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19 dicembre 2009 6 19 /12 /dicembre /2009 08:52
NATALE

Visto il tradizionale clima natalizio pieno di ipocrisia e buonismo a profusione, malgrado la crisi conclamata e programmata ad arte, abbiamo deciso di festeggiare anche noi la sacra ricorrenza traducendo e presentando urbi et orbi, un antico numero di una gloriosa testata che semplicemente adoriamo ed a cui piaceva non poco chiamare le cose con il loro nome. Per l'epoca, il presente numero rappresentò senz'altro una vera manifestazione dello spirito autenticamente libertario della rivista nonché anche e soprattutto una dimostrazione generosa di quanto si poteva fare con l'arte al servizio della verità, anche se il mezzo era semplice, come non poteva non esserlo, una rivista di satira politica e sociale. Dobbiamo però anche doverosamente ricordare che L'Assiette au Beurre, a modo suo, era l'equivalente, nel proprio genere letterario e campo artistico, di una vera e propria mostra d'arte settimanale le cui sale erano costituite dalle sue esplosive e coloratissime pagine.



















La sacra festività celebrata in un ambiente molto mondano












I festeggiamenti si sono trasformati in un'orgia.




















 











Una grande folla tende le braccia verso una meta agognata: un medaglione di pasticcio di fegato d'oca (foie gras)












Il Natale degli uomini è diverso da quello degli animali.





















Adorazione del bambin Gesù affiancato dal bue e l'asino e sormontato da una banconota da venti franchi










Il Natale bretone


















14



















L'accompagnatore di Babbo Natale, Père Fouettard (padre fustigatore), rimuncia al suo lavoro per... sovralavoro.
















[Traduzione di Ario Libert]


Link all'opera originale:

Noel
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Published by Ario Libert - in Riviste libertarie
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1 giugno 2009 1 01 /06 /giugno /2009 06:50

Dopo la traduzione dei tre celebri scritti che Zo d'Axa scrisse appositamente per il suo giornale La Feuille in occasione delle elezioni legislative del 1898, ci sembra doveroso riferire della sua attività giornalistica proprio in relazione a quel celebre periodico dalla vita effimera uscito per di più in un periodo storico caratterizzato in Francia da grandi passioni che agitavano l'opinione pubblica dal famigerato caso legato al nome di Dreyfus ai numerosi scandali politico-finanziari che diedero fama alla Terza Repubblica borghesissima e cleptocratica.


La Feuille (1897-1899)


Didascalia: La Feuille n° 18 del 20 ottobre 1898. Disegno di Steinlen. Un semplice foglio. Sul recto, l'immagine sobria e potente. Sul verso, su quattro colonne, il testo dell'unico redattore, Zo d'Axa. Uno stile limpido, altero e d'effetto. Un grido. Un manifesto. Una rivolta. Un destino. In pieno caso Dreyfus, uno sciopero esplode. Nessun aiuto è da aspettarsi dai ricchi. È "lo sciopero degli ebrei". L'operaio ed il soldato si ritrovano, soli, faccia a faccia.


Di  Raymond Bachollet


Quest'articolo apparso in Le collectionneur français [Il Collezionista francese], n° 158 del giugno 1979, fa parte di una serie di cronache sulla storia delle riviste satiriche francesi pubblicate tra il 1880 ed il 1914, occasionalmente sul manifesto pubblicitario del XX secolo e sui loro disegnatori.


"A leggere certi giornali in cui lavoravano i semiassoldati della polizia e della stampa, si evidenzia che i pilastri della società temono, più della violenza, la semplice esposizione dei fatti"
(Zo d'Axa).


La prospezione che vi propongo ogni mese attraverso la stampa satirica degli anni tra 1880-1914 non si attiene ad una cronologia rigorosa ma vi invita a scoprire serenamente un universo ricco e sconcertante per la sua complessità, un po' come quando si esplora soli, una città sconosciuta o come ci si avventura in una foresta fitta, i sensi tesi, tessendo poco alla volta i reperti che allontanano l'angoscia dello smarrirsi...

È un sentiero selvaggio, quasi cancellato, pieno di rovi, di sole e di frutti amari che vi propongo oggi di prendere ed alla fine del viaggio, del vicolo cieco (?), la scoperta di un uomo, di un uomo "libero e solitario", questo tipo di uomo che abita i nostri sogni, così poco la nostra realtà: Zo d'Axa, fondatore di due riviste satiriche L'En Dehors [Stare Fuori] e La Feuille [La Foglia] nel 1897. Tre nomi indissolubilmente legati.


Un fine secolo turbolento

Per capirli a fondo, è necessario richiamare rapidamente il periodo agitato di fine XIX secolo che vide innanzitutto nascere con Proudhon ed il principe russo Bakunin la dottrina anarchica espandersi successivamente sui giornali e le riviste incaricate di assicurare una più ampia diffusione alle idee rivoluzionarie, preconizzando, tra le altre cose, la soppressione della proprietà; la distruzione dello Stato e della nozione di patria, responsabili di guerre, ingiustizie e del dominio  dell'uomo sull'uomo; la sparizione dell'esercito, celebre per le sue sconfitte, le sue conquiste coloniali, i suoi consigli di guerra, i suoi penitenziari e più ancora per la sua repressione degli scioperi operai... Dopo L'Avant-garde [L'Avanguardia], Le Révolté [Il Ribelle] di Kropotkin, nel 1879, Le Droit social [Il Diritto sociale] di Jean Grave, nel 1883, apparvero, a partire dal 1886, in occasione dei movimenti sociali di Decazeville, Fourmies, Carmaux e Lavallois, nuovi giornali come il popolare Père Peinard  [Padre Peinard] di Emile Pouget e L'En Dehors [Stare fuori] di Zo d'Axa.
   
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Didascalia: Zo d'Axa, disegno di Félix Vallotton. Ritratto apparso in Le Rire n°33 del 22 giugno 1895. Un uomo libero, generoso, impertinente. "Bisogna vivere sin da oggi, subito ed al di fuori di ogni legge, di tutte le regole, di tutte le teorie- anche anarchiche- che vogliamo lasciarci andare sempre alle nostre pietà, alle nostre passioni, ai nostri dolori, alle nostre rabbie, ai nostri istinti, con orgoglio di essere noi stessi".


Anche se le idee diffuse non preconizzavano sistematicamente "la propaganda attracerso i fatti", cioè l'azione diretta, questo periodo tragico fu contrassegnato da tutta una serie di attentati anarchici che iniziarono a Lione nel 1882 con l'esplosione del Teatro Bellecour e terminarono praticamente nella stessa città, nel 1894 con l'assassinio del presidente della Repubblica, Sadi Carnot, colpevole agli occhi di Sante Caserio, il suo assassino, di aver rifiutato la grazia agli anarchici condannati a morte e giustiziati negli anni successivi: Ravachol, Auguste Vaillant e Emile Henry, nipote del futuro colonnello Henry dell'Affare Dreyfus. Ciclo infernale in cui si alternarono Attentati, provocazioni poliziesche, rappresaglie e repressione. I deputati, contusi dalla bomba a chiodi di Vaillant, preparata con cura, sembra, nei laboratori della prefettura di polizia, erano maturi per votare, il 24 luglio 1894, le "leggi scellerate" destinate a proteggere la società dalle minacce anarchiche [1]. È per via loro che molti gestori e redattori di giornali anarchici, come Matha, gestore di L'En Dehors e Jean Grave, direttore di La Révolte, furono imprigionati e condannati a pene a volte severe... associazione di delinquenti, si diceva.


Un vecchio cacciatore d'Africa diventato giornalista


Quella volta, Zo d'Axa non fu direttamente disturbato e per giustificati motivi! Aveva lasciato da poco Sainte-Pélagie, prigione in cui veniva di scontare 18 mesi di detenzione. Colui che voleva Stare fuori [Endehors], da "dentro" la prigione aveva messo a profitto i suoi ozi forzati per raccontare in un libro De Mazas à Jerusalem [Da Mazas a Gerusalemme], i suoi guai con la giustizia, la sua prima incarcerazione a Mazas, altra prigione parigina, qualche anno prima, le sue tribolazioni attraverso l'Europa ed il Medio Oriente, il suo arresto a Gerusalemme e la sua condanna. Ma nonsi trattava che di una nuova serie di peripazie nella vita del nostro uomo! Alphonce Gallaud, era il nome di nascita di questo celebre indisciplinato- aveva in effetti conosciuto un'adolescenza tumultuosa. Non sopportava né la sua famiglia né l'esercito grazie a cui aveva malgrado tutto sperato ingenuamente di conoscere l'avventura, aveva disertato sia l'una sia l'altra.  È durante questo primo esilio che egli aveva intrapreso i suoi esordi nel giornalsimo, in Belgio poi in Italia. Amnistiato, aveva raggiunto la Francia e fondato L'Endehors con dei collaboratori, militanti anarchici per la maggior parte, come George Darine, Octave Mirbeau, Félix Fénéon, Sébastien Faure, Emile Henry, Victor Barrucand, scrittori e poeti.
 
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Didascalia: La Feuille n° 3 del 27 novembre 1897. Disegno di Steinlen. L'accusa "Associazione di malfattori" spesso sostenuta ieri contro gli anarchici per imprigionarli, potrebbe forse essere applicata a certi dei suoi ufficiali che, protetti dalla ragion di Stato...


Nel primo numero di questa rivista, Zo d'Axa aveva definito L'En Dehors (colui che sta fuori) come colui che "nessuno arruola e che è guidato soltanto da una natura impulsiva , il passionale complesso, il fuori legge, il fuori scuola, l'isolato ricercatore dell'oltre!".

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Didascalia: La Feuille n° 4 del 17 dicembre 1897. Disegno di Steinlen. Difendere Dreyfus, certo. Ma che si fa per il "soldatino" indisciplinato Charles Hatier che, condannato a morte per aver dato uno spintone ad un superiore, attende ad Algeri il plotone di esecuzione?

Criticando violentemente le istituzioni ed i costumi, aveva proclamato, superbamente, la sua fede nella rivolta, "il suo desiderio di vita libera e girovaga, fuori dai binari della legge". Rifiutando di lasciarsi intruppare, anche sotto la bandiera dell'"ideale anarchico", non aveva esitato ad aiutare gli anarchici imprigionati e le loro famiglie. Aveva pagato caro il prezzo di questa solidarietà: prigione ed esilio. E il fuori da ogni mischia aveva fatto naufragio in mezzo a tempeste: debiti, perquisizioni, pignoramenti...


Un uomo che non urla con i lupi

1897. L'affare Dreyfus lacera il paese. Zo d'Axa non può tacere. C'è troppoda temere e troppo da sperare da una situazione politica così instabile ed esplosiva in cui si confrontano ben al di là dei fatti stessi delle forze antagoniste potenti il cui scontro violento potrebbe favorire l'avvento di una società migliore. La Feuille è lanciata in questa tormenta, "ad ogni occasione".
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Didascalia: La Feuille n° 6 del 21 gennaio 1898. Disegno di Steilen. Gli elettori di Meudon massacrarono l'altro giorno un vecchio cocchiere... Non appena un povero diavolo è senza difesa, vi sono dei valorosi che si si fanno avanti... I tacchi degli stivali colpiscono la testa. Tentare di strappare alla massa una delle vittime del loro linciaggio scatena delle rabbie da bestie a cui si tentasse di strappare la preda".

"Ci ritroviamo", scrive d'Axa nel primo numero, "quelli di L'En Dehors di un tempo. Ed altri arrivano audaci e nuovi. Riprendiamo la strada. Ecco La Feuille. Scriverà le sue brevi note sul verso della storia di quel tempo. Meglio di un settimanale remoto, più spontaneo di un quotidiano, con un titolo sempre nuovo, è il grido, la bozza, il manifesto".


 

Didascalia: La Feuille n° 11 del 3 maggio 1898. Disegno di Steinlen. Manifesto programma del candidato di La Feuille incollato sui muri di Parigi durante le elezioni legislative.Votate tutti per l'asino bianco Nullo. Sono la bestia che occorre alla bella democrazia".


"Ed è un'arma". La Feuille, scriverà Victor Méric [2], non era semplicemente "della carta con sopra dei caratteri neri, delle righe che si succedevano, della prosa che si svolgeva. Era una pubblicazione adatta ad incendiare le intelligenze, un petardo alla melinite adatto a far saltare le coscienze, qualcosa come un lampo improvviso nell'abisso opaco delle ignoranze, degli egoismi impauriti, delle vigliaccherie tenaci. La parola d'ordine lanciata alle ribellioni. Il gesto e il grido che tutti i seduti, tutti i ricurvi attendono per drizzarsi in piedi, più arditamente nella vita. Perciò questo "foglio" sconcertava gli spiriti. Non era affatto dreyfusarda come l'avremmo voluta... Essa si preoccupava poco dell'innocenza del capitano...".


Attacchi a tutto campo

"Se questo Signore (Dreyfus) non fu un traditore, scrive Zo d'Axa in La Feuille del 17 dicembre 1897, fu capitano". Cioè, un un ufficiale come gli altri, sciovinista, rigido, implacabile forse, inconsapevole, certo, della posta della propria causa. Certo, i militari, "questi mantenuti dalla pace, (che), nelle città di guarnigione, preparano meglio il pernod che la rivincita", il nostro libellista non li porta nel suo cuore. Sappiamo perché. Li ha conosciuti da vicino. E quando parla dei carceri militari, dei consigli di guerra che non esitano a fucilare il "soldatino" insubordinato, è alla sua esperienza che egli si richiama, esperienza d'altronde comune a molti dei suoi contemporanei, costretti allora ad un servizio militare di tre anni (Feuille 4: réhabilitation civile et exécution militaire [riabilitazione civile ed esecuzione militare]. Zo d'Axa si impegna dunque a fondo nella lotta; denuncia le macchinazioni militari, le manovre e le menzogne dello Stato maggiore (Feuille 17: En joue... faux [Mira... sbagliata]; è entusiasta di servire a questi Signori, nel suo Feuille 4, il capo d'accusa di Association de malfaiteurs [Associazione a delinquere] in nome del quale un buon numero di anarchici sono stati condannati, ma ritrae fianco a fianco l'esercito e la magistratura La Feuille 23: Saluons-les [Salutiamoli], perché la giustizia non è innocente: sempre comprensiva con i forti o i furbi Feuille 8: Mort-aux-vaches [Morte agli sbirri], è crudele con i piccoli ed anche con i bambini La Feuille 6: A propos de botte, [A proposito di stivali], insensibile e parziale con gli indifesi Feuille  22: On détrousse au coin des lois, [Si ruba negli angoletti delle leggi], inflessibile infine con coloro che hanno commesso dei reati d'opinione o si sono scontrato con i rappresentanti dell'ordine La Feuille 15: Le gendre et la veuve, [Il genero e la vedova].
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Didascalia: La Feuille n° 12 del 18 maggio 1898. Disegni di Steinlen. "Nella calda domenica di maggio in cui il popolo correva alle urne, l'asino bianco, il candidato di Nullo posto su un carro di trionfo e trainato dagli elettori, attraversò Parigi, la sua buona città". Un trionfo. Preso dalla polizia, il "candidato ufficiale" è ricevuto alla prefettura.
Si nota senza alcuna difficoltà che il polemista, benché si sia impegnato personalmente, non si lascia coinvolgere né in un campo né nell'altro: getta uno sguardo lucido, impertinente sul "grande affare" che gli serve da rivelatore e da trampolino per smontare per smontare, a partire da fatterelli di attualità, i meccanismi di una società che favoriscono i possidenti, siano essi ebrei o cristiani, e schiacciano i deboli. La grève des juifs [Lo sciopero degli ebrei], La Feuille 18, notevolmente illustrato da un artista come Steinlen, dai tratti sobri, ombrosi e potenti, permette di constatare con amarezza la mancanza di solidarietà dei ricchi ebrei in uno sciopero che rende servizio alla causa del "loro " capitano. Il soldato e lo scioperante esprimono in un faccia a faccia silenzioso ciò che li unisce e ciò che li separa, inevitabilmente.
Zo d'Axa se la prende anche con la stampa, la stampa scandalistica, quella che si arricchisce con il crimine (Feuille 2: "10 delitti per un soldo"), quella che pratica l'acchiappacitrulli, grazie al "terzetto" dell'epoca (Feuille 16: "Le dritte di La Patria")... La Patrie, il giornale di Millevoye, un antidreyfus notorio. Attacca in modo corrosivo la stampa nazionalista, militarista ed antisemita, lotta contro, con rammarico, sembra, Rochefort il ribelle, il quasi comunardo, l'esiliato di un tempo, che, nel suo Intransigeant moribondo, tradisce la causa rivoluzionariaFeuille 14: "Rochefirt è morto"). In quanto all'infame Drumont, lo assimila schiettamente per incitazione al crimine antisemita, a Vacher, uno squilibrato che trucida i pastorelli (Feuille 19: "Drumont e Vacher").
Tranquillamente, le foglie cadono... Tutti gli argomenti sono validi. Il linciaggio recente di un cocchiere lo porta a fustigare la bestialità e l aferocità della folla (FeuilleFeuille 7: "Le pecore di Boisdeffre"), il generale, capo dello stato maggiore responsabile dello scatenamento dell'Affare Dreyfus, il cui nome lo ha visibilmente ispirato [3]. "La Francia, constata Zo d'Axa con amarezza, è diventata una rana che si adesca con un paio di mutande rosse". Così, quando un gruppo di minatori di Pas-de-Calais canta la gloria dell'esercito, non può trattenere la sua collera: "Amate l'esercito, questo guardiano del vostro onore e della vostra dignità... va di lusso. Amate i fucili Lebel che sparano da soli, come a Fourmies, le baionette vicino ai pozzi in cui i vostri compagni fanno sciopero..." (Feuille 24: "L'operaio onesto").
Un altro soggetto affrontato nel primo e ultimo numero, lo preoccupa vivamente: si tratta della recente alleanza franco-russa. Questa unione "della Marsigliese e dello knut" è per lui un raggiro, di cui il popolo, un giorno farà le spese. "La penuria russa è contagiosa". Ma è certamente il suffragio universale che eccita di più l'estro del rivoluzionario, del perfetto individualista. Egli si compiace nel dimostrare in alcuni numeri (Feuilles 9, 11 e 12) che questa pratica repubblicana è un'enorme farsa. E questa farsa, in pieno periodo elettorale, egli la mette in scena. Benché sia un convinto sostenitore dell'astensione, farà campagna per "il" buon candidato. Ma questo futuro eletto non è altro che un asino bianco (come una scheda), chiamato Nul (Nullo) come un candidato, che conoscerà un vero successo il giorno dello scrutinio. Pagliacciata che terminerà alla prefettura della polizia. Con questo fatto, l'animale diverrà un "candidato ufficiale 6: "Argomenti che colpiscono"), lo spirito gregario della massa ed il suo gusto smodato per manifestazioni patriottarde!".
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Didascalia: La Feuille n° 19 del 3 novembre 1898. Disegno di Anquetin. Mostri vendicatori, nascosti nelle tenebre, all'ombra della croce, Drumond, il grande fratello predicatore dell'antisemitismo e Vacher, l'assaino mistico di giovani pastori, spiano la loro preda...
L'infanzia martire esiste. Zo d'Axa cita dei nomi e sfida i suoi dettrattori a smentire le sue affermazioni. Penetriamo con lui nell'universo allucinante delle colonie penitenziarie, queste caserme disciplinari dei bambini in cui i ragazzi sono percossi selvaggiamente, detenuti, incatenati, senza nutrimento, in celle umide in cui certi scelgono la morte (Feuille 20 e 21). Anche i suoi amici di ieri,  i retorici della Sociale, promettitori del benessere futuro, sono duramente strigliati: "È mentire promettere ancora dopo tante promesse... Ognuno la sua strada!"
Zo d'Axa ha detto tutto in questi 25 fogli. Perché riprtersi? Preferendo il silenzio, un silenzio che durerà trent'anni, ha ripreso la sua strada, solo con nel cuore"l'altera volontà di vivere".
"Al di fuori, basta osare!", questa era la sua insegna.
Un vicolo cieco? A voi la sentenza.
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Didascalia: La Feuille n° 21 del 1° dicembre 1898. Disegno di Maximilien Luce. Nelle colonie penitenziarie "con il bastone e con la fame, si fanno morire dei bambini". È il "Biribi" [Caserma punitiva del nord Africa] dei ragazzi.
Scheda tecnica di La Feuille.

Direttore-fondatore-redattore: Zo d'Axa.
Indirizzo: 25, rue de Navarin, Paris.
Editori e responsabili: in successione Pauvert, Polvliet, Fétis, Dupont, Lacour e Matteoda. Questi molteplici cambiamenti danno un'idea delle difficoltà economiche che Zo d'Axa ha dovuto incontrare per pubblicare la sua serie di Feuille.
Numeri editi: La collezione completa è costituita di 25 numeri; da La Feuille 1, datata 6 ottobre 1897 a La Feuille 25, datata 28 marzo 1899.
Periodicità: il ritmo di apparizione è irregolare, mensile o bimensile: la data di stampa è indicata, in piccoli caratteri, in basso e a destra del verso.
Costo: la rivista è venduta a 5 centesimi i tre primi numeri, 10 centesimi successivamente. L'abbonamento per 50 numeri, a 3 franchi all'inizio, passa a 6 franchi da La Feuille n° 4; poi ritorna a 3 franchi per 25 numeri.
Tiratura: sconosciuta. Si può ragionevolmente pensare che la diffusione di un giornale così "fastidioso" non abbia che potuto essere che limitata.
Vendita: Si effettua per numero, per abbonamento. Con possibilità di vendita all'ingrosso. Il numero 7 è stato distribuito in anteprima ai lettori di L'Aurore. In seguito, la collezione compèleta di 25 numeri è stata venduta con una copertina arancione in cui appare, oltre il titolo della rivista e del suo redattore, la lista dei disegnatori e l adata, Parigi 1900. Si trova spesso, unitamente a questa collezione, un manifestino che annuncia la pubblicazione di un libro di 300 pagine, edito dalla Société libre d'édition des gens de lettres, che riprende la maggior parte dei testi apparsi in La Feuille e la totalità dei suoi disegni: Les Feuilles de Zo d'Axa. Un manifesto di lancio della rivista, stampata in nero e giallo, è stato pubblicato in due formati dalla tipografia Verneau. Parigi.


CARATTERISTICHE DELLA RIVISTA.

Di grande formato (45x31,5 cm), La Feuille comporta, sul recto, un grande disegno a piena pagina; sul verso, il testo; da ogni lato, il titolo dell'articolo del giorno;
I disegni, tutti inediti, sono stampati in bianco e nero, ad eccezione dei due primi che offrono uno o due toni supplementari;
Non si trova alcuna traccia di annunci pubblicitari;
La stampa è realizzata in tipografia; il nome dell'incisore, Berrin et Cie, appare in numerose tavole. Delle tirature litografiche dei disegni di Steinlen sono state realizzate a parte;
All'eccezione di La Feuille n° 17, i disegni sono presentati nel senso dell'altezza;
La Feuille 11 e La Feuille  12, per poter essere affisse, sono state stampate su un solo lato e in un formato doppio. La Feuille 11 reca anche la consueta presentazione;


COLLABORATORI DELLA RIVISTA.

Zo d'Axa è l'unico redattore della rivista e Steinlen, il principale disegnatore: 17 numeri su 25 sono in effetti illustrati da lui. Hermann Paul fornirà tre disegni, mentre gli altri disegnatori Willette, Léandre, Couturier, Anquetin e Luce non illustreranno che un solo numero. Si noterà, cosa rara, che i disegni non sono accompagnati da nessuna didascalia. Il testo, in questa rivista, rivendica il primo posto.
La violenza trattenuta delle immagini di Steinlen, lungi dal porre in evidenza servilmente il testo, rivalizza molto bene con la foga irrispettosa di Zo d'Axa. Qualità che contribuiscono a dare a La Feuille un posto d'onore nella stampa di quest'epoca. Un posto importante sottolineato da André Salmon: "L'Assiette au Beurre, a suo parere, aperta ad ogni ispirazione sovversiva", sarebbe a suo avviso, l'erede diretta del giornale di Zo d'Axa. Giudizio a cui mi allineo.
NOTE

[1] Questa legge rafforzava l'apparato repressivo già accresciuto con la legge del 12 dicembre 1893. Il Terrore nero, di André Salmon, traccia in modo rilevante la storia del movimento anarchico francese.
[2]  Victor Méric, in Scene e cavaletti, dedica a Zo d'Axa, il primo capitolo del suo libro, Librairie Valois, Paris 1931.
(3) Charles Le Mouton de Boisdeffre.


Un antico riferimento
Gli estimatori di Zo d'Axa, di Steinlen, o di La Feuille  devono sapere che un'associazione "le Vent du Ch'min", oggi scomparsa, ha ristampato verso il 1979 nel suo formato originale, la serie completa dei 25 "feuilles", con una presentazione di Léo Champion.

Un riferimento recente
La nipote di Zo d'Axa, Béatrice Arnac, ha pubblicato Zo d’Axa, l’En Dehors, un libro di 284 pagine, illustrato con molti documenti, per le édition culturelle, Route Condé, 1612O BASSAC.

[Traduzione di Ario Libert]


Link al post originale:
La Feuille (1897-1899)

Link interni:
Zo d'Axa. Il Candidato di "La Feuille"; Agli Elettori; E' stato eletto, 1898
Breve biografia di Zo d'Axa scritto da sua nipote Béatrice Arnac d'Axa


LINK alla raccolta dei numeri di "La Feuilles" da Internet Archive:
Les Feuilles, 1900
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Published by Ario Libert - in Riviste libertarie
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  • : La Tradizione Libertaria
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  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
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