opta, 1972.

[17] Verso il 4370, per attenermi alla cronologia utilizzata da G. Klein.

[18] 2000, tradotto lo stesso anno per Laffont, in Italia tradotto da Arnoldo Mondadori nel 2002 nella collana "Strade Blu".

[19] 2002.

[20] Le Livre d’or de la science-fiction, op. cit., p. 14.

[21] Robert Laffont, ailleurs & demain, ha ripubblicato nel 2001 la trilogia che forma la sua prima parte: Lo Stregone di Earthsea (1968), le Tombe di Atuan (1971), La spiaggia più lontana (1973).

 

[22] Il cui prototipo rimane Il Signore degli anelli di Tolkien (1954-1955).

[23] René Fugler, "L’autonomie au bout du conte... de fées" [L'autonomia in fin del racconto... fiabesco], Réfractions n° 16, maggio 2006.

[24] In Il Mondo di Rocannon (1966) soprattutto. In La Mano sinistra delle tenebre, il re, poco simpatico..., è manifestamente pazzo.

[25] Paul Goodman, citato tra questi autori, si riferisce anche al taoismo. Vi tornerò sopra a proposito di due libri dedicati all'anarchico americano (1911-1972), riediti in un unico volume: Présent au monde: Paul Goodman di Bernard Vincent, l’Exprimerie, Bordeaux, 2003.

[26] Il Libro della via e della Virtù, il cui autore presunto è Lao-Tsu scritto anche Laozi, che secondo i commentatori è vissuto in Cina durante il VI oppure III secolo a. C. Una celebre traduzione italiana è quella della casa editrice milane Adelphi.

[27] Etiemble nella sua prefazione alla traduzione del Tao tö king di Liou Kia-hway, Gallimard, 1967.

[28] Tehanu (1990) tradotto dalla editrice Robert Laffont, ailleurs & demain, 1991, [2002].

[29] Pubblicato negli Stati Uniti nel 2001 in quest'ordine: I Racconti di Earthsea e Il vento d'altrove sono stati tradotti dall'editrice Robert Laffont, ailleurs & demain, il medesimo anno.

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Published by Ario Libert - in Letteratura libertaria
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