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20 maggio 2011 5 20 /05 /maggio /2011 06:00

Jaroslav Hašek

Michal MaresMichal Mareš
 


Michal Mareš

[...]

 

34 6

Solo una volta ho visto ridere Kafka di cuore: da Jaroslav Hašek.

svejkIl Buon soldato Svejk non era ancora nato quando Hašek aveva già la fama di uomo in gamba in centinaia di bettole praghesi. Ma in due locali si mise particolarmente in vista: un ristorante di periferia con giardino a Zizikov e ancor più il Kabaret Balkan, in Templergäßchen (città Vecchia), allora (dal 1910 fino allo scoppio della guerra mondiale) covo di letterati, artisti, musicisti, attori con il loro seguito. Non era richiesto un biglietto d'entrata, ma spesso avevano luogo aste di schizzi, quadri e anche manoscritti e il ricavo veniva speso in allegria.

Kafka a 26 anni,Ci portai Franz Kafka, modesto e riservato come sempre, che vi conobbe non solo Hašek, ma anche alcuni altri scrittori cechi, poi divenuto celebri: S. K. Neumann, Karel Toman, Frána Sramek e Gellner, il pittore Brunner e lo scultore Štursa, una compagnia di mattacchioni. A Kafka piacque molto, e così pure il programma, artisticamente notevole e sempre vario. Riservato e spesso quasi chiuso, egli contemplava l'animazione con un dolce sorriso, come faceva incontrando dei conoscenti, sempre con una lieve ombra di tristezza. Solo i suoi occhi scuri, infinitamente attenti e scrutatori, si illuminavano un attimo, per ridiventare poi penosi se non addirittura scostanti. Quando, però, Hašek con voce gracchainte e avvinazzata cominciava a cantare una canzone, svaniva tutta la sua malinconia [...].

HasekRidere sonoramente lo sentii tuttavia una volta sola, nel locale Zum Grünen Baum, a Zizinov.

Ma procediamo con ordine: "Il Partito del progresso moderato nell'ambito della legge", una cosa del genere esisteva nella imperial monarchia austriaca, ma era il nome fittizio di una organizzazione anarchica. Comunque era un'allegra compagnia: alcuni cittadini, assolutamente sconosciuti alla polizia, fungevano da fondatori, gli statuti erano stati presentati e persino approvati dalla prefettura. Quando, nel maggio 1912, ebbero luogo le elezioni politiche, anche questo "partito" tenne un comizio; Hašek si presentò come candidato. Manifesti rosso sangue annunciavano:

 


COMIZIO PUBBLICO

 

Il partito politico del progresso moderato nell'ambito della legge organizza un raduno degli elettori delle circoscrizioni di Zizikov e di Königliche Weinberge.


PROGRAMMA

 

Situazione politica. Elezioni politiche. Alcolismo, prostituzione, darwinismo e il re di Bulgaria.

Referente: Il cittadino Jaroslav Hašek, scrittore e pubblicista, presenterà la sua candidatura.

 

hasek--partito-politico-del-progresso-moderato-nell-ambito-.jpg

I fondatori del proto-dadaistico "Partito politico del progresso moderato nell'ambito della legge".


 

Zadruha

"Zadruha", la rivista anarchica di cui era direttore Michail Kácha, presidente del "partito" fondato da Hašek.


1887Vi intervenne una folla enorme, c'era anche Kafka. Michail Kácha, calzolaio, eminente pubblicista, direttore del settimanale "Zadruha" (denominazione  in ceco antico di Comune), fu eletto presidente; secondo presidente: lo scrittore e buon amico di Hašek, M. Z. Kudej; segretario il compilatore di codesta relazione. Ecco un breve resoconto, a memoria, di quella memorabile riunione [...].

 

Così parlò Hašek:

 


 

"Cari amici,

 

HASEK_4.jpgho l'onore di presentarmi come candidato e dico subito, con franchezza: È noto che un deputato riceve un'indennità di dieci fiorini al giorno, una bella somma. È di questa, perché dovrei mentire, che mi importa soprattutto. Con il mio attuale lavoro di scrittore e di giornalista non potrò mai guadagnare dieci fiorini al giorno, a meno che non faccia la spia per la polizia come seconda professione. Dieci fiorini! Se sarò eletto saranno bene comune, che scialacquerò con amici di partito ed elettori.

hasek-copia-1.jpgPassando alla situazione politica, posso dire soltanto che è proprio sudicia, per quanto molto meno ripignante della politica stessa, ciò che si può rilevare dalla voracità di molti noti uomini politici (acclamazioni: Farabutti, truffatori, ladri, porci, ecc). Giustissimo, è così che si deve intendere, se osservando tutte quelle porcherie e intrighi, ci ritraiamo in noi stessi, ci scrutiamo per giungere alla conclusione: infischiarsene di tutto e percorrere la strada che porta alla buona bevuta, che fa dimenticare tutto, la quale, in verità, deve portare all'alcolismo, come dice il programma. L'alcolismo è dunque in primo luogo, come detto, tanto diffuso, perché la gente vuole dimenticare e si sforza di fuggire gli scellerati, e inoltre, in secondo luogo, perché sono delle scimmie: di uno vogliono imitare tutto. Per esempio io comincio a trincare; subito si uniscono a me due, tre, dieci fratelli, bevono con me, e poiché i dieci danno ancora una volta un maledetto esempio, decuplicato, ad altri dieci, già bevono in cento e cento volte cento fanno diecimila e diecimila per diecimila sono un milione, tutta una nazione e popoli interi!

hasek-jaroslav.jpgDa questo esempio poteve vedere più chiaramente la profonda filosofia di un Darwin e del suo insegnamento: il darwinismo. Del resto gli uomini sono simili alle scimmie, anche quando non bevono. Per esempio si può provare che tutti i commissari di polizia del mondo hanno una faccia da scimmia (applausi e grida in sala), sola la fisionomia del signor commissario qui presente non assomiglia a una scimmia, ma piuttosto a una creatura angelica di particolare bontà, giacché dovunque abbia parlato in sua presenza, fu sempre sua cara abitudine versare alla fine della conferenza il prezzo del biglietto d'ingresso, sotto forma di pagamento posticipato di tutte le bevande, che io per esempio anche oggi sono disposto a bere alla sua salute. (Risate. Al commissario dottor Joseph Kislinger, non resta null'altro che fare buon viso a cattivo gioco. Si porta al palco dell'oratore birra innaffiata di rum. Applauso speciale).

hasek_lada.jpgCosì le prostitute e le abitatrici dei bordelli sono delle vere samaritane, piene di bontà, in confronto alla prostituzione politica. Le innocenti e graziose creature sono proprio delle sante se confrontate con i beneficiari dei disordini politici che scuotono ininterrottamente con sobillazioni l'infelice penisola balcanica, insieme a imbrogli di corruzione, ciò che ognuno di noi può riconoscere chiaramente. Se sarò eletto, prometto ai miei elettori che, nell'ambito del nostro programma di partito, metterò in discussione in parlamento tutte le porcherie. Si vedrà allora se un uomo dalle tendenze normali potrà essere palpeggiato senza tanti riguardi da uno sporcaccione, senza un paio di schiaffoni da parte dell'importunato, per poi venir anche condannato da un tribunale.

Or non è molto viaggiavo da Belgrado a Sofia in terza classe. E siccome uno slavo ha fratelli in tutto il mondo con cui potersi intendere in tedesco con un serbo e ci siamo davvero capiti fraternamente. La conseguenza fu che, con una piccola corruzione, ricordo della mancia qui usuale all'epoca dei turchi, fui trascinato, con il mio biglietto di terza classe, in uno scompartimento di prima. Lì era seduto uno sulla cinquantina, ben nutrito e con pizzo. Egli cominciò una conversazione molto gentile, passando però presto ad allusioni equivoche, dopo aver continuamente osservato con compiacimento. Tale corteggiamento, accompagnato da carezze, mi fece sbottare di rabbia, perché io sono un uomo normale, e quello sporcaccione, che voleva agire così contro natura, questo devo dirvelo, per arrivare all'ultimo punto del mio programma, quel tipo era il re bulgaro... (Ora il buon commissario dovette intervenire minacciando di dover sciogliere l'assemblea se avesse continuato). Signor commissario, non parlerò dunque più, ma una sberla l'ha pur avuta quel sporcaccione...".

La riunione finì tra le risate generali e i partecipanti intonarono l'inno del partito:


Pan Hašek je náš kandidát...

(Il signor Hašek è il nostro candidato...)

 

 

Sono passati molti anni da quel comizio e qualche perla dell'umorismo di Hašek può essermi sfuggita; ma allora Kafka, quest'uomo dal dolce sorriso, immerso in se stesso, rise sonoramente e di cuore; lo vidi ridere solo quella volta. E continuando a sorridere soddisfatto, ne parlò a Franz Werfel al Café Edison e poi anche al suo amico Max Brod.

 

[...].

 

 

 

[A cura di Ario Libert]

 

 

LINK pertinenti alla tematica:

Jean-Claude Polet, Jaroslav Hašek

 

LINK pertinente alla tematica del presente post:

Zo d'Axa. Il Candidato di "La Feuille"; Agli Elettori; E' stato eletto, 1898

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15 maggio 2011 7 15 /05 /maggio /2011 06:00

Tra le primissime opere del grande disegnatore di satira Gustave-Henri Jossot, Artistes et Bourgeois, del 1894, è un lavoro estremamente importante per capire ed apprezzare il Jossot che esploderà di lì a pochi anni all'Assiette au Beurre, la celebre rivista libertaria, o almeno rigurgitante di autori libertari, e per cui egli disegnò molti numeri che lo consacrarono ad una solida celebrità anche internazionale. Si tratta di una raccolta di 24 tavole a colori suddivisa in due parti di dodici tavole ognuna, di cui la prima intitolata "Artistes" e la seconda "Bourgeois". In realtà Jossot non vuole contrappore in questa sua prima opera un mondo idealizzato dall'arte, libero e autentico al mondo gretto ed egoistico della piccola borghesia di provincia.

Entrambi gli ambienti sono vivisezionati impietosamente dal suo sguardo affilato ad una critica sociale molto precisa, e virulenta, entrambe le categorie sociali, sia gli artisti ritratti da Jossot in tutta la loro grettezza sia la borghesia, scaturiscono dalla medesima relatà sociale, dagli stessi ambienti familiari potremmo dire, valga da sostegno a questa mia affermazione la quarta vignetta della sequenza dedicata agli artisti, che sembra unificare in sé le due tematiche scelta per questa sua prima raccolta: "Via! Riuscirai come gli altri... ci sono tanti di quegli incapaci che ci riescono!".

Stilisticamente si riconosce già il Jossot futuro. Il tratto è però più sottile di quello che egli userà per le sue opera di satira politica e di costume, i colori sono sempre gli stessi, chiassosi e prini di sfumature, una bizzarra nota che caratterizza le 24 tavole di questa raccolta è data dal modo di disegnare gli indumenti dei personaggi che compaiono nelle tavole delle pieghe che sembrano invece quasi dei drappeggi attorcigliati, che li rendono graficamente ancora più buffi di quanto non lo siano sul piano della mentalità. Un vezzo che Jossot dispiegherà unicamente qui, e che infatti non ritroviamo né in altre sue vignette o nella cartellonistica pubblicitaria coeve né tanto più nella sua successiva raccolta del 1901 intitolata Femelles [Femmine] e che presto presenteremo in La Tradizione Libertaria.

 

 ARTISTI & BORGHESI 

 

 

VENTIQUATTRO COMPOSIZIONI

 

 

 

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GLI ARTISTI

 

 

 

 

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-Per ottenere questi disegni di una fattura così insolita, di una stranezza così inquietante, lascio cadere una goccia di inchiostro di China su un pezzo di bristol; lo piego in due, lo comprimo, lo apro... ed ecco fatto!

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Ho un grandissimo talento, non lo nego, ma sono troppo modesto per diventare celebre!


 

 

 

 

 

 

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-Per le tonalità della pelle, non posso oramai  impiegare che due colori: il verde ed il viola.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Via! Riuscirai come gli altri... ci sono tanti di quegli incapaci che ci riescono!


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Prima di esercitare un mestiere, bisogna impararlo;... non saprai mai dipingere se insisti a non voler seguire i corsi della Scuola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-La mia opera è l'idiosincrasia sintetica delle follie e delle oscure morbidezze della modalità delle contingenze.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-E il tuo nuovo libro?

-Caro mio, diventa sempre più stupidamente shakespeariano!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Con le tue teorie sovversive, diventerai semplicemente un frutto secco, un fallito, un declassato...


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Il vostro Louvre?... Ma non scambierei tutto quel che contiene contro il più piccolo dei miei schizzi!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Ma è accolto al Salon, lui..., ha delle richieste ufficiali lui... è decorato, lui...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Lo farò dapprima apparire a puntate, poi pubblicare, tradurre in inglese, in tedesco, in russo; dopo, lo adatterei al teatro, e se l'America...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Perbacco! dimmi subito che sei superiore al signor Bonnat!

 

 

 

 

 

I BORGHESI


 


 


 

 

 

 

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-Célestine, vi dò gli otto giorni; troppo zelo, figlia mia... Non vi ho mica incaricata di questo bisogno; sono in grado di farlo da me stessa!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-È con il signor Duflost o al suo giardiniere che ho l'onore di parlare?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Eppure dovresti capire che un contabile di casa Potin non può sposare la sua lavandaia!

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Ritirarmi dagli affari, Signora!... ma allora non sarei più un padrone, tornerei ad essere uno qualunque!

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Rosalie, quando riordinerete, raccogliete accuratamente le briciole di pane... questa sera faremo dei maccheroni gratinati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Eudoxie, vi proibisco di truccarvi in modo così vistoso; non voglio che vi scambino per una sacerdotessa di Venere!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Ma, signor Taupin, le vostre modelle sono degli esseri senza pudore!...

-Errore, signora baronessa; una donna nuda è più casta di una con la scollatura! 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Molto allegro il nostro nuovo appartamento... vista sul  cimitero... molta animazione... funerali ogni giorno!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Piccolo miserabile!... Osi vestirti da domenica un giorno feriale?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Ah, diamine! siete addetto al ministero dell'Interno!... E quali sono le vostre funzioni?...

-Organizzatore delle manifestazioni spontanee.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Vostra moglie ha appena partorito due gemelli!

 -Pazienza, se il mio piede non fosse slittato, ne avrei avuti tre!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Hai il coraggio di portare l'ombrello nuovo con un tempo simile!

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK all'opera originale:

Artistes et Bourgeois, Vingt-quatre compositions

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10 maggio 2011 2 10 /05 /maggio /2011 21:43

L'ONORE

 

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-L'Onore?... un'invenzione delle Alte Crapule.

 

 

 

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-Ho sempre fatto onore alla mia firma.

 

 

 

 

 

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-Mascalzone, ma deputato; dunque onorevole.

 

 

 

 

 

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-L'onore è soddisfatto.

 

 

 

 

 

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-Rispetto per l'accusato... è ufficiale della legion d'onore.

 

 

 

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-Uomo onorevole, sposerebbe giovane ragazza, 200.000 franchi, con pecca.

 

 

 

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-Togliamo la nostra rosetta prima d'entrare.

 

 

 

 

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-L'Onore, è come le vecchie calzette; si rammenda, e questo è l'ago.

 

 

 

 

honneur--09.jpg-Cos'è dunque diventato il vostro collega che rappresentava l'onore dell'esercito.

 

 

 

 

honneur--10.jpg-Bisogna essere pazzi per sospettare l'onore di un uomo così ricco.

 

 

 

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-Vostro padre ha fatto fallimento, vostra moglie vi tradisce, vostra sorella ha degli amanti,

e voi osate parlare del vostro onore!...

 

 

 

honneur--12.jpg-Via!... Qualche mese di prigione non intacca l'onore di un uomo.

 

 

 

 

honneur--13.jpg-Sono alla mia sedicesima condanna, parola d'onore!

 

 

 

honneur--14.jpg-Preferire l'onore al denaro, questo si vede a volte... nei romanzi.

 

 

honneur--15.jpg-Soprattutto, non dire agli amici che ti scucio del denaro, sarei disonorato!...

 

 

 

honneur--16.jpg-Tutto è perduto, anche l'onore...

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

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5 maggio 2011 4 05 /05 /maggio /2011 06:00

I GIURATI

 

 

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-Sul mio onore e sulla mia coscienza,

davanti a Dio e davanti agli uomini,

... eccetera... idiozie...

 

 

 

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-Siamo dodici bravi borghesi... l'accusato è anarchico... Il caso è chiaro...

 

 

 

 

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-Forse è perché l'accusato è notaio come me, che mi sento pieno di indulgenza...?

 

 

 

 

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-Io non cerco mica il pelo nell'uovo: rispondo sempre di sì a tutte le domande...

 

 

 

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-Ah! È lui, l'amante preferito della mia amante!...

 

 

 

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-Un marito che uccide una moglie, è naturale; ma una moglie che uccide un marito!...

 

 

 

 

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-I militari condannano dietro un ordine; noi non obbediamo che alle nostre opinioni.

 

 

 

 

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-Le sette e mezza, Ceniamo prima... Delibereremo poi!...

 

 

 

 

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-Decisamente, le assisi mancano di vita!...

Che ci restituiscano la pena di morte!...

 

 

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-Ha ucciso, è vero, ma è un così buon patriota!..

 

 

 

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-Una buona digestione invita alla mansuetudine...

 

 

 

 

 

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-Deve pur provocare una piccola emozione votare per la morte: me la voglio proprio concedere.

 

 

 

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-Non siete qui per assolvere ma per rendere giustizia!...

 

 

 

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-Nessuna ricusazione e Ciccina mi aspetta!... Peggio per gli accusati!

 

 

 

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-È un ebreo: se lo assolviamo, Drumond sbraiterà!...

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

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2 maggio 2011 1 02 /05 /maggio /2011 06:00
 I Martiri di Chicago

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Alle origini del Primo Maggio


 
Il 1° maggio 1886, la pressione sindacale permette a circa 200.000 lavoratori americani di ottenere la giornata di otto ore. Ma altri, meno fortunati, circa 340.000, devono far sciopero  per forzare il loro datore di lavoro a cedere. Il 3 maggio, una manifestazione fa tre morti tra gli scioperanti della società McCormick Harvester, a Chicago. Una marcia di protesta ha luogo il giorno seguente ed in serata, mentre la manifestazione si disperde ad Haymarket Square, non restano che 200 manifestanti di fronte ad altrettanti poliziotti. È allora che esplode una bomba davanti alle forze dell'ordine. Fa una quindicina di morti tra le fila della polizia.

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Alle origini del 1° maggio

Fondata nel 1881, l'antenato diretto della AFL [2], la FOTLU [2]  raggruppa gli operai qualificati (degli uomini, bianchi e americani di provenienza) e non conta che 50.000 aderenti. Ma durante un congresso decide di porre in primo piano delle sue rivendicazioni la giornata di otto ore e di considerare la data del 1° maggio 1886 per una manifestazione di massa. Comincia allora un'immensa campagna di propaganda che rafforza l'organizzazione. Sin dall'aprile del 1886, alcune imprese accordano anche ai loro salariati la giornata delle otto ore senza diminuzione di salario: 200.000 lavoratori circa beneficeranno di una riduzione di lavoro.
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Nel 1886, i Cavalieri del Lavoro (fondata nel 1868 con forti riferimenti massonici [3]) raduna tutti i lavoratori a livello di una località, Bianchi e Neri, donne e uomini, Americani di "starto" ed immigranti: operai qualificati e non, essi rappresentano più di 700.000 aderenti. Gli aderenti dell'Ordine svolsero il ruolo principale nello sciopero del 1° maggio 1886, benché la direzione dell'Ordine l'avesse condannata. I responsabili ed i militanti dei Cavalieri del Lavoro furono le principali vittime della repressione dopo il massacro di Haymarket, benché la direzione dell'Ordine abbia rifiutato di intervenire in favore dei condannati di Chicago. I Cavalieri del Lavoro sarebbero in seguito andati rapidamente declinando.

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L'iniziativa degli operai americani non avrebbe avuto che un debole ripercussione nel paese ed all'estero senza gli avvenimenti tragici di Chicago che commossero il mondo intero. Sicuri dell'impunità, le milizie padronali provocavano degli incidenti sanguinosi. Il 3 maggio, degli operai che manifestavano davanti alla fabbrica di macchine agricole Mac Cormick, a Chicago sono fatti bersaglio di colpi sparati dalla polizia privata, la battaglia che ne consegue fa numerose vittime.

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Gli scioperanti sono soprattutto di origine tedesca e, nel loro giornale "Arbeiter Zeitung" compare il seguente appello: "Schiavi in piedi! La guerra di classe è iniziata. Degli operai sono stati fucilati ieri davanti allo stabilimento Mac Cornick. Il loro sangue grida vendetta. Il dubbio non è più possibile. Le bestie feroci che ci governano sono avide del sangue dei lavoratori, ma i lavoratori non sono bestiame da abbattere. Al terrore bianco, risponderanno con il terrore rosso. Meglio morire che vivere nella miseria. Poiché ci sparano, rispondiamo in modo che i nostri padroni ne conservano a lungo il ricordo. La situazione ci costringe ad impugnare le armi".

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La sera del 4 maggio, più di 15.000 operai si recano sulla piazza del fieno (Haymarket) per manifestare pacificamente. Vengono pronunciati dei discorsi, soprattutto da Spies, Parsons, Fielden. La folla si ritira, quando un centinaio di guardie nazionali caricano con violenza. Una bomba, lanciata non si sa da dove, cade in mezzo alle forze di polizia, uccidendone sette e ferendone gravemente una sessantina. Le autorità procedono a degli arresti tra gli agitatori dello sciopero ed i redattori dell'Arbeiter Zeintung": Auguste Spies, nato in Assia (Germania), nel 1855; Samuel Fielden, suddito inglese, nato nel 1846; Oscar Neebe, nato a Filadelfia, nel 1846; Michel Schwab, nato a Mannhelm (Germania), nel 1853; Louis Lingg, nato in Germania, nel 1864; Adolphe Fischer, nato in Germania, nel 1856;  Georges Engel, nato in Germania, nel 1835; Albert Parsons, Americano, nato nel 1847.

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Il verdetto è emesso il 17 maggio. Gli otto accusati sono condannati all'impiccagione. Una misura di grazia interviene per Schwab e Fielden, la cui pena è commutata all'ergastolo, e per Neebe, la cui pena è ridotta a quindici anni di prigione. L'11 novembre 1887, gli altri sono messi a morte, a parte Lingg che si è suicidato. Sei anni dopo, un altro governatore dell'Illimois John Altgeld, proclama l'assoluta innocenza dei condannati: "Una tale ferocità non ha precedenti nella storia. Considero come un dovere in queste circostanze e per le ragioni sopra esposte, di agire conformemente a queste conclusioni e ordino oggi, 26 giugno 1893, che si pongano in libertà senza condizioni Samuel Fielden, Oscar Neebe e Michel Schwab".

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Spies, Lingg, Engel, Fischer e Parsons sono riabilitati. L'idea americana è ripresa dagli altri lavoratori degli altri paesi. Nel 1899, a Parigi, durante un congresso internazionale, una proposta che richiede "l'organizzazione di una grande manifestazione internazionale a favore della riduzione delle ore di lavoro che sarà fatta ad una data fissa, la stessa per tutti" è adottata e la data è quella scelta dai lavoratori americani. Il 1° Maggio assume allora nel mondo intero il significato di una giornata di rivendicazione dei lavoratori di fronte alla società capitalista.


haymarket-monumento-moderno-di-Mary-Brogger--2004.jpgHaymarket, opera di Mary Brogger del 2004 
a memoria dei tragici avvenimenti del 1886.


HaymarketMartyrs.jpgI martiri di Haymarket da una pubblicazione del 1887.

OLT


[Traduzione di Ario Libert]



NOTE

[1] American Federation of Labor (Federazione Americana del Lavoro- AFL).

[2] Federazione dei Mestieri Organizzati e dei Sindacati dei Lavoratori.

[3] Il Noble and Holy Order of the Knights of Labor (Nobile e santo ordine dei cavalieri del lavoro).


LINK:
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1 maggio 2011 7 01 /05 /maggio /2011 06:00

Il 1° Maggio

 

makhno nestor

Simbolo di un'era nuova nella vita e la lotta dei lavoratori

 

di Nestor Makhno

 

La giornata del primo Maggio è considerata nel mondo socialista come la festa del Lavoro. Si tratta di una falsa affermazione del 1° Maggio che ha talmente permeato la vita dei lavoratori che effettivamente in molti paesi, essi lo celebrano in tal modo. Infatti, il primo maggio non è un giorno di festa per i lavoratori.

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No, i lavoratori non devono, quel giorno rimanere nelle loro officine o nei campi. Quel giorno, i lavoratori di tutti i paesi devono riunirsi in ogni villaggio, in ogni città, per organizzare delle riunioni di massa, non per festeggiare quel giorno così come lo concepiscono i socialisti statalisti ed in particolare i bolscevichi, ma per contare le loro forze, per determinare le possibilità di lotta diretta contro l'ordine marcio, vile schiavista, fondato sulla violenza e la menzogna.

 


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Durante questo giorno storico già istituito, è più facile a tutti i lavoratori riunirsi e più comodo manifestare la loro volontà collettiva, così come discutere in comune tutto quanto riguarda le questioni essenziali del presente e del futuro. Sono più di quaranta anni che i lavoratori americani di Chicago e dei dintorni si riuniscono il primo Maggio. Ascoltarono là dei discorsi di numerosi oratori socialisti, e soprattutto quelli degli oratori anarchici, perché essi assimilavano le idee libertarie e si mettevano francamente dalla parte degli anarchici. I lavoratori americani tentarono quel giorno, organizzandosi, di esprimere la loro protesta contro l'infame ordine dello Stato e del Capitale dei possidenti.

È su questo che intervengono i libertari americani Spiess, Parsons ed altri. È allora che questo incontro fu interrotta da delle provocazioni di mercenari del Capitale e si e terminò con il massacro di lavoratori disarmati, seguito dall'arresto e dall'assassinio di Spiess, Parsons ed altri compagni. I lavoratori di Chicago e dei dintorni non si radunavano per festeggiare la giornata del primo Maggio. Si erano raddunati per risolvere in comune i problemi della loro vita e delle loro lotte. Anche oggi, ovunque i lavoratori si sono liberati dalla tutela della borghesia e dalla socialdemocrazia legate ad essa (indifferentemente menscevica o bolscevica) o tentano di farlo, essi considerano il 1° Maggio come l'occasione di un incontro per occuparsi dei loro affari diretti ed occuparsi della loro emancipazione.


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Essi esprimono, attraverso queste aspirazioni, la loro solidarietà e la loro stima nei confronti dei martiri di Chicago. Essi sentono dunque che non può essere per essi un giorno di festa. Così, il primo Maggio, a dispetto delle affermazioni dei "socialisti professionisti" che tendono a presentarlo come la festa del lavoro, non può esserlo per dei lavoratori coscienti. Il primo Maggio, è il simbolo di un'era nuova nella vita e nella lotta dei lavoratori, un 'era che presenta ogni anno per i lavoratori, nuove e sempre più difficili e decisive battaglie contro la borghesia, per la libertà e l'indipendenza che sono loro strappate, per il loro ideale sociale. 

 

Nestor Makhno

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

LINK:

Les Martyrs de Chicago - aux origines du 1er mai

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30 aprile 2011 6 30 /04 /aprile /2011 06:00

I Martiri di Chicago

 

Alle origini del Primo Maggio


 

olt, Chicago, 0

 

Il 4 maggio 1886, a Chicago una bomba scoppia a Haymarket Square, nel corso di una riunione di lavoratori in lotta per ottenere le otto ore. La polizia spara sugli scioperanti, che rispondono. Decine di morti e feriti rimangono sul terreno.

 

 

 

Accusati di aver incitato alla violenza, gli anarchici:

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August Spies

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Albert R. Parsons


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Louis Lingg


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Adolph Fischer


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George Engel


sono condannati all'impiccagione l'11 novembre 1887


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Saranno riabilitati il 26 giugno 1893...

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK al post originale:

Les Martyrs de Chicago aux origines du 1er Mai

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27 aprile 2011 3 27 /04 /aprile /2011 06:00

CIRCOLATE!

 

 

 

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- Detto tra noi, hai mai saputo somministrare come si deve un pestaggio?

 

 

 

 

 

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- Se ti lamenti, avrai a che fare con la gattabuia.

 

 

 

 

 

 

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- Signor agente...

-Non è il mio marciapiede!

 

 

 

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- N'dov'è il maiale che ha gridato: "Morte agli sbirri!"?

 

 

 

 

 

 

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- La soppressione delle brigade centrali: sarebbe il disordine! Chi si batterebbe durante le sommosse?

 

 

 

 

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- Ci vogliono i vigili urbani: sono necessari!

 

 

 

 

 

circulez_p8_9_q20.jpgI CUSTODI DELLA PACE

 

 

 

 

 

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- Dirai che ci ha chiamato  sbirraglia.

 

 

 

 

 

 

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- È troppo comune per salire di grado: è di una comunità...

- Non conoscete il francese brigadiere! Non potreste dire: è di un comunismo?

 

 

 

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- Ah! Sei un giornalista!!!

 

 

 

 

 

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- Non dimenticate l'acquavite e i manganelli.

 

 

 

 

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- Maledizione! Che vento!...

-Speriamo che non si tratti ancora di un ciclone!...

 

 

 

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- Lasciate che si spieghino!

 

 

 

 

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- Disperdetevi!

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

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24 aprile 2011 7 24 /04 /aprile /2011 06:00

Il voto ed il suffragio universale

 

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"Gli anarchici non votano!"

 Abbiamo ascoltato quest'affermazione con una certa frequenza. È vera? 

 

di Eduardo Colombo

 

 

Il Voto.

 

elezioni.jpgVediamo innanzitutto cos'è votare.

I. Il voto è una procedura per esprimere un'opinione o una volontà. Nell'etimologia latina, votum è il participio passato di vivere: invocare (dal dizionario Littré), augurare, dare o rifiutare il proprio augurio. Votare, è dare la propria voce in capitolo (nelle antiche confraternite religiose). Si può votare in diversi modi, come ad esempio, per ordini o per testa. Il suffragio, o voto, è un metodo che serve abitualmente a formare una maggioranza (relativa, semplice, di 3/4, ecc.). Non ha senso che nel caso in cui si può considerare che l'esistenza di un'opinione maggioritaria sia pertinente alla questione.

elezioni--voting--jpgII. Votare, dunque è dare un'opinione (in senso ampio) su qualche cosa o su qualcuno, in generale per costituire una maggioranza. Dare il proprio voto può servire in una delibera o in un'elezione: in quest'ultimo caso, ciò permette di scegliere (le parole electio e eligere significano "scelta" e "scegliere") tra due o più persone che postulano per un acarica istituzionale. Lo si può utilizzare anche per eligere una strategia o, anche, per affermare o negare un punto di vista.

elezioni--nazismo.jpgIII. Il voto serve a creare una maggioranza, certo, ma a cosa serve una "maggioranza"? Sicuramente ad aver ragione. Ma là dove le opinioni divergono su delle questioni di opportunità o di tattica, là dove gli argomenti non sono convincenti- ed ancora una volta, non si tratta di questioni di principi o di valori-, ad esempio, per decidere quale giorno si inizia uno sciopero o per sapere se si è d'accordo per fare un numero speciale della rivista, la decisione a maggioranza diventa una procedura utile.

elezioni-SPD-2.jpgIV. Per gli anarchici, allora, si deve considerare il voto in rapporto alla pertinenza di una maggioranza.

    Primo: la legge della maggioranza (facilmente criticabile e criticata a livello della filosofia politica dell'anarchismo) peculiare alla democrazia diretta o indiretta non è una "legge" che si impone agli anarchici: ogni presa di decisione, ogni impegno deve essere liberamente acquisito o accettato.

 elezioni--stalin.jpgSecondo: in materia di valori, di "principi", di conoscenze, chiedere di prendere una decisione "a maggioranza" è un'inezia.

Mi rifiuto di partecipare ad un voto in cui si dovrà decidere se la libertà è preferibile alla schiavitù, o se la teoria immunologica della "selezione clonale" è vera.

elezioni-1924-fascismo.jpgMa se si ha a che fare con obiettivi strategici di gruppo, se si devono intraprendere delle attività comuni, se bisogna mettersi d'accordo per scegliere un orientamento invece di un altro- e che io, in quanto individuo, non penso che questa scelta riguardi i miei valori (i miei principi)- posso molto bene accettare come metodo utile la partecipazione ad una decisione presa a maggioranza.

Corollario: in un gruppo anarchico o in un'assemblea, se insieme si è deciso di chiamare ad una decisione a maggioranza, e che personalmente accetto di partecipare al voto, allora mi attengo alla decisione maggioritaria (il che è una regola di responsabilità etica).

 

Il voto segreto

 

Il voto deve essere pubblico o segreto?

montesquieu.jpg"È una grande domanda " diceva Montesquieu nel II libro del suo De l'esprit des lois, che, affrontando il problema, si appoggia su Cicerone. Quest'ultimo scrive nel libro III delle Leggi: "Il meglio è di dare il il proprio suffragio a voce alta; ma possiamo fare in modo che così sia la regola?". E aggiunge alcune righe dopo: di una legge che stabilisce lo "scrutinio segreto", "mai un popolo libero ne ha sentito il bisogno; lo reclama con insistenza quando è oppresso sotto la potenza ed il dominio dei potenti".

Montesquieu approva: "senza dubbio che, quando il popolo dà i suoi suffragi, essi devono essere pubblici, e questo deve essere considerato come una legge fondamentale della democrazia" [1]. Ma né Cicerone né Montesquieu provano una calda passione per l'eguaglianza e trovano delle circostanze attenuanti per tutti quelli che fanno appello al segreto. Il voto segreto - crede Montesquieu- previene gli imbrogli quando, in un'aristocrazia, il corpo dei nobili deve dare il suo suffragio, poiché "tutto si fa tramite imbrogli e per accordi presso i potenti" (Lesage).

machiavelli.jpgPer contro, Machiavelli, spirito avvertito in questi affari, sapeva che sotto la copertura del segreto si tessono le frazioni sostenitrici. Nelle sue Storie fiorentine (Libro settimo, II), leggiamo a proposito di Cosimo dei Medici e Neri Capponi: "Neri era uno di quelli che avevano conquistato la loro popolarità attraverso vie legali, in modo tale che aveva molti amici, ma pochi sostenitori. Cosimo [...], avendo conquistato la sua popolarità sia con le vie segrete che alla luce del sole, aveva e degli amici e dei partigiani in gran numero".

conclave-Viterbo-1277.jpgIn realtà, nel corso di una così vecchia storia, il voto pubblico o segreto fu accordato o istituito da re, tiranni o oligarchie dominanti, in funzione dell'opportunità sociale o della congiuntura politica e, evidentemente, dei rapporti di forza. Il gruppo dominante, aristocratico o oligarchico, controlla meglio dall'esterno un'assemblea con il voto pubblico (come ricorda Montesquieu: i trenta tiranni di Atene, vollero che i suffragi degli Areopagiti fossero pubblici, per dirigerli a proprio piacimento), e dall'interno con il voto segreto. A grande potenza, segreto estremo: il Sacro Collegio si riunisce in Conclave (conclave = chiuso a chiave) per eleggere il Papa.

sansculottes.jpgIl movimento progressista, socialista e operaio del XIX secolo si oppose in origine al voto segreto perché facilitava l'irresponsabilità e l'impostura. E non l'ammise nelle sue proprie assemblee, come continuano a farlo gli anarchici; ma di fronte alla conquista progressiva del suffragio universale e la realtà dell'oppressione, della miseria e dello sfruttamento, dovette accettare che il segreto di voto costituisce una protezione per l'operaio o il contadino che potevano così sfuggire alla furia del padrone o del castellano quando costoro trovavano il voto "scortese".

In un'assemblea, il voto segreto permette di dissociare ciò che si dice da ciò che si fa, l'opinione dall'azione: dare la propria opinione in pubblico secondo il buon criterio e la saggia ragione, e votare sotto la protezione del segreto secondo gli interessi più immediati o le passioni più vergognose. Per i deboli ed i sfruttati, il voto segreto è una protezione che permette loro di esprimere un'opinione che essi non sono in grado di assumersi.  per i liberi e gli eguali, il voto segreto è un ostacolo che li obbliga a contare con il sospetto e la categoria. In poche parole, il voto segreto è necessità per i deboli, e vizio di Dogi e Papi.

Nella democrazia diretta (così nell'agorà della polis, in cui le riunioni dell'ecclesia, la parola era libera [parrhesia] ed eguale [isegoria], allo stesso modo che nelle assemblee dei sanculotti (sans-culottes), o nel movimento operaio rivoluzionario [2], si votava pubblicamente, a mano alzata, davanti agli altri, gli eguali, gli homoioi.

 

Il suffragio universale


Se le elezioni servissero a cambiare qualcosa, esse sarebbero proibite".


"Gli anarchici non votano!" Ed è vero, quando si tratta del suffragio universale, gli anarchici predicano l'astensione rivoluzionaria. L'anarchico rifiuta di servirsi della scheda elettorale per cambiare qualcosa o per partecipare all'espressione della "volontà del popolo" perché sanno che queste due illusioni sono degli enormi inganni costitutivi della democrazia rappresentativa. Le brave persone dovrebbero saperlo e non lo sanno. Uno spirito libero non può mancare di meravigliarsi guardando intorno a sé che, anche costantemente traditi e periodicamente ingannati, la fiducia dell'elettore sopravviverà alle ripetute delusioni ed ai suoi lamenti quotidiani. "Le legislature si succedono, ognuna lasciando dietro loro lo stesso disincanto, la stessa riprovazione" (Sébastien Faure). E come uno pietoso Sisifo, l'elettore continua a votare quando il potere politico gli chiede di farlo. Sappiamo che i nostri argomenti sono forti ,a la ragione non basta. L'abitudine, le usanze si impongono da sé per il solo motivo che il cittadino li trova già nel tessuto speciale, le ha ricevute alla nascita e segue la legge che il potere gli ha dato.

election04.jpg William Hogarth, L'insediamento del Candidato, 1755.


Montaigne.jpg "Ora, le leggi", scriveva Montaigne, "si mantengono in credito, non perché esse siano giuste, ma perché sono leggi. È il fondamento mistico della loro autorità; non ne hanno nessun altro" [3].

Il regime di rappresentanza parlamentare toglie al popolo la sua capacità di fare o stabilire le sue norme. Già durante la Rivoluzione, all'origine della repubblica, la borghesia giacobina si oppone al diritto delle sezioni di avere delle assemblee permanenti. [4]. "Se le assemblee primarie", dice Robespierre, "fossero convocate per giudicare le questioni di Stato, la Convenzione sarebbe distrutta".

Parole che suscitarono il seguente commento di Proudhon: "È chiaro. Se il popolo diventa legislatore, a cosa servono i rappresentanti? Se governa da sé, a cosa servono i ministri?" [5].

elezioni--piege-a-con.jpgMa il governo è necessario, ci dicono, per mantenere l'ordine nella società e per assicurare l'obbedienza all'autorità, anche se questt'ordine e questa obbedienza consacrano "la subordinazione del povero al ricco, del contadino al nobile, del lavoratore al padrone, del laico al prete". In breve, l'ordine statale, è la gerarchia sociale, la miseria per la maggior parte, l'opulenza per qualcuno. La democrazia rappresentativa, seduta sul suffragio universale, non può che sostenere quest'ordine. Bakunin pensava che "il dispotismo governativo non è mai così temibile e violento che quando si appoggia sulla pretesa rappresentazione della pseudo-volontà del popolo" [6].

Ma, perché il suffragio universale non può esprimere che una pseudo-volontà?

Perché racchiude tre falsità, tre vere "trappole per allocchi":

 

1. Un individuo [cittadino(a)], un voto. L'eguaglianza dell'istituzione collettiva che è il suffragio universale giunge a costruire diverse unità astratte- maggioranza, minoranza, astensionisti- a partire da un ordine seriale, che isola, gli individui concreti e reali. Questi individui sono gli agenti di pratiche sociali diverse, essi integrano dei gruppi sociali diversi, fanno parte di una rete di relazioni affettive e cognitive, di lavoro e di tempo libero, e questi gruppi comportano enormi ineguaglianze davanti al sapere, le possibilità di informazione, il denaro. L'unità astratta e artificialmente costruita che esce dalle urne serve così soltanto a selezionare, ad un costo minore della lotta aperta, i differenti gruppi politici politici ed economici della classe dominante che si combattono per controllare il governo, i partiti politici, i mass media, la circolazione dei capitali. Le oligarchie "rappresentative", che conosciamo nel mondo industrializzato sotto la denominazione di "regimi democratici", si appoggiano su questa pseudo-volontà popolare- risultato dell'eguaglianza o uniformizzazione imposta nell'astrattizzazione numerica attraverso il suffragio universale- per mantenere la gerarchia sociale e l'appropriazione capitalista del lavoro collettivo.

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William Hogarth, Un Intrattenimento Elettorale, 1755. 

 

2. La scelta dell'elettore si orienta, in pratica,su dei candidati preventivamente selezionati dai partiti politici. Questi candidati- tranne nelle elezioni municipali di piccole città- hanno fatto, per esigenze istituzionali di questi stessi partiti, una lunga carriera politica, sono stati preselezionati, ed è difficile vedere qualcuno ribelle o restio superare i primi gradini di un tale percorso. Sono i partiti che scelgono i "rappresentanti del popolo", e sono essi che sollecitano i voti degli elettori. La volontà del popolo, già ridotta ad un'unità numerica- non delibera e non decise, sono i sedicenti rappresentanti che avranno questo compito-, ha, per esprimersi, la possibilità di optare in ultima istanza tra due o tre politici, e sceglie, come si dice, il male minore. Scegliere, il male minore è, in buona logica, scegliere sempre il male. E possiamo fare finta di credere che tale sia la volontà del popolo?

 

 

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William Hogarth, La Propaganda per i voti, 1755. 

 

3. La rappresentazione che esce dal suffragio universale è una delegazione globale del potere dell'elettore (capacità di decidere) sulla persona del rappresentante durante il tempo del mandato. Dimenticate le pretese dei committenti delle sezioni di Parigi nel 1789 che ingiungono i loro eletti di conformarsi alle volontà delle assemblee primarie. Dimenticato il mandante imperativo o controllato. Dimenticata la revocabilità in qualunque momento del delegato. Le "assemblee primarie" appartengono oramai ai partiti politici (se si può continuare a dare questo appellativo e queste riunioni convocate dai "cacicchi"). Il popolo, considerato come minore, è sotto tutela. Ha scelto il suo padrone. "La blocca" sino alla prossima convocazione del potere politico. Si chiama democrazia rappresentativa o indiretta questa istituzione nella quale la volontà del popolo è stata sottratta dall'alchimia del suffragio universale.

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William Hogarth, Il Sondaggio, 1755.

 

L’anarchico non vuole recitare la commedia. Non si piega davanti all'autorità istituzionale. "Gli anarchici non votano!".

 

 

 

Eduardo Colombo 

 

 

 

[Traduzione di  Ario Libert]

 


 

NOTE.

 

[1] Montesquieu, Œuvre complètes, Seuil, Parigi, 1964, p. 534.

[2] Eduardo Colombo, Della polis e dello spazio sociale plebeo, in Il politico e il sociale, Volontà, n°4, Milano, 1989.

[3] Montaigne, Essais, III, XIII. De l’expérience.

[4] Durante la Grande Rivoluzione, i diritti delle sezioni di avere delle assemblee permanenti erano stati proclamati dappertutto in Francia dopo il 25 luglio 1792.  nel settembre del 1793, su iniziativa di Danton e del Comitato di Salute pubblica, si decise che le assemblee di sezione non sarebbero più state permanenti e che esse si sarebbero riunite soltanto due volte alla settimana, tra le cinque e le dieci della sera. I militanti sanculotti, per aggirare la legge, decidono di creare le associazioni popolari e di riunirsi allora in assemblee popolari.

[5] Pierre-Joseph Proudhon, Idée générale de la révolution au XIXe siècle, édition de la Fédération anarchiste française, Paris, 1979, p. 119.

[6] Michel Bakounine, Étatisme et anarchie, [Stato e anarchia], Œuvres complètes, éd. Champ libre, Paris, 1976, vol. IV, p. 221.

 

 

 

LINK:

 Le vote et le suffrage universel 

 

 

 

LINK pertinenti alla tematica:

Cornelius Castoriadis/ Daniel Mothé, Autogestione e gerarchia, 1974, 01 di 02

 


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20 aprile 2011 3 20 /04 /aprile /2011 06:00

I  F. .  della   V. .

 

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I Figli della Vedova

 

 

 

 

 

 

 

 

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- "È un uomo libero e di buoni costumi che chiede di entrare tra di noi!".

 

 

 

 

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- Munito del grembiule intellettuale, eccovi diventato operaio dell'intelligenza.

 

 

 

 

 

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- Un operaio non può entrare nell'OFFICINA: diventate imprenditore se volete essere ricevuto apprendista.

 

 

 

 

 

 

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- Sono un vero massone, io, signore: ho succhiato il latte dalla democrazia!!!...

 

 

 

 

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- Né reazionario, né anarchico! E non siete massone?...

 

 

 

 

 

 

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- La sposa del venerabile della L . · . dei "FILOSOFI RECALCITRANTI".

 

 

 

 

 

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- Non rovesciamo l'idolo AUTORITÀ: diamogli semplicemente una veste nuova.

 

 

 

 

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- Tutto allo Stato! (Lo Stato siamo noi!).

 

 

 

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- Bando all'artificiosità al bordo di questa fossa: sostituiamo l'acqua benedetta con una manciata di terra.

 

 

 

 

 

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- Cosa c'è di più ridicolo di un vecchio monacaccio acconciato con i suoi vecchi orpelli?

 

 

 

 

 

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- Massa di profani! Non potete sospettare che sono un cavaliere Kadosh.

 

 

 

 

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- Figli della Vera Luce, detentori della Verità Assoluta, Noi reclamiamo il monopolio dell'insegnamento.

 

 

 

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- Come me, partito dal nulla, e, grazie alla massoneria, vedersi un giorno, delegato cantonale!!!...

 

 

 

 

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- È un abominevole delinquente!

Sssst!... È un TRENTATREESIMO.

 

 

 

 

 

 

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- È con questa roba che si misura, si allinea e si regola! Sono arnesi da borghese!

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

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