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15 agosto 2011 1 15 /08 /agosto /2011 05:00

René Fugler, "René FURTH"

 

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FA – FNAJ - SIA - Strasburgo (Basso Reno)

Nato nel 1934. È nel 1950, alla lettura del Libertaire, poi a contatto con un vecchio operaio anarco-sindacalista strasburghese che René Furth aveva preso contatto con il movimento libertario sia francese sia spagnolo. Dopo l'assunzione della diridenza dell'organizzazione da parte dell'OPB di Georges Fontenis e la sua trasformazione in Fédération Communiste Libertaire, partecipò dal 25-27 dicembre del 1953 sala Marcadet a Parigi alla ricostruzione della nuova Fédération anarchiste intorno a Maurice Joyeux che gli affidò la rubrica "revue des revues" [la "rivista delle riviste"] in Le Monde Libertaire.


confino le libertaire

 


Nel 1965 con dei rifugiati spagnoli partecipava alla creazione dell'associazione Garcia Lorca che aprirà un locale rue du tonnelet rouge [via del barilotto rosso] a Strasburgo. Il prefetto avendo stimato che l'associazione non era culturale ma politica, aveva posto il suo veto: "Abbiamo effettuato un ricorso" testimonia René Fugler "Attraverso un avvocato che era lo stesso di che avrebbe difeso i situazionisti... [1] e per fortuna abbiamo vinto". Questo caso fece giurisprudenza in Alsazia per delle associazioni che pubblicavano dei giornali di controinformazione [2].

Nel 1967 lascia la F. A al congresso di Bordeaux con i suoi amici di Recherches Libertaires.

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Oltre a Le Monde Libertaire René Fugler collaborava ad altri titoli della stampa libertaria tra cui: Bulletin de la Commission préparatoire du Congrés international de Fédérations anarchistes– CIFA (Parigi, 11 numeri da settembre 1966 ad agosto 1968) destinato a preparare il congresso di Carrara; Ego (Marsiglia, 1968-1971) quaderni individualisti pubblicati da Pierre Jouventin; Recherches Libertaires (Viry Chatillon – Strasburgo, almeno 9 numeri da settembre 1966 a marzo 1972).

Alla fine del 1969 con la sezione locale di Solidarité Internationale Antifasciste (SIA) e con alcuni gruppi tra cui la FA partecipava alla creazione della Librairie Bazar Coopérative che sarebbe servita di punto di collegamento tra altri per gli anarchici della regione. Alla Libreria erano associati un vivaio selvaggio ed un giornale intitolato Ussm’ Volik (Scaturito dal popolo").

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Negli anni 70 la SIA ha organizzato molte manifestazioni di sostegno, proiezioni di film e conferenze in sostegno ai compagni spagnoli. Allo stesso tempo partecipava ad un nuovo circolo di cultura libertaria che avrebbe edito la rivista Vroutsch [3] (Strasburgo, 5 numeri dall'autunno 1971 a maggio 1972) e che editerà alcuni numeri speciali (sui consigli operai, sulle cliniche libere, sulla Cina...). Il gruppo pubblicava anche alter riviste come La Marge [Il Margine] e Dissidence [Dissidenza] (Strasbourg, 2 numeri a dicembre 1974 e febbraio 1976) sottotitolati "Quaderni teorici anarchici".

Nel 1975 Vroutsch parteciperà a Strasburgo ad un incontro della stampa parallela con tra gli altri Informations rassemblées à Lyon e La Lanterne. René Fugler collaborava anche alla rivista internazionale Interrogations (Parigi-Torino, 1974-1979) publicata da Louis Mercier Vega. Con la fine della Libreria Bazar alla fine degli anni 70, l'attività anarchica sarà episodica a Strasburgo sino all'inizio degli anno 90.

Dal 1976 al 1979, ha partecipato alla redazione della rivista alsaziana Le Drapier (11 numeri) pubblicati dalla compagnia teatrale dal medesimo nome. Dal 2000, René Fugler è membro del collettivo di redazione della rivista Réfractions. Revue de recherches et d’expressions.

 


Opere:

 - Formes et tendances de l’anarchisme (Ed. du Monde Libertaire, 1967, 97 p.; rééd. En 2007)

 - Dictionnaire du mouvement ouvrier / René Furth, André Nataf. Paris: Ed. universitaires, 1970.

 

  - La question  anarchiste, Anarchisme et non-violence, N°31, Décembre 1972

  

 

 

LINK a scritti on line:


Gustave Landauer

Erich Musham

Les gamins féroces de l'anarchie

Les Conseils ouvrier en Bavière

L'anarchisme pragmatique de Paul Goodman

Pouvoirs et Puissance dans les monde de Ursula Le guin

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK al post originale:

Fugler René, "René Furth"

 

 

 

NOTE

[1] L’épisodio situazionista strasburghese, e cioè lo "Scandalo di Strasburgo" e la pubblicazione dell'opuscolo intitolato "De la misère en milieu étudiant...
 ", [ Della miseria dell'ambiente studentesco] ha dato luogo a molta letteratura a cominciare dagli scritti dell'Internazionale situazionista.

[2] In Alsazia le associazioni sono regolamentate dal diritto locale.

[3] Era in origine una fanzine edita dagli studenti delle Belle Arti di Strasburgo. Il titolo era stato preso abusivamente dal gruppo libertario per beneficiare delle tariffe postali accordate ai periodici dichiarati presso una "comissione di giornali periodici".

 

 






 

Ricordi di un militante: René Furth


 

"Ci si rende difficilmente conto che, tra il 1871 ed il 1918, è trascorso mezzo secolo. Dunque, due generazioni sono nate sotto l'Impero tedesco, nella cultura tedesca".

 

Nato nel 1934, René Furth ci ricorda così che le tradizioni militanti  alsaziane sono state durevolmente segnate dal sindacalismo riformista e la socialdemocrazia alla tedesca. Non dimentica nemmeno "il padronato sociale che costruiva delle aree operaie, che sviluppava una specie di spirito sociale che integrava anche, in parte, gli operai alla vita dell'impresa, allo spirito dell'impresa. La separazione dello Stato e delle Chiese non è stato anch'esso vissuto bene, i sacerdoti hanno sempre conservato un'influenza molto forte, le Chiese cattoliche e protestanti erano molto embricate nella vita quotidiana".

Bisognerà aspettare il dopo Seconda Guerra mondiale affinché dei gruppi libertari siano presenti in Alsazia. (Non abbiamo informazioni sul periodo precedente).

È nel 1950, con la mediazione del giornale Le  Libertaire, che René ha conoscenza della "Fédération anarchiste", poi prende contatto con un vecchio operaio anarco-sindacalista strasburghese che gli dà da leggere altre pubblicazioni libertarie e lo mette in relazione con dei militanti della Fédération anarchiste ibérique (FAI), rifuggiati a Strasburgo, che si riunivano in una birreria. "Ma, nel movimento francese, era veramente un periodo di grande confusione": scissioni, confronti, la FA diventata FCL (Federazione comunista libertaria) dopo una serie di esclusioni e di abbandoni, poi ricostituita.

Con il sostegno di Maurice Joyeux, prende in carica una "rivista delle riviste" in Le Monde Libertaire. Impegnato nel sindacalismo studentesco, crea nel 1953 un Circolo di cultura rivoluzionario "perché pensavo che bisognava ingrandirsi un po'". L'epoca obbliga, "il clima generale, era che a sinistra nell'ambiente universitario, non esisteva che il Partito comunista, molto semplicemente [...]. La prima riunione del Circolo di cultura libertaria, è con un vecchio compagno di liceo stalinista che l'ho fatta, è lui che l'ha vivacemente animata".

Il circolo si è riunito per due o tre anni, sulla base di relazioni e di discussioni. Sul versante della FA, "diversi gruppi si sono succeduti in seguito, erano essenzialmente degli studenti, con delle interferenze dell'ajismo".

L’ajismo era la teoria e la pratica dell'AJ, gli Auberges de jeunesse [Ostelli della gioventù].

"Un lavoro di educazione popolare si svolgeva intorno a questi AJ. Vi erano diverse organizzazioni: una cattolica, l'altra laica, e un movimento indipendente, il MIAJ, meno numerosi, che era praticamente anarchico, e che aveva anch'esso i suoi ostelli. Sono andato a fare una relazione a Mulhouse su "ajismo e anarchia", le persone del gruppo non hanno aderito alla FA, ma io ho aderito ai gruppi degli AJ sia di Mulhouse sia di Strasburgo... che gestivano degli ostelli (...laici) molto simpatici in montagna".

 

Gli anni 60 a Strasburgo

 

La singularità politica dell'Alsazia e di Strasburgo in particolare si rivelaerà ancora negli anni 60. Il gruppo di Strasburgo si espanderà dopo un articolo scritto da René in un giornale locale sul film " Mourir à Madrid " [Morire a Madrid].

"Ero giornalista ed avevo fatto una critica del film di Rossif rimproverandogli di non parlare del lavoro costruttivo dellal Confederazione nazionale del lavoro. Due giorni dopo, uno studente è venuto nel mio ufficio dicendomi: 'Ho letto il giornale, non credevo ai miei occhi'. L'ho rivisto, ho incontrato dei compagni di lui, hanno raggiunto il nucleo anarchico che essiteva ancora".

Interessato al bulletin de l’Internationale situationniste che René riceveva per la sua "rivista delle riviste", essi hanno preso contatto con i membri dell'IS che formavano un gruppo a Strasburgo. Hanno partecipato ad una delle loro prime azioni su posto. Uno psicologo sociale, Abraham Moles, specializzato nelle questioni di comunicazione, che insegnava all'università, aveva avuto la sfortuna di scrivere all'IS una lettera che aveva innervosito molto i situazionisti. In tal modo, ha avuto il diritto di lanciare dei pomodori durante il suo primo corso dell'anno.

 

Il colpo di Strasburgo

Nel 1966, al momento del rinnovamento dei responsabili dell'AFGES (Association fédérative générale des étudiants de Strasbourg, section locale de l’UNEF), dei compagni del gruppo anarchico, con altri che erano vicini alle loro idee, si sono presentati alle elezioni. Sono stati eletti. Senza un programma preciso, ma con il progetto di una "critica in atto" del sindacalismo studentesco.

In accordo con i situazionisti, che stavano incaricandosi per l'essenziale della redazione, essi hanno deciso così di pubblicare con i fondi dell'AFGES un opuscolo che doveva un po' alla volta fare scalpore: De la misère en milieu étudiant  .

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Al momento del molto ufficiale ingresso universitario, con i professori in toga, hanno distribuito l'opuscolo. Ha fatto scandalo nel mondo universitario, ma la stampa non ne ha parlato. Per riproporla, i responsabili del sindacato hanno organizzato una conferenza stampa. Con questa trovata all'ultimo minuto che avrebbe veramente rilanciato il caso: annunciare lo scioglimento dell'AFGES.

Nell'immediato, dei vecchi membri dell'Associazione hanno intentato un processo all'ufficio eletto di recente, per far mettere sotto sequestro la gestione dei locali. Le si rimproverava di voler mettere le mani sulle casse del sindacato e di dilapidare i suoi fondi. Oltre alle spese per la stampa in grandi quantità dell'opuscolo, il nuovo gruppo aveva versato del denaro all'IS per la partecipazione di Guy Debord alla sua redazione, come esperto e consigliere, ma aveva anche inviato un'interminabile telegramma agli studenti giapponesi (i Zenguraken) che erano in violenta rivolta, in lotta molto dura contro il loro governo.

L'ufficio ebbe tuttavia anche ilò tempo di decidere la chiusura del Bureau d’aide psychologique universitaire (BAPU) gestito dalla sezione locale della Mutuelle nationale des étudiants, e condannata come "la realizzazione in ambiente studentescodel controllo para-poliziesco di una psichiatria repressiva". Durante il processo intentato dagli anziani membri dell'AFGES, il suo avvocato, un certo maestro Baumann, poeta a tempo perso, ha letto degli estratti dell'opuscolo per mostrare a quale abominio giungesse. "Fu un grande momento, declamato in tal modo in questo tribunale questo testo aveva veramente della forza". Alla fine, l'ufficio è stato destituito dalle sue funzioni.

 

Il circolo culturale Garcia-Lorca

 

Con dei compagni anarchici e dei rifugiati politici spagnoli, un'associazione Garcia Lorca era stata creata verso il 1965. Doveva permettere di aprireun locale in rue du Tonnelet-Rouge.

La creazione di questo circolo sotto forma associativa ha incontrato delle resistenze. Siamo in Alsazia, retta dal diritto locale sulle associazioni. Il prefetto riteneva che non era un'associazione culturale ma un'associazione politica. Dunque, pose il suo veto.

"Si è inoltrato un ricorso tramite un avvocato che era lo stesso che avrebbe difeso i situazionisti in tribunale. E, per fortuna, abbiamo vinto".

Questo caso ha fatto epoca più tardi per delle strutture che si proclamavano associazioni culturali e che erano considerate come associazioni politiche dal prefetto.

 

 La Librairie Bazar Coopérative, rue des Veaux

 

Fine 1969, abbiamo creato una sezione della SIA a Strasburgo (Solidarité internationale antifasciste). È in quel momenro che alcuni gruppi tra cui la FA e la SIA hanno deciso di partecipare alla creazione della Librairie Bazar Coopérative [Libreria Bazar Cooperativa].

Vi sono state molte attività intorno alla Libreria. Ad esempio, i gruppi vicini alla Libreria pubblicarono un giornale di controinformazione chiamato Ussm’Vollik (scaturito dal popolo) ed in margine a quest'ultima  è esistito un vivaio.

All'inizio degli anni 70, la sezione SIA ha moltiplicato gli incontri con i diversi gruppi della regione.

"Organizzavamo il sostegno agli antifascisti spagnoli attraverso delle manifestazioni pubbliche, delle  proiezioni di film tra cui  Mourir à Madrid, e delle conferenze".

 

 

Attività culturali


I libertari strasburghesi dell'epoca accordavano "Un'importanza del tutto particolare nel promuovere la cultura libertaria su Strasburgo cercando soprattutto di pubblicare delle riviste di riflessione e delle fanzine. È così che nel 1971, con il gruppo della FA, abbiamo compiuto il tentativo di un circolo di cultura libertaria. Si chiamava di nuovo in quel modo, e le riunioni avevano dei temi. Ad esempio, la seconda riunione, nel mese di marzo dello stesso anno, verteva su un articolo apparso sulla rivista Anarchisme et Non-Violence, intitolata "Per dei partiti anarchici" firmato, da uno strasburghese".

Da questo interesse per la cultura e la storia libertaria èscaturita una rivista Vroutsch, che serviva da "copertura" per pubblicare un certo numero di altre riviste dello stesso genere, soprattutto La Marge e Dissidence. "Abbiamo pubblicato un numero speciale sui consigli operai, che è stata a lungo la sola cosa esistente in Francia sull'argomento. Abbiamo pubblicato un numero sulle cliniche libere, "Free clinics", un numero sulla Cina, un numero sulla psichiatria, e dei numeri di Dissidence, basati soprattutto su una riflessione sull'anarchismo. E dunque, intorno a  Vroutsch, abbiamo tenuto nel 1975, un incontro con degli animatori di altre riviste, tra le altre La Lanterna e con IRL, Informations rassemblées à Lyon".

L'attività militante libertaria si ferma dopo la fine della Libreria Bazar. Ha cessato sia per delle ragioni finanziarie sia per delle ragioni economiche: Il modo di funzionamento di una libreria tradizionale, ufficiale, è estremanente caro.

Occorva molto movimento monetario affinché funzionase. Dunque, una volta che la libreria cessò, tutte le attività sono terminate e l'ambiente militante libertario si è disgregato. Tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli anni 90, l'attività anarchica su Strasburgo fu episodica.

Dal 1976 à 1979, Furth ha partecipato alla redazione della rivista culturale alsaziana Le Drapier, (11 numeri) publicata dallal compagnia teatrale con lo stesso nome.

Dall'anno 2000, René Fugler è membro del collettivo di redazione della rivista Réfractions.

 

MORIRE A MADRID, 1963.
[Traduzione di Ario Libert]

LINK al post originale:
Souvenir d'un militant
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1 giugno 2011 3 01 /06 /giugno /2011 06:00

Pierre-Joseph Proudhon, padre dell'anarchismo?

Proudhon, di Courbet, 1853Ritratto di Proudhon del pittore Courbet, che fu anche membro dell'AIT e della Comune, 1854.

 

di Hervé Trinquier

Pierre-Joseph Proudhon, figlio di un bottaio e di una cuoca, nacque a Besançon nel 1809 sotto il regno di Napoleone I. Di tutti i teorici socialisti, è il solo di origine popolare. Morirà a Parigi, nel 1865, alcuni anni prima della Comune. Nel 1820, una borsa gli permette di compiere gli studi al collegio di Besançon. Unico povero tra ricchi, le vessazioni sono correnti, il che non gli impedisce di riportare numerosi premi d'eccellenza.

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A 17 anni, diventa operaio tipografo per aiutare finanziariamente i suoi genitori. Approfitta del suo mestiere e dei suoi agi per compiere studi di filologia comparandole versioni grece, ebraiche, latine e francesi della Bibbia e redige un'opera sulle "Categorie grammaticali", che in seguito rinnegherà, che attira l'attenzione di alcuni membri dell'Accademia di Besançon. Nel 1838, quest'ultima gli attribuisce una borsa che gli permette, a 29 anni, di superare la maturità e proseguire degli studi superiori.


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Nel 1839, Proudhon pubblica la sua prima opera conosciuta, De la célébration du dimanche [Della celebrazione della domenica], poi, l'anno successivo Qu'est-ce que la propriété? [Cos'è la proprietà?]. La sua celebre formula "La proprietà è un furto" lo rende famoso ma spinge l'Accademia a ritirargli la sua borsa a motivo delle polemiche suscitate. Questa prima memoria sulla proprietà sarà seguita da due altre che lo porteranno davanti alla corte d'assise. La giuria, dichiarandosi incompetente nel giudicare delle questioni "scientifiche", lo assolve.

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La proprietà per Proudhon è innanzitutto la possibilità posseduta da colui che detiene un capitale di acquistare (nel caso della schiavitù) o affittare (nel caso dell'affitto o del salariato) degli esseri umani. La proprietà, è lo "sfruttamento dell'uomo sull'uomo". Il proletariato non essendo "un Dio che bisogna adorare ma un male che bisogna distruggere", Proudhon si pronuncia per la proprietà dei mezzi di produzione da parte degli stessi lavoratori. Si pone così come padre dell'autogestione o, per impegare la sua terminologia in Les Confessions d'un révolutionnaire [Le confessioni di un rivoluzionario], della gestione diretta.

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D'altra parte, Proudhon sviluppa ciò che diventerà uno dei concetti fondamentali della sua sociologia, quello delle forze collettive, irriducibili alle forze individuali. L'organizzazione sociale che occorre, non inventare, ma scoprire nella stessa società, dovrà rispettare questa pluralità degli individui come delle collettività. La situazione materiale di Proudhon è più che precaria. Diventa "rappresentante autorizzato" di un'impresa di chiatte creata a Lione da vecchi amici di collegio.


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Risiedendo spesso a Parigi, incontra numerosi intellettuali francesi, tedeschi e russi, in particolare Grün, Bakunin, Herzen e Marx. Quest'ultimo desiderava che Proudhon fosse il rappresentante francese di un organismodi propaganda internazionale che stava cercando di creare. Il rifiuto di Proudhon sarà all'origine di un odio che Marx conserverà sino alla morte e che lo condurrà a pubblicare degli scritti ingiusti, calunniosi, ingiuriosi e di una estrema malafede.

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Proudhon pubblica allora due opere importanti De la création de l'ordre dans l'Humanité, ou du Principe d'organisation politique  [Della creazione dell'ordine nell'Umanità, o Principio di organizzazione politica] nel 1843 e Contradictions économiquesPhilosophie de la misère [Contraddizioni economiche o filosofia della miseria] nel 1846, nelle quali definisce la sua dialettica, respinge al contempo lo spiritualismo ed il materialismo e ricerca un metodo di analisi che permetterebbe di capire la diversita sociale in tutti i suoi dettagli. Rimprovera, tra l'altro, all'economia politica classica, di ignorare che essa non è che una parte della scienza sociale, e cioè di essere possibile solo in quanto sociologia.

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Nel 1847, Proudhon decide di lasciare il suo posto a Lione per doventare giornalista. Dopomolte fatiche, riesce a fondare un quotidiano "Le Peuple", che diventerà poi "Le Représentant du peuple", e dopo "La Voix du peuple" e, di nuovo "Le Peuple" in conseguenza ai diversi processi e proibizioni continue.


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Febbraio 1848, la monarchia è di nuovo abbattuta. La Repubblica infine proclamata. Alle elezioni dell'8 giugno 1848, Proudhon è eletto deputato. Egli incarna l'estrema sinistra della rivoluzione di febbraio. Critica violentemente i decreti del governo provvisorio- in particolr modo quelli relativi alla creazione di opifici nazionali- e nega la sua competenza rivoluzionaria. La maggior parte dei suoi colleghi lo guarda con ostilità. A fine giugno, il popolo di Parigi si solleva contro questo governo che ha contribuito a creare e che si rivela incapace di migliirare la situazione sociale. La repressione dei repubblicani è feroce. Proudhon non ha desiderato questa insurrezione perché, realizzandosi senza "idea generale", non poteva approdare in una rivoluzione.

 

proudhon-Daumier.jpgI RAPPRESENTANTI RAPPRESENTATI. PROUDHON. Apostolo del socialismo, nemico della proprietà e suo distruttore garantito (senza la garanzia del Governo), Litografia di Honoré Daumier, 1849.


 

Nel corso di giornate sanguinarie, è tuttavia il solo, all'Assemblea, a sostenere la causa degli insorti. Il suo discorso di luglio 1848 reclama innanzitutto clemenza ed aiuto ai lavoratori parigini. In seguito al rifiuto dei deputati, oppone allora il proletariato alla borghesia. Proudhon afferma per primo che il presidente del consiglio instaurerà un ordine nuovo e procederà ad una "liquidazione" ignorando i mezzi legali. La guerra di classe entrava per la prima volta nel sacro recinto, l'Assemblea gli inflisse un biasimo motivato, all'unanimità tranne due voti: il suo e quello di un canut lionese.

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Quando Luigi Napoleone Bonaparte è eletto presidente della Repubblica, nel dicembre del 1848, Proudhon si scatena. I suoi articoli sono così violenti ed insultanti che è condannato a tre anni di prigione sin dal marzo 1849 e non saranno riprodotti che nei Mélanges, articles de journaux 1848-1852 par P.-J. Proudhon nel 1868.

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Nel frattempo, aveva tentato di creare una Banca del popolo il cui scopo era di instaurare il credito gratuito affincHé i proletari giungessero alla loro indipendenza rispetto ai proprietari. La prigione porrà fine all'esperimento. Incarcerato, scrive Les Confessions d'un révolutionnaire [Le confessioni di un rivoluzionario] e Idée générale de la révolution [Idea generale della rivoluzione], due opere nelle quali sviluppa le sue posizioni antistatali ed anticomuniste, "governo dell'uomo per l'uomo". Liberato nel giugno del 1852, Proudhon è di nuovo condannato a tre anni di prigione, sin dalla pubblicazione, nel 1858, del suo De la Justice dans la Révolution et dans l'Eglise [Della giustizia nella Rivoluzione e nella Chiesa], opera fondamentale nella quale egli riassume l'insieme delle sue prime ricerche attraverso una lotta generale contro la religione e, più generalmente, contro ogni misticismo, "adorazione dell'uomo da parte dell'uomo".


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Si esilia in Belgio dove rimarrà sino al 1862. Il federalismo gli si impone sempre più come soluzione rivoluzionaria di organizzazione delle società. Questa idea si oppone allo stesso tempo ai regimi esistenti ed alle posizioni della sinistra che combatte allora per l'unificazione dell'Italia o la ricostruzione di uno Stato polacco.

 

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La malattia gli impedirà di sviluppare totalmente le sue concezioni. È tuttavia attingendo da La Guerre et la Paix [La Guerra e la Pace] e da Du Principe Fédératif [Del Principio Federativo] che i teorici del movimento anarchico che succederanno a Proudhon elaboreranno una teoria federalista libertaria.

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L'ultimo anno della sua vita sarà consacrata alla sua De la Capacité politiques des classes ouvrières [Della capacità politica delle classi operaie] che diventerà il catechismo del movimento operaio francese. Severa replica ad un gruppo di proudhoniani moderati che desideravano presentare delle candidature operaie indipendenti alle elezioni, Proudhon ne precocizza il boicottaggio e predica una partica di separazione assoluta.

proudhon-de-la-capacite-politique.jpgPadre dell'anarchismo, dell'autogestione, della dialettica moderna, del federalismo integrale, della sociologia, Proudhon è innegabilmente il pensatore francese più importante del XIX secolo.

Ma, instancabile agitatore di idee, negatore di ogni dogmatismo, di ogni a priori, il suo nome emana un odore di zolfo per le narici dei benpensanti di ogni genere che fanno di tutto affinché la sua opera rimanga sconosciuta.

 

Hervé Trinquier

 

[Traduzione di Ario Libert]


 

Opere di Proudhon citate nel testo:

 

Cos'è la proprietà?, Zero in Condotta, 2000.

La celebrazione della domenica, Lanciano, 1988.

La giustizia nella rivoluzione e nella Chiesa, Torino, Utet, 1968.

Contraddizioni economiche o filosofia della miseria,

Della creazione dell'ordine nell'Umanità, o Principio di organizzazione politica,

Idea generale della rivoluzione nel XIX secolo, Centro Editoriale Toscano, Firenze, 2001.

La Guerra e la Pace, Tr. it. parziale, Carabba, Lanciano, 2010.

Del Principio Federativo, Terziaria, Milano, 2000.

La capacità politica delle classi operaie , Tr. it. parziale, Assandri, Torino, 1978.

 

 

LINK al post originale:

Pierre-Joseph Proudhon, père de l'anarchisme?

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1 gennaio 2011 6 01 /01 /gennaio /2011 07:00

Anacharsis Cloots o l’utopia folgorata

 

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di Annie Geoffroy

 

Jean-Baptiste “Anacharsis” Cloots (Clèves, 24 giugno 1755- Parigi, 24 marzo 1794) non è più un dimenticato della storia. Michèle Duval ha riunito i suoi Écrits révolutionnaires (Champs Libre, 1979): Albert Soboul ha scritto la prefazione ad una ristampa delle sue Œuvres (Kraus, 1980); Clèves gli ha dedicato un’esposizione nel 1989: Roland Mortier compie la sintesi di questa enorme documentazione, per darci una bella biografia. Si attiene soprattutto all’itinerario intellettuale di Cloots a spese del “resto” (la vita privata, il sesso, il denaro). Ma, nel quadro che egli ha scelto, Roland Mortier è esaustivo: ci dà da leggere, in tutta la sua originalità stilistica ed ideologica e situandola costantemente nell’ipertesto polemico dei tempo, un’opera considerevole: due opere prima del 1789, 8 opuscoli ed un buon centinaio di articoli e discorsi tra il 1790 ed il 1794. Per di più, egli segnala delle opere stampate non ritrovate (p. 113, 140, 213) e pone in evidenza degli anonimi (una lista cronologica ricapitolante questa profusione sarebbe stata la benvenuta!).

Cloots, figlio di un ricco nobile olandese, è nipote del canonico Cornélius de Pauw, antropologo ante litteram, autore di sei saggi nel Supplemento dell’Encyclopédie. Pensionante a Parigi, al Collège du Plessis dal 1766 al 1769, vi compie le sue prime sperienze contestatarie anticattoliche ed intreccia le sue prime relazioni: i Van den Hyver (banchiere della sua famiglia, ghigliottinato nel 1794) ed alcuni condiscepoli (Lafayette, Gorsas, Millin). Nel 1770-1773, è allievo all’Accademia militare di Berlino con una non-vocazione militare, il che non gli impedirà di entusiasmarsi per diversi generali (Lafayette, Luckner, Custine, Dumouriez) che gli sembreranno incarnare la libertà conquistatrice [156].

Dal 1773 al 1779, accumula le letture antireligiose e “capovolge” la Certitude des preuves du Christianisme [Certezza delle prove del cristianesimo], dell’abate Bergier (1768): con il suo Ali Gier-Ber, che intende difendere la Certitude des preuves du mahométisme [Certezza delle prove del maomettismo], Cloots lotta contro le religioni rivelate ed argomenta a favore del deismo. Tutta la sua vita, si riferirà a quest’opera, stampata a “Londra” (Amsterdam) nel 1780, con una disarmante vanità d’autore, vicina alla megalomania.

La sua fede deista si trasformerà in fede atea, base del suo pensiero mondialista: il mondo deve unificarsi sotto una “nuova fede”, la “religione dei diritti dell'uomo” e l'unicità del “popolo-Dio”. Questo “trasferimento dal teologico al politico non induce alla tolleranza, ma al contrario”. Le altre parti di questa temibile cattolicità sarebbero, molto logicamente, il mercato mondiale unico e la Repubblica universale.

Nel 1780, risiede a Parigi. appartenente all'alta società (Voisenon, Montesquiou-Ferensac), conduce una vita mondana assidua (salon de Fanny de Beauharnais), proseguendo la sua vita intellettuale ed erudita nel crogiolo del Museo, futuro Liceo, sin dalla sua creazione nel 1781. Polemizza sugli Ebrei con Court de Gébelin, e traccia un vasto programma di Anti Accademia per l'istituzione che vede come una repubblica animata dai cittadini del mondo. Vi incontra Gabriel Brizard, che ha lasciato il racconto di pellegrinaggio fatto nel luglio del 1783 in compagnia di Cloots. Davanti al monumento nuovissimo di Ermenonville, i due amici bruciano le pagine anti rousseauiane dell'Éssai sur la vie de Sénèque di Diderot! Ma Cloots non rimarrà rousseaulatra e darà ampio spazio al culto di Voltaire.

Dal 1784 al 1789, Cloots effettua il suo tour dell'Europa. Nel 1784, è in Inghilterra, ricevuto da Burke a cui rimprovererà, nel 1790, la sua svolta antifrancese. Nel 1786 in Vœux d'un Gallophile, espone le sue concezioni economiche e geopolitiche. Grazie all'indipendenza americana, il mondo è scampato alla “monarchia universale” dell'Inghilterra. La Francia/Gallia deve estendersi sino al Reno. Il denaro “rappresentante di tutto”, unifica il mondo, la tratta degli schiavi è un male minore: la visione del mondo clootsiano è fissata.

Nel 1787-88 è in Magna Grecia ed in Africa. Rientra in Francia nel 1789, ma cosa fa? Pubblica almeno un'opuscolo, non ritrovato. Roland Mortier sostiene che Cloots capisce “molto presto” l'interesse della stampa. Ma i giornali si moltiplicano sin dal mese di maggio del 1789, ed è in agosto che il suo amico Millin fonda la Chronique de Paris, quotidiano nel quale scrivono soprattutto Condorcet, Rabaut Saint-Étienne e Villette, e che stampa Ruault (suo amico da 10 anni). O ci sono altri articoli da ritrovare oppure l'impegno di Cloots nella rivoluzione militante non è così rapida come si dice.

Nel 1790, intraprende una carriera di pubblicista rivoluzionario, che lo condurrà, in 4 anni, alla celebrità e alla ghigliottina. Diventa molto presto membro dei Giacobini. A partire da marzo del 1790, pubblica numerosi articoli, soprattutto in Chronique. Diventa celebre rappresentando alla Costituenete, il 19 giugno 1790, una deputazione internazionale che parteciperà alla festa della Federazione. Deriso a detra, successo a sinistra. Cloots si autoproclama “ambasciartore del genere umano”. In Anarchasis à Paris, sostiene Barnave “salvatore delle nostre colonie” contro Brissot e gli “amici indiscreti dei neri”. Quando Raynal disapprova la Rivoluzione, lo denuncia violentemente e con severità. In L'Orateur du genre humain, se la prende con la politica della Prussia.

Polemizza contro il cristianesimo egualitario di Fauchet e del Circolo Sociale. Si dichiara repubblicano, ma repubblicano antifederalista. Il suo orizzonte, è l'unificazione del globo in dipartimenti, senza unità intermedie ch non possono essere che dei freni. Alla fine del 1791, è favorevole per una guerra preventiva contro le monarchie. Appoggiata sui movimenti rivoluzionari, essa finanzierà, a spese dei principi, l'estensione della Repubblica universale(titolo del suo opuscolo-manifesto del marzo 1792). In aprile, parte in guerra contro le accademie. In giugno, effettua una netta svolta sociale e fa suo il termine sans-culotte(senza mutande). La sua Petition des domestiques è una bella arringa a favore del suffragio universale. Universale machile si intende perché Cloots non tocca mai, naturalmente, il “regime domestico”.

Con 16 intellettuali stranieri (tra cui suo zio de Pauw), è naturalizzato francese il 26 agosto. In settembre, è eletto alla Convenzione. Sin da novembre denuncia i suoi antichi amici girondini in Ni Marat, ni Roland, e si attira i fulmini di Roland, Kersaint, Brissot, Guadet (che si pente di aver presentato il decreto di naturalizzazione!). Roland Mortier descrive molto bene questa esaltazione polemica, questi scontri tra simili nei quali, ahimè, “tutti sono sinceri”. Al processo di Luigi XVI, si pronuncia per l'esecuzione immediata (in attesa di quella degli altri re). Nell'aprile del 1793, espone le sue Bases constitutionnelles de la Répubblique du genre humain. L'ondata decristianizzante dell'autunno del 1793 segna il trionfo di Cloots. Il 17 novembre (ultimo discorso alla Convenzione), si rallegra dell'”esplosione filosofica” popolare e richiede una statua per Meslier, il “primo ecclesiasitico abiuratore”. Cloots presiede il club dei Giacobini dal 11 al 29 novembre, è dunque là il 21 quando Robespierre denuncia l'ateismo com aristocratico e promette delle rivelazioni su un complotto dello straniero. Il 12 dicembre, Cloots è escluso dai Giacobini. Il 26, la Convenzione decreta che “nessun individuo nato in un paese straniero non può rappresentare il popolo francese”. Arrestato il 28 dicembre 1793, Cloots è associato ala processo di Hébert e dei Cordiglieri, e ghigliottinato il 24 marzo 1794.

Per tutti i 20 capitoli che seguono, molto da presso gli archivi, questa biografia, Roland Mortier sviluppa una tesi che credo giusta: le posizioni fondamentali di Cloots: -anticlericalismo, razionalismo, cosmopolitismo- sono fissate prima del 1789, e lo iscrivono nel retto filo dei Lumi enciclopedisti. Investendo il suo temperamento di polemista nella carriera politica, Cloots ha lottato senza esitazione sui mezzi (guerra, regicidio, Terrore), al servizio delle sue idee. La sua utopia fu certamente vinta, ma non folgorata. Come la fenice, per meglio rinascere. Perché se non possiamo più credere alla merce come veicolo di felicità universale né a un mondo riquadrato a “scacchiera senza confine” dalla forza delle armi, la fede di Cloots nel genere umano, solo attore della sua storia, è sempre di attualità. Allora a quando, sulla spinta dell'esemplare lavoro di Roland Mortier, una vera edizione completa della corrispondenza e delle opere di Cloots?

 

 

Da: “Recherches sur Diderot et sur l’Encyclopedie”

1997, Anno 22, Numero 1, pp. 156-158

[Segnalazione libraria di: Anacharsis ou l’Utopie foudroyée, Stock, 1995, 528 pp.]


 


[Traduzione di Ario Libert]

 

 

Anarchasis ou l'Utopie foudroyée

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17 ottobre 2010 7 17 /10 /ottobre /2010 14:15

  

B. Traven

 

  

  

di Martine-Lisa Rieselfeld

  

 

 

traven-copia-1La mia vita mi appartiene, soltanto i miei libri appartengono al pubblico. Ecco come si esprimeva B. Traven, l'uomo dai molteplici pseudonimi: Ret Marut, Hal Croves, Traven Torsvan, Bruno Traven, Arnold, Barker, Otto Feige, Kraus, Lainger, Wienecke, Ziegelbrenner.

Traven è nato a Chicago, Illinois, il 5 marzo 1890, da genitori svedesi. Ha trascorso la sua infanzia in Germania dove ha cominciato a scrivere dei testi anarchici con il nome di Ret Marut. Pubblica occasionalmente degli articoli nella rivista anarchico "Der Ziegelbrenner" [La Fornace] tra il 1917 ed il 1922. Ma Traven è costretto a fuggire dalla Germania sotto la minaccia di una condanna a morte lanciatagli contro dai Corpi franchi di Baviera alla fine della prima guerra mondiale, dopo la sconfitta della Repubblica dei consigli.

Scompare per un certo periodo per ricomparire in una prigione inglese (crimine sconosciuto). Avendo abbandonato Londra, un uomo che si faceva chiamare B. Traven, invia dei manoscritti all'editore tedesco Das Buchengild [La Gilda dei Libri].

Traven condivide le idee socialiste ed anarchiche. Si trova appassionatamente  dalla parte dell'uomo comune. Il capitalismo e la burocrazia rendono una vita decente impossibile. Scrive sulla giustizia sociale, la crudeltà e l'avidità in uno stile teso, pieno di sospensione. L'idea anarchica rimane nel cuore della sua opera, illustrando l'oppressione della libertà individuale dal potere schiacciante dello Stato. I suoi primi romanzi presentano dei vagabondi alla ricerca di un lavoro o che avendo trovato un'occupazione temporanea, sono colpiti dal sistema di sfruttamento su scala mondiale.

I libri di Traven sono stati tradotti in più di trenta lingue, venduti in più di 25 milioni di copie e sono presenti nel programma di lettura nelle scuole messicane.

traven deathship08Nel 1926 vine pubblicato il suo romanzo Das Totenschiff [La nave dei morti]. È un successo immediato. Albert Einstein avrebbe detto di voler portare questo libro  su un'isola deserta. Il protagonista, un marinaio americano, G. Gales, si ritrova senza documenti d'identità ad Anversa in Belgio, negli anni 20. Respinto da una frontiera all'altra, rischiando la prigione e la morte per la mancanza di questi documenti che confermino la sua esistenza, il marinaio prende coscienza di essere cancellato dalla mondo. Il personaggio di G. Gales, riappare in Der Wobbly[I raccoglitori di Cotone], del 1926, poi in Die Brücke im Dschungel [Il ponte nella giungla] del 1928, tutti di ispirazione autobiografica. Il nome dell'avventuriero americano ricorda quello di Linn A. E. Gale, l'editore del Gale’s International monthly for revolutionary communism. Quand gli IWW (Industrial Workers of the World) hanno cominciato le loro attività in Messico nel 1918, Gale divenne una delle figure di prua.brucke1929_150.jpg 

 

Treasure-Sierra-Madre.jpgPoco dopo la dittatura di Porfirio Diaz, Traven abita in una piccola casa, El Parque Cachu, non lontano da Acapulco, in Messico, dove vivrà per trentaquattro anni. Redigerà il suo secondo romanzo The Treasure of the Sierra Madre [Il tesoro della Sierra Madre] durante questi anni messicani. In Indios (1931), rappresenta la corruzione e lo sfruttamento dei poveri e mostra gli effetti di un regime di brutalità pur informando sul modo di vita degli Indios rurali in Messico. Questo libro fa parte di un ciclo di romanzi sulla Rivoluzione messicana tra 1910 e 1912. Tra il 1931 ed il 1940, Traven pubblicherà sei novelle interattive, Mahogany, conosciute come la sua "serie sulla giungla". La simpatia provata per gli Indios del Chiapas l'incoraggia ad imparare il loro dialetto maya.

Traven scrive poco dopo il 1940. Acquisisce un passaporto messicano con il nome di Traven Torsvan, nato a Chicago il 3 maggio 1890. Sposa nel 1957 la sua traduttrice Rosa Elena Lujan. Si erano incontrati nel 1930 in occasione di un concerto del violinista Jascha Heifetz. Dieci anni dopo, Rosa Elena è assunta per aiutare Traven nella traduzione in spagnolo di uno scenario adattato da uno dei suoi romanzi.

Il Tesoro della Sierra Madre sarà portato sullo schermo da John Huston nel 1948. Lo scenografo invitò molte volte lo scrittore a venire sui luoghi delle riprese, ma Traven declinò regolarmente l'invito. Un giorno, un tale chiamato Hal Croves chiese di vedere Huston, presentandosi portatore di un alettera redatta da Traven. In questa, Lo scrittore di diceva impossibilitato di spostarsi, perché malato, ma che Hal Croves sarebbe stato in grado di rispondere a tutte le domande. John Huston sospettò questo Croves essere Traven (aveva notato un leggero accento, non tedesco ma certamente europeo) e rivelerà la verà identità del suo interlocutore nel 1969, dopo la morte di Traven, quando appariranno delle fotografie del celebre anonimo.

Traven--Chersi.jpg morì il 26 marzo 1969 a Mexico City. Le sue ceneri furono trasportate nel Chiapas e disperse sopra il Rio Jataté. Durante tutta la sua vita, aveva vegliato gelosamente (quasi patologicamente) a preservare il suo anonimato. Ma chi potrebbe biasimarlo, visto le sue esperienze traumatiche vissute in Germania ed in Inghilterra?

Alla sua vedova Rosa Elena Lujan, verrà richiesto di rivelare la sua vera identità, tra i B. Traven, Ret Marut, Hal Croves, etc. Dichiarerà in un'intervista accordata il 25 giugno 1990 al New York Times: "Mi aveva autorizzato, quando fosse morto, di far sapere che era stato Ret Marut. Mai avrei dovuto parlarne prima della sua sparizione. Aveva paura di essere estradato. Allora, anch'io, ho mentito, perché volevo proteggere mio marito".

Nel suo testamento, Traven certificò che si chiamava Traven Torsvan Croves, nato a Chicago nel 1890 e naturalizzato cittadino messicano nel 1951.

So ora che la mia patria è classificata in fascicoli, l'ho vista sotto forma di funzionari abili a cancellare in me le ultime tracce di patriottismo. Dove dunque è la mia patria? La mia patria è là dove sono, dove nessuno mi disturba, dove nessuno mi chiede chi sono, da dove vengo e cosa faccio [La nave dei morti].

 

Martine-Lisa Rieselfeld

 

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B. Traven

 

 

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2 ottobre 2010 6 02 /10 /ottobre /2010 09:18

Gustav Landauer

 

landauer.jpg

 

di René Furth

 

L'idea dei consigli si è sviluppata nell'opera e l'azione di Gustav Landauer secondo una via molto particolare, a partire da un socialismo agrario e cooperativo, attraverso diversi tentativi per creare delle comunità in cui potrebbero prendere radici delle relazioni autentiche tra gli uomini. Molto ostile al marxismo meccanicistico che predomina allora in Germania, Landauer afferma che il socialismo non può essere una conseguenza ineluttabile dell'evoluzione economica. "Il socialismo non si sviluppa a partire dal capitalismo, ma contro di esso". Il capitalismo non diventa socialista, dice Landauer, utilizza dei metodi socialisti per meglio sopravvivere e prosperare.

La soluzione preconizzata, è che i socialisti si separano immediatamente dalla società capitalista per formare delle comunità cooperative e delle colonie socialiste, in cui le diverse associazioni di produzione intratterrebbero tra di loro uno scambio socialista dei prodotti. Ma, allo stesso tempo, resta convinto di una rivoluzione politica che libero effettivamente la terra e sgombri la vita sociale dalla camicia di forza statale. Se pone le sue ultime energie al servizio della Repubblica dei consigli di Baviera, è per aiutare a preservare una rivoluzione politica dandole un contenuto sociale e culturale. Ed i consigli, in questo periodo di transizione, gli appaiono come i soli agenti possibili dell'indispensabile ricostruzione.

Der_Sozialist-.pngGustav Landauer è nato il 7 aprile 1870 a Karlsruhe, da una famiglia ebraica della classe media. Nel corso dei suoi studi a Berlino (filosofia, filologia tedesca), aderisce al gruppo dei "Jungen" (i Giovani), escluso dal Partito socialdemocratico nel 1891, il gruppo crea il suo proprio settimanale, "Der Sozialist", e Landauer vi collabora dal 1891 sino al momento in cui, otto anni dopo, il giornale, "braccato a morte", deve scomparire. Allo stesso tempo, si lega con l'ambiente anarchico berlinese.

Gustav_Landauer_1890.png
Landauer nel 1890.

Nel 1893, landauer partecipa al Congresso socialista internazionale di Zurigo da cui saranno esclusi, insieme agli anarchici, i socialisti che non riconoscevano la necessità della "conquista del potere politico". Accusato da Babel di essere un agente provocatore, Landauer è espulso brutalmente dalla sala della riunione. Lo ritroviamo tuttavia al successivo congresso della II Internazionale che si svolge a Londra. Egli presenta un rapporto in cui critica duramente l'SPD. Gli anarchici ed i socialisti antiparlamentari sono esclusi di nuovo.

Il 1° novembre 1893, Landauer è condannato a due mesi di prigione per incitamento alla disobbedienza verso il potere dello Stato, il 22 dicembre, è gratificato con nove mesi supplementari per "eccitazione". Nuova condanna nel 1899, a sei mesi di prigione. Un primo periodo della sua vita termina così. Dopo anni di attività politica intensa che lo hanno portato a numerose agitazioni attraverso la Germania, la prigione provoca in Landauer un ripiegamento su se stesso. L'alternanza dei periodi d'azione incessante e di periodi di ripiegamento e di solitaria riflessione è inoltre una costante nella sua vita.

Sempre in prigione, egli collabora con il suo amico Fritz Mautener ad un lavoro sulla ricerca critica del linguaggio. Ne trarrà la sua prima opera teorica "Scetticismo e mistica", che apparirà nel 1903. Il suo primo romanzo è stato pubblicato nel 1893. Prepara nel contempo un'edizione in tedesco moderno degli scritti del mistico renano Mastro Eckart. Le componenti "romantiche" del pensiero di Landauer che si esprimono chiaramente in questi lavori si manteranno nel resto delle sue opere, diffidente nei confronti di ogni cultura unicamente razionale, valorizzazione dell'emotivo, percezione della vita come pluralità spontanea di forme e di manifestazioni. La rivoluzione, per Landauer, sarà sempre un emergere dello "spirito unificante" che porta la collettività alla creazione di nuove forme di vita. Durante gli avvenimenti di Monaco, sosterrà che la rivoluzione non potrà che affermarsi se non riuscendo a fornire a degli uomini poco preparati a queste circostanze eccezionali l'esperienza immediata della felicità, della gioia e della creazione.

BakuninLandauer fa inoltre sua la lunga storia delle sette mistiche ed eretiche, soprattutto là dove questo misticismo si unisce all'esigenza di una rivoluzione egualitaria. Martin Buber gli renderà familiare la mistica ebraica. Tra i socialisti tedeschi di origine ebraica, egli è il solo, con Mosè Hess, a concepirsi realmente come ebreo. Ebreo, ateo- benché difenda un misticismo ateo- Landauer considera che l'umanità avvenire farà svanire l'apporto specifico dell'ebraismo. Una volta liberato, si separa dai gruppi con i quali aveva sino ad allora agito e si sforza oramai di creare dei punti di incontro per gli isolati che hanno rotto con la società borghese senza tuttavoa riconoscersi nell'attivismo ed il settarismo dei gruppi di estrema sinistra.

Nel 1901, pubblica con Max Metlau un volume di estratti di Bakunin. "Ho amato ed ammirato Bakunin, egli scrive, sin dal primo giorno in cui l'ho incontrato, perché vi sono pochi scritti così vivi come i suoi, forse è per questo che essi sono così frammentari come la vita stessa".

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Edwig Lachmann

L'anno seguente, si reca in Inghilterra con colei che sarà la sua compagna finché vivrà, Hedwig Lachmann poeta e traduttrice. Per quasi un anno, essi risiedono nelle vicinanze di Kropotkin. Quest'ultimo eserciterà una forte influenza su Landauer, con la sua teoria del mutuo soccorso, la sua concezione molto positiva del Medioevo e la sua analisi della Rivoluzione francese. Un punto comune primordiale unisce i due uomini: la loro volontà di rafforzare incessantemente le tendenze costruttive dell'anarchismo. Di ritorno in Germania, Landauer traduce Il mutuo soccorso e Campi, fabbriche e officine.

kropotkin grNel 1905, a proposito delle concezioni di Kropotkin sull'integrazione dell'agricoltura e dell'industria, scrisse "il villaggio socialista, con i laboratori e le officine comunali, i campi, le praterie ed i giardini, voi proletari delle grandi città, abituatevi a questo pensiero strano e bizzarro al primo impatto perché è il solo inizio del vero socialismo, il solo che sia alla nostra sinistra".

Si sente molto vicino a Proudhon, "il più grande di tutti i socialisti", ma rileva che si è formato fuori dalla sua influenza diretta: "Proudhon non ha nulla a che vedere con l'origine delle mie concezioni e delle mie tendenze. L'ho conosciuto quando ero formato e mi sono evidentemente rallegrato di vedere che un altro, così diverso da me, era giunto a dei risultati così simili".

Proudhon, di Courbet, 1853
Proudhon in un dipinto di Courbet

Su richiesta del filosofo personalista Martin Buber -che continuerà dopo la morte di Landauer la pubblicazione dei suoi testi- scrive una delle sue opere più importanti, apparsa nel 1907, "La Rivoluzione".

L'ipotesi direttiva di questo libro, è che, dopo la Riforma, siamo presi in un concatenamento di rivoluzioni che non terminerà che il giorno on cui uno spirito comune riuscirà di nuovo gli uomini separati. Una nuova civiltà comincerà allora. "Un grado di alta civiltà è raggiunto là in cui molteplici formazioni sociali, esclusive ed indipendenti le une dalle altre, sono colme tutte insieme da uno spirito unitario, che non risiede in formazioni, che non sono scaturite da essa, ma che agisce in esse come una realtà autonoma ed un'evidenza". Il nostro secolo, più di nessun altro, è un tempo di transizione verso una vera civiltà. Ogni rivoluzione fa trionfare una parte dell'utopia che essa porta, ma una parte soltanto. Contro il nuovo ordine che si instaura, una nuova utopia sorge, che una nuova rivoluzione realizzerà in parte.

Ogni rivoluzione è essenzialmente negativa, spezzando le strutture oppressive, essa libera delle forze nuove. In ciò essa è creatrice. Occorre anche che le forme di nuova vita siano già in germe, pronte ad estendersi ed a proliferare. La rivoluzione  è parto più che concezione. "Le rivoluzioni politiche libereranno la terra, nel senso letterale ed in ogni altro senso; ma allo stesso tempo, la libertà trionferà solo se le istituzioni saranno state preparate, nelle quali potrà vivere la federazione delle associazioni economiche che è destinata a liberare lo spirito rimasto prigioniero dietro lo Stato".

Nel 1907, Landauer pubblica le sue Trenta tesi socialiste, che preparano la creazione dell'Alleanza socialista, e annuncia il ritorno di Landauer all'azione politica. Nel giugno del 1908, egli lancia in 10.000 volantini, i "12 articoli dell'Alleanza socialista". "Queste colonie non devono essere altro che dei modelli di giustizia e di lavoro nella gioia, non sono un mezzo per raggiungere lo scopo. Lo scopo non può essere raggiunto che quando la terra giunge nelle mani dei socialisti attraverso altri mezzi che l'acquisto". Il primo modello dell'organizzazione che esso preconizza, dice Landauer, è quello delle sezioni e dei distretti delle città francesi durante la Rivoluzione del 1789. Le strutture pluraliste della città medievale sono, incontestabilmente, un altro precedente che sottende la sua concezione dei consigli.

Dei gruppi dell'Alleanza si formano in Germania ed in Svizzera, Landauer anima quello di Berlino, Muhsam, quello di Monaco, dei progetti di costituzione di comunità si sviluppano, ma la guerra impedirà l'esperimento. Landauer circola di città in città per propagare la sua idea, e dalle sue conferenze trae un libro "Appello al socialismo" (1911). Dal 1909 al 1915, pubblica una nuova serie del "Sozialist", che affronta tutti i grandi temi politici, sociali e letterari del tempo. Allo stesso tempo, cerca di agire contro l aguerra che si prepara. Con un volantino, diffuso a 100.000 copie ("Soppressione della guerra attraverso l'autodeterminazione del popolo"), fa appello ad un congresso operaio straordinario per decidere del modo di intervento in caso di guerra. Il tentativo fallisce, ma esso lo ha condotto a precisare ancora il suo attaccamento alla "democrazia dei consigli" si ritrova isolato quando la guerra scoppia.

Kurt-Eisner.jpg
Kurt Eisner

Nel 1917, abbandona Berlino per la Germania del Sud. È là che ammalato, sfinito, ancora sconvolto per la recente morte di sua moglie, lavora al suo saggio su Shakespeare quando, il 10 novembre 1918, una lettera di Kurt Eisner lo chiama a Monaco. Capisce subito ed a qual punto! Eisner, di cui ammirava l'integrità morale ed il pacifismo attivo, è prigioniero della borghesia e della socialdemocrazia che preparano il ritorno alle vecchie istituzioni parlamentari. Fa di tutto per stimolare l'iniziativa e l'organizzazione federalista dei consigli, opponendosi al "principio giacobino" che vede incarnato da Levine. Durante la breve durata della prima Repubblica dei consigli, moltiplica di riunione in riunione le proposizioni do azione costruttiva, senza che l'accordo raccolto nelle assemblee febbrili straripi sulle imprese ed i quartieri. Dopo la presa del potere da parte dei comunisti, si metterà invano a disposizione del nuovo comitato d'azione.Il 2 maggio 1919, è arrestato, colpito selvaggiamente e finito con un colpo di fucile dai Corpo franchi. Nel 1933, i nazisti dissepelliscono i suoi resti e li spediscono alla comunità ebraica di Monaco.

Alcune opere di Landauer sono state riedite in Germania, il suo Shakespeare, nel 1962; Appello al socialismo, nel 1987 e con una importante introduzione di H. J. Heyerdorn) ed una raccolta di studi più breve nel 1968. Le note che precedono possono dare una prima idea dei temi che trovando oggi un eco nettamente percepibile ad un "socialismo utopico" che chiami alla volontà di una vita piena e creativa, che dà la sua parte alla passione, alla forza vincolante del mito. È del "socialismo utopico" ancora a cui dà rilevanza un altro tema molto attuale, il progetto di una "contro-società che getti le sue basi nell'immediato attraverso delle esperienze comunitarie.

Ciò che è determinante infine nelle sue analisi critiche, e che si verifica sempre più, è che lo Stato non è soltanto una macchina politica, ma una realtà psicologica e morale: un modo di relazione tra fli uomini, caratterizzato dalla dimissione, la paura della libertà, la mancanza di fiducia in sé, e, complementariamente, dalla volontà di potenza, l'arrivismo ed il disprezzo. Da qui la formulazione essenziale del suo "socialismo utopico": lottare contro lo Stato, è innanzitutto condurre un'altra vita, costruire un'altra cultura ed inventare altre relazioni.

 

 

René Furth

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

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Gustav Landauer

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19 agosto 2010 4 19 /08 /agosto /2010 06:10

Carl EinsteinEinstein--04.JPG

 Un cittadino del mondo nei Pirenei 
di Liliane Meffre
 
Quando Carl Einstein si gettò il 5 luglio 1940 nella Gave de Pau dopo essere stato ospitato per un breve periodo dai monaci del convento di Lestelle-Bétharram, pose volontariamente un termine definitivo ai suoi itinerari [1] tanto complessi quanto vari che l'hanno condotto a Berlino, la sua città, a Parigi, la sua seconda patria, sino in Spagna dove è andato a difendere l'arte e la libertà. La sua vita non è stata che una lotta per l'arte e la verità, lotta per un assoluto che egli ha livrato in tutte le grandi piazze d'Europa con il suo impegno personale, i suoi scritti o le armi in pugno. Fu europeo in tutte le sue fibre e cittadino del mondo nella grande tradizione antica certo, ma anche germanica, quella di  Kant, Lessing, Goethe, Humbolt, senza dimenticare l'ideale della Rivoluzione francese sempre così presente per gli intellettuali tedeschi. Carl Einstein si è affermato come Europeo e cittadino del mondo nella sua vita privata, la sua opera e la sua azione, in un'epoca, ricordiamolo, che si caratterizzava per delle tensioni di ogni genere, tra gli stati, i regimi e le ideologie.
  
Daniel-Henry-Kahnweiler--ritratto-da-Picasso.jpgNato nel 1885 a Neuwied sul Reno (attualmente Renania-Palatinato) in una famiglia ebraica molto religiosa (il padre ebbe delle funzioni rabbiniche e diresse l'Istituto di formazione religiosa israelita del Granducato del Baden a Karlsruhe), Carl Einstein si ribellò molto presto contro il suo ambiente familiare e sociale. Fuggì nel 1904 a Berlino dove d'ora in poi trascorse la sua vita, fuori da ogni contesto storico religioso che le sue origini avrebbero potuto imporgli. È così che in seguito si dichiarò ufficialmente in più occasioni "Ebreo dissidente" e che scrisse ad una delle sue amiche, Tony Simon-Wolfskehl, nel 1923, la sua intenzione dopo la morte di sua madre di dire infine "merda agli Ebrei". Di fatto, se ebbe numerosi amici ebrei, non si fermò mai nell'ebraismo. Daniel-Henry Kahnweiler, uno dei suoi amici intellettualmente più vicino, come lui Ebreo tedesco, mercante dei cubisti a Parigi, affermava che essi non avevano mai parlato insieme del loro ebraismo.
 
Tony Simon-WolfskehlNé la nazionalità né la religione né la cultura hanno influenzato o limitato Carl Einstein nei suoi approcci. Si è dissetato come nessun altro alle fonti del sapere e della modernità, sempre all'avanguardia nel suoi tempi in tutti i campi letterari, artistici, scientifici, politici. I contatti, gli scambi con tutte le nazionalità, tutte le culture gli sembravano naturali ed evidenti. Questa capacità di ascoloto e di adattamento si illustra in modo esemplare nella sua vita personale. Nel 1913 sposò un'ebrea russa, Maria Ramm, cognata di Franz Pfemfert, il fondatore della rivista Die Aktion. Ebbero una figlia, Nina, nata nel 1915 e che più tardi per fuggire dalla Germania nazista venne a Parigi a raggiungere suo padre. Sposò un archietto di Nancy, Jean Auproux, così la discendenza di Einstein divenne francese.
 
Die-Aktion--Pfemfer.jpgEinstein tuttavia, si separò poi divorziò dalla sua sposa per vivere per una dozzina di anni con un'aristocratica tedesca incontrata durante la prima guerra mondiale a Bruxelles, la "contessa rossa" Aga von Hagen (pacifista e socialista in seguito ad un soggiorno in Francia). La vita affettiva e passionale di Einsten fu tanto ricca ed intensa quanto la sua vita intellettuale. Incontrò diverse donne, tutte interessanti per diversi motivi ed ebbe molte avventure. Per esempioi,  a Berlino nella colonia russa, incontrò nel 1922 Elsa Triolet, sorella di Lili Brik che aveva come compagno Majakovskij, poeta rivoluzionario che Einstein frequentava all'epoca. Il legame tra Einstein ed Elsa Triolet sembra essere durato sino al 1923, con grande dispiacere d'altronde di Einstein che non riusciva a liberarsi per dedicarsi interamente al suo nuovo amore Tony Simon-Wolfskehl, una giovane architetta, proveniente dagli ambienti ebraici agiati di Francoforte. Ma la grande passione di Einstein fu certamente la fotografa, diventata famosa, Florence Henri, de padre francese e di madre tedesca, che compì con Einstein numerosi soggiorni in Italia, vicino a Firenze e che l'iniziò al mondo dell'immagine fotografica.
  
Der-Sturm.jpgDopo il suo trasferimento definitivo a Parigi nel 1928, Carl Einstein fece la conoscenza di un'Armena, Lyda Guévrékian, la cui famiglia era originaria della Persia. Era stata educata in Svizzera poi aveva imparato la sartoria presso Paul Noiret. Einstein la sposò nel 1932, George Braque fu loro testimone. Nel 1936 Lyda non esitò ad accompagnare suo marito in Spagna e servì come infermiera. È il fratello di Lyda, Gabriel Gevrekian, architetto famoso, che ricevette l'ultima missiva redatta da Carl Einstein prima del suo suicidio. Se Einstein mostra con i suoi amori eclettismo e cosmopolitismo, rivela di esserlo anche sul piano dello spirito e delle realizzazioni aperte a tutte le correnti e tutte le forme di pensiero. Ci impegneremo a dimostrarlo essenzialmente a proposito di tre esempi: la Russia, l'Africa e l'Europa. La corrispondenza di Einstein è una fonte, inesauribile di informazioni perché si rivolge a personalità molto diverse e brulica di progetti, di piani: film da girare, creazione di riviste, traduzioni di opere, organizzazione di esposizioni, cooperazioni diverse. Naturalmente non tutto verrà realizzato, ma possiamo misurare attraverso queste lettere l'immensa curiosità intellettuale e l'inesauribile interesse di Einstein per tutte le attività dello spirito.
 
chagall.jpgCon il suo matrimonio con Maria Ramm aveva scoperto il mondo russo e le tre sorelle Ramm, molto attive sul piano culturale, avevano allargato ed arricchito le sue conoscenze. La moglie di Einstein traduce molte opere russe per gli editori tedeschi, la moglie di Pfemfert, Anja, era la traduttrice di Trotsky in tedesco, quanto a Nadja Ramm-Strasser contava tra le rare donne scrittrici espressioniste. La sua opera più nota Die Russin (La Russa) è del 1917. Nina Einstein, la sola bambina di questa tribù intellettuale, raccontava quanto l'atmosfera nell'appartamento berlinese dei Pfemfert fosse cosmopolita ed eterogenea intorno ad un samovar sempre fumante.
 
Archipenko.jpgIn piena guerra, nel 1917, Einstein scrisse a sua moglie "la rivoluzione russa sembra fare dei bei progressi" ed aggiungeva che se la situazione fosse diventata invivibile in Germania essi potevano sempre vivere in Russia. Questa forte attrattiva per la Russia si radicava allora nella fascinazione di Einstein per la politica e l'arte d'avanguardia praticate in Russia. In un articolo del 1921 intitolato Absolute Kunst und absolute Politik [Arte assoluta e politica assoluta] scritto per la grande enciclopedia sovietica (mai uscita),  Einstein si entusiasmò per la rivoluzione russa che doveva portare la salvezza dell'umanità.
 
El-Lissitzky-1919.jpgSi fondava su due criteri che egli trovava realizzati nell'avanguardia russa precedente la rivoluzione: la dissoluzione dell'io, striminzito, sclerotico, piccolo borghese, e la distruzione dell'oggetto qualificato come "scatola di conserva" che liberava l'atto di vedere come presso i cubisti. A quest'adesione iniziale senza restrizione farà posto una distanza sempre più grande in seguito all'evoluzione del nuovo regime. Familiare della colonia russa di Berlino, Carl Einstein aveva sviluppato numerosi contatti e l'esposizione del 1922 dei suprematisti e costruttivisti gli aveva permesso di incontrare alcuni pittori. Aveva delle relazioni personali con Marc Chagall, Alexander Archipenko, El Lissitzki, Nathan Altmann che riceveva a casa sua.
 
Nathan-Altmann.jpgUn amico giornalista olandese, Nico Rost, racconta che negli anni venti, Einstein si interessava molto alla letteratura russa moderna. D'altronde Majakovskij aveva tenuto una conferenza adulatoria su Carl Einstein in Russia ed il suo atto unico Die schlimme Botschaft [La cattiva novella] era stata tradotta in russo nel 1924 così come un articolo sulla decadenza delle idee in Germania. Einstein era legato d'amicizia con Ilja Ehrenbourg che parla di lui nelle sue memorie e con Evgenij Lundberg che ha redatto in russo un manoscritto- ancora inedito- intitolato "Carl Einstein dans les rangs des défenseurs de Madrid" [Carl Einstein nei ranghi dei difensori di Madrid].
 
Vsevolod MeyerholdQuesto manoscritto, ritrovato a Mosca grazie alle recenti liberalizzazioni, apporta una massa di informazioni sconosciute sino ad ora sulle attività di Einstein nel contesto russo. Una di queste informazioni più preziose è la rivelazione di un progetto di cooperazione, molto avanzata, con il regista d'avanguardia Meyerhold per la messa in scena di La mauvaise nouvelle [La cattiva novella], (opera teatrale che valse a Einstein un processo per blasfemia nel 1922). Einstein aveva molta ammirazione per Meyerhold e corrispondeva con lui (due lettere sono state ritrovate). Meyerhold che si era accorto della carica sovversiva dell'opera di Einstein voleva trasformarla, con il consenso dell'autore, in rivista da Cabaret, rendendola così ancora più provocante. Ma il progetto non approda a nulla a causa dell'indurimento del regime russo. Carl Einstein tuttavia non è mai andato in Russia. Invitato dal grande collezionista Morosov, aveva l'intenzione di effettuare il viaggio, ma lo scoppio della guerra nel 1914 glielo impedì.
 
Negerplastik.jpgL'esempio migliore dell'assenza di ogni pregiudizio etnocentrico, della libertà di vedute e di opinione proprie di Carl Einstein è certamente l'opera Negerplastik  [2] che apparve nel 1915 a Lipsia in piena guerra mondiale. L’opera finanziata da uno scultore ungherese residente a Parigi, Joseph Brummer, ha sollevato tanta indignazione quanto entusiasmo, le numerose testimonianze della stampa ne sono la prova. Certo, le produzioni dell'arte africana erano già note attraverso le spedizioni degli etnologhi, tedeschi, belgi, inglesi e francesi, ma come semplici oggetti etnologici.
 
Un Leo Frobenius, ad esempio, non tratta nel suo famoso libro Die Masken und Geheimbünde Afrikas (Maschere e società segrete d'Africa) che di etnologia. L'arte e l'estetica non rientrano nel suo campo di considerazioni. È Carl Einstein che attraverso le sue analisi formali delle maschere africane darà all'arte africana uno statuto artistico a parte intera. Certo, durante la stessa epoca, il pittore russo Vladimir Matveï-Markov [3] si interessava all'arte africana e redigeva un'opera che si inscriveva nelle preoccupazioni delle avanguardie, ma esso non apparve che dopo la morte dell'autore nel 1919 e non possedeva la stessa forza analitica né la stessa originalità di quella di Einstein.
 
Documents_no1.pngIl testo di Einstein deve essere letto anche come un manifesto a favore del cubismo che egli ha scoperto a Parigi e che cerca soprattutto delle soluzioni tecniche ai problemi della figurazione dello spazio. La passione di Einstein per l'Africa subsahariana si esprime anche in un'opera Afrikanische Plastik apparsa nel 1921 ed in numerosi articoli pubblicati sulla rivista Documents. Inoltre, grazie alla notorietà dei suoi lavori Carl Einstein è eletto nel 1931 tra i primi membri della "Société des africanistes" [Società degli africanisti] creata da poco a Parigi. Tuttavia si deve sottolineare che Einstein non ha mai incontrato fisicamente il continente africano, anche se un acarta molto dettagliata delle popolazioni africane disgnata da lui (per una dedica nell'esemplare di Afrikanische Plastik inviata al pittore Kisling) afferma che egli si è recato in Egitto. Non esiste nessuna prova di questo viaggio. Einstein possedeva una tale forza di immaginazione che è riuscito senza conoscere il paese ad afferrarne l'anima. Prove supplementari ne sono le trasposizioni di leggende e racconti africani che egli ha pubblicato sull abase di testi riportati da missionari, amministratori o mercanti dell'epoca.
  Akrik_Plastik.jpg
 
A differenza di certi Alsaziani-Loreni amici di Einstein, come Yvan Goll il poeta, Einstein non ha mai pubblicato scritti teorici o programmatici sull'Europa, ma ha contribuito con la sua azione e le sue pubblicazioni a elaborare i primi fondamenti dell'attuale Europa. Mediatore culturale per eccellenza tra la Francia e la Germania, non si è limitato a creare una rivista Neue Blätter per far scoprire in Germania la letteratura francese contemporanea, quella di Mallarmé, Gide, Claudel, a pubblicare molti articoli sugli autori francesi o a diventare il cantore della pittura moderna francese, dei cubisti in particolare.
 
Ha anche eretto, con il suo amico Paul Westheim, allo spirito creatore dell'Europa del momento un monumento audace e strano, l'almanacco Europa pubblicato in due lingue (francese e tedesco) presso Kiepenheuer a Potsdam. Questt'opera raccoglie tutto quanto i paesi europei hanno allora da offrire sul piano della creazione artistica. La copertina è di Fernand Léger, i contributi  relativi a quasi tutti i campi dello spirito (poesia, pittura, archiettura, musica) provengono dai nomi più noti, citiamo ad esempio: Gide, Cocteau, Cendrars, Alexander Blok, Else Lasker-Schüler, Majakowski, Kokoschka, Chagall, Severini, Oud, Gris, Derain, El Lissitsky ed anche la partitura di una fuga di Lyonel Feininger. Impossibile citare tutti i nomi! Il successo di questa pubblicazione è enorme e le richieste pressanti per una sua continuazione che, ahimè, a causa di motivi economici non apparve più.
 
Come scrittore, giornalista, editore, critico e teorico, Carl Einstein apportò alle avanguardie europee riconoscimento e fama. Svolse anche una vera funzione di catalizzatore. Attraverso i suoi numerosi articoli sempre ardenti ed impegnati, i suoi libri che creavano l'avvenimento, citiamo ovviamente Die Kunst des 20 Jahrhunderts (L’arte del XX secolo) apparso nel 1926, riedito nel 1928 e nel 1931), attraverso le sue conferenze in tutta l'Europa, attraverso l'organizzazione di esposizioni (ricordiamo quella di Braque a Basilea nel 1933), per il suo ruolo di consigliere presso grandi collezionisti come lo svizzero Reber, l'inglese  Douglas Cooper, svolse un ruolo di pioniere e di esperto di alto rango. Etica ed estetica non erano mai dissociate e la sua integrità gli permetteva di costringere all'ascolto per aiutare ed incoraggiare gli artisti in uno spirito di solidarietà e di servizio della stessa causa, l'arte. Un esempio tra molti altri: agli inizi degli anni 30 Einstein molto convinto del talento del giovane pittore spagnolo Vincenc Kramá, grande collezionista d'arte francese moderno e fondatore della galleria d'arte francese moderna e fondatore della Galleria nazionale di Praga. Quest'ultimo accolse Miró a Praga ed organizzò un'importante esposizione per lui.
 
Transition.jpgLa creazione della rivista Documents in collaborazione con Georges Bataille, Michel Leiris, Georges Henri Rivière e Georges Wildenstein nel 1929 testimonia in modo eclatante la volontà di Carl Einstein di essere un traghettatore tra le culture. Introdusse nella redazione numerosi collaboratori tedeschi di fama (Leo Frobenius, Hedwig Fecheimer, Eckart von Sydow…) e diede all'etnologia tedesca, molto poco conosciuta all'epoca in Francia, il posto che le spettava. Pubblicò anche numerosi inserti pubblicitari per degli editori, dei galleristi, degli artisti tedeschi e contribuì anche alla diffusione dell'arte e del sapere. Un'altra rivista degli anni 30 Transition, a vocazione internazionale e pubblicata da Eugène Jolas, permette a Enstein di allargare ancora le sue reti di sociabilità e di favorire la scoperta dell'avanguardia in poesia ed in pittura grazie alla sua stretta collaborazione con Jolas.
 
Questo giornalista-scrittore beneficava egli stesso di una tripla cultura. Nato in Lorena e di espressione francese, aveva dovuto imparare il tedesco prima che la sua famiglia emigrasse negli Stati Uniti. Di ritorno in Francia e sposato con una americana, Maria, che aveva studiato musica e canto a Berlino prima della prima guerra, creerà questa rivista il cui titolo è programmatico e lanciare un laboratorio internazionale per la creazione orfica con Jean Arp,  Samuel Beckett, James Joyce e molti altri. I circoli americani di Parigi contribuiscono anch'essi a quest'impresa che fa conoscere bene sia le poesie di Gottfried Benn quanto le opere di Franz Kafka o di Novalis e che costituisce un ponte tra l'America e l'Europa. Einstein crea anche dei legami con dei giornalisti (ricordiamo l'intervista del 1931 per il Chicago Sunday Tribune sull'"etnologia del Bianco"), con dei rappresentanti del mondo dell'arte come James Johnson Sweeney. Redige anche dell eintroduzioni per dei cataloghi d'esposizione negli Stati Uniti, effettua numerosi progetti che, per motivi storici, non avranno modo di compiersi. Sottolineamo tuttavia che nei suoi manoscritti in francese dell'epoca parigina si trova il piano di una grande opera "Histoire de l’art moderne" [Storia dell'arte moderna" che dedica tutto il capitolo otto all'arte degli Stati UNiti.
 
Nella sua collaborazione con Jean Renoir per il film Toni nel 1934 Carl Einstein ha tradotto un'approccio molto personale del problema dell'emigrazione italiana nel Mezzogiorno della Francia. Lui stesso emigrato dapprima volontario poi forzato, privato come egli scriveva in modo commovente della sua lingua, il tedesco, come di un pezzo di pane, egli ha saputo attraverso diversi mezzi tecnici ed estetici, trovare il tono giusto. Ha, per di più, creato un quadro grandioso e tragico per questa storia e le ha conferito una dimensione antica. Tutte cose che Renoir in seguito si attribuirà interamente...
 
Quando Carl Einstein, solitario e silenzioso, prende la decisione di andare a combattere per la libertà della Spagna, gli appariva chiaramente ed in modo evidente che andava a combattere per la libertà dell'Europa intera e allo stesso tempo contro l'internazionalizzazione del conflitto. Lo spiega con lucidità in un'intervista al giornale La Vanguardia del 24 maggio 1938. Allo stesso modo come a Bruxelles all afine della guerra nel 1918, quando si formarono i "Consigli" di soldati e di operai, Einstein ha captato immediatamente le onde del terremoto storico sul punto di scatenarsi. Si impegna in modo totale, assoluto, nell'azione ed il combattimento per la libertà, lasciando tutto quel che aveva fatto. Non scrive (in francese) che tardivamente a Kahnweiler, nel 1938, ed il 6 gennaio soltanto a Picasso preso sino ad allora nella tormenta dell'azione: "se potremo scrivere liberamente e dipingere liberamente, è- letteralmente- possibile soltanto grazie alla resistenza spagnola. Ho sempre saputo che in Spagna difendevo il mio lavoro, la possibilità di pensare e di sentire liberamente come individuo" [4].
 
È in questo spirito che egli aveva salutato la memoria dell'anarchico spagnolo Durruti caduto a Madrid nel novembre 1936. Avendo servito nella sua colonna alla testa del gruppo internazionale di volontari venuti dall'intera Europa, Einstein ha visto quest'uomo fondersi quotidianamente in quell'idea fondamentale di una comunità e di una fraternità tra tutti gli uomini che saldavano gli anarchici della colonna: "Durruti, quest'uomo straordinariamente obiettivo, non parlava mai di se stesso. Egli aveva abolito dalla grammatica la parola preistorica "io". Nella colonna Durruti non conoscevamo che la sintassi collettiva" [5].
 
Rientrato tra gli ultimi dalla Spagna, Einstein continuerà ad aiutare i rifugiati spagnoli a parttire in America sollecitando l'aiuto finanziario dei suoi amici, degli artisti in particolare, come Hayter, Picasso. Non vi sono dubbi che Carl Einstein avrebbe potuto emigrare in America, in Inghilterra, le relazioni d'amicizia e professionale non gli mancavano. Perché essere rimasto sul suolo francese sino all'impossibilità di partire? Ha creduto troppo a lungo nella capacità di resistenza delle democrazie europee? Oppure è entrato in disperazione alla vista delle sconfitte in tutto ciò in cui aveva creduto?
 
Per il combattente Einstein che portava nella sua valigia nel 1914 così come nel 1936, Pascal, Rimbaud, Mallarmé, Valéry, Novalis, i "vecchi Cinesi" (Lao-tse, Tschuang-tse), Eraclito, i Pirenei furono effettivamente l'ultima frontiera, in senso vero così come in quello figurato. Al di là, l'utopia fu quasi vicina a diventare realtà ma il sogno passò. Al di qua, non vi fu altro che girovagare e abbandono. Un'ultima volta Carl Einstein fece la scelta della libertà.
 
L'Europa è nel frattempo diventata realtà, le valutazioni di Einstein sull’arte moderna sono state tutte confermate, le vie c he egli aveva aperto sono state ampiamente prese in prestito. Il mondo può, se ne è ancora capace, essere orgoglioso di aver avuto, per un periodo molto breve, un cittadino come Carl Einstein. 
 
Liliane Meffre 
 
Bebuquin.jpg
Segnaliamo l'esistenza dei pochi testi editi in italiano di Carl Einstein, il romanzo breve Bebuquin o i dilettanti del miracolo edito dalla casa editrice Le Nubi di Roma e: 
 
Arte-negra.jpg
Scultura negra, edita dalla casa editrice Abscondita.
 
 
[Traduzione di Ario Libert]
 
  

 NOTE

 
[1] Vedere la nostra opera: Liliane Meffre, Carl Einstein (1885-1940). Itinéraires d’une pensée moderne, [Carl Einstein (1885-1940). Itinerari di un pensiero moderno], Presses de l’Université de Paris-Sorbonne, 2002.
 
[2] Verlag der Weissen Bücher, Leipzig, 1915; riedizione nel 1920 presso Kurt Wolff, Monaco; Tr. it.: Scultura negra, Abscondita, Milano, 2009.
 
[3] Iskusstvo Negrov (L’arte dei negri), Pietrogrado, 1919, tradotto dal russo da Jacqueline e Jean-Louis Paudrat.
 
[4] Lettera in francese a Picasso in Carl Einstein Daniel Henry Kahnweiler Correspondance 1921-1939, tradotta, presentata ed annotata da Liliane Meffre, Marsiglia, 1993, p. 114.
 
[5] "Die Kolonne Durruti", in: Carl Einstein, Werke Bd 3, Medusa, Wien-Berlin, 1985, p. 459; [Tradotto dal francese nel presente blog: La colonna Durruti, 1936].
 
 
 
LINK al post originale:
Carl Einstein, un citoyen du monde dans les Pyrénées

 

LINK ad uno scritto di Carl Einstein su Durruti:

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Published by Ario Libert - in Profili libertari
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14 agosto 2010 6 14 /08 /agosto /2010 06:00

 

Il doppio destino dei Mühsam


 

Alla domanda di uno dei suoi carnefici nazisti: "Quanto tempo avete ancora intenzione di trascinarvi su questa terra?", il poeta anarchico Erich Mühsam diede un sonoro: "Ancora molto a lungo". Era il suo modo di sfidare la lordura che l'umiliava da quindici mesi. Era senz'altro anche un modo di voler ignorare che la sua sorte non gli apparteneva più. Il 10 luglio 1934, infatti, lo si ritrovo appeso nelle latrine del campo di concentramento di Oranienburg. Un mese più tardi, la sua compagna scriveva: "La corda era appesa in modo tale che Erich, maldestro com'era, non avrebbe mai potuto arrampicarvisi. Il suo viso era del tutto disteso e bello, le sue mani non erano affatto contratte, ma ben lisce. Si suppone che Erich fu cloroformizzato, avvelenato da un'iniezione ed impiccato [...] [1]. Per chi si interessa al doppio destino dei Mühsam, l’edizione francese delle lettere di Kreszentia ["Zenzl" o "Zensl"] Mühsam (1884-1962) fa evidentemente epoca. Tradotte dal tedesco e meticolosamente annotate da Suzanne Faisan e Elke Albrecht, esse costituiscono il capolavoro di questa raccolta che completano due studi su Zenzl Mühsam – uno di Uschi Otten, l’altro di Reinhard Müller –, una cronologia della sua vita, quattro foto fuori testo e cinque articoli di Erich Mühsam, tratti da Fanal.

Muhsam,Le lettere di Zenzl coprono tre periodi della sua esistenza. La prima- 1918-1920- coincide, in parte, con la prima incarcerazione di Erich Mühsam [2]. Le lettere che che lei gli scrisse sono generalmente provviste di indirizzo. Il secondo periodo, 1933-1938- si apre sull'internamento, poi l'assassinio, di Mühsam a Oranienburg e si chiude con l'arresto di Zenzl a Mosca. Le lettere di quest'epoca- spedite da Praga, dove si è rifuggiata, poi, più raramente da Mosca, dove ha accettato di recarsi- sono destinate ai compagni ed alla famiglia di Mühsam. Il terzo periodo, 1949-1959- recupera l'ultima parte della sua vita, dalla sua liberazione al suo soggiorno a Berlino Est. Le rare lettere che scrive a qualche conoscenza e a dei membri della famiglia del suo compagno hanno una trama comune: il ricordo della sua incessante lotta per il diritto di disporre di nuovo dei manoscritti di Mühsam, trattenuti a Mosca.

Muhsam StolpersteinCome evidenzia Gérard Roche nell'introduzione all'opera, queste lettere, piene di talento, descrivono, con una rara precisione ed una vera ricchezza di dettagli, tutte le tappe di un inverosimile destino. Quello di prima della catastrofe, in cui l'epistoliera coltiva il suo amore per il suo "molto caro Erich" incitandolo, giorno dopo giorno, a non cedere allo scoraggiamento, a non lasciare il suo cuore inaridirsi, a continuare a scrivere per il popolo, ma anche per lei. Belle le pagine in cui Zenzl parla degli amici fedeli, evoca la memoria di Gustav Landauer, racconta questo mondo dell'esterno in cui gli "uomini senza coscienza" hanno oramai ripreso il sopravvento ed in cui i "cavalieri della croce uncinata" si scatenano nelle loro prime imprese. Nel vuoto delle parole, nel fracasso dei giorni, è tutto un universo che punta, con il suo carico di dolori quotidiani, ma anche la sua consegna di speranze e di illusioni- a proposito di quei bolscevichi remoti, soprattutto, che avrebbero fatto di San Pietroburgo "la sola città senza polizia ed in cui gli uomini sono buoni" [3]. Un anno più tardi, scriverà al "compagno Lenin" per domandargli di autorizzare Mühsam ad andare in Russia e permettere così la sua liberazione, Senza risposta, sembra.

fanalDei quasi dieci anni di vita comune berlinese che seguiranno, restano alcune testimonianze. Una di esse, proviene dal poeta danese Martin Andersen Nexø, amico della coppia, restituisce perfettamente la complementarietà di questi due esseri: "Erich e Zenzl nidificavano nella Georgenstraß, nella parte alta della casa sotto il cielo, come due uccelli liberi [...]. Visti dall'esterno, non potevano essere più diversi l'una dall'altra: lei, da cima in fondo sinonimo di campagna e di libertà; lui, di grande città con il suo estetismo e la sua montagna di libri. E tuttavia andavano insieme, erano un raro esempio di cameratismo" [4].

L'assassinio Mühsam scaraventerà letteralmente la sua compagna nell'occhio del ciclone. Sapendosi minacciata dalla Gestapo, attraversa clandestinamente la frontiera, il 16 luglio del 1934, per rifugiarsi a Praga. Preventivamente aveva affidato  i manoscritti di Mühsam a Ernst Simmerling, un amico fidato. Essi giungeranno, senza problemi, a Praga, nascosti nella valigia diplomatica dell'addetto stampa Camille Hoffmann. Da Praga, Zenzl si lancia in una campagna internazionale di denuncia pubblica delle persecuzioni naziste, ma la sua azione non giunge a buon fine per l'intervento vigile delle autorità locali e per lo stato di forte divisione interna della comunità in esilio praghese.

Confrontata a seri problemi finanziari, Zenzl – che Mühsam ha nominato intestataria legale universale della sua opera- interviene presso degli anarchici che l'aiutano a pubblicare le sue opere postume. L'estrema debolezza finanziaria del movimento libertario gli impedisce di lanciarsi in una tale impresa. Da parte loro, i comunisti fanno sapere a Zenzl che i manoscritti di Mühsam sarebbero più al sicuro a Mosca che a Praga, dove si annidano degli agenti della Gestapo. Confrontata con poste politiche che la superano enormemente, Zenzl rimprovera agli anarchici di non curarsi della memoria del loro compagno di lotta ed ai comunisti di volerne appropriarsene.

Ruth-Oesterreich.jpgÈ allora che Mosca entra apertamente nel gioco attraverso la mediazione di Elena Stassova, vecchia segretaria di Lenin e dirigente del Soccorso rosso sovietico (MPOR). Zenzl, che ha conosciuto Stassova nel 1921, a Berlino, al congresso internazionale del Soccorso rosso, la considera persona grata. Malgrado gli avvertimenti di  Emma Goldman – "Sono sicura che non si cerca che ad utilizzarvi, te e la memoria di Erich » [5] –, decide di accettare la sua offerta di recarsi in Russia, ma senza i manoscritti di Mühsam, che lei affida a Ruth Österreich. Sapendo che gli anarchici l'accusano di tradimento, scrive a Rudolf Rocker e a Milly Witkop: "Sento questi mostri gridare: ha venduto Erich alla Russia! E, per essere ora del tutto onesta, dirò: questo primo anno dopo la morte di Erich, da quando sono vedova [...], a prate te, Rudolf, così come Milly e Emma Goldman, nessuno dei compagni vicino a Erich si è seriamente occupato di me, di sapere se stavo per crepare o impiccarmi!" [6]. Nel frattempo, il MPOR, che si occupa di lei, si è fatto carico dell'edizione dell'opuscolo di Zenzl, La Vie Douloureuse d’Erich Mühsam [La dolorosa vita di Erich Mühsam], prefatta da Werner Hirsch, vecchio compagno di detenzione di Mühsam e membro influente del KPD. L'8 agosto 1935, Zenzl arriva a Mosca accompagnato da suo nipote, Peps, allora dell'età di 17 anni. La trappola staliniana è sul punto di chiudersi.

A detta di Uschi Otten, il vivo interesse che i dirigenti russi portavano a questi manoscritti si spiega sia con la paura che le note lasciate da Mühsam comportino dei "dettagli esplosivi" sulle manovre dell'apparato comunista durante la Repubblica dei  consigli di Monaco e con l'evidente utilità che poteva avere, nel periodo delle "purghe", l'abbondante corrispondenza di Mühsam. Sei mesi dopo il suo arrivo a Mosca, Zenzl accede alla richiesta della Stassova di rimpatriare i manoscritti tanto ambiti. Dall'aprile del 1936, è accusata di partecipazione ad un "complotto trotskista". Liberata sei mesi dopo, firma, l'anno seguente, con l'Istituto Gorki, un contratto di vendita dei manoscritti di Mühsam contro una pensione di 500 rubli e la promessa dei diritti d'autore.

Guard-tower-from-a-lager-mordovian.jpgNel 1938, una domanda di visto per gli Stati Uniti, le viene rifiutata e, in novembre, è di nuovo arrestata. Condannata a otto anni di "rieducazione attraverso il lavoro" per "partecipazione ad un'organizzazione controrivoluzionaria", Zenzl è inviata al campo n° 5 (Potma, Repubblica di Mordovia). Dopo aver rischiato la sorte di Margarete Buber-Neumann, consegnata a Hitler dal suo alleato Stalin [7], raggiunge il campo n° 3 (Yavas, Repubblica di Mordavia). Liberata nel novembre del 1946, è di nuovo arrestata tre anni dopo. Accusata di trotskismo, si vede relegata nel distretto di Novossibirsk. L'indomani della morte di Stalin, riceve infine l'autorizzazione di trasferirsi nella Repubblica democratica tedesca. Venti anni sono così trascorsi- di cui dieci in deportazione- da quando ha ceduto alle promesse della Stassova. In quanto ai manoscritti di Mühsam, non daranno luogo ad alcuna pubblicazione, ma servirono, effettivamente, ad istruire alcuni processi per stregoneria contro i dissidenti del momento. Su questo aspetto della questione, si leggerà con profitto l'eccellente contributo di Reinhard Müller, "Zenzl Mühsam e l’inquisizione staliniana".

Margarete-Buber-Neumann.jpgPrima dell'apparizione di quest'indispensabile opera, si disponevano di poche informazioni su Zenzl Mühsam: un articolo di Victor Serge, publicato nel febbraio 1939, in Clé,bollettino della Fédération internationale de l’art révolutionnaire indépendant (FIARI), la testimonianza - già citata- di Margarete Buber-Neumann, un articolo della stessa- Âmes mortes au XXe siècle [Anime morte nel XX secolo], publicato in Le Libertaire del 10 giugno 1949 – e l'opuscolo che gli dedicò, nel 1949, Rudolf Rocker [8].

Delle sei lettere spedite da Berlino Est, tra dicembre 1955 e luglio 1959, nessuna è indirizzata a dei compagni di idee di Erich Mühsam. Nemmeno a Rocker che, sino alla fine, difese Zenzl contro i suoi dettrattori. Non si sa se si deve vedervi l'espressione di un disconoscimento definitivo dagli anarchici o una semplice misura di prudenza da parte di Zenzl. Fatto sta che i suoi ultimi anni di vita furono interamente dedicati a convincere le autorità della RDT ad ottenere una copia dei manoscritti di Mühsam e a darsi da fare per una loro pubblicazione. Il 21 luglio 1956, l'Istituto Gorki di Mosca consegnò all'Accademia delle belle arti di Berlino Est 94.000 microfilm. Malgrado le ripetute procedure di Zenzl, nessuna antologia di Mühsam apparirà mai nella RDT. La sola concessione che le farà la polizia tedesco orientale del pensiero sarà di pubblicare, nel 1958, una raccolta molto ristretta delle sue poesie, abilmente filtrate da ogni connotazione anarchica.

All'indomani del decesso di Zenzl- l'8 marzo 1962-, la compagna Stassova ricevette una lettera da Ulrich Dietzel, rappresentante dell'Accademia delle belle arti, in cui si poteva leggere: "Mi avete chiesto molti anni fa di vegliare affinché nessun rappresentante di organizzazioni nemiche utilizzasse il nome della compagna Zenzl Mühsam, un po' estranea alla politica, per arrecare danni alla classe operaia. Posso, oggi, annunciarvi che questo compito è stato compiuto con successo".

Muhsam, Erich und Zenzl

 

Victor Keiner

 
  
 
 
 
[Traduzione di Ario Libert]

 

 


Recensione di: Une vie de révolte. Lettres 1918-1959, seguito da "Être à la hauteur des jours qui viennent", di Ushi Otten e da "Zenzl Mühsam et l’inquisition stalinienne", di Reinhard Müller, e completato c on cinque articoli di Erich Mühsam. Tradotto dal tedesco da Suzanne Faisan e Elke Albrecht, presentazione di Gérard Roche. Baye, La Digitale, 2008, 250 pp.

 

[1] Lettera a Rudolf Rocker e Milly Witkop del 21 agosto 1934, p. 76.

 [2] Il 19 luglio 1919, Erich Mühsam, giornalista e scrittore anarchico, fu condannato a quindici anni di fortezza per la sua partecipazione agli avvenimenti rivoluzionari- noti con il nome di Repubblica dei consigli- accaduti a Monaco tra il 7 novembre 1918 ed il 13 aprile 1919. Sarà aministiato nel 1924. Di Mühsam, si può leggere La République des conseils de Bavière. La Société libérée de l’État, Quimperlé-Paris, La Digitale-Spartacus, 1999, 192 pp.

[3] Lettera del 26 marzo 1920, p. 55.

[4] Testimonianza citata da Uschi Otten, in " Être à la hauteur des jours qui viennent", p. 128.

[5] Citato da Uschi Otten, ibid, p. 134.

[6] Lettera a Rudolf Rocker e Milly Witkop del 1-8-1935, pp. 96-97.

[7] Leggere a proposito, l'indispensabile testimonianza di Margarete Buber-Neumann, Déportée en Sibérie. Prisonnière de Staline et de Hitler, Paris, Points-Seuil, 2004, 350 pp; [Tr. it.: Prigioniera di Stalin e di Hitler, Il Mulino, Bologna, 1994, 422 pp].

 [8] Rudolf Rocker, Der Leidensweg von Zensl Mühsam,Francfort/Main, Die Freie Gesellschaft, 1949, 32 pp. Esistono delle traduzioni in spagnolo, svedese ed italiano di questo opuscolo. Inoltre, la sorte di Zenzl Mühsam è ricordata da Charles Jacquier in La Nouvelle Alternative, n° 38, juin 1995 – "Une lettre de Jean-Paul Samson à Romain Rolland" – e in Agone, n° 25, 2001– "Errance mortelle des militants antifascistes en URSS".

LINK al post originale:

La double destinée des Mühsam

 

LINK pertinenti:

OLT, Erich Mühsam

Erich Mühsam

Dov'è il Ziegelbrenner?

Marut/Traven: l’uomo ombra era un uomo di luce

 

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10 agosto 2010 2 10 /08 /agosto /2010 06:00

 

Erich Mühsam

 

Muhsam--1878-1934-.jpg

 di Partage Noir

 

musham.jpgTriste paradosso per Erich Mühsam quello di essere ad un tempo lo scrittore anarchico più mal conosciuti e uno dei più controversi! Il più mal conosciuto, perché la sua opera non è stata oggetto di nessun vero studio [1]. Anche negli ambienti germanisti, ci si accontenta di evocare i suoi legami con degli autori espressionisti ed è tutto. Uno dei più controversi nel movimento anarchico perché i suoi molteplici errori (riconosciuti ogni volta tuttavia) non hanno mancato di suscitare diffidenza, anzi ostilità, verso un militante che ha finito per apparire come un criptocomunista.

Musham--Lubecca.jpgOggi, importa stabilire la verità e ricordare che la sua opera sia letteraria (poesia, teatro, saggistica) che politica non è trascurabile. Sino ad oggi non esisteva che un opuscolo di Roland Lewin su Mühsam  [2]. Le Editions Partage Noir riprendono la fiaccola e cercheranno di far scoprire i suoi scritti. Questo lavoro di ampio respiro non può mancare di un richiamo storico.

Erich Mühsam nasce a Berlino il 6 aprile 1878 ma passa tutta la sua infanzia a Lubecca. Suo padre è un farmacista, membro della piccola borghesia ebraica. Sigmund Mühsam vuole dare a suo figlio un'educazione molto autoritaria contro la quale il giovane Erich non tarda a rivoltarsi, non apprezzando né i colpi né i progetti paterni. Quest'ultimo apprende con orrore che suo figlio vuole diventare poeta!

Musham--Heinrich-Hart.jpgA dieci anni, Mühsam è inviato al liceo di Lubecca, dove subisce lo stesso autoritarismo che a casa sua. La sua natura ribelle gli vale numerose punizioni. Nel gennaio 1986, invia un articolo non firmato al Lübecker Volksboten, il foglio socialdemocratico locale. Denuncia le pratiche dittatoriali dei professori. Questo testo provoca uno scandalo e quando Mühsam è smascherato, lo si espelle dalla scuola per "attività socialiste". Finalmente, Mühsam ottiene i suoi diplomi in un'altra scuola.

Musham--Martin-Buber.jpgI talenti letterari di Mühsam sono estremamente precoci; a undici anni scrive delle favole e a sedici guadagna del denaro grazie ai suoi versi satirici. Suo padre vuole costringerlo a seguire degli studi di farmacia ma Erich Mühsam li abbandona molto presto, il che provoca una rottura con suo padre. Giunge a Berlino nel 1900 e frequenta gli ambienti letterari lavorando nel contempo in una fabbrica di prodotti chimici.

Heinrich Hart l’invita a far parte del circolo Neue Gemeinschaft (Nuova Comunità) che raggruppa dei giovani autori provenienti da ambienti molto borghesi ma politicizzati e sostenitori di una vita comunitaria. Tra i suoi membri figurano  Peter Hille, Wilhelm Bölsche, Martin Buber e Gustav Landauer. Quest'ultimo e Mühsam si accorgono molto presto che se alcune questioni materiali sono regolate in comune (ad esempio la cucina), lo spirito collettivo si limita soprattutto a discutere. È per questo che lasciano il circolo. L'influenza di Landauer è decisiva su Mühsam che scopre grazie a lui gli scritti anarchici, ammirando soprattutto Bakunin, Mühsam scriverà più tardi: "Ero anarchico prima ancora di sapere cosa fosse l'anarchia..."

Musham--Senna-Hoy.jpgA quest'epoca, Mühsam invia numerosi articoli a giornali come Der freie Arbeiter (organo della Federazione anarchica tedesca), Der Anarchist e soprattutto Kampf, rivista di un militante anarchico ingiustamente dimenticato: Senna Hoy, il cui vero nome era Johannes Holzmann, egli fa di Kampf una rivista dalla tiratura importante per l'epoca: 10.000 copie nel 1905 [3]. 

Musham--Der-ArmeTeufel.jpgMühsam edita anche un foglio: Der arme Teufel [Il povero Diavolo], e collabora a diversi piccoli giornali. Diventa molto noto nella bohème e l'ambiente dei cabaret letterari. È anche il creatore di uno di essi: ""Cabaret zum Peter Hille", chiamato così in omaggio ad uno dei membri della Neue Gemeinschaft morto da poco. La polizia considera Mühsam come un pericoloso agitatore e lo sorveglia costantemente. Tra 1904 e 1907, viaggia attraverso l'Europa, in Italia, in Svizzera in cui fraternizza con Fritz Brupbacher, il biografo di Bakunin, in Austria ed infine in Francia. Qui egli frequenta i cabaret del "Lapin Agile" e del "Chat Noir" spesso animati da cantautori libertari. Mühsam incontra l'antimilitarista Gustave Hervé, l’anarchico James Guillaume ed anziani comunardi. Prende anche la parola durante gli incontri del club anarchico tedesco di Parigi.

Musham--freie_arbeiter_br.jpgAl suo ritorno, Mühsam si radicalizza ancora nei suoi articoli pubblicati in Der freie Arbeiter e nel suo supplemento mensile Generalstriek (Sciopero Generale). Lancia appelli alla lotta antimilitarista, suggerendo anche durante il congresso anarchico di Amsetrdam nel 1907 la disobbedienza civile ed il rifiuto di pagare l'imposta per l'esercito. Allo stesso tempo sprona lo sciopero generale, allora molto in voga. Per un volantino su quest'argomento, è arrestato e condannato a 500 marchi di multa, per aver "incitato all'odio di classe ed istigato al non rispetto della legge".

Le-Lapin-Agile.gifNel novembre del 1908, Mühsam si trasferisce a Monaco dove si è installata la bohème letteraria. La città diventa il rifugio di numerosi scrittori contestatori ed anche di rivoluzionari russi fuggiti dal loro paese nel 1905. Questo "crogiolo" sovversivo ha la sua importanza, perché spiega il ruolo di Monaco nella rivoluzione tedesca del 1918. Nel 1908, Landauer ha appena creato il Sozialistischer Bund, federazione di quindici gruppi uniti dalle teorie originali di questo militante (Landauer è un po' l'antenato del movimento alternativo ma sempre collegato ad un progetto rivoluzionario). Mühsam fonda un gruppo locale a Monaco che prende il nome di Tat (Azione). Ma questo genere di iniziativa è molto contestato nell'anarchismo. Gli operai anarco-sindacalisti criticano l'elitismo e le teorie troppo intellettuali di Landauer. In quanto a  Mühsam, egli si distacca a poco a poco da Landauer sul piano della teoria, per rivendicarsi all'anarcosindacalismo.

Le-Chat-Noir.jpgMühsam tenta di darsi una base rivoluzionaria incentrando la sua propaganda verso il sottoproletariato, giudicato molto potenziale da Bakunin ai suoi tempi. Durante un meeting anarchico, nel 1910, Mühsam è accusato da un compagno di raccogliere i vagabondi ed i pilastri delle bettole nel gruppo Tat. Mühsam risponde che è un'esagerazione pur confermando il suo rispetto per i nullatenenti. Nel giornale Der Sozialist del 1° agosto 1909, scriveva: "Tra questi uomini le cui attitudini e la vita hanno fatto dei ribelli, (...) non dovremmo trovare degli uomini che siano dei nostri, degli uomini il cui istinto di distruzione non è che l'espressione confusa di un desiderio positivo di agire..." [4].

 

Musham--Gustav-Landauer.jpgNel frattempo Mühsam è arrestato alcune volte, ma riesce a farsi liberare a causa di prove flagranti da una "cospirazione". Tuttavia le accuse colpiscono il gruppo Tat. La stampa (compresa quella dei socialdemocratici) si accanisce contro Mühsam, incolpandolo di tutti i crimini. Malgrado ciò, egli lancia un nuovo giornale: Kaïn, "giornale dell'Umanità". Egli vi critica violentemente le autorità e difende degli autori vittime della censura come Frank Wedekind. Kaïn raggiungerà una tiratura di 3.000 copie. Mühsam ne farà uscire 40 numeri dall'aprile 1911 al giugno 1914, poi di nuovo 13 numeri dal novembre 1918 all'aprile 1919.

Musham--Kain.jpgQuando scoppia la guerra nel 1914, alcuni anarchici, purtroppo prestigiosi come Kropotkon, prendono posizione a favore degli alleati dell'Intesa, mentre la maggioranza del movimento resta antimilitarista. Mühsam commette l'errore di seguire i primi. Ben presto,  i suoi vecchi amici come Landauer, Brupbacher o il redattore del gioranel Die Aktion, Franz Pfemfert, lo mettono all'indice in quanto nazionalista. Ma Mühsam si accorge del suo errore (dovuto all'influenza della sua amica secondo il suo dire) e si dedica nella lotta contro la guerra, il che lo riconcilia con i suoi compagni.

Kurt-Eisner.jpgConsiderando che gli anarchici non avevano un grande peso da soli, Mühsam raggiunge l'Illegalen Aktion Bunde che raggruppa dei socialisti come Karl Liebknecht o Kurt Eisner, quest'ultima dando una linea molto moderata alla lega. Tenta anche nel 1916, senza grande successo, di creare una corrente pacifista con delle personalità come lo scrittore Heinrich Mann o il professore "Lujo" Brentano. Il 17 giugno 1916, Mühsam partecipa ad una manifestazione contro la fame.

Karl-Liebknecht--01.jpgNel gennaio del 1918, uno sciopero delle fabbriche di Monaco permette a Mühsam di parlare davanti a 100.000 lavoratori e di chiamarli allo sciopero generale. Per sbarazzarsi di lui, le autorità gli impongono un servizio civile, che egli rifiuta. Arrestato per insubordinazione, è liberato il 5 novembre 1918, poco prima della Rivoluzione tedesca.

Mühsam svolge un ruolo essenziale nella radicalizzazione dei consigli operai di Baviera creati dopo la aduta della monarchia bavarese [5]. Il 6 aprile 1919, la Repubblica dei consigli di Baviera è proclamata contro la soluzione parlamentare dei socialdemocratici. Gli anarchici vi svolgono un ruolo preponderante, ma il 13 aprile un tentativo di putsch della guarnigione di Monaco provoca l'arresto di molti responsabili tra cui Mühsam. Sono fatti prigionieri prima che gli operai, che hanno riconquistato la città, abbiano potuto opporvisi. Mühsam è detenuto alla prigione di Ansbach, mentre i comunisti dominano Monaco accerchiati dalla controrivoluzione. Dopo la repressione, Mühsam è condannato a quindici anni di fortezza, a Niederschöenfeld. Le condizioni di detenzione sono tali che numerosi giornalisti come Kurt Tucholsky protestano [6].

fanal.jpgMühsam scrive molto in prigionia: delle poesie, un'opera teatrale sugli avvenimenti, Judas, un omaggio a Landauer assassinato durante la repressione dei consigli di Baviera e le sue memorie parziali destinate a Lenin, Von Eisner bis Leviné. Die Entstehung der bayerrischen Republik. Gravemente ammalato aderisce al partito comunista nel settembre del 1919. Questa adesione, che non dura che quindici giorni, è tuttavia sfruttata dall'Internazionale comunista che vuole farne un esempio malgrado il ripensamento quasi immediato di Mühsam [7].

Muhsam--nach-einer-Bleistiftzeichnung-von-J.-Pfeil.gifLe autorità, desiderose di amnistiare Hitler detenuto dopo il suo putsch fallito a Monaco nel 1923, liberano alla stessa occasione i membri dei consigli di Baviera a partire dal dicembre del 1924. Mühsam è accolto da migliaia di operai all astazione di Berlino. Nell'ottobre del 1926, fonda la rivista Fanal che, sino al luglio del 1931, conterà 58 numeri. Pubblica anche numerose opere, tra cui una riflessione sul sistema dei consigli: Die Befreiung der Gesellschaft vom Staat (La società liberata dalla Stato), e numerosi studi sulla cultura tedesca [8]. Le attività di Mühsam sono intense: campagna per Sacco et Vanzetti, sostegno Durruti ed agli altri anarchici spagnoli in esilio.

È anche un attento osservatore dell'ascesa del nazismo e tenta di creare un ampio fronte antifascista, il che resta senza effetto se non di essere utilizzato dai comunisti (Mühsam effettierà un passaggio al Soccorso rosso) e di essere designato dai nazisti come nemico prioritario. Goebbels lo chiama "quel porco di ebreo rosso). Il giornale dei nazisti pubblica in prima pagina tre fotografie, quelle di Rosa Luxembourg, di Karl Liebknecht e di Mühsam, con, sotto la sua, la didascalia: "Il solo traditore del gruppo che non sia stato giustiziato". Malgrado queste minacce, Mühsam non si preoccupa dell'avvento al potere dei nazisti. Il 20 febbraio 1933, dirige il primo incontro degli artisti antifascisti di Berlino, con il suo amico Carl Von Ossietzky. Consigliato dai suoi amici di fuggire, si reca al proprio appartamento per prendere le sue carte durante la notte dell'incendio del Reichstag (27-28 febbraio 1933). È  là che la polizia lo arresta alle 5 del mattino. 

muhsam--Grosz.jpg

Muhsam-.jpgDeportato al campo di Oranienburg, Mühsam resiste alle provocazioni dei guardiani, che ceracno di spingerlo ésiste aux provocations des gardiens, che cercano di provocarlo allo scopo di abbatterlo (quando gli si chiede di cantare "Deutschland über alles", intona l’Internazionale!). Infine, approfittando del bagno di sangue della Notte dei lunghi coltelli- che non riguarda che le SA —, i nazisti lo impiccano nella notte tra il 9 ed il 10 luglio del 1934 [9].

Dopo l'arresto di Mühsam, sua moglie si reca a Praga portandosi i suoi archivi. Invitata ad andare in URSS, Zensl Mühsam è arrestata nel corso di un soggiorno a Mosca nel 1936 e deportata in Siberia. Dopo cinque anni di lavori forzati, è trasferita di città in città sino a Novosibirsk, poi da qui trasferita a Mosca. Dal 1947 al 1955, Zensl Mühsam lavora in un'istituzione per bambini. Durante la destalinizzazione, è autorizzata a trasferirsi a Berlino Est. Molto indebolita dal suo soggiorno nei lager, Zensl Mühsam è utilizzata dal regime della RDT ed esibita nella cerimonie ufficiali. La morte pone fine al suo calvario il 10 marzo 1962 [10].

L'opera dell'anarchico tedesco è ben conosciuta dagli eruditi e dai germanisti. Vi è qui un 'opera di ostracismo dovuta a dell eragioni probabilmente politiche. 

Muhsam_Stolperstein.jpg 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

NOTE

 

[1] Ma i lavori sono in corso. Vedere Françoise Muller: Erich Mühsam, un écrivain libertaire contre le fascisme [Erich Mühsam, uno scrittore libertario contro il fascismo], in: "Nazisme et anti-nazisme dans la littérature et l’art allemands", opera collettiva, Presses universitaires de Lille, Lille, 1986, pp. 145-157.

[2] Roland Lewin, Erich Mühsam 1878-1934, supplemento a "Monde libertaire" n°143 di giugno 1968.

[3] Johannes Holzmann (1884-1914), un vecchio istitutore molto legato a Mühsam, edita verso il 1904-1905, in Svizzera, la rivista Der Weckruf (Il Risveglio). Muore in prigione in Russia.

[4] Vedere le memorie di un vecchio membro del gruppo Tat, Franz Jung Der Weg nach unten, edizione Luchterhand, RFA, 1972. Vedere anche Françoise Muller: Le groupe Tat: essai d’éducation populaire par des artistes et écrivains de Munich in: "Education populaire: objectif d’hier et d’aujourd’hui", opera collettiva, Presses universitaires de Lille, Lille, 1987, pp. 131-138.

[5] Per maggiori dettagli, vedere: 1919, la République des conseils de Bavière, Collectif Partage Noir.

[6] Su questo soggetto, vedere le memorie di un altro protagonista dei consigli di Baviera, Ernst Toller: Une jeunesse en Allemagne, edizioni L’Age d’homme, Losanna, 1974.

[7] Il testo di allineamento è stato pubblicato in francese nel Bulletin communiste n°21 del 22 luglio 1920.

[8] Il lettore farà riferimento con profitto alla bibliografia stabilita da Wolfgang Haug, nel suo studio: Ich bin verdammt zu warten in einem Bürgergarten, edizioni Luchterhand, RFT, 1983.

[9] Manès Sperber rievoca la tragica fine di Mühsam nella sua trilogia romanzesca, Il roveto in cenere, Mondadori, Milano, 1954.

[10] Rudolf Rocker aveva denunciato la sorte riservata a Zensl Mühsam nel suo libro Der Leidensweg von Zensl Mühsam (1949). Le carte di Erich Müsahm sono a Mosca, ma gli archivi dell'ex RDT ne detengono una copia.

 

 

BIBLIOGRAIA in italiano:

 

La psicologia della zia ricca, Moizzi, Milano, 1981; Sugarco, Milano, 1983; Le Nubi, Roma, 2008, 100 pp.

Ascona- Monte Verità e schegge, L'Affranchi, 1989, Salorino (Svizzera); Chersi Libri, Brescia, 2008, 134 pp.

Leonard Schäfer (a cura di), Erich Mühsam c'era una volta un rivoluzionario, Chersi libri, Brescia, 2002, 164 pp.

Ragion di Stato, una testimonianza per sacco e Vanzetti, Salerno, Roma, 2007, 162 pp.

Dal Cabaret alle barricate, Eleuthera, Milano, 1999, 224 pp.

Il poeta anarchico, Zero in Condotta, 2007, 64 pp.

 

 

LINK al post originale:

Erich Mühsam

 

LINK pertinenti:
OLT, Erich Mühsam (fumetto) 

 

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27 luglio 2010 2 27 /07 /luglio /2010 06:00

 

 

Ôsugi Sakae (1885-1923)

  Osugi Sakae e sua moglie Hori Yasuko

 

di Philippe Pelletier
 
 
 
La teoria della "pagina bianca" (Hakushi)
 
 
 

Darwin-.gifSarebbe un errore considerare l'approccio di Ôsugi come improntato al naturalismo, Certo, l'analisi di Ôsugi si basa, come egli stesso spiega sulle scienze cosidette naturali, o biologiche, ma non si ferma qui. Egli ricorda che aveva provato una viva emozione leggendo- sempre in prigione- l'opera del biologo Oka Asajirô (1868-1944) su Darwin, ma precisando che bisognava andare più lontano ed anche superare un Kropotkin che modulava darwin con una teoria del "mutuo aiuto" (sôgô fujo) nelle società animali o umane.

Bergson.jpgÔsugi apprezza le analisi di Bergson sull'evoluzione creatrice- che egli tradurrà e presenterà al pubblico giapponese. Non si accontenta di una lettura deterministica del mondo nemmeno strettamente scientifica. Tende a superare l'approccio di Kropotkin, il più naturalista degli anarchici, con il quale non si sente infine molto a suo agio. Come riconosce egli stesso, si avvicina soprattutto a Bakunin, questa incarnazione del materialsimo e del vitalismo [26].

kropotkin grNella monadologia ôsugiana, il presente ed il futuro- la storia, in un senso- non sono dunque inscritti. In compenso, si può scriverli: "La filosofia ha come oggetto principale e storico di interrogarsi su cosa sia l'umanità, con le diverse risposte apportate dai pretesi filosofi. Ma l'umanità non è un libro scritto in anticipo e pubblicato una volta per sempre. È una pagina bianca in cui ogni uomo scrive una parola, una frase. L'umanità è ciò che vivono gli uomini. È la stessa cosa per i suoi problemi. La questione operaia è un problema umano per gli operai. Attraverso il loro movimento, gli operai scrivono lettera dopo lettera, parola diopo parola, frase dopo frase in questo grande libro di pagine bianche che è la questione operaia. Essi hanno già gli ideali e le concezioni, è la loro grande forza, una luce. Ma più se ne discostano, più questa forza e questa luce che costituiscono la loro realtà presente si indeboliscono. Per conservare la loro forza, esse devono allontanarsi dai testi che essi stessi redigono lettera per lettera, paragrafo per paragrafo. È la stessa cosa per le concezioni e gli ideali della società futura che essi costruiranno. Quelli che esprimono l'anarchia, la socialdemocrazia, il sindacalismo o il socialismo delle corporazioni costituiscono una forza ed una luce che i lavoratori d'Europa o d'America hanno probabilmente già create essi stessi. Ma, attualmente, i lavoratori giapponesi sono ancora lungi da ciò" [27].

Proudhon, di Courbet, 1853Al di là dei principi condivisi sull'azione diretta anarchica, non si può che essere colpiti dalla congruenza tra le idee filosofiche di Ôsugi e quelle avanzate da quasi un secolo da teorici anarchici come Proudhon o Bakunin, benché Ôsugi non ne avevano che una conoscenza frammentaria. Anche se le ha tradotte per alcuni di loro (Kropotkin nel 1917 e nel 1920 e Bakunin nel 1922), non si può dire che egli si sia accontentato di imitarli o di parafrasarli.

BakuninLe numerose letture di Ôsugi - Bakunin, Kropotkin, Malatesta, Reclus, ma anche Darwin, Le Bon, Bergson, Sorel, Nietzsche, Stirner, Rolland, Ibsen, Turgheniev, Flaubert... - durante i suoi due anni di prigionia lo hanno innegabilmente impregnato del clima intellettuale razionalista, positivista e vitalista dell'Europa dei Lumi [28]. In quale misura questa influenza conforta le sue opinioni in un'epoca ed in un luogo- il Giappone Meiji poi Taishô - che aspirano a distaccarsi da una tradizione giudicata retrograda? In quale misura, anche, quest'influenza non rinvia ad una modernità già presente nella "tradizione giapponese", o per lo meno già pregnante nella civiltà sinizzata- si sa che la modernizzazione meiji sarebbe stata impossibile senza l'incubazione proto-modernista dell'era Tokugawa ?

È ancora difficile determinare in cosa, fuori dall'influenza europea, la civiltà orientale era essa stessa portatrice di anarchismo [29]. Diciamo semplicemente che un'importante parte della gioventù giapponese e cinese all'inizio del XX secolo era attratta dalla scienza moderna, detta "occidentale", e dalle possibilità che essa offriva di liberarla da una tradizione quietista, immobilista, soffocante ed infine sclerotizzata. La scoperta di una modernità assimilabile all'universalità, all'umanità di fatto, rassicurò questa gioventù mentre gli aprì nuovi orizzonti. Questa modernità era intelligibile ed accettabile in Asia orientale nella misura in cui le condizioni socio-culturali e socio-psicologiche erano riunite per assumerla, siprattutto nel rapporto alla tecnologia, alla novità ed alla religione. Ispessendo il tratto, potremmo dire che l'infrastruttura intellettuale era pronta mentre la sovrastruttura politica era superata.

Giappone--prima-festa-del-lavoro--1920.jpgBisogna sottolineare, a questo stadio della nostra riflessione, che praticamente nessuno dei teorici anarchici giapponese- ad eccezione di Ishikawa Sanshirô e di Hatta Shûzô - ha subito l'influenza del cristianesimo, contrariamente alla maggir parte dei leader marxisti o socialisti (Abe Isô, Kinoshita Naoe, Kagawa Toyohiko, Uchimura Kan-zô, Katayama Sen, Sakai Toshihiko, Arahata Kanson). Kôtoku Shûsui ha, ad esempio, sempre diffidato di questa religione, e la sua ultima opera, scritta in prigione prima della sua esecuzione, evoca "la soppressione del Cristo" (Kirisuto massatsu-ron). Quindi, il cristianesimo- apparso durante il Meiji- fu spesso, in Giappone, come un sinonimo possibile della modernità e/o dell'occidentalizzazione. La sua concezione divina sfociava su una critica della teocrazia nipponica del tennô, e dunque su una contestazione politica. Contrariamente alla Francia, uscita dalla Rivoluzione del 1789, la massima generica del "né Dio né padrone" non poteva avere grande senso in Giappone, per la prima metà della frase almeno. Ma al di là di questa evidenza, gli anarchici giapponesi hanno senz'altro preferito adottare una filosofia libertaria meno rigida, meno dogmatica, più edonostica e più luminosa, corrispondendo ad un vecchio sostrato socio-culturale, funzionale, eterogeneo, se non eterodosso, fondendo allegramente uno Shinto naturale liberato da una teocrazia ingombrante, un conficianesimo sollecito del servizio pubblico ed un buddismo senza troppe illusioni.

È la scoperta dell'individuo e dell'individualismo, nel suo senso libertario, che poteva realizzare la nuova sintesi, così come l'ha operata Ôsugi. Per lui, la caratteristica della modernità era di aver afferrato questo approccio. Sempre nell'"Espansione della vita", egli scrive: "La prassi (jikkô), è l'attività diretta della vita. L'attività pratica dell'uomo moderno di cui il cervello ha beneficiato dei raffinamenti scientifici, non è, come si dice, "per incantare". Né una prassi senza riflessione, né una prassi unicamente manuale. Fondata su una osservazione ed una meditazione di molti anni, la prassi è ciò che crediamo essere l'attività più adatta della vita".

Maruyama Masao (1914-1996) sottolinea, a giusta ragione, che Ôsugi Sakae fu uno dei primi teorici a diffondere, se non introdurre, in Giappone il termine "moderno" (kindai), contenuto nel titolo stesso della sua rivista: "Kindai Shisô" [Pensiero moderno, 1912-1914]. È in questa pubblicazione, lanciata dopo il suo imprigionamento, di concerto con Arahata Kanson, che egli pubblicò la maggior parte dei suoi testi già citati [30]. Sin dal suo primo articolo, "Istinto e creatività" (Honnô to kôzô), che apre il primo numero della rivista, nel settembre 1912, Ôsugi dava le chiavi di ciò che egli intendeva con "moderno" e le ragioni della sua scelta. Dopo aver citato alcune volte Ibsen ed essersi riferito a Bergson e Vico, concludeva: "Molte idee che regolano abitualmente le azioni umane sono quelle dell'uomo antico nel suo ambiente abituale (zai-rai no miriu). L'uomo nuovo respinge queste idee abituali (zairai no aidea). Bisogna che egli crei da se stesso le nuove idee dell'uomo nuovo (...). Non siamo dei barbari. Di conseguenza, non possiamo dare libero corso all'azione degli istinti primitivi. Conosciamo le esperienze accumulate dalle origini. Questa conoscenza costitusice l'uomo moderno, per molto tempo può irritare e rattristare, o dare al contrario una morale e delle idee al nostro istinto: essa si accompagna con una forza che ci rende intrepidi [31].

Per Ôsugi, l’uomo moderno è dunque l'uomo nuovo che rompe con l'inerzia delle pratiche e delle idee abituali, con l'uomo antico, che tenta di uscire dal suo "ambiente" tirando il bilancio delle sue esperienze, per promuovere un altro mondo. Per Ôsugi, la modernità, è la trasformazione.

Laozi--da-Miti-e-Leggende-della-Cina--1922---di-E.T.C.-Wern.jpgÈ possibile, rischiando l'anacronismo e la decontestualizzazione, trovare nelle filosofie sinizzate tradizionali- il confucianesimo e, soprattutto il taoismo-, delle premesse della filosofia libertaria. Gli anarchici giapponesi vi si sono provati sin dall'inizio del secolo evocando, ad esempio, la figura di Andô Shôeki (1703-1762) [32]. Ma questa ricerca delle origini non interessa Ôsugi Sakae. Se Kôtoku Shûsui, da parte dell'anarchismo, o Kawakami Hajime, da parte del marxismo, si pongono chiaramente in un contesto del moralismo confuciano di fronte alla cosa pubblica, soprattutto Kôtoku con l'ideale del gentiluomo (shishi), Ôsugi, non si cura delle radici. Rinuncia poco a poco ai suoi riferimenti classici, come quelli che aveva fatto suoi, nel 1907, sullo Heimin Shimbun, dal tempo di Kôtoku, spiegando che aveva trovato negli scritti di Lao Tse la descrizione di una "società anarchica pacifica". Non cerca inoltre di valorizzare, in compenso, una importazione di idee occidentali considerate come più prestigiose. Ôsugi si situa risolutamente nel presente e parte dall'individuo per proiettarsi verso un futuro immediato e l'associazione libera degli individui.

 

Il suo approccio si basa su un principio universale dell'autonomia individuale e operaia, che trascende le differenti culture, se non le differenti epoche. In compenso non è astorica - Ôsugi critica al contempo il sistema imperiale ereditato da Meiji, il vicolo cieco socialdemocratico e la dittatura bloscevica. Non è affatto dogmatico, ma si accorda al contrario, soprattutto, ad un certo pragmatismo [33]- che lo condurrà a tentare di riunire insieme delle forze socialiste a cooperare brevemente, è vero, con i bolscevichi, il che gli varrà inoltre severe critiche da parte di certi anarchici. Ponendosi sul terreno giapponese e partendo dalla realtà giapponese, Ôsugi prolunga, secondo Ôsawa Masa-michi, la riflessione intrapresa da Tazoe Tetsuji sulla questione dell' "l'importazione del socialismo". Lo fa, tuttavia, su un piano libertario, il che gli evita di scivolare nel culturalismo nazionalista.

 

LA PRAXIS OSUGIANA

Le conseguenze pratiche di questa procedura sono evidenti. Sul piano personale, Ôsugi Sakae sta per vivere la sua vita amorosa, la sua vita di padre, le sue amicizie maschili e femminili, la sua vita intellettuale ed estetica, la sua vita di numerose avventure, cambiando spesso domicilio e viaggiando un po' dappertutto in Giappone, ma anche in Cina ed in Francia, nonostante le sue difficoltà finanziarie e le molestie poliziesche, di cui era vittima.

Sul piano politico, Ôsugi promuoverà l'anarco-sndacalismo, la critica del parlamentarismo, il rifiuto della tutela di un'avanguardia politica, per quanto illuminata essa potesse essere- social-cristiana, socialdemocratica o bolscevica, Ôsugi va tuttavia più lontano della semplice critica del carattere autoritario e dirigistico dell'avanguardia denunciando il principio che la sottende: la sopravalutazione della teoria sulla pratica. Così, nella risposta alla femminista Yamakawa Kikue (1890-1980), che giudicava indispensabili la leadership degli intellettuali per accelerare l'avvento del socialismo, egli scrive: "Yamakawa non può non sapere che l'ideale che è attualmente il suo si era già sparso tra i lavoratori prima anche di Kropotkin o Bakunin lo facessero loro. Tutte queste persone non possono non sapere che il loro insegnamento non supera lo stadio di numerose piccole organizzazioni, né che il progresso di quest'ideale nel movimento operaio dipende più dallo sviluppo reale del movimento operaio stesso che dall'aiuto intellettuale dell'intelligentsia. Ciò non significa che l'intelligenza o gli intellettuali siano inutili. Essi sono molto importanti. Gli operai desiderano anche il loro aiuto, incessantemente. Ma bisogna cercare di capire la loro reale disposizione di spirito prima di apportaglielo" [34].

Semplificando, possiamo sostenere che, per Ôsugi, la teoria è la pratica stessa. Così deve essere intesa la sua critica degli intellettuali. Essa non verte sull'inutilità della riflessione, ma sul ruolo sociale che essa attribuisce loro. Egli stesso sa molto bene- e lo dice- di essere una specie di intellettuale declassato che misura la distanza e l'autoderisione di fronte alle proprie idee quando la teoria mente troppo con la realtà: "Io amo lo spirito. Ma mi ripugna generalmente quando è teorizzato [...]. Detesto così il socialismo e qualche parte dell'anarchismo mi ripugna anch'esso un po'" [35].

Pronando l'autonomia della classe operaia e denunciando la pretesa degli intellettuali ad erigersene come leader, Ôsugi assume le conseguenze di questa posizione andando a vivere in un quartiere operaio, in mezzo agli operai, senza affettazione e non senza difficoltà e contraddizioni. Perché la procedura Ôsugi non è affatto quello di uno "arrivato": il suo obiettivo implica la sua emencipazione personale, con quella del suo circolo, per approdare precisamente sull'emancipazione collettiva dei lavoratori accanto a cui egli milita.

Ôsugi vive dunque la libertà nella sua accezione anarchica e la sua dimensione profondamente sociale. Non è quella libertà che si accorda alla norma stretta e borghese che suppone che la libertà individuale "si ferma dove inizia qualla degli altri", ma quella di Bakunin che postula che essa "non è nulla senza quella degli altri", o ancora che "la mia libertà personale così confermata dalla libertà di tutti prolunga la mia all'infinito". Per l'anarchismo, una delle grandi lezioni dell'umanità è qui, in questa "natura prendente coscineza di se stessa", come sottolineò il geografo libertario Elisée Reclus in L’Homme et la Terre [L'Uomo e la Terra] del 1905.

In un certo modo, non è sbagliato dire che l'anarchismo giapponese non sarà più lo stesso dopo la morte di Ôsugi. Per definizione, innazitutto, perché la sparizione di una figura così importante ed attiva come quella di Ôsugi modificò sostanzialmente il corso delle cose. Se, dopo Ôsugi, l’anarchismo giapponese non declinò propriamente parlando [36], esso si posizionò diversamente sul piano della filosofia politica e, all'istigazione dei teorici ed attivista detti dell'"anarchismo puro" [junsei museifushugi] - Hatta Shûzô (1886-1934) o Iwasa Saku-tarô (1879-1967) -, la maggior parte del movimento operaio libertario, compreso sindacalista, privilegò d'ora in poi gli orientamenti filosofici e tattici del comunismo libertario a detrimento dell'anarcosindacalismo e del sindacalismo rivoluzionario, un po' alla maniera degli anarchici argentini della Federación obrera regional argentina (FORA). Questo nuovo orientamento si fondava ampiamente sulle interpretazioni della teoria kropotkiana ed avversava le scelte di Ôsugi, che, a suo tempo, aveva sempre dato la sua preferenza per le opzioni bakuniniste.

Le aspirazioni di Ôsugi coincisero probabilmente con quelle di una nuova classe operaia industriale, urbanizzata, più istruita, modernista, individualista e libertina. Quest'ultima fu certo vittima della repressione anti-socialista, ma beneficiò delle prime aperture sindacali ed ottenne le sue prime conquiste sociali, conquiste che favorivano l'idea che esse potevano essere ampliate. Il kropotkismo, aveva altre risonanze. La sua dimensione scientifica- ben in accordo con la personalità di Kropotkin- poggiava su un miscuglio di naturalismo sociale e di razionalismo di buona tinta. La sua filosofia ottimista, meno vitalista di queslla di Proudhon o di Bakunin, attirò i radicali d'Asia orientale, dalla Cina al Giappone passando per la Corea. Il suo corpo dottrinale- la decentralizzazione massima, la soppressione del divario tra la città e la campagna, il rifiuto di ogni divisione del lavoro, la "presa dal mucchio"-, offriva senza dubbio, appoggiandosi su una certa nostalgia di un'età dell'oro, un riferimento riattualizzato della comunità del villaggio rurale tradizionale, eterno, solidale, morale, unita e quai vicino al comunismo.

La congiuntura giapponese della fine degli anni 20 e degli inizi degli anni 30, permise una cristallizzazione di questo kropotkinismo, che beneficiò per di più- grazie ad un gran numero di traduzioni degli scritti di Kropotkin- di una popolarizzazione superiore alle tesi di Proudhon, di Bakunin o di Malatesta. In difficoltà, la classe operaia entrò in un periodo di dubbi. La crisi economica la affievolì e le condizioni d'esistenza degradate resero la città meno attraente. Nelle campagne, la situazione dei piccoli contadini si aggravò con l'estensione e il peggioramento dei contratti d'affitto, concomitanti al rafforzamento  di una classe di proprietari fondiari assenteisti.  Il divario aumentò tra la città- i suoi politici corrotti ed i suoi avidi industriali- e la campagna che un agrarismo (nôhonshugi) dalle molteplici sfaccettature, promosso copme il modello sociale e morale di un Giappone alla ricerca delle sue radici. Perché permetteva alcune forme di autarchia e di autosufficienza, la vita in campagna offrì anche un'alternativa concreta alle popolazioni che trovavano difficilmente di che nutrirsi nelle grandi città.

All'interno del movimento libertario, il kropotkismo, apparve così come una risposta immediata, teorica e pratica ai problemi che l'assalivano. Parallelamente, il movimento operaio industriale subì una doppia pressione: quella dei socialdemocratici o dei bolscevichi, dapprima, che cercavano con tutti i mezzi, compresi i più staliniani, ad inquadrarlo; quello del potere, in seguito, che tenta di addomesticarlo ideologicamente e sindacalmente, appoggiandosi ampiamente d'altronde, su elementi socialisti e comunisti che hanno rinegato il loro credo o che giocano un gioco torbido con le frazioni corporativiste del regime. In un certo modo, il tenno-militarismo ha troncato il dibattito Tazoe-Ôishi sull'importazione del socialismo o l'adattamento del socialsimo: sia se lo ha demonizzato e represso in quanto "pensiero pericoloso proveniente dall'estero"; sia se lo ha recuperato nazional-socializzandolo e integrandolo con una politica di capitalismo di Stato "sviluppistico".

Presa in questo tenaglia e sempre più deluso dalle realtà della rivoluzione russa e del "sovietismo", un grande parte degli anarchici respingono allora sistematicamente tutto ciò che può somigliare, da vicino o da lontano, al marxismo. Essi cercano anche a distinguersene sul piano sindacale criticando l'anarcosindacalismo ed il sindacalismo rivoluzionario, considerati da essi come un "ibrido di marxismo e anarchismo".

Certamente, il Giappone di oggi è ben lungi da questi dibattiti, ma il contesto nel quale esso evolve non ha molto a che vedere con quanto era nel tempo in cui si situava in prima linea sul fronte della "guerra fredda". Ora che questo periodo storico si è chiuso, il dato, in Giappone anche, si trova ampiamente modificato. A lungo dominato dal marxismo- e singolarmente dal Partito comunista-, la sinistra giapponese, se vuole sopravvivere, è condannata ad evolversi, cosa che ha già d'altronde cominciato a fare. L'estrema sinistra, in cui pullulano gruppi radicali il cui settarismo è sempre meno ben vissuto o accettato dai giovani o le vecchie generazioni, gli sbarrerà probabilmente il passo.

Simultaneamente, il modello toyotista, che assicura una certa prosperità ad una grande massa di Giapponesi, si sta sgretolando sotto i colpi dell'ultra-liberalismo e della globalizzazione. Sino ad ora, esso era caratterizzatoda un compromesso tra capitale e lavoro: vantaggi sociali, aumento dei salari e garanzia dell'impiego contro addomesticazione sindacale, partenariato e consenso sociale. Ora questo modello poggia su un sistema- il "sistema degli anni Quaranta" (jûgonen taisei) -, che era stato elaborato su tutti i piani, compreso ideologico, dal potere nel corso degli anni 30 e 40. Certo, la guerra ed il militarismo sono spariti, dopo il 1945, con la democratizzazione, ma - come hanno evidenziato molti osservatori, e tra di loro Karel Van Wolferen o Noguchi Yukio -, questo sistema, rimaneggiato in alcuni aspetti, è rimasto in funzione in molti campi (MITI, protezionismo alimentare, finanza, affitti fondiari, politica ferroviaria, ecc.).

I quadri dirigenti stessi hanno assicurato la giunzione politica epurando molto debolmente, integrando degli elementi di ultra-destra in seno al Jimintô, svuotandone la storia. È questo "sistema degli anni Quaranta" che ha permesso l'eccezione giapponese del modello toyotista sino agli anni 80 [36] Ora che questo sistema è in via di affondamento, il Giappone non sta ritornando alla situazione ex ante, quella della democrazia Taishô, dell'epoca di Ôsugi? Detto in altro modo, Ôsugi Sakae non sta ridiventando, oggettivamente e soggettivamente intelligibile? Le sue idee e le sue pratiche potrebbero allora corrispondere, mutatis mutandis, alle nuove aspirazioni libertarie del Giappone che ne hanno abbastanza di un autoritarismo e di un conformismo pesanti e che non hanno voglia di subire gli effetti della crisi economica. Ipotesi azzardata, certo, poiché i tempi sono cambiati. Ma, come diceva Ôsugi, una "pagine bianche" resta da scrivere...

 

Philippe Pelletier

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

[26] "Quando vedo un anarchico come Kropotkin, provo del rispetto, ma non affetto per lui. C'è qualcosa di difficile nell'avvicinarlo. Ho della simpatia per un anarchico che sarà sempre un ribelle, anche in una società anarchica, e che può trascorrere la sua vita in modo sfrenato. Non posso impedirmi di sorridere quando penso alla vita di nostro padre, Michail Bakunin", )citato da Henmi Kichizô (1971), Nihon he kita Bakûnin, Gendai no me, pp. 224-233.

[27Shakaiteki risô-ron [Dell'ideale sociale], Zenshû, VI, pp. 43-47, p. 45, apparso in "Rôdô undô", n° 1-6 de juin 1920.

[28] Ôsugi Sakae traduce L'Origine delle specie, di Darwin e L'Indistruttibilità della Materia, di Gustave Le Bon, nel 1914, degli estratti di Sorel e di Bergson, nel 1916, Il teatro del popolo, di Romain Rolland nel 1917, e Gli insetti, di Jean Henri Fabre, en 1922.

[28] Per un tentativo di analisi in questa direzione, leggere Philippe Pelletier (1995).

[29] Masao Maruyama, Essai sur l’histoire de la pensée politique au Japon, PUF, collection « Orientales », 1996.

[30Honnô to kôzô, Zenshû, V, pp. 100-106.

[31] Lo Heimin Shimbun publica, già nel 1908, un articolo intitolato Andô Shôeki, un anarchiste d’il y a cent cinquante ans [Andô Shôeki, un anarchico di 150 fa], » (Hyaku gojû nen mae no museifushugisha Andô Shôeki). Hashimoto Yoshiharu (1979) riprende quest'idea.

[32] Rôdô undô to puragumatizumu, [Movimento operaio e pragmatismo], Zenshû, VI, apparso in "Kindai Shisô" nell'ottobre del 1915.

[33Rôdô undô to chishiki-kaikyû. Hyôron no hyôron [Operaio e intelligentsia. Critica dei critici), Zenshû, VI, pp. 28-34, p. 31, paru dans Rôdô undô, nº 1-3, janvier 1920.

[34Boku wa seishin ga suki da [Io amo lo spirito], Zenshû XIV, apparso in "Bunmei hihyô", n° 2, febbraio 1918.

[35] Infatti, il movimento anarchico continua a crescere, in Giappone, sino all'inizio degli anni 30.

[36] Per un'analisi di questo sistema, far riferimento a Marc Bourdier e Philippe Pelletier, "La Bulle a fait des vagues. Etat des lieux" [La bolla ha fatto delle onde];  "L’Archipel accaparé", Bourdier et Pelletier éd., Editions de l’EHESS, Paris, 2000, 312 p., pp. 17-77

 

LINK al post originale:
Ôsugi Sakae (1885-1923)

LINK alla prima parte del saggio:

Ôsugi Sakae (1885-1923). Un anarchico giapponese

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23 giugno 2010 3 23 /06 /giugno /2010 06:00

Ramon Acin (1888 - 1936)

Acin, caricatura

Abbiamo come bandiera l'amore della cultura, il culto della fraternità e della libertà

 

 di Felip Equy

 

Gli artisti anarchici spagnoli restano in genere degli sconosciuti. Conosciamo soprattutto i manifesti della Rivoluzione spagnola. A parte alcune eccezioni, il loro stile ricorda sfortunatamente i manifesti realizzati dai bolscevichi in Unione sovietica. Si trattava allora di un arte di propaganda al servizio della Rivoluzione, e sembra che gli artisti abbiano mancato di autonomia per le loro realizzazioni. Non sappiamo ciò che avrebbe dipinto o disegnato Ramon Acin durante la Rivoluzione, è stato infatti assassinato dai fascisti sin dal 1936.

 

Sonya Torres Planells ha pubblicato nel 1998 un'opera dedicata a Ramon Acin nelle edizioni Virus di Barcellona. L'autore fa parte del Gruppo di ricerca sulla teoria dell'arte di Barcellona, ha anche scritto molti articoli sulla rivista libertaria culturale Orto. Ramon Acin è un personaggio molto gradevole, dalle numerose sfaccettature. Fu un attivo militante anarco-sindacalista, un pedagogo libertario e un artista d'avanguardia. 

 

L'anarchico

Acin-Ramon--1930.jpgNato nel 1888 il 6 agosto a Huesca nel nord dell'Aragona, partecipa sin dal 1913 a Barcellona alla creazione della rivista La Ira (La Rabbia). Il suo sottotitolo era: organo di espressione del disgusto e della rabbia del popolo. Collaborò a numerose riviste anarchiche in Aragona e in Catalogna: Floreal, El Talion, Cultura y accion, Lucha social, Solidaridad obrera, ecc.

Partecipò ai diversi congressi della CNT in cui rappresenta la città di Huesca. La sua popolarità era tale che sarebbe potuto diventarne sindaco, ma le sue convinzioni anarchiche lo allontanarono da questa idea. I suoi scritti lo porteranno diverse volte in carcere. La sua partecipazione a delle sollevazioni lo costrinsero all'esilio a Parigi tra 1926 e 1931. Nel 1936, le autorità di Huesca rifiutano di armare il popolo, l'esercito e la guardia civile prendono facilmente il potere. La repressione è terribile: tra i numerosi fucilati si trovano Ramon Acin e la sua compagna Conchita Momas.

Il pedagogo

Nel 1916, è nominato professore di disegno alla Scuola normale di Huesca. Pacifista, pensa che l'educazione sia la principale arma della rivoluzione sociale. Sostenitore dell'educazione razionalista, è un ammiratore di Francisco Ferrer e di Joaquîn Costa. Con la sua compagna, si fa carico dell'educazione delle sue due figlie Katia e Sol. Organizza dei corsi serali per gli operai e, nel 1922, crea un'accademia privata di disegno presso il suo domicilio dove può applicare una pedagogia libertaria. Nel 1932, organizza con Herminio Almendros il primo Congresso della tecnica della stampa a scuola in cui sono presentate le realizzazioni di Célestin Freinet. Un secondo congresso verrà realizzato nel 1935.

Acin--Conchita-Momas-e-il-pappagallino-di-carta.jpg

   Ramon Acin, Conchita Monras ed il pappagallino di carta!

 

Lo scrittore

Acon--Autoritratto--1920---1925.JPGRamon Acin ha scritto più di un centinaio di articoli sia sulla stampa libertaria sia in quella regionale (El Diario de Huesca soprattutto). Vi si trovano delle critiche ideologiche, dei testi autobiografici, delle critiche d'arte e degli omaggi resi a personaggi illustri o ad amici. È da segnalare il suo interesse per l'ecologia soprattutto i suoi articoli sul rimboschimento. Ha parlato di difesa animale con testi contro la tauromachia.

Ha anche scritto sul vegetarianesimo ed il naturismo. Anima anche delle conferenze su tematiche molto varie come i bambini russi, gli impiegati di commercio, l'antielettoralismo o lo scrittore Gomez de la Serna. 

 

Acin, Sogno di prigione, 1929Sogno in una prigione, 1929.

 L'artista

Acin--01.jpgL'opera artistica di Ramon Acin è molto variegata. Ha pubblicato più di 80 disegni e caricature contro la guerra, la Chiesa, la corrida, ecc. I suoi disegni presentano un tratto sicuro e semplice, vanno all'essenziale. Nel 1913, l'ottenimento di una borsa gli permette di viaggiare e di effettuare grandi pitture ad olio (ad esempio una Vista da Granada da Generalife).

Acin--Fraile.-Fray-Angelico-del-Nino-Jesus--1929-1930.JPGA Parigi, è in contatto con gli artisti d'avanguardia. È amico di Picasso, di Salvador Dalì e di Luis Buñuel, Pubblica diversi manifesti artistici. Desiderava porre l'arte al servizio di tutti. Nel 1928, il suo manifesto su Goya si oppone alle commemorazioni ufficiali.

Come scultore, realizza il monumento delle Pajaritas (uccellini di carta) che è oggi uno dei simboli della città di Huesca. Espone a Madrid nel 1931 delle sculture espressive in lamine di metallo ritagliate (la Danzatrice, il Garrotato), che riscuotono un grande successo.

Influenzato dal surrealismo, realizza diversi collage.

Acin--Alquezar--1916.JPGAvendo vinto una grande somma alla lotteria, produrrà il film di Buñuel Terra senza pane - "Las Hurdes" [1] e viaggia per questo motivo con lui in Estremadura. Infine, si interessa alle arti e tradizioni popolari: colleziona degli oggetti antichi in vista della creazione di un museo.

Acin--Feria-de-Ayerbe--1921-1922.JPGAbbiamo come bandiera l'amore e la cultura, il culto della fraternità e della libertà, scriveva Ramon Acin alla fine di uno dei suoi manifesti. I franchisti hanno distrutto o nascosto una parte delle sue sculture. La sua opera e le sue idee ne fanno uno degli artisti importanti del XX secolo. Delle esposizioni gli hanno reso omaggio durante gli anni 80 a Huesca e a Barcellona.

 

Acin--tomba.jpg Tomba di Ramon Acin

 

Felip Equy

 

 [Traduzione di Ario Libert] 

 

NOTE

 

[1] Essai de géographie humaine [Saggio di geografia umana], presentato per la prima volta a Madrid nel 1933, da Luis Buñuel, che ne leggeva il commento al microfono (la copia originale essendo muta), e, in sottofondo dischi di Brahms, questo "saggio cinematografico di geografia umana" provocò un grande scandalo. Esso fu vietato sino al 1937 dal governo repubblicano, che gli rimproverava di mostrare un'immagine miserabile della Spagna, Nel 1936, la guerra avendo portato la Spagna sul proscenio, Buñuel, che si trovava a Parigi, poté infine trovare un distributore. Il film, sonorizzato in inglese ed in francese, fu allora diffuso nel mondo intero con il commento finale del regista, che spiega in dettaglio le ragioni di questo terribile stato della popolazione, che, secondo lui, non deve nulla al caso.

 

 

LINK al post originale:

Ramon Acin 

 

LINK ad uno straordinario video su Acin in You Tube:  

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