Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
7 agosto 2010 6 07 /08 /agosto /2010 08:11

 

  

 

 

OLT.jpg

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK al post originale:

La Bouche de Fer 

 

Repost 0
Published by Ario Libert - in Satira libertaria
scrivi un commento
27 luglio 2010 2 27 /07 /luglio /2010 06:00

 

 

Ôsugi Sakae (1885-1923)

  Osugi Sakae e sua moglie Hori Yasuko

 

di Philippe Pelletier
 
 
 
La teoria della "pagina bianca" (Hakushi)
 
 
 

Darwin-.gifSarebbe un errore considerare l'approccio di Ôsugi come improntato al naturalismo, Certo, l'analisi di Ôsugi si basa, come egli stesso spiega sulle scienze cosidette naturali, o biologiche, ma non si ferma qui. Egli ricorda che aveva provato una viva emozione leggendo- sempre in prigione- l'opera del biologo Oka Asajirô (1868-1944) su Darwin, ma precisando che bisognava andare più lontano ed anche superare un Kropotkin che modulava darwin con una teoria del "mutuo aiuto" (sôgô fujo) nelle società animali o umane.

Bergson.jpgÔsugi apprezza le analisi di Bergson sull'evoluzione creatrice- che egli tradurrà e presenterà al pubblico giapponese. Non si accontenta di una lettura deterministica del mondo nemmeno strettamente scientifica. Tende a superare l'approccio di Kropotkin, il più naturalista degli anarchici, con il quale non si sente infine molto a suo agio. Come riconosce egli stesso, si avvicina soprattutto a Bakunin, questa incarnazione del materialsimo e del vitalismo [26].

kropotkin grNella monadologia ôsugiana, il presente ed il futuro- la storia, in un senso- non sono dunque inscritti. In compenso, si può scriverli: "La filosofia ha come oggetto principale e storico di interrogarsi su cosa sia l'umanità, con le diverse risposte apportate dai pretesi filosofi. Ma l'umanità non è un libro scritto in anticipo e pubblicato una volta per sempre. È una pagina bianca in cui ogni uomo scrive una parola, una frase. L'umanità è ciò che vivono gli uomini. È la stessa cosa per i suoi problemi. La questione operaia è un problema umano per gli operai. Attraverso il loro movimento, gli operai scrivono lettera dopo lettera, parola diopo parola, frase dopo frase in questo grande libro di pagine bianche che è la questione operaia. Essi hanno già gli ideali e le concezioni, è la loro grande forza, una luce. Ma più se ne discostano, più questa forza e questa luce che costituiscono la loro realtà presente si indeboliscono. Per conservare la loro forza, esse devono allontanarsi dai testi che essi stessi redigono lettera per lettera, paragrafo per paragrafo. È la stessa cosa per le concezioni e gli ideali della società futura che essi costruiranno. Quelli che esprimono l'anarchia, la socialdemocrazia, il sindacalismo o il socialismo delle corporazioni costituiscono una forza ed una luce che i lavoratori d'Europa o d'America hanno probabilmente già create essi stessi. Ma, attualmente, i lavoratori giapponesi sono ancora lungi da ciò" [27].

Proudhon, di Courbet, 1853Al di là dei principi condivisi sull'azione diretta anarchica, non si può che essere colpiti dalla congruenza tra le idee filosofiche di Ôsugi e quelle avanzate da quasi un secolo da teorici anarchici come Proudhon o Bakunin, benché Ôsugi non ne avevano che una conoscenza frammentaria. Anche se le ha tradotte per alcuni di loro (Kropotkin nel 1917 e nel 1920 e Bakunin nel 1922), non si può dire che egli si sia accontentato di imitarli o di parafrasarli.

BakuninLe numerose letture di Ôsugi - Bakunin, Kropotkin, Malatesta, Reclus, ma anche Darwin, Le Bon, Bergson, Sorel, Nietzsche, Stirner, Rolland, Ibsen, Turgheniev, Flaubert... - durante i suoi due anni di prigionia lo hanno innegabilmente impregnato del clima intellettuale razionalista, positivista e vitalista dell'Europa dei Lumi [28]. In quale misura questa influenza conforta le sue opinioni in un'epoca ed in un luogo- il Giappone Meiji poi Taishô - che aspirano a distaccarsi da una tradizione giudicata retrograda? In quale misura, anche, quest'influenza non rinvia ad una modernità già presente nella "tradizione giapponese", o per lo meno già pregnante nella civiltà sinizzata- si sa che la modernizzazione meiji sarebbe stata impossibile senza l'incubazione proto-modernista dell'era Tokugawa ?

È ancora difficile determinare in cosa, fuori dall'influenza europea, la civiltà orientale era essa stessa portatrice di anarchismo [29]. Diciamo semplicemente che un'importante parte della gioventù giapponese e cinese all'inizio del XX secolo era attratta dalla scienza moderna, detta "occidentale", e dalle possibilità che essa offriva di liberarla da una tradizione quietista, immobilista, soffocante ed infine sclerotizzata. La scoperta di una modernità assimilabile all'universalità, all'umanità di fatto, rassicurò questa gioventù mentre gli aprì nuovi orizzonti. Questa modernità era intelligibile ed accettabile in Asia orientale nella misura in cui le condizioni socio-culturali e socio-psicologiche erano riunite per assumerla, siprattutto nel rapporto alla tecnologia, alla novità ed alla religione. Ispessendo il tratto, potremmo dire che l'infrastruttura intellettuale era pronta mentre la sovrastruttura politica era superata.

Giappone--prima-festa-del-lavoro--1920.jpgBisogna sottolineare, a questo stadio della nostra riflessione, che praticamente nessuno dei teorici anarchici giapponese- ad eccezione di Ishikawa Sanshirô e di Hatta Shûzô - ha subito l'influenza del cristianesimo, contrariamente alla maggir parte dei leader marxisti o socialisti (Abe Isô, Kinoshita Naoe, Kagawa Toyohiko, Uchimura Kan-zô, Katayama Sen, Sakai Toshihiko, Arahata Kanson). Kôtoku Shûsui ha, ad esempio, sempre diffidato di questa religione, e la sua ultima opera, scritta in prigione prima della sua esecuzione, evoca "la soppressione del Cristo" (Kirisuto massatsu-ron). Quindi, il cristianesimo- apparso durante il Meiji- fu spesso, in Giappone, come un sinonimo possibile della modernità e/o dell'occidentalizzazione. La sua concezione divina sfociava su una critica della teocrazia nipponica del tennô, e dunque su una contestazione politica. Contrariamente alla Francia, uscita dalla Rivoluzione del 1789, la massima generica del "né Dio né padrone" non poteva avere grande senso in Giappone, per la prima metà della frase almeno. Ma al di là di questa evidenza, gli anarchici giapponesi hanno senz'altro preferito adottare una filosofia libertaria meno rigida, meno dogmatica, più edonostica e più luminosa, corrispondendo ad un vecchio sostrato socio-culturale, funzionale, eterogeneo, se non eterodosso, fondendo allegramente uno Shinto naturale liberato da una teocrazia ingombrante, un conficianesimo sollecito del servizio pubblico ed un buddismo senza troppe illusioni.

È la scoperta dell'individuo e dell'individualismo, nel suo senso libertario, che poteva realizzare la nuova sintesi, così come l'ha operata Ôsugi. Per lui, la caratteristica della modernità era di aver afferrato questo approccio. Sempre nell'"Espansione della vita", egli scrive: "La prassi (jikkô), è l'attività diretta della vita. L'attività pratica dell'uomo moderno di cui il cervello ha beneficiato dei raffinamenti scientifici, non è, come si dice, "per incantare". Né una prassi senza riflessione, né una prassi unicamente manuale. Fondata su una osservazione ed una meditazione di molti anni, la prassi è ciò che crediamo essere l'attività più adatta della vita".

Maruyama Masao (1914-1996) sottolinea, a giusta ragione, che Ôsugi Sakae fu uno dei primi teorici a diffondere, se non introdurre, in Giappone il termine "moderno" (kindai), contenuto nel titolo stesso della sua rivista: "Kindai Shisô" [Pensiero moderno, 1912-1914]. È in questa pubblicazione, lanciata dopo il suo imprigionamento, di concerto con Arahata Kanson, che egli pubblicò la maggior parte dei suoi testi già citati [30]. Sin dal suo primo articolo, "Istinto e creatività" (Honnô to kôzô), che apre il primo numero della rivista, nel settembre 1912, Ôsugi dava le chiavi di ciò che egli intendeva con "moderno" e le ragioni della sua scelta. Dopo aver citato alcune volte Ibsen ed essersi riferito a Bergson e Vico, concludeva: "Molte idee che regolano abitualmente le azioni umane sono quelle dell'uomo antico nel suo ambiente abituale (zai-rai no miriu). L'uomo nuovo respinge queste idee abituali (zairai no aidea). Bisogna che egli crei da se stesso le nuove idee dell'uomo nuovo (...). Non siamo dei barbari. Di conseguenza, non possiamo dare libero corso all'azione degli istinti primitivi. Conosciamo le esperienze accumulate dalle origini. Questa conoscenza costitusice l'uomo moderno, per molto tempo può irritare e rattristare, o dare al contrario una morale e delle idee al nostro istinto: essa si accompagna con una forza che ci rende intrepidi [31].

Per Ôsugi, l’uomo moderno è dunque l'uomo nuovo che rompe con l'inerzia delle pratiche e delle idee abituali, con l'uomo antico, che tenta di uscire dal suo "ambiente" tirando il bilancio delle sue esperienze, per promuovere un altro mondo. Per Ôsugi, la modernità, è la trasformazione.

Laozi--da-Miti-e-Leggende-della-Cina--1922---di-E.T.C.-Wern.jpgÈ possibile, rischiando l'anacronismo e la decontestualizzazione, trovare nelle filosofie sinizzate tradizionali- il confucianesimo e, soprattutto il taoismo-, delle premesse della filosofia libertaria. Gli anarchici giapponesi vi si sono provati sin dall'inizio del secolo evocando, ad esempio, la figura di Andô Shôeki (1703-1762) [32]. Ma questa ricerca delle origini non interessa Ôsugi Sakae. Se Kôtoku Shûsui, da parte dell'anarchismo, o Kawakami Hajime, da parte del marxismo, si pongono chiaramente in un contesto del moralismo confuciano di fronte alla cosa pubblica, soprattutto Kôtoku con l'ideale del gentiluomo (shishi), Ôsugi, non si cura delle radici. Rinuncia poco a poco ai suoi riferimenti classici, come quelli che aveva fatto suoi, nel 1907, sullo Heimin Shimbun, dal tempo di Kôtoku, spiegando che aveva trovato negli scritti di Lao Tse la descrizione di una "società anarchica pacifica". Non cerca inoltre di valorizzare, in compenso, una importazione di idee occidentali considerate come più prestigiose. Ôsugi si situa risolutamente nel presente e parte dall'individuo per proiettarsi verso un futuro immediato e l'associazione libera degli individui.

 

Il suo approccio si basa su un principio universale dell'autonomia individuale e operaia, che trascende le differenti culture, se non le differenti epoche. In compenso non è astorica - Ôsugi critica al contempo il sistema imperiale ereditato da Meiji, il vicolo cieco socialdemocratico e la dittatura bloscevica. Non è affatto dogmatico, ma si accorda al contrario, soprattutto, ad un certo pragmatismo [33]- che lo condurrà a tentare di riunire insieme delle forze socialiste a cooperare brevemente, è vero, con i bolscevichi, il che gli varrà inoltre severe critiche da parte di certi anarchici. Ponendosi sul terreno giapponese e partendo dalla realtà giapponese, Ôsugi prolunga, secondo Ôsawa Masa-michi, la riflessione intrapresa da Tazoe Tetsuji sulla questione dell' "l'importazione del socialismo". Lo fa, tuttavia, su un piano libertario, il che gli evita di scivolare nel culturalismo nazionalista.

 

LA PRAXIS OSUGIANA

Le conseguenze pratiche di questa procedura sono evidenti. Sul piano personale, Ôsugi Sakae sta per vivere la sua vita amorosa, la sua vita di padre, le sue amicizie maschili e femminili, la sua vita intellettuale ed estetica, la sua vita di numerose avventure, cambiando spesso domicilio e viaggiando un po' dappertutto in Giappone, ma anche in Cina ed in Francia, nonostante le sue difficoltà finanziarie e le molestie poliziesche, di cui era vittima.

Sul piano politico, Ôsugi promuoverà l'anarco-sndacalismo, la critica del parlamentarismo, il rifiuto della tutela di un'avanguardia politica, per quanto illuminata essa potesse essere- social-cristiana, socialdemocratica o bolscevica, Ôsugi va tuttavia più lontano della semplice critica del carattere autoritario e dirigistico dell'avanguardia denunciando il principio che la sottende: la sopravalutazione della teoria sulla pratica. Così, nella risposta alla femminista Yamakawa Kikue (1890-1980), che giudicava indispensabili la leadership degli intellettuali per accelerare l'avvento del socialismo, egli scrive: "Yamakawa non può non sapere che l'ideale che è attualmente il suo si era già sparso tra i lavoratori prima anche di Kropotkin o Bakunin lo facessero loro. Tutte queste persone non possono non sapere che il loro insegnamento non supera lo stadio di numerose piccole organizzazioni, né che il progresso di quest'ideale nel movimento operaio dipende più dallo sviluppo reale del movimento operaio stesso che dall'aiuto intellettuale dell'intelligentsia. Ciò non significa che l'intelligenza o gli intellettuali siano inutili. Essi sono molto importanti. Gli operai desiderano anche il loro aiuto, incessantemente. Ma bisogna cercare di capire la loro reale disposizione di spirito prima di apportaglielo" [34].

Semplificando, possiamo sostenere che, per Ôsugi, la teoria è la pratica stessa. Così deve essere intesa la sua critica degli intellettuali. Essa non verte sull'inutilità della riflessione, ma sul ruolo sociale che essa attribuisce loro. Egli stesso sa molto bene- e lo dice- di essere una specie di intellettuale declassato che misura la distanza e l'autoderisione di fronte alle proprie idee quando la teoria mente troppo con la realtà: "Io amo lo spirito. Ma mi ripugna generalmente quando è teorizzato [...]. Detesto così il socialismo e qualche parte dell'anarchismo mi ripugna anch'esso un po'" [35].

Pronando l'autonomia della classe operaia e denunciando la pretesa degli intellettuali ad erigersene come leader, Ôsugi assume le conseguenze di questa posizione andando a vivere in un quartiere operaio, in mezzo agli operai, senza affettazione e non senza difficoltà e contraddizioni. Perché la procedura Ôsugi non è affatto quello di uno "arrivato": il suo obiettivo implica la sua emencipazione personale, con quella del suo circolo, per approdare precisamente sull'emancipazione collettiva dei lavoratori accanto a cui egli milita.

Ôsugi vive dunque la libertà nella sua accezione anarchica e la sua dimensione profondamente sociale. Non è quella libertà che si accorda alla norma stretta e borghese che suppone che la libertà individuale "si ferma dove inizia qualla degli altri", ma quella di Bakunin che postula che essa "non è nulla senza quella degli altri", o ancora che "la mia libertà personale così confermata dalla libertà di tutti prolunga la mia all'infinito". Per l'anarchismo, una delle grandi lezioni dell'umanità è qui, in questa "natura prendente coscineza di se stessa", come sottolineò il geografo libertario Elisée Reclus in L’Homme et la Terre [L'Uomo e la Terra] del 1905.

In un certo modo, non è sbagliato dire che l'anarchismo giapponese non sarà più lo stesso dopo la morte di Ôsugi. Per definizione, innazitutto, perché la sparizione di una figura così importante ed attiva come quella di Ôsugi modificò sostanzialmente il corso delle cose. Se, dopo Ôsugi, l’anarchismo giapponese non declinò propriamente parlando [36], esso si posizionò diversamente sul piano della filosofia politica e, all'istigazione dei teorici ed attivista detti dell'"anarchismo puro" [junsei museifushugi] - Hatta Shûzô (1886-1934) o Iwasa Saku-tarô (1879-1967) -, la maggior parte del movimento operaio libertario, compreso sindacalista, privilegò d'ora in poi gli orientamenti filosofici e tattici del comunismo libertario a detrimento dell'anarcosindacalismo e del sindacalismo rivoluzionario, un po' alla maniera degli anarchici argentini della Federación obrera regional argentina (FORA). Questo nuovo orientamento si fondava ampiamente sulle interpretazioni della teoria kropotkiana ed avversava le scelte di Ôsugi, che, a suo tempo, aveva sempre dato la sua preferenza per le opzioni bakuniniste.

Le aspirazioni di Ôsugi coincisero probabilmente con quelle di una nuova classe operaia industriale, urbanizzata, più istruita, modernista, individualista e libertina. Quest'ultima fu certo vittima della repressione anti-socialista, ma beneficiò delle prime aperture sindacali ed ottenne le sue prime conquiste sociali, conquiste che favorivano l'idea che esse potevano essere ampliate. Il kropotkismo, aveva altre risonanze. La sua dimensione scientifica- ben in accordo con la personalità di Kropotkin- poggiava su un miscuglio di naturalismo sociale e di razionalismo di buona tinta. La sua filosofia ottimista, meno vitalista di queslla di Proudhon o di Bakunin, attirò i radicali d'Asia orientale, dalla Cina al Giappone passando per la Corea. Il suo corpo dottrinale- la decentralizzazione massima, la soppressione del divario tra la città e la campagna, il rifiuto di ogni divisione del lavoro, la "presa dal mucchio"-, offriva senza dubbio, appoggiandosi su una certa nostalgia di un'età dell'oro, un riferimento riattualizzato della comunità del villaggio rurale tradizionale, eterno, solidale, morale, unita e quai vicino al comunismo.

La congiuntura giapponese della fine degli anni 20 e degli inizi degli anni 30, permise una cristallizzazione di questo kropotkinismo, che beneficiò per di più- grazie ad un gran numero di traduzioni degli scritti di Kropotkin- di una popolarizzazione superiore alle tesi di Proudhon, di Bakunin o di Malatesta. In difficoltà, la classe operaia entrò in un periodo di dubbi. La crisi economica la affievolì e le condizioni d'esistenza degradate resero la città meno attraente. Nelle campagne, la situazione dei piccoli contadini si aggravò con l'estensione e il peggioramento dei contratti d'affitto, concomitanti al rafforzamento  di una classe di proprietari fondiari assenteisti.  Il divario aumentò tra la città- i suoi politici corrotti ed i suoi avidi industriali- e la campagna che un agrarismo (nôhonshugi) dalle molteplici sfaccettature, promosso copme il modello sociale e morale di un Giappone alla ricerca delle sue radici. Perché permetteva alcune forme di autarchia e di autosufficienza, la vita in campagna offrì anche un'alternativa concreta alle popolazioni che trovavano difficilmente di che nutrirsi nelle grandi città.

All'interno del movimento libertario, il kropotkismo, apparve così come una risposta immediata, teorica e pratica ai problemi che l'assalivano. Parallelamente, il movimento operaio industriale subì una doppia pressione: quella dei socialdemocratici o dei bolscevichi, dapprima, che cercavano con tutti i mezzi, compresi i più staliniani, ad inquadrarlo; quello del potere, in seguito, che tenta di addomesticarlo ideologicamente e sindacalmente, appoggiandosi ampiamente d'altronde, su elementi socialisti e comunisti che hanno rinegato il loro credo o che giocano un gioco torbido con le frazioni corporativiste del regime. In un certo modo, il tenno-militarismo ha troncato il dibattito Tazoe-Ôishi sull'importazione del socialismo o l'adattamento del socialsimo: sia se lo ha demonizzato e represso in quanto "pensiero pericoloso proveniente dall'estero"; sia se lo ha recuperato nazional-socializzandolo e integrandolo con una politica di capitalismo di Stato "sviluppistico".

Presa in questo tenaglia e sempre più deluso dalle realtà della rivoluzione russa e del "sovietismo", un grande parte degli anarchici respingono allora sistematicamente tutto ciò che può somigliare, da vicino o da lontano, al marxismo. Essi cercano anche a distinguersene sul piano sindacale criticando l'anarcosindacalismo ed il sindacalismo rivoluzionario, considerati da essi come un "ibrido di marxismo e anarchismo".

Certamente, il Giappone di oggi è ben lungi da questi dibattiti, ma il contesto nel quale esso evolve non ha molto a che vedere con quanto era nel tempo in cui si situava in prima linea sul fronte della "guerra fredda". Ora che questo periodo storico si è chiuso, il dato, in Giappone anche, si trova ampiamente modificato. A lungo dominato dal marxismo- e singolarmente dal Partito comunista-, la sinistra giapponese, se vuole sopravvivere, è condannata ad evolversi, cosa che ha già d'altronde cominciato a fare. L'estrema sinistra, in cui pullulano gruppi radicali il cui settarismo è sempre meno ben vissuto o accettato dai giovani o le vecchie generazioni, gli sbarrerà probabilmente il passo.

Simultaneamente, il modello toyotista, che assicura una certa prosperità ad una grande massa di Giapponesi, si sta sgretolando sotto i colpi dell'ultra-liberalismo e della globalizzazione. Sino ad ora, esso era caratterizzatoda un compromesso tra capitale e lavoro: vantaggi sociali, aumento dei salari e garanzia dell'impiego contro addomesticazione sindacale, partenariato e consenso sociale. Ora questo modello poggia su un sistema- il "sistema degli anni Quaranta" (jûgonen taisei) -, che era stato elaborato su tutti i piani, compreso ideologico, dal potere nel corso degli anni 30 e 40. Certo, la guerra ed il militarismo sono spariti, dopo il 1945, con la democratizzazione, ma - come hanno evidenziato molti osservatori, e tra di loro Karel Van Wolferen o Noguchi Yukio -, questo sistema, rimaneggiato in alcuni aspetti, è rimasto in funzione in molti campi (MITI, protezionismo alimentare, finanza, affitti fondiari, politica ferroviaria, ecc.).

I quadri dirigenti stessi hanno assicurato la giunzione politica epurando molto debolmente, integrando degli elementi di ultra-destra in seno al Jimintô, svuotandone la storia. È questo "sistema degli anni Quaranta" che ha permesso l'eccezione giapponese del modello toyotista sino agli anni 80 [36] Ora che questo sistema è in via di affondamento, il Giappone non sta ritornando alla situazione ex ante, quella della democrazia Taishô, dell'epoca di Ôsugi? Detto in altro modo, Ôsugi Sakae non sta ridiventando, oggettivamente e soggettivamente intelligibile? Le sue idee e le sue pratiche potrebbero allora corrispondere, mutatis mutandis, alle nuove aspirazioni libertarie del Giappone che ne hanno abbastanza di un autoritarismo e di un conformismo pesanti e che non hanno voglia di subire gli effetti della crisi economica. Ipotesi azzardata, certo, poiché i tempi sono cambiati. Ma, come diceva Ôsugi, una "pagine bianche" resta da scrivere...

 

Philippe Pelletier

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

[26] "Quando vedo un anarchico come Kropotkin, provo del rispetto, ma non affetto per lui. C'è qualcosa di difficile nell'avvicinarlo. Ho della simpatia per un anarchico che sarà sempre un ribelle, anche in una società anarchica, e che può trascorrere la sua vita in modo sfrenato. Non posso impedirmi di sorridere quando penso alla vita di nostro padre, Michail Bakunin", )citato da Henmi Kichizô (1971), Nihon he kita Bakûnin, Gendai no me, pp. 224-233.

[27Shakaiteki risô-ron [Dell'ideale sociale], Zenshû, VI, pp. 43-47, p. 45, apparso in "Rôdô undô", n° 1-6 de juin 1920.

[28] Ôsugi Sakae traduce L'Origine delle specie, di Darwin e L'Indistruttibilità della Materia, di Gustave Le Bon, nel 1914, degli estratti di Sorel e di Bergson, nel 1916, Il teatro del popolo, di Romain Rolland nel 1917, e Gli insetti, di Jean Henri Fabre, en 1922.

[28] Per un tentativo di analisi in questa direzione, leggere Philippe Pelletier (1995).

[29] Masao Maruyama, Essai sur l’histoire de la pensée politique au Japon, PUF, collection « Orientales », 1996.

[30Honnô to kôzô, Zenshû, V, pp. 100-106.

[31] Lo Heimin Shimbun publica, già nel 1908, un articolo intitolato Andô Shôeki, un anarchiste d’il y a cent cinquante ans [Andô Shôeki, un anarchico di 150 fa], » (Hyaku gojû nen mae no museifushugisha Andô Shôeki). Hashimoto Yoshiharu (1979) riprende quest'idea.

[32] Rôdô undô to puragumatizumu, [Movimento operaio e pragmatismo], Zenshû, VI, apparso in "Kindai Shisô" nell'ottobre del 1915.

[33Rôdô undô to chishiki-kaikyû. Hyôron no hyôron [Operaio e intelligentsia. Critica dei critici), Zenshû, VI, pp. 28-34, p. 31, paru dans Rôdô undô, nº 1-3, janvier 1920.

[34Boku wa seishin ga suki da [Io amo lo spirito], Zenshû XIV, apparso in "Bunmei hihyô", n° 2, febbraio 1918.

[35] Infatti, il movimento anarchico continua a crescere, in Giappone, sino all'inizio degli anni 30.

[36] Per un'analisi di questo sistema, far riferimento a Marc Bourdier e Philippe Pelletier, "La Bulle a fait des vagues. Etat des lieux" [La bolla ha fatto delle onde];  "L’Archipel accaparé", Bourdier et Pelletier éd., Editions de l’EHESS, Paris, 2000, 312 p., pp. 17-77

 

LINK al post originale:
Ôsugi Sakae (1885-1923)

LINK alla prima parte del saggio:

Ôsugi Sakae (1885-1923). Un anarchico giapponese

Repost 0
Published by Ario Libert - in Profili libertari
scrivi un commento
16 luglio 2010 5 16 /07 /luglio /2010 05:00

Le collettivizzazioni in Spagna

      collettivizzazioni--01.jpg

L'Opera costruttiva della guerra di Spagna

 

di Augustin Souchy

 

collet--distribuzione-e-scambi-tra-collettivita-contadine-.jpgLa ribellione militare del 19 luglio 1936 ha avuto delle conseguenze profonde per la vita economica della Spagna. La lotta contro il clan clerico-economico non è stata possibile che con l'aiuto della classe operaia.

 

 Lasciata alle sue sole forze, la borghesia repubblicana sarebbe stata schiacciata. Così ha dovuto porsi a fianco del proletariato. Infatti, nel 1934, quando la sinistra catalana volle condurre la lotta contro Madrid senza gli operai ed anche contro gli anarchici ed i sindacalisti, fu Madrid che vinse la partita. I difensori dell'autonomia catalana furono schiacciati.

 

collett--04.jpgDopo la loro sconfitta, Madrid prese la sua rivincita. I capi catalani, Companys in testa, furono condannati a molti anni di carcere. Per evitare lo stesso pericolo, questa volta, la piccola borghesia dovette allearsi ai sindacalisti ed agli anarchici. Questa alleanza non poteva limitarsi al terreno politico. I sindacalisti e gli anarchici avevano fatto cattive esperienze con la repubblica borghese.

 

Non si doveva dunque pensare che si accontentassero di stroncare la ribellione clerico-militarista. Bisognava impegnarsi a creare un cambiamento del sistema economico. Non potevano, infatti, continuare a tollerare lo sfruttamento economico, base, ai loro occhi, dell'oppressione politica.

collett--05.jpgLo sciopero generale, scatenato dalla classe operaia, misura di difesa contro la ribellione, paralizzò per otto giorni tutta la vita economica. Non appena la ribellione fu spezzata, le organizzazioni operaie decisero di porre fine allo sciopero. Gli aderenti alla CNT, a Barcellona, erano convinti che la ripresa del lavoro non poteva effettuarsi alle stesse condizioni precedenti. Lo sciopero generale non fu uno sciopero che aveva come scopo la difesa o il miglioramento dei salari.

 

Ristorante-collettivizzato.jpgNon si trattava, infatti, di ottenere salari più elevati o migliori condizioni di lavoro. Degli impreditori, nessuno era lì, in quel momento. I lavoratori non dovevano soltanto  riprendere il loro posto nello stabilimento, sulla locomotiva o sul tram o negli uffici. Essi dovevano incaricarsi anche della direzione generale delle fabbriche, delle officine, delle imprese, ecc. In altri termini, la direzione dell'industria e di tutta la vita economica incombeva oramai sugli operai e gli impiegati occupati in tutti i settori dell'economia del paese. 

 

collett--06.jpgNon si poteva tuttavia parlare di una socializzazione o di una collettivizzazione applicata secondo un piano ben tracciato. Infatti, non vi fu nulla di praticamente preparato in anticipo, tutto dovette essere improvvisato. Come in tutte le rivoluzioni, la pratica superò la teoria.

collett--07.jpgLe teorie furono, infatti, superate e modificate conformemente alle esigenze presenti della realtà. I sostenitori dell'idea che non si può stabilire una nuova organizzazione sociale che per la via di un'evoluzione pacifica, ebbero anch'essi torto quanto quelli che credevano che non è che attraverso un atto di violenza che un nuovo sistema sociale o economico poteva essere creato, se soltanto il potere politico fosse caduto nelle mani della classe operaia.

 

Queste due opinioni si rivelarono erronee. E la sola opinione fondata fu questa: il potere militare, poliziesco e pubblico dello Stato capitalista doveva essere spezzato per lasciare la via libera allo creazione di nuove forme sociali. Se osserviamo la sequenza degli avvenimenti a Barcellona ed in molte altre località della Catalogna e della Spagna, constatiamo che la realtà si avvicina molto a queste teorie. I poteri pubblici passarono nelle mani degli anarcosindacalisti e dei partiti politici della classe operaia e della piccola borghesia. Questi furono i cambiamenti sul terreno politico. Sul terreno economico, i sindacati agirono da soli.

 

collett--08.jpgDopo il 19 luglio 1936, i sindacati della C.N.T. si incaricarono della produzione e degli approvvigionamenti. I sindacati della C.N.T. si sforzarono innanzitutto di risolvere la questione più urgente: quella di assicurare l'approvvigionamento della popolazione. In ogni quartiere, furono installate delle cucine nei locali dei sindacati.

Dei comitati di approvvigionamento (comitati di Abastos) si occuparono di cercare i viveri ai depositi centrali della città o della campagna. Questi viveri furono pagati con dei buoni il cui valore era garantito dai sindacati. Ogni membro dei sindacati, le donne ed i bambini dei miliziani ed anche la popolazione in generale, tutti furono nutriti gratuitamente. Durante i giorni di sciopero, gli operai non ricevettero nessun salario.

collett--09.jpgIl Comitato delle milizie antifasciste decise di versare agli operai ed impiegati la somma corrispondente a quanto avrebbero percepito se avessero lavorato durante quei giorni. Questa vita economica senza circolazione monetaria durò due settimane. Quando il lavoro ricominciò e la vita economica riprese il suo corso, la circolazione monetaria ricominciò. La prima fase della collettivizzazione iniziò quando i lavoratori assunsero a loro carico lo sfruttamento delle imprese. In ogni officina, fabbrica, ufficio, magazzino di vendita, furono nominati dei delegati sindacali che si occuparono della direzione. 

 

collett--10.jpgSpesso, questi nuovi dirigenti non avevano alcuna preparazione teorica e poche conoscenze in economia nazionale. Tuttavia, avevano una conoscenza profonda dei loro bisogni personali e delle necessità del momento. La questione dei salari, dei prezzi, della produzione, della relazione di questi fattori tra di loro, non fu mai studiata da essi in modo scientifico. Essi non erano né marxisti né proudhoniani. Ma conoscevano il loro mestiere, il processo di produzione della loro industria, sapevano consigliare. Il loro spirito di iniziativa e di invenzione suppliva alla mancanza di preparazione. In alcune fabbriche dell'industria tessile, si confezionarono dei foulard in seta, rossi  e neri, con l'impressione di un testo antifascista. Essi furono posti in vendita. Come avete calcolato il prezzo? Come avete stabilito il margine del profitto? Chiese un giornalsita straniero e marxista. "Non conosco nulla del margine di profitto, rispose l'operaio a cui furono poste queste domande. Abbiamo cercato nei libri il prezzo della materia prima, calcolato le spese correnti, aggiunto un supplemento in vista dei fondi di riserva, aggiunto l'ammontare dei salari, aggiunto un supplemento del 10% per il Comitato delle milizie antifasciste ed il prezzo fu stabilito".

collettivizzazioni--02-.jpgIn questo modo si effettuò nella maggior parte delle imprese la direzione della produzione attraverso gli operai. Le maestranze furono gettati sul lastrico se si opponevano alla nuova gestione economica. Essi furono ammessi come lavoratori se accettavano il nuovo stato di cose. Furono, in questo caso, assunti come tecnici, direttori commerciali o anche come semplici operai. Percepivano un salario corrispondente a quello di un operaio o di un tecnico secondo la loro professione. L'inizio e questi cambiamenti furono relativamente abbastanza semplici. Le difficoltà apparvero più tardi.

 In poco tempo, non ci furono più materie prime a volontà. I primi giorni dopo la rivoluzione, le materie prime furono requisite. In seguito si dovette pagarle, cioè farle entrare nella lista delle spese. Dall'estero non giungevano che molto poche materie prime, ne conseguì un aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti finiti. I salari furono aumentati, ma questo aumento non fu generale.

La collettivizzazione si limitò all'abolizione dei privilegi di certe maestranze o consistette nel beneficio di impresa di una società anonima; così gli operai di queste imprese o società erano diventati i beneficiari al posto dei proprietari precedenti. 

collettivizzazione--cooperativa-di-distribuzione.jpgQuesto cambiamento costituì un legittimo miglioramento della situazione anteriore, perché questa volta gli operai raccoglievano realmente i frutti del loro lavoro. Ma questo miglioramento, questo statuto economico non era né socialista né comunista. Un capitalista era sostituito da una specie di capitalismo collettivo. Là dove c'era un solo proprietario di fabbrica o di un caffè, vi fu in seguito un proprietario collettivo costituito dagli operai della fabbrica o il personale del caffè. Il personale di un caffè ben frequentato ha un reddito più grande di quello di uno stabilimento meno conosciuto.

collettivizzazioni--03--moneta-della-collettivita-di-Ellin.jpgLa collettivizzazione non poteva fermarsi a questa fase. Ciò fu constatato dappertutto. I sindacati decisero di occuparsi essi stessi del controllo delle imprese. I Sindacati d'impresa si trasformarono in imprese industriali. Il Sindacato delle costruzioni di Barcellona si incaricò dell'esecuzione dei lavori delle differenti imprese di costruzione della città. I negozi di barbieri e parrucchiere furono collettivizzati. In ognuno di essi vi fu un delegato sindacale. Ogni settimana, portava il prodotto di tutte le ricette al Comitato Economico del sindacato. Le spese dei negozi furono pagati dal sindacato e lo stesso i salari. Il processo di collettivizzazione non poteva nemmeno fermarsi a questa fase.

collettivizzazioni--02.jpgAlla Federazione locale dei sindacati di Barcellona (C.N.T.) si discusse la creazione di un comitato di coordinamento. Quest'ultimo doveva estendersi a tutti i comitati economici dei diversi sindacati, il denaro doveva essere concentrato in un solo posto, una cassa di perequazione doveva vigilare ad una ripartizione legittima dei fondi. In alcune industrie esistevano dall'inizio questo comitato di coordinamento e questa cassa di perequazione.

36_paysarmees.jpgLa Compagnia degli autobus di Barcellona, impresa redditizia amministrata dagli operai, ha eccedenze di entrate. Una parte di queste eccedenze è versata ad un fondo di riserva per l'acquisto di materiale dall'estero. Un'altra parte è destinata a sostenere la compagnia dei tramway il cui rendimento finanziario è inferiore a quello della Compagnia degli autobus.

 

Quando la benzina divenne rara, 4000 tassisti rimasero disoccupati. Il loro salario dovette essere pagato dal sindacato. Fu un pesante carico per il sindacato dei trasporti. Dovette richiedere aiuto agli altri due sindacati ed al comune di Barcellona. Nell'industria del tessile a causa della penuria delle materie prime, si dovettero diminuire le ore di lavoro. In alcune fabbriche, non si lavorò che tre giorni alla settimana. Tuttavia, gli operai dovettero essere pagati. Poiché il sindacato del tessile non aveva mezzi a sua disposizione, la Generalità dovette pagare gli operai al suo posto.  Il processo di collettivizzazione non poteva arrestarsi a questo livello. I sindacalisti reclamarono la socializzazione.

collettivizzazioni--03.jpgMa socializzazione non significa per essi nazionalizzazione, ossia direzione dell'economia da parte dello Stato. La socializzazione deve essere una generalizzazione della collettivizzazione. Si tratta di una concentrazione dei capitali dei diversi sindacati in una cassa centrale; la concentrazione nel quadro dellal Federazione locale si trasformo in una specie di impresa economica comunale. Si tratta di una socializzazione dal basso o delle attività operaie nel quadro del comune. Senza organizzazione dei lavoratori, non c'è socializzazione. Non soltanto in Catalogna, ma anche in tutte le parti della Spagna, le tradizioni del collettivismo avevano delle radici.

Quando il potere dei generali fu abbattuto, si constatò nel paese, quest'aspirazione generale in favore della collettivizzazione delle grandi proprietà esistenti. Le organizzazioni sindacali ed i gruppi anarchici si posero alla testa di questo movimento per la collettivizzazione. Rimansero fedeli alla loro tradizione.

Al congresso di Madrid della C.N.T., nel giugno 1931, la collettivizzazione del suolo fu dichiarata come uno dei più importanti scopi dei lavoratori della campagna. Le decisioni prese da questo congresso indicano chiaramente la via che nel luglio ed agosto 1936 i lavoratori della campagnadovevano seguire. Nella risoluzione votata nel giugno 1931, si reclamava:

36cnt_paysan.jpg* Tutti i pascoli, grandi proprietà, terreni da caccia ed altre proprietà fondiarie dovevano essere espropriate senza indennizzo e dichiarate proprietà pubbliche (sociali). Tutti i contratti concernenti le decime da versare ai proprietari saranno annullate e sostituite da altri contratti stabiliti dai sindacati secondo i bisogni di ogni distretto.

 

* Il bestiame da macello, le granaglie, gli strumenti di coltura e le macchine che si trovano in possesso dei privati saranno espropriati.

* Ripartizione proporzionata ai bisogni e gratuita dei campi da semina e degli strumenti di coltivazione tra i sindacati dei lavoratori agricoli per la valorizzazione dell eterre e loro sfruttamento.

* Soppressione delle imposte, debiti ed ipoteche che pesano sulle proprietà agricole sfruttate dal loro proprietario senza l'aiuto costante o il servizio salariato di altri lavoratori.

* Soppressione delle imposte agricole e prelevamenti di altra natura che i piccoli agricoltori sono obbligati di versare ai grandi proprietari o agli intermediari".

36_campo.jpg"Il congresso dichiara che la socializzazione del suolo e di tutti i mezzi e strumenti concernenti la produzione agricola e la valorizzazione delle terre, la loro utilizzazione ed il loro sfruttamento attraverso i sindacati agricoli unendo i produttori è una condizione primaria per l'organizzazione di un'economia che assicurerà alla collettività operaia il prodotto ontegrale ed il beneficio del suo lavoro".

La collettivizzazione del suolo assunse in Spagna altre forme che in Russia.

La proprietà agricola, nel quadro di un comune, fu collettivizzata se apparteneva ad un grande proprietario fondiario. Quest'ultimo essendosi collocato a fianco del clan clerico-militarista e contro il popolo. I proprietari, che avevano accettato il cambiamento economico poterono continuare a lavorare nel quadro del sindacato, che si pose alla testa della collettivizzazione. Gli esportatori si allinearono così al sindacato ed in molti luoghi anche i piccoli proprietari. Il suolo e la proprietà furono lavorate in comune dai lavoratori della campagna, tutti i prodotti furono consegnati al sindacato che versò i salari e vendette la produzione.

 

  collettivita--04-.jpg

Castiglia libertaria, un film sulla rivoluzione nelle campagne

 

37campesino_orange.jpgIn un ramo, non vi fu collettivizzazione: nelle banche.

Gli impiegati di banca erano debolmente organizzati. Erano affiliati non ai sindacati della C.N.T., ma ai sindacati della U.G.T. che era contraria alla collettivizzazione; l'U.G.T, socialista, ha, infatti, altre tradizioni. La sua ideologia è socialdemocratica, vuole la statizzazione. La socializzazione deve, secondo questa dottrina, essere applicata dallo stato per mezzo di decreti. Il governo non decretò la collettivizzazione delle banche. Gli impiegati di banca non seppero cosa dovevano fare: così le banche non furono collettivizzate. La collettivizzazione o la socializzazione dell ebanche avrebbe avuto senz'altro un altro sviluppo.

I beni delle banche non sono costituiti da macchine e utensili, ma dai mezzi di circolazione, da valori nominali, da denaro. La requisizione dei beni dell ebanche avrebbe permesso una ripartizione centrale, unica dei mezzi finanziari e lo stabilimento di un piano finanziario. Ma ciò che si perse da una parte, lo si guadagnò dall'altro. L'iniziativa di qualcuno non creò alcun ostacolo. Dopo sette mesi di collettivizzazione, i sindacati, alla luce delle loro esperienze, constatarono che era necessario coordinare tutte le imprese collettivizzate delle diverse industrie. Essi si basarono dunque sulle esperienze compiute.

36orange_valenc.jpgLa direzione centrale, che è creata oggi, non ha bisogno di preoccuparsi della creazione di organi subordinati che esistono già. Il vertice della collettivizzazione poggia su un fondamento solido, che ha per base il sindacato d'industria, le sue sezioni di mestiere nelle imprese ed i laboratori stessi.

Ecco cosa ha fatto la forza della collettivizzazione in Spagna.

Nello sviluppo della collettivizzazione, constatiamo la stessa evoluzione della politica: in particolare il rigetto di ogni movimento totalitario. I sindacati espressero anche la pretesa di regolare l'approvigionamento, senza voler tuttavia farne un monopolio. Il sindacato dell'alimentazione prese a proprio carico il funzionamento delle panetterie. (Non ci sono a Barcellona grani panetterie, fabbriche di pane). Accanto a queste esistono anche delle piccole botteghe di panettieri, che lavorano come prima. Il trasporto del latte dalle campagne alle città è assicurato dai sindacati, che si occupano, inoltre, del funzionamento della maggioranza delle latterie. Il sindacato dell'alimentazione controlla le imprese agricole e lavora in collaborazione con le fattorie collettivizzate. La diminuzione dell'entrara in Spagna del latte condensato ebbe come conseguenza una penuria di latte. Il sindacato dell'alimentazione acquistò del latte condensato all'estero e non vi fu più così penuria di latte a Barcellona.

36cata_agricul.jpgIn Russia, durante i primi tempi della rivoluzione, i magazzini erano fermi. Non fu più così, il grande commercio passò nelle mani dei sindacati. Il piccolo commercio ricevette le sue merci dal sindacato. Per il piccolo commercio l'approvvigionamento fu assicurato dal "Consejeria de abastos", il Consiglio dell'approvvigionamento. Lo scopo fu di organizzare e di unificare l'insieme dell'approvvigionamento in Catalogna di modo che ad ogni località sia servita secondo i suoi bisogni. Un prezzo unico fu stabilito dalle comuni collettivizzate, i sindacati di pescatori e di altri rami dell'alimentazione, in accordo con l'offerta dell'approvvigionamento. Evitare l'aumento dei prezzi delle derrate alimentari, questo era lo scopo di questa politica economica. Speculatori ed accaparratori dovevano essere così eliminati.

pays_extramadur.jpgAlla metà di dicembre, questa politica fu sospesa. Il 16 dicembre fu formato un nuovo governo catalano. I comunisti ottennero l'esclusione del POUM, (Partito Operaio di Unificazione Marxista) dal governo. Nella formazione di quest'ultimo, il ministro dell'approvvigionamento fu accordato a Comorera, membro del partito socialista unificato (affiliato alla terza internazionale). Un altro ministero fu dato a Domenech, il rappresentante dei sindacalisti della C.N.T. Comorera aboliì il monopolio dell'approvvigionamento. La libertà di commercio fu di nuovo introdotta. Si lasciò via libera all'aumento dei prezzi. In questo campo, la collettivizzazione fu sospesa.

sanz_campesi.jpgNel campo dei trasporti, la felice influenza della collettivizzazione salta agli occhi. A dispetto di un aumento generale dei prezzi, le tariffe delle compagnie di trasporti di Barcellona non sono aumentate. Si vedono nelle vie di Barcellona nuovi tram dalla vernice fresca così come nuovi autobus. Numerose vetture taxi sono state rimesse a nuovo. La collettivizzazione delaal campagna e dell'industria apre nuove vie di sviluppo ai cambiamenti strutturali della società. Ma sarebbe prematuro emettere un giudizio definitivo su questo sviluppo che è uno degli avvenimenti sociali più interessanti della nostra epoca. La collettivizzazione apre nuove prospettive, conduce a nuove vie.

36coope_catalo.jpgIn Russia, la rivoluzione ha preso la strada della statizzazione. In Italia ed in Germania, il fascismo ha posto le sue speranze nel sistema corporativo. Negli stati democratici anche si pensa a trovare una soluzione alla crisi economica attuale in nuove forme di fondamenti economici e politici della società. In America, Roosevelt si è lanciato in una via nuova; in Belgio, de Man ha proposto un socialismo parziale. In Francia, dei teorici democratici prendono in prestito alcune delle loro idee al sistema corporativo.

Attraverso queste novità, si intravede un'uscita alla crisi politica, economica e spirituale, una sanamento delal vita economica.

In Spagna, abbiamo messo in piedi nuove teorie, il popolo stesso, i contadini della campagna, gli operai della città si sono fatti carico dello sfruttamento del suolo e dei mezzi di produzione. In mezzo a grandi difficoltà, a tastoni ed attraverso gli errori, vanno sempre avanti, sforzandosi di edificare un sistema economico equo in cui i lavoratori stessi siano i beneficiari dei frutti del loro lavoro.

Questo è il senso della collettivizzazione in Spagna.

 

 

Augustin Souchy (Aprile 1937).

 

 [Traduzione di Ario Libert]


 

LINK al post originale:

Les collectivisations en Espagne


LINK pertinenti alla tematica:

 

La vera storia delle Olimpiadi popolari di Spagna del 1936

Mika Etchebéhère, da: La mia guerra di Spagna

Léon Blum in azione... contro la Spagna liberale e operaia

Banconote e altre monete edite durante la guerra civile in Spagna

I taxi di Barcellona

"El Quico" Sabate e los "Bandoleros", la guerriglia urbana libertaria in Spagna, 1945-1963

Gli autori dei manifesti della Rivoluzione spagnola 1936- 1939

La colonna Durruti

S.I.A. Solidarité Internationale Antifasciste

Proiezione permanente di Cervantes attraverso i secoli

La Spagna e il donchisciottismo

Ramon Acin (1888 - 1936)

Repost 0
7 luglio 2010 3 07 /07 /luglio /2010 06:00

 

 

 

 

Wilhelm Reich
 Reich.jpg

  

senza Freud, Marx, Orgone

 

di Bernd A. Laska

 

 

Wilhelm Reich, nato il 24 marzo 1897, a Dobrzanica/Galizia (Austria), muore il 3 novembre 1957 a Lewisburg/Pennsylvania (Stati Uniti).

 

reich Wilhelm, by LevineReich era originario della Bucovina, la parte più orientale dell'ex impero austroungarico. I suoi genitori, proprietari terrieri, si erano allontanati dalla tradizione ebraica dei loro antenati e si erano assimilati alla cultura tedesca senza aver abbracciato la fede cristiana. Reich fu in un primo tempo istruito da precettori e frequentò più tardi il liceo di Cernivci, il capoluogo. La sua giovinezza si svolge all'ombra di tragici eventi. All'età di dodici anni fu molto traumatizzato dal suicidio della madre evento in cui si sentì implicato. Suo padre morì cinque anni dopo, nel 1914, di tubercolosi che aveva contratto volutamente. Reich dovette allora assumere la direzione della tenuta e terminare gli studi con il diploma per in seguito diventare soldato per un periodo di tre anni e mezzo. Dopo la guerra, Reich, oramai rovinato, partì per Vienna e studiò medicina.

 

freud sigmund-19791108 2Reich prese contatto con Freud già durante i suoi studi e divenne membro dell'Associazione Psicoanalitica di Vienna nel 1920. La sua carriera di psicoanalista, che sembrava brillante per un certo periodo, prese fine nel 1934 con la sua esclusione dall'IPV (Associazione Psicoanalitica Internazionale). La storia e lo sfondo di questa misura insolita sono molto interessanti ma troppo complessi per essere riassunti qui. Ad ogni modo, l'opinione secondo cui Reich sarebbe stato messo al bando da Freud e gli psicoanalisti a causa dell'attività politica, che condusse per qualche anno nel quadro di organizzazioni socialdemocratiche e comuniste, è superficiale. La vera ragione si trova nell'opposizione fondamentale della posizione antropologica di Reich, posizione anarchica, di fronte a quella di Freud (vedi più avanti).

 

marx karl, LevineIl coinvolgimento di Reich nel movimento operaio cominciò nel 1927 e terminò nel 1933 (anche per un'esclusione dal KPD -- il partito comunista tedesco -- Reich era emigrato nel 1930 a Berlino). Durante questo periodo, Reich pubblicò gli scritti che diedero luogo più tardi alla sua riscoperta da parte del movimento studentesco del 1968 e che lo designarono a lungo come "Freudo-marxista". Ma la posizione di Reich non è accettabile né per dei freudiani né per dei marxisti né per dei Freudo-marxisti, come lo ha dimostrato la reazione di rigetto della KPD e dell'IPV così come l'accoglienza riservata che gli è stata fatta dai teorici del movimento studentesco.

 

 

 

REICH--The_Strange_Case_of_Wilhelm_Reich.jpgDopo l'esclusione dalle organizzazioni, a proposito delle quali credette di poter aver influenza attraverso le sue idee sugli orientamenti teorici, soprattutto ideologici, Reich tentò di trovare una posizione indipendente, rinunciando ad ogni sostegno istituzionale.

 

 

 

Reich-con-il-cloudbuster.jpgSotto le difficoltà dell'esilio -- a partire dal 1934 in Norvegia, e dal 1939 negli Stati Uniti -- Reich cominciò a consolidare le sue scoperte psicologiche e sociologiche attraverso ricerche personali in fisiologia, biologia e, più tardi, in fisica. Da una parte sviluppò la sua tecnica psicoterapeutica (L'"analisi caratteriale" tratta dalla psicoanalisi) verso la "vegetoterapia", attraverso la considerazione dell'insieme dell'organismo umano, più in particolare delle sue funzioni vegetative (per questo egli è considerato spesso come il "padre delle terapie psicocorporali"). Da un'altra parte si introdusse in campi sempre più elementari, attraverso una ricerca sperimentale mirata, finché non dichiara di aver scoperto l'energia cosmica "primordiale" che chiama "orgone".

 

Reich--prigioniero-politico.jpgLo sviluppo scientifico di Reich, la sua "opera", che non ha bisogno di essere presentata né giudicata in dettaglio qui, mette in evidenza delle conseguenze interne ben più forti di quanto questo breve abbozzo possa offrire. Se, la maggior parte del tempo, Reich provocò con le sue teorie, il rigetto, cioè l'animosità, non sembra che la causa principale di ciò sia da cercare nelle sue dichiarazioni veramente scientifiche o nel suo modo di presentarle, ma molto più nella loro concezione di base fondamentalmente antropologica. Non è che questa concezione che dovrà essere studiata più in dettaglio, è qui che si tratta di stabilire il significato dell'opera di Reich per l'anarchismo.

 

 

 

reich-segnaletica.jpgGià durante il suo conflitto con Freud ed i funzionari delle organizzazioni psicoanalitiche, che furono condotte da costoro non sul terreno dell'argomentazione ma molto più con i mezzi dell'intrigo politico, Reich fu descritto come un "anarchico sessuale" e "anarchico etico". E la campagna nord-americana successiva, ma non meno intrigante, che doveva portare all'imprigionamento ed alla morte di Reich nella prigione federale di Lewisburg, cominciò nel1947 con un articolo in una rivista con il seguente titolo: The New Cult of Sex and Anarchy.

 

Reich-busto.jpgQueste descrizioni di Reich in quanto anarchico erano abbastanza vaghe per adempiere alla funzione polemica abituale, allo stesso tempo indicano la direzione ideologica in cui poteva essere classificato Reich. Malgrado ciò, non vi furono che pochi contatti tra anarchici e Reich. Un riconoscimento della sua opera da parte degli anarchici non è visibile che attraverso debole tracce. L'omaggio a Reich pubblicato il 16 novembre 1957 in "Freedom" a Londra, fa riferimento alla sua opera con simpatia, ma non permette di capire quale valore le si attribuiva per la teoria dell'anarchismo.

 

Reich non si è mai dichiarato anarchico. La sua opinione era che gli anarchici, qualunque sia il loro orientamento, sottovalutavano enormemente, cioè ignoravano la mostruosa problematica dell'inadeguatezza a vivere la libertà che presentavano gli attuali umani: "Essi trascurano la struttura della massa, impotente, ricercando sempre il dirigismo cioè l'autoritarismo. Non vedono che il loro desiderio di libertà; ma questo desiderio non deve essere confuso con l'attitudine ad essere liberi." (Citazione da Laska, p. 71). In fin dei conti, Reich ha definito con disprezzo tutti gli attivisti politici (non in modo particolare gli anarchici) che operano con lo slogan della libertà, di "piazzisti della libertà", di persone che, per un vantaggio incerto, vantano qualche cosa che essi stessi non sanno veramente definire.

 

  

 

Posizione di base antropologica

  

 

stirner.gifIn quanto esploratore della problematica della libertà, Reich è da porsi nella stessa categoria che (soltanto) altri due pensatori precursori, combattuti e disprezzati anch'essi come lui, ai loro tempi e per posizioni simili, da quasi tutti i filosofi (e ancor più dai loro avversari): La Mettrie (1709-1751) e Stirner (1806-1856). Etienne de la Boëtie (1530-63), con il suo scritto sulla "servitù volontaria") potrebbe essere designato come il precursore di questo sottile filo di tradizione.

 

Reich conosceva La Mettrie e Stirner. Malgrado ciò, li cita così poco nei suoi scritti che questo collocamento arbitrario di Reich nella storia della filosofia necessiterebbe di un rafforzamento più completo, soprattutto dati i suoi rapporti, per esempio, con Marx e Freud, vista la sua propria concezione, spesso sottolineata, del suo lavoro in quanto naturalista e nei confronti di altri aspetti più importanti della sua vita e della sua opera. Tutto questo non può essere qui esposto, non fosse che a causa della massa di dati da prendere in considerazione. Se si paragona l'opera di Reich ad un palinsesto, non si potrà che tentare di scoprire lo strato originario che Reich stesso ricoprì diverse volte e di cui il testo non lascia trasparire che dei luoghi.

 

La-Mettrie-copia-1.jpgAll'epoca in cui Reich raggiunse il movimento psicoanalitico di Sigmund Freud, questi aveva già vissuto il conflitto interno che si può comprendere sulle basi della conseguenza "anarchica" -- falsamente interpretata come nichilistica -- di ogni via di pensiero chiarificatore nella maggior parte dei raggruppamenti razionalisti. Questo può essere ricostruito con l'aiuto di certi avvenimenti apparentemente marginali del congresso psicoanalitico del 1908. [5 nov. 2002: cf. Bernd A. Laska: Otto Gross zwischen Max Stirner und Wilhelm Reich, spec. cap. 4.1.1]

 

Lo psichiatra e neurologo Freud aveva all'epoca già pubblicato una serie di testi in cui esponeva la sua comprensione dell'eziologia (cause) delle nevrosi. Freud insegnava che già il bambino presentava delle pulsioni, giustamente qualificate come sessuali, la cui "rimozione" necessaria nel campo dell'"inconscio", se non riusciva, sfociava in nevrosi. La soppressione di questa rimozione durante la cura psicoanalitica, seguita da una condanna cosciente della pulsione così scoperta erano la condizione per la guarigione di queste nevrosi, cioè l'eliminazione dei sintomi nevrotici. Freud era consapevole del significato delle sue scoperte, la cui portata superava ampiamente il campo della medicina e si inscriveva nella linea dei filosofi come Feuerbach e Nietzsche. Tra i colleghi, spesso più giovani, che Freud (1856-1939), giunto già alla sessantina, poté guadagnare alla causa della psicoanalisi, durante questi primi anni della sua esistenza, ve ne erano due che, indipendentemente l'uno dall'altro, stimavano più di Freud stesso, la potenza razionalista dell'esplorazione dell'inconscio: Sándor Ferenczi (1873-1933) e Otto Gross (1877-1920).

 

Sandor-Ferenczi.jpgDurante il congresso del 1908, Ferenczi presentò le sue idee sulle conseguenze generali delle scoperte freudiane. Più fermamente di Freud, egli difese la concezione secondo al quale, in fondo, ognuno era coinvolto da questa rimozione "non riuscita", dunque anche lo stesso essere umano "normale" non presentante sintomi nevrotici. I "pensieri ed aspirazioni" presenti e rimossi in ogni essere umano, e che, in conseguenza a questa rimozione nell'inconscio, diventavano "un complesso pericoloso di istinti antisociali ed autodistruttori", non potevano essere "assoggettati [che] attraverso l'azione automatica di gigantesche misure di sicurezza [e cioè] con dei dogmi morali, religiosi e sociali." Ferenczi continua argomentando che questo funzionamento irrazionale del comportamento attraverso "dei principi senza appello" non era soltanto legato a molte sofferenze psichiche inutili ed una capacità del piacere diminuita, ma era per di più manifestamente inopportuna. "Le manifestazioni della progressione illogica del represso" osservabili nella società potrebbero dare luogo alla messa in questione fondamentale dell'ordine esistente, basato su questi dogmi e che si riproduce sempre "da tempi immemorabili" attraverso individui addestrati in tal modo. Secondo Ferenczi, la "rivoluzione interiore" resa possibile grazie alle conoscenze apportate da Freud, potrebbe essere "la prima rivoluzione che apporterebbe un vero sollievo all'umanitàÉ" (citato da Sándor Ferenczi, in: Zur Erkenntnis des Unbewussten, Frankfurt/M, 1989, pp. 63 ss., 178 ss. [Per la conoscenza dell'Inconscio, Raffaele Cortina, Milano.]

 

Otto GrossOtto Gross, che Freud ha considerato un tempo come uno dei suoi discepoli più capaci, sosteneva un punto di vista simile durante il congresso. I due giovani psicoanalisti avevano la visione di un Uomo Nuovo: l'individuo veramente libero, autonomo, autodeterminato, cioè l'individuo psichicamente "sano" non sarebbe stato ricondotto nel campo del possibile attraverso la terapia di massa ma attraverso la profilassi di massa, cioè con un "rovesciamento radicale della pedagogia" sulle basi delle scoperte freudiane, secondo Ferenczi.

 

FreudFreud, tuttavia, faceva poco caso a queste conseguenze della sua teoria. Dopo la sua conferenza nel 1908, bistrattò Gross con questa esortazione: "siamo dei medici e vogliamo restare dei medici" (Semplice ripresa del potere -- perché Freud stesso non era medico che per forza di cose). E rifiutò a Ferenczi di prendere posizione, malgrado una richiesta urgente di questi. A suo posto, egli pubblicò lo stesso anno il suo testo La morale sessuale 'Culturale' e la nevrosi moderna in cui stabilì la linea generale e culturalmente conservatrice della psicoanalisi, così come egli fece d'altronde anche in alcuni testi successivi. Né Ferenczi né Gross non riuscirono a suscitare l'interesse per la loro prospettiva anarchica all'interno del movimento psicoanalitico dominato senza contestazione da Freud. Gross divenne presto un "caso" e morì nel 1920, ignorato da Freud. Ferenczi cessò le sue ambizioni radicali e divenne a lungo il collaboratore più vicino di Freud.

 

Quando si unì al movimento psicoanalitico, nel 1920, Reich sembra non esser stato al corrente di questo attacco "anarchico" che si era verificato più di un decennio prima e che Freud aveva stroncato sul nascere. I suoi contributi alla discussione psicoanalitica, che cominciarono all'inizio del 1920, erano dapprima principalmente di natura tecnica e non permettevano affatto di riconoscere la sua concezione ideologica. Tuttavia, dopo la sua morte, degli scritti nel suo diario furono portati alla luce, scritti di cui il più coinciso getta tutta la luce sulla sua opposizione "anarchica", presente sin dall'inizio ma in un primo momento nascosta: "Max Stirner, il dio, che vide nel 1844 ciò che noi non vediamo nel 1921!" (citato da Laska, p.16). Noi- designa sicuramente i colleghi psicoanalisti di Reich.

 Pubblicamente, Reich non menziona affatto Stirner, che era malvisto, a cui egli conferirà un titolo superlativo che egli non attribuirà mai altrove. La citazione del libro L'Unico e la sua proprietà nella bibliografia del suo ultimo libro importante, L'assassinio di Cristo, 1953, tradisce malgrado tutto la sua influenza latente durevole. Reich evitò dapprima di operare all'interno del movimento psicoanalitico con degli argomenti che potrebbero sembrare motivati ideologicamente. Attraverso la pubblicazione dei risultati del suo lavoro clinico, spesso riconosciuto come superiore, la sua strategia consisteva ben più a dimostrare l'atteggiamento ideologicamente limitato della psicoanalisi creata da Freud, in primo luogo la sua impotenza nel giungere a dei criteri della guarigione, cioè della salute mentale, differenti da quelli della ricerca quasi maniaca del principio di realtà e dell'adattamento all'ordine sociale precostituito.

 Sulla base della teoria freudiana dell'eziologia sessuale delle nevrosi, Reich sviluppò una tale definizione, non tanto simile ma orientata sull'organizzazione psico-corporale dell'essere umano: la piena capacità alla soddisfazione sessuale, cioè la potenza orgastica. Nella tipologia caratteriale di Reich, tratta da quella psicoanalitica, l'umano sano secondo questi criteri era chiamato il carattere genitale. Questi era allo stesso tempo (il che non può essere qui spiegato) l'umano veramente libero, autonomo ed autodeterminato- ma si trovava piuttosto in conflitto piuttosto che in pace nell'ordine sociale del momento forgiato dalle nevrosi di massa.

 Freud, così come il corteo degli psicoanalisti, non voleva nemmeno discutere su quest'attacco "anarchico" all'interno della psicoanalisi m preferiva soffocarlo allo stesso modo del primo: tacque con determinazione. Ma Reich perseverava nella sua resistenza e rinforzò la sua posizione con altri lavori clinici di modo che Freud non vide altro rimedio che l'eliminazione di Reich attraverso mezzi amministrativi, il che accadde presto. Questo colpo, la sua riuscita in un gruppo che si considerava razionalista, libero pensatore, liberale, ecc., così come quel che venne fatto è, nei suoi diversi aspetti, uno dei capitoli più chiarificatori benché non scritti della storia delle idee del XX secolo.

 

Reich non valutò il significato pratico della definizione della "potenza orgastica" come molto importante. Perché era evidente, data la situazione, dopo la constatazione della nevrosi di massa, che un successo degno di nota non era fattibile con il lavoro terapeutico -- spesso anche per l'individuo che non era guaribile secondo questi criteri, per differenti ragioni. Se questa grande e qualitativamente nuova "rivoluzione interiore" (vedi sopra) doveva giungere, se nuovi esseri umani, illuminati e, per la prima volta, capaci di assumere la loro libertà doveva vedere la luce, ciò non poteva avvenire che attraverso la profilassi delle nevrosi su scala di massa, con il rovesciamento delle pratiche educative -- il che equivaleva a parlare di una "rivoluzione esterna".

 

Ferenczi aveva già reclamato una riforma radicale nel 1908, con delle consonanze vagamente anarchiche, con grande danno di Freud. Ma Ferenczi aveva profetizzato ancora più tardi, quando faceva parte del circolo dei più intimi di Freud, che una tale riforma illuminata dalla psicoanalisi avrebbe condotto verso "una rimessa in discussione [della società]É che non tiene soltanto conto degli interessi di alcuni potenti". Ogni limitazione dell'individualità, lo "Stato", dovrebbe tutt'al più "essere uno dei mezzi per il benessere dell'individuo". (op. Cit.). Perché Freud tollerò tali punti di vista da parte dei suoi discepoli in quel momento (e più tardi) quando non sosteneva la posizione di Reich?

 

La ragione centrale sembra trovarsi nel modo in cui Reich concettualizzava la profilassi delle nevrosi, con delle riforme dell'educazione e avvento dell'uomo nuovo e capace di assumere la libertà. Ferenczi aveva scritto che la futura "pedagogia istruita dalla psicoanalisi" opererebbe con dei metodi molto diversi, ad ogni modo "guiderebbe la formazione dei caratteri per vie appropriateÉ usando una diplomazia intelligente". Questo progetto di una creazione di regole e scopi di una migliore educazione, più umana, più effettiva, ad ogni modo più positiva e orientata verso un ideale sociale, corrispondeva anche alle concezioni di molti altri psicoanalisti. Nella nuova terminologia di Freud, introdotta nel 1923, ciò potrebbe formularsi così: l'introiezione condotta con circospezione (grazie alle scoperte della psicoanalisi) di un Super-Io concepito come ideale. Questo Super-Io, che agisce in seno all'individuo in quanto sede dell'accettazione dei valori, della morale, della coscienza, ecc., non dovrebbe né essere troppo debole- affinché possa imporre il comportamento desiderato- e né troppo forte- perché non porti a rendimenti bassi, malattie o disordini sociali.

 

Reich si oppone a questo concetto in uno dei suoi testi, Der Erziehungszwang und seine Ursachen, (1926, cfr. Laska, p. 142). Sottolineò il potenziale d'azione di motivazioni inconsce degli educatori (nevrotici), parlava della "educazione in quanto equivalente alla nevrosi degli adulti" ed enumerò una serie di argomenti psicoanalitici che mostravano perché l'educazione attiva conduceva alla nevrotizzazione degli adolescenti, anche con le migliori intenzioni. È per questo che Reich non diede che "una regola negativa: temperanza dell'educazione sino all'estremo, limitazione delle misure educative ai divieti a cui non si può rinunciare."

 

Detto altrimenti, per Reich si trattava di mostrare che occorreva impedire la formazione di un Super-Io nel senso freudiano del termine. Perché questa istanza psichica in quanto tale è l'essenza dell'eteronomia -- anche se contenesse le norme più "giuste", cioè antiautoritarie. La controproduttività della condotta del comportamento attraverso un Super-Io, attestata da una pratica umana plurimillenaria e evidenziata dalla ricerca psicoanalitica conseguente è malgrado ciò essenziale: "La Ômorale' crea giustamente queste pulsioni che si vanta essere autorizzata a padroneggiare nell'interesse dei comportamenti giusti. E l'abolizione di questa morale è la condizione prima dell'abolizione dell'immoralità che si sforza tanto ed invano di sopprimere" (citato in: Laska, p.78). Il programma di Reich per la realizzazione del nuovo umano, capace di libertà, autodeterminantesi e veramente autonomo è, secondo la terminologia freudiana: riduzione e finalmente eliminazione del Super-Io.

 

Reich stesso non scrisse il suo programma in questi termini. Per diverse ragioni: ragioni personali (legate alla sua relazione con Freud), tattiche (in rapporto con la sua posizione nel gruppo degli psicoanalisti), ma soprattutto oggettive: allontanandosi dall'ortodossia psicoanalitica, attraverso lo sviluppo della psicoanalisi verso l'analisi caratteriale e verso la vegetoterapia (che include l'organismo nella sua interezza), Reich sviluppò anche i suoi specifici schemi concettuali e la sua propria terminologia che divergono da quelli della metapsicologia freudiana (Es, Io, Super-Io). Così, per esempio, parla in seguito della "incapacità fisiologica alla libertà" dell'umano attuale, incapacità che bisognerebbe riconoscere e superare affinché la lotta per la libertà non sfoci più in una nuova forma di non-libertà, come era avvenuto sino al presente (da confrontare con Psicologia di massa del fascismo, capitolo XII).

 

In quanto precede, abbiamo rinunciato quanto più possibile ai termini tecnici (reichiani quanto freudiani) a profitto di una comprensione generale. Ben inteso, certi termini erano inevitabili e ci sembrava appropriato utilizzarli, come per esempio Super-Io, già ampiamente entrati nel linguaggio comune. La loro adeguatezza a servire l'oggetto di quest'articolo era il più determinante: scoprire il rapporto tra Reich e la teoria dell'anarchia.

 

Il significato potenziale di Reich per l'anarchismo.

 

Nella filosofia dei tempi moderni, alcuni dei suoi rappresentanti più celebri hanno combattuto con accanimento giustamente questi pensatori che sollevavano e cercavano di stabilire le conseguenze anarchiche di un pensiero razionalista autentico, e, in modo notevole, non secondo regole, diffuse da loro stessi, dell'aumento razionale e sicuro, ma in modo "politico" -- come direbbe Reich con disprezzo -- con l'intrigo, la calunnia, la congiura del silenzio, ecc. Devono anche e in primo luogo il loro successo pubblico che dura sino ad oggi ai loro plagi castranti, il loro gergo professorale ed il seppellimento erudito dei contenuti radicali che essi avevano rilevato nel pensiero di questi proscritti. Per motivi euristici, il rapporto dei pensatori francesi del XVIII secolo con La Mettrie, quello di Marx e di Nietzsche (vedi l'articolo La crisi iniziale di Nietzsche con Stirner e quello di Freud e degli psicoanalisti con Reich possono esser visti nella medesima prospettiva.

 

Il ruolo svolto dai teorici anarchici "classici" in questo processo si dimostrerebbe nel migliore dei modi con l'evidenziazione del loro rapporto con Stirner (confrontare l'articolo Individualistischer Anarchismus). Reich, che agisce a partire dalla metà degli anni 20, non fu notato che molto raramente da autori anarchici o libertari più tardivi ed in ogni caso non per la sua specificità radicale. È per questo che non si può parlare che della sua importanza potenziale per la teoria e la pratica anarchica. Per determinarla, una revisione dell'insieme del processo del pensiero razionalista, deviata verso il "socialismo" e/o il "liberalismo", sembra necessaria; o, per essere più esatti: per arrivare ad una comprensione della degenerazione della filosofia moderna e del destino dei suoi componenti anarchici (e per trarne delle conclusioni sulla situazione attuale), lo studio fondamentale e chiarificatore del ruolo di Reich (così come di Stirner e La Mettrie) appare in questo processo (il "progetto LSR") come un inizio promettente.

 

 

 

Bibliografia di Reich (selezione)


 

Die Funktion des Orgasmus [1927], Genitalità, Sugarco, Milano, 1978.
Charakteranalyse [1933], L'analisi del carattere, Sugarco, Milano, 1973.
Massenpsychologie des Faschismus [1933], Psicologia di massa del fascismo, Sugarco, Milano, 1969.
Die Sexualität im Kulturkampf [1936], La rivoluzione sessuale, Feltrinelli, Milano, 1963.
Die Funktion des Orgasmus [1942], La funzione dell'orgasmo, Sugar, Milano 1969
Menschen im Staat [1937], Individuo e Stato [1937], Sugarco, Milano, 1978.
The Murder of Christ [1953], L'assassinio di Cristo, Sugarco, Milano, 1972.

 

A proposito di Reich:

Bernd A. Laska, Wilhelm Reich, Rowohlt, Reinbek, 1981 (6a edizione riveduta nel 2008).
Martin Konitzer, Reich, ErreEmme edizioni, Roma, 1992.
Luigi de Marchi, Wilhelm Reich: Biografia di un'idea, Sugar, Milano, 1970.
Michel Cattier, La vita e l'opera di Wilhelm Reich, Feltrinelli, Milano, 1970.
Paul Robinson, La sinistra freudiana: Reich, Roheim, Marcuse, Astrolabio, Roma, 1970.

 


 

Titolo originale tedesco: Wilhelm Reich -- ohne Freud, Marx, Orgon

 

 

 

Tradotto dal tedesco in francese da Helmut Hardy
Tradotto dal francese all'italiano da Ario Libert

 


 

LINK al post originale:

 

http://www.lsr-projekt.de/poly/frwrlex.html

 

 

 

LINK ad un video sull'energia orgonica a cura del reichiano James DeMeo:

 

 


  
Repost 0
Published by Ario Libert - in Ricercatori libertari
scrivi un commento
30 giugno 2010 3 30 /06 /giugno /2010 07:00

 

Frans Masereel  

  Masereel--autoritratto--1923.-copia-1.gif

  

di Felip Equy


 

masereel.jpgFrans Masereel è un artista che ha saputo ammirevolmente mettere una tecnica molto antica (l'incisione su legno) al servizio di idee moderne (pacifismo, critica del mondo contemporaneo, rivolta permanente).
 
Nato a Blankenberge in Belgio nel 1889. Proveniente dalla borghesia fiamminga, compie dei brevi studi alle Belle Arti di Gand poi si trasferisce a Parigi nel 1909. Consegna i suoi primi disegni a L'Assiette au Beurre il cui redattore in capo è l'anarchico Henri Guilbeaux (1884-1939).
 
Masereel--cannone.gifÈ a quest'epoca che si inizia all'incisione su legno. Questa forma d'arte risalente alla fine del XIV secolo. Su una tavola di legno si incide un disegno alla rovescia; dopo l'inchiostratura, si può riprodurre il disegno su un supporto. Per gli artisti, l'incisione è un linguaggio più potente del disegno. Le incisioni su legno sono stati a lungo oggetto di un commercio ambulante (calendari, almanacchi). In rapporto all'opera d'arte unica, l'incisione permette una diffusione molto ampia. "Ho trovato nell'incisione ciò che cercavo èer parlare a milioni d'uomini".
 
Masereel--tablettes.jpgFrans Masereel riuscì a sfuggire alla mobilitazione generale del 1914. Raggiunse Henri Guibeaux in Svizzera nel 1915. Lavora alla Croce rossa internazionale come traduttore. omincia a frequentare gli ambienti pacifisti e si lega con lo scrittore Romain Rolland. Realizza per lui la copertina del testo Aux peuples assassinés [Ai popoli assassinati], poi l'edizione di lusso di Liluli.
  
 Nel 1916 fonda con Claude Le Maguet (1887-1979) una rivista pacifista Les Tablettes che uscirà sino al 1919 per cui produrrà 48 incisioni. Claude Le Maguet è tipografo, anarchico e non sottomesso. Bambino, è cresciuto all'orfanotrofio di Cempius diretto dal pedagogo libertario Paul Robin. È stato in seguito influenzato dagli ambienti individualisti, soprattutto la rivista L’Anarchie. È oppositore delle concezioni pacifiste dei socialisti e dei bolscevichi e condivide le diee di Tolstoj sulla non-violenza. Dopo la guerra scriverà molte poesie.
  
Masereel--La-Feuille.jpgFrans Masereel participa anche al giornale pacifista La Feuille a cui dà molti disegni e incisioni contro la guerra. Pubblica nel 1917 due albi a Ginevra poi fonda "Les Editions du Sablier" nel 1918 con il poeta René Arcos (1881-1959). È un internationazionaliste senza partito che fonderà nel 1923 la rivista letteraria "Europe". Frans Masereel è anche l'illustratore dei libri di Emile Verhaeren, Georges Duhamel, Henri Barbusse.

Non potendo rientrare in Belgio perché considerarto refrattario all'esercito, si stabilisce in Francia nel 1921. Come tanti altri intellettuali, è affascinato dalla Rivoluzione russa e rimarrà per sfortuna compagno di strada del partito comunista sino alla sua morte nel 1972. Compie diversi viaggi in URSS poi in Cina e si farà ingannare dagli accoglimenti calorosi che gli si riserveranno.

 

s07.gifLa sua opera è molto popolare in Germania. Alcune delle sue raccolte sono stampate a 100.000 esemplari. Sono molto redditizi, sono intitolati: Mon livre d’heures, Histoires sans paroles, La Ville, L’Idée.

Frans Masereel è un testimone attivo del suo tempo. Il suo amico lo scrittore antifascista austriaco Stefan Zweig dirà delle sue incisioni "che permettono da sole di ricostituire il mondo contemporaneo" (1923). I temi che egli affronta sono al guerra, la solitudine dell'uomo, le sue attività, le sue fatiche ma anche i suoi passatempi ed i suoi amori.

s59.gifIl suo stile è vicino a quello degli espressionisti tedeschi: le figure sono molto numerose, le luci sono crude, ampie masse nere occupano pgni vignetta. Le legende sono inutili. Come nel film Metropoli di Fritz Lang, le masse passano stravolte ai piedi di  palazzi-torri dalle innumerevoli finestre. Benché vicino al PC, rimane critico sul conformismo dell'arte ufficiale sovietica. Come il suo amico George Grosz, pensa che l'arte debba essere azione; l'artista non può rimanere indifferente alla questione sociale. Le sue incisioni conservano uno spirito libertario, esse sono a favore dell'individuo, dell'amore, della libertà e si oppongono alla forza, all'ingiustizia, al dispotismo.

Masereel--nudo.jpgLa Città è apparsa nel 1925 in Germania. Questo libro si compone di 100 incisioni. Si tratta di una straordinaria sequenza di immagini manifesto della vita di una grande città di quest'epoca. I temi più antagonistici sfilano sotto i nostri occhi: la festa e l amorte, i poveri ed i borghesi, il lavoro ed i passatempi, la folla e lal solitudine. In uno scenario tentacolare di strade, i volti sono grotteschi o radiosi. La città è il luogo di tutte le passioni di tutte le sventure, dei tumulti e dei crimini.

l26.gifL'Idea è apparsa nel 1927 con una prefazione di Hermann Hesse. Era l'opera preferita di Frans Masereel. Fu molto diffusa negli ambienti rivoluzionari tedeschi durante l'ascesa del fascismo. Si tratta di una specie di cinema muto in 80 immagini. L'Idea è rappresenta sotto forma di una giovane donna nuda. Dopo la sua nascita, l'Idea nuova inquieta perché pone in causa l'ordine costituito, la sua nudità turba. La folla vuole rivestirla per evitare le differenze. Se essa è rivoluzionaria, l'Idea può allora sfuggire. Braccata dalla polizia, è giudicata ma incontra nel corso di una notte d'amore l'uomo che la porterà. Malgrado la repressione, è diffusa dalla stampa, i manifesti, i volantini, il telefono...

masereel003.jpg

  

Felix Equy

 

[Traduzione di Ario Libert]



Link:
Frans Masereel

 

 

Repost 0
Published by Ario Libert - in Artisti libertari
scrivi un commento
26 giugno 2010 6 26 /06 /giugno /2010 06:00

FISSI!

 

Fissi, 01

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fissi, 02

 

  

 

 

 

 

 Fissi, 03

 

 

 

 

  

 

 

Fissi--04.JPG

 

 

 

 

  

 

   

 

 

 

 

 

 

Fissi--05.JPG

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

Fissi--06.JPG

 

 

 

 

 

 

 

 

Fissi--07.JPG

 

  

 

 

 

 

  Fissi--08-e-09.JPG

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

Fissi--10.JPG

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fissi--11.JPG

 

 

 

 

  

 

 

 

Fissi--12.JPG 

 

 

 

   

 

 

 

 

Fissi--13.JPG 

 

 

  

 

 

 

 

Fissi--14.JPG

 

  

    

 

 

 

 

 

Fissi--15.JPG

 

 

 

  

 

 

 

Fissi--16.JPG

  

 

[Traduzione di Ario Libert]

Repost 0
Published by Ario Libert - in Satira libertaria
scrivi un commento
23 giugno 2010 3 23 /06 /giugno /2010 06:00

Ramon Acin (1888 - 1936)

Acin, caricatura

Abbiamo come bandiera l'amore della cultura, il culto della fraternità e della libertà

 

 di Felip Equy

 

Gli artisti anarchici spagnoli restano in genere degli sconosciuti. Conosciamo soprattutto i manifesti della Rivoluzione spagnola. A parte alcune eccezioni, il loro stile ricorda sfortunatamente i manifesti realizzati dai bolscevichi in Unione sovietica. Si trattava allora di un arte di propaganda al servizio della Rivoluzione, e sembra che gli artisti abbiano mancato di autonomia per le loro realizzazioni. Non sappiamo ciò che avrebbe dipinto o disegnato Ramon Acin durante la Rivoluzione, è stato infatti assassinato dai fascisti sin dal 1936.

 

Sonya Torres Planells ha pubblicato nel 1998 un'opera dedicata a Ramon Acin nelle edizioni Virus di Barcellona. L'autore fa parte del Gruppo di ricerca sulla teoria dell'arte di Barcellona, ha anche scritto molti articoli sulla rivista libertaria culturale Orto. Ramon Acin è un personaggio molto gradevole, dalle numerose sfaccettature. Fu un attivo militante anarco-sindacalista, un pedagogo libertario e un artista d'avanguardia. 

 

L'anarchico

Acin-Ramon--1930.jpgNato nel 1888 il 6 agosto a Huesca nel nord dell'Aragona, partecipa sin dal 1913 a Barcellona alla creazione della rivista La Ira (La Rabbia). Il suo sottotitolo era: organo di espressione del disgusto e della rabbia del popolo. Collaborò a numerose riviste anarchiche in Aragona e in Catalogna: Floreal, El Talion, Cultura y accion, Lucha social, Solidaridad obrera, ecc.

Partecipò ai diversi congressi della CNT in cui rappresenta la città di Huesca. La sua popolarità era tale che sarebbe potuto diventarne sindaco, ma le sue convinzioni anarchiche lo allontanarono da questa idea. I suoi scritti lo porteranno diverse volte in carcere. La sua partecipazione a delle sollevazioni lo costrinsero all'esilio a Parigi tra 1926 e 1931. Nel 1936, le autorità di Huesca rifiutano di armare il popolo, l'esercito e la guardia civile prendono facilmente il potere. La repressione è terribile: tra i numerosi fucilati si trovano Ramon Acin e la sua compagna Conchita Momas.

Il pedagogo

Nel 1916, è nominato professore di disegno alla Scuola normale di Huesca. Pacifista, pensa che l'educazione sia la principale arma della rivoluzione sociale. Sostenitore dell'educazione razionalista, è un ammiratore di Francisco Ferrer e di Joaquîn Costa. Con la sua compagna, si fa carico dell'educazione delle sue due figlie Katia e Sol. Organizza dei corsi serali per gli operai e, nel 1922, crea un'accademia privata di disegno presso il suo domicilio dove può applicare una pedagogia libertaria. Nel 1932, organizza con Herminio Almendros il primo Congresso della tecnica della stampa a scuola in cui sono presentate le realizzazioni di Célestin Freinet. Un secondo congresso verrà realizzato nel 1935.

Acin--Conchita-Momas-e-il-pappagallino-di-carta.jpg

   Ramon Acin, Conchita Monras ed il pappagallino di carta!

 

Lo scrittore

Acon--Autoritratto--1920---1925.JPGRamon Acin ha scritto più di un centinaio di articoli sia sulla stampa libertaria sia in quella regionale (El Diario de Huesca soprattutto). Vi si trovano delle critiche ideologiche, dei testi autobiografici, delle critiche d'arte e degli omaggi resi a personaggi illustri o ad amici. È da segnalare il suo interesse per l'ecologia soprattutto i suoi articoli sul rimboschimento. Ha parlato di difesa animale con testi contro la tauromachia.

Ha anche scritto sul vegetarianesimo ed il naturismo. Anima anche delle conferenze su tematiche molto varie come i bambini russi, gli impiegati di commercio, l'antielettoralismo o lo scrittore Gomez de la Serna. 

 

Acin, Sogno di prigione, 1929Sogno in una prigione, 1929.

 L'artista

Acin--01.jpgL'opera artistica di Ramon Acin è molto variegata. Ha pubblicato più di 80 disegni e caricature contro la guerra, la Chiesa, la corrida, ecc. I suoi disegni presentano un tratto sicuro e semplice, vanno all'essenziale. Nel 1913, l'ottenimento di una borsa gli permette di viaggiare e di effettuare grandi pitture ad olio (ad esempio una Vista da Granada da Generalife).

Acin--Fraile.-Fray-Angelico-del-Nino-Jesus--1929-1930.JPGA Parigi, è in contatto con gli artisti d'avanguardia. È amico di Picasso, di Salvador Dalì e di Luis Buñuel, Pubblica diversi manifesti artistici. Desiderava porre l'arte al servizio di tutti. Nel 1928, il suo manifesto su Goya si oppone alle commemorazioni ufficiali.

Come scultore, realizza il monumento delle Pajaritas (uccellini di carta) che è oggi uno dei simboli della città di Huesca. Espone a Madrid nel 1931 delle sculture espressive in lamine di metallo ritagliate (la Danzatrice, il Garrotato), che riscuotono un grande successo.

Influenzato dal surrealismo, realizza diversi collage.

Acin--Alquezar--1916.JPGAvendo vinto una grande somma alla lotteria, produrrà il film di Buñuel Terra senza pane - "Las Hurdes" [1] e viaggia per questo motivo con lui in Estremadura. Infine, si interessa alle arti e tradizioni popolari: colleziona degli oggetti antichi in vista della creazione di un museo.

Acin--Feria-de-Ayerbe--1921-1922.JPGAbbiamo come bandiera l'amore e la cultura, il culto della fraternità e della libertà, scriveva Ramon Acin alla fine di uno dei suoi manifesti. I franchisti hanno distrutto o nascosto una parte delle sue sculture. La sua opera e le sue idee ne fanno uno degli artisti importanti del XX secolo. Delle esposizioni gli hanno reso omaggio durante gli anni 80 a Huesca e a Barcellona.

 

Acin--tomba.jpg Tomba di Ramon Acin

 

Felip Equy

 

 [Traduzione di Ario Libert] 

 

NOTE

 

[1] Essai de géographie humaine [Saggio di geografia umana], presentato per la prima volta a Madrid nel 1933, da Luis Buñuel, che ne leggeva il commento al microfono (la copia originale essendo muta), e, in sottofondo dischi di Brahms, questo "saggio cinematografico di geografia umana" provocò un grande scandalo. Esso fu vietato sino al 1937 dal governo repubblicano, che gli rimproverava di mostrare un'immagine miserabile della Spagna, Nel 1936, la guerra avendo portato la Spagna sul proscenio, Buñuel, che si trovava a Parigi, poté infine trovare un distributore. Il film, sonorizzato in inglese ed in francese, fu allora diffuso nel mondo intero con il commento finale del regista, che spiega in dettaglio le ragioni di questo terribile stato della popolazione, che, secondo lui, non deve nulla al caso.

 

 

LINK al post originale:

Ramon Acin 

 

LINK ad uno straordinario video su Acin in You Tube:  

Repost 0
Published by Ario Libert - in Profili libertari
scrivi un commento
19 giugno 2010 6 19 /06 /giugno /2010 06:00

  La Spagna e il donchisciottismo

 

Cervantes, libro 1946

 

 di Albert Camus

 

DonChisciotte--Frontespizio--Dore.jpgNel 1085, durante le guerre di riconquista, Alfonso VI, re attivo che ebbe cinque mogli di cui tre Francesi, prese la moschea di Toledo agli Arabi. Informato che questa vittoria era stata resa possibile da un tradimento, fece restituire la moschea ai suoi avversari, poi riconquistò con le armi Toledo e la Moschea. La tradizione spagnola brulica di tratti simili che non sono soltanto tratti d'onore, ma, più significativamente, delle testimonianze sulla follia dell'onore.

DonChisciotte--Madrid.jpgAll'altra estremità della storia spagnola, Unamuno, davanti a chi deplorava i deboli contributi della Spagna alla ricerca scientifica, ebbe questa risposta incredibile di sdegno e di umiltà: "Spetta a loro inventare". Loro erano le altre nazioni. In quanto alla Spagna, aveva la sua scoperta propria che, senza tradire Unamuno, possiamo chiamare la follia dell'immortalità.

DonChisciotte--Picasso.jpgIn questi due esempi, tanto nel re guerriero quanto nel filosofo tragico, incontriamo allo stato puro il genio paradossale della Spagna. E non è strano che all'apogeo della sua storia, questo genio paradossale si sia incarnato in un'opera essa stessa ironica, di un'ambiguità categorica, che doveva diventare il vangelo della Spagna e, con un paradosso supplementare, il più grande libro di un'Europa eppure intossicata dal suo razionalismo.

DonChisciotte--Daumier.jpgLa rinuncia sdegnosa e leale alla vittoria rubata, il rifiuto testardo delle realtà del secolo, l'inattualità infine, eretta in filosofia, hanno trovato in Don Chisciotte un ridicolo e reale portaparola. Ma è importante notare che questi rifiuti non sono passivi. Don Chisciotte si batte e non si rassegna mai. "Ingegnoso e temibile", secondo la vecchia traduzione francese, è il combattimento perpetuo. Questa inattualità è dunque attiva, essa stringe senza tregua il secolo che rifiuta e lascia su di esso i suoi segni. Un rifiuto che è il contrario di una rinuncia, un onore che si inginocchia davanti all'umiltà, una carità che prende le armi, ecco ciò che Cervantes ha incarnato nel suo personaggio deridendolo con una derisione essa stessa ambigua, quella di Molière nei confronti dell'Alceste, e che persuade meglio di una predica esaltata. Perché è vero che Don Chisciotte fallisce nel secolo ed i valetti lo beffano. Tuttavia, quando Sancho governa la sua isola, con il successo che sappiamo, lo fa ricordandosi dei precetti del suo maestro di cui i due più grandi sono d'onore: "Fai gloria, Sancho, dell'umiltà del tuo lignaggio; quando si vedrà che non te ne vergogni, nessuno penserà di fartene vergognare"; e di carità: "...Che quando le opinioni saranno in equilibrio, che si ricorra piuttosto alla misericordia".

DonChisciotte--Dali.jpgNessuno negherà che queste parole d'onore e di misericordia hanno oggi un aspetto patibolare. Si sospetta di esse nelle botteghe di ieri; e, in quanto ai carnefici di domani, abbiamo potuto leggere sotto la penna di un poeta di servizio un bel processo del Don Chisciotte considerato come un manuale dell'idealismo reazionario. In verità, quest'inattualità non ha smesso di crescere e siamo giunti oggi al vertice del paradosso spagnolo, a quel momento in cui Don Chisciotte è gettato in prigione e la sua Spagna fuori di Spagna.

DonChisciotte--Puerto-Lapice.jpgCerto, tutti gli Spagnoli possono richiamarsi a Cervantes. Ma nessuna tirannia non ha mai potuto reclamarsi al suo genio. La tirannia mutila e semplifica ciò che il genio riunisce nella complessità. In materia di paradosso, preferisce Bouvard e Pecuchet a Don Chisciotte che, dopo tre secoli, non ha smesso anche lui do essere esiliato tra noi. Ma quest'esilio, per lui solo, è una patria che rivendichiamo come nostra.

DonChisciotte--da-Lost-in-la-Mancha.jpgCelebriamo dunque, questa mattina, trecentocinquanta anni di inattualità. E li celebriamo con quella parte della Spagna che, agli occhi dei potenti e degli strateghi, è inattuale. L'ironia della vita e la fedeltà degli uomini hanno fatto sì che questo solenne anniversario sia posto tra noi nello spirito stesso del chisciottismo. Esso riunisce, nelle catacombe dell'esilio, i veri fedeli della religione di Don Chisciotte. È un atto di fede in colui che Unamuno chiamava già Nostro Signore Don Chisciotte, patrono dei perseguitati e degli umili, egli stesso perseguitato nel regno dei mercanti e delle polizie. Coloro che, come me, condividono da sempre questa fede, e che non hanno anche nessuna altra religione, sanno d'altronde che essa è una speranza allo stesso tempo che una certezza. La certezza che ad un certo grado di ostinazione la sconfitta culmina in vittoria, la sfortuna arde con gioia e che l'inattualità stessa, mantenuta e spinta al suo termine, finisce con il diventare attualità.

Ma per questo bisogna andare sino in fondo, bisogna che Don Chisciotte, come nel sogno del filosofo spagnolo, scenda sino agli inferi per aprire le porte agli ultimi degli infelici. Allora, forse, in quel giorno in cui secondo le commoventi parole del Chisciotte "la vanga e la zappa si accorderanno con l'errante cavalleria", i perseguitati e gli esiliati saranno infine riuniti ed il sogno emaciato e febbrile della vita trasfigurato in questa realtà ultima che Cervantes ed il suo popolo hanno inventato e ci hanno trasmesso in eredità affinché la difendessimo, inesauribilmente, sino a quando la storia e gli uomini si decidano a riconoscerla e salutarla.

 

DonChisciotte--Mulini-di-La-Mancha.jpg

 

Albert Camus

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK al post originale:

L'Espagne e le Donquichottisme

 

LINK pertinente:

Morvan Lebesque, Albert Camus e il teatro

Repost 0
Published by Ario Libert - in Scrittori libertari
scrivi un commento
12 giugno 2010 6 12 /06 /giugno /2010 06:00

Federica-Montseny.jpgPresentiamo un simpatico breve saggio, scritto dall'anarchica Federica Montseny, che fu anche ministro alla Sanità nel governo Largo Caballero, prima donna ministro in assoluto nella storia della Spagna. Si tratta di un testo tratto dal secondo tomo di un'opera che raccoglieva i manifesti di propaganda sia della rivoluzione in Spagna sia della resistenza in esilio al regime fascista di Franco, ed edito nel 2007 dalle Éditions Libertaires. Il primo tomo era uscito nel 2005. Alcuni scritti di Camus, Nos Frères d’Espagne (1944)  e di Breton (1952) e che presto tradurremo per La Tradizione Libertaria,  erano anch'essi raccolti nel volume in questione.

 

 

    

Proiezione permanente di Cervantes, attraverso i secoli

 

 

Cervantes--02.jpg

 

 

di Federica Montseny

 

Tra il 1944 ed il 1960, numerose illustrazioni libertarie (ed antifranchiste) rappresentano il Don Chisciotte (spesso senza Sancho Pança).  Questa iconografia è disorientante per via dell'immagine di questo cavaliere che lotta invano contro dei mulini a vento che è per lo meno ambigua. È Don Chisciotte o il suo autore Cervantes che gli antifranchisti valorizzano?

 È stato detto che soltanto due libri tradotti in quasi tutte le lingue del mondo, studiati e trasmessi di generazione in generazione avevano raggiunto l'immortalità: la Bibbia e L'ingegnoso Hidalgo Don Chisciotte della Mancia. È quasi inconcepibile che Don Chisciotte, considerato ai suoi tempi come un semplice libro della cavalleria errante, possa essere diventato il "best seller" costante che conosciamo.

 Se sin dalla sua apparizione, la Bibbia voleva essere, ed è stata, in un certo senso, la spiegazione delle origini dell'Uomo, della preistoria e della storia, Don Chisciotte, questo capolavoro fondamentale del pensiero di Cervantes, è stato e rimane, lo spirito dell'avventura, della lotta per la giustizia e dell'esaltazione della persona umana.

Se, in alcuni capitoli, il Don Chisciotte presenta delle caratteristiche un po' rozze se presenta anche l'immagine dell'uomo illuminato dalle creazioni del suo spirito, l'insieme non ne costituisce non di meno il simbolo delle lotte, delle trasformazioni e delle tragedie vissute da Cervantes e da tanti altri uomini, che sin dal Medioevo hanno, con il loro coraggio e la loro intelligenza, segnato l'irraggiamento dei secoli futuri.

Cervantes ha descritto molto spesso il suo eroe con forme ridicole; ad esempio, quando, egli entra in lizza per affrontare i mulini a vento che si profilano all'orizzonte e che egli attacca, convinto che si tratti di nemici particolarmente pericolosi. Tuttavia, accanto ai suoi aspetti comichi- tratteggiati comunque con maestria, per facilitare la pubblicazione della sua opera ed evitare di cadere nelle mani dell'Inquisizione- il Don Chisciotte costituisce una fonte inesauribile di riflessione filosofica; afferma il diritto all'indipendenza ed alla libertà. 

 

   CENIT 1952-Donquichotte

 Cenit, rivista di sociologia e letteraria, edita dalla CNT in esilio


Il pensiero di Don Chisciotte è allo stesso tempo sottile e profondo, benché, a tratti, esso, a momenti, ci sembri un po' folle. Il suo creatore ebbe la saggezza di aggiungergli- come un simbolo della prudenza e del buon senso popolare- l'inimitabile Sancho Panza. Sancho rappresenta il popolo che, a tentoni, cerca di conoscere la verità, la realtà delle cose, anche se, a volte, questa realtà lo trascina verso le fantasticherie eroiche  dell'ingegnoso Hidalgo! Molte verità che Don Chisciotte (Cervantes) non poteva affatto dire (e per validi motivi), le faceva dire a Sancho. Sono espressioni popolari, rozze, molto in accordo con lo schietto linguaggio del popolo dell'epoca.

La perspicacia di Cervantes ha dovuto essere profonda, e grande è dovuta essere la sua abilità affinché il suo capolavoro resistesse alla prova dei secoli e si facesse conoscere in tutto il mondo al punto da diventare un esempio di comportamento per gli uomini ed un modello per la cultura mondiale. Abbiamo pensato che il Calendario della SIA si sarebbe onorato arricchendosi della presenza di Cervantes ed evocando la sua opera, quell'opera costituente un elemento di base della conoscenza della letteratura spagnole e dello sviluppo del pensiero umano.

Facendo astrazione degli anacronismi che i secoli vi hanno portato, conviene conoscere questo libro, per meglio comprendere come si è creata la letteratura spagnola.

Cervantes è anche l'autore di una serie di racconti, pubblicati con il titolo di Novelle esemplari. Ognuna di queste novelle è un ritratto della vita dell'epoca, una presentazione delle idee del "mancese di Lepanto" ed una critica dei pregiudizi sociali e religiosi del suo tempo.

 

Cervantes, calendario SIA, 1963  Calendario SIA

 

 

Cervantes, pacifista per eccellenza, nemico della forza bruta incarnata dal potere politico-finanziario che, nel suo tempo, era accaparrato dai re ed i grandi di Spagna, affronta questo potere con le soli armi che sono le sue e che si rivelano essere temibili: la sua immaginazione e la sua intelligenza, esse si esprimono ammirevolmente, nei personaggi che ha creato.

La vita di Cervantes fu triste e ricca in miserie ed in preoccupazioni di ogni genere. Gli scrittori della sua generazione, considerati di grande valore, non degnavano nemmeno di leggere il suo capolavoro. Lo consideravano semplicemente come un volgare libro di cavalleria. Il che pregiudica il prestigio di Cervantes, poiché ad esempio, Calderon de la Barca e Lope de Vega (che, essi, conobbero la celebrità) non gli rivolsero che delle critiche malevoli. Nessuno può porre in dubbio il valore di La vita è sogno, di Calderon, in cui fermentano pensieri esemplari. Ma, di tutti i grandi scrittori spagnoli, non ve n'è che uno che ha dato prova di questa immensa immaginazione, sempre molto equilibrata, è Cervantes.

Crediamo che sarebbe mancato qualcosa di essenziale, alla storia del Calendario del SIA se Cervantes, il suo Don Chisciotte ed il suo Sancho Panza non avessero avuto il loro posto.

Ne siamo il riflesso, noi tutti, uomini e donne, che abbiamo faticato per vivere e lottare per la libertà, la dignità e la giustizia.

 

 

Federica Montseny

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

Affiches.jpg

Testo tratto da: "Les affiches des combattant-e-s de la Liberté 1936 - 1975", [I manifesti dei combattenti e delle combattenti della libertà 1936-1975], 2007, Tomo 2.


LINK al post originale:

 Don Quichotte ou Cervantès icône de la lutte contre la dictature franquiste?

Repost 0
9 giugno 2010 3 09 /06 /giugno /2010 06:00

S.I.A.

Solidarité Internationale Antifasciste 1936-1939

  

S.I.A. è un'organizzazione incaricata di organizzare la solidarietà con la lotta in Spagna, poi l'accoglimento ed il sostegno ai rifugiati. 

 

S.I.A.--01.jpg

 Cartoline postali a beneficio dei prigionieri

 

   

   S.I.A.--02.jpg

Libertà per i prigionieri antifascisti, SIA li aiuta.

 

Di quali prigionieri si tratta? molto certamente di quelli e quelle che furono arrestati dalle brigate speciali del partito comunista e della ceka. Queste prigioni spesso "clandestine" furono chiamate dagli antifascisti le ceka!

 

   S.I.A., 03

Manifesto edito dalla SIA "Francia".

 

  

 

  S.I.A.--04.jpg

 

 

   

  S.I.A.--Badiavilato--1945--05.jpg

 SIA aiuta le vittime del fascismo 

  

 

 S.I.A.--06.jpg I camion inviati dai compagni francesi arrivano a Barcellona.

 

 

 

S.I.A.--07.jpg

 

 

  

 

S.I.A.--08.jpg

 

 

 

 

S.I.A.--09.jpg

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK:

S.I.A. Solidarité Internationale Antifasciste 1936 - 1939

Repost 0

Presentazione

  • : La Tradizione Libertaria
  • La Tradizione Libertaria
  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
  • Contatti

Link