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10 marzo 2013 7 10 /03 /marzo /2013 06:00

Pierre-Valentin Berthier

Berthier

 

conquete du painFiglio di un conciatore di pelli, Pierre-Valentin Berthier, prima di aver conseguito la maturità, lasciò il collegio per non dover affrontare il consiglio disciplinare che stava per espellerlo. Fu dal 1926 al 1936, operaio conciatore nell'impresa famigliare a Issoudun: suo padre, artigiano, lavorava solo o, a volte, impiegava un amico. Nel 1932, fondò a Issoudun una sezione dei Combattenti della Pace, e nel 1934, passando per Parigi, prese parte al "lancio" del giornale di Fernand Planche la Conquête du Pain (Boulogne Billancourt, 45 numeri dal 13 ottobre 1934 al 13 dicembre 1935). Nel 1932 fu perseguitato in seguito ad un articolo apparso in Le Semeur de Normandie e "nel 1932-33 ebbe delle noie con l'autorità militare" in quanto obiettore di coscienza.

 

Nel 1936, P.-V. Berthier divenne giornalista, inviato a Issoudun per il quotidiano di Châteauroux, le Département de l’Indre. Questo giornale in cui Berthier non si occupava che delle cronache locali, fu liberale prima della guerra, filo Vichy durante l'Occupazione (in cui si chiamò), e comunista dopo la Liberazione (assunse a quest'epoca il nome di la Marseillaise du Berry). Nel settembre del 1951, Berthier fu licenziato e sostituito da un militante del Partito comunista. Durante la guerra di Spagna organizzò a Issoudun un meeting di sostegno alla CNT-FAI avente come oratore Aristide Lapeyre.

 

Sul periodo della guerra e dell'occupazione, P. V. Berthier ha lasciato la seguente testimonianza: "…La guerra sospese la mia attività di militante e di pubblicista libertario, ma conservavo dei rapporti epistolari con dei compagni Fernand Planche, Gérard de Lacaze-Duthiers e un corrispondente americano [1]… Ho mantenuto anche dei contatti permanenti con gli amici della regione come Marius Jacob e Louis Briselance. Sono stato in corrispondenza con Fernand Planche tutto il tempo in cui egli fu incarcerato alla Santé poi internato al campo di Maisons-Laffitte. Durante lo sbandamento, quando il 10 maggio il campo venne evacuato in colonna sulla strada, Planche fuggì e si rifugiò da me; vi si trovava all'arrivo dei Tedeschi e poté raggiungere Parigi prima della chiusura della linea di demarcazione (Issoudun era nella zona detta libera). Durante le ostilità non ho ceduto a nessuna pressione; ho anche rifiutato agli agenti di Vichy di utilizzare la vetrina del mio ufficio per presentarvi degli oggetti di propaganda... I miei colleghi mi informarono anche, a guerra finita, che avevo rischiato di essere arrestato dai Tedeschi a causa di un articolo in cui avevo lasciato intendere la poca sollecitudine della gioventù nel differire il STO (Service du travail obbligatorie Servizio del lavoro obbligatorio); la censura l'aveva per inavvertenza lasciato passare... Sul momento non ho sospettato il pericolo. Ma alla fine tutto questo non è che una piccolezza, il mio itinerario".

 

Grazie a Louis Louvet e dopo il suo licenziamento nel settembre del 1951, poté, sin dal dicembre 1951, lavorare come correttore alla tipografie Lang e La renaissance. Dopo tre mesi entrò presso Amiot-Dumont, casa editrice scomparsa nel 1956. Membro del sindacato autonomo dei giornalisti dopo la guerra, fu ammesso al sindacato dei correttori di Parigi il 1° marzo 1953 e lavorò in diversi giornali editi a Parigi tra cui Le Monde a partire da gennaio 1957 e alcune tipografie. Nel 1956, fu correttore (dal 2 agosto al 30 novembre) all'ONU-Ginevra. Parallelamente, dal 1951 a dicembre 1956, assunse anche la gestione di una libreria che era stata comprata da Rémy Désiré un amico d'infanzia.

 

Nell'autunno del 1952 fu a fianco di Charles Auguste Bontemps, Louis Chauvet, Robert François, Georges Glazer, René Guillot, Maurice Joyeux, Gérard de Lacaze Duthiers, Pierre Lentente, Louis Louvet, André Prudhommeaux e Georges Vincey, membri del comitato d'iniziativa fondatori del gruppo anarchico di libera discussione Centre de recherches philosociales che ogni sabato avrebbero organizzato dei dibattiti alla sala delle sociétés savantes de Paris.

 

Dal 1952 o 1953, P.-V. Berthier assicurava la redazione con un foglio settimanale su La République du Centre, a Orléans. Scriveva anche sul giornale settimanale della CNT in esilio Espoir (Tolosa n° 1, 7 gennaio 1962), e forniva dei servizi a diversi altri giornali (viaggio in Lapponia, viaggio in Canada, ecc.). A partire da gennaio 1957, lavorò al Monde di cui divenne titolare nel 1958 sino al suo pensionamento il 31 ottobre 1976.

 

on-a-tue.jpgCome scrittore, ha pubblicato alcuni libricini di versi, numerosi romanzi tra cui Sitting Bull nel 1952,  Mademoiselle Dictateur (1956),  La citadelle de Kouang-Si, ecc...— e si è visto attribuire dei premi tra i quali quello dei Coopérateurs, nel 1958, per  On a tué Mademoiselle Système  (1957). È anche l'autore insieme a J. P. Colignon di nove opere sulle particolarità della lingua francese che gli valse di collaborare anche sulle questioni di linguistica con la rivista Lettre(s) organo dell’ASSELAF. La sua testimonianza sulla sua vita di giornalista  durante la guerra, La cité dans le tunnel  del 2003, gli è valso il premio della città di Chateauroux.

 

Collaborò, come militante, oltre ai titoli citati con un gran numero di giornali e riviste: Almanach de la Paix pour 1934, Ce Qu’il faut Dire (1944-1948) di Louis Louvet, La Conquête du Pain (Boulogne Billancourt, 1934-1935) di Fernand Planche, Contre Courant (Parigi, 1950-1968), Contre Poison (Saint Céré, 1932-1933), C.P.C.A. (Villeneuve St Georges, 1978-1983), Défense de l’Homme (1948-1976) di Louis Lecoin e L. Dorlet, l’En-Dehors (prima del 1939), L’Homme et la Vie (Parigi, 1946), Le Libertaire (1944-1953) organo della FA, Le Libertaire (Le Havre, 1978-199?), Liberté (Paris, 1958-1971) di Lecoin, Le Monde Libertaire organo della FA a partire dal 1954, La Patrie Humaine (Parigi, 1931-1939), Pensée et Action (Bruxelles, 1945-1952) di Hem Day, Le réfractaire (Parigi, 1974-1983) di May Picqueray, La Rue (Parigi) rivista del gruppo Louise Michel, le Semeur de Normandie (Caen, tra il 1932 ed il 1939), Sources Libres (Nantes, 1953), Terre Libre (1936-1939), L'Union Pacifiste (a partire dal 1966, L’Unique (Orléans, 1945-1956), La Voix Libertaire (Limoges, 1929-1939),  la Voie de la Paix.

 

Pierre-Valentin Berthier, che si era sposato a Issoudun nel 1945 ed era padre di un bambino, è deceduto a Parigi il 6 maggio del 2012.

 

È anche l'autore della redazione di un dattiloscritto delle Memorie di Vandamme detto Mauricius che è stato depositato all'Institut français d’histoire sociale e di cui una copia è consultabile all'Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam (IISG). Un opuscolo di Céline Beaudet Rencontre avec Pierre-Valentin Berthier, court récit d’une vie et de rencontres d’un anarchiste individualiste è stato pubblicato da La Question sociale.

 

Opere:

Oltre che a quelle citate P. V. Berthier è anche l'autore di alcune biografie di libertari: 

- Gaston Couté, La vérité et la légende (Brochure mensuelle, 1936);

- Vie et portrait d’un anarchiste: Fernand Planche (pubblicato in Espoir dal 9 marzo al 6 luglio 1975);

- Mauricius et la calomnie (pubblicato in Espoir, dal 11 giugno al 29 luglio 1979);

Ha collaborato all'edizione di E. Armand. Sa vie, sa pensée, son oeuvre (Parigi, 1964, 498 p.).

 

Fonti: 

Archivi del sindacato dei correttori.

Lettera di P.-V. Berthier, 30 maggio 1973.

Y. Blondeau, Le Syndicat des correcteurs, op. cit.

Nota di J. Maitron in: Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier, op. cit.

Bulletin du CIRA, Marseille, n° 23/25, 1985, op. cit. (Témoignage de P. V. Berthier)

R. Bianco, Un siècle de presse, op. cit.

Contre Courant, année 1952. 

 

NOTE: 

[1] Si tratta di Ahrne Thorne, uno dei segretari di Emma Goldman a Toronto e ultimo editore del giornale yiddish Die Fraye Arbeter shtime.

 

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Pierre- Valentin Berthier

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7 marzo 2013 4 07 /03 /marzo /2013 06:30
Fernand Claude Planche
Planche -Fernand

Molto presto orfano di padre, poi della madre, Fernand Planche fu adottato dai suoi nonni. Dopo aver lavorato come apprendista fresatore, fu posto, dietro sua richiesta, da suo nonno come apprendista molitore con il salario di 5 franchi alla settimana, un lavoro particolarmente faticoso consistente nel molare dei cristalli su delle mole poste sulla Durolle, piccolo fiume che scorre attraverso Thiers. Dopo la morte dei suoi nonni, lasciò all'età di 19 anni l'Auvergne per Parigi, poi effettuò il suo servizio militare a Digione poi nella Germania occupata come meccanico nell'aviazione.

le-libertaire.jpgAl suo ritorno nella regione parigina, cominciò a lavorare come coltellinaio e si mise a frequentare gli ambienti libertari. Assistette al III congresso organizzato dall'Unione anarchica (UA) a Levallois dal 2 al 4 dicembre 1922 e cominciò l'anno successivo a collaborare alla serie quotidiana del Libertaire. Durante le elezioni legislative della primavera del 1924, fu candidato astensionista sulla lista libertaria nella IV circoscrizione di Saint-Denis e Sceaux. Oppositore della linea piattaformista seguita dalla UA e sostenitore della sintesi anarchica, partecipò in seguito alla Association des Fédéralistes anarchistes (AFA) create l'8 gennaio 1928 e collaborò al suo organo La Voix Libertaire (Limoges, 1929-1939). Nel numero del 18 marzo 1933, parlò a favore della "casa anarchica" che doveva essere costruita a Parigi attraverso la mediazione di una cooperativa d'acquisto che doveva fornire il denaro necessario all'acquisto del terreno e la costruzione della casa. Risiedette durante quest'epoca al 42 rue de Meudon a Boulogne-Billancourt con la sua compagna Laure e vendeva ina una specie di bazar tutti gli strumenti da taglio e anche gli strumenti più diversi, essendo egli anche un riparatore ed arrotino.

voix_libertaire.jpgIl 20 e 21 maggio del 1934 assistette al congresso della Union anarchiste, detto congresso dell'unità, poi con Bidault, Thillon, P. V. Berthier, Rhillon, Louis Dorlet e Nadaud a quello dell'organo La Conquête du pain (Boulogne-Billancourt, 45 numeri dal 13 ottobre 1934 al 13 dicembre 1935), aperto a tutte le tendenze dell'anarchismo, di cui fu l'amministratore e uno dei redattori e di cui Bidault era il gestore.

conquete_du_pain.jpg

Al suo ritorno da Barcellona dove si era recato alla fine di luglio del 1936 e sempre rimproverando all'UA le sue tendenze al centralismo, partecipava, insieme a Roger Lepoil, Marius Ricros, Laurent, Voline, Prudhommeaux e Remy Dugne, alla fondazione della Fédération anarchiste di lingua francese (FAF) durante un congresso tenutosi a Tolosa il 15 e il 16 agosto del 1936 e divenne il segretario della Commissione amministrativa di questa organizzazione e redattore del suo organo Terre Libre (Parigi-Nîmes, 1934-1939) di cui sarà l'amministratore da marzo ad agosto 1937. Gli altri membri della Commissione amministrativa erano Emile Babouot (tesoriere), Moissan (tesoriere aggiunto), Andres, Perron, Sanzy, Baudon, Rieros, Prospero, Henri, Hertmann et Laurent.

terre_libre_1934.jpg


planche.krop.jpgNel 1939 fu arrestato ed incolpato di "complicità in diserzione" per aver redatto una parola di raccomandazione a un disertore. Internato preventivamente alla prigione della Santé, scriveva regolarmente a P. V. Berthier che raccontò più tradi sul giornale Espoir: "… nella mia corrispondenza, quasi ogni mattina, trovo la lettera proveniente da rue de la Santé, a Parigi. Le missive sono a volte abbastanza afflitte. L'inverno è giunto: l'inverno 1939-1940 è uno dei più feroci che si siano mai visti a memoria d'uomo; ovunque è neve e ghiaccio. Planche è in una cella non riscaldata. In lettere scritte da una mano che il freddo ha fatto tremare, al punto che faccio fatica a decifrarne alcuni passaggi, mi confidò la sua miseria: 'sono obbligato a percorrere il locale in lungo e in largo, e non è né troppo lunga né troppo larga, battendomi i fianchi e battendo i piedi per far circolare il sangue'. All'inizio della sua detenzione era alla VIII Divisione, cellula 34, e alla fine alla III Divisione, cellula 98. È dalla sua cellula che scrisse al Ministro della Giustizia per reclamare l'imputazione di colpa dal Prefetto di polizia, sostenendo che 'la sua lettera di raccomandazione non era stata che un debole aiuto a X... per disertare, mentre il passaporto consegnato dalla Prefettura di polizia gli era stato di ben maggiore utilità. 

BerthierLiberato dopo undici mesi, fu immediatamente "internato amministrativo" nel campo di Maisons-Laffitte (Seine-et-Oise) dove il governo di Daladier faceva internare "le persone suscettibili di nuocere alla Difesa Nazionale". Dopo l'evacuazione del campo il 10 maggio 1940, verso il sud della Francia, al momento dello sbandamento, e approfittando di un bombardamento durante il passaggio dalla Loira a Meung, riesce a fuggire e, con l'aiuto di una bicicletta rubata, percorre 120 km e raggiunse Issoudun dove si rifugiò presso il compagno P. V. Berthier dove era giunto il 18 giugno "ricoperto di polvere e di pulci". Poi, dopo aver ottenuto dal comune un'attestazione che specificava che le comunicazioni erano interrotte con il sud, e sempre in bicicletta, raggiunse Parigi prima della chiusura della linea di demarcazione e ritrovò la sua compagna. Il suo fascicolo per aiuto alla disserzione viene riaperto, e per sfuggire ad un nuovo arresto, sottoscrisse un assunzione per un anno come lavoratore volontario in Germania e partì per Berlino. Durante questo soggiorno viene condannato dal tribunale correzionale a 6 mesi di prigione (coperti dalla sua detenzione alla Santé) per "incitamento alla disobbedienza".

Al suo ritorno in Francia e in seguito a un bombardamento in cui il suo domicilio di Billancourt era stato colpito, venne allogiato nella terza circoscrizione di Parigi, 11 Cité Dupetit-Thouars dove il suo alloggio sarebbe presto servito da luogo di riunione e da nascondiglio per numerosi compagni: "Provvidenza dei militanti di estrema sinistra, dei clandestini e degli illegali, Fernand Planche viveva in un appartamento così oscuro che le lampade dovevano ardere tutto il giorno... Poiché era abituato a discutere molto prima della notte con i compagni che si recavano al suo domicilio, lui e la sua compagna si alzavano verso le 11 e andavano a dormire quando molti si svegliavano. Ad ogni pasto, degli scrocconi si invitavano d'autorità" (cf. P. V. Berthier in "Plume d'oie").

L-unique.jpg

armand.gifDopo la guerra Planche lavorò come rappresentante in coltelleria e partecipò alla ricostruzione della Fédération anarchiste (FA). Collaborò al Libertaire a volte con la firma di Fernand Granier, a L'Unique (Orléans, 1945-1956) di E. Armand e a Pensée et Action (Bruxelles, 1945-1952) di Hem Day. Poi scrisse diverse opere biografiche edite presso SLIM, fece ristampare L'unico e la sua proprietà di Stirner per cui scrisse la prefazione e aiutò il gruppo gli Amici di Volin a pubblicare La Rivoluzione sconosciuta.

hem-day.jpgRisiedeva sempre durante quest'epoca nel suo appartamento della III circoscrizione: "al terzo piano colmo all'inverosimile di libri di cui alcune pile si elevavano sino al soffitto, mentre la Geografia universale di Reclus occupava con i suoi venti e più voluni, tutta la parte superiore della credenza della sala da pranzo. Era rimasto lo stesso: la prigione, la persecuzione, l'esilio, non lo avevano cambiato. In compenso Laure aveva sopprotato meno i rigori della guerra" (cfr. P. V. Berthier).

pensee_action1946.jpg


Nel 1950 partiva con la sua compagna per la Nuova Caledonia con l'intenzione di fondare un piccolo mattonificio che si risolse presto in un fallimento, la natura della sabbia destinata alla costruzione dei mattoni non corrispondeva alla macchina che aveva portato con sé. La sua compagna, Laure, molto provata dalla guerra, non tardò ad essere internata presso l'ospedale psichiatrico dell'isola Nou dove morì. Fernand Planche riprese allora il suo mestiere di arrotino e orologiaio a Nouméa da dove collaborava al giornale di Lecoin e Louvet Défense de l’Homme. Pubblicò anche per tre anni un piccolo giornale ciclostilato, La Raison (Nouméa, 39 numeri da febbraio 1954 a marzo 1957) sottotitolato "Organo dell'associazione dei Liberi pensatori della Nuoca Caledonia e dipendenze" e diede anche alla radio alcuni dibattiti su Louise Michel, la Comune e l'anarchismo.

defense_homme_n4-1949.jpg

planche-Michel.jpgPoi tentò di praticare l'allevamento nel sud dell'isola, ma, sembra, in seguito a dei litigi con i Canachi dell'isola di Ouen, dovette rivendere la proprietà in perdita, Si diede allora alla pesca di conchiglie che vendeva per sopravvivere poi trovò un impiego come sorvegliante notturno . Sino al suo decesso, inviò ogni anno al compagno ungherese François Szücs, a Budapest, un sacchetto di conchiglie nella speranza di poterne ricavare un po' di soldi.

Fernand Planche è morto a Nouméa il 19 aprile 1974.

Opere:
Durolle (Ed. SLIM, 1948, 216 p.).

La vie ardente et intrépide de Louise Michel (Ed. SLIM, 1946, 250 p.).

Kropotkine (in collaborazione con Jean Delphy e incisioni di J. Lebedeff, Ed. SLIM, 1948, 200 p.).


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 Fernand Planche

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5 ottobre 2012 5 05 /10 /ottobre /2012 09:00

Valentin Gonzalez "El Campesino"

campesino1.jpgL'uomo che vinse la morte in Spagna e in URSS


Introduzione di Julian Gorkin a La Vie et la mort en U.R.S.S. [La vita e la morte in URSS], Parigi, 1950. Il libro è disponibile in rete in formato PDF in inglese.

 

Un uomo, uno Spagnolo da leggenda, è riuscito in questa doppia impresa: sopravvivere alle peggiori persecuzioni nella Russia stalinista e evadere, dopo un primo tentativo senza risultato, da ciò che egli ha chiamato "la più vasta e infernale prigione totalitaria del mondo". Quest'uomo è Valentin Gonzalez, conosciuto con il nome di El Campesino, primo commandante comunista durante la guerra di Spagna.


Immagino che tutti coloro nel mondo intero - in primo luogo i comunisti e i vecchi combattenti delle Brigate internazionali - che lo credono morto e sepolto da molto tempo, saranno sorpresi nell'apprendere che egli è ancora in vita. Soltanto un uomo come lui, di una resistenza fisica e morale a tutta prova, di una risoluzione indomabile, poteva riuscire in quest'impresa. Soltanto l'uomo che, per due volte, seppe vincere la morte in Spagna, morte annunciata ufficialmente due volte, poteva vincerla una terza volta in URSS in condizioni ancora più difficili. Io che conosco oggi tutti i dettagli di quell'evasione, posso affermare che è questo un caso unico in un'epoca eppure così ricca di vite prodigiosamente drammatiche.

Avrei potuto annunciare la notizia di quest'evasione alcuni mesi fa, ma ho aspettato a farlo che egli fosse al sicuro. Coloro che conoscono i mezzi di cui dispone e i metodi impiegati dalla sinistra GPU- ieri N.K.V.D., oggi M.V.D. – per sbarazzarsi dei suoi avversari di rilievo (ci si ricordi come essa soppresse Ignace Reiss, Krivitsky e Trotsky) capiranno le precauzioni che occorreva prendere.

Prima di lasciargli la parola, credo necessario abbozzare rapidamente la sua biografia. Ne circolano numerose, piene di inesattezze: una dello scrittore americano Hemingway e un'altra, del tutto fantasiosa e adatta alle necessità della propaganda comunista, di Ilya Ehrenburg, senza contare quelle scritte dai franchisti, di cui era la bestia nera. Non si tratta per me, che fui suo avversario e rischiai di essere anche sua vittima [1], di discolparlo dai suoi errori passati, cosa che egli d'altronde non accetterebbe, ma di presentarlo così come è: una delle figure più bizzarre della nostra epoca.

campesino.jpg


L'eterno ribelle

 

L'Estremadura è una delle regioni più arretrate della Spagna; votata quasi del tutto all'agricoltura e all'allevamento; essa conta quasi il 65% di analfabeti. Comprende vasti terreni e territori incolti, dove vivono masse di contadini senza terra e a volte anche senza pane, il che spiega il loro tradizionale spirito di ribellione. La dura lotta lotta quotidiana contro una terra ingrata, di cui una gran parte è occupata da montagne brulle, semi selvagge, creata da uomini rudi, energici, risoluti e ostinati. I contadini dell'Estremadura non sanno né leggere né scrivere, ma possiedono in generale una forte personalità. Hernán Cortés, che conquistò il Messico, era originario dell'Estremadura, così come Pizarro, il conquistatore del Perù. Ed è ancora nell'Estremadura che è nato Valentin Gonzalez, in un villaggio sperduto e da una famiglia molto umile. Al tempo della conquista, sarebbe stato senza alcun dubbio un capitano avventuroso, capace di grandi imprese. Nato nel primo decennio di questo secolo, è stato un grande ribelle e uno dei più audaci comandanti della geurra civile. Uomo senza grande cultura, possiede tuttavia una viva intelligenza naturale, una memoria stupefacente, uno spirito di decisione e un'astuzia straordinaria. Senza questi doni eccezionali, una tale vita sarebbe stata inconcepibile.

Suo padre, di origine contadina, lavorò alla costruzione di strade e, più tardi, nelle miniere di Peñarroya. Più per convinzione dottrinale o filosofica, era anarchico per istinto; era in realtà un ribelle nato. Questo tipo di anarchico abbonda in Spagna, soprattutto negli ambienti operai della Catalogna e tra i contadini dell'Andalusia e dell'Estremadura. Tipo primario e anche primitivo, avido d'azione diretta, ma animato da un ardente desiderio di giustizia e da uno spirito di sacrificio e di solidarietà a tutta prova. Durante l aguerra civile, doveva essere uno dei capi dei guerriglieri dell'Estremadura. Fatto prigioniero con una delle sue figlie, i falangisti li impiccano senza processo. Per un'intera settimana i loro cadaveri rimasero l'uno accanto all'altro con dei cartelli che li segnalavano come il padre e la sorella di El Campesino.

È all'età di quindici anni che Valentin Gonzalez comminciò la sua attività sindacale. Arrestato per aver preso, durante il corso di uno sciopero, la difesa dei contadini, la polizia lo soprannominò El Campesino, che significa "il contadino". Non è esatto, come è stato detto, che questo soprannome gli fu dato dagli agenti russi all'inizio della guerra civile allo scopo di guadagnargli la simpatia dei contadini. Nel 1925, all'età di 16 anni, durante uno sciopero dei minatori a Peñarroya, lanciò una bomba su una stazione della polizia, uccidendo quattro guardie civili. Bisogna conoscere il profondo odio del popolo spagnolo nei confronti di questa istituzione poliziesca per spiegarsi un fatto del genere. Suo padre gli aveva detto: "Se un giorno ti dovrai nascondere, va in montagna. Il denaro, la civiltà, le donne ti tradiranno, la montagna mai". È sulla montagna che un tempo si nascondevano i banditi d'onore. È sulla montagna che andò a nascondersi Valentin Gonzalez in compagnia di un altro giovane terrorista; essi vi vissero come dei banditi per alcuni mesi. Arrestati durante una loro discesa a valle e sottoposti ad atroci torture, il suo compagno perì, ma lui, più forte e più risoluto, sopravvisse. Per alcuni mesi, rimase incarcerato alla prigione di Fuenteojuna, il villaggio immortalato da Lope de Vega. Gli anarchici detenuti con lui contribuirono alla sua formazione politica, mentre i contadini della regione gli portavano dei viveri in prigione. Quando ne uscì, andò a vivere illegalmente a Peñarroya, come capo di un gruppo di pistoleros.

El_Campesino02.jpg

El Campesino alla guida delle sue truppe alla battaglia di Brunete


Il popolo spagnolo, che doveva lottare durante i trentadue mesi della guerra civile contro la reazione interna sostenuta dal nazi-fascismo europeo, era violentemente ostile all'esercito della monarchia, ed è per questo, che sin dall'inizio della guerra el Marocco, esso adottò nei suoi confronti un atteggiamento di opposizione. Giunto in età di servizio militare, non è strano che El Campesino manifestasse lui stesso le sue opinioni antimilitariste. Appena arruolato,disertò. Arrestato e condotto a Siviglia in compagnia di altri disertori, evase di nuovo. Ripreso, fu imbarcato, manette alle mani, per Ceuta, da cui fu condotto a Larache. Un sergente che lo aveva schiaffeggiato davanti agli altri soldati, quest'ufficiale, noto per la sua brutalità, fu ritrovato morto alcuni giorni dopo. A Larache, fece conoscenza con un soldato comunista che lo convertì alle sue idee. Si mise sin da allora a rubare dei prodotti all'intendenza, la cui vendita gli servì per sostenere la pubblicazione di un foglio antimilitarista. Disertò una terza volta e visse tra i Berberi fin quando un'amnistia gli permise di tornare a Madrid, dove, nel 1929, aderì ufficialmente al partito comunista.

 

La morte nelle mani

 

È a Mosca che Lister e Modesto, gli altri due principali comandanti comunisti della guerra civile, avevano fatto la loro formazione politica e militare. El Campesino, lui, era una creazione diretta del popolo spagnolo: si comportò più come un capo guerrigliero che come un militare disciplinato. Sin dall'inizio della guerra civile, organizzò di sua propria iniziativa un battaglione di miliziani, i cui effettivi crebbero rapidamente sino a formare una brigada, poi una divisione, la famosa 46a divisione d'urto, che doveva portare durante tutta la guerra il nome del suo creatore. Quando Mosca decise, due mesi dopo lo scatenamento delle ostilità, di intervenire negli affari della Spagna, i suoi agenti e i suoi esperti militari, consci del valore di questo guerrigliero e dell'influenza che egli esercitava sui suoi uomini, lo riconobbero come uno dei principali capi militari, malgrado il suo carattere anarchico e i suoi ripetuti atti di indisciplina. Essi vedevano in lui lo Ciapaiev della guerra civile spagnola. Se fosse vissuto in Messico, all'epoca della rivoluzione anti-porfirista, avrebbe svolto il ruolo di un Zapata o di un Pancho Villa. Ha, infatti, con questi ultimi molti più punti comuni che con il famoso capo dei partigiani russi. Ma, desiderosi di di nascondere l'aiuto generoso e disinteressato del Messico e di combattere i sentimenti di amicizia che provava il popolo spagnolo per quest'ultimo paese, gli agenti di Mosca crearono intorno a lui la leggenda di uno Ciapaiev spagnolo.

Se si dovesse fare eccezione del fronte del Nord, El Campesino combatté su tutti i fronti della guerra civile. Lo si vedeva comparire dappertutto dove c'era da realizzare un'operazione difficile o ristabilire una situazione disperata. Dava l'impressione di un pazzo eroico; si salvava dai peggiori pericoli quasi per miracolo, senza lasciarsi fermare da nulla e senza esitare sul prezzo da pagare. Acquistò così una fama quasi sinistra, non soltanto presso il nemico, ma tra i settori del campo repubblicano ostili allo stalinismo. E mi spiega oggi con un gesto d'amarezza: "L'Ufficio politico e gli agenti di Mosca che controllavano del tutto il famoso Quinto reggimento, commisero e fecero commettere le peggiori atrocità, di cui in seguito facevano ricadere su di me la responsabilità. Si voleva circondarmi di un aureola di terrore, non soltanto sul fronte, ma anche dietro. Sapevano che avevo spalle forti e che potevo sopportare di tutto".

È esatto. Non è meno vero che trascinato dalla sua passione e dal suo fanatismo, commise egli stesso numerosi eccessi. Tutti coloro che hanno assistito o partecipato ad una guerra civile sanno quanto sia facile uccidere e farsi uccidere durante queste epoche in cui la passione collettiva - una specie di follia demoniaca che non conosce freni - domina tutto. Fu il caso della Spagna  forse come in nessun altra parte. Lo Spagnolo è per natura allegro, cordiale, generoso, ospitale, e tuttavia ha in se stesso, come nessun altro popolo, il sentimento tragico della vita e il disprezzo della morte. Si scambia ciò per una fanfaronata, ma è qualcosa di molto più profondo. Questo popolo ha abitudine di dare tutto, di rischiare tutto, di sacrificare tutto con una generosità e un disinteresse assoluto. Quando la sua passione si scatena, è capace di tutto. El Campesino è il prototipo per eccellenza di questo popolo. Per tutta la guerra civile, portò letteralmente la morte tra le sue mani. In tali epoche si direbbe che sono le mani stesse che, senza l'intervento della coscienza, prendono l'abitudine di uccidere. El Campesino era il solo in questo caso? Ve n'erano altri come lui, che, in tempi normali non sarebbero stati capaci di uccidere nemmeno una mosca. A vederlo, ci si meraviglia quasi che abbia potuto svolgere un ruolo sanguinario. Egli è infatti semplice, bonario, e dà anche a volte l'impressione di un timido. I responsabili del grande dramma non furono coloro che scatenarono la tormenta contro la legge e la giustizia? I crimini da loro commessi non superarono in orrore tutto quanto fu fatto in campo repubblicano? I crimini del franchismo non possono essere paragonati che a quelli commessi dallo stalinismo in nome di una politica estranea agli interessi e aspirazioni del popolo spagnolo. È questo che capì più tardi, in URSS, El Campesino. E è questo ora il suo grande dramma personale.

Le imprese militari di El Campesino sono legate alle principali operazioni della guerra civile. Conquistò il famoso Cerro de los Angeles, il che impedì al nemico di conquistare Madrid. La stampa comunista attribuì questa impresa a Lister. Ma quest'ultimo, in realtà, perse la posizione e si ritirò a Perales de Tajuna, dove si consolò della sua sconfitta con un'orgia. El Campesino combatté a Somosierra, a Segovia, a Caravita, a Guadalajara, in Andalusia, in Estremadura, sul fronte di Levante, in Aragona, sull'Ebro, in Catalogna... Fu a Madrid quando Miaja credeva che tutto era perso. Dormìn al palazzo d'Oriente nel letto di Alfonso XIII. Installò il suo posto di comando all'Escorial, poi al Pardo, la residenza attuale di Franco. Con un piccolo gruppo di fanatici, si impegno in un colpo di mano audace su Lerida, dove fece prigioniero un colonnello franchista e il suo stato maggiore. Fu ferito undici volte e più di una volta gravemente. Dopo al presa, poi la perdita di Teruel, vi rimase chiuso per cinque giorni. Poiché i soldati franchisti gridavano ai soldati repubblicani che El Campesino era stato ucciso, egli accorse immediatamente sulla linea di fuoco, salì in cima ad una casa in rovina e, a corpo scoperto, gridò ai soldati di Franco che potevano sincerarsi da sé che era ancora ben in vita. Essi lo guardarono ipnotizzati, e nessuno di loro ebbe la prontezza di spirito di sparargli. Infine, riuscì a sfuggire, non senza perdere il suo aiutante in campo e più di mille uomini, dopo un corpo a corpo accanito che durò più di cinque ore. Tutti lo credevano perso. Franco annunciò che lo teneva prigioniero e presentò ai giornalisti il suo mantello coperto di sangue. Era in realtà quello del suo aiutante in campo, mortalmente ferito, che egli aveva portato sulle sue spalle nella speranza di salvarlo. Il governo repubblicano inviò un telegramma a sua moglia in cui le annunciava ufficialmente la morte di suo marito... Quando in piena notte, El Campesino chiamò per telefono Prieto, allora ministro ella Difesa nazionale, quest'ultimo poté a malapena credere alle sue orecchie.

Come sempre, al dramma si unì un elemento comico. El Campesino e il suo amico, il colonnello Francisco Galan, avevano giurato durante i primi giorni della guerra civile che non avrebbero rimosso un solo pelo della loro barba sino al giorno del loro ingresso a Burgos, capitale dei franchisti. Vedendo quest'evento rinculare in una prospettiva sempre più lontana, Galan decise infine di radersi. El Campesino vollel imitarlo. Egli fu però convocato all'Ufficio politico del partito comunista spagnolo, dove, in presenza dei delegati di Mosca, glielo si impedì formalmente. Era una barba leggendaria, gli dissero; è con questo ornamento che lo si conosceva in Spagna e nel mondo intero; toglierla sarebbe stato tradire. Uno dei delegati russi gli disse anche: "Questa barba non ti appartiene; essa appartiene al popolo spagnolo, alla rivoluzione e all'Internazionale comunista. Tu devi conservarla per disciplina". E per disciplina egli la conservò. Si voleva manifestamente far nascere la credenza che la sua forza risiedeva nella sua barba, come quella di Sansone nella sua capigliatura.

Fu l'ultimo a lasciare la Spagna, quando era già, dopo la sconfitta del fronte del Centro, interamente nelle mani dei franchisti. Tutti i capi comunisti erano fuggiti con gli aerei tenuti pronti per l'evenienza. Gli aiutanti di campo di El Campesino, che si trovavano con lui  a Valencia, capirono che tutto era perso e che la resistenza alla quale voleva impegnarsi il loro capo non sarebbe stato che un eroico ma vano suicidio. Essi si gettarono su di lui, lo legarono ad una poltrono e gli tagliarono la barba, che essi nascosero sotto un tetto promettendo do tornare a cercarla un giorno. Armati sino ai denti, essi riuscirono ad uscire da Valencia in una potente automobile e ad attraversare tutte le province del Levante e una parte della Spagna del Sud, sino a un piccolo porto di pesca situato tra Almeria e Malaga, non senza lasciare sul loro passaggio alcuni cadaveri di falangisti.

Sia a causa della sua poca importanza, sia in seguito alla confuzione che regnava allora, il villaggio era ancora amministrato da un commissario socialista che si chiamava Benavente. Quest'ultimo li nascose in casa sua. La notte stessa che seguì il loro arrivo, i franchisti presero possesso del villaggio e della casa dove si tenevano nascosti i fuggischi. Non potevano sospettare che, in una stanza attigua alla loro, si trovavano il famoso El Campesino e i suoi intendenti di campo. Tuttavia la loro presenza nella regione era segnalata dalla radio franchista, che inviava senza sosta degli ordini affinché fossero catturati ad ogni costo. Questi ordini giungevano alle orecchie dei fuggiaschi, così come i commenti del commissario franchista 

 

 

 


du commissaire franquiste, de sa femme et de ses collaborateurs. À un moment donné, ils sortirent de leur cachette, tuèrent tous ceux qui se trouvaient dans l’appartement et gagnèrent le port, où ils s’emparèrent du meilleur canot automobile. Au cours de cette fuite, la femme de Benavente fut tuée. Plusieurs canots furent lancés à la poursuite des fugitifs, qui se sauvèrent en direction de Melilla; en cours de route, ils rencontrèrent une barque de pêche, dont ils réquisitionnèrent le combustible, et, longeant la côte de l’Afrique du Nord, parvinrent jusqu’à Oran. Pour la deuxième fois, El Campesino échappait à une mort déjà annoncée dans le monde entier.

«J’ai défié la mort à chaque pas, d’abord en Espagne, puis en U. R. S. S. C’est sans doute à cela que je dois le miracle de vivre et celui, plus extraordinaire encore, de m’être évadé de l’enfer soviétique. »

Il a dit cela avec orgueil, avec énergie. J’ai rarement vu des yeux comme les siens: aussi lumineux, aussi acérés et pleins de résolution. Ses cheveux sont noirs, crépus, et ses sourcils touffus lui donnent un air d’obstination. Ses traits, typiquement espagnols, accusent son origine arabe. Il est de taille normale, plutôt au-dessous de la moyenne. Son corps n’est pas vigoureux, mais bien proportionné, et il semble avoir dés nerfs d’acier. Quelle extraordinaire vitalité que la sienne! C’est une vraie force de la nature, un produit typique dé la terre espagnole. J’ai fait un long-voyage pour passer quinze jours avec lui. Quand il s’évada, il était faible et amaigri, mais sa vitalité a repris le dessus et il s’est rétabli rapidement. Les trois premiers jours, je l’ai laissé parler presque sans l’interrompre; il y avait si longtemps qu’il n’avait pu s’exprimer dans sa langue maternelle, se confier à quelqu’un ! Il ne peut presque pas tenir en place ; il va et vient nerveusement, gesticule et explose en imprécations indignées; on dirait qu’il a besoin de casser quelque chose.

Enfin il se rassied et poursuit: "J’ai payé terriblement cher ma liberté : mon père et ma sœur pendus quelques mois après le commencement de la guerre civile; mon frère cadet, qui s’était battu comme un lion, fusillé à la fin de la guerre. Je ne comprends pas comment, étant mon frère, il a pu se laisser prendre vivant. Ma compagne et mes trois fils perdus dans l’Espagne de Franco. Ma nouvelle compagne et une fille perdus maintenant dans la Russie de Staline. Qu’on ne croie pas cependant que je vais abandonner la lutte. Je me sens aujourd’hui plus fort que jamais. Mourir eût été pour moi le plus facile; si j’ai mis une telle obstination à vivre, malgré tout, c’est que je voulais faire connaître au monde la vérité sur l’enfer soviétique et continuer la lutte pour la liberté des hommes et des peuples. »

 

JULIAN GORKIN

 

[Traduzione di Ario Libert]


NOTE

[1] Emprisonné à Madrid par la N.K.V.D., c’était El Campesino qui devait me faire fusiller. Pour mon bonheur, il était retenu sur le front d’Estremadure, et le gouvernement républicain me fit transférer en toute hâte et sous bonne escorte à Valence (nota di Julien Gorkin).

 

 

LINK al post originale:
"El Campesino": l'homme qui vainquit la mort en Espagne et en U.R.S.S.

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Published by Ario Libert - in Profili libertari
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18 agosto 2012 6 18 /08 /agosto /2012 05:00

Un grande omaggio, sentito e colto, ad Anton Pannekoek (1873-1960), una delle più notevoli figure del marxismo libertario dei consigli da parte di un'altro illustre esponente dello stesso orientamento politico e culturale: Paul Mattick (1904-1981). Due dei molti, ma non per questo mai troppi, acutissimi critici di ogni ortodossia che si riteneva autenticamente marxista e democratica: sia di quella socialdemocratica della Seconda Internazionale già dai tempi antecedenti alla grande guerra, sia di quella della Terza Internazionale, che in generale i consiliaristi hanno considerato l'altra faccia di una stessa medaglia, quella dell'opportunismo e del  collaborazionismo con il capitalismo seppure in forme e modalità diverse.

 

ANTON PANNEKOEK

 

Pannekoeck

di Paul Mattick

 

Pannekoek-3.jpegIl tratto vitale di Anton Pannekoek è coinciso con quella che fu quasi l’intera storia del moderno movimento operaio; egli fece esperienza della sua crescita come un movimento di protesta sociale, della sua trasformazione in un movimento di riforma sociale e della sua eclisse come movimento di classe indipendente nel mondo contemporaneo. Ma Pannekoek fece esperienza anche delle sue potenzialità rivoluzionarie nei cambiamenti radicali spontanei che, di quando in quando, interruppero il regolare flusso dell’evoluzione sociale. Egli entrò nel movimento operaio come marxista e morì come marxista, ancora convinto che se ci sarà un futuro, sarà un futuro socialista.

pannekoek.jpgCome la maggior parte dei socialisti olandesi, Pannekoek venne dalla classe media e il suo interesse nel socialismo, come egli una volta rimarcò, fu dovuto ad una tendenza scientifica forte abbastanza da abbracciare sia la società che la natura. Per lui il Marxismo era l’estensione della scienza ai problemi sociali e l’umanizzazione della società. Il suo grande interesse nella scienza sociale fu interamente compatibile con il suo interesse nella scienza naturale; diventò non solo uno dei principali teorici del movimento operaio radicale ma anche un astronomo e matematico di fama mondiale.

pannekoek-marxismo-e-darwinismo.jpgQuesta attitudine unificante riguardante la scienza naturale e sociale e la filosofia determinò il carattere della maggior parte del lavoro di Pannekoek. Una delle sue prime pubblicazioni, "Marxismo e Darwinismo", elucida il sistema di relazioni tra le due teorie; una delle sue ultime, "Antropogenesi", tratta delle origini dell’uomo. "L’importanza scientifica del Marxismo, come del Darwinismo", egli scrisse, "consiste nel loro portare a compimento la teoria dell’evoluzione, l’una sul dominio del mondo organico, l’altra sul dominio della società".

 darwin.jpgCiò che fu così importante nel lavoro di Darwin fu il riconoscimento che "sotto certe circostanze alcuni tipi di animali si svilupperanno necessariamente in altri tipi di animali". C'era un "meccanismo", una "legge naturale" che spiegava il processo evolutivo. Che Darwin identificasse questa "legge naturale" con una lotta per l’esistenza analoga alla competizione capitalista non ebbe effetto sulla sua teoria, né la competizione capitalista divenne con ciò una "legge naturale".

Marx.jpgFu Marx che formulò la forza propellente per lo sviluppo sociale, "Il materialismo storico riferito alla società"; e sebbene il mondo consista sia nella natura che nella società -come espresse nel bisogno dell’uomo di mangiare in modo da vivere- le leggi dello sviluppo sociale non sono "leggi di natura". E naturalmente, tutte le "leggi", sia della natura che della società, non sono assolute. Ma esse sono abbastanza attendibili, come verificato dall’esperienza, da essere considerate "assolute" per i propositi della pratica umana. Ad ogni modo esse negano la pura arbitrarietà e la libera scelta e si relazionano a schemi osservati e regolarità che tengono conto delle aspettative che formano la base logica per le attività umane.

engels01.jpgCon Marx Pannekoek sostenne che "la produzione delle necessità materiali della vita che forma la struttura principale delle società e determina le relazioni politiche e le lotte sociali". E tramite la lotta di classe che decisivi cambiamenti sociali sono stati determinati e questi cambiamenti hanno portato da un meno produttivo a un più produttivo livello di produzione sociale. Il socialismo implica anche l’ulteriore sviluppo delle forze sociali di produzione che sono ora ostacolate dalle prevalenti relazioni di classe. E questo può essere fatto solo da una popolazione lavorativa capace di basare le sue aspettative sull’emergere di una società senza classi. Nella storia conosciuta, i livelli dell’esistenza umana e sociale sono riconoscibili attraverso mezzi e forme di produzione cangianti che alterano la produttività del lavoro sociale. L'origine di questo processo è persa nella preistoria, ma è ragionevole assumere che è da trovarsi nella lotta dell’uomo per l’esistenza in una collocazione naturale che lo sfavoriva e lo forzava a sviluppare una capacità per il lavoro e l'organizzazione sociale. Da quando Friedrich Engels scrisse "Il Ruolo del Lavoro nella Trasformazione dalla Scimmia all'Uomo", un'intera letteratura è stata costruita attorno alla questione degli utensili e dell'evoluzione umana.

lenine-phil-fr-jpgIn "Antropogenesi" Pannekoek ritornò ai problemi trattati nel suo precedente "Marxismo e Darwinismo". Proprio come ci sono "meccanismi", che spiegano lo sviluppo sociale e l’evoluzione naturale, così ci dev'essere un "meccanismo" che giustifichi la separazione dell’uomo nell’innalzamento dal mondo animale. La società, il soccorso mutualistico, e infine l’uso di "utensili" sono caratteristiche di altre specie prima dell’uomo; ciò che è specifico dell’uomo è il linguaggio, la ragione e la fabbricazione di utensili. E l’ultimo fattore, la fabbricazione di utensili, che in tutta probabilità giustifica il simultaneo sviluppo del linguaggio del pensiero. Poiché l’uso di utensili si interpose tra un organismo e il mondo esterno, tra stimolo ed azione, esso impose l’azione, e perciò il pensiero, a operare un giro lungo, dalle impressioni sensoriali per mezzo dell’utensile, verso l'oggetto.

lenin-filosofo-spagnolo.jpgLa parola sarebbe impossibile senza il pensiero umano. La mente umana ha la capacità per il pensiero astratto, di pensare per concetti. Mentre la vita mentale sia per l’uomo che per l’animale comincia dalle sensazioni, che si combinano in immagini, la mente umana discerne tra percezioni e azioni per mezzo del pensiero, proprio come l’utensile interviene tra l’uomo e quello che questi cerca di conseguire. L’intervallo tra percezioni e azioni, e la ritenzione delle percezioni passate tiene conto della coscienza e del pensiero, che stabilisce le interconnessioni delle percezioni e formula teorie applicabili alle azioni pratiche.

non-leninist-marxism.jpgLa scienza naturale è una prova vivente della sinergica connessione che esiste tra gli utensili e il pensiero. Giacché l’utensile è un oggetto separato e morto che può essere rimesso a posto quando danneggiato, può essere cambiato per uno migliore e differenziato in una molteplicità di forme per vari usi, esso assicurò lo straordinario e rapido sviluppo dell’uomo; il suo uso, a turno, assicurò lo sviluppo della sua mente. Il lavoro, allora, è la costituzione e l"essenza" dell'uomo, nonostante la maggior parte dei lavoratori sia disprezzata e alienata. Il lavoro e la fabbricazione di utensili elevarono l’uomo al di fuori del mondo animale verso il piano di azioni sociali atte a far fronte alle necessità della vita.

lavoro-lewis HineIl cambiamento dall’animale all’uomo deve essere stato un processo molto lungo. Ma il cambiamento dall’uomo primitivo al moderno è relativamente breve. Ciò che distingue l’uomo primitivo dal moderno non è una differente capacità notevole ma una differenza negli usi di questa capacità. Dove la produzione sociale stagna, la società stagna; dove la produttività del lavoro si sviluppa lentamente ed il cambiamento sociale è pure tardivo. Nella società moderna la produzione sociale si è sviluppata rapidamente, creando nuove relazioni di classe e distruggendone di vecchie. Non la lotta naturale per l'esistenza ma la battaglia sociale per uno o un altro concetto di organizzazione sociale ha determinato lo sviluppo sociale.

Herman GorterDalla sua reale origine, il socialismo è stato sia teoria che pratica. Così non è ristretto a coloro che sono ritenuti beneficiari della trasformazione dal capitalismo al socialismo. Essendo concernente con la società senza classi e la fine del conflitto sociale, e tramite l’attenzione di uomini intelligenti da tutti gli strati della società, il socialismo dimostra la sua possibile realizzazione in avanzata. Già da giovane studente di scienze naturali, specializzando in astronomia, Pannekoek entrò nel "Sociaal Demokratische Arbeiderspartij (S.D.A.P.)" e si trovò immediatamente nella sua ala sinistra, dalla parte di Herman Gorter ed Henriette Roland-Holst.

Henriette-Roland-Holst.jpgQuesto partito è stato preceduto dal Sociaal Demokratische Bond che sotto l’influenza di Domela Nieuwenhuis si dissociò dalla Seconda Internazionale. L’antimilitarismo fu il suo principale riferimento e Domela Nieuwenhuis propugnò l’uso dello Sciopero Generale per la prevenzione della guerra. Non potette ottenere una maggioranza per le sue proposte e scoprì, abbastanza presto, il trend verso la collaborazione di classe all’interno dell’Internazionale. Si oppose all’esclusione degli Anarchici dall'Internazionale e le sue esperienze come membro del Parlamento lo portarono a rigettare il parlamentarismo come arma di emancipazione sociale. Le tendenze "anarcosindacaliste", rappresentate da Domela Nieuwenhuis, spaccarono l’organizzazione, ed il nuovo partito socialista, più simile al "modello" socialdemocratico tedesco, venne ad esistere. Comunque, l’ideologia radicale del vecchio partito entrò nelle tradizioni del nuovo movimento socialista olandese.

nieuwenhuis.jpgIl tradizionale radicalismo trovò espressione nel nuovo mensile di partito, "De Nieuwe Tijd", particolarmente nei contributi di Gorter e Pannekoek che svelarono il crescente opportunismo dei leaders di partito. Nel 1909 il gruppo di sinistra attorno a Gorter fu espulso e consolidò una nuova organizzazione, il "Sozial-Demokratische Partei". Pannekoek nel frattempo era andato in Germania: conferenziò nelle scuole di partito del Partito Socialdemocratico Tedesco, scrisse per le sue pubblicazioni teoriche e per vari altri giornali, specialmente la Gazzetta di Brema (Bremer Bürger Zeitung). Si associò con la nuova organizzazione di Gorter che anni dopo, sotto la leadership di van Ravesteyn, Wijnkoop e Ceton sarebbe diventata il Partito Comunista di orientamento moscovita.

frohlich-Paul.jpgSebbene nella tradizione del "Socialismo Libertario" di Domela Nieuwenhuis, l’opposizione di Pannekoek al riformismo ed al "revisionismo" fu un’opposizione Marxista al "Marxismo ufficiale" sia nelle sue forme "ortodosse" sia in quelle "revisioniste". Nella sua forma "ortodossa", il marxismo servì come un'ideologia che copiava una teoria e prassi non marxiana. Ma la difesa del marxismo di Pannekoek non fu delle dottrine; più di chiunque altro egli riconobbe che il marxismo non è un dogma ma un metodo di pensiero sulle questioni sociali nell'attuale processo di trasformazione sociale. Non solo c’erano certi aspetti della teoria marxista superati dallo sviluppo stesso del marxismo, ma alcune delle sue tesi, elaborate sotto definite condizioni, avrebbero perso la loro validità quando le condizioni sarebbero cambiate.

Liebknecht KarlLa prima guerra mondiale riportò Pannekoek in Olanda. Prima della guerra, insieme a Radek, Paul Fröhlich e Johan Knief, egli era stato attivo a Brema. Il gruppo bremiano di radicali di sinistra, i Comunisti Internazionali, più tardi si fuse con lo Spartakusbund, tessendo così la fondazione del Partito Comunista di Germania. I gruppi antinterventisti in Germania trovarono i loro leaders in Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg e Franz Mehring; il sentimento antinterventista in Olanda ruotò attorno a Herman Gorter, Anton Pannekoek ed Henriette Roland Holst. A Zimmerwald e Kienthal questi gruppi raggiunsero Lenin ed i suoi seguaci nel condannare la guerra imperialista e sostenere azioni per la pace o la rivoluzione. La rivoluzione russa del 1917, salutata come un possibile inizio di un movimento rivoluzionario mondiale, fu supportata sia dai radicali olandesi che da quelli tedeschi a dispetto della primaria differenza di base tra loro ed i leninisti.

Rosa Luxemburg 02Ancora in prigione, Rosa Luxemburg espresse timori sulle tendenze autoritarie del bolscevismo. Ella aveva timore sulla qualità del contenuto socialista della rivoluzione russa a meno che essa non avesse trovato un apporto rettificante nella rivoluzione proletaria in occidente. La sua posizione di appoggio critico verso il regime bolscevico fu condivisa da Gorter e Pannekoek. Essi non di meno lavorarono nel nuovo Partito Comunista e verso lo stabilirsi di una nuova Internazionale. Nei loro punti di vista, comunque, questa Internazionale avrebbe dovuto essere nuova non solo nel nome, ma anche sulla prospettiva , e con riguardo sia al traguardo socialista che al modo di raggiungerlo. Il concetto socialdemocratico di socialismo è il socialismo di stato, da vincere per mezzo della procedure democratico-parlamentari. Il suffragio universale ed il tradeunionismo erano gli strumenti per compiere una transizione pacifica del capitalismo al socialismo. Lenin ed i bolscevichi non credevano in una trasformazione pacifica e sostennero il rovesciamento rivoluzionario del capitalismo. Ma il loro concetto di socialismo era ancora quello della socialdemocrazia, ed i mezzi per questo scopo includevano parlamentarismo e tradeunionismo.

berckman, Assemblea degli operai nella fabbrica Putilov diComunque, lo zarismo non fu superato da processi democratici ed attività tradeunioniste. L'organizzazione della rivoluzione fu quella dei soviet spontaneamente evolventesi, dei consigli dei lavoratori e soldati, che subito diedero via, comunque alla dittatura bolscevica. Proprio come Lenin fu pronto a far uso del movimento dei soviet, così fu pronto ad utilizzare ogni altra forma di attività, includendo parlamentarismo e tradeunionismo, per raggiungere il suo finale potere dittatoriale per il suo partito camuffato come "dittatura del proletariato". Avendo raggiunto il suo risultato in Russia, provò a consolidare il suo regime con l’aiuto dei movimenti rivoluzionari in Europa occidentale e, fallendo, col provare a raggiungere sufficiente influenza nel movimento dei lavoratori occidentali per assicurarsi almeno il suo indiretto appoggio.

terza-Internazionale.jpegA causa degli immediati bisogni del regime bolscevico, così come delle idee politiche dei suoi leaders, l'Internazionale Comunista non fu l’inizio di un nuovo movimento dei lavoratori ma meramente un tentativo di accrescere il controllo del vecchio movimento e di usarlo per securitare il regime bolscevico in Russia.

Il socialpatriottismo delle organizzazioni dei lavoratori occidentali e la loro politica di collaborazione di classe durante la guerra convinsero i lavoratori rivoluzionari dell’Europa occidentale che tali organizzazioni non potevano essere usate per propositi rivoluzionari. Esse erano diventate istituzioni legate al sistema capitalista e dovevano essere distrutte insieme al capitalismo. Comunque, inevitabili e necessari per il primo sviluppo del socialismo e la lotta per i bisogni immediati, il parlamentarismo ed il tradeunionismo non furono più a lungo strumenti di classe. Quando entrarono nel conflitto sociale di base, fu dalla parte del capitale. Per Pannekoek non fu una questione di cattiva leadership, da risolversi con una migliore, ma di mutate condizioni sociali in cui il parlamentarismo ed il tradeunionismo non giocarono alla lunga un ruolo emancipatorio. La crisi capitalista sulla scia della guerra pose la questione della rivoluzione ed il vecchio movimento laburista non avrebbe potuto essere trasformato in una forza rivoluzionaria finché il socialismo non avesse avuto spazio tra le trade unions o la formale democrazia borghese.

consellcentralrepublicaconsells.jpgDovunque, durante la guerra, i lavoratori lottarono per bisogni immediati, dovettero farlo così contro i sindacati negli scioperi di massa sia in Olanda che in Germania, Austria e Scozia. Essi organizzarono le loro attività tramite commissioni interne, rappresentanti delle commissioni o consigli dei lavoratori, indipendentemente dai sindacati esistenti. In ogni reale situazione rivoluzionaria, in Russia nel 1905 ed ancora nel 1917, così come in Germania ed Austria nel 1918, i consigli dei lavoratori e dei soldati (soviet) sorsero spontaneamente e tentarono di organizzare la vita economica e politica tramite l'estensione del sistema dei consigli su scala nazionale. Il governo dei consigli dei lavoratori è la dittatura del proletariato, perché i consigli sono eletti ai posti di produzione, lasciando così non rappresentati tutti gli strati sociali non associati con la produzione, In sé ciò non può portare al socialismo, e infatti, i consigli dei lavoratori tedeschi si autosciolsero col sostenere l’Assemblea Nazionale. Ancora, l'autodeterminazione proletaria richiede un'organizzazione sociale che lasci il potere di decisione sulla produzione e distribuzione nelle mani dei lavoratori.

spartachismo, assemblea operai e soldati a Berlino, novembrIn questo movimento dei consigli, Pannekoek riconobbe gli inizi di un nuovo rivoluzionario movimento dei lavoratori che, allo stesso tempo, era l’inizio di un’organizzazione socialista della società. Questo movimento dei lavoratori poteva sorgere e mantenersi solo in opposizione con il vecchio movimento dei lavoratori. I suoi principi attrassero il settore più militante del proletariato ribelle più l’imbarazzo di Lenin, che non poteva concepire un movimento non sotto il controllo di un partito, o dello stato, che fu occupato a indebolire i soviet in Russia. Ma neanche poteva essere d’accordo per un movimento comunista internazionale sotto l’assoluto controllo del proprio partito.

GORTER-Offener-brief-an-den-genossen-Lenin1920 per mezzo dell'intrigo, poi apertamente, dopo il 1920, i bolscevichi provarono a deviare il movimento comunista dal suo corso antiparlamentare, sotto il pretesto che era necessario non perdere contatto con le masse che ancora aderivano alle vecchie organizzazioni. "L'estreminsmo, malattia infantile del comunismo" era diretto prima di tutto contro Gorter e Pannekoek, gli oratori del movimento comunista dei consigli.

AAUD-du-sollst-nicht-waehlenLa Convenzione di Heidelberg nel 1919 spaccò il Partito Comunista Tedesco in una minoranza leninista ad una maggioranza aderente ai principi di antiparlamentarsimo ed antisindacalismo sui quali il partito era stato originalmente basato. Ma c’era ora una nuova questione dividente, nominativamente quella della dittatura del partito o della classe. I comunisti non leninisti adattarono il nome Partito Comunista dei Lavoratori Tedeschi (K.A.P.D.), ed una organizzazione simile fu fondata in Olanda. I comunisti pro-partito si opposero ai comunisti dei consigli e Pannekoek si schierò con i secondi: I comunisti consiliari attesero il Secondo Congresso della Terza Internazionale nel ruolo di simpatizzanti. Le condizioni di ammissione all’Internazionale – completa subordinazione delle varie organizzazioni nazionali al volere del partito russo - scissero del tutto il nuovo movimento dei consigli dall’Internazionale Comunista.

stinnes kpd1920

lenin-l'estremismo-moscaLe attività dell’Internazionale Comunista contro l'"ultrasinistra" furono i primi interventi diretti russi nella vita delle organizzazioni comuniste in altri paesi. Il modello di controllo non è mai cambiato ed ha subordinato, eventualmente, l’intero movimento comunista mondiale agli specifici bisogni della Russia e dello stato bolscevico. Sebbene i russi avessero dominato il movimento, come Pannekoek e Gorter avevano previsto, non "catturarono" mai i sindacati occidentali, né dominarono le vecchie organizzazioni socialiste col divorziare i loro seguaci dai loro leader, [ma] distrussero l’indipendenza ed il carattere radicale del nuovo emergente comunista del lavoro. Con l'enorme prestigio di una rivoluzione politica di successo dalla loro parte, e con il fallimento della rivoluzione tedesca, non potevano fallire nel vincere una larga maggioranza nel movimento comunista ai principi del leninismo. Le idee ed il movimento del comunismo consiliare declinarono continuamente e scomparvero praticamente del tutto nel regno fascista del terrore e della seconda guerra mondiale.

mattick_antibolshevik-communism.jpgMentre la lotta di Lenin contro l'"ultrasinistra" fu la prima indicazione delle tendenze "controrivoluzionarie" del bolscevismo, la battaglia di Pannekoek e Gorter contro la corruzione leninista del nuovo movimento dei lavoratori fu l’inizio dell’antibolscevismo da un punto di vista proletario. L'"antibolscevismo" borghese è l’ideologia corrente della competizione imperialista internazionale, le cui ire e declini mutano secondo il cambiamento delle relazioni di potere nazionali. La repubblica di Weimar, per esempio, combatté il bolscevismo da una parte e dall’altra fece segreti accordi con l’Armata Rossa ed aperti accordi d’affare col bolscevismo in modo da sostenere la propria posizione politica all’interno del processo di competizione mondiale. Ci fu il patto Hitler-Stalin e l’invasione della Russia. Gli alleati occidentali di ieri sono i nemici della guerra fredda di oggi, per menzionare solo la più ovvia delle "incoerenze" che, di fatto sono le "politiche" del capitalismo, determinate come sono da nient’altro se non il profitto ed i principi di potere.

L’antibolscevismo deve presupporre l’anticapitalismo siccome il capitalismo dello stato bolscevico è meramente un tipo di capitalismo. Non era così ovvio, naturalmente, nel 1920 come lo è ora. Ciò richiede esperienza col bolscevismo russo per imparare come il socialismo non possa essere realizzato. Il trasferimento di controllo dei mezzi di produzione dai padroni privati allo stato e la determinazione centralistica ed antagonistica della produzione e della distribuzione lascia ancora intatte le relazioni capitaliste del lavoro come relazione tra sfruttatori e sfruttati, governanti e governati. Nel suo sviluppo, ciò porta semplicemente ad una moderna forma di capitalismo in cui il capitale è, direttamente e non indirettamente, come fu preventivamente, la proprietà collettiva di una classe dominante politicamente mantenuta. È verso questa direzione che tutti i sistemi capitalistici muovono, riducendo così l'"antibolscevismo" capitalista ad una mera lotta imperialista per il controllo del mondo.

In retrospettiva è facile vedere che le differenze tra Pannekoek e Lenin non poterono essere risolte per mezzo di argomentazioni. Nel 1920, comunque, era possibile sperare che la classe lavoratrice avrebbe preso un corso indipendente non verso un capitalismo modificato ma verso la sua abolizione. Rispondendo a "Il Comunismo dell’Ala Sinistra: una Malattia Infantile" di Lenin, Gorter provò ancora a convincere i bolscevichi degli "errori" delle loro soluzioni, rimarcando le differenze nelle condizioni socioeconomiche tra la Russia e l’occidente, ed il fatto che le "tattiche" che portarono il bolscevismo al potere in Russia, come possibilità, non sarebbero state applicabili ad una rivoluzione proletaria in occidente [in "Risposta a Lenin", 1920]. L’immediato sviluppo del bolscevismo rivelò che gli elementi "borghesi" nel Leninismo erano dovuti non ad una "difettosa teoria", ma avevano la loro sorgente nel carattere della rivoluzione russa stessa, che era stata concepita e portata avanti come una rivoluzione capitalista di stato sostenuta da un’ideologia pseudomarxiana.

In numerosi articoli di giornale comunisti antibolscevichi, e fino alla fine della sua vita, Pannekoek elucidò sul carattere del bolscevismo e della rivoluzione russa. Come fece nel suo primevo criticismo della socialdemocrazia così anche qui non accusò i bolscevichi di un "tradimento" dei principi della classe lavoratrice. Puntualizzò che la rivoluzione russa, sebbene fosse stata un episodio importante nello sviluppo del movimento della classe lavoratrice, aspirava solo ad un sistema di produzione che poteva essere chiamato socialismo di stato, o capitalismo di stato, che sono una cosa e la stessa. Essa non tradì il proprio obbiettivo più di quanto le trade unions "avessero tradito" il tradeunionismo. Proprio come non ci poteva essere un altro tipo di tradeunionismo che l’esistente, così non ci si poteva aspettare che il capitalismo di stato fosse qualcosa di diverso da sé stesso.

pannekoek-Lenin-als-filosoofLa rivoluzione russa, comunque, è stata combattuta sotto il vessillo del Marxismo e lo stato bolscevico è quasi generalmente considerato un regime marxista. Il Marxismo, e subito il Marxismo-leninismo-stalinismo, rimase l’ideologia del capitalismo di stato russo. Per dimostrare cosa di marxismo fosse racchiuso realmente nel leninismo, Pannekoek intraprese un esame critico delle sue basi filosofiche, pubblicato sotto il titolo "Lenin Filosofo", nel 1938.

Le idee filosofiche di Lenin apparvero nella sua opera "Materialismo ed Empiriocriticismo", in traduzione russa nel 1908 ed in traduzione inglese e tedesca nel 1927. Attorno al 1904 certi socialisti russi, Bogdanov in particolare, si erano interessati alla moderna filosofia naturale occidentale, specialmente alle idee di Ernst Mach, e provarono a combinarle col Marxismo. Esse raggiunsero una certa influenza all’interno del partito socialista russo e Lenin si dispone a distruggere tale influenza con l’attaccare la sua apparente fonte filosofica.

Sebbene non in senso filosofico, Marx aveva chiamato il suo sistema di pensiero materialismo. Si riferiva alla base materiale di tutta l’esistenza sociale e del cambiamento ed andò oltre il suo rigetto sia del materialismo filosofico di Feuerbach che dell’idealismo filosofico di Hegel. Per il materialismo borghese, la natura era obiettivamente data come realtà e l’uomo era determinato da leggi naturali. Questo confronto diretto dell’uomo individuale e la natura estranea, e l’incapacità di rendere la società ed il lavoro sociale come un aspetto indivisibile dell’interezza della realtà, distinsero il materialismo della classe media dal Materialismo Storico.

Il primevo materialismo borghese, o filosofia naturale, ha ritenuto che attraverso l’esperienza sociale e l’attività intellettuale derivata da li sarebbe possibile raggiungere l’assoluta, valida conoscenza della realtà-pensiero da concretizzare. In un tentativo di portare la rappresentazione materialistica del mondo obiettivo allo stesso processo di conoscenza, Mach ed i positivisti negarono la realtà obiettiva della materia, dacché i concetti fisici devono essere costruiti dall’esperienza sensoriale e così mantengono la loro soggettività. Ciò disturbò grandemente Lenin, perché per lui la verità era solo ciò che riflette la verità obiettiva, verità che è, riguardo alla materia. Nell’influenza di Mach nei circoli socialisti, egli vide una corruzione del materialismo. L’elemento soggettivo nella teoria della conoscenza di Mach divenne, nella mente di Lenin, un’aberrazione idealista ed un deliberato tentativo di rispolverare l’oscurantismo religioso.

Era vero, naturalmente, che il progresso critico della scienza trovò interpreti idealistici che avrebbero dato conforto ai religionisti. Alcuni marxisti cominciarono a difendere il materialismo della borghesia una volta rivoluzionaria contro il neo-idealismo e la nuova scienza come veicolare della classe stabilizzata capitalista. Per Lenin questo sembrò particolarmente importante poiché il movimento rivoluzionario russo, ancora al margine della rivoluzione borghese, conduceva la sua battaglia ideologica in gran vastità con gli argomenti scientifici e filosofici della prima borghesia occidentale.

Col confrontare l'attacco di Lenin sull'"Empiriocriticismo" col suo reale contenuto scientifico, Pannekoek non solo rivelò la prevenuta e distante esposizione distorta di Lenin delle idee di Mach ed Avenarius, ma anche la sua incapacità a criticare il loro lavoro da un punto di vista marxiano. Lenin attaccò Mach non dal punto di vista del materialismo storico, ma da quello di un precedente e scientificamente meno sviluppato materialismo borghese. In questo uso del materialismo della classe media nella difesa del "Marxismo", Pannekoek vide un'indicazione addizionale del carattere mezzo borghese e mezzo proletario del bolscevismo e della rivoluzione russa stessa. Ciò andava insieme al concetto capitalista di stato del "socialismo", con le attitudini autoritarie verso la spontaneità e l’Organizzazione, con il fuoridatato ed irrealizzabile principio dell’autodeterminazione nazionale, e con la convinzione di Lenin che solo l’intellighentzia della classe media è capace di sviluppare una coscienza rivoluzionaria ed è così destinata a guidare le masse. La combinazione del materialismo borghese e del Marxismo rivoluzionario che caratterizzava la filosofia di Lenin riapparve col bolscevismo vittorioso come la combinazione di pratica molteplicità ed ideologia socialista.

Comunque la rivoluzione russa fu un evento progressivo di enorme significato, paragonabile alla Rivoluzione Francese. Essa rivelò anche che un sistema di produzione capitalista non è ristretto alle relazioni di proprietà privata che dominano il suo periodo di laissez faire. Con la decrescente debole onda di attività rivoluzionarie nel mezzo della prima guerra mondiale, il capitalismo si ristabilizzò, nonostante le prevalenti condizioni di crisi, per mezzo dei crescenti interventi dello stato nella sua economia. Nelle nazioni capitaliste più deboli ciò prese la forma di fascismo e portò all’intensificazione delle politiche imperialiste che, infine, portarono alla seconda guerra mondiale. Perfino più che la prima, la seconda guerra mondiale mostrò chiaramente che l’esistente movimento di lavoro non era da molto tempo un movimento di classe ma parte e branca del capitalismo contemporaneo.

Nell'Olanda occupata, durante la seconda guerra mondiale, Pannekoek iniziò il suo lavoro sui Consigli Operai, che completò nel 1947. Fu una ricapitolazione del processo della sua esperienza vitale con la teoria e la pratica del movimento internazionale dei lavoratori e lo sviluppo e la trasformazione del capitalismo in vere nozioni e nella sua interezza. Questa storia del capitalismo, e della battaglia contro il capitalismo, finisce col trionfo di un ravvivato, sebbene cambiato, capitalismo dopo la seconda guerra mondiale, e col completo soggiogamento degli interessi della classe lavoratrice ai bisogni competitivi dei due sistemi capitalisti rivali preparatisi per una nuova guerra mondiale. Mentre in Occidente le organizzazioni di lavoratori ancora esistenti aspirano, al meglio, a non più che al riposizionamento del monopolio tramite il capitalismo di stato, il così chiamato movimento del mondo comunista aspira ad una rivoluzione mondiale sul modello della rivoluzione russa. In ambedue i casi, il socialismo è confuso con la proprietà pubblica dove lo stato è padrone delle produzioni ed i lavoratori sono ancora soggetti ad una classe dominante.

Il collasso del capitalismo dei vecchi tempi fu anche il collasso del vecchio movimento del lavoro. Ciò che questo movimento considerava essere socialismo risulta essere una più aspra forma di capitalismo. Ma a differenza della classe dominante, che si adatta subitaneamente alle mutate condizioni, la classe lavoratrice, nell’aderire alle tradizionali idee ed attività, si trova in una situazione depotenziata e apparentemente senza speranza. E come i cambiamenti economici cambiano le idee solo gradualmente, potrà volerci un tempo considerevole prima che un nuovo movimento dei lavoratori –adatto alle nuove condizioni- sorga. Per il compito dei lavoratori è ancora lo stesso, cioè l’abolizione del modo capitalistico di produzione e la realizzazione del socialismo. E ciò potrà essere determinato solo quando i lavoratori organizzeranno sé stessi e le società in modo da assicurare una produzione e distribuzione pianificata determinata dagli stessi produttori. Quando un siffatto movimento dei lavoratori sorgerà, esso riconoscerà le sue origini nelle idee del comunismo dei consigli ed in quelle di uno dei più coerenti proponenti. Anton Pannekoek.

 

Paul Mattick

 

[A cura di Ario Libert]

 

 

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Anton Pannekoek

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23 luglio 2012 1 23 /07 /luglio /2012 08:35

Paul Mattick

 

mattick01.JPG

di Charles Reeve (pseudonimo di Jorge Valadas)

KAP-Plakat_-1919-.JPGPaul Mattick è nato in Germania, nel 1904, in una famiglia proletaria di tradizione socialista. Militante delle Gioventù Spartachiste sin dall'età di 14 anni, durante il periodo rivoluzionario, delegato al Consiglio operaio delle officine Siemens a Berlino, dove era apprendista. Partecipa a numerose azioni, rivolte di fabbrica, sommosse di strada, si fa arrestare e la sua vita è minacciata numerose volte. Nel 1920, lascia il partito comunista, diventato parlamentare e si unisce alle tendenze comuniste dei consigli che formano il KAPD (il Partito Comunista Operaio di Germania).

Otto RuhleAll'età di 17 anni scrive già nelle pubblicazioni giovanili comuniste e risiede a Colonia dove trova lavoro continuando anche la sua attività di agitazione all'interno delle Organizzazioni Unitarie Operaie, di cui Otto Rühle era uno dei fondatori. È in questo ambiente che fa amicizia con un nucleo di artisti radicali, i Progressisti di Colonia, duri critici di diverse trasformazioni dell'arte e della cultura detta proletaria. Come tanti altri comunisti estremisti antibolscevichi, più ancora per la sua infaticabile attività sovversiva, il suo nome si ritrovò ben presto sulle liste rosse del padronato. Ridotto alla disoccupazione, perseguitato dalla polizia e dai nazisti, emarginato dai comunisti ortodossi, cosciente del declino del movimento rivoluzionario autonomo di fronte all'alta marea e alla bolscevizzazione dei comunisti, Paul decide, nel 1926, di emigrare, insieme ad altri compagni, negli Stati Uniti.

IWWLabel.pngDopo alcuni anni di ripiegamento, che egli mette a profitto per studiare Marx, ripensare le teorie della crisi e i suoi rapporti con l'attività rivoluzionaria, Paul si stabilisce a Chicago dove lavora come attrezzista in campo metallurgico. Entra in contatto con gli IWW (Industrial Workers of the World), sindacalisti rivoluzionari attivi nel movimento dei disoccupati che si stava sviluppando allora. Partecipa attivamente a questo movimento, all'interno dei gruppi di disoccupati radicali della regione di Chicago (Workers League), i quali praticavano, contro il parere delle organizzazioni legate al P.C. USA, l'azione diretta per ottenere dei mezzi materiali di esistenza. Aderì in seguito a un piccolo partito di orientamento comunista dei consigli.
 
living-marxism.jpg
È in questo ambiente che sono nate le riviste Living Marxism (1938-1941) e New Essays (1942-1943), di cui paul era il redattore. È anche durante quest'epoca che egli entra in relazione con Karl Korsch, diventato suo amico, collaboratore di queste pubblicazioni, allo stesso titolo di Pannekoek e di altri comunisti antibolscevichi europei e nord americani. Il gruppo si dedicava in particolare all'analisi delle forme della controrivoluzione capitalista e all'integrazione della classe operaia da parte dello Stato: i diversi fascismi o il New Deal americano.

korsch-karlDurante la guerra Mattick continua a lavorare come operaio metallurgico. La burocrazia sindacale, allora sotto il controllo dei comunisti americani, imponeva la pace sociale nelle fabbriche in nome della difesa della democrazia e dell'alleanza con la Russia di Stalin. Nelle riunioni sindacali, Paul attaccava regolarmente la clausola anti-sciopero ricordando che: "Ora che i padroni hanno bisogno di noi, è adesso che dobbiamo colpirli!". Molto presto dei gorilla sindacali, gli fecero capire che tali discorsi non erano molto convenienti, che dopo tutto si era a Chicago e che la sua salute si sarebbe meglio conservata se avesse evitato le riunioni sindacali...

mattick-marx-keynes.jpgAlla fine della guerra Paul andò a New York dove visse con molte difficoltà materiali. Si ritirerà in seguito in un villaggio del Vermont, dove vivrà con sua moglie e suo figlio, in quasi autosussistenza, su di un piccolo lotto di terra. Negli anni 60 risiede a Cambridge (Boston) dove lavora sua moglie Ilse e dove, oramai, si dedicherà alla scrittura. Nel 1969, pubblicherà Marx e Keynes. I Limiti dell'economia mista, una delle maggiori opere del pensiero marxista antibolscevico del dopoguerra. Mattick dimostra che, partendo da una ripetizione borghese dell'analisi critica di Marx, Keynes non ha saputo che proporre una soluzione provvisoria ai problemi economici del capitalismo moderno e che le condizioni che rendono efficaci le misure keynesiane spariranno con la loro stessa applicazione. Da qui la sua opposizione a tutte le correnti economiche borghesi e staliniste che vedono nell'intervento dello Stato un fattore di stabilizzazione e equilibrio della vita economica. In questo senso, la sua analisi dei limiti di questo intervento annunciava l'emergere della reazione borghese neoliberale e, da un altro punto di vista, incitava a un necessario ritorno alla critica dell'economia politica di Marx, sola via per capire il nuovo periodo capitalista. 

Pannekoeck.jpgAlla fine degli anni 60, sull'ondata dei movimenti studenteschi e delle lotte operaie, le idee di cui era uno dei rappresentanti trovarono un nuovo interesse tra i giovani. Paul viaggerà dappertutto in Europa e in Messico per dare delle conferenze, incontrare delle persone, scrivere sulle pubblicazioni radicali. Sino alla sua morte, il 7 febbraio 1981, difenderà l'idea che la trasformazione e l'abolizione del capitalismo non potranno essere dirette che dagli stessi interessati e che nessuno potrà compiere quest'enorme compito al loro posto. Inoltre, egli sottolineava, lo sforzo di comprensione del mondo ha senso soltanto se ha come scopo di trasformarlo.

Coloro che hanno avuto la fortuna e la felicità di conoscerlo, non dimenticheranno la forza delle sue convinzioni, il calore e la ricchezza del contatto, il suo umorismo corrosivo, la qualità umana della persona che dava vita agli ideali dell'auto-emancipazione sociale. Come gli piaceva ricordare: "Per quanto ridotte siano oggi le possibilità che si offrono ad una rivolta, non è il momento di abbassare le armi".


Charles Reeve

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

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Paul Mattick

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17 luglio 2012 2 17 /07 /luglio /2012 05:00

Leo Jogiches, una lotta comune con Rosa Luxemburg

 

jogiches.jpg

Il suo assassinio il 10 marzo 1919
 

Conosciamo Liebknecht, conosciamo Rosa Luxemburg. Conosciamo meno Leo Jogiches. Desideriamo far conoscere con questo breve articolo questo militante che condivise tutte le lotte di Rosa Luxemburg e fu assassinato durante la rivoluzione spartchista.


Leo Jogiches è un nome troppo poco presente nelle nostre memorie! Eppure inseparabile da quello di Rosa Luxemburg e dunque di lotta politica del movimento operaio della fine del XIX secolo e dell'inizio del XX.
Leggere la corrispondenza di Rosa Luxemburg tra il 1893 e il 1898, è seguire innanzitutto le loro vite intrecciate. Dalla loro vita in Svizzera e in Francia sino alla partenza di Rosa Luxemburg per la Germania. È seguire con divertimento una relazione che potremmo dire alla Sartre e Beauvoir anche se questa relazione è diversa, ma è una relazione segnata dalla riflessione e l'azione politica che si svolge nel corso delle righe. È vedere Rosa Luxemburg molto giovane che segue già degli studi brillanti e prepara un dottorato che pretende di fare di Jogiches il suo alter ego in questo campo. Ed è vedere Leo Jogiches impegnarsi in una ricerca che non lo entusiasma, lui che vive piuttosto nell'organizzazione e l'azione. La qual cosa sottolineerà molto più tardi Clara Zetkin in un omaggio a lui. È soprattutto vedere sin da quest'epoca i loro scambi e la loro azione su un abase di riflessione comune, marxista.
Leo Jogiches, come Rosa Luxemburg è di quei giovani che vivono sotto il dominio russo che molto presto si sono politicizzati e impegnati. Lo vediamo seguire un percorso che sarà quello di numerosi di questi giovani siano essi Russi, Lituani o Polacchi: raggiunge un gruppo vicino alla Narodnaja Volja di ispirazione piuttosto populista prima di evolversi verso una concezione marxista.
Arrestato due volte nel 1888 e 1889, fugge verso Ginevra poi Zurigo. È anche un percorso obbligato per numerosi militanti che fuggono la prigione, il confino, l'esercito, e di cui fa parte Rosa Luxemburg. Si incontrano dunque a Zurigo a fine del 1890 o inizio 1891.
Come Rosa Luxemburg, si avvicina dapprima a Plekhanov, per infine allontanarsene e creare con lei su basi classiste il SDKPiL (Partito social-democratico del Regno di Polonia e di Lituania) in opposizione ai socialisti nazionalisti del PPS (Partito socialista polacco). Una grande parte della vita di Jogiches sarà dedicata alla lotta all'interno del movimento operaio polacco.

 

Nel 1905, partecipa alla rivoluzione russa. Arrestato, condannato a otto anni di lavori forzati, evade.

Nel 1914 sin dai primi giorni della guerra e dello stato d'assedio, Jogiches allestisce i suoi primi elementi dell'organizzazione che sarebbe divantato il gruppo Internazionale poi Spartakus.

Dopo il doppio assassinio di Liebknecht e Rosa Luxemburg, conduse clandestinamente l'inchiesta e fece in poche settimane luce sul caso, ritrovando soprattutto una fotografia degli assassini mentre stavano festeggiando. Fuprobabilmente il motivo per il quale, il giorno stesso del suo arresto il 10 marzo 1919, fu abbattuto dall'ufficiale di polizia Tamschik all'interno della prigione di Moabit, con il pretesto di un tentativo di fuga.

 

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Leo Jogiches, un combat commun avec Rosa Luxemburg. Son assassinat le 10 mars 1919

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8 marzo 2012 4 08 /03 /marzo /2012 10:32

 

Rosa Luxemburg

    rosa_luxemburg.jpg

Una vita per il socialismo

 

Lelio Basso

 

luxemburg_Feltrinelli_1973.jpgNon so se accadrà a qualche distratto osservatore di porsi la domanda per quale ragione la Fondazione Lelio e Lisli Basso - Issoco (Istituto per lo studio della società contemporanea), desiderando iniziare una serie, che si augura lunga, di Settimane internazionali di studi marxisti, abbia scelto come tema di questa prima settimana "il contributo di Rosa Luxemburg allo sviluppo del pensiero marxista." È proprio così attuale e così importante questo contributo da meritare un così largo convegno internazionale di studiosi marxisti? Non vi erano forse temi di più stringente attualità?

Dissertation_Rosa_Luxemburg_1899.jpgForse la miglior risposta consisterebbe nel rovesciare la domanda e porsi il quesito come mai soltanto ora, a oltre cent'anni dalla sua nascita, a oltre cinquanta dalla sua morte, si cominci ad affrontare seriamente lo studio del pensiero della Luxemburg, la cui importanza non era certo sfuggita ai contemporanei, se lo storico Franz Mehring la definì - vivente Kautsky che era da tutti considerato come il "papa" del marxismo - "il cervello più geniale fra gli eredi scientifici di Marx e di Engels," se un bolscevico militante come Radek la definì, vivente Lenin, "il più profondo cervello teorico del comunismo," se un altro comunista, il filosofo Lukàcs, nello stesso periodo, la qualificò come "la sola discepola di Marx che abbia prolungato realmente l'opera della sua vita," se lo stesso Lenin infine, che pure su parecchi problemi aveva avuto occasione di polemizzare con lei, auspicò subito dopo la sua morte che i comunisti tedeschi ne raccogliessero e pubblicassero le opere complete.

Lenin KarpovLe lotte interne del Partito comunista tedesco prima e poi le vicende della Terza Internazionale, con il trionfo del dogmatismo staliniano, non soltanto resero impossibile l'adempimento dell'auspicio di Lenin, ma fecero si che dopo il 1930 non solo gli scritti ma il nome stesso della Luxemburg fossero banditi dal novero delle pubblicazioni "ortodosse." Se questa sorte doveva essere riservata da parte dei comunisti a Rosa Luxemburg, che del Partito comunista tedesco era stata fondatrice e che tante battaglie aveva combattuto a fianco di Lenin, figuriamoci quale doveva essere l'atteggiamento dei socialdemocratici, che essa aveva aspramente combattuto e pubblicamente denunciato, e che erano stati, se non proprio i mandanti materiali (questo rimarrà forse per sempre un segreto della storia, anche se io propendo per l'affermativa), certo i responsabili morali del suo assassinio. Solo due suoi scritti i socialdemocratici trassero dall'oblio, i due in cui aveva polemizzato con Lenin, falsandone così anche dopo la morte l'immagine che avevano sempre travisato in vita.
 
Marx.jpgCi son voluti tutti questi decenni perché il clima cambiasse e i suoi scritti tornassero a poco a poco ad essere letti e studiati, non più soltanto, come forse era accaduto nel corso della sua vita ai suoi stessi seguaci, come scritti di polemica contingente, ma come contributi importanti a un'interpretazione viva ed attuale del pensiero di Marx, che va largamente incontro a certe esigenze manifestatesi nelle giovani generazioni. Oggi finalmente è in corso a Berlino Est, a cura dell'Istituto marxismo-leninismo presso il Comitato Centrale della SED (Partito socialista unificato della Repubblica democratica tedesca), un'edizione in sei volumi dei suoi scritti, che se non è ancora l'edizione completa, raccoglie certamente assai più di metà dei suoi scritti e discorsi. E traduzioni in più volumi delle sue principali opere si sono avute in parecchie lingue. Si deve tuttavia ancor oggi deplorare che molte sue lettere rimangono inedite, anche se questi ultimi anni hanno visto la pubblicazione di parecchi carteggi, fra cui principalissimo quello in tre volumi con Leo Jogiches, compagno per molti anni della sua vita (di cui una traduzione antologica italiana sta uscendo in questi stessi giorni), e quello con la sua segretaria Mathilde Jacob, che la Fondazione Hoover dell'Università di Stanford (California) ha tenuto per anni ermeticamente sotto chiave e che ha visto la luce solo grazie alle fortunate ricerche di uno studioso giapponese.
 
Nettl_Rosa_Luxemburg.jpgSolo ora quindi diventano accessibili agli studiosi dei vari paesi scritti che prima erano sparsi in giornali e riviste reperibili soltanto presso pochissime biblioteche specializzate, o pubblicati in una lingua, come quella polacca, scarsamente conosciuta fuori di Polonia, o infine gelosamente custoditi in archivi di molto difficile accesso. E questo spiega come gli studi sull'opera, ma soprattutto sul pensiero di Rosa Luxemburg, siano tuttora scarsi: se una bibliografia quasi completa è stata pubblicata in Polonia (e ripubblicata, con correzioni ed aggiunte, in Italia), se la biografia del Nettl, in due volumi, può essere considerata, allo stato, soddisfacente (anche se certamente ulteriori ricerche e ulteriori pubblicazioni consentiranno di meglio acclarare e approfondire certi aspetti significativi), non si può dire che esista ancora uno studio completo, anche se certamente non definitivo, sul pensiero luxemburghiano. Siamo tuttavia in un momento fecondo, in cui studiosi di vari paesi s'interessano sempre maggiormente alla rivoluzionaria polacca, per cui è parso importante cercare di riunire i principali di essi a confronto per cominciare a fare un primo bilancio delle ricerche e degli studi compiuti sin qui, in modo da stimolarne e affrettarne l'ulteriore sviluppo e cercare di riguadagnare, almeno in parte, i decenni che sono andati perduti. La situazione attuale del movimento operaio internazionale non è poi così brillante da permettersi di lasciar disperdere un patrimonio cosi ricco di intelligenza quale è quello costituito dal retaggio di Rosa Luxemburg.

luxemburg_scrivania.jpgTanto più importante e necessario è sembrato questo bilancio del suo lavoro intellettuale, in quanto la straordinaria ricchezza della sua umanità e il fascino della sua personalità, che hanno già attratto insigni uomini di teatro, potrebbero, sia pure involontariamente, contribuire a darcene un'immagine distorta, come di un personaggio romanticamente rivoluzionario, così romantico da far getto quasi volontario della vita pur di non incorrere nel rimprovero di pavidità.

rosa_bambina.jpgNon abbiamo certo la pretesa neppure lontana di dare in queste poche pagine una sintesi del suo pensiero e neppure un'esposizione sommaria del suo lavoro teorico: chi voglia conoscere questi aspetti dovrà necessariamente consultare i lavori già esistenti e, soprattutto, gli atti di questo convegno, i quali anch'essi, del resto, costituiranno più un punto di partenza che di arrivo nel lungo lavoro necessario per dare a Rosa Luxemburg il posto che veramente le spetta nella storia del pensiero marxista. Qui vogliamo dare soltanto i momenti essenziali di una biografia, ricca di eventi pur nel corso piuttosto breve degli anni (meno di cinquanta), e indicare i principali temi con cui si è confrontata. 

kasprzak_marcin.jpgNacque il 5 marzo del 1870 o 1871 (il suo più recente biografo, Nettl, ha sostenuto quest'ultima data contro l'opinione comunemente affermata in precedenza) a Zamosc, nella Polonia russa, ma già nel 1873 la famiglia si era trasferita nella capitale della Polonia russa, Varsavia. Il padre era un commerciante ebreo, benestante, che aveva fatto i suoi studi in Germania e anche la madre aveva una buona formazione culturale. Rosa frequentò a Varsavia le scuole elementari e secondarie e ne uscì con un'ottima votazione nel 1887. Poco si conosce della sua attività di quegli anni; si sa che essa si orientò verso le correnti rivoluzionarie di sinistra, pare sotto la diretta influenza del leader Marcin Kasprzak, che doveva poi morire impiccato nel corso della prima rivoluzione russa. Non si sa esattamente per quali motivi, dovette espatriare clandestinamente dalla Polonia, probabilmente verso la fine del 1888, e nel semestre invernale 1890-91 si iscrisse alla Facoltà di Filosofia dell'Università di Zurigo, per poi passare alla Facoltà giuridica e dedicarsi a studi, oltre che di diritto pubblico, princi­palmente di economia. Prese il suo dottorato nel 1897, "magna cum laude," con una tesi su Lo sviluppo industriale della Polonia, che l'anno dopo fu pubblicata da un editore tedesco: il suo maestro, il professor Julius Wolf, ne parla nelle sue memorie come "della più dotata fra i miei allievi di Zurigo".

Rosa_Luxemburg_02.jpegMa gli anni universitari erano stati anche anni d'intensa attività politica. Nel 1892 veniva fondato il Partito socialista polacco, ma un gruppo di giovani emigrati polacchi, considerando che questo partito poneva eccessivamente l'accento sulla priorità dell'indipendenza nazionale polacca, e con ciò allontanava gli operai polacchi da quelli russi anziché cercare di affratellarli nella comune lotta di classe contro il capitalismo russo-polacco, davano vita nel 1893 ad una nuova formazione socialista, che s'intitolava "Socialdemocrazia del regno di Polonia" (SDKP). Mentre il Par­tito socialista si rivolgeva ai polacchi che vivevano tanto sotto il dominio russo quanto sotto quello tedesco ed austriaco, la SDKP si rivolgeva soltanto ai polacchi del Regno di Polonia (cioè della zona sotto dominio russo), considerando più importante unire il proletariato che viveva nell'impero zarista, a qualunque nazionalità appartenesse, che non impegnarne le forze in una lotta per l'indipendenza che lo avrebbe posto in una posizione subalterna rispetto ai ceti borghesi o addirittura, in Polonia, aristocratici. Lungo tutto il corso della sua vita, o almeno fino alla guerra mondiale (che visse quasi interamente in carcere), Rosa Luxemburg continuò a far parte del gruppo dirigente di questo partito e a sostenere aspre polemiche con quelli che essa chiamava i "socialpatrioti." Ciò fece nascere polemiche anche con Lenin, che viceversa sosteneva le aspirazioni nazionali di tutti i popoli viventi sotto il dominio zarista, perché in queste aspirazioni nazionali vedeva delle forze che avrebbero potuto combattere, sia pure da un punto di vista diverso, lo zarismo. Ma che la posizione della Luxemburg non fosse campata in aria, lo si poté constatare dopo la fine della prima guerra mondiale, quando nella Polonia ridivenuta indipendente, fu proprio il leader dell'ala destra del Partito socialista, tenace assertore dell'indipendenza polacca, il maresciallo Pilsudski, che instaurò in Polonia la dittatura fascista.

Leo_Jogiches_1910.jpgIl gruppo che aveva dato vita al nuovo partito era formato principalmente da giovani emigrati polacchi e Rosa Luxemburg, poco più che ventenne, ne era già il principale cervello, mentre il talento organizzativo era un giovane ebreo lituano, Leo Jogiches, condiscepolo di Rosa all'Università di Zurigo, che divenne tosto il compagno della sua vita. Il partito aveva fondato nel 1893 a Parigi un suo organo di stampa, "La causa operaia," e Rosa dovette in quegli anni trascorrere molti mesi a Parigi per occuparsi del periodico di cui era la principale redattrice. Nel 1893 tentò di ottenere dal Congresso socialista internazionale di Zurigo il riconoscimento della legittimità della nuova formazione a rappresentare gruppi di lavoratori polacchi organizzati, ma l'aperta ostilità dei leader socialisti polacchi e la tradizionale inclinazione del movimento operaio in favore dell'indipendenza polacca, le chiusero la strada. Tre anni dopo, al congresso di Londra, ebbe invece partita vinta contro le stesse opposizioni, e da allora partecipò sempre attivamente e intensamente alla vita dell'Internazionale, sia in rappresentanza del suo partito polacco, sia in rappresentanza del partito tedesco in cui andò poco dopo a militare, sia infine in rappresentanza del partito russo, di cui la SDKP costituiva una componente autonoma. La vittoria ottenuta a Londra era stata però preceduta dalla pubblicazione di alcuni articoli della Luxemburg sulla massima rivista teorica marxista, "Die Neue Zeit" diretta da Kautsky, che avevano avuta larga eco e le valsero di essere internazionalmente conosciuta. Anche la "Critica sociale" di Turati pubblicò un suo articolo sul problema nazionale polacco, ma Antonio Labriola prese posizione contro di lei. 

rosa-luxemburg.jpegTerminati i suoi studi a Zurigo come Doctor juris publici et rerum cameralium, si rifiutò di continuare a vivere nella piccola cerchia degli emigrati per occuparsi soltanto di cose polacche e decise di scegliere per la sua attività militante la Germania, che in quel momento era all'avanguardia del movimento operaio, sia sul piano pratico della forza organizzata sia per la vivacità delle discussioni teoriche. Per assicurarsi contro i pericoli d'espulsione acquistò la cittadinanza germanica mediante un matrimonio "bianco" celebrato con Gustav Liibeck nell'aprile 1898. Meno di un mese dopo era a Berlino, dove iniziava subito un lavoro di partito con tanto impegno e con tanto successo che alla fine di settembre era già nominata direttrice del quotidiano socialista di Dresda, Sächsische Arbeiter-Zeitung, incarico che tuttavia abbandonò quasi subito.

bernstein_eduard.jpgSi era allora in Germania in pieno dibattito fra "ortodossi" e "revisionisti," a seguito della pubblicazione di una serie di articoli del revisionista Bernstein, che aveva attaccato i principi fondamentali del marxismo. Alla polemica partecipavano contro Bernstein i più grossi calibri del marxismo ortodosso, come Kautsky e Plechanov, e tuttavia gli articoli della Luxemburg, poi raccolti in opuscolo nel 1899 ( 
Riforma sociale o rivoluzione? ) furono pressoché unanimemente giudicati la miglior risposta a Bernstein e costituiscono tuttora un modello di metodo dialettico. Il merito principale di questo scritto della Luxemburg è di aver posto l'accento sul principale aspetto della dialettica marxiana: la società vista come totalità concreta, come insieme di relazioni organicamente collegate e non come nude serie di fatti, come disiecta membra che possono essere separatamente analizzati. Alla società capitalistica concepita come totalità si contrappone il movimento operaio anch'esso concepito come totalità, per cui le singole azioni, le lotte quotidiane, gli obiettivi parziali, le riforme sociali hanno un senso solo se entrano in un contesto generale che li collega, come momenti di un processo unitario, allo scopo finale della rivoluzione socialista. Lukács riconoscerà vent'anni dopo, in questo saggio polemico della Luxemburg, un contributo fondamentale allo sviluppo del pensiero marxista.
Kautsky.jpgIn questa visione generale rientra anche un problema particolare che sarà grande merito della Luxemburg di aver portato in primo piano nelle discussioni del movimento operaio: il problema del militarismo e dell'imperialismo. Riconobbe infatti la Luxemburg che nel sistema capitalistico, visto come totalità, il militarismo e l'imperialismo erano momenti necessari e insopprimibili come risposta del capitalismo alle proprie contraddizioni. Del militarismo indicò, prima fra i marxisti, accanto alla funzione di politica internazionale (politica di potenza) e di politica interna (repressione) anche la funzione di politica economica, quella cioè di creare a carico dello Stato, e quindi a spese della collettività, un mercato sussidiario solvibile per assorbire la produzione capitalistica e assicurare il meccanismo del profitto (funzione che è stata messa in particolare evidenza dall'economia postbellica degli Stati Uniti); dell'imperialismo vide chiaramente l'analoga funzione di creare continuamente nuovi mercati esterni, un tema a cui dedicò, poco prima della prima guerra mondiale, una delle sue opere fondamentali: l'Accumulazione del capitale. 
 
luxemburg_sozialreform_oder_revolution.jpegMa sempre nel quadro del principio di totalità, da lei ristabilito come principio fondamentale del marxismo, essa legò immediatamente le lotte operaie a questi fenomeni capitalistici: si batté cioè perché la lotta contro il militarismo e l'imperialismo diventasse un aspetto fondamentale della lotta socialista, per impedire la guerra se fosse stato possibile o per preparare il proletariato ad affrontarla da una posizione di lotta se la guerra fosse egualmente scoppiata. È noto che Marx aveva affermato fin dal 1850 che una rivoluzione non sarebbe scoppiata senza una crisi, senza cioè un grave turbamento dell'equilibrio sociale provocato dalle contraddizioni capitalistiche, tale da paralizzare, almeno fino a un certo punto, le forze spontanee di riequilibramento che sono insite nel sistema. Marx vedeva questa crisi normalmente come una grande crisi economica, ma le speranze di veder nascere la rivoluzione socialista da una crisi economica erano andate spegnendosi verso la fine del secolo e spetta a Rosa Luxemburg il merito di aver sostenuto che una guerra, cioè una crisi politica, avrebbe potuto anch'essa rappresentare un tale turbamento dell'equilibrio da render possibile una rivoluzione. Le due rivoluzioni russe, del 1905 e del 1917, la rivoluzione jugoslava, quella vietnamita e quella cinese, dovevano poi confermare questa sua intuizione.
 
August BebelRosa Luxemburg ebbe due volte occasione di trattare questi temi in congressi internazionali: la prima volta nel 1900 al congresso dell'Internazionale a Parigi, dove fu appunto relatrice sul tema della guerra, e la seconda volta al congresso dell'Internazionale a Stoccarda del 1907, dove in un dibattito di enorme importanza, cui parteciparono i leader dei principali partiti, da Bebel a Jaurès, essa riuscì a far approvare un suo emendamento (che recava, dopo la sua, le firme di Lenin e di Martov), che praticamente gettava le basi di quella che sarà poi la strategia leninista, quella cioè di trasformare la guerra imperialista in rivoluzione sociale. Cinque anni dopo, l'ultimo congresso prebellico dell'Internazionale, quello di Basilea, confermava la risoluzione Luxemburg.
 
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Rosa-Luxemburg.jpgUn'altra battaglia importante della sua vita, all'interno del movimento operaio, fu quella combattuta contro le tendenze opportunistiche palesi o mascherate. Opportunista palese era il Bernstein, che aveva tentato di dare all'opportunismo una base teorica, e la Luxemburg lo aveva smascherato mostrando che la posizione di Bernstein non era, come sosteneva Kautsky, la posizione sbagliata di un socialista, ma la posizione giusta di un piccolo-borghese infiltratosi nel movimento operaio. Opportunisti mascherati erano invece i dirigenti della socialdemocrazia tedesca che, pur polemizzando con Bernstein e difendendo a parole il marxismo, praticavano nei fatti una politica opportunista, una politica che favoriva la graduale e quasi insensibile integrazione del movimento operaio nella società borghese: così insensibile che quando si rivelerà al chiaro giorno, con l'adesione della socialdemocrazia tedesca alla guerra imperialistica del 1914, nemmeno Lenin riuscirà a credere ai suoi occhi. La Luxemburg fu la prima a denunciare questo opportunismo "strisciante," mascherato di propositi rivoluzionari: attaccò vivacemente i sindacalisti e la loro politica; attaccò la nascente burocrazia di partito che a poco a poco si sostituiva all'iniziativa e allo spirito di lotta delle masse per non compromettere l'"organizzazione," e con ciò soffocava e mortificava lo spirito di lotta preparando le capitolazioni successive; attaccò i gruppi parlamentari che per preoccupazioni elettoralistiche si orientavano sempre più verso l'appoggio ai governi locali e al governo imperiale, abbandonavano la tradizionale politica di opposizione al riarmo, vendevano per un piatto di lenticchie la primogenitura classista del proletariato tedesco. Ma a cominciare dal 1910 attaccò apertamente anche Kautsky, da tutti ancora riconosciuto come l'interprete ufficiale del marxismo rivoluzionario, che Lenin considerava ancora un maestro, mentre la Luxemburg dimostrava che le formule kautskiane, che facevano della rivoluzione il risultato fatale di un processo oggettivo, anziché il frutto di una tensione e di una lotta di intensità crescente della classe operaia, erano semplicemente la copertura di una politica del giorno per giorno, erano l'espressione di un attendismo che, staccando la rivoluzione dalla lotta quotidiana e rimandandola all'infinito favoriva praticamente l'opportunismo quotidiano, che rimaneva l'unico scopo dell'attività del partito. Solo dopo lo scoppio della guerra, Lenin riconoscerà in una lettera che Rosa Luxemburg aveva ragione nelle sue denunce contro Kautsky.

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L'attendismo di Kautsky, che a partire dal 1910 fu teorizzato come "strategia del logoramento" dell'avversario (praticamente una guerra di trincea, secondo l'espressione gramsciana), non era altro che la giustificazione teorica della politica ufficiale del partito che, sotto l'accorta guida di Bebel, mirava da un lato a mantenere l'unità del movimento, dando in pasto allo spirito rivoluzionario ancora presente nelle masse la certezza della rivoluzione futura, ma dall'altro a svolgere una politica di riformismo quotidiano e di consolidamento elettorale, che, nelle speranze socialdemocratiche, avrebbe dovuto sboccare a breve scadenza in una maggioranza parlamentare che avrebbe fatto del partito socialdemocratico l'arbitro della vita politica. A questa strategia opportunistica, che doveva di fatto realizzare, come abbiamo detto, la silenziosa integrazione della classe operaia nel sistema, Rosa Luxemburg reagì sempre con grande vivacità polemica e con un severo rigore dialettico. Essa mise in evidenza che la passività della classe operaia, ridotta soltanto alla lotta sindacale per il salario e alle competizioni elettorali, lasciava libero gioco alle forze avversarie in un momento in cui il capitalismo lungi dall'evolvere verso i placidi tramonti, marciava a grandi passi verso la catastrofe della guerra mondiale che avrebbe trovato il proletariato impreparato nell'ora del più grave pericolo. Perciò fu ardente sostenitrice di una strategia offensiva che cogliesse tutte le contraddizioni del capitalismo e ne facesse motivo di grosse battaglie, non però isolate come battaglie autonome, sindacali o politiche, ma unificandole in un comune sforzo teso sempre verso la meta finale. 
 

1905_Assiette_Zar_rosso.jpgLo scoppio della rivoluzione russa nel 1905 (che confermava previsioni che essa aveva già fatto sull'incandescente situazione russa e sul progressivo maturare di un'ondata rivoluzionaria) la indusse a ritornare nella sua patria, appunto la Polonia russa, per partecipare di persona alla lotta rivoluzionaria. Scoperta dalla polizia zarista e arrestata, poi messa in libertà provvisoria a causa delle sue condizioni di salute, poté tornare in Germania, dove si pose di nuovo alla testa dell'opposizione di sinistra alla linea ufficiale. L'esperienza della rivoluzione russa aveva mostrato quale ruolo importante avesse svolto, durante tutto il corso del 1905, l'arma dello sciopero di massa ed essa si fece aperta sostenitrice di questo mezzo di lotta anche nei paesi occidentali. Da tempo si discuteva nel movimento operaio internazionale sullo sciopero generale, ma sia i fautori di esso (soprattutto gli antimilitaristi che pensavano ad uno sciopero generale da proclamarsi in caso di guerra per paralizzare l'azione dei governi belligeranti) quanto i suoi oppositori (soprattutto i dirigenti sindacali, che erano per principio contrari a qualunque sciopero politico in quanto la direzione di essi sarebbe passata ai leader politici, e più ancora allo sciopero generale che rischiava di mettere in pericolo ed esporre a rappresaglie dell'autorità la solidità dell'organizzazione sindacale) avevano sempre pensato allo sciopero generale come a un movimento che dovesse essere scatenato a comando, su ordine del partito o del sindacato, quando i dirigenti avessero ritenuto giunto il momento opportuno. I dirigenti socialdemocratici tedeschi, per es., avevano nel 1905 accettato l'eventualità dello sciopero generale, ma nel caso che fosse messo in pericolo il suffragio universale o che fossero attaccate le libertà fondamentali; dal canto loro i sindacalisti sostenevano che uno sciopero generale non sarebbe stato possibile fino a che tutti i lavoratori non fossero stati iscritti al sindacato, perché i sindacati non avevano autorità sulle masse non organizzate. 

 
corazzata_1905.jpgContro questa concezione meccanica, Rosa Luxemburg sostenne l'importanza del momento della spontaneità nell'azione delle masse: senza negare i compiti fondamentali del partito, essa mostrò che è una mera illusione quella di pensare che basti premere un bottone alla direzione del partito o del sindacato perché le masse si mettano in movimento, se non sussistono per questo le condizioni obiettive e se queste condizioni obiettive non hanno creato nelle masse una spontanea disposizione al combattimento. Questo era stato appunto l'insegnamento della rivoluzione russa del 1905, che nessun partito aveva ordinato, ma che era scoppiata perché le masse, nella loro vita e nella loro sensibilità quotidiana, avevano avvertito prima dei partiti, irretiti nelle loro formule, la necessità e l'urgenza di reagire alla situazione che la guerra russo-giapponese, le peggiorate condizioni di vita e la politica repressiva dello zarismo avevano creato. Perciò la tesi che essa svolse fu non che si dovesse proclamare a freddo uno sciopero di massa, e neppure che si dovesse passivamente attendere che la spontaneità delle masse si manifestasse attraverso uno sciopero di massa, ma che il partito dovesse cercare di sollecitare sempre l'iniziativa offensiva e lo sviluppo di coscienza delle masse, facendo leva su tutti i conflitti che lo sviluppo capitalistico, e soprattutto la fase imperialistica, portavano inevitabilmente con sé.
 
luxemburg_comizio.jpgQuesta sua battaglia coraggiosa, che registrò qualche successo (come la già ricordata approvazione della sua risoluzione al congresso dell'Internazionale del 1907) ma che risultò in ultima analisi sconfitta all'interno della socialdemocrazia tedesca e del movimento operaio occidentale, non le impedì di portare avanti un serio studio teorico, di cui furono occasione soprattutto i suoi corsi alla scuola di partito di Berlino, dove fu, per unanime giudizio, la miglior insegnante. Fu da quelle lezioni infatti che scaturì, oltre all'incompiuta Introduzione all'economia politica pubblicata postuma, la fondamentale Accumulazione del capitale, da cui possiamo ricavare ancor oggi preziosi insegnamenti per lo studio dell'imperialismo contemporaneo.
 
l-accumulazione-_del_capitale.jpgConnessa a questi studi teorici sull'imperialismo, la guerra e il modo di combatterli, e pure connessa alla lotta sulla strategia generale del movimento di cui abbiamo parlato, fu la sua costante e ferma battaglia per la democrazia di partito e contro il burocratismo. Questa sua battaglia la portò nel 1904 anche ad uno scontro con Lenin, che aveva viceversa teorizzato il burocratismo come forma organizzativa specifica del movimento operaio, e poco dopo ad una polemica contro la crescente burocratizzazione della socialdemocrazia tedesca, dove l'introduzione dei funzionari stipendiati mirava a spegnere progressivamente qualsiasi capacità autonoma della base per concentrare tutta l'iniziativa politica nelle mani dell'apparato, diretto dai vertici del partito. Sia nella polemica con Lenin nel 1904, sia nel primo grido d'allarme lanciato in Germania nel 1906, essa pronunciò parole purtroppo profetiche sui pericoli che il burocratismo racchiudeva e sugli sviluppi che avrebbe potuto avere, parole profetiche che sono state poi confermate dalla sclerosi della socialdemocrazia e dalle degenerazioni dello stalinismo in Unione Sovietica. 
 
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D'altra parte, per chi credeva come Marx che l'arma principale della rivoluzione fosse lo sviluppo della coscienza di classe, e quindi la maturazione e la capacità politica delle masse (ricordiamo l'insegnamento marxiano che l'emancipazione della classe operaia sarà l'opera della classe operaia stessa), per chi credeva che le azioni rivoluzionarie non avrebbero mai potuto realizzarsi a comando e non sarebbero state possibili senza un'attiva e spontanea partecipazione delle masse, il problema di una vita democratica del partito era un problema di fondo, che, nella sua visione della totalità del processo rivoluzionario, si fondeva appunto con l'analisi scientifica dello sviluppo della società capitalistica e con la strategia di lotta del movimento operaio.

 soldati-in-trincea.jpgNegli anni che precedettero la guerra essa intensificò la sua battaglia su quest'insieme di obiettivi, s'impegnò a fondo nella lotta contro il militarismo e contro la guerra imminente e al tempo stesso nella lotta per la conquista del suffragio eguale in Prussia e si sforzò di unificare queste lotte con le lotte contro il rincaro crescente della vita, per sollevare una generale mobilitazione popolare che culminasse appunto in scioperi di massa, arrivando persino a lanciare, fra lo scandalo del partito, la parola d'ordine della repubblica. Il partito dal canto suo si sforzò in ogni modo di isolarla, di ridurla all'impotenza, mentre le autorità iniziarono contro di lei una serie di processi. Uno si concluse a Francoforte, nel 1914, prima dello scoppio della guerra, con la condanna ad un anno di carcere per incitamento dei soldati alla disubbidienza; un secondo avrebbe dovuto iniziarsi in luglio per avere la Luxemburg denunciato pubblicamente i maltrattamenti che i soldati subivano da parte dei superiori. Ma la presentazione in massa di ex soldati che si offrivano come testimoni a difesa (la Zetkin parla addirittura di trentamila offerte di testimonianza) indusse l'autorità a militare sospendere definitivamente il processo.
 
zetkin luxemburg1910 Pochi giorni dopo scoppiava la prima guerra mondiale e la socialdemocrazia, giungendo al naturale sbocco del corso politico che aveva seguito negli anni precedenti, votava in favore dei crediti di guerra. Il dominio dell'apparato sul partito, da un lato, e l'atmosfera di acceso sciovinismo che la stampa aveva mirato a creare nel paese, dall'altro, resero difficile qualunque tentativo di ribellione. I deputati che nella riunione del gruppo parlamentare si erano pronunciati contro il voto favorevole ai crediti di guerra, fra cui uno dei due presidenti del partito, Hugo Haase, e lo stesso Karl Liebknecht, si piegarono alla disciplina del partito, non solo perché era un principio che la sinistra aveva sempre difeso contro l'indisciplina della destra, ma per non correre il rischio di esser di colpo tagliati fuori da ogni contatto con le masse. Rosa Luxemburg, che negli ultimi tempi aveva cercato di raccogliere organizzativamente le file della sinistra attorno a un'agenzia di stampa appositamente creata, lanciò un invito ai compagni della sinistra per un'azione comune contro la guerra. Ma la sinistra si era improvvisamente dileguata e solo tre o quattro persone risposero all'appello. La dichiarazione di dissociazione dalla politica del partito che fu fatta pubblicare sulla stampa socialista all'estero raccolse solo, oltre la sua firma, quelle di Liebknecht, Mehring e Clara Zetkin. Una rivista, fondata per combattere la politica del partito in nome dell'internazionalismo proletario, "Die Internationale," sotto la direzione della Luxemburg e di Mehring, fu proibita dall'autorità fin dal primo numero e contro i suoi direttori fu iniziato un nuovo processo. Ma nel frattempo Rosa Luxemburg era stata già incarcerata in esecuzione della condanna dell'anno precedente, e durante i 12 mesi di prigione trascorsi a Berlino, scrisse un acuto e vivace pamphlet contro la guerra e contro la politica socialdemocratica, La crisi della socialdemocrazia, che pubblicò sotto lo pseudonimo di Junius e fece stampare in Svizzera appena uscì dal carcere dopo avere scontato la pena. Pochi mesi dopo veniva di nuovo arrestata per misura di sicurezza e fu trattenuta in carcere fino alla fine della guerra.
  
 Liebknecht_Karl_.jpgNei pochi mesi di libertà fra la prima e la seconda carcerazione, nel corso del 1916, preparò la piattaforma politica dell'organizzazione di sinistra che stava nascendo, sotto la sua guida e sotto l'impulso del suo attivismo, e della brillante azione di polemica condotta in parlamento da Karl Liebknecht (che nel frattempo aveva rotto la disciplina di voto e si era trascinato dietro altri deputati), e infine grazie alle straordinarie capacità di organizzatore clandestino di Leo Jogiches, che, come abbiamo detto, era stato il compagno della sua vita fino al 1906, ma con cui aveva successivamente rotto i rapporti personali mantenendo però tutti i necessari contatti politici nella direzione del partito polacco, diventato ora Socialdemocrazia del Regno di Polonia e Lituania (SDKPIL). L'antico binomio Luxemburg-Jogiches, divenuto ora un trinomio con l'aggiunta di Liebknecht, fu al centro di tutta l'azione condotta contro la guerra, nonostante che anche Liebknecht fosse incarcerato nel maggio 1916.Franz Mehring
Fu dalla prigione che Rosa scrisse gli articoli che venivano pubblicati nei fogli stampati clandestinamente e noti con il nome di Lettere di Spartaco (Spartacusbriefe), che erano l'organo del gruppo denominato appunto "Gruppo Spartaco." Il piccolo gruppo iniziale venne a poco a poco, a misura che la guerra proseguiva e i sacrifici aumentavano, crescendo di numero, e soprattutto organizzandosi, e anche se rimase sempre un gruppo numericamente assai limitato, fu tuttavia alla radice dell'agitazione contro la guerra che andò via via sviluppandosi. D'altra parte una vasta scissione verificatasi nel 1917 nella socialdemocrazia portò alla fondazione di un secondo partito socialista, il Partito socialdemocratico indipendente di Germania (USPD), cui facevano capo forti nuclei di operai rivoluzionari e, fra gli altri, la maggioranza degli operai berlinesi.  
rosa_luxemburg_03.jpgCerto, se la Germania fosse stata vittoriosa, questi fermenti rivoluzionari non avrebbero probabilmente avuto uno sbocco, ma con il delinearsi della sconfitta essi esplosero prima di tutto nella marina militare ancorata nel porto di Kiel, e si estesero rapidamente a varie città tedesche, obbligando l'imperatore ad abdicare e a cercare rifugio in Olanda. Il 9 novembre la sollevazione si manifestò anche a Berlino, e, nonostante le preoccupazioni legalitarie dei dirigenti socialdemocratici che non volevano proclamare neppure la repubblica senza aver prima convocato una regolare assemblea costituente, fu proprio il segretario della socialdemocrazia, Scheidemann, che, per non essere superato dagli avvenimenti, proclamò la repubblica dal balcone del parlamento. Pochi minuti dopo Karl Liebknecht, che era stato liberato qualche giorno prima dal carcere ed era stato accolto a Berlino come un trionfatore, proclamava dal balcone del palazzo imperiale la repubblica socialista. 
luxemburg.Die.Rote.Fahne.jpg
Fu attorno a questo dilemma (repubblica borghese o repubblica socialista, mantenimento della vecchia struttura sociale e semplice cambiamento di governo o presa del potere da parte dei consigli degli operai e soldati che si erano improvvisati un po' dovunque) che si svolse nei mesi successivi la più accesa lotta politica. Rosa Luxemburg liberata dal carcere il 9 novembre, rientrò a Berlino e pochi giorni dopo assunse la direzione del giornale "Die rote Fahne" (La bandiera rossa), organo del gruppo spartachista, non ancora organizzato in partito autonomo. Per due mesi condusse dalle colonne del giornale la più vivace e accesa battaglia contro il nuovo governo dominato dai socialdemocratici Ebert e Scheidemann, e del quale in dicembre entrò a far parte anche Noske. Costoro, in stretta alleanza con l'alto comando dell'ex esercito imperiale rimasto intatto nelle mani di Hindenburg e Groener (una linea telefonica segreta fu anzi istituita fra Ebert e Groener), e con la grande industria tedesca, si sforzarono di spegnere ogni tentativo di eversione sociale.

die_Internationale_1915.jpgDa un lato fu fatto ogni sforzo per indurre operai e soldati a tornarsene tranquilli alle proprie case e al lavoro pacifico e si ottenne anche che gli ufficiali imperiali facessero eleggere nei consigli dei soldati uomini ligi alla socialdemocrazia ebertiana, dall'altro si fecero grandi promesse per l'avvenire annunciando anche misure di socializzazione che furono intanto affidate allo studio di una commissione e che, naturalmente, non arrivarono mai in porto, e si pose con insistenza l'accento sul fatto che ormai la Germania aveva un governo "socialista": tutto ciò ebbe una notevole influenza sul piano psicologico. Ma contemporaneamente governo e alto comando, non fidandosi dell'orientamento dei soldati sotto le armi, si diedero ad organizzare corpi di volontari preparati per la guerra civile, onde schiacciare il movimento operaio. Già nel dicembre, in due diverse occasioni, il governo usò la forza militare contro gli operai berlinesi e contro una divisione di marinai che aveva partecipato alla rivoluzione e si era poi accampata a Berlino; dispersa questa forza, il governo cercò la provocazione aperta, destituendo il capo della polizia che era stato nominato nei giorni della rivoluzione ed era un socialista indipendente, legato alle masse operaie berlinesi.

 

Liebknecht-Raeterepublik-BerlinerSchloss-9November1918.jpgLiebknecht, parla alla folla a Berlino, 9 novembre 1919.

 

L'indignazione e la protesta delle masse operaie fornirono occasione alle prime manifestazioni di piazza il 6 gennaio 1919, ma purtroppo mancava una salda direzione politica. Il gruppo Spartaco aveva tenuto il suo primo congresso a fine anno e aveva deciso di costituirsi in partito con il nome di Partito comunista di Germania (Lega Spartaco), ma il congresso costitutivo era formato da pochi elementi eterogenei, fra cui parecchi giovani, che in quel momento di acuta tensione sociale e soprattutto politica, erano facile preda di parole d'ordine estremistiche. Così era accaduto che lo stesso congresso che aveva approvato all'unanimità, e fra applausi scroscianti, il programma predisposto da Rosa Luxemburg e da lei illustrato al congresso, aveva però nello stesso tempo votato a maggioranza, e contro il parere della Luxemburg stessa, di Liebknecht e di Jogiches, di non partecipare alle elezioni per l'assemblea costituente che dovevano tenersi poche settimane dopo. Come aveva giustamente rilevato la Luxemburg, quella decisione era pericolosa: significava non solo rinunciare a utilizzare la campagna elettorale come un momento importante per la propaganda e l'organizzazione del neonato partito, ma significava altresì, insieme con il rifiuto di un terreno di lotta, la possibilità di cadere nella provocazione che certamente il governo avrebbe tentato per uno scontro aperto. Fu appunto quello che accadde in quella tragica prima quindicina di gennaio. Le masse operaie berlinesi (che, tra l'altro, erano solo in piccola minoranza spartachiste, mentre in maggioranza appartenevano all'USPD e ubbidivano alle parole d'ordine dei delegati rivoluzionari di fabbrica, appartenenti all'ala sinistra del partito) caddero nella trappola che il governo aveva teso: dalle manifestazioni si arrivò ben presto ai conflitti, la sede del comando di polizia e il giornale socialdemocratico di Berlino, il "Vorwärts" (che era sempre stato proprietà delle organizzazioni operaie berlinesi e di cui la direzione del partito si era illegalmente impadronita con il favore dello stato di guerra), furono teatri di scontri armati, le vie di Berlino videro sorgere barricate e scorrere il sangue. La stampa borghese e lo stesso "Vorwärts" lanciarono sempre più violenti incitamenti non solo alla repressione ma all'assassinio di Liebknecht e della Luxemburg, e corpi franchi di volontari furono fatti affluire a Berlino agli ordini del socialdemocratico di destra Noske, che aveva anche contro la Luxemburg vecchi conti di partito da regolare.Luxemburg_freikorps-hulsen-noske.jpgIl ministro della difesa, il socialdemocratico Noske, visita i reparti della Freikorp Hulsen, gennaio 1919.

 

Fu mosso rimprovero alla Luxemburg di essere rimasta a Berlino, anche dopo la sconfitta della sommossa, anziché mettersi in salvo in qualche luogo lontano in attesa che la tempesta si calmasse, come aveva fatto Lenin dopo i moti del luglio 1917 a Pietrogrado. Ma la differenza di atteggiamento può essere spiegata: Lenin aveva dietro di sé un partito sufficientemente organizzato, con dei luogotenenti all'altezza della situazione, mentre la Luxemburg non aveva che un partito appena nato, la cui compattezza ideologica si era mostrata inesistente al congresso e anche dopo. Lo stesso Liebknecht, nelle giornate cruciali di gennaio, si era lasciato trascinare a sottoscrivere parole d'ordine avventate, che la Luxemburg aveva vivacemente deplorato; i delegati operai rivoluzionari, dopo aver lanciato le masse nella tragica avventura, erano praticamente scomparsi. Ora la Luxemburg aveva sempre sostenuto che il motore principale del processo rivoluzionario è la coscienza delle masse, e che il compito dei dirigenti è appunto quello di essere sempre accanto e in mezzo alle masse, per aiutarle a capire anche i propri errori in modo da giungere ad una vera maturità rivoluzionaria. Sarebbe stato rinnegare tutto il proprio insegnamento, l'abbandonare a se stesse, nel momento più difficile, delle masse che si erano gettate con tanto disperato, e sia pure imprevidente, coraggio in una lotta e che avevano visto dileguarsi una leadership inetta.

 

Kollwitz_1919_Memorial-for-Liebknecht.jpg  Käthe Kollwitz In Memory of Karl Liebknecht, 1919-20.

 

Il destino tragico di Rosa fu che essa dovesse, per coerenza al proprio insegnamento e all'unità di teoria e pratica che aveva sempre ispirato la sua azione, rimanere fino alla fine in mezzo ai pericoli di una rivoluzione che non solo non aveva voluto ma di cui aveva tempestivamente denunciato i pericoli. Ma il suo dovere era di spiegare fino all'ultimo alle masse, partecipando a riunioni e pubblicando ogni giorno il giornale, gli errori commessi, perché, essa aveva scritto fin dal 1904, gli errori del movimento operaio "sono incommensurabilmente più fecondi e più preziosi dell'infallibilità del miglior 'comitato centrale'," e perché, aveva ripetuto durante la guerra, il proletariato ha davanti a sé nel cammino verso la rivoluzione "giganteschi compiti e giganteschi errori," ma il socialismo sarebbe perduto solo se il proletariato non imparasse dai propri errori. Fu per aiutarlo ad imparare che essa espose coscientemente la propria vita alla vendetta dei socialdemocratici e della soldatesca prezzolata.
 
luxemburg_freikorps_tank_1919.jpgFreikorps con un carroarmato, Berlino, 1919.
 
Arrestata il 15 gennaio 1919 insieme con Liebknecht, nella casa dove si erano nascosti con falsi documenti, venne prima tradotta alla sede del comando della divisione di cavalleria all’Hotel Eden, e poi assassinata a freddo mentre ufficialmente veniva accompagnata in carcere. Il suo corpo fu gettato in un canale dove fu ritrovato solo alla fine del maggio successivo. I giornali annunciarono l'indomani che era stata linciata dalla folla infuriata e che Liebknecht, lui pure assassinato, era stato ucciso in un tentativo di fuga. I colpevoli, ancorché individuati, non furono mai puniti: ancora recentemente le autorità della repubblica federale di Bonn hanno ritenuto "legale" quell'assassinio. Poche settimane dopo Leo Jogiches subiva la stessa sorte.
 
Rosa-Luxemburgs-funeral.jpg Funerali di Rosa Luxemburg, giugno 1919.
 
La vita fisica di una gloriosa generazione di militanti rivoluzionari era finita. Si tratta ora di non lasciar andare perduta anche la loro eredità spirituale.
 
rosa-luxemburg-grav_.jpgTomba di Rosa Luxemburg a Berlino.

 

 

LELIO BASSO

 

 

[A cura di Ario Libert]

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17 novembre 2011 4 17 /11 /novembre /2011 06:00

Max Nettlau, l’erodoto degli anarchici

 

 

 

nettlau1.jpg




Austriaco nato a Neuwaldegg, nel 1865, studente di filologia e della lingua celtica, fi senza dubbio uno dei primi individui a raccogliere le pubblicazioni di quegli anarchici che le autorità e la stampa dell'epoca consideravano come dei criminali. Perché prima di lui, non vi era storia degli anarchici così come non ve ne era delle donne e di altre minoranze. Prima di Max Nettlau, infatti, gli storici, non si interessavano assolutamente all'anarchismo: non lo vedevano come un movimento sociale ma come una accozzaglia di malfattori.

Inoltre, gli anarchici erano sempre caricaturizzati...

 

nettlau_steinle.gifSteinlein, disegno per "La Feuille" di Zo d’Axa. In segno di protesta, degli artisti libertari hanno sottolineato a qual punto le masse, borghesi o altre, si sforzano di annichilire ogni pensatore individualista.



Le pubblicazioni anarchiche, spesso effimere, permisero a Nettlau di stabilire un importante schedario e di scrivere le prime biografie e storie del movimento. Questi scritti apparvero sui giornali anarchici e diedero luogo a dei libri, apparsi in diverse lingue.

nettlau_malatesta.jpgMilitante egli stesso, fu membro della Lega socialista di Londra dal 1885 al 1890, alla quale partecipava lo scrittore inglese William Morris, e del gruppo Torch and Freedom.

Redasse delle biografie di Bakunin, di Malatesta e di Elisée Reclus, così come una storia dell'anarchismo in 7 volumi.

nettlau_storia_anarchismo.jpg

Dovette fuggire dall'Austria dopo l'Anschluss, che consegnò il paese a Hitler, e morì ad Amsterdam in povertà nel 1944.

L’insieme della sua collezione e delle sue opere è oggi depositata all'Istituto internazionale di storia sociale, ad Amsterdam, in Olanda. La sua opera ha costituito la pietra fondamentale dell'importante edificio che costituisce oggi la storia dell'anarchismo.

 

 

LINK:

Max Nettlau, l’Hérodote des anarchistes

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25 ottobre 2011 2 25 /10 /ottobre /2011 05:00

Alexandra David-Néel

Alexandrine_Marie_David_adolescente.gif

esploratrice, femminista, anarchica


Quarant'anni fa, nel settembre del 1969, moriva Alexandra David-Néel. Conosciuta per essere stata la prima donna europea a entrare nella capitale del Tibet, Lhassa, fu anche negli anni della sua giovinezza anarchica e femminista.

 

Alexandra David nacque il 24 ottobre 1868 a Saint-Mandé da un padre istitutore amico del geografo Elisée Reclus che aveva incontrato sulle barricate della Comune, e da una madre cattolica, che richiese che beneficiasse di una educazione religiosa. Il convento di Bois-Fleuri, dove trascorse la sua infanzia non la confortò nelle sue convinzioni cristiane. In seguito, si interressò in compenso alle spiritualità orientali (soprattutto il buddismo) per il resto della sua vita.


EliseeReclusNadar.jpgIl geografo anarchico Elisée Reclus

 

Alexandra scambiò una corrispondenza per tutta la sua infanzia ed adolescenza con Elisée Reclus, che la condusse ad interessarsi sin dai suoi 18 anni alle idee anarchiche. Essa sognò allora di "abolire le frontiere ed i dispotismi" e scrisse per un certo periodo sul giornale L’étoile socialiste, in cui pubblicò i suoi primi articoli. Alexandra iniziò così una carriera di scrittrice che non doveva più interrompere. Nel 1899, pubblicò un trattato anarchico, Pour la vie [Per la vita]. Continuò la corrispondenza con Reclus sino alla morte di quest'ultimo avvenuta nel 1905. In contraddizione con i suoi scritti libertari, frequentò durante la stessa epoca la massoneria.

  

Una femminista dissidente  

Allo stesso tempo, Alexandra si interessò alle idee femministe. Divenne una libera collaboratrice di La Fronde, giornale femminista gestito cooperativisticamente da donne. Partecipò anche ad alcune riunioni del Consiglio delle donne francesi. Ma le sue idee anarchiche la condussero a respingerne alcune posizioni, come la rivendicazione del diritto al voto, preferendo la lotta per l'emancipazione  economica, causa essenziale secondo lei dell'infelicità delle donne non potendo esse essere indipendenti finanziariamente.

Per queste ragioni, Alexandra si allontanò in seguito da queste femministe provenienti per la maggior parte dalla borghesia e che consideravano la lotta economica di poco conto. Non rinnegò tuttavia mai le idee femministe, e tentò per tutta l avita di essere quanto più indipendente possibile, soprattutto economicamente. Possedeva sin dal suo matrimonio, avvenuto il 4 agosto 1904 con l'ingegnere Philippe Néel, una fortuna personale con la quale doveva finanziare i suoi viaggi. Suo marito non fu il suo mecenate come vuole la leggenda.

Il 9 agosto, Alexandra partì per un viaggio di studio che doveva durare 18 mesi. Di fatto, non doveva ritornare in Europa che nel 1925. Per 14 anni, Alexandra effettuò un'odissea attraverso l'Estremo Oriente, nel corso della quale si convertì al buddismo e si trovò un compagno di viaggio, Yongden, un Tibetano di 14 anni che lei adottò. Insieme viaggiarono attraverso l'India, il Nepal, la Birmania, il Giappone, la Corea, la Cina, ed entrarono due volte clandestinamente in Tibet, in barba alle autorità coloniali britanniche. La sua impresa, penetrare nel febbraio del 1924 nella città santa di Llassa, assicurò la sua fama in Europa e negli Stati Uniti, e fece di lei un'icona dell'emancipazione delle donne presso le femministe dell'epoca.

 

Alexandra_David-NeelinLhasa.gifAlexandra a Llassa.

 

Cento anni nel 1968

Dopo un secondo viaggio in Asia dal 1937 al 1946, si stabilì definitivamente a Digne-les-bains dove finì i suoi giorni continuando a scrivere. Un anno prima della morte (all'età di 100 anni), seguì con una soddisfazione non dissimulata gli avvenimenti di Maggio 68, di cui alcuni slogan come L'obbedienza è morte, avrebbero potuto essere i suoi nel 1888. Ricevette anche presso lei un gruppo di giovani anarchici. Dichiarò in seguito: "Durante la rivolta studentesca, ho notato con sorpresa che le bandiere nere erano state spiegate accanto alle bandiere rosse dei socialisti. [...] Credevo che i gruppi anarchici appartenevano come i nichilisti russi a un passato vecchio di mezzo secolo e avevano cessato di esistere" [1]. Vedendo risorgere per le strade e le riviste le idee dei suoi vent'anni, fece ristampare i suoi primi scritti.

Alexandra_David-Neels_1933.jpgInguaribile viaggiatrice, a cent'anni passati, alcune settimane prima della morte, Alexandra faceva rinnovare il suo passaporto...

 

Il Tibet prima dell'occupazione cinese

 

Gli scritti di Alexandra David-Néel sul Tibet sono tra le più rare testimonianze su ciò che era il paese prima del 1950. Mistificato in occidente, idealizzato da Hollywood come un paradiso buddista, demonizzato dal regime cinese e i maoisti (che l'estrema sinistra a tendenza a seguire senza verificare le fonti) che li presentano come un inferno feudale e clericale, il Tibet dell'epoca è soggetto a polemiche. I viaggi di Alexandra David-Néel apportano delle risposte: se trova una società isolata in cui pratica ancora la servitù, descrive anche una società portatrice di pratiche ecologiche in avanti sui tempi e in cui la pena di morte era abolita sin dal 1898, il che fu rimesso in questione dall'occupazione cinese.


alexandra_david-neel-lama_YONGDEN.jpgAlexandra e Lama Yongden.


Ma ciò che è più notevole in queste testimonianze, è l'influenza dei Britannici sul paese. È vero che gli imperialisti inglesi avevano. sin dal 1893, aperto una prima base commerciale sul Tetto del mondo. In seguito  le truppe Inglesi occuparono Llasa nel 1904 e si attribuirono dei privilegi diplomatici e commerciali esclusivi (sfruttamento delle miniere, ecc.). Per impedire altre influenze straniere, i Britannici vietarono l'ingresso al Tibet agli stranieri, proibizione che Alexandra non rispettò. Scrisse in seguito al suo prima soggiorno in Tibet nel 1916: "La politica britannica è di non lasciare entrare in Tibet che dei soldati o dei mercanti inglesi. Ho dovuto abbandonare il Sikkim [...] Non potendo prendersela con me, il residente [proconsole inglese del Sikkim] a molto vigliaccamente imposto delle forti multe a gente della frontiera".

 

 

alexandra_david-neel-lama_Yongden_Yang-Tse.jpgAlexandra e Lama Yongden sullo Yang Tze.


Poco nota, la prima opera di Alexandra David-Neel, Pour la vie [Per la vita], firmato Alexandra Myrial e prefatto da Elisée Reclus, è un vigoroso opuscolo anarchico. In questo libro, che comprende altri testi, si scoprono gli attacchi in blocco contro la chiesa, la patria, la proprietà, ecc. Vi si risente l'influenza dell'individualismo di Stirner e degli stoici. La futura grande viaggiatrice vi denuncia anche il matrimonio e i pesi della maternità che gravano sulle donne.


alexandra_pour_la_vie.jpg

Copertina della prima edizione di Pour la vie, edito nella collana "Temps Nouveaux".

 

 

Gli editori dell'epoca furono spaventati e rifiutarono la pubblicazione di questo libro scritto da una donna che rifiutava gli abusi dello Stato, dell'esercito, della chiesa, dell'alta finanza. Per supplire a questi rifiuti, Jean Haustont con cui viveva in libera unione dal 1896, si fece editore e stampò egli stesso questo volumetto. Quest'ultimo fu notato negli ambienti anarchici e tradotto in cinque lingue.

 

Nico P.  

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK al post originale:

Alexandra David-Néel, exploratrice, féministe, anarchiste

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23 ottobre 2011 7 23 /10 /ottobre /2011 05:00

In attesa di poter reperire materiale più corposo su Pierre Souyri, figura meritevole di essere conosciuta anche da noi, ci limitiamo a pubblicare questa breve nota nota reperita nell'interessantissimo sito "Bataille Socialiste", da cui abbiamo tratto ancora poco materiale, ma che ci ripromettiamo di valorizzare in futuro.


Pierre Souyri

 

 

souyri-fine-anni-50.jpg

(1925-1979)

 

Resistente FTP [1] nell'Aveyron a 17 anni, militante del PCF dal 1942 al 1944, fece in seguito brevemente parte del Partito Comunista Internazionalista [2] (trotskista), poi dell'effimero Rassemblement Démocratique Révolutionnaire [3] nel 1948. Nominato professore in Algeria nel settembre del 1949, vi incontrò Jean-François Lyotard [4] e divenne suo amico.

A partire dal 1952, partecipa alla rivista Socialisme ou barbarie [5], dove si specializza nello studio della Cina. Firma i suoi articoli con il nome di Pierre Brune.


Socialisme-ou-Barbarie--01.jpg 

Nel 1960, quando Castoriadis [6] si allontana dal marxismo, passa alla testa degli oppositori. Nel 1963, prende parte alla scissione di Socialisme ou Barbarie che sfocia nella creazione dell'organizzazione Pouvoir ouvrier [7], scomparsa nel 1969.


pouvoir_ouvrier_68.jpg

Oltre ai suoi numerosi lavori sulla Cina, dimostrazione concreta dello sfruttamento del proletariato cinese da parte della burocrazia, egli prosegue la sua analisi della dinamica del capitalismo nel XX secolo, lasciando un'opera postuma su questa questione che rimane una delle migliori analisi della mondializzazione e delle strategie post-keynesiane del capitale. Lascia numerosi contributi alla rivista Annales. Il suo omonimo figlio è attualmente uno specialista riconosciuto del Giappone.

 

 

  • [Traduzione di Ario Libert]

 

 

NOTE

 

[1] FTP. Francs-Tireurs e Partisans. Movimento di resistenza armato francese creato verso la fine del 1941 dalla direzione del Partito comunista.

[2] Partito comunista internazionalista. Organizzazione trotskista, sezione francese della IV Internazionale, creata nel marzo del 1944 e sciolta nel giugno 1968, dalla fusione tra il Partito operaio internazionalista di Yvan Craipeau; il Comitato comunista internazionalista e il Gruppo Ottobre ed i cui negoziati erano stati preparati da Michel Raptis, più noto con il nomignolo "Pablo".

[3] RDR. Rassemblement Démocratique Répubblicain. Partito militante francese fondato nel cdopoguerra alla fine del 1947 da David Rousset, Georges Altman e Jean-Paul Sartre, e che non durò che un anno. Autorizzava la doppia appartenenza partitica e mirava alla creazione di un socialismo rivoluzionario e democratico rifiutando sia lo stalinismo del Partito comunista francese e il riformismo socialdemocratico della SFIO, mirando così di fatto alla creazione di una terza forza a sinistra.

[4] Jean-François Lyotard. Filosofo noto soprattutto per la sua nozione di postmoderno. Negli anni 50, in qualità di comunista antiautoritario, e su posizioni consiliariste, aveva fatto parte anche lui di Socialisme ou Barbarie e seguito dopo la scissione del gruppo nel 1963 l'ala che si sarebbe chiamata "Pouvoir ouvrier".

[5] Socialisme ou Barbarie. Organizzazione che editò anche una celeberrima rivista dallo stesso nome che uscì dal 1949 al 1965. Di orientamento marxista antistalinista e vicino alle posizioni consiliariste, l'organizzazione visse sino al 1967. Fu fondata nel 1948, da Cornelius Castoriadis e Claude Lefort, membri del PCI alla loro uscita da questa organizzazione trotskista di cui criticavano la concezione dell'URSS e la sua posizione oggettivamente filosovietica.

[6] Cornelius Castoriadis. Filosofo, economista e psicanalista francese di origine greca, fonda nel 1949, insieme a Claude Lefort il gruppo Socialisme ou Barbarie che editerà sino al 1967. Autore di moltissime opere critiche come La società burocratica; L'istituzione immaginaria della società; l'incrocio del labirinto.

[7] Pouvoir ouvrier. Rivista mensile uscita dal 1959 al 1969, supplemento della rivista Socialisme ou Barbarie, e poi giornale dell'organizzazione omonima scaturita dalla scissione di Socialisme ou Barbarie, nel luglio 1963.

 

 

Suoi testi reperibili in rete:


 


 

LINK al post originale:
Pierre Souyri

 

LINK pertinenti:
Cornelius Castoriadis e Daniel Mothé, Autogestione e gerarchia, 1974

Cornelius Castoriadis, Sul regime e contro la difesa dell'URSS, 1946

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