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23 maggio 2009 6 23 /05 /maggio /2009 09:11
Prensentiamo un nostro primo lavoro di traduzione adatto a far conoscere una figura singolare di anarchico individualista: Zo d'Axa, di cui offriremo anche traduzioni di opere giornalistiche e letterarie sue nonché di saggi sulla sua figura e  sulle riviste ed attività giornalistiche. Tutto ciò ovviamente per contribuire a renderlo un po' più noto anche nel nostro paese in cui egli è assolutamente un emerito sconosciuto.
Zo  d'Axa





Béatrice Arnac d'Axa

Zo d'Axa nato nel 1864, da una famiglia alto borghese discendente del navigatore Gallaud de la Pérousse, nipote del fornitore di latte del Principe imperiale, figlio di un alto funzionario della Ferrovia di Orléans, studente dell'École centrale des arts et manufactures, in seguito ingegnere del municipio di Parigi. Suo zio, veterinario, incaricato dell'acquisto di stalloni arabi per il re Luigi Filippo, scrisse nel 1833 una relazione pittoresca dei suoi viaggi in Africa. Sua sorella, Marie, scultrice, molto erudita, trascorrerà molti anni in Oriente ed nel Tibet Proibito dove viaggerà vestita da uomo in compagnia di uno sherpa. Pubblicherà nel 1929 una storia del buddismo, premiato dall'Académie française, che sarà un'autorità in materia.

Dopo studi mediocri al Collège Chaptal, Zo d'Axa frequenta l'accademia militare di saint-Cyr. Eccellente cavaliere e schermidore, si arruola a 18 anni, avido di cambiamenti, nei cacciatori d'Africa. Diserta presto portando con sé la moglie del capitano! Rifugiatosi a Bruxelles, si dedica al giornalismo alle "notizie del giorno", poi diventa per un po' segretario del teatro dell'Alcaza e poi dell'Eden. Rifiutando di "fare carriera" in Belgio, ma dopo avervi pubblicato un saggio poetico Au Galop (Al Galoppo), risiede a Roma, frequenta villa Medici, dove incontra dei pittori dell'epoca: Vanutelli, Montald, Biséo, ecc., per i quali poserà spesso. Diventa il cronista attratto dal giornale L'Italie, responsabile della critica d'arte. Nel 1889, l'amnistia gli permette di rientrare in Francia dopo otto anni di assenza e di viaggi costellati da molte avventure sentimentali; è un ardente!

Negli anni 90, l'anarchismo non può che svilupparsi. La povertà, la miseria sono grandi. Il popolo non è ancora anestetizzato dalle droghe, gli inquinamenti ed altre fascinazioni erotico-politico-frivole e televisive che saranno le delizie dei loro nipoti. La mano manipolatrice del potere non si è ancora abbattuta pesantemente sullo spirito umano. Le idee corrono ancora sorrette dal coraggio e dall'individualità. Zo d'Axa ne diventerà con forza uno dei suoi rappresentanti. Dà senza contare. Ci mostra l'anima del movimento. Senza essere anarchico, lo dirà egli stesso al tribunale dopo una condanna, sta semplicemente dalla parte della vittima, per l'innocente, per quello che soffre, per la giustizia, per la verità. Ultimo "moschettiere", "paladino sviato", la sua sensibilità, la perfetta padronanza della sua scrittura ci trascina, ancora oggi, a rivivere in una visione cinematografica queste pagine della nostra storia recente. Riesce a commuoverci con degli avvenimenti dimenticati...

Perquisizioni, arresti, imprigionamenti, non spezzeranno mai, al contrario, la sua energia e la sua azione. Con parole violente ma misurate, perfezionista (è capace di rifare 10 volte una frase!) in L'Endehors, il suo primo giornale, libertario e letterario, massacra letteralmente la società dall'alto in basso, senza pietà. L'En Dehors è presto perseguitato, il gestore Matha, l'autore Lecoq e d'Axa sono condannati. È la sua prima condanna. Nello stesso periodo Ravachol è arrestato. Egli lancia una sottoscrizione per i figli dei detenuti, distribuisce il denaro alle famiglie. Lo si arresta per associatore a delinquere! Il fatto di aiutare delle famiglie bisognose di persone compromesse dimostra una complicità... Imprigionato a Mazas, rifiuta di rispondere agli interrogatori o di firmare qualunque cosa. Lo si mette in isolamento. Niente visite. Niente avvocato. L'Endehors continua ad uscire. I suoi collaboratori sono suoi amici... È in una cantina vicino al boulevard Rochechouart che si è installata la redazione. C'è un organo ed a volte la compagna di Zo d'Axa, Beatrice Salvioni, viene a suonarlo.

La repressione continua. I redattori di La Révolte e di Père Peinard sono anch'essi a Mazas così come altri anarchici. In capo ad un mese, Zo d'Axa è posto in libertà provvisoria. "La nostra povera libertà, sempre provvisoria..." egli dirà. Mazas non calma nulla, la prigione è l'argomento decisivo, più virulento che mai, riprende le sue lotte. Un articolo di Jules Méry, giudicato offensivo per l'esercito, gli vale nuove persecuzioni. Esasperato, parte per Londra. Incontra Charles Malato, Matha, Louise Michel, che fu amica di suo nonno, Darien, Pouget, Malatesta, i pittori Luce, Pissaro, Whistler. Dopo alcuni mesi, parte per l'Olanda con una truppa di musicisti ambulanti. A Rotterdam, si fa reclutare su una chiatta che lo porta a Mayence attraverso il Reno. Vivra otto giorni nella Foresta Nera con dei boscaioli. Poi si reca a Milano dove capita in mezzo ad un processo contro gli anarchici. È arrestato in piena notte, alle tre. Gli si mettono le manette per condurlo a piedi al commissariato. Si rifiuta di camminare e dice ai poliziotti: "Portatemici di forza!". Zo d'Axa è espulso dall'Italia.

A Trieste, si imbarca per il Pireo con dei disertori italiani. Organizzano insieme una rivolta a bordo, "era seme di rivoltosi, ci si intendeva...", disse. Arriva in Grecia e dorme tra le rovine del Partenone. L'Oriente lo affascina. Desidera recarsi a Costantinopoli. La città lo incanta, Arrestato e poi rilasciato, abbandona Costantinopoli per Jaffa dove arriva il primo gennaio 1893. È arrestato, guardato a vista per alcune settimane. Evade durante un temporale, si rifugia al consolato del Regno Unito, per principio inviolabile, che sarà violato contro ogni regola diplomatica per riprenderlo. Incatenato è imbarcato sulla nave La Gironde" per Marsiglia. È posto ai ferri. Al suo arrivo, Zo d'Axa trascorre alcuni giorni nella prigione di Marsiglia. Trasferito a Parigi, trascorre 18 mesi a Sainte Pélagie come politico, avendo rifiutato di firmare una domande di grazia. Nel luglio del 1894 è liberato.

Pubblica De Mazas à Jérusalem (Da Mazas a Gerusalemme) che ha scritto in prigione. Successo; critiche unanimi; ci si inchina di fronte al valore e la personalità dell'opera. Jules Renard, Laurent Tailhade, Octave Mirbeau, Lucien Descaves, Georges Clémenceau, Jean de Mitty, Adolphe Retté che dice di lui "questo anarchico fuori dall'anarchia", rendono omaggio a Zo d'Axa. Indifferente agli elogi come all'infamia, i suoi collaboratori dispersi o rinnegati, ricoperto di debiti, il suo giornale muore, tace e viaggia... sino all'Affare Dreyfus. Si è a favore o contro. Quando si è coinvolto nell'affare Dreyfus, era per la giustizia, contro l'esercito, molto più che per Dreyfus stesso. Lucido, Zo d'Axa afferma: "se questo signore non fu un traditore, fu un capitano; passi..."

Il suo nuovo giornale, La Feuille, appariva "in ogni occasione". Occasioni, ve ne erano! Steinlen, Luce, Anquetin, Willette, Hermann-Paul, Léandre, Couturier lo illustrano. Vi si tratta dell'attualità del 1898 e 1899. Nessuno è risparmiato, dall'alto in basso della scala sociale. Quando si intenerisce , è per i bambini delle colonie penitenziarie. Sarà all'origine dell'abolizione dei carceri minorili. Durante le elezioni il candidato di La Feuille, un asino, portato in giro per Parigi, susciterà scandalo. Il giorno dello scrutinio, Zo d'Axa percorre la citta su di un carro trainato dall'asino bianco. Boulevard du Palais, la polizia ferma la processione che si è ingrossata di una folla numerosa e allegra. È portato alla canile municipale; chiasso; Zo d'Axa ha l'ultima parola lasciando l'asino: "La cosa non ha più importanza, ora è un candidato ufficiale!".

1900. Zo d'Axa ne ha abbastanza. Ha detto quel che aveva da dire, senza illusioni, parte di nuovo. America del Nord, del Sud, Cina, Giappone, India, Africa. refigurando il "grande reportage", invierà delle serie di articoli ad alcuni giornali in cui emergerà sempre l'assetato di giustizia. Negli Stati Uniti, andrà a visitare la vedova di Bresci che uccise il re italiano Umberto I e vivrà tra gli indiani. Ritornando, molti anni dopo, vivrà a bordo di una chiatta a seconda del caso del suo umore, dei fiumi e dei canali. Si ferma un giorno a Marsiglia e vi rimarrà sino alla sua morte volontaria e deliberata. È disincantato, ha fatto il giro del mondo, ha trovato ovunque gli uomini "cavernosamente" malvagi. Ha taciuto per 20 anni.

Molti di coloro che lo ritenevano un dilettante hanno cambiato e tradito la causa umanitaria. Lui non è cambiato e non cambierà. È refrattario a tutti i miraggi. Quello della rivoluzione sovietica "che andrà a vedere da vicino" non lo convincerà affatto. Ha creduto soltanto, un tempo, all'individuo. La sua dirittura idealista, quasi malaticcia non gli permette di integrarsi nella società così come è. Nel 1921 un errore giornalistico gli offre l'occasione di fare una messa a punto in un articolo rimasto famoso, pubblicato in Le Journal du Peuple [Il giornale del popolo]; sempre magistrale nella scrittura, aristocraticamente asociale. Perché le nostre società ed i nostri regimi sono malvagi, ci saranno sempre degli uomini molto forti, molto arditi, molto coraggiosi, molto altruisti e quasi sempre stranamente sconosciuti, per erigersi, peini di coscienza e di volontà, credendi o non credenti, per affrontare il marciume... Per amore della verità, su cui essi non gettano alcun velo quando esce dal pozzo.
 

Béatrice Arnac d'Axa


[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:
Nota biografica su Zo d'Axa presente sul sito dell'Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam.


LINK interni:
Tre articoli di Zo d'Axa del 1898 e tratti dal suo giornale La Feuille presenti sul sito dell'Istituto di Storia Sociale di Amsterdam.
Saggio di Raymond Bacholet concernente la rivista fondata da Zo d'Axa La Feuille (1897-1899), tratto dal sito Caricatures et caricature.
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19 maggio 2009 2 19 /05 /maggio /2009 14:05

Una tradizione dalle radici più profonde ed antiche dell'Homo Hierarchicus

Speriamo, sinceramente, con questo nostro blog, di poter contribuire a dare degli stimoli, senz'altro modesti anche se magari interessanti, alla comprensione del presente, sia nelle sue strutture profonde sia in quelle ideologiche, attraverso la valorizzazione di un patrimonio di riflessione storiografico e teorico molto vasto e trasversale; ma anche attraverso il dovuto risalto di reali processi di prassi emancipativa svolta da organizzazioni o movimenti autenticamente antiautoritari. Ci riproponiamo cioè di dare il giusto rilievo ad una tradizione che potremmo chiamare semplicemente quanto giustamente libertaria.

Herman GorterSiamo consapevoli che questo termine appartiene  di diritto, per più di un motivo al movimento anarchico, ma siamo anche convinti che esso possiede però anche valenze molto più ampie e complesse, tanto da essere spesso stato usato in modo inappropriato se non provocatorio ed offensivo da chi non ha nulla da condividere con la condanna al sistema classista che conosciamo con il nome generico di capitalismo, valga per tutti l'esempio l'aberrante del cosiddetto e sedicente anarco-capitalismo.

mattick01Molto spesso infatti, singole personalità o movimenti politici o ideologici, a cui magari lo stato di cose presenti non era ritenuto tanto gradito, e quindi di una gamma ideologico che può andare potenzialmente dall'estrema destra all'estrema sinistra, ha avuto modo magari di fregiarsene in un modo o in un altro. Il termine inoltre è anche molto attraente in sé in quanto si presta tranquillamente anche ad essere declinato in campo etico, filosofico, estetico, artistico, letterario, ecc. per cui ciò potrebbe facilmente generare ancor più confusione.

Liebknecht KarlIl discrimine di fondo consisterà soprattutto nel porre in dovuto rilievo i contributi sia di singole personalità nel campo dell'azione come della produzione teorica o artistica quanto quelli di movimenti politici o culturali, nel criticare e superare, in relazione ai contesti storici in cui essi operarono, l'oppressione sociale, denunciandola nei loro scritti, discorsi o azioni concrete e più in generale e molto spesso, anche nella loro stessa vita in cui tentarono di essere all'altezza dei loro sistemi di valori libertari. 

jossotIl termine tradizione vuole riferirsi quindi sia ad una continuità politico teorica che si rifletta coerentemente poi nella prassi dei singoli o di movimenti sia a contributi che abbiano supportato gli elementi qualificanti del libertarismo antiautoritario e quindi autenticamente socialista e democratico, cioè che non si impantani in vuoti e logori formalismi giuridici e demagogici come un'altra tradizione, autoritaria, sia essa collaborazionista con il sistema dominate capitalistico come le correnti socialdemocratiche oppure apparentemente anticapitalistiche, come quella staliniana o facente riferimento in qualche modo all'esperienza storica dell'Urss, ma anche alle altre forme di capitalismo di Stato congeneri come quelle dei regimi totalitari di Cina, Corea, Vietnam o Cuba per non citarne che i più noti, creatori di oppressione, gerarchie, dogmi e ideologie e che rifiutiamo proprio in nome del libertarismo.

bakuninI principi supremi del libertarismo oltre ad essere molto semplici e pochi sono spesso gli stessi di quelli milantati dalle cosiddette democrazie, cioè da quelle formazioni socioeconomiche che hanno storicamente portato alla massima perfezione, in nome della libertà, della democrazia e della solidarietà, il totalitarismo.

proudhon coloriI libertari hanno sempre denunciato e combattuto tali regimi,  indipendentemente dalla loro denominazione, denunciandone il vuoto verbalismo, retorico quanto falso e in palese contraddizione con i semplici fatti quotidiani. Hanno tentato di rendere evidente e ingiustificabile l'oppressione e soprattutto le diseguaglianze materiali tra gli esseri umani. Ancor più hanno sempre rifiutato con chiarezza di farsi complici sotto qualunque forma del sistema di dominio.

 

Tali assunti di fondo rendono quindi comprensibile come mai se il termine libertario ha un suo forte peso nella tradizione politico-culturale anarchica essa possa essere usata anche per filoni di pensiero che pur non facendone parte ne condividono questi principi qualificanti. In fin dei conti, anche se non proprio ben risaputo, nel profondo della storia umana una serie di eventi traumatici hanno determinato le aberranti realtà storiche classiste in cui gli esseri umani hanno vissuto per migliaia di anni, e continuano ancora a vivere, un'esistenza indegna di essere così chiamata.

Il libertarismo poggia infatti su considerazioni estremamente progredite, in campo politico come in quello etico-morale, che rimettono in causa l'organizzazione sociale ritenendola giustamente la principale responsabile dei mali e non certo proponendo immagini alternative e idilliache di come esse dovrebbero essere realmente affinché possano garantire una corretta ed autentica socialità.  L'immagine dell'innata malvagità del singolo essere umano, è inoltre, altrettanto giustamente denunciata come ideologicamente interessata al mantenimento dello stato di cose, a giustificazione dell'oppressione esistente.
 

Stiamo quindi parlando di una serie di indirizzi critico-ideologici facenti riferimento a figure e movimenti inquadrabili generalmente nel socialismo di matrice libertaria, cioè di quel pensiero antisistemico, di critica e denuncia del capitalismo e delle sue politiche su scala mondiale così come su scala nazionale, e di organizzazione del dissenso che consegue a questa critica stessa.

La storia del socialismo, con le sue innumerevoli ed inevitabili sfaccettature andrebbe infatti, secondo noi, specialmente dopo il miserabile affondamento del sedicente "comunismo" incarnato per la prima volta nella forma dell'Urss, setacciata attraverso la fondamentale categoria del libertarismo, la sola in grado di isolare i lasciti teorici e culturali nonché gli esempi validi storicamente a livello di prassi politica, di quanto di autenticamente socialista ci sia mai stato.

surreal--dal---l-aurora.jpgIn questa categoria dovrebbero essere inoltre sussunti tutti i concetti che hanno reso importante quest'unico punto d'approdo degno di interesse elaborato dal pensiero umano negli ultimi due secoli, l'unico cioè in grado da una parte di dare spiegazioni delle miserie umane su scala sociale e storica e allo stesso tempo di proporre rimedi plausibili e fattibili.

Il-potere-cieco--Schlichter.jpgDemocrazia, libertà, solidarietà umana, non trovano infatti che senso nell'organizzazione dei rapporti umani effettivi, sulla base di relazioni cioè che l'attuale strutturazione classista non può che falsamente ed incongruamente promettere all'infinito o millantare come potenzialmente esistenti e quindi perfettibili, addirittura ed oscenamente sostenuti in queste operazioni persino da organizzazioni che si vorrebbero "di sinistra".

Questo superamento dell'esistente già a partire dall'analisi del presente, sin d'ora, senza attendismi elettoralistici miranti unicamente a sostenere l'attuale stato di cose in nome di un impossibile miglioramento da parte del sistema politico classista, unico responsabile dello squallore esistente, è ovviamente esso stesso nient'altro che una demagogica menzogna ideologica la cui più che secolare storia è sotto gli occhi di tutti purché la si voglia vedere e conoscere e che da parte nostra ci impegneremo a denunciare e divulgare in questo blog, aiutati in ciò dai migliori contributi che potremo reperire e spesso rielaborare grazie alla rete.

È ovvio che un blog come il nostro si ripropone soprattutto di rimuovere una gravissima forma dell'oblio dell'essere, ottenuta soprattutto attraverso la scrittura della storia da parte di chi ha vinto e continua a vincere e con ciò stesso detiene oltre che ai mezzi di produzione materiale dell'esistente anche un monopolio nel campo della produzione intellettuale e scientifica. Dimenticare è infatti il più grave dei delitti di cui si possa macchiare chi denuncia l'oppressione sociale, perché come è facilmente constatabile già da una superficiale conoscenza storica, si è con ciò condannati a ripetere, o meglio risubire, gli errori ed orrori perpetrati in passato.

Allo scopo di essere quanto maggiormente possibile chiara e funzionale La Tradizione Libertaria si articolerà in numerose categorie, facendo riferimento ad esse sarà quindi possibile per il lettore, ottenere con il tempo una certa organicità argomentativa e speriamo anche un minimo di esaustività. Cercheremo di essere molto attenti nel creare un'ottima circolarità tra i singoli post grazie a link sempre aggiornati ad ogni uscita. Cercheremo inoltre di valorizzare anche il materiale di una certa validità presente in rete anche in lingua italiana sia segnalandolo attraverso link sia inserendoli nei post magari accompagnandoli con commenti più o meno brevi.

Il reperimento di materiale concernente personalità e tematiche attuali e quindi scritti recenti sono anch'essi al centro della nostra attenzione, in quanto, appunto, il nostro blog tratta sì di una tradizione, ma di una tradizione vivente e non scomparsa, per il semplice fatto che è inevitabile che periodicamente delle singole personalità o degli strati di popolazione si ribellano al presente in cui si ritrovano prigionieri nella loro stessa esistenza.

La denuncia di un'altra tradizione, diametralmente opposta a quella libertaria, e perciò camaleonticamente autoritaria, gerarchica, antidemocratica, antiumanistica, ecc., è ovviamente da noi consideratapiù che degna della massima attenzione. Come già accennato, dimenticare è tragico e condanna il futuro a ripetere più gli errori che le personalità e gli eventi virtuosi del passato ed è inoltre tra i migliori e più potenti alleati del potere.

Rosa Luxemburg 02Ogni epoca e ogni cultura verranno quindi vagliate attraverso la categoria del libertarismo a dimostrazione del suo status di opposizione controculturale dell'esistente. Eventi remoti come vicini a noi nel tempo saranno perciò riproposti a dimostrazione di come la soppressione storica sia efficacemente all'opera da parte dei custodi delle più varie ortodossie e come l'antiautoritarismo e la critica ai dogmi sia veramente una costante della storia umana recente quanto antica.

 

[Ario Libert]

 

16 maggio 2009

 

Linkografia libertaria (in continuo aggiornamento):  

Anarcopedia, multilingue. Un sito militante e con cui collaboriamo sempre volentieri.

Vis-a-vis, italiano. Importante sito in cui sono presenti numerosi scritti del grande marxologo libertario Maximilien Rubel.

Connessioni, per la lotta di classe, Italiano. Rivista cartacea e digitale, che raccoglie contributi di Bologna, Milano e Pistoia. Nata nel 2010, vicina alle posizioni consiliari, attenta alla critica dell'economia politica e all'inchiesta sociale. È per lo sviluppo di nuovi rapporti sociali nella lotta di classe, riprendendo e attualizzando le tematiche storiche consiliari. È probabilmente una delle poche realtà autenticamente marxiste e libertarie, cioè appartenenti al marxismo antibolscevico.

L'anatra di Vaucanson, Italiano, rivista di critica sociale che si serve principalmente degli strumenti teorici elaborati dalla critica del valore.

Krisis, Italiano, raccolta di numerosi articoli tradotti del movimento della Wertkritik.

Critique de la Valeur. Wertkritik, importantissimo sito di materiale internazionale, inglese, tedesco e francese con molte traduzioni in italiano, il movimento teorico detto Wertkritik (teoria del valore), si propone da più di due decenni di reinterpretare la teoria critica di Marx, soprattutto attraverso ricerche attinenti soprattutto il carattere feticistico della produzione delle merci, la dimensione astratta di ogni forma di lavoro, la distinzione tra valore e ricchezza materiale e la natura del capitale stesso considerato come soggetto automata.

Bataille Socialiste, anche in italiano, materiale interessantissimo molto spesso originale, digitalizzato con cura, soprattutto in francese e in inglese.

Smolny, francese. Sito ricchissimo di materiale storico anche molto datato ma più che importantissimo, notevole la sezione emeroteca.

Plus Loin, francese, formidabile sito ricchissimo di materiale storico di altissimo livello.

Réfractions. Recherche et expressions anarchistes, francese, rivista di ricerche ed espressioni anarchiche, numerosi saggi ben strutturati e sempre profondi.

Anarchy Archive, inglese, ricco di materiale anche digitalizzato.

La Bouche de Fer, in francese.

Centre International de Recherche sur l'Anarchie, Informazioni bibilografiche copiose da questo centro esistente sin dal 1965.

Enciyclopédie Anarchiste, francese. Edizione on line della celeberrima opera enciclopedica del 1934 curata all'epoca dai maggiori esponenti anarchici francesi.

A Contretemps, francese, Bollettino di critica bibliografica anarchica. 

Michel Bakounine, francese, Blog tematico dell'Atelier de création libertaire.
Variations. Revue internationale de Théorie critique, in francese, rivista interessantissima fortemente segnata dalla Scuola di Francoforte di cui tenta di conservare e alimentare lo spirito critico.
Divergences. Revue libertaire internationale, francese, Rivista di analisi della situazione politica, sociale, economica internazionale.
Comprendre avec Rosa Luxemburg, francese, un blog dedicato alla grande figura legata alla tragica ma illuminante esperienza storica del consiliarismo tedesco.
La Presse Anarchiste, Notevolissimo sito francofono in cui sono riprodotti i numeri delle più importanti riviste anarchiche dell'ultimo secolo e mezzo. In continuo aggiornamento.                   
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  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
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