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31 gennaio 2015 6 31 /01 /gennaio /2015 06:00

Cronstadt e l'Opposizione operaia

 
Chliapnikov e Kollontai denunciano l'isolamento del partito
 
[...]
 
Chliapnikov passa in seguito alle nomine d'ufficio che il Comitato centrale estendeva sempre più a tutti gli ingranaggi del Partito, dei soviet e dei sindacati, sostituendosi così ai comitati locali e regionali e, naturalmente, alle organizzazioni di base:
 

I metodi di lavoro del Partito hanno bisogno anch'essi di essere modificati da cima a fondo. Bisogna farla finita con la direzione unipersonale, con la tendenza di porre tutto nelle mani dei delegati del centro designati dal Comitato centrale e investito di pieni poteri (...). Il C. C. non è mai venuto in aiuto agli organismi locali, non si è mai preoccupato di educare i loro militanti. Le cose non possono continuare ad andare così come vanno in questo momento: non è possibile fare affidamento unicamente su dei delegati del centro designati d'ufficio. Questo modo di procedere porta al fatto che tutte le alte sfere del Partito e dell'amministrazione sovietica, sono sempre gli stessi, poco numerosi, sovraccaricati di compiti e privi di energia che si cambia da un posto all'altro. Si parla molto di mettere a profitto l'esperienza delle organizzazioni locali, ma si fa molto poco in questo senso.

 

Chliapnikov concluderà indicando in quale modo lui e i suoi militanti dell'Opposizione operaia intendono la disciplina e l'unità del Partito:

 

Consideriamo come necessarie la disciplina e l'unità del Partito; ma non vogliamo che i legami (tra la base e il centro) siano di natura semplicemente formali, ma tornino ad essere ciò che erano un tempo, la disciplina e l'unità del Partito; ma vogliamo che i rapporti (tra la base e il centro) non siano semplicemente puramente formali, ma ridivengano ciò che un tempo erano, dei rapporti organici... Quando visitiamo le fabbriche e quando riceviamo i delegati sindacali da tutte le parti del paese, ne capiamo le necessità: ma non cediamo al panico e non ci precipitiamo, come molti compagni che perdono la testa, nell'ufficio di Vladimir Illich: proponiamo (a coloro che si rivolgono a noi) delle misure pratiche per risanare i nostri ranghi e far passare una corrente di aria fresca nei nostri rapporti (con la base). Se volete taglaire con le masse, se volete rompere con l'elemento rivoluzionario, continuate ad agire come state facendo e come avete fatto sino ad ora. Aggiungeteci la caccia all'Opposizione operaia e le insinuazioni di ogni genere. Riteniamo che volgere la schiena all'elemento proletario, che i contro-rivoluzionari cercano oggi di sfruttare contro di noi, significhi perdere la partita. Non dobbiamo bendarci gli occhi davanti al movimento spontaneo  che ha dilaga in questo momento nell'intera Russia; dobbiamo al contrario studiarne le cause e forse scopriremo che i responsabili di questo movimento, sono i nostri organismi centrali e i loro metodi.

 

Dopo questo discorso dove, durante il quarto d'ora di cui disponeva, Chliapnikov difese il programma della Opposizione operaia illustrandone con fatti precisi le critiche da essa formulate, si ascoltarono un certo numero di oratori (Ossinski, Sovnoski, Milonov, Riazanov, Perepechko, Minine, Rafaïl) e la parola fu data a  Alexandra Kollontai. Essa attirò subito l'attenzione del Congresso sui mezzi posti in opera per imgannare il Partito:

 

Sulla copertina del mio libello, La Opposizione operaia, edita dalle Edizioni di Stato, è indicato che esso esso è stato stampato in 1.500.000 di copie, da cui risulta che avrebbe beneficiato di una diffusione più vasta di qualsiasi altro libello ufficiale. In realtà . In realtà la sua tiratura è stata di 1.500 copie e ottenute anche con grande faticaSi sono semplicemente aggiunti tre zeri...

 

Dopo questa... messa a punto, Alexandra Kollontaï risponderà a Riazanov che, nel suo intervento, le aveva rimproverato di aver scritto nel suo libello che "gli operai conducono in Russia un'esistenza scandalosamente miserabile":

 

Tutti i militanti che sono in contatto con la massa conoscono le condizioni orribili in cui si trovano i nostri compagni operai. Nasconderlo è impossibile; si deve al contrario mettere questo male a nudo e mostrare che sino ad ora vi si è data poca attenzione; assorbiti da pesanti compiti, non ci siamo occupati sufficientemente su questo fondamentale problema, e cioè, il miglioramento delle condizioni d'esistenza degli operai in correlazione con il restauro della nsotra economia nazionale.

 

E Alexandra Kollontai se la prenderà con il rapporto fatto la vigilia da Lenin a nome del C. C. Gli rimprovererà di essesi mostrato poco prolisso sui gravi avvenimenti in corso:

 

Dirò senza indugi che malgrado tutto ciò che ognuno di noi prova per Vladimir Ilich – e penso che ognuno di noi in fondo al suo cuore ha per lui un sentimento unico - non si deve nascondere che il rapporto che egli ha presentato ieri ha soddisfatto poche persone. E anche se questo non è stato espresso (a questa tribuna), i compagni qui presenti aspettavano certamente da lui ben altro che avrebbe apportato una risposta agli avvenimenti che si svolgono nella nostra Russia sovietica, nella nostra Russia laboriosa: avvenimenti pesanti di conseguenze. Ci aspettavamo cge di fronte alla più alta istanza del Partito, Vladimir Ilich, ne scoprisse e mostrasse la vera natura e ci dicesse quali misure il C. C. conta adottare per impedirne il ritorno. Vladimir Ilich ha eluso la questione di Kronstadt e quella delle agitazioni di Pietrogrado e di Mosca. A queste questioni egli non ha dato nessuna risposta. Lo farà forse nel suo discorso finale. Nessuno contesterà, e il C. C. stesso l'ha riconosciuto nelle sue mozioni, che stiamo attraversando una grave crisi. Se non fosse così, il C. C. non avrebbe portato la questione di fronte al Congresso (…). Cosa ha determinato questa crisi? Da una parte, delle cause esterne (delle difficoltà che, in gran numero, sono sorte davanti a noi) e dall'altra delle cause interne, in primo luogo, il cambiamento constatao nella composizione sociale del nostro Partito. Nessuno sospetterà il compagno Smilga di essere un sostenitore dell'Opposizione operaia eppure se è dovuto che quest'ultima, per quanto "pugacevista" essa sia, abbia tenuto il linguaggio che ci ha appena fatto ascoltare questo compagno. Ci ha detto che il tipo del vecchio militante è scomparso e che abbiamo ora dei governanti e dei governati, gli uni in alto, gli altri in basso, e ci ha citato un mucchio di esempi, che non riprenderò, per appoggiare la sua critica spietata della situazione che si è creata all'interno del Partito.

 

Alexandra Kollontaï parlerà dell'epurazione del Partito e soprattutto in caso di non gradimento, del trasferimento in regioni remote, dei militanti che non condividono mil modo di vedere del C. C.:

 

L'essenziale è che il Partito abbia gli occhi ben aperti su questa crisi e che riconosca che un mucchio di elementi che ci sono estranei si sono intrufolati tra noi; che riconosca anche che le decisioni prese per quel che concerne l'epurazione dal Partito restano sulla carta e non sono applicate. Vorrei inoltre chiedere al C. C. perché non è stato dato seguito sinora alla decisione del VIII Congresso di epurare il Parti? Perché anche la decisione della Conferenza di settembre (1920) che ordinava che fosse posta fine all'invio nelle regioni remote di compagni che hanno un'opinione diversa da quella del C. C. è rimasta lettera morta? Ora sappiamo che dietro il sipario i compagni sono presi di mira e classificati in due categorie: quelli che si devono lasciare al loro posto e quelli che si devono inviare lontani dalle masse sulle queli essi hanno un'influenza.

 

Alexandra Kollontai giustificherà in seguito con degli esempi la proposta della Opposizione operaia di far controllare i dipartimenti economici da un Congresso dei produttori i cui delegati sarebbero stati designati dai sindacati d'industria. Aggiungerà inoltre:

 

Il compagno Lenin ha dichiarato che non abbiamo saputo prevedere in tempo, voluto la crisi e quella del combustibile. Ma è con ragione che le operaie ci rispondono, quando riportiamo loro queste informazioni: "A cosa serve essere il governo se non sapete analizzare la situazione politica, se non sapete risolvere le questioni economiche e se sapete valutare così poco le nostre riserve di combustibile che due o tre pertubazioni nei trasporti bastano a provocare una crisi di quest'ampiezza?".

 

Prima di concludere, Alexandra Kollontai denuncerà una volta ancora la burocrazia e insisterà sulla necessità, per il C. C., di appoggiarsi sull'iniziativa delle masse:

 

Pongo di nuovo la questione al C. C.: Cosa ha fatto per creare delle condizioni che permettano alle masse di dar libero corso alle loro iniziative? Ad ogni Congresso, ad ogni conferenza del Partito, si parla di questa iniziativa e si votano delle risoluzioni. Alla Conferenza di settembre, il compagno Zinovev si è fatto in quattro per fare l'apologia di questa iniziativa. Ma cosa ha fatto il C. C. per concretizzarla nel paese, per facilitarla non soltanto nelel masse, ma presso i militanti del Partito? Avete, compagni del C. C., chiarito questa questione sulla stampa, inviato delle istruzioni, delle circolari che sottolineassero l'urgenza delle decisioni in tal senso? In questo campo, nulla è stato fatto, tranne alcuni articoli ufficiali che non menzionano la minima pratica in grado di dare alle masse la possibilità di manifestare la loro iniziativa.

 

E Alexandra Kollontai terminando mostrerà la sfiducia nutrita da parte del C. C. nei confronti delle masse:

 

La disgrazia è che sentiamo una sfiducia che non non auspichiamo nei confronti delle masse, e che sentiamo anche che quest'ultime si allontanano da noi. Nelle riunioni, non appena si parla di un comunista che ha la fiducia delle masse, è per sentir dire che quest'ultimo non ha nulla del comunista, che non è come gli altri, il che spiega la fiducia operaia di cui gode. Ciò dimostra che in Russia i comunisti sono una cosa e che la massa è un'altra.

 

La replica di Lenin non si farà aspettare. Dopo l'intervento di Iarolavski che, alla tribuna, succederà ad Alexandra Kollontai, Lenin prenderà la parola per rispondere ai rappresentanti dell'Opposizione operaia. Daremo l'essenza del suo discorso che, con le decisioni che prenderà, peserà pesantemente sull'evoluzione della vita interna del Partito e, in tempi più lunghi, sulla sorte delle popolazioni operaie e contadine soggette al suo controllo.

 

Marcel Body

 

[Traduzione di Ario Libert]


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Cronstadt et l'opposition ouvrière

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27 novembre 2012 2 27 /11 /novembre /2012 06:00

I lavoratori contro i bolscevichi

pirani.jpeg

 

Nota di lettura di Adam Buick in Socialist standard luglio 2008 del libro The Russian Revolution in Retrait, 1920-24. Soviet workers and the new communiste elite, di Simon Pirani. (Routledge, Londres, 2008).

Les-travailleurs-contre-les-bolcheviks.jpg

Una delle conseguenze della caduta del capitalismo di Stato in URSS all'inizio degli anni 90 è stata l'apertura degli archivi dell'antico regime, compresi quelli della sua polizia segreta. Questo libro è uno studio appassionante, basata sui resoconti delle riunioni dei soviet e dei consigli di fabbrica ed anche sui rapporti di polizia, della lotta condotta dai lavoratori nel periodo 1920-24 per difendere  i loro interessi sotto, e a volte contro, il governo bolscevico. Pirani descrive anche gli inizi dell'evoluzione dei membri del partito bolscevico come nuova classe privilegiata.

kronstadt1921.jpg

Nel 1920 e 1921, durante la guerra civile e le sue immediate ripercussioni, le condizioni di vita in Russia erano molto difficoltose. I lavoratori erano pagati in natura ma le loro razioni arrivavano spesso in ritardo e erano a volte ridotte. da qui le proteste e gli scioperi, che il governo bolscevico era pronto a tollerare purché fossero puramente economici  che essi non contestassero il suo potere. Il governo era particolarmente nervoso nel 1921, al tempo della rivolta di Kronstadt, le cui rivendicazioni per delle elezioni libere ai soviet e un rilassamento della proibizione del commercio privato riscuotevano le simpatie di numerosi lavoratori. Di fatto, durante le elezioni (che erano un po' libere) ai soviet quell'anno, i membri di altri partiti (menscevichi, socialrivoluzionari, anarchici) e dei militanti senza partito progredirono a spese dei bolscevichi. Pirani concentra la sua attenzione su questi "senza partito" che sembrano essere stati dei militanti di fabbrica che volevano dedicarsi alle questioni economiche, ma con una comprensione sottile del rapporti di forze e di ciò che poteva essere ottenuto dal governo.

Nel 1923 il governo soppresse le altre parti, con i loro militanti nelle fabbriche che non potevano più né presentarsi alle elezioni né agire apertamente. Pirani commenta: "nessuna organizzazione non comunista aveva ancora agito apertamente a Mosca prima della fine del periodo sovietico". I senza partito sopravvivessero qualche tempo mentre i bolscevichi tentavano di attirarli al loro partito. L'opposizione politica che sussisteva era limitata ai bolscevichi dissidenti, dentro e all'esterno del partito, qualcuno di loro adottò una posizione filo lavoratori per quel che concernevano i salari e le condizioni di lavoro, ma alla fine, anch'essi, furono perseguitati e sono andati a raggiungere i membri degli altri partiti politici nei campi di lavoro dell'Asia centrale e della Siberia.

La posizione di Lenin era tipica di quella che egli aveva adottato 20 anni prima nel suo celebre libello Che fare?: non ci si può affidare ai lavoratori per conoscere i loro propri interessi e la determinazione di questi interessi deve essere affidata ad una elite intellettuale d'avanguardia. Pirani riassume così una parte del discorso di Lenin al XI Congresso del Partito bolscevico nel 1921: "Lenin considerava che la classe operaia russa non poteva essere validamente considerata come proletaria. Spesso quando si dice'lavoratori', si pensa che ciò voglia dire proletario di fabbrica. Non è sicuramente il caso, egli diceva. Una classe operaia come Marx la descriveva non esisteva in Russia secondo Lenin. Ovunque si guardasse, i lavoratori delle fabbriche non erano dei proletari, ma diversi elementi di passaggio".

Pirani fa osservare che "la conseguenza pratica di questa posizione era che la presa di decisioni politiche dovrebbe essere concentrata tra le mani del partito". Questa distinzione tra la classe lavoratrice reale (nella quale non si può aver fiducia) e "il proletariato" (organizzato in un partito d'avanguardia cge sa meglio) è stata da allora trasmessa a tutti i gruppi leninisti ed è stata utilizzata allo scopo di giustificare la dittatura del partito sulla classe lavoratrice.

Il libro di Pirani merita di essere letto da tutti coloro che pensano, o che vogliono confutare, che lo Stato in Russia sotto i bolscevichi abbia potuto essere caratterizzato come "operaio". I lavoratori laggiù dovevano sempre tentare di difendere i loro salari e le loro condizioni di lavoro contro questo Stato, anche al tempo di Lenin e di Trotsky.

 


Adam Buick

 

 

[Traduzione di Ario Libert]


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Les travailleurs contre les Bolsceviks

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19 luglio 2012 4 19 /07 /luglio /2012 05:00
La contro-rivoluzione "comunista"
la Ceka in Spagna nel 1937  

poum-jsu.jpg

Sopra, un osceno manifesto di denuncia della gioventù comunista nei confronti del POUM, descritto graficamente come un rospaccio verde al servizio del nazismo. Il gigante proletario, alla cui causa i partiti comunisti di tutto il mondo si adoperano, però vigila scaraventandolo su di un muro, su cui capeggia la scritta rossa Frente Popular" facendogli sprizzare sangue a forma di svastiche rosse, l'evento provoca il tipico suono onomatopeico (poum!) dei fumetti francofoni per indicare un forte urto. Erano anche molto spiritosi gli stalinisti, mica soltanto dei luridi criminali e basta. I loro fratelli-concorrenti socialdemocratici, invece si contraddistingueranno per l'immobilismo perfetto, il rispetto della volontà degli stati "democratici" Inghilterra e Francia in testa, senza dimenticare gli Usa, [Nota del traduttore A. L.].

 

 

La Ceka, polizia politica comunista, fu istituita nel novembre del 1917 dal potere bolscevico russo allo scopo di annientare ogni rivolta contro i nuovi dittatori. Soppressa con questo nome nel 1922, continuò comunque ad esistere e fece molto parlare di sé in Spagna, durante la guerra civile, per i suoi arresti, assassinii e torture di militanti rivoluzionari. Il partito comunista spagnolo, piccola organizzazione dai magri effettivi prima del 1936, approfittò dell'aiuto militare sovietico per svilupparsi ed investire gli ingranaggi dello Stato rinascente. 

Agli ordini dell'Internazionale comunista, i suoi servitori volevano ad ogni costo evitare la rivoluzione sociale per servire gli interessi dell'URSS, desiderosa di concludere con il governo britannico un'alleanza militare. Da quel momento in poi, si trattava di "difendere la democrazia" e per questo l'eliminazione degli anarchici della C.N.T.-F.A.I e dei marxisti del P.O.U.M. era più importante della vittoria sui fascisti. Già nel marzo ed aprile del 1937, degli arresti di anarchici a Bilbao e dei tentativi di disarmare gli elementi gli elementi rivoluzionari ebbero luogo.

Tentativi che si saldarono il 27 aprile con degli scontri armati tra anarchici e comunisti in Catalogna. Ma è dopo gli avvenimenti di Barcellona (inizi maggio 1937), in cui la battaglia si scatenò tra forze popolari e guardie d'assalto governative appoggiate dai comunisti, che la repressione cekista si instaurò con la nomina di un comunista come capo della polizia di Barcellona. 

Le prime vittime saranno i membri del P.O.U.M.: Andres Nin, vecchio ministro della Giustizia nel governo catalano e segretario generale di questo movimento, accusato di essere una spia fascista, fu arrestato, trasferito a Madrid ed assassinato. Altri seguirono, anarchici o militanti dell'ala sinistra della U. G. T.; citiamo come esempio i compagni Berneri, Barbieri, Aris, Rua...  

La Spagna antifascista n° 7 del 30 novembre 1937, descriveva così la Ceka: " Quest'organizzazione poliziesca clandestina ha come scopo l'eliminazione, con tutti i mezzi, i nemici della nefasta politica moscovita; ed i suoi nemici, beninteso, non vanno cercati tra i fascisti, ma presso i rivoluzionari nemici di tutte le dittature. Ha acquisito una potenza straordinaria, tanto più che essa gode ancora oggi dell'impunità totale, soprattutto della protezione della polizia ufficiale, il cui rappresentante a Barcellona è il signor Burillo, membro del Partito, che ha avuto delle pesanti responsabilità nella caduta di Toledo. Il suo stato maggiore si trova al Consolato stesso dell'URSS sotto gli ordini del Console Antonov Ovsenko. Posto immediatamente sotto gli ordini del Console, il capo della Ceka a Barcellona è un certo Alfred Herz, aiutato da uno chiamato Hermann (e da) alcuni agenti della polizia ufficiale (... ). 

Questo servizio è certamente molto meglio organizzato della polizia del Governo. Essa possiede uno schedario completo (che potrebbe servire da modello a quello dello Stato) al quale è aggiunta una lista nera dei personaggi più pericolosi per la cattiva causa del Partito Comunista". 
Il testo che segue è composto da estratti del resoconto redatto da una missione informativa (che ebbe luogo a fine novembre 1937), diretta, tra gli altri, dal deputato scozzese Mac Govern (membro dell'Independent Labour Party, scissione di estrema sinistra del Partito Laburista Britannico).
L'integralità del resoconto è stato tradotto e pubblicato in "La Révolution prolétarienne" del 25 gennaio 1938 con il titolo "Il terrore comunista in Spagna".
Che queste poche righe possano imprimersi nelle nostre memorie e servirci per il futuro.

Gruppo Sacco-Vanzetti (Dicembre 1976).

 

 

Alla Prigione modello

 

La domenica 28 novembre, andammo alla Prigione modello di Barcellona, e presentammo le nostre autorizzazioni al direttore della prigione degli uomini. Egli fu molto cortese e ci condusse dal medico della prigione. Ci informarono che vi erano in questa prigione 1.500 detenuti, di cui 500 antifascisti, 500 fascisti e 500 delinquenti di diritto comune.

Era domenica, e l'ora delle visite, così ci trovammo in presenza di 5-600 visitatori che chiedevano di entrare allo scopo di visitare i loro amici. Come era giusto, era l'ala sinistra della prigione che era attribuita ai prigionieri di sinistra!


ceka-carcel-modelo_1936.jpgLa Prigione modello di Barcellona nel 1936


Entrammo in una grande sala attraverso un'immensa porta di ferro di 6 metri di larghezza per 3,5 metri di altezza. I prigionieri avevano saputo che stavamo venendo e ci diedero una calda accoglienza. La difficoltà riguardava chi ci avrebbe parlato per primo delle brutalità che aveva subito da parte della Ceka, prima di entrare in questa prigione.

Un prigioniero italiano ci fece una notevole descrizione delle torture che gli erano state inflitte in una cella sotterranea. Fu legato al muro, le mani sopra la testa, con due guardie ai lati, baionetta inastata, mentre un giovane ufficiale della Ceka reggeva dei fogli con la mano sinistra e con la destra un revolver puntato al petto.

L'ufficiale della Ceka lo sottopose ad un interrogatorio di terzo grado sostenendo che aveva dei falsi documenti, ingiungendolo a dire dove alcuni suoi compagni potevano essere trovati, minacciandolo di ucciderlo e di gettare il corpo in una fogna che passava nella cella. Quest'italiano fu sottoposto a questa tortura, per circa 5-6 ore, prima di essere trasferito alla Prigione modello.

ceka-carcel-modelo_interno1937.jpgL'interno della Prigione modello nel 1937 danneggiati dai bombardamenti fascisti


Challaye e io interrogammo anche un Francese, che era appartenuto in precedenza all'esercito francese, e che aveva abbandonato la sua posizione per venire in Spagna a combattere il fascismo. Era stato nominato ufficiale nell'esercito spagnolo governativo e aveva combattuto sul fronte di Madrid per più di cinque mesi. Il solo motivo per il quale si trovava nella Prigione modello, era perché aveva ammesso francamente la sua opinione sul Comintern e i metodi della Ceka. Mi diede l'impressione di un uomo splendido.

Considerava come un oltraggio orribile essere stato posto in prigione per più di 4 mesi; insisteva su di ciò: "Che mi si faccia un processo se ho commesso qualche colpa; altrimenti che mi si restituisca la libertà!". Vi era anche un buon numero di quei prigionieri che erano stati feriti durante i combattimenti contro Franco, e tuttavia li si deteneva in prigione con il pretesto che erano stati degli alleati di Franco!

La nostra delegazione fu specialmente ben accolta dai prigionieri del P.O.U.M., e trascorremmo un'ora nella cella di Gironella. Molti prigionieri erano d'altronde incarcerati in questa stessa cella. Era una vera Internazionale di prigionieri di questa prigione.

Ve ne erano della Francia, della Grecia, della Germania, d'Italia, dell'Austria, del Belgio, dell'Olanda, della Svizzera e dell'America  tanti quanti della Spagna. Tutti questi prigionieri ci sollecitarono di far conoscere le brutalità della Ceka, con le sue torture, il suo terzo grado e i suoi omicidi dei militanti combattenti in Spagna.

Quando decidemmo di lasciare l'ala antifascista della prigione, vi fu un'affluenza spontanea di tutti verso la porta. I prigionieri cantarono due inni della C.N.T., poi l'Internazionale, e terminarono con degli "evviva" all'indirizzo della C.N.T., della F.A.I. e del P.O.U.M.

Il delegato dell'I.L.P. fu soprattutto oggetto di riconoscenza internazionale; infine vi furono delle grida di Abbasso la Ceca del Comintern! e nei suoi confronti violenti fischi. Era una cosa molto commovente quella dei 500 prigionieri antifascisti, la maggior parte giovani, che riempivano le gallerie, le scale e la grande sala, il pugno chiuso, gli occhi lucidi, la testa alta in un atteggiamento di sfida.

L'ultima cosa che vedemmo furono centinaia di uomini che applaudivano, dall'altra parte dell'immensa porta di ferro. Questa porta di ferro era per noi come il simbolo della Ceca del Comintern. È con metodi simili che essa intende sopprimere il movimento rivoluzionario in Spagna allo scopo di sostituire alla parola d'ordine "Potere operaio" quella di "Democrazia borghese".

L'Internazionale comunista e la sua organizzazione di assassini stanno facendo nascere contro di loro un odio formidabile. Un giorno, la tempesta scoppierà e distruggerà il loro orribile gangsterismo. Sarà un disastro per tutti coloro che vi avranno partecipato... [...]. 

 

Alla prigione segreta della Ceca


La nostra ultima visita fu per la prigione segreta della Ceca in piazza Junta: Adraine Bonanova. Eravamo stati avvisati dell'esistenza di questa prigione da diversi fidati compagni [...]. Saliti tutti i gradini che portano alla prigione, trovammo la strada sbarrata da due guardie, armati di fucili e baionetta inastata.

Presentammo la nostra autorizzazione del direttore delle prigioni e del ministro della Giustizia per visitare le prigioni e un messaggio fu inviato all'interno. Allora un ufficiale, che osservò le nostre autorizzazioni con un disprezzo evidente ci informò che non riceveva ordini dal direttore delle prigioni o dal ministro della Giustizia, perché non erano i suoi superiori.

Gli chiedemmo chi era il suo superiore, e ci diede un indirizzo, quello del quartier generale della Ceca. Il suo rifiuto di permetterci di visitare la prigione e i prigionieri era totale e definitivo [...]. Andammo dunque al quartier generale della Ceca, Puerta del Angel 24.

Entrammo in un cortile e attraverso un corridoio nella stanza interna che aveva l'aspetto di un luogo di detenzione. Notammo che c'era sul tavolo un gran numero di libri di propaganda russi e giornali comunisti, e nessun altro genere di libri o di giornali. Dopo poco, un giovane entrò, e ci chiese cosa volevamo. Non ci nascose che sapeva chi fossimo, e che la si era avvertita, dalla prigione, che stavamo per arrivare. Prese i documenti che ci autorizzavano a visitare le prigioni.

In seguito apparvero due giovani di cui né l'uno né l'altro erano spagnoli. Il nostro interprete che conosce un gran numero di lingue e di paesi fu convinto dal loro accento che uno erano Russo e l'altro tedesco.

Il Russo ci informò che non potevamo né vedere l'interno della prigione né parlare con i prigionieri. Risposi che avevamo le autorizzazioni del direttore delle prigioni e del ministro della Giustizia e chiedemmo se il nostro interlocutore era più potente del governo, aggiungendo che se ci si rifiutava l'ingresso, saremmo stati obbligati, giustamente, di trarne le debite conclusioni.

 

ceka2.jpg

Corpi di membri delle Gioventù Libertarie [Juventudes Libertarias] a Sanz (Barcellone). Assassinati dai comunisti nel maggio 1937.

 

 

ceka-giornale-murale-fai-1937.jpg

Giornale murale delle Gioventù Libertarie di Barcellona edito il 15 maggio 1937. Alcune rubriche chiedono delle spiegazioni: "Continuano ad assassinare i nostri compagni"; "Martinez scomparso"; "Miro in prigione".

 

 

John Mac Govern



[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:

 La contre-révolution "communiste": la Tchéka en Espagne 1937 

 

LINK pertinenti alla tematica "Fascismo rosso":

Felix Damon, Lettera dalla Prigione modello di Barcellona, 23 aprile 1938

Cinema libertario. 1936 - 1939, Il cinema durante la rivoluzione spagnola. Né Hollywood, né Mosca!
La vera storia delle Olimpiadi popolari di Spagna del 1936
La guerra dei socialismi
La rivoluzione di novembre
Resistenze anarchiche in URSS negli anni 20 e 30
La Makhnovishina
La rivoluzione spartachista

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Published by Ario Libert - in Fascismo rosso
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8 maggio 2012 2 08 /05 /maggio /2012 05:00

MAGGIO 1937

 

Barcellona-maggio-1937.-Difesa-centrale-telefonica.jpg Barcellona maggio 1937. Barricata nel centro storico
contro l’aggressione comunista alla Centrale Telefonica.

 

Controrivoluzione stalinista a Barcellona


di René Berthier

"Gli avvenimenti di maggio 1937 a Barcellona sono esemplari per più di un motivo. Essi si riducono ad un'idea principale: come lo stalinismo ha utilizzato l'antifascismo per liquidare la rivoluzione sociale. Per realizzare questo obiettivo, era indispensabile liquidare il movimento anarco-sindacalista. Ma in quel momento, questo movimento, che aveva dato impulso ad un vasto movimento di collettivizzazioni nell'industria, nei trasporti, nell'agricoltura, era troppo potente, troppo popolare per essere attaccato frontalmente. Bisognava ricominciare ad isolarlo prendendosela con il POUM, piccolo partito marxista ma che era su posizioni rivoluzionarie, in cui si trovavano alcuni trotskisti [1].
L'occasione era troppo propizia. In Germania, Stalin aveva fatto vincere il nazismo sacrificando il partito comunista tedesco per liquidare la socialdemocrazia. Ogni movimento che si richiamava alla classe operaia non controllato da Mosca doveva essere liquidato. Stalin minacciava una campagna contro gli "hitlero-trotskisti", il POUM fu dunque nella linea di tiro dei comunisti spagnoli che esigevano in modo assoluto la sua dissoluzione.
Nin.jpg
Fecero in modo di eliminare Andrès Nin dal governo della generalità di Catalogna, il 13 dicembre 1936, se non con la complicità, per lo meno l'accordo della direzione della CNT, che non sembrò rendersi conto che ciò, aggiunto ad innumerevoli altre manovre, contribuiva ad isolare la Confederazione ogni volta un po' più ed a renderla più vulnerabile di fronte allo stalinismo. Gli stalinisti erano già riusciti ad eliminare i militanti del POUM da ogni responsabilità nell'UGT: ora quest'ultime erano, prima della sua egemonizzazione da parte degli stalinisti, un alleato naturale della CNT... a condizione che vi fossero all'interno degli elementi sufficientemente radicali per favorire questa alleanza.

UGT.jpgCosì, quando la CNT ottenne che i due partiti marxisti si ritirassero dalla generalità lasciando posto alla sola UGT, è di fatto il partito comunista che aveva di fronte ad essa. L'UGT, che i comunisti controllavano, era letteralmente diventata l'organizzazione della piccola borghesia e del padronato [2]. Gli avvenimenti di maggio 1937 sono dunque esemplari dell'incomprensione della direzione confederale ad afferrare i rapporti di forza, a capire la natura reale dello stalinismo e del suo ruolo contro-rivoluzionario, quando la massa dei lavoratori sosteneva la CNT.

 

Comunismo spagnolo? 

I comunisti spagnoli rappresentavano poca cosa prima della guerra civile e non poterono svilupparsi che attirando ad essi i contadini agiati opposti alla collettivizzazione, la piccola borghesia, molti funzionari della polizia, dei militari. La spina dorsale del movimento comunista spagnolo, sostenuto da Mosca, offriva la sua esperienza organizzativa a degli strati sociali i cui interessi coincidevano, in quel momento, con gli interessi della politica internazionale di Stalin.

Quest'ultimo non poteva accettare l'idea di una rivoluzione proletaria che si sviluppasse al di fuori del suo controllo e su basi radicalmente differenti della rivoluzione russa. Partecipando al governo e praticando l'infiltrazione delle richieste del potere, i comunisti acquisirono dunque una potenza sproporzionata rispetto alla loro base sociale. I comunisti, sostenuti dalla piccola borghesia nazionalista catalana, si esprimevano apertamente contro le collettivizzazioni il che è un paradosso strano, sapendo che in Russia essi avevano imposto la collettivizzazione forzata dell'agricoltura con la violenza più inaudita, facendo milioni di morti...

Nell'ottobre 1936, un comunista è nominato ministro all'approvvigionamento, posto in precedenza occupato da un anarchico. I comitati operai di approvvigionamento, creati dagli anarchici e che funzionavano efficacemente, sono sciolti. La distribuzione dell'alimentazione, assicurata dal sistema della vendita diretta dei prodotti organizzata dai comitati dei sindacati è restituita al commercio privato. I prezzi aumentano, provocando la penuria. Il malcontento della popolazione cresce, ma i comunisti accusano gli anarchici. Le forze della polizia- guardia civile e guardie di assalto- erano state dissolte e sostituite con delle "pattuglie di controllo". Ma la polizia sarà rapidamente ricostituita, controllata dagli stalinisti. Lo stesso processo era accaduto, il 10 ottobre 1936, con la militarizzazione delle milizie, di cui i comunisti erano ardenti sostenitori.

la-batalla-09-05-1937censure.jpgLa Battalla del 1° maggio 1937 descrive la composizione sociale ed il modo di reclutamento della polizia controllata dai comunisti: "hanno concentrato in Catalogna una parte del formidabile esercito dei carabinieri, che erano stati creati a scopi contririvoluzionari, reclutandola tra gli elementi del partito comunista sprovvisti di educazione politica, tra gli operai non appartenenti ad alcuna ideologia ed anche tra i piccolo borghesi declassati, che avevano perso ogni speranza nella possibilità di recuperare la loro posizione..."

Un'offensiva è lanciata contro la libertà di espressione.

La censura diventa sempre più importante, compresa la censura politica. Un meeting CNT-POUM è vietato il 26 febbraio 1937 a Tarragona. Il 26 marzo 1937, i libertari si oppongono ad un decreto che dissolve le pattuglie di controllo, che proibisce il porto d'armi per i civili e l'affiliazione politica o sindacale delle guardie e degli ufficiali di polizia e che dissolve i consigli di operai e soldati, il che equivale alla liquidazione del potere reale della Confederazione, elemento motore delle milizie, padrona della strada e delle fabbriche.

Di fatto, le pattuglie di controllo non restituiscono le armi, al contrario, i militanti escono in strada e disarmano le forze di polizia regolari, che resistono, vengono scambiati colpi di fuoco. La misura di soppressione delle pattuglie di controllo  era stata presa in accordo con i consiglieri anarchici della Generalità, che furono criticati dalla loro base e ritirarono il loro appoggio al decreto.

La crisi sarà risolta dalla formazione di un nuovo governo, identico al precedente.

Gli scontri armati proseguono.

 

I FATTI

Giornate-di-maggio.jpgLa provocazione del 3 maggio 1937 fu dunque lo sbocco di una lunga serie di scontri il cui obiettivo era, per gli stalinisti, la liquidazione della rivoluzione sociale, la liquidazione dei libertari come forze egemoniche nella classe operaia catalana, la restaurazione del potere della borghesia debitamente pilotata dai consiglieri tecnici del GPU [3].

Cosa accadde quel giorno? Lunedì 3 maggio 1937, la polizia comunista tenta di assumere il controllo della centrale telefonica di Barcellona che è sotto il controllo CNT-UGT, ma la cui maggioranza degli impiegati è alla CNT. I miliziani presenti prendono le loro armi e resistono violentemente, con successo. Un'ora dopo i miliziani della FAI e dei membri delle pattuglie di controllo arrivano in rinforzo.

Le fabbriche si fermano. Le armi escono dai nascondigli. Le barricate si innalzano.

L'insurrezione si estende a tutta la città.

FAI-CNT-Transporte.jpgIl governo- con i suoi rappresentanti anarchici! è di fatto assediato dalla forza popolare. Si tratta di un'autentica risposta spontanea ad una provocazione stalinista. Il comitato regionale della CNT e della FAI si accontenta di esigere la destituzione di Rodriguez Sala, Comunista, commissario dell'ordine pubblico di Barcellona. Come se Sala potesse essere qualcosa al di fuori delle forze che si trovavano dietro di lui.

Come il 19 luglio 1936 quando i fascisti hanno tentato di prendere il potere, sono, alla base, i comitati di difesa confederali CNT-FAI che organizzarono la controffensiva popolare, ma questa volta contro il parere della direzione della CNT. Il giorno successivo, martedì 4 maggio, la battaglia dura tutta la giornata. La rapidità della reazione dei miliziani della CNT-FAI e del POUM contro la polizia è stata stupefacente, tanto più che è stata terribile l'accanimento della polizia pilotata dai comunisti. Questa crisi rivela un acuto conflitto all'interno stesso del campo repubblicano.

Era in gioco la sorte della rivoluzione sociale.

Mentre i proletari si battevano nelle strade contro la reazione interna al campo repubblicano, gli stati maggiori mercanteggiavano: bisognava formare un nuovo governo. I dirigenti dell'UGT e della CNT lanciano appelli per il cessate il fuoco. I ministri anarchici del governo centrale appoggiano questa iniziativa, ma Companys, presidente della generalità, rifiuta di destituire Rodriguez Salas.

GarciaOliver.jpgGarcia Oliver, ministro anarchico del governo centrale, dirigente della CNT ma anche della FAI, fa un discorso ridicolo in nome dell'unità antifascista, chiama a deporre le armi: "tutti coloro che sono morti oggi sono miei fratelli, mi inchino davanti a loro e li abbraccio", compresi senza dubbio gli stalinisti ed i poliziotti. Oliver accredita anche l'idea che la battaglia che ha avuto luogo non era che un incidente di percorso nel campo repubblicano, mentre era un autentico combattimento di classe, il progetto dei comunisti essendo di ristabilire tutti gli attributi dell'ordine borghese: proprietà privata, potere centralizzato, polizia, gerarchia. Evita l'obiettivo di questa battaglia, che si riassumeva nell'alternativa: proseguimento della rivoluzione sociale o restaurazione dello Stato borghese.

Nella notte dal 4 al 5 maggio, i mercanteggiamenti al palazzo della generalità continuano.

 Federica MontsenyI comunisti vogliono erodere un po' più di potere ai comitati operai e devono affrontare i lavoratori in armi. Il loro obiettivo: schiacciare definitivamente la rivoluzione. È inevitabile constatare che i dirigenti anarchici sono superati dagli avvenimenti. Alla radio, si succedono tutti per chiamare i combattenti a deporre le armi: Garcia Oliver, Federica Montseny, entrambi della CNT e FAI, e gli altri. Companys esige come prerequisito ad ogni accordo che i lavoratori si ritirino dalla strada. Il giorno dopo, mercoledì 5 maggio, la battaglia è più violenta ancora della vigilia. La Gare de France, occupata dagli anarchici, è presa d'assalto dalla guardia civile; gli impiegati della centrale telefonica si arrendono alle guardie d'assalto. Il governo catalano dà le dimissioni. Le divisioni anarchiche del fronte propongono di venire a Barcellona, ma il comitato regionale della CNT comunica loro che non ce n'è bisogno. La sera, nuovi appelli chiedono agli operai di abbandonare le barricate e rientrare a casa loro. Il malcontento aumenta nelle fila della CNT-FAI.

Numerosi militanti strappano le tessere. Una parte importante delle gioventù libertarie, numerosi comitati e gruppi di base nelle imprese e nei quartieri si oppongono alla posizione conciliatrice e di corta veduta della direzione del movimento libertario catalano.

Gli "Amici di Durruti" propongono la formazione di una giunta rivoluzionaria che doveva sostituire la generalità. Il POUM doveva essere ammesso in questa giunta "perché si è posto dalla parte dei lavoratori". Essi rivendicano la socializzazione dell'economia, lo scioglimento dei partiti e del corpi armati che hanno partecipato all'aggressione, la condanna dei colpevoli. Queste posizioni sono denunciate dal comitato regionale della CNT. Il gruppo sarà più tardi escluso dalla CNT.

 losamigosdedurrutiGli "Amici di Durruti" non erano, malgrado il loro nome, dei sopravvissuti dei gruppi Los Solidarios o Nosotros di cui Durruti aveva fatto parte. Era un piccolo gruppo formato da irriducibili ostili alla militarizzazione delle milizie, alla partecipazione della CNT al governo, e diretto dai faisti Carreno; Pablo Ruiz, Eleuterio Roig e Jaime Balius. Accusato di essere al traino del POUM e di essere costituiti da anarchici bolscevizzati, questo gruppo ebbe un debole impatto e la sua esistenza fu breve, perché non si vedono più dopo l'estate del 1937.

spagna--01.jpgCiò non toglie nulla al fatto che alcune (non tutte, siamo ben lungi da ciò) delle posizioni che prese a un certo momento abbiano potuto essere degne di essere prese in considerazione. Le critiche che essi facevano all'apparato dirigente della CNT non erano infatti infondate.

Ad esempio, il Comitato nazionale della CNT, durante una conferenza dei delegati il 28 marzo 1837, chiese la sottomissione di tutti gli organi di stampa della Confederazione alle direttive del Comitato nazionale. La proposta non fu adottata che con un voto di maggioranza. La minoranza decise di non tener conto del voto. È incontestabile che si era sviluppato uno strato di dirigenti specializzati alla CNT, senza alcun controllo della base, e una gerarchizzazione autoritaria dell'organizzazione, compresa alla FAI.

La direzione del POUM in questo affare non è essa stessa esente da critica.

Andrès Nin tenta di frenare l'ardore dei militanti; uno strano appello del comitato esecutivo del POUM propone allo stesso tempo di sbarazzarsi del nemico e di iniziare una ritirata. Il 5 maggio sarebbe stato il punto culminante della battaglia. Il mattino, il governo dimissione, la sera si riforma.

Camillo_Berneri.jpgBerneri, una delle figure dell'opposizione rivoluzionaria, è assassinato dai comunisti, così come un altro militante italiano, Barbieri. La mattina del 6 maggio, si constata un certo sbandamento presso i combattenti, delusi e disorientati dall'atteggiamento della direzione regionale della CNT.

Presto le barricate abbandonate sono rioccupate. La direzione della CNT rinnova i suoi appelli alla clama. La lotta è terminata ma nessuno torna al lavoro, i combattenti restano sul posto. Nella notte dal 6 al 7 maggio, i dirigenti della CNT-FAI reiterano le loro proposte: ritiro delle barricate, liberazione dei prigionieri e degli ostaggi. Il mattino del 7, il governo accetta le proposte di cessate il fuoco.

La sconfitta del movimento insurrezionale segnerà l'inizio di un regresso terribile delle conquiste dei primi mesi della rivoluzione. L'impresa dello stalinismo, appoggiandosi sugli strati sociali più ostili alla rivoluzione in campo repubblicano, si affermerà.

Gli assassinii di militanti rivoluzionari per mano degli stalinisti raddoppiano. Sin dall'estate del 1937 le truppe del comunista Lister entreranno in Aragona per tentare di liquidare attraverso il terrore le collettività agricole libertarie e restituirle ai precedenti proprietari.

36cnt paysanL'adesione delle masse contadine alle collettivizzazioni era tale che il tentativo di Lister si conclude con una cocente sconfitta. "Né voi, né noi abbiamo lanciato le masse di Barcellona in questo movimento. È stato una risposta spontanea ad una provocazione dello stalinismo. È ora il momento decisivo per fare la rivoluzione. O ci poniamo alal testa del movimento per distruggere il nemico interno o il movimento fallisce e saremo distrutti. Dobbiamo sceghliere tra la rivoluzione o la controrivoluzione". [Alternativa proposta dal POUM, nella notte del 3 maggio, rifiutata dalla direzione della CNT, e riportata da Julian Gorkin] [4].


Se si dovesse ripresentare


collettivizzazioni, 01Sarebbe tuttavia un grave errore affrontare la questione in termini di "tradimento" della direzione della CNT in rapproto ai suoi obbiettivi. Il bilancio sereno della confederazione e delle posizioni dei suoi dirigenti durante la guerra civile resta ancora da fare pressi i libertari. Bisogna far presente che la rivoluzione spagnola non era la rivoluzione russa.

Si può considerare quest'ultima come l'ultima rivoluzione del XIX secolo in termini di mezzi tecnici posti in opera. La rivoluzione spagnola è stata la prima del XX secolo, con l'uso  dei blindati, dell'aviazione, della radio, ecc.

POUM-Socorro-Rojo.jpgÈ stata il terreno  di prova della Germania hitleriana per la seconda guerra mondiale. In Russia, lo Stato era in decadenza, tutte le forze sociali opposte alla rivoluzione erano in in stato di issoluzione. L'intera società russa era in stato di dissoluzione, dopo molti anni di una guerra terribile. È questa situazione che ha permesso a un piccolo gruppo di uomini - qualche migliaio nel 1917- di prendere il potere. L'estremo grado di organizzazione e di disciplina di questo piccolo gruppo di uomini non può da solo spiegare l'efficacia della sua azione, il che non toglie nulla al genio strategico di Lenin, ad ogni modo all'inizio. 
La società spagnola non presentava questo stato di decadenza.Le forze sociali presenti erano precisamente caratterizzate e ancorate nei loro modi di vita. La borghesia spagnola, e in particolare la borghesia catalana, era potente, influente. Delle numerose classi intermedie fungevano datampone e sposavano tantro più le idee dell aclasse dominante in quanto temevano la proletazizzazione. Una tale situazione non esisteva in Russia.

collett, 04La rivoluzione proletaria in Spagna ha dovuto far fronte a degli avversari altrimenti più temibili di quelli ai quali i rivoluzionari russi si sono scontrati, perché le potenza capitaliste occidentali, dopo la prima guerra mondiale, erano anche loro stremate dalla guerra, e i corpi di spedizione da essa inviati, erano minati dalle diserzioni.

I libertari spagnoli hanno dovuto affrontare contemporaneamente i fascisti, gli stalinisti e i repubblicani. Era molto. La rivoluzione russa ha avuto luogo in un perioodo di affondamento generale, in cui le potenze, sul piano internazionale, suscettibili di combatterla erano esse stesse esautite da quattro anni di guerra terribile.

La rivoluzione spagnola al contrario ha avuto luogo in un periodo di ascesa di forze reazionarie di una potenza mai viste - il nazismo in Germania, il fascismo mussoliniano - che hanno sostenuto senza riserva con le loro armi il fascismo spagnolo.

barricade_barcellona.jpgTra queste forze reazionarie figurava lo stalinismo, di cui i marxisti rivoluzionari che accusavano la CNT di tutti i mali sono se non direttamente, per lo meno intellettualmente responsabili. Se i libertari lo avessero voluto, essi avrebbero potuto facilmente liquidare i comunisti nel maggio 1937, e il comitato regionale, in una certa misura, aveva ragione di sostenere che non aveva bisogno di dislocare le divisioni anarchiche dal fronte [5].

barcellona_maggio1937.jpgI miliziani di Barcellona e della regione, gli operai insorti, i comitati di difesa dei sobborghi sarebbero ampiamente bastati al compito. Ma la situazione si sarebbe limitata alla Catalogna, perché a Madrid la CNT non era prevalente. La direzione della CNT non voleva rischiare di ritrovarsi sola di fronte a una coalizione fascio-stalino-repubblicana. Inoltre, ragionare su un fenomeno di trascinamento nella classe operaia spagnola, che in un grande slancio di entusiasmo, avrebbe sostenuto i libertari catalani, era un rischio che la Confederazione non ha voluto assumere.



MAGGIO_barcellona.jpg

 

La Spagna sarebbe esplosa in molti blocchi antagonisti, diventando facile preda per i franchisti. C. M. Lorenzo ha senz'altro ragione di dire che un "trionfo dell'anarchismo spagnolo che comportasse l'affondamento della legalità repubblicana avrebbe provocato di sicuro contro di esso la formazione di una coalizione internazionale comprendente l'Unione sovietica (soppressione dio ogni aiuto in armi e in munizioni), gli Stati occidentali democratici (riconoscimento immediato del governo fascista, blocco economico)". [7]. Il movimento operaio internazionale, e in particolare il movimento operaio francese ampiamente influenzato dagli stalinisti, avrebbero sostenuto una rivoluzione anarchica in Spagna che si fosse opposta con le armi ai comunisti spagnoli? Certo, i libertari si sono ad ogni modo trovati di fronte a una coalizione fascio-stalino-repubblicana...

La domanda, in queste condizioni- che è facile da porre sessanta anni dopo- è: non era forse meglio tentare il colpo?

È facile, quando si vive costantemente "in pieno delirio di identificazione con la rivoluzione russa", come dice Carlos Semprun-Maura, quando ci si trascina dietro uno schema di rivoluzione che si limita alla presa del Palazzo d'Inverno, di rimproverare ai libertari spagnoli di non averlo fatto. Possiamo, oggi, rimproverare ai libertari di aver fatto una cattiva analisi al contempo della natura dello stalinismo e di quella del repubblicanesimo borghese.

 

Siamo oggi, confusi dalla loro ingenuità [7]: sono i soli ad aver svolto onestamente il gioco dell'antifascismo. Erano i soli autentici antifascisti. Erano i soli il cui obiettivo prioritario reale era la liquidazione del fascismo in Spagna senza precondizionare uest'obiettivo al loro monopolio del potere.

In nome dell'unità antifascista, la CNT, maggioritaria in Catalogna, ha accettato in tutti gli organi decisionali una rappresentazione infinitamente minore di quella corrispondente ai suoi effettivi reali, in cambio dellam sua buona fede... I libertari hanno fatto, tragicamente e a loro spese, la prova che l'antifascimo senza la rivoluzione sociale non ha alcun senso. Essi hanno dimostrato che la liquidazione del fascismo non può essere fatta con l'alleanza con un altro fascismo - lo stalinismo-, né con la borghesia repubblicana.

È una lezione che vale ancora oggi.


 

René Berthier

 


 

[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:

 

 Contre-révolution stalinienne a Barcelonne

 

 



NOTE


[1] Il POUM (partito operaio di unificazione marxista), fondato nel 1935, aveva tra i 3.000 e i 5.000 aderenti prima della guerra civile (1 milione per la CNT). Qualificata a torto come trotskista, compreso dai trotskisti di oggi (che l'hanno un po' recuperato, soprattutto dopo il film di Ken Loach), aveva rotto con Trotski e la IV Internazionale. L'atteggiamento della CNT in rapporto al POUM si spiega in parte perché le relazioni tra le due organizzazioni non erano mai state buone, Joaquin Maurin aveva accusato la Confederazione di tutti i mali.

[2] Vi furono anche degli scioperi che opposero degli operai della CNT e del loro padrone dell'UGT, o degli scontri armati tra contadini collettivisti della CNT e piccoli proprietari dell'UGT…

[3] L'"aiuto" sovietico, pagato ad altissimo prezzo dai repubblicani spagnoli, era condizionato alla presenzad di "consiglieri" militari sovietici che instaurarono una Ceka che provvide all'esecuzione di numerosi militanti rivoluzionari. (Citato da C. M. Lorenzo, Les Anarchistes espagnols et le pouvoir, p. 266, Le Seuil. Cfr. anche J. Gorkin, Les communistes contre la révolution espagnole, Belfond, p. 59-60).

[4] La prova a posteriori che gli anarchici avrebbero potuto senza difficoltà liquidare fisicamente i comunisti sin dal maggio 1937 si trova negli avvenimenti del marzo 1939 a Madrid, durante i quali la CNT realizzò ciò che avrebbe forse dovuto fare sin dall'inizio. Il 2 marzo Negrin esegue un vero colpo di Stato e pone i comunisti a tutti i comandi militari importanti. La CNT decise allora di regolare i suoi conti con lo stalinismo schiacciando le truppe comuniste. Dal 5 al 12 marzo 1939, il IV corpo d'armata anarchico (150.000 uomini) comandati da Cipriano Mera schiacciò i I, II e III corpo d'armata comunista (350.000 uomini). Secondo testimonianze orali, tutti gli ufficiali comunisti al di sopra del grado di sergente furono fucilati. La natura di classe del partito comunista spagnolo è ben descritta in queste affermazioni di C. M. Lorenzo: "Sembra che si produsse allora un vero affondamento del Partito comunista. L'innumerevole massa di persone che avevano aderito a questo partito per odio alla Rivoluzione, per paura, per amore dell'"ordine", per opportunismo politico, per arrivismo, non aveva alcuna vera formazione ideologica, nessuna conoscenza del marxismo. Tutte queste persone abbandonarono il Partito non appena lo videro in cattive condizioni e i comunisti si ritrovarono nello stesso stato in cui erano all'inizio della Guerra civile un pugno di quadri senza contatto reale sulla popolazione. Il Partito comunista ebbe a favore delle circostanze un gonfiamento assolutamente artificiale; fu un organismo mostruoso dai piedi d'argilla". [C. M. Lorenzo, Les Anarchistes espagnols et le pouvoir, éditions le Seuil, p. 327].

[5] C. M. Lorenzo, Les Anarchistes espagnols et le pouvoir, éditions le Seuil, p. 267.

[6] Solidaridad obrera del 21 gennaio 1937 evoca in termini lirici l'arrivo, la vigilia, della prima nave sovietica trasportante farina, zucchero e burro, qualche tempo dopo che i comunisti catalani avevano provocato la penuria e il rincaro dei prodotti alimentari liquidando i comitati operai di approvigionamento (7 gennaio), fornendo il pretesto per accusare gli anarchici di essere i responsabili della penuria: "Tutto un popolo vibrava a causa del profondo significato umano delal prima visita di un altro popolo. La sensibilità rendeva tributo alla solidarietà. Questo messaggero del proletariato russo ha apportato in Spagna alcune tonnellate di prodotti alimentari, offerta delle sue donne alle nostre, amabili carezze dei piccoli Orientali ai bambini d'Iberia...".

[7] Il quotidiano della CNT avrebbe potuto precisare che questi prodotti erano acquistati a prezzo altissimo e a prezzo d'oro dai Sovietici, così come lo saranno le armi, per la maggior parte vecchie, consegnate alla Spagna e distribuite in modo molto selettivo.




 

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28 agosto 2009 5 28 /08 /agosto /2009 10:46
Approfondiamo con questo breve scritto, la tragica esperienza della Repubblica dei Consigli di Germania, su cui non si scriverà mai abbastanza ma che resta soprattutto una lezione da studiare in profondità e da cui cercare di trarre quanto più profitto. Il tono retorico dell'autore nella parte finale del saggio mi sempre semplicemente assurdo e banale, è per  questo che ho deciso di tradurre il presente breve saggio: si tratta di una pessima lezione di retorica politica, seppur di impostazione libertaria.
Probabilmente alla rivoluzione in senso antiautoritaria e antigerarchica, manca una parte che non può che essere sviluppata che nei periodi precedenti alla rivoluzione, altrimenti si fa presto a scaricare la colpa sui reazionari in generale compresi socialdemocratici e pseudo comunisti e peggio ancora sulle masse che "sanno ciò che non vogliono ma non ciò che vogliono", anche questo è autoritarismo e burocratismo sul piano sia dell'ideologia quanto della prassi. Se le masse non sanno cosa vogliono è perché i loro sedicenti rappresentanti mai hanno loro proposto nulla per decenni sul piano costruttivo, se non parole d'ordine.

musham.jpgAltrimenti le rivoluzioni a tendenza egualitaria continueranno ad esplodere soltanto quando si è toccato e superato il fondo ed in tali frangenti chi può dire cosa si deve fare? Al contrario se si fosse riusciti a costruire qualcosa a livello di relazione umana già durante l'assenza di guerre e rivoluzioni, allora le masse, o almeno le parte più cosciente di esse in senso autenticamente socialistico antiburocratico ed egualitario saprebbero cosa avrebbero da difendere.
Inoltre, non siamo nemmeno d'accordo sul fatto che le sconfitte siano "una lezione", come sostiene l'autore. Una sconfitta è una sconfitta e basta. La sconfitta segna immancabilmente l'inazione per decenni, spesso per sempre., la ex URSS ne è l'esempio storico più formidabile per non parlare della Cina, della Corea o di Cuba. Se l'umanità fosse come un individuo avrebbe imparato già da millenni, altrimenti questa persona-umanità non è altro che l'immagine della follia, della più assoluta incapacità di apprendere.
Altrettanto retorica e priva di senso quindi la conclusione: "la vera rivoluzione è il frutto di una preparazione  (...) alla rivolta deve succedere la pratica, avvio di un'altra società". A nostro modesto parere la pratica, cioè l'instaurazione di una società egualitaria, non potrà mai avviarsi a seguito di una rivoluzione, se prima, appunto praticamente, nulla è stato fatto, semplicemente non c'è nulla da difendere se non dei programmi socialistici a parole ma impotenti nei fatti, persino durante una rivoluzione e durante essa addirittura in conflitto tra di loro.
Tutte le correnti socialiste in questo senso non fanno che manifestare una tendenza ossessiva-compulsiva, cioè a reiterare i propri luoghi comuni ideologici e retorici e a non agire affatto sul piano di una autentica prassi emancipativa, e quindi, in fin dei conti, di risultare semplicemente immobilisti nel migliore dei casi, altrimenti di essere una forma, a seconda dei luoghi e delle epoche, di collaborazionismo con gli apparati statuali.
Riformisti e rivoluzionari, dunque, non sono stati alla fin fine che le due facce di una stessa medaglia, questa è l'unica lezione che la storia, soprattutto quella del XX secolo, ci ha consegnato.
Da qui il reale motivo della sconfitta storica di ogni forma di sedicente socialismo.


GUERRA DEI SOCIALISMI

 

L'episodio dei Consigli di Baviera ci apporta, attraverso una grande distanza, molti insegnamenti a proposito del valore dell'esperienza e dell'atteggiamento possibili delle differenti "famiglie " del socialismo di fronte ad una situazione rivoluzionaria. Per quel che concerne quest'ultimo punto, i fatti si sono mostrati deprimenti. Quando si verifica la rivoluzione bavarese, il 7 e 8 novembre 1918, la direzione socialdemocratica (S.P.D.), travolta dagli eventi, finge di condividere il movimento rivoluzionario per meglio canalizzarlo.

Costituisce un governo provvisorio con un separatista minoritario: Kurt Eisner. Quest'ultimo fungerà da ago della bilancia tra la via riformista (S.P.D.) e burocratica sindacale e quella, rivoluzionaria, emersa dai Consigli. Questo lo porterà a far arrestare l'anarchico Muhsam e altri militanti che spingevano verso quest'ultima soluzione.

Deluso dalle elezioni, Eisner si copre in seguito di ridicolo manifestando con i consigli contro il suo proprio governo! Questa coabitazione non poteva durare a lungo. La morte di Eisner, poi la proclamazione della Repubblica dei consigli il 7 aprile del 1919 svela il vero volto dei socialisti. Essi allora abbandonano la Repubblica dei consigli e reclutano delle truppe e dei corpi franchi. Quest'ultimi schiacceranno la rivoluzione in maggio. Ma ciò riuscirà loro difficile.

Bisognerà che il governo centrale di Berlino mobiliti numerosi rinforzi. Perché, contrariamente a quel che è accaduto nel resto della Germania, la rivoluzione fu più solida in Baviera, per lo meno  per quel che riguardava la sua difesa. Questo giustificò una punizione eccezionale: più di 700 esecuzioni sommarie e l'attività militante distrutta a Monaco per tutto il periodo tra le due guerre. Bisogna segnalare che tra le truppe che schiacciarono la Repubblica dei consigli si trovavano dei futuri nazisti (Rudolf Hess, Himmler, Roehm) e che il punto di partenza di questa dottrina fu Monaco, ripulita da ogni contestazione operaia.

I socialdemocratici hanno, a questo proposito, una pesante responsabilità storica. In un primo tempo, i comunisti (K.P.D.) furono a rimorchio degli anarchici. È Erich Mühsam che spinge ad una serie di azioni che portano alla repubblica dei consigli. La direzione del K.P.D. invia allora da Berlino un responsabile "ortodosso", Eugen Leviné, più abile a manovrare contro Mühsam. I comunisti applicano ben presto una tattica mirante a dar loro il potere come in Russia. Boicottano la Repubblica durante la sua proclamazione ed egemonizzano nel frattempo i comitati. Quando le circostanze furono loro favorevoli, presero per essi solo la direzione degli affari (il che non impedirà alla repressione di abbattersi sulla Baviera). Le giustificazioni fornite in quanto al loro atteggiamento non reggono: se la rivoluzione non era matura in Baviera, perché lo sarebbe diventata dopo i maneggi del K.P.D. nei comitati di base?

È, in effetti, la loro tendenza totalitaria che ha dettato il loro comportamento e accellerato l'affondamento della Repubblica. In effetti, bisogna mettere a loro passivo di aver esacerbato le divisioni interne in seno ai consigli. Le assemblee di fabbrica non erano più che il luogo di scontro in cui essi lanciavano il loro tentativo di egemonia.

Evidenziamo che, alcuni giorni prima della sconfitta (26 aprile 1919), gli operai di Monaco avevano tenuto un'assemblea dei consigli di impresa in cui disapprovarono con ampia maggioranza il comportamento del K.P.D. Era troppo tardi, ahimè!

In quanto agli anarchici, che furono influenti, dobbiamo riconoscere che hanno dato prova, a volte, di una grande ingenuità. Tra i responsabili designati dai consigli si travavano Erich Muhsam, Gustav Landauer, Silvio Gesell. Numerose proposte furono formulate nel campo dell'educazione o in quello degli alloggi soprattutto, ma non vi furono requisizioni, reale smaltellamento delle antiche strutture. I consigli mancarono di coordinamento e di esperienza per applicare le nuove misure.

Non basta proclamare la fine dell'apparato statale, bisogna distruggerlo e sostituirlo e la stessa cosa va fatta con tutte le antiche istituzioni. Non si può per questo far astrazione, ad un certo momento, della violenza rivoluzionaria, come fu il caso in Baviera. Quando la rivoluzione fu sul punto di essere schiacciata, ex poliziotti, giudici e borghesi non ebbero che da uscire di casa, a volte partecipando anche alla repressione! Senza contare i sabotaggi e le provocazioni di cui fu vittima la Repubblica dei consigli durante la sua breve esistenza.

Una mancanza di fermezza durante gli avvenimenti sembra oggi evidente. Altro errore: non ci si butta in una rivoluzione se i suoi attori non ne hanno la capacità! Passato lo stadio dell'insurrezione, contadini e operai di Baviera si rivelarono incapaci di definire i loro obiettivi. Ernst Toller, uno dei protagonisti scrisse: "Il popolo sapeva ciò che non voleva, ma non quel che voleva".

Senza pessimismo, dobbiamo sapere che la sconfitta è innanzitutto una lezione.

Gli anarchici devono essere coscienti che la vera rivoluzione è il frutto di una preparazione e che alla rivolta deve succedere la pratica, avvio di un'altra società.


Yves - C.L.E.A.

 

[Traduzione di Ario Libert]

 


LINK al post originale:
Guerre des socialismes

Per la serie "fascismo rosso", socialdemocratico o comunista raccomandiamo i seguenti link interni:
La vera storia delle Olimpiadi popolari di Spagna del 1936
La guerra dei socialismi
La rivoluzione di novembre
Resistenze anarchiche in URSS negli anni 20 e 30
La rivoluzione spartachista: novembre 1918
La Makhnovishina

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Published by Ario Libert - in Fascismo rosso
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22 agosto 2009 6 22 /08 /agosto /2009 07:44

LA RIVOLUZIONE DI NOVEMBRE

02 Revolution-spartakiste-le-5-janvier-1919

di Philippe Boubet, Gruppo Kropotkine


La quasi unanimità, che nel 1914 aveva radunato il popolo tedesco dietro Guglielmo II per il "saluto alla Germania", si spezzò all'inizio del 1917. Dopo un primo movimento di scioperi nel marzo-aprile 1917, uno sciopero generale di protesta contro la guerra  scoppiò nel gennaio 1918 e si estese in tutta la Germania. La recrudescenza dell'agitazione operaia, esacerbata dalla disgregazione dell'antico ordine e dalle sconfitte militari, riprese con un vigore nuovo a partire dalla metà di Ottobre.

"Il 7 novembre, in seguito ad una manifestazione pacifica, promossa da S.P.D. e dall''U.S.P.D. [1] e a cui parteciparono 200 mila operai e soldati, fu creato un consiglio di operai e di soldati" [2]. Durante la notte e mentre il re fuggiva da Monaco, il consiglio degli operai e dei soldati si recò alla Camera dei deputati, destituì il governo regio e proclamò la repubblica.

Il giorno dopo, Kurt Eisner, leader dell'U.S.P.D. formò un governo di coalizione con i riformisti del S.P.D. Nelle settimane che seguirono, egli tentò di stabilire un miscuglio di parlamentarismo e di idee dei consigli nei quali, tuttavia, sembrava vedere piuttosto degli organi di controllo che degli organi di decisione. "Ma, sin dall'inizio, ciò significava l'esistenza di un doppio potere: da un parte, c'era il gabinetto Eisner che cercava di portare la rivoluzione su vie legali e, dall'altra, un consiglio operaio di Monaco, espressione delle frazioni della classe operaia che spingevano alla rivoluzione" [2]. Ma, nel voler troppo barcamenarsi tra i sostenitori del vecchio mondo e le forze rivoluzionarie, Kurt Eisner scontentò i due campi.

Sotto la pressione del S.P.D., fu costretto a organizzare delle elezioni legislative che furono contrassegnate da gravi incidenti la cui portata alterarono la validità dei risultati. Boicottate dagli anarchici e dal K.P.D. [3], queste elezioni sconfessarono totalmente Eisner che non raccolse che il 2,5% dei voti a profitto del Bayerrische Volkspartei (cattolico) e del S.P.D. che ottennero rispettivamente il 35% e il 33% dei voti. La situazione si deteriorò definitivamente dopo che Kurt Eisner fu assassinato, il 21 febbraio.

Il consiglio centrale rivoluzionario [4], che fu creato lo stesso giorno, decretò lo stato d'assedio e lo sciopero generale in tutta la Baviera. Ma dopo aver rifiutato la proposta, che gli fu fatta da Erich Muhsam (uno dei leader del movimento anarchico) il 28 febbraio, di proclamare la Repubblica dei Consigli, il congresso dei consigli, dominato dal S.P.D. diede i pieni poteri al governo Hofmann formato il 17 marzo.

 

 

LA REPUBBLICA DEI CONSIGLI

 

"L'impotenza deludente del governo Hofmann, la minaccia dei corpi franchi (a Berlino, i "disordini di marzo" si verificano allora [5]) e la proclamazione della Repubblica dei consigli ungherese il 21 marzo intensificarono l'aspirazione della classe operaia ad un sistema dei consigli (...). Il 4 aprile, la classe operaia di Augsburg, che era in sciopero generale, propose di proclamare la Repubblica dei consigli di Baviera" [2]", il che venne fatto il 7 aprile, malgrado l'astensione del K.P.D. "Rapidamente, il governo dei Consigli si rivelò praticamente impotente (...). 

Mentre il K.P.D. boicottava ancora (il che fece finquando la repubblica non si piegò al suo proprio programma di partito) e frenava così una vera edificazione dei consigli e dell'Armata rossa [6] , i delegati del S.P.D. approvarono verbalmente tutte le misure rivoluzionarie e si sforzarono, immediatamente dopo, di bloccarne l'esecuzione. Più grave della rottura che si delineava, era la confusione che regnava all'interno della classe operaia. Gli effetti dell'astensione del K.P.D. si fecero sentire ovunque [2]". Tutti i tentativi di negoziazione condotti da alcuni rivoluzionari, come Musham, fallirono e le ultime illusioni svanirono dopo il tentativo di putsch militare del 12 e 13 aprile: "un'esercito di volontari che era stato inviato dal governo Hofmann rifugiatosi a Bamberga arrivò ad arrestare Musham e undici altri membri del consiglio centrale prima di essere respinto..." [2].

 


LA REPRESSIONE

 

Il K.P.D. vide allora giunta l'occasione di impadronirsi del potere e depose il precedente governo dei Consigli. (...) La seconda fase della repubblica dei consigli, che si differenzia considerevolmente dalla prima per via della cattura degli ostaggi, le socializzazioni di massa ed i combattimenti militari a Dachau, fu di breve durata anch'essa. "Gli appelli alla fermezza del K.P.D (...), l'esecuzione di ostaggi (...) e, dalla parte avversaria, l'eccitazione dei soldati dei corpi franchi e degli studenti dei gruppi di destra fomentati dalle voci giornalistiche, tutte queste condizioni si unirono per dare una conclusione sanguinaria alla Repubblica dei consigli.

La cifra di 600 morti, vittime della repressione militare e dei metodi dei consigli di guerra deve essere ampiamente al di sotto della realtà".

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]


 

NOTE


[1] Contro la collusione dei socialdemocratici del S.P.D. con il  regime imperiale; la sua ala sinistra si era scissa nell'aprile del 1917 per formare l'U.S.P.D., cioè il Partito Socialdemocratico Indipendente.

[2] Erich Muhsam, Schrliftsteller dr Revolution, W. Haug, pp. 31 a 38.

[3] K.P.D., cioè il Partito Comunista Tedesco fondato nel gennaio del 1919.

[4] Composto da undici membri tra cui Erich Musham e, Max Lemen per il K.P.D. Il Consiglio centrale riuniva inoltre dei rappresentanti del S.P.D della lega dei contadini.

[5] Gruppi paramilitari di estrema destra, i corpi franchi furono sistematicamente utilizzati dai governanti socialdemocratici per reprimere ogni tentativo rivoluzionario che ebbero luogo in Germania nel corso del periodo 1918-19. La repressione a Berlino fece più di 1200 vittime per il solo mese di marzo 1919.

[6] Il nome dato all'Armata degli insorti come quello di tutte le istanze rivoluzionarie erano direttamente ispirate dalla rivoluzione russa.

 

 

LI NK al post originale:
La Révolution de novembre


Per la serie "fascismo rosso", socialdemocratico o comunista raccomandiamo i seguenti link interni:

La vera storia delle Olimpiadi popolari di Spagna del 1936
La guerra dei socialismi
La rivoluzione di novembre
Resistenze anarchiche in URSS negli anni 20 e 30
La rivoluzione spartachista: novembre 1918
La Makhnovishina

1919 street fighting in Berlin
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Spartakus Rebellion
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Published by Ario Libert - in Fascismo rosso
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18 giugno 2009 4 18 /06 /giugno /2009 11:16

Tratto da un blog che si occupa di satira di costume, sociale e politica, in modo intelligente e ben informato, questo breve saggio, a nostro avviso presente gli elementi minimi che lo rendano degno di figurare nel nostro blog centrato sulla storia e documentazione del pensiero e dei movimenti libertari. Quando si tratta di ricordare e denunciare il fascismo rosso, ogni cosa che raggiunga il livello minimo di decenza va bene visto che si tende piuttosto a rimuovere questo aspetto aberrante della storia del XX secolo che immensi danni ha arrecato alla causa della denuncia dell'oppressione dell'uomo sull'uomo.




Caricatura russa e sovietica



«I padroni del mondo possono comandare le sfilate militari, ma non l'umorismo»?



di  Eric Aunoble*


La storia del disegno satirico russo-sovietico è quasi una caricatura della storia dell'URSS, per quanto rifletta le grandi fratture del XX secolo.

La contestazione rivoluzionaria dello zarismo mel 1905, che raggiunge vasti strati della società, dà ai disegnatori professionisti il gusto di ridicolizzare il potere. Così, Ivan Bilitine, conosciuto per le sue illustrazioni folclorizzanti ed art-deco dei racconti popolari, presenta l'autocrate sotto i tratti meticolosi di un "asino in gloria".



 

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(Fig. 1: Ivan Bilibine, L'âne en gloire, [L'asino in gloria], L'Épouvantail [Lo Spaventapasseri], n°3, 1906; riprodotto in: GUERMAN Mikhaïl, La flamme d’Octobre — Art et révolution, [La Fiamma d'Ottobre- Arte e rivoluzione], Parigi- Leningrado: Le Cercle d’Art - izd. Avrora, 1977).








Durante la Prima guerra mondiale, la "brutalizzazione" generale dei rapporti sociali si ripercuotono sulla satira che vira verso l'asprezza. Lo zarismo subisce dei colpi bassi a causa delle supposte relazioni tra la zarina e Rasputin.

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Fig. 2: Cartolina postale Ça tient tout seul, - synonyme d'autocratie en russe - [Si regge da sé- sinonimo di autocrazia in russo], 1916; riprodotto in: FIGES O. & KOLONITSKII B., Interpreting the Russian Revolution (The Language and Symbols of 1917), New Haven and London: Yale University Press, 1999.




Passata l'euforia del rovesciamento della monarchia nel febbraio 1917, la rivoluzione bolscevica in ottobre apre un periodo di quattro anni di guerra civile in cui gli odi si danno libero corso.


Il capo della nuova Armata rossa, Leone Trotsky è un bersaglio privilegiato per i caricaturisti controrivoluzionari.


 

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Fig. 3: anonimo, Paix et liberté en Russie rouge [Pace e libertà nella Russia rossa], 1918

 

Diavolo rosso, dai tratti semitici esagerati, è presentato come un carnefice sanguinario del popolo russo i cui accoliti sono- internazionalismo d'obbligo- dei Cinesi...


Gli autori di manifesti filo bolscevichi, il cui capofila fu il poeta futurista Majakovski, rispondono adattando lo stile tradizionale del Loubok, un'immagine popolare russa alla Épinal, allo stencil.










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Fig. 4: Vladimir Majakovski, Nous avons fait la paix avec la Pologne [Abbiamo fatto la pace con la Polonia], 1920). Creano il loro bestiario: i generali-orchi e gli intellettuali della sinistra anti-boloscevica, caricaturati come insetti isterici, sono impotenti di fronte al gigante popolare. Dietro il movimento bianco, cìè il Capitale, vero ragno-vampiro, che si ingrassatessendo la sua tela nel mondo intero.





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Fig. 5: Viktor Deni, Le capital [Il capitale], 1919).

 







Queste rappresentazioni grossolane possono fare fremere per l'animalizzazione sistematica del Nemico. Resta il fatto che, come diceva Majakovski Gli storici/ ritrovando i manifesti in cui un'idra/ è disegnata/ discuteranno/ su questo simbolo./ Noi, questa idra/ l'abbiamo conosciuta/ a grandezza naturale...


Una volta consolidatosi, il potere bolscevico e restaurata la pace nella giovane Unione sovietica, le idre di carta non spariranno. Diventano la repressione canonica dei nemici esterni ed interni, esatto contraltare delle icone dei dirigenti in un culto della personalità nascente.

 

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Fig. 6: Boris Efimov, Sept dangers, une seule réponse [Sette pericoli, una sola risposta], 1932.





Parallelamente si sviluppa una satira di prossimità. In molti periodici corporativi così come sui "giornali murali" affissi nelle fabbriche e le amministrazioni, i regolamenti di conto burocratici assumono la forma di "caricature amichevoli" che ridicolizzano pubblicamente l'individuo dal comportamento deviante.


 

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Fig. 7: Types de militants: le Don Juan de district [Tipi di militanti: il don Giovanni di distretto], Komsomolskaïa Pravda, n° 5, aprile 1928; reprodotto in: KONECNY Peter, Builders and Deserters: Students, State and Community in Leningrad, 1917-1941, Montreal & Kingston, London, Ithaca: McGill-Queen’s University Press, 1999.





Tutto l'arsenale pittorico dello stalinismo è ben presto già pronto per i grandi processi. I veterani della caricatura rossa disegnano senza esitare i fantasmi da incubo di Stalin.



 

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Fig. 8 : Viktor Deni, Annéantissons la vermine [Annientiamo i parassiti], 1937

 





Di fronte ad un operaio disincarnato a forza di positività e di potenza, l'immagine di Leone Trotsky concentra tutti gli odii del regime. L'anti-intellettualismo mostra un omino con gli occhialini stinginaso gesticolante. I tratti mefistofelici e le grinfie animalesche ricordano l'antisemitismo delle guardie bianche. Calzandolo con gli stivali con la svastica, il disegnatore personifica il concetto di hitlero-trotskismo.


Dopo tali vette di abiezione, la caricatura sovietica si ripeterà senza inventare, sino alla caduta del regime. Il cittadino sovietico che con occhio beffardo sfoglia il suo giornale "satirico" settimanale, il Krokodil [Il Coccodrillo], vi troverà senza sorpresa delle belve imperialiste e dei sionisti scimmieschi fiancheggianti la obbediente denuncia del "socialismo avanzato".


 

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Fig. 9: Tcherepanov, On dit que je n'ai aucune délicatesse... Faux : je suis renfermé, c'est tout [Dicono che non ho nessuna delicatezza... Falso: sono soltanto chiuso, tutto qui], Krokodil, 10 febbraio 1965).





*Eric Aunoble è dottore in storia. Ha sostenuto la seguente tesi: Le communisme tout de suite ! le mouvement des communes en Ukraine soviétique (région de Kharkiv) de 1919 à 1935 [Il comunismo subito! Il movimento delle comuni in Ucraina sovietica (regione di Kharkiv) dal 1919 al 1935], EHESS, 13 febbraio 2007.






[Traduzione di Ario Libert]

Link al post originale:
Caricature russe et sovietique

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