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23 dicembre 2009 3 23 /12 /dicembre /2009 08:11



Barabbah

III. L'eterno ingannato









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[Traduzione di Ario Libert]



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22 dicembre 2009 2 22 /12 /dicembre /2009 15:27





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II. Parole nella valle








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20 dicembre 2009 7 20 /12 /dicembre /2009 15:11


Un regalo di Natale che spero i miei dieci lettori sapranno forse apprezzare, si tratta del frutto della collaborazione di due artisti anarchici, Steinlen, in questo blog un autore abbastanza noto, che illustra con quasi 200 disegni, il romanzo dello scrittore, del tutto ignoto nel nostro paese come quasi nel suo, Lucien Descaves, prolifico autore di racconti, romanzi ed opere teatrali su cui avremo modo di tornare.

Presentiamo oggi il primo capitolo di questo romanzo, intitolato Barabbah [Barabba]. Il titolo del capitolo è significativamente Natività e quindi si intona perfettamente al periodo di festa comandata. Non si tratta di una versione socialisteggiante della storia di Gesù incentrata su di un personaggio minore dei Vangeli, come potrebbe far pensare il titolo.  Il Cristo proletario di Descaves-Steinlen, è in realtà un sottoproletario nato da sottoproletari, una bella  carriera insomma, membro quindi della casta occidentale degli intoccabili.

La particolarità del romanzo sta nei suoi capitoli brevissimi ed illustrati magistralmente dal grande Steinlen, in cui il protagonista, Barabba, illustra la storia del barbone-messia, a partire dal terzo capitolo ed in ogni capitolo con numerazione dispari. I capitoli numerati con numerazione pari, tutti intitolati allo stesso modo e cioè Parole nella valle, riportano invece i detti aurei di questo anticristo-zarathustra. Il primo capitolo funge invece da presentazione dell'ambiente in cui si svolge la storia ed è incentrato sulla nascita del profeta nichilista Barabba, e della sua acclamazione da parte dei suoi naturali seguaci, i barboni che svegliati da uno strano richiamo si recano verso lo squallido rifugio comunale dove la madre avrebbe voluto trascorrere la notte.

Contiamo di poter tradurre i 28 capitoli del romanzo in un arco di tempo breve, in quanto il romanzo, che è del 1914, non è mai stato, comprensibilmente, edito in Italia, e questo grave torto a due grandi autori, soprattutto a Steinlen che morì, come è noto in assoluta miseria, non può che trovare risarcimento in quasto modo.





Barabbah


I. Natività




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BARABBA,  Parole nella valle, 02


[Traduzione di Ario Libert]



LINK all'opera originale.
BARABBAH. Paroles dans la vallée


LINK ad un'opera di Steinlen da: L'Assiette au Beurre del 1902:
Steinlen, La visione di Hugo
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19 dicembre 2009 6 19 /12 /dicembre /2009 08:52
NATALE

Visto il tradizionale clima natalizio pieno di ipocrisia e buonismo a profusione, malgrado la crisi conclamata e programmata ad arte, abbiamo deciso di festeggiare anche noi la sacra ricorrenza traducendo e presentando urbi et orbi, un antico numero di una gloriosa testata che semplicemente adoriamo ed a cui piaceva non poco chiamare le cose con il loro nome. Per l'epoca, il presente numero rappresentò senz'altro una vera manifestazione dello spirito autenticamente libertario della rivista nonché anche e soprattutto una dimostrazione generosa di quanto si poteva fare con l'arte al servizio della verità, anche se il mezzo era semplice, come non poteva non esserlo, una rivista di satira politica e sociale. Dobbiamo però anche doverosamente ricordare che L'Assiette au Beurre, a modo suo, era l'equivalente, nel proprio genere letterario e campo artistico, di una vera e propria mostra d'arte settimanale le cui sale erano costituite dalle sue esplosive e coloratissime pagine.



















La sacra festività celebrata in un ambiente molto mondano












I festeggiamenti si sono trasformati in un'orgia.




















 











Una grande folla tende le braccia verso una meta agognata: un medaglione di pasticcio di fegato d'oca (foie gras)












Il Natale degli uomini è diverso da quello degli animali.





















Adorazione del bambin Gesù affiancato dal bue e l'asino e sormontato da una banconota da venti franchi










Il Natale bretone


















14



















L'accompagnatore di Babbo Natale, Père Fouettard (padre fustigatore), rimuncia al suo lavoro per... sovralavoro.
















[Traduzione di Ario Libert]


Link all'opera originale:

Noel
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1 dicembre 2009 2 01 /12 /dicembre /2009 20:38

1936 / 1939, banconote e moneta stampate durante la guerra civile spagnola.

 

Su questa pagina vi presentiamo differenti tipi di moneta edita dalle collettività autogestite nella Spagna repubblicana e rivoluzionaria. Il grafismo- spesso malaccorto- riprende i temi e le idee di manifesti già famosi.

Se le sigle CNT e FAI sono le più numerose, su alcuni biglietti, possiamo constatare delle giustapposizioni sbalorditive: la bandiera rossa (falce e martello) su dei biglietti siglati (CNT); una stella rossa, ecc. 

Alcuni biglietti sembrano colorati a matita, da bambini... La diversità delle regioni e delle città di emissione conferma che la trasformazione sociale che fu all'origine di questi biglietti era molto profonda e molto estesa.
                        



     



     


   












                

          



             







































 

 

 


















[Traduzione di Ario Libert]

LINK al post originale:

1936/1939, Les billets et la monnaie édités pendant la guerre civile en Espagne 

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30 novembre 2009 1 30 /11 /novembre /2009 14:33
Camille Pissarro (1830-1903)

Camille Pissarro, Autoritratto



Alla fine del XIX secolo, le idee anarchiche ebbero un'influenza notevole non soltanto nel mondo operaio ma anche negli ambienti letterari ed artistici. Numerosi furono gli scrittori ed i pittori che si entusiasmarono per l'idea di rivoluzione sociale. Per alcuni non fu che una moda, essi abbandonarono  il loro ideale quando raggiunsero successo e fortuna. Ma altri restarono fedeli tutta la vita all'anarchismo. Tra costoro, troviamo Camille Pissarro.

Pissarro nacque a Saint-Thomas, una delle isole dell'arcipelago delle Isole Vergini nelle Antille che allora apparteneva alla Danimarca. Suo padre era un commerciante ebreo di origine portoghese. Pensava che suo figlio gli sarebbe successo negli affari ma Camille approfitta della visita a Saint-Thomas del pittore danese Fritz Melbye per seguirlo nel Venezuela. Si inizia alla pittura dei paesaggi, della flora e della fauna.

Nel 1855, a Parigi, segue senza trovarvi molto interesse i corsi alle Belle arti. È allievo di Corot ed è influenzato dal realismo di Copurbet. Nel 1857, all'Accademia Svizzera, incontra i futuri impressionisti Monet, Renoir e Cézanne che diventano suoi amici.

Nel 1870, la guerra l'obbliga a fuggire in Inghilterra. Lascia dietro di sé 1500 tele che saranno distrutte dalla soldataglia. I quadri di Constable e Turner lo influenzano. Di ritorno in Francia, dipinge a Louveciennes (vicino a Saint-Germain-en Laye) ed a Pontoise, spesso con Cézanne. La sua pittura è sempre più aerea, vicino a quella di Monet. I suoi quadri presentano la vita ed i lavori degli abitanti del villaggio.

Ai giorni nostri, molte persone si precipitano in massa ad ogni nuova esposizione impressionista. Ma all'epoca l'intolleranza verso la novità era incredibile. Nel 1874, Monet, Pissarro, Sisley, Renoir, Cézanne e Degas organizzano un'esposizione. Tutta la stampa li ridicolizza. Le Figaro scriveva soprattutto: "È appena stata aperta un'esposizione che si dice sia di pittura... 5 o 6 alienati, tra cui una donna, si sono dati appuntamento. Questi sedicenti artisti prendono una tela, del colore e delle spazzole, gettano a caso qualche tono e firmano il tutto". Per derisione, sono qualificati come impressionisti. Tre anni più tardi, rivendicheranno fieramente quest'appellativo.


Malgrado l'interesse di alcuni mercanti d'arte e di collezionisti, è difficile vendere delle tele. Pissarro deve fornire un lavoro enorme per far vivere la sua famiglia (ha sette bambini). Spesso, non può comprarsi il materiale per dipingere. La sua situazione materiale non migliora che a partire del 1879. Nel 1884, mentre risiede a Eragny-sur-Epte (Oise), un'esposizione delle sue opere riporta un grande successo negli Stati Uniti.

A quest'epoca, Pissarro è già sensibile alle idee anarchiche. Se preferiva la Repubblica ad un eventuale restaurazione monarchica, le sue lettere ci mostrano che non si faceva alcuna illusione sugli uomini politici. È disgustato dalla società borghese che lo ha rifiutato in quanto artista d'avanguardia. Rifiuta l'autorità ed esalta l'individuo. L'anarchismo gli permette di esprimere la sua propria concezione della bellezza. La lettura delle opere di Kropotkin, Proudhon e Grave l'hanno convinto della necessità della rivoluzione sociale. A livello tecnico, si avvicina per un breve periodo a Seurat e Signac (anch'egli anarchico) e adotta il principio della divisione sistematica (puntinismo o neo-impressionismo). Malgrado numerose critiche, a partire dal 1890, le sue esposizioni riportano un grande successo ed il valore dei suoi quadri sale.

Non si troveranno dichiarazioni anarchiche nella pittura di Pissarro; non amava le scene di genere. La sua opera si compone soprattutto di paesaggi, di qualche ritratto e nature morte. Il suo tratto è minuto, la luce è densa e scarlatta. Dopo il 1890, ha realizzato anche delle vedute prospettiche di siti urbani (Parigi e Rouen). Il modo di vita contadino gli sembra vicino al suo ideale anarchico. I villaggi ed i campi sono una rappresentazione dell'Utopia. È un mondo che bisogna proteggere per la società futura prima che non sia distrutto dall'industrializzazione.

Pissarro è più un anarchico di idea che d'azione. Ha comunque partecipato al Club dell'arte sociale accanto a Rodin, Grave, Pouget e Louise Michel. È un sostenitore dell'arte per l'arte: "Tutte le arti sono anarchiche! quando è bello e ben fatto!". Non è favorevole all'arte a tendenza sociale. Contrariamente a ciò che ha scritto Kropotkin in La conquista del pane, non pensa che sia necessario essere contadino per rendere in un quadro la poesia dei campi. Vuole rendere partecipi i suoi simili alle emozioni più vive. Una bell'opera è una sfida al gusto borghese. Pissarro è un ottimista che vede un avvenire anarchico vicino, in cui le persone, sbarazzatesi delle idee religiose e capitaliste, potranno apprezzare la sua arte.

Nel 1890, realizza per due delle sue nipoti un albo di 28 disegni sommari eseguiti con la penna che contrastano con la sua pittura ma ci mostrano chiaramente quali erano le sue opinioni: Intitolato Les turpitudes sociales [Le turpitudini sociali], quest'albo rappresenta in modo violento il denaro, la borsa, il capitale, la religione, il padronato, la schiavitù salariale, la miseria, la fame ed il suicidio. Vi si nota l'influenza di Daumier e di Zola. La speranza è rappresentata da una scena di barricata e da un disegno in cui un vecchio filosofo guarda il sole sormontato dalle lettere della parola anarchia. Quest'albo è una condanna senza appello ad una società che respinge i poveri e gli artisti.

 

Pissarro non è un uomo violento ma comprende le ragioni degli attentati anarchici. Dopo l'assassinio del presidente Carnot da parte di Caserio, come Octave Mirbeau o Bernard Lazare, resta alcuni mesi in Belgio per sfuggire alla repressione. Incontrerà Elisée Reclus e Emile Verhaeren. Il suo sostegno morale e finanziario verso le vittime è importante. Aiuta i bambini di anarchici imprigionati, Emile Pouget ed i compagni italiani in esilio. Cancella regolarmente i debiti dei giornali di Jean Grave La Révolte e Les Temps nouveaux.

Il suo amico Jean Grave aveva fondato Les Temps nouveaux nel 1895. Questo giornale uscirà sino al 1914. Numerosi artisti favorevoli alle idee anarchiche vi collaboreranno: Luce, Cross, Signac, Van Rysselberghe, Aristide Delannoy, Vallotton, Steinlein... Pissarro darà soltanto tre litografie ma il suo sostegno finanziario è regolare. Spinge i suoi figli Lucien, Georges e Rodo, tutti artisti, a inviare loro disegni. Dà anche delle opere per le tombolate organizzate per rimpinguare le casse del giornale.

Durante l'affare Dreyfus, si batte contro l'ingiustizia e l'antisemitismo a fianco di Octave Mirbeau e di Maximilien Luce ma si inimica con Degas e Renoir che hanno scelto il campo avverso.

L'opera di Pissarro è riconosciuta universalmente. I suoi quadri valgono oggi delle fortune. I numerosi libri che gli sono stati dedicati non parlano sempre delle sue idee anarchiche. Nella città di Pontoise esiste un Museo Pissarro che rende omaggio al pittore che lavorò nella valle dell'Oise tra il 1866 ed il 1883 e la fece conoscere a Cézanne, Van Gogh e Gaugin. Il museo non possiede che un solo quadro di Pissarro ma il suo fondo si compone di numerosi disegni e incisioni dell'artista. Si può anche vedere delle opere dei figli di Camille Pissarro e di artisti che hanno dipinto tra Pontoise e L'Isle-Adam.


Felip Equy


 [Traduzione di Ario Libert]


Link:
Camille Pissarro 1830-1903

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14 novembre 2009 6 14 /11 /novembre /2009 13:35

 





Blum in azione... contro la Spagna liberale e operaia


Prima pagina di Le Monde Libertaire del dicembre del 1936, da cui è stato tratto questo articolo.



di: Louis Lecoin

Da: Le libertaire - 11 Dicembre 1936


"Mentre Hitler e Mussolini inviano carri armati e armi a Franco, Blum e i socialisti ci inviano ambulanze e bende".
                                                                                                       J. Rosell (CNT FAI)



 




Conosciamo i fatti: Companys che era stao pregato dalla CNT, dall'UGT, dalla Fai e dal PSUC di recarsi presso il popolo di Parigi, non ha potuto compiere la sua missione, il governo francese del fronte popolare essendovisi opposto. Ci tengo a redigere ora una relazione di tutti gli incidenti concernenti l'organizzazione del nostro ultimo meeting al Velodromo d'Inverno di modo che né Blum né i suoi sottoposti possano avere la possibilità di attenuare attraverso menzogne l'odiosità del loro comportamento. Avevo pensato che l'arrivo di Companys, nelle condizioni progettate, doveva assumere, un'estrema importanza sia dal punto di vista popolare sia diplomatico e che il criminale blocco dei "pacifisti" all'acqua di rose non sarebbe sopravvissuto forse agli effetti della nostra manifestazione. Insisto nel credere che l emie previsioni non erano assurde ed i commenti fatti intorno al nostro meeting- di fatto sabotato dall'assenza di Companys- lo dimostrano ampiamente.

Sono contro la guerra, l'ho già provato all'occasione e lo proverò ancora.

Ma sono anche contro il blocco che soffoca una rivoluzione e fa massacrare il fiore di una nazione da tutta la feccia internazionale.


Un manifesto di solidarietà con la spagna antifascista del Comitato per la Spagna Libera. Le scritte recitano dall'alto in basso: "I Miliziani hanno freddo"; "Donne! Madri francesi! Aiutate l'esercito della libertà!"; "Portate o spedite indumenti, farmaci, viveri al Centro di Rifornimento delle Milizie Antifasciste di Spagna".


Non voglio salvare i "marocchini" dei ministri del Fronte Popolare tradendo gli interessi dei lavoratori spagnoli, mancando a questo primo compito dell'internazionale anarchica che ci comanda di correre in aiuto degli anarchici spagnoli il cui numero, forza, valore nella lotta, la saggezza nell'amministrazione economica, impongono al mondo intero almeno il rispetto se non l'entusiasmo.

Sono contro la guerra, ma non voglio che con la paura della guerra ci si mantenga nell'inazione più deleteria e che ci si interdica di prendere parte alla lotta che si svolge accanto a noi, al di là dei Pirenei.

Crepi il governo Blum, me ne frego! Ma che vivano i nostri compagni spagnoli, che vivano intensamente!



È in questo stato di spirito che, incaricato dal Comitato Spagna Libera, ho organizzato la manifestazione del 6 dicembre. Ciò non significa che abbia agito imprudentemente, né che non abbia preso tutte le precauzioni per evitare gli scogli che potevano sbarrare la strada di Parigi.

Lo si giudicherà.

Ho, più di quindici giorni prima del meeting, avvisato del suo svolgimento e del luogo, il partito socialista, il partito comunista, tutte le personalità (e molte altre) che ho considerato come oratori, nessuno mi ha fatto la minima obiezione, nessuno mi ha detto che la partecipazione di Companys comportava degli inconvenienti.

Dieci giorni prima del 6 dicembre, dei giornali hanno annunciato, alcuni in prima pagina, il nostro meeting senza che il governo mostrasse la minima reazione. Eppure conoscevano gli organizzatori del meeting poiché al momento della preparazione di quello di Ottobre, li avevano chiamati alla presidenza del consiglio per chieder loro di abbandonare i loro progetti di allora.

Mi decisi dunque di andare a Barcellona a prevenire il presidente Companys che la strada di Parigi era libera. Prima ottenni che l'ambasciatore di Spagna a Parigi, mi ricevesse. Esposi a quest'ultimo il senso della manifestazione del 6 dicembre. Volete, gli dissi ancora scrivere al presidente del consiglio di Francia ed al suo ministro agli affari esteri allo scopo di chieder loro un'audienza per il Signor Companys quando sarà a Parigi?

L'ambasciatore mi confermò che l'avrebbe fatto.

Potevo con più precauzione, preparare l'arrivo in Francia del Presidente Companys?

Potevo, poiché la manifestazione era diretta contro il blocco, contro la politica criminale del governo Blum, potevo chiedere a quest'ultimo di prenderla sotto la sua tutela?

Chi mi rimprovererà di non essermi preparato affatto a questo gioco in cui ero sicuro di perdere? È soltanto il venerdì mattina del 4 dicembre che fui messo a corrente delle intenzioni del governo e che vidi svolgersi la manovra.



ARMI PER LA SPAGNA ANTIFASCISTA


Il Signor Moch è stato incaricato di eseguire la macchinazione, fu aiutato da persone della Generalità. Appresi dal Signor Moch che il governo avrebbe interdetto il nostro meeting, che avrebbe piuttosto fatto arrestare il Signor Companys alla frontiera che lasciar parlare al Velodromo d'Inverno il presidente della Catalogna. Alla stessa ora, Companys era informato dal console di Francia a Barcellona delle buone disposizioni nei suoi confronti dal governo del Fronte popolare.

Companys ebbe il coraggio di partire lo stesso.

Arrivando alla frontiera, vi trovò dei poliziotti, delle guardie mobili ed un prefetto che gli comunicò che non poteva entrare in Francia che alla condizione di fermarsi a Tolosa e non proseguire verso Parigi soltanto dopo il 6 dicembre.

Companys ebbe la dignità di tornare indietro.

Perché il Signor Blum fece 48 ore prima della tenuta del nostro meeting questa sporca operazione?

Non c'è bisogno di essere un indovino per capirne le ragioni.

Venerdì e sabato un dibattito aveva luogo alla Camera dei deputati sufgli avvenimenti di Spagna e le loro conseguenze internazionali. Il Signor Blum temeva che i comunisti non votassero per lui e desiderando recuperare al centro-destra ciò che temeva di perdere all'estrema sinistra, diede delle indicazioni al Signor Flandrin interdendo a Companys il suo soggiorno.

E si vorrebbe in alcuni ambienti pacifisti che dovremmo essere in estasi davanti alla politica di Blum, andiamo!

E alcuni compagni anarchici esitano a lanciarsi nella difesa della rivoluzione spagnola perché il Signor Blum, i suoi agenti, la sua stampa vanno gridando in ogni luogo che impediscono la guerra. Poveri ingenui!

Ma non saremo ingannati, noi.


Noi marceremo sino in fondo contro il fascismo spagnolo, contro il fascismo internazionale e contro il governo francese i cui  negoziati mettono in pericolo allo stesso tempo la pace nel mondo e la rivoluzione iberica.

 

Louis Lecoin


 

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Caricatura di Léon Blum di Levine




[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:
Blum en action... contre L'Espagne liberale et ouvrière


LINK a post di argomento pertinente:
Mika Etchebéhère. Sorella mia, mio capitano
Mika Etchebéhère, da: La mia guerra di Spagna, 1977
9 luglio 1936, La vera storia delle Olimpiadi popolari di Spagna del 1936
I taxi di Barcellona, da: "Le Libertaire" del 12 luglio 1946
DOCUMENTI. 1936/1939, banconote e altre monete edite durante la guerra civile in Spagna




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12 novembre 2009 4 12 /11 /novembre /2009 15:37

 

I TAPINOFAGI *

 

 

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- La legge Bérenger ha un inghippo la cui imprudenza ha fatto trecento vittime!... 

- Mi ha formalmente promesso di non ricominciare più...

 

 

 

[Il senatore Bérenger fece votare i testi istituenti la libertà condizionale e la sospensione condizionale della pena nel 1885.]

 

 

 

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- Cosa! Fate bancarotta e non potete fornire una cauzione per la vostra libertà provvisoria?:..

 

 

 

 

 

 

 

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- La giustizia eguale per tutti!... Non dubitano di nulla questi utopisti!

 

 

 

 

 

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- Nulla è più divertente quanto la faccia di un accusato che attende il verdetto.

 

 

 

 

 

 

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- Non ho che venti minuti per il mio treno!...
A domani il vostro non luogo a procedere, amico mio.

 

 

 

 

 

 

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- Un irregolare... Un essere entrato nella società senza corrispondente legale... un figlio naturale!...

 

 

 

 

 

 

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- Ma, mio buon amico, la giustizia ne ha fatta di strada dopo Salomone!...

 

 

 

 

 

 

 

 

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- Il suo ardente patriottismo e la sua pietà esemplare gli varranno sicuramente delle circostanze attenuanti.

 

 

 

 

 

 

 

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- Ho conosciuto vostro padre... È per lui che ho pronunciato la mia prima arringa presso l'assise... Non abbiamo avuto fortuna, quel giorno!

 

 

 

 

 

 

 

 

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- Non si tratta che di assolvere gli innocenti o di condannare i colpevoli, il primo venuto compirebbe le nostre funzioni.

 

 

 

 

 

 

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- All'infuori di noi, del clero e dell'esercito, non vedo che delle nullità. 

 

 

 

 

 

 

 

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* I divoratori di umili

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

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10 novembre 2009 2 10 /11 /novembre /2009 06:00
Sorella mia, mio capitano

I ricordi  di Mika Etchebéhère,
capo delle brigade del POUM durante la guerra di Spagna.

Edouard Waintrop

Nell'indice biografico della sua notevole Histoire de l'Internationale communiste [Storia dell'Internazionale comunista], [1], Pierre Broué scrive alla parola Etchebéhère: "Hipolito (1901-1936), nato in Argentina da genitori baschi francesi. Membro del PC, escluso nel 1925. Va in Europa nel 1930, scrive sull'ascesa del nazismo in Masses e si lega al gruppo Que faire? È in Spagna sin dal luglio 1936 e combatte nella colonna motorizzata del POUM. È ucciso a Sigüenza in agosto". Nulla su Mika, sua moglie, che gli successe alla testa di questa stessa colonna del POUM e scrisse un bel libro, Ma Guerre d'Espagne à moi [La mia guerra di Spagna].

Mika era una donna poco ordinaria. Con suo marito, abbandonò l'America del Sud e vide a Berlino una sinistra devastata dalle sue divisioni lasciare il campo ai nazisti. Non appena l'incendio scoppia in Spagna, parte a Madrid insieme ad "Hippo". Si uniscono al Partito operaio di unificazione marxista, il POUM, una formazione antistalinista nata dalla fusione di un gruppo di comunisti oppositori e dell'organizzazione trotskista spagnola, diretta da un Andrea Nin in rottura con Trotsky. Partono per il fronte con una banda di uomini coraggiosi che vogliono combattere il fascismo e difendere la rivoluzione.

Mika racconta tutto ciò e soprattutto quanto accade giorno per giorno sul campo di battaglia e nella testa dei combattenti. Lo fa con un notevole senso del dettaglio ed una tranquilla soggettività che fa a meno delle grandi proclamazioni bellicose e vuote. Descrive anche con un amore palpabile e disperato la fine del suo compagno, la subitaneità dell'avvenimento: "È morto, non abbiamo più un capo...", dice uno. "Povera donna! Tieni, prendi questo fazzoletto macchiato di sangue. L'ho raccolto dalle sue labbra", dice un'altra.

Sono i combattimenti e l'atteggiamento di Mika che faranno di lei, senza che lo rivendichi, senza nemmeno che lo voglia, il capo naturale, con il grado di capitano, di questa squadra di duri, un anarchico marsigliese e dell'estremadura, dei ragazzi e dei vecchi, dei contadini e degli operai. Ha guadagnato la stima di tutti diventando una donna d'acciaio. Bisogno intendersi su questo termine. Essere una donna d'acciaio, per Mika, non è nascondere i propri sentimenti, la sua compassione, è soltanto non cedere ad alcune pulsioni sessuali.

Ciò non le impedisce di rimanere attenta alla miseria che si accumula sui due lati della mitragliatrice. Di ascoltare chi si lamenta che si sono raccolti dei "ragazzi non importa come" e che li si sono inviati senza dare loro alcuna spiegazione a farsi sparare in testa su un fronte sperduto. Di accorgersi anche che le forze sono ineguali tra le milizie di sinistra mal equipaggiate, mal comandate, mal sostenute dalle "democrazie", e le forse fasciste superarmate e sostenute con vigore dai fascisti italiani e dai nazisti.

Quando, nell'ottobre-novembre 1936, le armi sovietiche arrivano in Spagna, migliaia di giovani tra i più valorosi e più capaci sono già morti. Per di più, nessuno si fa illusioni su ciò che i Sovietici esigeranno in cambio di questo aiuto. Sin dall'autunno, dei giovani comunisti hanno rifiutato di combattere accanto alla colonna del POUM, qualificata come contro-rivoluzionaria. Non è ancora nulla rispetto a quanto si sta preparando. I POUMisti, accanitamente ostili alle purghe di Mosca, saranno presto il bersaglio di assassinii e di persecuzioni.

Ma non è ancora del tutto mezzanotte nel secolo. Mika è con la sua colonna nel fango che sommerge il fronte. E pensa meno a questa fine inelluttabile che a sostenere il morale dei suoi uomini, preparando loro una cioccolata calda, distribuendo loro dei picatostes, quelle fette di pane tostato condito nell'olio e cosparse di zucchero o di sciroppo contro la tosse. Può anche sollevare loro il morale quando intuisce che non ce la fanno più. È la loro madre e loro sorella. Quando il combattimento è diventato impossibile in Spagna, Mika Etchebéhère è tornata in Francia. Durante la guerra, è ripartita per un periodo in Argentina, prima di tornare in Francia a fare della radio alle Nazioni unite e scrivere dei fascicoli per Air France. È morta agli inizi degli anni 90.


[1] Histoire de l'Internationale communiste 1919-1943, [Storia dell'Internazionale comunista], Paris, Fayard.

© Libération
 


LINK pertinenti all'argomento:

Mika Etchebéhère, La mia guerra di Spagna

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7 novembre 2009 6 07 /11 /novembre /2009 09:07

La mia guerra di Spagna 

Mika Etchebéhère (Michèle Feldman), Santa Fe, Argentina, 2 febbraio 1902 - Parigi, 7 luglio 1992. Commandante di una colonna del P.O.U.M. con il grado di capitano.


"Ciò che mi resta dell'anarchismo, è la mia incapacità a rispettare le gerarchie imposte e la mia fede nel circolo dell'eguaglianza". 

 



Uscito a trenta anni di distanza dai fatti narrati nel libro, e cioè nel 1976 presso l'editore parigino  Denoël  con il titolo Ma guerre d'Espagne à moi e tradotto l'anno successivo in Italia dalla casa editrice Bompiani come La mia guerra di Spagna, Le memorie della guerra civile spagnola di Mika Etchebéhère costituiscono un importante quanto interessante documento della vastissima memorialistica concernente la rivoluzione spagnola.

Per chi non la conoscesse, l'autrice non fu una storica, una giornalista o una scrittrice bensì una combattente sul fronte aragonese insieme a suo marito Hippolite ucciso mentre era al comando di una colonna del POUM, il Partito Operaio di Unificazione Marxista [Partido Obrero de Unification Marxista], un'organizzazione che era stata anche filo-trotskista ai suoi esordi, fondata da Andreu Nin, più noto come Andrés Nin, che verrà, come tanti altri autentici combattenti contro ogni forma di totalitarismo, assassinato dal fascismo rosso che appestò la Spagna libertaria sin dal 1936.

Le parentesi quadrate con all'interno dei puntini:
[...], indicano dei tagli più o meno consistenti, mentre le parentesi quadrate numerate indicano il numero delle pagine dell'edizione italiana del 1977.
Miliziani a cavallo del P.O.U.M.


Capitolo I

Alla ricerca del combattimento




Madrid, luglio 1936. Lo sciopero dello stabilimento continua. [...] Nei cantieri si moltiplicano gli scontri e la notte echeggia dei colpi d'arma da fuoco. La destra vuol spezzare lo sciopero ad ogni costo. [...] Circolano voci sullo scontento che serpeggia fra i militari, alcuni generali sono stati trasferiti.

Viene assassinato il luogotenente Castillo, della Guardia d'Assalto, un corpo di polizia creato dal governo repubblicano per controbilanciare la Guardia Civile, odiata dagli operai e dalla gente di sinistra. Per le strade di Madrid c'è odore di polvere. Tutti sanno che la destra sta preparando un complotto, solo il governo pare ignorarlo; ma il popolo è sul chi vive e picchetti di operai vigilano in continuazione alla sede dei sindacati. La Puerta del Sol si gonfia di suoni; l'ansia si impadronisce di Madrid.

Un altro morto: stavolta si tratta di Calvo Sotelo, uno degli uomini più in vista della reazione. La gente dice che le Guardie d'Assalto hanno vendicato il luogotenente Castillo. [...]

Alla notizia della sollevazione militare in Marocco, alle Canarie, a Siviglia, il governo sembra stupito, mentre il popolo accoglie i fatti senza sorpresa e quasi con un senso di sollievo, perché, finalmente, l'ombra si dirada [...] [5].
  Mika, foto risalente all'inverno 1937-38

Tutta Madrid si precipita per le strade alla ricerca di un fucile.
Notte del 18 luglio. Titoli enormi sulle prime pagine delle edizioni speciali. Il governo assicura che è padrone della situazione, che i ribelli si arrenderanno da un momento all'altro [...].


Uomini e donne sono affluiti alla Puerta del Sol da tutti i quartieri, si sono fermati un momento davanti al Ministero degli Interni, sorpresi, e hanno ascoltato il messaggio, ripetuto mille volte, che parla di ordine, di calma e di lealtà [...].

Agli angoli delle strade le Guardie d'Assalto, in tuta da lavoro e con la carabine in mano, fermano le macchine e le perquisiscono. Si è saputo che parecchi reazionari sono già partiti portandosi via armi e denaro per andare a raggiungere i rivoltosi. Si instaura una legalità nuova, in cui la tessera del sindacato o di un partito di sinistra prende il posto della carta d'identità.
[...] Percorriamo distanze interminabili alla ricerca di qualche arma e il tempo registra sprazzi di felicità quando la mano si chiude su un revolver [6].

Gli uomini hanno dimenticato le sfumature che li separano e ora avanzano cantando tutti insieme, mescolando i diversi inni. È la lotta finale..., Alle barricate, alle barricate..., Venite, anarchici... Il pericolo comune cementa una vasta alleanza e spezza ogni barriera [...].

Il 19 luglio, è un giorno denso, raccolto, perché la gente sa con più chiarezza quel che succede in certe caserme di Madrid e nessuno ascolta più i discorsi ufficiali e la milizia è appena nata e i lavoratori formano pattuglie per le strade.

Sono a Madrid da cinque giorni appena. Hippo, mio marito, è arrivato due mesi prima di me. Nelle lettere che mi spediva a Parigi, mi descriveva il clima sempre più teso creato dai molti scioperi e dalle mosse della destra in seguito alla vittoria del Fronte popolare [7].

[...] Mio marito ed io siamo andati in Spagna a cercare ciò che avevamo creduto di trovare a Berlino nell'ottobre del 1932: la volontà di lotta della classe operaia contro le forze della reazione che si stavano trasformando in fascismo [...] Eravamo scesi in piazza coi comunisti durante quelle manifestazioni che tagliavano il respiro alla borghesia, tanto erano folte e ordinate, gravi e minacciose come un esercito alla vigilia del combattimento. I nostri canti rivoluzionari salivano al cielo livido di quel 15 gennaio 1933 il cui freddo micidiale abbatteva vecchi, donne e figli di scioperanti, gli stessi che sfilavano in corteo con lo stomaco scavato dalla fame e le vesti consunte da lunghi anni di miseria.
Ma in quelle cupe giornate che precedevano l'avvento di Hitler al potere, né il partito socialdemocratico, né quello comunista vollero scatenare la lotta per afferrarlo. E le loro truppe, educate da una lunga tradizione di disciplina politica, non prendevano in considerazione la possibilità di combattere in ranghi dispersi, senza o contro i loro capi, che avevano confuso e falsato ogni cosa. E la "notte dei lunghi coltelli" cadde sulla classe operaia più lucida, più addestrata e meglio armata alla lotta degli anni '30 [8].

Forse è una fortuna che in questo 18 luglio 1936 non ci siano in Spagna partiti politici così potenti. I comunisti sono una piccola minoranza e nelle file dei socialisti, più consistenti, si va delineando un'ala sinistra costituita soprattutto da giovani, più combattivi dei loro padri rifornisti. La forza decisiva appartiene alla Confederazione Nazionale del Lavoro, la potente C.N.T., i cui principi libertari sono gelosamente conservati dalla F.A.I., la Federazione Anarchica Iberica, una specie di piccola chiesa aperta solo ai puri fra i puri, suprema istanza di santa madre anarchia, eminenza rossa e nera. I suoi diktat apolitici non impediscono tuttavia agli operai della C.N.T di contribuire in larga misura alla vittoria del Fronte Popolare in occasione del 16 febbraio 1936 [9].

[...] "Non credi che prima sarebbe meglio passare da casa per vedere se Latorre ha trovato qualcosa? È molto probabile che i sindacati della U.G.T. siano già armati".

No, Latorre non ha ancora trovato niente, ma ha un'idea. Perché non andiamo a vedere dai compagni del P.O.U.M.? Non ne facciamo parte, ma è l'organizzazione che si avvicina di più al nostro piccolo gruppo di opposizione comunista.

Niente armi nelle sedi del P.O.U.M., ma molte speranze per l'indomani e forse per stasera stessa. Per terra e sulle panche della piccola sala si ammassano un centinaio di uomini e qualche donna; alcune hanno un aspetto un po' strano. Vengo a sapere che sono ragazze di una casa chiusa lì vicino, che vengono ad arruolarsi nella milizia [...] [10].

Aggregati a un nucleo di combattenti, riprendiamo il nostro cammino più sicuri, Delle macchine con le scritte C.N.T.-F.A.I., U.G.T., U.H.T. e con le canne dei fucili appoggiate alle portiere, passano strombazzando [...].
Passa un Camion pieno zeppo di giovani e di ragazze tutti vestiti con la stessa tuta da lavoro: la milizia ha trovato la sua prima uniforme.

La folla applaude e canta davanti a una chiesa in fiamme [...].

20 luglio. La caserma della Montaña è caduta dopo scontri sanguinosi e ora tutti possono entrare nel grande cortile vuoto dove alcune donne si contendono le ultime marmitte [11].

I compagni del P.O.U.M. che avevano partecipato all'assalto, erano tornati con un ben magro bottino: dei caschi, dieci fucili, un paio di centinaia di cartucce e una mitragliatrice senza affusto [...].

21 luglio 1936. Due autocarri, tre auto da turismo, cento uomini, trenta fucili e una mitragliatrice senza affusto issata con fierezza su uno dei camion, costituiscono la colonna motorizzata del P.O.U.M. comandata da Hyppolyte Etchebéhère, cittadino francese nato in Argentina da famiglia piccolo borghese, approdato alla lotta di classe prima per ragioni sentimentali, per aver visto con i propri occhi la guardia mobile di Buenos Aires annegare nel sangue uno sciopero dei metallurgici nel 1919, poi, in seguito, per convinzione profonda.

La nostra colonna si avvia alla ricerca di truppe del generale Mola, che pare stiano marciando su Madrid. Incontriamo sul cammino dei contadini che ci chiedono di andargli a prendere della farina a un mulino nelle vicinanze. Un camion parte a cerca farina [12].

 Madrid entra nella rivoluzione a passo di carica. Il denaro non ha quasi corso quando si tratta di rifornire la milizia. Le organizzazioni operaie, partiti o sindacati, firmano dei buoni d'acquisto che noi diamo ai commercianti in cambio delle loro merci, sottolineando le trattative di un baldanzoso U.H.P. Si requisiscono le automobili, le autorimesse, le belle case abbandonate dai ricchi in fuga o rifugiatisi nelle ambasciate. Il governo, impotente com'è a controllare il dramma che si svolge sulla scena, è scivolato dietro le quinte.

 All'alba del 22 luglio la nostra colonna, a piedi, raggiunge [13] una stazione di Madrid per unirsi a una formazione di circa quattrocento uomini agli ordini del capitano Martínez Vicente, un ufficiale di carriera dalle provate convinzioni repubblicane [...].

Questa colonna raccoglie tutte le tendenze politiche e sindacali. L'età dei partecipanti va dai sedici ai settant'anni. Il nostro treno ci mette delle ore a muoversi.
Il vetusto fasciame dei vagoni è sommerso dalle iscrizioni: "A morte il fascismo", "Viva il P.O.U.M.", "A Saragozza"... perché sembra che andiamo a Saragozza a soccorrere la città prigioniera dei rivoltosi [...].

Alla fine vien dato l'ordine di montare sui vagoni e quando si sente fischiare la locomotiva si alza una selva di grida gioiose, miste a canti rivoluzionari [14].
Approfittiamo di una lunga sosta del treno per andare a rifornirci. Con due giovani militanti del P.O.U.M., Carmen, di diciotto anni, e Emma, di appena sedici, e un miliziano armato, facciamo il giro del villaggio e ritorniamo carichi di vettovaglie [...].

A Guadalajara ci danno ordine di scendere [...]. Guadalajara è una città triste. Le milizie della C.N.T. ci hanno preceduto e ora gli uomini col berretto nero e rosso stanno agli angoli delle strade col fucile in mano. Sono loro che, due giorni fa, hanno preso d'assalto la caserma doi Globos [...].

I miliziani della C.N.T. hanno anche aperto le porte della [15] prigione, e, intorno alla caserma dove ci siamo appena installati, gironzolano uomini dall'aspetto strano. Quattro o cinque hanno già chiesto di essere ammessi, nella nostra colonna, dopo una rapida discussione li accettiamo [...].

L'inattività comincia a demoralizzare i nostri miliziani, tanto più che i giornali son pieni delle prodezze compiute dalle colonne che tengono la Sierra. Su questo grigiore, [...] cade una notizia la cui portata non sfugge ai militanti: il governo fissa la paga dei miliziani a dieci pesetas al giorno. Questo tentativo di riprendere in mano le formazioni che fanno capo solo ai partiti e ai sindacati non seduce gli apolitici, il cui numero cresce ogni giorno [...] [16].
Hippo diventa sempre più luminoso, sì, luminoso, come se una torcia gli bruciasse dentro [...].

La notte, quando siamo distesi fianco a fianco sui nostri pagliericci, gli tengo la mano sussurandogli antiche parole d'amore come una ninna nanna, finché ci addormentiamo. Spesso, senza che io gli chieda niente, mi fa la relazione delle sue giornate spossanti: è riuscito a costituire un tribunale rivoluzionario per impedire i paseos, le esecuzioni sommarie; ne fanno parte i rappresentanti delle diverse tendenze. Vengono organizzate spedizioni per procurarsi le armi. Sogna un'unificazione delle milizie in vista delle prossime operazioni militari. Ormai lo ascoltano, gli obbediscono, l'amano, deve poter contare sui propri uomini come su se stesso per farne un reparto eccezionale, il meglio organizzato, il più coraggioso e, nello stesso tempo, il più disciplinato...

I nostri camion e le nostre auto da turismo ci hanno raggiunto a Guadalajara, Stanotte partiamo per la guerra [17].

La colonna avanza a passo d'uomo, invisibile, a fari spenti, in uno strano silenzio, Stavolta andiamo in guerra. quella vera, coi cannoni puntati e senza canzoni e grida di battaglia. Un chiarore indeciso all'orizzonte ondulato ci rivela la piazzaforte di Atienza, un borgo medievale sparpagliato attorno al castello che si erge, altissimo, su uno sperone quasi conico. [...] La nostra artiglieria gli strappa qualche scheggia di pietra, qua e là. [...] Un aereo si alza nel cielo seminando il panico nelle nostre file. L'operazione è terminata.
Mi sveglio a tarda notte su un letto di ospedale con accanto un'infermiera che tenta di farmi bere. Ho ricordi confusi. Pare che abbia un ascesso in gola e quaranta di febbre. "Bisogna che mangi", dice l'infermiera, una ex suora che ha deposto l'abito per amore di un miliziano comunista.
Hippo è venuto a trovarmi. Abbiamo cambiato città e la colonna adesso è a Sigüenza. Hippo e i suoi miliziani hanno finalmente combattuto sul serio. Erano stati incaricati di portare munizioni alla città assediata dai franchisti, ma, invece di lasciarle nel luogo stabilito e di far marcia indietro, sono entrati col camion fin dentro la città, han preso gli assalitori di lato e han fatto più di sessanta morti, recuperando sul campo fucili e mitragliatrici. Dopo una simile impresa, il prestigio della colonna P.O.U.M. e il grande ascendente del suo capo sono assicurati [...].
 Sulla strada che va a Sigüenza, il grano si piega sotto il peso delle spighe troppo mature: il tempo della mietitura [18] è passato senza che la gente se ne accorgesse, come se il raccolto non fosse più affar loro [...] I ricchi han lasciato i poderi e han raggiunto i villaggi oltre le nostre linee. Le donne non sono partite tutte; rimaste a badare alla casa e alle bestie, si rintanano nelle stanze più nascoste, vestono di nero e, silenziose e cortesi, vendono volentieri pollo e prosciutto ai miliziani ricchi delle loro dieci peseta al giorno. Tanto ricchi da disprezzare la broda che passa la caserma [...].
Buona parte delle abitazioni della città è stata evacuata. L'ordine è di perquisirle, ma di prendere solo armi, munizioni , materassi, coperte e cibo. Il saccheggio sarà punito con la morte [...].
Dormiamo per terra, su dei materassi vicini, tenendoci a lungo la mano, ma divisi come non mai: Hippo chiuso nel suo universo di guerra, teso come un arco; io a disagio in mezzo a questo strano mondo di combattenti, così diversi dai rivoluzionari dei miei principi, perseguitata dall'idea fissa della morte di Hippo...
  
"Non farti ammazzare, caro, tu sei prezioso, indispensabile, sei il più importante, il più lucido, quello che ne sa di [19] più sulla rivoluzione [...].
Mika-Etchebehere-a-Siguenza-con-miliziani-del-POUM.jpgMika Etchebéhère a Siguenza con miliziani del POUM

La luce senza riflessi della notte morente schizza un paesaggio di Patinir. Di lontano, dalla parte del villaggio, si delineano masse appena un po' più scure. Da qualche tempo stiamo marciando a piedi, come tante ombre che si trascinano  ai margini del quadro. Nulla turba il silenzio. In piccoli gruppi gli uomini si disperdono fra i cespugli. Io e il medico andiamo alla ricerca di un posto adatto alle attrezzature di soccorso [...].
È arrivato il sole, e con lui i primi colpi sparsi di fucile, presto coperti da raffiche di mitraglia [...]. Il tiro si fa più nutrito da entrambe le parti, ma ancora nessun ferito. Dei miliziani dall'espressione impaurita vengono a chiederci dell'acqua. L'atmosfera si appesantisce. La nostra artiglieria tace. Un gruppo avanza verso di noi. Il vecchio Quintino trascina il fucile con passo greve e si strofina le guance inondate di lacrime.
"Che sventura, mio Dio, che sventura orribile, l'hanno ammazzato, hanno ammazzato il capo" [22].
"Non è vero," gridano i miliziani; "taci, è solo ferito, lo andiamo a prendere".
Quintino si rannicchia contro la mia spalla come un bambino molto vecchio, molto stanco , disarmato.
"È morto, è morto, siamo senza capo...".
Ripeto con lui, meccanicamente: "È morto, morto, morto", e dentro, nella testa, nelle viscere, tutto di me grida: "È morto, morto, morto; devo morire anch'io, dovrei essere già morta, non sopravvivergli neanche un istante".
Non piango, ma tremo così forte da non riuscire ad afferrare il grosso revolver, il suo, che qualcuno mi sta porgendo, insieme alla sua tessera di miliziano, alla penna stilografica e al tubetto di aspirina che portava addosso. L'Abissina si avvicina, col suo passo di danza, con gli occhi asciutti come me; mi si inginocchia davanti dicendo con voce sorda: "Poveretta. Tieni, tieni questo fazzoletto bagnato del suo sangue, l'ho raccolto dalle sue labbra. Ti giuro che non ha sofferto. È caduto come un albero abbattuto dal fulmine, sorridendo, gli occhi spalancati". [...].
 
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Published by Ario Libert - in Memoria libertaria
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