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24 aprile 2011 7 24 /04 /aprile /2011 06:00

Il voto ed il suffragio universale

 

elezioni--suffragettes.jpg

 

"Gli anarchici non votano!"

 Abbiamo ascoltato quest'affermazione con una certa frequenza. È vera? 

 

di Eduardo Colombo

 

 

Il Voto.

 

elezioni.jpgVediamo innanzitutto cos'è votare.

I. Il voto è una procedura per esprimere un'opinione o una volontà. Nell'etimologia latina, votum è il participio passato di vivere: invocare (dal dizionario Littré), augurare, dare o rifiutare il proprio augurio. Votare, è dare la propria voce in capitolo (nelle antiche confraternite religiose). Si può votare in diversi modi, come ad esempio, per ordini o per testa. Il suffragio, o voto, è un metodo che serve abitualmente a formare una maggioranza (relativa, semplice, di 3/4, ecc.). Non ha senso che nel caso in cui si può considerare che l'esistenza di un'opinione maggioritaria sia pertinente alla questione.

elezioni--voting--jpgII. Votare, dunque è dare un'opinione (in senso ampio) su qualche cosa o su qualcuno, in generale per costituire una maggioranza. Dare il proprio voto può servire in una delibera o in un'elezione: in quest'ultimo caso, ciò permette di scegliere (le parole electio e eligere significano "scelta" e "scegliere") tra due o più persone che postulano per un acarica istituzionale. Lo si può utilizzare anche per eligere una strategia o, anche, per affermare o negare un punto di vista.

elezioni--nazismo.jpgIII. Il voto serve a creare una maggioranza, certo, ma a cosa serve una "maggioranza"? Sicuramente ad aver ragione. Ma là dove le opinioni divergono su delle questioni di opportunità o di tattica, là dove gli argomenti non sono convincenti- ed ancora una volta, non si tratta di questioni di principi o di valori-, ad esempio, per decidere quale giorno si inizia uno sciopero o per sapere se si è d'accordo per fare un numero speciale della rivista, la decisione a maggioranza diventa una procedura utile.

elezioni-SPD-2.jpgIV. Per gli anarchici, allora, si deve considerare il voto in rapporto alla pertinenza di una maggioranza.

    Primo: la legge della maggioranza (facilmente criticabile e criticata a livello della filosofia politica dell'anarchismo) peculiare alla democrazia diretta o indiretta non è una "legge" che si impone agli anarchici: ogni presa di decisione, ogni impegno deve essere liberamente acquisito o accettato.

 elezioni--stalin.jpgSecondo: in materia di valori, di "principi", di conoscenze, chiedere di prendere una decisione "a maggioranza" è un'inezia.

Mi rifiuto di partecipare ad un voto in cui si dovrà decidere se la libertà è preferibile alla schiavitù, o se la teoria immunologica della "selezione clonale" è vera.

elezioni-1924-fascismo.jpgMa se si ha a che fare con obiettivi strategici di gruppo, se si devono intraprendere delle attività comuni, se bisogna mettersi d'accordo per scegliere un orientamento invece di un altro- e che io, in quanto individuo, non penso che questa scelta riguardi i miei valori (i miei principi)- posso molto bene accettare come metodo utile la partecipazione ad una decisione presa a maggioranza.

Corollario: in un gruppo anarchico o in un'assemblea, se insieme si è deciso di chiamare ad una decisione a maggioranza, e che personalmente accetto di partecipare al voto, allora mi attengo alla decisione maggioritaria (il che è una regola di responsabilità etica).

 

Il voto segreto

 

Il voto deve essere pubblico o segreto?

montesquieu.jpg"È una grande domanda " diceva Montesquieu nel II libro del suo De l'esprit des lois, che, affrontando il problema, si appoggia su Cicerone. Quest'ultimo scrive nel libro III delle Leggi: "Il meglio è di dare il il proprio suffragio a voce alta; ma possiamo fare in modo che così sia la regola?". E aggiunge alcune righe dopo: di una legge che stabilisce lo "scrutinio segreto", "mai un popolo libero ne ha sentito il bisogno; lo reclama con insistenza quando è oppresso sotto la potenza ed il dominio dei potenti".

Montesquieu approva: "senza dubbio che, quando il popolo dà i suoi suffragi, essi devono essere pubblici, e questo deve essere considerato come una legge fondamentale della democrazia" [1]. Ma né Cicerone né Montesquieu provano una calda passione per l'eguaglianza e trovano delle circostanze attenuanti per tutti quelli che fanno appello al segreto. Il voto segreto - crede Montesquieu- previene gli imbrogli quando, in un'aristocrazia, il corpo dei nobili deve dare il suo suffragio, poiché "tutto si fa tramite imbrogli e per accordi presso i potenti" (Lesage).

machiavelli.jpgPer contro, Machiavelli, spirito avvertito in questi affari, sapeva che sotto la copertura del segreto si tessono le frazioni sostenitrici. Nelle sue Storie fiorentine (Libro settimo, II), leggiamo a proposito di Cosimo dei Medici e Neri Capponi: "Neri era uno di quelli che avevano conquistato la loro popolarità attraverso vie legali, in modo tale che aveva molti amici, ma pochi sostenitori. Cosimo [...], avendo conquistato la sua popolarità sia con le vie segrete che alla luce del sole, aveva e degli amici e dei partigiani in gran numero".

conclave-Viterbo-1277.jpgIn realtà, nel corso di una così vecchia storia, il voto pubblico o segreto fu accordato o istituito da re, tiranni o oligarchie dominanti, in funzione dell'opportunità sociale o della congiuntura politica e, evidentemente, dei rapporti di forza. Il gruppo dominante, aristocratico o oligarchico, controlla meglio dall'esterno un'assemblea con il voto pubblico (come ricorda Montesquieu: i trenta tiranni di Atene, vollero che i suffragi degli Areopagiti fossero pubblici, per dirigerli a proprio piacimento), e dall'interno con il voto segreto. A grande potenza, segreto estremo: il Sacro Collegio si riunisce in Conclave (conclave = chiuso a chiave) per eleggere il Papa.

sansculottes.jpgIl movimento progressista, socialista e operaio del XIX secolo si oppose in origine al voto segreto perché facilitava l'irresponsabilità e l'impostura. E non l'ammise nelle sue proprie assemblee, come continuano a farlo gli anarchici; ma di fronte alla conquista progressiva del suffragio universale e la realtà dell'oppressione, della miseria e dello sfruttamento, dovette accettare che il segreto di voto costituisce una protezione per l'operaio o il contadino che potevano così sfuggire alla furia del padrone o del castellano quando costoro trovavano il voto "scortese".

In un'assemblea, il voto segreto permette di dissociare ciò che si dice da ciò che si fa, l'opinione dall'azione: dare la propria opinione in pubblico secondo il buon criterio e la saggia ragione, e votare sotto la protezione del segreto secondo gli interessi più immediati o le passioni più vergognose. Per i deboli ed i sfruttati, il voto segreto è una protezione che permette loro di esprimere un'opinione che essi non sono in grado di assumersi.  per i liberi e gli eguali, il voto segreto è un ostacolo che li obbliga a contare con il sospetto e la categoria. In poche parole, il voto segreto è necessità per i deboli, e vizio di Dogi e Papi.

Nella democrazia diretta (così nell'agorà della polis, in cui le riunioni dell'ecclesia, la parola era libera [parrhesia] ed eguale [isegoria], allo stesso modo che nelle assemblee dei sanculotti (sans-culottes), o nel movimento operaio rivoluzionario [2], si votava pubblicamente, a mano alzata, davanti agli altri, gli eguali, gli homoioi.

 

Il suffragio universale


Se le elezioni servissero a cambiare qualcosa, esse sarebbero proibite".


"Gli anarchici non votano!" Ed è vero, quando si tratta del suffragio universale, gli anarchici predicano l'astensione rivoluzionaria. L'anarchico rifiuta di servirsi della scheda elettorale per cambiare qualcosa o per partecipare all'espressione della "volontà del popolo" perché sanno che queste due illusioni sono degli enormi inganni costitutivi della democrazia rappresentativa. Le brave persone dovrebbero saperlo e non lo sanno. Uno spirito libero non può mancare di meravigliarsi guardando intorno a sé che, anche costantemente traditi e periodicamente ingannati, la fiducia dell'elettore sopravviverà alle ripetute delusioni ed ai suoi lamenti quotidiani. "Le legislature si succedono, ognuna lasciando dietro loro lo stesso disincanto, la stessa riprovazione" (Sébastien Faure). E come uno pietoso Sisifo, l'elettore continua a votare quando il potere politico gli chiede di farlo. Sappiamo che i nostri argomenti sono forti ,a la ragione non basta. L'abitudine, le usanze si impongono da sé per il solo motivo che il cittadino li trova già nel tessuto speciale, le ha ricevute alla nascita e segue la legge che il potere gli ha dato.

election04.jpg William Hogarth, L'insediamento del Candidato, 1755.


Montaigne.jpg "Ora, le leggi", scriveva Montaigne, "si mantengono in credito, non perché esse siano giuste, ma perché sono leggi. È il fondamento mistico della loro autorità; non ne hanno nessun altro" [3].

Il regime di rappresentanza parlamentare toglie al popolo la sua capacità di fare o stabilire le sue norme. Già durante la Rivoluzione, all'origine della repubblica, la borghesia giacobina si oppone al diritto delle sezioni di avere delle assemblee permanenti. [4]. "Se le assemblee primarie", dice Robespierre, "fossero convocate per giudicare le questioni di Stato, la Convenzione sarebbe distrutta".

Parole che suscitarono il seguente commento di Proudhon: "È chiaro. Se il popolo diventa legislatore, a cosa servono i rappresentanti? Se governa da sé, a cosa servono i ministri?" [5].

elezioni--piege-a-con.jpgMa il governo è necessario, ci dicono, per mantenere l'ordine nella società e per assicurare l'obbedienza all'autorità, anche se questt'ordine e questa obbedienza consacrano "la subordinazione del povero al ricco, del contadino al nobile, del lavoratore al padrone, del laico al prete". In breve, l'ordine statale, è la gerarchia sociale, la miseria per la maggior parte, l'opulenza per qualcuno. La democrazia rappresentativa, seduta sul suffragio universale, non può che sostenere quest'ordine. Bakunin pensava che "il dispotismo governativo non è mai così temibile e violento che quando si appoggia sulla pretesa rappresentazione della pseudo-volontà del popolo" [6].

Ma, perché il suffragio universale non può esprimere che una pseudo-volontà?

Perché racchiude tre falsità, tre vere "trappole per allocchi":

 

1. Un individuo [cittadino(a)], un voto. L'eguaglianza dell'istituzione collettiva che è il suffragio universale giunge a costruire diverse unità astratte- maggioranza, minoranza, astensionisti- a partire da un ordine seriale, che isola, gli individui concreti e reali. Questi individui sono gli agenti di pratiche sociali diverse, essi integrano dei gruppi sociali diversi, fanno parte di una rete di relazioni affettive e cognitive, di lavoro e di tempo libero, e questi gruppi comportano enormi ineguaglianze davanti al sapere, le possibilità di informazione, il denaro. L'unità astratta e artificialmente costruita che esce dalle urne serve così soltanto a selezionare, ad un costo minore della lotta aperta, i differenti gruppi politici politici ed economici della classe dominante che si combattono per controllare il governo, i partiti politici, i mass media, la circolazione dei capitali. Le oligarchie "rappresentative", che conosciamo nel mondo industrializzato sotto la denominazione di "regimi democratici", si appoggiano su questa pseudo-volontà popolare- risultato dell'eguaglianza o uniformizzazione imposta nell'astrattizzazione numerica attraverso il suffragio universale- per mantenere la gerarchia sociale e l'appropriazione capitalista del lavoro collettivo.

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William Hogarth, Un Intrattenimento Elettorale, 1755. 

 

2. La scelta dell'elettore si orienta, in pratica,su dei candidati preventivamente selezionati dai partiti politici. Questi candidati- tranne nelle elezioni municipali di piccole città- hanno fatto, per esigenze istituzionali di questi stessi partiti, una lunga carriera politica, sono stati preselezionati, ed è difficile vedere qualcuno ribelle o restio superare i primi gradini di un tale percorso. Sono i partiti che scelgono i "rappresentanti del popolo", e sono essi che sollecitano i voti degli elettori. La volontà del popolo, già ridotta ad un'unità numerica- non delibera e non decise, sono i sedicenti rappresentanti che avranno questo compito-, ha, per esprimersi, la possibilità di optare in ultima istanza tra due o tre politici, e sceglie, come si dice, il male minore. Scegliere, il male minore è, in buona logica, scegliere sempre il male. E possiamo fare finta di credere che tale sia la volontà del popolo?

 

 

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William Hogarth, La Propaganda per i voti, 1755. 

 

3. La rappresentazione che esce dal suffragio universale è una delegazione globale del potere dell'elettore (capacità di decidere) sulla persona del rappresentante durante il tempo del mandato. Dimenticate le pretese dei committenti delle sezioni di Parigi nel 1789 che ingiungono i loro eletti di conformarsi alle volontà delle assemblee primarie. Dimenticato il mandante imperativo o controllato. Dimenticata la revocabilità in qualunque momento del delegato. Le "assemblee primarie" appartengono oramai ai partiti politici (se si può continuare a dare questo appellativo e queste riunioni convocate dai "cacicchi"). Il popolo, considerato come minore, è sotto tutela. Ha scelto il suo padrone. "La blocca" sino alla prossima convocazione del potere politico. Si chiama democrazia rappresentativa o indiretta questa istituzione nella quale la volontà del popolo è stata sottratta dall'alchimia del suffragio universale.

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William Hogarth, Il Sondaggio, 1755.

 

L’anarchico non vuole recitare la commedia. Non si piega davanti all'autorità istituzionale. "Gli anarchici non votano!".

 

 

 

Eduardo Colombo 

 

 

 

[Traduzione di  Ario Libert]

 


 

NOTE.

 

[1] Montesquieu, Œuvre complètes, Seuil, Parigi, 1964, p. 534.

[2] Eduardo Colombo, Della polis e dello spazio sociale plebeo, in Il politico e il sociale, Volontà, n°4, Milano, 1989.

[3] Montaigne, Essais, III, XIII. De l’expérience.

[4] Durante la Grande Rivoluzione, i diritti delle sezioni di avere delle assemblee permanenti erano stati proclamati dappertutto in Francia dopo il 25 luglio 1792.  nel settembre del 1793, su iniziativa di Danton e del Comitato di Salute pubblica, si decise che le assemblee di sezione non sarebbero più state permanenti e che esse si sarebbero riunite soltanto due volte alla settimana, tra le cinque e le dieci della sera. I militanti sanculotti, per aggirare la legge, decidono di creare le associazioni popolari e di riunirsi allora in assemblee popolari.

[5] Pierre-Joseph Proudhon, Idée générale de la révolution au XIXe siècle, édition de la Fédération anarchiste française, Paris, 1979, p. 119.

[6] Michel Bakounine, Étatisme et anarchie, [Stato e anarchia], Œuvres complètes, éd. Champ libre, Paris, 1976, vol. IV, p. 221.

 

 

 

LINK:

 Le vote et le suffrage universel 

 

 

 

LINK pertinenti alla tematica:

Cornelius Castoriadis/ Daniel Mothé, Autogestione e gerarchia, 1974, 01 di 02

 


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20 aprile 2011 3 20 /04 /aprile /2011 06:00

I  F. .  della   V. .

 

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I Figli della Vedova

 

 

 

 

 

 

 

 

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- "È un uomo libero e di buoni costumi che chiede di entrare tra di noi!".

 

 

 

 

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- Munito del grembiule intellettuale, eccovi diventato operaio dell'intelligenza.

 

 

 

 

 

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- Un operaio non può entrare nell'OFFICINA: diventate imprenditore se volete essere ricevuto apprendista.

 

 

 

 

 

 

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- Sono un vero massone, io, signore: ho succhiato il latte dalla democrazia!!!...

 

 

 

 

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- Né reazionario, né anarchico! E non siete massone?...

 

 

 

 

 

 

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- La sposa del venerabile della L . · . dei "FILOSOFI RECALCITRANTI".

 

 

 

 

 

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- Non rovesciamo l'idolo AUTORITÀ: diamogli semplicemente una veste nuova.

 

 

 

 

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- Tutto allo Stato! (Lo Stato siamo noi!).

 

 

 

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- Bando all'artificiosità al bordo di questa fossa: sostituiamo l'acqua benedetta con una manciata di terra.

 

 

 

 

 

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- Cosa c'è di più ridicolo di un vecchio monacaccio acconciato con i suoi vecchi orpelli?

 

 

 

 

 

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- Massa di profani! Non potete sospettare che sono un cavaliere Kadosh.

 

 

 

 

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- Figli della Vera Luce, detentori della Verità Assoluta, Noi reclamiamo il monopolio dell'insegnamento.

 

 

 

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- Come me, partito dal nulla, e, grazie alla massoneria, vedersi un giorno, delegato cantonale!!!...

 

 

 

 

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- È un abominevole delinquente!

Sssst!... È un TRENTATREESIMO.

 

 

 

 

 

 

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- È con questa roba che si misura, si allinea e si regola! Sono arnesi da borghese!

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

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17 aprile 2011 7 17 /04 /aprile /2011 14:52

PROUDHONIANA

 

 


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di CHAM

 

 

ALBO DEDICATO AI PROPRIETARI

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Ecco il mio piccolo mezzanino da affittare... Se per caso si dovesse presentare un certo Proudhon, glielo darai a novemila franchi!

 

 


 

 

 

 

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-Signore avete posto la divisione della proprietà fra trecento anni... Ciò mi infastidisce molto, poiché temo che i miei affari mi tengano lontano da Parigi a quell'epoca!

 

 

 

 

 

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CLUB DEI DOMESTICI

 

-Essendo tutti gli uomini eguali, Chiedo che il mio padrone salga con me dietro la sua vettura!

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il signor Proudhon soddisfatto di incontrare infine un difensore della proprietà che non trova nulla da rispondere ai suoi argomenti.

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert] 

 

LINK al documento originale:

Proudoniana

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15 aprile 2011 5 15 /04 /aprile /2011 06:00

Un altro splendido numero della mitica rivista di satira politica e di costume L'Assiette au Beurre, oramai abbastanza nota ai lettori del nostro blog. Autore Hermann-Paul, di cui abbiamo presentato tempo fa un altro numero della rivista interamente illustrata da lui.

 

 

 

 

 

 

 

 

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[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK all'opera originale:
Un Roman


 


 


 

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12 aprile 2011 2 12 /04 /aprile /2011 06:00

La rivoluzione russa

la revue anarchiste cover

 

di Alexander Berkman

 

II

 

Affinché il lettore possa capire bene quanto esporrò di seguito, credo sia necessario stabilire brevemente le disposizioni mentali che mi animavano all'epoca del mio arrivo in Russia.

Mi riferisco a due anni fa. Un governo, il “più libero della terra”, mi aveva fatto deportare, in compagnia di altri 248 uomini politici, dal paese nel quale ero vissuto per più di trent'anni. Protestai con veemenza contro il crimine morale perpetrato da una pretesa democrazia facente ricorso a dei metodi che essa aveva così violentemente attaccato durante l'autocrazia zarista. Stigmatizzai la deportazione di uomini politici come un oltraggio ai diritti più fondamentali dell'uomo, e la combattei per motivi di principio. Ma il mio cuore era contento. Quando scoppiò la Rivoluzione di febbraio, avevo desiderato andare in Russia, tuttavia l'affare di Mooney me lo aveva impedito: avevo ripugnanza a lasciare il campo di battaglia. In seguito, gli Stati Uniti mi imprigionarono e aprirono contro di me dei procedimenti penali per la mia opposizione contro la carneficina mondiale. Per due anni, l'ospitalità forzata delle prigioni federali impedì la mia partenza. Ne seguì la deportazione. Ho già detto che il mio cuore era contento. Parola troppo debole per esprimere la gioia debordante che riempiva tutto il mio essere alla certezza di visitare la Russia.

 

Colpite-i-bianchi-col-cuneo-rosso.gif

La Russia! Stavo per rientrare nel paese che aveva fatto sparire l'impero degli Zar dal mappamondo, stavo per vedere il paese della Rivoluzione Sociale! Ci può essere una più grande gioia per qualcuno che, nella sua prima giovinezza, era stato un ribelle contro la tirannia, e che aveva intravisto nei vaghi sogni della giovinezza un mondo di umana fratellanza e di felicità, e di cui l'intera vita era stata consacrata all'avvento della Rivoluzione Sociale?

Il viaggio fu un vero pellegrinaggio. Benché fossimo dei prigionieri e trattati con severità militare, e che il “Budford” fosse una vecchia botte che faceva acqua da tutte le parti e mettesse costantemente in pericolo le nostre vite durante questa odissea di un mese, il pensiero che eravamo in rotta per il paese della Rivoluzione fertile (in promesse) mantenne tutta la compagnia dei deportati nel migliore umore e nel brivido dell'attesa del grande giorno che si avvicinava. Il viaggio fu lungo, molto lungo, e umilianti le pene che dovemmo sopportare: eravamo ammucchiati sotto il ponte, vivendo nell'umidità e in un'atmosfera marcia, e nutriti con magre razioni. La nostra pazienza era quasi al limite, ma il nostro coraggio irremovibile; e infine giungemmo a destinazione.

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Fu il 19 gennaio 1920, che mettemmo piede a terra sul suolo della Russia dei Soviet. Un sentimento di solennità, di rispetto mi sopraffece subito. È lo stesso sentimento che hanno dovuto provare i miei devoti antenati penetrando per la prima volta nel sancta sanctorum. Un grande desiderio si era impadronito di me, di inginocchiarmi e abbracciare questa terra irrorata dal sangue di generazioni di sofferenze e di martirio, irrorata di nuovo dai rivoluzionari trionfanti dei nostri giorni. Mai in precedenza, nemmeno quando fui restituito alla vita dopo le orribili tenebre di quattordici anni di prigione, ero stato così tanto emozionato, bruciando di desiderio di abbracciare l'umanità, di deporre il mio cuore ai suoi piedi, di sacrificare la mia vita mille volte, se soltanto ciò fosse stato possibile, al servizio della Rivoluzione Sociale. Fu il più grande giorno della mia vita.

Fummo accolti a braccia aperte. L'inno rivoluzionario, eseguito dall'orchestra rossa, ci salutò con entusiasmo nel momento in cui attraversammo la frontiera russa. Le acclamazioni dei difensori dai berretti rossi della Rivoluzione si moltiplicarono attraverso i boschi, risuonando lontano come rombi di tuono. Davanti il simbolo visibile della Rivoluzione Trionfante, rimanevo a capo chino. Ero commosso e fiero, ma tuttavia, mi sentivo piccolo davanti alla grandezza della manifestazione della Rivoluzione Sociale attuale. Quale profondità, quale grandezza vi si rivelavano, e quali immense possibilità si rivelavano alle sue prospettive!

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Ascoltavo la voce della mia anima: “Che la tua vita passata possa aver contribuito, anche se poco, alla realizzazione del grande ideale umano e a questo, che ne è l'inizio”. E ho avuto coscienza della grande felicità che mi era offerta di agire, di lavorare, di aiutare con tutto il mio essere a realizzare l'espressione rivoluzionaria completa di questo meraviglioso popolo. Hanno lottato e sono usciti vittoriosi dalla battaglia. Hanno proclamato la rivoluzione sociale: ciò significava che l'oppressione era cessata, che la sottomissione e lo schiavismo, i due flagelli dell'umanità, erano aboliti. La speranza di molte generazioni ed epoche si erano infine realizzate. La giustizia si era stabilita sulla terra, per lo meno sulla parte del tutto che comprendeva la Russia Sovietica, e oramai questa preziosa eredità non si sarebbe più persa.

 

Ma gli anni di guerra e di rivoluzione hanno esaurito il paese. C'è sofferenza e carestia, e grande bisogno di cuori intrepidi e virili volontà per agire e aiutare. Il mio cuore era pieno di gioia. Sì, mi dedicherò con tutto il mio essere al servizio del popolo. Ringiovanirò per ogni sforzo in avanti, nel compito più duro, per la crescita del benessere comune. Voglio dedicare tutta la mia vita alla realizzazione della grande speranza del mondo, alla Rivoluzione Sociale.

Al primo avamposto dell'esercito russo si organizza un formidabile incontro per darci il benvenuto. La grande sala, piena di soldati e di marinai, le donne in abiti religiosi sulla tribuna degli oratori, i loro discorsi, tutta questa atmosfera palpitante della Rivoluzione in azione... tutto ciò fece una grande impressione su di me. Esortato a dire qualcosa, ringraziao i compagni russi per il caloroso ricevimento fatto ai deportati d'America, mi complimentai per le lotte eroiche che essi sostenevano e dissi loro della grande gioia di trovarmi tra di loro. E in seguito, espressi tutto il mio pensiero in questa unica frase: “Cari compagni”, dissiloro, “non siamo venuti per insegnare, ma per imparare, per imparare e per aiutare”.

Ecco il mio ingresso in Russia, Ed ecco cosa provarono la maggior parte dei deportati, miei compagni.

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK all'opera originale:

La Révolution Russe

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10 aprile 2011 7 10 /04 /aprile /2011 06:00

La Rogna

 

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- Al posto vostro, signora, conserverei il più bello ed annegherei gli altri.

 

 

 

 

 

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-Sì, mia buona caritatevole signora: ho tredici bambini, senza contare le mie nove false gravidanze.

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-Dei salatini poco turbolenti.

 

 

 

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-Non ho che dei figli spirituali: mangiano dei pani vergini.

 

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- Mio padre era avariato.

 

 

 

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- Eravate sola nell'ucciderlo.

- Eravamo in due nel farlo.

 

 

graine_p8_9_q25.jpg- Ce semo dimenticati!!!...

 

 

 

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- Io c'ho tanto faticato nel metterti al mondo!...

 

 

 

 

 

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- Fate dei figli!

-Non ammazzateli!

 

[20.000 invalidi. 3.000 morti ogni anno. Statistiche militari. Discorsi del generale André al Senato. Interpellanza Clémenceau].

 

 

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- Povero piccolo, lascia stare il tuo lattaccio adulterato e scolati 'sto Pernod.

 

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- Crescete, ma non moltiplicatevi!

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- La Chiesa proibisce di imbrogliare: non avrete l'assoluzione.

 

 

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- Maiala! Non ti vuoi svuotare dunque?

 

 

 

 

 

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- Fai passare 'sta cosa, o ti pianto!

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

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7 aprile 2011 4 07 /04 /aprile /2011 06:00

 

Terzo numero interamente illustrato da Hermann-Paul per la famigerata rivista L'Assiette au Beurre. Niente di nuovo, per quanto riguarda quella grande società multinazionale nota come Vaticano. L'autore ha il merito di ritrarre l'altra faccia della religione, quella necessitante oltre che di denaro sonante anche e soprattutto di superstizione, e, diciamolo pure, ci riesce benissimo...

 

 

 

 

 

 

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[Traduzione di Ario Libert]

 

 

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Lourdes

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3 aprile 2011 7 03 /04 /aprile /2011 06:00


Jaroslav Hašek

 

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di  Jean-Claude Polet

 

 

einaudi.jpegIl romanzo umoristico di Jaroslav Hašek Le avventure del buon soldato Chveïk al tempo della Grande Guerra è una delle opere più lette e tradotte della letteratura ceca. Riportò presso i lettori un successo immediato, ma il mondo accademico l'ha a lungo considerato come un'opera marginale, di un livello letterario basso e contrario alla morale. Cento anni dopo la nascita dell'autore, diventa chiaro che si tratta di un'opera che comprende diversi livelli semantici e che il suo significato, sia morale sia sul piano del pensiero, è universale.

hasek-1-edizione--1926.jpgAd un primo approccio, il romanzo si presenta come una satira che descrive in modo popolare l'affondamento dell'esercito austro-ungherese. L'idea geniale di fare di un idiota il personaggio di un romanzo di guerra fu sviluppata dall'autore in un'avventura picaresca, assurda e potenzialmente infinita il cui eroe principale è idiozia in quanto spiritus agens delle istituzioni sociali, come categoria ontologica e come problema filosofico. Per il suo antimilitarismo radicale, Hašek può essere accostato allo scrittore austriaco Karl Krauss ed il suo Gli ultimi giorni dell'umanità.

le-brave-soldat-schweik-joseph-lada.jpgCon la stessa lucidità, egli discerne l'assurdità grottesca ed atroce del meccanismo della guerra e la mostruosa ipocrisia della retorica bellica, giornalistica e clericale. La visione di Hašek non è tuttavia intellettuale, ma ricorderebbe piuttosto lo stile rude di Alfred Jarry. Il suo humour sorge da situazioni tipiche della vita del soldato e del guerriero e provoca una risata che contiene l'orrore: Le avventure del buon soldato Chveïk  meritano anche il titolo di opera più radicalmente antimilitarista ed anti-ideologica dell'epoca moderna.

34 6Il secolo intero impresse il suo segno sulla breve vita di Hašek. Nacque a Praga nella famiglia di un istitutore religioso fervente ed alcolista. Dopo la morte di suo padre, compì i suoi studi all'Accademia commerciale ed inaugura la sua carriera diventando impiegato di banca; ma ben presto l'abbandonò per una vita errante e da bohémien, viaggia in Austria-Ungheria ed all'estero; sin dal 1904, è redattore di un periodo anarchico, e la sua carriera artistica inizia con delle parodie di poesie liriche e di scenette di cabaret scritte in collaborazione e nelle quali recita egli stesso, spesso in ruoli di donna; diventa famoso quando fonda un partito patafisico chiamato “del progresso moderato nei limiti della legge”, e di cui guida in forma parodistica la campagna elettorale.

hasek.jpgCollabora con numerosi giornali, che vanno da fogli politici al Mondo degli animali; si dedica a mistificazioni ingegnose ed a scandali truculenti. Si lega ad amicizia con dei vagabondi e degli intellettuali: Lo scrittore František Langer, l'illustratore di Il buon soldato  Chveïk  Josef Lada e l'attore Emil Artur Longen ed i suoi compagni prenderanno la penna per apportare la loro testimonianza su di lui. Ma, benché sia già in vita diventato una leggenda della società praghese, la sua vita è piena di misteri e di miti. Come autore, Hašek matura non soltanto collaborando con dei periodici di cui riempie alcune pagine, ma anche raccontando delle storie nelle birrerie praghesi. Fonda anche nella letteratura ceca moderna il genere della tradizione orale, continuata in seguito ad esempio da Bohumil Hrabal. Hašek pubblicherà più di mille racconti e storie brevi romanzate con un centinaio di pseudonimi, come “Uno dei Maccabei” o “Benjamin Francklin”.

Hasek_jaroslav1915.jpgNel 1915, Hašek si arruola come volontario nell'Esercito imperiale e reale austro-ungarico; dopo alcuni mesi si fa fare prigioniero sul fronte della Galizia e, al campo di prigionia, si arruola nell'esercito cecoslovacco di Masarik dove lavora di nuovo come giornalista. Diverse volte, cambia le sue posizioni politiche, abbracciando anche delle idee radicalmente contraddittorie, passando da ammiratore a legionario della futura repubblica cecoslovacca, dopo di che, nel 1918, diserta la legione e raggiunge Mosca in condizioni mai interamente rivelate, aderisce al partito bolscevico ed è spedito come commissario rosso in Siberia.

Hasek_jaroslav1920.jpgNel 1921, ritorna a Praga con il compito rivoluzionario di organizzare di organizzare un movimento operaio in Boemia: per fortuna, preferisce tornare alla sua missione letteraria. Comincia a scrivere Le avventure del buon soldato  Chveïk  a puntate nel 1921; con un amico, fa stampare a sue spese il romanzo sotto forma di opuscoli che essi stessi vendono nelle birrerie, poi firma un contratto per terminare il romanzo e si ritira a Lipnice, ai confini della Boemia e della Moravia, dove, sino agli ultimi giorni della sua vita, si dedica di volta in volta alle bevute della birreria ed alla dettatura del “buon soldato”, che porta sino al termine della quarta parte (rimasta incompiuta).

good-soldier-svejk.jpgL'originalità del romanzo è evidente anche se è rimasto incompiuto (il giornalista Karel Vanek ha cercato senza successo di completare la parte in cui Sc'vèik è prigioniero in Russia). Chveïk è uno dei rari personaggi della letteratura del XX secolo ad essere riuscito ad uscire dal libro e vivere una vita autonoma; ciò è accaduto a prezzo di una deviazione semantica o più semplicemente di un equivoco.

svejk.jpgChveïk, nella sua vita paraletteraria è diventato un eroe o piuttosto un antieroe eponimo, il tipo di un furbo sempliciotto che difende la sua pelle attraverso un'obbedienza servile ed una finta stupidità; in ceco ha dato vita all'espressione "fare lo Chveïk", cioè simulare la stupidità per trarne profitto. È vero il contrario: il buon soldato di Hašek si distingue per l'assenza dell'istinto di conservazione: non cerca alcun successo per sé e non ride mai, limitandosi ad un sorriso innocente e beato.

svejk2.jpgL'autore lo paragona ad un Buddha, un Cristo ed un alieno; la sua attività principale è l'attività verbale, essa poggia sulla produzione di una molteplicità di digressioni, di esempi di parabole, di saggezza popolare e piccolo borghese, di cronache nere e di storielline che si raccontano in birreria, il tutto in quantità inesauribili. I discorsi irresistibili di Chveïk mancano di ogni scala di valore, ma producono un effetto pratico: Chveïk paralizza l'azione, provoca l'accanimento e la disperazione degli ufficiali, fa fallire dei piani di guerra. Chveïk è il discendente dei famosi sciocchi letterari come semplicissimus di Grimmelshausen e, allo stesso tempo, un precursore dei lemuri di Beckett.

Sc-veik_bis.jpgIl primo a riconoscere il genio di Hašek fu Max Brod (1884-1968), scrittore praghese di lingua tedesca, amico di Kafka, che non esitò a situare Il buon soldato Chveïk  sullo stesso piano dell'opera di Rabelais o di Cervantes. Contribuì a farlo adattare al teatro in un allestimento di Erwin Piscator a Berlino nel 1928, da cui la fama di Chveïk si propagò nel mondo intero. L'attualizzazione di Chveïk nella Seconda Guerra mondiale realizzata da Bertolt Brecht, è, contrariamente alla concezione di  Hašek, segnata ideologicamente.

stamp.jpgLa scrittura inimitabile di  Hašek parte da un senso raffinato dell'assurdo, da una lingua dialettale colorita e da un gergo militare ceco misto di tedesco ed ungherese; l'azione inizia con l'attentato di Sarajevo e la dichiarazione di guerra, e in un movimento lento dai circoli viziosi e strane spirali, porta il buon soldato ed il suo battaglione verso il fronte russo. È stato detto che  Hašek è un antipodo abbastanza complesso e problematico di Franz Kafka: se il lato nascosto del mondo letterario di Kafka è il comico, quello della commedia di  Hašek è la tragedia.


Jaroslav_Hasek_-_pomnik_v_Lipnici_nad_Sazavou_-_detail.jpgIl personaggio del soldato idiota Chveïk compare nell'opera di  Hašek dal 1911; l'autore, cosciente della grandezza della sua idea, giunge a poco a poco al principio estetico fondato sull'indifferenza e la non differenziazione semantica e di valore. Il lettore non ride tanto per di     Chveïk quanto per la catastrofe semantica che la sua "stupidità" scatena. Il romanziere Frantisek Halas ha definito il romanzo di  Hašek come dadaista; lo scrittore Ivan Olbracht parlava di una stupidità geniale; Jirí Voskovec e Jan Werich, due autori-attori del teatro di avanguardia tra le due guerre parlano dell'idiozia metafisica di  Hašek. 

 

Jean-Claude Polet  

 

 

Tratto da: Auteurs européens du premier XXe siècle: De la drôle de paix à la drôle de guerre (1923-1939)

Éditions De Boeck Université, Bruxelles, 2002.

PP. 22-24. 

 


 

[Traduzione di Ario Libert]  


 

LINK all'opera originale:

 Jaroslav Hašek 

LINK pertinente:

Michal Mares, Jaroslav Hašek, Da: "Come conobbi Franz Kafka"

 

 

 

 

LINK a un video You Tube in lingua ceca trailer del film tratto dal romanzo:


LINK ad un video You Tube, prima puntata su undici del film tratto dal romanzo, sottotitoli in inglese:



  01 di 11.

 
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31 marzo 2011 4 31 /03 /marzo /2011 06:00

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Lo Stato, tutti i suoi apparati, la società civile, visti da Adolphe Willette (1857-1926), anch'egli uno degli autori più graffianti di L'Assiette au Beurre, in un numero intitolato Le Singe, e cioè alla lettera La Scimmia, nel gergo dell'epoca un'espressione dispregiativa per indicare il padrone. Uno dei numeri tra i più apprezzati a livello artistico di quelli sfornati in dodici anni dalla celebre rivista di satira, degno di affiancarsi agli altrettanti celebrati numeri illustrati da Kupka, e da Steinlen.

Allo stile realistico ed estremamente crudi e a volte feroce delle scene raffigurate nelle singole tavole fa infatti riscontro un impianto interpretativo molto astratto simbolico appunto. Geniale semplicemente l'idea di presentare la tematica da lui trattata, e cioè il dominio dell'uomo sull'uomo e del ruolo attivo in questo senso delle istituzioni, non tanto in singole pagine le une slegate alle altre ma magari unite in un unico discorso, bensì in un unicum senza interruzioni né ideologiche né raffigurative.

Questo numero infatti della rivista va visto come un vero e proprio rotolo che si svolge dalla prima all'ultima pagine sfogliandolo ma che si potrebbe ugualmente ridurre ad un cilindro di carta se si tagliassero le singole pagine e si unissero per i loro lati. Questa grande idea dà modo all'autore di presentare il suo discorso critico presentandolo come un'allucinante sfilata carnevalesca delle fondamentali categorie sociali: esercito, magistratura, religione, prostituzione, lavoro, il padrone al centro del trittico, ed infine alcune scenette relative alla politica, alla burocrazia, alla violenza sulla donna, non necessariamente borghese, tiene a precisare Willette.

Quest'idea di trattare in questo modo il numero della rivista non poté che sembrare che naturale all'autore che all'epoca aveva già decorato con enormi affreschi le pareti dei più celebri locali come Il Moulin Rouge (che su vede sullo sfondo della tavola intitolata La Brigata Mondana), Le Chat Noir, ma anche una sala del municipio parigino, e di ristoranti come quello della Cigale, La Taverne de Paris, L'Auberge du Clou, ecc.

Willette collaborò infine con la maggior parte delle riviste umoristiche e satiriche dell'epoca, illustrò anche numerosi libri di autori affermati e si fece apprezzare come pittore.

 

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Il giudice in mezzo all'illustrazione regge una tavola su cui sta scritto: Dura lex pavberibus sed lex (la legge è dura per i poveri, ma è legge). In basso sulla parte sinistra leggiamo la scritta: Quid stum mieser Tunc dicturus e sulla destra sempre in basso: Cum vix justus sit securus!

 

 

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  "March Tempo but not fast"

La Chiesa Anglicana

 

 

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Colui che mi ucciderà

Sarà un mio compagno

 Mi benderà gli occhi 

 

Con il suo fazzoletto blu,

E mi farà morire

Senza farmi soffrire.

 

 

 

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Gli usi e costumi.

 

La brigata Mondana.

 

 

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I lavoratori

 

C'è da bere laggiù!

Berrà chi potrà.

Pagherà chi vorrà.

 

 

 

 

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"Andiamo figli della Patria, il giorno di gloria è giunto".

 

La via all'eguaglianza della Repubblica si insabbia.

Dell'ideale iniziale non rimangono che le lucerne del 14 luglio.

 

 

 

 

 

 

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- Attenti!... ecco la Scimmia!...

 

Sulle botti poste sulla parte anteriore del vagone, si leggono le iscrizioni: legno di Campech (un colorante), Alcool, Melassa.

 

 

 

 

 

 

Marianne en paysanne , s'apprete à subir les hauts fonctionnaires de la République: dessin de Willette. Le Présidenr de la R.F. suivi de juges et du bourreau.

Sulla parte sinistra la Repubblica rischiara il mondo dei funzionari. Dietro di essa Auguste Potacolle, la sputacchiera dell'Eliseo 50.000 franchi, 250.000 con le mance.  Dietro ancora, Joseph Prudhomme, Presidente della Repubblica Francese, 1.200.000 franchi, e dietro di lui in primo piano il Boia, 6.000 franchi e con gli spostamenti e le gratifiche: 30.000 franchi.

 

 

 

 

 

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Gli uomini politici


 

 

 

 


Foule de fonctionnaires avec des casquettes marquées : Guerre ,Cultes , Marine, Beaux-Arts , etc ...

Trionfo del Signor Chi-di-Diritto

 

[Una folla di funzionari trasporta un capo dalle orecchie asinine con in mano uno scettro che non è altro che un timbro gigantesco, simbolo della burocrazia. Sui copricapi dei sottoposti sta scritto: Guerra, Culti, Marina, Belle-Arti. Sullo sfondo un enorme bottiglia per l'inchiostro].

 

 

 

 

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Qui si è rinunciato a toccare le imposte....

 

 

 

 

 

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È proibito sedersi... ma non sopra le ginocchia del Padrone.

 

 

 

 

 

 

 

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Nota bene. - La Scimmia non è sempre un Borghese.

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK all'opera originale:

Le Singe

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27 marzo 2011 7 27 /03 /marzo /2011 11:23

PROUDHONIANA

 

 


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di CHAM

 

ALBO DEDICATO AI PROPRIETARI
 


 

 

 

 

 

 

 

 

proudhoniana--021.jpgCome il signor Proudhon se la prende con la proprietà senza prendersela con il proprietario

 

-Fate bene attenzione... non è voi che colpisco ma il vostro cappello!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Almeno voi, amici miei, veri amici miei ... capite come me il vero sistema sociale... Raddoppiate dunque i vostri attacchi contro le proprietà! 


 

 

 

 

 

proudhoniana--23.jpgRitratto dal vero del cittadino Proudhon, distruttore di proprietari.

 

[Sulla grande cassa di legno si legge: IMPOSTA PROGRESSIVA]

 

 

 

 

 

 

 

proudhoniana--024.jpgIl signor Proudhon travestito

 

-Nessuno potrà riconoscermi sotto questo costume.

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert] 

 

LINK all'opera originale:

Proudhoniana

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