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16 marzo 2011 3 16 /03 /marzo /2011 13:50

George Grosz


Grosz_Eclipse-of-the-sun_1926.jpg Disegni contro l'ordine costituito

 

 


 

 

 

pillars-of-society-by-george-grosz.jpgI Pilastri della Società, 1926

di Felip Equy 
  
George Grosz fu un disegnatore ed un pittore tedesco poi americano. Testimone della prima Guerra mondiale, della sconfitta della rivoluzione in Germania poi dell'ascesa del nazismo, ha realizzato dei disegni che rappresentano un violento attacco contro l'ordine costituito. Ha espresso nella sua arte il suo odio per il militarismo, il clero e la borghesia. La sua influenza sui caricaturisti oggi è innegabile. I suoi disegni sono spesso utilizzati in ricerche e documenti a scuola per illustrare la storia della Germania tra il 1918 ed il 1933.

Grosz.Suicidio.1916.jpg

   Il Suicidio, 1916.

È nato a Berlino nel 1893. Trascorre la sua infanzia in Pomerania. Segue degli studi artistici all'Accademia reale di Dresda poi a Berlino. Il suo primo disegno è pubblicato nel 1910. Nel 1913, viaggia a Parigi dove incontra il pittore Jules Pascin. È volontario nel 1914 ma è riformato per motivi di salute nel 1915. È reintegrato nel 1917 e finirà la guerra in diversi centri ospedalieri. Molti dei suoi disegni mostrano i campi di battaglia con le loro distruzioni, morti e prigionieri.

George-Grosz--guerra--1920.jpg

 

 Nel 1916, rifiutando il nazionalismo germanico, trasforma il suo nome Georg in George e il suo cognome Gross in Grosz. Parla inglese per provocazione. Le sue influenze sono molteplici. I suoi inizi sono segnati dallo Jungendsil (Art Nouveau). Ritroviamo il futurismo italiano con il suo dinamismo e la sua qualità visionaria in un'opera come La Città (1916). Poi è il periodo dadaista con dei fotomontaggi e dei collage per delle pubblicazioni satiriche che egli anima.


Grosz.metropolis.jpg

La Città, 1916
 
 L'espressionismo è in seguito molto presente, soprattutto in Ecce Homo, una raccolta di acquerelli antireligiosi ed antimilitaristi. Dopo il 1924, la sua pittura è stata qualificata come verista nel senso della Nuova Oggettività.

George-Grosz--Noske--.jpgNoske beve alla morte della giovane rivoluzione
 
Difende la Rivoluzione sovietica ed aderisce al KPD (Partito comunista tedesco) nel 1918. Lo schiacciamento della rivoluzione tedesca radicalizza i suoi disegni. Tra le opere di quest'epoca, possiamo citare Noske beve alla morte della giovane rivoluzione (1919), Operai giudicano l'esercito sotto un ritratto di Karl Liebknecht, (1919), Germania, racconto d'inverno, (1917-1919).

grosz101.jpgGermania, un racconto d'inverno

 

Al centro di questo quadro, oggi perduto, un grosso borghese tedesco, il sigaro tra le labbra legge il suo giornale. Sotto di lui sono rappresentati i tre pilastri della società: l'esercito, la Chiesa, la scuola. È aggrappato alla sua forchetta e coltello, intorno a lui il mondo vacilla. Un marinaio rivoluzionario ed una prostituta completano questo quadro. 

I guaritori della fede (tratto dalla raccolta Gott mit uns, 1920), rappresenta uno scheletro che si presenta davanti al consiglio di revisione. Tutti gli ufficiali presenti lo dichiarano idoneo per l'esercito.


Gesundbeter.jpgI guaritori della fede

L'omaggio a Oskar Panizza (1917-1918) è realizzato secondo il principio del collage. Il colore dominante è rosso sangue. Il quadro rappresenta una processione allucinante di figure disumanizzate. In primo piano, tre figure simbolizzano la sifilide, l'alcolismo e la peste. La morte trionfa al centro della composizione. La follia della razza umana ricorda Bosch e Bruegel. Oskar Panizza era psichiatra e scrittore maledetto. Fu condannato per blasfemia e crimine di lesa maestà. Dal 1904 verrà internato in manicomio sino alla morte.

grosz85cv.jpgOmaggio a Oskar Panizza

Dada è nato a Zurigo nel 1916. Il movimento giunge a Berlino nel 1918. George Grosz è uno dei primi rappresentanti. Realizza con John Heartfield (1891-1968) un fotomontaggio intitolato Dadamerika. Le opere, scritti e manifestazioni collettive sono influenzate dal movimento rivoluzionario marxista ma con il poeta Franz Jung, a Berlino.

dadamerika.jpg
Dadamerika (con John Heartfield) 

Dada presenta anche delle tendenze anarchiche o nichilistiche. La prima serata Dada è organizzata nell'aprile 1919 nella sala della Nuove Secessione. Il poeta e scrittore Richard Huelsenbeck (1892-1974) pronuncia il primo manifesto Dada di cui è il principale autore. Afferma il cosmopolitismo del movimento così come l'opposizione di ogni tendenza etica o estetica.

Durante gli incontri Dada, gli spettatori erano coperti di insulti. Si veniva regolarmente alle mani e bisognava richiedere alla polizia l'aitorizzazione prima di organizzare una nuova riunione. Tutto era volto in derisione. Anche le divergenze tra artisti si regolavano sulla scena. Un giorno, fu organizzata una gara tra una macchina per cucire manovrata a George Grisz ed una macchina da scrivere azionata a Walter Mehring. George Grosz fu nominato Propagandada. Berlino fu ricoperta da manifesti con deigli slogan come "Dada ist da!", "Dada siegt", "Dada! Dada über alles", "Dada ist sinnlos", (Dada non significa nulla). Dada rappresenta un nichilismo totale: il nulla, il vuoto, il buoco. Nel 1919 e nel 1920 compare la rivista Der Dada.

dada-siegt-.jpg

Nel 1920, George Grosz, John Heartfield e Raoul Hausmann organizzano la prima Fiera internazionale Dada.


dada-messe.jpg
Essa ha luogo alla Galleria Otto Burchard. Sul soffitto era agganciato un generale impagliato con una testa di porco, opera di Rudolf Schlichter. Un cartello segnalava che era stato "impiccato dal popolo". 174 opere sono presentate: disegni, collage ed oggetti, testi Dada e politici. Vi si vedranno opere di Max Ernst e di Otto Dix. La galleria verrà chiusa per ordine della polizia e condannata ad una multa.

InternationaleDadaMesseBerlin1920.jpg
Prima fiera Dada, Berlino 1920

Nel 1922, trascorre sei mesi sei mesi nella russia sovietica con lo scrittore danese Martin Andersen-Nexø. Incontra brevemente Lenin ed altri dirigenti. Dopo essere stato affascinato dalla Rivoluzione, il bilancio del suo viaggio è piuttosto deludente. Non trova nulla di positivo nella Russia del 1922. La fame, la burocrazia, le distruzioni sono onnipresenti.  Abbandona il PC nel 1923 ma continua a fornire dei disegni ai suoi giornali. Vi si vedono dei borghesi obesi ed osceni, dei militari grotteschi ed arroganti. Nel 1927, Sacco e Vanzetti è un disegno di attualità che rappresenta la Statua della libertà coperta di sangue e brandente una sedia elettrica. È una denuncia delle condanne a morte dei due anarchici italiani.

circe--1927.jpgCirce, 1927.

Il suo pessimismo è presente dietro una perfezione gelida alla De Chirico. Il Ritratto del mio amico Max Hermann-Neisse (1925) lo rappresenta crudelmente come uno gnomo rannicchiato nella sua poltrona benché fu suo difensore durante durante un processo.

groszmax-1-.jpg
Ritratto del mio amico Max Hermann-Neisse, 1925

Nel 1928, Erwin Piscator aveva messo in scena il libro di Jaroslav Hašek, Le avventure del bravo soldato Chveik. Dei disegni di George Grsz erano proiettati sullo sfondo della scena. Una parte di loro saranno ripresi nella raccolta intitolata Retro-piano. Questa pubblicazione gli valse una condanna a due mesi di prigione e 2.000 marchi di multa per blasfemia, ma sarà prosciolto in appello due anni dopo. Vi si vede un Cristo crocifisso con una maschera a gas e stivali militari, la croce minacciava di cadere, la didascalia era: Tienila ferma e continua a servire.

 


inri-grosz.jpgCristo con la maschera a gas

Nel 1921, un primo processo gli era valso un'amenda di 300 marchi per insulto all'esercito nella raccolta Gott mit uns.


gott-mit-uns.jpg
Nel 1924, era stato condannato a 6.000 marchi per oltraggio ai costumi a causa della raccolta Ecce Homo in cui descriveva la vita privata della borghesia.

ecce-homo.jpg
Nel 1930 disegna un mascellaio che accarrezza un animale scuoiato. Le sue visceri sono poste in primo piano come i colori di un pittore sulla sua paletta dei colori.

macellaio.jpg
 Emigra alcuni giorni prima dell'avvento di Hitler al potere. Il regime nazista gli ritira la nazionalità tedesca e le sue opere troveranno posto privilegiato nell'esposizione sull'arte degenerata nel 1937.


la-minaccia--1934.jpgLa Minaccia, 1934

Il suo talento di caricaturista è molto apprezzato negli Stati Uniti. Invitato dall'Art Students League di New York, vi dà dei corsi di disegno. Disegna per dei giornali poi crea la sua propria scuola. Assumerà la nazionalità americana. Ma è troppo ammirativo per essere critico e la sua arte avvizzisce. I suoi quadri diventano più calmi e sereni. Continua tuttavia con i suoi disegni sull'attualità: campi di concentramento, calvario dello scrittore anarchico Erich Mühsam, avvento di franco al potere in Spagna.

coppia-newyorchese--1935.jpgCoppia newyorchese, 1935


arresto-di-muhsam.jpgL'arresto di Erich Mühsam


hitler-all-inferno--1944.jpgHitler all'inferno, 1944


Nel 1946, scrive la sua autobiografia Un piccolo sì ed un grande no. Si tratta di una narrazione piena di umorismo e di spontaneità. Non risparmia i membri dell' intelligentsia berlinese che ha conosciuto come Heinrich Mann o Bertolt Brecht. Ritrova tuttavia la sua veemenza precedente. Rappresenta dei vegliardi armati di forchette rotorte che continuano la guerra.

GeorgeGroszLejosalSurlabellaEspaa19.jpgLejos, al Sur, la bella Espana

Nel 1946, Il pozzo è un'evocazione allucinata dell'Europa in rovina. Nel 1950, la serie degli Uomini bastoni è una visione da incubo della crescita demografica.

The-agitator.jpg


I suoi disegni si beffano anche dei costumi della sua patria di adozione. Nel 1958, Cookery School (La scuola di cucina o la Valle delle salsicce) è una serie di collage grotteschi con delle immagini provenienti da riviste e pubblicità. È una critica della società dei consumi americana. Quest'opera anticipa la pop art.

George_Grosz__Ecce_1576403b.jpg

Dopo diversi viaggi in Europa, decide nel giugno 1959 di installarsi a Berlino. Il mese seguente, rientrando da una serata di abbondanti bevute, muore in seguito ad una caduta dalle scale della sua cantina.


battersby.jpg

Der-Madchenhandler--1918.jpg
Felip Equy


George-Grosz--12-.jpg

[Traduzione di Ario Libert]


GeorgeGrosz5.jpg

 

 

sonniges-land.jpg

 

 

LINK al post originale:
George Grosz, des dessins contre l'ordre établi

 

 

LINK a due opere originali di George Grosz:

Das Gesicht der Herrschenden

 

Mit Pinsel und Schere

 

  
LINK ad un documentario sulla vita e le opere di George Grosz a puntate:

George Grosz, Ennemi of the State 01 di 10

 
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13 marzo 2011 7 13 /03 /marzo /2011 07:00

 

PROUDHONIANA

 


proudhoniana00cham_0007.jpg

 

di CHAM


ALBO DEDICATO AI PROPRIETARI

 


 

 

 

 

 

proudhoniana--13.jpg

Un nemico della proprietà contrastato nei suoi progetti.

 

 

 

 

 

 

 

 

proudhoniana--14.jpg

Un torneo sociale.

 

-Fermatevi, cavaliere, chiedo la rivincita ad otto giorni!

 

[Notare la parola "communisme" scritta trasversalmente sullo scudo di "Proudhon"].

 


 

 

 

 

proudhoniana--15.jpgAspetto dell'Assemblea nazionale mentre il cittadino Proudhon sviluppa le sue ideuzze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

proudhoniana--16.jpg

Il cittadino Proudhon fermato sulla sua strada.

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK all'opera originale:

 Proudhoniana

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11 marzo 2011 5 11 /03 /marzo /2011 07:00

Abbiamo accennato in vari saggi già apparsi all'interno del presente blog alle culture gilaniche neolitiche basate su rapporti egualitari e funzionali tra i sessi, privi di apparati statuali e quindi eserciti e ignoranti in fatto di violenza e quindi guerre, ecc. 

In attesa di ulteriori approfondimenti, vasti ed esaustivi, di natura teorica e storiografica, riteniamo doveroso porre in risalto le aree in cui queste culture, caratterizzate dal culto della dea madre, dal modo di produzione agricolo e da un vasto e fiorente commercio su scala internazionale, lasciarono i loro segni più profondi. 

Dopo Creta minoica, l'isola di Malta merita senz'altro attenzione per la quantità e qualità dei reperti archeologici a dir poco impressionanti.

 

Malta dea dormiente

  Dea Dormiente dall'isola di Malta

 

 



Templi megalitici dell'isola di Malta

 

 

di Kathy Dauthuille 

 

L'isola di Malta è soprattutto conosciuta per i suoi cavalieri ma poco per i suoi templi. Infatti l'isola di Malta e la piccola isola di Gozo posta a lato, possiedono sette templi megalitici; attualmente diciasette siti raggruppano trentatré vestigia in totale.

  

Questi templi sono i più antichi del mondo e datano dell'età del bronzo. Il tempio di Ggantija (che vuol dire gigante) si trova sull'isola di Gozo e data al 3600 a. C., in fondo ad una camera si trovano delle strutture tabulari. Non molto distante un circolo di pietre (resti di un ipogeo).


 

   Tempio di Ggantija. © Photo K. Dauthuille

 

Il tempio di Tarxien data al 3500 a. C., vi si trovano bassi rilievi a spirale, la parte bassa di un astatua di dea (dalle forme generose, forse una statua della fecondità).

 

Tempio di Tarxien. © Photo C. Dauthuille

  

Il tempio di Hagar Qim che data al 2600 a. C., possiede un muro di cinta ciclopico e Mnajdra che data al 3500 a. C., mostra delle poret monilitiche, sono dei templi dalle strutture colossali, si può trovare in un muro una pietra di 6,60 m pesante 20 tonnellate.

 

 



Tempio di Hagar Qim. © Photo K. Dauthuille

  

  

  

    

 Tempio de Mnajdra. © Photo K. Dauthuille  

 

Questi templi (edificati spesso tre alla volta) hanno in comune il fatto di essere edificati in cammere elissoidali che hanno il contorno delle statue della fertilità; infatti, sovrapponendo i contorni  della statua e del tempio, questi coincidono. Sono dei santuari dotati di absidi. Quello di Mnajdra è edificato in modo tale che i raggi del sole levante entri nel corridoio centrale.

 

 

Pianta del tempio di Mnajdra. © Photo K. Dauthuille

 

 

 

 

Troviamo degli altari e dei "passaggi di oracolo".

 

 

Altare. © Photo K. Dauthuille


 

 

Passaggio di oracolo. © Photo K. Dauthuille

 

Parallelamente alle enormi statue della fecondità, si sono ritrovati nell'ipogeo di Hal Saflieni una statuetta in terracotta rappresentante una enorme signora addormentata, vestita con una gonna pieghettata in basso. Si potrebbe pensare che questa statuetta era legata al rito del "sogno lucido" praticato un tempo nelle "sale di incubazione".

dea-di-malta-III-millennio.jpg

 

Sono dei luoghi impressionanti per la loro forma e per il loro simbolismo.


 

Dea di Skorba

 

 

Il resto del tempio maltese più antico sarebbe un muro di grandi pietre secche erette nel neolitico sul sito di Skorba. Datante al 5200 a. C., sarebbe dunque anteriore di 700 anni alla prima costruzione megalitica continentale il Cairn di Barnenez nel finisterre (da 4500 a 3500 a. C.), di 1200 anni rispetto agli allineamenti di Carnac (4000 a. C.), di 2400 anni rispetto al cerchio di Stonehenge (dal 2800 al 1100 a. C.) e 2600 anni prima delle piramidi d'Egitto (da 2600 al 2400 a. C.).

 

Malta--idoli-gemelli-dall-ipogeo-di-Xaghra.jpg

Idolo gemello dall'ipogeo di Xaghra

 


 

 

  

[Traduzione di Ario Libert] 

 

 

LINK al post originale:

Les temples mégalithique de l'ile de Malte 

 

 

LINK pertinenti:

James DeMeo, Le origini e la diffusione del patrismo in Saharasia, 01 di 02

Serge Papillon, La teoria dei Kurgan

Ricercatori libertari. [Marija Gimbutas]

C'era una volta l'isola di Creta, da: "Planète non-violence", 2004

 

LINK ad un documentario You Tube su Malta megalitica:

  


 

 [2]; [3]; [4]; [5];

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8 marzo 2011 2 08 /03 /marzo /2011 10:11
Margaret Michaelis


michaelis-margaret.jpg
Una fotografa anarchica
di Felip Equy

michaelis--Barcellona--3.jpgL'opera fotografica di Margaret Michaelis è stata a lungo una sconosciuta. Non è che dopo la sua morte nel 1985 che delle esposizioni sono state presentate al pubblico, in particolare all'Australian National Gallery di Canberra nel 1988 e nel 2005 e all'Istituto di  Valencia di arte moderna a Valencia in Spagna nel 1998. La sua vita fu movimentata. Le sue migliori fotografie furono realizzate in Spagna durante un breve periodo (1932-1937). I suoi fotomontaggi sono una molto bella illustrazione di quest'epoca agitata.

Margaret Gross è nata nel 1902 in una famiglia ebraica di Dzieditz in Austria (oggi Dziedzice ad un centinaio di chilometri da Cracovia in Polonia). Studia fotografia all'Istituto di arti grafiche e di ricerca a Vienna, Diventerà copista, ritoccatrice e realizzerà delle fotografie pubblicitarie e di moda in alcuni studi a Vienna, Praga e Berlino.

michaelis Rudolph, 1932
Rudolf Michaelis

Nel 1929, incontra Rudolf Michaelis (1907-1990) che sposerà nel 1933. Nato a Lipsia, è anarcosindacalista sin dalla sua adolescenza. Fa parte della FAUD (Unione dei lavoratori liberi di Germania). Lavora al Museo di Stato di Berlino in cui restaura delle antichità del Vicino Oriente. Partecipa anche a delle spedizioni (Uruk in Irak per sei mesi nel 1932 e 1933). Nel 1928, ha frequentato Buenaventura Durruti durante il suo passaggio a Berlino. Rudolf è il leader della GFB (Corporazione dei bibliofili libertari), ramo culturale della FAUD.

faud_sacco.jpg
Manifestazione della FAUD a favore di Sacco e Vanzetti

Margaret Michaelis apre la sua attività commerciale di fotografie a Berlino nel 1931 (Foto-gross). Nel 1932, parte in viaggio per Barcellona. Il suo albergo è nel cuore del quartiere più miserabile, il Barrio Chino. Le sue foto sono prese di nascosto con la Leica: Gitani, marinai, giocatori di carte, bambini, musicisti di strada. La diffidenza regna nel quartiere, è presa per un'informatrice della polizia e deve rifugiarsi nel suo albergo presso i suoi compatrioti tedeschi.

michaelis--1932.jpgScrive un testo su questa esperienza. "Fu un pomeriggio pieno di emozione. Arrivò un suonatore di fisarmonica che si sedette davanti alla pensione e cominciò a suonare. Poco dopo tutti i bambini di Mediodía lo avevano circondato. Una triste e terribile immagine. Le statistiche suppongono che tra il 90 ed il 95% dei bambini del Barrio Chino soffrono di sifilide. Numerosi bambini con il naso appiattito, calvi, ciechi,con delle stampelle. Era il volto oscuro di Barcellona. Il Barrio Chino è la vergogna di tutta la Catalogna. I bambini sono una denuncia silenziosa". E le sue foto, mal inquadrate, deformate sono egualmente una virulenta critica sociale.

margaret--AC--gatepac.jpgCon l'avvento di Hitler al potere, la situazione diventa insostenibile per gli Ebrei e gli anarchici. Rudolf aveva partecipato clandestinamente al congresso dell'AIT (Associazione internazionale dei lavoratori) ad Amsterdam nel 1933. Le sue attività antifasciste ed il suo rifiuto di riconoscere l'ordine nuovo provocano il suo licenziamento. Verrà imprigionato per cinque settimane e liberato grazie all'intervento del direttore del museo. Margaret sarà anch'essa arrestata in seguito ad una curiosa storia di furto di libri nella libreria della FAUD. Margaret e Rudolf si esiliano e scelgino Barcellona come destinazione. Ritrovano altri membri della FAUD che formano il DAS (Deutsche Anarcho-Sindikalisten). Quest'ultimi hanno allora pochi contatti con i loro compagni spagnoli. Essi non parlano né il catalano né lo spagnolo e vivono nella miseria. Sono sospetti agli occhi delle autorità. In questo difficile contesto, Rudolf e Margaret si separano nel 1934.

margaret--D-aci-e-d-alla.jpgMargaret Michaelis apre il suo studio nel 1934  (foto-studio che diventerà in seguito foto-elis) Lavora per gli architetti di avanguardia del GATEPAC e realizza delle fotografie per la loro esposizione Nova Barcelona. Esse appaiono nelle riviste AC (documentos de actividad contemporánea) e D'aci D'alla. Il GATEPAC aveva un progetto di risanamento del Barrio Chino che non sarà mai realizzato. Le foto di Margaret Michaelis sono dei documenti sociali. Sono piene di energia, le persone accettano la sua presenza e continuano le loro attività senza preoccuparsi della macchina fotografica. I suoi punti di vista sono insoliti: inquadrature dall'alta, inquadrature dal basso, composizioni grafiche. Le strade sono viste dall'alto degli immobili, gli immobili dal basso della strada.

michaelis--Barcellona.jpgPer il loro stile, esso possono essere collegate alla corrente della Nuova fotografia che fu rappresentata in Germania ed in URSS durante gli anni 20 e 30. Le case sono sporche, le facciate decrepite, gli interni poveri e poco adorni, i cortili interni sono pieni di rifiuti. I bambini sono sempre malati. La situazione sanitaria è catastrofica. Nelle riviste, le sue fotografie sono accompagnate da grafici, da statistiche e da poani che accentuano la drammatizzazione. Un fotomontaggio rappresenta una figura mascolina "degenerata" del quartiere su una una vista aerea della città.

michaelism-Barcellona--2.jpgUn altro montaggio rappresenta un bambino dalla testa ritorta visto dall'alto sulla parte destra della pagina, la parte sinistra è un testo accompagnato da statistiche sulla densità della popolazione e la mortalità. Delle frecce collegano le due parti. Nel 1935, realizza delle foto per un'esposizione (Barcelona futura) che deve aver luogo a Buenos Aires. Accompagna l'architetto Josè Luis Sert ed il pittore Joan Mirò in Andalusia, le foto del viaggio sono pubblicate in AC. Pubblica dei lavori pubblicitari in Crónica e D'aci D'allà. Fotografa i quadri di Mirò.

michaelis--Barcellona--4.jpgNel 1936, per rispondere al colpo di Stato fascista, la rivoluzione scoppia in Catalogna. Rudolf è delegato del Gruppo Erich Müsham che integrerà la Colonna Ascaso, gli anarchici tedeschi e spagnoli si avvicinano infine. Il DAS integra la Federazione locale dei gruppi anarchici di Barcellona. Rudolf partecipa all'occupazione del Club tedesco, rifugio di nazisti. Margaret effettua un viaggio a Valenzia in Aragona con Emma Goldman, Hans-Erich Kaminsky, la sua compagna Anita Garfunkle e Arthur Lehning, segretario dell'AIT. Essi visitano le nuove collettività rurali. Margaret fotografa i contadini e fa un magnifici ritratto di Emma Goldman senza i suoi famosi occhiali con uno sguardo inflessibile ed una certa gravità. Alla fine dell'anno, fotografa il funerale di Durruti.

michaelis--Barcellona-5.jpgMargaret Michaelis lavora nel 1937 per il Commissariato di propaganda della Generalita di Catalogna. Le sue foto ci mostrano la vita quotidiana a Barcellona.Effettua dei servizi sulla sanità pubblica, l'aiuto all'infanzia, l'industria. Le foto sono pubblicate in Nova Iberia, SIAS, poi Armas y letras  e sono probabilmente utilizzate nelle publicazioni anarchiche. Sono delle fotografie documentario, esse sono descrittive, sono fatte rapidamente e non sono ritoccate.

michaelis--bambini-profughi-allo-stadio-Montjuic-con-maestr.jpgNel Barrio Chino, fotografa senza nascondersi come nel 1932, i clienti dei bar e ristoranti. È allo stesso tempo cliente e fotografa e compone a volte delle scenette (un ladro ruba la borsa di una cliente in piena discussione). Le sue foto del Barrio Chino sono utilizzate dal sindacato socialista UGT. Alcune foto di Margaret sono visibili in una pubblicazione franchista Homenaje de Cataluña liberada a su caudillo. Inutile specificare che Margaret non ha mai dato il suo consenso e che si tratta di un furto.

michaelis--funerali-di-Durruti--193605.jpgMargaret Michaelis, Funerali di Durruti, novembre 1936

 

La situazione è tesa in Catalogna. gli stalinisti arrestano Rudolf diverse volte. Margaret lascia la Spagna alla fine del 1937. Dopo un passaggio per la Francia, fa visita ai suoi genitori in Polonia nel 1938. In questa occasione, fotografa il ghetto ebraico di Cracovia, ultima immagine senz'altro...  Ottien un visto per la Gran Bretagna poi per l'Australia. Giunge a Sidney nel 1939. Rudolf aveva integrato l'esercito repubblicano e preso la cittadinanza spagnola. Dopo la sconfitta, passa in Francia poi ritorna clandestinamente in Spagna. Arrestato, rimarrà in carcere sino al 1944.


michaelis--mercato-di-Cracovia--1938.jpg

Margaret Michaelis, Mercato al ghetto di Cracovia, 1938.

 

In Australia, Margaret Michaelis addotta un profilo basso. Gli emigranti di lingua tedesca erano mal visti e sorvegliati. Nasconderà sino alla fine della sua vita le foto realizzate in Spagna. Le teneva in alta stima ma non le mostrava e non ne parlava. Evitava senz'altro di parlare di quest'epoca che aveva preceduto l'Olocausto che fece sparire la sua famiglia.


goldman--ritratta-da-michaelis--1936.jpgMargaret Michaelis, Ritratto di Emma Goldman, 1936.

 


Nel 1940, apre il PMichaelis--Portrait-of-Lyndall-Barbour.jpeghoto Studio. Le fotografie che realizza sono dei ritratti di studio convenzionali che non hanno nulla a vedere con i suoi lavori precedenti. Il suo lavoro è unicamente alimentare: fotografa degli artisti, dei danzatori e degli scrittori e abbandona ogni fotografia di esterni.

Michaelis--1952--danza-ragazzo-indiano.jpgLo Studio chiuderà nel 1952 a causa di problemi di vista di Margaret. Nel 1960, sposa Albert George Sachs e lavora con lui nel suo commercio di quadri e di vetri a Melbourne. Pratica la pittura ed il disegno amatoriale.

Si interessa allora alla psicologia di Jung ed al buddismo. Fa visita a Rudolf nel 1967 che vive con la sua famiglia a Berlino Est e rimarrà in corrispondenza con lui sino al 1975. Muore nel 1985, i suoi archivi scritti e fotografici sono dati alla National Gallery d'Australia.

 

michaelis--autoritratto-1948.jpgMargaret Michaelis, Autoritratto, 1948

 

michaelis--Chapple--Margaret---1950.jpegMargaret Michaelis, Ritratto di Margaret Chapple, 1950.


 

Michaelis--03.jpg

 


Felip EQUY

 

 

[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:

 Margaret Michaelis, une photographe anarchiste 

 


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6 marzo 2011 7 06 /03 /marzo /2011 07:00

 

 

PROUDHONIANA

 


proudhoniana00cham_0007.jpg

 

di CHAM


ALBO DEDICATO AI PROPRIETARI

 

 

 

 

 

 

proudhoniana--09.jpg

L'ex catechismo repubblicano

 

L'stitutore. -Rispondete, monello, il popolo francese è un popolo libero?

 

Lo studente piangendo. -Ma, signore lo vedete che non è così, perché mi si obbliga di andare a scuola.

 

 

 

 

 

 

proudhoniana--10.jpg

-Jean Pierre sa meglio il catechismo di te, mi ha risposto subito che la famiglia non esiste.

 

-Ci credo, è un bastardo!

 

 

 

 

 

 

 

proudhoniana--11.jpg

Il rientro a scuola



-Non voglio abbracciarti, papa, non sei che un proprietario, un ladro!

 

 


 

 

 

 

proudhoniana--12-copia-1.jpg

 

-Come! anche voi avete il pregiudizio della famiglia? ... Sciagurati, dovreste vergognarvi!

 

 



[Traduzione di Ario Libert]
 


LINK all'opera originale:

Proudhoniana

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2 marzo 2011 3 02 /03 /marzo /2011 09:53

 

L’ordine gerarchico e la differenza dei sessi


 

burqa-00.jpg

 

di Eduardo Colombo


 

...e lo stupore teneva gli dei immortali e gli uomini mortali/ come videro l'insuperabile inganno, senza scampo per gli uomini... [versi 588-589]

Esiodo, Teogonia

 

 


zeus.jpgE Zeus, tonante tra le nubi, creò questo male così bello per l'infelicità dei mortali. Inganno  attraente senza fondo e senza uscita, da essa uscirà "la razza, la pianta maledetta delle donne, terribile flagello installato in mezzo agli uomini mortali". Nel suo cuore irritato voleva vendicare l'affronto di Prometeo che aveva rubato il fuoco, e calmare così il suo pesante corruccio di tiranno, secondo quanto ci racconta Esiodo in Teogonia [1], nel VII secolo avanti Cristo.

codice-di-Hammurabi.jpgPiù di un millennio prima, le prime codificazioni delle leggi di cui abbiamo conoscenza (codice di Ur-Nammu [2112-2095 a. C.], di Lipit-Ishtar [1934-1924 a. C.], Hammurabi di Babilonia [verso il 1760 a. C.]), mostrano che le istituzioni della città erano da sempre francamente androcentriche.

Concilio_di_Nicea_I.jpgDurante il IV secolo della nostra era, quando il cristianesimo divenne religione dell'Impero, poiché il potere politico era patriarcale, non vi fu bisogno di inventare la repressione della sessualità, gli è bastato accentuare alcune relazioni sintagmatiche per sigillare la dipendenza di tutti all'ordine gerarchico. Sin dalle origini l'uomo ha disobbedito. Ribelle, "doveva essere colpito con una giusta condanna a morte" [2], Corrotto dalla disobbedienza, "dovette soffrire nelle sue membra tutte le rivolte della concupiscenza e tendere le sue mani ai legami della morte. Colpevole e punito, gli esseri che nascono da lui, li genera tributari del peccato e della morte", scrive san Agostino [354-430] [3]. Il rifiuto di sottomettersi al potere sovrano riunisce la "sessualità" e la morte nell'immaginario cristiano.

SantAgostino.jpgLa nostra epoca poggia su questa episteme tradizionale che articola la differenza gerarchica dei sessi, il potere e la morte, sia a livello del mentale che del sociale, diverse teorizzazioni nel campo delle scienze umane lo attestano. Questa episteme della soggezione riconosce a torto o a ragione una proibizione all'origine dell'istituzione della società. Per Freud, la prima fase della cultura, che implica la proibizione della scelta dell'oggetto incestuoso, costituisce "forse la mutilazione più netta che la vita amorosa umana abbia subito nel corso dei tempi" [4].

FreudSi dovrebbe cercare le origini della società, ci dice il mito del "padre dell'orda", in una decisione della banda fraterna che si è vista obbligata, per mantenere l'associazione che aveva loro permesso di commettere l'assassinio del padre, di impedire ad ognuno dei suoi membri  di fare ciò che il padre soppresso aveva impedito un tempo. Così, i fratelli, "se volevano vivere insieme, non avevano che una sola risoluzione da prendere": istituire la proibizione dell'incesto. Ma la coscienza della loro colpevolezza conduce i figli a ricondurre nel suo potere il padre offeso obbligandosi ad una "obbedienza retrospettiva". Ristabilito nei suoi diritti, dopo essere stato rovesciato, il padre "si vendica crudelmente della sua sconfitta di un tempo ed esercita un'autorità che nessuno osa discutere" [5]. Benché tutto l'affare si svolga in un clan matrilineare, esso si svolge tra uomini e le donne non sono che l'oggetto della loro concupiscenza.

Specie di "patto sociale" fondativo di una società androcratica, l'atto mitico che istituisce la "legge del padre" spiega e giustifica la normatività edipiana dell'inconscio. "Si dice che il principe è il padre del popolo. Il padre è l'autorità la più antica, la prima, è per il bambino l'unica autorità" [6]. Il complesso paterno trasferisce la potenza inconscia del sistema patriarcale allo Stato.

Claude_Levi_Strauss.pngLévi-Strauss pone lo scambio alla base delle istituzioni sociali, ma la proibizione dell'incesto è il grande distributore degli effetti dello scambio. Il legame di reciprocità che fonda la relazione globale dello scambio si esprime nel matrimonio; tuttavia non è tra un uomo ed una donna che il legame si stabilisca, è "tra due gruppi di uomini, ed la donna vi figura come uno degli oggetti dello scambio, e non come uno dei 'partner' tra i quali [l'atto sociale] ha luogo". Perché la situazione iniziale di ogni scambio "include le donne nel numero degli oggetti sui quali vertono le transazioni tra gli uomini" [7].

 

L’ordine simbolico

 

Circe1.jpgLa vita sociale è un tutto costituito dall'interazione costante e multipla dei diversi individui, ognuno con la sua soggettività e la sua storia, che fanno parte dei gruppi, delle classi e dei ranghi. È il collettivo umano che ha creato le forme istituzionali, i significati e le rappresentazioni, i miti, le credenze ed i valori, e che ha enunciato le regole che organizzano la vita nella città.

Frine1.jpgLa società funziona sulla base di questo sistema simbolico-immaginario che dà senso, o significato, agli elementi della natura ed alle azioni degli uomini. Ma l'olismo del significato permette di riconoscere un "campo di forza" intorno ad alcune rappresentazioni centrali che attirano verse loro ed orientano i diversi contenuti di questo universo di rappresentazioni e di pratiche.

vergine-Maria.jpgÈ evidente, l'ordine simbolico -all'interno del quale noi, gli esseri umani, parliamo- è un ordine gerarchico, ad ogni modo sino ad oggi. Le rappresentazioni della donna lungo l'intero corso della storia lo attestano; la realtà delle pratiche sociali e le differenze di compiti assegnati ai due sessi lo confermano.

L'istituzione storica del sociale contiene e riproduce la struttura del dominio politico come una forma simbolica che partecipa all'articolazione necessaria che si stabilisce tra gli elementi evidenti o visibili di una cultura e la costituzione del "soggetto". Detto in altro modo, il dominio politico fa parte dell'ordine simbolico come un fattore occulto presente nelle istituzioni elementari, i miti, le rappresentazioni popolari o scientifiche del mondo, forme simboliche che l'individuo sin dalla sua nascita assimila in quanto realtà stabilita [8]. Questa realtà, il conformista l'accetta ed il ribelle la critica o la combatte, ma essa è la stessa per entrambi.

olimpo-di-Sabatelli.jpgL'immaginario collettivo di ogni epoca si dispiega così sul campo epistemico ancestrale costituito da un tessuto di relazioni inapparenti, di pratiche culturali e di teorie soggiacenti, occulte o inconsce, strutturate da quattro grandi divisioni binarie.

capestrano.jpgLa più notevole di esse, base dell'eteronomia originaria del socio-storico e condizione necessaria del fatto religioso, è l'istituzione di due campi separati, un mondo naturale e un aldilà invisibile, la rappresentazione immaginaria di un'alterità. E non una semplice divisione, ma una separazione gerarchica che pone il quaggiù sotto la dipendenza dell'aldilà. L'uomo assoggettato al divino, il contingente annientato dall'assoluto. Si potrebbe dire che l'istituzione primitiva, originaria, della società l'ha decisa così  e che nel deciderlo, la società si è incamminata nella via della separazione radicale e sacrale- il sacro essendo l'espressione  o l'intervento dell'aldilà nel mondo quaggiù; attraverso lo stesso movimento essa effettua uno spossessamento inaugurale ponendo in questa dimensione esterna ed eterogenea il Diktat della legge, il principio ordinatore, la capacità di istituire la società.

sanniti.jpgL'auto-spossessamento della loro capacità simbolico-istituente a favore di un legislatore apre la strada all'interno stesso del collettivo umano all'espropriazione o confisca da parte di una minoranza di questa proprietà istituente del sociale. Ogni potere politico, ogni arkê politikê, ogni governo sia dispotico sia oligarchico (e la democrazia rappresentativa è una forma di governo dell'oligarchia) funzionerà allora, sulla divisione binaria dominante/dominato, doppiata nelle pratiche economiche dall'opposizione sfruttatore/sfruttato.

esercito-terracotta.jpgDue thémata [9] arcaiche costruiscono e sostengono la logica del sistema simbolico dando il loro contributo a tutte le divisioni gerarchiche. Queste "invarianti" sono la differenza delle generazioni e la differenza dei sessi.

L'osservazione della natura non ha potuto essere estranea alla nascita del pensiero, all'invenzione del segno, del simbolo, della convenzione, della regola, del linguaggio. L'intuizione primaria dell'eguale e del diverso sostiene i termini opposti che compongono le categorie binarie presenti in tutti i sistemi di idee e di credenze, miti, ideologie, teorie [10]. Essi stabiliscono delle coppie opposte come l'alto e il basso, il secco e l'umido, il caldo e il freddo, il superiore e l'inferiore, maschio e femmina, e così di seguito.

cosmologia.jpgMa, la logica gerarchica dell'ordine simbolico forma anche i termini di queste coppie dualiste dei diversi sintagmi, associando ad esempio alto, superiore, ad un valore positivo e basso, inferiore ad un valore negativo. O come dice Arsitotele: "presso l'uomo il coraggio è una virtù di comando e presso la donna una virtù di subordinazione" [11].

cimitero-militare-di-eroi-della-prima-guerra-mondiale--la-f.jpgIl pensiero dà senso al mondo, ma esso si aggancia al naturale così come si aggancia allo storico, a ciò che è già lì. Così, il pensiero umano ha tendenza a prendere le categorie sociali stabilite come dati della natura. Paradosso della doxa, direbbe Bourdieu.

Tuttavia, innanzitutto, l'imagritte--STUPRO.jpgneluttabile della natura biologica si impose all'uomo: le generazioni si succedettero, e rimangono irreversibilmente sulla terra i vivi ed i cadaveri, i genitori ed i figli, i giovani ed i vecchi. I morti non sono più tra di noi, hanno superato, sormontato "il terrore pallido" e sono entrati nell'"ombra nebbiosa" dove diventano sacri. I vivi nella loro infanzia sono dipendenti, essi devono apprendere le pratiche, le tecniche, i saperi della loro cultura. La società aggiunge alla differenza naturale delle generazioni una differenza gerarchica degli statuti.

donna-mursi.jpgPiù carnale della morte, forse per la costanza della sua presenza, l'esistenza di due sessi morfologicamente differenti, ai quali la biologia conferisce dei compiti diversificati nella riproduzione della specie, costituisce con la differenza delle generazioni le basi materiali sulle quali la società edifica le forme istituzionali e le categorie sociali di molte culture.donne-collo-allungato.jpg

Le istituzioni elementari della società legano ciò che trasmette e ciò che si scambia, la filiazione e l'alleanza, e formulano delle regole di esogamia. Ma queste regole presuppongono il dominio di un sesso sull'altro, esse appartengono ad un sistema che funziona su una logica androcentrica. Quindi, dal punto di vista della formalizzazione, si potrebbe descrivere le cose perfettamente bene a partire da un sistema di coordinate simmetriche fondato sulle donne. Tuttavia, nella dialettica dello scambio organizzato dall'alleanza, sono gli uonini che scambiano le donne e non l'inverso.

rogo.jpgPerché? potremmo chiederci legittimamente. Perché "l'autorità politica, o semplicemente sociale, appartengono sempre agli uomini" ha scritto Lévi-Strauss [12], ed aggiunge che "la relazione fondamentale dell'asimmetria tra i sessi" caratterizza la società umana.

Allora la differenza biologica tra i sessi diventa una "asimmetria culturale", una valenza differenziale, una differenza gerarchica de facto, un fatto politico originario.

Da allora, il dominio maschile imprime il principio gerarchico nel cuore dell'ordine simbolico attraverso la divisione che stabilisce tra "maschi e femmine" all'interno della totalità del corpo sociale. Il principio gerarchico si iscrive nei corpi e nei cervelli degli uomini e delle donne e, invertendo cause ed effetti, si presenta sotto la forma del biologico nella definizione sociale del genere, alla quale partecipa fortemente la costruzione storica della sessualità, o piuttosto dell'erotismo [13], che plasma i rapporti umani.

Socializzati in quanto individui assoggettati ad un ordine gerarchico, le donne e gli uomini incorporano le strutture inconscie della relazione di dominio e di sottomissione associate agli schemi cognitivi ed alla percezione delle cose del mondo. Così la divisione binaria si riproduce senza fine, attiva o latente, violenta o repressa, assunta o combattuta, nelle modalità multiformi dell'interazione sociale. La struttura del dominio femminizza la sottomissione e virilizza il dominio. Presta una logica fallica alla vita incosnscia. Il linguaggio popolare lo dimostra.

 

Patriarcato e matriarcato

 

augusto-imperatore.jpgIstituire è già una decisione politica, essa rileva una scelta, un'opzione, un'attribuzione di significato, essa è dell'ordine dell'arbitrario culturale. Allo stesso modo della società primaria, originaria [14], decide di dispossessarsi della sua capacità simbolico-istituente e permette, ad un certo grado della sua evoluzione, la confisca di questo potere nelle mani di un'elite o oligarchia, essa accetta che le donne siano escluse dal potere politico [15].

vestali--Waterhouse.jpgIl patriarcato è un termine che fa riferimento a tutte le forme istituzionali del dominio maschile. Esso non disegna un regime politico, li include tutti.

"L'autorità politica appartiene sempre agli uomini", ma non a tutti gli uomini. La maggior parte degli uomini e delle donne è dominata e sfruttata.

E quindi, le regole giuridiche scritte più primitive attestano la discriminazione dei sessi formulando chiaramente la posizione dipendente della donna.

Nelle codificazioni conosciute più antiche, come le leggi di Ur-Namur o nel "codice di leggi di Lipit-Istar", lo stupro di una giovane, di condizione servile o libera, esige "un risarcimento in denaro al [suo] padrone". Passano i secoli e le penalità si aggravano: se la vittima di uno stupro è promessa "o appartiene" ad un uomo -altri che il padre-, cioè se c'è adulterio, il codice di Hammurabi condanna a morte il colpevole. Se la giovane è celibe e l'uomo sposato, la legge deò teglione interviene obbligando il colpevole a cedere sua moglie al padre della vittima.

bambini-soldato.jpgElena Cassin, commentando queste disposizioni, scrive, "Lo scopo della pena è di ristabilire l'equità, ma è evidente che quest'equità non riguarda la vittima ma unicamente il suo padrone, quello da cui essa dipende, padre o sposo virtuale. Paradossalmente, lo stupro è un affare di uomini che si tratta tra uomini. Ciò è tanto più vero quando la giovane violentata è libera da ogni impegno, è la legge del taglione che ristabilisce l'equità obbligando il colpevole a consegnare sua moglie al padre della giovano che egli ha violentato [...]. Colpendo la sposa innocente, non si cancella certo la violenza di cui un'altra donna è stat oggetto. È su un altro piano che la questione deve essere posta. La sposa è un bene del marito, allo stesso modo che la figlia lo è del padre. È a questo gradino che il taglione agisce e ristabilisce l'equilibrio tra l'offensore e l'offeso" [16].

le_ninfe_e_il_satiro.jpgEvidentemente, questa dipendenza giuridica della donna, propria dell'organizzazione patriarcale della società, non era incompatibile, secondo certi autori [17], con un ampia libertà sessuale, ma quest'ultima restava sempre in un campo controllato e regolamentato: il campo dell'amore "asservito" alla domanda sociale nel matromonio, ed il campo dell'amore "libero" nella prostituzione, ampiamente integrata nel culto e nel rispetto cerimoniale della convenienza e la correttezza sociali. Antecedenti lontani dei "due grandi sistemi di regole che l'Occidente di volta in volta ha concepito per gestire il sesso" dirà Foucault [18], la legge dell'alleanza e l'ordine dei desideri (i limiti assegnati alle pratiche sessuali).

giuditta.jpgCome è ben noto, Greci e Romani hanno fondato le loro istituzioni  politiche, sociali e giuridiche su una doppia opposizione che attraversa -intersecandosi- i campi della soggettività e delle rappresentazioni sociali, sia nella sfera domestica che nella sfera pubblica: l'opposizione libero/schiavo, e l'opposizione uomo/donna.

L-eta-dell-oro--Ingres.jpgAristotele, in La politica, accorda all'uomo-padre l'egemonia sociale per causa di natura. Egli ha l'autorità del padrone sullo schiavo, il potere politico sulla donna ed il potere "reale" sui bambini [19], Vi sono degli esseri che la natura destina al comando, ed altri all'obbedienza, ma è in modo diverso "che l'uomo libero comanda allo schiavo, il maschio alla femmina, ed il padre al bambino", poiché "lo schiavo è totalmente privato della parte deliberativa (dell'anima); la femmina la possiede, ma priva di autorità; in quanto al bambino, la possiede di certo, ma non è sviluppata" [20].

Cabanel---The-Birth-of-Venus.jpgIl diritto romano considera la "sessualità servile" come una manifestazione della proprietà del padrone, sia per la riproduzione che per il piacere. Ma uomini e donne non si situano allo stesso livello. In funzione della regola "partus ventrem sequitur", i  figli del padrone e della sua concubina schiava nascono schiavi, conseguenza che ha la virtù di aumentare la manodopera servile. La situazione inversa è molto più problematica: i rapporti sessuali tra la padrona e lo schiavo erano considerati dalla giurisprudenza ed il diritto imperiale sotto il registro dell'infedeltà coniugale, aspetto ben difficile a controllare. Questa difficoltà condusse Costantino, nel 326, a rendere autonoma l'infrazione, che sarà allora penalizzata con la morte dei due amanti. I figli nati da questa unione saranno spogliati di ogni dignità e non possono nulla ricevere da loro madre [21]. Ma evidentemente, le differenze non sono così nette quanto potrebbe lasciarlo credere la semplice opposizione uomo/donna o libero/schiavo; la relazione non si stabilisce allo stesso modo se, ad esempio, la donna è sposa legittima o concubina, "ingenua" [22] o "affrancata", di alto rango o nata nella povertà, "onesta" oppure no.

Statua-Carlo-Magno-1725.jpgE dopo l'Alto-Impero, un processo elitistico, di gerarchizzazione legittimante la crescente differenza dei ranghi e delle ricchezze tra gli "uomini liberi", si accentua progressivamente, estendendosi al gruppo servile.

Questi pochi esempi dell'Antichità ci basteranno per sottolineare il fatto storico, ampiamante descritto altrove, dalla posizione dipendente della donna, per lo meno dal punto di vista istituzionale, che raddoppia la gerarchia globale dell'ordine sociale, dalle origini note della civiltà occidentale.

marco-aurelio01.jpgLe istituzioni si inseriscono nel tempo, nella durata, esse tendono all'autonomizzazione ed alla sua separazione in rapporto ai soggetti della storia. L'istituzione incarna la normatività, e l'esige. È così che l'istituzione è allergica all'istituzionalizzazione di pratiche opposte alla logica che la costituisce. Di conseguenza, l'istituita non può esistere senza le forme del sapere che la giustificano e la legittimano. Religioni, miti, ideologie, cosmogonie, teorie della natura e della società tessono il contesto significativo (o immaginario effettivo) nel quale le istituziuoni sociali si riproducono. Anche se resta nascosto o latente -inconsciamente nel fantasma [phantasme]-, il mito è il linguaggio dell'istituzione. Nell'organizzazione patriarcale della società, il contesto mitico, i sistemi delle rappresentazioni, i diversi tipi di ragionamento, le espressioni verbali ed estetiche, i valori e le forme della soggettività sono edipici. E determinano la logica fallica dell'immaginario patriarcale senza che si debba conoscere la leggenda di Edipo.

etadell-oro--Baur.jpgAl centro dell'intreccio di racconti, fatti ed interpretazioni che costituiscono il nostro patrimonio comune, la storia della civiltà contiene l'insopportabile peso dell'oppressione e della schiavitù, dell'immensa sofferenza imposta agli uni (maggioranza) dagli altri (minoranza); non è dunque strano che tutte le religioni abbiano integrato in quanto miti originari le immagini di un paradiso terrestre, di uno stato di Natura o Età dell'oro, dei tempi primordiali nei quali l'umanità non conosceva né la morte né l'oppressione, né il lavoro faticoso né la miseria [23].

venere_di_willendorf5.jpgJohan Jakob Bachofen pensava che la ragion di Stato romana aveva forgiato la matrice giuridica del dominio patriarcale, così egli è andato a cercare nelle profondità arcaiche e ctonie il regno della madre, benevole, prolifica, dalle mammelle inesauribili.

das-mutterrecht.jpgBachofen inaugura un filone molto particolare, per lo meno in uno dei suoi sviluppi. Benché egli fosse un patrizio di Basilea, richissimo e decisamente conservatore, lasciò alla posterità un'opera che, attirando l'attenzione per la prima volta sulla questione del lignaggio matrilineare, ispirò il pensiero di socialisti e di rivoluzionari, così come certe ricerche femministe degli ultimi anni.

primitive-marriage.jpgIl libro di cui ci occupiamo, Das Mutterrecht, pubblicato nel 1861 [24], si inscrive nella corrente evoluzionista dei pionieri dell'antropologia e ci parla di un'epoca remota in cui il "diritto materno, tappa anteriore al patriarcato, presiedeva l'organizzazione sociale". Indipendentemente da Bachofen, e qualche anno più tardi, McLenna (Primitive Mariage, 1865) afferma l'importanza dell'esogamia in quanto prodotto di situazioni sociali precise, e non istintive o biologiche, ed in modo funzionalista postula la matrilinearità come una conseguenza necessaria della poliandria arcaica [25].

morgan--Ancient-Society.jpgIl contributo più importante in questo caso è certamente quello di Lewis Henry Morgan. Nel suo oramai studio  classico, Ancient Society del  1877, Morgan scrive che "la storia dell'umanità non ha elaborato che due sistemi di governo, due sistemi organizzati e ben definiti della società. Il primo ed il più antico è stata un'organizzazione sociale fondata sui clan, le fratrie e le tribù; il secondo ed il più recente è stato un'organizzazione politica fondata sul territorio e sulal proprietà". Il clan è la base sulla quale si costruisce il primo sistema e implica l'idea di una filiazione immediata e comune di tutti i suoi membri. "Là in cui la filiazione è matrilineare, come era sempre il caso durante il periodo arcaico, il clan si compone di una donna, ritenuta essere l'antenato, dai suoi figli, così come dai figli dei suoi discendenti, attraverso le donne e così di seguito" [26].

Engels--Der_Ursprung_der_Familie-_des_Privateigenthums_und_.gifConosciamo l'entusiasmo di Marx e di Engels alla lettura del libro di Morgan. Engels scrisse a Kautsky nel 1884: "Morgan ha riscoperto spontaneamente [...] la concezione materialistica della storia di Marx... [27]" e si mise a scrivere -tra il 1884 ed il 1891-il suo famoso lavoro L'Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. Possiamo leggere in esso: "La grandezza, ma anche la ristrettezza dell'organizzazione gentilizia, è che essa non ha affatto posto per il dominio e la servitù" [28].

Malgrado le critiche di Boas e, più tardi, una certa egemonia dello strutturalismo, i germogli di queste posizioni non hanno smesso di fiorire, come mostrano una quantità di testi femministi degli anni 70 ed 80. Ad esempio, Evelyn Reed sostiene che "il sistema del clan materno fu la forma originale dell'organizzazione sociale" e, essendo parte della ricerca della Madre originaria, essa non mancò di trovare la supremazia naturale della donna. "Così, in origine, ben prima che gli uomini diventassero coltivatori ed allevatori, le donne li avevano preceduti sulla via del progresso" [29].

ScopertaDelFuoco.jpgLa conquista del fuoco fu senz'altro uno dei più grandi passi dell'umanità. "Sembrava [...] probabile che le donne, i primi artigiani del mondo primitivo, abbiano scoperto come riaccendere il fuoco, ed abbiano imparato a servirsene " [30]. Sono loro anche "le prime 'guaritrici' della storia" [31]. Evelyn Reed conclude allora che "Le 'femminiane', le prime donne, dovettero, in assenza del modello a cui riferirsi, imparare da sé, sostenute soltanto dal loro coraggio, la loro tenacia e la loro ingegnosità". E, appoggiandosi su Robert Briffault (The Mothers, 1927), Reed cota il paragrafo seguente: "La donna primitiva, e tra gli animali la femmina, sono molto più avvertite, vive ed ingegnose degli uomini e i maschi che sembrano, paragonate ad esse, stupidi e maldestri" [32].

catal-huyuk--5750-a.-C-jpgPer quest'autore, dunque, il matriarcato "data dall'origine dell'umanità" e la società selvaggia possedeva all'epoca "un sistema di relazioni sociali e sessuali egualitarie, derivanti da un modo di produzione collettivista e del possesso dei beni in comune. Tali caratteristiche sono diametralmente opposte a quelle della società moderna, fondata sulla proprietà privata e sul sistema di classe. Il matriarcato primitivo, assegnando un posto rispettabile alle donne, era dunque anche un regime collettivista i cui membri dei due sessi non erano oppressi, ma eguali e liberi" [33].

VenusLespugue--20.000.jpgErnest Borneman anch'egli, nel 1975, pubblica Das Patriarchat con l'idea di "servire la causa delle donne" Prendendo da Gordon Childe il concetto di "rivoluzione neolitica", Borneman pensa che questo vasto rovesciamento non riguarda soltanto il piano economico e sociale, ma che rappresenta fondamentalmente "una controrivoluzione, una specie di primo putsch della storia" [34] sul piano sessuale, le cui conseguenze furono la proprietà privata, la società di classe, l'asservimento della donna e l'oppressione del bambino.

Venus_of_Brassempouy.jpgMa, continua, perché si deve chiamare matriarcato ciò che esisteva prima della rivoluzione neolitica? Poiché le civiltà- che Lewis Henry Morgan, che ha popolarizzato quest'espressione, descrive nei suoi lavori- si distinguono precisamente per il fatto che l emadri non utilizzano il potere latente di cui dispongono all'interno del clan o della tribù per stabilire un dominio sui loro  mariti, padri o figli. È appunto in questo che questi sistemi si differenziano dal patriarcato, il quale costituisce al contrario un autentico sistema di dominio" [35].

irigaray--1-copia-1.jpgIl testo di Luce Irigaray, in Sexes et Parentés [Sesso e Parentela], è una delle metamorfosi della linea del pensiero inaugurata da Bachofen: la nostra cultura funziona originariamente su un matricidio e quando Freud "descrive e teorizza" l'assassinio del padre della orda primitiva, "dimentica l'assassinio più arcaico, quello della donna-madre..." [36].

L'Orestide di Eschilo le fornisce un esempio, attraverso la tragedia greca, del passaggio al nuovo ordine patriarcale: Clitennestra, "ancira appassionatamente amante", uccide il suo sposo; ma ha a suo favore numerose circostanze attenuanti. Agamennone l'abbandonò per lunghi anni, fece imolare Ifigenia, la loro figlia, ed ora è di ritorno con un'altra donna, "la sua ennesima amante senz'altro [...]. Ma l'ordine nuovo vuole che essa sia, a sua volta, uccisa da suo figlio, ispirato dall'oracolo di Apollo, figlio caro di Zeus: il Dio-Padre".

Oreste sarà inseguito da "un gruppo di donne in collera [...] specie di fantasmi di sua madre: le Erinni. Queste donne gridano vendetta. Esse inseguono, insieme, il figlio assassino della madre. Sono delle donne ribelli, specie di isteriche rivoluzionarie che insorgono contro il potere patriarcale che si sta instaurando" [37].

Benché si situi nell'ethos della nostra epoca, l'analisi di Luce Irigaray riproduce fedelmente l'interpretazione fatta da Bachofen dell'Orestiade nel 1856: "la tragedia di Eschilo espone la lotta decisiva tra la ginecocrazia ed il patriarcato. Il bambino smette di essere innanzitutto legato a sua madre. Accanto alla donna sorge l'uomo ed è il suo diritto che predomina" [38].

Eumenidi-e-Oreste--Bouguereau.jpgLe Eumenidi rappresentano la ginecocrazia, il diritto del sangue in quanto filiazione materna, esse difendono le leggi più antiche. Le Erinni non riconoscono la "onnipotenza del padre e del maschio" e accusano Apollo di voler distruggere le antiche divinità. Grazie anche alla partecipazione di Minerva, Oreste è prosciolto: "Trasportate da furore,  le figlie sterili della Notte vogliono nascondersi nelle profondità della terra, per corrompere i frutti del suolo e distruggere gli uomini sin nel seno della loro madre" [39].

Il diritto paterno è "celeste e olimpico", proviene da Giove stesso ed è di natura spirituale, immateriale. Il diritto materno è "ctonio e sotterraneo", come le Erinni che lo rappresentano, proviene dalle profondità della terra, dall'oscurità della materia, da dove nasce tutto l'essere vivente.

Duval_La_Naissance_de_Venus.jpgNella concezione di Bachofen, "l'epoca" del matriarcato, rappresentata da Demeter, Dea della terra e della fecondità, è preceduta da un periodo di promiscuità, regno lussurioso di Afrodite e della maternità "eterica". Questa ipotesi, egli scrive, è necessaria per spiegare un certo numero di fatti di epoche ulteriori come, ad esempio, i costumi nei quali il matrimonio monogamico comporta dell epratiche eteriche: la sposa deve espiare la sua infrazione alla legge afroditica alla materia che "respinge ogni restrizione e esecra ogni costrizione" [40].

Ecate_William_Blake.jpgI figli della Notte perpetuano la potenza carnale e terrestre del "regno della madre". La Notte avvolge i momenti inquietanti della vita: l'estasi amorosa ed il terrore dell'agonia. E la poesia omerica le aggiunse delle "cose funeste: l'inganno della donna e la seduzione del sogno" [41]. La ginecocrazie, anche vinta, minacciava il nuovo ordine patriarcale. La reazione di Roma fu brutale, essa impose la "ragion di Stato" e, dandole una forma rigorosamente giuridica, le assicurò un'esistenza durevole [42].

All'epoca del "matriarcato demetrico", i princìpi che gli erano propri facilitavano l'integrazione degli uomini e delle donne in una comunità senza limiti, poiché "di fronte alla fecondità materna tutti gli uomini sono fratelli". La legislazione dovette riconoscere questi principi: "Tutti devono ispirarvisi, sia la libertà e l'eguaglianza generale che una xenofilia pronunciata e l'avversione di ogni costrizione" [43].

dioniso.jpgDioniso porta anche l'epiteto di Nyctelios che lo designava come patrono delle "feste notturne" [44]. Il suo culto, pensava Bachofen, turbò la casta maestà  e la vita disciplinata del "demetrismo" reintroducendo i desideri lascivi, la simbologia fallica e la promiscuità del materialismo dei tempi di Afrodite. "La religione dionisiaca è l'apoteosi allo stesso tempo della lubricità afroditica e della fraternità generale". Gli Antichi lo hanno posto in rilievo e "una documentazione storica concludente" lo prova: "l'emancipazione carnale e l'anarchia politica vanno irrevocabilmente di pari passo" [45].

Citando questi autori, i cui scritti coprono 150 anni, vogliamo valorizzare quest'equazione persistente che lega un ipotetico regno della donna all'eguaglianza sociale ed alla libertà politica. Il dominio politico essendosi strutturato sotto il segno dell'uomo-Padre, l'altro polo della divisione sessuale, la donna-Madre, tende ad agglutinare l erappresentazioni ed i valori di un mondo senza oppressione.

La disposizione mitico-fantasmatica [46] soggiacente alla divisione dicotomica dell'istituzionalizzazione politica della società mette sullo stesso piano, e ancora più strettamente se possibile, la libertà politica, la libertà sessuale e l'emancipazione delle donne. Coscienza oscura, forse, per il fatto che la valenza differenziale dei sessi è uno dei fondamenti dell'ordine gerarchico (della riproduzione della struttura del dominio).

 

Le differenze situazionali e l'eguaglianza

 

Sin dal loro arrivo al mondo le donne e gli uomini trovano il fatto massiccio del potere politico, sostenuto solidamente dalle quattro grandi divisioni binarie e da esse riprodotto. Potere istituzionale, lo ripetiamo, che li assoggetta o li socializza, o li assoggetta socializzandoli, che essi interiorizzano, e al quale essi si sottomettono ed obbediscono, o si rivoltano e lottano [47].

Il potere che si esercita in atto, la capacità reale di un agente, è un elemento, una variabile, del livello situazionale dell'azione. Anche se è piuttosto determinato dal regime generale del dominio, esso dipende anche dalle capacità differenziali degli agenti sociali nel campo della loro azione. Luogo dell'agire in cui le diversità dei sessi e dei generi eguagliano le loro competenze.

Nelle relazioni multiplee recoproche che configurano una società ad un dato momento si esprimono innumerevoli forme dell'esercizio di un "poter fare" ineguale tra gli individui. Capacità differenziali tali che la forza fisica, l'abilità manuale, l'esperienza o la conoscenza, l'intelligenza o la'stuzia, la bellezza, ecc., che creano costantemente delle relazioni asimmetriche, di potere o di subordinazione. Esse saranno sempre il premio dell'agire insieme. Ma queste dissomiglianze sono distribuite in modo aleatorio nella popolazione, dunque incapaci da se stesse di creare un rango o una gerarchia sociale. L'infinita differenza  degli esseri umani è un argomento potente in favore dell'eguaglianza. La forza pregnante dell'ordine simbolico nella società gerarchica conferisce ad ogni relazione asimmetrica la colorotura del dominio politico. E quindi, se la lotta per l'eguaglianza è la più difficiel, essa è anche la più inevitabile perché essa, l'eguaglianza, è la condizione necessaria della libertà. L'eguaglianza tra gli esseri umani, uomini e donna, è un valore politico, ma non è soltanto un'eguaglianza davanti alla legge, essa esige, come lo avevano capito già gli Arrabbiati [Enragés], "l'eguaglianza di fatto", "il livellamento dei ranghi e delle ricchezze". Sono le differenze umane individuali di ogni gebere che giustificano l'esigenza dell'eguaglianza. Il contrario della differenza, è l'uniformità e non l'eguaglianza.

L'emancipazione delle donne dal dominio maschile determina tutte le possibilità di abolire la gerarchia sociale, di andare verso una società più libera ed autonoma.

Questa lotta per la liberazione deve sfiggire alla trappola di cercare l'eguaglianza nella simmetria tra una scala gerarchica femminile ed una scala gerrchica maschile: ponendo una donna dominante a parità di un uomo dominante, non si evita che una donna dominata e sfruttata resti accanto del suo omologo maschile. Bisognerebbe affrontare i meccanismi e le istituzioni che, nel corso della storia hanno costruito e mantenuto le strategie del dominio maschile. Istituzioni e pratiche che non sono isolabili dal dominio politico puro e semplice.

Possiamo allora, allora, dubitare fortemente che il "patriarcato" sia annientato in una società di Stato, gerarchica, di classi.

 

 

 

Eduardo Colombo

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

NOTE

 

refractions-24.jpg[1] Esiodo, Teogonia, Mondadori, Milano, 2007.

[2] Sant'Agostino, La città di Dio, libro XIII, 1, Bompiani, Milano, 2001.

[3] Ibid., XIII, 3. 

[4] Sigmund Freud, Il disagio della civiltà, Boringhieri, Torino, 1971.   

[5] Sigmund Freud, Totem e Tabù, Boringhieri, Torino, 1969.

[6] Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni, Boringhieri, Torino, 1969. Il mito fondativo non deve essere visto all'origine temporale di un tipo particolare di istituzionalizzazione della società. La "nascita" delle istituzioni elementari della società è in generale inassegnabile ed eteroclita. Il mito fondativo è una struttura simbolica attuale eed agente che ha la funzione di dare senso e di spiegare le istituzioni esistenti rinviando ai "tempi originari" la giustificazione di ciò che è (nota dell'autore).

[7] Claude Lévi-Strauss, Le strutture elementari della parentela, Feltrinelli, Milano, 1969.

[8] Cf. Eduardo Colombo, Le pouvoir et sa reproduction [Il potere e la sua riproduzione], in: Lo spazio politico dell'anarchia, Eleuthera, Milano, 2009.

[9] Thémata: Tematiche poco numerose ma costanti nella storia dell'umanità. Il termine designa le invarianti, le continuità, le strutture più o meno stabili.

[10] Françoise Héritier, Masculin/Féminin. La pensée de la différence, Parigi, 1996, p. 20 e p. 219.

[11] Aristotele, La Politica, Laterza, Bari, 2002.

[12] Lévi-Strauss, op. cit. 

 [13] Cf. E. Colombo: Sexualité et érotisme. De la sexualité au phantasme, in: Daniel Widlöcher e al., Sexualité infantile et attachement. Paris, 2000.

[14] Sulle origini. Collocare le divisioni binarie in un tempo primordiale è un modo euristico di situare l'analisi di una strutturta simbolico-immaginaria, la struttura del dominio, e non di trovare delle "origini" sempre più o meno mitiche. Un'illusione durevole è quella che consiste nel cercare "l'origine", come se quest'ultima detenesse la chiave di uno sviluppo linerae. La logica circolare della coscienza mitica "fa credere al lavoro oscuro di una destinazione che cercherebbe di scavarsi una strada sin dal primo momento" [Michel Foucault, Microfisica del potere, Einaudi, Torino, 1977, p. 38]. I dati antropologici o storici e le ipotesi connesse che utilizziamo sono da riportare al corpo semantico del social-storico.

[15] Le ipotesi di questa esclusione sono molteplici, a titolo di esempio ne citeremo tre: Claude Meillassoux, Femmes, greniers et capitaux, Paris, 1975, III La constitution de rapports de reproduction; Alain Testart, Essai sur les fondements de la division sexuelle du travail chez les chasseurs-cueilleurs, Paris, 1986; Françoise Héritier, Masculin/Féminin, op. cit., p. 25

[16] Elena Cassin, Le semblable et le différent. Symbolismes du pouvoir dans le Proche-Orient ancien, Parigi, 1987, p. 345

[17]  Jean Bottéro, Tout commence à Babylone, in: l’Histoire n° 63, 1984.

[18] Michel Foucault, Storia della sessualità, Tomo I: La volontà di sapere, Feltrinelli, Milano, 1985.

[19] Aristote, La Politica,   1, 3, 1253b. La condizione naturale del potere del padrone sullo schiavo è difesa da Aristotele contro l'opinione dei alcuni sofisti che vi vedevano una relazione contro-natura poiché definita dalla Legge (nomos). Arsitotele parla del potere sulla donna- così come quello regale sui figli- a cauda del tipo di autorità che si esercita nel legame interumano 1, 12, 1259b.

[20] Ibid, 1, 13, 1260a. Alcune righe dopo Aristotele aggiunge: "Così dobbiamo pensare che tutte le classi hanno la loro propria virtù, come il poeta dice delle donne: "Ad una donna il silenzio è un fattore di bellezza (Sofocle in Aiace, 293), affermazione che non è del tutto vera riferita ad un uomo". Ciò dà in termini moderni: "Sii bella e taci".

[21] Cf. Marcel Morabito, Droit romain et sexualité servile, in: Droit, histoire et sexualité, Lille, 1987. per quel che riguarda la sessualità greca, vedere Michel Foucault, op. cit., Tomo 2.

[22] Ingenua: termine del diritto romano. Nata libera e che non è mai stata in una servitù legittima, in opposizione ad affrancata, come libero si oppone a schiavo (Littré).

[23] Eduardo Colombo, L’utopie contre l’eschatologie, in: "L’imaginaire subversif", Genève-Lyon-Paris, 1982, p. 31.

[24] Bachofen, Il matriarcato. Ricerca sulla ginecocrazia del mondo antico nei suoi aspetti religiosi e giuridici, Einaudi, Torino, 1988.

[25] Robert Lowie, Storia dell'etnologia, Roma, 1996.

[26] Lewis H. Morgan, La Società antica, Feltrinelli, Milano, 1970.

[27] Friedrich Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, Editori Riuniti, Roma, 1963. 

28. Ibid., p. 166.

[29] Evelyn Reed, Féminisme et anthropologie, Paris, 1979, p. 115.

[30] Ibid, p. 117.

[31] Ibid, p. 118.

[32] Ibid, p. 131. Citando fuori contesto questi paragrafi di Evelyn Reed, sono conscio di effettuare una caricatura del libro. Ma ciò che qui ci interessa, è il "contenuto semantico" associato all'immagine della donna-madre ed opposto al principio paterno (patriarcato, ragion di Stato, dominio politico). Dunque, non discuto qui il valore delle sue opinioni, né la loro verosimiglianza storica, né la loro incidenza in campo antropologico, e ciò vale per gli altri autori citati.

[33] Ibid, p. 7.

[34] E. Borneman, Le Patriarcat, Paris, 1979, p. 6.

[35] Ibid, p. 11.

[36] Luce Irigaray, Sexes et Parentés, Paris, 1987, p. 23.

[37] Ibid, pp. 24-25.

[38] Johann Jakob Bachofen, Du règne de la mère au Patriarcat. Pages choisies di A. Turiel; La gynécocratie dans l’Orestie d’Eschyle, Paris, 1938, p. 95. p. 100.

[39] Ibid, p. 99.

[40] Ibid, p. 58.

[41] Clémence Ramnoux, La nuit et les enfants de la nuit, Parigi, 1986, p. 20.

[42] Bachofen, op. cit.

[43] Ibid, p. 38.

[44] Ramnoux, op. cit.

[45] Bachofen, op. cit.

[46] Disposizione di ciò che è di livello del racconto e di ciò che è dell'ordine dell'inconscio.

[47] Vedere Bakunin ed i tre momenti della libertà in:  Anarchisme,  obligation sociale et devoir d’obéissance , Réfractions n° 2, da pagina 102 a pagina 104.

 

 

 

Titolo originale del presente saggio, non ancora collocato in rete:

L’ordre hiérarchique et la différence de sexes

 

 

LINK pertinenti alla tematica trattata:

Cornelius Castoriadis-Daniel Mothé, Autogestione e gerarchia, 1974, 01 di 02

 

James DeMeo, Le origini e la diffusione del patrismo in Saharasia, 01 di 02

 

René Berthier, Bakunin, lo Stato e la Chiesa

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27 febbraio 2011 7 27 /02 /febbraio /2011 07:00

PROUDHONIANA

 

 


proudhoniana00cham_0007.jpg

 

di CHAM


ALBO DEDICATO AI PROPRIETARI

 

 

 

 

 

 

proudhoniana--05.jpg

Poiché la famiglia non è che una parola,

la mia parola per me è seriamente lunga,

deve avere diabolicamente molte sillabe!

 


 

 


 

proudhoniana, 06

-Mio Dio, che strano cane  avete!

 

-Ahimé! è mio figlio! Poiché la famiglia è proibita,

sono obbligata a travestirlo da Carlino per fargli prendere aria.

 

 

 

 

 

proudhoniana--07.jpgAbolizione del talento

 

Proudhon. - Chi è quel miserabile che ha commesso questo capolavoro?

-Raffaello signore.

Proudhon. - Farò arrestare il cittadino Raffaello come infame reazionario; presto, datemi subito il suo indirizzo, affinché possiamo impiccarlo!

 

 


 

 

 

 

proudhoniana--08.jpg

Il signor Proudhon mentre tenta di rincasare dopo l'abolizione della proprietà.

 

Proudhon. -Cribbio! Tirate dunque la corda, sono più di due ore che busso!


Il portiere. - Peggio per voi! Quando non ci sono più proprietari, non ci sono più portieri; vi auguro la buona notte!


 


 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK all'opera originale:

Proudhoniana

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25 febbraio 2011 5 25 /02 /febbraio /2011 15:43

PROUDHONIANA

 

proudhoniana00cham_0007.jpg

 

di CHAM


ALBO DEDICATO AI PROPRIETARI


Uno strano documento, e che merita sicuramente di essere presentato in "La Tradizione Libertaria". Si intitola Proudhoniana è stato edito nel più che celeberrimo anno 1848 da un artista di punta del Charivari, il giornale di satira politica e di costume fondato nel 1832 dal giornalista Charles Philipon durante il regno di Luigi Filippo di cui un feroce oppositore e che per questo subì numerosi sequestri. Di tendenza liberal-democratico, amava beffeggiare monarchici, borghesi, piccolo borghesi e socialisti più o meno rivoluzionari.

Cham (1818-1879), nome dell'autore dell'opera che presentiamo, è stato uno dei più famosi disegnatori, caricaturisti ed autori di protofumetti del XIX secolo, era lo pseudonimo di Amédée de Noé, figlio del conte Louis de Noé. Dopo studi al Politecnico e di matematica si dedicò al disegno e la pittura.

È celebre anche per aver creato sulla scia di Toppfer un celebre protofumetto
Monsieur Lajaunisse. Collaborò per il famosissimo giornale di satira politica e sociale Charivari per ben 36 anni. Il significato del suo pseudonimo è squisitamente umoristico, Cham, in francese significa infatti Cam, il nome di uno dei figlio di Noè, e ricavato dai suoi due nomi Charles e Amédée ma anche un comico riferimento  al fatto che egli fosse figlio del conte de Noé, cioè Noè, l'uomo appunto a cui Dio ordinò di salvare la sua famiglia e gli animali dal diluvio che presto avrebbe inviato sul mondo.

Va da sé che pur pungente e brillante nelle sue vignette di satira dei costumi in cui egli eccelleva, Cham si mostra assolutamente ignorante in fatto delle teorie elaborate da Proudhon che non gli serve che da bersaglio generico con cui colpire le formazioni politiche radicali dell'epoca pescando nei luoghi comuni più triti, come si può vedere subito sin dall eprime vignette in cui gli si attribuirebbe l'esigenza di distruggere l'istituto della famiglia, a cui invece Proudhon era fortemente attaccato ed anche della proprietà, che invece Proudhon avrebbe voluti maggiormente diffusa socialmente.

Abbiamo a che fare in un certo senso con una delle prime e più singolari forme di "ricezione" del teorico del mutualismo e del federalismo.

 

 

proudhoniana--01.jpg

L'ambiente del proudhonismo

San Proudhon predicante in mezzo al dessert

 

 

 

 

 

 

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Deus proudhonus creavit terram

 

-È questo il globo che avete creato... odora stranamente di formaggio d'Olanda!

 

 

 

 

 

proudhoniana--03.jpgL'abolizione della famiglia

 

Il padre. -Vediamo, amico mio, sii ragionevole, entra qui dentro...

Non vorrai dar dispiacere a papino con la tua ostinazione,

perché il signor Proudhon farà la bua a papà se papà non mette

Paolino in un boccale.

 

 

 

 

proudhoniana--04.jpg

Guardate, signor Proudhon, mentre eravate fuori vi è stato spedito tutto questo per voi; ve ne invieranno ancora altri stasera; poiché la famiglia è stata abolita, i genitori non vogliono compromettersi tenendosi tutto questo in casa.

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK all'opera originale:
Proudhoniana

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8 febbraio 2011 2 08 /02 /febbraio /2011 07:00

Bakunin, lo Stato e la Chiesa

Bakunin_Nadar.jpg

di  René Berthier

 

La genesi dello Stato

 

marx karl, LevineL'approccio alla genesi dello Stato presso Bakunin differisce da quello di Marx, senza che si possa dire che vi si opponga. Bakunin suggerisce che lo Stato è il risultato dell'appropriazione del potere da parte di un gruppo già costituito ed organizzato. È che il potere è la condizione dell'esistenza di una società di sfruttamento. L'atto originale della formazione dello Stato è la violenza. I primi Stati storici sono stati costituiti dalla conquista di popolazioni agricole da parte di popolazioni nomadi: "I conquistatori sono stati in ogni tempo i fondatori degli Stati, ed anche i fondatori delle Chiese". Lo Stato è "l'organizzazione giuridica temporale di tutti i fatti e di tutti i rapporti sociali che derivano naturalmente da questo fatto primitivo ed iniquo, le conquiste" che hanno sempre "come scopo principale lo sfruttamento organizzato del lavoro collettivo delle masse asservite a profitto delle minoranze conquistatrici". La violenza è dunque l'atto costitutivo del dominio di classe, lo sfruttamento il movente [1].

bakunin.pngSe, in Marx, si giunge allo Stato attraverso la comparsa delle classi sociali e lo sviluppo del loro antagonismo, per Bakunin, le classi non possono costituirsi in origine altrimenti che attraverso un atto di violenza o di conquista che coincide con la formazione dello Stato: "Le classi non sono possibili che nello Stato".

Considerando i due punti di vista con un minimo di prospettiva si constata: -che Marx afferma la preminenza delle determinazioni economiche pur riconoscendo l'importanza del politico (la violenza) ed attribuendogli il carattere di fatto economico. Così nel Capitale, analizzando i diversi metodi di accumulazione primitiva, Marx constata che "alcuni di questi metodi poggiano sull'impiego della forza brutale, ma tutte senza eccezioni sfruttano il potere dello Stato, la forza organizzata e concentrata della società". E per non sembrare di voler abbandonare il principio del primato del fatto economico, egli aggiunge: "La forza è la levatrice di ogni vecchia società al lavoro. La forza è un agente economico" [Il Capitale, sezione VIII]. Mentre bakunin, al contrario, afferma il primato del politico attribuendogli dei motivi economici: lo sfruttamento del lavoro delle masse. "Cos'è la riccezza ed il potere se non due aspetti inseparabili dello sfruttamento del lavoro del popolo e della sua forza organizzata?", dice ancora Bakunin.

Si potrebbe pensare che la problematica si riduce a quella della bottiglia metà piena o metà vuota.

Marx ammette che per rendere intelligibile un fenomeno complesso, il metodo migliore non è necessariamente analizzare la genesi di questo fenomeno -il metodo storico: "Il metodo di sollevarsi dall'astratto al concreto non è per il pensiero che il modo di appropriarsi del concreto, di riprodurlo in quanto concreto pensato. Ma non è qui il processo della genesi del concreto stesso" [Introduzione  a Per la critica dell'economia politica].

systmedescontr01prou_0007.jpgGià, sin dal 1846, Proudhon affermava in Le Système des contradiction économiques [Il Sistema delle contraddizioni economiche] che la società esiste per via dei suoi materiali come realtà concreta e attraverso le sue leggi come processo intelleggibile.

La preoccupazione di Marx, in Il Capitale non è di effettuare la genesi del capitalismo ma di considerare come "un insieme concreto, vivente, già dato", e di svelarne le leggi: "Sarebbe falso ed inopportuno presentare la successione delle categorie economiche nell'ordine della loro azione storica. Il loro ordine di successione è, al contrario, determinato dalla sua relazione che esse hanno tra di loro nella società borghese moderna e che è precisamente all'inverso del loro ordine apparentemente naturale o della loro evoluzione storica". [Introduzione a Per la critica dell'economia politica].

marx--il-Capitale.pngNel modello presentato da Marx, la formazione dello Stato appare come il risultato di un processo interno dello sviluppo delle contraddizioni sociali, idea che Bakunin non rigetta d'altronde del tutto. La procedura di Marx non si situa da un punto di vista storico, ma logico. In Il Capitale Marx pone un modello teorico del sistema capitalista, effettua in qualche modo una simulazione, cosa di cui pochi autori si sono accorti (e che Proudhon aveva fatto quindici prima in Il Sistema delle contraddizioni economiche, attirandosi i fulmini di Marx).

Ponendo il problema dell'atto fondativo dello Stato, Bakunin non si preoccupa nemmeno di situare l'evento nel tempo e nello spazio così come Rousseau non credeva che il contratto sociale sia stato un contratto reale, letteralmente parlando [2]: ciò che interessa Bakunin, è il processo. Vi sono infatti due registri a partire dai quali la questione dello Stato è affrontata: il registro storico, che fa dello Stato la risultante di un atto di violenza iniziale; il registro logico che ne fa la risultante dell'evoluzione delle contraddizioni di classe.

Bisogna capire la posta di queste divergenze: Bakunin combatteva la tesi determinista, identificata all'epoca con il marxismo, secondo la quale la rivoluzione sarebbe risultata dal solo sviluppo delle contraddizioni della società capitalista. Si capisce sin dall'inizio che insiste sulle determinazioni politiche della formazione dello Stato, benché, è bene ripeterlo, non ha mai contestato l'approccio "economista" di Marx, a condizione di ammettere che i fenomeni ideologici, giuridici, possano diventare, una volte posti, delle "cause produttrici di effetti".

Il rifiuto del determinismo storico non implica evidentemente che la rivoluzione sia possibile in qualunque momento, da un atto volontarista; è l'affermazione che la coscienza e la volontà svolgono un ruolo determinante: se la classe operaia non è sostenuta dalla coscienza del suo diritto e se, correlativamente, la classe dominante non è minata dalla cattiva coscienza del suo diritto, il progetto rivoluzionario non ha nessuna possibilità di realizzarsi.

Ecco in succinto come Bakunin concepisce il processo di formazione dello Stato.

Dei gruppi organizzati si combattono per prendere il potere finché uno di essi, meglio organizzato, si erige a padrone e forma uno "Stato regolare". La vittoria di questo gruppo attira dalla parte del vincitore una parte del gruppo vinto. Se il partito vincitore si mostra intelligente, accorda dei vantaggi agli uomini più influenti del gruppo vinto: "Così si formano le classi statali da cui lo Stato esce compiutamente". "Una religione o un'altra spiegherà in seguito, cioè divinizzerà, l'atto di violenza e in questo modo porrà il fondamento del diritto detto dello Stato". [La Scienza e la questione vitale della rivoluzione, VI].

 

La chiesa-stato

 

Finis_gloriae_mundi_from_Juan_Valdez_Leal.jpg

 

Bakunin non si limita a definire lo Stato come un semplice strumento di potere al servizio di una classe dominante, nel quadro di un rapporto bipolare borghesia-proletariato, o borghesia-aristocrazia. Egli sottolinea costantemente ciò che il potere politico conserva di religioso. La Chiesa, egli dice, è la sorella maggiore dello Stato, nel senso che le prime forme di potere apparse nella storia hanno rivestito un carattere sacerdotale. Nella sua critica a Mazzini, Bakunin evoca la nozione di chiesa-stato (Pierre Legendre parla di "Stato pontificio"). La funzione-potere si presenta così sotto due aspetti, teologico e politico. La critica della religione resta un aspetto, non subordinato ma integrante, della critica del potere, nella misura in cui il potere riveste, anche sotto orpelli laici, un aspetto religioso: l'ideologia è una forza materiale. La critica della religione non è dunque mai compiuta.


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Di fatto, la Chiesa è stata, dice Bakunin, una classe dominante durante la prima metà del Medioevo, costituita dalla "classe dei sacerdoti, non ereditari questa volta, ma reclutantesi indifferentemente in tutte le classi sociali della società". "La Chiesa ed i sacerdoti, il papa in testa, erano i veri signori della terra", egli dice inoltre [VIII].


urss staline
federico-II.jpgTutta la prima metà del Medioevo è dominata dalla lotta dei monarchi contro la supremazia papale. La dottrina dominante voleva che i re ricevessero il loro potere da Di, attraverso la mediazione del papa. Le autorità politiche degli Stati sono dunque interamente subordinate alla Chiesa. Il clero, dice Bakunin, aveva attraverso lui la forza degli eserciti, la potenza economica ed un'organizzazione gerarchica efficace.

gregorio-VII.jpgNon è che dopo una lunga lotta che i re finirono progressivamente con il detenere la loro carica direttamente da Dio, liberandosi così di un ingombrante intermediario. Di fatto, è, in Francia, Filippo il Bello che, appoggiandosi sui suoi giuristi, emancipa il potere dall'influenza del clero. Quando il diritto sovrano fu riconosciuto come procedente immediatamente da Dio, il potere fu proclamato assoluto. Lo Stato e la Chiesa sono due poli inseparabili benché sempre opposti", due istituzioni che si sostengono l'un l'altra ma che, come accade sempre quando due centri di autorità coesistono, non possono sussitere che in situazione di conflitto e con la sottomissione dell'uno all'altro.

mercante-medioevo.jpgSecondo Bakunin, la storia europea è caratterizzata da un gioco di alleanze di due forze contro una terza: questo schema ternario si distingue dunque molto sensibilmente da quello di Marx, che esso non contraddice ma completa. In Inghilterra, dice Bakunin, si è potuto osservare in effetti l'alleanza della borghesia con l'aristocrazia terriera contro la monarchia. Il dramma della Germania è che delle condizioni storiche particolari, legate alla vicinanza del mondo slavo aperto alla conquista, hanno reso impossibile  sia l'alleanza della borghesia e dell'aristocrazia, sprovviste entrambe di senso politico, sia l'alleanza della borghesia e del potere imperiale, costantemente occupato in Italia. In Francia, la borghesia e la monarchia si sarebbero alleate contro la nobiltà feudale; in Italia, la borghesia avrebbe dovuto la sua autonomia ed il suo sviluppo alla lotta tra il potere religioso (la Chiesa) ed il potere politico (l'imperatore), ecc.

nobilta.jpgIl declino del potere della Chiesa ha le stesse cause di quelle che hanno provocato il declino dell'aristocrazia feudale: lo sviluppo degli scambi, della circolazione monetaria, l'apparizione del capitale mercantile, lo sviluppo delle città che indebolirono gli strati i cui redditi erano basati sulla rendita fondiaria. Così, come durante il passaggio dalla società monarchica alla società borghese, la classe che perde la sua posizione egemonica non scompare, essa sussite subordinandosi al nuovo potere.

"È così che sulle rovine del dispotismo della chiesa fu elevato l'edificio del dispotismo monarchici. La Chiesa, dopo essere stata la padrona, divenne la serva dello Stato, uno strumento di governo tra le mani del monarca".

La lotta tra la Chiesa e lo Stato era storicamente necessaria, dice Bakunin. Per il suo carattere universale, la Chiesa aveva un'ampiezza troppo grande per poter assorbire gli Stati nazionali in uno "Stato universale". La Riforma, in particolare in Germania, è interpretata da Bakunin come una reazione contro la Chiesa che sfoscia nella disorganizzazione di un'istituzione dominante, ma anche nella sottomissione accresciuta delle popolazioni al potere dei principi, che approfittano dell'atomizzazione dell'istituzione religiosa per diventare dei capi spirituali subordinando la religione agli interessi dello Stato.

Altrove, la Chiesa cattolica indebolita è assorbita dallo Stato: così nasce il dispotismo moderno, dice Bakunin. Ai due periodi-chiave della storia della società monarchica, quando i monarchi si affrancano della tutela papale per le loro investiture, e durante la Riforma, l'indebolimento dell'istituzione religiosa si accompagna con un trasferimento accresciuto di potere allo Stato e da una subordinazione, o in ogni caso da una dipendenza accresciuta della Chiesa verso lo Stato.

Ma qualunque sia la sua forma o il suo carattere particolare, il potere ha bisogno di autogiustificazione. In se stesso, il potere, per riprendere i termini di Pierre Legendre, è "un fatto selvaggio, qualcosa come un fatto bruto, ed il suo discorso si rivolge a dei bruti". [da: Jouir du pouvoir [Godere del potere, p. 153., éd. de Minuit, Paris]. 

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René Berthier

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

[1] "Lo Stato, completamente nella sua genesi, essenzialmente e quasi completamente durante le prime tappe della sua esistenza, è un'istituzione sociale imposta da un gruppo vittorioso di uomini su un gruppo vinto, con il solo obiettivo di assicurare il dominio del gruppo vittorioso sui vinti e di garantirsi contro la rivolta dall'interno e gli attacchi dall'esterno. Teleologicamente, questo dominio non aveva altro oggetto che lo sfruttamento economico dei vinti da parte dei vincitori". Questa citazione non è di Bakunin ma di Franz Oppenheimer, un sociologo tedesco (1864-1943), tratta dalla sua opera Der Staat edita nel 1908.


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[2] "Non si devono scambiare le ricerche nelle quali ci si può inoltrare a questo soggetto per delle verità storiche, ma soltanto per dei ragionamenti ipotetici e condizionali più adatti a chiarire la natura delle cose che a mostrarne le vera origine!, [Rousseau].

 

 

LINK al post originale:

Bakounine, L'État et l'Église

 

 

LINK pertinenti alla tematica trattata:

James DeMeo, Le origini e la diffusione del patrismo in Saharasia, 01 di 02

La teoria dei Kurgan

C'era una volta l'isola di Creta

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30 gennaio 2011 7 30 /01 /gennaio /2011 12:00

Rudolf Rocker: Nazionalismo e Cultura

 
Rocker, ritratto da suo figlio Fermin

 

rocker--libro-1937-copia-1.jpgRudolf Rocker (1873-1958) fu certamente une delle figure più notevoli dell’anarchismo del xx secolo. Nato a Magonza, militò nella sinistra del Partito socialista orientandosi verso il pensiero libertario e fu, a vent'anni, costretto dalle leggi antisocialiste bismarckiane ad abbandonare la Germania. Si ritrovò rifugiato politico sin dal 1893, a Parigi poi a Londra dove, benché non ebreo, editò dal 1898 al 1914 il giornale "Arbeiter Fraint" (l’Amico dei lavoratori) ed il mensile "Germinal". Durante la prima guerra mondiale, fu internato in un campo di concentramento britannico e tornò in seguito in Germania dove militò nella FAUD, L'Unione libera dei lavoratori tedeschi, di tendenza anarcosindacalista. È all'origine della nuova AIT (Associazione internazionale dei lavoratori), che raduna sin dalla sua fondazione due milioni di aderenti dall'Europa alle Americhe.  

rockernaz.jpgPubblica numerosi articoli sulla stampa libertaria del mondo intero, in Freie Arbeiter Stimme di New York, in  Der Syndikalist e Die Internationale a Berlino. Molti dei suoi libri appaiono a Berlino: (Il fallimento del comunismo di Stato, 1921; Johan Most, la vita di un ribelle, 1924). altri sono tradotti in spagnolo o in yiddish a partire dai manoscritti (Anarchici e Ribelli, 1922; Ideologia e tattica del proletariato moderno, 1928); scrive allora la sua opera principale, Nazionalismo e Cultura, di cui l'avvento al potere di Hitler nel 1933, impedì l'edizione, e costrinse Rocker, non ammesso in Francia, a trovare rifugio negli Stati Uniti dove poi rimase. I suoi libri furono allora pubblicati a Buenos Aires, in Messico, a Londra ed in India.

Nazionalismo e Cultura apparve nel suo testo originale, con il titolo Il verdetto dell'Occidente (Die Entscheidung des Abendlandes), che nel 1949 in Germania, dove fu riedito nel 1954 a Parigi da  Solidaridad Obrera e a Madrid nel 1977; la prima edizione in inglese, nel 1937 a New York, è ripresa nel 1946 a Los Angeles e nel 1970 a Saint-Paul; l'opera è tradotta in olandese nel 1939, in svedese nel 1950 ed in italiano nel 1960; delle traduzioni in yiddish e portoghese erano già pronte nel 1946. In francese, una traduzione compiuta aspetterebbe da più di mezzo secolo di trovare un editore*. La seconda edizione americana, ripresa a Londra da Freedom Press appare con un "epilogo" redatto da Rocker nel 1946. È alle pagine di questa edizione che si riferiscono le traduzioni di citazioni qui sotto.

Bertrand Russel salutò la pubblicazione del libro in questi termini: "Nazionalismo e Cultura è un'importante contributo alla filosofia politica sia a causa della sua analisi penetrante e molto informata di numerosi autori celebri, e a causa della sua brillante critica del culto dello Stato, che è la superstizione dominante e la più nociva della nostra epoca. Spero che sarà ampiamente letto in tutti i paesi dove il pensiero disinteressato non è ancora illegale". E Albert Einstein da parte sua disse di esso: "Trovo il libro straordinariamente originale ed illuminante.  Vi sono rappresentati numerosi fatti e relazioni in modo nuovo e convincente. Non sono, naturalmente, d'accordo con il suo atteggiamento di fondo di valutazione puramente negativa dello Stato. Ciò, tuttavia, non mi impedisce di trovare il libro importante e chiaro.

 

Libro I: Genesi dell'ideologia nazionalista

 

robespierre.jpgIl primo dei due libri che compongono l'opera, a partire dalla denuncia dell'"insufficienza del materialismo economico" (cap.  1), passa innanzitutto al vaglio la lenta elaborazione storica del pensiero politico precedente all'apparizione del Nazionalismo. Attraverso la religione (cap. 2) dove prende radice l'idea del potere, che si manifesterà attraverso il cesaro-papismo di cui egli vede le risorgenze sino a Robespierre, Napoleone, Mussolini o Hitler. Ed, anche attraverso le rivalità tra papato ed Impero (cap. 3), che attraverso la creazione delle caste o classi, assisi indispensabili del potere, da Platone e soprattutto Aristotele (cap. 4), sino a Machiavelli.

calvino.jpgMa con il Rinascimento e le rivolte contadine, appaiono i primi movimenti della Riforma (cap. 6), in cui si esprimono nuove aspirazioni che contestano la Chiesa come lo Stato- le due balene stigmatizzate dall'ussita  Cheltchicky –ma anche nuovi tiranni come Calvino, "una delle personalità più terribili della storia, un Torquemada, uno zelota dal cuore arido che tentò di preparare gli uomini al regno di Dio con il cavalletto ed il supplizio della ruota". Mentre i primi Stati nazionali si associano sull'assolutismo e monopolio del commercio e dell'industria (cap. 7), alcuni filosofi- Thomas Moore, Francis Bacon, Campanella, Rabelais, La Boétie, George Buchanan e Locke- oppongono il diritto naturale al potere monarchico (cap. 8).

paine.jpgCon la rivoluzione americana trionfa il pensiero più liberale, espresso da Thomas Paine ""Più elevata è una cultura e meno c'è bisogno di un governo, perché gli uomini in questo caso devono vigilare i propri affari ed anche a quelli del governo", p. 146) o Jefferson ("Il miglior governo è quello che non governa affatto", p. 149). Pensieri anglo-sassoni che Rocker pone in parallelo (cap. 9) con quello dei grandi classici tedeschi: Lessing, Herder, Schiller, Goethe, Jean-Paul Richter, autore dell "Dichiarazione di guerra alla guerra", Hölderlin ed il geografo Humboldt, autore di "Alcune idee per un saggio per determinare i limiti dell'efficacia dello Stato", che aveva d'altronde dichiarato: "Ho tentato di combattere la sete di governare ed ho tracciato dappertutto più strettamente i limiti dell'attività dello Stato". Così che la scuola francese in cui sottolinea il posto di eminente avanguardia di Diderot, che nell'articolo "Autorità" dell'Enciclopedia scrive: "La natura non ha dato a nessun uomo il diritto di regnare su altri" e, nella poesia Gli Eleuteromani, questi versi che annunciano Maggio 1968:

 

La natura non ha fatto né servi né padroni.

Non voglio dare né ricevere leggi!

E le sue mani strapperebbero le budella del prete,

In mancanza di una corda, per impiccare i re.


Jean-Jacques Rousseau e la Rivoluzione francese all'origine del culto nazionale 

 

rousseau-contrat.jpgMa è precisamente anche in questo momento che a partire del pensiero liberale e democratico alcuni hanno potuto approdare ai peggiori errori, con in primo piano, Jean Jacques Rousseau in IL contratto sociale. Rocker è categorico: "Rousseau era allo stesso tempo l'apostolo di una nuova religione politica, le cui conseguenze ebbero tanti effetti disastrosi sulla libertà degli uomini quanto ne avevano avuto in precedenza la credenza al diritto divino dei re. Infatti, Rousseau è uno degli inventori di questa nuova idea dello Stato nato in Europa dopo che il culto feticista dello Stato che trovava la sua espressione nel monarca personale ed assoluto ebbe raggiunto la sua conclusione", ed aggiunge: "Rousseau e Hegel sono- ognuno a modo suo- i due custodi della reazione dello Stato moderno".

bonaparte.jpgLa filiazione è seguita tra i due "cittadini di Ginevra", Calvino e Rousseau, e si prolunga sino ai Giacobini ed a Bonaparte. Qualche giorno prima del colpo di Stato di Brumaio, Bonaparte avendo detto a Sieyés: "Ho creato la Grande Nazione", questo ultimo gli rispose sorridendo: "Si, perché abbiamo creato prima la Nazione". Di fatti, la sovranità del re essendo stata sostituita dalla sovranità della nazione, si era costretti a dichiarare al club dei Giacobini che: "il Francese non aveva altra divinità che la nazione, la Patria" ("Questo nuovo re dalle settecento quarantanove teste" secondo Proudhon), o meglio ancora a divinizzare la Repubblica una e indivisibile. Ed il capo giacobino Isnard poteva dichiarare: "I Francesi sono diventati il popolo eletto della terra. Facciamo in modo che il loro comportamento giustifichi il loro nuovo destino!".

saint-just.jpegPer Rocker, il processo rivoluzionario tra le mani di un Saint-Just dalla "logica fanatica" o di un Robespierre che "invece di un'anima aveva i suoi principi", non poteva portare che all'eliminazione, in nome della nazione, di ogni opposizione; a cominciare da quella degli hebertisti "perché la loro propaganda antireligiosa, che era realmente anti-chiesa, abbassava il rispetto dello Stato e minava la sua fondazione morale". Si apporda così a "Napoleone, l'erede ridanciano della Grande Rivoluzione che aveva preso ai giacobini la macchina divoratrice di uomini dello Stato centralizzato, la dottrina della volontà nazionale, uomo "cinico e senza cuore che, nella sua giovinezza, si era intossicato con il Contratto sociale" ma, più tardi, si abbandonò a dire: "Il nostro Rousseau è un pazzo che ci ha portato a questasituazione!", oppure: "L'avvenire mostrerà se non sarebbe stato meglio per la pace del mondo che né Rousseau né io fossimo mai vissuti".

hegel.jpgHegel apostolo dello Stato, "Dio sulla terra" e creatore della nazione. È questo il momento capitale della storia del pensiero politico, quello in cui il culto reale si trasmuta facilemente in culto nazionale, repubblicano o imperiale, grazie soprattutto ad una sublimazione della nozione di sovranità, trasmessa dal monarca al popolo mitizzato. Questa impostura trova la sua eco in tutta l'Europa, e nel primo capo in Germania. Rocker mostra come Kant e Fichte prendano di fattio il contropiede dal cammino effettuato dai loro grandi predecessori dell'età dei Lumi, come Herder e Lessing, per cavalcare il nazionalismo venuto dalla Francia, ma contro la Francia nelle "guerre di liberazione" che ergono l'intera Europa contro l'imperialismo napoleonico. Essi sono seguiti da Hegel che "diventa il creatore moderno di quella teoria cieca del destino di cui i sostenitori vedono in ogni avvenimento una "necessità storica" e vedono in ogni fine concepita dagli uomini una "missione storica". Che si tratti di quella di una razza, di una nazione o di una classe. Infatti, Hegel celebrava il culto dello Stato come un fine in sé, come la "realtà dell'idea morale", come "Dio sulla terra", affermando: "Perché è ora conosciuto che ciò che è dichiarato morale e vero per lo Stato è anche divino ed ordinato da Dio, che giudicato dal suo contenuto, non c'è nulla di più elevato e di più santo" oppure "È la strada di Dio con il mondo che lo Stato deve esistere. Il suo fondamento è nel potere della ragione che si manifesta come volontà. Come idea dello Stato non dobbiamo avere allo spirtio degli Stati particolari, né delle istituzioni speciali, ma piuttosto l'Idea, questo Dio reale, considerato in sé".

saint-simon.jpgE Rocker nota: "Infatti Hegel era semplicemente il filosofo di Stato del governo prussiano e non mancò mai a giustificare le sue peggiori malefatte". O anche: "Hegel era un reazionario dalla testa ai piedi". Così, quando Engels si vanta scrivendo: "Noi, socialisti tedeschi, siamo fieri di discendere, non soltanto da Saint-Simon, Fourier e Owen, ma anche da Kant, Fichte e Hegel", Rocker non può che trovare qui la spiegazione disperatamente autoritaria del marxismo. A partire da quel momento, il pensiero tedesco si intreccia con il nazionalismo. Ma Rocker gli oppone queste due affermazioni che egli sottolinea: "La nazione non è la causa, ma il risultato dello Stato. È lo Stato che crea la nazione, non la nazione, lo Stato" e "Gli Stati nazionali sono delle organizzazioni di chiese politiche; la pretesa coscienza nazionale non è innata nell'uomo ma gli è inculcata. È un concetto religioso; si è tedeschi, francesi, Italiani, esattamente come si è cattolici, protestanti o ebrei".

Riprende Thomas Paine: "Il mondo è il mio paese, tutti gli uomini sono miei fratelli!"heine.jpg

Cita Goethe e Heine denunciando le "guerre di liberazione" del 1813-15 condotte dai cosacchi. E quando il romanticismo stesso spronfonda nel nazionalismo ed i tedeschi si presentano come un "popolo originario" (urvolk), cita ancora Heine deplorando "che odiano tutto quanto è straniero; e che non desiderano più diventare dei cittadini del mondo, né degli Europei, ma soltanto tedeschi stretti".

proudhon-d.jpgQuando il socialismo vede intraprende la via autoritaria e dittatoriale, da Babeuf a Marx, opporsi a quella federalista, di Proudhon e di Bakunin, le compartimentazioni nazionali sono utilizzate da Marx nella sua lettera a Engels del 20 aprile 1870: "I francesi hanno bisogno di una doccia fredda. Se i Prussiani sono vittoriosi la centralizzazione del potere statale aiuterà la centralizzazione  della classe operaia tedesca; per di più, la preponderanza tedesca farà spostare il centro di gravità del movimento operaio dell'Europa occidentale dalla Francia alla Germania. E non dobbiamo che comparare il movimento dal 1866 ad oggi per vedere che la classe operaria tedesca è superiore in teoria ed in pratica alla francese. La sua preponderanza sulla Francia su scala mondiale significherebbe anche il predominio delle nostre teorie su quelle di Proudhon".

Marx.jpgRocker evidenza come Marx aveva ragione poiché la vittoria della Germania segnò la messa in secondo piano del socialismo libertario dell'Internazionale. Al termine di questa evoluzione, il nazionalismo è diventato una religione politica (cap. 15). E, nel 1931, a Berlino, al Congresso internazionale su Hegel, Gentile, l'ideologo del fascismo e l'avvocato dello "Stato totalitario", celebre Hegel rimpiangendo semplicemente che egli non avesse previsto che la teoria dello Stato moderno sfoci nell'istituire quest'ultimo come più alta forma dell'intelligenza, al di sopra a nche dell'arte, della religione e della filosofia. E Rockert cita naturalmente Mussolini: "Tutto per lo Stato, niente fuori dello Stato, niente contro lo Stato" come l'approdo ultimo, insieme ad Hitler del culto dello Stato e della nazione.

 

Libro secondo: critica dei fondamenti ed appannaggi della nazione

 

Dopo aver mostrato il lento processo ideologico sfociato nel culto della nazione poggiante sul rafforzamento dello Stato, Rocker si fissa dunque come obiettivo, nel suo secondo libro di esaminare tutto ciò che può essere invocato come giustificante l'esistenza del fatto nazionale, cioè l'oggetto stesso di questo culto. Sarà dunque quanto riguarda nel presentare la nazione, successivamente come comunità morale di costumi e di interessi (cap. 1), come comunità linguistica (cap. 2), e come comunità razziale (cap. 3). Non avrà nessuna difficoltà a sottolineare le contraddizioni o l'inconsistenza degli argomenti sviluppati dagli avvocati delle nazioni per cercare di dare una base scientifica all'oggetto del loro culto.

architettura-fascista.jpgIn seguito, Rocker si dedica alla dialettica tra unità politica e cultura, dapprima sulla definizione stessa della cultura (cap. 4), poi sull'esempio greco di una decentralizzazione politica generale (cap. 5), in seguito sull'esempio opposto del saggio romano di centralizzazione (cap. 6) e, infine, nel lungo processo della frammentazione europea (cap. 7). Ad ogni tappa, egli dimostra come la ricerca dell'unità politica è poco legata al progresso culturale. Egli giunge così a constatare l'illusione della cultura nazionale (cap. 8), l'inadeguatezza dello Stato-nazione a sviluppare la scienza (cap. 9), l'assenza di legami tra arte, architettura e nazionalità (cap. 10), così come, tra arte e spirito nazionale (cap. 11). E Rocker conclude con "i problemi del nostro tempo" (cap. 12), cioè, nel 1936, sulle differenti forme molto parallele del totalitarismo.

urss mascherineNell'Epilogo, del 1946, di fronte al rafforzamento del totalitarismo sovietico, fondato sul più forte imperialismo mai visto, Rocker prende fermamente posizione per una federazione europea. "Una federazione europea è la prima condizione e la sola base per una futura federazione mondiale, che non potrà mai essere raggiunta senza una unione organica dei popoli europei (...). Un'Europa federata con un'economia unificata, da cui nessun popolo fosse escluso da barriere artificiali, è dunque, dopo le esperienze amare del passato, la sola via che può condurci dalle rovinose condizioni del passato verso un avvenire più radioso. Ciò aprirà nuove vie ad un'organizzazione reale ed una rinascita dell'umanità e porrà fine a tutte le politiche di potere".

Ma questa posizione resta quella di una visione essenzialmente eurocentrica che aveva, ad esempio, impedito Rocker di evocare il movimento nazionale indiano, pioniere e modello di tutte le sollevazioni anticolonialiste; e lo aveva condotto a non citare Tagore che attraverso la sua opera Nationalism del 1917, per la sua condanna dell'idea di nazione uno dei più potenti anestetici che l'uomo abbia mai inventato", per aver "stabilito quest'inerente antagonismo tra nazione e società in queste splendide parole": "Una nazione, nel senso dell'unione politica ed economica di un popolo, è quell'aspetto che una popolazione intera assume quando essa è organizzata per uno scopo meccanico. La società in quanto tale non ha altro scopo. È un fine in sé. È l'auto-espressione spontanea dell'uomo come essere sociale. È una regolazione naturale delle relazioni umane che gli uomini possono sviluppare gli ideali di vita in cooperazione gli uni con gli altri".

Nel primo paragrafo dell'Epilogo, Rocker precisa ancora: "Una federazione dei popoli europei, o per lo meno un inizio verso questo fine, è la prima condizione per la creazione di una federazione mondiale, che garantirà ai popoli definiti coloniali gli stessi diritti per la ricerca del loro benessere. Non sarà facile soddisfare quest'ambizione, ma un inizio deve essere compiuto se non vogliamo di nuovo precipitare in un abisso".

Per proseguire con questa frase in corsivo: e l'inizio deve essere fatto dai popoli stessi.

Per fortuna, i popoli "definiti coloniali" assunserò da sé la propria causa senza troppo contare sulla solidarietà dei popoli europei. Incontriamo qui, indubbiamente, una delle debolezze della visione di Rocker, quella di non aver afferrato la fondamentale importanza dell'oppressione imperialista, sia oltremare che vicina, coinvolgente intere società e culture diverse.

 

Roland Breton

 

 

[Traduzione di Ario Libert] 


Rocker_N_C.jpg

*Il libro di Rudolf Rocker, Nationalisme et culture, è stato di recente edito dalle Éditions CNT Région parisienne /Les Éditions libertaires, 672 pages,  20 euro, per la traduzione di Jacqueline Soubrier-Dumonteil e con la prefazione di Heiner Becker

 

LINK al post originale:

Rudolf Rocker: Nationalisme et Culture

 

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Published by Ario Libert - in Opere libertarie
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