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19 marzo 2012 1 19 /03 /marzo /2012 06:00
elezioni SPD 2L'abolizione della società capitalista e dei suoi rapporti sociali feticistici non potrà mai essere conseguenza di un provvedimento dello Stato o di una politica pubblica, essa non sarà che una lotta di scontro extra-parlamentare che si appropria delle risorse e dei mezzi di produzione allo scopo non di costituire un nuovo modo di produzione (un'altra economia, ad esempio sotto la forma dell'autogestione), ma di abolire l'economia come rapporto sociale, e questo per mezzo della costituzione di una nuova forma di sintesi sociale, una nuova forma di vita collettiva, e cioè di coesione sociale. E questo movimento, è la socializzazione dei rapporti sociali che non saranno più dei rapporti sociali economici. La politica moderna, come forma dell'agire collettivo non naturale e transtorico ma storicamente specifico alla società capitalista perché mediata dalle forme sociali capitaliste, non è per nulla come lo si crede troppo spesso, una leva ontologica extra-capitalista sulla quale potremmo appoggiarci, ma una dimensione immanente alla forma della società presente.

elezioni, nazismoNella prospettiva marxiana, la lotta per l'emancipazione umana è allora una lotta estra-parlamentare: una lotta antipolitica contro la sfera di regolazione immanente all'agira collettivo costituito nella gabbia di ferro delle forme sociali capitaliste, e cioè contro la politica e la sua forma materiale visibile, lo Stato. La "lotta" che rimane radicata nella politica non può essere che la lotta del radicalismo estremista piccolo-borghese che si aggancia, costi quel che costi, a ciò che può essere salvato della civiltà capitalista globale in corso di auto-affondamento ricercandole delle "soluzioni", e che come sempre, vuole al contempo il burro e i soldi per il burro, e cioè vuole conservare l'ontologia sociale capitalista e i suoi sacrosanti piccoli impieghi senza i suoi effetti "negativi" (la cattiva distribuzione del plusvalore ad esempio o il fatto che i suoi bisogni non sono che i semplici supporti indifferenti al movimento tautologico e auto-referenziale del valore che si valorizza), vuole una vita sempre strutturata attraverso il lavoro, il valore e il denaro, ma senza le loro contraddizioni, in breve vuole il capitalismo dal volto umano, il capitalismo regolamentato, il capitalismo senza la cattiva finanza, il capitalismo di Stato, il ritorno allo Stato-Provvidenza e alla "economia reale".

elezioni, stalinInversamente, la critica dell'economia politica, essa, è al contempo critica dell'economia in quanto tale, così come è critica della politica e basta. Essa non può lasciarsi ingannare sul carattere storicamente specifico di ciò che si presenta in noi in superficie, come essendo il politico o il giuridico (vedere su quest'ultimo punto le riflessioni di Evgueni Pasukanis). Nel testo che segue Gérard Briche presenta brevemente due facce del soggetto moderno che emerge nella società capitalista alla fine del XVIII secolo in quanto soggetto economico e soggetto politico-per-il-voto, e ci invita a rompere infine con la nostra visione tradizionale di ciò che è la politica per produrre degli scarti con le forme sociali capitaliste. Perché per quelli e quelle che pensano veramente all'emancipazione dell'insieme dei feticismi sociali che ci murano nel loro realismo austero, e non soltanto rasandosi le gambe o la barba tutti i giorni davanti allo specchio, la politica sarà sempre un'illusione. Il livello del grande calcio da dare al formicaio, il lavoro di scalzamento rivoluzionario dei rapporti sociali esistenti, sarà sempre di colpire il cuore della sintesi sociale presente. E questo livello non è qualcosa che è oggi determinato politicamente, in modo autodeterminato ed auto-cosciente (compresi da una determinazione diretta della classe borghese), e che si potrebbe trasformare con una semplice azione politica, ma che al contrario genera e ingabbia al contempo il sottosistema del politico che gli è immanente.

 

Dell'uomo considerato come un essere-per-il-voto.

Dialettica dell'emancipazione democratica.


Norman-Rockwell_Election-Day.JPGNorman Rockwell, Il giorno delle elezioni, 1946.

 

di Gérard Brich

 

elezioni"Votare è un diritto; è anche un dovere civico": per fortuna questa formula non è sostenuta da disposizioni giudiziarie (il rifiuto di votare non è un reato). Ma è uno degli argomenti ingannevoli utilizzati per giustificare la partecipazione alle elezioni, e cioè per presentarla come un obbligo civile. Certo, il suffragio universale, nelle sue modalità attuali, non è stato ottenuto che al termine di un processo conflittuale di molte decine di anni. Ma considerarlo come una "conquista democratica", che sarebbe un insulto per coloro che si sono battuti per esso il non esercitarlo, rileva, per lo meno, una visione un po' miope della Rivoluzione francese e delle sue conseguenze.

elezioni, voting...La Rivoluzione francese, e il momento emblematico che costituisce la presa della Bastiglia il 14 luglio 1789, ha realizzato l'emancipazione democratica. Gli uomini che, fino allora, erano i sudditi di un monarca, sono diventati dei cittadini. La soppressione dei privilegi, l'abolizione degli ordini (o stati), l'instaurazione dell'eguaglianza di tutti, hanno costituito un balzo in avanti nella storia: il 1792 è stato "l'Anno I di una repubblica francese democratica", e tutti i progressismi ne hanno rivendicato l'eredità.

elezioni, piege a conTuttavia, degli autori come Theodor Adorno e Max Horkheimer [1] hanno sottolineato che questa rivoluzione, per quanto fosse progressista per alcuni aspetti, non per questo non aveva la sua parte maledetta, il suo lato oscuro.

Infatti, la soppressione dei privilegi ha avuto come conseguenza di abolire ciò che era una "sottrazione agli obblighi" di una parte della società. Così l'obbligo di lavorare non si applicava ai nobili ai quali ciò era proibito, sotto pena di perdere la loro qualità e di "cadere tra i popolani [roture]", (il che del resto scandalizzava una parte dei filosofi dell'età dei Lumi). La libertà di tutti di poter lavorare, così come l'eguaglianza di tutti di fronte alla necessità di lavorare, aveva legittimamente la forma di una misura democratica. Ognuno era oramai libero di utilizzare quanto aveva a disposizione per aumentare la ricchezza sociale. È vero che per coloro che possedevano dei mezzi di produzione, questa "necessità di lavorare" assumeva la forma di una "necessità di far lavorare" coloro che non avevano in compenso che la loro forza lavoro. Il progresso democratico costituiti dalla libertà e dall'eguaglianza di tutti fu così lo scatenamento delle forze produttive sociali, illustrato dalla rapida crescita della ricchezza durante il XIX secolo.

servo-e-padroneLa costituzione degli uomini in soggetti liberi, proclamata dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo (1789), fu dunque anche (fu innanzitutto?) la loro costituzione in soggetti liberi di disporre delle loro risorse produttive, e dunque, nel caso di coloro che non possedevano che forza lavoro, liberi di venderla. Il lavoratore era, di fronte al mercato, un individuo astratto da tutte le sue qualità particolari (sesso, età, origine, ricchezza...), un'astrazione reale la cui sola realtà era di aver qualcosa da vendere (o da acquistare), in breve; un soggetto economico [2].

uomo ricarica a molleNello stesso movimento, il cittadino era, di fronte alle decisioni politiche, astratto da tutte le sue qualità particolari. L'eguaglianza democratica non ne tiene in conto, e non considera il cittadino che come il soggetto di una volontà politica astratta, ritenuta libera, e che deve esprimersi attraverso il voto (un uomo, un voto). Così, il principio democratico raddoppia l'invenzione del soggetto economico con l'invenzione del soggetto politico; l'essere-per-il-lavoro è raddoppiato da un essere-per-il-voto.

L'emergenza del soggetto politico non è che l'altra faccia della costituzione del soggetto economico, e manifesta il "rimodellaggio" moderno degli individui. Questo "rimodellaggio" è effettuato sotto il dominio di un principio diventato, dopo la Rivoluzione, principio sociale: il principio borghese del mercato, dove si incontrano, in un modo ritenuto libero, degli individui ridotti a delle astrazioni. Degli individui che, in campo economico, si presentano sotto forma di merci, e che, in campo politico, si presentano sotto forma di una scheda elettorale. Nel primo come nel secondo caso, non vi è che manifestazione del feticismo di una società dominata dalle astrazioni di uno spettacolo onnipresente.

Lungi dall'essere delle leve per l'emancipazione umana, lungi anche dall'essere dei mezzi di espressione per coloro che si riducono ad essere dei cittadini, le "farse elettorali" (come diceva Marx) non sono altro che una caratteristica derisoria delle società spettacolari.

 

Gérard Brich

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

Lignes_37_fevrier-2012.gif[Testo apparso sulla rivista francese Lignes, n° 37, febbraio 2012, pp. 23-25].

 

 

NOTE


 

[1] Th. Adorno e M. Horkheimer: Dialektik der Aufklärung [1947]; tr. it. Dialettica dell'illuminismo, Einaudi, Torino.


[2] A questo proposito, Serge Latouche ha ragione di definire la società moderna come la società che ha "inventato l'economia"; L’invention de l’économie, Paris, Albin Michel, 2005; L'invenzione dell'economia, Boringhieri, Torino, 2010.

 

LINK al post originale:

De l’homme considéré comme un être-pour-le-vote

 

LINK ad altri contributi della Wertkritik:
John Holloway, La Grecia ci mostra come protestare contro un sistema fallimentare

Robert Kurz, Eutanasia economica

Sesso, capitalismo e critica del valore. Pulsioni, dominazioni, sadismo sociale

Cos'è la wertkritik?

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3 marzo 2012 6 03 /03 /marzo /2012 06:00

La Grecia ci mostra come protestare

grecia01.jpgcontro un sistema fallimentare

 

di John Holloway

 

A marzo 2012, comparirà la traduzione dell'opera "Crack Capitalism" (tradotto come "Brèche dans le capital" [Incrinatura nel capitale], di John Holloway, un auteur confuso sulla comprensione della natura del "lavoro astratto" (cfr. Postone) ma non per questo non interessante. L'ultimo numero della rivista "Variations", comprendeva anche il testo La rage contre le règne de l'argent [La rabbia contro il regno del denaro].

Qui sotto un suo recente testo concernente la Grecia.

 

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Non amo la violenza. Non penso che si guadagni di più a bruciare delle banche e frantumare delle vetrine. Eppure, provo un piacere crescente quando vedo, ad Atene e in altre città greche, le reazioni alla ratificazione da parte del Parlamento greco di misure imposte dall'Unione europea. Dirò di più: se non vi fosse stata esplosione di collera, mi sarei sentito perso alla deriva in un oceano di depressione.

 

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Questa gioia è quella di vedere il verme, molto spesso calpestato, rivoltarsi e ruggire. La gioia di vedere quelli e quelle le cui guance sono state colpite mille volte, restituire lo schiaffo. Come si può chiedere a delle persone di accettare docilmente i tagli drastici, che le misure di austerità implicano, nei loro livelli di vita? Dobbiamo augurarci che si accetti semplicemente che l'enorme potenziale creativo di tanti giovani sia soffocato, i loro talenti intrappolati in una vita di disoccupazione di massa e di lunga durata? Tutto questo affinché le banche siano rimborsate, e che i ricchi possano arricchirsi? Tutto ciò, soltanto per mantenere in vita un sistema capitalista che ha da tanto tempo superato la sua data di scadenza, e che non offre oggi al mondo nient'altro che la distruzione? Che i Greci accettino queste misure non sarebbe che l'aumento esponenziale della depressione, quella del fallimento di un sistema aggravato dalla depressione della dignità perduta.


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La violenza delle reazioni in Grecia è un grido che attraversa il pianeta. Quanto tempo ancora resteremo seduti, a guardare il mondo essere smembrato da questi barbari, i ricchi, le banche? Quanto tempo ancora sopporteremo di vedere le ingiustizie aumentare, i servizi della sanità smantellati, l'educazione ridotta al non senso acritico, le risorse idriche essere privatizzate, le solidarietà annientate, e la terra sventrata per il solo profitto delle industrie minerarie?

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Questa offensiva, che è così manifesta in Grecia, ha luogo ovunque sulla Terra. Dappertutto, il denaro sottomette le vite umane e non umane alla sua logica, quella del profitto. Non è una novità, è l'ampiezza e l'intensità di quest'offensiva che lo è. Ciò che è anche nuovo, è la coscienza generale che questa dinamica è una dinamica di morte, che andiamo dritti verso l'annichilimento della vita umana sulla Terra. Quando i commentatori avvertiti riferiscono degli ultimi negoziati tra i governi sul futuro della zona-Euro, essi dimenticano di menzionare che ciò che vi si negozia allegramente è il futuro dell'umanità.

 

 
Ulteriore vergognoso comportamento dello stalinista partito comunista greco KKE e del suo fedele servo braccio destro sindacale PAME in occasione dello sciopero nazionale del 20 ottobre 2011 contro l'approvazione da parte del Parlamento greco di un nuovo pacchetto di misure di austerità. I servizi d'ordine di questi due cani da guardia del capitalismo greco hanno svolto funzione supplettiva di polizia impedendo l'occupazione da parte di manifestanti e lavoratori di piazza Syntagma.

 

 

In compenso in fatto di demagogia populistica gli infami fascisti rossi del KKE non sono secondi nemmeno ai fascisti neri. Nel video un rappresentante della Golden Dawn, gruppo fascista appoggiato dalla polizia e dall'esercito e che in passato ha anche compiuto attentati dinamitardi, parla in una fabbrica ai lavoratori di un'acciaieria durante uno sciopero. "Siamo tutti Greci", è il profondo commento dei capi sindacali...

 

 

Siamo tutti Greci. Siamo tutti degli attori la cui soggettività è completamente schiacciata dal rullo compressore di una storia scritta dai mercati finanziari. È in ogni caso a questo che somiglia, e ciò che i mercati dovrebbero raccogliere. Milioni di Italiani hanno protestato e manifestato, ancora e ancora, contro Silvio Berlusconi; ma sono i mercati finanziari che l'hanno destituito. La stessa cosa accade in Grecia: manifestazioni su manifestazioni contro George Papandreou, sono allo stesso modo i mercati finanziari che l'hanno congedato. In entrambi i casi, dei servitori riconosciuti e ben noti del denaro hanno preso il posto di questi politici decaduti, senza nemmeno la scusa di una consultazione popolare. Non è nemmeno la storia scritta dai ricchi e dai potenti, benché alcuni tra di loro ne traggano profitto: è la storia determinata da una dinamica che nessuno controlla, una dinamica che distrugge questo mondo... se la lasciamo fare.

 

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Le fiamme di Atene sono delle fiamme di rabbia, e noi vi riscaldiamo la nostra gioia. Eppure la rabbia è pericolosa. Se è personificata o si rivolge contro dei gruppi in particolare- in questo caso, contro i Tedeschi- può molto facilmente diventare puramente distruttrice a sua volta. Non è un caso se il primo membro del governo Greco ad essere stato dimissionato in segno di protesta contro le misure di austerità è il leader di un partito di estrema destra, Laos. La rabbia può così facilmente diventare una rabbia nazionalista, o anche fascista; una rabbia che in nessun caso può rendere questo mondo migliore. È allora essenziale essere chiari: la nostra rabbia non è una rabbia contro i Tedeschi, e nemmeno una rabbia contro Angela Merkel, David Cameron o Nicolas Sarkozy. Questi politici non sono che i pietosi ed arroganti simboli dell'oggetto reale della nostra rabbia- la legge del denaro, la sottomissione di ogni forma di vita alla logica del profitto.


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L’amore e la rabbia, la rabbia e l’amore. L’amore è una tematica importante nelle lotte che hanno ridefinito il senso della politica questi ultimi anni, una tematica onnipresente nei movimenti "Occupy", un sentimento profondo presente anche negli scontri violenti ai quattro angoli del globo. L'amore cammina mano nella mano con la rabbia, la rabbia del "come osano separarci dalle nostre proprie vite, come osano trattarci come oggetti?". La rabbia di un altro mondo che si scava un cammino attraverso l'oscenità del mondo che ci circonda. Forse.


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Questa irruzione di un mondo diverso non è una questione di rabbia, benché la rabbia ne faccia parte. Essa implica necessariamente la costruzione paziente di altri modi di agire, la creazione di differenti forme di coesione sociale e di mutui sostegni. Dietro lo spettacolo delle banche greche a fuoco poggia un profondo processo, il movimento silenzioso di quelli e quelle che rifiutano di pagare i trasporti comunali, le bollette della luce, i pedaggi, i crediti... un movimento emergente dalla necessità e dalla convinzione, fatto di persone che organizzano la loro vita differentemente, creando solidarietà e reti di alimentazione, occupando delle terre e degli edifici vuoti, coltivando dei giardini in comune, ritornando alla campagna, volgendo la schiena ai politici- che hanno oramai paura di mostrarsi in pubblico- e inaugurando direttamente delle forme di discussione e di assunzione delle decisioni sociali. Questo è forse ancora insufficiente, ancora sperimentale, ma è cruciale. Dietro le fiamme spettacolari, si svolgono la ricerca e la creazione di un modo di vita diverso che determinerà il futuro della Grecia, e del mondo.

Il movimento sociale greco richiede il sostegno dell'intera Terra. Siamo tutti Greci.


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John Holloway


John Holloway è l'autore di Changer le monde sans prendre le pouvoir [Cambiare il mondo senza prendere il potere], (Lux/Syllepse) et de Crack Capitalism [Crack capitalismo]. Collabora regolarmente alla rivista internazionale di teoria critica Variations.  


Tradotto dall'inglese da Julien Bordier

[Traduzione dal francese di Ario Libert]


LINK al post originale:

La Grèce nous montre comment protester contre un système en échec

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29 febbraio 2012 3 29 /02 /febbraio /2012 06:00

Eutanasia economica


eutanasia_economica.jpg

 

di Robert Kurz

 

fantozzi_pensione.jpgSecondo l'ideologia dei manuali di economia il denaro è un mezzo sofisticato destinato a fornire alla società, in modo ottimale, beni materiali e servizi sociali. È per questo che, nel senso economico propriamente detto, sarebbe insignificante e non fornirebbe che un semplice "velo" sopra la produzione e la distribuzione reali. Marx, in compenso, ha dimostrato che il denaro, in quanto medium della valorizzazione del capitale, è un fine in sé feticistico che ha asservito la soddisfazione dei bisogni materiali. Dei beni reali non sono prodotti che quando essi servono quel fine in sé che è l'aumento del denaro, in caso contrario la loro produzione è abbandonata, anche se essa è tecnicamente possibile e che essi rispondono ad una domanda sociale. Ciò è particolarmente evidente in campi come la pensione per la vecchiaia e la sanità pubblica. Quest'ultimi non sostengono la valorizzazione del capitale, ma devono essere finanziati dai salari e i benefici che ne derivano. Da un punto di vista puramente materiale vi sarebbero abbastanza risorse per assicurare viveri e cure mediche a tutta la popolazione, anche un numero crescente di persone non-attive. Ora, sotto il diktat del feticcio-denaro questa possibilità materiale diventa "infinanziabile".

uomo_compresse.jpgLa pensione per la vecchiaia e la sanità pubblica sono indirettamente sottomesse al diktat astratto della valorizzazione. Con l'aggravante delle condizioni di finanziamento, esse si vedono "economizzate". Ciò significa che, per poter approfittare dei flussi monetari, esse devono agire secondo i criteri dell'economia di impresa. Così, anche la diagnostica medica si trasforma in merce sottoposta alla pressione concorrenziale. L'obiettivo non è più, allora, la salute e il benessere di tutti, ma da una parte il "doping" alla prestazione e, dall'altra, la gestione delle malattie. L'Uomo ideale, nel senso delle istituzioni dominanti, sarebbe dunque l'individuo che, al suo posto di lavoro, si comporterebbe come uno sportivo di alto livello (per aumentare il PIL); quello che potremmo definire allo stesso tempo come cronicamente malato (per poter riempire le casse del sistema sanitario); e che, al momento stesso in cui va in pensione, crepa di buon grado (per non essere un fardello per il capitalismo).

uomo ricarica a molleQuesto grazioso calcolo, è la medicina stessa ad averlo sconfitto. I suoi successi materiali sono stati tali che sempre più essere umani vivono ben oltre la loro vita attiva. È questa una prova particolarmente eloquente che lo sviluppo delle forze produttive imposte dalla concorrenza è diventato incompatibile con la llogica capitalista. La "costrizione muta dei rapporti economici" (Marx) genera dunque una tendenza a ridurre al nulla, in un modo o nell'altro, le acquisizioni materiali della medicina. In quanto alla produzione di una povertà artificiale, essa ha degli effetti preventivi. Così, in Germania, la speranza di vita delle persone a basso reddito è passata, dal 2001, da 77,5 a 75,5 anni. Chi, malgrado un tempo indeterminato con pressione al rendimento, non guadagna nemmeno abbastanza per il minimo vitale, è talmente danneggiato, una volta raggiunta la vecchiaia, che non può nemmeno approfittare delle possibilità offerte dalla medicina. E anche le cure sanitarie sono sempre più riviste verso il basso, in funzione della solvibilità. Così gli ospedali greci, di fatto in fallimento, sono posti di fronte al rifiuto dei grandi gruppi farmaceutici di fornir loro i medicinali contro il cancro, l'AIDS e l'epatite. Il rifornimento in insulina è stato anch'esso bloccato. Non si tratta qui di un caso particolare, ma della visione del futuro. Almeno per i malati poveri e "superflui", inutilizzabili per il capitalismo, si farà capire con tutta la competenza richiesta, ciò che un tempo, il re di Prussia, Federico II gridò ai suoi soldati che fuggivano il campo di battaglia: "Cani, speravate dunque di vivere per sempre?".

 

 

Robert Kurz

 

Articolo uscito in: Neues Deutschland, 9 gennaio 2012.

 

[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:

Euthanasie économique


LINK all'articolo di presentazione della Wertkritik:

Cos'è la wertkritik? da: "Critique de la valeur"

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16 gennaio 2012 1 16 /01 /gennaio /2012 06:00
Sesso, capitalismo e critica del valore

Pulsioni, dominazioni, sadismo sociale

Sexe-capitalisme-et-critique-de-la-valeur.jpg

All'inizio del gennaio 2012 è apparsa l'opera Sexe, capitalisme et critique de la valeur. Pulsions, dominations et sadisme social [Sesso, capitalismo e critica del valore. Pulsioni, dominazioni e sadismo sociale] , coordinato da Richard Poulin e Patrick Vassort edito da M éditeur.


Presentazione editoriale:

 

Man_Ray_de_sade.jpgPer Sade (1740-1814), l'uomo ha il diritto di possedere gli altri per goderne e soddisfare i suoi desideri; gli umani sono ridotti a degli oggetti, a degli organi sessuali e, come ogni oggetto, sono intercambiabili, di conseguenza, anonimi, senza individualità propria. Sono strumentalizzati affinché il dominante possa appagare i suoi fantasmi di asservimento.

Sade annuncia l'avvento della società produttivista. Il suo mondo riflette il meccanismo di produzione, con la sua organizzazione, le sue rappresentazioni, i suoi simboli, le sue diverse forme di razionalizzazione, un'economia politica della produzione corporale, favorevole all'oggettivazione delle donne e alla loro sottomissione sessuale, pilastri della modernità capitalista. 

sexism.gifSade è meno un autore "sovversivo" che un profeta del capitalismo sessuato. "È il valore che fa l'uomo", sostiene Roswitha Scholz. Il capitalismo, e cioè il regno della legge del valore, ha dunque un sesso. La società borghese si fonda su una scissione tra la sfera della produzione e quella della riproduzione (sfera pubblica contro sfera privata), tutta a profitto degli uomini e del Capitale. Il sadismo sociale concentra alcuni degli elementi costitutivi della merce: alienazione, reificazione, spoliazione, appropriazione e servitù, sulla base di una violenza sessuata che rende perenne i rapporti di dominio e di sottomissione".

Inscrivendosi nel quadro della Teoria critica del valore, Gérard Briche, Ronan David, Anselm Jappe, Robert Kurz, Nicolas Oblin, Roswitha Scholz e Johannes Vogele collaborano a quest'opera. 

 

LINK al post originale:

Sexe, capitalisme et critique de la valeur. Pulsions, dominations et sadisme social

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21 dicembre 2011 3 21 /12 /dicembre /2011 06:00

Cos'è la wertkritik?




Con da una parte il lavoro magistrale di Moishe Postone, il "Chicago Political Workshop" ed il gruppo con base a Londra "Principia Dialectica" e dall'altra parte i gruppi tedeschi ed austriaci come Krisis, Exit, Streifzüge o il gruppo 180° con dei teorici come Roswitha Scholz, Norbert Trenkle, Robert Kurz, Anselm Jappe, Gérard Briche, Ernst Lohoff, e molti altri autori, una "reinterpretazione della teoria critica di Marx" come l'ha chiamata Postone, è apparsa durante gli ultimi due decenni. A differenza delle tradizionali letture di Marx con le quali essa rompe, quest'approccio a volte etichettato come movimento della "critica del valore" (wertkritik), ha degli interessi principali diversi: questa nuova critica si è in gran parte fatta notare per aver articolato un approccio teorico che porta un'attenzione particolare al carattere feticista della produzione delle merci, alla dimensione astratta (lavoro astratto) di ogni lavoro, alla distinzione tra valore e ricchezza materiale ed alla natura del capitale come "soggetto automata". Così, a differenza dei marxismi tradizionali i principali soggetti del capitalismo non sono né il proletariato, né la borghesia, ma piuttosto il capitale stesso (il valore che si autovalorizza). Il valore non è limitato alla sola "sfera economica", ma impone la sua struttura a tutta la società, il valore è una forma sociale di vita e di socializzazione, un "fatto sociale totale".

Uno dei punti centrali di questo nuovo lavoro teorico è di sviluppare una critica del capitalismo che non si ferma al livello degli antagonismi di classe sociologici, alla questione dei rapporti di distribuzione e di proprietà privata dei mezzi di produzione. La classe capitalista gestisce un processo di produzione di merci a suo proprio profitto, ma non ne è né l'autore né il padrone. Lavoratori e capitalisti non sono che le comparse di un processo che li supera, la lotta di classe se esiste, non è in realtà che una lotta di interessi all'interno delle forme di vita e di socializzazione capitaliste. Così al contrario dell'anticapitalismo limitato, la critica del valore osa infine criticare il sistema nella sua totalità, e innanzitutto criticare per la prima volta il suo principio di sintesi sociale, il lavoro in quanto tale, nelle sue due dimensioni concreta ed astratta, come attività socialmente mediatizzante e storicamente specifica al solo capitalismo, e non come semplice attività strumentale, naturale e transtorica, come se il lavoro fosse l'essenza generica dell'uomo che sarebbe captata esternamente dal capitale. È il doppio carattere di questa forma di vita sociale e sfera separata della vita che è il lavoro e non il mercato e la proprietà privata dei mezzi di produzione , che costituisce il nucleo del capitalismo. Soltanto nella società capitalista, il lavoro astratto si rappresenta nel valore, il valore è l'oggettivazione di un legame sociale alienato. Il valore di scambio di una merce non è che l'espressione, la forma visibile, del valore "invisibile".

Un movimento di emancipazione dal feticismo del valore, non può più criticare questo mondo a partire dal punto di vista del lavoro. Non si tratta dunque più di liberare il lavoro dal capitale, ma di liberarsi dal lavoro in quanto tale, non facendo lavorare le macchine esistenti perché il modo industriale di produzione è intrinsecamente capitalista (la tecnologia non è neutra), ma abolendo un'attività posta al centro della vita come socialmente mediata. Tuttavia la critica non deve fornire in allegato, un manuale di istruzioni per un'organizzazione alternativa dell'utilizzazione della vita. Essa sviluppa una spiegazione possibile del mondo presente, delle sofferenze reali delle nostre proprie vite e delle esigenze sociali che sono loro imposte, ma non è un manuale di istruzione che spieghi come costruire correttamente una "società ideale". Il solo criterio proposto dalla wertkritik è che nessunmedium feticista (come oggi il lavoro) si interpone oramai tra gli individui sociali e tra gli individui sociali ed il mondo.

E poiché non è mai esistito, ciò resta da inventare. Ma non c'è compromesso possibile con l'economia, e cioè con il lavoro come forma capitalista del metabolismo con la natura, e come mediazione sociale tra gli umani. Non si può privilegiare accanto all'economia, altre dimensioni (il dono, il mutuo appoggio, la cura, ecc.) che potrebbero esistere parallelamente, perché il valore è una forma sociale totale feticista che invade tutto: bisogna uscire decisamente dall'economia inventando altre forme di mediazione sociale tra noi, oltre quelle del lavoro, della merce, dl denaro, del capitale che collega le nostre "capacità di lavoro" sulle sue disposizioni sociali e le sue macchine.

Altri punti forti di questo nuovo lavoro teorico è stato di fornire una struttura che permette di comprendere il processo di crisi economica che è iniziato negli anni 70 e di cui i notevoli effetti attuali sono spesso intesi come una semplice "crisi finanziaria", o un altro apporto è stato l'elaborazione di una teoria socio-storica delle conoscenza e della soggettività che rompe con l'epistemologismo contemporaneo, pur consentendo di comprendere in altro modo l'antisemitismo, il razzismo, la politica, lo Stato, il diritto, il dominio patriarcale, ecc. Per avere più ampia conoscenza con questo nuovo lavoro teorico che rompe con il marxismo, si potrà consultare la sezione "presentazione della wertkritik". 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK al post originale:

Qu'est-ce que la wertkritik

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Presentazione

  • : La Tradizione Libertaria
  • La Tradizione Libertaria
  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
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