Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
30 giugno 2010 3 30 /06 /giugno /2010 07:00

 

Frans Masereel  

  Masereel--autoritratto--1923.-copia-1.gif

  

di Felip Equy


 

masereel.jpgFrans Masereel è un artista che ha saputo ammirevolmente mettere una tecnica molto antica (l'incisione su legno) al servizio di idee moderne (pacifismo, critica del mondo contemporaneo, rivolta permanente).
 
Nato a Blankenberge in Belgio nel 1889. Proveniente dalla borghesia fiamminga, compie dei brevi studi alle Belle Arti di Gand poi si trasferisce a Parigi nel 1909. Consegna i suoi primi disegni a L'Assiette au Beurre il cui redattore in capo è l'anarchico Henri Guilbeaux (1884-1939).
 
Masereel--cannone.gifÈ a quest'epoca che si inizia all'incisione su legno. Questa forma d'arte risalente alla fine del XIV secolo. Su una tavola di legno si incide un disegno alla rovescia; dopo l'inchiostratura, si può riprodurre il disegno su un supporto. Per gli artisti, l'incisione è un linguaggio più potente del disegno. Le incisioni su legno sono stati a lungo oggetto di un commercio ambulante (calendari, almanacchi). In rapporto all'opera d'arte unica, l'incisione permette una diffusione molto ampia. "Ho trovato nell'incisione ciò che cercavo èer parlare a milioni d'uomini".
 
Masereel--tablettes.jpgFrans Masereel riuscì a sfuggire alla mobilitazione generale del 1914. Raggiunse Henri Guibeaux in Svizzera nel 1915. Lavora alla Croce rossa internazionale come traduttore. omincia a frequentare gli ambienti pacifisti e si lega con lo scrittore Romain Rolland. Realizza per lui la copertina del testo Aux peuples assassinés [Ai popoli assassinati], poi l'edizione di lusso di Liluli.
  
 Nel 1916 fonda con Claude Le Maguet (1887-1979) una rivista pacifista Les Tablettes che uscirà sino al 1919 per cui produrrà 48 incisioni. Claude Le Maguet è tipografo, anarchico e non sottomesso. Bambino, è cresciuto all'orfanotrofio di Cempius diretto dal pedagogo libertario Paul Robin. È stato in seguito influenzato dagli ambienti individualisti, soprattutto la rivista L’Anarchie. È oppositore delle concezioni pacifiste dei socialisti e dei bolscevichi e condivide le diee di Tolstoj sulla non-violenza. Dopo la guerra scriverà molte poesie.
  
Masereel--La-Feuille.jpgFrans Masereel participa anche al giornale pacifista La Feuille a cui dà molti disegni e incisioni contro la guerra. Pubblica nel 1917 due albi a Ginevra poi fonda "Les Editions du Sablier" nel 1918 con il poeta René Arcos (1881-1959). È un internationazionaliste senza partito che fonderà nel 1923 la rivista letteraria "Europe". Frans Masereel è anche l'illustratore dei libri di Emile Verhaeren, Georges Duhamel, Henri Barbusse.

Non potendo rientrare in Belgio perché considerarto refrattario all'esercito, si stabilisce in Francia nel 1921. Come tanti altri intellettuali, è affascinato dalla Rivoluzione russa e rimarrà per sfortuna compagno di strada del partito comunista sino alla sua morte nel 1972. Compie diversi viaggi in URSS poi in Cina e si farà ingannare dagli accoglimenti calorosi che gli si riserveranno.

 

s07.gifLa sua opera è molto popolare in Germania. Alcune delle sue raccolte sono stampate a 100.000 esemplari. Sono molto redditizi, sono intitolati: Mon livre d’heures, Histoires sans paroles, La Ville, L’Idée.

Frans Masereel è un testimone attivo del suo tempo. Il suo amico lo scrittore antifascista austriaco Stefan Zweig dirà delle sue incisioni "che permettono da sole di ricostituire il mondo contemporaneo" (1923). I temi che egli affronta sono al guerra, la solitudine dell'uomo, le sue attività, le sue fatiche ma anche i suoi passatempi ed i suoi amori.

s59.gifIl suo stile è vicino a quello degli espressionisti tedeschi: le figure sono molto numerose, le luci sono crude, ampie masse nere occupano pgni vignetta. Le legende sono inutili. Come nel film Metropoli di Fritz Lang, le masse passano stravolte ai piedi di  palazzi-torri dalle innumerevoli finestre. Benché vicino al PC, rimane critico sul conformismo dell'arte ufficiale sovietica. Come il suo amico George Grosz, pensa che l'arte debba essere azione; l'artista non può rimanere indifferente alla questione sociale. Le sue incisioni conservano uno spirito libertario, esse sono a favore dell'individuo, dell'amore, della libertà e si oppongono alla forza, all'ingiustizia, al dispotismo.

Masereel--nudo.jpgLa Città è apparsa nel 1925 in Germania. Questo libro si compone di 100 incisioni. Si tratta di una straordinaria sequenza di immagini manifesto della vita di una grande città di quest'epoca. I temi più antagonistici sfilano sotto i nostri occhi: la festa e l amorte, i poveri ed i borghesi, il lavoro ed i passatempi, la folla e lal solitudine. In uno scenario tentacolare di strade, i volti sono grotteschi o radiosi. La città è il luogo di tutte le passioni di tutte le sventure, dei tumulti e dei crimini.

l26.gifL'Idea è apparsa nel 1927 con una prefazione di Hermann Hesse. Era l'opera preferita di Frans Masereel. Fu molto diffusa negli ambienti rivoluzionari tedeschi durante l'ascesa del fascismo. Si tratta di una specie di cinema muto in 80 immagini. L'Idea è rappresenta sotto forma di una giovane donna nuda. Dopo la sua nascita, l'Idea nuova inquieta perché pone in causa l'ordine costituito, la sua nudità turba. La folla vuole rivestirla per evitare le differenze. Se essa è rivoluzionaria, l'Idea può allora sfuggire. Braccata dalla polizia, è giudicata ma incontra nel corso di una notte d'amore l'uomo che la porterà. Malgrado la repressione, è diffusa dalla stampa, i manifesti, i volantini, il telefono...

masereel003.jpg

  

Felix Equy

 

[Traduzione di Ario Libert]



Link:
Frans Masereel

 

 

Condividi post
Repost0
8 aprile 2010 4 08 /04 /aprile /2010 10:17

 Jules-Félix Grandjouan

 

Grandjouan--1--maggio.jpg

 

 di OLT

 

In poco più di dieci anni di esistenza, una rivista segnò il giornalismo ed il disegno a stampa. Oggi L'Assiette au Beurre (1901-1912) resta il riferimento in materia della stampa satirica. Il concetto era semplice: ogni numero era dedicato ad un tema che, molto spesso, un solo disegnatore realizzava.
 
Tra i numerosi collaboratori di questa rivista, il più virulento fu sicuramente Jules-Félix Grandjouan. Prolisso, realizzò da solo quasi un decimo della produzione totale di L'Assiette au Beurre. Basta scorrere la lista delle tematiche che trattò per convincersi della sua combattività:  I crimini dello zarismo, Colonizziamo, L'algeria agli Algerini (nel 1902), 1° Maggio, Courrières, I vostri documenti, Gli spretati, Il Sabotaggio, La CGT, Gli oppressi oppressori, Grandezza e decadenza del partito radicale, Lo sciopero, Abbasso i monopoli, Quando le donne voteranno, ecc.

Jules-Félix Grandjouan nasce il 22 novembre 1875 a Nantes. Città a cui resterà profondamente legato, la sua prima raccolta litografica, Nantes la Grise [Nantes la Grigia], è pubblicata nel 1899. Abbandona- probabilmente senza rimpianto- la sua carriera di notaio per dedicarsi al disegno nel 1900. Sposato con Bettina Simon (istitutrice e militante vicina agli ambienti operai), i loro figli frequentano delle scuole "diverse" come "La Ruche" di Sébastien Faure (seminarista diventato anarchico):

 Sin dal 1901, Grandjouan, che ha già collaborato a delle riviste (Le Petit Phare, Le Réveil Social, Le Rire, L’Ouest Républicain, Le Clou et La Vie Illustrée), raggiunge il gruppo di L'Assiette au Beurre. Partecipa anche alle pubblicazioni più radicali e più impegnate politicamente del momento:  La Guerre Sociale, Le Conscrit, La Voix du Peuple, La Vie Ouvrière, Le Libertaire, Les Temps Nouveaux, ecc. Libertario e sindacalista rivoluzionario, amico di Émile Pouget, disegna nel 1908 un manifesto sul dramma di Villeneuve-Saint-Georges [1] che alcuni considerano come il primo manifesto politico illustrato. Il suo stato di spirito è riassunto dal sua quadro intitolato Vergogna a colui che non si rivolta contro l'ingiustizia sociale!

  Si reca molte volte in aiuto dei compagni imprigionati per delitti di opinioni. L'Assiette au Beurre ha il troste privilegio di contare sino a 13 dei suoi collaboratori in carcere. Le caricature di Grandjouan contro Clémenceau si fanno di una rara violenza...

  Giudicato in tribunale nel 1909 per i suoi disegni, l'arrabbiato è assolto. Rigiudicato nel 1911, è condannato a 18 mesi di prigione. Lo stesso anno il suo amico, il talentuoso disegnatore Aristide-Grégoire Delannoy, sfinito per le sue lunhhe detenzioni in prigione, muore all'età di 37 anni. Grandjouan si autoesilia in Germania, alla scuola di danza di Isadora Duncan sua amante. Insieme, viaggiano in Egitto ed a Venezia.

Di ritorno in Francia nel 1912, sarà graziato nel 1913 all'arrivo al potere di Poincaré. Deluso dal silenzio dell'insieme della stampa durante i suoi guai giudiziari, si dedica al lavoro artistico. Espone i suoi disegni di viaggio, edita l'album di pastelli di Isadora Duncan.

 Riformato a causa della sua miopia, Grandjouan aspetta il siluramento della nave passeggeri civile britannica "Lusitania" da parte di un sommergibile tedesco per disegnare "anti-boche" [anti-crucco]. La sua partecipazione alla stampa, molto patriottica durante la Prima Guerra mondiale, rimarrà debole.

 Grandjouan--Assiette--1903.gifLa Rivoluzione d'Ottobre gli ridà speranza, come per altri militanti operai, si mette al servizio del Partito comunista. Operando per un riavvicinamento della Francia con la "patria del socialismo", l'artista ritorna in Russia nel 1926 (nel 1904 aveva fatto un'inchiesta sui pogroms). Ne riporta un servizio con delle immagini. Nel 1924, si presenta alle legislative contro Aristide Briand a Nantes, elezione che egli perde per 2832 voti contro 32.551. Jules-Félix non sa essere servile, eletto nel novembre del 1930 rappresentante in Francia del Bureau International dei pittori rivoluzionari, è escluso alcuni mesi dopo per aver firmato con Panaït Istrati [2] una dichiarazione non conforme alla linea del partito.

Grandjouan si ritira dalla vita politica dopo un tentativo infruttuoso alle elezioni legislative a Nantes, partecipa alla vita locale dedicandosi anche alla sua arte. Muore nel 1968. Un'esposizione "Grandjouan, Creatore del manifesto politico illustrato in Francia, 1900-1930, fu inagurata nel giugno del 2002 al Musée du Château des Ducs de Bretagne a Nantes. Esporre i disegni di Jules-Félix Grandjouan a due passi dal Musée de l’Armée [Museo dell'Esercito], l'antimilitarista nantese avrebbe probabilmente gustato l'ironia della cosa...

  

    

 

 NOTE

  

 

 [1] Luglio  1908, l'esercito spara sugli scioperanti: quattro morti, centinaia di feriti.

[2] Panaït Istrati (1884-1935), questo militante rivoluzionario rumeno di esprtessione francese scrive nel 1929, dopo un viaggio in URSS, un libro, Verso l'altra fiamma, molto critico ce militant révolutionnaire roumain d’expression française écrivit en 1929, après un voyage en URSS, un livre (Vers l’autre flamme) très critique envers le régime soviétique.

[3] Un catalogo è stato realizzato per l'evento: Grandjouan, Créateur de l’affiche politique illustrée en France, Somogy 2001, 30 €, 288 pagine.

   
OLT

 


[Traduzione di Ario Libert]

 

 LINK al post originale:

La Bouche de Fer, Jules-Félix Grandjouan

 

LINK ad un sito francofono in cui sono presenti più di 50 numeri di L'Assiette au Beurre:

L'Assiette au beurre: revue illustrée, satirique et libertaire de 1900

  

LINK interno ad un'opera illustrata da Grandjouan:

 Bernard Naudin e Félix Grandjouan, Lo Sciopero

 

LINK interni al blog ai post della categoria "satira libertaria":

Satira libertaria

    

Condividi post
Repost0
31 dicembre 2009 4 31 /12 /dicembre /2009 09:04





Barabbah
VI. Parole nella valle [3]





Parole-nella-valle--03--01--VI.JPG





Parole-nella-valle--03--02.JPG






Parole-nella-valle--03--03.JPG








Parole-nella-valle--03--04.JPG







Parole-nella-valle--03--05.JPG






Parole-nella-valle--03--06.JPG



Condividi post
Repost0
28 dicembre 2009 1 28 /12 /dicembre /2009 07:58







Barabbah
V. Ricordi di gioventù





Ricordi-di-gioventu--01--V.JPG









Ricordi-di-gioventu--02.JPG











Ricordi-di-gioventu--03.JPG
















Ricordi-di-gioventu--04.JPG


Condividi post
Repost0
24 dicembre 2009 4 24 /12 /dicembre /2009 10:53



Barabbah

IV. Parole nella valle [2]











Parole-nella-valle--2--01.JPG




Parole-nella-valle--2--02.JPG








Parole-nella-valle--2--03.JPG








Parole-nella-valle--2--04.JPG








Parole-nella-valle--2--05.JPG






Parole-nella-valle--2--06.JPG




BARABBA, L'eterno ingannato, 03



[Traduzione di Ario Libert]



Condividi post
Repost0
23 dicembre 2009 3 23 /12 /dicembre /2009 08:11



Barabbah

III. L'eterno ingannato









L-eterno-ingannato--3--01.JPG











L-eterno-ingannato--3--02.JPG













L-eterno-ingannato--3--03.JPG







L-eterno-ingannato--03--04.JPG





[Traduzione di Ario Libert]



Condividi post
Repost0
22 dicembre 2009 2 22 /12 /dicembre /2009 15:27





Barabbah.JPG

II. Parole nella valle








Parole-nella-valle--1--01.JPG






Parole-nella-valle--1--02.JPG







Parole-nella-valle--1--03.JPG








Parole-nella-valle--1--04.JPG




Parole-nella-valle--1--05.JPG





Parole-nella-valle--1--06.JPG


Condividi post
Repost0
20 dicembre 2009 7 20 /12 /dicembre /2009 15:11


Un regalo di Natale che spero i miei dieci lettori sapranno forse apprezzare, si tratta del frutto della collaborazione di due artisti anarchici, Steinlen, in questo blog un autore abbastanza noto, che illustra con quasi 200 disegni, il romanzo dello scrittore, del tutto ignoto nel nostro paese come quasi nel suo, Lucien Descaves, prolifico autore di racconti, romanzi ed opere teatrali su cui avremo modo di tornare.

Presentiamo oggi il primo capitolo di questo romanzo, intitolato Barabbah [Barabba]. Il titolo del capitolo è significativamente Natività e quindi si intona perfettamente al periodo di festa comandata. Non si tratta di una versione socialisteggiante della storia di Gesù incentrata su di un personaggio minore dei Vangeli, come potrebbe far pensare il titolo.  Il Cristo proletario di Descaves-Steinlen, è in realtà un sottoproletario nato da sottoproletari, una bella  carriera insomma, membro quindi della casta occidentale degli intoccabili.

La particolarità del romanzo sta nei suoi capitoli brevissimi ed illustrati magistralmente dal grande Steinlen, in cui il protagonista, Barabba, illustra la storia del barbone-messia, a partire dal terzo capitolo ed in ogni capitolo con numerazione dispari. I capitoli numerati con numerazione pari, tutti intitolati allo stesso modo e cioè Parole nella valle, riportano invece i detti aurei di questo anticristo-zarathustra. Il primo capitolo funge invece da presentazione dell'ambiente in cui si svolge la storia ed è incentrato sulla nascita del profeta nichilista Barabba, e della sua acclamazione da parte dei suoi naturali seguaci, i barboni che svegliati da uno strano richiamo si recano verso lo squallido rifugio comunale dove la madre avrebbe voluto trascorrere la notte.

Contiamo di poter tradurre i 28 capitoli del romanzo in un arco di tempo breve, in quanto il romanzo, che è del 1914, non è mai stato, comprensibilmente, edito in Italia, e questo grave torto a due grandi autori, soprattutto a Steinlen che morì, come è noto in assoluta miseria, non può che trovare risarcimento in quasto modo.





Barabbah


I. Natività




Nativita--01.JPG








Nativita--02.JPG







Nativita--03.JPG







Nativita--04.JPG







Nativita--05.JPG






Nativita--06.JPG









Nativita--07.JPG






Nativita--08.JPG








Nativita--09.JPG











Nativita--10.JPG










Nativita--11.JPG










Nativita--12.JPG








Nativita--13.JPG














Nativita--14.JPG








Nativita--15.JPG






Nativita--16.JPG


BARABBA,  Parole nella valle, 02


[Traduzione di Ario Libert]



LINK all'opera originale.
BARABBAH. Paroles dans la vallée


LINK ad un'opera di Steinlen da: L'Assiette au Beurre del 1902:
Steinlen, La visione di Hugo
Condividi post
Repost0
30 novembre 2009 1 30 /11 /novembre /2009 14:33
Camille Pissarro (1830-1903)

Camille Pissarro, Autoritratto



Alla fine del XIX secolo, le idee anarchiche ebbero un'influenza notevole non soltanto nel mondo operaio ma anche negli ambienti letterari ed artistici. Numerosi furono gli scrittori ed i pittori che si entusiasmarono per l'idea di rivoluzione sociale. Per alcuni non fu che una moda, essi abbandonarono  il loro ideale quando raggiunsero successo e fortuna. Ma altri restarono fedeli tutta la vita all'anarchismo. Tra costoro, troviamo Camille Pissarro.

Pissarro nacque a Saint-Thomas, una delle isole dell'arcipelago delle Isole Vergini nelle Antille che allora apparteneva alla Danimarca. Suo padre era un commerciante ebreo di origine portoghese. Pensava che suo figlio gli sarebbe successo negli affari ma Camille approfitta della visita a Saint-Thomas del pittore danese Fritz Melbye per seguirlo nel Venezuela. Si inizia alla pittura dei paesaggi, della flora e della fauna.

Nel 1855, a Parigi, segue senza trovarvi molto interesse i corsi alle Belle arti. È allievo di Corot ed è influenzato dal realismo di Copurbet. Nel 1857, all'Accademia Svizzera, incontra i futuri impressionisti Monet, Renoir e Cézanne che diventano suoi amici.

Nel 1870, la guerra l'obbliga a fuggire in Inghilterra. Lascia dietro di sé 1500 tele che saranno distrutte dalla soldataglia. I quadri di Constable e Turner lo influenzano. Di ritorno in Francia, dipinge a Louveciennes (vicino a Saint-Germain-en Laye) ed a Pontoise, spesso con Cézanne. La sua pittura è sempre più aerea, vicino a quella di Monet. I suoi quadri presentano la vita ed i lavori degli abitanti del villaggio.

Ai giorni nostri, molte persone si precipitano in massa ad ogni nuova esposizione impressionista. Ma all'epoca l'intolleranza verso la novità era incredibile. Nel 1874, Monet, Pissarro, Sisley, Renoir, Cézanne e Degas organizzano un'esposizione. Tutta la stampa li ridicolizza. Le Figaro scriveva soprattutto: "È appena stata aperta un'esposizione che si dice sia di pittura... 5 o 6 alienati, tra cui una donna, si sono dati appuntamento. Questi sedicenti artisti prendono una tela, del colore e delle spazzole, gettano a caso qualche tono e firmano il tutto". Per derisione, sono qualificati come impressionisti. Tre anni più tardi, rivendicheranno fieramente quest'appellativo.


Malgrado l'interesse di alcuni mercanti d'arte e di collezionisti, è difficile vendere delle tele. Pissarro deve fornire un lavoro enorme per far vivere la sua famiglia (ha sette bambini). Spesso, non può comprarsi il materiale per dipingere. La sua situazione materiale non migliora che a partire del 1879. Nel 1884, mentre risiede a Eragny-sur-Epte (Oise), un'esposizione delle sue opere riporta un grande successo negli Stati Uniti.

A quest'epoca, Pissarro è già sensibile alle idee anarchiche. Se preferiva la Repubblica ad un eventuale restaurazione monarchica, le sue lettere ci mostrano che non si faceva alcuna illusione sugli uomini politici. È disgustato dalla società borghese che lo ha rifiutato in quanto artista d'avanguardia. Rifiuta l'autorità ed esalta l'individuo. L'anarchismo gli permette di esprimere la sua propria concezione della bellezza. La lettura delle opere di Kropotkin, Proudhon e Grave l'hanno convinto della necessità della rivoluzione sociale. A livello tecnico, si avvicina per un breve periodo a Seurat e Signac (anch'egli anarchico) e adotta il principio della divisione sistematica (puntinismo o neo-impressionismo). Malgrado numerose critiche, a partire dal 1890, le sue esposizioni riportano un grande successo ed il valore dei suoi quadri sale.

Non si troveranno dichiarazioni anarchiche nella pittura di Pissarro; non amava le scene di genere. La sua opera si compone soprattutto di paesaggi, di qualche ritratto e nature morte. Il suo tratto è minuto, la luce è densa e scarlatta. Dopo il 1890, ha realizzato anche delle vedute prospettiche di siti urbani (Parigi e Rouen). Il modo di vita contadino gli sembra vicino al suo ideale anarchico. I villaggi ed i campi sono una rappresentazione dell'Utopia. È un mondo che bisogna proteggere per la società futura prima che non sia distrutto dall'industrializzazione.

Pissarro è più un anarchico di idea che d'azione. Ha comunque partecipato al Club dell'arte sociale accanto a Rodin, Grave, Pouget e Louise Michel. È un sostenitore dell'arte per l'arte: "Tutte le arti sono anarchiche! quando è bello e ben fatto!". Non è favorevole all'arte a tendenza sociale. Contrariamente a ciò che ha scritto Kropotkin in La conquista del pane, non pensa che sia necessario essere contadino per rendere in un quadro la poesia dei campi. Vuole rendere partecipi i suoi simili alle emozioni più vive. Una bell'opera è una sfida al gusto borghese. Pissarro è un ottimista che vede un avvenire anarchico vicino, in cui le persone, sbarazzatesi delle idee religiose e capitaliste, potranno apprezzare la sua arte.

Nel 1890, realizza per due delle sue nipoti un albo di 28 disegni sommari eseguiti con la penna che contrastano con la sua pittura ma ci mostrano chiaramente quali erano le sue opinioni: Intitolato Les turpitudes sociales [Le turpitudini sociali], quest'albo rappresenta in modo violento il denaro, la borsa, il capitale, la religione, il padronato, la schiavitù salariale, la miseria, la fame ed il suicidio. Vi si nota l'influenza di Daumier e di Zola. La speranza è rappresentata da una scena di barricata e da un disegno in cui un vecchio filosofo guarda il sole sormontato dalle lettere della parola anarchia. Quest'albo è una condanna senza appello ad una società che respinge i poveri e gli artisti.

 

Pissarro non è un uomo violento ma comprende le ragioni degli attentati anarchici. Dopo l'assassinio del presidente Carnot da parte di Caserio, come Octave Mirbeau o Bernard Lazare, resta alcuni mesi in Belgio per sfuggire alla repressione. Incontrerà Elisée Reclus e Emile Verhaeren. Il suo sostegno morale e finanziario verso le vittime è importante. Aiuta i bambini di anarchici imprigionati, Emile Pouget ed i compagni italiani in esilio. Cancella regolarmente i debiti dei giornali di Jean Grave La Révolte e Les Temps nouveaux.

Il suo amico Jean Grave aveva fondato Les Temps nouveaux nel 1895. Questo giornale uscirà sino al 1914. Numerosi artisti favorevoli alle idee anarchiche vi collaboreranno: Luce, Cross, Signac, Van Rysselberghe, Aristide Delannoy, Vallotton, Steinlein... Pissarro darà soltanto tre litografie ma il suo sostegno finanziario è regolare. Spinge i suoi figli Lucien, Georges e Rodo, tutti artisti, a inviare loro disegni. Dà anche delle opere per le tombolate organizzate per rimpinguare le casse del giornale.

Durante l'affare Dreyfus, si batte contro l'ingiustizia e l'antisemitismo a fianco di Octave Mirbeau e di Maximilien Luce ma si inimica con Degas e Renoir che hanno scelto il campo avverso.

L'opera di Pissarro è riconosciuta universalmente. I suoi quadri valgono oggi delle fortune. I numerosi libri che gli sono stati dedicati non parlano sempre delle sue idee anarchiche. Nella città di Pontoise esiste un Museo Pissarro che rende omaggio al pittore che lavorò nella valle dell'Oise tra il 1866 ed il 1883 e la fece conoscere a Cézanne, Van Gogh e Gaugin. Il museo non possiede che un solo quadro di Pissarro ma il suo fondo si compone di numerosi disegni e incisioni dell'artista. Si può anche vedere delle opere dei figli di Camille Pissarro e di artisti che hanno dipinto tra Pontoise e L'Isle-Adam.


Felip Equy


 [Traduzione di Ario Libert]


Link:
Camille Pissarro 1830-1903

Condividi post
Repost0
5 giugno 2009 5 05 /06 /giugno /2009 17:06


Gustave Henri Jossot

 

di Felip Equy

 


  
Gustave Henri Jossot è nato a Digione in una famiglia benestante. Perde sua madre quando è ancora bambino e sopporta male l'ambiente familiare. Manifesta già disprezzo verso la famiglia: "I genitori sono degli scorpioni"; a proposito della sua matrigna, scrive: "Ero tormentato dal continuo fastidio di distruggerle una sedia sulla lamiera". Il liceo e l'esercito non gli lasceranno dei ricordi indelebili. Poi, come suo padre, va a lavorae in una compagnia di assicurazioni; non per molto tempo: una prima eredità gli permetterà di dedicarsi alla pittura ed al disegno. Nel frattempo aveva sposato una sarta e aveva così rotto con il suo ambiente di origine.



I suoi primi disegni



La sua formazione di pittore è abbastanza classica, ma si orienta molto presto verso la caricatura. I suoi primi disegni sono pubblicati nel 1891 in giornali umoristici (Le Rire), letterari e artistici. Il suo stile originale verrà presto notato dai lettori ed i critici. Un tratto spesso delimita gli oggetti ed i personaggi. Quest'ultimi sono schmatizzati all'estremo, i caratteri sono esagerati. I colori, dapprima tenui, diventano più violenti: nero, bianco e rosso. Jossot non si rifà a nessuna corrente. Lui stesso si è richiamato al Medioevo romanico, è vero che certi suoi personaggi fanno pensare ai doccioni [gargouilles]. Si è detto di lui che era un precursore dell'espressionismo. Le sue didascalie sono particolarmente curate: sono corte ed incisive.

I suoi disegni più interessanti verranno pubblicati in un breve periodo (dal 1901 al 1907). In fin dei conti, ci lascia una produzione poco abbondante. Non aveva preoccupazioni finanziarie (una seconda eredità gli pervenne nel 1899) e faceva l'apologia della pigrizia, cosa che è tanto più facile quando non si ha bisogno di lavorare. Durante questo periodocollabora a dei giornali satirici (L'Assiette au Beurre, Le Diable), anticlericali (La Raison, L'Action), anarchici (Les temps nouveaux). Ritroviamo i suoi disegni egualmente in L'Antivivisection e Internacia sociarevuo (rivista in esperanto). Pubblica anche tre albi di caricature, un romanzo illustrato, alcune cartoline postali, delle litografie e dei manifesti pubblicitari.

L'Assiette au Beurre è il giornale nel quale si trova il maggior numero dei suoi disegni. Egli collabora a 35 numeri (su 600 apparsi tra il 1901 e il 1913) di cui 18 sono interamente disegnati da lui. L'Assiette au Beurre era l'equivalente di Charlie Hebdo negli anni Settanta o di
La Grosse Bertha oggi. Si trattava di un giornale anticlericale, antimilitarista, anticapitalisa, in breve antitutto ma che non aveva nulla di anarchico. Il giornale si vendeva molto bene ed i suoi proprietari ebbero l'intelligenza di lasciare gli autori liberi di esprimersi liberamente. Vi hanno collaborato scrittori come Laurent Tailhade, Octave Mirbeau o Jehan Rictus. I più grandi disegnatori del momento vi presero parte: Aristide Delannoy, Jules Grandjouan, Steinlen. Pittori allora sconosciuti vi collaborarono prima di diventare delle celebrità: Juan Gris, Van Dogen.


Un gioco al massacro


Dal 1901 al 1904, Jossot se la prende nei suoi disegni con le istituzioni. I preti, i militari, i poliziotti, i giudici, i genitori, i framassoni: tutti vengono colpiti per il loro ruolo, è un vero gioco al massacro, tutte questi burattini vengono demoliti con una grande ferocità. A partire dal 1906, se la prende con l'individuo in ciò che ha di più mediocre: il pudore, l'onore, il rispetto, l'alcolismo. Il lavoro di demolizione di Jossot è totalmente anarchico, ma lui stesso non rivendicava quest'etichetta: "Il mio ideale (sarebbe) di non averne affatto", "questa sacra questione sociale è insolubile e lo resterà finché gli uomini rimaranno bestie e malvagi, il che può durare ancora molto tempo". I disegni di Jossot ignorano le lotte operaie, alla maniera di Georges Darien o di Zo d'Axa: "Intendo vivere come un uomo libero", "il bisogno del caricaturista (consiste) nel seminare nei cervelli pensanti idee liberatrici", "il mio sogno: comprare una casa (in cui) potrei a mio comodo fare dell'arte per ammazzare il tempo o aspettando che il tempo ammazzi me". Jossot è innanzitutto un osservatore sincero che rifiuta l'arrivismo e fugge come l apeste i salotti parigini.


Jossot e l'Islam


Benché non sia del tutto caduta nell'oblio, l'opera del caricaturista Jossot (1866-1951) meriterebbe una maggiore diffusione. I suoi migliori disegni datano dell'inizio del secolo, ma i soggetti da lui trattati sono sempre di attualità ed il suo grafismo, sorprendentemente moderno all'epoca, non è ancora invecchiato.
Dopo il 1907, le attività di Jossot non hanno più grande rapporto con l'anarchia. La sua figlia unica è morta all'età di 11 anni, attraversa un periodo di depressione. Viaggia molto. Alla fine del 1911 risiede in Tunisia e non tornerà più in Francia. Stranamente, il vecchio caricaturista anticlericale, dopo una crisi mistica, si convertirà nel 1913 all'Islam. Assumerà il nome di Abdul-I-Karim Jossot. Poiché è uno dei Rari Europei a vestirsi all'orientale, crea un certo scandalo per le strade di Tunisi. Ha oramai abbandonato la caricatura, ma dipinge paesaggi, degli olii e degli acquarelli. Conserva un occhio critico: durante la Guerra 1914/18, scrive sulle riviste pacifiste Le Bonnet Rouge (Il Berretto rosso); collabora anche ai giornali tunisini in cui denuncia i crimini del colonialsimo, ma in modo molto timido. Il suo individualismo lo spinge sempre a rifiutare la lotta politica e la violenza. La sua conversione all'Islam era legata ad un rifiuto delle idee occidentali di lavoro e di progresso.Pensava di trovare una religione senza culto, dogma e clero! Si stanca molto presto della preghiera del Venerdì alla Grande Moschea e comincia ad interessarsi al sufismo, una specie di libero pensiero dell'Islam molto mal visto dai musulmani ortodossi. Constatando che i suoi sforzi per acquisire la fede erano vanio, verso il 1930 rompe con ogni forma di religione organizzata. Nel 1938, pubblica un libro Le Foetus récalcitrant dove vi espone la sua definizione del caricaturista e propone un "vangelo" della pigrizia. Trascorre gli ultimi anni della sua vita a Sidi Bou Said, un villaggio di pittori vicino a Tunisi e muori dimenticato.

Se i disegni di Jossot continuano ad interessarci oggi è perché essi attaccano le istituzioni e questo sono 90 anni dopo sempre le stesse. I suoi disegni non sono datati. Non ha fatto la caricatura a personalità e uomini politici dell'epoca ma a giudici, genitori, polizia, esercito... I suoi bersagli sono sempre i nostri. Così abbiamo potuto vedere i suoi disegni in L'Enragé (L'Arrabbiato) nel 1968 poi in Le Monde Libertaire  o in Libération ed anche sulle copertine di libri dedicati alla giustizia.



FELIP EQUY


MARZO 1992


 

 


[Traduzione di Ario Libert]



Link al post originale:
Jossot



Link interni:
Gustave-Henri Jossot, Il Credo
Gustave-Henri Jossot, Decorazioni
Gustave-Henri Jossot, Panurgismo
Gustave-Henri Jossot, La Doma
 

 

Gustave-Henri Jossot, Gli Ubriaconi

 

 

Gustave-Henri Jossot, Il Rispetto 

 

Condividi post
Repost0

Presentazione

  • : La Tradizione Libertaria
  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
  • Contatti

Link