Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
28 febbraio 2017 2 28 /02 /febbraio /2017 06:00

Il manifesto dei sedici

Da molte parti si alzano voci per richiedere la pace immediata. "Basta sangue versato, basta distruzione", si dice, "è tempo di farla finita in un modo o nell'altro". Più di chiunque altro, e da molto tempo, siamo stati, nei nostri giornali, contro tutte le guerre d'aggressione tra i popoli e contro il militarismo da qualunque casco provenisse, imperiale o repubblicano. Saremmo così incantati nel vedere le condizioni di pace discusse - se ciò fosse possibile - dai lavoratori europei, riuniti in un congresso internazionale. Tanto più che il popolo tedesco si è lasciato ingannare nel 1914, e se ha creduto realmente che lo si mobilitava per la difesa del suo territorio, ha avuto il tempo di accorgersi che lo si era ingannato per lanciarlo in una guerra di conquiste.

Infatti, i lavoratori tedeschi, per lo meno nei loro raggruppamenti, più o meno avanzati, devono capire ora che i piani d'invasione della Francia, del Belgio, della Russia erano stati preparati da lungo tempo e che, se questa guerra non è scoppiata nel 1875, nel 1886, nel 1911 o nel 1913, è perché i rapporti internazionali non si presentavano allora sotto un aspetto così favorevole e che i preparativi militari non erano abbastanza completi per permettere la vittoria alla Germania (linee strategiche da completare, canale di Kiel da allargare, grandi cannoni da assedio da perfezionare). E ora, dopo venti mesi di guerra e di perdite spaventose, dovrebbero pur accorgersi che le conquiste fatte dall'esercito tedesco non potranno essere mantenute. Tanto più che si dovrà riconoscere questo principio (già riconosciuto dalla Francia nel 1859, dopo la sconfitta dell'Austria) che è la popolazione di ogni territorio che deve esprimere se consente oppure non a essere annessa.

Se i lavoratori tedeschi cominciano a capire la situazione come la comprendiamo noi, e come la comprende già una debole minoranza dei loro socialdemocratici e se possono farsi ascoltare dai loro governanti, potrebbe esserci un terreno d'intesa per un inizio di discussione riguardante la pace. Ma allora dovrebbero dichiarare che si rifiutano assolutamente a fare delle annessioni, o ad approvarle; che rinunciano alla pretesa di prelevare dei "contributi" sulle nazioni invase, che riconoscano  il dovere dello Stato tedesco di riparare, per quanto possibile i danni materiali causati dagli invasori ai loro vicini, e che non pretendano di imporre loro delle condizioni di sudditanza economica, sotto il nome di trattati commerciali. Sfortunatamente, non si vedono, sino ad ora, dei segni di risveglio in questo senso, del popolo tedesco.

Si è parlato della conferenza di Zimmerwald, ma è mancata a questa conferenza l'essenziale: la rappresentanza dei lavoratori tedeschi. Si è anche data molta importanza di alcuni disordini che hanno avuto luogo in Germania, per via del rincaro dei viveri. Ma si dimentica che simili disordini hanno sempre avuto luogo durante le grandi guerre, senza influenzarne la durata. Inoltre, tutte le disposizioni prese, in questo momento, dal governo tedesco, provano che esso si prepara a nuove aggressioni con il ritorno della primavera. Ma poiché sa anche che in primavera gli Alleati gli opporranno nuovi eserciti, equipaggiati con nuovi strumenti, e con un'artiglieria ben più potente di prima, lavora anche a seminare la discordia all'interno delle popolazioni alleate. E impiega, a questo scopo un mezzo antico quanto la stessa guerra: quello di spandere voci di una prossima pace alla quale non vi sarebbero, presso gli avversari, che i militari e i fornitori degli eserciti ad opporvisi. E' a questo che Bülow si è dedicato, insieme ai suoi segretari durante il suo soggiorno in Svizzera.

Ma a quali condizioni suggerisce di concludere la pace?

La Neue Zürcher Zeitung crede di sapere - e il giornale ufficiale, la Nord-Deutsche Zeitung, non la contraddice - che la maggior parte del Belgio sarà evacuata, ma alla condizione di dare delle garanzie di non ripetere ciò che ha fatto durante il mese di agosto del 1914, quando si oppose al passaggio delle truppe tedesche. Quali sarebbero queste garanzie? Le miniere di carbone belghe? Il Congo? Non lo si dice. Ma si chiede già un forte contributo annuo. Il territorio conquistato in Francia sarà restituito, così come la parte della Lorena dove si parla francese. Ma in cambio, la Francia trasferirà allo Stato tedesco tutti i prestiti russi, il cui valore ammonta a 18 miliardi. Detto altrimenti, un contributo di 18 miliardi che dovrebbero rimborsare i lavoratori agricoli e industriali francesi, poiché sono loro a pagare le imposte. Diciotto miliardi per ricomprare dieci dipartimenti, che, con il loro lavoro, avevano reso così ricchi e così opulenti, e che si restituirà loro rovinati e devastati.

In quanto a sapere ciò che si pensa in Germania delle condizioni di pace, un fatto è certo: la stampa borghese prepara la nazione all'idea dell'annessione pura e semplice del Belgio e dei dipartimenti del nord della Francia. E, non c'è, in Germania, forza capace di opporvisi. I lavoratori, che avrebbero dovuto alzare la voce contro le conquiste, non lo fanno. Gli operai sindacalizzati si lasciano trascinare dalla febbre imperialista, e il partito socialdemocratico - troppo debole per influenzare le decisioni del governo concernenti la pace stessa se rappresenta una massa compatta - si trova diviso, su questa questione, in due parti ostili, e la maggioranza del partito marcia con il governo. L'impero tedesco, sapendo che i suoi eserciti sono, da diciotto mesi, a 90 chilometri da Parigi, e sostenuto dal popolo tedesco nei suoi sogni di nuove conquiste, non vede perché non dovrebbe approfittare delle conquiste già fatte. Si crede capace di dettare delle condizioni di pace che gli permetterebbero di impiegare nuovi miliardi di contributi a nuovi armamenti, allo scopo di attaccare la Francia quando lo giudicherà necessario, toglierle le sue colonie, così come altre province e di non aver più da temere nessuna resistenza.

Parlare di pace in questo momento, è fare precisamente il gioco del partito ministeriale tedesco, di Bülow e dei suoi agenti. Per parte nostra, ci rifiutiamo assolutamente di condividere le illusioni di alcuni dei nostri compagni riguardanti le disposizioni pacifiste di coloro che dirigono i destini della Germania. Preferiamo guardare il pericolo in faccia e cercare ciò quel che vi è da fare per rimediarvi. Ignorare questo pericolo equivarrebbe ad aumentarlo.

Nel profondo della nostra coscienza, l'aggressione tedesca era una minaccia, posta in esecuzione non soltanto contro le nostre speranze di emancipazione ma contro tutta l'evoluzione umana. E' perché noi anarchici, noi antimilitaristi, noi nemici della guerra, noi sostenitori della pace e della fraternità dei popoli, ci siamo posti a fianco della resistenza e non abbiamo creduto di dover separare la nostra sorte da quella della popolazione. Non crediamo necessario insistere che avremmo preferito vedere questa popolazione prendere nelle proprie mani la sua difesa. Essendo ciò impossibile, non vi era che subire ciò che non poteva essere cambiato. E insieme a coloro che lottano noi crediamo che, a meno che la popolazione tedesca, ritornando a più sane nozioni della giustizia e del diritto, rinunci infine a servire ancora a lungo da strumento ai progetti di dominio politico pangermanico, non vi possa essere questione di pace. Indubbiamente, malgrado la guerra, malgrado gli omicidi, non dimentichiamo che siamo internazionalisti, che vogliamo l'unione dei popoli, la sparizione delle frontiere. Ed è perché vogliamo la riconciliazione dei popoli, compreso il popolo tedesco, che pensiamo che si deve resistere a un aggressore che rappresenta l'annientamento di tutte le nostre speranze di liberazione.

Parlare di pace finché il partito che, per quarantacinque anni, ha fatto dell'Europa un vasto campo trincerato, è in grado di dettare le sue condizioni, sarebbe l'errore più disastroso che si possa commettere. Resistere e far fallire i suoi piani, è preparare la strada alla popolazione tedesca rimasta sana e darle i mezzi per sbarazzarsi di questo partito. Che i nostri compagni tedeschi capiscano che è il solo sbocco vantaggioso per le due parti e noi siamo pronti a collaborare con essi.

 

Spinti dagli avvenimenti a pubblicare questa dichiarazione, quando essa fu comunicata alla stampa francese ed estera, quindici compagni soltanto, di cui seguono in calce i nomi, ne avevano approvato il testo: Christian Cornelissen, Henri Fuss, Jean Grave, Jacques Guérin, Pierre Kropotkine, A. Laisant. F. Le Lève (Lorient), Charles Malato, Jules Moineau (Liegi), A. Orfila, Hussein Dey (Algeria), M. Pierrot, Paul Reclus, Richard (Algeria), Tchikawa (Giappone), W. Tcherkesoff.

 

[Traduzione di Ario Libert]

Repost 0
Published by Ario Libert - in Documenti libertari
scrivi un commento
2 febbraio 2017 4 02 /02 /febbraio /2017 16:17

La guerra e la posizione socialista

 

Questo testo internazionalista di opposizione alla prima guerra mondiale fu adottato dal comitato esecutivo del Socialist Party of Great Britain (SPGB) il 25 agosto 1914. Fu pubblicato come editoriale del suo mensile The Socialist Standard (Lo Stendardo Socialista) [1] di settembre 1914. Si tratta dunque di un documento storico.

 

Visto che i capitalisti d'Europa si affrontano a proposito delle rotte commerciali e dei mercati mondiali, e si sforzano di sfruttare l'ignoranza politica e le passioni cieche della classe lavoratrice dei loro rispettivi paesi allo scopo di far loro prendere le armi, mentre non si tratta che degli affari dei loro padroni;

Visto che, inoltre, gli pseudo-socialisti e "dirigenti" laburisti di questo paese, così come i loro omologhi del continente, hanno di nuovo tradito la posizione di classe dei lavoratori, per la loro ignoranza di questa posizione, per la loro vigliaccheria o peggio, e che essi apportano il loro sostegno alla classe dirigente nell'utilizzazione di questa controversia da briganti allo scopo di turbare lo spirito dei lavoratori e sviare la loro attenzione dalla lotta di classe:

Il Partito socialista di Gran-Bretagna riafferma la posizione socialista, che è la seguente:

L'attuale società è basata sulla proprietà dei mezzi di esistenza da parte della classe capitalista o classe dirigente, e di conseguenza sulla schiavitù della classe lavoratrice, il cui lavoro è il solo a produrre la ricchezza.

In questa società, di conseguenza, vi sono degli interessi antagonistici che si manifestano sotto la forma di una guerra di classe, tra coloro che possiedono ma non producono e coloro che producono ma non possiedono.

L'apparato governativo, incluse le forze armate della nazione, non esiste che per mantenere il monopolio della classe capitalista sulle ricchezze rubate ai lavoratori.

Queste forze armate, di conseguenza, non sono poste in movimento che nell'interesse della classe che le controlla - la classe dirigente -, e poiché l'interesse dei lavoratori non è nella lotta per dei mercati in cui i loro padroni dispongono della ricchezza che essi hanno rubato ai lavoratori, ma nella lotta per porre fine a questo sistema nel quale essi vengono derubati, essi non sono coinvolti dall'attuale guerra europea, che è già conosciuta come la guerra del commercio ("The business war"), perché è l'interesse dei loro padroni che è in gioco, e non il loro.

Il Partito socialista di Gran Bretagna si impegna a che questa posta in gioco rimanga chiara, mettendo l'accento sulla lotta di classe, ed esprimendo al contempo il suo orrore per questa manifestazione della natura crudele, sordida e mercenaria della classe capitalista internazionale, e dichiarando che nulla è in gioco da giustificare che sia versata una sola goccia di sangue dei lavoratori, protesta categoricamente contro questo massacro brutale e sanguinario subito dai nostri fratelli di questo paese e degli altri, che sono utilizzati come carne da cannone al fronte mentre la sofferenza e la fame sono il premio dei loro compagni delle retrovie.

Non avendo nessuna polemica con la classe lavoratrice di nessun paese, estendiamo ai nostri compagni lavoratori di tutti i paesi l'espressione della nostra buona volontà e della nostra fraternità socialista, e ci impegniamo a lavorare al rovesciamento del capitalismo e al trionfo del socialismo.

Il mondo ai lavoratori!

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

NOTE

[1] Men­ile marxista che continua ad uscire anche ai nostri giorni con lo stesso orientamento: worldsocialism.org/spgb/socialist-standard

Repost 0
Published by Ario Libert - in Documenti libertari
scrivi un commento
26 settembre 2015 6 26 /09 /settembre /2015 05:00

IL MANIFESTO ROSSO DELLA COMUNE DI LIONE

 

Sei mesi prima della comune di Parigi, è a Lione che si crea il "Comitato Centrale di Salute della Francia", così come la "Federazione rivoluzionaria dei Comuni".

Affiche_premiere_Commune_de_Lyon-_Archives_municipales_de_.jpg

 

REPUBBLICA FRANCESE

 

Federazione Rivoluzionaria

 

DEI

 

COMUNI

 

 La situazione disastrosa nella quale di ritrova il paese; l'impotenza dei poteri ufficiali e l'indifferenza delle classi privilegiate hanno posto la nazione francese sull'orlo dell'abisso.

 Se il popolo organizzato rivoluzionariamente non si affretta ad agire, il suo avvenire è perduto, la rivoluzione è perduta, tutto è perduto. Ispirandosi all'immensità del pericolo e considerando che l'azione disperata del popolo non potrebbe essere ritardata di un solo istante, i delegati dei comitati federati di salute della Francia, riuniti al Comitato centrale, propongono di adottare immediatamente le seguenti risoluzioni:

Articolo  - La macchina amministrativa e governativa dello Stato, essendo diventata impotente, è abolita.
Il popolo di Francia rientra nel pieno possesso di se stesso.
Art. 2. - Tutti i tribunali criminali e civili sono sospesi e sostituiti dalla giustizia del popolo.
Art. 3. - Il pagamento dell'imposta e delle ipoteche è sospeso. L'imposta è sostituita dai contributi dei comuni federati, prelevati sulle classi ricche, proporzionalmente ai bisogni di salute della Francia.
Art. 4. - Lo Stato essendo decaduto, non potrà più intervenire nel pagamento dei debiti privati.
Art. 5. - Tutte le organizzazioni municipali esistenti sono cassate e sostituite in tutti i comuni federati da comitati di salute della Francia, che eserciteranno tutti i poteri sotto il controllo immediato del Popolo.
Art. 6. - Ogni comitato di capoluogo di dipartimento invierà due delegati per formare la convenzione rivoluzionaria di Salute della France.
Art. 7. - Questa convenzione sio riunirà immediatamente nel Municipio di Lione, essendo questa la seconda città di Francia e quella che più ha portato energicamente potere alla difesa del Paese.

Questa convenzione appoggiata dal popolo intero salverà la Francia.

Alle Armi!!! »

 

— I 26 firmatari

Repost 0
Published by Ario Libert - in Documenti libertari
scrivi un commento
13 luglio 2012 5 13 /07 /luglio /2012 07:00

Félix Damon

 

Lettera dalla Prigione modello di Barcellona

 

 

1938-prison-modelo-felixdamon.jpg

 

 

 

Lunedì, 23 aprile 1938.

 

Mio vecchio Fernand,

 

Credo che tu abbia ricevuto la mia lettera dell'altro ieri.

Circa 800 detenuti (di las 'quintas') sono partiti questa notte.

Vi erano dei "J. Ch." con dei fascisti condannati a 30 anni!... La prigione si è svuotata, ma non per molto sicuramente.

Non vi sono visite dalla rivolta dell'altro giorno e la prigione è ora sotto il controllo della "Ceca". Ma grazie al mio interessamento i pacchetti potranno entrare sin da oggi. Vi sono molti poveracci che muoiono di fame.

Non odo che a fatica i suoni della città, e questo da più di dieci mesi!

Dieci mesi!... Non conto più nemmeno i giorni uno per uno. Una vita di pazienza.

Sole radioso, fioritura sicura, primavera e libertà, quando rivedrò tutto questo? Infine non abbiamo né rimpianti né invidia.

¡Resistir hasta vencer!

 

Cornuto e contento,

 

Félix Damon

 

Carcel Modelo, Barcelona.

Enfermeria celda 14.

Repost 0
Published by Ario Libert - in Documenti libertari
scrivi un commento
28 marzo 2012 3 28 /03 /marzo /2012 13:52

Appello degli anarchici di Odessa al mondo della criminalità di questa città

 

Ai ladri e agli scassinatori!

 

Il soviet della Federazione degli anarchici di Odessa si rivolge a voi con una richiesta e un avvertimento. Noi vi consideriamo come il prodotto delle maledette condizioni del regime di sfruttamento e di violenza, create dalla borghesia che sta per il momento unicamente con le bande pagate dagli ufficiali delle guardie bianche con le baionette straniere.

Se la borghesia soffre per la vostra attività, tanto peggio per essa. Raccoglie quanto essa stessa ha seminato, e il nostro compito non è di proteggerla.

Nella nuova società comunista, nella lotta per crearla a cui chiamiamo a partecipare il proletariato di Russia e del mondo intero, tutto sarà di tutti, non vi sarà proprietà privata, non vi saranno né ricchi né poveri, non vi sarà allora posto per i furti e gli scassi.

Nella nostra lotta contro il capitalismo e il potere, che dura da molti anni, i migliori figli, i più preziosi della nostra classe di diseredati e di sfruttati hanno posto le loro teste nei cappi dei capestri e sui ceppi, e ora nei plotoni d'esecuzione. In nome del santo compito della liberazione dei lavoratori, per il quale sono caduti e cadono i nostri compagni, per mano dei carnefici nel fiore delle loro forze e della loro salute, il soviet della Federazione degli anarchici propone che tutti cessino immediatamente i vergognosi misfatti, che hanno avuto luogo ultimamente nei vostri ranghi, che si smetta di abusare della memoria degli eroi rivoluzionari, e di chiedere denaro in nome degli anarchici.

Allo stesso tempo il soviet della Federazione degli anarchici avverte coloro tra di voi, che non hanno più nulla da rispettare, che non reagiscono più agli appelli degli operai e dei rivoluzionari; che continueranno ad effettuare delle estorsioni a nome dell'anarchismo che essi non sono per noi nient'altro che dei parassiti, dei borghesi, che non si preoccupano che di una cosa: riempirsi le tasche ancora di più. Avvertiamo costoro per l'ultuma volta che la dimostrazione dell'abuso del nostro nome significherà per essi essere fucillati sul posto da noi.

 

Federazione degli anarchici di Odessa.

 

Pubblicato in: Shtirboul, Anarkhiskoe dvijenie v period krizisa rossiskoy tsivilizisatstii (konets XIX-1 tchervert XXvv); [Il movimento anarchico nel periodo di crisi della civiltà russa (fine del XIX secolo e primo quarto del XX)], Omsk ,Università pedagogica di Stato, 1998, p. 49. 



[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK al post originale:

 Appel des anarchistes d’Odessa au monde de la délinquance de cette ville

Repost 0
Published by Ario Libert - in Documenti libertari
scrivi un commento
1 dicembre 2009 2 01 /12 /dicembre /2009 20:38

1936 / 1939, banconote e moneta stampate durante la guerra civile spagnola.

 

Su questa pagina vi presentiamo differenti tipi di moneta edita dalle collettività autogestite nella Spagna repubblicana e rivoluzionaria. Il grafismo- spesso malaccorto- riprende i temi e le idee di manifesti già famosi.

Se le sigle CNT e FAI sono le più numerose, su alcuni biglietti, possiamo constatare delle giustapposizioni sbalorditive: la bandiera rossa (falce e martello) su dei biglietti siglati (CNT); una stella rossa, ecc. 

Alcuni biglietti sembrano colorati a matita, da bambini... La diversità delle regioni e delle città di emissione conferma che la trasformazione sociale che fu all'origine di questi biglietti era molto profonda e molto estesa.
                        



     



     


   












                

          



             







































 

 

 


















[Traduzione di Ario Libert]

LINK al post originale:

1936/1939, Les billets et la monnaie édités pendant la guerre civile en Espagne 

Repost 0
Published by Ario Libert - in Documenti libertari
scrivi un commento