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10 ottobre 2011 1 10 /10 /ottobre /2011 05:00

Cartoline antimilitariste anarchiche 

 

 

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Dobbiamo ringraziare il collezionismo da una parte ed anche internet dall'altra se si è riusciti ad ottenere una serie abbastanza rappresentativa di cartoline tematiche antimilitariste.

Un certo numero di esse, una decina circa, sono state edite dalla celeberrima rivista Les Temps Nouveaux, che seguì all'altrettanto famosa La Révolte e fu animata da Jean Grave, ed uscì per più di 900 numeri munita per giunta anche di un supplemento letterario e che ebbe come collaboratori spesso anche Kropotkin e Reclus.

Ai tempi della prima guerra mondiale il gruppo editoriale in maggioranza si allineò alle posizioni dell'unione sacra di tutti i partiti attraverso il famigerato manifesto dei sedici.

Altre cartoline invece recano la dicitura “Ligue Internationale pour la défense du soldat” [Lega Internazionale per la difesa del soldati], un'organizzazione anarchica antimilitarista di cui presentiamo una vasta scelta nella sezione intitolata a questa organizzazione.

Tutte testimoniano della ferocia della mentalità e prassi militarista apportatrice di morte; e per i "fortunati" popoli colonizzati così come per gli sfruttati ed oppressi delle metropoli capitalistiche, testimoniano soprattutto anche dell'opposizione, e cosa più importante, della denuncia attiva al militarismo attraverso l'informazione ed il sostegno di molti importantissimi artisti che ritroviamo poi in qualità di collaboratori in giornali anarchici e libertari.


 

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Cartoline delle "Edition de la Ligue Internationale pour la défense du Soldat"

 

 

 

 

 

arton444.jpgIl loro Codice

Diserzione in tempo di pace. Pene: Art. 311- Per i soldati semplici da 2 a 5 anni di prigione.

Art. 312 - Per gli ufficiali da 6 mesi ad un anno. Progetto André: Stesse pene.

Abbasso la giustizia militare!

 


 

 

 

 

 

arton446.jpgLa loro giustizia

Caso di Saint Rémy dei cacciatori a cavallo a Pontivy.

Rifiuto di obbedienza in tempi di tumulto: ESPULSIONE.

  Casi Delsol, Goutaudier e Grasselin, soldati semplici: Rifiuto di imparare ad uccidere: 2 ANNI DI PRIGIONE.

Abbasso la giustizia militare!



 

 

 

 

 

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Il loro Codice

Rifiuto d'obbedienza in tempo di pace. Pena: Art. 218:

Per un soldato semplice: da 1 a 2 anni di prigione

Per un ufficiale: La destituzione.

Progetto André: Stesse pene.

 Abbasso la giustizia militare!


 

 

 

 

 

 

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La loro Disciplina

Estratto del caso giudiziario emesso dal tribunale di Mâcon il 22 settembre 1896 al cittadino D., ex zuavo: "È stato trovato addormentato durante il servizio" - 6 mesi di prigione. Caso di Lestapis, Tenente del 3° dragoni a Nantes: "Abbandono del posto in tempo di tumulto, (2 maggio 1903)- Nessuna azione penale.

Abbasso la giustizia militare!

 

 

 

 

 


 

 

 

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Andiamo! E si sopporta questo!

Il loro Codice

Art. 229 - Vie di fatto verso un inferiore: da 2 mesi a 5 anni di prigione.

Art. 224 - Ferite fatte ad un cavallo: da 2 a 5 anni. Progetto André: Stesse pene.

Morale: La più bella conquista del cavallo è l'uomo

Abbasso la giustizia militare!

 

 

 


 

 

 

 

 

 

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La loro Giustizia

Javaudin, cavaliere di 2a classe, dopo essersi gettato dalla finestra della sua camera situata al 2° piano, ha colpito nella sua demenza il maresciallo degli alloggi Perrot che lo rialzava insanguinato: CONDANNATO A MORTE. Murco, sottufficiale, normale, ha insultato e ferito gravemente con la sua sciabola un cavaliere di 2a classe: ASSOLTO.

Abbasso la giustizia militare!

 

 

 


 

 

 

 

 

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-In famiglia.

 

Il loro Codice.

La repressione deve avere un carattere esemplare che, al di là della punizione dell'individuo, assicuri la protezione della collettività. È questo il vero motivo del suo rigore (assoluzione degli ufficiali) e delle sue forme rapide. Come si potrebbe potrebbe dare esempio con una legge che lasciasse senza repressione immediata e manifesta un delitto che il capo del corpo avesse giuducato necessario di differire alla giustizia militare? (Rapporto André p. 124).

Abbasso la giustizia militare! 

 

 

 

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La loro giustizia

Vitré, 70° di linea. Colonnello Bourdieu.

Il 25 ottobre 1901, al cader della notte, in presenza degli officiali, nel cortile del quartiere, il soldato Dubreuil fu passato per le armi dalla compagnia di picchetto. Lo sventurato ricevette sei colpi di baionetta. L'aiutante Dufour commandava l'esecuzione, i sergenti Derau e Berger lo assitevano. Quando Dubreuil ricevette il primo colpo cadde gridando "basta!". L'aiutante lanciò quest'ordine: "Dateci sotto!". Ed il branco si lanciò... Falsamente accusato di aver rubato un orologio, Dubreuilsfoderato e rifiutava di scendere nei locali disciplinari, richiedendo innanzitutto di spiegarsi.

Nessun provvedimento.

Abbasso la giustizia militare!

 

 

 

 

 

 


 

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-Imbecille! malgrado il tuo ermellino, lo vedi che sono io che ti reggo.

 

Affare Bernard, cavaliere al 31° dragone a Epernay, deceduto tre settimane dopo il suo arrivo al corpo. La madre dello sfortunato si rivolse al Procuratore della Repubblica per ottenere l'esumazione per l'autopsia. Il magistrato le rispose che ciò era impossibile, il "cadavere" essendo "militare".

Abbasso la giustizia militare!

 

 

 

 

 

 

 

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Il loro codice

"Il generale ha soltanto il diritto di dare l'ordine di informare"

-Affare di Kergariou, di Piolhenc e Guilhard (5 giugno 1899). Arrestati vicino al conte del barono Christiani, fu deciso nel consiglio dei ministri il 6 giugno 1899 che quei tre ufficiali sarebbero stati tradotti davanti ad un consiglio di guerra. Nesuno di loro è ancora stato perseguito mentre tutti gli altri manifestanti sono stati condannati. Supremazia del potere civile!

Abbasso la giustizia militare!

 

 

 

 

 

 

 

 

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La loro disciplina

-"La disciplina costituendo la forza principale de

 

 

 

 

 

 

 

 

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AUTOCRAZIA RUSSA                                  SBIRROCRAZIA FRANCESE

 

 

 

 

 

 

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LINK ai siti:

Carte postale "Les Temps Nouveaux"

Carte postale "Ligue Internationale pour la défense du soldat"

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8 ottobre 2011 6 08 /10 /ottobre /2011 05:00

PROUDHONIANA

 

 


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di CHAM


 

ALBO DEDICATO AI PROPRIETARI

 

 

 

 

 

 

 

 

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Due comunisti nel loro abito da città.



 

 

 

 

 

 

 

 

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- Ognuno la propria missione: dormirò per due, mentre anche tu lavorerai per due. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una vittima delle dottrine del Signor Cabet. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Ho quattro mesi di prigione, scrivo al cittadino Cabet che divento comunista,

ci tengo a dividere questo con qualcuno,

vorrà dire che non mi resteranno che due mesi sul mio conto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK:

Proudhoniana

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1 ottobre 2011 6 01 /10 /ottobre /2011 05:00

PROUDHONIANA

 


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di CHAM


 

ALBO DEDICATO AI PROPRIETARI

 

 

 

 

 

 

 

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IL PREMIO PROUDHON

 

- Visto che mio marito ha egli stesso demolito la sua abitazione ha diritto al premio che avete promesso.

- Sì, ma poiché non ha eseguito l'articolo 2 del mio decreto che dice che si deve gettare la propria moglie dalla finestra, non avrà nulla.

 

 

 

 

 

 

 

 

proudhoniana--34.jpgProudhon, dittatore mentre amministra la giustizia

sotto una quercia della foresta di Bondy.

 

 

[Sulle due lastre di marmo sul lato sinistro sta scritto: "La proprietà è un furto"; e sul lato destro: "La famiglia è una parola".


 

 

 

 

 

 

 

 

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Il cristianesimo lascia il suo posto al proudhonesimo.

 


 

 

 

 

 

 

 

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I nuovi santi della nuova chiesa.

 

[In basso le scritte: "Rubatevi gli con gli altri"; "San Bretrand Ora pro nobis"; "La propiteà è un furto"; "San Maciare Ora pro nobis"].

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK all'opera originale:

Proudhoniana

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30 settembre 2011 5 30 /09 /settembre /2011 10:00

PROUDHONIANA

 


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di CHAM

 

 

ALBO DEDICATO AI PROPRIETARI 

 

 

 

 

 

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LA CELEBRITÀ DEL SIGNOR PROUDHON

 

La signora. - Con chi ho l'onore di parlare?

Il Signor Proudhon. - Con il Signor Proudhon.

La signora terrorizzata. - Aiuto! Polizia! Aiuto!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ABOLIZIONE DELLA FAMIGLIA

 

La portiera - Mio buon signor Proudhon, scusate questa povera Zémire, non sapeva che fosse proibito; leggono così poco i giornali questi animali.


 

 

 

 

 

 

 

 

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UN DISCEPOLO DI PROUDHON

 

 - Ecco ancora il mio proprietario che mi reclama i suoi tre mesi... Un reazionario, ecco!

 


 

 

 

 

 

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UN RAGAZZO TERRIBILE PER IL SIGNOR PROUDHON


 

 

 

LINK:

Proudhoniana

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21 settembre 2011 3 21 /09 /settembre /2011 05:00

Dieci assassinii per un soldo

 

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Altro superbo articolo di Zo d'Axa, molto attuale: l'uso a scopo di distrazione di massa di fatti scabrosi trattati dalla stampa senza vergogna con particolari macabri e raccapriccianti. Profitti gonfiati a dismisura da una parte dalle vendite che arrivano a triplicare e rincretinimento ulteriore delle già non sveglie masse proletarie o piccolo borghesi, per non parlare appunto dell'ottima utilità garantita dal non parlare o approfondire i crimini e gli scandali del potere che a memoria d'uomo non sono mai mancati. A rimediare a tutto ciò provvede l'autore di questo breve articolo di giornalismo impegnato e militante, che sbeffeggia con un inizio ad effetto la stampa sensazionalistica di ogni epoca e riporta alle sue coordinate sociali, e non ad un piano astratto ed ineffabile, la genesi sociale di queste figure di criminali. Sarcasmo e sdegno come al solito sono felicemente intrecciati dall'autore che firma un altro piccolo capolavoro di giornalismo impegnato e di denuncia, praticamente quasi della vera e propria letteratura.

 

 

ORRIBILI DETTAGLI 

 

 

In un lago di sangue, la bella giovane ragazza era distesa, i capelli sciolti, la gola nuda. L'ombra ostile della sera si appesantiva già sulla parte alta degli alberi, mentre all'incrocio delle strade, in un cespuglio profondo, un lembo di gonna aveva appeso la sua nota chiara.

Eh! Lettore, non voi mio compagno per cui una mezza parola basta; ma tu, signore, ma tu, mio bravo, che avete sganciato il soldo perché il nostro titolo sanguina, dimmi, buonuomo, ti piace?... La giovane bella ragazza, la gola nuda, i capelli sciolti, il lago di sangue...

Ebbene, peggio per voi! peggio per voi tutti dotati di fiuto, coloro che si adescano con gli stupri ed i suicidi, il sangue, le lacrime, tanto peggio per voi, clienti, pubblico, non dirò come la giovane ragazza perse la sua gonna prima della vita...

Tre puntini, tutto qui.

Ma parlerò dell'immonda cucina della Stampa a titoloni rossi, giornali delle tre o della sera, e della quarta edizione. Domandate le ultime notizie! Leggete i titoli in grassetto. Richiedete il menù del giorno:


 

Antipasto

 

RAGAZZINA UCCISA

GLI INFANTICIDI A PARIGIA

SCANDALO! SCANDALO!

 

 

Arrosto


GRANDE INCENDIO - ELENCO DEI MORTI

IL FUOCO RIPRENDE

NUOVI FERITI, NUOVI MORTI

 

 

Dessert

 

MINACCE DI GUERRA

LE COMPLICAZIONI IN ORIENTE

ULTIMATUM ALL'INGHILTERRA

CONGEGNI E BOMBE.

 

 

 

Ogni giornale porta il suo piatto, dà la sua nota. Do, mi, sol, do, l’accordo perfetto- l’accordo di do, dei mastri-cantori e mastri-truffatori di false notizie. Cucina pepata, carni sanguinolenti, carne da omicidio e autopsia - con contorni di pettegolezzi.

Richiedete i giornali della sera!

Un uomo che chiamano già, nel mondo speciale della Mezzaluna, la Provvidenza dei Giornalisti, è quel Vacher [1] le cui imprese riempiono le colonne delle gazzette.

Si sa che un monomane si vanta di aver ucciso, mutilato, stuprato ragazze e ragazzi secondo i suoi percorsi. Bisaccia in spalla e coltello pronto, la rabbia nel petto, ci viene mostrato mentre fa il suo giro di Francia. È un'esibizione di pregio. La pubblicità è di lusso. Ci si ingegna.

A quando il cinematografo?

Persone comuni piuttosto cupe, articolisti e giornalisti, trovano la vena, ritrovano brio.

I cronisti si ringagliardiscono.

Questi bricconi che credono di saper scrivre perché spalmano della marmellata, si leccano i baffi deponendo. Dopo Troppmann [2], nulla di così vasto, di così coinvolgente. Gli scribacchini scuotono il torpore della loro anemia cerebrale. Hanno dell'immaginazione. Ogni giorno aggiungono un capitolo, un nuovo episodio al dramma, un osso in più al rosario. Si sovraffaticano e perdono la nozione della distanza e del tempo. A sentire la stampa, Vacher uccideva, la mattina, a Marsiglia, stuprava a Bordeaux verso mezzogiorno e, la sera, vicino a Roubaix, mutilava un giovane pastore.

Che stomaco!

La cosa migliore, è che Vacher, quando lo si interroga, sembra assumere la parte del giudice che vuole prendere la sua:

- Sì, sì, sono stato io a massacrare la signorina e questa vecchia di cui mi parlate ed anche il ragazzo e poi anche quest'altro, se la mia memoria mi aiuta. Cosa volte? è più forte della mia volontà. Non posso resistere al desiderio di fare ogni giorno delle vittime. Del resto, sono un pazzo cosciente...

Il sarcasmo di tale replica sfugge senza dubbio al finto giudice. I magistrati dovrebbero tuttavia comprendere- essi che vedono ovunque dei colpevoli, degli individui da colpire, essi che si avventano sull'imputato come sulla preda- che essi sono dei Vacher [3] a modo loro.

Soltanto, essi non sono coscienti...

 

Squartciatore e ammazza bambini, cari confratelli, preparano così, nel raccoglimento degli uffici di giudici istruttori, l'orrifica lista dei crimini;

 

Ai piccoli giornalisti essi danno la pastura.

 

Non sono dieci assassinii come, qui, molto modestamente annunciamo in bella vista. Il recordman che batte Lacenaire [4] di molte lunghezze ne confessa venti per ora.

Senza fare conti, noterei che l'omicidio dell'inizio ebbe luogo in un cantone dell'Isère che sporca il nome di un cattivo signore: Vacher uccise innanzitutto Beaurepaire [5].

Vacher, Beaurepaire: le parole si affiancano bene.

Ciò che costituirà comunque, per il celebre Vacher, una circonstanza attenuante, sono i raccomandabili antecedenti.

Lo squartatore fu un buon soldato.

Le sue prime armi furono felici. Arruolato volontario, divenne presto sottufficiale. Disprezzato dai suoi uomini, amato dai suoi capi, poteva sognare le Spalline.

L'avvenire si apriva.

La sua passione anche per il corpo a corpo, la corporatura ed i tratti di punta tradivano una bella furia molto utilizzabile nelle colonie.

Perché operò in Francia?

Se avesse capito la sua vocazione, e come dovevano utilizzarsi "Le Forze Malvagie"! In Dahomey, nel Tonchino, nel Madagascar, si sarebbe coperto di gloria.

Sarebbe stato il generale Duchêne o il governatore Galliéni.

Spagnolo, sarebbe stato Weyler.

Ma basta parlare di militari. E non parliamo più di Vacher. Così ogni attualità non è che un pretesto da pensare.

Il caso del sottufficiale arrabbiato ci interessa piuttosto per il modo in cui lo si utilizza. La cultura del gusto del sangue - la cultura per via della stampa.

Questa è più che attualità. È dello ieri, dell'oggi, di domani.

I giornali addebiteranno, sempre tanti assassinii per un soldo. Senza voler altro che la ricetta, sempre porranno la parola che seduce il volgo. E sempre riporteranno i dettagli delle atrocità e violenze rilevate, seguendo la formula, del letamaio sentimentale.

Nelle gazzette un po' facoltose abitualmente si danno cento soldi allo scrittore della casa che trova il più bell'occhiello.

È grazioso: l'Uccisore di Pastori? È poetico e pittoresco?... Questa sera troveranno altre cose.

Conoscono l'arte di sistemare i resti degli assassinati. Agghindano le ragazzine inaridite, le pastorelle fatte a pezzi.

Sono dei Watteau di barriera che agghindano, per il popolo, i buoni coltelli a ghiera.

 

Zo d'Axa

 

[Traduzione di Ario Libert]


 

NOTE

 

[1] Joseph Vacher. Serial killer vagabondo che uccise più di 11 vittime intorno alla zona di Lione tra il 1894-97, prediligendo ragazzine e pastorelli, sgozzandoli e asportandone spesso degli organi interni. Fu ghigliottinato il 31 dicembre 1898.

[2] Jean-Baptiste Troppmann. Autore dello sterminio di una famiglia, avvenuto nel 1869, composta dai due genitori e dei loro sei figli, per cercare di impossessarsi delle loro ricchezze. Il caso fece scalpore non soltanto per l'efferatezza del crimini in sé, ma perché coincise con l'epoca delal grande diffusione dei giornali quotidiani stampati a basso prezzo e ricchi di illustrazioni, anche a colori. Fu ghigliottinato il 18 gennaio 1870.

[3] Zo d'Axa gioca, com'è nel suo stile, sul significato del cognome del pluriomicida Vacher, e cioè Vaccaro, ottenendo un superbo doppio senso: non soltanto insulta con quel epiteto i giudici ma identificandoli con l'assassino, li reputa anch'essi degli assassini.

[4] Pierre-François Lacenaire. Figura romantica di criminale e di assassino-poeta cinico, che suscitò molto scalpore all'epoca e che scrisse in carcere le sue memorie. La sua figura ispirò molti scrittori tra cui Sthendal, Victor Hugo, Dostoevskij. Trasformò il suo processo in una tribuna teatrale interessando in tal modo i giornali dell'epoca che se ne occuparono a fondo. Durante la sua esecuzione pretese di essere ghigliottinato con la faccia rivolta verso la lama.

[5] Beaurepaire. Piccolo comune della regione del Rodano, il cui nome è traducibile in italiano come Belriparo.

 

LINK:

Les Feuilles

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15 settembre 2011 4 15 /09 /settembre /2011 05:00

LA PRIMA AI PROPRIETARI

 

 

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Nel disegno sono raffigurati in sintesi tutti gli elementi di base dell'articolo di Zo d'Axa: l'ufficiale giudiziario (huissier), gli sfrattati, anziani e bambini, gettati sul lastrico, il più piccolo dei quali, una femminuccia, seduta sul pavimento regge tra le mani le bandiere della Francia e quella della Russia zarista, protagoniste della Duplice intesa su cui l'autore satireggia in modo a dir poco superbo. (Disegno di Steinlen).

 

 

 

L'ACCORDO FRANCO-RUSSO

 

 

Un proprietario patriota ha appena avuto una buona idea: in onore della Santa Russia, ha dato, ai suoi inquilini poveri, ricevuta del mese di ottobre- primo trimestre dall'Alleanza! [1].

- Vanno benissimo, egli dice, i Te Deum, le ovazioni, i complimenti ed i brindisi ed i discorsi; ma poiché la Francia esulta, che tutto va bene, che si è felici, esige celebrare l'istante con qualche fatto assolutamente eccezionale. I San-Cyriani, usciti quest'anno, danno alla loro promozione un nome russo: è il saluto della Spada. Noi altri, i buon borghesi saluteremo con il Portafoglio- e sarà l'accordo Franco-Russo.

Una misura per nulla. Un accordo di grazia. Che tratto di genio.

Che tratto di unione.

L'idea deve fare la sua strada, essere adottata, essere acclamata. La data sarà gloriosa. E forse per molto tempo non si suonerà più l'inno russo se non quando ci si ricorderà del bel gesto durante un ricevimento.

È l'abbandono dei privilegi. Dopo la notte del 4 agosto: la notte d'ottobre...

 

Proprietariuccio, più lotta e mi dà un bacio...

 

 

Bisognerebbe non aver mai lasciato un semestre in sospeso presso il proprio portinaio per non essere affatto commosso sino alle lacrime dall'iniziativa di questo bravo proprietario- di cui naturalmente ignoro l'indirizzo ed il nome- ma che, è certo, non sarà da nessuno chiamato il signor Vautour.

Si pronuncerà signor Colombo, lo si chiamerà piccolo padre.

Ed i poveri diavoli minacciati di sfratto, i cittadini che gli ufficiali giudiziari della Patria si dispongono a spogliare,  la quinta sul cortile, le mansarde, riconosceranno all'alleanza cosacca dei vantaggi apprezzabili.

Una volta, l'accordo sarà loro clemente.

Non li si deporterà dall'isba.

La decisione eroica dei notabili affittuari di immobili avrebbe d'altronde, per se stessi, un lato fruttuosamente pratico.

Essa permetterebbe loro, a buon conto, di fare mostra di carità.

E si sa che il popolo mite batte ancora e sempre le mani a questo sport della borghesia.

Di fatto, la tanto famosa alleanza di cui dobbiamo essere felici e fieri non era ancora coincisa che con il pane più caro per i poveri.

La carestia russa è contagiosa.

L'alleanza o la misalleanza di Marianna e di Nicola, la Marsigliese e lo knut ed i lampioni ed i petardi lasciavano trasognati le persone delle nozze.

Ed i ventri incavati diffidavano di questo blocco sfarinato.

Ma ecco che si dice:

-C'è un errore. Un malinteso. Da domani il pane diminuirà, e, se non sarà del tutto gratuito, oggi l'accordo lo sarà. La Francia è grande e noi siamo fieri. Viva l'imperatore e la repubblica!

Assaporiamo dunque queste buone parole aspettando i prestiti russi- questi panama dell'avvenire.

Quanti saranno, i signori ben ispirati e concilianti, che porgeranno ai loro clienti bisognosi o squattrinati la ricevuta non pagata?

Immagino che una piccola campagna- campagna sorridente e scettica, forzerebbe molto facilmente anche le cattive volontà.

Si predicherà questa crociata?

Se l'alleanza significa qualcosa, è che i soldati dello zar salvaguarderanno all'occasione la fortuna, la terra ed i beni dei signori nostri proprietari.

A quest'ultimi effettuare alcune spese.

Si richiede loro un'amnistia per i locatari sfortunati- per tutti quelli che non hanno da fare che i rudi e valorosi cosacchi.

Un'amnistia generale.

Nessun anziano scaraventato sulla strada! Allora che risuoni l'eco delle gioie ufficiali- nessun bambino portato al Deposito.

È troppo domandare e, lo confesso, non lo chiedo seriamente: bisogna che gli asservibili siano anche tagliati su misura.

Prima che i pezzenti abbiano capito, altre lacrime devono scorrere sotto il ponte. Deve scorrere anche del sangue...

Create, create dei Vagabondi!

I sogni dei senza fissa dimora si precisano, si acutizzano e sono lucidi.

Che la menzogna di solidarietà, ogni giorno appaia più fragrante.

Vendete i mobili, prendete gli stracci!

E se mancate di bandiere, alle facciate delle vostre case, fate stormire le lenzuola dei poveri tra del rosso e del blu...

 

 

 

 

Nota dell'Editore

 

Le pagine riunite qui furono pubblicate, testi e disegni, sotto forma di manifesto, nel corso degli anni 1898 e 1899. Senza regolare periodicità, secondo l'indicazione dell'epigrafe, esse apparvero ad ogni occasione. A volte La Feuille terminava con delle brevi note, polemiche d'attualità effimere che non ci sono sembrate dover trovar posto in questo volume. Citeremo soltanto questo frammento di qualcuna di esse che, nel primo Feuille, d'Axa scrisse a mo' di programma:


"... Anche noi parleremo al popolo, e non per adularlo, promettergli mari e monti, fiumi, frontiere naturali, e nemmeno una repubblica propria o dei candidati leali; e nemmeno una rivoluzione prefigurante il paradiso terrestre...

Tutte queste antiche antifone si salmodiano astutamente- qui parleremo chiaro.

Nessuna promessa, nessun inganno. Parleremo di diversi fatti, mostreremo le cause latenti, indicheremo dei perché.

E sveleremo i trucchi e chiameremo i truccatori, persone politiche e di sacco, gente di lettere- tutti me ne frego.

Diremo delle cose molto semplici e lo diremo semplicemente...".



Zo d'Axa

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

NOTE

 

[1] L'Alleanza. D'axa intende riferirsi all'Alleanza franco-russa, nota anche come duplice intesa. Si trattava di un accordo di collaborazione stipulato tra la Francia e l'Impero russo che rimase in vigore dal 1892 al 1917. Quest'accordo sanciva che i due paesi dovevano sostenersi reciprocamente se fossero stati attaccati da uno dei paesi della Triplice Alleanza: Impero tedesco, Austria-Ungheria e Regno d'Italia. In senso ampio si trattava di una cooperazione militare, economica e finanziaria tra le due potenze.

[2] D'Axa si riferisce al celebre sieur Vautour, letteralmente signor Avvoltoio, protagonista di una celebre vaudeville, rappresentata nel 1805 al Teatro Montansier, opera di Désaugiers, il cui protagonista è appunto un proprietario affittuario duro ed esigente.

[3] Panama del futuro. D'Axa si riferisce al celebre scandalo relativo alla costruzione del canale di Panama che durante la Terza Repubblica travolse a partire del 1889 molti politici ed industriali, mandando in rovina quasi centomila risparmiatori.

 

 

 

LINK:
Les Feuilles

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10 settembre 2011 6 10 /09 /settembre /2011 05:00

autoritratto.jpgPittore e anarchico

 

 

di Philippe de Miramas

 

 

Esplorazione dell'impegno anarchico sconosciuto di questo pittore neo-impressionsita.


 

Il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles ha reso nel 2006 un omaggio ad un pittore che fu il rappresentante del neo-impressionismo e dell'anarchismo in Belgio [1].


Port-de-Cette--les-tartanes_1892.jpg

Théodore (detto Théo) Van Rysselberghe (1862-1926) è nato a Gand in una famiglia agiata che comprendeva degli architetti, un ingegnere, un fisico. Studiò pittura alle Académies des Beaux-Arts di Gand e di Bruxelles. Nel 1884, un viaggio in Spagna ed in Marocco gli fece scoprire la pittura chiara e le tonalità vive allorché le sue prime opere erano piuttosto oscure ed accademiche.


Moroccan-Market.jpg

Al suo ritorno in Belgio, partecipa alla fondazione poi alle attività del Gruppo dei Venti, il cui segratario è Octave Maus. Questo gruppo aveva come obiettivi di favorire i legami tra gli artisti francesi e belgi, di lottare per "La difesa di un'arte intrasigente" e di essere il rappresentante dell'"insurrezione cosciente ed organizzata contro l'accademismo".

 

A-Dandy--Octave-Maus-.jpgOctave Maus in un dipinto di Van Rysselberghe del 1885.

 

 

A partire del 1881, Octave Maus pubblica la rivista l’Art moderne.


art-moderne.jpg

Georges_Seurat_1888.jpgA Parigi, Théo Van Rysselberghe si lega in amicizia con Georges Seurat. All'inizio non è convinto dalle sue teoria sul divisionismo (puntinismo) ma la scoperta del quadro-manifesto Un Dimanche après-midi à l’Ile de la Grande-Jatte [Una domenica pomerigio sull'Isola della Grande-Jatte], 1884-1886, lo entusiasma.

Seurat_-_Un_dimanche_apres-midi_a_l-ile_de_la_Grande_Jat.jpgSino alla fine del secolo a fianco di Paul Signac, Maximilien Luce, Henri-Edmond Cross, Charles Angrand, praticherà questa tecnica. Sarà il solo ad applicarla ai ritratti (ritratti di Octave e della signora Maus, di Emile Verhaeren...).

Dare fuoco ai suoi quadri

Théo Van Rysselberghe è sempre stato uno spirito frondista ed indipendente. Trattava le opere ufficiali come "puttane dell'arte". Non è strano che egli adotti le idee anarchiche come Signac e Camille Pissarro con i quali si lega in amicizia. È anche amico del critico d'arte Félix Fénéon. Secondo quest'ultimo, l'ossessione di Van Rysselberghe sarebbe stato di vivere in roulotte, fare delle esposizioni itineranti e, una volta ottenuto il successo, dare fuoco ai suoi quadri, senza dubbio per lottare contro la speculazione.Per fortuna le sue tele sono sovravissute.

confino temps nouveauxCopertina della celebre rivista anarchia dipinta da Van Rysselberghe.


Nel 1891, alla sua morte, Signac, lo incarica di sistemare i suoi problemi di successione. Nel 1892, troviamo il suo nome in una lista di donatori ad una sottoscrizione organizzata da un giornale anarchico L’Endehors a profitto dei figli di un compagno di Ravachol (anarchco attentatore) imprigionato. Dopo il breve periodo di attentati anarchici del 1894, numerosi sono gli anarchici che si rifugiano in Belgio per sfuggire alla repressione. Théo Van Rysselberghe ne accogli e alcunii. Incontra lo scrittore libertario Bernard Lazare, il geografo anarchico Elisée Reclus, Camille Pissaro che dirà di lui: "Théo è veramente cordiale con noi e fa di tutto per noi per renderci il tempo piacevole". Insieme, andranno a dipingere a Bruges e a Knokke, benché Pissaro si allontani dal divisionismo che egli classifica come "fredda esecuzione".

 

Theo_Four_Bathers.jpgQuattro bagnanti.


Nel 1898, si trasferisce a Parigi e frequenta gli scrittori simbolisti. Uno dei suoi dipinti "La Lettura", mette in scena intorno a Emile Verhaeren, poeta socialista belga, il pittore Cross, gli scrittori Maurice Maeterlinck, André Gide e Francis Viélé-Griffin, le biologo Henri Ghéon, il medico Félix Le Dantec ed anche Félix Fénéon che fuma una sigaretta, in piedi contro il camino, l'aria molto distaccata. Più tardi, si stabilirà a Saint-Clair nel Var dove dipinge numerosi paesaggi.


Theo_van_Rysselberghe_The_Reading_1903.jpgLa Lettura (1903).


Alla fine del XIX secolo, numerosi furono gli intellettuali che ebbero simpatie con l'anarchismo. Nella maggior parte dei simbolisti, non fu che una moda effimera [3]. Per contro l'impegno dei pittori neo-impressionisti fu molto più sincero e duraturo.

La-Libre-Esthetique.jpg

 

 

 

 

 

stampe.jpg


 


Philippe de Miramas

 

 


[Traduzione di Ario Libert]

 


NOTE

[1] Esposizione tenutasi sino al 21 maggio 2006 al Palais des Beaux-Arts, Bruxelles.

[2] Carole Reynaud-Paligot, Les Temps nouveaux (1895-1914), édition Acratie, 130 p.

[3] Ravachol, un saint nous est né, [Ravachol, un santo ci è nato], presentato da Philippe Oriol, éditions L’Equipement de la pensée, 127 p.

 

 

 

LINK al saggio originale:

Théo Van Rysselberghe, peintre et anarchiste

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2 settembre 2011 5 02 /09 /settembre /2011 07:39

Jossot e Han Ryner

Rjossot-1.jpg

 

Clément Arnoult

 

 

RJossot-grognard-.jpgSi può leggere sull'ultimo numero di Grognard [1] un colloquio tra il vostro servitore e Henri Viltard sul tema del disegnatore Jossot, così come un magnifico testo di Jossot: En dehors du troupeau [Fuori dal gregge]. Henri ha lavorato su Jossot per la sua tesi [2] e gli dedica un sito internet molto ben fatto: Goutte à Goutte.

Questo colloquio è stato realizzato da non poco tempo, e lo avevo destinato per il presente blog. Vi si parla tutto sommato poco di Jossot disegnatore, ma piuttosto della dimensione filosofica del personaggio. Jossot ha potuto essere considerato come un anarchico, nella misura in cui i suoi disegni prendevano a bersaglio la borghesia, la polizia, la chiesa, l'esercito, ecc. Tuttavia, un po' come Ryner, non ha mai rivendicato veramente quest'etichetta. Più sconcertante, egli si convertirà all'Islam, forse sia come atteggiamento anticolonialista (abitava in Tunisia) che per ricerca mistica. Sembra tuttavia che quest'episodio musulmano sia stato piuttosto effimero.

Vi sono delle convergenze innegabili tra i due uomini:sono entrambi degli individualisti, degli "al di fuori" [en-dehors]; nessuno dei due è caduto durante la guerra nella trappola dell'"Unione sacra"; entrambi sono antidogmatici compreso in rapporto ad eventuali dogmi rivoluzionari; entrambi sono anticlericali pur rimanendo attratti dalla ricerca metafisica, il mistero in senso spirituale... E sono stati colleghi almeno in due periodici, Le Bonnet rouge [Il Berretto rosso] e Le Journal du Peuple [Il Giornale del Popolo].

Non si sa se si sono incontrati, ma si sono scritti, almeno regolarmente, per lo meno episodicamente, alla fine degli anni 20, inizi anni 30.

Il punto si partenza dei loro scambi è stato probabilmente l'invio da parte di Jossot a Ryner del suo opuscolo Le Sentier d'Allah [Il Sentiero di Allah], pubblicato a spese dell'autore nel 1927 e nel quale egli racconta la suaconversione all'islam e la sua iniziazione al sufismo. Henri Viltard ha infatti ritrovato un esemplare dell'opera con questa dedica a Ryner:

 

A Han Ryner / il cui pensiero, malgrado le apparenze, / è sorella* della mia. / Abdou-l'-Karim Jossot.
 
Rjossot-dedicaceSentier.jpg
Documento gentilmente comunicato da Henri Viltard
 

Questo recapito doveva essere accompagnato da una lettera nella quale Jossot evocava la sua intenzione di pubblicare un nuovo testo, L'Evangile de l'inaction [Il Vangelo dell'inazione].

Ryner gli ha allora proposto di parlare di questo testo a José Almira, il direttore delle edizioni Radot [3]. Ne abbiamo notizia da una lettera di Jossot a Ryner, scoperta da Henri e datata 4 april 1927. Jossot scrive: Perdonatemi se vi importuno con la mia prosa, ma l'offerta che mi fate di parlare del mio vangelo dell'inazione al signor Almira è troppo gradita perché non vi ringrazi

Egli precisa: Questo opuscolo, del tutto differente dal Sentiero di Allah, può sembrare una raccolta di paradossi; nel mio spirito è una protesta contro l'agitazione moderna.

Notiamo che la stessa lettera termina con queste parole: Ancora una volta tutti i miei ringraziamenti ed il mio dispiacere di non essere entrato in relazione con voi prima, quando abitavo ancora a Parigi.

Tutto ciò ci conforta nell'idea che la spedizione di Il sentiero di Allah segna l'inizio delle relazioni tra Jossot e Ryner.

Sul retro della lettera, sono presenti alcune note molto poco leggibili di mano di Ryner, dalla quali risulta che egli ha effettivamente  dovuto proporre ad Almira il testo di Jossot, così come altri manoscritti di amici (Louis Prat e Ludovic Réhault). Questi approcci sono stati senz'alcun dubbio seguiti da conseguenze per Prat e Réhault che ritroviamo nel catalogo di Radot, ma non fu il caso per il testo di Jossot [4].

"Il Vangelo dell'inazione", presto ribattezzato Il Vangelo della pigrizia, figurerà finalmente in Le Fœtus récalcitrant  [Il Feto recalcitrante] edito anch'esso a spese dell'autore, nel 1939 soltanto.

R-Jossot-foetus.jpg

 

La lettera del 4 aprile 1927 apporta delle precisioni riguardanti questo testo: Nella nostra epoca in cui non si pensa che a guadagnare del denaro sarà considerata come l'elucubrazione di un vecchio pazzo. Tanto meglio: quando gli agitati ci consegnano un brevetto di follia è perché siamo vicini alla saggezza. Viviamo in un'epoca in cui i pensatori sono obbligati di ripiegarsi su se stessi e in cui coloro che amano l'Umanità non sanno se il loro amore è più forte del loro disgusto.

Nel colloquio del Grognard, Henri ci dà un estratto dell'opuscolo: Che follia l'agitazione! Che orrore considerarla coma la Panacea che guarirà il mondo! Sempre e ovunque ci urtiamo in questa orribile mania; essa ci proibisce di vivere la vita naturale, il dolce stato primitivo in cui non si doveva far altro che raccogliere i frutti per nutrirsi.

È vero che questo gesto costituisce uno sforzo; ma non è uno sforzo faticoso, non più che costruire una capanna per ripararsi o tessere delle stoffe per vestirsi.

Questi "lavori" se ci tieni a chiamarli così, farebbero parte integrante della nostra esistenza: sarebbero una distrazione, un riposo per lo spirito. Con gioia, con amore li compiamo; ma lasciarci abbrutire da fastidiosi bisogni, inutili, avvilenti, malsani o pericolosi, questo è il male: dobbiamo sottrarci ad esso.

Non è facile, lo riconosco, nell'affascinante civiltà di cui godiamo; ma più ci si distacca dai bisogni che essa ci ha creato, più si può fare a meno del denaro.

I cibi succulenti, gli indumenti all'ultima moda, le automobili confortevoli, gli appartamenti lussuosi non costituiscono una ricchezza: possedendoli resti un poveraccio, mentre se tu limiti i tuoi bisogni allo stretto necessario, diventi più ricco di Creso.

Si vede bene la convergenza con la saggezza epicuro-storica esposta da Ryner, in  Petit manuel individualiste Manualetto individualista] soprattutto: Quando saremo capaci di disprezzare praticamente tutto quanto non è necessario all avita; quando disdegneremo il lusso e la comodità; quando assaporeremo la voluttà fisica che scaturisce dai cibi e dalle bevande semplici; quando il nostro corpo saprà altrettanto bene quanto la nostra anima la bontà del pane e dell'acqua: potremo avanzare ulteriormente verso la felicità".

petit manuel

 

Troviamo inoltre in un articolo di Jossot recentemente posto in rete da Henri delle formulazioni estremamente vicini a quelli che Ryner utilizza in Manualetto individualista: "Essa ci detta alcuni doveri, tra gli altri quello di amare tutti glki esseri viventi: ci insegna anche a sopportare gli orrori della civiltà con stoicismo ed indifferenza, perché questi orrori appartengono all'esterno e non devono influenzare la nostra ragione.

L'individualismo ci mostra che l'umanità non progredisce moralmente e che i progressi materiali che essa ha realizzato non sono serviti sino ad ora che a rendere l'esistenza più difficile creandoci dei nuovi bisogni.

[...]

Il saggio non attribuisce nessuna importanza alle forme di governo e non fa ricorso al potere per ottenere delle mitigazioni alla sua vita non più che a quella dei suoi simili: sa che l'ingiustizia sociale è indistruttibile; ma si sforza, finché ciò gli è possibile, di riparare le ingiustizie particolari.

Se egli constata la sua impotenza di fronte alla tirannide, si proibisce, per lo meno, di essere un tiranno e rifiuta di esercitare alcune funzioni retribuite dal governo e che lo obblighrebbero ad imprigionare, a condannare o a uccidere.

L'articolo data al 1930, e si ha veramente l'impressione di una parafrasi o di un riassunto, forse un po' brutale, del Manualetto individualista. Penso che vi sia almeno in Jossot reminiscenza.

Ad ogni modo, si capisce bene perché Jossot scrive ancora a Ryner nella lettera del 4 aprile 1927: "Essere capito da voi soltanto mi risarcirebbe ampiamente di essere vilipendiato dalla folla.

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 *

Tutto quanto ho appena esposto, lo sapiamo nel momento in cui è stata realizzata la discussione. In compenso ignoriamo se la corrispondenza tra Ryner e Jossot si era fermata là, o aveva potuto proseguire.

Daniel Lérault e io abbiamo ritrovato di recente due nuove lettere di Jossot, datate al 1930.

La prima è datata al 15 dicembre 1930. Essa comincia con "Caro amico", mentre l'epistola del 4 aprile 1927 iniziava con "Caro signore". Si può dunque supporre che le relazioni Jossot/Ryner non sono state nulle durante i pochi anni che separano le due missive, e che al contrario si sono approfondite.

Jossot propone a Ryner di collaborare ad una rivista chiamata L'Appel au cœur [L'Appello del cuore] che egli spera di creare. Ho chiesto a Henri se aveva delle informazioni su questa rivista, ma ne ignorava sino al presente l'esistenza. Su questo progetto, realizzato o non, ecco dunque ciò che Jossot egli stesso dice: "Voglio cercare di elevare gli individui al di sopra dell'odio mostrando loro il Bello, il Buono, il Vero. Utopia, non è vero? Ma è meglio andare a ballare. Ad ogni modo questo saggio di comprensione e di fraternità è da tentare in questo paese in cui imperversano, più che altrove, l'odio e la discordia. (odio di razze, conflitti di interessi, ecc. ecc.).

Dalla mia rivista saranno rigorosamente banditi gli argomenti che dividono gli uomini (politica, religione, ecc.) ma gli articoli di filosofia, sociologia, letteratura, ecc. saranno accolti con gratitudine soprattutto se sono impregnati di bontà e di fraternità.

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Collezione Archivi Amis de Han Ryner
 

Dalla seconda lettera, datata 25 dicembre 1930, veniamo a sapere che Ryner ha declinto l'offerta ma autorizza l'utilizzazione dei suoi testi: "Mi dispiace che i vostri lavori non vi permettano di collaborare a L'Appel du cœur". Conto di approfittare della vostra autorizzazione per dare alcuni colpi di forbici alla vostra opera.

Non mi faccio alcuna illusione intraprendendo il mio apostolato: so che i bruti non sono trasformabili; ma alcune coscienze sono smarrite tra di loro ed è a queste coscienze che mi rivolgo.

Jossot ringrazia anche Ryner per la spedizione della sua ultima opera, Crépuscules [Crepuscoli], e testimonia la sua ammirazione per Elisée Reclus, che è uno dei personaggi di cui Ryner romanza la morte in questo libro. Indica infine che ha letto delle opere di Louis Prat.

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A proposito di Crépuscules, egli scrive: "Vi ho ritrovato la vostra filosofia sorridente che dovrebbero possedere tutti coloro che, come noi, si avvicinano alla fossa finale [trou-terminus].

Ritroviamo l'impiego di questo termine di "fossa finale" da parte di Jossot nell'estratto delle sue memorie Goutte à Goutte  [Goccia a goccia], che possiamo leggere sul sito di Henri Viltard. Jossot, nato nel 1866, giunse alla fossa terminale nel 1951. Ryner lo precedette di 13 anni, ma non sappiamo quali hanno potuto essere le loro relazioni tra il 1930 ed il 1938.

*

Henri Viltard ha preparato un'edizione annotata della corrispondenza di Jossot, edizione che non aspetta... che un editore. Aspettando, si possono leggere qui alcuni estratti.

In compenso, un'opera su Jossot (firmata Henri Viltard, naturalmente) verrà pubblicata nel 2010, e lo stesso anno potremo visitare un'esposizione a lui dedicata!

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

NOTE


* Ricordiamo che in Francese la parola pensée (pensiero) è femminile.

[1] questo numero del Grognard contiene inoltre e tra l'altro un racconto feroce e piacevole di Fabrice Petit ("Sopra, Sotto") ed un articolo di Guyseika che mi è piaciuto molto: Vive la mort! [Viva la morte!] — niente a che vedere con il delicato slogan franchista, per fortuna, si tratta qui di una riflessione intorno a a delle promesse biotecnologiche di prolungare radicalmente la durata della vita degli individui.

[2]  Jossot et l’Epure décorative (1866-1951). Caricature entre anarchisme et islam, tesi di storia dell'arte, sostenuta all'EHESS il 10 dicembre 2005).

[3] La Vie éternelle [La vita eterna] e L'Amour plural [L'Amore plurale] sono stati editi da Radot. E Ryner ha scritto una prefazione ad un libro di José Almira: Rires de marbre, [Risate di marmo].

[4] Consultando il catalogo della BNF, ci si accorge che l'attività delle edizioni Radot è quasi del tutto concentrata sugli anni 1926-1928. Forse la publicazione del testo di Jossot è stata presa in considerazione, ma non ha potuto essere concretizzata per difficcoltà dell'editore.

 

 Clément Arnoult

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23 agosto 2011 2 23 /08 /agosto /2011 19:33

Bartolomeo Vanzetti

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Ultime parole ai giudici

 

Il 9 aprile 1927, Winfield Wilbar, District Attorney della Contea di Norfolk, riuní la Corte Superiore di Dedham, presieduta dal giudice Webster Thayer, per notificare la sentenza di morte a Nicola Sacco e a Bartolomeo Vanzetti. Prima che la sentenza fosse ufficialmente emessa, i due imputati ricevettero però l'invito a pronunciare la rituale dichiarazione. Sacco parlò brevemente, a causa della sua scarsa padronanza della lingua inglese. Vanzetti, invece, pronunciò una appassionata arringa e non esitò a mettere sotto accusa i suoi persecutori. Tradotto per la prima volta integralmente, ecco il testo della sua risposta alla domanda di rito «Bartolomeo Vanzetti, avete qualcosa da dire perché la sentenza di morte non sia pronunciata contro di voi?».

  
 
Sí. Quel che ho da dire è che sono innocente, non soltanto del delitto di Braintree, ma anche di quello di Bridgewater. Che non soltanto sono innocente di questi due delitti, ma che in tutta la mia vita non ho mai rubato né ucciso né versato una goccia di sangue. Questo è ciò che voglio dire.

E non è tutto. Non soltanto sono innocente di questi due delitti, non soltanto in tutta la mia vita non ho rubato né ucciso né versato una goccia di sangue, ma ho combattuto anzi tutta la vita, da quando ho avuto l'età della ragione, per eliminare il delitto dalla terra.

Queste due braccia sanno molto bene che non avevo bisogno di andare in mezzo alla strada a uccidere un uomo, per avere del denaro. Sono in grado di vivere, con le mie due braccia, e di vivere bene. Anzi, potrei vivere anche senza lavorare, senza mettere il mio braccio al servizio degli altri.

Ho avuto molte possibilità di rendermi indipendente e di vivere una vita che di solito si pensa sia migliore che non guadagnarsi il pane col sudore della fronte.

Mio padre in Italia è in buone condizioni economiche. Potevo tornare in Italia ed egli mi avrebbe sempre accolto con gioia, a braccia aperte. Anche se fossi tornato senza un centesimo in tasca, mio padre avrebbe potuto occuparmi nella sua proprietà, non a faticare ma a commerciare, o a sovraintendere alla terra che possiede. Egli mi ha scritto molte lettere in questo senso, ed altre me ne hanno scritte i parenti, lettere che sono in grado di produrre.

vanzetti2.jpg

Certo, potrebbe essere una vanteria. Mio padre e i miei parenti potrebbero vantarsi e dire cose che possono anche non essere credute. Si può anche pensare che essi sono poveri in canna, quando io affermo che avevano i mezzi per darmi una posizione qualora mi fossi deciso a fermarmi, a farmi una famiglia, a cominciare una esistenza tranquilla. Certo. Ma c'è gente che in questo stesso tribunale poteva testimoniare che ciò che io ho detto e ciò che mio padre e i miei parenti mi hanno scritto non è una menzogna, che realmente essi hanno la possibilità di darmi una posizione quando io lo desideri.

Vorrei giungere perciò ad un'altra conclusione, ed è questa: non soltanto non è stata provata la mia partecipazione alla rapina di Bridgewater, non soltanto non è stata provata la mia partecipazione alla rapina ed agli omicidi di Braintree né è stato provato che io abbia mai rubato né ucciso né versato una goccia di sangue in tutta la mia vita; non soltanto ho lottato strenuamente contro ogni delitto, ma ho rifiutato io stesso i beni e le glorie della vita, i vantaggi di una buona posizione, perché considero ingiusto lo sfruttamento dell'uomo. Ho rifiutato di mettermi negli affari perché comprendo che essi sono una speculazione ai danni degli altri: non credo che questo sia giusto e perciò mi rifiuto di farlo.

Vorrei dire, dunque, che non soltanto sono innocente di tutte le accuse che mi sono state mosse, non soltanto non ho mai commesso un delitto nella mia vita — degli errori forse, ma non dei delitti — non soltanto ho combattuto tutta la vita per eliminare i delitti, i crimini che la legge ufficiale e la morale ufficiale condannano, ma anche il delitto che la morale ufficiale e la legge ufficiale ammettono e santificano: lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. E se c'è una ragione per cui io sono qui imputato, se c'è una ragione per cui potete condannarmi in pochi minuti, ebbene, la ragione è questa e nessun'altra.

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Chiedo scusa. I giornali hanno riferito le parole di un galantuomo, il migliore che i miei occhi abbiano visto da quando sono nato: un uomo la cui memoria durerà e si estenderà, sempre. più vicina e più cara al popolo, nel cuore stesso del popolo, almeno fino a quando durerà l'ammirazione per la bontà e per lo spirito di sacrificio. Parlo di Eugenio Debs. Nemmeno un cane — egli ha detto — nemmeno un cane che ammazza i polli avrebbe trovato una giuria americana disposta a condannarlo sulla base delle prove che sono state prodotte contro di noi. Quell'uomo non era con me a Plymouth né con Sacco a Boston, il giorno del delitto. Voi potete sostenere che è arbitrario ciò che noi stiamo affermando, che egli era onesto e riversava sugli altri la sua onestà, che egli era incapace di fare il male e riteneva ogni uomo incapace di fare il male.

Certo, può essere verosimile ma non lo è, poteva essere verosimile ma non lo era: quell'uomo aveva una effettiva esperienza di tribunali, di carceri e di giurie. Proprio perché rivendicava al mondo un po' di progresso, egli fu perseguitato e diffamato dall'infanzia alla vecchiaia, e in effetti è morto non lontano dal carcere.

Egli sapeva che siamo innocenti, come lo sanno tutti gli uomini di coscienza, non soltanto in questo ma in tutti i paesi del mondo: gli uomini che hanno messo a nostra disposizione una notevole somma di denaro a tempo di record sono tuttora al nostro fianco, il fiore degli uomini d'Europa, i migliori scrittori, i piú grandi pensatori d'Europa hanno manifestato in nostro favore. I popoli delle nazioni straniere hanno manifestato in nostro favore.

vanzetti4.jpg

 

È possibile che soltanto alcuni membri della giuria, soltanto due o tre uomini che condannerebbero la loro madre, se facesse comodo ai loro egoistici interessi o alla fortuna del loro mondo; è possibile che abbiano il diritto di emettere una condanna che il mondo, tutto il mondo, giudica una ingiustizia, una condanna che io so essere una ingiustizia? Se c'è qualcuno che può sapere se essa è giusta o ingiusta, siamo io e Nicola Sacco. Lei ci vede, giudice Thayer: sono sette anni che siamo chiusi in carcere. Ciò che abbiamo sofferto, in questi sette anni, nessuna lingua umana può dirlo,  eppure — lei lo vede — davanti a lei non tremo — lei lo vede — la guardo dritto negli occhi, non arrossisco, non cambio colore, non mi vergogno e non ho paura.

 Eugenio Debs diceva che nemmeno un cane — qualcosa di paragonabile a noi — nemmeno un cane che ammazza i polli poteva essere giudicato colpevole da una giuria americana con le prove che sono state prodotte contro di noi. Io dico che nemmeno a un cane rognoso la Corte Suprema del Massachusetts avrebbe respinto due volte l'appello — nemmeno a un cane rognoso.

Si è concesso un nuovo processo a Madeiros perché il giudice o aveva dimenticato o aveva omesso di ricordare alla giuria che l'imputato deve essere considerato innocente fino al momento in cui la sua colpevolezza non è provata in tribunale, o qualcosa del genere. Eppure, quell'uomo ha confessato. Quell'uomo era processato e ha confessato, ma la Corte gli concede un altro processo.

Video you tube sul caso Sacco e Vanzetti

 
Noi abbiamo dimostrato che non poteva esistere un altro giudice sulla faccia della terra più ingiusto e crudele di quanto lei, giudice Thayer, sia stato con noi. Lo abbiamo dimostrato. Eppure ci si rifiuta ancora un nuovo processo. Noi sappiamo che lei nel profondo del suo cuore riconosce di esserci stato contro fin dall'inizio, prima ancora di vederci. Prima ancora di vederci lei sapeva che eravamo dei radicali, dei cani rognosi. Sappiamo che lei si è rivelato ostile e ha parlato di noi esprimendo il suo disprezzo con tutti i suoi amici, in treno, al Club dell'Università di Boston, al Club del Golf di Worcester, nel Massachusetts. Sono sicuro che se coloro che sanno tutto ciò che lei ha detto contro di noi avessero il coraggio civile di venire a testimoniare, forse Vostro Onore — e mi dispiace dirlo perché lei è un vecchio e anche mio padre è un vecchio come lei — forse Vostro Onore siederebbe accanto a noi, e questa volta con piena giustizia.

Quando ha emesso la sentenza contro di me al processo di Plymouth, lei ha detto — per quanto mi è dato ricordare in buona fede — che i delitti sono in accordo con le mie convinzioni — o qualcosa del genere — ma ha tolto un capo d'imputazione, se ricordo esattamente, alla giuria. La giuria era cosí prevenuta contro di me che mi avrebbe giudicato colpevole di tutte e due le imputazioni, per il solo fatto che erano soltanto due. Ma mi avrebbe giudicato colpevole di una dozzina di capi d'accusa anche contro le istruzioni di Vostro Onore. Naturalmente, io ricordo che lei disse che non c'era alcuna ragione di ritenere che io avessi avuto l'intenzione di uccidere qualcuno, anche se ero un bandito, facendo cadere cosi l'imputazione di tentato omicidio. Bene, sarei stato giudicato colpevole anche di questo? Se sono onesto debbo riconoscere che fu lei a togliere di mezzo quell'accusa, giudicandomi soltanto per tentato furto con armi, o qualcosa di simile. Ma lei, giudice Thayer, mi ha dato per quel tentato furto una pena maggiore di quella comminata a tutti i 448 carcerati di Charlestown che hanno attentato alla proprietà, che hanno rubato; eppure nessuno di loro aveva una sentenza di solo tentato furto come quella che lei mi aveva dato.

Se fosse possibile formare una commissione che si recasse sul posto, si potrebbe controllare se è vero o no. A Charlestown ci sono ladri di professione che sono stati in metà delle galere degli Stati Uniti, gente che ha rubato o che ha ferito un uomo sparandogli. E solo per caso costui si è salvato, non è morto. Bene, la maggior parte di costoro, colpevoli senza discussione, per autoconfessione o per chiamata di correo dei complici, ha ottenuto da 8 a 10, da 8 a 12, da 10 a 15. Nessuno di loro è stato condannato da 12 a 15 anni come lo sono stato io da lei, per tentato furto. E per di più lei sapeva che non ero colpevole. Lei sa che la mia vita, la mia vita pubblica e privata in Plymouth, dove ho vissuto a lungo, era cosí esemplare che uno dei piú grandi timori del pubblico ministero Katzmann era proprio questo che giungessero in tribunale le prove della nostra vita e della nostra condotta. Egli le ha tenute fuori con tutte le sue forze, e c'è riuscito.

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Lei sa che se al primo processo, a Plymouth, avessi avuto a difendermi l'avvocato Thompson, la giuria non mi avrebbe giudicato colpevole. Il mio primo avvocato era un complice di mister Katzmann, e lo è ancora. Il mio primo avvocato difensore, mister Vahey, non mi ha difeso: mi ha venduto per trenta monete d'oro come Giuda vendette Gesú Cristo. Se quell'uomo non è arrivato a dire a lei o a mister Katzmann che mi sapeva colpevole, ciò è avvenuto soltanto perché sapeva che ero innocente. Quell'uomo ha fatto tutto ciò che indirettamente poteva danneggiarmi. Ha fatto alla giuria un lungo discorso intorno a ciò che non aveva alcuna importanza, e sui nodi essenziali del processo è passato sopra con poche parole o in assoluto silenzio. Tutto questo era premeditato, per dare alla giuria la sensazione che il mio difensore non aveva niente di valido da dire, non aveva niente di valido da addurre a mia difesa, e perciò si aggirava nelle parole di vacui discorsi che non significavano nulla e lasciava passare i punti essenziali o in silenzio o con una assai debole resistenza.

Siamo stati processati in un periodo che è già passato alla storia. Intendo, con questo, un tempo dominato dall'isterismo, dal risentimento e dall'odio contro il popolo delle nostre origini, contro gli stranieri, contro i radicali, e mi sembra — anzi, sono sicuro — che tanto lei che mister Katzmann abbiate fatto tutto ciò che era in vostro potere per eccitare le passioni dei giurati, i pregiudizi dei giurati contro di noi.

Io ricordo che mister Katzmann ha presentato un teste d'accusa, un certo Ricci. Io ho ascoltato quel testimone. Sembrava che non avesse niente da dire. Sembrava sciocco produrre un testimone che non aveva niente da dire. Sembrava sciocco, se era stato chiamato solo per dire alla giuria che era il capo di quell'operaio che era presente sul luogo del delitto e che chiedeva di testimoniare a nostro favore, sostenendo che noi non eravamo tra i banditi. Quell'uomo, il testimone Ricci, ha dichiarato di aver trattenuto l'operaio al lavoro, invece di mandarlo a vedere che cosa era accaduto, dando cosí l'impressione che l'altro non avesse potuto vedere ciò che accadeva nella strada. Ma questo non era molto importante. Davvero importante è che quell'uomo ha sostenuto che era falsa la testimonianza del ragazzo che riforniva d'acqua la sua squadra d'operai. Il ragazzo aveva dichiarato d'aver preso un secchio e di essersi recato ad una certa fontana ad attingere acqua per la squadra.

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Non era vero — ha sostenuto il testimone Ricci — e perciò il ragazzo non poteva aver visto i banditi e non era in grado quindi di provare che né io né Sacco fossimo tra gli assassini. Secondo lui, non poteva essere vero che il ragazzo fosse andato a quella fontana perché si sapeva che i tedeschi ne avevano avvelenato l'acqua. Ora, nella cronaca del mondo di quel tempo non è mai stato riferito un episodio del genere. Niente di simile è avvenuto in America: abbiamo letto di numerose atrocità compiute in Europa dai tedeschi durante la guerra, ma nessuno può provare né sostenere che i tedeschi erano tanto feroci da avvelenare una fontana in questa regione, durante la guerra.

Tutto questo sembrerebbe non aver nulla a che fare con noi, direttamente. Sembra essere un elemento casuale capitato tra gli altri che rappresentano invece la sostanza del caso. Ma la giuria ci aveva odiati fin dal primo momento perché eravamo contro la guerra. La giuria non si rendeva conto che c'è della differenza tra un uomo che è contro la guerra perché ritiene che la guerra sia ingiusta, perché non odia alcun popolo, perché è un cosmopolita, e un uomo invece che è contro la guerra perché è in favore dei nemici, e che perciò si comporta da spia, e commette dei reati nel paese in cui vive allo scopo di favorire i paesi nemici. Noi non siamo uomini di questo genere. Katzmann lo sa molto bene. Katzmann sa che siamo contro la guerra perché non crediamo negli scopi per cui si proclama che la guerra va fatta. Noi crediamo che la guerra sia ingiusta e ne siamo sempre più convinti dopo dieci anni che scontiamo — giorno per giorno — le conseguenze e i risultati dell'ultimo conflitto. Noi siamo più convinti di prima che la guerra sia ingiusta, e siamo contro di essa ancor più di prima. Io sarei contento di essere condannato al patibolo, se potessi dire all'umanità: «State in guardia. Tutto ciò che vi hanno detto, tutto ciò che vi hanno promesso era una menzogna, era un'illusione, era un inganno, era una frode, era un delitto. Vi hanno promesso la libertà. Dov'è la libertà?

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Vi hanno promesso la prosperità. Dov'è la prosperità? Dal giorno in cui sono entrato a Charlestown, sfortunatamente la popolazione del carcere è raddoppiata di numero. Dov'è l'elevazione morale che la guerra avrebbe dato al mondo? Dov'è il progresso spirituale che avremmo raggiunto in seguito alla guerra? Dov'è la sicurezza di vita, la sicurezza delle cose che possediamo per le nostre necessità? Dov'è il rispetto per la vita umana? Dove sono il rispetto e l'ammirazione per la dignità e la bontà della natura umana? Mai come oggi, prima della guerra, si sono avuti tanti delitti, tanta corruzione, tanta degenerazione.

Se ricordo bene, durante il processo, Katzmann ha affermato davanti alla giuria che un certo Coacci ha portato in Italia il denaro che, secondo la teoria della pubblica accusa, io e Sacco avremmo rubato a Braintree. Non abbiamo mai rubato quel denaro. Ma Katzmann, quando ha fatto questa affermazione davanti alla giuria, sapeva bene che non era vero. Sappiamo già che quell'uomo è stato deportato in Italia, dopo il nostro arresto, dalla polizia federale. Io ricordo bene che il poliziotto federale che lo accompagnava aveva preso i suoi bauli, prima della traduzione, e li aveva esaminati a fondo senza trovarvi una sola moneta.

Ora, io dico che è un assassinio sostenere davanti alla giuria che un amico o un compagno o un congiunto o un conoscente dell'imputato o dell'indiziato ha portato il denaro in Italia, quando si sa che non è vero. Io non posso definire questo gesto altro che un assassinio, un assassinio a sangue freddo.

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Ma Katzmann ha detto anche qualcos'altro contro di noi che non è vero. Se io comprendo bene, c'è stato un accordo, durante il processo, con il quale la difesa si era impegnata a non presentare prove della mia buona condotta in Plymouth, e l'accusa non avrebbe informato la giuria che io ero già stato processato e condannato in precedenza, a Plymouth. A me pare che questo fosse un accordo unilaterale. Infatti, al tempo del processo di Dedham, anche i pali telegrafici sapevano che io ero stato processato e condannato a Plymouth: i giurati lo sapevano anche quando dormivano. Per contro, la giuria non aveva mai veduto né Sacco né me, e io penso che sia giusto dubitare che nessun membro della giuria avesse mai avvicinato prima del processo qualcuno che fosse in grado di dargli una descrizione sufficientemente precisa della nostra condotta. La giuria non sapeva niente, dunque, di noi due. Non ci aveva mai veduto. Ciò che sapeva erano le cattiverie pubblicate dai giornali quando fummo arrestati e il resoconto del processo di Plymouth.

Io non so per quale ragione la difesa avesse concluso un simile accordo, ma so molto bene perché lo aveva concluso Katzmann: perché sapeva che metà della popolazione di Plymouth sarebbe stata disposta a venire in tribunale per dire che in sette anni vissuti in quella città non ero mai stato visto ubriaco, che ero conosciuto come il piú forte e costante lavoratore della comunità. Mi definivano «il mulo», e coloro che conoscevano meglio le condizioni di mio padre e la mia situazione di scapolo si meravigliavano e mi dicevano: «Ma perché lei lavora come un pazzo, se non ha né figli né moglie di cui preoccuparsi?».

Katzmann poteva dunque dirsi soddisfatto di quell'accordo. Poteva ringraziare il suo Dio e stimarsi un uomo fortunato. Eppure, egli non era soddisfatto. Infranse la parola data e disse alla giuria che io ero già stato processato in tribunale. Io non so se ne è rimasta traccia nel verbale, se è stato omesso oppure no, ma io l'ho udito con le mie orecchie. Quando due o tre donne di Plymouth vennero a testimoniare, appena la prima di esse raggiunse il posto ove è seduto oggi quel gentiluomo — la giuria era già al suo posto — Katzmann chiese loro se non avesse già testimoniato in precedenza per Vanzetti. E alla loro risposta affermativa replicò: «Voi non potete testimoniare». Esse lasciarono l'aula. Dopo di che testimoniarono ugualmente. Ma nel frattempo egli disse alla giuria che io ero già stato processato in precedenza. È con questi metodi scorretti che egli ha distrutto la mia vita e mi ha rovinato.

Si è anche detto che la difesa avrebbe frapposto ogni ostacolo pur di ritardare la prosecuzione del caso. Non è vero, e sostenerlo è oltraggioso. Se pensiamo che l'accusa, lo Stato, hanno impiegato un anno intero per l'istruttoria, ciò significa che uno dei cinque anni di durata del caso è stato preso dall'accusa solo per iniziare il processo, il nostro primo processo. Allora la difesa fece ricorso a lei, giudice Thayer, e lei aspettò a rispondere; eppure io sono convinto che aveva già deciso: fin dal momento in cui il processo era finito, lei aveva già in cuore la risoluzione di respingere tutti gli appelli che le avremmo rivolti. Lei aspettò un mese o un mese e mezzo, giusto per render nota la sua decisione alla vigilia di Natale, proprio la sera di Natale. Noi non crediamo nella favola della notte di Natale, né dal punto di vista storico né da quello religioso. Lei sa bene che parecchie persone del nostro popolo ci credono ancora, ma se noi non ci crediamo ciò non significa che non siamo umani. Noi siamo uomini, e il Natale è dolce al cuore di ogni uomo. Io penso che lei abbia reso nota la sua decisione la sera di Natale per avvelenare il cuore delle nostre famiglie e dei nostri cari. Mi dispiace dir questo, ma ogni cosa detta da parte sua ha confermato il mio sospetto fino a che il sospetto è diventato certezza.

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Per presentare un nuovo appello, in quel periodo, la difesa non prese piú tempo di quanto ne avesse preso lei per rispondere. Ora non ricordo se fu in occasione del secondo o del terzo ricorso, lei aspettò undici mesi o un anno prima di risponderci; e io sono sicuro che aveva già deciso di rifiutarci un nuovo processo prima ancora di consultare l'inizio dell'appello. Lei prese un anno, per darci questa risposta, o undici mesi. Cosicché appare chiaro che, alla fine, dei cinque anni, due se li prese lo Stato: uno trascorse dal nostro arresto al processo, l'altro in attesa di una risposta al secondo a al terzo appello.

Posso anzi dire che, se vi sono stati ritardi, essi sono stati provocati dall'accusa e non dalla difesa. Sono sicuro che se qualcuno prendesse una penna in mano e calcolasse il tempo preso dall'accusa per istruire il processo e il tempo preso dalla difesa per tutelare gli interessi di noi due, scoprirebbe che l'accusa ha preso piú tempo della difesa. C'è qualcosa che bisogna prendere in considerazione a questo punto, ed è il fatto che il mio primo avvocato ci tradí. Tutto il popolo americano era contro di noi. E noi abbiamo avuto la sfortuna di prendere un secondo legale in California: venuto qui, gli è stato dato l'ostracismo da voi e da tutte le autorità, perfino dalla giuria. Nessun luogo del Massachusetts era rimasto immune da ciò che io chiamo il pregiudizio, il che significa credere che il proprio popolo sia il migliore del mondo e che non ve ne sia un'altro degno di stargli alla pari.

Di conseguenza, l'uomo venuto dalla California nel Massachusetts a difendere noi due, doveva essere divorato, se era possibile. E lo fu. E noi abbiamo avuto la nostra parte.

Ciò che desidero dire è questo: il compito della difesa è stato terribile. Il mio primo avvocato non aveva voluto difenderci. Non aveva raccolto testimonianze né prove a nostro favore. I verbali del tribunale di Plymouth erano una pietà. Mi è stato detto che piú di metà erano stati smarriti. Cosicché la difesa aveva un tremendo lavoro da fare, per raccogliere prove e testimonianze, per apprendere quel che i testimoni dello Stato avevano sostenuto e controbatterli. E considerando tutto questo, si può affermare che se anche la difesa avesse preso doppio tempo dello Stato, ritardando cosí il caso, ciò sarebbe stato piú che ragionevole. Invece, purtroppo, la difesa ha preso meno tempo dello Stato.

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Ho già detto che non soltanto non sono colpevole di questi due delitti, ma non ho mai commesso un delitto in vita mia non ho mai rubato, non ho mai ucciso, non ho mai versato una goccia di sangue, e ho lottato contro il delitto, ho lottato sacrificando anche me stesso per eliminare i delitti che la legge e la chiesa ammettono e santificano.

Questo è ciò che volevo dire. Non augurerei a un cane o a un serpente, alla piú miserevole e sfortunata creatura della terra, ciò che ho avuto a soffrire per colpe che non ho commesso. Ma la mia convinzione è un'altra: che ho sofferto per colpe che ho effettivamente commesso. Sto soffrendo perché sono un radicale, e in effetti io sono un radicale; ho sofferto perché sono un italiano, e in effetti io sono un italiano; ho sofferto di piú per la mia famiglia e per i miei cari che per me stesso; ma sono tanto convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e per due volte io potessi rinascere, vivrei di nuovo per fare esattamente ciò che ho fatto finora.

Ho finito. Grazie.

  Arringa finale di Vanzetti.
Dal Film "Sacco e Vanzetti, di Montaldo del 1970.

 

LINK al libro "Non piangete la mia morte", del "Progetto Manuzio", da cui è stata tratta lo scritto di questo post:

Non piangete la mia morte

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Published by Ario Libert - in Sacco e Vanzetti
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15 agosto 2011 1 15 /08 /agosto /2011 05:00

René Fugler, "René FURTH"

 

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FA – FNAJ - SIA - Strasburgo (Basso Reno)

Nato nel 1934. È nel 1950, alla lettura del Libertaire, poi a contatto con un vecchio operaio anarco-sindacalista strasburghese che René Furth aveva preso contatto con il movimento libertario sia francese sia spagnolo. Dopo l'assunzione della diridenza dell'organizzazione da parte dell'OPB di Georges Fontenis e la sua trasformazione in Fédération Communiste Libertaire, partecipò dal 25-27 dicembre del 1953 sala Marcadet a Parigi alla ricostruzione della nuova Fédération anarchiste intorno a Maurice Joyeux che gli affidò la rubrica "revue des revues" [la "rivista delle riviste"] in Le Monde Libertaire.


confino le libertaire

 


Nel 1965 con dei rifugiati spagnoli partecipava alla creazione dell'associazione Garcia Lorca che aprirà un locale rue du tonnelet rouge [via del barilotto rosso] a Strasburgo. Il prefetto avendo stimato che l'associazione non era culturale ma politica, aveva posto il suo veto: "Abbiamo effettuato un ricorso" testimonia René Fugler "Attraverso un avvocato che era lo stesso di che avrebbe difeso i situazionisti... [1] e per fortuna abbiamo vinto". Questo caso fece giurisprudenza in Alsazia per delle associazioni che pubblicavano dei giornali di controinformazione [2].

Nel 1967 lascia la F. A al congresso di Bordeaux con i suoi amici di Recherches Libertaires.

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Oltre a Le Monde Libertaire René Fugler collaborava ad altri titoli della stampa libertaria tra cui: Bulletin de la Commission préparatoire du Congrés international de Fédérations anarchistes– CIFA (Parigi, 11 numeri da settembre 1966 ad agosto 1968) destinato a preparare il congresso di Carrara; Ego (Marsiglia, 1968-1971) quaderni individualisti pubblicati da Pierre Jouventin; Recherches Libertaires (Viry Chatillon – Strasburgo, almeno 9 numeri da settembre 1966 a marzo 1972).

Alla fine del 1969 con la sezione locale di Solidarité Internationale Antifasciste (SIA) e con alcuni gruppi tra cui la FA partecipava alla creazione della Librairie Bazar Coopérative che sarebbe servita di punto di collegamento tra altri per gli anarchici della regione. Alla Libreria erano associati un vivaio selvaggio ed un giornale intitolato Ussm’ Volik (Scaturito dal popolo").

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Negli anni 70 la SIA ha organizzato molte manifestazioni di sostegno, proiezioni di film e conferenze in sostegno ai compagni spagnoli. Allo stesso tempo partecipava ad un nuovo circolo di cultura libertaria che avrebbe edito la rivista Vroutsch [3] (Strasburgo, 5 numeri dall'autunno 1971 a maggio 1972) e che editerà alcuni numeri speciali (sui consigli operai, sulle cliniche libere, sulla Cina...). Il gruppo pubblicava anche alter riviste come La Marge [Il Margine] e Dissidence [Dissidenza] (Strasbourg, 2 numeri a dicembre 1974 e febbraio 1976) sottotitolati "Quaderni teorici anarchici".

Nel 1975 Vroutsch parteciperà a Strasburgo ad un incontro della stampa parallela con tra gli altri Informations rassemblées à Lyon e La Lanterne. René Fugler collaborava anche alla rivista internazionale Interrogations (Parigi-Torino, 1974-1979) publicata da Louis Mercier Vega. Con la fine della Libreria Bazar alla fine degli anni 70, l'attività anarchica sarà episodica a Strasburgo sino all'inizio degli anno 90.

Dal 1976 al 1979, ha partecipato alla redazione della rivista alsaziana Le Drapier (11 numeri) pubblicati dalla compagnia teatrale dal medesimo nome. Dal 2000, René Fugler è membro del collettivo di redazione della rivista Réfractions. Revue de recherches et d’expressions.

 


Opere:

 - Formes et tendances de l’anarchisme (Ed. du Monde Libertaire, 1967, 97 p.; rééd. En 2007)

 - Dictionnaire du mouvement ouvrier / René Furth, André Nataf. Paris: Ed. universitaires, 1970.

 

  - La question  anarchiste, Anarchisme et non-violence, N°31, Décembre 1972

  

 

 

LINK a scritti on line:


Gustave Landauer

Erich Musham

Les gamins féroces de l'anarchie

Les Conseils ouvrier en Bavière

L'anarchisme pragmatique de Paul Goodman

Pouvoirs et Puissance dans les monde de Ursula Le guin

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK al post originale:

Fugler René, "René Furth"

 

 

 

NOTE

[1] L’épisodio situazionista strasburghese, e cioè lo "Scandalo di Strasburgo" e la pubblicazione dell'opuscolo intitolato "De la misère en milieu étudiant...
 ", [ Della miseria dell'ambiente studentesco] ha dato luogo a molta letteratura a cominciare dagli scritti dell'Internazionale situazionista.

[2] In Alsazia le associazioni sono regolamentate dal diritto locale.

[3] Era in origine una fanzine edita dagli studenti delle Belle Arti di Strasburgo. Il titolo era stato preso abusivamente dal gruppo libertario per beneficiare delle tariffe postali accordate ai periodici dichiarati presso una "comissione di giornali periodici".

 

 






 

Ricordi di un militante: René Furth


 

"Ci si rende difficilmente conto che, tra il 1871 ed il 1918, è trascorso mezzo secolo. Dunque, due generazioni sono nate sotto l'Impero tedesco, nella cultura tedesca".

 

Nato nel 1934, René Furth ci ricorda così che le tradizioni militanti  alsaziane sono state durevolmente segnate dal sindacalismo riformista e la socialdemocrazia alla tedesca. Non dimentica nemmeno "il padronato sociale che costruiva delle aree operaie, che sviluppava una specie di spirito sociale che integrava anche, in parte, gli operai alla vita dell'impresa, allo spirito dell'impresa. La separazione dello Stato e delle Chiese non è stato anch'esso vissuto bene, i sacerdoti hanno sempre conservato un'influenza molto forte, le Chiese cattoliche e protestanti erano molto embricate nella vita quotidiana".

Bisognerà aspettare il dopo Seconda Guerra mondiale affinché dei gruppi libertari siano presenti in Alsazia. (Non abbiamo informazioni sul periodo precedente).

È nel 1950, con la mediazione del giornale Le  Libertaire, che René ha conoscenza della "Fédération anarchiste", poi prende contatto con un vecchio operaio anarco-sindacalista strasburghese che gli dà da leggere altre pubblicazioni libertarie e lo mette in relazione con dei militanti della Fédération anarchiste ibérique (FAI), rifuggiati a Strasburgo, che si riunivano in una birreria. "Ma, nel movimento francese, era veramente un periodo di grande confusione": scissioni, confronti, la FA diventata FCL (Federazione comunista libertaria) dopo una serie di esclusioni e di abbandoni, poi ricostituita.

Con il sostegno di Maurice Joyeux, prende in carica una "rivista delle riviste" in Le Monde Libertaire. Impegnato nel sindacalismo studentesco, crea nel 1953 un Circolo di cultura rivoluzionario "perché pensavo che bisognava ingrandirsi un po'". L'epoca obbliga, "il clima generale, era che a sinistra nell'ambiente universitario, non esisteva che il Partito comunista, molto semplicemente [...]. La prima riunione del Circolo di cultura libertaria, è con un vecchio compagno di liceo stalinista che l'ho fatta, è lui che l'ha vivacemente animata".

Il circolo si è riunito per due o tre anni, sulla base di relazioni e di discussioni. Sul versante della FA, "diversi gruppi si sono succeduti in seguito, erano essenzialmente degli studenti, con delle interferenze dell'ajismo".

L’ajismo era la teoria e la pratica dell'AJ, gli Auberges de jeunesse [Ostelli della gioventù].

"Un lavoro di educazione popolare si svolgeva intorno a questi AJ. Vi erano diverse organizzazioni: una cattolica, l'altra laica, e un movimento indipendente, il MIAJ, meno numerosi, che era praticamente anarchico, e che aveva anch'esso i suoi ostelli. Sono andato a fare una relazione a Mulhouse su "ajismo e anarchia", le persone del gruppo non hanno aderito alla FA, ma io ho aderito ai gruppi degli AJ sia di Mulhouse sia di Strasburgo... che gestivano degli ostelli (...laici) molto simpatici in montagna".

 

Gli anni 60 a Strasburgo

 

La singularità politica dell'Alsazia e di Strasburgo in particolare si rivelaerà ancora negli anni 60. Il gruppo di Strasburgo si espanderà dopo un articolo scritto da René in un giornale locale sul film " Mourir à Madrid " [Morire a Madrid].

"Ero giornalista ed avevo fatto una critica del film di Rossif rimproverandogli di non parlare del lavoro costruttivo dellal Confederazione nazionale del lavoro. Due giorni dopo, uno studente è venuto nel mio ufficio dicendomi: 'Ho letto il giornale, non credevo ai miei occhi'. L'ho rivisto, ho incontrato dei compagni di lui, hanno raggiunto il nucleo anarchico che essiteva ancora".

Interessato al bulletin de l’Internationale situationniste che René riceveva per la sua "rivista delle riviste", essi hanno preso contatto con i membri dell'IS che formavano un gruppo a Strasburgo. Hanno partecipato ad una delle loro prime azioni su posto. Uno psicologo sociale, Abraham Moles, specializzato nelle questioni di comunicazione, che insegnava all'università, aveva avuto la sfortuna di scrivere all'IS una lettera che aveva innervosito molto i situazionisti. In tal modo, ha avuto il diritto di lanciare dei pomodori durante il suo primo corso dell'anno.

 

Il colpo di Strasburgo

Nel 1966, al momento del rinnovamento dei responsabili dell'AFGES (Association fédérative générale des étudiants de Strasbourg, section locale de l’UNEF), dei compagni del gruppo anarchico, con altri che erano vicini alle loro idee, si sono presentati alle elezioni. Sono stati eletti. Senza un programma preciso, ma con il progetto di una "critica in atto" del sindacalismo studentesco.

In accordo con i situazionisti, che stavano incaricandosi per l'essenziale della redazione, essi hanno deciso così di pubblicare con i fondi dell'AFGES un opuscolo che doveva un po' alla volta fare scalpore: De la misère en milieu étudiant  .

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Al momento del molto ufficiale ingresso universitario, con i professori in toga, hanno distribuito l'opuscolo. Ha fatto scandalo nel mondo universitario, ma la stampa non ne ha parlato. Per riproporla, i responsabili del sindacato hanno organizzato una conferenza stampa. Con questa trovata all'ultimo minuto che avrebbe veramente rilanciato il caso: annunciare lo scioglimento dell'AFGES.

Nell'immediato, dei vecchi membri dell'Associazione hanno intentato un processo all'ufficio eletto di recente, per far mettere sotto sequestro la gestione dei locali. Le si rimproverava di voler mettere le mani sulle casse del sindacato e di dilapidare i suoi fondi. Oltre alle spese per la stampa in grandi quantità dell'opuscolo, il nuovo gruppo aveva versato del denaro all'IS per la partecipazione di Guy Debord alla sua redazione, come esperto e consigliere, ma aveva anche inviato un'interminabile telegramma agli studenti giapponesi (i Zenguraken) che erano in violenta rivolta, in lotta molto dura contro il loro governo.

L'ufficio ebbe tuttavia anche ilò tempo di decidere la chiusura del Bureau d’aide psychologique universitaire (BAPU) gestito dalla sezione locale della Mutuelle nationale des étudiants, e condannata come "la realizzazione in ambiente studentescodel controllo para-poliziesco di una psichiatria repressiva". Durante il processo intentato dagli anziani membri dell'AFGES, il suo avvocato, un certo maestro Baumann, poeta a tempo perso, ha letto degli estratti dell'opuscolo per mostrare a quale abominio giungesse. "Fu un grande momento, declamato in tal modo in questo tribunale questo testo aveva veramente della forza". Alla fine, l'ufficio è stato destituito dalle sue funzioni.

 

Il circolo culturale Garcia-Lorca

 

Con dei compagni anarchici e dei rifugiati politici spagnoli, un'associazione Garcia Lorca era stata creata verso il 1965. Doveva permettere di aprireun locale in rue du Tonnelet-Rouge.

La creazione di questo circolo sotto forma associativa ha incontrato delle resistenze. Siamo in Alsazia, retta dal diritto locale sulle associazioni. Il prefetto riteneva che non era un'associazione culturale ma un'associazione politica. Dunque, pose il suo veto.

"Si è inoltrato un ricorso tramite un avvocato che era lo stesso che avrebbe difeso i situazionisti in tribunale. E, per fortuna, abbiamo vinto".

Questo caso ha fatto epoca più tardi per delle strutture che si proclamavano associazioni culturali e che erano considerate come associazioni politiche dal prefetto.

 

 La Librairie Bazar Coopérative, rue des Veaux

 

Fine 1969, abbiamo creato una sezione della SIA a Strasburgo (Solidarité internationale antifasciste). È in quel momenro che alcuni gruppi tra cui la FA e la SIA hanno deciso di partecipare alla creazione della Librairie Bazar Coopérative [Libreria Bazar Cooperativa].

Vi sono state molte attività intorno alla Libreria. Ad esempio, i gruppi vicini alla Libreria pubblicarono un giornale di controinformazione chiamato Ussm’Vollik (scaturito dal popolo) ed in margine a quest'ultima  è esistito un vivaio.

All'inizio degli anni 70, la sezione SIA ha moltiplicato gli incontri con i diversi gruppi della regione.

"Organizzavamo il sostegno agli antifascisti spagnoli attraverso delle manifestazioni pubbliche, delle  proiezioni di film tra cui  Mourir à Madrid, e delle conferenze".

 

 

Attività culturali


I libertari strasburghesi dell'epoca accordavano "Un'importanza del tutto particolare nel promuovere la cultura libertaria su Strasburgo cercando soprattutto di pubblicare delle riviste di riflessione e delle fanzine. È così che nel 1971, con il gruppo della FA, abbiamo compiuto il tentativo di un circolo di cultura libertaria. Si chiamava di nuovo in quel modo, e le riunioni avevano dei temi. Ad esempio, la seconda riunione, nel mese di marzo dello stesso anno, verteva su un articolo apparso sulla rivista Anarchisme et Non-Violence, intitolata "Per dei partiti anarchici" firmato, da uno strasburghese".

Da questo interesse per la cultura e la storia libertaria èscaturita una rivista Vroutsch, che serviva da "copertura" per pubblicare un certo numero di altre riviste dello stesso genere, soprattutto La Marge e Dissidence. "Abbiamo pubblicato un numero speciale sui consigli operai, che è stata a lungo la sola cosa esistente in Francia sull'argomento. Abbiamo pubblicato un numero sulle cliniche libere, "Free clinics", un numero sulla Cina, un numero sulla psichiatria, e dei numeri di Dissidence, basati soprattutto su una riflessione sull'anarchismo. E dunque, intorno a  Vroutsch, abbiamo tenuto nel 1975, un incontro con degli animatori di altre riviste, tra le altre La Lanterna e con IRL, Informations rassemblées à Lyon".

L'attività militante libertaria si ferma dopo la fine della Libreria Bazar. Ha cessato sia per delle ragioni finanziarie sia per delle ragioni economiche: Il modo di funzionamento di una libreria tradizionale, ufficiale, è estremanente caro.

Occorva molto movimento monetario affinché funzionase. Dunque, una volta che la libreria cessò, tutte le attività sono terminate e l'ambiente militante libertario si è disgregato. Tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli anni 90, l'attività anarchica su Strasburgo fu episodica.

Dal 1976 à 1979, Furth ha partecipato alla redazione della rivista culturale alsaziana Le Drapier, (11 numeri) publicata dallal compagnia teatrale con lo stesso nome.

Dall'anno 2000, René Fugler è membro del collettivo di redazione della rivista Réfractions.

 

MORIRE A MADRID, 1963.
[Traduzione di Ario Libert]

LINK al post originale:
Souvenir d'un militant
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