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17 ottobre 2010 7 17 /10 /ottobre /2010 14:15

  

B. Traven

 

  

  

di Martine-Lisa Rieselfeld

  

 

 

traven-copia-1La mia vita mi appartiene, soltanto i miei libri appartengono al pubblico. Ecco come si esprimeva B. Traven, l'uomo dai molteplici pseudonimi: Ret Marut, Hal Croves, Traven Torsvan, Bruno Traven, Arnold, Barker, Otto Feige, Kraus, Lainger, Wienecke, Ziegelbrenner.

Traven è nato a Chicago, Illinois, il 5 marzo 1890, da genitori svedesi. Ha trascorso la sua infanzia in Germania dove ha cominciato a scrivere dei testi anarchici con il nome di Ret Marut. Pubblica occasionalmente degli articoli nella rivista anarchico "Der Ziegelbrenner" [La Fornace] tra il 1917 ed il 1922. Ma Traven è costretto a fuggire dalla Germania sotto la minaccia di una condanna a morte lanciatagli contro dai Corpi franchi di Baviera alla fine della prima guerra mondiale, dopo la sconfitta della Repubblica dei consigli.

Scompare per un certo periodo per ricomparire in una prigione inglese (crimine sconosciuto). Avendo abbandonato Londra, un uomo che si faceva chiamare B. Traven, invia dei manoscritti all'editore tedesco Das Buchengild [La Gilda dei Libri].

Traven condivide le idee socialiste ed anarchiche. Si trova appassionatamente  dalla parte dell'uomo comune. Il capitalismo e la burocrazia rendono una vita decente impossibile. Scrive sulla giustizia sociale, la crudeltà e l'avidità in uno stile teso, pieno di sospensione. L'idea anarchica rimane nel cuore della sua opera, illustrando l'oppressione della libertà individuale dal potere schiacciante dello Stato. I suoi primi romanzi presentano dei vagabondi alla ricerca di un lavoro o che avendo trovato un'occupazione temporanea, sono colpiti dal sistema di sfruttamento su scala mondiale.

I libri di Traven sono stati tradotti in più di trenta lingue, venduti in più di 25 milioni di copie e sono presenti nel programma di lettura nelle scuole messicane.

traven deathship08Nel 1926 vine pubblicato il suo romanzo Das Totenschiff [La nave dei morti]. È un successo immediato. Albert Einstein avrebbe detto di voler portare questo libro  su un'isola deserta. Il protagonista, un marinaio americano, G. Gales, si ritrova senza documenti d'identità ad Anversa in Belgio, negli anni 20. Respinto da una frontiera all'altra, rischiando la prigione e la morte per la mancanza di questi documenti che confermino la sua esistenza, il marinaio prende coscienza di essere cancellato dalla mondo. Il personaggio di G. Gales, riappare in Der Wobbly[I raccoglitori di Cotone], del 1926, poi in Die Brücke im Dschungel [Il ponte nella giungla] del 1928, tutti di ispirazione autobiografica. Il nome dell'avventuriero americano ricorda quello di Linn A. E. Gale, l'editore del Gale’s International monthly for revolutionary communism. Quand gli IWW (Industrial Workers of the World) hanno cominciato le loro attività in Messico nel 1918, Gale divenne una delle figure di prua.brucke1929_150.jpg 

 

Treasure-Sierra-Madre.jpgPoco dopo la dittatura di Porfirio Diaz, Traven abita in una piccola casa, El Parque Cachu, non lontano da Acapulco, in Messico, dove vivrà per trentaquattro anni. Redigerà il suo secondo romanzo The Treasure of the Sierra Madre [Il tesoro della Sierra Madre] durante questi anni messicani. In Indios (1931), rappresenta la corruzione e lo sfruttamento dei poveri e mostra gli effetti di un regime di brutalità pur informando sul modo di vita degli Indios rurali in Messico. Questo libro fa parte di un ciclo di romanzi sulla Rivoluzione messicana tra 1910 e 1912. Tra il 1931 ed il 1940, Traven pubblicherà sei novelle interattive, Mahogany, conosciute come la sua "serie sulla giungla". La simpatia provata per gli Indios del Chiapas l'incoraggia ad imparare il loro dialetto maya.

Traven scrive poco dopo il 1940. Acquisisce un passaporto messicano con il nome di Traven Torsvan, nato a Chicago il 3 maggio 1890. Sposa nel 1957 la sua traduttrice Rosa Elena Lujan. Si erano incontrati nel 1930 in occasione di un concerto del violinista Jascha Heifetz. Dieci anni dopo, Rosa Elena è assunta per aiutare Traven nella traduzione in spagnolo di uno scenario adattato da uno dei suoi romanzi.

Il Tesoro della Sierra Madre sarà portato sullo schermo da John Huston nel 1948. Lo scenografo invitò molte volte lo scrittore a venire sui luoghi delle riprese, ma Traven declinò regolarmente l'invito. Un giorno, un tale chiamato Hal Croves chiese di vedere Huston, presentandosi portatore di un alettera redatta da Traven. In questa, Lo scrittore di diceva impossibilitato di spostarsi, perché malato, ma che Hal Croves sarebbe stato in grado di rispondere a tutte le domande. John Huston sospettò questo Croves essere Traven (aveva notato un leggero accento, non tedesco ma certamente europeo) e rivelerà la verà identità del suo interlocutore nel 1969, dopo la morte di Traven, quando appariranno delle fotografie del celebre anonimo.

Traven--Chersi.jpg morì il 26 marzo 1969 a Mexico City. Le sue ceneri furono trasportate nel Chiapas e disperse sopra il Rio Jataté. Durante tutta la sua vita, aveva vegliato gelosamente (quasi patologicamente) a preservare il suo anonimato. Ma chi potrebbe biasimarlo, visto le sue esperienze traumatiche vissute in Germania ed in Inghilterra?

Alla sua vedova Rosa Elena Lujan, verrà richiesto di rivelare la sua vera identità, tra i B. Traven, Ret Marut, Hal Croves, etc. Dichiarerà in un'intervista accordata il 25 giugno 1990 al New York Times: "Mi aveva autorizzato, quando fosse morto, di far sapere che era stato Ret Marut. Mai avrei dovuto parlarne prima della sua sparizione. Aveva paura di essere estradato. Allora, anch'io, ho mentito, perché volevo proteggere mio marito".

Nel suo testamento, Traven certificò che si chiamava Traven Torsvan Croves, nato a Chicago nel 1890 e naturalizzato cittadino messicano nel 1951.

So ora che la mia patria è classificata in fascicoli, l'ho vista sotto forma di funzionari abili a cancellare in me le ultime tracce di patriottismo. Dove dunque è la mia patria? La mia patria è là dove sono, dove nessuno mi disturba, dove nessuno mi chiede chi sono, da dove vengo e cosa faccio [La nave dei morti].

 

Martine-Lisa Rieselfeld

 

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B. Traven

 

 

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2 ottobre 2010 6 02 /10 /ottobre /2010 09:18

Gustav Landauer

 

landauer.jpg

 

di René Furth

 

L'idea dei consigli si è sviluppata nell'opera e l'azione di Gustav Landauer secondo una via molto particolare, a partire da un socialismo agrario e cooperativo, attraverso diversi tentativi per creare delle comunità in cui potrebbero prendere radici delle relazioni autentiche tra gli uomini. Molto ostile al marxismo meccanicistico che predomina allora in Germania, Landauer afferma che il socialismo non può essere una conseguenza ineluttabile dell'evoluzione economica. "Il socialismo non si sviluppa a partire dal capitalismo, ma contro di esso". Il capitalismo non diventa socialista, dice Landauer, utilizza dei metodi socialisti per meglio sopravvivere e prosperare.

La soluzione preconizzata, è che i socialisti si separano immediatamente dalla società capitalista per formare delle comunità cooperative e delle colonie socialiste, in cui le diverse associazioni di produzione intratterrebbero tra di loro uno scambio socialista dei prodotti. Ma, allo stesso tempo, resta convinto di una rivoluzione politica che libero effettivamente la terra e sgombri la vita sociale dalla camicia di forza statale. Se pone le sue ultime energie al servizio della Repubblica dei consigli di Baviera, è per aiutare a preservare una rivoluzione politica dandole un contenuto sociale e culturale. Ed i consigli, in questo periodo di transizione, gli appaiono come i soli agenti possibili dell'indispensabile ricostruzione.

Der_Sozialist-.pngGustav Landauer è nato il 7 aprile 1870 a Karlsruhe, da una famiglia ebraica della classe media. Nel corso dei suoi studi a Berlino (filosofia, filologia tedesca), aderisce al gruppo dei "Jungen" (i Giovani), escluso dal Partito socialdemocratico nel 1891, il gruppo crea il suo proprio settimanale, "Der Sozialist", e Landauer vi collabora dal 1891 sino al momento in cui, otto anni dopo, il giornale, "braccato a morte", deve scomparire. Allo stesso tempo, si lega con l'ambiente anarchico berlinese.

Gustav_Landauer_1890.png
Landauer nel 1890.

Nel 1893, landauer partecipa al Congresso socialista internazionale di Zurigo da cui saranno esclusi, insieme agli anarchici, i socialisti che non riconoscevano la necessità della "conquista del potere politico". Accusato da Babel di essere un agente provocatore, Landauer è espulso brutalmente dalla sala della riunione. Lo ritroviamo tuttavia al successivo congresso della II Internazionale che si svolge a Londra. Egli presenta un rapporto in cui critica duramente l'SPD. Gli anarchici ed i socialisti antiparlamentari sono esclusi di nuovo.

Il 1° novembre 1893, Landauer è condannato a due mesi di prigione per incitamento alla disobbedienza verso il potere dello Stato, il 22 dicembre, è gratificato con nove mesi supplementari per "eccitazione". Nuova condanna nel 1899, a sei mesi di prigione. Un primo periodo della sua vita termina così. Dopo anni di attività politica intensa che lo hanno portato a numerose agitazioni attraverso la Germania, la prigione provoca in Landauer un ripiegamento su se stesso. L'alternanza dei periodi d'azione incessante e di periodi di ripiegamento e di solitaria riflessione è inoltre una costante nella sua vita.

Sempre in prigione, egli collabora con il suo amico Fritz Mautener ad un lavoro sulla ricerca critica del linguaggio. Ne trarrà la sua prima opera teorica "Scetticismo e mistica", che apparirà nel 1903. Il suo primo romanzo è stato pubblicato nel 1893. Prepara nel contempo un'edizione in tedesco moderno degli scritti del mistico renano Mastro Eckart. Le componenti "romantiche" del pensiero di Landauer che si esprimono chiaramente in questi lavori si manteranno nel resto delle sue opere, diffidente nei confronti di ogni cultura unicamente razionale, valorizzazione dell'emotivo, percezione della vita come pluralità spontanea di forme e di manifestazioni. La rivoluzione, per Landauer, sarà sempre un emergere dello "spirito unificante" che porta la collettività alla creazione di nuove forme di vita. Durante gli avvenimenti di Monaco, sosterrà che la rivoluzione non potrà che affermarsi se non riuscendo a fornire a degli uomini poco preparati a queste circostanze eccezionali l'esperienza immediata della felicità, della gioia e della creazione.

BakuninLandauer fa inoltre sua la lunga storia delle sette mistiche ed eretiche, soprattutto là dove questo misticismo si unisce all'esigenza di una rivoluzione egualitaria. Martin Buber gli renderà familiare la mistica ebraica. Tra i socialisti tedeschi di origine ebraica, egli è il solo, con Mosè Hess, a concepirsi realmente come ebreo. Ebreo, ateo- benché difenda un misticismo ateo- Landauer considera che l'umanità avvenire farà svanire l'apporto specifico dell'ebraismo. Una volta liberato, si separa dai gruppi con i quali aveva sino ad allora agito e si sforza oramai di creare dei punti di incontro per gli isolati che hanno rotto con la società borghese senza tuttavoa riconoscersi nell'attivismo ed il settarismo dei gruppi di estrema sinistra.

Nel 1901, pubblica con Max Metlau un volume di estratti di Bakunin. "Ho amato ed ammirato Bakunin, egli scrive, sin dal primo giorno in cui l'ho incontrato, perché vi sono pochi scritti così vivi come i suoi, forse è per questo che essi sono così frammentari come la vita stessa".

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Edwig Lachmann

L'anno seguente, si reca in Inghilterra con colei che sarà la sua compagna finché vivrà, Hedwig Lachmann poeta e traduttrice. Per quasi un anno, essi risiedono nelle vicinanze di Kropotkin. Quest'ultimo eserciterà una forte influenza su Landauer, con la sua teoria del mutuo soccorso, la sua concezione molto positiva del Medioevo e la sua analisi della Rivoluzione francese. Un punto comune primordiale unisce i due uomini: la loro volontà di rafforzare incessantemente le tendenze costruttive dell'anarchismo. Di ritorno in Germania, Landauer traduce Il mutuo soccorso e Campi, fabbriche e officine.

kropotkin grNel 1905, a proposito delle concezioni di Kropotkin sull'integrazione dell'agricoltura e dell'industria, scrisse "il villaggio socialista, con i laboratori e le officine comunali, i campi, le praterie ed i giardini, voi proletari delle grandi città, abituatevi a questo pensiero strano e bizzarro al primo impatto perché è il solo inizio del vero socialismo, il solo che sia alla nostra sinistra".

Si sente molto vicino a Proudhon, "il più grande di tutti i socialisti", ma rileva che si è formato fuori dalla sua influenza diretta: "Proudhon non ha nulla a che vedere con l'origine delle mie concezioni e delle mie tendenze. L'ho conosciuto quando ero formato e mi sono evidentemente rallegrato di vedere che un altro, così diverso da me, era giunto a dei risultati così simili".

Proudhon, di Courbet, 1853
Proudhon in un dipinto di Courbet

Su richiesta del filosofo personalista Martin Buber -che continuerà dopo la morte di Landauer la pubblicazione dei suoi testi- scrive una delle sue opere più importanti, apparsa nel 1907, "La Rivoluzione".

L'ipotesi direttiva di questo libro, è che, dopo la Riforma, siamo presi in un concatenamento di rivoluzioni che non terminerà che il giorno on cui uno spirito comune riuscirà di nuovo gli uomini separati. Una nuova civiltà comincerà allora. "Un grado di alta civiltà è raggiunto là in cui molteplici formazioni sociali, esclusive ed indipendenti le une dalle altre, sono colme tutte insieme da uno spirito unitario, che non risiede in formazioni, che non sono scaturite da essa, ma che agisce in esse come una realtà autonoma ed un'evidenza". Il nostro secolo, più di nessun altro, è un tempo di transizione verso una vera civiltà. Ogni rivoluzione fa trionfare una parte dell'utopia che essa porta, ma una parte soltanto. Contro il nuovo ordine che si instaura, una nuova utopia sorge, che una nuova rivoluzione realizzerà in parte.

Ogni rivoluzione è essenzialmente negativa, spezzando le strutture oppressive, essa libera delle forze nuove. In ciò essa è creatrice. Occorre anche che le forme di nuova vita siano già in germe, pronte ad estendersi ed a proliferare. La rivoluzione  è parto più che concezione. "Le rivoluzioni politiche libereranno la terra, nel senso letterale ed in ogni altro senso; ma allo stesso tempo, la libertà trionferà solo se le istituzioni saranno state preparate, nelle quali potrà vivere la federazione delle associazioni economiche che è destinata a liberare lo spirito rimasto prigioniero dietro lo Stato".

Nel 1907, Landauer pubblica le sue Trenta tesi socialiste, che preparano la creazione dell'Alleanza socialista, e annuncia il ritorno di Landauer all'azione politica. Nel giugno del 1908, egli lancia in 10.000 volantini, i "12 articoli dell'Alleanza socialista". "Queste colonie non devono essere altro che dei modelli di giustizia e di lavoro nella gioia, non sono un mezzo per raggiungere lo scopo. Lo scopo non può essere raggiunto che quando la terra giunge nelle mani dei socialisti attraverso altri mezzi che l'acquisto". Il primo modello dell'organizzazione che esso preconizza, dice Landauer, è quello delle sezioni e dei distretti delle città francesi durante la Rivoluzione del 1789. Le strutture pluraliste della città medievale sono, incontestabilmente, un altro precedente che sottende la sua concezione dei consigli.

Dei gruppi dell'Alleanza si formano in Germania ed in Svizzera, Landauer anima quello di Berlino, Muhsam, quello di Monaco, dei progetti di costituzione di comunità si sviluppano, ma la guerra impedirà l'esperimento. Landauer circola di città in città per propagare la sua idea, e dalle sue conferenze trae un libro "Appello al socialismo" (1911). Dal 1909 al 1915, pubblica una nuova serie del "Sozialist", che affronta tutti i grandi temi politici, sociali e letterari del tempo. Allo stesso tempo, cerca di agire contro l aguerra che si prepara. Con un volantino, diffuso a 100.000 copie ("Soppressione della guerra attraverso l'autodeterminazione del popolo"), fa appello ad un congresso operaio straordinario per decidere del modo di intervento in caso di guerra. Il tentativo fallisce, ma esso lo ha condotto a precisare ancora il suo attaccamento alla "democrazia dei consigli" si ritrova isolato quando la guerra scoppia.

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Kurt Eisner

Nel 1917, abbandona Berlino per la Germania del Sud. È là che ammalato, sfinito, ancora sconvolto per la recente morte di sua moglie, lavora al suo saggio su Shakespeare quando, il 10 novembre 1918, una lettera di Kurt Eisner lo chiama a Monaco. Capisce subito ed a qual punto! Eisner, di cui ammirava l'integrità morale ed il pacifismo attivo, è prigioniero della borghesia e della socialdemocrazia che preparano il ritorno alle vecchie istituzioni parlamentari. Fa di tutto per stimolare l'iniziativa e l'organizzazione federalista dei consigli, opponendosi al "principio giacobino" che vede incarnato da Levine. Durante la breve durata della prima Repubblica dei consigli, moltiplica di riunione in riunione le proposizioni do azione costruttiva, senza che l'accordo raccolto nelle assemblee febbrili straripi sulle imprese ed i quartieri. Dopo la presa del potere da parte dei comunisti, si metterà invano a disposizione del nuovo comitato d'azione.Il 2 maggio 1919, è arrestato, colpito selvaggiamente e finito con un colpo di fucile dai Corpo franchi. Nel 1933, i nazisti dissepelliscono i suoi resti e li spediscono alla comunità ebraica di Monaco.

Alcune opere di Landauer sono state riedite in Germania, il suo Shakespeare, nel 1962; Appello al socialismo, nel 1987 e con una importante introduzione di H. J. Heyerdorn) ed una raccolta di studi più breve nel 1968. Le note che precedono possono dare una prima idea dei temi che trovando oggi un eco nettamente percepibile ad un "socialismo utopico" che chiami alla volontà di una vita piena e creativa, che dà la sua parte alla passione, alla forza vincolante del mito. È del "socialismo utopico" ancora a cui dà rilevanza un altro tema molto attuale, il progetto di una "contro-società che getti le sue basi nell'immediato attraverso delle esperienze comunitarie.

Ciò che è determinante infine nelle sue analisi critiche, e che si verifica sempre più, è che lo Stato non è soltanto una macchina politica, ma una realtà psicologica e morale: un modo di relazione tra fli uomini, caratterizzato dalla dimissione, la paura della libertà, la mancanza di fiducia in sé, e, complementariamente, dalla volontà di potenza, l'arrivismo ed il disprezzo. Da qui la formulazione essenziale del suo "socialismo utopico": lottare contro lo Stato, è innanzitutto condurre un'altra vita, costruire un'altra cultura ed inventare altre relazioni.

 

 

René Furth

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

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Gustav Landauer

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30 settembre 2010 4 30 /09 /settembre /2010 07:52

Dov'è il Ziegelbrenner [1]? 

di Erich Muhsam [2] 

 

fanalLa rivista Fanal fondata da Erich Muhsam 

 

Pubblicato in Fanal nel 1927, questo testo è un appello di Erich Muhsam al suo compagno Ret Marut, alias lo scrittore Bruno Traven, allora girovago per il mondo prima di risiedere definitivamente in Messico dove avrebbe scritto i suoi romanzi e racconti che avrebbero avuto un successo in tutto il mondo. È da notare che il passato anarchico di Bruno Traven è sistematicamente occultato dagli ambienti letterari. 

traven-copia-1
Ret Marut, alias B. Traven alias T. Torsvan alias Hal Croves.

 

Musham, Gustav Landauer
Gustav Landauer, trucidato nel 1919 da "corpi liberi"  (Freie Korps), creati e sostenuti dai socialdemocratici, per la sua partecipazione alla Rivoluzione dei consigli di Baviera.

Un lettore di Fanal sa dove si trova il Ziegelbrenner [1] Ret Marut, compagno, amico, compagno di lotta, uomo, segnalati, muoviti, dà un segno di vita; il tuo cuore non è diventato quello di un "bonzo", il tuo cervello non si è sclerotizzato, il tuo braccio non si è paralizzato, il tuo dito intorpidito. I Bavaresi non ti hanno catturato nel 1919; ti avevano già preso per il bavero quando sei riuscito a scappare per la strada. Altrimenti, ti troveresti senz'altro oggi là dove si trovano Landauer e tutti gli altri, di così vivi spiriti, là dove sarei anch'io se essi non mi avessero già catturato quattordici giorni prima e non mi avessero trascinato fuori da questo centro dove si assassina.

Ora non possono più estradarti. L'amnistia dello scorso deve esserti applicabile. Un giorno verrà in cui si stabilirà davanti alla storia la formazione e lo svolgimento della "Comune" bavarese. Quanto c'è stato sinora rilevava di un giudizio di parte e confuso, ispirato dalla stupidità e dall'odio, in modo ingiusto e farisaico. Anch'io sono troppo di parte, troppo strettamente e personalmente implicato negli avvenimenti, troppo profondamente coinvolto nelle controversie sui loro errori ed i meriti di questa Rivoluzione per sapere essere lo storico con abbastanza oggettività.

Eri il solo attivo negli avvenimenti e capace, allo stesso tempo, di vedere in prospettiva ciò che andava male, ciò che si voleva fare di buono, ciò che si faceva di giusto. La successione di Landauer, le sue lettere, i suoi discorsi, la sua azione sul fine, bisognerà sottoporle tra poco tempo alla critica pubblica. Eri al suo fianco; assecondandolo, stimolandolo quando era commissario del popolo all'Informazione ed alla Propaganda.

 

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La rivista fondata da Ret Marut Der Ziegelbrenner.

 

Abbiamo bisogno di te. Chi conosce il "forno per i mattoni"? Chi tra i lettori di Fanal, sa dove possiamo trovare, toccare Ret Marut? Che colui che può trovarlo, gli consegni questo numero di giornale. Molti chiedono sue notizia, molti lo aspettano. Lanciamo un appello.

 

Erich Muhsam

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

NOTE

 

[1] Dal nome della rivista anarchica che aveva lanciato B. Traven con lo pseudonimo di Ret Marut: Der Ziegelbrenner [Il Forno per mattoni].

[2] Ricordiamo che Erich Muhsam venne impiccato dalle SA nel campo di concentramento di Orianenburg dove era stato internato dopo la presa del potere da parte dei nazisti, approfittando della confusione creata dalla purga nota come "notte dei lunghi coltelli". 

 
 
   

LINK al post originale:

Où est le Ziegelbrenner? 

 

LINK a materiale pertinente:

Marut/Traven: l’uomo ombra era uomo di luce

Il doppio destino dei Mühsam

Erich Mühsam

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29 settembre 2010 3 29 /09 /settembre /2010 08:28

    traven-copia-1.gif

Marut/Traven

l’uomo d'ombra era un uomo di luce

 

 

di Pierre Afuzi 

 

traven3Da Shakespeare, Sade e Lautréamont, gli scrittori senza volto esercitano un potere di fascinazione quasi incoercibile. Nel caso di Marut /Traven, questa assenza a innanzitutto generato una moltiplicità di ritratti immaginari. Ma è l'enigma di una identità tenuta segreta durante i lunghi anni di un successo crescente che ha devastato il mondo giornalistico-letterario- di cui d'altronde l'autore aveva ben poca stima.

i-raccoglitori-di-cotone.jpgLa caccia a Traven comincia poco dopo la pubblicazione nel 1925, nella rivista tedesca progressista Vorwärts [Avanti!], di un racconto e del suo romanzo Die Baumwollpflücker[I raccoglitori  di cotone] a puntate. E non si fermerà alla sua morte avvenuta il 26 marzo 1969 in Messico. Nel frattempo le ipotesi più fantasiose sono circolate nel mondo dei piccoli investigatori dilettanti, spesso create dallo stesso romanziere che non esitava ad inventarne delle nuove.

La storia scritta dell'umanità si ancora nel sangue- l'epopea di Gilgamesh rilucerà ancora per molto tempo-, poi miti e leggende si saziano di fantasmi. A questo proposito, l'itinerario che porta dal pubblicista rivoluzionario Ret Marut allo scrittore indigenista B. Traven è di una singolare esemplarità, che attraversa i soprassalti del XX secolo di così triste memoria e che è sfociato in un XXI secolo poco attraente.

Possiamo vedere nel romanziere di Ponte nella giungla o di Il dottore dei banditi, un uomo che ha passato una gran parte della sua vita "a sviare i sospetti"- per meglio affondare le prove come se fossero chiodi. Il primo, Rolf Recknagel (B. Traven. Beiträge zur Biographie, Lipsia, 1966 e 1971; Berlino, 1977; Lipsia, 1982; Francoforte, 1983), ha identificato senza alcun dubbio B. Traven con Ret Marut. Più di recente, l'opera di Karl S. Guthke (B. Traven. Biographie eines Rätsels, Francoforte, Olten, Vienna, 1987), se non ha potuto elucidare del tutto il mistero delle sue origini, essa solleva ampi veli che lo scrittore avventuriero aveva pudicamente- e prudentemente- gettato sulla sua vita.

Allora? Bruno? Berick ? Belzebu? Irritante iniziale, questa B. Possiamo leggere in quei  Communiqués de BT [Communicati di BT] che Traven stesso faceva pubblicare in Svizzera, dal suo amico Josef Wieder negli anni 50 (con il pretesto di combattere le leggende che si accumulavano, ma nel contempo tessendo una ragnatela per catturare le mosche), questa precisazione: "Il nome dell'autore. Molte edizioni in lingua straniera, ed anche degli articoli di giornali hanno cambiato, per delle ragioni che ci risultano incomprensibili, il nome dell'autore in "Ben", "Beno", "Bruno" o "Bernard". Traven non si chiama né Ben né Beno, Bruno o Bernard, e non desidera impiegare come nome se non la semplice lettera "B"(BT-Mitteilungen, n° 1, janvier 1951).

traven_deathship08.jpgNel 1926, in una lettera alla "Guilde Gutenberg" accompagnando il manoscritto di Totenschiff [La nave dei morti] dichiarava: "Colui che postula un impiego come sorvegliante notturno o di accendi lumi si vede richiedere un curriculum vitæda trasmettere in un certo arco di tempo. Ma da un lavoratore che crea delle opere intellettuali, non si dovrebbe mai esigerlo. È scortese. Lo si incita a mentire. Soprattutto se crede, per delle ragioni buone o cattive, che la sua vera vita potrebbe deludere gli altri. Ciò non vale per me. La mia vita personale non deluderebbe. Ma essa non riguarda che me e tengo a che sia così. Non per egoismo. Ma perché non riguarda che me e ci tengo a che sia così. Non per egoismo. Ma perché desidero essere il mio giudice in ciò che concerne i miei affari personali. Mi piacerebbe dirlo molto chiaramente. La biografia di un creatore non ha la minima importanza. Se non si riconosce l'uomo con le sue opere, delle due cose una: o l'uomo non vale nulla oppure le sue opere. È per questo che l'uomo creatore non dovrebbe avere altra biografia che le sue opere. È nelle sue opere che egli espone alla critica la sua personalità e la sua vita".

D'ora in poi, ritroviamo sotto la sua penna paradossi di questo genere: 

L'uomo celebre. - La celebrità di qualcuno, chiunque esso sia, ha come base una brutale trasgressione della ragione. Perché gloria e celebrità non sono nulla di più che l'essere riconosciuti dalla maggioranza. E secondo l'espressione di uno dei più grandi filosofi, la maggioranza ha sempre torto (Frankfurter Zeitung, 18 maggio 1913).

E per introdurre infine qualche elemento di questa avventurosa, curiosa e lacunaria biografia, riprendiamo qui delle citazioni utilizzate come epigrafi: "Life is worth more than any book one can write" [La vita vale molto di più di qualunque libro uno possa scrivere], (Hal Croves, uno degli pseudonimi di Traven); "Ese lugar común de que “lo más interesante de su obra, es su propia vida" a nadie se le puede aplicar más justamente que a B. Traven", [È un luogo comune che "la cosa più interessante della sua opera, è la sua vita" non si possa applicare a nessuno altro come a B. Traven], (Luis Spota, giornalista messicano che riuscì a stanare lo scrittore nel 1948).

L’esatta identità, la data ed il luogo di nascita dell'uomo Traven rimarranno forse per sempre segreti, anche perché ha egli stesso lasciato capire di ignorarli. Le "certezze" che si possono avere, riassunte a poche cose sono:

 

1882.- Nasce il 25 febbraio a San Francisco di Ret Marut, figlio di William Marut e di Helene, nata a Ottarrent (secondo quanto da egli sostenuto alle autorità di Düsseldorf e di Monaco).

1890.- Nasce il 5 marzo a Chicago da Traven Torsvan, figlio di Burton Torsvan e Dorothy, nata Croves (secondo dell enote biografiche che egli fece circolare a partire dagli anni 40).

1907.- Ret Marut è ingaggiato come attore al teatro municipale di Essen per la stagione 1907-1908.

1908.- Amministratore e primo attore a Suhl e Ohrdruf, in Turingia. Membro della compagnia Hansen Eng.

1909.- Attore al teatro municipale di Crimmitschau, nel dipartimento di Chemnitz, dove Marut incontra Elfriede Zielke. Soggiorno a Berlino.

1910-1911.- Con Elfriede Zielke, Marut fa parte della compagnia di berlino "Neue Bühne", compagnia itinerante che si produce durante questa stagione in piccole sale della pomerania, della Prussia orientale e occidentale, della Posnania e della Silesia.

1912.- Per le tre stagioni che seguono sino al 1915, Marut lavora al teatro di Düsseldorf che ha acquistato grande risonanza sotto la direzione di Louise Dumont-Lindemann e Gustav Lindemann. Vi redige il giornale del teatro, Masken, ed è redattore presso la Scuola di arte drammatica. Prime pubblicazioni nei giornali dove si firma Ret Marut o Artum.

1914.- Separazione da Elfriede Zielke.

1915.- Marut abbandona la compagnia e Düsseldorf. L'11 novembre, è a Monaco, dove si fa registrare come Americano, studente di filosofia. Il 24, Irene Mermet, ex studentessa delal Scuola di arte drammatica di Düsseldorf diventerà la sua collaboratrice.

1916.- Publicazione, con il nome di Richard Maurhut, della novella An das Fraülein von S... per le Edizioni I. Mermet di Monaco.

1917.- Apparizione del primo numero di Der Ziegelbrenner, datato 1° settembre; "responsabile di pubblicazione, di redazione e per il contenuto: Ret Marut, Monaco. Edizione: 'Der Ziegelbrenner', Munich 23".

1918.- Proclamazione il 7 novembre della Repubblica di Baviera. Alla metà di dicembre, Marut diffonde "La Rivoluzione comincia" ed organizza due conferenze su questo soggetto.

1919.- Dopo l'assasinio, il 21 febbraio, di Kurt Eisner, Marut è nominato al dipartimento della stampa del consiglio centrale. Il 7 aprile viene proclamata la Repubblica dei consigli di Baviera. Marut è direttore del dipartimento della stampa e porta parola della "commissione preparatoria per la costituzione del tribunale rivoluzionario"; fa parte del comitato di propaganda del governo dei consigli. Il 1° maggio, le guardie bianche entrano a Monaco. Repressione generale. Arresto di Marut, che riesce a fuggire. È iscritto il 23 maggio sulla lista delle persone ricercate dalla polizia di Baviera per alto tradimento.

1920.- Marut ed Irene Mermet soggiornano nella regione di Colonia. Essi hanno allacciato dei contatti con il circolo intellettuale che gravita intorno alla coppia di scrittori Carl Oskar e Käthe Jatho e gli artisti raggruppati intorno al pittore Franz W. Seiwert (1894-1933). Der Ziegelbrenner continua ad apparire con la menzione "Edizione del Ziegelbrenner in Germania".

1921.- In dicembre, ultimo numero di Ziegelbrenner.

1923.- In estate, Marut lascia il continente. In agosto, è a Londra. Il 30 novembre, è arrestato per aver contravvenuto alla legge sulla dichiarazione obbligatoria degli stranieri e detenuto a Brixton. I resoconti verbali indicano che si è dichiarato con i nomi di Otto Feige, Albert Otto Max Wienecke, Adolf Rudolf Feige, Barker e Arnolds.

1924.- Marut è rilasciato il 15 febbraio. In marzo, richiede all'ambasciata americana la sua registrazione come cittadino degli Stati Uniti d'America, che gli è rifiutata. Si imbarca il 23 aprile come fuochista sulla nave Hegre ; due giorno dopo la Hegresalpa per Tenerife, Marut non è a bordo. Durante l'estate, Marut sbarca sulla costa messicana. Si legge nel suo diario, alla data del 28 luglio: "The Bavarian of Munich is dead". Prende in affitto un padiglione in legno a 50 km a nord di Tampico, dove vivrà e lavorerà  frequentemente sinbo al 1931.

1925.- In febbraio appare un racconto firmato B. Traven nel Vorwärts, poi il suo romanzo Die Baumwollpflücker vi esce a puntate dal 22 giugno al 16 luglio (22 fascicoli). Il 15 settembre, Ernst Preczang, lettore alla Gilda Gutenberg, fondata nel 1924, accetta la pubblicazione del romanzo e si informa su altro manoscritti. Il 19 ottobre, conferma che Das Totenschiff sarà publicato.

1926.- Traven partecipa come fotografo, con il nome di Torsvan, che egli oramai porterà stando in Messico- alla spedizione dell'archeologo Juan Enrique Palacios nel Chiapas: è al seguito di una squadra di 30 persone che si mette in cammino il 21 maggio. Traven li lascerà alla fine di giugno a San Cristóbal per penetrare a fondo da solo nel paese sino alla fine di agosto. Das Totenschiffè il primo libro di Traven ad apparire alla Gilda Gutenberg in aprile; un po' più tardi sarà pubblicato Der Wobbly, versione aumentata di Die Baumwollpflücke. L'8 agosto, Traven propone alla Gilda il manoscritto di Der Schatz der Sierra Madre, [Il tesoro della Sierra Madre], che viene accettato.

1927.- Pubblicazione di de Der Schatz der Sierra Madre, poi di Die Brücke im Dschungel [Il ponte nella giungla]. Traven segue, alla Universidad Nacional de Mexico, i corsi estivi di lingua, civiltà e storia messicane. Soggiorno nel Chiapas.

1928.- Viaggio nel Chiapas da gennaio a giugno: visita delle tribù dei Lacandoni alla frontiera guatelmateca ed alle rovine maya di Chichen Itza. Corsi dell'università estiva sulla letteratura latino americana e la storia della civiltà messicana. Edizione alla Gilda del suo volume di novelle Der Busch e della sua relazione di viaggio Land des Frühlings, illustrata con foto sue.

1929.- La Gilda pubblica Die Brücke im Dschungel e Die weiβe Rose [La Rosa Blanca]. Continua a seguire i corsi estivi all'università e riparte dalla metà di dicembre a marzo 1930 nelle regioni inesplorate del Chiapas.

1930.- Traven ottiene il 12 luglio un permesso di soggiorno intetsato a nome di Traven Torsvan, americano, ingegnere. Si installa in una piccola casa sulle terre di Parque Cachú près ad Acapulco, dove la Messicana María de la Luz Martínez fa dell'alboricultura e gestisce un albergo. Alla fine dell'anno, Traven ritorna nel Chiapas.

1931.- Pubblicazione con la Gilda Gutenberg dei due primi romanzi del "ciclo della caoba", Der Karren [La carretta] e Regiereung. Il notiziario della Gilda annuncia in giugno che sono già state vendute 100.000 copie di Totenschiff. Traven lascia il subungalow di Tampico e torna in ottobre nel Chiapas.

1932.- La rivista a bis z, a cui Franz W. Seiwert e Heinrich Hoerle hanno svolto una parte importante, offre nel mese di maggio agli "amici di Traven" degli esemplari invenduti di Ziegelbrenner.

1933.- Il 2 maggio, l'immobile della Gilda Gutenberg a Berlino è occupata dalle SA e l'edizione passa nelle mani dei nazisti. Traven gli toglie tutti i suoi diritti per trasferirli alla filiale di Zurigo, il cui collaboratore svizzero Josef Wieder diventa il rappresentante di Traven. Vi pubblica Der Marsch ins Reich der Caoba.
 
1934.- The Death Ship appare presso Alfred A. Knopf a New York e presso Chatto & Windus a Londra.
 
1935.- Pubblicazione di Die Troza e Die Rebellion der Gehenkten[La rivolta degli impiccati]. Il quaderno di aprile del notiziario della Gilda è dedicato al giubileo "10 anni di Traven".
 
1939-1940.- Traven si separa dalla Gilda, da cui Josef Wieder lascia la direzione. Il suo ultimo libro è pubblicato in svedese (Djungelgeneralen, presso Holmström) prima di essere edito dall'esiliato Albert de Lange ad Amsterdam: Ein General kommt aus dem Dschungel.
 
1941.- Una rappresentazione drammatica di La Rebelión de los colgados ottiene un grande successo a Moralia, nel Michoacán. Esperanza López Mateos traduce in spagnolo Die Brücke im Dschungelqui per essere pubblicato in Messico. Negli anni seguenti, tradurrà sette altri libri di Traven e ottiene il copyright dei suoi libri. La Warner Brothers acquista i diritti di Der Schatz der Sierra Madre.
 
1942.- Traven si fa consegnare una carta d'identità a nome di Traven Torsvan.
 
1944.- Il nome di Hal Croves che Traven utilizzerà in seguito per farsi passare per il suo proprio impresario fa la sua comparsa in una lettera ad Esperanza López Mateos datata 29 settembre.
 
1945.- Traven pubblica nel numero di novembre-dicembre della rivista Estudios sociales edita in Messico, un articolo, un articolo intitolato "La Terza Guerra mondiale".
 
1946.- John Huston incontra Hal Croves in Mexico e Acapulco per parlere del film.
 
1947.- Le riprese di The Treasure of the Sierra Madreiniziano in primavera a Tampico. Hal Croves participa attivamente in quanto rappresentante
dell'autore del romanzo, ma si respinge di essere identificati con B. Traven.
 
1948.- Il film esce, ottiene critiche entusiastiche e tre oscar. In luglio, il giornalista messicano Luis Spota scopre Traven as Acapulco. Il 7 agosto, il giornale Mañanarivela a carattere cubitali che l'albergatore Berik Traven Torsvan è il famoso B. Traven. Torsvan fa pubblicare diverse smentite. Preczang invia a Traven una lettera di Irene Zielke in cui quest'ultima afferma che egli è suo padre e che non si tratta d'altri che di Ret Marut. Nella sua risposta, Traven nega di essere Marut.

1950.- Macario è pubblicato con la Gilda di Zurigo.

1951.- Fine gennaio appare il primo numero dei BT-Mitteilungen, bollettino fotocopiato di informazione- o di disinformazione- su Traven, di cui si occupa Josef Wieder e che è indirizzato alle agenzie letterarie. Il 3 settembre, Traven ottiene la nazionalità messicana. Esperanza López Mateos si suicida.

1952.- Rosa Elena Luján diventa la collaboraztrice di Traven.

1954.- Si gira in Messico La rebelión de los colgados, sceneggiatura di Hal Croves, che partecipa alle riprese in quanto rappresentante di B. Traven. Il film è proiettato in anteprima il 28 agosto alla Biennale di Venezia. Alla fine dell’estate, viaggio con Rosa Elena Luján in Europa (Anversa, Venezia, Parigi, Amsterdam).

1956.- Il copyright di Traven passa à Rosa Elena Luján.

1957.- Il 16 maggio, Rosa Elena Luján e Hal Croves si sposano a San Antonio, in Texas. Traven si trasferisce ad Acapulco. È là, al 353 di via Durango, ch è ubicata la sede della Literary Agency R. E. Luján, che gestisce i diritti di Traven. Rosa Elena Luján si incarica di tradurre in spagnolo gli anni seguenti le sue altre opere, di cui assembla anche due raccolte di racconti.

1959.- Macario, sceneggiatura di Hal Croves, è girato in Messico. Il 14 settembre, Traven si fa operare a Berlin per dei problemi di sordità. Il 1° ottobre, si rappresenta a Amburgo, al City Theater, in presenza dei coniugi Hal Croves, il film Das Totenschiff, coproduzione della Ufa e delle Producciones José Kohn, coreografia di Georg Tressler, sceneggiatura di Hans Jacoby.

1960.- Aslan Norvalest pubblica presso Desch l'ultimo numero dei BT-Mitteilungenparaît in avril. Josef Wieder muore. È Theo Pinkus, a Zurigo, che rappresenterà Traven per i paesi di lingua tedesca ed i paesi sedicenti socialisti.

1961.- Riprese di Die weiβe Rose (sceneggiatura Philip Stevenson).

1963.- Gerd Heidemann cerca le tracce di Traven in Messico per la rivista Stern.

1969.- Traven si spegne il 26 marzo verso le ore 18.00. Secondo le sue ultime volontà, le sue ceneri sono disperse nel Chiapas. Due giorni dopo, la sua vedova comunica alla stampa che suo marito era veramente l'attore, scrittore e rivoluzionario.

 

Non si sa bene cosa si potrebbe aggiungere ad una vita così pienamente compiuta, che ha saputo conservare in tutti i suoi aspetti questo "senso dell'umano" proclamato nella sua giovinezza. Perché si tratta innanzitutto di un uomo onesto, fedele ai suoi ideali di libertà assoluta; ed è il senso del suo impegno in favore dei popoli indigeni, dimenticati, del Messico, impegno con il quale si riallaccia con quella parte proletaria oramai vinta in Europa.

Al di fuori dei motivi legittimi che Marut/ Traven aveva di rimanere fisicamente nascosto, è deliberatamente che egli ingarbuglia le piste ricorrendo a molti pseudonimi. Tuttavia, questo pseudonimato in qualche modo professionale gli serve a svelarsi nella sua opera, contro tutti i divismi che conducono al tradimento. Perché sin dalla sua epoca, sembrava incredibili scrivere con tanto successo rifiutando di mostrarsi. Agli occhi di un pubblico infatti pronto a calpestarsi per andare davanti ad un microfono o davanti ad un obiettivo, chiunque non voglia apparire è presto trattato con sospetto. Per definizione- spettacolare, potremmo dire.  

Pierre Afuzi

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

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Published by Ario Libert - in Scrittori libertari
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4 settembre 2010 6 04 /09 /settembre /2010 20:55

FRANZ JUNG

 

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Franz Jung

 

 

 

"È la contraddizione che costituisce la vera forza della pretesa degli esseri umani alla vita".

 

 

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Otto Gross

La Germania dal 1900 al 1945 ha vissuto tra i conflitti, le rivoluzioni ed i rovesci economici. Fu con l'Austria un crogiolo di idee e di uomini straordinari. Franz Jung ne è un esempio. Leggere la sua biografia, è percorrere l'Europa e rivivere la stoiria di mezzo secolo. Franz Jung era ovunque e la sua vitalità non si è mai affievolita. Questo amico di Otto Gross ha avuto una vita molto tumultuosa ed ha sostenuto numerose persone del mondo intellettuale e politico. Egli ammirava Otto Gross e fu, anch'egli, un grande contestatore di quest'inizio secolo. Jung e Gross erano due personaggi molto diversi con un'educazione, degli studi e delle attività che non dovevano avvicinarli. Adolescente, Gross non ha mai conosciuto la fame, la miseria e dover lottare per vivere come Franz Jung.

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La famiglia di Franz Jung

Franz Jung è stato attirato da Gross dalla sua teoria della psicanalisi e dalla sua volontà di cambiare il mondo. Otto Gross catturava, ma indubbiamente, non era attaccato ai suoi amici, né alle sue mogli ed ai suoi figli. Otto Gross amava convincere, parlare e cosa più importante per lui era quella di far circolare le sue idee. Nel suo libro "Der Weg nach Unten" [La strada verso verso il basso], Franz Jung ci racconta la sua vita, una vita attaccata a nulla e fatta di numerose avventure. Franz Jung ha sempre voluto ricercare l'ideale attraverso i suoi incontri ed i suoi impegni, un ideale di voler far cambiare la vita. Vediamo in questo inizio secolo il lancio di numerose correnti di idee e l'apparizione dei primi partiti politici. Franz Jung partecipò a numerose pubblicazioni impegnate politicamente in Germania. Fu militante del movimento Spartakus e fu uno dei primi membri del KPD (Partito comunista tedesco). Infine fu uno dei creatori del movimento Dada di Berlino. Alla morte di Otto Gross, Franz Jung rimpiangerà più tardi di non averlo aiutato di più. Jung terminò dicendo che non fu, senza dubbio, che un pedone sulla scacchiera delle combinazioni intellettuali di Gross.

 

Die Aktion, Pfemfer
Die Aktion, la rivista espressionista fondata da Franz Pfemfert

Legato ai movimenti anarchici, lavorò alle riviste "Der Sturm" e "Die Aktion". "Der Sturm" la cui figura di punta era Herwarth Walden, scrittore e mercante di quadri, era la rivista degli espressioniti. "Die Aktion", fondata a Franz Pfemfert, militò contro la guerra e gli scrittori e poeti che si facevano i cantori del patriottismo. In die Aktion, troviamo Richard Öhring e Ludwig Rubiner, scrittore espressionista e futuro fervente comunista. Karl Otten, Kurt Hiller, Carl Einstein e alcuni editori come Fischer, Wolff e Rowohlt. Questa rivista era molto attiva nel campo dell'arte espressionista.

Dadaista con Georges Grosz, essa darà a questo movimento di rivolta artistica una svolta sempre più rivoluzionaria. Grosz lo descrive come un personaggio alla Rimbaud, come un avventuriero che non indietreggiava davanti a nulla e con il suo carattere propriamente tirannico. Era un grande bevitore e la sua ora di gloria fu quando dirottò un cargo in pieno mare Baltico, costringendo l'equipaggio a far rotta per Leningrado. Offrì la nave ai Russi. Grosz racconta che Jung era sempre circondato da una milizia di uomini che gli avevano giurato fedeltà in vita e in morte: "Quando era ubriaco, ci sparava addosso con il suo revolver come i cow boy sugli indiani. Era uno degli uomini più intelligenti che abbia mai incontrato, ma anche uno dei più sfortunati".

 

 

 

 

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  Manifesto dada del 1918

Il Manifesto Dada dell'aprile 1918 fu firmato da Jung con Tristan Tzara, Georges Grosz, Marcel Janco, Richard Huelsenbeck, Gerhard Preisz e Raoul Hausmann. Quest'ultimo ricorda nel suo libro Courrier Dada la sua amicizia per Franz Jung. Essi fondarono con Otto Gross e Richard Öhring "Die Freie Strasse" nel 1915-1916, rivista gratuita per divulgare una psicanalisi nuova formulata da Otto Gross. Queste idee erano basate su di una psicanalisi non freudiana e contro Carl Gustav Jung. Questa rivista era finanziata all'inizio da Franz Jung poi da Hausmann. Solatanto dieci numero apparvero, i numeri 9 e 10 sotto la direzione di Hausmann. Essa scomparve nel 1920 alla morte di Otto Gross. In queste riviste furono pubblicati i primi testi ed incisioni Dada. Nel marzo 1918, egli organizzò nella propria abitazione il Club dada di Berlino. Organizzò dodici serate e mattinate. Hülsenbeck publicò presso le edizioni Freie Strasse Club Dada. Questo club raggruppava Hülsenbeck, Hausmann poi Grosz, Heartfield, Mehring, Baader e Golyscheff.

Gustav_Landauer.jpgNella sua biografia, Franz Jung ci racconta i suoi anni giovanili nel suo villaggio natale di Neisse nell'Alta Slesia  ed i suoi anni rossi sulla strada verso la Russia. Bisogna leggerlo questo libro perché sono rimasto colpito dalla vita di un tale uomo. È sin dalla sua più giovane età, una rivolta permanente contro la civiltà tradizionale. La materialità non contò nella sua vita, la convinzione delle sue idee gli faranno percorrere il mondo in condizioni spesso dure. Giunto nel 1911 a Monaco, conobbe la Schwabing. Otto Gross era partito per Ascona con i suoi adepti Leonhard Frank, Karl Otten e Edouard Schiemann. Durante il soggiorno a Monaco, Gross e Jung si incontrarono. Gross progettava di fondare un'università libera a partire dalla quale avrebbero condotto l'attacco contro la civiltà attuale che fa sì che ognuno per sopravvivere  sia obbligato di vivere a spese dell'altro.

musham.jpgLe idee comuniste iniziavano il loro cammino negli spiriti di Gross e di Jung. Costoro credevano che il solo modo per dare felicità all'uomo fosse costruire una nuova civiltà. Questo periodo fra le due guerre fu oggetto di grandi movimenti di idee che spesso condussero questi uomini ad adottare le tesi comuniste e molti si ritrovarono successivamente in Russia o nella Germania dell'Est come Johannes R. Becher che fu Ministro della Cultura nella RDT nel 1954 e Schiemann che Franz Jung ritrovò a Mosca. Franz Jung fece parte del gruppo d'azione TAT con Gustav Landauer e l'anarchico Erich Mühsam. Psicologia ed anarchismo furono due temi maggiori che animarono e riunirono la maggior parte dei personaggi che ho evocato.

 

 

Franz Jung lancia una campagna per liberare Otto Gross

 

Jung--Revolution.jpgFranz Jung svolse un grande ruolo nella campagna per la liberazione di Otto Gross nel 1913. Nella rivista "Die Revolution" del 20 dicembre, scrisse un articolo sul padre di Otto: Der bekannte Kriminalprofessor Hans Gross. Numerose altre testimonianze manifestano un sostegno quasi europeo a Otto Gross: Ludwig Rubiner, Blaise Cendrars, Erich Mühsam, Simon Guttmann, Johannes R. Becher, Ernst Blass, Jakob von Hoddis, Alfred Lichtenstein, René Schickele, Peter Baum, Else Lasker-Schüler, Erich Unger eRichard Hülsenbeck.

Jung--Hans_Gross.jpgIl 9 novembre 1913, Otto Gross era stato arrestato a Berlino al domicilio di Franz Jung e portato da tre poliziotti in un manicomio austriaco. Quest'arresto era sicuramente opera di suo padre. Quest'ultimo sperava ancora di ricondurre suo figlio sulla strada dell'ortodossia paterna. Fu l'inizio del profondo laceramento tra padre e figlio, tutto stava per essere distrutto. Il padre, non sapendo cosa fare, applicò i temi che aveva insegnato e senza un briciolo di sentimento, ordinò il collocamento di Otto in un manicomio per esservi definitivamente internato.

Jung-Franz.jpgSuo padre ragionava in quanto giudice istruttorio e non più padre. Per contro, cercò di salvare la famiglia di Otto. Otto era stato accolto da Franz, e così sua moglie e la madre di quest'ultima. Senza aiuti economici, Otto voleva rifarsi una nuova vita come medico e ricercatore scientifico. Scriveva molti articolli per riviste. Franz Jung poté contrattaccare dimostrando che Hans Gross, autriaco, aveva fatto appello all'apparato poliziesco di Stato per risolvere un conflitto privato: quali sono i diritti degli stranieri nella Germania prussiana? Ecco della benzina gettata sul fuoco e Franz Jung si conquistò la fiducia di numerosi editorialisti dei grandi giornali. Otto Gross fu condotto al manicomio di Troppau in Silesia.

Hans Gross passò per un uomo che doveva, più di suo figlio, seguire una seduta di psicanalisi. Franz Jung andò molto a fondo nella sua offensiva perché spedì mille numeri della rivista a Graz conquistando persone ed ambienti che potevano contribuire alla rovina dell'impresa di Hans Gross. La stampa si allineò ed hans Gross indietreggiò annunciando che suo figlio era andato a fare una cura di disintossicazione e che poteva uscirne quando lo desiderava. Franz Jung andò a Troppau nel maggio del 1914 e vi fu rivevuto, come dice egli stesso come un ministro. Ricondusse Gross a Berlino. Egli scrisse allora il suo romanzo Kamaraden.

 

Il caso Otto Gross dalle memorie di Franz Jung

 

Ecco ciò che Franz  Jung scrisse nella sua biografia sulla sua azione nella campagna di liberazione di Otto Gross:

 

Jung--cover.jpg"È nel corso di quest'ultimo anno prima della guerra che organizzai la campagna per la liberazione di Otto Gross. Il padre di Gross, professore all'università di Graz ed autore di un Manuale del Giudice Istruttore diventato un'opera classica di fama internazionale, si era messo in testa di ricondurre suo figlio sulla strada di un'esistenza borghese: sarebbe diventato un professore all'università e con la forza se necessario. So poche cose sui fatti antecedenti, Otto Gross stesso aveva l'abitudine di non parlarne che in modo molto generico ed ampio come di rapporti conflittuali tra padre e figlio. Un articolo sulla figura del padre, che si riproponeva di pubblicare in una rivista di psicanalisi, sembra essere stata la scintilla che diede fuoco alle polveri: partendo da un'analisi del sadismo nella funzione sociale del giudice istruttore, egli procedeva a delle associazioni con l'autore del libro succitato ed i riflessi sadici corrispondenti nel suo atteggiamento verso la famiglia e suo figlio. Il manoscritto cadde casualmente tra le mani del padre di Gross oppure si fece in modo che gli giungesse, secondo la versione di Otto, che nutriva sospetti nei confronti delle persone del suo ambiente.

Jung--Der-Sprung-aus-der-Welt.jpgÈ su questo sfondo di reciprova avversione latente che si produsse la rottura completa. Il padre, che non aspettava forse che un pretesto di questo genere, usò dell'autorità di cui dispone un professore di diritto famoso, nell'intenzione di spezzare definitivamente suo figlio. Aveva chiesto in precedenza, ad un altro discepolo eretico di Freud, lo Zurighese Carl Gustav Jung, di effettuare una valutazione medica, nella quale quest'ultimo avrebbe caratterizzato il suo collega Otto Gross come pericoloso psicopatico. E, appoggiandosi su di essa, il professore aveva sollecitato dalle autorità della polizia berlinesi l'arresto di Gross ed il suo trasferimento alla frontiera austriaca dove sarebbe stato accolto dagli sbirri che egli aveva mobilitato.

Jung--Die-Rotewoche.jpgGiunto da poco a Berlino in cui, non potendo più contare su di un aiuto finanziario della sua famiglia, voleva cominciare una nuova vita, Otto Gross viveva presso di noi, Margot e sua madre, che si occupavano della casa, si dedicavano a lui ed è proprio qui che lo arrestarono nel novembre del 1913. Non avevo sino ad allora accordato una grande attenzione ai suoi contrasti con suo padre e la sua famiglia. Pensavo dapprima di aiutarlo a rimettersi in piedi e a procurarsi poco a poco una clientela poi incoraggiarlo nella redazione dei lavori scientifici per i quali avevamo già trovato un editore. "Die Aktion" pubblicò anch'esso diversi articoli che egli aveva scritto per Pfemfert. Sembrava risalire lentamente la china e si stava facendo nuovi amici. Per superare le profonde depressioni nelle quali egli ricadeva di tanto in tanto, occorreva della comprensione e della simpatia, della disponibilità ed una grande pazienza: ora, un numero sorprendente di persone gravitavano intorno alla rivista anche tra coloro che si erano sino ad allora tenuti abbastanza distanti da essa, si mostravano disposti a testimoniare.

Jung--Die-Technik-des-Glucks.jpgIl brutale attacco di suo padre mi aveva anche allarmato su tutto un altro piano. Quest'ultimo aveva infatti dichiarato, per dare maggior peso alla sua richiesta di espulsione presso la polizia berlinese, che suo figlio si trovava tra le mani di pericolosi elementi anarchici, verosimilmente di una banda di imbroglioni decisi ad utilizzare antiche ricerche di Otto sull'omosessualità per sottarargli del denaro a lui, il padre. Menziono tutto ciò in modo  un po' più dettagliato per mostrare che ero ancora capace, all'epoca, di replicare e di impiegare a questo scopo tutti i mezzi possibili e che mi sembravano appropriati. Questo semplice fatto mi ha dato una certa sicurezza che ho custodito a lungo e questa campagna può in una certa misura essere considerata come una svolta che esercitò un'influenza determinante sugli anni successivi della mia vita.

Jung--Saul.jpgIl metodo scelto dal padre di Gross offriva una buona possibilità di contrattacco. Infatti, la domanda di espulsione rappresentava un incongruo tentativo per influenzare le autorità poliziesche di un paese straniero, legalmente tenute a seguire la procedura determinata preliminare per ogni misura di questo genere. Forte della sua autorità, il professore credeva di poterla ignorare e la polizia prussiana l'aveva confermato nella sua supposizione. Non occoreva nient'altro per fare di questo caso una questione fondamentale di politica interna: quali sono i diritti degli stranieri nella Germania prussiana? Aggiungete a ciò che i sospetti invocati dal professore Gross erano molto vaghi e che egli non si era nemmeno dato la pena di provarli, non fosse che per un gesto qualsiasi.Jung--Die-Rotewoche--front.jpg

 Guadagnai alla mia causa, con questo diversivo nel campo della politica interna e delle relazioni giuridiche tra l'Austria e la Prussia, gli editorialisti dei grandi giornali borghesi, che presero presto l'affare in mano. La campagna si trasformò in un avalanga e si estese alle riviste che misero in risalto i rapporti tra padre e figlio e la manifesta volontà del primo di regolare un conflitto privato, limitato al quadro famigliare facendo appello all'apparato poliziesco dello Stato. L'evocazione della psicanalisi infine, che cominciava appena ad acquistare un diritto di cittadinanza a quest'epoca, contribuì a versare benzina sul fuoco. Il professore fu presto presentato da ogni parte come un personaggio che aveva senz'altro più bisogno di suo figlio di essere trattato da uno psicanalista, nell'interesse della sicurezza pubblica. In quanto a quest'ultimo, lo si era nel frattempo rinchiuso in un ospedale psichiatrico a Troppau.

Jung--Sophie.jpgAvevo ottenuto a mio favore da J. R. Becher che egli mettesse a mia disposizione la rivista Révolution, che egli stampava a Monaco con Bachmair. La riempii di indirizzi e di contributi di poeti e scrittori del mondo intero in favore del diritto dell'individuo ad una vita personale, contro la pericolosa ostinazione dell'autorità paterna. Si contestava al professore la capacità di insegnare, si denunciava la vergogna che ciò rappresentava per la scienza del diritto sul piano internazionale e si invitavano gli studenti delle università austriache a manifestare. Feci di più: avendo accumulato centinaia di indirizzi dall'elenco di Graz, così come in quelli dei caffè di questa città e di Vienna, delle università, delle biblioteche e delle librerie, spedii più di mille esemplari del n° 1 di Révolution, cercando di attaccare e rovinare il professore sul suo stesso terreno. Quando la campagna fu ripresa tra l'opinione pubblica austriaca e che la Neue Freie Presse se la prese in un editoriale con il professore Gross, quest'ultimo ammainò la bandiera. Fece sapere che si trattava di un malinteso, che Otto Gross si era recato di buon grado all'ospedale psichiatrico per sottoporsi ad una cura di disintossicazione e che poteva uscirne quando avesse voluto. Un telegramma dell'ospedale mi invitò a recarmi  a Troppau-vi andai, fui ricevuto come un ministro del governo di Vienna in visita di ispezione e portai via Otto Gross, che era nel frattempo passato dalla categoria di incurabile a quella di interno trattante.

Jung_Proletarier_Cover.jpgNon mi dilungherò più su questo caso. Nel corso degli anni di guerra che seguirono e durante i quali Otto Gross fu mobilitato come medico, militare, la nostra amicizia si smussò e finì con lo spezzarsi completamente on seguito ad una serie di circostanze esterne. È con lui che ho fatto per la prima volta in vita mia l'esperienza di un agrande e profonda amicizia e mi sarei sacrificato senza esitare per lui. Tuttavia, non eravamo probabilmente che esteriormente e, strettamente parlando, nemmeno particolarmente vicini l'uno all'altro. Vi era da parte mia quel mmisto di rispetto e fede, quel bisogno di credere e di venerare, di ricevere e di elaborare che non cessava di inculcarci. Per lui in compenso, non ero forse molto più di un pedone che egli poteva spostare sulla scacchiera delle sue combinazioni intellettuali. Inoltre, non era facile, in particolare nel quadro di una vita in comune, seguire il corso delle sue idee, sulle quali gli effetti nocivi della sua dipendenza dall'oppio e dalla cocaina proiettavano la loro ombra. Occorreva un po' di immaginazione per aiutare Gross e non è senza un amaro senso di colpevolezza che ho riconosciuto più tardi che non era stato possibile aiutarlo.

Jung--Proletarier--front.jpgOtto Gross è, letteralmente, morto di fame sulla strada, nei primi mesi caotici che seguirono alla guerra. I vostri amici possono penetrare una o forse due volte di notte in una farmacia, pistola alla mano, per prelevarne dell'oppio, ma ciò non può diventare la regola. Gross si è sentito abbandonato e non ha più avuto la forza di cercare qualcuno presso cui avrebbe potuto rifugiarsi per un po' di tempo. Si trascino una notte in un passaggio condannato che portava ad un deposito e vi rimase steso al suolo. Fu ritrovato due giorni dopo; non era più possibile curare la polmonite che aveva contratto, aggravata da una sotto alimentazione totale, e morì il giorno dopo. È così che esplose, si spense e sparì la stella di un grande avversario dell'ordine sociale... I tempi non erano maturi, la canaglia dei satolli era ancora troppo numerosa. L'individuo è, ancora per il momento, impotente contro il suo destino".

  

Cläre Jung racconta:

 

JUng-Clare.jpgQuando Gross visse presso di noi, un altro invitato della casa l'operaio Knackstedt doveva spesso andare a cercare della droga di notte (senza dubbio rubandola dalle farmacie). Quando Otto Gross si è presentato presso noi alla fine della guerra, era ancora in uniforme, sua madre non gli aveva voluto dare degli indumenti civili. Gross litigò in seguito con Franz Jung e dovette abbandonare la casa. Gross ebbe l'impressione che era diventato un assistito.

- A Monaco, Richard Öhring conobbe il Dr. Otto Gross che lavorava a quei tempi presso Kräpelin. Richard Öhring fu trasformato da questa relazione con Franz Jung, Otto Gross e Erich Mühsam.

Jung--Clare---Franz.jpg- Nell'ottobre 1919, giunse a Berlino e vidi un uomo affaticato e moralmente rovinato. Otto Gross aveva l'impressione che la sua fine fosse vicina. Mettere le sue sole forze senza voler sopravvivere. Mi dettò il suo lavoro perché voleva ancora scrivere degli articoli ma tutto diventava incomprensibile. Cadeva in depressione e piangeva o sprofondava in uno stato semi-incosciente sotto l'effetto della droga da cui era molto dipendente. Le sue ultime frasi prima della sua ospedalizzazione furono a proposito di un lavoro che dovevamo fare insieme: furono rassicuranti: "Das gibt mir wieder neuen Auftrieb" e "Ich kämpfe nur noch um mein Leben".

Si ammalò. Si credette ad una influenza. Fu portato in un ospedale per ricevere delle cure adeguate e riposare. Un raffreddore unitamente ad una grande spossatezza, alla droga ed al suo troppo severo regime vegetariano ebbero ragione delle sue ultime forze. Morì alcuni giorni dopo al sua ospedalizzazione.

 

Opere di Otto Gross e Franz Jung:

Alcuni libri di Jung furono scritti basandosi su idee di Otto Gross e nel corso dei loro incontri.
  Otto Gross fondò con lui la rivista Sigyn che trattava dei problemi psicologici dell'Anarchismo.

Fine 1913, essi progettano di creare una rivista dal nome "Organ für psychologische Probleme des Anarchismus".

"Kameraden  (Camerati)" libro scritto nel 1913 ricordo del suo ritorno con Otto dal manicomio di Troppau, fu oggetto di un articolo di Otto Gross intitolato "Über Destruktionssymbolik" (La simbolica della distruzione).

Nel 1915, il romanzo "Sophie. Der Kreuzweg de Demut(Sophie. La strada di croce della sottomissione) ricorda il suicidio del pittore Sophie Benz, l'amica di Otto Gross.

 Nel 1916, il romanzo "Die Telepathen" (I Telepati) fu scritto a partire da appunti di Otto Gross durante il loro incontro a Troppau e la psicanalisi di Anton Wenzel Gross. Nel 1921, Franz Jung pubblicò una nuova versione di "I Telepati" con il nome di "Der Fall Gross" (Il Caso Gross). Da parte sua Otto Gross relazionò questa psicanalisi nel suo articolo "Drei Aufsätze über den inneren Konflikt" (Tre studi sul conflitto interiore) nel 1920.

Nel 1921, in Olanda, sulla base di appunti di Otto Gross, Franz Jung cominciò a redigere una specie di biografia del suo amico "Von geschlechtlicher Not zur sozialen Katastrophe". 

jung, il libro 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Segnaliamo volentieri il romanzo breve di Jung edito dall'editore Chersi di Brescia, Il Libro dell'imbecille edito nel 1912, (a cui segue un altro breve romanzo dello stesso JUng, La settimana rossa dotato di nove illustrazioni di Georg Grosz).

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK al post originale:

Franz Jung

 

 

LINK a opere originali, molte illustrate, di Franz Jung:

 

Arbeitsfriede

Hunger an der Wolga

Opferung

Proletarier

Die rote Woche

Saul

Sophie

Der Sprung aus der Welt

Die Technik des Glücks 

   

 

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19 agosto 2010 4 19 /08 /agosto /2010 06:10

Carl EinsteinEinstein--04.JPG

 Un cittadino del mondo nei Pirenei 
di Liliane Meffre
 
Quando Carl Einstein si gettò il 5 luglio 1940 nella Gave de Pau dopo essere stato ospitato per un breve periodo dai monaci del convento di Lestelle-Bétharram, pose volontariamente un termine definitivo ai suoi itinerari [1] tanto complessi quanto vari che l'hanno condotto a Berlino, la sua città, a Parigi, la sua seconda patria, sino in Spagna dove è andato a difendere l'arte e la libertà. La sua vita non è stata che una lotta per l'arte e la verità, lotta per un assoluto che egli ha livrato in tutte le grandi piazze d'Europa con il suo impegno personale, i suoi scritti o le armi in pugno. Fu europeo in tutte le sue fibre e cittadino del mondo nella grande tradizione antica certo, ma anche germanica, quella di  Kant, Lessing, Goethe, Humbolt, senza dimenticare l'ideale della Rivoluzione francese sempre così presente per gli intellettuali tedeschi. Carl Einstein si è affermato come Europeo e cittadino del mondo nella sua vita privata, la sua opera e la sua azione, in un'epoca, ricordiamolo, che si caratterizzava per delle tensioni di ogni genere, tra gli stati, i regimi e le ideologie.
  
Daniel-Henry-Kahnweiler--ritratto-da-Picasso.jpgNato nel 1885 a Neuwied sul Reno (attualmente Renania-Palatinato) in una famiglia ebraica molto religiosa (il padre ebbe delle funzioni rabbiniche e diresse l'Istituto di formazione religiosa israelita del Granducato del Baden a Karlsruhe), Carl Einstein si ribellò molto presto contro il suo ambiente familiare e sociale. Fuggì nel 1904 a Berlino dove d'ora in poi trascorse la sua vita, fuori da ogni contesto storico religioso che le sue origini avrebbero potuto imporgli. È così che in seguito si dichiarò ufficialmente in più occasioni "Ebreo dissidente" e che scrisse ad una delle sue amiche, Tony Simon-Wolfskehl, nel 1923, la sua intenzione dopo la morte di sua madre di dire infine "merda agli Ebrei". Di fatto, se ebbe numerosi amici ebrei, non si fermò mai nell'ebraismo. Daniel-Henry Kahnweiler, uno dei suoi amici intellettualmente più vicino, come lui Ebreo tedesco, mercante dei cubisti a Parigi, affermava che essi non avevano mai parlato insieme del loro ebraismo.
 
Tony Simon-WolfskehlNé la nazionalità né la religione né la cultura hanno influenzato o limitato Carl Einstein nei suoi approcci. Si è dissetato come nessun altro alle fonti del sapere e della modernità, sempre all'avanguardia nel suoi tempi in tutti i campi letterari, artistici, scientifici, politici. I contatti, gli scambi con tutte le nazionalità, tutte le culture gli sembravano naturali ed evidenti. Questa capacità di ascoloto e di adattamento si illustra in modo esemplare nella sua vita personale. Nel 1913 sposò un'ebrea russa, Maria Ramm, cognata di Franz Pfemfert, il fondatore della rivista Die Aktion. Ebbero una figlia, Nina, nata nel 1915 e che più tardi per fuggire dalla Germania nazista venne a Parigi a raggiungere suo padre. Sposò un archietto di Nancy, Jean Auproux, così la discendenza di Einstein divenne francese.
 
Die-Aktion--Pfemfer.jpgEinstein tuttavia, si separò poi divorziò dalla sua sposa per vivere per una dozzina di anni con un'aristocratica tedesca incontrata durante la prima guerra mondiale a Bruxelles, la "contessa rossa" Aga von Hagen (pacifista e socialista in seguito ad un soggiorno in Francia). La vita affettiva e passionale di Einsten fu tanto ricca ed intensa quanto la sua vita intellettuale. Incontrò diverse donne, tutte interessanti per diversi motivi ed ebbe molte avventure. Per esempioi,  a Berlino nella colonia russa, incontrò nel 1922 Elsa Triolet, sorella di Lili Brik che aveva come compagno Majakovskij, poeta rivoluzionario che Einstein frequentava all'epoca. Il legame tra Einstein ed Elsa Triolet sembra essere durato sino al 1923, con grande dispiacere d'altronde di Einstein che non riusciva a liberarsi per dedicarsi interamente al suo nuovo amore Tony Simon-Wolfskehl, una giovane architetta, proveniente dagli ambienti ebraici agiati di Francoforte. Ma la grande passione di Einstein fu certamente la fotografa, diventata famosa, Florence Henri, de padre francese e di madre tedesca, che compì con Einstein numerosi soggiorni in Italia, vicino a Firenze e che l'iniziò al mondo dell'immagine fotografica.
  
Der-Sturm.jpgDopo il suo trasferimento definitivo a Parigi nel 1928, Carl Einstein fece la conoscenza di un'Armena, Lyda Guévrékian, la cui famiglia era originaria della Persia. Era stata educata in Svizzera poi aveva imparato la sartoria presso Paul Noiret. Einstein la sposò nel 1932, George Braque fu loro testimone. Nel 1936 Lyda non esitò ad accompagnare suo marito in Spagna e servì come infermiera. È il fratello di Lyda, Gabriel Gevrekian, architetto famoso, che ricevette l'ultima missiva redatta da Carl Einstein prima del suo suicidio. Se Einstein mostra con i suoi amori eclettismo e cosmopolitismo, rivela di esserlo anche sul piano dello spirito e delle realizzazioni aperte a tutte le correnti e tutte le forme di pensiero. Ci impegneremo a dimostrarlo essenzialmente a proposito di tre esempi: la Russia, l'Africa e l'Europa. La corrispondenza di Einstein è una fonte, inesauribile di informazioni perché si rivolge a personalità molto diverse e brulica di progetti, di piani: film da girare, creazione di riviste, traduzioni di opere, organizzazione di esposizioni, cooperazioni diverse. Naturalmente non tutto verrà realizzato, ma possiamo misurare attraverso queste lettere l'immensa curiosità intellettuale e l'inesauribile interesse di Einstein per tutte le attività dello spirito.
 
chagall.jpgCon il suo matrimonio con Maria Ramm aveva scoperto il mondo russo e le tre sorelle Ramm, molto attive sul piano culturale, avevano allargato ed arricchito le sue conoscenze. La moglie di Einstein traduce molte opere russe per gli editori tedeschi, la moglie di Pfemfert, Anja, era la traduttrice di Trotsky in tedesco, quanto a Nadja Ramm-Strasser contava tra le rare donne scrittrici espressioniste. La sua opera più nota Die Russin (La Russa) è del 1917. Nina Einstein, la sola bambina di questa tribù intellettuale, raccontava quanto l'atmosfera nell'appartamento berlinese dei Pfemfert fosse cosmopolita ed eterogenea intorno ad un samovar sempre fumante.
 
Archipenko.jpgIn piena guerra, nel 1917, Einstein scrisse a sua moglie "la rivoluzione russa sembra fare dei bei progressi" ed aggiungeva che se la situazione fosse diventata invivibile in Germania essi potevano sempre vivere in Russia. Questa forte attrattiva per la Russia si radicava allora nella fascinazione di Einstein per la politica e l'arte d'avanguardia praticate in Russia. In un articolo del 1921 intitolato Absolute Kunst und absolute Politik [Arte assoluta e politica assoluta] scritto per la grande enciclopedia sovietica (mai uscita),  Einstein si entusiasmò per la rivoluzione russa che doveva portare la salvezza dell'umanità.
 
El-Lissitzky-1919.jpgSi fondava su due criteri che egli trovava realizzati nell'avanguardia russa precedente la rivoluzione: la dissoluzione dell'io, striminzito, sclerotico, piccolo borghese, e la distruzione dell'oggetto qualificato come "scatola di conserva" che liberava l'atto di vedere come presso i cubisti. A quest'adesione iniziale senza restrizione farà posto una distanza sempre più grande in seguito all'evoluzione del nuovo regime. Familiare della colonia russa di Berlino, Carl Einstein aveva sviluppato numerosi contatti e l'esposizione del 1922 dei suprematisti e costruttivisti gli aveva permesso di incontrare alcuni pittori. Aveva delle relazioni personali con Marc Chagall, Alexander Archipenko, El Lissitzki, Nathan Altmann che riceveva a casa sua.
 
Nathan-Altmann.jpgUn amico giornalista olandese, Nico Rost, racconta che negli anni venti, Einstein si interessava molto alla letteratura russa moderna. D'altronde Majakovskij aveva tenuto una conferenza adulatoria su Carl Einstein in Russia ed il suo atto unico Die schlimme Botschaft [La cattiva novella] era stata tradotta in russo nel 1924 così come un articolo sulla decadenza delle idee in Germania. Einstein era legato d'amicizia con Ilja Ehrenbourg che parla di lui nelle sue memorie e con Evgenij Lundberg che ha redatto in russo un manoscritto- ancora inedito- intitolato "Carl Einstein dans les rangs des défenseurs de Madrid" [Carl Einstein nei ranghi dei difensori di Madrid].
 
Vsevolod MeyerholdQuesto manoscritto, ritrovato a Mosca grazie alle recenti liberalizzazioni, apporta una massa di informazioni sconosciute sino ad ora sulle attività di Einstein nel contesto russo. Una di queste informazioni più preziose è la rivelazione di un progetto di cooperazione, molto avanzata, con il regista d'avanguardia Meyerhold per la messa in scena di La mauvaise nouvelle [La cattiva novella], (opera teatrale che valse a Einstein un processo per blasfemia nel 1922). Einstein aveva molta ammirazione per Meyerhold e corrispondeva con lui (due lettere sono state ritrovate). Meyerhold che si era accorto della carica sovversiva dell'opera di Einstein voleva trasformarla, con il consenso dell'autore, in rivista da Cabaret, rendendola così ancora più provocante. Ma il progetto non approda a nulla a causa dell'indurimento del regime russo. Carl Einstein tuttavia non è mai andato in Russia. Invitato dal grande collezionista Morosov, aveva l'intenzione di effettuare il viaggio, ma lo scoppio della guerra nel 1914 glielo impedì.
 
Negerplastik.jpgL'esempio migliore dell'assenza di ogni pregiudizio etnocentrico, della libertà di vedute e di opinione proprie di Carl Einstein è certamente l'opera Negerplastik  [2] che apparve nel 1915 a Lipsia in piena guerra mondiale. L’opera finanziata da uno scultore ungherese residente a Parigi, Joseph Brummer, ha sollevato tanta indignazione quanto entusiasmo, le numerose testimonianze della stampa ne sono la prova. Certo, le produzioni dell'arte africana erano già note attraverso le spedizioni degli etnologhi, tedeschi, belgi, inglesi e francesi, ma come semplici oggetti etnologici.
 
Un Leo Frobenius, ad esempio, non tratta nel suo famoso libro Die Masken und Geheimbünde Afrikas (Maschere e società segrete d'Africa) che di etnologia. L'arte e l'estetica non rientrano nel suo campo di considerazioni. È Carl Einstein che attraverso le sue analisi formali delle maschere africane darà all'arte africana uno statuto artistico a parte intera. Certo, durante la stessa epoca, il pittore russo Vladimir Matveï-Markov [3] si interessava all'arte africana e redigeva un'opera che si inscriveva nelle preoccupazioni delle avanguardie, ma esso non apparve che dopo la morte dell'autore nel 1919 e non possedeva la stessa forza analitica né la stessa originalità di quella di Einstein.
 
Documents_no1.pngIl testo di Einstein deve essere letto anche come un manifesto a favore del cubismo che egli ha scoperto a Parigi e che cerca soprattutto delle soluzioni tecniche ai problemi della figurazione dello spazio. La passione di Einstein per l'Africa subsahariana si esprime anche in un'opera Afrikanische Plastik apparsa nel 1921 ed in numerosi articoli pubblicati sulla rivista Documents. Inoltre, grazie alla notorietà dei suoi lavori Carl Einstein è eletto nel 1931 tra i primi membri della "Société des africanistes" [Società degli africanisti] creata da poco a Parigi. Tuttavia si deve sottolineare che Einstein non ha mai incontrato fisicamente il continente africano, anche se un acarta molto dettagliata delle popolazioni africane disgnata da lui (per una dedica nell'esemplare di Afrikanische Plastik inviata al pittore Kisling) afferma che egli si è recato in Egitto. Non esiste nessuna prova di questo viaggio. Einstein possedeva una tale forza di immaginazione che è riuscito senza conoscere il paese ad afferrarne l'anima. Prove supplementari ne sono le trasposizioni di leggende e racconti africani che egli ha pubblicato sull abase di testi riportati da missionari, amministratori o mercanti dell'epoca.
  Akrik_Plastik.jpg
 
A differenza di certi Alsaziani-Loreni amici di Einstein, come Yvan Goll il poeta, Einstein non ha mai pubblicato scritti teorici o programmatici sull'Europa, ma ha contribuito con la sua azione e le sue pubblicazioni a elaborare i primi fondamenti dell'attuale Europa. Mediatore culturale per eccellenza tra la Francia e la Germania, non si è limitato a creare una rivista Neue Blätter per far scoprire in Germania la letteratura francese contemporanea, quella di Mallarmé, Gide, Claudel, a pubblicare molti articoli sugli autori francesi o a diventare il cantore della pittura moderna francese, dei cubisti in particolare.
 
Ha anche eretto, con il suo amico Paul Westheim, allo spirito creatore dell'Europa del momento un monumento audace e strano, l'almanacco Europa pubblicato in due lingue (francese e tedesco) presso Kiepenheuer a Potsdam. Questt'opera raccoglie tutto quanto i paesi europei hanno allora da offrire sul piano della creazione artistica. La copertina è di Fernand Léger, i contributi  relativi a quasi tutti i campi dello spirito (poesia, pittura, archiettura, musica) provengono dai nomi più noti, citiamo ad esempio: Gide, Cocteau, Cendrars, Alexander Blok, Else Lasker-Schüler, Majakowski, Kokoschka, Chagall, Severini, Oud, Gris, Derain, El Lissitsky ed anche la partitura di una fuga di Lyonel Feininger. Impossibile citare tutti i nomi! Il successo di questa pubblicazione è enorme e le richieste pressanti per una sua continuazione che, ahimè, a causa di motivi economici non apparve più.
 
Come scrittore, giornalista, editore, critico e teorico, Carl Einstein apportò alle avanguardie europee riconoscimento e fama. Svolse anche una vera funzione di catalizzatore. Attraverso i suoi numerosi articoli sempre ardenti ed impegnati, i suoi libri che creavano l'avvenimento, citiamo ovviamente Die Kunst des 20 Jahrhunderts (L’arte del XX secolo) apparso nel 1926, riedito nel 1928 e nel 1931), attraverso le sue conferenze in tutta l'Europa, attraverso l'organizzazione di esposizioni (ricordiamo quella di Braque a Basilea nel 1933), per il suo ruolo di consigliere presso grandi collezionisti come lo svizzero Reber, l'inglese  Douglas Cooper, svolse un ruolo di pioniere e di esperto di alto rango. Etica ed estetica non erano mai dissociate e la sua integrità gli permetteva di costringere all'ascolto per aiutare ed incoraggiare gli artisti in uno spirito di solidarietà e di servizio della stessa causa, l'arte. Un esempio tra molti altri: agli inizi degli anni 30 Einstein molto convinto del talento del giovane pittore spagnolo Vincenc Kramá, grande collezionista d'arte francese moderno e fondatore della galleria d'arte francese moderna e fondatore della Galleria nazionale di Praga. Quest'ultimo accolse Miró a Praga ed organizzò un'importante esposizione per lui.
 
Transition.jpgLa creazione della rivista Documents in collaborazione con Georges Bataille, Michel Leiris, Georges Henri Rivière e Georges Wildenstein nel 1929 testimonia in modo eclatante la volontà di Carl Einstein di essere un traghettatore tra le culture. Introdusse nella redazione numerosi collaboratori tedeschi di fama (Leo Frobenius, Hedwig Fecheimer, Eckart von Sydow…) e diede all'etnologia tedesca, molto poco conosciuta all'epoca in Francia, il posto che le spettava. Pubblicò anche numerosi inserti pubblicitari per degli editori, dei galleristi, degli artisti tedeschi e contribuì anche alla diffusione dell'arte e del sapere. Un'altra rivista degli anni 30 Transition, a vocazione internazionale e pubblicata da Eugène Jolas, permette a Enstein di allargare ancora le sue reti di sociabilità e di favorire la scoperta dell'avanguardia in poesia ed in pittura grazie alla sua stretta collaborazione con Jolas.
 
Questo giornalista-scrittore beneficava egli stesso di una tripla cultura. Nato in Lorena e di espressione francese, aveva dovuto imparare il tedesco prima che la sua famiglia emigrasse negli Stati Uniti. Di ritorno in Francia e sposato con una americana, Maria, che aveva studiato musica e canto a Berlino prima della prima guerra, creerà questa rivista il cui titolo è programmatico e lanciare un laboratorio internazionale per la creazione orfica con Jean Arp,  Samuel Beckett, James Joyce e molti altri. I circoli americani di Parigi contribuiscono anch'essi a quest'impresa che fa conoscere bene sia le poesie di Gottfried Benn quanto le opere di Franz Kafka o di Novalis e che costituisce un ponte tra l'America e l'Europa. Einstein crea anche dei legami con dei giornalisti (ricordiamo l'intervista del 1931 per il Chicago Sunday Tribune sull'"etnologia del Bianco"), con dei rappresentanti del mondo dell'arte come James Johnson Sweeney. Redige anche dell eintroduzioni per dei cataloghi d'esposizione negli Stati Uniti, effettua numerosi progetti che, per motivi storici, non avranno modo di compiersi. Sottolineamo tuttavia che nei suoi manoscritti in francese dell'epoca parigina si trova il piano di una grande opera "Histoire de l’art moderne" [Storia dell'arte moderna" che dedica tutto il capitolo otto all'arte degli Stati UNiti.
 
Nella sua collaborazione con Jean Renoir per il film Toni nel 1934 Carl Einstein ha tradotto un'approccio molto personale del problema dell'emigrazione italiana nel Mezzogiorno della Francia. Lui stesso emigrato dapprima volontario poi forzato, privato come egli scriveva in modo commovente della sua lingua, il tedesco, come di un pezzo di pane, egli ha saputo attraverso diversi mezzi tecnici ed estetici, trovare il tono giusto. Ha, per di più, creato un quadro grandioso e tragico per questa storia e le ha conferito una dimensione antica. Tutte cose che Renoir in seguito si attribuirà interamente...
 
Quando Carl Einstein, solitario e silenzioso, prende la decisione di andare a combattere per la libertà della Spagna, gli appariva chiaramente ed in modo evidente che andava a combattere per la libertà dell'Europa intera e allo stesso tempo contro l'internazionalizzazione del conflitto. Lo spiega con lucidità in un'intervista al giornale La Vanguardia del 24 maggio 1938. Allo stesso modo come a Bruxelles all afine della guerra nel 1918, quando si formarono i "Consigli" di soldati e di operai, Einstein ha captato immediatamente le onde del terremoto storico sul punto di scatenarsi. Si impegna in modo totale, assoluto, nell'azione ed il combattimento per la libertà, lasciando tutto quel che aveva fatto. Non scrive (in francese) che tardivamente a Kahnweiler, nel 1938, ed il 6 gennaio soltanto a Picasso preso sino ad allora nella tormenta dell'azione: "se potremo scrivere liberamente e dipingere liberamente, è- letteralmente- possibile soltanto grazie alla resistenza spagnola. Ho sempre saputo che in Spagna difendevo il mio lavoro, la possibilità di pensare e di sentire liberamente come individuo" [4].
 
È in questo spirito che egli aveva salutato la memoria dell'anarchico spagnolo Durruti caduto a Madrid nel novembre 1936. Avendo servito nella sua colonna alla testa del gruppo internazionale di volontari venuti dall'intera Europa, Einstein ha visto quest'uomo fondersi quotidianamente in quell'idea fondamentale di una comunità e di una fraternità tra tutti gli uomini che saldavano gli anarchici della colonna: "Durruti, quest'uomo straordinariamente obiettivo, non parlava mai di se stesso. Egli aveva abolito dalla grammatica la parola preistorica "io". Nella colonna Durruti non conoscevamo che la sintassi collettiva" [5].
 
Rientrato tra gli ultimi dalla Spagna, Einstein continuerà ad aiutare i rifugiati spagnoli a parttire in America sollecitando l'aiuto finanziario dei suoi amici, degli artisti in particolare, come Hayter, Picasso. Non vi sono dubbi che Carl Einstein avrebbe potuto emigrare in America, in Inghilterra, le relazioni d'amicizia e professionale non gli mancavano. Perché essere rimasto sul suolo francese sino all'impossibilità di partire? Ha creduto troppo a lungo nella capacità di resistenza delle democrazie europee? Oppure è entrato in disperazione alla vista delle sconfitte in tutto ciò in cui aveva creduto?
 
Per il combattente Einstein che portava nella sua valigia nel 1914 così come nel 1936, Pascal, Rimbaud, Mallarmé, Valéry, Novalis, i "vecchi Cinesi" (Lao-tse, Tschuang-tse), Eraclito, i Pirenei furono effettivamente l'ultima frontiera, in senso vero così come in quello figurato. Al di là, l'utopia fu quasi vicina a diventare realtà ma il sogno passò. Al di qua, non vi fu altro che girovagare e abbandono. Un'ultima volta Carl Einstein fece la scelta della libertà.
 
L'Europa è nel frattempo diventata realtà, le valutazioni di Einstein sull’arte moderna sono state tutte confermate, le vie c he egli aveva aperto sono state ampiamente prese in prestito. Il mondo può, se ne è ancora capace, essere orgoglioso di aver avuto, per un periodo molto breve, un cittadino come Carl Einstein. 
 
Liliane Meffre 
 
Bebuquin.jpg
Segnaliamo l'esistenza dei pochi testi editi in italiano di Carl Einstein, il romanzo breve Bebuquin o i dilettanti del miracolo edito dalla casa editrice Le Nubi di Roma e: 
 
Arte-negra.jpg
Scultura negra, edita dalla casa editrice Abscondita.
 
 
[Traduzione di Ario Libert]
 
  

 NOTE

 
[1] Vedere la nostra opera: Liliane Meffre, Carl Einstein (1885-1940). Itinéraires d’une pensée moderne, [Carl Einstein (1885-1940). Itinerari di un pensiero moderno], Presses de l’Université de Paris-Sorbonne, 2002.
 
[2] Verlag der Weissen Bücher, Leipzig, 1915; riedizione nel 1920 presso Kurt Wolff, Monaco; Tr. it.: Scultura negra, Abscondita, Milano, 2009.
 
[3] Iskusstvo Negrov (L’arte dei negri), Pietrogrado, 1919, tradotto dal russo da Jacqueline e Jean-Louis Paudrat.
 
[4] Lettera in francese a Picasso in Carl Einstein Daniel Henry Kahnweiler Correspondance 1921-1939, tradotta, presentata ed annotata da Liliane Meffre, Marsiglia, 1993, p. 114.
 
[5] "Die Kolonne Durruti", in: Carl Einstein, Werke Bd 3, Medusa, Wien-Berlin, 1985, p. 459; [Tradotto dal francese nel presente blog: La colonna Durruti, 1936].
 
 
 
LINK al post originale:
Carl Einstein, un citoyen du monde dans les Pyrénées

 

LINK ad uno scritto di Carl Einstein su Durruti:

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14 agosto 2010 6 14 /08 /agosto /2010 06:00

 

Il doppio destino dei Mühsam


 

Alla domanda di uno dei suoi carnefici nazisti: "Quanto tempo avete ancora intenzione di trascinarvi su questa terra?", il poeta anarchico Erich Mühsam diede un sonoro: "Ancora molto a lungo". Era il suo modo di sfidare la lordura che l'umiliava da quindici mesi. Era senz'altro anche un modo di voler ignorare che la sua sorte non gli apparteneva più. Il 10 luglio 1934, infatti, lo si ritrovo appeso nelle latrine del campo di concentramento di Oranienburg. Un mese più tardi, la sua compagna scriveva: "La corda era appesa in modo tale che Erich, maldestro com'era, non avrebbe mai potuto arrampicarvisi. Il suo viso era del tutto disteso e bello, le sue mani non erano affatto contratte, ma ben lisce. Si suppone che Erich fu cloroformizzato, avvelenato da un'iniezione ed impiccato [...] [1]. Per chi si interessa al doppio destino dei Mühsam, l’edizione francese delle lettere di Kreszentia ["Zenzl" o "Zensl"] Mühsam (1884-1962) fa evidentemente epoca. Tradotte dal tedesco e meticolosamente annotate da Suzanne Faisan e Elke Albrecht, esse costituiscono il capolavoro di questa raccolta che completano due studi su Zenzl Mühsam – uno di Uschi Otten, l’altro di Reinhard Müller –, una cronologia della sua vita, quattro foto fuori testo e cinque articoli di Erich Mühsam, tratti da Fanal.

Muhsam,Le lettere di Zenzl coprono tre periodi della sua esistenza. La prima- 1918-1920- coincide, in parte, con la prima incarcerazione di Erich Mühsam [2]. Le lettere che che lei gli scrisse sono generalmente provviste di indirizzo. Il secondo periodo, 1933-1938- si apre sull'internamento, poi l'assassinio, di Mühsam a Oranienburg e si chiude con l'arresto di Zenzl a Mosca. Le lettere di quest'epoca- spedite da Praga, dove si è rifuggiata, poi, più raramente da Mosca, dove ha accettato di recarsi- sono destinate ai compagni ed alla famiglia di Mühsam. Il terzo periodo, 1949-1959- recupera l'ultima parte della sua vita, dalla sua liberazione al suo soggiorno a Berlino Est. Le rare lettere che scrive a qualche conoscenza e a dei membri della famiglia del suo compagno hanno una trama comune: il ricordo della sua incessante lotta per il diritto di disporre di nuovo dei manoscritti di Mühsam, trattenuti a Mosca.

Muhsam StolpersteinCome evidenzia Gérard Roche nell'introduzione all'opera, queste lettere, piene di talento, descrivono, con una rara precisione ed una vera ricchezza di dettagli, tutte le tappe di un inverosimile destino. Quello di prima della catastrofe, in cui l'epistoliera coltiva il suo amore per il suo "molto caro Erich" incitandolo, giorno dopo giorno, a non cedere allo scoraggiamento, a non lasciare il suo cuore inaridirsi, a continuare a scrivere per il popolo, ma anche per lei. Belle le pagine in cui Zenzl parla degli amici fedeli, evoca la memoria di Gustav Landauer, racconta questo mondo dell'esterno in cui gli "uomini senza coscienza" hanno oramai ripreso il sopravvento ed in cui i "cavalieri della croce uncinata" si scatenano nelle loro prime imprese. Nel vuoto delle parole, nel fracasso dei giorni, è tutto un universo che punta, con il suo carico di dolori quotidiani, ma anche la sua consegna di speranze e di illusioni- a proposito di quei bolscevichi remoti, soprattutto, che avrebbero fatto di San Pietroburgo "la sola città senza polizia ed in cui gli uomini sono buoni" [3]. Un anno più tardi, scriverà al "compagno Lenin" per domandargli di autorizzare Mühsam ad andare in Russia e permettere così la sua liberazione, Senza risposta, sembra.

fanalDei quasi dieci anni di vita comune berlinese che seguiranno, restano alcune testimonianze. Una di esse, proviene dal poeta danese Martin Andersen Nexø, amico della coppia, restituisce perfettamente la complementarietà di questi due esseri: "Erich e Zenzl nidificavano nella Georgenstraß, nella parte alta della casa sotto il cielo, come due uccelli liberi [...]. Visti dall'esterno, non potevano essere più diversi l'una dall'altra: lei, da cima in fondo sinonimo di campagna e di libertà; lui, di grande città con il suo estetismo e la sua montagna di libri. E tuttavia andavano insieme, erano un raro esempio di cameratismo" [4].

L'assassinio Mühsam scaraventerà letteralmente la sua compagna nell'occhio del ciclone. Sapendosi minacciata dalla Gestapo, attraversa clandestinamente la frontiera, il 16 luglio del 1934, per rifugiarsi a Praga. Preventivamente aveva affidato  i manoscritti di Mühsam a Ernst Simmerling, un amico fidato. Essi giungeranno, senza problemi, a Praga, nascosti nella valigia diplomatica dell'addetto stampa Camille Hoffmann. Da Praga, Zenzl si lancia in una campagna internazionale di denuncia pubblica delle persecuzioni naziste, ma la sua azione non giunge a buon fine per l'intervento vigile delle autorità locali e per lo stato di forte divisione interna della comunità in esilio praghese.

Confrontata a seri problemi finanziari, Zenzl – che Mühsam ha nominato intestataria legale universale della sua opera- interviene presso degli anarchici che l'aiutano a pubblicare le sue opere postume. L'estrema debolezza finanziaria del movimento libertario gli impedisce di lanciarsi in una tale impresa. Da parte loro, i comunisti fanno sapere a Zenzl che i manoscritti di Mühsam sarebbero più al sicuro a Mosca che a Praga, dove si annidano degli agenti della Gestapo. Confrontata con poste politiche che la superano enormemente, Zenzl rimprovera agli anarchici di non curarsi della memoria del loro compagno di lotta ed ai comunisti di volerne appropriarsene.

Ruth-Oesterreich.jpgÈ allora che Mosca entra apertamente nel gioco attraverso la mediazione di Elena Stassova, vecchia segretaria di Lenin e dirigente del Soccorso rosso sovietico (MPOR). Zenzl, che ha conosciuto Stassova nel 1921, a Berlino, al congresso internazionale del Soccorso rosso, la considera persona grata. Malgrado gli avvertimenti di  Emma Goldman – "Sono sicura che non si cerca che ad utilizzarvi, te e la memoria di Erich » [5] –, decide di accettare la sua offerta di recarsi in Russia, ma senza i manoscritti di Mühsam, che lei affida a Ruth Österreich. Sapendo che gli anarchici l'accusano di tradimento, scrive a Rudolf Rocker e a Milly Witkop: "Sento questi mostri gridare: ha venduto Erich alla Russia! E, per essere ora del tutto onesta, dirò: questo primo anno dopo la morte di Erich, da quando sono vedova [...], a prate te, Rudolf, così come Milly e Emma Goldman, nessuno dei compagni vicino a Erich si è seriamente occupato di me, di sapere se stavo per crepare o impiccarmi!" [6]. Nel frattempo, il MPOR, che si occupa di lei, si è fatto carico dell'edizione dell'opuscolo di Zenzl, La Vie Douloureuse d’Erich Mühsam [La dolorosa vita di Erich Mühsam], prefatta da Werner Hirsch, vecchio compagno di detenzione di Mühsam e membro influente del KPD. L'8 agosto 1935, Zenzl arriva a Mosca accompagnato da suo nipote, Peps, allora dell'età di 17 anni. La trappola staliniana è sul punto di chiudersi.

A detta di Uschi Otten, il vivo interesse che i dirigenti russi portavano a questi manoscritti si spiega sia con la paura che le note lasciate da Mühsam comportino dei "dettagli esplosivi" sulle manovre dell'apparato comunista durante la Repubblica dei  consigli di Monaco e con l'evidente utilità che poteva avere, nel periodo delle "purghe", l'abbondante corrispondenza di Mühsam. Sei mesi dopo il suo arrivo a Mosca, Zenzl accede alla richiesta della Stassova di rimpatriare i manoscritti tanto ambiti. Dall'aprile del 1936, è accusata di partecipazione ad un "complotto trotskista". Liberata sei mesi dopo, firma, l'anno seguente, con l'Istituto Gorki, un contratto di vendita dei manoscritti di Mühsam contro una pensione di 500 rubli e la promessa dei diritti d'autore.

Guard-tower-from-a-lager-mordovian.jpgNel 1938, una domanda di visto per gli Stati Uniti, le viene rifiutata e, in novembre, è di nuovo arrestata. Condannata a otto anni di "rieducazione attraverso il lavoro" per "partecipazione ad un'organizzazione controrivoluzionaria", Zenzl è inviata al campo n° 5 (Potma, Repubblica di Mordovia). Dopo aver rischiato la sorte di Margarete Buber-Neumann, consegnata a Hitler dal suo alleato Stalin [7], raggiunge il campo n° 3 (Yavas, Repubblica di Mordavia). Liberata nel novembre del 1946, è di nuovo arrestata tre anni dopo. Accusata di trotskismo, si vede relegata nel distretto di Novossibirsk. L'indomani della morte di Stalin, riceve infine l'autorizzazione di trasferirsi nella Repubblica democratica tedesca. Venti anni sono così trascorsi- di cui dieci in deportazione- da quando ha ceduto alle promesse della Stassova. In quanto ai manoscritti di Mühsam, non daranno luogo ad alcuna pubblicazione, ma servirono, effettivamente, ad istruire alcuni processi per stregoneria contro i dissidenti del momento. Su questo aspetto della questione, si leggerà con profitto l'eccellente contributo di Reinhard Müller, "Zenzl Mühsam e l’inquisizione staliniana".

Margarete-Buber-Neumann.jpgPrima dell'apparizione di quest'indispensabile opera, si disponevano di poche informazioni su Zenzl Mühsam: un articolo di Victor Serge, publicato nel febbraio 1939, in Clé,bollettino della Fédération internationale de l’art révolutionnaire indépendant (FIARI), la testimonianza - già citata- di Margarete Buber-Neumann, un articolo della stessa- Âmes mortes au XXe siècle [Anime morte nel XX secolo], publicato in Le Libertaire del 10 giugno 1949 – e l'opuscolo che gli dedicò, nel 1949, Rudolf Rocker [8].

Delle sei lettere spedite da Berlino Est, tra dicembre 1955 e luglio 1959, nessuna è indirizzata a dei compagni di idee di Erich Mühsam. Nemmeno a Rocker che, sino alla fine, difese Zenzl contro i suoi dettrattori. Non si sa se si deve vedervi l'espressione di un disconoscimento definitivo dagli anarchici o una semplice misura di prudenza da parte di Zenzl. Fatto sta che i suoi ultimi anni di vita furono interamente dedicati a convincere le autorità della RDT ad ottenere una copia dei manoscritti di Mühsam e a darsi da fare per una loro pubblicazione. Il 21 luglio 1956, l'Istituto Gorki di Mosca consegnò all'Accademia delle belle arti di Berlino Est 94.000 microfilm. Malgrado le ripetute procedure di Zenzl, nessuna antologia di Mühsam apparirà mai nella RDT. La sola concessione che le farà la polizia tedesco orientale del pensiero sarà di pubblicare, nel 1958, una raccolta molto ristretta delle sue poesie, abilmente filtrate da ogni connotazione anarchica.

All'indomani del decesso di Zenzl- l'8 marzo 1962-, la compagna Stassova ricevette una lettera da Ulrich Dietzel, rappresentante dell'Accademia delle belle arti, in cui si poteva leggere: "Mi avete chiesto molti anni fa di vegliare affinché nessun rappresentante di organizzazioni nemiche utilizzasse il nome della compagna Zenzl Mühsam, un po' estranea alla politica, per arrecare danni alla classe operaia. Posso, oggi, annunciarvi che questo compito è stato compiuto con successo".

Muhsam, Erich und Zenzl

 

Victor Keiner

 
  
 
 
 
[Traduzione di Ario Libert]

 

 


Recensione di: Une vie de révolte. Lettres 1918-1959, seguito da "Être à la hauteur des jours qui viennent", di Ushi Otten e da "Zenzl Mühsam et l’inquisition stalinienne", di Reinhard Müller, e completato c on cinque articoli di Erich Mühsam. Tradotto dal tedesco da Suzanne Faisan e Elke Albrecht, presentazione di Gérard Roche. Baye, La Digitale, 2008, 250 pp.

 

[1] Lettera a Rudolf Rocker e Milly Witkop del 21 agosto 1934, p. 76.

 [2] Il 19 luglio 1919, Erich Mühsam, giornalista e scrittore anarchico, fu condannato a quindici anni di fortezza per la sua partecipazione agli avvenimenti rivoluzionari- noti con il nome di Repubblica dei consigli- accaduti a Monaco tra il 7 novembre 1918 ed il 13 aprile 1919. Sarà aministiato nel 1924. Di Mühsam, si può leggere La République des conseils de Bavière. La Société libérée de l’État, Quimperlé-Paris, La Digitale-Spartacus, 1999, 192 pp.

[3] Lettera del 26 marzo 1920, p. 55.

[4] Testimonianza citata da Uschi Otten, in " Être à la hauteur des jours qui viennent", p. 128.

[5] Citato da Uschi Otten, ibid, p. 134.

[6] Lettera a Rudolf Rocker e Milly Witkop del 1-8-1935, pp. 96-97.

[7] Leggere a proposito, l'indispensabile testimonianza di Margarete Buber-Neumann, Déportée en Sibérie. Prisonnière de Staline et de Hitler, Paris, Points-Seuil, 2004, 350 pp; [Tr. it.: Prigioniera di Stalin e di Hitler, Il Mulino, Bologna, 1994, 422 pp].

 [8] Rudolf Rocker, Der Leidensweg von Zensl Mühsam,Francfort/Main, Die Freie Gesellschaft, 1949, 32 pp. Esistono delle traduzioni in spagnolo, svedese ed italiano di questo opuscolo. Inoltre, la sorte di Zenzl Mühsam è ricordata da Charles Jacquier in La Nouvelle Alternative, n° 38, juin 1995 – "Une lettre de Jean-Paul Samson à Romain Rolland" – e in Agone, n° 25, 2001– "Errance mortelle des militants antifascistes en URSS".

LINK al post originale:

La double destinée des Mühsam

 

LINK pertinenti:

OLT, Erich Mühsam

Erich Mühsam

Dov'è il Ziegelbrenner?

Marut/Traven: l’uomo ombra era un uomo di luce

 

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12 agosto 2010 4 12 /08 /agosto /2010 06:00

 


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Aperçu :

"Il libro dell'imbecille" di Franz Jung

 

 

Franz-Jung--disegno.jpg

 

Franz Jung era uno scrittore espressionista tedesco da prima della prima guerra mondiale con il suo libro dell'imbecille che egli scrisse nel 1912 a 24 anni, ma era anche un anarchico che non metteva la letteratura al primo posto delle sue preoccupazioni. Al contrario, nel 1919, spingerà piuttosto gli intellettuali ad andare nelle fabbriche per capire gli operai ed aiutarli a realizzare il socialismo.

Ed in queste quattro storie che compongono la raccolta- ma il loro tono è così violento che esse non ne fanno che una dalla prima all'ultima riga, ed il personaggio che li collega è la vita stessa- è, dietro le odiate convenzioni di una marcia società borghese, l'umano allo stato grezzo che il giovane Franz Jung fa sorgere, tumultuosamente e con un'arte che riduce al silenzio tutto ciò che scriverà dopo. Come quella storia che si svolge al caffé del Duomo in cui dei signori ascoltano la lettura di un testo effettuata da uno di loro, mentre passa per la strada una donna che essi conoscono tutti. Giusto nel momento in cui i due eroi del racconto letto ad alta voce stanno spezzando le reni ad un gatto, le immaginazioni degli ascoltatori e le loro intenzioni apparentemente anodine si infiammano sulla figura che scompare. Non si deve parlare ulteriormente di questa struttura del racconto, brutale ed artitica in cui l'esistenza e l'aneddoto terribile si urtano.

Le esagerazioni sono parte integrante di queste storie, gli eccessi, a scatti, per falsi movimenti, soprassalti che scovano delle verità, soprattutto che sotto ognuno di noi, sotto ogni borghese si nasconde un imbecille. Il cretino, è anche la "creatura", è colui che vede senza aver bisogno di conoscere né le cause né gli effetti. È anche tutti noi, e anche di più. Più che un personaggio, è un'antivisione del mondo; è ovunque in Jung, lo ritroviamo agganciato ai contesti più contraddittori e di preferenza ai passaggi maggiormente patetici.

Bevute e brutalità delle storie di bevitori che picchiano la moglie perché sentono che non hanno in lei "da ammazzare più di un predecessore". E poi perché fa bene. E poi perché le piace, come è risaputo. Ma più ancora: gli ubriaconi d'oltre-Reno sono degli ubriaconi metafisici, pongono la domanda ultima: "Cosa significa tutto ciò?" La donna, inoltre, non si nega. Di fronte agli imbecilli Franz Jung costruisce con essa un personaggio che fa di essi dei burattini, grazie al suo istinto delle situazioni, al suo fascino ed alla sua ignoranza dei pregiudizi. Vuole soltanto vivere, Emma Schnalke, ed è il racconto delle sue manie tanto impreviste quanto i colpi che le distribuiscono gli amanti di passaggio... Questi colpi, lei sa restuirli e darne anche senza aspettare, come una vera vamp. Non è nulle che quando ha pietà ed il suo vocabolario ne risente. È allora questione di "vergogna" e di "bontà".

Franz Jung lo dice altrove: "(...) la pietà ci imbratta, la maledetta pietà che fa di noi dei ciechi e degli imbecilli vanitosi". Ma la lingua dell'imbecille è anche la lingua dell'innocenza brutale che Jung arriva in fondo a far parlare a tutti i suoi personaggi, "buoni" o "cattivi", lingua ben seduta su quella particolarità tedesca del neutro, dell'esso (ça), del "qualcosa", meno abituale nel francese (e italiano): "È lo stesso, completamento lo stesso... Ha bisogno di esso". È la "litania dell'esso" come direbbe un autore tedesco contemporaneo, Enzensberger. E Lichtenberg diceva già "esso pensa", molto prima di Groddeck nel suo Libro dell'Es, e Freud. Altrove, e nello stesso registro: "Qualcosa salì in lui...".

Un romanzo ideologico questa lingua dell'inconscio brutale ha, per fortuna per noi, trovato il suo traduttore in Pierre Gallissaires che ha saputo non trascurare nulla delle asperità tedesche nel testo francese. Noi, penseremmo un po' a Zola, ma è più duro di Zola perché il testo di Jung esplode a partire dall'esso, giustamente. In Jung, non sono delle storie di famiglia, i testi abbondano di spezzoni di biografie sanguinose e senza conseguenze e corrono dietro a dei personaggi che fuggono come dei "maledetti" in "strade senza gioia", ben prima dei film dagli stessi nomi, e ciu fanno allucinare senza che vi sia bisogno di uno schermo.

Questa storia e le altre dello stesso libro festeggiano il trionfo di una forza che possiamo anche chiamare amore, e che disorganizza l'universo borghese, anche qui siamo spinti a pensare al film di Joseph von Sternberg, l'Angelo azzurro con Marlene Dietrich, tratto dal romanzo di Heinrich Mann. Tanto più che in Francia la società tedesca dell'epoca, prima del 1914, era irrigidita in convenzioni autoritarie, totale obbedienza alla scuola, addestramento all'esercito, donen chiuse in casa da figli, cucina e chiesa. Ma la vita, sempre, si vendica, e Franz Jung, l'anarchico, se ne fa qui il crudele cantore. Questo libro dell'imbecille è tutto tranne che ideologico, è la vita cruda che lo scrive più indomabile della morte, è il libro imbecille per eccellenza.

 

Marie-Simone Rollin

 

 

jung, il libro     Jung, Die Rotewoche, front   

Il libro dell'imbecille è edito in Italia dall'editore Chersi di Brescia, al breve racconto del 1912 di Jung ne segue un altro, e cioè La settimana rossa , illustrato con nove disegni di Georg Gross.

[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK al post originale:

Le livre du crétin de Franz Jung

 

 

 

 

 

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10 agosto 2010 2 10 /08 /agosto /2010 06:00

 

Erich Mühsam

 

Muhsam--1878-1934-.jpg

 di Partage Noir

 

musham.jpgTriste paradosso per Erich Mühsam quello di essere ad un tempo lo scrittore anarchico più mal conosciuti e uno dei più controversi! Il più mal conosciuto, perché la sua opera non è stata oggetto di nessun vero studio [1]. Anche negli ambienti germanisti, ci si accontenta di evocare i suoi legami con degli autori espressionisti ed è tutto. Uno dei più controversi nel movimento anarchico perché i suoi molteplici errori (riconosciuti ogni volta tuttavia) non hanno mancato di suscitare diffidenza, anzi ostilità, verso un militante che ha finito per apparire come un criptocomunista.

Musham--Lubecca.jpgOggi, importa stabilire la verità e ricordare che la sua opera sia letteraria (poesia, teatro, saggistica) che politica non è trascurabile. Sino ad oggi non esisteva che un opuscolo di Roland Lewin su Mühsam  [2]. Le Editions Partage Noir riprendono la fiaccola e cercheranno di far scoprire i suoi scritti. Questo lavoro di ampio respiro non può mancare di un richiamo storico.

Erich Mühsam nasce a Berlino il 6 aprile 1878 ma passa tutta la sua infanzia a Lubecca. Suo padre è un farmacista, membro della piccola borghesia ebraica. Sigmund Mühsam vuole dare a suo figlio un'educazione molto autoritaria contro la quale il giovane Erich non tarda a rivoltarsi, non apprezzando né i colpi né i progetti paterni. Quest'ultimo apprende con orrore che suo figlio vuole diventare poeta!

Musham--Heinrich-Hart.jpgA dieci anni, Mühsam è inviato al liceo di Lubecca, dove subisce lo stesso autoritarismo che a casa sua. La sua natura ribelle gli vale numerose punizioni. Nel gennaio 1986, invia un articolo non firmato al Lübecker Volksboten, il foglio socialdemocratico locale. Denuncia le pratiche dittatoriali dei professori. Questo testo provoca uno scandalo e quando Mühsam è smascherato, lo si espelle dalla scuola per "attività socialiste". Finalmente, Mühsam ottiene i suoi diplomi in un'altra scuola.

Musham--Martin-Buber.jpgI talenti letterari di Mühsam sono estremamente precoci; a undici anni scrive delle favole e a sedici guadagna del denaro grazie ai suoi versi satirici. Suo padre vuole costringerlo a seguire degli studi di farmacia ma Erich Mühsam li abbandona molto presto, il che provoca una rottura con suo padre. Giunge a Berlino nel 1900 e frequenta gli ambienti letterari lavorando nel contempo in una fabbrica di prodotti chimici.

Heinrich Hart l’invita a far parte del circolo Neue Gemeinschaft (Nuova Comunità) che raggruppa dei giovani autori provenienti da ambienti molto borghesi ma politicizzati e sostenitori di una vita comunitaria. Tra i suoi membri figurano  Peter Hille, Wilhelm Bölsche, Martin Buber e Gustav Landauer. Quest'ultimo e Mühsam si accorgono molto presto che se alcune questioni materiali sono regolate in comune (ad esempio la cucina), lo spirito collettivo si limita soprattutto a discutere. È per questo che lasciano il circolo. L'influenza di Landauer è decisiva su Mühsam che scopre grazie a lui gli scritti anarchici, ammirando soprattutto Bakunin, Mühsam scriverà più tardi: "Ero anarchico prima ancora di sapere cosa fosse l'anarchia..."

Musham--Senna-Hoy.jpgA quest'epoca, Mühsam invia numerosi articoli a giornali come Der freie Arbeiter (organo della Federazione anarchica tedesca), Der Anarchist e soprattutto Kampf, rivista di un militante anarchico ingiustamente dimenticato: Senna Hoy, il cui vero nome era Johannes Holzmann, egli fa di Kampf una rivista dalla tiratura importante per l'epoca: 10.000 copie nel 1905 [3]. 

Musham--Der-ArmeTeufel.jpgMühsam edita anche un foglio: Der arme Teufel [Il povero Diavolo], e collabora a diversi piccoli giornali. Diventa molto noto nella bohème e l'ambiente dei cabaret letterari. È anche il creatore di uno di essi: ""Cabaret zum Peter Hille", chiamato così in omaggio ad uno dei membri della Neue Gemeinschaft morto da poco. La polizia considera Mühsam come un pericoloso agitatore e lo sorveglia costantemente. Tra 1904 e 1907, viaggia attraverso l'Europa, in Italia, in Svizzera in cui fraternizza con Fritz Brupbacher, il biografo di Bakunin, in Austria ed infine in Francia. Qui egli frequenta i cabaret del "Lapin Agile" e del "Chat Noir" spesso animati da cantautori libertari. Mühsam incontra l'antimilitarista Gustave Hervé, l’anarchico James Guillaume ed anziani comunardi. Prende anche la parola durante gli incontri del club anarchico tedesco di Parigi.

Musham--freie_arbeiter_br.jpgAl suo ritorno, Mühsam si radicalizza ancora nei suoi articoli pubblicati in Der freie Arbeiter e nel suo supplemento mensile Generalstriek (Sciopero Generale). Lancia appelli alla lotta antimilitarista, suggerendo anche durante il congresso anarchico di Amsetrdam nel 1907 la disobbedienza civile ed il rifiuto di pagare l'imposta per l'esercito. Allo stesso tempo sprona lo sciopero generale, allora molto in voga. Per un volantino su quest'argomento, è arrestato e condannato a 500 marchi di multa, per aver "incitato all'odio di classe ed istigato al non rispetto della legge".

Le-Lapin-Agile.gifNel novembre del 1908, Mühsam si trasferisce a Monaco dove si è installata la bohème letteraria. La città diventa il rifugio di numerosi scrittori contestatori ed anche di rivoluzionari russi fuggiti dal loro paese nel 1905. Questo "crogiolo" sovversivo ha la sua importanza, perché spiega il ruolo di Monaco nella rivoluzione tedesca del 1918. Nel 1908, Landauer ha appena creato il Sozialistischer Bund, federazione di quindici gruppi uniti dalle teorie originali di questo militante (Landauer è un po' l'antenato del movimento alternativo ma sempre collegato ad un progetto rivoluzionario). Mühsam fonda un gruppo locale a Monaco che prende il nome di Tat (Azione). Ma questo genere di iniziativa è molto contestato nell'anarchismo. Gli operai anarco-sindacalisti criticano l'elitismo e le teorie troppo intellettuali di Landauer. In quanto a  Mühsam, egli si distacca a poco a poco da Landauer sul piano della teoria, per rivendicarsi all'anarcosindacalismo.

Le-Chat-Noir.jpgMühsam tenta di darsi una base rivoluzionaria incentrando la sua propaganda verso il sottoproletariato, giudicato molto potenziale da Bakunin ai suoi tempi. Durante un meeting anarchico, nel 1910, Mühsam è accusato da un compagno di raccogliere i vagabondi ed i pilastri delle bettole nel gruppo Tat. Mühsam risponde che è un'esagerazione pur confermando il suo rispetto per i nullatenenti. Nel giornale Der Sozialist del 1° agosto 1909, scriveva: "Tra questi uomini le cui attitudini e la vita hanno fatto dei ribelli, (...) non dovremmo trovare degli uomini che siano dei nostri, degli uomini il cui istinto di distruzione non è che l'espressione confusa di un desiderio positivo di agire..." [4].

 

Musham--Gustav-Landauer.jpgNel frattempo Mühsam è arrestato alcune volte, ma riesce a farsi liberare a causa di prove flagranti da una "cospirazione". Tuttavia le accuse colpiscono il gruppo Tat. La stampa (compresa quella dei socialdemocratici) si accanisce contro Mühsam, incolpandolo di tutti i crimini. Malgrado ciò, egli lancia un nuovo giornale: Kaïn, "giornale dell'Umanità". Egli vi critica violentemente le autorità e difende degli autori vittime della censura come Frank Wedekind. Kaïn raggiungerà una tiratura di 3.000 copie. Mühsam ne farà uscire 40 numeri dall'aprile 1911 al giugno 1914, poi di nuovo 13 numeri dal novembre 1918 all'aprile 1919.

Musham--Kain.jpgQuando scoppia la guerra nel 1914, alcuni anarchici, purtroppo prestigiosi come Kropotkon, prendono posizione a favore degli alleati dell'Intesa, mentre la maggioranza del movimento resta antimilitarista. Mühsam commette l'errore di seguire i primi. Ben presto,  i suoi vecchi amici come Landauer, Brupbacher o il redattore del gioranel Die Aktion, Franz Pfemfert, lo mettono all'indice in quanto nazionalista. Ma Mühsam si accorge del suo errore (dovuto all'influenza della sua amica secondo il suo dire) e si dedica nella lotta contro la guerra, il che lo riconcilia con i suoi compagni.

Kurt-Eisner.jpgConsiderando che gli anarchici non avevano un grande peso da soli, Mühsam raggiunge l'Illegalen Aktion Bunde che raggruppa dei socialisti come Karl Liebknecht o Kurt Eisner, quest'ultima dando una linea molto moderata alla lega. Tenta anche nel 1916, senza grande successo, di creare una corrente pacifista con delle personalità come lo scrittore Heinrich Mann o il professore "Lujo" Brentano. Il 17 giugno 1916, Mühsam partecipa ad una manifestazione contro la fame.

Karl-Liebknecht--01.jpgNel gennaio del 1918, uno sciopero delle fabbriche di Monaco permette a Mühsam di parlare davanti a 100.000 lavoratori e di chiamarli allo sciopero generale. Per sbarazzarsi di lui, le autorità gli impongono un servizio civile, che egli rifiuta. Arrestato per insubordinazione, è liberato il 5 novembre 1918, poco prima della Rivoluzione tedesca.

Mühsam svolge un ruolo essenziale nella radicalizzazione dei consigli operai di Baviera creati dopo la aduta della monarchia bavarese [5]. Il 6 aprile 1919, la Repubblica dei consigli di Baviera è proclamata contro la soluzione parlamentare dei socialdemocratici. Gli anarchici vi svolgono un ruolo preponderante, ma il 13 aprile un tentativo di putsch della guarnigione di Monaco provoca l'arresto di molti responsabili tra cui Mühsam. Sono fatti prigionieri prima che gli operai, che hanno riconquistato la città, abbiano potuto opporvisi. Mühsam è detenuto alla prigione di Ansbach, mentre i comunisti dominano Monaco accerchiati dalla controrivoluzione. Dopo la repressione, Mühsam è condannato a quindici anni di fortezza, a Niederschöenfeld. Le condizioni di detenzione sono tali che numerosi giornalisti come Kurt Tucholsky protestano [6].

fanal.jpgMühsam scrive molto in prigionia: delle poesie, un'opera teatrale sugli avvenimenti, Judas, un omaggio a Landauer assassinato durante la repressione dei consigli di Baviera e le sue memorie parziali destinate a Lenin, Von Eisner bis Leviné. Die Entstehung der bayerrischen Republik. Gravemente ammalato aderisce al partito comunista nel settembre del 1919. Questa adesione, che non dura che quindici giorni, è tuttavia sfruttata dall'Internazionale comunista che vuole farne un esempio malgrado il ripensamento quasi immediato di Mühsam [7].

Muhsam--nach-einer-Bleistiftzeichnung-von-J.-Pfeil.gifLe autorità, desiderose di amnistiare Hitler detenuto dopo il suo putsch fallito a Monaco nel 1923, liberano alla stessa occasione i membri dei consigli di Baviera a partire dal dicembre del 1924. Mühsam è accolto da migliaia di operai all astazione di Berlino. Nell'ottobre del 1926, fonda la rivista Fanal che, sino al luglio del 1931, conterà 58 numeri. Pubblica anche numerose opere, tra cui una riflessione sul sistema dei consigli: Die Befreiung der Gesellschaft vom Staat (La società liberata dalla Stato), e numerosi studi sulla cultura tedesca [8]. Le attività di Mühsam sono intense: campagna per Sacco et Vanzetti, sostegno Durruti ed agli altri anarchici spagnoli in esilio.

È anche un attento osservatore dell'ascesa del nazismo e tenta di creare un ampio fronte antifascista, il che resta senza effetto se non di essere utilizzato dai comunisti (Mühsam effettierà un passaggio al Soccorso rosso) e di essere designato dai nazisti come nemico prioritario. Goebbels lo chiama "quel porco di ebreo rosso). Il giornale dei nazisti pubblica in prima pagina tre fotografie, quelle di Rosa Luxembourg, di Karl Liebknecht e di Mühsam, con, sotto la sua, la didascalia: "Il solo traditore del gruppo che non sia stato giustiziato". Malgrado queste minacce, Mühsam non si preoccupa dell'avvento al potere dei nazisti. Il 20 febbraio 1933, dirige il primo incontro degli artisti antifascisti di Berlino, con il suo amico Carl Von Ossietzky. Consigliato dai suoi amici di fuggire, si reca al proprio appartamento per prendere le sue carte durante la notte dell'incendio del Reichstag (27-28 febbraio 1933). È  là che la polizia lo arresta alle 5 del mattino. 

muhsam--Grosz.jpg

Muhsam-.jpgDeportato al campo di Oranienburg, Mühsam resiste alle provocazioni dei guardiani, che ceracno di spingerlo ésiste aux provocations des gardiens, che cercano di provocarlo allo scopo di abbatterlo (quando gli si chiede di cantare "Deutschland über alles", intona l’Internazionale!). Infine, approfittando del bagno di sangue della Notte dei lunghi coltelli- che non riguarda che le SA —, i nazisti lo impiccano nella notte tra il 9 ed il 10 luglio del 1934 [9].

Dopo l'arresto di Mühsam, sua moglie si reca a Praga portandosi i suoi archivi. Invitata ad andare in URSS, Zensl Mühsam è arrestata nel corso di un soggiorno a Mosca nel 1936 e deportata in Siberia. Dopo cinque anni di lavori forzati, è trasferita di città in città sino a Novosibirsk, poi da qui trasferita a Mosca. Dal 1947 al 1955, Zensl Mühsam lavora in un'istituzione per bambini. Durante la destalinizzazione, è autorizzata a trasferirsi a Berlino Est. Molto indebolita dal suo soggiorno nei lager, Zensl Mühsam è utilizzata dal regime della RDT ed esibita nella cerimonie ufficiali. La morte pone fine al suo calvario il 10 marzo 1962 [10].

L'opera dell'anarchico tedesco è ben conosciuta dagli eruditi e dai germanisti. Vi è qui un 'opera di ostracismo dovuta a dell eragioni probabilmente politiche. 

Muhsam_Stolperstein.jpg 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

NOTE

 

[1] Ma i lavori sono in corso. Vedere Françoise Muller: Erich Mühsam, un écrivain libertaire contre le fascisme [Erich Mühsam, uno scrittore libertario contro il fascismo], in: "Nazisme et anti-nazisme dans la littérature et l’art allemands", opera collettiva, Presses universitaires de Lille, Lille, 1986, pp. 145-157.

[2] Roland Lewin, Erich Mühsam 1878-1934, supplemento a "Monde libertaire" n°143 di giugno 1968.

[3] Johannes Holzmann (1884-1914), un vecchio istitutore molto legato a Mühsam, edita verso il 1904-1905, in Svizzera, la rivista Der Weckruf (Il Risveglio). Muore in prigione in Russia.

[4] Vedere le memorie di un vecchio membro del gruppo Tat, Franz Jung Der Weg nach unten, edizione Luchterhand, RFA, 1972. Vedere anche Françoise Muller: Le groupe Tat: essai d’éducation populaire par des artistes et écrivains de Munich in: "Education populaire: objectif d’hier et d’aujourd’hui", opera collettiva, Presses universitaires de Lille, Lille, 1987, pp. 131-138.

[5] Per maggiori dettagli, vedere: 1919, la République des conseils de Bavière, Collectif Partage Noir.

[6] Su questo soggetto, vedere le memorie di un altro protagonista dei consigli di Baviera, Ernst Toller: Une jeunesse en Allemagne, edizioni L’Age d’homme, Losanna, 1974.

[7] Il testo di allineamento è stato pubblicato in francese nel Bulletin communiste n°21 del 22 luglio 1920.

[8] Il lettore farà riferimento con profitto alla bibliografia stabilita da Wolfgang Haug, nel suo studio: Ich bin verdammt zu warten in einem Bürgergarten, edizioni Luchterhand, RFT, 1983.

[9] Manès Sperber rievoca la tragica fine di Mühsam nella sua trilogia romanzesca, Il roveto in cenere, Mondadori, Milano, 1954.

[10] Rudolf Rocker aveva denunciato la sorte riservata a Zensl Mühsam nel suo libro Der Leidensweg von Zensl Mühsam (1949). Le carte di Erich Müsahm sono a Mosca, ma gli archivi dell'ex RDT ne detengono una copia.

 

 

BIBLIOGRAIA in italiano:

 

La psicologia della zia ricca, Moizzi, Milano, 1981; Sugarco, Milano, 1983; Le Nubi, Roma, 2008, 100 pp.

Ascona- Monte Verità e schegge, L'Affranchi, 1989, Salorino (Svizzera); Chersi Libri, Brescia, 2008, 134 pp.

Leonard Schäfer (a cura di), Erich Mühsam c'era una volta un rivoluzionario, Chersi libri, Brescia, 2002, 164 pp.

Ragion di Stato, una testimonianza per sacco e Vanzetti, Salerno, Roma, 2007, 162 pp.

Dal Cabaret alle barricate, Eleuthera, Milano, 1999, 224 pp.

Il poeta anarchico, Zero in Condotta, 2007, 64 pp.

 

 

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OLT, Erich Mühsam (fumetto) 

 

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8 agosto 2010 7 08 /08 /agosto /2010 06:00

 

 

Erich Mühsam

 

 

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BIBLIOGRAFIA in italiano:

 

La psicologia della zia ricca, Moizzi, Milano, 1981; Sugarco, Milano, 1983; Le Nubi, Roma, 2008, 100 pp.

Ascona- Monte Verità e schegge, L'Affranchi, 1989, Salorino (Svizzera); Chersi Libri, Brescia, 2008, 134 pp.

Leonard Schäfer (a cura di), Erich Mühsam c'era una volta un rivoluzionario, Chersi libri, Brescia, 2002, 164 pp.

 Ragion di Stato, una testimonianza per sacco e Vanzetti, Salerno, Roma, 2007, 162 pp.

Dal Cabaret alle barricate, Eleuthera, Milano, 1999, 224 pp. 

Il poeta anarchico, Zero in Condotta, 2007, 64 pp.

 

 

 

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[Traduzione di Ario Libert]

 

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