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8 luglio 2011 5 08 /07 /luglio /2011 07:00
Sul futuro delle teorie critiche
Francoforte--Istituto-di-ricerca-sociale.jpg

 Proposte eretiche per farla finita con la doxa

Jan Spurk*

Guardare la società, da cui proviene il pericolo d'affondamento, negli occhi, è questo che caratterizza oggi il soggetto autodeterminato e minacciato. Tuttavia, la speranza dipende dalla sopravvivenza di questo soggetto.

 Max Horkheimer

 

Scuola di FrancofortePorsi la questione del futuro delle teorie critiche in un articolo della revue internationale de théorie critique potrebbe somigliare ad un semplice esercizio stile retorico ed all'appello indiretto alla difesa della doxa della Teoria critica. Quindi, in quest'articolo, non si tratta affatto di effettuare la dimostrazione dell'infallibilità delle analisi della Scuola di Francoforte [1], una volta depurate dalle interpretazioni deformanti. Come tutte le correnti di pensiero importanti, la Scuola di Francoforte non è stata risparmiata da queste interpretazioni. Tutti coloro che si sono chinati sugli scritti della Scuola di Francoforte e sulle loro interpretazioni hanno potuto constatarlo. Lo ristabilimento delle argomentazioni così come gli autori le avevano sviluppate, rileva dell'onestà intellettuale, ma nessuno può dedurne un argomento (d'autorità) che ci permetterebbe di constatare la loro pertinenza intellettuale per la comprensione della società d'oggi. 

Le carl gruenbergnostre questioni vertono, tra l'altro, sull'eredità della Scuola di Francoforte. Ereditare non significa difendere degli scritti canonici, ma avere un'azione creativa. Innanzitutto, si deve voler ereditare ed accettare quest'eredità. È un atto cosciente e volontario. E poi, l'eredità è sempre selettiva, vale a dire che, senza cadere nella trappola dell'eclettismo, ci appropriamo in modo argomentato di una parte di queste teorie che trattano di altre società e di altre epoche, per impiegarle nell'analisi della nostra società di oggi. In questo modo così, superiamo queste teorie.

Francoforte--Zeitschrift--1939.jpgIn questo articolo, proponiamo alcuni punti di riferimento per il loro possibile superamento, nella preoccupazione di comprendere meglio la nostra società che appare, tanto all'analista quanto agli altri soggetti, sempre più come opaca, non padroneggiabile e insuperabile. Presenteremo l'abbozzo di una posizione che permette di inscriversi nella tradizione delle teorie critiche- cioè di accettare quest'eredità- per contribuire alla comprensione della nostra società, senza farsi custodi del "Tempio di Francoforte", ma criticando questa procedura critica e aprendola verso una prospettiva fenomenologica.

 Ciò potrebbe sorprendere, il che dovrebbe stupire i difensori della doxa francofortese.

 Così si tratta in questo articolo:

 1. di abbozzare, sull'esempio della Scuola di Francoforte, l'opinione dominante Max Horkheimer nel campo intellettuale concernente le teorie critiche, così come alcuni elementi essenziali dl suo programma;

 2. di precisare ciò che intendiamo con "criticare";

 3. di evidenziare alcuni elementi chiave dell'eredita dei Lumi:

 4. di situare le teorie critiche nella società attuale;

 5. infine, di proporre dei punti di riferimento per lo sviluppo delle teorie critiche sotto forma di sei tesi.

 Le teorie critiche: delle teorie "in cattivo stato"? 

Prima-Settimana-di-Lavoro-Marxista--Pollock--Lukacs--Weil--.jpg

Prima settimana di lavoro marxista, 1923

Quando Adorno pubblica nel 1951 il suo Minima Moralia, gli dà come sottotitolo programmatico Reflexionen aus dem beschädigten Leben. La traduzione Meditazioni della vita offesa non rende conto della procedura profondamente critica che Adorno annuncia perché, benché i suoi aforismi non siano che eccezionalmente  allegri, non presenta affatto delle riflessioni più o meno rassegnate "sulla" [2] sua vita di ricercatore e di intellettuale nella società del XX secolo, una specie di meditazione sulla sua vita. Adorno riflette a partire dalla sua vita, cioè a partire dalla sua esistenza individuale e singolare in seno ad una società concreta, su se stesso, sugli altri e sulla società, per meglio comprenderli e per tentare di superarli. La parola aus, indica questo punto di partenza ed, allo stesso tempo, mette avanti il suo sradicamento intellettuale di questa esistenza per andare verso altri futuri, futuri migliori, almeno nella sua immaginazione.  

Grosz--Ritratto-di-Felix-Weil--1923.jpg

   Geoges Grosz, Ritratto di Felix Weil, 1923

Adorno-levine.jpg.gifOggi, più di trenta anni dopo il dissolvimento della Scuola di Francoforte ed ispirandoci all'approccio di Adorno, dobbiamo domandarci se questa teoria, come le altre teorie critiche, non sia fallita, sfortunatamente e necessariamente, come tante altre imprese intellettuali impressionanti che volevano criticare la società per renderla intelligibile e affinché una società migliore potesse emergere. Se la risposta a questa domanda è positiva, si dovrebbero collocare i lavori della Scuola di Francoforte nella grande biblioteca della storia delle idee per farle uscire di tanto in tanto, come contributi per delle conversazioni accademico-mondane. Poco importa, l'analisi della società oggi potrebbe effettuare il suo cammino senza farsi carico di questo ingombrante bagaglio.

Walter_Benjamin_puppet.jpgInfatti, la ricezione abituale e frettolosa dei lavori della Scuola di Francoforte potrebbe rafforzare questa posizione. Non si tratta qui di impegnarsi in un dibattito sui numerosi lavori che non sono, certamente, né sempre di qualità eguale né sempre completamente convincenti [3]. La conclusione è quasi unanimamente che non manca né lo sforzo né l'immaginazione intellettuale. Tuttavia, lo sviluppo di quest'approccio conduce rapidamente ad una conclusione sobria, forse anche rassegnata: il superamento della società capitalista non è più possibile perché non è più pensabile. Secondo questa interpretazione della Teoria critica, è nei lavori più importanti della Scuola di Francoforte che possiamo trovare questa posizione alla quale si aderisce facilmente. Ne rimane una posizione leggermente postmoderna (dunque di moda), dominata dall'estetismo un po' eccentrico che si attribuisce ad Adorno ed eventualmente a Walter Benjamin. I loro lavori filosofici, politici e sociologici sono ignorati.

La ragione principale di questa conclusione risiede nel fatto che nel corso del XX secolo la ragione strumentale si è stabilita in un modo più o meno barbaro, ma assolutamente dominante. Essa rende possibile la riproduzione senza fine del capitale, benché dei conflitti e delle sofferenze persistano in seno alla società. Il dramma della costituzione sociale si è trasformata in una tragedia. Ciò si spiega con la congiuntura della logica del capitale e delle visioni del mondo dei soggetti nella ragione strumentale. Il capitalismo si riproduce perché i soggetti lo vogliono e lo vogliono perché il capitalismo impone loro la sua logica. Per trovare gli argomenti che rafforzano questa posizione, possiamo infatti riferirci a dei lavori importanti della Scuola di Francoforte come lo Stato autoritario, Eclissi della ragione, la Dialettica dell'illuminismo, la Dialettica negativa, senza dimenticare i diversi lavori sull'industria culturale, ma anche gli studi sul carattere sociale (particolarmente gli studi su La personalità autoritaria), per non citarne che alcuni. Gli studi sul carattere sociale mostrano soprattutto che il capitalismo si è profondamente inscritto nei soggetti ed i soggetti nel capitalismo. È diventato una "seconda natura", per servirsi di questa espressione così corrente nei testi della Scuola di Francoforte [4].

In breve, il soggetto trascendente è sparito in questo modo, perché la ragione strumentale domina così profondamente che gli individui non vogliono e non possono più pensare il superamento di una società data. Poiché non c'è né determinismo che porta all'affondamento del capitale [5] né istanza divina [6] che potrebbe porre fine al capitalismo, non c'è più fine prestabilita a questo rapporto sociale, che esso piaccia oppure non. Benché le sue forme possono variare molto, uno dei risultati della storia del capitalismo è l'impossibilità del suo superamento.

Eppure, se questi argomenti possono sembrare pertinenti, ci sembra che questa interpretazione delle analisi della Scuola di Francoforte è non soltanto esagerata, ma in fin dei conti falsa. Innanzitutto, dovremmo chiederci se queste interpretazioni corrispondono veramente alle opere dei principali autori della Scuola di Francoforte. Naturalmente, ciò non è possibile nel quadro di un breve saggio e per di più non è il nostro soggetto. Infine, ciò che ci importa molto di più, è il fatto che queste interpretazioni esprimono più le visioni del mondo di coloro che tengono a questi discorsi che le posizioni dei "Francofortesi", Infatti, gli autori della Scuola di Francoforte si sforzano, spesso drammaticamente e sempre radicalmente, di comprendere e di spiegare perché il capitalismo può riprodursi e fiorire dopo l'affondamento della società borghese durante il fascismo in Europa. Essi mostrano che, nel corso della sua storia, il capitalismo cambia molto e che diventa sempre più incriticato e sempre più difficilmente criticabile, senza che esso sia tuttavia capace di risolvere le mancanze e le sofferenze degli individui. Questi sforzi intellettuali non sono da confondersi  con la constatazione positiva dell'impossibilità del suo superamento. Se, secondo la formula ben nota, essere radicale vuol dire andare sino alle radici delle cose, la Scuola di Francoforte sviluppa delle analisi radicali della costituzione economica che nel campo culturale, si è imposta la stessa logica che domina anche le strutture psichiche degli individui.

sartre1.gifQueste posizioni hanno sempre turbato la sinistra benpensante e la turbano ancora oggi. Per essa, coloro che difendono questo genere di critica del capitalismo sono dei traditori, perché si servono in apparenza della critica per dimostrare l'impossibilità di superare il capitalismo verso una società più eguale e più libera. Eppure, l'analisi prudente, cioè scettica, del potenziale del superamento da una parte, e, dall'altra, della forza e della sottigliezza della ricostruzione del capitalismo non ha mai condotto gli autori della Scuola di Francoforte, alla conclusione  dell'impossibilità di superare il capitalismo. Qualificare i critici di tradimento? In un certo senso, ciò è assolutamente corretto perché, secondo la nozione sartriana il traditore supera coscientemente la sua situazione, rompe con il suo destino con degli atti coscienti; si costituisce come soggetto cosciente. "Ha rotto il silenzio, rifiutato di assumere gli atti dell'intruso che si faceva passare per lui, di dire: io. Di colpo, eccoli nudi, gli Altri... scopriamo i nostri occupanti, è tutto" (Sartre, 1958), Più precisamente, i traditori sono "... quei tipi che hanno la testa piena di parole, che analizzano tutto, che vogliono sempre sapere il perché ed il come, uno spirito critico e distruttore; uno sporco intellettuale, in una parola... sono uno di loro, anch'io" (Sartre, 1958). Infine, lo si è visto ad esempio in Minima Moralia di Adorno, il critico parla di sé stesso come soggetto situato nella sua epoca ed in una società particolare. Così il traditore che "... nell'istante stesso in cui può infine dire faccio questo, ne sono responsabile, [...] si accorge che si rivolge a noi" (Sartre, 1958).

Hegel.pngCriticare

Naturalmente, il pensiero critico della società non è emerso con le teorie critiche del XX secolo. Essa fa parte della lunga tradizione della cultura europea. Al più tardi dalla polis, nel corso della storia dell'Europa, abbiamo sempre conosciuto delle costellazioni sociali nelle quali lo stato della società, il suo passato ed i suoi possibili futuri sono stati oggetto di riflessioni, di dibattiti, di confronti argomentativi e simbolici, così come di deliberazioni nello spazio pubblico. Vi si affrontano delle "opinioni" (Hegel) per afferrare e per comprendere la società nella quale vivono gli individui, per trovare le ragioni di questo stato della società, delle sue qualità e delle sue mancanze, per superare queste ultime e per far emergere una società migliore secondo dei criteri etici e morali, dibattuti pubblicamente. Questi dibattiti sono sempre stati condotti tra pari, e secondo delle regole socialmente stabilite. Tuttavia, questi dibattiti pubblici non sono necessariamente democratici, come spesso lo si suppone riferendosi alla polis, per esempio. Come sappiamo, le donne e la maggior parte degli uomini, così come gli stranieri, sono stati esclusi da questo dibattito. Più importante ancora, si tratta sempre di discorsi di dominio, perché la finalità di questi discorsi è di imporre una visione particolare della società e del suo futuro, sviluppata nel dibattito tra pari, alla totalità della città in questione. Questi discorsi sono anche pieni di violenza, almeno sul piano simbolico.

Tuttavia, anche se questi discorsi non sono mai stati egualitari e raramente ragionevoli, il potenziale di un discorso egualitario e ragionevole esiste, perché essi trattano del rapporto tra gli individui e la loro società così come dei criteri della costituzione di questo rapporto. Questi discorsi nello spazio pubblico possono essere critici nel senso in cui sottomettono ai dibattiti delle mancanze e delle sofferenze vissute dagli individui, essi cercano le ragioni per queste mancanze e queste sofferenze così come le possibilità del loro superamento. Vale a dire che, sulla base di una certa idea della società esistente, sviluppano l'idea di una società migliore. Questa società migliore non si instaura quasi naturalmente, si deve crearla con delle azioni coscienti. A meno si deve tentare di provarci, a rischio di produrre una vera "contro-finalità" (Sartre 1960), come l'hanno mostrato le rivoluzioni del XX secolo.

Questi discorsi critici si fondano sulla "negatività" (Hegel), cioè sulla coscienza che ogni fenomeno sociale, intellettuale o culturale esistente non si riduce ad il suo "essere-qui" (come si direbbe nella tradizione fenomenologica), è egualmente ciò che non è ancora. Detto altrimenti: in ogni fenomeno esiste anche il potenziale del suo superamento. Quindi, questo potenziale non è da confondersi con la fatalità del suo superamento. La stessa negatività è egualmente il filo rosso della costituzione del sociale, perché ciò che esiste oggi è il risultato del superamento del suo passato e reca al suo interno il potenziale di superarsi verso altri futuri. Questi futuri sono sempre aperti ed incerti; sono gli individui che li creano secondo i loro criteri, che -a loro volta- possono essere criticati. Infine, la negatività esiste anche all'interno degli individui. "È meglio conservata nella nozione della libertà individuale. È per questo che è oggi così attuale" (Horkheimer, 1951b, p. 19). Horkheimer precisa questa posizione quando scrive a proposito dell'individuo che "...la sua libertà, l'umano vero, consiste nella forza di non diventare stereotipo, ma di fare l'esperienza del nuovo, di voler ciò che non è ancora mai stato e ciò che esiste soltanto così come l'essere: l'altro" [Horkheimer 1951 a, p. 77].

FreudLa critica della società e delle idee si riferisce sempre ad una società concreta. È la società in seno alla quale vive la critica. D'altronde, la società "in sé" non esiste. È per questa ragione che la critica è una pratica sociale, è un contributo alla costituzione della società e, allo stesso tempo, è la vita cosciente che il critico conduce in seno alla società. In questo modo, ancorati nella società, il critico e la critica sono animate dal "malessere nella cultura" (Freud 1929), che li rende sensibili alle incrinature e alle rotture, così come alle manchevolezze ed alle sofferenze esistenti in questa società.

horkheimer-1930.jpgHorkheimer ha sintetizzato questa situazione del critico in una posizione di comprensione: "l'indignazione" (Horkheimer) che ingloba l'inscrizione del critico e della critica nella società che abbiamo appena indicato. "L'indignazione" di cui tratta Horkheimer corrisponde ampiamente all'impegno e ad "essere al corrente", che Sartre ha sviluppato a proposito dello scrittore, di cui egli dice "... che è "informato (dans le coup", qualunque cosa egli faccia... Poiché lo scrittore non ha alcun mezzo per evadere, vogliamo che abbraccia strettamente la sua epoca; essa è la sua unica opportunità: si è costituita per lui e lui si è costituito per essa... Non vogliamo perdere nulla del nostro tempo: forse ce ne sono di più belli; ma è il nostro; non abbiamo che questa vita da vivere... Lo scrittore è in situazione nella sua epoca: ogni parola a delle ripercussioni. Anche ogni silenzio" (Sartre 1945, pp. 11-13).

Le teorie critiche sono delle teorie impegnate, nel senso sartriano, perché conoscono la loro inscrizione nella società, esse si sanno situate; conoscono la loro responsabilità e non si confondono con l'impegno politico. Le teorie critiche interrogano in diversi modi le visioni del mondo individuali e la nozione di "coscienza necessariamente falsa" [7], tratta dalla Scuola di Francoforte, così come esse criticano le società in seno alle quali questa coscienza si costituisce e si sviluppa. Il superamento possibile esiste in seno alla società, il che esprime giustamente la nozione di negatività. Per quel che riguarda "la coscienza necessariamente falsa", si constata la stessa negatività, chiaramente espressa nell'espressione tedesca: notwendig falsches Bewusstsein (la coscienza necessariamente falsa), perché l'aggettivo Notwendig è utilizzato in senso hegeliano. Si deve intendere la parola Notwendigkeit (necessità) letteralmente come Not wenden: girare la miseria. Cioè si tratta di superare le mancanze e le sofferenze vissute dai soggetti. La coscienza è falsa perché non comprende l'oggettività della società; lo è necessariamente, innanzitutto perché vi sono delle ragioni che fanno si che essa sia così (Not). e in seguito perché essa può superarsi (wenden).

Questioni di metodi

henri_lefebvre.jpgPer capire allo stesso tempo, da una parte, l'aspetto socio-temporale della costituzione della società ed il legame sociale come dialettica tra individualizzazione e frammentazione e, dall'altra, la creazione della totalità sociale, possiamo riferirci a Sartre, ma anche alla Scuola di Francoforte. Il metodo "progressivo-regressivo" (Sartre 1960) che, d'altronde, deve molto ai lavori di Henri Lefebvre, permette di afferrare la dialettica tra l'individuo ed il campo sociale, in generale, e la serialità in particolare. Quindi, per non deviare dal nostro soggetto, ci piacerebbe insistere ulteriormente sul metodo critico della Scuola di Francoforte ed i suoi apporti per l'analisi della società di oggi. Infatti, già negli anni trenta, constatiamo due concezioni concorrenti e non compatibili in seno al gruppo di intellettuali che si è formato intorno all'Institut für Sozialforschung. La prima è molto nota.

È Horkheimer che l'ha sviluppata negli anni trenta, ad esempio nel suo corso inaugurale all'università di Francoforte, nel Programma di ricerca dell'Institut für Sozialforschung e nel celebre testo Teoria tradizionale e teoria critica. Negli stessi anni, Adorno abbozza un altro metodo, meno noto di quello horkheimeriano, ma che, in seguito, ha guidato le ricerche dell'Istituto, soprattutto i suoi lavori sociologici. In fondo, si tratta di una differenza metodologica profonda che, in un primo tempo, si articola come una questione vertente sul rapporto tra le diverse discipline scientifiche, soprattutto sul rapporto tra la filosofia e la sociologia. Horkheimer difende una posizione molto convenzionale, una specie di interdisciplinarità sotto l'egida della filosofia sociale.

heidegger_nazi_Levine.gifAdorno riserva un posto molto più importante alla sociologia, senza per questo scivolare verso una semplice gerarchizzazione delle discipline accademiche. Per caratterizzare i sociologi, si serve di un'immagine ripresa a Heidegger. Essi sono degli "arrampicatori di facciate". Ciò sta a significare che i sociologi scalano le facciate molto sconnesse, sia della società borghese sia della filosofia, per salvare delle parti, dei segmenti e dei frammenti particolarmente preziosi delle facciate della società e delle analisi tradizionali di questa società. Adorno chiama gli oggetti messi al riparo in questo modo le "figure enigmatiche". Le loro analisi e le analisi dei frammenti mostrano il legame, empiricamente non afferrabile ma realmente esistente, tra i diversi frammenti. Nei suoi ultimi scritti, Adorno precisa la sua posizione con l'introduzione dello "sguardo micrologico", portato portato con ciò che il giovane Horkheimer chiama "l'indignazione". Lo sguardo micrologico si posa sui frammenti, i dettagli, sul singolare ed il quotidiano, che non si deve confondere con la banalità che, grazie all'industria culturale, ha invaso la nostra vita.

In questo modo, essi contribuiscono in un modo frammentario alla comprensione di una società frammentata e "lacerata". Adorno perora per una "comunicazione dialettica" tra le diverse discipline accademiche stabilite, nella quale la sociologia ha un ruolo particolarmente importante da svolgere, perché ha accesso alla fatticità (cioè la "facciata") che è sbarrata alla filosofia, sulla quale Horkheimer conta particolarmente. Se quest'ultimo propone una lega delle discipline scientifiche, Adorno vuole pensare e comprendere il sociale, le idee e le teorie sulla base dello stato dell'oggetto dell'analisi. Si tratta di un oggetto frammentato, esploso, segmentato e astrattamente legato. Per comprenderlo, dobbiamo superare le discipline stabilite e non federarle. Schematicamente parlando, per comprendere i tratti più essenziali della società, possiamo appoggiarci sulla tradizione sociologica; per comprendere gli individui, sulla psicanalisi e per comprendere le idee, sulla tradizione filosofica.

Eredità concettuale dei Lumi

kant_pupazzo.gifL'ambizione condivisa dalle teorie critiche di criticare sia le visioni del mondo quanto le teorie e la società poggia su una lunga tradizione che si estende almeno sino alla filosofia classica tedesca, passando per Marx.

L'importanza della ragione nelle argomentazioni delle teorie critiche li lega senz'alcun dubbio ai Lumi in generale ed alla loro variante tedesca, l'Aufklärung, in particolare. Secondo questa tradizione , la ragione è, o dovrebbe essere, il criterio strutturante dei dibattiti negli spazi pubblici. Negli spazi pubblici di cui tratta l'Aufklärung, come abbiamo visto, la critica esiste come un pensiero e come discorso pubblici e ragionevoli. Fa parte della costituzione della società. All'orizzonte di questa concezione dello spazio pubblico e della critica, si riconosce facilmente il progetto dell'Aufklärung difeso da Kant.

Come è risaputo, per Kant, l'Aufklärung è il mezzo per emanciparsi da uno "stato di minorità" (selbstverschuldete Unmündigkeit), [Kant 1784]. Conserviamo soltanto ora di quest'argomentazione di Kant che coloro che non vivono in modo autonomo lo fanno per incapacità intellettuale. Ora, non si tratta di una fatalità: questi soggetti, per la maggior parte, vogliono questa vita "sotto tutela" fondata, in gran parte, sulla loro imperizia. Quindi, la liberazione non è da confondere con la generalizzazione del sapere. Essa dipende dalla volontà dei soggetti. È per questo che l'uomo può liberarsi dal suo stato di minorità, se lo vuole. L'Aufklärun, secondo Kant, si impegna per l'autonomia, e cioè il giudizio ragionevole di ognuno, e si volge contro tutte le forme di eteronomia.

Inoltre, per Kant, la critica include anche sempre l'autocritica dei critici e della critica. Infine, l'Aufklärung e la critica non sono positive; esse sono dei progetti, come Kant scrive nella sua Critica della ragion pura. Sono dei progetti della libertà contro l'eteronomia e la strumentalizzazione di chi si serve pubblicamente della ragione. È per questo che le democrazie, per quanto imperfette esse siano, sono così preziose per le teorie critiche. In questa tradizione, Adorno e Horkheimer constatano, in Dialettica dell'illuminismo che "è il male, e non il bene, ad essere l'oggetto della teoria [critica]... il suo elemento è la libertà; il suo soggetto è l'oppressione"  (Adorno/Horkheimer 1947, p. 258).

Adorno--horkheimer--habermas.pngAdorno e Horkheimer sviluppano anche, nel libro appena citato, che l'Aufklärung non si è soltanto indebolita e degradata, essa si è pervertita. Ora, ciò non significa che l'eredità dei Lumi sia diventata caduca, ma che essa è da superare. La Scuola di Francoforte, ad esempio, si è sforzata di elaborare il suo superamento sul piano teorico. È per questo che la "trascendenza" (Kant) o la "negatività" (Hegel), ad esempio, rimangono delle nozioni chiave dell'analisi del sociale, almeno nell'analisi critica delle mancanze. Allo stesso modo, si devono considerare le nozioni di spazio pubblico, di ragione, così come di ragionamento ragionevole e pubblico.

Le analisi della Scuola di Francoforte sono animate dal progetto di capire perché e come il capitalismo, che è, - come si sa dalle analisi di Marx- un legame sociale, si riproduce, e di scrutare le possibilità del suo superamento. Per farlo, i "Francofortesi" non superano soltanto la filosofia (tedesca) classica, ma anche la teoria di Marx.

I loro lavori rappresentano degli sforzi di analisi della società e dell'epoca in mezzo a cui hanno vissuto, a metà tra la Germania e gli Stati Uniti, direttamente coinvolti dall'affondamento della società borghese e l'ascesa del fascismo in Germania, così come dal capitalismo rigoglioso negli Stati Uniti e dallo sviluppo politico e sociale in Germania l’Institut für Sozialforschung è profondamente segnato dalla loro emigrazione forzata e dal loro ritorno in Germania alla fine degli anni quaranta. Per gli autori della Scuola di Francoforte (e non soltanto per essi), la Germania è stata al contempo la società borghese più sviluppata e più selvaggiamente distrutta dal fascismo, modernizzata dal fascismo (sul piano economico e tecnico) e ricostruita su questa base durante gli anni 50 e 60 del XX secolo.

impianti_IG_Farben_a_Auschwitz.jpg

La ricostruzione si è appoggiata sia sulla struttura economica e tecnica ereditata dal fascismo che sull'eredità comunitaria. Dopo aver atomizzato la classe operaia, e posto da parte la borghesia tradizionale, il fascismo tedesco ha creato anche delle strutture comunitarie, "la comunità del popolo", che - mutatis mutandis - serviranno da base sociale per la ricostruzione della Germania negli anni 50 e 60. Ciò è stato possibile perché, come si sa, la fine del fascismo in Germania si è imposta con la sconfitta militare. Non c'è stato sollevamento contro questo regime. Per di più, questo passato è stato rapidamente rimosso, come dimostrano i lavoro della Scuola di Francoforte degli anni 50 e 60.

Dresda bombardata

In compenso, negli anni 40, il capitalismo si è sviluppato negli Stati Uniti con una dinamica sino ad oggi sconosciuta, senza che il paese abbia conosciuto una società borghese nel senso europeo della parola. Per di più, questo capitalismo è vittorioso e dominante. È più avanzato ed è anche la potenza che ha vinto il fascismo in Europa e soprattutto in Germania. È per questo che questo capitalismo è il modello dello sviluppo in Europa: non soltanto la sua dinamica economica è enorme, ma è una società senza classi sociali costituite, una società frammentata, segmentata e molto individualizzata che dispone di un'integrazione sociale molto elevata. L'industria culturale vi è sbocciata ed il carattere sociale degli individui corrisponde in generale a questo capitalismo.

cultureindustry.jpg

Dalla fine della società borghese all'individualismo seriale

"Nsartre_marx_levine.pngella società attuale, l'uomo si trasforma in un macchina per sopravvivere. In questo caso ideale, per sopravvivere, egli ha sempre delle reazioni adeguate. Il processo di adattamento è oramai voluto e, perciò, totale" (Horkheimer 1946, p. 108). Questo adattamento riguarda dunque sia il modo di vivere che il modo di pensare o di percepire, per non citare che qualche esempio.

sartre_levine.gifAbbiamo a che fare con una profonda alienazione che invade non soltanto il lavoro, ma anche le altre sfere della vita, il pensiero ed i sentimenti. Il feticismo (in senso marxiano) si sviluppa nello stesso modo in seno alla società [8]. La negatività non per questo sparisce. È più o meno soffocata in un insieme di ersatz della vita compiuta dal consumo, l'industria culturale, ecc., ma ci sono delle irruzioni della volontà di superare la società data che prendono generalmente delle forme molto violente, perché "la forza della sua [volontà di superamento] aggressività, del suo odio, risiede nel bisogno... la rarità si vive attraverso l'azione manichea e... l'etica si manifesta come imperativo distruttivo: bisogna distruggere il male... definire la violenza come struttura dell'azione umana sotto il regno del manicheismo e nel quadro della rarità... Questa violenza dell'Altro è una realtà oggettiva solo nella misura in cui essa esiste in tutti come motivazione universale della contro-violenza" (Sartre 1960, p. 245). Senza vera prospettiva, esse diventano facilmente puramente distruttive o autodistruttive.

Se ci si dedica alla storia dell'Europa, si constata che una serie di rotture separa le società analizzate dalla Scuola di Francoforte, o da Jean-Paul Sartre, dalla nostra. Per indicarne le più importanti: il declino degli Stati nazione nell'Europa dell'Est ed in Europa centrale, il declino delle classi sociali nell'Europa Occidentale e la fine del capitalismo comunitario in Germania occidentale- che hanno dato un colpo di frusta all'individualizzazione delle società- e la riunificazione tedesca, senza dimenticare l'enorme ondata di modernizzazione degli anni 80 e 90, così come della mercificazione e feticizzazione crescente dei rapporti sociali da quegli stessi anni.

sartre_levine2.pngCerto, le strutture sociali di un tempo sono profondamente disgregate, ma le nostre società non per questo sono atomizzate o anomiche. Lungi da ciò! Esse sono relativamente stabili, senza tuttavia essere risparmiate da certi conflitti e certe contestazioni. Questa stabilità si spiega con l'individualismo specifico che si è instaurato in Europa. Sicuramente, né l'individualismo né l'individualizzazione sono fenomeni nuovi nella storia, come lo si pretende spesso in sociologia. Essi sono vecchio almeno quanto il capitalismo. Ciò che è nuovo è la forma che l'individualismo ha assunto: quello dell'individualismo seriale.

Dopo il declino delle classi sociali e del capitalismo comunitario Europa Occidentale, così come dopo l'implosione dei regimi socialisti, a causa della loro incapacità di sviluppare un progetto di società, l'ondata modernista degli anni 80 e 90 sommerge il vecchio continente, sostenuta da attori dominanti del "mondo amministrato" (Adorno) e dall'industria culturale, dai decisori politici, economici e istituzionali. Questa ondata modernista incontra una certa adesione all'interno delle società europee perché le antiche strutture sociali erano ampiamente disgregate e perché non c'è alternativa a questa modernizzazione. Essa è l'ersatz di un progetto coscientemente, ragionevolmente e pubblicamente sviluppato.

Eppure, l'entusiasmo fortemente mediatizzato è rimasto limitato e, soprattutto, non ci sono stati movimenti sociali in favore di questa società. Questa modernizzazione si caratterizza per l'adattamento passivo dei soggetti imposti a questo progetto; esso è vissuto come una fatalità. In questo modo passivo, i soggetti hanno creato una dinamica sociale che essi non padroneggiano e di cui sono l'oggetto.

Infatti, da una parte, in modo evidente, questa società cambia molto rapidamente, sempre più velocemente e senza posa, ciò che da qualche anno è chiamato in sociologia semplicemente lo speeding up. Eppure, già negli anni sessanta, Adorno (1961) insiste sul fatto che il cambiamento rapido, spettacolare, permanente e scatenato della società è in fondo un modo di riprodurre la società senza che essa conosca un cambiamento profondo. Inoltre, questa società riproduce delle mancanze che assumono spesso delle forme drammatiche o anche tragiche: delle mancanze materiali, intellettuali e spirituali, vissute come stress, sofferenza e mancanza di senso. Poiché il superamento sembra oramai impossibile, non restano ai soggetti che degli atteggiamenti di adattamento o di fuga: delle fughe nell'iperconformismo, nel consumo, nella marginalità e nell'autodistruzione...

Da un'altra parte, non si deve sottovalutare, come è d'abitudine nella sinistra europea, che le rotture con le forme sociali tradizionali sono state anche delle rotture con delle forme di eteronomia molto pesanti e molto spesso soffocanti. Questo è stato il caso sia in Europa Occidentale sia in Europa Orientale e centrale. In compenso, questa rottura ha un risultato ambiguo: da una parte, sono spariti gli stampi stretti e rigidi della vita sociale in cui i soggetti dovevano essere fusi. Questi stampi erano restrittivi, ma anche rassicuranti e sicuri, perché i punti di riferimento delle biografie e della vita quotidiana erano chiaramente designati [9]. Non si può ridurli al semplice "métro-boulot-dodo"**. I cicli di vita preformate, le carriere professionali spesso modeste, ma chiare e affidabili, i valori e le norme, così come il senso di questa vita, ben stabilite per i soggetti, sono alcuni esempi che illustrano la serenità, l'affidabilità e la sicurezza che questo "stampo" emanavano per i soggetti, benché esso sia stato vissuto su di uno sfondo di oppressione (perché ci si deve conformare allo stampo) e di noia (lo stampo è sempre lo stesso). Questo stampo, già molto incrinato, cade in mille pezzi sotto i colpi della modernizzazione degli anni 80 e 90.

Eppure, il declino delle vecchie strutture sociali non ha liberato i soggetti, perché- lo si è visto- quest'ultimi sono rimasti gli oggetti di questo cambiamento sociale e perché non si può che liberare che se stessi. L'affondamento dei loro punti di riferimento stabili ed affidabili non essendo dovuti a degli atti di liberazione, i soggetti si trovano di nuovo soli, abbandonati (in senso sartriano) e nella posizione di oggetti della storia, che si fa sulle loro spalle. Perciò, senza essere libero, la loro libertà di scelta tra alternative "prefabbricate" (Sartre) si è enormemente allargata. 

sartre-levine3.jpgCiò è spesso vissuto in modo felice e come libertà. Eppure, come i soggetti sono sottoposti a delle costrizioni che essi non conoscono né padroneggiano, la loro esistenza appare loro di nuovo come una specie di fatalità, senza che essi abbiano ritrovato la calma e la sicurezza di un tempo, a causa dello speeding up permanente. Non si considerano come i creatori del legame sociale, ma come legati da forze estranee ad essi. Di conseguenza, essi si situano all'esterno della società. Accettano numerosi inconvenienti e soffrono enormemente, ma vivono ed apprezzano molto gli aspetti divertenti della loro nuova situazione. L'industria culturale si sforza di presentare loro con molto successo questi aspetti come la vera vita e la libertà. Ora, essi non sono i padroni di queste felicità che si impongono ad essi come le belle giornate d'autunno: allegre, rare, imprevedibili e non padroneggiabili. In questo modo si è instaurata una nuova "serialità" (Sartre 1960): i soggetti sono legati dall'esteriorità; essi agiscono dentro e, di volta in volta, contro l'ordine sociale stabilito per, alla fine, ricostituirlo. È questo che li caratterizza come degli "esseri pratico-inerti" (Sartre 1960). Infine, poiché come essi sono rimasti ciò che essi erano sotto il vecchio ordine sociale, degli oggetti, la loro vita attuale appare loro come il prolungamento quasi meccanico del loro passato.

Così come l'individualismo, la serialità non è un fenomeno nuovo. Ad esempio, Sartre (1960) aveva già analizzato in modo convincente la costituzione della società francese in generale e della classe operaia in Francia in particolare come un processo di serializzazione. Ciò che è nuovo, è la congiunzione, da una parte, dell'individualismo e della serialità in una società dominata dalla mercificazione, dal feticismo, e, dall'altra, dall'industria culturale e dalla "amministrazione" che domina il "mondo amministrato" (Adorno).

Ciò spiega perché le nostre società sono alla volta profondamente individualizzate, frammentate e stabili. Esse si fermano e diventano dei "sistemi", in senso sartriano. "Un sistema, è un uomo alienato che vuole superare la sua alienazione e si impiglia in parole alienate. È una presa di coscienza che si trova deviata dai suoi propri strumenti e che la cultura trasforma in Weltanschauung particolare. Ed è allo stesso tempo una lotta del pensiero contro i suoi strumenti sociali, uno sforzo per dirigerli, per vuotarli del loro troppo-pieno, per aiutarli a non esprimere che essa... bisogna considerare l'idea come l'oggettivazione dell'uomo concreto e come sua alienazione: è essa stessa esteriorizzantesi nella materialità del linguaggio" (Sartre 1960, p. 92). È per questo che si deve analizzare i significati soggettivi ed il senso soggettivo nelle azioni e negli avvenimenti per capire la costituzione sociale.

Per la critica: 6 tesi

1] Gli approcci positivisti e "topologico" (Adorno), abituali nelle scienze sociali, sono particolarmente inadatti per capire questa società. "Il pensiero topologico, che conosce il posto di ogni fenomeno, ma che non conosce un solo fenomeno, è segretamente legato al sistema di follia paranoica che non ha più contatto con l'esperienza dell'oggetto" (Adorno 1949, p. 24). Certo, per molti autori, il mondo sociale è imperfetto ed essi non ne fanno necessariamente l'apologia. Esso è considerato come pieno di ingiustizie e di scandali, ma la loro analisi consiste nella dimostrazione del mondo così com'è., del suo essere là [10]. Il superamento non ha il suo posto, ed in queste analisi si introduce una metafisica semplice: il mondo sociale si trasforma in fatalità, che chiamiamo spesso necessità.

Erich Fromm ha dimostrato che questo genere di riflessioni corrisponde ad una reale impotenza, sia da parte dei soggetti che dei teorici, impotenza che li inscrive nella società così come essa è [11]. L'esperienza che Adorno evoca è l'esperienza vissuta dei soggetti. Non è da confondersi con le nostre esperienze sensuali. Si tratta di "...modi di appercepire e di sentire, più o meno integrati in questa società, che sono in molti modi caratterizzati dalle ideologia borghesi! (Negt 1978, p. 43). Tuttavia,gli individui reagiscono attivamente a questa realtà e se l'appropriano. Poiché nell'approvazione intervengono sempre delle generalizzazioni e la creazione di nozioni, possiamo legare l'esperienza e la comprensione del sociale. La comprensione non è un privilegio del teorico. Per cui, il vissuto degli individui è l'orizzonte insuperabile della maggior parte delle analisi del sociale.

2] Come abbiamo visto, gli individui percepiscono le loro vite nella società come una fatalità che si impone ad essi. Si considerano fatalmente come gli oggetti e non come i soggetti della storia che si fa con essi. "È per questo che la storia sembra sparita. Tutto quanto succede accade loro, non sono loro a farla" (Adorno 1950, p. 50). La nozione di "seconda natura" esprime bene quest'esperienza vissuta, che è ripresa come fatto sociale compiuto e insuperabile dalla maggior parte degli analisti perché, coma si sa, si può modificare la natura in certi limiti, ma non si può superarla. Sartre chiama ciò il "principio d'inerzia", nozione nella quale si riconosce ciò che Marx chiama il feticismo. Il feticcio è "quell'oggetto che designa il suo uomo come quello di cui ci si aspetta un certo comportamento. Si tratta, infatti, di un campo sociale e pratico ristretto, il bisogno del lavoratore  la necessità di produrre [...] bastano a creare per ognuno la tensione unificatrice e totalizzante del campo" (Sartre 1960, p. 296).

3] La critica deve partire dalla forma concreta della società. La sua analisi non si esaurisce nella descrizione sistematica dei fenomeni che non può superare la "topologia" (Adorno), perché il concreto non è l'empirico o l'apparenza dei fenomeni sociali. Se si insiste nelle teorie critiche sull'importanza dell'analisi del concreto, ci si riferisce (spesso) alla concezione marxiana del concreto [12]. Per Marx, si tratta di capire i fenomeni concreti di cui è costituita la società, e non di cercare una "essenza" qualunque. "... I tratti [Bestimmungen] astratti portano alla riproduzione del concreto attraverso il pensiero... [perché] andare dall'astratto verso il concreto è per il pensiero il modo di appropriarsi del concreto e di riprodurlo intellettualmente come concreto" (Marx 1853, p. XXXVI) [13].

4] L’individuazione crescente delle nostre società ci invita particolarmente a riprendere un altro aspetto della tradizione delle teorie critiche. Si tratta di partire dall'individuo concreto e reale. Quest'orientamento è, ad esempio, molto presente nelle argomentazioni di Sartre, ma anche (lo abbiamo visto) nella Scuola di Francoforte. Esso ci porta a uno dei fondamenti del pensiero marxiano perché, come scrive Marx nell'Ideologia tedesca: "La prima condizione di tutta la storia dell'umanità è evidentemente l'esistenza di individui umani e vivi [...]. Sono degli individui reali le loro azioni e i loro rapporti di vita materiali, sia quelli che essi hanno trovato quanto quelli che essi hanno prodotto attraverso la loro azione [che ci interessano]. Di conseguenza, queste condizioni sono da constatare in modo empirico". Non vi è contrazione né tra l'individualismo e l'analisi della totalità sociale, né tra la ricerca empirica e la ricerca teorica. Nelle teorie critiche, non si conoscono che degli individui concreti in situazioni concrete. In un senso particolarmente semplice, queste situazioni sono contingenti: gli uomini le hanno trovate ed essi le cambiano in un certo modo per viverci. Esse sono "troppo e non abbastanza" (Sartre).

5] Come constata Horkheimer su di un tono quasi esistenzialista, la società "prende l'uomo". Questa società si adatta sempre più allo sviluppo del macchinismo, e produce degli uomini standardizzati che dispongono sempre di meno di spontaneità e immaginazione sociale. Benché la società non si costituisca che attraverso l'azione degli uomini, nelle loro esperienze vissute e nelle loro visioni del mondo "tutto è costante nella misura in cui gli uomini non sono liberi in rapporto alla loro società; essi si lasciano dominare dai rapporti sociali invece di forgiare il loro proprio destino" (Horkheimer 1951a, p. 77). Sartre evidenzia un altro aspetto, che ritroviamo anche negli scritti della Scuola di Francoforte, quando egli scrive "...gli uomini si considerano come una somma di atomi o come un sistema meccanico e la loro prassi è impiegata a salvare il loro essere materiale in un insieme inorganico concepito come totalità" (Sartre 1960, p. 310). Quest'orizzonte dell'esperienza degli individui non è da accettare come fatalità, come è vissuto, ma come una sfida intellettuale: è da capire e da spiegare. Una volta capito, è possibile oltrepassarlo. E' una questione di immaginazione teorica e di immaginazione sociale [14]. E' per questo che gli uomini seriali ci interessano. Non vogliamo soltanto comprendere "ciò che meglio facciamo

 

 

 

C’est pour cela que les hommes sériels nous intéressent. Nous ne voulons pas seulement comprendre « ce qu’on a fait d’eux mais surtout ce qu’ils font de ce qu’on a fait d’eux » (Sartre).

6] Penser le dépassement d’un phénomène inclut toujours une idée de l’avenir. Or, cet avenir n’est jamais sûr, il est toujours ouvert et, dans une perspective émancipatrice, on ne peut pas le projeter comme une utopie positive. Adorno déclare même une « interdiction d’image » de la société de demain, parce qu’en réalisant ces images de la société meilleure, on prolonge et renforce
les traits les plus ignobles de la société d’aujourd’hui. L’émancipation et l’autonomie ne sont pas à constituer de cette façon. En revanche, les projets de société sont à penser à partir de la société existante car, d’abord, les existences humaines sont aussi des projets et, ensuite, ces avenirs existent comme potentialité au sein de la société. C’est d’une manière négative, dans la critique des formes de vie hétéronomes, qu’on peut trouver le potentiel d’une vie autonome. C’est pour cela qu’il est important de maintenir la radicalité de l’analyse de l’inscription de l’individu dans la société et de la société dans la société, comme l’École de Francfort, par exemple, la pratiquait. La recherche d’un avenir possible nécessite une orientation normative qu’on peut appeler « association des hommes libres » 15. Cet avenir est imaginable, et c’est pour cela qu’il est possible.

Jan Spurk

 

* Professore di sociologia all'università René Descartes-Paris V. È l'autore di "Critique de la raison sociale. L’École de Francfort et sa Théorie critique de la société" [Critica della ragion sociale. La Scuola di Francoforte e la sua Teoria critica della società], Syllepse/PUL, 2002.

** métro-boulot-dodo, uno degli slogan più famosi del maggio 68 francese, traducibile, senza l'incisività che ha in francese, come: Metro(politana)-sgobbare-nanne.

 

Bibliografia:

Adorno Theodor W., 1961, Über Statik und Dynamik als soziologische Kategorien, in: Soziologische Schriften I, Suhrkamp Verlag, Francfort 1972, pp. 217-237; "Scritti sociologici", Torino, Einaudi, 1976.

—, 1949, Kulturkritik und Gesellschaft, in: Prismen. Kulturkritik und Gesellschaft, Suhrkamp Verlag, Francfort 1976, pp. 7-26; "Prismi. Saggi sulla critica della cultura", Einaudi, Torino, 1973.

—, 1950, Studien zum autoritären Charakter, Suhrkamp Verlag, Francfort 1950/1973; Studi sul carattere autoritario, Edizioni di Comunità, Milano, 1973.
—, 1951, Minima Moralia. Reflexionen aus dem beschädigten Leben, Suhrkamp Verlag; Minima moralia, meditazioni della vita offesa, Einaudi, Torino, 1976.

Horkheimer Max/Adorno Theodor W., 1947/1969, Dialektik der Aufklärung, Fischer Verlag, Francfort; Tr. it.: Dialettica dell'Illuminismo, Einaudi, Torino, 1997.

Mills C. Wright, 1967/1977, L’imagination sociologique, Maspero, Paris; "L'immaginazione sociologica", Il Saggiatore, Milano, 1973.

Freud Sigmund, 1971/1929, Malaise dans la civilisation, PUF, Paris; "Il disagio della civiltà", Bollati Boringhieri, Torino, 1971. 

Fromm Erich, « Zum Gefühl der Ohnmacht », in Zeitschrift für Sozialwissenschaft, 6/1937, pp. 95-118. 

Grossman Henryk, Die Wert-Preis-Transformation bei Marx und das Krisenproblem, in Zeitschrift für Sozialforschung 1/1932, pp. 55-79.

Horkheimer Max, 1951a, Invarianz und Dynamik in der Lehre von der Gesellschaft, in Gesellschaft im Übergang. Aufsätze, Reden und Vorträge 1942-1970, Fischer Verlag, Francfort, 1972, pp. 73-81.

 Horkheimer Max, 1951b, Ideologie und Handeln, in Th. W. Adorno /M. Horkheimer Sociologica II, Europäische Verlagsanstalt, Francfort 1962, pp. 38-47.

 Horkheimer Max, 1946, Zur Kritik der instrumentellen Vernunft, Gesammelte Schriften 6, Fischer Verlag, Francfort 1991, pp. 21-187; Eclissi della ragione, critica della ragione strumentale, Torino, Einaudi, 1972.

Kant Immanuel, 1784, Beantwortung der Frage: Was ist Aufklärung?, in Was ist Aufklärung ?, Reclam Verlag Stuttgart, 1974, pp. 8-16; Che cos'è l'Illuminismo?, Laterza, Bari, 2003.

Lukäcs Georg, 1922/1978, Geschichte und Klassenkampf, Luchterhand Verlag, Darmstadt-Neuwied.

Marx Karl, 1972, Das Kapital, vol. 1, Marx-Engels Werke, vol. 23, Dietz Verlag, Berlin.

Marx Karl/Engels Friedrich, 1969, Deutsche Ideologie, Marx-Engels Werke, vol. 3, pp.9-530; L'ideologia tedesca, Editori Riuniti, Roma,

Negt O./Kluge A., 1972, Öffentlichkeit und Erfahrung, Suhrkamp Verlag, Frankfurt.

Negt Oskar, 1978, Marxismus und Arbeiterbildung – Kritische Anmerkungen zu meinen Kritikern, in: Adolf Bock/Hans Dieter

Müler/Oskar Negt (Hg.), Arbeitderbildung. Soziologische Phantasie und exemplarisches Lernen in Theorie, Kritik und Praxis, rororo-Verlag, Reinbek.

Sartre Jean-Paul, 1945,  Présentation des Temps Modernes, in Situations II, S. 7-30.

Sartre Jean-Paul, 1958, "Des rats et des hommes", in Situations IV, S. 38-83.

 Sartre Jean-Paul, 1960, Critique de la raison dialectique, Gallimard, Paris, 1960/1985..

Spurk Jan, Critique de la raison sociale. La sociologie de l’École de Francfort, Presse Universitaires de Laval/Syllepse, Québec/Paris 2001.

Spurk Jan, Le Travail dans la pensée occidentale (avec Daniel Mercure, Eds.), Presses Universitaires de Laval, Québec 2003.

 

  

NOTE

[1] Questo appellativo, creato dai concorrenti della Scuola di Francoforte negli anni cinquanta in Germania, così come l'espressione Teoria critica per designare la produzione di questa "scuola", sono già in sé doxici.

[2] In tedesco: über.  

[3] Cfr. Pour une critique des analyses sociologiques de l’École de Francfort: Spurk, 2001.

[4] Sicuramente, gli autori, della Scuola di Francoforte hanno ripreso questa nozione da György Lukács (1922/1978).

[5] Karl Marx, ad esempio, l'ha sviluppato nel terzo volume di Il Capitale.

 
[6] La loro inscrizione nella tradizione dell'Aufklärung e del materialismo lo esclude.

 

[7] Qui, troviamo anche un apporto di Lukács.
 
[8] Cfr. a questo proposito ad esempio Spurk 2003.
[9] È in questo senso che Horkheimer (1951b) parla di "stereotipi".
[10] Tuttavia ciò non li impedisce di coinvolgersi sul piano politico. Pierre Bourdieu è stato, negli anni 90, l'esempio più noto e più importante in Francia.
[11] Cfr. Erich Fromm,  Zum Gefühl der Ohnmacht [Il sentimento di impotenza], in: "Zeitschrift für Sozialwissenschaft", 6/1937, pp. 95-118.
[12] Cfr. come un'analisi brillante di questa nozione elaborata all'interno della Scuola di Francoforte: Henryk Grossman, Die Wert-Preis-Transformation bei Marx und das Krisenproblem, in: "Zeitschrift für Sozialforschung", 1/1932, pp. 55-79.

[13] Cfr. anche Marx, Das Kapital I, pp. 17, 22, 314, Das Kapital III, p. 297.

[14] Cfr. C. W. Mills 1967/1977, ma anche Negt/Kluge 1972. 
[15] Cfr. il contributo di Alex Demiroviç Liberté et humanité in questo stesso numero della rivista.

[Traduzione di Ario Libert]
 

LINK al post originale:

Sur l’avenir des théories critiques

LINK pertinenti:
Materialismo dialettico e psicanalisi secondo wilhelm Reich

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20 giugno 2011 1 20 /06 /giugno /2011 05:00

La rivoluzione russa

la revue anarchiste cover

di Alexander Berkman

 

III


Ciò che ho imparato, l'ho imparato a poco a poco, giorno dopo giorno, in diverse parti del paese. Ho avuto delle occasioni eccezionali per osservare e studiare. Ero in stretti rapporti con i capi del Partito Comunista, in contatto con quasi tutti i militanti, uomini e donne, ho partecipato alle loro attività, e ho viaggiato molto attraverso il paese nelle condizioni più favorevoli per prendere contatto personalmente con la vita degli operai e dei contadini. In un primo tempo, non potei credere ai miei occhi e alle mie orecchie. Come in quegli specchi deformanti che vi restituiscono la vostra immagine orribilmente deformata, allo stesso modo la Russia sembrava riflettere la Rivoluzione come una spaventosa caricatura della vita nuova, la speranza del mondo. Non entrerò ora nella descrizione dettagliata delle mie prime impressioni, le mie indagini e così di seguito, che generarono la mia convinzione finale. Ho lottato senza riposo e con amarezza contro me stesso. Ho lottato per due anni. La cosa più dura è convincere chi non ha bisogno di essere convinto. E confesso che non avevo bisogno di essere convinto che la Rivoluzione, in Russia, era diventata un miraggio, un inganno pericoloso. Lottai a lungo e fermamente contro questa convinzione. Ma le prove si accumulavano e ogni giorno portava le testimonianze più odiose contro la mia volontà, la mia speranza e il sacro fuoco di ammirazione e di entusiasmo per la Russia che mi divorava. Ero convinto che la Rivoluzione Russa era stata assassinata.

 

berckman_Trotzki_e_Lenin_Pietrogrado.jpg

Come e da chi?

Alcuni scrittori hanno affermato che l'ascesa dei Bolscevichi al potere era dovuto a un colpo di mano, e dei dubbi sono stati espressi riguardo alla natura e l'importanza dell'evento dell'ottobre.

Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Dal punto di vista storico, il grande evento conosciuto con il nome di Rivoluzione d'ottobre era, nel senso più ampio, una rivoluzione sociale. Essa era caratterizzata da tutti i fattori essenziali di un tale cambiamento fondamentale. Era fatta, non da un partito politico, ma dalle masse stesse in un modo che trasformava radicalmente tutte le relazioni economiche, politiche e sociali esistenti sinora. Ma non ebbe luogo in ottobre.

Quel mese segnò la “consacrazione legale” e formale degli avvenimenti rivoluzionari che la precedettero. Durante le settimane ed i mesi che la precedettero, questa Rivoluzione si era estesa a tutta la Russia. Il proletariato delle città prendeva possesso dei magazzini e delle officine, mentre i contadini espropriavano le grandi proprietà e utilizzavano la terra per sé. Allo stesso tempo, dei comitati di operai, di contadini e dei Soviet si formarono ovunque nel paese, e allora cominciò il trasferimento successivo del potere dalle mani del governo provvisorio in quello dei Soviet; e fu il caso, dapprima di Pietrogrado, in seguito a Mosca: si estese velocemente alla regione del Volga, al distretto dell'Ural e alla Siberia. La volontà del popolo trovò la sua espressione nella formula: “Tutto il potere ai Soviet!” e andò espandendosi all'intero paese. La soluzione della situazione era fornita dal congresso dei Soviet del Nord, che proclamava: “Il governo di Kerensky deve andarsene; i Soviet sono il solo potere!”.

berckman_Kerensky_agosto_1917.jpg


Ciò accadeva il 10 ottobre 1917. Infatti, tutto il potere era già nelle mani dei Soviet. In luglio, il sollevamento di Pietrogrado contro Kerensky fu soffocato, ma nel mese di agosto, l'influenza degli operai rivoluzionari e della guarnigione fu abbastanza forte per impedire l'attacco tentato da Kornilov. Le forze del Soviet di Pietrogrado crebbero di giorno in giorno. Il 16 ottobre, formò il suo proprio Comitato Militare, il che era una sfida e una provocazione aperta contro il governo. Il Soviet, grazie al suo Comitato Militare Rivoluzionario si preparò a difendere Pietrogrado contro il governo della coalizione di Kerensky e contro un possibile attacco del generale Kaledin e dei suoi cosacchi contro rivoluzionari. Il 22 ottobre, tutto il proletariato di Pietrogrado, appoggiato solidalmente dalla guarnigione, fece un'imponente manifestazione attraverso tutta la città, contro il governo, e in favore di “Tutto il potere ai Soviet”. Il Congresso panrusso dei Soviet doveva aprirsi il 25 ottobre.

 

berckman_kornilov.jpg


Il governo provvisorio, vedendo la sua esistenza in eminente pericolo, fece ricorso a un'azione decisiva. Il 23 ottobre, il Soviet di Pietrogrado aveva ordinato al gabinetto Kerensky di sciogliersi entro ventiquattro ore.

Spinto all'esasperazione, Kerensky risolse - il 24 ottobre - di sopprimere la stampa rivoluzionaria, di arrestare i rivoluzionari militanti più in vista a Pietrogrado, e di sopprimere i commissari attivi del Soviet. Il governo si appoggiava sulle truppe “fedeli” e i nobili delle scuole militari studenti. Ma era troppo tardi, il tentativo di appoggiare il governo fallì. Nella notte dal 24 al 25 ottobre (dal 6 al 7 novembre), il governo di Kerensky fu sciolto pacificamente e senza spargimento di sangue e la supremazia esclusiva dei Soviet fu stabilita. Il partito comunista andò al potere. Era l'apogeo politico della Rivoluzione Russa.

 

Alexander Berkman

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 LINK all'opera originale:

La Révolution Russe

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12 giugno 2011 7 12 /06 /giugno /2011 12:57

PROUDHONIANA

 


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di CHAM

 

ALBO DEDICATO AI PROPRIETARI

 

 

 

 

 

 

 

 

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Proudhon all'apertura della caccia,

mentre tenta di far alzare in volo un proprietario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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UN COMUNISTA. 

Tu, c'hai un naso per due, me ne serve la metà. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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IL COMUNISMO È A FAVORE DEI RICCHI.

 

-Siete ricco e mi date la metà di ciò che avete.

Bene! Ma io che sono povero sono obbligato di darvi

lo stesso la metà di ciò che ho, e poiché non ho nulla,

ciò mi infastidisce molto.

 

 

 

 

 

 

 

 

proudhoniana--32-copia-1.jpg Senza ascoltare nessuno,

il signor Proudhon va sempre dritto per la sua strada.

 

[Il grande edificio che si vede sullo sfondo con su scritto "Charenton", non è altro che il manicomio fondato nel 1645 dai Fratelli della Carità, non distante da Parigi...].

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert] 

 

 

LINK all'opera originale:

Proudhoniana

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1 giugno 2011 3 01 /06 /giugno /2011 06:00

Pierre-Joseph Proudhon, padre dell'anarchismo?

Proudhon, di Courbet, 1853Ritratto di Proudhon del pittore Courbet, che fu anche membro dell'AIT e della Comune, 1854.

 

di Hervé Trinquier

Pierre-Joseph Proudhon, figlio di un bottaio e di una cuoca, nacque a Besançon nel 1809 sotto il regno di Napoleone I. Di tutti i teorici socialisti, è il solo di origine popolare. Morirà a Parigi, nel 1865, alcuni anni prima della Comune. Nel 1820, una borsa gli permette di compiere gli studi al collegio di Besançon. Unico povero tra ricchi, le vessazioni sono correnti, il che non gli impedisce di riportare numerosi premi d'eccellenza.

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A 17 anni, diventa operaio tipografo per aiutare finanziariamente i suoi genitori. Approfitta del suo mestiere e dei suoi agi per compiere studi di filologia comparandole versioni grece, ebraiche, latine e francesi della Bibbia e redige un'opera sulle "Categorie grammaticali", che in seguito rinnegherà, che attira l'attenzione di alcuni membri dell'Accademia di Besançon. Nel 1838, quest'ultima gli attribuisce una borsa che gli permette, a 29 anni, di superare la maturità e proseguire degli studi superiori.


Courbet-ritratto-diProudhon.jpg

 

Nel 1839, Proudhon pubblica la sua prima opera conosciuta, De la célébration du dimanche [Della celebrazione della domenica], poi, l'anno successivo Qu'est-ce que la propriété? [Cos'è la proprietà?]. La sua celebre formula "La proprietà è un furto" lo rende famoso ma spinge l'Accademia a ritirargli la sua borsa a motivo delle polemiche suscitate. Questa prima memoria sulla proprietà sarà seguita da due altre che lo porteranno davanti alla corte d'assise. La giuria, dichiarandosi incompetente nel giudicare delle questioni "scientifiche", lo assolve.

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La proprietà per Proudhon è innanzitutto la possibilità posseduta da colui che detiene un capitale di acquistare (nel caso della schiavitù) o affittare (nel caso dell'affitto o del salariato) degli esseri umani. La proprietà, è lo "sfruttamento dell'uomo sull'uomo". Il proletariato non essendo "un Dio che bisogna adorare ma un male che bisogna distruggere", Proudhon si pronuncia per la proprietà dei mezzi di produzione da parte degli stessi lavoratori. Si pone così come padre dell'autogestione o, per impegare la sua terminologia in Les Confessions d'un révolutionnaire [Le confessioni di un rivoluzionario], della gestione diretta.

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D'altra parte, Proudhon sviluppa ciò che diventerà uno dei concetti fondamentali della sua sociologia, quello delle forze collettive, irriducibili alle forze individuali. L'organizzazione sociale che occorre, non inventare, ma scoprire nella stessa società, dovrà rispettare questa pluralità degli individui come delle collettività. La situazione materiale di Proudhon è più che precaria. Diventa "rappresentante autorizzato" di un'impresa di chiatte creata a Lione da vecchi amici di collegio.


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Risiedendo spesso a Parigi, incontra numerosi intellettuali francesi, tedeschi e russi, in particolare Grün, Bakunin, Herzen e Marx. Quest'ultimo desiderava che Proudhon fosse il rappresentante francese di un organismodi propaganda internazionale che stava cercando di creare. Il rifiuto di Proudhon sarà all'origine di un odio che Marx conserverà sino alla morte e che lo condurrà a pubblicare degli scritti ingiusti, calunniosi, ingiuriosi e di una estrema malafede.

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Proudhon pubblica allora due opere importanti De la création de l'ordre dans l'Humanité, ou du Principe d'organisation politique  [Della creazione dell'ordine nell'Umanità, o Principio di organizzazione politica] nel 1843 e Contradictions économiquesPhilosophie de la misère [Contraddizioni economiche o filosofia della miseria] nel 1846, nelle quali definisce la sua dialettica, respinge al contempo lo spiritualismo ed il materialismo e ricerca un metodo di analisi che permetterebbe di capire la diversita sociale in tutti i suoi dettagli. Rimprovera, tra l'altro, all'economia politica classica, di ignorare che essa non è che una parte della scienza sociale, e cioè di essere possibile solo in quanto sociologia.

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Nel 1847, Proudhon decide di lasciare il suo posto a Lione per doventare giornalista. Dopomolte fatiche, riesce a fondare un quotidiano "Le Peuple", che diventerà poi "Le Représentant du peuple", e dopo "La Voix du peuple" e, di nuovo "Le Peuple" in conseguenza ai diversi processi e proibizioni continue.


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Febbraio 1848, la monarchia è di nuovo abbattuta. La Repubblica infine proclamata. Alle elezioni dell'8 giugno 1848, Proudhon è eletto deputato. Egli incarna l'estrema sinistra della rivoluzione di febbraio. Critica violentemente i decreti del governo provvisorio- in particolr modo quelli relativi alla creazione di opifici nazionali- e nega la sua competenza rivoluzionaria. La maggior parte dei suoi colleghi lo guarda con ostilità. A fine giugno, il popolo di Parigi si solleva contro questo governo che ha contribuito a creare e che si rivela incapace di migliirare la situazione sociale. La repressione dei repubblicani è feroce. Proudhon non ha desiderato questa insurrezione perché, realizzandosi senza "idea generale", non poteva approdare in una rivoluzione.

 

proudhon-Daumier.jpgI RAPPRESENTANTI RAPPRESENTATI. PROUDHON. Apostolo del socialismo, nemico della proprietà e suo distruttore garantito (senza la garanzia del Governo), Litografia di Honoré Daumier, 1849.


 

Nel corso di giornate sanguinarie, è tuttavia il solo, all'Assemblea, a sostenere la causa degli insorti. Il suo discorso di luglio 1848 reclama innanzitutto clemenza ed aiuto ai lavoratori parigini. In seguito al rifiuto dei deputati, oppone allora il proletariato alla borghesia. Proudhon afferma per primo che il presidente del consiglio instaurerà un ordine nuovo e procederà ad una "liquidazione" ignorando i mezzi legali. La guerra di classe entrava per la prima volta nel sacro recinto, l'Assemblea gli inflisse un biasimo motivato, all'unanimità tranne due voti: il suo e quello di un canut lionese.

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Quando Luigi Napoleone Bonaparte è eletto presidente della Repubblica, nel dicembre del 1848, Proudhon si scatena. I suoi articoli sono così violenti ed insultanti che è condannato a tre anni di prigione sin dal marzo 1849 e non saranno riprodotti che nei Mélanges, articles de journaux 1848-1852 par P.-J. Proudhon nel 1868.

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Nel frattempo, aveva tentato di creare una Banca del popolo il cui scopo era di instaurare il credito gratuito affincHé i proletari giungessero alla loro indipendenza rispetto ai proprietari. La prigione porrà fine all'esperimento. Incarcerato, scrive Les Confessions d'un révolutionnaire [Le confessioni di un rivoluzionario] e Idée générale de la révolution [Idea generale della rivoluzione], due opere nelle quali sviluppa le sue posizioni antistatali ed anticomuniste, "governo dell'uomo per l'uomo". Liberato nel giugno del 1852, Proudhon è di nuovo condannato a tre anni di prigione, sin dalla pubblicazione, nel 1858, del suo De la Justice dans la Révolution et dans l'Eglise [Della giustizia nella Rivoluzione e nella Chiesa], opera fondamentale nella quale egli riassume l'insieme delle sue prime ricerche attraverso una lotta generale contro la religione e, più generalmente, contro ogni misticismo, "adorazione dell'uomo da parte dell'uomo".


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Si esilia in Belgio dove rimarrà sino al 1862. Il federalismo gli si impone sempre più come soluzione rivoluzionaria di organizzazione delle società. Questa idea si oppone allo stesso tempo ai regimi esistenti ed alle posizioni della sinistra che combatte allora per l'unificazione dell'Italia o la ricostruzione di uno Stato polacco.

 

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La malattia gli impedirà di sviluppare totalmente le sue concezioni. È tuttavia attingendo da La Guerre et la Paix [La Guerra e la Pace] e da Du Principe Fédératif [Del Principio Federativo] che i teorici del movimento anarchico che succederanno a Proudhon elaboreranno una teoria federalista libertaria.

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L'ultimo anno della sua vita sarà consacrata alla sua De la Capacité politiques des classes ouvrières [Della capacità politica delle classi operaie] che diventerà il catechismo del movimento operaio francese. Severa replica ad un gruppo di proudhoniani moderati che desideravano presentare delle candidature operaie indipendenti alle elezioni, Proudhon ne precocizza il boicottaggio e predica una partica di separazione assoluta.

proudhon-de-la-capacite-politique.jpgPadre dell'anarchismo, dell'autogestione, della dialettica moderna, del federalismo integrale, della sociologia, Proudhon è innegabilmente il pensatore francese più importante del XIX secolo.

Ma, instancabile agitatore di idee, negatore di ogni dogmatismo, di ogni a priori, il suo nome emana un odore di zolfo per le narici dei benpensanti di ogni genere che fanno di tutto affinché la sua opera rimanga sconosciuta.

 

Hervé Trinquier

 

[Traduzione di Ario Libert]


 

Opere di Proudhon citate nel testo:

 

Cos'è la proprietà?, Zero in Condotta, 2000.

La celebrazione della domenica, Lanciano, 1988.

La giustizia nella rivoluzione e nella Chiesa, Torino, Utet, 1968.

Contraddizioni economiche o filosofia della miseria,

Della creazione dell'ordine nell'Umanità, o Principio di organizzazione politica,

Idea generale della rivoluzione nel XIX secolo, Centro Editoriale Toscano, Firenze, 2001.

La Guerra e la Pace, Tr. it. parziale, Carabba, Lanciano, 2010.

Del Principio Federativo, Terziaria, Milano, 2000.

La capacità politica delle classi operaie , Tr. it. parziale, Assandri, Torino, 1978.

 

 

LINK al post originale:

Pierre-Joseph Proudhon, père de l'anarchisme?

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20 maggio 2011 5 20 /05 /maggio /2011 06:00

Jaroslav Hašek

Michal MaresMichal Mareš
 


Michal Mareš

[...]

 

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Solo una volta ho visto ridere Kafka di cuore: da Jaroslav Hašek.

svejkIl Buon soldato Svejk non era ancora nato quando Hašek aveva già la fama di uomo in gamba in centinaia di bettole praghesi. Ma in due locali si mise particolarmente in vista: un ristorante di periferia con giardino a Zizikov e ancor più il Kabaret Balkan, in Templergäßchen (città Vecchia), allora (dal 1910 fino allo scoppio della guerra mondiale) covo di letterati, artisti, musicisti, attori con il loro seguito. Non era richiesto un biglietto d'entrata, ma spesso avevano luogo aste di schizzi, quadri e anche manoscritti e il ricavo veniva speso in allegria.

Kafka a 26 anni,Ci portai Franz Kafka, modesto e riservato come sempre, che vi conobbe non solo Hašek, ma anche alcuni altri scrittori cechi, poi divenuto celebri: S. K. Neumann, Karel Toman, Frána Sramek e Gellner, il pittore Brunner e lo scultore Štursa, una compagnia di mattacchioni. A Kafka piacque molto, e così pure il programma, artisticamente notevole e sempre vario. Riservato e spesso quasi chiuso, egli contemplava l'animazione con un dolce sorriso, come faceva incontrando dei conoscenti, sempre con una lieve ombra di tristezza. Solo i suoi occhi scuri, infinitamente attenti e scrutatori, si illuminavano un attimo, per ridiventare poi penosi se non addirittura scostanti. Quando, però, Hašek con voce gracchainte e avvinazzata cominciava a cantare una canzone, svaniva tutta la sua malinconia [...].

HasekRidere sonoramente lo sentii tuttavia una volta sola, nel locale Zum Grünen Baum, a Zizinov.

Ma procediamo con ordine: "Il Partito del progresso moderato nell'ambito della legge", una cosa del genere esisteva nella imperial monarchia austriaca, ma era il nome fittizio di una organizzazione anarchica. Comunque era un'allegra compagnia: alcuni cittadini, assolutamente sconosciuti alla polizia, fungevano da fondatori, gli statuti erano stati presentati e persino approvati dalla prefettura. Quando, nel maggio 1912, ebbero luogo le elezioni politiche, anche questo "partito" tenne un comizio; Hašek si presentò come candidato. Manifesti rosso sangue annunciavano:

 


COMIZIO PUBBLICO

 

Il partito politico del progresso moderato nell'ambito della legge organizza un raduno degli elettori delle circoscrizioni di Zizikov e di Königliche Weinberge.


PROGRAMMA

 

Situazione politica. Elezioni politiche. Alcolismo, prostituzione, darwinismo e il re di Bulgaria.

Referente: Il cittadino Jaroslav Hašek, scrittore e pubblicista, presenterà la sua candidatura.

 

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I fondatori del proto-dadaistico "Partito politico del progresso moderato nell'ambito della legge".


 

Zadruha

"Zadruha", la rivista anarchica di cui era direttore Michail Kácha, presidente del "partito" fondato da Hašek.


1887Vi intervenne una folla enorme, c'era anche Kafka. Michail Kácha, calzolaio, eminente pubblicista, direttore del settimanale "Zadruha" (denominazione  in ceco antico di Comune), fu eletto presidente; secondo presidente: lo scrittore e buon amico di Hašek, M. Z. Kudej; segretario il compilatore di codesta relazione. Ecco un breve resoconto, a memoria, di quella memorabile riunione [...].

 

Così parlò Hašek:

 


 

"Cari amici,

 

HASEK_4.jpgho l'onore di presentarmi come candidato e dico subito, con franchezza: È noto che un deputato riceve un'indennità di dieci fiorini al giorno, una bella somma. È di questa, perché dovrei mentire, che mi importa soprattutto. Con il mio attuale lavoro di scrittore e di giornalista non potrò mai guadagnare dieci fiorini al giorno, a meno che non faccia la spia per la polizia come seconda professione. Dieci fiorini! Se sarò eletto saranno bene comune, che scialacquerò con amici di partito ed elettori.

hasek-copia-1.jpgPassando alla situazione politica, posso dire soltanto che è proprio sudicia, per quanto molto meno ripignante della politica stessa, ciò che si può rilevare dalla voracità di molti noti uomini politici (acclamazioni: Farabutti, truffatori, ladri, porci, ecc). Giustissimo, è così che si deve intendere, se osservando tutte quelle porcherie e intrighi, ci ritraiamo in noi stessi, ci scrutiamo per giungere alla conclusione: infischiarsene di tutto e percorrere la strada che porta alla buona bevuta, che fa dimenticare tutto, la quale, in verità, deve portare all'alcolismo, come dice il programma. L'alcolismo è dunque in primo luogo, come detto, tanto diffuso, perché la gente vuole dimenticare e si sforza di fuggire gli scellerati, e inoltre, in secondo luogo, perché sono delle scimmie: di uno vogliono imitare tutto. Per esempio io comincio a trincare; subito si uniscono a me due, tre, dieci fratelli, bevono con me, e poiché i dieci danno ancora una volta un maledetto esempio, decuplicato, ad altri dieci, già bevono in cento e cento volte cento fanno diecimila e diecimila per diecimila sono un milione, tutta una nazione e popoli interi!

hasek-jaroslav.jpgDa questo esempio poteve vedere più chiaramente la profonda filosofia di un Darwin e del suo insegnamento: il darwinismo. Del resto gli uomini sono simili alle scimmie, anche quando non bevono. Per esempio si può provare che tutti i commissari di polizia del mondo hanno una faccia da scimmia (applausi e grida in sala), sola la fisionomia del signor commissario qui presente non assomiglia a una scimmia, ma piuttosto a una creatura angelica di particolare bontà, giacché dovunque abbia parlato in sua presenza, fu sempre sua cara abitudine versare alla fine della conferenza il prezzo del biglietto d'ingresso, sotto forma di pagamento posticipato di tutte le bevande, che io per esempio anche oggi sono disposto a bere alla sua salute. (Risate. Al commissario dottor Joseph Kislinger, non resta null'altro che fare buon viso a cattivo gioco. Si porta al palco dell'oratore birra innaffiata di rum. Applauso speciale).

hasek_lada.jpgCosì le prostitute e le abitatrici dei bordelli sono delle vere samaritane, piene di bontà, in confronto alla prostituzione politica. Le innocenti e graziose creature sono proprio delle sante se confrontate con i beneficiari dei disordini politici che scuotono ininterrottamente con sobillazioni l'infelice penisola balcanica, insieme a imbrogli di corruzione, ciò che ognuno di noi può riconoscere chiaramente. Se sarò eletto, prometto ai miei elettori che, nell'ambito del nostro programma di partito, metterò in discussione in parlamento tutte le porcherie. Si vedrà allora se un uomo dalle tendenze normali potrà essere palpeggiato senza tanti riguardi da uno sporcaccione, senza un paio di schiaffoni da parte dell'importunato, per poi venir anche condannato da un tribunale.

Or non è molto viaggiavo da Belgrado a Sofia in terza classe. E siccome uno slavo ha fratelli in tutto il mondo con cui potersi intendere in tedesco con un serbo e ci siamo davvero capiti fraternamente. La conseguenza fu che, con una piccola corruzione, ricordo della mancia qui usuale all'epoca dei turchi, fui trascinato, con il mio biglietto di terza classe, in uno scompartimento di prima. Lì era seduto uno sulla cinquantina, ben nutrito e con pizzo. Egli cominciò una conversazione molto gentile, passando però presto ad allusioni equivoche, dopo aver continuamente osservato con compiacimento. Tale corteggiamento, accompagnato da carezze, mi fece sbottare di rabbia, perché io sono un uomo normale, e quello sporcaccione, che voleva agire così contro natura, questo devo dirvelo, per arrivare all'ultimo punto del mio programma, quel tipo era il re bulgaro... (Ora il buon commissario dovette intervenire minacciando di dover sciogliere l'assemblea se avesse continuato). Signor commissario, non parlerò dunque più, ma una sberla l'ha pur avuta quel sporcaccione...".

La riunione finì tra le risate generali e i partecipanti intonarono l'inno del partito:


Pan Hašek je náš kandidát...

(Il signor Hašek è il nostro candidato...)

 

 

Sono passati molti anni da quel comizio e qualche perla dell'umorismo di Hašek può essermi sfuggita; ma allora Kafka, quest'uomo dal dolce sorriso, immerso in se stesso, rise sonoramente e di cuore; lo vidi ridere solo quella volta. E continuando a sorridere soddisfatto, ne parlò a Franz Werfel al Café Edison e poi anche al suo amico Max Brod.

 

[...].

 

 

 

[A cura di Ario Libert]

 

 

LINK pertinenti alla tematica:

Jean-Claude Polet, Jaroslav Hašek

 

LINK pertinente alla tematica del presente post:

Zo d'Axa. Il Candidato di "La Feuille"; Agli Elettori; E' stato eletto, 1898

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15 maggio 2011 7 15 /05 /maggio /2011 06:00

Tra le primissime opere del grande disegnatore di satira Gustave-Henri Jossot, Artistes et Bourgeois, del 1894, è un lavoro estremamente importante per capire ed apprezzare il Jossot che esploderà di lì a pochi anni all'Assiette au Beurre, la celebre rivista libertaria, o almeno rigurgitante di autori libertari, e per cui egli disegnò molti numeri che lo consacrarono ad una solida celebrità anche internazionale. Si tratta di una raccolta di 24 tavole a colori suddivisa in due parti di dodici tavole ognuna, di cui la prima intitolata "Artistes" e la seconda "Bourgeois". In realtà Jossot non vuole contrappore in questa sua prima opera un mondo idealizzato dall'arte, libero e autentico al mondo gretto ed egoistico della piccola borghesia di provincia.

Entrambi gli ambienti sono vivisezionati impietosamente dal suo sguardo affilato ad una critica sociale molto precisa, e virulenta, entrambe le categorie sociali, sia gli artisti ritratti da Jossot in tutta la loro grettezza sia la borghesia, scaturiscono dalla medesima relatà sociale, dagli stessi ambienti familiari potremmo dire, valga da sostegno a questa mia affermazione la quarta vignetta della sequenza dedicata agli artisti, che sembra unificare in sé le due tematiche scelta per questa sua prima raccolta: "Via! Riuscirai come gli altri... ci sono tanti di quegli incapaci che ci riescono!".

Stilisticamente si riconosce già il Jossot futuro. Il tratto è però più sottile di quello che egli userà per le sue opera di satira politica e di costume, i colori sono sempre gli stessi, chiassosi e prini di sfumature, una bizzarra nota che caratterizza le 24 tavole di questa raccolta è data dal modo di disegnare gli indumenti dei personaggi che compaiono nelle tavole delle pieghe che sembrano invece quasi dei drappeggi attorcigliati, che li rendono graficamente ancora più buffi di quanto non lo siano sul piano della mentalità. Un vezzo che Jossot dispiegherà unicamente qui, e che infatti non ritroviamo né in altre sue vignette o nella cartellonistica pubblicitaria coeve né tanto più nella sua successiva raccolta del 1901 intitolata Femelles [Femmine] e che presto presenteremo in La Tradizione Libertaria.

 

 ARTISTI & BORGHESI 

 

 

VENTIQUATTRO COMPOSIZIONI

 

 

 

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GLI ARTISTI

 

 

 

 

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-Per ottenere questi disegni di una fattura così insolita, di una stranezza così inquietante, lascio cadere una goccia di inchiostro di China su un pezzo di bristol; lo piego in due, lo comprimo, lo apro... ed ecco fatto!

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Ho un grandissimo talento, non lo nego, ma sono troppo modesto per diventare celebre!


 

 

 

 

 

 

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-Per le tonalità della pelle, non posso oramai  impiegare che due colori: il verde ed il viola.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Via! Riuscirai come gli altri... ci sono tanti di quegli incapaci che ci riescono!


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Prima di esercitare un mestiere, bisogna impararlo;... non saprai mai dipingere se insisti a non voler seguire i corsi della Scuola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-La mia opera è l'idiosincrasia sintetica delle follie e delle oscure morbidezze della modalità delle contingenze.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-E il tuo nuovo libro?

-Caro mio, diventa sempre più stupidamente shakespeariano!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Con le tue teorie sovversive, diventerai semplicemente un frutto secco, un fallito, un declassato...


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Il vostro Louvre?... Ma non scambierei tutto quel che contiene contro il più piccolo dei miei schizzi!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Ma è accolto al Salon, lui..., ha delle richieste ufficiali lui... è decorato, lui...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Lo farò dapprima apparire a puntate, poi pubblicare, tradurre in inglese, in tedesco, in russo; dopo, lo adatterei al teatro, e se l'America...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Perbacco! dimmi subito che sei superiore al signor Bonnat!

 

 

 

 

 

I BORGHESI


 


 


 

 

 

 

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-Célestine, vi dò gli otto giorni; troppo zelo, figlia mia... Non vi ho mica incaricata di questo bisogno; sono in grado di farlo da me stessa!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-È con il signor Duflost o al suo giardiniere che ho l'onore di parlare?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Eppure dovresti capire che un contabile di casa Potin non può sposare la sua lavandaia!

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Ritirarmi dagli affari, Signora!... ma allora non sarei più un padrone, tornerei ad essere uno qualunque!

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Rosalie, quando riordinerete, raccogliete accuratamente le briciole di pane... questa sera faremo dei maccheroni gratinati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Eudoxie, vi proibisco di truccarvi in modo così vistoso; non voglio che vi scambino per una sacerdotessa di Venere!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Ma, signor Taupin, le vostre modelle sono degli esseri senza pudore!...

-Errore, signora baronessa; una donna nuda è più casta di una con la scollatura! 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Molto allegro il nostro nuovo appartamento... vista sul  cimitero... molta animazione... funerali ogni giorno!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Piccolo miserabile!... Osi vestirti da domenica un giorno feriale?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Ah, diamine! siete addetto al ministero dell'Interno!... E quali sono le vostre funzioni?...

-Organizzatore delle manifestazioni spontanee.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Vostra moglie ha appena partorito due gemelli!

 -Pazienza, se il mio piede non fosse slittato, ne avrei avuti tre!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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-Hai il coraggio di portare l'ombrello nuovo con un tempo simile!

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK all'opera originale:

Artistes et Bourgeois, Vingt-quatre compositions

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10 maggio 2011 2 10 /05 /maggio /2011 21:43

L'ONORE

 

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-L'Onore?... un'invenzione delle Alte Crapule.

 

 

 

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-Ho sempre fatto onore alla mia firma.

 

 

 

 

 

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-Mascalzone, ma deputato; dunque onorevole.

 

 

 

 

 

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-L'onore è soddisfatto.

 

 

 

 

 

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-Rispetto per l'accusato... è ufficiale della legion d'onore.

 

 

 

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-Uomo onorevole, sposerebbe giovane ragazza, 200.000 franchi, con pecca.

 

 

 

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-Togliamo la nostra rosetta prima d'entrare.

 

 

 

 

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-L'Onore, è come le vecchie calzette; si rammenda, e questo è l'ago.

 

 

 

 

honneur--09.jpg-Cos'è dunque diventato il vostro collega che rappresentava l'onore dell'esercito.

 

 

 

 

honneur--10.jpg-Bisogna essere pazzi per sospettare l'onore di un uomo così ricco.

 

 

 

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-Vostro padre ha fatto fallimento, vostra moglie vi tradisce, vostra sorella ha degli amanti,

e voi osate parlare del vostro onore!...

 

 

 

honneur--12.jpg-Via!... Qualche mese di prigione non intacca l'onore di un uomo.

 

 

 

 

honneur--13.jpg-Sono alla mia sedicesima condanna, parola d'onore!

 

 

 

honneur--14.jpg-Preferire l'onore al denaro, questo si vede a volte... nei romanzi.

 

 

honneur--15.jpg-Soprattutto, non dire agli amici che ti scucio del denaro, sarei disonorato!...

 

 

 

honneur--16.jpg-Tutto è perduto, anche l'onore...

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

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5 maggio 2011 4 05 /05 /maggio /2011 06:00

I GIURATI

 

 

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-Sul mio onore e sulla mia coscienza,

davanti a Dio e davanti agli uomini,

... eccetera... idiozie...

 

 

 

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-Siamo dodici bravi borghesi... l'accusato è anarchico... Il caso è chiaro...

 

 

 

 

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-Forse è perché l'accusato è notaio come me, che mi sento pieno di indulgenza...?

 

 

 

 

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-Io non cerco mica il pelo nell'uovo: rispondo sempre di sì a tutte le domande...

 

 

 

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-Ah! È lui, l'amante preferito della mia amante!...

 

 

 

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-Un marito che uccide una moglie, è naturale; ma una moglie che uccide un marito!...

 

 

 

 

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-I militari condannano dietro un ordine; noi non obbediamo che alle nostre opinioni.

 

 

 

 

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-Le sette e mezza, Ceniamo prima... Delibereremo poi!...

 

 

 

 

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-Decisamente, le assisi mancano di vita!...

Che ci restituiscano la pena di morte!...

 

 

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-Ha ucciso, è vero, ma è un così buon patriota!..

 

 

 

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-Una buona digestione invita alla mansuetudine...

 

 

 

 

 

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-Deve pur provocare una piccola emozione votare per la morte: me la voglio proprio concedere.

 

 

 

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-Non siete qui per assolvere ma per rendere giustizia!...

 

 

 

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-Nessuna ricusazione e Ciccina mi aspetta!... Peggio per gli accusati!

 

 

 

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-È un ebreo: se lo assolviamo, Drumond sbraiterà!...

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

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2 maggio 2011 1 02 /05 /maggio /2011 06:00
 I Martiri di Chicago

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Alle origini del Primo Maggio

 
Il 1° maggio 1886, la pressione sindacale permette a circa 200.000 lavoratori americani di ottenere la giornata di otto ore. Ma altri, meno fortunati, circa 340.000, devono far sciopero  per forzare il loro datore di lavoro a cedere. Il 3 maggio, una manifestazione fa tre morti tra gli scioperanti della società McCormick Harvester, a Chicago. Una marcia di protesta ha luogo il giorno seguente ed in serata, mentre la manifestazione si disperde ad Haymarket Square, non restano che 200 manifestanti di fronte ad altrettanti poliziotti. È allora che esplode una bomba davanti alle forze dell'ordine. Fa una quindicina di morti tra le fila della polizia.

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Alle origini del 1° maggio

Fondata nel 1881, l'antenato diretto della AFL [2], la FOTLU [2]  raggruppa gli operai qualificati (degli uomini, bianchi e americani di provenienza) e non conta che 50.000 aderenti. Ma durante un congresso decide di porre in primo piano delle sue rivendicazioni la giornata di otto ore e di considerare la data del 1° maggio 1886 per una manifestazione di massa. Comincia allora un'immensa campagna di propaganda che rafforza l'organizzazione. Sin dall'aprile del 1886, alcune imprese accordano anche ai loro salariati la giornata delle otto ore senza diminuzione di salario: 200.000 lavoratori circa beneficeranno di una riduzione di lavoro.
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Nel 1886, i Cavalieri del Lavoro (fondata nel 1868 con forti riferimenti massonici [3]) raduna tutti i lavoratori a livello di una località, Bianchi e Neri, donne e uomini, Americani di "starto" ed immigranti: operai qualificati e non, essi rappresentano più di 700.000 aderenti. Gli aderenti dell'Ordine svolsero il ruolo principale nello sciopero del 1° maggio 1886, benché la direzione dell'Ordine l'avesse condannata. I responsabili ed i militanti dei Cavalieri del Lavoro furono le principali vittime della repressione dopo il massacro di Haymarket, benché la direzione dell'Ordine abbia rifiutato di intervenire in favore dei condannati di Chicago. I Cavalieri del Lavoro sarebbero in seguito andati rapidamente declinando.

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L'iniziativa degli operai americani non avrebbe avuto che un debole ripercussione nel paese ed all'estero senza gli avvenimenti tragici di Chicago che commossero il mondo intero. Sicuri dell'impunità, le milizie padronali provocavano degli incidenti sanguinosi. Il 3 maggio, degli operai che manifestavano davanti alla fabbrica di macchine agricole Mac Cormick, a Chicago sono fatti bersaglio di colpi sparati dalla polizia privata, la battaglia che ne consegue fa numerose vittime.

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Gli scioperanti sono soprattutto di origine tedesca e, nel loro giornale "Arbeiter Zeitung" compare il seguente appello: "Schiavi in piedi! La guerra di classe è iniziata. Degli operai sono stati fucilati ieri davanti allo stabilimento Mac Cornick. Il loro sangue grida vendetta. Il dubbio non è più possibile. Le bestie feroci che ci governano sono avide del sangue dei lavoratori, ma i lavoratori non sono bestiame da abbattere. Al terrore bianco, risponderanno con il terrore rosso. Meglio morire che vivere nella miseria. Poiché ci sparano, rispondiamo in modo che i nostri padroni ne conservano a lungo il ricordo. La situazione ci costringe ad impugnare le armi".

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La sera del 4 maggio, più di 15.000 operai si recano sulla piazza del fieno (Haymarket) per manifestare pacificamente. Vengono pronunciati dei discorsi, soprattutto da Spies, Parsons, Fielden. La folla si ritira, quando un centinaio di guardie nazionali caricano con violenza. Una bomba, lanciata non si sa da dove, cade in mezzo alle forze di polizia, uccidendone sette e ferendone gravemente una sessantina. Le autorità procedono a degli arresti tra gli agitatori dello sciopero ed i redattori dell'Arbeiter Zeintung": Auguste Spies, nato in Assia (Germania), nel 1855; Samuel Fielden, suddito inglese, nato nel 1846; Oscar Neebe, nato a Filadelfia, nel 1846; Michel Schwab, nato a Mannhelm (Germania), nel 1853; Louis Lingg, nato in Germania, nel 1864; Adolphe Fischer, nato in Germania, nel 1856;  Georges Engel, nato in Germania, nel 1835; Albert Parsons, Americano, nato nel 1847.

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Il verdetto è emesso il 17 maggio. Gli otto accusati sono condannati all'impiccagione. Una misura di grazia interviene per Schwab e Fielden, la cui pena è commutata all'ergastolo, e per Neebe, la cui pena è ridotta a quindici anni di prigione. L'11 novembre 1887, gli altri sono messi a morte, a parte Lingg che si è suicidato. Sei anni dopo, un altro governatore dell'Illimois John Altgeld, proclama l'assoluta innocenza dei condannati: "Una tale ferocità non ha precedenti nella storia. Considero come un dovere in queste circostanze e per le ragioni sopra esposte, di agire conformemente a queste conclusioni e ordino oggi, 26 giugno 1893, che si pongano in libertà senza condizioni Samuel Fielden, Oscar Neebe e Michel Schwab".

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Spies, Lingg, Engel, Fischer e Parsons sono riabilitati. L'idea americana è ripresa dagli altri lavoratori degli altri paesi. Nel 1899, a Parigi, durante un congresso internazionale, una proposta che richiede "l'organizzazione di una grande manifestazione internazionale a favore della riduzione delle ore di lavoro che sarà fatta ad una data fissa, la stessa per tutti" è adottata e la data è quella scelta dai lavoratori americani. Il 1° Maggio assume allora nel mondo intero il significato di una giornata di rivendicazione dei lavoratori di fronte alla società capitalista.


haymarket-monumento-moderno-di-Mary-Brogger--2004.jpgHaymarket, opera di Mary Brogger del 2004 
a memoria dei tragici avvenimenti del 1886.


HaymarketMartyrs.jpgI martiri di Haymarket da una pubblicazione del 1887.

OLT


[Traduzione di Ario Libert]



NOTE

[1] American Federation of Labor (Federazione Americana del Lavoro- AFL).

[2] Federazione dei Mestieri Organizzati e dei Sindacati dei Lavoratori.

[3] Il Noble and Holy Order of the Knights of Labor (Nobile e santo ordine dei cavalieri del lavoro).


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1 maggio 2011 7 01 /05 /maggio /2011 06:00

Il 1° Maggio

 

makhno nestor

Simbolo di un'era nuova nella vita e la lotta dei lavoratori

 

di Nestor Makhno

 

La giornata del primo Maggio è considerata nel mondo socialista come la festa del Lavoro. Si tratta di una falsa affermazione del 1° Maggio che ha talmente permeato la vita dei lavoratori che effettivamente in molti paesi, essi lo celebrano in tal modo. Infatti, il primo maggio non è un giorno di festa per i lavoratori.

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No, i lavoratori non devono, quel giorno rimanere nelle loro officine o nei campi. Quel giorno, i lavoratori di tutti i paesi devono riunirsi in ogni villaggio, in ogni città, per organizzare delle riunioni di massa, non per festeggiare quel giorno così come lo concepiscono i socialisti statalisti ed in particolare i bolscevichi, ma per contare le loro forze, per determinare le possibilità di lotta diretta contro l'ordine marcio, vile schiavista, fondato sulla violenza e la menzogna.

 


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Durante questo giorno storico già istituito, è più facile a tutti i lavoratori riunirsi e più comodo manifestare la loro volontà collettiva, così come discutere in comune tutto quanto riguarda le questioni essenziali del presente e del futuro. Sono più di quaranta anni che i lavoratori americani di Chicago e dei dintorni si riuniscono il primo Maggio. Ascoltarono là dei discorsi di numerosi oratori socialisti, e soprattutto quelli degli oratori anarchici, perché essi assimilavano le idee libertarie e si mettevano francamente dalla parte degli anarchici. I lavoratori americani tentarono quel giorno, organizzandosi, di esprimere la loro protesta contro l'infame ordine dello Stato e del Capitale dei possidenti.

È su questo che intervengono i libertari americani Spiess, Parsons ed altri. È allora che questo incontro fu interrotta da delle provocazioni di mercenari del Capitale e si e terminò con il massacro di lavoratori disarmati, seguito dall'arresto e dall'assassinio di Spiess, Parsons ed altri compagni. I lavoratori di Chicago e dei dintorni non si radunavano per festeggiare la giornata del primo Maggio. Si erano raddunati per risolvere in comune i problemi della loro vita e delle loro lotte. Anche oggi, ovunque i lavoratori si sono liberati dalla tutela della borghesia e dalla socialdemocrazia legate ad essa (indifferentemente menscevica o bolscevica) o tentano di farlo, essi considerano il 1° Maggio come l'occasione di un incontro per occuparsi dei loro affari diretti ed occuparsi della loro emancipazione.


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Essi esprimono, attraverso queste aspirazioni, la loro solidarietà e la loro stima nei confronti dei martiri di Chicago. Essi sentono dunque che non può essere per essi un giorno di festa. Così, il primo Maggio, a dispetto delle affermazioni dei "socialisti professionisti" che tendono a presentarlo come la festa del lavoro, non può esserlo per dei lavoratori coscienti. Il primo Maggio, è il simbolo di un'era nuova nella vita e nella lotta dei lavoratori, un 'era che presenta ogni anno per i lavoratori, nuove e sempre più difficili e decisive battaglie contro la borghesia, per la libertà e l'indipendenza che sono loro strappate, per il loro ideale sociale. 

 

Nestor Makhno

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

LINK:

Les Martyrs de Chicago - aux origines du 1er mai

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