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20 settembre 2009 7 20 /09 /settembre /2009 10:22
Dada o la  bussola   pazza   dell'anarchia


Laurent Margantin
 

 

Una Germania sommersa

 

 

Se l'anarchismo è innanzittutto l'affermazione delle potenzialità individuali contro la società borghese, contro lo Stato, contro tutte le forme di alienazione collettiva, allora bisogna cominciare a riconoscere prima del dadaismo, nella letteratura tedesca, quanto ha potuto annunciare quest'avanguardia che si associa automaticamente all'anarchismo.

 

Tutto comincia con Fichte ed i romantici tedeschi, con l'affermazione di un soggetto autonomo e assolutamente libero di auto-crearsi: Con l'essere libero, cosciente di sé, appare allo stesso tempo tutto un mondo, a partire dal nulla. Il "Più antico programma dell'idealismo tedesco", di cui l'autore è sia Hölderlin, sia Hegel, sia Schelling (più probabilmente Schelling), continua demolendo la legittimità dello Stato: Soltanto ciò che è oggetto della libertà si chiama Idea. Dobbiamo dunque superare anche lo Stato! Perché ogni Stato è obbligato di trattare gli uomini come un ingranaggio meccanico; ed è quanto non deve accadere, bisogna dunque che si fermi.

 

Fondato sull'idea di libertà, questo "Programma" è senza dubbio il primo manifesto anarchico, ben lungi dal culto dello Stato al quale si associa abitualmente il romanticismo tedesco e la cultura germanica. Nel suo fondo, il primo romanticismo è anarchizzante ed annuncia il dadaismo, è anche fondalmentalmente provocatore, come emerge da questo testo di Friedrich Schlegel, le cui intonazioni sono dadaiste (addirittura nietzscheane) ante litteram: "L'uomo domestico deriva la sua formazione dal gregge in cui è nutrito e soprattutto dal divino pastore; quando giunge alla, stabilisce e rinuncia allora, sino a finire con il pietrificarsi, al folle desiderio di muoversi liberamente, il che non l'impedisce spesso, nei suoi ultimi giorni, di mettersi a giocare con le multicolori caricature. Certo, non è innanzitutto senza fatica né senza male che il borghese è calzato e vestito per essere trasformato in macchina. Ma per poco che esso sia diventato una cifra nella somma politica, ha fatto la sua felicità e si può, ad ogni punto di vista, considerare che è compiuto sin da quando, da persona umana che era, si è metamorfizzato in personaggio. E la stessa cosa vale tanto per la massa quanto per gli individui. Essi si nutrono, si sposano, fanno dei figli, invecchiano e lasciano dopo di loro dei figli che vivono di nuovo allo stesso modo, lasciano dei figli simili e così via all'infinito". E Schlegel aggiunge una sentenza implacabile: "Non vivere che per vivere, questa è la vera fonte della volgarità".

All'inizio del XVIII secolo, i romantici tedeschi iniziarono il grande movimento di critica dell'anima borghese secondo cui l'individualità dell'uomo doveva essere bandita a profitto della riproduzione di un modello sociale inamovibile, qui comparato al modello macchinale (il borghese "calzato e vestito per essere trasformato in macchina"). Singolare critica in un'epoca in cui la Germania non era ancora entrata nell'era industriale e che si trovò amplificata un secolo più tardi e sino a noi.

 

Dall'anarchismo a Dada

 

Dal primo romanticismo, che critica lo Stato-macchina e la società meccanizzata, all'anarchismo, non c'è dunque che un passo. In compenso, si può dire senza esagerare che Dada deriva direttamente da un confronto diretto con le tesi e la realtà anarchiche. Nel suo libro Avant garde und Anarchismus, Hubert van den Berg ha eretto un panorama impressionante di questo confronto, senza scartare le altre correnti politiche maggiori. Egli ricorda innanzitutto che in Europa, alla fine del XIX secolo e all'inizio del XX, l'anarchismo era una corrente politica potente che faceva concorrenza ai partiti socialdemocratici al punto che i governi in carica si adoperavano molto in fatto di sicurezza e repressione di questo movimento politico.

 

Ci si ricorda anche degli attentati anarchici della fine del XIX secolo contro personalità ed istituzioni, attentati che ebbero un impatto importante sull'opinione pubblica ed apportarono all'anarchismo un'aura particolare. Nel suo Piccolo lessico filosofico dell'anarchismo, Daniel Colson fa dell'attività terroristica di una parte del movimento libertario il quadro seguente, senza il quale non si può comprendere l'attività dadaista: "ampiamente negativo nei suoi effetti (la morte dei suoi autori e delle sue vittime), il carattere "esplosivo" delle bombe anarchiche non cesserà più tuttavia, per un mezzo secolo, di dare, simbolicamente questa volta, il senso dell'azione libertaria e del suo modo di concepire il mondo. In effetti, istantanea nei suoi effetti, incaricata di esprimere tutte le speranze di un atto irrimediabile e definitivo, tutti i timori e tutte le speranze di una volontà individuale confrontata alla vita ed alla morte, la bomba anarchica è direttamente portatrice nella sua materialità stessa dell'idea di "esplosione" dell'ordine del mondo, di ricomposizione radicale degli elementi che lo compongono".

 

Nella sfera del potere simbolico che Dada avrebbe rappresentato tanto a Berlino quanto a Zurigo, si sarebbe trattato di colpire gli spiriti attraverso il rovesciamento di tutti i codici letterari e poetici esistenti, di fare esplodere dunque l'ordine del mondo nella sua realtà sociale, senza che sia certo che l'obiettivo di questa esplosione era "la ricomposizione radicale degli elementi che lo compongono".

Allo stesso tempo, e per il fatto della grande risonanza in tutta Europa degli attentati con la bomba o altri tentativi di assassinio ( come quella dell'Imperatore tedesco Guglielmo II), gli scritti di anarchici come Kropotkin, Bakunin o Stirner beneficeranno di un'importante uditorio negli ambienti intellettuali europei. Molto presto, un movimento intellettuale e "bohême" si formò intorno ad autori come Gustav Landauer o Erich Mühsam, i quali, con gli espressionisti, fondarono una cultura o meglio un clima anarchico nella Germania degli anni precedenti la Prima Guerra mondiale.

I legami tra espressionisti ed anarchici erano numerosi nell'ambiente culturale monachese, come evidenzia il giornale di Mühsam negli anni 10 e si sa che il dadaismo, anche se prese le sue distanze dall'espressionismo, si riconobbe nel suo appello ad una rivolta totale contro l'ordine stabilito. Esisteva dunque un clima propizio all'apparizione di un movimento nuovo che combinasse in modo indissociabile rivolta politica ed espressione artistica di un nuovo ordine. Senza lo sfondo politico e rivoluzionario dell'epoca, vigoroso e fermo come mai in un momento chiave della storia della Germania - segnata dall'esasperazione del nazionalismo e del colonialismo dell'impero guglielmino, poi, conseguenza diretta, dalla prima guerra mondiale, che rivelò agli occhi della nuova generazione l'assurdità omicida del capitalismo moderno, Dada poi il surrealismo non sarebbero mai apparsi.

 

Bisogna dunque rovesciare la prospettiva secondo la quale l'artista moderno si sarebbe impegnato in un momento dato nella lotta rivoluzionaria e tentare di comprendere come, in circostanze storiche precise, la scrittura dadaista, fu l'espressione più forte dell'arte come politica, ma come politica di un individuo disalienato dallo Stato e da tutte le "verità" collettive, di un individuo in cammino verso la libertà e pronto a sacrificarle tutto. È qui appunto che Dada dovette rompere con il campo politico come era dato, anche rivoluzionario. Anarchia nel senso dunque più estremo del termine, anarchia nei margini di ogni entità sociale riconoscibile.

 

Hugo Ball, mentre recita la sua poesia Karawane,

al Cabaret Voltaire, Zurigo 1916.

Che molti dadaisti, sopratutto Hugo Ball e Richard Huelsenbeck, abbiano collaborato alla stessa rivista di Erich Mühsam, Revolution, non meraviglia affatto. Un testo di Mühsam apparso nel primo numero, nel 1913, è anticipatore dei futuri manifesti anarco-dadaisti e soprattutto situa l'azione rivoluzionaria su un piano tanto sociale quanto spirituale, dimensione che caratterizza fortemente il dadaismo: "La evoluzione è un movimento tra due condizioni. Non ci si rappresenti un lento movimento rotatorio ma un'eruzione vulcanica, l'esplosione di una bomba o ancora una suora che si sta spogliando. Una rivoluzione si produce quando una situazione è diventata insopportabile: che questa situazione abbia preso la forma delle relazioni politiche o sociali di un paese, di una civiltà spirituale o religiosa o delle caratteristiche di un individuo. Le forze produttive della rivoluzione sono noia e desiderio, lel oro espressioni sono distruzione ed elevazione. Distruzione ed elevazione sono identiche nella rivoluzione. Ogni desiderio è desiderio creatore (Bakunin) Alcune forme della rivoluzione: morte del tiranno, rovesciamento di un potere autoritario, fondazione di una religione, distruzione di tutte le tavole (nelle convenzioni ed in arte), creazione di un'opera d'arte; l'accoppiamento. Qualche sinonimo per la rivoluzione: Dio, vita, estro, ebbrezza, caos. Lasciateci essere caotici!"

 

Mühsam, in modo manifesto, anticipa qui Dada, non fosse che per la sua concezione di una rivoluzione violenta e spontanea (eruzione vulcanica, esplosione di una bomba o suora che sta denudandosi) che non consiste in un semplice movimento popolare o in una seria di atti individuali che dovrebbero essere eseguiti ad un livello collettivo, ma si caratterizza soprattutto per la sua dimensione spirituale ed artistica, l'atto rivoluzionario principale essendo la "distruzione di tutte le tavole (nelle convenzioni e nell'arte)" e la "creazione di un'opera d'arte".

 

Rivoluzione che non richiede dunque un rovesciamento del potere esistente per sostituirne un altro, ma una distruzione del potere, dell'essenza stessa del potere, sotto tutte le sue forme sociali, siano esse politiche, artistiche, morali. Contro la legislazione, il vulcano; contro l'arte, la poesia-bomba; contro la Chiesa, la suora nuda. Dada, sotto molti aspetti, non sarà che questo: la rappresentazione incessante del rovesciamento di tutte le forme del potere, quanto la rappresentazione dell'opera d'arte borghese, ultimo sogno di un ordine estetico a venire, nel caos ed il frastuono della poesia disarticolata, disfatta, cacofonica. Rivoluzione realizzata dal solo vacillamento della lingua, arkè assoluto e che si trattava, attraverso la poesia-esplosione, di abolire.

 

Vi fu tuttavia, in ragione delle circostanza storiche e delle affinità intellettuali suddette, subordinazione del movimento Dada verso l'anarchismo come corrente politica o anche pensiero filosofico? Crediamo proprio di no.  Una prima caratteristica della politica dadaista (se si può parlare a proposito di politica nel senso classico del termine) è il suo esplosivo sincretismo.

Così, Hubert van den Berg distingue quattro tendenze politiche nel dadaismo: 1) un comunismo a carattere marxista (vicino allo spartachismo), rappresentato da Franz Jung o Georg Grosz ad esempio; 2) un nichilismo antipolitico a forte tendenza individualistica le cui figure sarebbero Picabia, Tzara o il berlinese Huelsenbeck; 3) una messa in scena messianica di cui il migliore rappresentante è Johannes Baader; 4) una sinistra radicale in cui l'anarchismo svolge un grande ruolo, rappresentato da Hugo Ball e Raoul Hausmann. Questa ripartizione mostra la difficoltà a ricondurre il dadaismo ad un inquadramento politico qualunque, anche se i riferimenti anarchici sono numerosi. L'evoluzione di diversi dadaisti verso il marxismo e la loro adesione al partito comunista fondato in Germania nel 1919 è un dato importante.

Malgrado queste differenze sul piano ideologico, non è meno certo che numerosi atteggiamenti ed atti dadaisti sono, al di là del campo politico ed anche ideologico, l'espressione di una volontà di andare oltre, di superare la politica rivoluzionaria spicciola, come se la coscienza dada fosse sempre la più forte, secondo cui una vera rivoluzione si compie fuori dei quadri ideologici precisi, in una specie di allegra distruzione di tutto ciò che impedisce all'essere umano- in modo collettivo ed alienante- di accedere al dominio della libertà individuale.

 

Il manifesto per dinamitare il potere

Dada, che sia a Zurigo, Berlino o Parigi, scriverà dei manifesti. Leggiamo quello diJefim Golyscheff, Raoul Hausmann e Richard Huelsenbeck, che dada 1919, redatto a Berlino in una delle epoche più torbide della storia moderna della Germania, caratterizzata dalla  sconfitta del nazionalismo e del militarismo prussiani, e la repressione di un movimento rivoluzionario. Il testo si intitola "Che cos'è il dadaismo e cosa vuole in Germania?".

Si legge innanzitutto che il dadaismo chiama alla "unione  rivoluzionaria internazionale di tutti gli uomini creatoti e spirituali del mondo intero sulla base del comunismo radicale", parola d'ordine che non potrebbe essere più classica di così se non si menzionassero gli uomini sia creatori sia spirituali (benché abbiamo visto Mühsam far appello all'intelligenza artistica), in seguito - e là le cose si degradano dal punto di vista propriamente rivoluzionario- il dadaismo chiama alla "introduzione dello sciopero progressivo attraverso la meccanizzazione generalizzata di ogni attività. È soltanto attraverso lo sciopero che l'individuo ha la possibilità di assicurarsi della verità della sua esistenza e di abituarsi infine all'esperienza".

 

Il manifesto in seguito si trasforma in una parodia di appello rivoluzionario, come se la specificità dell'anarchismo dadaista dovesse esssere di svuotare del suo senso e della sua potenza tutte le forme catalogate dell'espressione politica. È così questione di un "comitato centrale" creato "affinché gli articoli di legge dadaisti siano rispettati da tutti i cleri ed i professori", "affinché il concetto di proprietà sparisca totalmente", "affinché sia introdotta la poesia simultaneista come preghiera dello Stato comunista", "affinché le Chiese autorizzino la rappresentazione di poesie  Bruitiste, simultaneiste e dadaiste", "Affinché sia creato un comitato dadaista in ogni città con più di 50.000 abitanti in vista di una nuova formazione dell'esistenza", "Affinché siano controllate tutte le leggi e tutti i decreti dal comitato centrale dadaista della rivoluzione mondiale" e "Affinché tutte le relazioni sessuali siano presto regolamentate nel senso dadaista internazionale attraverso la creazione di una centrale sessuale dadaista". L'intenzione qui è quello di squalificare il discorso rivoluzionario così come è usato nei partiti comunisti europei, ma più generalmente tutte le costruzioni ideologiche attraverso le quali si opera un saccheggio del collettivo sull'individuo creatore di sé, il solo individuo che valga veramente, l'artista.

Ma c'è una politica dell'individuo-artista, fondata sull'idea di libertà, se non quella, dadaista, che disfa giustamente ogni possibilità di una politica concepita come potenza di uno solo su alcuni o di alcuni su alcuni? Se c'è anarchismo dadaista, non è questo nichilismo antipolitico evocato a proposito di Huelsenbeck, non è una forma di anarchismo disperato spezzante la potenza sin nella parola di cui mette in scena, in poesia catastrofiche, il ritorno al suono primitivo? Perché c'è una volontà dadaista di ritornare al primordiale, a ciò che precede lo stato sociale dell'uomo, in una  prospettiva stranamente rousseauiana e che potrebbe bene, nel suo fondo, animare il dadaismo.

Così, uno dei fondatori del gruppo di Zurigo, Hans Arp, ha intitolato una raccolta di poesie Ich bin in der Natur geboren (Sono nato nella natura), raccolta nella quale si può leggere la poesia Configurations de Strasbourg (configurazioni di Strasburgo) che inizia così: Sono nato nella natura. Sono nato a Strasburgo. Sono nato in una nube. Sono nato in una pompa. Sono nato in un vestito, e che seguita con una presentazione del gruppo dadaista e dei suoi obiettivi: "Nel 1916, a Zurigo, ho generato Dada con degli amici. Dada è per il non senso il che non vuol dire idiozia. Dada è privo di senso come la natura e la vita. Dada è per la natura e contro l'arte". Questo tema è ricorrente presso Arp così come nella maggior parte dei dadaisti. Affermare la vita individuale, è affermarsi come essere vivente in mezzo alla realtà non condizionata dall'uomo e l'universo fittizio da lui creato. Il processo di decondizionamento passa a volte attraverso un'esperienza onirica ed immaginaria che è quella della metamorfosi delle forme, degli esseri o delle situazioni ("Sono nato in una nuvola. Sono nato in una pompa").

Raoul Hausmann proclama in un manifesto dadaista del 1918 firmato tra gli altri da Tristan Tzara, Hugo Ball e Hans Arp che "La parola Dada simbolizza la relazione primitiva con la realtà circostante" e che "con il dadaismo una nuova realtà prende posto". E aggiunge: "Per la prima volta nella Storia, il dadaismo non si pone più di fronte alla vita ad un livello estetico, lacera tutti gli slogan dell'etica, della cultura e dell'interiorità che non sono che dei mantelli per muscoli magri". Con il dadaismo, scrive ancora, "la vita appare come un intreccio simultaneo di rumori, colori e di ritmi spirituali che risorgono direttamente nell'arte dadaista sotto forma di grida e di febbri sensazionali della psiche quotidiana e in tutta la sua brutale realtà". L'arte dada è associazione di elementi contradditori e anacronistici ed è in questo che esprime la vita, che è anarchia. Essere anarchici nel vero senso del termine, nel senso artistico del termine, è sposare il flusso della vita, anarchia prima, è ritornare a ciò che ha preceduto tutte le costruzioni mentali dell'umanità ricoprendo la libera anima dell'individuo.

Johannes Baader, in quanto "dada in capo", presenta così le cose: "Un dadaista è un uomo che ama la vita nelle sue forme più singolari e che dice: so che la vita non è tutta qui, ma che è anche là, là, là (da, da, da ist das Leben)! Di conseguenza il vero dadaista padroneggia tutto il registro delle espressioni vitali umane, dall'autodenigrazione sino alla parola sacra della liturgia religiosa su questo globo terrestre che appartiene a tutti gli uomini. E farò del tutto affinché degli uomini vivano su questa Terra in futuro. Degli uomini che siano padroni del loro spirito e che con l'aiuto di quest'ultimo ricreeranno l'umanità". Dinamitare il potere (di Dio, ma anche di innumerevoli piccoli dei che ricoprono la terra), è affermare la vita in tutte le sue forme, nella sua assoluta libertà creativa alla quale l'uomo deve tendere, ricreando così l'umanità. L'anarchia del verbo dadaista (bruitista, simultaneista, ecc.) non smette di proclamare questa professione di fede: è ritornando alla primitività della vita, anteriore a tutte le fondazioni sociali, che l'uomo si libererà.

 

La bussola pazza

 

La strategia dadaista conduce ad un'agitazione della bussola politica, sconvolgimento provocatore, da qui un intreccio dei registri della parola (poesia, canto, manifesto, dimostrazione pseudo-filosofiche volgenti all'assurdo, pezzi teatrali o racconto delirante), ma anche degli orientamenti politici, filosofici e religiosi. Occorre che l'ago della bussola giri con una tale intensità che alla fine la bussola esploda, lasciando infine l'umanità ad esplorare la libertà. Si potrebbe parafrasare Friedrich Schlegel dicendo che colui che vuole qualcosa di infinito (la libertà in questo caso) non sa cosa vuole; ma Dada sa che non sa cosa vuole, da qui il gioco infinito delle negazioni che è peculiare del dadaismo, la cui ultima negazione è così formulata: "Dada! Perché siamo antidadaisti!" (p. 66).

 

Possiamo dunque interpretare ogni atteggiamento anche postura dadaista come un atto di distruzione parodica, come quelle scelte ideologiche o religiose turbanti, ad esempio quelle di Johannes Baader. Si tratta, per ogni parola, di scombussolare l'uditore, di ostacolarlo nelle sue scelte mostrandogli un'immagine eccessiva delle sue credenze. Baader eccelse in questo esercizio, lui che un giorno di novembre 1918 interruppe un predicatore alla corte Dryander durante una messa alla cattedrale di Berlino interpellandolo in questo modo: "Un momento! Voglio chiederle, cos'è per voi Gesù Cristo? Vi somiglia così tanto!" Baader fu arrestato e accusato di blasfemia, l'avvenimento fece molto scalpore, sui giornali dell'epoca soprattutto. Anche se colui che venne qualificato come "anarchico individualista" si presentava come il "nuovo Cristo", Raoul Hausmann fece del personaggio uno dei più eminenti rappresentanti del dadaismo berlinese, vedendo per un certo periodo nel suo delirio messianico una rappresentazione dello spirito esplosivo proprio di Dada.

Sul piano politico, i Berlinesi furono senza alcun dubbio i più nichilisti degli anarchici, cambiando di identità e di ideologia secondo i contesti, in funzione del grado di sovversione che quest'ultime potevano rappresentare. Nulla nella "offerta politica" del momento  poteva soddisfarli, come se il carattere gregario di tutti i partiti e di tutti i movimenti li rivoltassero sistematicamente, qualunque essi fossero. L'umanità volgare dell'uomo, quella che lo spinge a raggrupparsi, era da eliminare, in un movimento forzatamente individuale- per questo aspetto i due riferimenti filosofici principali- come in Picabia- erano Stirner e Nietzsche. Così Huelsenbeck si riconobbe nel 1920 nel comunismo più radicale (una scelta ideologica non potendo essere che radicale), al punto di qualificare dada come  bolscevico", prima di considerare il comunismo come settario (quello del partito) come troppo "costruttivo", legato com'era alla fondazione di un paradiso sulla terra a cui non poteva credere, mentre il dadaista sosteneva un programma distruttivo da compiersi nell'indifferenza politica.

 

Fondamentalmente sincretico, intrecciando le correnti del pensiero, le ideologie, le credenze, ciò che potremmo chiamare infine gli istinti spirituali per contraddistinguere il fatto che lo spirito è retto anch'esso dalle forze del corpo, l'anarchismo dadaista approda ad un nichilismo estremo che prende la forma di una "indifferenza creatrice", concetto preso a prestito al filosofo Salomon Friedlaender, per il quale il fatto che la cosa in sé kantiana sia inconoscibile gettava il soggetto in un universo di relatività, cioè di innumerevoli polarità che non potevano essere superate che in un punto di assoluta indifferenza, momento di assoluta libertà.

 

È la stessa cosa oggi, in cui il pensiero libertario evoca le figure più discordanti, da Rimbaud a Nietzsche, da Deleuze a Bakunin, da Spinoza a Leibniz, come se la specificità dell'anarchismo fosse infine, come per Dada, di cercare prima di tutto di produrre l'esplosione spirituale, la sola attraverso la quale la volontà umana non gregaria potrebbe esprimersi. E ci si può interrogare sul fatto che l'anarchismo ritorni precisamente oggi, come se si trattasse attraverso esso di combinare per poi superare tutte le forme di rivolta che, nella loro realizzazione storica, sono fallite, in primo luogo beninteso il comunismo.

 

Sul fatto che ritorni in una epoca "scombussolata", ma il cui scombussolamento sembra non attivo, ma passivo, esprimentesi a fatica (si è giustamente detto che Sisifo era stanco) ed una spossatezza vertiginosa. Punto di indifferenza inverso di quello del dadaismo, che esso era espressione di un'energia estrema, quando la nostra epoca si sprofonda in un nulla di volontà. Il dadaismo ci seduce, l'anarchismo anche, come il sogno ultimo che una rivolta potrebbe ancora animare l'individuo, allorché tutto sembra dormire nell'infinito ritorno dei ritornelli politici.

 

 

Laurent Margantin

Questo testo è apparso sulla rivista Lignes, n° 16, "Anarchies", Febbraio 2005.

 

 


Nota sull'autore
 

I suoi primi testi sono stati pubblicati da Kenneth White in Cahiers de géopoétique, successivamente delle poesie e dei testi in prosa sono apparsi in Poésie 98, Fario, Le Nouveau Recueil, così come degli articoli di ricerca sulle riviste specializzate come Romantisme, Littérature o Mélusine.

Dopo studi in letteratura comparata, Laurent Margatin si è orientato verso la letteratura tedesca, prima di vivere una decina d'anni a Tubinga in Germania. Ha lavorato soprattutto ad un dottorato su Novalis et les sciences de la terre, e ad un'antologia sul romanticismo tedesco intitolato La forme poétique du monde edito presso le edizioni José Corti.

Durante questi anni, è stato in stretto contatto con il filosofo Manfred Frank ed i poeti Auxeméry e Lorand Gaspar. Collabora alla "Quinzaine littéraire" ed ha cominciato a partecipare alla "Revue des Ressources", sin dal 1998 facendo parte del comitato di redazione. È responsabile della rubrica"Ecritures & Critiques" suddivisa in quattro parti: D’autres espaces, Critiques, Littérature et Internet et Romantisme allemand.

Ha recentemente posto on line diversi scritti sul sito delle éditions Léo Scheer.

 
[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:
Dada ou la boussole folle de l'anarchisme

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14 settembre 2009 1 14 /09 /settembre /2009 17:41






  Anarchismo e surrealismo

di Aurélien Dauguet


Max Ernst, L’Unico e la sua proprietà, 1925
1925. tecnica del Frottage, matita su carta. 26 x 20 cm.

 

 

Dove il surrealismo si è per la "prima volta riconosciuto... è nello specchio dell'anarchia". Con questa frase senza equivoci, André Breton riafferma nel 1952 un'evidenza che tuttavia, lo si è potuto constatare nella storia di questi due movimenti, ha avuto qualche difficoltà a farsi ammettere ed ha incontrato alcuni alleati. "La Claire Tour" è apparso nel n° 297 dell'11 gennaio 1952 del Libertaire che ospitava i surrealisti da maggio 1947. Dopo il ritorno di André Breton dagli USA egli fu salutato da André Julien nel numero del 24 aprile dello stesso anno. "Perché una fusione organica non ha potuto verificarsi in quel momento tra elementi anarchici e surrealisti?" si interroga. Questa domanda, se può essere posta oggi, richiede alcuni approfondimenti.

In effetti, si stabiliva allo stesso tempo, se non la fusione organica che Breton evocava e richiamava esplicitamente almeno una collaborazione regolare tra surrealisti ed anarchici attraverso la mediazione di testi destinati al Libertaire: i Biglietti surrealisti ed altri scritti, come la risposta di Breton all'inchiesta  su Céline, il suo discorso alla Mutualité, delle critiche di film, dei biglietti umoristici o lo studio di Péret su "La Rivoluzione e i sindacati".

Ma quel che molti autori dimenticano di precisare ricordando questo periodo, è di quale tipo di anarchici si trattava. Fare qui la storia della presa di possesso del giornale e dell'organizzazione dal gruppo di Fontenis, la deviazione marxista, la società segreta Pensée et Bataille e la caduta nell'elettoralismo ci condurrebbe troppo lontano. Basta dire che se i surrealisti furono per qualche tempo i gonzi di questa situazione, essi compresero molto presto e inoltre conservarono il contatto con quelli che ricostruirono la F. A. e lanciarono, con il successo che conosciamo, Le Monde Libertaire.

Ma, come fu pensato, sentito, vissuto, sognato l'anarchismo in seno al surrealismo dal suo emergere nel mondo dello spirito? Il primo Manifesto del surrealismo è apparso nel 1924. Breton vi faceva poggiare le fondamenta di questa grande avventura. Fondamenta ma non limiti, redatti in una lingua ad un tempo sia forte che chiara, senza pedanteria: evocazione della vita quotidiana, riferimenti agli autori che lo hanno alimentato, saluto ai suoi amici che hanno reso atto di surrealismo assoluto, omaggi poetici. Allo stesso tempo, egli erige una specie di Panteon del surrealista. Baudelaire è surrealista in morale, Rimbaud è surrealista nella pratica della vita, Vaché è surrealista in me.

Stabilisce le basi referenziali degli apporti scientifici: riconoscimento a Freud delle sue scoperte, l'immaginazione è forse sul punto di riprendersi i suoi diritti. Se le profondità del nostro spirito custodiscono strane forze capaci di aumentare quelle della superficie o di lottare vittoriosamente contro di essa, c'è ogni interesse a captarle innanzitutto, per sottometterle in seguito, se possibile, al controllo della nostra ragione.

Riprende, da Reverdy, la definizione dell'immagine: L'immagine è una creazione pura dello spirito. Non può nascere da una comparazione ma dall'avvicinamento di sue realtà più o meno lontane [...]. Più i rapporti di due realtà vicine saranno lontani e giusti, più l'immagine sarà forte, più avrà potenza emotiva e realtà poetica, e fornisce una definizione del surrealismo: Automatismo psichico attraverso cui ci si propone di esprime sia verbalmente sia per iscritto sia in qualsiasi altro modo il funzionamento reale del pensiero. Ma non si è dimenticato di precisare che la sola parola libertà è quella che ancora mi esalta. La credo adatta ad interessare, indefinitamente, il vecchio fantasma umano. Risponde indubbiamente alla mia sola legittima aspirazione.

È dopo l'incontro con Jacques Vaché, personaggio unico, poeta dell'istante e della vertigine che segnò fortemente il giovane Breton, e prima del Manifesto del 1924, nel 1919 che possiamo datare gli inizi del surrealismo. È in effetti a questa data che compaiono Les Champs magnétiques di Breton e Philippe Soupault, raccolta di testi automatici per i quali i due autori si sono associati senza che si possa a priori discernere la parte di ognuno di essi. Era parlando propriamente aprire il campo a tutti i magnetismi del pensiero, dell'inconscio e della poesia. Questi giovani e con essi Louis Aragon e qualcun altro, erano stati molto sensibili all'espressione plastica dei loro fratelli di pochi anni più grandi: Giorgio de Chirico, Francis Picabia, Marcel Duchamp e Max Ernst.


Questa espressione era ai loro occhi come una concretizzazione dello spirito di Rimbaud e di Lautréamont  nella personalità e nasceva allora nell'interpretazione volontariamente denigrativa di Dada. Dada appariva nel 1916 a Zurigo. È la reazione selvaggia alla guerra orribile ed imbecille, da parte di un non-conformismo assoluto e distruttore. Vi furono, certo, altri precursori, Sade, Jarry, perché il surrealismo è stato una ricostruzione totale del mondo del pensiero e della sensibilità. Con tutti i surrealisti, Breton non ha smesso, per tutta la sua vita di sollecitare attraverso la storia della filosofia, dell'antropologia, dell'arte, della scienza e in molti altri campi, tutti gli autori, tutti i lavori, tutte le procedure che il pensiero ufficiale piegato dalla religione e dalla autorità, avevano occultati. Ma, prima di tutto il surrealismo è nato da una presa di coscienza acuta della irrisorietà della condizione umana e, allo stesso tempo, della perdita degli immensi poteri che sono stati strappati all'uomo attraverso la morale, la religione e le oppressioni sociali.

 

Ma se i surrealisti non sono arrivati che nel 1947 a raggiungere gli anarchici, quale fu il loro cammino politico dall'anticonformismo totale di Dada? Vedremo che se questi percorsi li hanno portati a fiancheggiare i comunisti per pochi anni, e ciò con alterne fortune, questo non ha mai fatto loro smarrire la linea di demarcazione della rivolta e dell'anarchismo.


Una grande sensibilità è sempre presente in Breton e questa sensibilità si esprime con una grande intensità quando evoca l'anarchismo. In  Arcane 17, scritto nel 1944, ricorda: La bandiera rossa, del tutto pura, priva di marchi o insegne, ritroverò sempre per essa l'esaltazione popolare all'avvicinarsi dell'altra guerra, l'ho vista dispiegarsi a migliaia nel cielo basso di Pré-Saint-Gervais. Tuttavia, sento che a ragione non posso farci nulla continuerei a fremere ancor più all'evocazione del momento in cui questo mare fiammeggiante, in posti poco numerosi e ben circoscritti, è stato bucato dallo stormire di bandiere nere [...]. Nelle più profonde gallerie del mio cappello nero, certo, le devastazioni fisiche erano più sensibili, ma la passione aveva veramente forato certi occhi, vi aveva lasciato dei punti di incandescenza indimenticabili. Era come se la fiamma fosse passata su  tutti loro bruciandoli soltanto più o meno, non lasciando sugli uni che la rivendicazione e la speranza più ragionevoli, le meglio fondate, mentre portava agli altri, più rari a consumarsi sul posto in un atteggiamento inesorabile di sedizione e di sfida [...]. E ancora: Non dimenticherò mai la distensione, l'esaltazione e la fierezza che mi procurò, una delle primissime volte che bambino mi si portò in un cimitero tra tanti monumenti funerari deprimenti o ridicoli, la scoperta di una semplice lastra di granito incisa in lettere capitali rosse con la superba sentenza Né dio né padroni".

 

Questa emozione giovanile doveva segnare la formazione intellettuale di Breton e dei suoi amici tanto quanto l'attualità politica dell'caso Dreyfus, i grandi movimenti sociali e la ribollente vita intellettuale dell'epoca, i poeti simbolisti come Laurent Tailhade o il Remy de Gourmont di allora o ancora Georges Darien (Breton scriverà la prefazione nel 1955 della riedizione di Voleur [Il ladro] evocando Stirner e L'Unico che aspira ad essere Uomo libero sulla terra libera). Ma è soprattutto la rivolta individuale che questi ambienti intellettuali celebreranno, piuttosto che la lotta sociale. I surrealisti non esiteranno, nel 1923, a prendere la difesa di Germaine Berton, una giovane anarchica che uccise, nei locali dell'Action française, il "camelot del re" Maurice Plateau. Il caso si complicò per via del suicidio del figlio di Léon Daudet. Philippe, acquisito alle idee libertarie ed amante di Germaine Berton.

 

Ma se, presso i surrealisti si prova attrazione verso l'anarchia, non si cerca ancora ad agire direttamente in un'organizzazione o un gruppo. Robert Desnos, tuttavia, ha frequentato un tempo il gruppo in cui stavano formandosi Rirette Maîtrejeane Victor Serge. E, secondo un rapporto datato 30 dicembre 1940 della direzione delle Informazioni generali, Benjamin Péret avrebbe militato in un gruppo anarchico della regione parigina nel 1924 e collaborato alla stessa epoca al Libertaire che è citato in La Révolution surréaliste. I surrealisti leggevano dunque Le Libertaire a quest'epoca così come L'Anarchie  e L'Action d'Art.

 


 

Ritratti provocatori e surreali di surrealisti. La scritta recita: "Non vedo la (donna) nascosta nella foresta". Da: La Révolution surréaliste, n°12 del 15 dicembre 1929.


Aragon che fece carriera con lo stalinismo scriveva nel 1924 questa frase, nell'opuscolo Un cadavre, diretto contro Anatole France: Mi fa piacere che il letterato che saluta allo stesso tempo il tapiro Maurras e Mosca la rimbecillita. A Jean Bernier che glielo rimproverava, rispose: La rivoluzione russa, non mi impedirete di alzare le spalle, sulla scala delle idee, è tutt'al più una lieve crisi ministeriale. È molto paradossalmente in quest'atmosfera che i surrealisti si porranno il problema dell'azione rivoluzionaria. Si può capire oggi l'attrazione che ha potuto esercitare su di loro, in poco tempo, la rivoluzione russa che sembrava allora essere ancora promettente.


D'altronde, il movimento anarchico era poco coerente. Stava sbiadendosi appena il ricordo del Manifesto dei sedici che si schierava a favore della guerra e gli anarchici erano divisi in piattaformisti e sintetisti. Nel luglio del 1925, Breton assume la direzione di La Révolution surréaliste succedendo così ad Antonin Artaud che esprimeva un individualismo anarchizzante ed aveva redatto la maggior parte dei testi collettivi della rivista come "Vuotate le prigioni, sciogliete l'esercito" e scopre il libro di Trotsky su Lenin che lo colpisce. Il movimento accelera: Eluard, André Mason e Joe Bousquet seguono. Aragon, un po' reticente, si getta nella corrente con grande stupore di Victor Castre "stupito di vedere in quindici giorni lo spirito più libertario del gruppo passare da un individualismo assoluto ad un impegno totale".

 

C'era certamente in Breton, che aveva portato a questo processo, un desiderio urgente di concretizzare alcuni dati del surrealismo ed il timore di vedere il surrealismo impantanarsi in una specie di bohème negativista. Il suo rifiuto di status di artista ha anch'esso il suo peso così  come il desiderio sincero di vedere il mondo cambiare. Nei fatti, soltanto cinque membri del gruppo surrealista si iscriveranno al P. C.: Aragon, Breton, Eluard, Unik e Péret, nel gennaio del 1927.


"È sicuro che l'idea dell'efficacia, che sarà lo specchio delle allodole di tutta quest'epoca, è stato altrettanto decisivo. Il che possiamo attribuire al trionfo della rivoluzione russa e all'avvento di uno Stato operaio che comportava un grande cambiamento chiarificatore. La sola ombra sul quadro che doveva precisarsi come una macchia indelebile risiedeva nello schiacciamento dell'insurrezione di Kronstadt il 18 marzo 1921. Mai i surrealisti riuscirono del tutto a passarci sopra..." spiega Breton stesso in La Claire Tour.


Ma l'adesione alla rivoluzione sovietica non fu accettata da tutti i surrealisti. Così Robert Desnos rifiuta di accettare delle parole d'ordine ed una disciplina troppo arbitraria. Stesso genere di rifiuto in Miro e Georges Ribemont-Dessaignes. Inoltre, bisogna precisare che l'impegno di Breton stesso non si senza riserve: egli valuta che il programma comunista non è, che un programma minimo e rimprovera a L'Humanité di essere puerile, declamatorio, cretinizzante, illeggibile; del tutto indegno del ruolo di educazione proletaria che dovrebbe assumere.

  

 L'anarchica Germaine Berton circondata dai surrealisti. Omaggio del movimento d'avanguardia al suo gesto omicida riparatore.


Breton si vede collocato alla cellula del gas. Questi poeti spronando il sogno e l'inconscio sembrano tanto più sospetti quando ci si ricorda della loro presa di posizione nei casi Germaine Berton e Philippe Daudet. Da parte loro, i surrealisti cominciarono a provare una certa inquietudine durante i primi processi, soprattutto quello del partito industriale nel novembre e dicembre del 1930. Aragon e Sadoul ottennero dai loro amici la condanna pubblica dei pretesi sabotatori che essi fecero a fior di labbra con, precisa André Breton, più o meno con  una certa riserva mentale.

 

In "Legittima Difesa", testo importante che occorrerebbe citare per intero, Breton aveva precisato che "le esperienze della vita interiore si proseguono e ciò ben inteso, senza controllo esterno, anche marxista". Questo periodo "comunista" sarà, lo si sarà capito, tempestoso ed il barometro oscillerà tra la volontà dei surrealisti di partecipare efficacemente, a modo loro, alal rivoluzione proletaria, la loro volontà di conservare la loro specificità ed i tentativi dei dirigenti del P. C. di sottovalutarli. Breton, restando in piedi nella tempesta e desiderando influenzare la politica del P. C., decide di far parte-siamo nell'autunno del 1932- con Char, Eluard e Crevel, dell'ufficio dell'Associazione degli scrittori ed artisti rivoluzionari presieduto da P. Vaillant-Couturier.

 

Equivaleva a salire più in alto per precipitare più in basso. Nel 1933, Breton veniva escluso. Il pretesto, un testo di Ferdinand Alquié che criticava il film sovietico "Les Chemins de la Vie" nella rivista Le surrealisme au service de la Révolution. Poi fu la volta, (però nel frattempo, nel 1935, Breton aveva schiaffeggiato  Ilya Ehrenburg che aveva qualificato come da pederasti le attività dei surrealisti nel suo libro Visto da uno scrittore dell'URSS), del "Congresso internazionale per la difesa della cultura", nel corso del quale i surrealisti furono per così dire imbavagliati: non si accordò loro la parola che l'ultimo giorno del congresso alle due del mattino. Crevel, che aveva fatto molto per preservare i fragili legami tra i suoi amici e il P. C., si suicidò la mattina stessa. Se quest'avvenimento non fu l'unica causa del suo suicidio, si può ipotizzare senza timore che non ne fu estraneo.

 Senza segnare nessun regresso nella sua evoluzione politica, il surrealismo ritroverà sulla sua strada la rivolta individuale e la nemica di sempre, la sacrasanta famiglia borghese con il violento caso di Violette Nozière: una ragazza avvelena suo padre. È evidentemente un crimine scandaloso ma lo scandalo è ancora più grande quando Violette accusa suo padre di averla violentata sin dall'età di dodici anni. I surrealisti, che si erano già sollevati contro l'ipocrisia borghese nel manifesto "Hands Off Love", durante il processo per il divorzio di Charlie Chaplin nel 1927, reiterano dando, in omaggio a Violette Nozière, una raccolta di poesia arricchita con delle illustrazioni.

 

Breton aveva ammirato Trotski attraverso il suo libro su Lenin. Péret da parte sua aveva avvicinato, sia in Francia sia in Brasile, da cui fu oltretutto espulso, i gruppi di opposizione marxista come L'Unione comunista, o il Partito operaio internazionalista. I surrealisti avevano preso le difese di  Trotski sin dalla sua espulsione dalla Francia nel 1934. Nel 1938, Breton si trova incaricato di una serie di conferenze a proposito della "Poesia e della pittura in Europa" all'Università di Città del Messico. Sarà per lui il momento di incontrare il momento atteso per incontrare Trotski allora residente vicino a Città del Messico. Passa alcuni giorni in compagnia del rivoluzionario e del pittore Diego Rivera.

 

Redige "Per un'arte rivoluzionaria indipendente", appello all'indipendenza dell'arte in cui si afferma: "la volontà deliberata di attenerci alla formula licenza in arte" e più precisamente che "la rivoluzione è tenuta ad edificare un regime socialista di piano centralizzato; per la creazione intellettuale deve, sin dall'inizio stesso, fondare un regime anarchico di libertà intellettuale. Nessuna costrizione, non la minima traccia di comando". Questo manifesto fu firmato con i nomi di Breton e Rivera ma redatto di fatto da Breton e Trotsky, quest'ultimo avendo insistito che la sua firma fosse sostituita alla sua. Si sente in questo testo l'influenza della rivoluzione spagnola. Fu suscitata da Trotsky dalla personalità di Breton?


La rivoluzione spagnola porterà ai surrealisti quanto essi si aspettavano dall'anarchismo: un'organizzazione ed una determinazione, nei fatti, a cambiare il mondo. Benjamin Péret si recherà in Spagna in quanto delegato del P.O.I. Dopo aver lavorato alal radio del P.O.U.M., lascia questo posto rimproverando a questa organizzazione la sua partecipazione al governo della Generalità della Catalogna. Si arruola nella colonna Durruti sul fronte aragonese. "Ogni collaborazione con il P.O.U.M. era impossibile, volevano accettare della gente alla loro destra, ma non alla loro sinistra. Ho deciso di entrare in una milizia anarchica ed eccomi al fronte, a Pino de Ebro", scriveva a Breton.


Due anni più tardi, rende omaggio a Durruti: "Ho sempre visto in Durruti il dirigente anarchico più rivoluzionario, quello il cui atteggiamento si opponeva più violentemente alle capitolazioni degli anarchici entrati nel governo ed il suo assassinio mi aveva molto commosso. Pensavo che l'insegnamento costituito dalla vita di Durruti non andrebbe perduto". Péret, che fu il più politicizzato dei surrealisti se non si è mai dichiarato anarchico, ne è stato sempre vicino. Fu in ogni caso un militante rivoluzionario conseguente e intransigente ed un grande poeta. Rientrato in Francia, partecipa con i suoi amici surrealisti alla F.I.A.R.I.


All'inizio della guerra, mobilitato, è implicato in un affare di volantini pacifisti "a carattere anarchico", se si deve credere alle informazioni generali, arrestato e imprigionato alla Santé poi a Rennes. Liberato, riuscirà a raggiungere il Messico dove si impegnerà in una profonda ridiscussione delle teorie e metodi rivoluzionari del trotskismo e prende le distanze con le sue organizzazioni. Durante la sua partecipazione al Libertaire, ritrova i principi di base dell'anarchismo. "Se la sparizione dello Stato non può essere presa in considerazione nell'immediato, non è meno certo che il trionfo dell'insurrezione proletaria deve segnare il primo giorno dell'agonia dello Stato", afferma in una lettere a Georges Fontenis ed il suo studio "I sindacati contro la rivoluzione" lo pone in un'ottica consiliarista.


Poco tempo dopo il ritorno di Breton dagli USA, il surrealismo riprende le sue attività e l'avvenimento più di spicco con l'apparizione della rivista Néon sarà la dichiarazione collettiva "Rottura inaugurale" che, se segna la persistenza nell'attaccamento alla personalità di Trotski, più che al suo pensiero, segna le distanze prese con le formazioni politiche: "Ma le esigenze morali che sono le nostre, pur relativamente rispettate dai movimenti proletari di opposizione allo stalinismo, non sono, da questo lato non più, al riparo da ogni delusione. Il surrealismo ed i suoi differenti movimenti che si estendono sino all'anarchia, è probabile che dal lato dell'anarchia gli scrupoli morali del surrealismo troverebbero più soddisfazione che inoltre si incontrano anche su un piano ad un tempo di protesta rispetto al presente e di rivendicazione intransigente e lucida in quanto all'avvenire".


Questo testo faceva seguito a "Liberté est un mot vietnamien" [Libertà è una parola vietnamita], contro la guerra in Indocina: "È falso che si possa difendere la libertà qui imponendo la servitù altrove" e precedeva "À la niche les glapisseurs de Dieu"  [A cuccia gli strilloni di Dio] che denunciava l'epidemia dei tentativi di recupero del surrealismo da parte dei cristiani che imperversavano allora. È alla stessa epoca che inizia la collaborazione al Libertaire. Les Billets surréalistes propriamente detti appaiono il 12 ottobre 1951. Parallelamente, Breton e qualcun altro dei suoi amici sostengono le campagne di Gary Davis, Il Mouvement Front Humain [Movimento Fronte Umano] e quello dei Citoyens du Monde [Cittadini del Mondo] e si trovano all'origine del Manifestes des 121. Il malinteso che mise fine alla partecipazione al Libertaire fu lungi dal rimettere in causa i rapporti tra anarchici e surrealisti anche se, in seguito, essi non collaborarono regolarmente a Le Monde Libertaire, i legami non saranno mai rotti del tutto tra i due movimenti.

 Ne sono testimoni le differenti manifestazioni di reciproco interesse tanto nelle riviste surrealiste (Médium, Le Surréalisme, La Brèche, L'Archibras) quanto nella stampa libertaria. Conosciamo la partecipazione di Breton alle campagne Lecoin e ai Comitati antifascisti a fianco della F. A. L'elenco sarebbe lungo, uno studio approfondito di questo periodo recente, con i suoi aspetti internazionali, sarebbe necessario. Ricordiamo quest'avvenimento simbolico per molto militanti anarchici: la presenza delle firme di Maurice Joyeux e di Maurice Laisant in fondo ad un testo di protesta dei surrealisti riprodotto in Le Libertaire n° 107 di giugno 1990.


"Perché una fusione organica non ha potuto svolgersi in questo momento tra elementi anarchici e surrealisti?" Questo interrogativo di Breton in "La Claire tour" può essere posta oggi, credo personalmente che se questa fusione dei luoghi comuni di pensiero avrebbe potuto essere possibile ai tempi di Dada, la diversità delle opzioni dell'anarchismo, somma del tutto complessa e variegata e la specificità del funzionamento collettivo del surrealismo, per lo meno sino ad un passato recente mi hanno sempre incitato ad una grande prudenza. Per contro questa fusione può operarsi a livello individuale: ho evocato più in alto Benjamin Péret, il suo grande amico, il poeta Jehan Mayoux potrebbero personificare questa "fusione organica individuale". Figli di insegnanti pacifisti e libertari, aveva raggiunto i surrealisti verso la fine degli anni 20. Insegnante lui stesso e sindacalista, si rifiuterà di rispondere alla chiamata alle armi.


Incarcerato, riuscì ad evadere ma fu preso dai Tedeschi che lo inviarono in un campo in Ucraina. Liberato nel 1945, è riabilitato e ritrova il suo posto di ispettore primario. Firmatario del Manifeste des 121, è sospeso dalle sue funzioni. Muore nel 1975. Marie-Dominique Massoni ha saputo, anche lei, conciliare la pratica surrealista e le attività politiche. Attualmente membro del Gruppo surrealista di Parigi, ha militato dopo il 1968 per lunghi anni nei movimenti di estrema sinistra, anarchici e femministi. Jean-Claude Tertrais partecipava alle attività surrealsite alla metà degli anni 50, vivente Breton. Insubordinato alla guerra di Algeria, fu inviato nei battaglioni disciplinari.


Di ritorno in Francia, raggiunse la F.A. e consegnò a Le Monde Libertaire degli articoli in favore del surrealismo. André Bernard, obiettore di coscienza, che fece alcuni scioperi della fame, imprigionato per delle azioni antimilitariste dovette esiliarsi in Svizzera ed in Belgio, fu uno dei membri fondatori della rivista Anarchisme et Non-Violence. Di ritorno in Francia, partecipò alle lotte del Parisien libéré  e raggiunse i surrealisti alla fine degli anni 70. Oggi, svolge un ruolo importante nei lavori editoriali del movimento surrealista e dell'Atelier de création libertaire [Laboratorio di creazione libertaria]. E l'autore di queste righe militava nel gruppo Louise Michel all'epoca della ricostruzione della F.A., poi in Normandia. Animatore a Rouen del Cine Club L'Age d'Or, ciné club surrealista ma animato da militanti anarchici, partecipa alle attività surrealiste sino al 1968.


Oggi, possiamo parlare di svolta, di rinnovamento del surrealismo? Una corrente nuova, ad ogni modo, sembra infondere come una rigenerazione dello spirito surrealista. Al fianco di artisti e di scrittori come Camacho, Jean Benoit, Mimi Parent, Annie Lebrun, surrealisti Breton vivente che, pur scegliendo  procedure del tutto peculiari, parlano sempre oggi il surrealismo più puro, si attivano in piccoli gruppi che, senza rivendicarlo, partecipano per la maggior parte dello spirito surrealista: le imprese di Jimmy Gladiator e dei suoi amici che sono a capo della creazione di libelli virulenti generatori di umori e umorismi e di rabbia da più di venti anni, un gruppo formato recentemente da giovani provenienti dal Groupe de Paris [Gruppo di Parigi], che sono all'origine della riattivazione di questo gruppo e che hanno optato per un funzionamento diverso senza nulla rinnegare dell'essenza del surrealismo; l'associazione Hourglass che edita dei libretti ed organizza regolarmente delle esposizioni di surrealsiti stranieri e accoglie l'Exposition Terre interieure [Esposizione Terra interiore] del Groupe de Paris, nel 1993. Congiuntamente a case editrici di provincia, la poesia surrealista di oggi è diffusa dalle Editions surrealistes e la del tutto recente collezione La Maison de Verre [La Casa di Vetro].


Con la perfetta coscienza che questo studio a potuto lasciare molte zone in ombra, mi sono sforzato di ricordare la problematica dei rapporti del surrealismo e della politica e soprattutto l'anarchismo in una panoramica che darebbe una visione globale ma lascerebbe tralucere le luci vive più caratteristiche. Ho dovuto far ricorso alla mia memoria, ho consultato una documentazione personale ed ho utilizzato in gran parte i lavori che Carole Reynaud-Paligot ha avuto la gentilezza di comunicarmi. La ringrazio sentitamente augurandole di poter condurre nel miglior modo la sua impresa che darà su questo soggetto una luce più vivida.


 

 

 

 

 

[Traduzione, ricerca iconografica e linkografica di Ario Libert]

 


 


LINK ai post originali:

Anarchisme et surréalisme, 1a parte

Anarchisme et surréalisme, 2a parte



Primo manifesto del surrealismo, (in francese).


LINK interni:

Maurice Joyeux, Le più belle paglie hanno la tinta spenta sotto chiave



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3 luglio 2009 5 03 /07 /luglio /2009 12:37






Le più belle paglie

 HANNO LA TINTA SPENTA

SOTTO CHIAVE [1]

di Maurice Joyeux



Se un'idea sembra essere sfuggita sino ad oggi ad ogni impresa di riduzione, aver tenuto testa ai più grandi pessimisti, pensiamo che sia l'idea dell'amore, la sola capace di riconciliare ogni uomo, momentaneamente o non, con l'idea della vita.
       Secondo manifesto del surrealismo



In cosa André Breton può interessare i quadri del nostro movimento sindacale? si chiederanno alcuni. Nel momento di rispondere mi torna in mente questa magnifica formula di un delegato del sindacato dei costruttori al nostro ultimo Congresso della regione parigina: "Due elementi rimangono il simbolo del nostro sindacato, disse, il manico del piccone che il militante regge con la mano e la mensola dei libri che egli ha fissato sopra il suo letto". Esclamazione tagliente che definisce il nostro modo di procedere che è alla volta lotta e conoscenza. Ora, per cinquanta anni André Breton ha proseguito sulle strade della libertà questa spinta verso la conoscenza degli esseri che è la conseguenza logica della loro lotta per la loro emancipazione.

Meglio del letterato che descrive delle situazioni, il poeta alla ricerca di forme di espressioni nuove è il complemento del militante alla ricerca di nuove strutture. Per l'uno come per l'altro, la dignità umana è l'oggetto della loro ricerca dell'assoluto. L'uno e l'altro nel campo che è loro peculiare si rifiutano di essere soltanto dei testimoni del loro tempo, ma degli attori che lo modificano. Thomas Moore, Etienne de la Boetie, Erasmo e gli umanisti suonano la campana a martello di un mondo che sta per partorire la Riforma e vedere fiorire il Rinascimento. Hugo, Lamartine, Vigny ed i romantici sono il riflesso letterraio delle barricate del 1848. André Breton, Benjamin Péret, Philippe Soupault ed i surrealisti singolarizzano l'espressione di un mondo che intorno al 1920 era deciso a porre e risolvere il problema sociale. "L'Utopia", "La Storia di un crimine", "Il secondo manifesto del surrealismo", sono i vertici di un'insurrezione estetica che accelerò la mutazione della società del loro tempo. Dopo le esplosioni umaniste, romantiche e surrealiste, nulla fu più eguale a ciò che prima veniva insegnato come delle leggi spirituali inamovibili.

Per Breton ed i suoi amici, tutto cominciò con uno spaventoso bagno di fango e di sangue.


La guerra 14-18.
Chi avrebbe oggi il coraggio di rileggere gli articoli che poterono scrivere dei Barrés o dei Bergson? Non vi era nulla che si elevasse al di sopra del livello d'espressione di una stampa mercenaria. Emaciati, con la barba lunga, a brandelli, stralunati, gli uomini uscivano dalle trincee. I pidocchi avevano scavato solchi su carni che l'acciaio aveva risparmiato. Le donne dagli occhi lucidi che li aspettavano, non erano più le stesse che avevano lasciato quattro anni prima. Quelli della riserva, gioviali e soddisfatti di sé, davano loro delle pacche sulla spalla. Un ronzio di frasi scavate bucava loro il cervello più sgualcito del loro cuore. "L'ultima delle guerre!", "Non passeranno!", "Abbiamo dei diritti!", "Il crucco pagherà!", ecc. e la canzone "La Madelon" straripava come il vino rosso drogato, le sere dell'attacco. Eppure un lontano rumore si alzava all'est che difficilmente giungeva alle orecchie.

Tornarono ai loro campi e alle loro officine come dei sonnambuli, cullati dalla musica militare, la voce da raganella di Poincaré, il cuore intenerito dalle mollettiere di Clémenceau, "il padre della Vittoria" che si era fatto fotografare nelle trincee per la prima pagina di L'Illustration che essi ritrovavano attaccata ai muri della loro cucina macchiata di chiazze di grasso e di "cacche di mosca". Nei loro villaggi come nei quartieri della loro città, i nuovi ricchi imbrattavano i marciapiedi sui quali i nuovi poveri aspettavano le provviste, il carbone, del lavoro. Ed è là, alla fonte di quel che era stata la loro esistenza che il miracolo si dissolse. Ritornati lucidi, uno ad uno i militanti raggiunsero le Case comuni che i vecchi con grandi fatiche avevano mantenute. L'organizzazione operaia si ricostituì.

Alla dichiarazione di guerra, André Breton non aveva ancora venti anni. È un giovane nutrito di Victor Hugo, dei simbolisti, di Valéry ed inebriato di poesia, che la guerra ghermì; è un altro uomo che la guerra restituirà! Per quattro anni lo spirito ha piegato e terrorizzato l'elite intellettuale, i France, I Claudel, i Barrés, lo stesso Apollinaire vivranno inginocchiati davanti al potere della guerra. La stupidità fa dappertutto corteo alla viltà e soltanto alcuni sindacalisti cercheranno di salvare l'onore del movimento operaio. Tuttavia, nel cielo di fuliggine, si sono prodotte delle lacerazioni. Pagine strappate alla sofferenza, "Il Fuoco" di Barbusse vara la demistificazione e Duhamel si appresta a ricevere il Goncourt per Civilisation. È allora che André Breton incontra Jacques Vaché, poi Apollinaire, Soupault, Tzara, Aragon, Pierre Reverdy. Apollinaire e Vaché, minati dall aguerra, spariranno presto e per gli altri, raggruppati intorno a Breton, la grande avventura del surrealismo sta per cominciare.



IL PROGETTO SURREALISTA

Il surrealismo così come lo intendo, dichiara molto il nostro anticonformismo, perché non possa essere questione di tradurlo, al processo del mondo reale, come testimone a scarico.
       Manifesto del surrealismo.
 
Il primo Manifesto del surrealismo apparirà nel 1924, ma durante i cinque anni di gestione che sfoceranno a questo opuscolo, il gruppo, riunito intorno a Breton, si impegnerà a far esplodere il conformismo piccolo borghese di una società che non vive che di parole. Sarà dapprima l'esperienza Dada che si nutre di parossismo, d'insolenza, di esibizionismo e che si farà suscitare contro tutte le "persone oneste" a cominciare dai lavoratori che si lanciano all'assalto della borghesia, senza accorgersi che le giustificazioni intellettuali a cui fanno riferimento sono le stesse di cui questa borghesia si serve per garantirsi semplicemente contro l'oggetto stesso, ma la visione intima, profonda che l'uomo se ne fa. In poesia, come in pittura, il soggetto come colui che l'esprime, si mischieranno così strettamente che ne risulterà una creazione inedita, originale che sarà il frutto della loro collaborazione e che sarà l'opera stessa.

Ed è di questa liberazione dell'artista che sono nate tutte le Arti d'espressione moderna ed è il primo Manifesto del surrealismo che ha portato il colpo decisivo ad un arte di sufficienza il cui progetto consisteva nel magnificare una società che viveva dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.



Il Surrealismo è l'insurrezione degli spiriti!
 

Credo che non possiamo evitare di porci in modo bruciante il problema del regime sociale sotto cui viviamo, voglio dire l'accettazione o la non accettazione di questo regime.

          Secondo Manifesto del Surrealismo



Il coinvolgimento politico


È dalla creazione di La Révolution Surréaliste che data il primo coinvolgimento formale di Breton e dei suoi amici sulla strada rivoluzionaria. Sulla copertina del primo numero della rivista, figura questa dichiarazione: bisogna approdare ad una nuova dichiarazione dei diritti dell'uomo; ed è a quest'epoca e sotto l'impulso di Antonin Artaud che dei testi come Aprite le galere, sopprimete l'esercito escono dal "Bureau des recherche surréalistes" [Ufficio delle ricerche surrealiste]. Infine, nel numero quattro della rivista, un documento di Breton dichiara: Nello stato attuale della società in Europa, continuiamo ad aderire ai principi di ogni azione rivoluzionaria, anche se prendesse come punto di partenza la lotta di classe. Poi viene una proclamazione contro la guerra della Marne ed infine il famoso banchetto di Saint-Pol-Roux che contrassegnò la rottura dei surrealisti con i vecchi scrittori combattenti che dominano la vita letteraria di quest'epoca.


In Légitime Défense, André Breton scrive: Non c'è tra di noi nessuno che non si auguri il passaggio del potere dalle mani della borghesia a quelle del proletariato. Delle polemiche si scatenano sulla famosa frase di Aragon "Mosca la rimbecillita". Il gruppo si avvicina allora a Clarté, la rivista degli intellettuali comunisti diretta da Henri Barbusse. La fede rivoluzionaria spingeva questi intellettuali, di cui pochi erano marxisti, ad aderire al Partito comunista che li accolse con diffidenza. Soltanto, i militanti sindacalisti della mia generazione, di cui molti, benché molto più avvertiti di questi giovani intellettuali, si lasciarono prendere egualmente dal miraggio russo, possono comprendere. L'entusiasmo allora esistente per una rivoluzione i cui crimini erano ancora sconosciuti.



André Breton, dopo molti divertenti interrogatori, effettuati da quel abrutito di Michel Marty (l'ho conosciuto), fu assegnato alla "società del gas". Le sue controversie con il partito rimangono un pezzo da antologia indispensabile a chi vorrà tracciare il ritratto dell'uomo comunista di questo periodo. Quelle intimidazioni odiose e ridicole provocheranno nel gruppo delle agitazioni e Artaud, Vitrac, Soupault e alcuni altri, che si ripiegheranno verso "l'arte per l'arte" ne saranno esclusi.


Da quel momento, l'evolversi di André Breton assume due aspetti: da una parte un irrigidimento contro la posizione  di partenza del surrealismo che voleva che questi bastasse a se stesso e dall'altra un irrigidimento contro tutto quel che potrebbe portarlo ad affondarsi per permettere ai suoi elementi di raggiungere i rivoluzionari politici. Il dramma ha inizio! Per quattro anni, Breton tenterà di far procedere di pari passo la rivoluzione dell'intelligenza con la rivoluzione sociale rappresentata dal Partito comunista.


Fu un errore ed egli fallirà.






La strada della libertà


L'uomo che s'intimorisse a torto per alcune mostruose sconfitte storiche è ancora libero di credere alla libertà. È padrone di sé a dispetto delle vecchie nubi e di quelle forze cieche contro le quali egli lotta.
       Secondo Manifesto del Surrealismo



Malgrado le preoccupazioni dei cellulardi (Cellulards) [2], il gruppo surrealista entra in un periodo di intensa attività. Essa sarà dominata nel 1930 dall'apparizione del secondo Manifesto, preceduto da Nadja nel 1928 e che sarà seguito da Les vases communicants nel 1932.

Una nuova rivista, Le Surréalisme au service de la révolution difenderà le posizioni del gruppo e proseguirà l'esperienza surrealista in un modo del tutto indipendente al Partito comunista. Prévert, Dalì, Bunuel, Queneau, Sadoul, René Char hanno raggiunto il gruppo che entra in lotta aperta con il Bureau International des écrivains [Ufficio Internazionale degli scrittori] con sede a Mosca.










Un viaggio di Sadoul e di Aragon a Mosca, farà precipitare la rottura. Partiti in Russia per difendere la libertà della cultura, questi due personaggi capitoleranno di fronte alla burocrazia staliniana e firmeranno un testo che si impegnava "a sottoporre la loro attività letteraria al controllo del partito comunista". Malgrado un testo di rettifica molto piatto, è il grande scisma. Aragon, Sadoul e qualcun altro diventeranno i valetti della politica di guerra dei partiti comunisti diventati nazionalisti. Breton ed i suoi amici cercheranno di mantenersi per un periodo all'A.E.A.R., l'Association des Ecrivains et Artistes Révolutionnaires, da Vaillant Couturier, associazione di scrittori comunisteggianti, ma un testo di Fernand Alquié Le surréalisme au service de la révolution [Il surrealismo al servizio della rivoluzione] reciderà gli ultimi legami che univano il gruppo al partito comunista.

Da quel momento, ritroveremo Breton ad ogni svolta della storia in cui essa è presa alla gola sia dai fascisti sia dai comunisti. La sera del 6 febbraio 1934, prende l'iniziativa del primo appello alla lotta da parte degli intellettuali a fianco del proletariato. In calce al documento ritroviamo, con il suo, il nome di Malraux, Monatte, Alain, Henri Jeanson, Poulaille, Ilie Fuare, ecc. Prende contatto con Léon Blum. Ci ha lasciato un gradevole racconto dei suoi rapporti con l'uomo politico nutrito da una letteratura abbondante e varia. È a quest'epoca che vedrò chiudersi in faccia le porte del Congresso degli scrittori per la difesa della cultura, per aver somministrato a quel delinquente di Ilija Ehrenburg, il giorno prima, quel paio di schiaffi che si meritava da tanto tempo. Poi fu la guerra di Spagna ed il gruppo surrealista si schierò a fianco dei militanti del POUM e della Fai. Le maschere sono allora cadute e ritrovammo André Breton nel corso di lotte che il mondo del lavoro condurrà per la libertà contro l'oppressione, qualunque sia l'etichetta dietro cui quest'ultima si camuffa.

Intellettualmente, il surrealismo ha allora vinto la partita. La geurra sorprenderà il poeta al suo ritorno dal Messico in cui il suo incontro con Trotsky sarà decisivo. Si può certo discutere le posizioni politiche di quest'ultimo, sia riconoscere una certa responsabilità nell'evoluzione del comunismo in Russia, ma è a mia conoscenza il solo marxista che si sia rifiutato a porre l'espressione letteraria o artistica a rimorchio di un partito. Breton e Trotsky parteciperanno all'elaborazione di un testo capitale che ha per titolo "Per un arte rivoluzionaria indipendente" e che dichiara che l'arte e la poesia devono rimanere interamente libere .

Breton passerà i cinque anni di guerra a New York in cui, speaker a La voix de l'Amerique, continuerà la lotta per la libertà. Di ritorno in Francia, e sotto l'influenza di Charles Fourier e di, socialsiti utopisti, lo vedremo proporre la creazione di stati generali. È a quest'epoca che scrive l'Ode à Charles Fourier. Poi di nuovo le nostre strade si incontreranno e lo ritroveremo a nostro fianco ogni volta che la libertà verrà messa in questione. Penso in particolare ai momenti difficili della guerra d'Algeria o per protestare contro lo schiacciamento del popolo ungherese da parte della sbirraglia sovietica.


André Breton è appena morto ma il surrealismo, lui, è ben vivo. Come tutti i movimenti di idee, fu al contempo flusso e riflusso, errore e verità. Il momento sembra essere giunto per il movimento operaio di evidenziarne l'apporto essenziale.



La Federazione Anarchica e André Breton hanno spesso operato insieme: sostenere gli obiettori, e I rifugiati spagnoli,...



L'INSURREZIONE DELLO SPIRITO ED IL MOVIMENTO SOCIALE


A coloro che ci facevano pressioni per acconsentire a che l'arte sia sottomessa ad una disciplina che riteniamo come radicalmente incompatibile con i suoi mezzi, opponiamo un rifiuto formale.

Messico 1938.




Si è spesso rimproverato al surrealismo il suo esibizionismo. È vero! Ma è egualmente vero per tutte le insurrezioni dello spirito che hanno scosso la storia intellettuale dell'umanità. Gli eccessi del linguaggio surrealista ed i suoi giudizi a priori sono della stessa ispirazione del gilet rosso di Théophile Gauthier la sera della battaglia di Hernani o dell'iconoclastia che accompagnò la Riforma. La profanazione del rito stabilito è l'arma essenziale dell'intellettuale che critica i valori spirituali che gli sono imposti e ne propone degli altri. Tuttavia il surrealismo è andato più lontano delle altre discipline che l'avevano preceduto. Ha chiarito i rapporti esistenti tra gli intellettuali ed i lavoratori, ha definito i loro reciproci campi d'azione ed è in ciò che ci è caro.


Con Breton, l'espressione letteraria o artistica non era considerata come possedente un valore rivoluzionario o sociale in sé. Questa espressione esisteva ed è il suo contenuto, o piuttosto il soggetto che esponeva, che si giudicava rivoluzionario o conservatore. Lo scrittore uscito dal popolo o andante verso il popolo descriveva la miseria del popolo. La sua opera di scrittore o di pittore aveva valore di un atto di un atto di propaganda. Quando denunciava o quando proponeva, lo faceva nella lingua e con i mezzi che erano quelli di tutti gli intellettuali della sua epoca. Si mischiava con il popolo, si integrava con il popolo, si confondeva con il popolo. Le sue preoccupazioni sociali erano esclusivamente quelle del popolo stesso quando la sua esistenza personale si confondeva con quella della borghesia. A volte "per fare essere più vero" lo scrittore o l'artista raggiungeva il popolo nelle fabbriche. Non per molto tempo in genere! La cultura era allora considerata come patrimonio della popolazione intera, anche se quasta popolazione era divisa in classi diverse. Per un romantico, ad esempio, lo sforzo rivoluzionario consisteva a scrivere I Miserabili o L'insorto ed a sparare dietro le barricade. L'operaio colto, si ingegnava a copiare la forma espressiva che era quella della classe dominante.


Certo, nel corso della storia, delle voci si erano levate contro questa generalizzazione, degli scrittori avevano denunciato un'arte ed una cultura che non erano che il riflesso della buona coscienza della classe dirigente. Certo, si cominciava già a capire che se Coubet era un artista mischiatosi con il popolo, Rimbaud, lui, era per la sua tecnica, per la sua rimessa tra le muse dei valori morali della società, il vero demolitore dell'estetica della borghesia. Ma è il surrealismo, senza forse nemmeno rendersene ben conto, che stava per far andare in pezzi il vecchio mito di un'espressione letteraria ed artistica comune a tutti, e la borghesia lo comprese bene, non avendo che lodi per la Barricade di Delacrois e lancerà fulmini contro gli impressionisti i cui soggetti non hanno nulla di rivoluzionario, ma lo è la sua tecnica.


Il surrealismo stava per far uscire l'elite intellettuale dalle stampe alla Epinal [3] sulle miserie del popolo. Gli affari sociali erano affare del popolo, il surrealismo, stava per attaccare uno stesso avversario, la borgheisa, sul suo stesso terreno, il terreno intellettuale. I lavoratori conducevano la lotta contro un'economia che li opprimeva, gli intellettuali rivoluzionari stavano per condurre la lotta contro le arti e l'espressione che giustificavano lo sfruttamento dei lavoratori. Il posto dello scrittore non era più in fabbrica per difendere i salari, ma nei cenacoli per demolire i valori letterari e artistici di giustificazione del sistema capitalista. Battaglia parallela che aveva lo stesso obiettivo, ma che ognuno conduceva secondo i propri mezzi e nella sfera particolare in cui evolveva.


I problemi dei rapporti del mondo del lavoro e dell'insurrezione dello spirito erano per la prima volta risolti, senza che Breton ed i suoi amici se ne rendessero conto essi stessi. L'aneddoto era posto al suo vero posto, quello di un volantino di propaganda di qualità superiore. Il ruolo degli intellettuali non consisteva più nel guidare gli operai ma a condurre una lotta parallela contro un nemico comune, la borghesia. Ed è contribuendo ad evidenziare queste verità che i surrealisti e Breton hanno compiuto il loro compito maggiore, anche se non ne furono essi stessi convinti.


André Breton non si mischierà mai direttamente di questioni operaie. Non lo si vedrà mai dare consigli agli operai sul modo di condurre l eloro lotte. Sarà presente in numerose manifestazioni.



Maurice Joyeux


Joyeux nel suo ufficio a Monmartre.


Signora contessa, abbiamo degli antenati comuni,

i miei hanno tagliato la testa dei vostri nel 1789!

M. Joyeux

 

 

 





Prima pagine di "Le Monde Libertaire": André Breton è morto, Aragon è vivo, una doppia sciagura per il pensiero onesto.






NOTE


[1] Il titolo del presente saggio non è che la citazione di tre versi di una poesia di Breton intitolata Poesia, un componimento che fa uso di caratteri tipografici di diverso stile e diverse grandezza in quanto ottenuti con la tecnica del ritagliare titoli di giornali e sceglierne alcuni poi caso, e contenuta a titolo di esempio nel primo manifesto del surrealismo del 1924. Versi che l'autore di questo ottimo saggio, Maurice Joyeux, ha riprodotto senza mutarne la forma grafica [N. d. T.].
[2] Cellulards, alla lettera cellulardi, dalla parola céllule, cioè cellula, era il nomignolo con cui gli anarchici francesi negli anni 20 e 30, designavano i militanti del PCF, organizzati appunto in cellule, quest'ultime intese come elemento base della propria organizzazione partitica ricalcando il termine dall'immagine dell'alveare [N. d. T.].

[3] Epinal, celebre località della Francia in cui per più di un secolo, dalla fine del XVIII secolo sino ai primi decenni del XX, si effettuò una grande produzione di stampe a soggetto e stile popolari, soprattutto santi, grandi condottieri, eventi storici nazionali gloriosi, volti ad esaltare la grandezza e nobiltà della nazione, può essere considerato una delle fonti del protofumetto francese [N. d. T.]


[Traduzione di Ario Libert]


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Les plus belles pailles ONT LE TEINT FANÉ SOUS LES VERROUS




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