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22 agosto 2009 6 22 /08 /agosto /2009 07:44

LA RIVOLUZIONE DI NOVEMBRE

02 Revolution-spartakiste-le-5-janvier-1919

di Philippe Boubet, Gruppo Kropotkine


La quasi unanimità, che nel 1914 aveva radunato il popolo tedesco dietro Guglielmo II per il "saluto alla Germania", si spezzò all'inizio del 1917. Dopo un primo movimento di scioperi nel marzo-aprile 1917, uno sciopero generale di protesta contro la guerra  scoppiò nel gennaio 1918 e si estese in tutta la Germania. La recrudescenza dell'agitazione operaia, esacerbata dalla disgregazione dell'antico ordine e dalle sconfitte militari, riprese con un vigore nuovo a partire dalla metà di Ottobre.

"Il 7 novembre, in seguito ad una manifestazione pacifica, promossa da S.P.D. e dall''U.S.P.D. [1] e a cui parteciparono 200 mila operai e soldati, fu creato un consiglio di operai e di soldati" [2]. Durante la notte e mentre il re fuggiva da Monaco, il consiglio degli operai e dei soldati si recò alla Camera dei deputati, destituì il governo regio e proclamò la repubblica.

Il giorno dopo, Kurt Eisner, leader dell'U.S.P.D. formò un governo di coalizione con i riformisti del S.P.D. Nelle settimane che seguirono, egli tentò di stabilire un miscuglio di parlamentarismo e di idee dei consigli nei quali, tuttavia, sembrava vedere piuttosto degli organi di controllo che degli organi di decisione. "Ma, sin dall'inizio, ciò significava l'esistenza di un doppio potere: da un parte, c'era il gabinetto Eisner che cercava di portare la rivoluzione su vie legali e, dall'altra, un consiglio operaio di Monaco, espressione delle frazioni della classe operaia che spingevano alla rivoluzione" [2]. Ma, nel voler troppo barcamenarsi tra i sostenitori del vecchio mondo e le forze rivoluzionarie, Kurt Eisner scontentò i due campi.

Sotto la pressione del S.P.D., fu costretto a organizzare delle elezioni legislative che furono contrassegnate da gravi incidenti la cui portata alterarono la validità dei risultati. Boicottate dagli anarchici e dal K.P.D. [3], queste elezioni sconfessarono totalmente Eisner che non raccolse che il 2,5% dei voti a profitto del Bayerrische Volkspartei (cattolico) e del S.P.D. che ottennero rispettivamente il 35% e il 33% dei voti. La situazione si deteriorò definitivamente dopo che Kurt Eisner fu assassinato, il 21 febbraio.

Il consiglio centrale rivoluzionario [4], che fu creato lo stesso giorno, decretò lo stato d'assedio e lo sciopero generale in tutta la Baviera. Ma dopo aver rifiutato la proposta, che gli fu fatta da Erich Muhsam (uno dei leader del movimento anarchico) il 28 febbraio, di proclamare la Repubblica dei Consigli, il congresso dei consigli, dominato dal S.P.D. diede i pieni poteri al governo Hofmann formato il 17 marzo.

 

 

LA REPUBBLICA DEI CONSIGLI

 

"L'impotenza deludente del governo Hofmann, la minaccia dei corpi franchi (a Berlino, i "disordini di marzo" si verificano allora [5]) e la proclamazione della Repubblica dei consigli ungherese il 21 marzo intensificarono l'aspirazione della classe operaia ad un sistema dei consigli (...). Il 4 aprile, la classe operaia di Augsburg, che era in sciopero generale, propose di proclamare la Repubblica dei consigli di Baviera" [2]", il che venne fatto il 7 aprile, malgrado l'astensione del K.P.D. "Rapidamente, il governo dei Consigli si rivelò praticamente impotente (...). 

Mentre il K.P.D. boicottava ancora (il che fece finquando la repubblica non si piegò al suo proprio programma di partito) e frenava così una vera edificazione dei consigli e dell'Armata rossa [6] , i delegati del S.P.D. approvarono verbalmente tutte le misure rivoluzionarie e si sforzarono, immediatamente dopo, di bloccarne l'esecuzione. Più grave della rottura che si delineava, era la confusione che regnava all'interno della classe operaia. Gli effetti dell'astensione del K.P.D. si fecero sentire ovunque [2]". Tutti i tentativi di negoziazione condotti da alcuni rivoluzionari, come Musham, fallirono e le ultime illusioni svanirono dopo il tentativo di putsch militare del 12 e 13 aprile: "un'esercito di volontari che era stato inviato dal governo Hofmann rifugiatosi a Bamberga arrivò ad arrestare Musham e undici altri membri del consiglio centrale prima di essere respinto..." [2].

 


LA REPRESSIONE

 

Il K.P.D. vide allora giunta l'occasione di impadronirsi del potere e depose il precedente governo dei Consigli. (...) La seconda fase della repubblica dei consigli, che si differenzia considerevolmente dalla prima per via della cattura degli ostaggi, le socializzazioni di massa ed i combattimenti militari a Dachau, fu di breve durata anch'essa. "Gli appelli alla fermezza del K.P.D (...), l'esecuzione di ostaggi (...) e, dalla parte avversaria, l'eccitazione dei soldati dei corpi franchi e degli studenti dei gruppi di destra fomentati dalle voci giornalistiche, tutte queste condizioni si unirono per dare una conclusione sanguinaria alla Repubblica dei consigli.

La cifra di 600 morti, vittime della repressione militare e dei metodi dei consigli di guerra deve essere ampiamente al di sotto della realtà".

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]


 

NOTE


[1] Contro la collusione dei socialdemocratici del S.P.D. con il  regime imperiale; la sua ala sinistra si era scissa nell'aprile del 1917 per formare l'U.S.P.D., cioè il Partito Socialdemocratico Indipendente.

[2] Erich Muhsam, Schrliftsteller dr Revolution, W. Haug, pp. 31 a 38.

[3] K.P.D., cioè il Partito Comunista Tedesco fondato nel gennaio del 1919.

[4] Composto da undici membri tra cui Erich Musham e, Max Lemen per il K.P.D. Il Consiglio centrale riuniva inoltre dei rappresentanti del S.P.D della lega dei contadini.

[5] Gruppi paramilitari di estrema destra, i corpi franchi furono sistematicamente utilizzati dai governanti socialdemocratici per reprimere ogni tentativo rivoluzionario che ebbero luogo in Germania nel corso del periodo 1918-19. La repressione a Berlino fece più di 1200 vittime per il solo mese di marzo 1919.

[6] Il nome dato all'Armata degli insorti come quello di tutte le istanze rivoluzionarie erano direttamente ispirate dalla rivoluzione russa.

 

 

LI NK al post originale:
La Révolution de novembre


Per la serie "fascismo rosso", socialdemocratico o comunista raccomandiamo i seguenti link interni:

La vera storia delle Olimpiadi popolari di Spagna del 1936
La guerra dei socialismi
La rivoluzione di novembre
Resistenze anarchiche in URSS negli anni 20 e 30
La rivoluzione spartachista: novembre 1918
La Makhnovishina

1919 street fighting in Berlin
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Spartakus Rebellion
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Published by Ario Libert - in Fascismo rosso
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8 agosto 2009 6 08 /08 /agosto /2009 07:20

Sacco e Vanzetti o le passioni militanti

di Ronald Creagh

 

In un paese così implacabilmente procedurale come gli Stati Uniti, i grandi processi hanno un posto non trascurabile nell'universo mediatico. La tragedia di Nicola Sacco e di Bartolomeo Vanzetti, due anarchici accusati di crimini che essi negarono sempre di aver commesso, tracima dal quadro stesso della politica interna per la sua risonanza internazionale, comparabile all'affare Dreyfus in Francia.

 

IL DRAMMA

 

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti non erano anarchici quando giunsero sul suolo americano: lo divennero negli Stati Uniti. Sacco era operaio fresatore in una fabbrica di calzature; Vanzetti, licenziato da una fabbrica per la sua azione nel corso di uno sciopero, si guadagnava da vivere come venditore ambulante di pesce. I loro compatrioti italiani erano al gradino più basso della scala sociale. Rari erano coloro che, come Sacco, erano riusciti a mettere da parte il denaro per il "ritorno al paese". Lui stesso d'altronde scriveva a sua figlia di non dimenticare quanto "l'incubo delle classi più basse attristi il cuore di tuo padre".

 

Due fatti stavano per segnare il destino dei due protagonisti. La vigilia di Natale del 1919, a Bridgewater nel Massachusetts, un furgone che trasportava un'importante somma di denaro venne attaccato da una vettura ma riuscì a fuggire. Il 15 aprile 1920, nella città industriale di South Braintree, ad una ventina di chilometri da Boston, un furto sanguinario e riuscito in una fabbrica di calzature sfocia nel furto dei salari degli impiegati, sedicimila dollari in totale, che non saranno mai ritrovati.

Vanzetti è accusato del primo attentato, condannato, poi presentato al secondo processo, su ritrova così nella posizione di sospettato. Mentre si era assunto per la sua difesa un avvocato "classico", si decide di ricorrere, per il crimine di South Braintree ad un avvocato politicamente impegnato. Il risultato, nel luglio del 1921, è disastroso: Sacco e Vanzetti sono condannati alla pena di morte.

Le richieste per un nuovo processo si succedono. Esaminate ogni volta dallo stesso giudice che aveva sentenziato nei casi precedenti, esso vengono colpo su colpo da lui respinte, le decisioni si faranno attendere a volte anche più di un anno.

Nel 1925, un gangster, Celestino Madeiros, confessa il crimine di South Braintree. Nuovo appello davanti alla Corte suprema del Massachusetts, che lo rinvia al giudice precedente. Quest'ultimo rifiuta di tener conto del nuovo fatto. Una seconda richiesta davanti alla Corte suprema, nel 1927, approda allo stesso risultato negativo. Come ultimo espediente, una petizione è presentata al governatore dello Stato che però respinge la grazia. Eppure, i due anarchici hanno sempre negato ogni partecipazione ai crimini per i quali sono accusati.


Le ripercussioni ed i suoi interpreti

Dopo sette anni di prigione, il 23 agosto 1927, a mezzanotte, Sacco e Vanzetti vengono giustiziati sulla sedia elettrica. Quel giorno, l'America intera è mobilitata in un ultima attesa. A Boston, ad esempio, tutto quel che il paese ha in fatto di scrittori di talento manifesta sulla pubblica piazza. A Detroit, nel Michigan, 25.000 persone partecipano ad una manifestazione. A New York, una popolazione immensa si ritrova ad Union Square, il grande luogo dei raduni operai. Un testimone ci ha raccontato che dopo la notizia dell'esecuzione, vide gli uomini strapparsi realmente i capelli in segno di disperazione, le donne lacerarsi i vestiti. In tutti i quartieri popolari, da ogni finestra aperta, si sentiva il sordo lamento del popolo di New York.

L'eco favorevole che gli accusati ricevevano presso un segmento dell'opinione è l'effetto di diversi fattori, la tenacità del Comitato di difesa, che riuscì a mobilitare qualche giornalista; i Civil Liberties Committees; la forte impressione suscitata nel mondo operaio; il ruolo notevole di alcune grandi borghesi bostoniane. È anche la risultante dell'eccezionale durata dell'attesa prima dell'esecuzione sulla sedia elettrica- sette anni, dalle proteste d'innocenza degli accusati, infine e soprattutto dalla loro personalità di una tempra eccezionale. Gli storici hanno molto parlato di alcune comunità, soprattutto rappresentative: i comunisti, i cattolici, gli intellettuali, Tuttavia, con rare eccezioni, questi gruppi non sono intervenuti che alla fine della crisi.

I Sammaritani dell'ultima ora

I comunisti americani non entrarono in lizza che all'ultima ora, nel 1927. La loro strategia è essenzialmente orientata a presentarsi come i gestori dell'operazione. Al di là delle loro spacconate, essi utilizzano il processo e le sue vittime come marciapiede della loro propaganda.

Gli anarchici, di cui un numero importante è stato espulso dal paese, non possono che agire cautamente: presso i loro compatrioti italiani, ai quali riescono a far passare un'informazione fidabile, ma anche presso gli intellettuali, che occuperanno le posizioni più visibili.

È un fatto nuovo. Il debole interesse degli anarchici negli ambienti letterari ed artistici appare all'esame delle opere ispirate da quest'avvenimento: pochi libri di qualità come Boston di Upton Sinclair e U.S.A. di John Dos Passos; Sul piano artistico, non si possono non citare che i quadri di Ben Shahn o le caricature di Robert Minor.

 

Bisogna dire che tra gli intellettuali la situazione è eminentemente confusa. Essi hanno sostenuto il presidente Wilson, al momento dell'entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1916, per timore del militarismo tedesco. Il loro entusiasmo per la Rivoluzione russa precipita velocemente. Il loro radicalismo è più formale che di fondo e preferiscono agli anarchici i socialisti, affascinati come essi dai giochi di potere.

Il loro allineamento alla causa di Sacco e Vanzetti è innanzitutto un affare di cuore. Coloro che si impegnano nella difesa lo fanno tardivamente, ma con molta generosità. I più lucidi vedono soprattutto nel processo una prova dell'inadeguatezza del sistema giudiziario americano ai principi della democrazia, se non della giustizia. Nella stampa a grande tiratura, la tendenza è piuttosto verso la riservatezza. A parte la New Repubblic, giornale destinato ad educare le elite, che copre l'affare da un punto di vista relativamente aperto ma sempre prudente, la maggior parte dei giornalisti valutano nel loro foro interiore che il processo è condotto in modo molto poco equo, ma nessuno si azzarda a dirlo. Bisogna aspettare il 1927 perché infine le critiche esplodano, soprattutto quando il giudice rifiuta una richiesta di riesame fondata su un fatto nuovo, la confessione del gangster Madeiros.

 

Tuttavia, molti giornalisti e scrittori, con la loro tendenza ad erigere ogni situazione in avvenimenti esemplari, simbolici, hanno ampiamente contribuito a scuotere il consenso svelando quel che oggi è chiamato pudicamente "un problema sociale". Lo svolgimento del caso scuote la loro fede negli Stati Uniti e l'esecuzione di Sacco e Vanzetti incita un certo numero, tra i più grandi, ad esiliarsi volontariamente in Europa.

 

Paradossalmente, uno dei primissimi sostegni proviene da un Americano che non è di sinistra, Henry L. Mencken, che interviene nel 1924; e l'appoggio più solido è fornito da un professore di diritto di Harvard, Felix Frankfurter, un'autorità in materia, di cui un articolo di grande risonanza, pubblicato nel 1927, rimette seriamente in causa gli atteggiamenti del tribunale nel corso dei processi precedenti. Il sistema giudiziario americano comincia inoltre ad vacillare sotto la penna di avvocati o uomini di legge, che dopo il 1926 si dedicano ad un severo riesame delle procedure e prendono posizione in un senso o nell'altro.


I movimenti di sostegno

La popolazione italiana è, molto logicamente, la prima a mobilitarsi ed a ricercare delle informazioni oneste. Contribuisce generosamente, durante questi sette anni, alla difesa degli accusati. Inoltre i conflitti tra fascisti ed antifascisti si stanno moltiplicando durante la campagna di difesa degli accusati. Gli Stati Uniti e l'Italia di Mussolini cooperano ad alto livello per la repressione degli "agitatori", ma, senza dubbio a causa dei pregiudizi contro questa comunità, la polizia dei diversi Stati mostra poca sollecitudine a soddisfare le richieste dei consoli. Quest'insieme di circostanze particolarmente ambigue segnala che la lotta contro la giustizia del posto necessita di altri appoggi.

 

Le interpretazioni: due ideologie

La ricezione degli avvenimenti da parte della popolazione americana oscilla tra due interpretazioni. Una pone il problema nel quadro delle istituzioni americane incaricate di rendere giustizia. L'altra la pone nella prospettiva della lotta di classe. Queste due posizioni sono estranee l'una all'altra, perché derivano da premesse differenti.

 

Durante il suo primo processo, Vanzetti si attenne al quadro strettamente legale; questa posizione gli varrà la sua prima condanna. Molti difensori adottano lo stesso atteggiamento, essi considerano che le prove dell'accusa sono molto fragili, che la giustizia è serena.

Questa versione "legalista" pone il problema nei termini di innocenza o di colpevolezza. Gli accusati devono essere giudicati su questo solo punto, senza mischiare al dibattito delle considerazioni estranee. Questa posizione appariva nei discorsi e scritti che si attengono agli aspetti giuridici e polizieschi, accreditando la tesi che non si tratta che si una questione criminale.

È evidente che i suoi principali enunciatori appartengono ai poteri pubblici, al collegio degli avvocati o alla magistratura. Sarà sostenuta dall'Accusa e da una parte dei difensori. Rappresenta una ideologia dominante perché la vediamo penetrare ogni classe sociale.


Con delle divergenze, poiché la magistratura è posta al centro di critiche ed accuse e comparata all'ideale di giustizia che ciascun gruppo si dà, due atteggiamenti sono possibili. Uno, riduttivo, non mette in causa che le autorità del Massachusetts, l'altro l'insieme del sistema giudiziario americano, opinione che può comportare una crisi ideologica.


Intorno alla posizione legalitaria appaiono altre varianti. Alcuni, per delle ragioni umanitarie, condannano il principio della pena di morte. Il maggior numero, tra gli ultimi a mobilitarsi, valutarono che sette anni di prigione per degli uomini di cui tutto evidenziava l'integrità sono un prezzo alto. Altri mettono l'accento sugli aspetti sociali: I pregiudizi nei confronti degli Italiani o più in generale, verso le persone di modeste condizioni. Il campo rimane non di meno legalitario, perché si tratta di difendere o di attaccare l'apparato giudiziario americano.

 

Un'altra lettura, che chiameremo "classista", è stata anch'essa propagata, soprattutto dalle istituzioni che pretendevano di rappresentare il mondo operaio, in particolare il partito comunista americano. In quest'ottica, l'affare Sacco-Vanzetti illustra la guerra di classe in America, poiché si tratta di arrestare dei militanti operai.

 

Questa posizione, condivisa dagli anarchici italiani influenzati da Galleani. È quella di Sacco e Vanzetti, dopo l'esito del loro primo processo, poiché non hanno più illusioni sulla sorte che li attende.

Sembrava loro evidente che essi erano perseguitati in quanto anarchici e che i dadi erano truccati. Bisogna dunque allineare l'opinione pubblica, sopratutto la massa operaia, ricorrendo ad un avvocato suscettibile di porre il problema in questi termini. Perché la loro cautela coincide con l'obiettivo del movimento internazionale anarchico che non consiste nel difendere una tesi ma a salvare delle persone.


Questa lettura politica della lotta di classe ha egualmente allineato una parte degli ambienti operai. È inoltre una tattica tipica del patronato criminalizzare i dirigenti sindacali, ad esempio nascondendo delle bombe non lontano dalla loro sede. Non si conta il numero di azioni legali intentate contro i sindacati nei decenni precedenti.

 

Due ideologie sono dunque in conflitto. Quella della regolazione sociale, che pone il problema tanto in termini di legalità quanto di tolleranza, insistendo in questo caso sul non rispetto dello spirito di giustizia. Quella della lotta di classe, che oppone ricchi e poveri, capitalisti e operai. C'è dunque rottura del consenso americano.

Un certo numero di fattori sono dunque entrati in gioco: la xenofobia, i pregiudizi dei Bostoniani, le brutalità poliziesche, la disperazione dei poveri che li incitano alla violenza; a questi dati psicologici si aggiungono degli elementi strutturali: la lotta di classe, le inadeguatezze del sistema giudiziario. Quindi, questi fenomeni relativamente stabili non spiegano perché il caso sia scoppiato precisamente in quel momento.


La macchia cieca delle ideologie

In anni recenti, dei nuovi dati sono venuti alla luce i quali pongono in evidenza un elemento che gli storici più lucidi non avevano sino ad allora sospettato: il ruolo cruciale del ministero della Giustizia in tutte le fasi del caso.

Le antenne del Department of Justice si sono estese. Esso raggruppa la polizia, i servizi segreti, soprattutto il Bureau of Investigation, antenato del F.B.I. Essi intervengono nei processi attraverso l'intromissione dei Procuratori generali, ma anche attraverso dei molteplici tentativi per influenzare i giudici. Questo ministero non avendo ottenuto dal Congresso i finanziamento richiesti, fece moltiplicare le voci, le prove di pericolo ed i segni di efficienza. Inoltre, il suo dirigente, A. Mitchell, ambiva alla Casa Bianca.

Le istituzioni che incarnano la legittimità americana sono tutte in stato di guerra contro il "nemico interno". A partire del 7 novembre 1919 si inaugura la nuova caccia alle streghe, organizzata da Palmer. L'irruzione più importante avrà luogo il 2 gennaio 1920, con l'arresto di 2500 sospettati in trentatré città, che non saranno legalizzate che a posteriori.

Sul processo di Sacco e Vanzetti alleggia il sospetto di un regolamento di conti: il Bureau of Investigation non essendo riuscito a dimostrare la loro partecipazione a queste azioni vuole fargliela pagare imputando loro un crimine su cui hanno forse delle informazioni ma a cui non hanno partecipato.

 



Se la vera posta è il funzionamento della giustizia americana ed il suo carattere di classe, il fatto nuovo è l'espansione dell'apparato repressivo dello Stato federale, che si prolungherà nel F.B.I. Gli anni Venti segnano l'ingresso delle grandi burocrazie, pubbliche e private, come agenti della storia sociale, che decidono in nome della democrazia, oramai pudicamente battezzata "democrazia industriale". Un mondo è scomparso. Pochissimi americani hanno percepito questo sviluppo e vi si sono opposti. L'epoca non mette affatto in causa i poteri dell'Esecutivo in materia di polizia interna.

Negli Stati Uniti, il processo Sacco e Vanzetti segna la fine dell'era delle repressioni selvagge. Un altro universo sorge, due sistemi massicci oramai si completano: il mondo dei decisori e quello degli amministratori. Il primo è una struttura complessa di ricorsi e di negoziazioni collettive e pubbliche che la Repubblica americana è una delle primissime nazioni a sovrapporre ai conflitti sociali. Il secondo è una macchina anonima e formidabile di gestione amministrativa e burocratica, diretta contro il popolino, escluso da queste negoziazioni o esterne ai cosiddetti sistemi di equilibrio delle forze. Oramai, l'individuo isolato non potrà lottare che entrando in coalizioni destinate e preservare i suoi interessi.

Più che una pagina nera della storia americana, l'affare Sacco e Vanzetti è la reazione coerente di istituzioni americane sostenute dai conservatori, ma anche dai liberali. Era in effetti una tragedia, il cui senso sfuggì alla maggior parte dei suoi partecipanti: se invece di definire i loro nemici in termini troppo generali, essi avessero preso di mira un bersaglio ben delimitato, il Bureau of Investigation, la partita avrebbe forse avuto un esito diverso.

 

RONALD CREAGH

 

[Traduzione di Ario Libert]


Ronald Creagh è autore di "L’Affaire Sacco et Vanzetti" edito da Éditions de Paris, 2004, 264 pagine.



LINK al post originale:

Sacco et Vanzetti ou les passions militantes



LINK interni:
Fred Ellis, Il caso di Sacco e Vanzetti, "The Daily Worker", 20 luglio 1927

SACCO e VANZETTI. da: "Le Drapeau noir"

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4 agosto 2009 2 04 /08 /agosto /2009 20:59

GUSTAVE-HENRI JOSSOT

 

Dopo aver proposto alcuni numeri di L'Assiette au Beurre,  interamente illustrati da Jossot, riteniamo opportuno pubblicare un saggio che tratti in modo adeguato il grande caricaturista libertario francese.

Lo facciamo traducendo la presentazione alla figura di Jossot che ne fa nel suo importantissimo sito Goutte a Goutte, Henri Viltard, il suo massimo conoscitore mondiale, che ha dedicato a Jossot la sua tesi di laurea nel 2005 e che ha intenzione di pubblicare una monografia entro il 2010, la qual cosa saremo lietissimi di comunicare ai nostri pochi lettori non appena il nostro amico Viltard ce ne darà comunicazione, e magari tradurne delle ampie parti.

Le parentesi quadrate inviano ai rimandi fungenti da esempi a quanto illustrato nel testo in fondo al saggio.


 

Gustave Henri Jossot 1864-1951

 

 

Autocaricatura di Jossot


 

Biografia

 

I disegni di Jossot sono ancora ampiamente utilizzati, ma il loro autore è quasi dimenticato dal grande pubblico. Per commemorare il centenario della separazione della Chiesa dallo Stato, Le monde ha per esempio preso in prestito un disegno [A] a “Dressage!” (La Doma), un numero di L’Assiette au Beurre dedicato all’educazione (1). Questo giornale satirico ha fatto anch’esso la gioia di numerosi giornali di sinistra e di estrema sinistra che hanno trovato in Jossot un grande dissacratore di poliziotti, militari e preti [B]. Anche se l’originalità del suo tratto e la virulenza del suo umorismo sono sempre apprezzati ed utilizzati, non si sa più veramente che era l’autore di questi disegni.

  

Jossot è nato il 16 aprile 1866 in una famiglia borghese e ha venti anni quando pubblica i suoi primi disegni sulla stampa di Digione. Il loro stile ed il loro umorismo corrispondono allora del tutto al gusto dell'epoca [C]. Autodidatta, si forma a Parigi in laboratori liberi e si appassiona per la Bretagna [D] A furia di parodiare la preziosità dei maestri simbolisti, crea nel 1894 un curioso grafismo coniugante la deformazione caricaturale alle torsioni decorative[E]. Il suo tratto si ispessisce e le sue didascalie diventano lapidarie ed incisive, sicché a partire dal 1897 il disegnatore utilizza uno stile particolarmente stabile, in cui un tratto nel contempo spesso e nervoso sembra voler soffocare la vivacità di colori piatti. Questa estetica deve molto alla pittura ed ai disegni dei Nabis, ai principali rappresentanti dell’Art Nouveau, ma anche alle miniature ed agli affreschi medievali, alle stampe giapponesi o a certi caricaturisti come Caran d’Ache, Morriss o Louis Döes. Con tre album, Artistes et bourgeois, (Artisti e borghesi, 1894), Mince de trognes (Brutti grugni, 1896), Femelles! (Femmine!, 1901) e la sua assidua collaborazione a L’Assiette au Beurre, Jossot si impone come uno dei caricaturisti più noti del suo tempo. I suoi manifesti caricaturali immensi, specialmente per le sardine Saupiquet hanno avuto una risonanza durevole.

  

Come molti artisti della sua generazione, Jossot trova nella rivolta anti borghese aperta verso l’anarchismo, il fermento di una estetica di avanguardia. Egli precisa in un articolo che un ambiente familiare oppressivo è stato il terreno della sua vocazione. Sua madre essendo deceduta quando egli non aveva che tre anni, ha dovuto subire il giogo di una matrigna e di un padre assicuratore che lo destinavano alla marina militare. All’età di 19 anni, effettua il suo servizio come ufficiale di riserva, presso Nevers, quando Marie-Jeanne Duriaud, una domestica impiegata dai suoi genitori dà alla luce Irma. Resistendo alle pressioni familiari la sposerà subito dopo la morte di suo padre nel 1898. La pratica quasi esclusiva della caricatura finisce per oscurare totalmente la sua percezione della realtà, di modo che la sua rivolta si trasforma poco a poco in misantropia e in depressione. Quest’ultima si accentua nel 1896 con l’improvviso decesso di sua figlia, morta per meningite. 

  

È a seguito di questo avvenimento tragico che egli effettua il suo primo viaggio in Tunisia. Proseguendo la sua carriera di cartellonista e di caricaturista, disapprova tuttavia quest’arte “che non è altro che una piaga dell’Odio (2) e si dedica allora alla pittura. Soggiorna a Gafsa Gabès, Tunisi e Hammamet durante il suo secondo viaggio (tra novembre 1904 ed aprile 1905) al ritorno del quale redige ed illustra un romanzo Viande Borgeois  (Carne di borgese), in cui il colmo letterario si accoppia alla caricatura. Jossot vi esprime il suo profondo turbamento:

 

“Oh! I brutti musi, i nasi ignobili, i musi abominevoli! Dappertutto vedo scintillare gli occhi cisposi o brillare gli sguardi feroci, dappertutto sento lo sbattere delle mascelle bestiali, dappertutto mi appaiono grugni piangenti, bronci che sbavano, i piangenti che tirano su con il naso e ceffi che fanno smorfie. Dove fuggire, dove sotterrarmi per non vedere più queste orribili deformazioni, queste mostruose brutture? Gli gnomi di Goya, i diavoli di Callot, le larve di Odilon Redon mi sembrano ora al di sopra della realtà. Dove fuggire? Da nessuna parte, perché dappertutto incontro delle bestie umane, perché dappertutto esse pullulano, crescono e si moltiplicano. È terribile questo perpetuo incubo popolato da spaventosi musi, da allucinanti grugni (3)”.

 

Il suo scenario molto fantasioso porta un gruppo di anarchici alla ricerca di una bomba sbadatamente smarrita sul suolo tunisino: occasione per beffarsi degli anarchici, di denunciare le malefatte della colonizzazione e di descrivere un Oriente di sogno.

Dopo una vasta retrospettiva organizzata nel 1908 dal “Club Slavia” in Austria, Boemia e Moravia, in cui la sua arte fa scandalo, Jossot torna a trascorrere l’inverno a Gafsa. Espone le sue opere orientali al Salon d’Automne del 1909 e trascorre l’inverno in Algeria a Bou-Saada. Di ritorno nell’aprile del 1910, espone cinque quadri agli Indépendants. Nel novembre del 1910, ha deciso di stabilirsi in Tunisia. I quadri che egli espone al Salon des Indépendant e al Salon des Humoriste del 1911 sembrano voler adattare la caricatura ad un genere nobile, secondo le idee che ha difeso nei suoi primi articoli. In settembre, l’artista vende tutti i suoi mobili ed abbandona definitivamente la Francia. Il Salon Tunisien gli riserva una sala intera nel 1912: si accostano insieme delle caricature e dei paesaggi tunisini e bretoni.

  

L’opera orientale di Jossot è ancora mal conosciuta perché è dispersa in collezioni private. Sembra malgrado ciò ben pallida nei confronti delle sue caricature e delle sue asserzioni teoriche vendicative. Soltanto i suoi acquarelli e le sue chine dalle larghe linee, sembrano veramente resuscitare un tratto oramai tranquillizzato. Benché abbia accuratamente disertato le mondanità suscettibili di procurargli un riconoscimento sociale, Jossot è diventato un pittore stimato ed apprezzato tra le due guerre. Oggi, i Tunisini si ricordano più del personaggio che della sua opera. L’artista ha in effetti colpito la società coloniale ed intrigato gli indigeni annunciando pubblicamente la sua conversione all’Islam (febbraio 1913). Senza essere raro, il fatto è ancora molto originale a quest’epoca, la sua messa in scena mediatica ne è in compenso inedita. Bisogna dire che l’artista ha innanzitutto preso cura di riallacciare con la sua religione d’origine, il cattolicesimo. Allo scopo di rinforzare l’impatto simbolico della sua abiura. La versione araba di La mia Conversione e i dibattiti giornalistici espongono le ragioni di questo impegno religioso. Il rinnegato non è alla sua prima conversione: già in Francia si era interessato all’occultismo di Allen Kardec, alla teosofia, ecc.

  

Jossot cessa ogni attività artistica sino al 1921 ma la sua ispirazione satirica si espande in saporite cronache condensate nei giornali socialisti e indipendentisti tunisini. Nel 1923, segue una iniziazione al sufismo presso lo sceicco Ahmad al'Alawipubblica un opuscolo intitolato Le Sentier de Allah (Il Sentiero di Allah) in cui racconta questa esperienza. La sua esaltazione cade sin dal 1927: l’artista riprende i suoi indumenti europei e non considera più lo sceicco come suo maestro.

  

Alcuni anni più tardi, pubblicò un opuscolo intitolato Le Foetus récalcitrant (Il Feto recalcitrante). Oltre a diverse esposizioni individuali (1928, 1941, 1942), espone ancora le sue tele al Salon Tunisino (1924, 1925, 1928), al Salon des Artiste Tunisiens (1929, 1931-1933), a l’Essor (Digione, 1928) e alle Expositions Artistiques de l’Afrique Française (1935, 1947). Le svalutazioni successive alle due guerre mondiali erosero l’indipendenza che gli aveva assicurato una bella eredità e Jossot si ritrova costretto a vendere di nuovo il suo talento, soprattutto alla rivista anarchica Maintenant. Vecchio di 81 anni e vedovo, termina la redazione delle sue memorie, Goutte a Goutte (Goccia dopo goccia), in cui intravvede “la fossa terminale” in un ateismo pronunciato. È sotterrato al “cimitero dei dimenticati”, a Sidi-bou- Saïd, il 7 aprile 1951.

 

Henri VILTARD

 

(1) Le Monde, 2 dicembre 2005, p. 25.

(2) Lettera a Jehan Rictus, s. d., [16-25 giugno 1904].

(3) JOSSOT (Gustave-Henri), Viande de « Borgeois », illustrato da Jossot, Paris, L. Michaud, pp. 18-19.

  


[A]







[B]

Da: "Le Rire", n°56, 1896.






Da: "L'Assiette au Beurre", N°18, 1 agosto 1901





 

Da: "L'Assiette au Beurre", n° 178, 24 agosto 1904






Da: "L'Assiette au Beurre", n° 150, 13 febbraio 1904
.





 

Da: "L'Assiette au Beurre", n° 59, 17 maggio 1902





[C]

Da: "La Butte", n°15, 1893





Da: L'Ymagier", n° 3, 1895
  
  
  
 
[Traduzione di Ario Libert]

 

Copyright © Henri Viltard, gennaio 2008.


Link al saggio tradotto dal sito di Henri Viltard:

Biografia di Jossot


Link al post dedicato a Jossot nel blog Caricatures et caricature:
JOSSOT


Link interni al presente blog ad opere tradotte di Jossot:
Felip Equy. Gustave Henri Jossot

Gustave-Henri Jossot, Il Credo
Gustave-Henri Jossot, Decorazioni

Gustave-Henri Jossot, Panurgismo

Gustave-Henri Jossot, La Doma

Gustave-Henri Jossot, Gli Ubriaconi 

Gustave-Henri Jossot, CRA

Gustave-Henri Jossot, Il Rispetto

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3 agosto 2009 1 03 /08 /agosto /2009 17:35


The Passion of Sacco and Vanzetti, mosaico all'Università  di Syracuse, N. Y., realizzato da Ben Shahn

L'affare Sacco e Vanzetti

Il 23 agosto del 1927, Nicola Sacco e Bartolomo Vanzetti, "senza nome nella folla dei senza nomi" dirà il primo, venivano giustiziati negli Stati Uniti.La generazione sessantottina è stata bersagliata dall'inno creato da Ennio Morricone, in onore dei militanti Sacco e Vanzetti, e cantato da Joan Baez per il film di Giuliano Montaldo che è stato loro dedicato nel 1971.

 Sacco e Vanzetti sono due proletari, uno è operaio-fresatore, l'altro venditore ambulante di pesce (dopo il suo licenziamento da una fabbrica in seguito ad uno sciopero), che avevano il doppio torto di essere immigrati italiani e di essere diventati anarchici nel loro paese di accoglienza, gli Stati Uniti. Vengono arrestati, in un contesto di caccia alle streghe/caccia ai terroristi da un'America degli anni 20 in preda, come in Europa, a gravi conflitti sociali, con le particolarità, proprie del paese, di una violenza ancora poco canalizzata, con una repressione, privata e pubblica, senza limiti, in cui l'Ufficio Investigazioni, il futuro FBI, cominciava a diventare onnipotente.


Il 1° maggio 1919 vide meeting enormi, battaglie per le strade, manifestanti assassinati. Prima e dopo, dei pacchi esplosivi erano stati spediti presso le abitazioni delle personalità più reazionarie. Il 2 gennaio 1920, A. Mitchell Palmer, ministro del Department of Justice, concernente la Casa Bianca, fa arrestare 2500 sospetti in 33 città; sfilate di prigionieri incatenati, espulsioni e deportazioni si succedono. Ricordiamo, ad esempio, che il grande leader socialista Eugène Debs, per essersi pronunciato contro la partecipazione alla guerra interimperialista del 1914-1918.
Comitato di difesa

La vigilia di Natale del 1919, nel Massachusetts, un furgone trasportante una forte somma viene attaccato. Il 15 aprile 1920, il cassiere e la guardia di una fabbrica di calzature sono aggrediti- la paga degli operai è loro derubata. Decederanno alcune ore dopo.

 Il 5 maggio, Sacco e Vanzetti sono arrestati in un tram, in possesso di armi (cosa tuutt'altro che rara negli Stati Uniti... anche se sono proibite). I due uomini non neganoma, presto, saranno accusati degli attentati, cosa che essi ricuseranno. Per la polizia, si trattava di fornire un esempio, senza preoccuparsi dell'assenza di prove materiali, liberi di ignorare, nel 1925, le confessioni del gangster Celestino Madeiros, confessioni che rilanceranno la campagna contro la condanna di Sacco e Vanzetti, trasmettendola ai grandi media.

Difesi, all'inizio, dalla comunità italiana, i cui membri costituivano una tra le minoranze più sfruttate e oppresse, sorvegliata da vicino da Palmer in stretta collaborazione con gli uomini di Mussolini. Poi, diventati dei simboli della lotta contro l'arbitrio poliziesco e giudiziario, contro la pena di morte, contro il razzismo anti-immigrati, contro la criminalizzazione del movimento operaio, essi furono, per sette anni, e in particolare l'ultimo anno, al centro di campagne mondiali dirette dagli anarchici, Le Libertaire, è il primo giornale francese a parlarne, presto raggiunti dal Soccorso rosso internazionale (che raccoglierà milioni) e l'Internazionale comunista, che non era ancora partita alla caccia agli anarchici. Riuscirono a superare la stretta difesa di classe, raggiungendo più ampiamente le organizzazioni dei diritti dell'Uomo, gli intellettuali liberali, gli umanisti, ecc. L'instancabile e miscredente libertario Louis Lecoin non esitò a ichiedere al papa di intervenire.

 In Francia, sin dal 7 ottobre 1921, dei comitati d'azione riuniscono la CGTU, Unione anarchica e Partito comunista. Il 19, l'ambasciatore degli Stati Uniti riceverà un pacco esplosivo, "dono" della "refrattaria" May Picqueray, lo si saprà più tardi dalla sua autobiografia, il che attirerà l'attenzione della stampa. Il PC, per evitare gli scontri con la polizia, svia la manifestazione del 23 ottobre, che i libertari vogliono portare all'ambasciata. Essi considerano "La campagna [...] come troppo verniciata di individualismo e di anarchia", ma è grazie ad esso che la mobilitazione finisce con l'assumere una grande ampiezza. Nel 1926, un Comitato di difesa Sacco-Vanzetti più ampio, in cui entrano la Lega per i diritti dell'Uomo , la CGT e la Sezione francese dell'Internazionale operaia (SFIO), viene creata. Al primo posto, ritroviamo i protagonisti ancora in vita della difesa di Dreyfus. Alcuni anarchici preferiscono cavalcare da soli, di fronte a coloro che essi considerano mobilittati per calcolo politico e creano il loro proprio comitato.

Archivi inediti

 Nel 1927, Le Libertaire publica un'edizione bisettimanale e il numero che annuncia l'esecuzione (il 23 agosto) sarà venduto in 50 mila esemplari. L'Humanité non è da meno, ed il giornale copre quotidianamente la campagna. Il giorno dopo l'esecuione con la sedia elettrica, l'Unione anarchica (UA) chiama a manifestare davanti all'ambasciata ed il PC sui grandi viali. I due cortei si uniranno, dei borghesi sparano dai terrazzi dei caffè: è l'inizio di un tumulto, con danni materiali considerevoli (soprattutto all'American Legion). Si contano 200 arresti e molte centinaia di feriti. Alcuni storici ritengono che l'affare fu all'origine di un certo antiamericanismo popolare in Francia. Il giorno dell'esecuzione, 25 mila persone manifestano a Detroit. A New York, una folla immensa è presente ad Union Square, il luogo dei rassemblamenti operai. Sarà la stessa cosa durante le esequie. Delle manifestazioni non hanno cessato di aver luogo nel mondo intero.

 Il Frame-up system, il sistema delle montature, come lo chiamava la Difesa operaia internazionale (ILD, principale organizzatrice americana della campagna di difesa e di cui il segretario era il comunista James P. Cannon, futuro dirigente trotskysta), non era forzatamente nuovo in America. Non di meno si annunciavano nuove pratiche in via di sistemiatizzazione. Il che fu avvertito ovunque.

 Dopo di allora, non un anno è passato senza che qua e là non apparisse un'opera in rapporto. Ad esempio: Gutzon Borgium, lo scultore delle immense teste di presidenti del monte Rushmore, richiese una proroga il giorno della loro inaugurazione. Davanti al rifiuto presidenziale, scolpì un basso rilievo, che l'amministrazione comunale di Boston (Massachusetts), rifiuterà sino al 1997 di installare, malgrado gli interventi, dopo la guerra, di Eleanor Roosevelt e di Albert Einstein. Occorerà che la città elegga il suo primo sindaco italiano affinché l'opera sia installata in un angolo della biblioteca municipale.

« Here’s to you Nicolas and Bart
« Rest forever here in our hearts
« The last and final moment is yours
« That agony is your triumph ! »
[1]


NOTE
[1] Vi rendo omaggio Nicola e Bart/ Per sempre nei nostri cuori/ Il vostro estremo momento/ Quell'agonia è il vostro trionfo!


[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:
L’affaire Sacco et Vanzetti

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2 agosto 2009 7 02 /08 /agosto /2009 06:40

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti

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Bartolomeo Vanzetti


"Senza nome nella folla dei senza nomi", così si è descritto nella sua autobiografia di venti pagine che egli redasse nella prigione di Charlestown: Storia di una vita di proletario. Bartolomeo era nato nel 1888 in un piccolo villaggio del Piemonte: Villafalleto.

Dotato per lo studio e di una intelligenza particolarmente acuta, avrebbe potuto, secondo i suoi insegnanti diventare egli stesso un insegnante o anche un uomo di scienza. Suo padre, ritenendo che gli studi erano troppo costosi, preferì mandarlo come apprendista pasticcere piuttosto che continuare a studiare. Da un luogo all'altro, faticando di città in città, si buscò una pleurite così grave che suo padre venne a cercarlo a Torino all'inizio del 1907 per riportarlo a casa. I giorni che trascorse a casa sua, curato ammirevolmente da sua madre, sono stati, come egli scrisse più tardi, i più belli della sua vita.

Ma questa felicità fu effimera, perché sua madre colpita da cancro doveva morire dopo tre mesi di agonia. Vanzetti la curò con la stessa devozione e la stessa tenerezza che lei ebbe nel curarlo. Si imbarco a Havre per l'America dopo aver attraversato la Francia a piedi. Da New York a Plymouth, Bartolomeo ha lavorato duramente, errando di città in città, facendo tutti i mestieri in basso alla scala sociale.

Per colmare la sua mancanza di istruzione, aveva letto Darwin, Spencer, Hugo, Zola e Tolstoi ma era da tempo convinto che soltanto l'anarchia avrebbe liberato l'umanità dalle sue catene e studiava le opere di Proudhon, Kropotkin e Malatesta che gli piacevano particolarmente. Inizialmente assunto nella Compagnia delle Corde  di Plymouth come la maggior parte degli Italiani emigrati, non riprese mai il suo impiego dopo un lungo sciopero di rivendicazione salariale nel 1916.

Un amico ripartendo per l'Italia gli rivendette il suo carretto a braccio e il suo fondo di commercio per il pesce. È così che divenne molto conosciuto e amato nel quartiere. Zigomi sporgenti, baffi cadenti, l'amico dei bambini che lo chiamavano "Bart", effettuava tutti i giorni le sue consegne di pesce spingendo il suo rimorchio in quelle strade molto povere essenzialmente popolate di Italiani e Portoghesi.

 

Nicola Sacco


Era nato nel 1891, da una famiglia di ciciasette figli a Torremaggiore.

Come per Vanzetti, gli anni passati al villaggio della loro infanzia erano i più belli ed i più dolci che abbai vissuto. A quattordici anni, abbandonava la scuola per andare a lavorare nei campi. Con suo fratello Sabino, sognava di viaggiare, di partire per le Americhe. Essi partirono un giorno del 1908 e sbarcarono a Boston Est.

Nicola aveva 17 anni. Sabino non sopportò a lungo l'esilio, la vita di immigrante e meno di un anno dopo ritorno al proprio paese. Nico resistette. Imparò un mestiere e diventò specialista nella fabbricazione di calzature. Nel 1913, aderì al gruppo anarchico locale "Circolo di Studi Sociali" e partecipò all'organizzazioni di convegni, nelle città vicine, distribuì volantini ed opuscoli, aprì sottoscrizioni per gli scioperanti ed accolse Tresca e Galleani, rivoluzionari anarchici molto noti. Nel 1916 il suo gruppo organizzò un convegno a Milford allo scopo di raccogliere dei fondi per sostenere gli scioperanti di una fabbrica nel Minnesota.

La prefettura non aveva autorizzato questa manifestazione, gli oratori furono arrestati e tra di loro anche Sacco. Fu condannato ad una multa ed è questa sola pena che ha contribuito al suo arresto nel tram di Brokton una notte di maggio.


Lettera di accettazione di Bartolomeo Vanzetti all'Editore

Sacco e Vanzetti
22 luglio 1925 Prigione di Charlestown


Caro signor Dumontais,

Da ieri sera sino a questa sera, ho riletto diverse volte la vostra lettera. Mi affretto ad accettare la vostra proposta ed è con gioia che Nicola e io rispondiamo alle domande dei vostri lettori.
Ecco il nostro caso. Ci hanno giudicato colpevoli in primo grado, cominandoci la pena di morte. Se la Corte suprema rifiuta un nuovo giudizio, la sentenza verrà eseguita. La grazia, se è possibile, potrebbe esserci accordata dal governatore. Ma nel nostro caso, questa grazia commuterebbe la nostra pena in carcere a vita. Per noi, accettare questa grazia sarebbe la stessa cosa che riconoscerci colpevoli.
Come accettare il carcere a vita dopo cinque anni di lotte, dopo aver speo 300 mila dollari, fatto tre proteste mondiali, dopo che i nostri compagni hanno sacrificato per noi sangue e libertà, dopo tutto quanto è stato fatto per noi? Come accettare la prigione, poiché siamo innocenti. Abbiamo detto spesso che vogliano la morte o la libertà.
Vi prego, signor Dumontais, fate tutto quel che potete in questo senso, dite a tutti che preferiamo la morte alla prigione... Che non bisogna dire né una parola ne dare un centesimo né muovere un dito per ottenere altra cosa che non sia la morte o la libertà.
Siamo innocenti. Viva l'anarchia.

Bartolomeo Vanzetti.
 

 


LINK al post originale:
Nicola Sacco et Bartolomeo Vanzetti

 


LINK ad un importante articolo di Giuseppe Galzerano sulle mistificazioni mai cessate per infangare la memoria di Sacco e Vanzetti:

Aria fritta

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1 agosto 2009 6 01 /08 /agosto /2009 07:05

Proponiamo, grazie a internet, una breve raccolta di tavole disegnate da un certo Fred Ellis, illustratore del quotidiano "The Daily Worker" del 20 agosto 1927, meno di tre giorni prima del duplice assasimio di Sacco e Vanzetti, quindi. Il giornale era una pubblicazione newyorkese del partito comunista, com'è noto anche lo stalinismo, seppur tardivamente sfruttò ai propri fini, come, guarda caso, anche il fascismo italiano, la storia giudiziaria dei due anarchici italiani. Il titolo della raccolta è "The Case of Sacco and Vanzetti", e suo scopo, fu quello di esercitare un'ulteriore pressione sulle autorità politiche e istituzionali ma anche verso l'opinione pubblica, anche se per quest'ultima si può sostenere che non ve ne fosse alcun bisogno data la documentatissima mobilitazione su scala mondiale a favore delle due vittime italoamericane.

Copertina della raccolta di immagini riguardanti Sacco e Vanzetti


 

 

Questa è libertà? - 20 luglio 1927
 


















Il verdetto - 10 agosto 1927









Braccio della morte - 11 luglio 1927








"Signori del comitato, questa è la prova schiacciante".
2 agosto 1927













Il libro del Massachusetts: "Teoria e pratica di torture raffinate".
12 agosto 1927









L'affare del giorno










Primo comandamento: "Non ti opporrai ai tuoi padroni.
 19 agosto 1927






Sempre più vicino... sempre più vicino...
17 agosto 1927











Apritelo! (Archivi del dipartimento di Giustizia)
18 agosto 1927











22 agosto 1927









Ecco la votra sedia! - 22 luglio 1927
(Streghe, Salem 1692; lavoratori Boston 1927)












La legge contro i lavoratori stranieri - 20 agosto 1927










Questo è il suo emblema - 11 agosto 1927

 










AVANTI!
20 agosto 1927


[A cura di Ario Libert]


LINK:
The Case of Sacco and Vanzetti
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28 luglio 2009 2 28 /07 /luglio /2009 16:13

Il Rispetto


Continuiamo l'approfondimento di uno dei più singolari collaboratori di L'Assiette au Beurre, la grande rivista settimanale di satira di orientamento libertario d'inizio secolo XX, di Jossot, dal tratto nitido e caricaturale molto fumettistico ma non per questo meno graficamente feroce dei suoi colleghi che usavano un tratto più realistico spesso impreziosito da un allegorismo potente.
 

 















 







































































 

 

il-rispetto--015.jpg
 

 

 

 









[Traduzione di Ario Libert]

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26 luglio 2009 7 26 /07 /luglio /2009 15:52

CRA 

Approfondiamo con questo post la conoscenza di un grande autore di satira politica libertario.
Con questo laconico titolo: Cra, che rimanda come è ben evidente al verso dei corvi (o se lo si preferisce delle cornacchie), Jossot dedicava le sue salaci bordate, poco più di un secolo fa, ad un importante pilastro dell'ordine costituito: la Chiesa cattolica. Un pilastro che in quel momento storico, molti filoni ideologici e politici di orientamento liberaldemocratico , socialista e non ultima anche la massoneria, stavano colpendo duramente in un ulteriore approfondimento dei rapporti tra Stato e Chiesa.
Non è certo questa la prima occasione in cui Jossot colpisce la Chiesa come istituzione e i suoi militanti e seguaci dall'alto al basso della piramide sociale. La differenza sta ora nel suo trattare questo soggetto in modo "monografico" rispetto agli altri numeri di
L'Assiette au Beurre da lui illustrati.
In generale non sono soltanto gli aspetti oscurantistici di questa potentissima istituzione a muovere i suoi strali quanto piuttosto il suo essere un bastione di stabilità dell'ordine costituito, quasi una prima linea della logica del sistema classista che riesce subdolamente persino a penetrare nelle case di indifesi cittadini che comunque sia ieri come oggi si consegnano ai cra-cra quasi con gioia.
Anche gli aspetti meramente crassi dell'esistenza individuale dei soldati di Dio e quelli squisitamente materiali, soprattutto pecuniari sono ben evidenziati dal misantropo caricaturista di cui possiamo vedere una rara autorappresentazione, non certo la prima né l'ultima, nella quarta tavola. Soprattutto, ben azzeccate quanto micidiali, sono le citazioni dal Nuovo Testamento in alcune didascalie che trovano una sorprendente corrispondenza e verifica nella vita quotidiana del clero. Cosa si vuole di più?




 

Portrait d'un pretre.







 




 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 




 

 

 

 

 






 



 

 

 

 




 


 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 





 

 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 







 

 

 


 




 

 

 




 

 

 



 








[Traduzione di Ario Libert]

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24 luglio 2009 5 24 /07 /luglio /2009 11:40
Maggio 68: sotto le pieghe della bandiera nera

Maurice Joyeux


Ho sotto gli occhi il numero speciale di Le Monde Libertaire e non posso impedirmi di trascrivere le prime frasi dell'editoriale che scrissi allora, con il titolo a cui ho dato oggi a quest'articolo: "I distinti  teorici sono caduti con il culo a terra, avevano annerito le pagine delleriviste specializzate per spiegarci il processo di evoluzione che, infallibilmente, avrebbe condotto il proletariato dalle fabbriche  ad una presa di coscienza della sua alienazione. Avevano discusso sull'unione dei lavoratori e delle classi medie, sulle virtù dello strumento parlamentare, sui nuovi valori morali che si stavano evidenziando dalla società industriale. Un pugno di giovani con la testa piena di sogni generosi, il cuore enorme, sono usciti tumultuosamente dalla loro scuola e tutta questa prosa sapiente è apparsa in piena luce con il suo carattere derisorio".

 

Sì, le organizzazioni classiche del movimento operario, dall'estrema sinistra alla sinistra accademica, caddero con il culo a terra! Anche noi d'altronde! La Federazione anarchica si dibatteva allora in difficoltà diventate classiche e che consistevano una volta di più a far fronte a degli elementi desideranti, attraverso il marxismo, politicizzare il nostro movimento. Dei militanti, che formano un gruppo alla facoltà di Nanterre, erano usciti dall'organizzazione e costituivano, insieme ad altri, essi stessi in dissidenza con le loro organizzazioni, il gruppo 22 marzo. Due riviste, "Socialisme ou Barbarie" e poi "L'Internationale situationiste" li segnarono profondamente.

Questa "dissidenza" in cui certi vollero vedere una scissione che non riguardò che una quindicina di militanti, era nata dal rifiuto da parte della Federazione anarchica di accettare un programma basato sulla "pianificazione" che rompeva con il federalismo e che raggiungeva il materialismo storico di cui d'altra parte tutti gli "anarchici" del gruppo del 22 marzo facevano il loro piatto forte e che si reclamavano palesemente alle opere giovanili di Marx. Se si dà un'occhiata a quel che alcuni sono diventati o meglio ancora a quanto essi scrivono ancora oggi, quando sono rimasti nel movimento anarchico, si ha il diritto di sorridere!

È vero, e l'ho scritto nel mio libro sulla rivolta della gioventù; che avremmo dovuto essere più attenti a questo movimento giovanile che, dopo la liberazione, contestava le organizzazioni classiche, comprese le organizzazioni dell'estrema sinistra.

Questo stato di spirito era già stato percepito attraverso gli Alberghi della Gioventù, attraverso le organizzazioni di giovani in lotta contro la guerra d'Algeria, attraverso il movimento Cittadini del mondo, animato da Garry Davis, attraverso la rivolta degli studenti comunisti contro il loro partito, che abbiamo sostenuto al quartiere latino così come abbiamo sostenuto tutte le altre rivolte della gioventù. Tuttavia, come tutti gli altri, perdemmo il treno!

Credo che fummo confrontati con un triplo problema che non sapemmo risolvere.

La Federazione anarchica viveva sulle acquisioni teoriche risalenti all'ultimo secolo e tutti gli sforzi di rinnovamento si urtavano con un conservatorismo tradizionale delle organizzazioni che hanno una lunga storia. Dei giovani intellettuali si erano resi conto di questa stagnazione e sognavano di introdurre presso noi i principi di un'economia marxista supposta incontestabile, che aveva conquistato l'Università. Quando si sarebbe dovuto trarre da noi stessi, cioè dai nostri principi, gli elementi di una evoluzione teorica necessaria, sognarono di sposare insieme la morale e l'arte di vivere degli anarchici con il materialismo dialettico, il che portava forzatamente ad un vicolo cieco l'uno dipendendo dall'altro. Coloro che tentarono di introdurre  questo rinnovamento nei nostri ambienti e che facevano parte insieme a Maurice Fayolle e alcuni altri compagni  al gruppo Louise Michel, si scontrarono allora con il pericolo di politicizzazione della Federazione anarchica e si dimisero. Ma se è vero che salimmo sul treno in marcia fummo presenti durante l'intero mese di questo maggio di contestazione.

È dopo il galà del gruppo Louise Michel, alla Mutualité, in cui per la prima volta Léo Ferré cantò la sua canzone les anarchistes, che i militanti risalendo verso rue Gay-Lussac si batterono tutta la notte a fianco degli studenti. Vedemmo la Federazione anarchica con le sue bandiere nere alla testa dell'immenso corteo che attraversò Parigi  da la Répubblique a Denfert-Rochereau. Durante l'occupazione della Sorbona, i suoi militanti si installarono in una serie di edifici che davano su rue St-Jacques. Erano presenti la notte in cui i CRS tentarono di asfissiare gli occupanti e quelli che erano presenti si ricordano di Suzy Chevet e delle militanti che lanciavano i secchi d'acqua nel cortile per far cadere i gas. Furono sulle barricade, erano alla Borsa quando essa fu incendiata, erano a Charlety... Per parte mia, partecipavo a numerosi incontri anarchici, ad Assas con Morvan Lebesque e Maurice Laisant, alla Sorbona, a Censier, ecc.

Abbiamo corso, abbiamo parlato, poi abbiamo riflettuto su questa "festa" che ci portava non sapevamo dove, condotta da non sapevamo chi! Ed è da questa esperienza che la Federazione anarchica decise di non partecipare a dei moviemnti di massa nella misura in cui non fosse stata informata degli scopi e del carattere degli organizzatori. Poi la "festa" terminò.

 

Cosa ne resta?

 

Gli uomini, innanzittutto? Gli uomini sono gli uomini, la maggior parte sono stati recuparati, sia da partiti sia da professioni nobili e maggio 1968 non è più per essi che un ricordo che si racconta tra il dolce e la frutta.

 

Dove sono tutti quei giovani che giudicavano la Federazione anarchica troppo organizzata, troppo centralizzata? Dopo aver gettato la loro rabbia in faccia a papa, al professore ed alla società, sono incappati nella Federazione anarchica e sono andati a riconvertirsi nei partiti o in organismi di Stato su cui vomitavano. Sì, gli uomini sono gli uomini ma noi siamo sempre qui, nella lotta libertaria!

Per le idee, è un'altra cosa. Maggio 68 ha assestato un colpo fatale all'ideologia dei partiti di sinistra ed alla loro teoria marxista. Contestando il marxismo ufficiale dei partiti politici e ripiegandosi sul Marx delle opere giovanili, maggio 68 ha messo in moto un processo irreversibile. Gli uomini si sono messi a riflettere e oggi Stalin, Lenin, Mao, Castro e molti altri hanno sgomberato il Pantheon rivoluzionario in cui si credevano installati per l'eternità allorché Marx è ridotto a dimensioni che sono quelle di tutti gli economisti del secolo XIX e nient'altro.

Infine, maggio 68 ha rovesciato i rapporti che gli uomini intrattenevano tra di loro e di tutte le formule meravigliose che i giovani inventarono, ce n'è una che ha superato il tempo delle barricade e che si rivela ogni giorno più vero, è quella che proclamava:


"Ce n'est qu'un début, continuons le combat!".

 

Maurice Joyeux

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]



LINK al post originale:
Mai 68: sous les plis du drapeau noir

LINK interni al blog concernenti scritti di Maurice Joyeux:
Maurice Joyeux, Les plus belles pailles ONT LE TEINT FANÉ SOUS LES VERROUS


LINK interni su Maurice Joyeux:
Jaqueline Lamant, Maurice Joyeux, 1910-1991

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23 luglio 2009 4 23 /07 /luglio /2009 06:45

Altro numero della grande rivista di satira politica, L'Assiette au Beurre, interamente dedicata a Jossot, singolare artista di cui ci abbiamo già pubblicato diversi numeri interamente disegnati  da lui. Abbiamo visto come Jossot odiasse l'ipocrisia dei ceti sociali abbienti, dei politici asserviti al sistema, in generale della violenza materiale e psicologica dell'uomo sull'uomo.

Questo numero invece ci presenta un volto apparentemente contraddittorio di Jossot, il suo lato moralistico quasi piccolo borghese, molto accentuato e di cui abbiamo visto molti esempi anche in alcune tavole dei precedenti numeri tradotti. Per Jossot, determinati atteggiamenti pur se comprensibili e spiegabili con l'abbrutimento a cui sono soggetti vasti strati sociali, non per questo vanno comunque tollerati e non denunciati.

Il Jossot moralista è molto severo con chi si fa del male e si rende così innocuo e ridicolo ma soprattutto intellettualmente inerte nei confronti della critica ai mali sociali e politici. Il ridursi a condizioni animali se non peggio è, per il grande misantropo caricaturista francese, una forma di ignavia da condannare e denunciare duramente ritraendo situazioni a volte realistiche a volte invece grottesche se non decisamente comiche.

 

Gli Ubriaconi





 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

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Published by Ario Libert - in Satira libertaria
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