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15 aprile 2011 5 15 /04 /aprile /2011 06:00

Un altro splendido numero della mitica rivista di satira politica e di costume L'Assiette au Beurre, oramai abbastanza nota ai lettori del nostro blog. Autore Hermann-Paul, di cui abbiamo presentato tempo fa un altro numero della rivista interamente illustrata da lui.

 

 

 

 

 

 

 

 

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[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK all'opera originale:
Un Roman


 


 


 

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12 aprile 2011 2 12 /04 /aprile /2011 06:00

La rivoluzione russa

la revue anarchiste cover

 

di Alexander Berkman

 

II

 

Affinché il lettore possa capire bene quanto esporrò di seguito, credo sia necessario stabilire brevemente le disposizioni mentali che mi animavano all'epoca del mio arrivo in Russia.

Mi riferisco a due anni fa. Un governo, il “più libero della terra”, mi aveva fatto deportare, in compagnia di altri 248 uomini politici, dal paese nel quale ero vissuto per più di trent'anni. Protestai con veemenza contro il crimine morale perpetrato da una pretesa democrazia facente ricorso a dei metodi che essa aveva così violentemente attaccato durante l'autocrazia zarista. Stigmatizzai la deportazione di uomini politici come un oltraggio ai diritti più fondamentali dell'uomo, e la combattei per motivi di principio. Ma il mio cuore era contento. Quando scoppiò la Rivoluzione di febbraio, avevo desiderato andare in Russia, tuttavia l'affare di Mooney me lo aveva impedito: avevo ripugnanza a lasciare il campo di battaglia. In seguito, gli Stati Uniti mi imprigionarono e aprirono contro di me dei procedimenti penali per la mia opposizione contro la carneficina mondiale. Per due anni, l'ospitalità forzata delle prigioni federali impedì la mia partenza. Ne seguì la deportazione. Ho già detto che il mio cuore era contento. Parola troppo debole per esprimere la gioia debordante che riempiva tutto il mio essere alla certezza di visitare la Russia.

 

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La Russia! Stavo per rientrare nel paese che aveva fatto sparire l'impero degli Zar dal mappamondo, stavo per vedere il paese della Rivoluzione Sociale! Ci può essere una più grande gioia per qualcuno che, nella sua prima giovinezza, era stato un ribelle contro la tirannia, e che aveva intravisto nei vaghi sogni della giovinezza un mondo di umana fratellanza e di felicità, e di cui l'intera vita era stata consacrata all'avvento della Rivoluzione Sociale?

Il viaggio fu un vero pellegrinaggio. Benché fossimo dei prigionieri e trattati con severità militare, e che il “Budford” fosse una vecchia botte che faceva acqua da tutte le parti e mettesse costantemente in pericolo le nostre vite durante questa odissea di un mese, il pensiero che eravamo in rotta per il paese della Rivoluzione fertile (in promesse) mantenne tutta la compagnia dei deportati nel migliore umore e nel brivido dell'attesa del grande giorno che si avvicinava. Il viaggio fu lungo, molto lungo, e umilianti le pene che dovemmo sopportare: eravamo ammucchiati sotto il ponte, vivendo nell'umidità e in un'atmosfera marcia, e nutriti con magre razioni. La nostra pazienza era quasi al limite, ma il nostro coraggio irremovibile; e infine giungemmo a destinazione.

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Fu il 19 gennaio 1920, che mettemmo piede a terra sul suolo della Russia dei Soviet. Un sentimento di solennità, di rispetto mi sopraffece subito. È lo stesso sentimento che hanno dovuto provare i miei devoti antenati penetrando per la prima volta nel sancta sanctorum. Un grande desiderio si era impadronito di me, di inginocchiarmi e abbracciare questa terra irrorata dal sangue di generazioni di sofferenze e di martirio, irrorata di nuovo dai rivoluzionari trionfanti dei nostri giorni. Mai in precedenza, nemmeno quando fui restituito alla vita dopo le orribili tenebre di quattordici anni di prigione, ero stato così tanto emozionato, bruciando di desiderio di abbracciare l'umanità, di deporre il mio cuore ai suoi piedi, di sacrificare la mia vita mille volte, se soltanto ciò fosse stato possibile, al servizio della Rivoluzione Sociale. Fu il più grande giorno della mia vita.

Fummo accolti a braccia aperte. L'inno rivoluzionario, eseguito dall'orchestra rossa, ci salutò con entusiasmo nel momento in cui attraversammo la frontiera russa. Le acclamazioni dei difensori dai berretti rossi della Rivoluzione si moltiplicarono attraverso i boschi, risuonando lontano come rombi di tuono. Davanti il simbolo visibile della Rivoluzione Trionfante, rimanevo a capo chino. Ero commosso e fiero, ma tuttavia, mi sentivo piccolo davanti alla grandezza della manifestazione della Rivoluzione Sociale attuale. Quale profondità, quale grandezza vi si rivelavano, e quali immense possibilità si rivelavano alle sue prospettive!

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Ascoltavo la voce della mia anima: “Che la tua vita passata possa aver contribuito, anche se poco, alla realizzazione del grande ideale umano e a questo, che ne è l'inizio”. E ho avuto coscienza della grande felicità che mi era offerta di agire, di lavorare, di aiutare con tutto il mio essere a realizzare l'espressione rivoluzionaria completa di questo meraviglioso popolo. Hanno lottato e sono usciti vittoriosi dalla battaglia. Hanno proclamato la rivoluzione sociale: ciò significava che l'oppressione era cessata, che la sottomissione e lo schiavismo, i due flagelli dell'umanità, erano aboliti. La speranza di molte generazioni ed epoche si erano infine realizzate. La giustizia si era stabilita sulla terra, per lo meno sulla parte del tutto che comprendeva la Russia Sovietica, e oramai questa preziosa eredità non si sarebbe più persa.

 

Ma gli anni di guerra e di rivoluzione hanno esaurito il paese. C'è sofferenza e carestia, e grande bisogno di cuori intrepidi e virili volontà per agire e aiutare. Il mio cuore era pieno di gioia. Sì, mi dedicherò con tutto il mio essere al servizio del popolo. Ringiovanirò per ogni sforzo in avanti, nel compito più duro, per la crescita del benessere comune. Voglio dedicare tutta la mia vita alla realizzazione della grande speranza del mondo, alla Rivoluzione Sociale.

Al primo avamposto dell'esercito russo si organizza un formidabile incontro per darci il benvenuto. La grande sala, piena di soldati e di marinai, le donne in abiti religiosi sulla tribuna degli oratori, i loro discorsi, tutta questa atmosfera palpitante della Rivoluzione in azione... tutto ciò fece una grande impressione su di me. Esortato a dire qualcosa, ringraziao i compagni russi per il caloroso ricevimento fatto ai deportati d'America, mi complimentai per le lotte eroiche che essi sostenevano e dissi loro della grande gioia di trovarmi tra di loro. E in seguito, espressi tutto il mio pensiero in questa unica frase: “Cari compagni”, dissiloro, “non siamo venuti per insegnare, ma per imparare, per imparare e per aiutare”.

Ecco il mio ingresso in Russia, Ed ecco cosa provarono la maggior parte dei deportati, miei compagni.

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK all'opera originale:

La Révolution Russe

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10 aprile 2011 7 10 /04 /aprile /2011 06:00

La Rogna

 

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- Al posto vostro, signora, conserverei il più bello ed annegherei gli altri.

 

 

 

 

 

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-Sì, mia buona caritatevole signora: ho tredici bambini, senza contare le mie nove false gravidanze.

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-Dei salatini poco turbolenti.

 

 

 

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-Non ho che dei figli spirituali: mangiano dei pani vergini.

 

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- Mio padre era avariato.

 

 

 

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- Eravate sola nell'ucciderlo.

- Eravamo in due nel farlo.

 

 

graine_p8_9_q25.jpg- Ce semo dimenticati!!!...

 

 

 

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- Io c'ho tanto faticato nel metterti al mondo!...

 

 

 

 

 

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- Fate dei figli!

-Non ammazzateli!

 

[20.000 invalidi. 3.000 morti ogni anno. Statistiche militari. Discorsi del generale André al Senato. Interpellanza Clémenceau].

 

 

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- Povero piccolo, lascia stare il tuo lattaccio adulterato e scolati 'sto Pernod.

 

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- Crescete, ma non moltiplicatevi!

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- La Chiesa proibisce di imbrogliare: non avrete l'assoluzione.

 

 

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- Maiala! Non ti vuoi svuotare dunque?

 

 

 

 

 

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- Fai passare 'sta cosa, o ti pianto!

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

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7 aprile 2011 4 07 /04 /aprile /2011 06:00

 

Terzo numero interamente illustrato da Hermann-Paul per la famigerata rivista L'Assiette au Beurre. Niente di nuovo, per quanto riguarda quella grande società multinazionale nota come Vaticano. L'autore ha il merito di ritrarre l'altra faccia della religione, quella necessitante oltre che di denaro sonante anche e soprattutto di superstizione, e, diciamolo pure, ci riesce benissimo...

 

 

 

 

 

 

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[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK al post originale:

Lourdes

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3 aprile 2011 7 03 /04 /aprile /2011 06:00


Jaroslav Hašek

 

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di  Jean-Claude Polet

 

 

einaudi.jpegIl romanzo umoristico di Jaroslav Hašek Le avventure del buon soldato Chveïk al tempo della Grande Guerra è una delle opere più lette e tradotte della letteratura ceca. Riportò presso i lettori un successo immediato, ma il mondo accademico l'ha a lungo considerato come un'opera marginale, di un livello letterario basso e contrario alla morale. Cento anni dopo la nascita dell'autore, diventa chiaro che si tratta di un'opera che comprende diversi livelli semantici e che il suo significato, sia morale sia sul piano del pensiero, è universale.

hasek-1-edizione--1926.jpgAd un primo approccio, il romanzo si presenta come una satira che descrive in modo popolare l'affondamento dell'esercito austro-ungherese. L'idea geniale di fare di un idiota il personaggio di un romanzo di guerra fu sviluppata dall'autore in un'avventura picaresca, assurda e potenzialmente infinita il cui eroe principale è idiozia in quanto spiritus agens delle istituzioni sociali, come categoria ontologica e come problema filosofico. Per il suo antimilitarismo radicale, Hašek può essere accostato allo scrittore austriaco Karl Krauss ed il suo Gli ultimi giorni dell'umanità.

le-brave-soldat-schweik-joseph-lada.jpgCon la stessa lucidità, egli discerne l'assurdità grottesca ed atroce del meccanismo della guerra e la mostruosa ipocrisia della retorica bellica, giornalistica e clericale. La visione di Hašek non è tuttavia intellettuale, ma ricorderebbe piuttosto lo stile rude di Alfred Jarry. Il suo humour sorge da situazioni tipiche della vita del soldato e del guerriero e provoca una risata che contiene l'orrore: Le avventure del buon soldato Chveïk  meritano anche il titolo di opera più radicalmente antimilitarista ed anti-ideologica dell'epoca moderna.

34 6Il secolo intero impresse il suo segno sulla breve vita di Hašek. Nacque a Praga nella famiglia di un istitutore religioso fervente ed alcolista. Dopo la morte di suo padre, compì i suoi studi all'Accademia commerciale ed inaugura la sua carriera diventando impiegato di banca; ma ben presto l'abbandonò per una vita errante e da bohémien, viaggia in Austria-Ungheria ed all'estero; sin dal 1904, è redattore di un periodo anarchico, e la sua carriera artistica inizia con delle parodie di poesie liriche e di scenette di cabaret scritte in collaborazione e nelle quali recita egli stesso, spesso in ruoli di donna; diventa famoso quando fonda un partito patafisico chiamato “del progresso moderato nei limiti della legge”, e di cui guida in forma parodistica la campagna elettorale.

hasek.jpgCollabora con numerosi giornali, che vanno da fogli politici al Mondo degli animali; si dedica a mistificazioni ingegnose ed a scandali truculenti. Si lega ad amicizia con dei vagabondi e degli intellettuali: Lo scrittore František Langer, l'illustratore di Il buon soldato  Chveïk  Josef Lada e l'attore Emil Artur Longen ed i suoi compagni prenderanno la penna per apportare la loro testimonianza su di lui. Ma, benché sia già in vita diventato una leggenda della società praghese, la sua vita è piena di misteri e di miti. Come autore, Hašek matura non soltanto collaborando con dei periodici di cui riempie alcune pagine, ma anche raccontando delle storie nelle birrerie praghesi. Fonda anche nella letteratura ceca moderna il genere della tradizione orale, continuata in seguito ad esempio da Bohumil Hrabal. Hašek pubblicherà più di mille racconti e storie brevi romanzate con un centinaio di pseudonimi, come “Uno dei Maccabei” o “Benjamin Francklin”.

Hasek_jaroslav1915.jpgNel 1915, Hašek si arruola come volontario nell'Esercito imperiale e reale austro-ungarico; dopo alcuni mesi si fa fare prigioniero sul fronte della Galizia e, al campo di prigionia, si arruola nell'esercito cecoslovacco di Masarik dove lavora di nuovo come giornalista. Diverse volte, cambia le sue posizioni politiche, abbracciando anche delle idee radicalmente contraddittorie, passando da ammiratore a legionario della futura repubblica cecoslovacca, dopo di che, nel 1918, diserta la legione e raggiunge Mosca in condizioni mai interamente rivelate, aderisce al partito bolscevico ed è spedito come commissario rosso in Siberia.

Hasek_jaroslav1920.jpgNel 1921, ritorna a Praga con il compito rivoluzionario di organizzare di organizzare un movimento operaio in Boemia: per fortuna, preferisce tornare alla sua missione letteraria. Comincia a scrivere Le avventure del buon soldato  Chveïk  a puntate nel 1921; con un amico, fa stampare a sue spese il romanzo sotto forma di opuscoli che essi stessi vendono nelle birrerie, poi firma un contratto per terminare il romanzo e si ritira a Lipnice, ai confini della Boemia e della Moravia, dove, sino agli ultimi giorni della sua vita, si dedica di volta in volta alle bevute della birreria ed alla dettatura del “buon soldato”, che porta sino al termine della quarta parte (rimasta incompiuta).

good-soldier-svejk.jpgL'originalità del romanzo è evidente anche se è rimasto incompiuto (il giornalista Karel Vanek ha cercato senza successo di completare la parte in cui Sc'vèik è prigioniero in Russia). Chveïk è uno dei rari personaggi della letteratura del XX secolo ad essere riuscito ad uscire dal libro e vivere una vita autonoma; ciò è accaduto a prezzo di una deviazione semantica o più semplicemente di un equivoco.

svejk.jpgChveïk, nella sua vita paraletteraria è diventato un eroe o piuttosto un antieroe eponimo, il tipo di un furbo sempliciotto che difende la sua pelle attraverso un'obbedienza servile ed una finta stupidità; in ceco ha dato vita all'espressione "fare lo Chveïk", cioè simulare la stupidità per trarne profitto. È vero il contrario: il buon soldato di Hašek si distingue per l'assenza dell'istinto di conservazione: non cerca alcun successo per sé e non ride mai, limitandosi ad un sorriso innocente e beato.

svejk2.jpgL'autore lo paragona ad un Buddha, un Cristo ed un alieno; la sua attività principale è l'attività verbale, essa poggia sulla produzione di una molteplicità di digressioni, di esempi di parabole, di saggezza popolare e piccolo borghese, di cronache nere e di storielline che si raccontano in birreria, il tutto in quantità inesauribili. I discorsi irresistibili di Chveïk mancano di ogni scala di valore, ma producono un effetto pratico: Chveïk paralizza l'azione, provoca l'accanimento e la disperazione degli ufficiali, fa fallire dei piani di guerra. Chveïk è il discendente dei famosi sciocchi letterari come semplicissimus di Grimmelshausen e, allo stesso tempo, un precursore dei lemuri di Beckett.

Sc-veik_bis.jpgIl primo a riconoscere il genio di Hašek fu Max Brod (1884-1968), scrittore praghese di lingua tedesca, amico di Kafka, che non esitò a situare Il buon soldato Chveïk  sullo stesso piano dell'opera di Rabelais o di Cervantes. Contribuì a farlo adattare al teatro in un allestimento di Erwin Piscator a Berlino nel 1928, da cui la fama di Chveïk si propagò nel mondo intero. L'attualizzazione di Chveïk nella Seconda Guerra mondiale realizzata da Bertolt Brecht, è, contrariamente alla concezione di  Hašek, segnata ideologicamente.

stamp.jpgLa scrittura inimitabile di  Hašek parte da un senso raffinato dell'assurdo, da una lingua dialettale colorita e da un gergo militare ceco misto di tedesco ed ungherese; l'azione inizia con l'attentato di Sarajevo e la dichiarazione di guerra, e in un movimento lento dai circoli viziosi e strane spirali, porta il buon soldato ed il suo battaglione verso il fronte russo. È stato detto che  Hašek è un antipodo abbastanza complesso e problematico di Franz Kafka: se il lato nascosto del mondo letterario di Kafka è il comico, quello della commedia di  Hašek è la tragedia.


Jaroslav_Hasek_-_pomnik_v_Lipnici_nad_Sazavou_-_detail.jpgIl personaggio del soldato idiota Chveïk compare nell'opera di  Hašek dal 1911; l'autore, cosciente della grandezza della sua idea, giunge a poco a poco al principio estetico fondato sull'indifferenza e la non differenziazione semantica e di valore. Il lettore non ride tanto per di     Chveïk quanto per la catastrofe semantica che la sua "stupidità" scatena. Il romanziere Frantisek Halas ha definito il romanzo di  Hašek come dadaista; lo scrittore Ivan Olbracht parlava di una stupidità geniale; Jirí Voskovec e Jan Werich, due autori-attori del teatro di avanguardia tra le due guerre parlano dell'idiozia metafisica di  Hašek. 

 

Jean-Claude Polet  

 

 

Tratto da: Auteurs européens du premier XXe siècle: De la drôle de paix à la drôle de guerre (1923-1939)

Éditions De Boeck Université, Bruxelles, 2002.

PP. 22-24. 

 


 

[Traduzione di Ario Libert]  


 

LINK all'opera originale:

 Jaroslav Hašek 

LINK pertinente:

Michal Mares, Jaroslav Hašek, Da: "Come conobbi Franz Kafka"

 

 

 

 

LINK a un video You Tube in lingua ceca trailer del film tratto dal romanzo:


LINK ad un video You Tube, prima puntata su undici del film tratto dal romanzo, sottotitoli in inglese:



  01 di 11.

 
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31 marzo 2011 4 31 /03 /marzo /2011 06:00

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Lo Stato, tutti i suoi apparati, la società civile, visti da Adolphe Willette (1857-1926), anch'egli uno degli autori più graffianti di L'Assiette au Beurre, in un numero intitolato Le Singe, e cioè alla lettera La Scimmia, nel gergo dell'epoca un'espressione dispregiativa per indicare il padrone. Uno dei numeri tra i più apprezzati a livello artistico di quelli sfornati in dodici anni dalla celebre rivista di satira, degno di affiancarsi agli altrettanti celebrati numeri illustrati da Kupka, e da Steinlen.

Allo stile realistico ed estremamente crudi e a volte feroce delle scene raffigurate nelle singole tavole fa infatti riscontro un impianto interpretativo molto astratto simbolico appunto. Geniale semplicemente l'idea di presentare la tematica da lui trattata, e cioè il dominio dell'uomo sull'uomo e del ruolo attivo in questo senso delle istituzioni, non tanto in singole pagine le une slegate alle altre ma magari unite in un unico discorso, bensì in un unicum senza interruzioni né ideologiche né raffigurative.

Questo numero infatti della rivista va visto come un vero e proprio rotolo che si svolge dalla prima all'ultima pagine sfogliandolo ma che si potrebbe ugualmente ridurre ad un cilindro di carta se si tagliassero le singole pagine e si unissero per i loro lati. Questa grande idea dà modo all'autore di presentare il suo discorso critico presentandolo come un'allucinante sfilata carnevalesca delle fondamentali categorie sociali: esercito, magistratura, religione, prostituzione, lavoro, il padrone al centro del trittico, ed infine alcune scenette relative alla politica, alla burocrazia, alla violenza sulla donna, non necessariamente borghese, tiene a precisare Willette.

Quest'idea di trattare in questo modo il numero della rivista non poté che sembrare che naturale all'autore che all'epoca aveva già decorato con enormi affreschi le pareti dei più celebri locali come Il Moulin Rouge (che su vede sullo sfondo della tavola intitolata La Brigata Mondana), Le Chat Noir, ma anche una sala del municipio parigino, e di ristoranti come quello della Cigale, La Taverne de Paris, L'Auberge du Clou, ecc.

Willette collaborò infine con la maggior parte delle riviste umoristiche e satiriche dell'epoca, illustrò anche numerosi libri di autori affermati e si fece apprezzare come pittore.

 

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Il giudice in mezzo all'illustrazione regge una tavola su cui sta scritto: Dura lex pavberibus sed lex (la legge è dura per i poveri, ma è legge). In basso sulla parte sinistra leggiamo la scritta: Quid stum mieser Tunc dicturus e sulla destra sempre in basso: Cum vix justus sit securus!

 

 

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  "March Tempo but not fast"

La Chiesa Anglicana

 

 

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Colui che mi ucciderà

Sarà un mio compagno

 Mi benderà gli occhi 

 

Con il suo fazzoletto blu,

E mi farà morire

Senza farmi soffrire.

 

 

 

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Gli usi e costumi.

 

La brigata Mondana.

 

 

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I lavoratori

 

C'è da bere laggiù!

Berrà chi potrà.

Pagherà chi vorrà.

 

 

 

 

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"Andiamo figli della Patria, il giorno di gloria è giunto".

 

La via all'eguaglianza della Repubblica si insabbia.

Dell'ideale iniziale non rimangono che le lucerne del 14 luglio.

 

 

 

 

 

 

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- Attenti!... ecco la Scimmia!...

 

Sulle botti poste sulla parte anteriore del vagone, si leggono le iscrizioni: legno di Campech (un colorante), Alcool, Melassa.

 

 

 

 

 

 

Marianne en paysanne , s'apprete à subir les hauts fonctionnaires de la République: dessin de Willette. Le Présidenr de la R.F. suivi de juges et du bourreau.

Sulla parte sinistra la Repubblica rischiara il mondo dei funzionari. Dietro di essa Auguste Potacolle, la sputacchiera dell'Eliseo 50.000 franchi, 250.000 con le mance.  Dietro ancora, Joseph Prudhomme, Presidente della Repubblica Francese, 1.200.000 franchi, e dietro di lui in primo piano il Boia, 6.000 franchi e con gli spostamenti e le gratifiche: 30.000 franchi.

 

 

 

 

 

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Gli uomini politici


 

 

 

 


Foule de fonctionnaires avec des casquettes marquées : Guerre ,Cultes , Marine, Beaux-Arts , etc ...

Trionfo del Signor Chi-di-Diritto

 

[Una folla di funzionari trasporta un capo dalle orecchie asinine con in mano uno scettro che non è altro che un timbro gigantesco, simbolo della burocrazia. Sui copricapi dei sottoposti sta scritto: Guerra, Culti, Marina, Belle-Arti. Sullo sfondo un enorme bottiglia per l'inchiostro].

 

 

 

 

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Qui si è rinunciato a toccare le imposte....

 

 

 

 

 

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È proibito sedersi... ma non sopra le ginocchia del Padrone.

 

 

 

 

 

 

 

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Nota bene. - La Scimmia non è sempre un Borghese.

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK all'opera originale:

Le Singe

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27 marzo 2011 7 27 /03 /marzo /2011 11:23

PROUDHONIANA

 

 


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di CHAM

 

ALBO DEDICATO AI PROPRIETARI
 


 

 

 

 

 

 

 

 

proudhoniana--021.jpgCome il signor Proudhon se la prende con la proprietà senza prendersela con il proprietario

 

-Fate bene attenzione... non è voi che colpisco ma il vostro cappello!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Almeno voi, amici miei, veri amici miei ... capite come me il vero sistema sociale... Raddoppiate dunque i vostri attacchi contro le proprietà! 


 

 

 

 

 

proudhoniana--23.jpgRitratto dal vero del cittadino Proudhon, distruttore di proprietari.

 

[Sulla grande cassa di legno si legge: IMPOSTA PROGRESSIVA]

 

 

 

 

 

 

 

proudhoniana--024.jpgIl signor Proudhon travestito

 

-Nessuno potrà riconoscermi sotto questo costume.

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert] 

 

LINK all'opera originale:

Proudhoniana

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23 marzo 2011 3 23 /03 /marzo /2011 17:34

È ora la volta di una grande rivista anarchica e cioè  La Revue Anarchiste, che ebbe breve vita ma che produsse una grande mole di materiale interessante e soprattutto importante. Operando negli anni immediatamente successivi al primo dopoguerra, poté avvalersi di contributi di vecchi dirigenti e militanti di varie tendenze e soprattutto aprirsi a contributi internazionali di cui i più avvincenti restano quelli dei fuoriusciti anarchici russi che portarono in occidente le prime testimonianze e soprattutto le prime critiche e analisi sul regime totalitario sovietico: Berkmann, Kropotkin e Volin soprattutto, ma anche Emma Goldman.

La Revue Anarchiste era anche ricchissima di rubriche, che oltre ad occuparsi di tematiche attuali con una notevole profondità e competenza, effettuavano il punto su alcune tematiche sia teoriche sia di natura più storica miranti a valorizzare i contributi di figure note e meno note del movimento libertario. Di questa grande massa di dati ci occuperemo nei prossimi post di La Tradizione Libertaria. Consigliamo anche di cliccare sui link in fondo ai post per visionare la rivista on line di modo che si possa anche fruire della validità grafica della rivista nonché della sua pulizia tipografica.

 

La rivoluzione russa 

berkman--1892.png       

di Alexander Berkman

 


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I

Sguardo sul passato e sull'avvenire


la-revue-anarchiste-cover.jpgÈ molto stupefacente vedere quanto siano poco conosciute al di fuori della Russia, la situazione attuale e le condizioni nelle quali si trova questo paese. Anche delle persone intelligenti, soprattutto tra gli operai, hanno le idee più confuse per quel che riguarda la Rivoluzione russa, il suo sviluppo e la sua situazione attuale sia politica sia economica e sociale. Se giudichiamo la Russia e gli avvenimenti che vi si sono svolti dopo il 1917, questo giudizio sarà molto incompleto, se non erroneo; benché la maggior parte delle persone prendano partito e parlano a favore o contro la Rivoluzione ed i bolscevichi, quasi nessuno possiede una conoscenza esatta e chiara dei fattori essenziali che vi si rapportano. In generale, le opinioni espresse - favorevoli o altre - sono basate su delle informazioni molto incomplete di cui si può contestare l'autenticità, e che sono spesso interamente false, informazioni riguardanti la Rivoluzione russa, il suo sviluppo e l'aspetto attuale del regime bolscevico. Ma le opinioni sostenute sono per la maggior parte, non soltanto fondate su dei dati imprecisi o falsi, ma anche oscurati - e a dir il vero snaturati - da sentimenti amichevoli, pregiudizi personali ed interessi di classe. In fondo è una profonda ignoranza che, sotto una forma o un'altra, caratterizza l'atteggiamento della grande maggioranza delle persone verso la Russia e gli avvenimenti di Russia.

 

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E tuttavia, la comprensione della situazione russa è di vitale importanza per il progresso ed il benessere futuro del mondo. Non si insiste mai troppo su questo punto. È dalla giusta valutazione della rivoluzione Russa, dal ruolo stato svolto dai bolscevichi e altri partiti e movimenti politici e delle cause che hanno portato alla presente situazione, in breve è dall'intera comprensione di tutto il problema che dipendono gli insegnamenti che trarremo dal grande avvenimento storico del 1917. Questi insegnamenti informeranno nel bene o nel male l'opinione e l'attività di una gran parte dell'umanità. Detto altrimenti, i cambiamenti sociali dell'avvenire - il lavoro e gli sforzi rivoluzionari che li precedono e li accompagnano - saranno profondamente influenzati dalla comprensione popolare di ciò che è realmente accaduto in Russia.

 

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È generalmente ammesso che la Rivoluzione Russa sia l'avvenimento storico più importante dopo la grande Rivoluzione Francese. Sono anche incline a credere che dal punto di vista delle sue conseguenza potenziali, la Rivoluzione del 1917 è il fatto più significativo nella storia di tutta l'umanità. È la sola Rivoluzione che aspirava de facto alla Rivoluzione sociale Mondiale; è la sola che ha presentemente, abolito il sistema capitalista su tutto un territorio ed ha cambiato da cima a fondo tutte le relazioni sociali esistenti sino ad allora. Un avvenimento di una così grande magnificenza umana e storica non deve essere giudicata dallo stretto punto di vista della parzialità. Nessun sentimento personale né pregiudizio dovrebbe deformare l'atteggiamento degli individui. Innanzitutto, ogni fase della Rivoluzione deve essere studiata con cura, senza espedienti né pregiudizi, tutti i fatti essere considerati senza pregiudizio, perché possiamo farci un'opinione giusta e precisa. Credo, ne ho la ferma convinzione, che soltanto, tutta la verità per quel che riguarda la Russia, può essere di immenso profitto.

 

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Sfortunatamente, ciò non è stato sino ad ora il caso, tranne qualche eccezione. Era del tutto naturale che la Rivoluzione Russa provocasse da una parte, l'antagonismo più strenuo e la difesa più appassionata dall'altra. Ma, la parzialità, da qualunque parte si manifesti, non è un giudice obiettivo. A dir il vero, la più odiosa menzogna così come delle ridicole storie favolose riguardanti la Russia sono state sparse e continuano ad esserlo, ancora oggi. Non possiamo, naturalmente, meravigliarci che i nemici della Rivoluzione russa, e della Rivoluzione in generale, e allo stesso modo i reazionari e i loro agenti, abbiano inondato il mondo con delle disinformazioni più velenose degli avvenimenti che succedono in Russia. Su di essi e la loro informazione, non ho più bisogno di spendere delle parole: è da tanto tempo che essi sono screditati agli occhi delle persone oneste ed intelligenti.

 

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È triste constatare che sono i sedicenti amici della Russia e della Rivoluzione Russa che hanno fatto più male alla Rivoluzione, al popolo Russo e ai migliori interessi delle masse di lavoratori del mondo con il loro zelo senza moderazione non tenendo conto della verità. Qualcuno per ignoranza, ma la maggior parte di quest'ultimi coscientemente e intenzionalmente hanno mentito con insistenza e passione, in contraddizione con tutti i fatti, con la falsa nozione che fa loro credere che così essi “aiutano la Rivoluzione”. Delle ragioni di “espedienti politici”, di "Diplomazia bolscevica”, di “necessità del momento” che essi allegavano e spesso dei motivi di considerazioni meno altruistiche, li hanno fatti agire in questo modo; essi hanno ignorato del tutto le sole considerazioni legittime di un onesto uomo, di un vero amico della Rivoluzione Russa, e dell'emancipazione dell'uomo - così come della storia veridica - che è il rispetto della verità. Vi furono degli uomini onorevoli, che furono delle eccezioni, sfortunatamente in piccolo numero e la cui voce si è quasi sempre persa nella passione delle interpretazioni scorrette, delle falsità e degli eccessi. Ma la maggior parte di coloro che visitarono la Russia mentirono del tutto sulla situazione di questo paese, - lo ripeto deliberatamente. Alcuni mentirono perché non sapevano nulla, perché non avevano avuto il tempo necessario né una vera occasione per studiare la situazione, di apprendere i fatti. Essi effettuarono dei viaggi, a volo d'uccello, trascorrendo dieci giorni a Mosca, non conoscendo la lingua, non vivendo mai a contatto diretto con la vita reale del popolo, non ascoltando e non vedendo altro ciò che dicevano e mostravano loro i ciceroni ufficiali interessati che li accompagnavano ovunque.

Pietrogrado--18-Giugno-1917.jpg

In molti casi, questi “storici della Rivoluzione” erano dei veri incompetenti, ingenui, sino al ridicolo. Essi erano così poco familiarizzati con tutto ciò che li circondava, che spesso non avevano il minimo sospetto che il loro affabile “interprete”, così avido di “mostrare e spiegare tutto”, era in realtà un membro del gruppo degli “uomini di fiducia”, specialmente designati per “guidare” i visitatori importanti. Molti di questi visitatori hanno successivamente parlato e scritto abbondantemente sulla Rivoluzione Russa con poca conoscenza eancor meno comprensione. Ve ne sono stati altri che avevano il tempo e l'occasione necessari, e qualcuno di essi tentarono realmente di compiere uno studio serio della situazione, non unicamente per i pettegolezzi della stampa. Durante il mio soggiorno di due anni in Russia, ho avuto l'occasione di incontrarmi personalmente con quasi tutti i visitatori stranieri, con le missioni dei sindacati e quasi tutti i delegati d'Europa, d'Asia, d'America e d'Australia, che si riunivano a Mosca per assistere al Congresso Internazionale comunista e al Congresso Rivoluzionario dell'Industria, che si tennero laggiù l'anno scorso. La maggior parte di loro potevano vedere e comprendere ciò che accadeva nel paese. Ma era, veramente, una rara eccezione che essi avessero una visione abbastanza netta e abbastanza coraggio per comprendere che soltanto tutta la verità poteva servire nel miglior modo gli interessi della situazione.

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Tuttavia, i diversi visitatori della Russia si preoccupavano, in generale, estremamente poco della verità, ed erano sistematicamente tali quando cominciarono ad “illuminare” il mondo. Le loro asserzioni sfioravano frequentemente un'idiozia criminale. Pensate, ad esempio, a George Lansbury (pubblicista del “Daily Herald” di Londra), che riporta che le idee di fratellanza, eguaglianza e di amore predicate da Gesù di Nazareth erano in corso di realizzarsi in Russia e che allo stesso tempo Lenin deplorava “la necessità del comunismo militare” imposto dall'intervento e dal blocco degli Alleati. “Considerate l'eguaglianza” che divideva la popolazione russa in 36 categorie, seguendo la razione ed i salari ricevuti. Un altro inglese, noto scrittore, esclamava enfaticamente che tutto sarebbe andato bene in Russia, se non vi fosse stata ingerenza da parte esterna... mentre interi distretti dell'Est, nel Sud e in Siberia, alcuni per estensione più vasti della Francia, erano in rivolta armata contro i Bolscevichi e la loro politica agraria. Altri scrittori lodavano il libero regime dei Soviet, mentre 18.000 dei suoi figli giacevano morti a Kronstadt, per aver lottato per la vittoria del libero regime dei Soviet.

 

kronstadt-marinai.jpg

Ma perché dilungarsi su queste prostituzioni letterarie? Il lettore si ricorderà facilmente la folla di “pere” che negarono con forza l'esistenza stessa delle cose che Lenin cercava di spiegare come ineluttabili. So che molti dei delegati e altre persone credettero che se la situazione reale della Russia fosse conosciuta all'estero, si potrebbe forzare la mano ai reazionari d interventisti. Tuttavia, questa credenza non necessitava della rappresentazione della Russia come un vero Eldorado del lavoro. Ma il tempo in cui sarebbe potuto sembrare inopportuno parlare esplicitamente della situazione russa, è passato da mol. Questo periodo è terminato, relegato negli archivi della Storia con l'introduzione della “nuova politica agraria”. Ora è giunto per noi il tempo di trarre gli insegnamenti della Rivoluzione e di ricercare le cause del suo fallimento. Allo scopo di evitare gli errori che essa ha commesso (Lenin dice francamente che essi sono stati numerosi), e affinché possiamo adottare le sue migliori linee, dobbiamo conoscere tutta la verità sugli avvenimenti della Russia.

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È per questo che considero l'attività presente di alcuni lavoratori e altri uomini come positivamente criminale e un tradimento dei veri interessi dei lavoratori del mondo. Mi riferisco a quegli uomini e donne, di cui alcuni erano delegati ai congressi che ebbero luogo a Mosca nel 1921, e continuano sempre a propagare le “amabili” menzogne sulla Russia, e abusano le masse con delle rappresentazioni fantasiose delle condizioni di lavoro in questo paese e cercano anche di indurre i lavoratori di altri paesi a emigrare in massa in Russia. Essi rafforzano la spaventosa confusione mentale già esistente nello spirito del popolo, ingannano il proletariato con dei falsi rapporti riguardanti il presente e delle vane promesse in un prossimo avvenire. Continuano ad abusare gli spiriti sostenendo la pericolosa illusione che la Rivoluzione è sempre viva e dispiega un'attività continua in Russia. È una tattica delle più spregevoli. È, naturalmente molto facile per un leader americano dei lavoratori, giocando sull'elemento radicale, redigere dei rapporti entusiastici sulla condizione dei lavoratori russi, i quali sono mantenuti, a spese dello Stato al “Lux”, l'hotel più lussuoso in Russia. In verità, può affermare che non “si ha bisogno di denaro”, perché riceve tutto ciò che egli desidera, senza alcuna spesa? Sì, perché il Presidente dell'unione americana degli operai degli aghi non dovrebbe sostenere che gli operai russi godono interamente della libertà di parola? Ha cura di non menzionare che soltanto, i Comunisti e i loro “fedeli” vadano a parlare, mentre il distinto “visitatore” indaga sulle condizioni nelle fabbriche.

Che la Storia possa perdonarli... Io non posso farlo.

 

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Alexander Berckman


revue-anarchiste--4.jpg

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK all'opera originale:

La Revue Anarchiste, n° 4

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20 marzo 2011 7 20 /03 /marzo /2011 07:00

 

 

 

PROUDHONIANA

 


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di CHAM


ALBO DEDICATO AI PROPRIETARI

 

 

 

 

proudhoniana--17.jpgIl signor Proudhon mentre richiede la sua cauzione


Il prestatore. -Chiedo una garanzia per i 24.000 franchi che vi ho prestato.
 

Il signor Proudhon. -Vi lascio in garanzia le vostre proprietà che considero come mie.

 


 

 

 


proudhoniana--18.jpg Riunione di azionisti

 

-Dite, signor gerente che il giornale va di bene in meglio, e ci richiedete dei fondi sempre più spesso?...

 

-Diamine! lo scopo del nostro giornale è di distruggere la proprietà; più il giornale rovina i suoi azionisti, più marcia verso il proprio scopo!


 

 

 

 

 

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Azionista andato a riscuotere il suo dividendo

 

-Signore sono proprietario di un'azione.

 

Il cassiere -Sciagurato, la proprietà è un furto; andatevene immediatamente, altrimenti mando a chiamare la guardia!


 

 

 

 

proudhoniana--20.jpg

-Sciagurato, non aprire il tuo giornale... forse sono i sigilli che gli hanno messo!

 


 


 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK all'opera originale:

Proudhoniana

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16 marzo 2011 3 16 /03 /marzo /2011 13:50

George Grosz


Grosz_Eclipse-of-the-sun_1926.jpg Disegni contro l'ordine costituito

 

 


 

 

 

pillars-of-society-by-george-grosz.jpgI Pilastri della Società, 1926

di Felip Equy 
  
George Grosz fu un disegnatore ed un pittore tedesco poi americano. Testimone della prima Guerra mondiale, della sconfitta della rivoluzione in Germania poi dell'ascesa del nazismo, ha realizzato dei disegni che rappresentano un violento attacco contro l'ordine costituito. Ha espresso nella sua arte il suo odio per il militarismo, il clero e la borghesia. La sua influenza sui caricaturisti oggi è innegabile. I suoi disegni sono spesso utilizzati in ricerche e documenti a scuola per illustrare la storia della Germania tra il 1918 ed il 1933.

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   Il Suicidio, 1916.

È nato a Berlino nel 1893. Trascorre la sua infanzia in Pomerania. Segue degli studi artistici all'Accademia reale di Dresda poi a Berlino. Il suo primo disegno è pubblicato nel 1910. Nel 1913, viaggia a Parigi dove incontra il pittore Jules Pascin. È volontario nel 1914 ma è riformato per motivi di salute nel 1915. È reintegrato nel 1917 e finirà la guerra in diversi centri ospedalieri. Molti dei suoi disegni mostrano i campi di battaglia con le loro distruzioni, morti e prigionieri.

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 Nel 1916, rifiutando il nazionalismo germanico, trasforma il suo nome Georg in George e il suo cognome Gross in Grosz. Parla inglese per provocazione. Le sue influenze sono molteplici. I suoi inizi sono segnati dallo Jungendsil (Art Nouveau). Ritroviamo il futurismo italiano con il suo dinamismo e la sua qualità visionaria in un'opera come La Città (1916). Poi è il periodo dadaista con dei fotomontaggi e dei collage per delle pubblicazioni satiriche che egli anima.


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La Città, 1916
 
 L'espressionismo è in seguito molto presente, soprattutto in Ecce Homo, una raccolta di acquerelli antireligiosi ed antimilitaristi. Dopo il 1924, la sua pittura è stata qualificata come verista nel senso della Nuova Oggettività.

George-Grosz--Noske--.jpgNoske beve alla morte della giovane rivoluzione
 
Difende la Rivoluzione sovietica ed aderisce al KPD (Partito comunista tedesco) nel 1918. Lo schiacciamento della rivoluzione tedesca radicalizza i suoi disegni. Tra le opere di quest'epoca, possiamo citare Noske beve alla morte della giovane rivoluzione (1919), Operai giudicano l'esercito sotto un ritratto di Karl Liebknecht, (1919), Germania, racconto d'inverno, (1917-1919).

grosz101.jpgGermania, un racconto d'inverno

 

Al centro di questo quadro, oggi perduto, un grosso borghese tedesco, il sigaro tra le labbra legge il suo giornale. Sotto di lui sono rappresentati i tre pilastri della società: l'esercito, la Chiesa, la scuola. È aggrappato alla sua forchetta e coltello, intorno a lui il mondo vacilla. Un marinaio rivoluzionario ed una prostituta completano questo quadro. 

I guaritori della fede (tratto dalla raccolta Gott mit uns, 1920), rappresenta uno scheletro che si presenta davanti al consiglio di revisione. Tutti gli ufficiali presenti lo dichiarano idoneo per l'esercito.


Gesundbeter.jpgI guaritori della fede

L'omaggio a Oskar Panizza (1917-1918) è realizzato secondo il principio del collage. Il colore dominante è rosso sangue. Il quadro rappresenta una processione allucinante di figure disumanizzate. In primo piano, tre figure simbolizzano la sifilide, l'alcolismo e la peste. La morte trionfa al centro della composizione. La follia della razza umana ricorda Bosch e Bruegel. Oskar Panizza era psichiatra e scrittore maledetto. Fu condannato per blasfemia e crimine di lesa maestà. Dal 1904 verrà internato in manicomio sino alla morte.

grosz85cv.jpgOmaggio a Oskar Panizza

Dada è nato a Zurigo nel 1916. Il movimento giunge a Berlino nel 1918. George Grosz è uno dei primi rappresentanti. Realizza con John Heartfield (1891-1968) un fotomontaggio intitolato Dadamerika. Le opere, scritti e manifestazioni collettive sono influenzate dal movimento rivoluzionario marxista ma con il poeta Franz Jung, a Berlino.

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Dadamerika (con John Heartfield) 

Dada presenta anche delle tendenze anarchiche o nichilistiche. La prima serata Dada è organizzata nell'aprile 1919 nella sala della Nuove Secessione. Il poeta e scrittore Richard Huelsenbeck (1892-1974) pronuncia il primo manifesto Dada di cui è il principale autore. Afferma il cosmopolitismo del movimento così come l'opposizione di ogni tendenza etica o estetica.

Durante gli incontri Dada, gli spettatori erano coperti di insulti. Si veniva regolarmente alle mani e bisognava richiedere alla polizia l'aitorizzazione prima di organizzare una nuova riunione. Tutto era volto in derisione. Anche le divergenze tra artisti si regolavano sulla scena. Un giorno, fu organizzata una gara tra una macchina per cucire manovrata a George Grisz ed una macchina da scrivere azionata a Walter Mehring. George Grosz fu nominato Propagandada. Berlino fu ricoperta da manifesti con deigli slogan come "Dada ist da!", "Dada siegt", "Dada! Dada über alles", "Dada ist sinnlos", (Dada non significa nulla). Dada rappresenta un nichilismo totale: il nulla, il vuoto, il buoco. Nel 1919 e nel 1920 compare la rivista Der Dada.

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Nel 1920, George Grosz, John Heartfield e Raoul Hausmann organizzano la prima Fiera internazionale Dada.


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Essa ha luogo alla Galleria Otto Burchard. Sul soffitto era agganciato un generale impagliato con una testa di porco, opera di Rudolf Schlichter. Un cartello segnalava che era stato "impiccato dal popolo". 174 opere sono presentate: disegni, collage ed oggetti, testi Dada e politici. Vi si vedranno opere di Max Ernst e di Otto Dix. La galleria verrà chiusa per ordine della polizia e condannata ad una multa.

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Prima fiera Dada, Berlino 1920

Nel 1922, trascorre sei mesi sei mesi nella russia sovietica con lo scrittore danese Martin Andersen-Nexø. Incontra brevemente Lenin ed altri dirigenti. Dopo essere stato affascinato dalla Rivoluzione, il bilancio del suo viaggio è piuttosto deludente. Non trova nulla di positivo nella Russia del 1922. La fame, la burocrazia, le distruzioni sono onnipresenti.  Abbandona il PC nel 1923 ma continua a fornire dei disegni ai suoi giornali. Vi si vedono dei borghesi obesi ed osceni, dei militari grotteschi ed arroganti. Nel 1927, Sacco e Vanzetti è un disegno di attualità che rappresenta la Statua della libertà coperta di sangue e brandente una sedia elettrica. È una denuncia delle condanne a morte dei due anarchici italiani.

circe--1927.jpgCirce, 1927.

Il suo pessimismo è presente dietro una perfezione gelida alla De Chirico. Il Ritratto del mio amico Max Hermann-Neisse (1925) lo rappresenta crudelmente come uno gnomo rannicchiato nella sua poltrona benché fu suo difensore durante durante un processo.

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Ritratto del mio amico Max Hermann-Neisse, 1925

Nel 1928, Erwin Piscator aveva messo in scena il libro di Jaroslav Hašek, Le avventure del bravo soldato Chveik. Dei disegni di George Grsz erano proiettati sullo sfondo della scena. Una parte di loro saranno ripresi nella raccolta intitolata Retro-piano. Questa pubblicazione gli valse una condanna a due mesi di prigione e 2.000 marchi di multa per blasfemia, ma sarà prosciolto in appello due anni dopo. Vi si vede un Cristo crocifisso con una maschera a gas e stivali militari, la croce minacciava di cadere, la didascalia era: Tienila ferma e continua a servire.

 


inri-grosz.jpgCristo con la maschera a gas

Nel 1921, un primo processo gli era valso un'amenda di 300 marchi per insulto all'esercito nella raccolta Gott mit uns.


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Nel 1924, era stato condannato a 6.000 marchi per oltraggio ai costumi a causa della raccolta Ecce Homo in cui descriveva la vita privata della borghesia.

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Nel 1930 disegna un mascellaio che accarrezza un animale scuoiato. Le sue visceri sono poste in primo piano come i colori di un pittore sulla sua paletta dei colori.

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 Emigra alcuni giorni prima dell'avvento di Hitler al potere. Il regime nazista gli ritira la nazionalità tedesca e le sue opere troveranno posto privilegiato nell'esposizione sull'arte degenerata nel 1937.


la-minaccia--1934.jpgLa Minaccia, 1934

Il suo talento di caricaturista è molto apprezzato negli Stati Uniti. Invitato dall'Art Students League di New York, vi dà dei corsi di disegno. Disegna per dei giornali poi crea la sua propria scuola. Assumerà la nazionalità americana. Ma è troppo ammirativo per essere critico e la sua arte avvizzisce. I suoi quadri diventano più calmi e sereni. Continua tuttavia con i suoi disegni sull'attualità: campi di concentramento, calvario dello scrittore anarchico Erich Mühsam, avvento di franco al potere in Spagna.

coppia-newyorchese--1935.jpgCoppia newyorchese, 1935


arresto-di-muhsam.jpgL'arresto di Erich Mühsam


hitler-all-inferno--1944.jpgHitler all'inferno, 1944


Nel 1946, scrive la sua autobiografia Un piccolo sì ed un grande no. Si tratta di una narrazione piena di umorismo e di spontaneità. Non risparmia i membri dell' intelligentsia berlinese che ha conosciuto come Heinrich Mann o Bertolt Brecht. Ritrova tuttavia la sua veemenza precedente. Rappresenta dei vegliardi armati di forchette rotorte che continuano la guerra.

GeorgeGroszLejosalSurlabellaEspaa19.jpgLejos, al Sur, la bella Espana

Nel 1946, Il pozzo è un'evocazione allucinata dell'Europa in rovina. Nel 1950, la serie degli Uomini bastoni è una visione da incubo della crescita demografica.

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I suoi disegni si beffano anche dei costumi della sua patria di adozione. Nel 1958, Cookery School (La scuola di cucina o la Valle delle salsicce) è una serie di collage grotteschi con delle immagini provenienti da riviste e pubblicità. È una critica della società dei consumi americana. Quest'opera anticipa la pop art.

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Dopo diversi viaggi in Europa, decide nel giugno 1959 di installarsi a Berlino. Il mese seguente, rientrando da una serata di abbondanti bevute, muore in seguito ad una caduta dalle scale della sua cantina.


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Felip Equy


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[Traduzione di Ario Libert]


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LINK al post originale:
George Grosz, des dessins contre l'ordre établi

 

 

LINK a due opere originali di George Grosz:

Das Gesicht der Herrschenden

 

Mit Pinsel und Schere

 

  
LINK ad un documentario sulla vita e le opere di George Grosz a puntate:

George Grosz, Ennemi of the State 01 di 10

 
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  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
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