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23 agosto 2012 4 23 /08 /agosto /2012 05:00

L’uccisione di Sacco e Vanzetti

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Kurt Vonnegut

 

Quelli che già altre volte avevano ascoltato Kenneth Whistler lo pregarono di raccontare nuovamente di quando aveva organizzato le manifestazioni di protesta davanti alla prigione di Charlestown, per l’uccisione di Sacco e Vanzetti. Mi sembra strano, oggi, dover spiegare chi fossero Sacco e Vanzetti. Recentemente ho chiesto a Israel Edel, l’ex portiere notturno all’Arapahoe, cosa sapeva lui di Sacco e Vanzetti, e mi ha risposto senza esitazione che erano due giovani di buona famiglia che, a Chicago, avevano commesso un omicidio per provarne il brivido. Li aveva confusi, insomma, con Leopold e Loeb.

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Perché dovrebbe sconvolgermi questo? Quand’ero giovane, ero convinto che la storia di Sacco e Vanzetti sarebbe stata raccontata tanto spesso quanto la storia di Gesù Cristo, suscitando altrettanta commozione. Non avevano forse diritto, i moderni – pensavo – a una Passione moderna come quella di Sacco e Vanzetti, che si concludeva sulla sedia elettrica?

Quanto agli ultimi giorni di Sacco e Vanzetti e al finale della loro Passione: come già sul Golgota, erano tre i condannati a morte dal potere statale. Stavolta, non uno su tre era innocente. Innocenti erano due, su tre.

Il colpevole era un famigerato ladro e assassino a nome Celestino Madeiros, condannato per un altro delitto. All’approssimarsi della fine, Madeiros confessò di esser lui l’autore degli omicidi per cui Sacco e Vanzetti erano stati condannati a morte.

Perché?

"Ho visto la moglie di Sacco venirlo a trovare coi figli, e mi hanno fatto pena, quei figlioli" disse.

Immaginate questa battuta pronunciata da un bravo attore in una moderna Sacra Rappresentazione. 

Madeiros morì per primo. Le luci della prigione si abbassarono tre volte.


Per secondo toccò a Sacco. Dei tre, era l’unico che avesse famiglia. L’attore chiamato a interpretarlo dovrà dar vita a un uomo molto intelligente che, non essendo ben padrone dell’inglese, né molto bravo a esprimersi, non poteva fidarsi di dire alcunché di complicato ai testimoni, mentre lo assicuravano alla sedia elettrica.
 

“Viva l’anarchia” disse. “Addio, moglie mia, figli miei, e tutti i miei amici” disse. “Buonasera, signori” disse poi. “Addio, mamma” disse. Era un calzolaio, costui. Le luci della prigione si abbassarono tre volte.

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Per ultimo toccò a Vanzetti. Si sedette da sé sulla sedia, dove già erano morti Madeiros e Sacco, prima che gliel’ordinassero. Cominciò a parlare ai testimoni prima che gli dicessero che era libero di farlo. Anche per lui l’inglese era la seconda lingua, ma ne era padrone.

Ascoltate:
“Desidero dirvi,” disse, “che sono innocente. Non ho commesso nessun delitto, ma qualche volta dei peccati, sì. Sono innocente di qualsiasi delitto, non solo di questo, ma di ogni delitto. Sono innocente”. Faceva il pescivendolo, al momento dell’arresto.


“Desidero perdonare alcune persone per quello che mi hanno fatto” disse. Le luci della prigione si abbassarono tre volte.

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La loro vicenda, di nuovo:


Sacco e Vanzetti non uccisero mai nessuno. Erano arrivati in America dall’Italia, senza conoscersi fra loro, nel Millenovecentootto. L’anno stesso in cui arrivarono i miei genitori.

Papà aveva diciannove anni. Mamma ventuno. Sacco ne aveva diciassette. Vanzetti venti. Gli industriali americani a quell’epoca avevano bisogno di molta manodopera a buon mercato e docile, per poter tenere basse le paghe.

Vanzetti dirà in seguito: “Al centro immigrazione, ebbi la prima sorpresa. Gli emigranti venivano smistati come tanti animali. Non una parola di gentilezza, di incoraggiamento, per alleggerire il fardello di dolori che pesa così tanto su chi è appena arrivato in America”.

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Papà e mamma mi raccontavano qualcosa di analogo. Anche loro ebbero la sensazione di essere dei poveri fessi che si erano dati tanto da fare solo per esser portati al macello.

I miei genitori furono subito reclutati da un agente delle Ferriere Cuyahoga di Cleveland. Costui aveva l’ordine di ingaggiare solo slavi biondi, mi disse una volta Mister MacCone, in base alla teoria di suo padre per cui i biondi avrebbero avuto la robustezza e l’ingegnosità meccanica dei tedeschi, ma temperata dalla docilità degli slavi. L’agente doveva scegliere sia degli operai sia dei domestici presentabili per le varie case dei MacCone. Perciò i miei genitori entrarono nella classe dei servi.

Sacco e Vanzetti non ebbero altrettanta fortuna. Non c’era nessun sensale cui fossero stati ordinati dei tipi come loro. "Dove potevo andare? Cosa potevo fare?" scrisse Vanzetti. “Quella era la Terra promessa. Il treno della sopraelevata passava sferragliando e non rispondeva niente. Le automobili e i tram passavano oltre senza badare a me”. Sicché lui e Sacco, ciascuno per suo conto, per non crepare di fame, dovettero cominciar subito a questuare in cattivo inglese un lavoro qualsiasi, a qualsiasi paga – andando di porta in porta.

Il tempo passava.

Sacco e Vanzetti

Sacco, che in Italia aveva fatto il calzolaio, trovò un posto in una fabbrica di calzature a Milford (Massachusetts), la cittadina in cui, guarda caso, era nata la madre di Mary Kathleen O’Looney. Sacco prese moglie e andò a stare in una casa con giardino. Ebbe un figlio, Dante, e una figlia, Ines. Lavorava sei giorni la settimana, dieci ore al giorno. Trovava anche il tempo per prendere parte a dimostrazioni indette da operai che chiedevano un salario più alto e condizioni di lavoro più umane e così via; per tali cause teneva discorsi e dava contributi in denaro. Fu arrestato, a causa di tali attività, nel Millenovecentosedici.

Vanzetti non aveva un mestiere e quindi lavorò qua e là: in trattorie, in una cava, in un’acciaieria, in una fabbrica di cordami. Era un avido lettore. Studiò Marx e Darwin e Victor Hugo e Gor’kij e Tolstoj e Zola e Dante. Questo aveva in comune con quelli di Harvard. Nel Millenovecentosedici guidò uno sciopero contro la fabbrica di cordami, ch’era la Plymouth Cordage Company, oggi consociata della RAMJAC. Era sulle liste nere dei datori di lavoro, sicché per sopravvivere si mise a fare il pescivendolo per conto proprio.

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Fu nel Millenovecentosedici che Sacco e Vanzetti si conobbero bene. Si rese evidente a entrambi – pensando ognuno per proprio conto alla brutalità del padronato – che i campi di battaglia della Grande Guerra erano semplicemente altri luoghi di pericoloso e odioso lavoro, dove pochi sovrintendenti controllavano lo spreco di milioni di vite nella speranza di far soldi.

Era chiaro per loro, anche, che l’America sarebbe presto intervenuta. Non volevano esser costretti a lavorare in siffatte fabbriche in Europa, quindi si unirono a un gruppo di anarchici italoamericani che ripararono in Messico fino alla fine della guerra.

Gli anarchici sono persone che credono con tutto il loro cuore che i governi sono nemici dei loro stessi popoli.

Mi trovo ancor oggi a pensare che la storia di Sacco e Vanzetti possa entrare nelle ossa di future generazioni. Forse occorre solo raccontarla qualche altra volta. In ogni caso, la fuga in Messico verrà certo vista come un’ulteriore espressione di una sorta di sacro buon senso.

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Sia come sia, Sacco e Vanzetti tornarono nel Massachusetts dopo la guerra, amici per la pelle. Il loro buon senso, sacro o no, basato su libri che quelli di Harvard leggono abitualmente senza cattivi effetti, era sempre apparso disdicevole al loro prossimo. Questo stesso prossimo – e quelli che volevano deciderne il destino senza incontrare tanta opposizione – presero a sentirsi atterriti da quel buon senso, specie quando a possederlo erano degli immigrati.

Il dipartimento di Giustizia compilò un elenco segreto di stranieri che non facevano mistero di quanto trovavano ingiusti e insinceri e ignoranti ed esosi tanti esponenti della cosiddetta Terra promessa. Sacco e Vanzetti erano inclusi in tale lista. Erano pedinati da spie del governo.

Incluso nella lista era anche un tipografo a nome Andrea Salsedo, amico di Vanzetti.

Costui fu arrestato a New York da agenti federali, senza specifiche accuse, e venne tenuto isolato per otto settimane. Il tre maggio del Millenovecentoventi Salsedo cadde o saltò o fu spinto da una finestra al quattordicesimo piano, dove avevano sede certi uffici del dipartimento di Giustizia.

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Sacco e Vanzetti organizzarono un comizio per chiedere che fosse aperta un’inchiesta sull’arresto e sulla morte di Salsedo. Il comizio doveva tenersi il nove maggio a Brockton, nel Massachusetts, paese natale di Mary Kathleen O’Looney. Lei aveva sei anni, allora. Io, sette.

 Sacco e Vanzetti vennero arrestati per attività sovversive prima che il comizio avesse luogo. Il loro reato era il possesso di volantini che annunciavano il comizio. Rischiavano una forte multa e fino a un anno di carcere.

Ma, ecco, d’un tratto, furono anche accusati di due omicidi rimasti irrisolti. Due guardie giurate erano state uccise durante una rapina a South Braintree (Massachusetts) circa un mese prima.

 La pena per questo reato era, naturalmente, alquanto più dura: la morte indolore per entrambi sulla medesima sedia elettrica.

Vanzetti, per soprappiù, fu anche accusato di un tentativo di rapina a Bridgewater (Massachusetts). Processato, fu riconosciuto colpevole. Venne così tramutato, da pescivendolo, in notorio criminale, prima che Sacco e lui fossero processati per duplice omicidio.

Era colpevole, Vanzetti, di quel reato di rapina? Forse sì, ma non importava molto. Chi lo disse, che non importava molto? Il giudice che diresse il processo disse che non importava molto. Costui era Webster Thayer, rampollo di ottima famiglia del New England. E disse alla giuria: “Quest’uomo, benché potrebbe non aver effettivamente commesso il reato contestatogli, è tuttavia moralmente colpevole, poiché è un nemico giurato delle nostre vigenti Istituzioni”.

 Parola d’onore: questa frase fu pronunciata da un giudice nell’aula di un tribunale americano. Traggo la citazione da un libro che ho sottomano: Labor’s Untold Story (Storia inedita del sindacalismo) di Richard O. Boyer e Herbert M. Morais (ed. United Front, San Francisco 1955).


E toccò poi a quello stesso giudice Thayer processare per omicidio Sacco e il noto criminale Vanzetti. Furono dichiarati colpevoli dopo un anno circa dal loro arresto; era il luglio del Millenovecentoventuno, e io avevo otto anni.

Quando alla fine salirono sulla sedia elettrica, io ne avevo quindici. Se udii qualcuno a Cleveland parlarne, l’ho dimenticato.

L’altro giorno in ascensore ho attaccato discorso con un fattorino della RAMJAC. Uno della mia età. Gli ho chiesto se ricordava niente di quell’esecuzione, avvenuta quando lui era ragazzo. Sì, mi rispose, aveva udito suo padre dire ch'era stufo marcio di sentire parlare di Sacco e Vanzetti, e che era contento che fosse finita.

Gli chiesi che cosa facesse suo padre, di mestiere.

“Era direttore di banca a Montpellier, nel Vermont” mi rispose. Il vecchio fattorino indossava un pastrano militare, residuato di guerra.

Al Capone, il famoso gangster di Chicago, trovava giusto che Sacco e Vanzetti venissero giustiziati. Anche lui era convinto che fossero nemici del modo di pensare americano sull’ America. L’indignava che fossero così ingrati verso l’America, quegli immigrati italiani.

Stando a Labor’s Untold Story, Capone disse: “Il bolscevismo bussa alla nostra porta… Dobbiamo tener i lavoratori lontani dall’ideologia rossa e dalle astuzie rosse”.

Il che mi ricorda una novella di Robert Fender, il mio amico galeotto. Vi si narra di un pianeta sul quale il crimine peggiore è l’ingratitudine. La gente viene condannata a morte, se ingrata. La condanna a morte viene eseguita, come in Cecoslovacchia, mediante defenestrazione. I condannati vengono buttati da un’alta finestra.

Il protagonista del racconto viene alla fine scaraventato giù da una finestra per ingratitudine. Le sue ultime parole, mentre precipita dal trentesimo piano, sono: “Grazie miiiiiiiiilllllllleeeeee!”.

Prima che Sacco e Vanzetti venissero giustiziati per ingratitudine nello stile del Massachusetts, però, grandi proteste si levarono in tutto il mondo. Il pescivendolo e il calzolaio erano divenuti celebrità planetarie.

“Mai ci saremmo aspettati, in vita nostra,” disse Vanzetti, “di poter compiere un tale lavoro in favore della tolleranza, della giustizia, della comprensione reciproca fra gli uomini, come ora vuole il caso che compiamo.”

Se da ciò si ricavasse una Passione teatrale moderna, gli attori chiamati a interpretare le autorità, i Ponzi Pilati, dovrebbero esprimere sdegno per le opinioni della massa. Ma sarebbero più in favore che contro la pena di morte, in questo caso.


E non si laverebbero le mani.

In effetti erano tanto fieri del loro operato che incaricarono un comitato – composto da tre fra i più saggi, rispettati, equanimi e imparziali individui del momento – di dire al mondo intero se giustizia sarebbe stata fatta.

Fu soltanto questa parte della storia di Sacco e Vanzetti che Kenneth Whistler volle raccontare, quella sera di tanto tempo fa, mentre Mary Kathleen e io l’ascoltavamo tenendoci per mano.

Si dilungò con molto sarcasmo sulle risonanti credenziali dei tre saggi.
Uno era Robert Grant, giudice in pensione, che conosceva le leggi a menadito e sapeva in che modo farle funzionare. Presidente del comitato era il rettore di Harvard, e sarebbe stato ancora rettore quando m’iscrissi io. Figurarsi. Si chiamava A. Lawrence Lowell. Il terzo che, secondo Kenneth Whistler, “s’intendeva molto di elettricità, se non di altro”, era Samuel W. Stratton, rettore del Politecnico del Massachusetts (MIT).

Mentre eran dietro a deliberare, ricevettero migliaia di telegrammi: alcuni in favore dell’esecuzione ma la maggior parte contro. Fra i mittenti c’erano Romain Rolland, George Bernard Shaw, Albert Einstein, John Galsworthy, Sinclair Lewis e H.G. Wells.

Il triumvirato dichiarò alla fine che, se Sacco e Vanzetti fossero stati messi a morte, giustizia sarebbe stata fatta.

Questo dice la saggezza degli uomini più saggi del momento. E sono indotto a chiedermi se la saggezza sia mai esistita e possa mai esistere. E se la saggezza fosse tanto impossibile in questo particolare universo quanto il moto perpetuo?

Chi è l’uomo più saggio della Bibbia, ancor più saggio, si suppone, del rettore di Harvard? Re Salomone, naturalmente. Due donne che si contendevano un bambino comparvero davanti a Salomone, chiedendo che applicasse la sua leggendaria saggezza al loro caso. Lui suggerì allora di tagliare in due il bambino.

E gli uomini più saggi del Massachusetts dissero che Sacco e Vanzetti dovevano morire.

vanzetti sacco funerali 

Quando il loro parere fu reso noto, il mio eroe Kenneth Whistler guidava una manifestazione di protesta davanti al palazzo del governo di Boston. Pioveva.

“La natura si mostrava partecipe” disse, guardando proprio Mary Kathleen e me, seduti in prima fila. E rise.

Mary Kathleen e io non ridemmo con lui. Né rise alcun altro fra il pubblico. La sua risata risuonò agghiacciante. La natura se ne frega di quello che provano gli esseri umani e di quello che loro succede.

La manifestazione davanti al palazzo del governo di Boston durò ininterrotta per altri dieci giorni, fino alla sera dell’esecuzione. Quella sera lui guidò i dimostranti per le strade tortuose e oltre il fiume, fino a Charlestown, dov’era la prigione. Fra i dimostranti c’erano Edna Saint Vincent Millay e John Dos Passos e Heywood Broun.

C’erano polizia e Guardia nazionale ad attenderli. C’erano mitragliatrici, in cima alle mura del carcere, puntate contro la popolazione che chiedeva clemenza a Ponzio Pilato.

Kenneth Whistler aveva con sé un pacco pesante. Era un enorme striscione, arrotolato. Lo aveva fatto preparare quel mattino.

Le luci del carcere cominciarono ad abbassarsi.

vanzetti sacco maschere

Quando si furono abbassate nove volte, Whistler e un amico si precipitarono alla camera ardente dove i corpi di Sacco e Vanzetti sarebbero stati esposti. Lo stato non sapeva più che farsene, delle salme. Venivano restituite a parenti e amici.

Whistler disse che due catafalchi eran stati eretti nella camera ardente, in attesa delle bare. Allora Whistler e il suo amico dispiegarono lo striscione e l’appesero alla parete, sopra i catafalchi.


Su quello striscione erano dipinte le parole che l’uomo che aveva condannato Sacco e Vanzetti a morte, il giudice Webster Thayer, aveva detto a un amico poco dopo aver emesso la sentenza:

Hai visto che cosa gli ho fatto a quei due bastardi anarchici, l'altro giorno?


 

Fonte: Kurt Vonnegut, Un pezzo da galera (tit. orig. Jailbird), 1979, edizione Feltrinelli (2004), traduzione di Pier Francesco Paolini.

 

 

Kurt Vonnegut

 

 

[A cura di Ario Libert]

 

LINK pertinenti all'argomento:

Ronald Creagh, Sacco e Vanzetti o le passioni militanti

Jean Pierre debourdeau, L'affare Sacco e Vanzetti

Fred Ellis, Il caso Sacco e Vanzetti (raccolta di vignette tratte da "The Daily Workers", 1927

Bartolomeo Vanzetti. Ultime parole ai giudici

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Published by Ario Libert - in Sacco e Vanzetti
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23 agosto 2011 2 23 /08 /agosto /2011 19:33

Bartolomeo Vanzetti

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Ultime parole ai giudici

 

Il 9 aprile 1927, Winfield Wilbar, District Attorney della Contea di Norfolk, riuní la Corte Superiore di Dedham, presieduta dal giudice Webster Thayer, per notificare la sentenza di morte a Nicola Sacco e a Bartolomeo Vanzetti. Prima che la sentenza fosse ufficialmente emessa, i due imputati ricevettero però l'invito a pronunciare la rituale dichiarazione. Sacco parlò brevemente, a causa della sua scarsa padronanza della lingua inglese. Vanzetti, invece, pronunciò una appassionata arringa e non esitò a mettere sotto accusa i suoi persecutori. Tradotto per la prima volta integralmente, ecco il testo della sua risposta alla domanda di rito «Bartolomeo Vanzetti, avete qualcosa da dire perché la sentenza di morte non sia pronunciata contro di voi?».

  
 
Sí. Quel che ho da dire è che sono innocente, non soltanto del delitto di Braintree, ma anche di quello di Bridgewater. Che non soltanto sono innocente di questi due delitti, ma che in tutta la mia vita non ho mai rubato né ucciso né versato una goccia di sangue. Questo è ciò che voglio dire.

E non è tutto. Non soltanto sono innocente di questi due delitti, non soltanto in tutta la mia vita non ho rubato né ucciso né versato una goccia di sangue, ma ho combattuto anzi tutta la vita, da quando ho avuto l'età della ragione, per eliminare il delitto dalla terra.

Queste due braccia sanno molto bene che non avevo bisogno di andare in mezzo alla strada a uccidere un uomo, per avere del denaro. Sono in grado di vivere, con le mie due braccia, e di vivere bene. Anzi, potrei vivere anche senza lavorare, senza mettere il mio braccio al servizio degli altri.

Ho avuto molte possibilità di rendermi indipendente e di vivere una vita che di solito si pensa sia migliore che non guadagnarsi il pane col sudore della fronte.

Mio padre in Italia è in buone condizioni economiche. Potevo tornare in Italia ed egli mi avrebbe sempre accolto con gioia, a braccia aperte. Anche se fossi tornato senza un centesimo in tasca, mio padre avrebbe potuto occuparmi nella sua proprietà, non a faticare ma a commerciare, o a sovraintendere alla terra che possiede. Egli mi ha scritto molte lettere in questo senso, ed altre me ne hanno scritte i parenti, lettere che sono in grado di produrre.

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Certo, potrebbe essere una vanteria. Mio padre e i miei parenti potrebbero vantarsi e dire cose che possono anche non essere credute. Si può anche pensare che essi sono poveri in canna, quando io affermo che avevano i mezzi per darmi una posizione qualora mi fossi deciso a fermarmi, a farmi una famiglia, a cominciare una esistenza tranquilla. Certo. Ma c'è gente che in questo stesso tribunale poteva testimoniare che ciò che io ho detto e ciò che mio padre e i miei parenti mi hanno scritto non è una menzogna, che realmente essi hanno la possibilità di darmi una posizione quando io lo desideri.

Vorrei giungere perciò ad un'altra conclusione, ed è questa: non soltanto non è stata provata la mia partecipazione alla rapina di Bridgewater, non soltanto non è stata provata la mia partecipazione alla rapina ed agli omicidi di Braintree né è stato provato che io abbia mai rubato né ucciso né versato una goccia di sangue in tutta la mia vita; non soltanto ho lottato strenuamente contro ogni delitto, ma ho rifiutato io stesso i beni e le glorie della vita, i vantaggi di una buona posizione, perché considero ingiusto lo sfruttamento dell'uomo. Ho rifiutato di mettermi negli affari perché comprendo che essi sono una speculazione ai danni degli altri: non credo che questo sia giusto e perciò mi rifiuto di farlo.

Vorrei dire, dunque, che non soltanto sono innocente di tutte le accuse che mi sono state mosse, non soltanto non ho mai commesso un delitto nella mia vita — degli errori forse, ma non dei delitti — non soltanto ho combattuto tutta la vita per eliminare i delitti, i crimini che la legge ufficiale e la morale ufficiale condannano, ma anche il delitto che la morale ufficiale e la legge ufficiale ammettono e santificano: lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. E se c'è una ragione per cui io sono qui imputato, se c'è una ragione per cui potete condannarmi in pochi minuti, ebbene, la ragione è questa e nessun'altra.

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Chiedo scusa. I giornali hanno riferito le parole di un galantuomo, il migliore che i miei occhi abbiano visto da quando sono nato: un uomo la cui memoria durerà e si estenderà, sempre. più vicina e più cara al popolo, nel cuore stesso del popolo, almeno fino a quando durerà l'ammirazione per la bontà e per lo spirito di sacrificio. Parlo di Eugenio Debs. Nemmeno un cane — egli ha detto — nemmeno un cane che ammazza i polli avrebbe trovato una giuria americana disposta a condannarlo sulla base delle prove che sono state prodotte contro di noi. Quell'uomo non era con me a Plymouth né con Sacco a Boston, il giorno del delitto. Voi potete sostenere che è arbitrario ciò che noi stiamo affermando, che egli era onesto e riversava sugli altri la sua onestà, che egli era incapace di fare il male e riteneva ogni uomo incapace di fare il male.

Certo, può essere verosimile ma non lo è, poteva essere verosimile ma non lo era: quell'uomo aveva una effettiva esperienza di tribunali, di carceri e di giurie. Proprio perché rivendicava al mondo un po' di progresso, egli fu perseguitato e diffamato dall'infanzia alla vecchiaia, e in effetti è morto non lontano dal carcere.

Egli sapeva che siamo innocenti, come lo sanno tutti gli uomini di coscienza, non soltanto in questo ma in tutti i paesi del mondo: gli uomini che hanno messo a nostra disposizione una notevole somma di denaro a tempo di record sono tuttora al nostro fianco, il fiore degli uomini d'Europa, i migliori scrittori, i piú grandi pensatori d'Europa hanno manifestato in nostro favore. I popoli delle nazioni straniere hanno manifestato in nostro favore.

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È possibile che soltanto alcuni membri della giuria, soltanto due o tre uomini che condannerebbero la loro madre, se facesse comodo ai loro egoistici interessi o alla fortuna del loro mondo; è possibile che abbiano il diritto di emettere una condanna che il mondo, tutto il mondo, giudica una ingiustizia, una condanna che io so essere una ingiustizia? Se c'è qualcuno che può sapere se essa è giusta o ingiusta, siamo io e Nicola Sacco. Lei ci vede, giudice Thayer: sono sette anni che siamo chiusi in carcere. Ciò che abbiamo sofferto, in questi sette anni, nessuna lingua umana può dirlo,  eppure — lei lo vede — davanti a lei non tremo — lei lo vede — la guardo dritto negli occhi, non arrossisco, non cambio colore, non mi vergogno e non ho paura.

 Eugenio Debs diceva che nemmeno un cane — qualcosa di paragonabile a noi — nemmeno un cane che ammazza i polli poteva essere giudicato colpevole da una giuria americana con le prove che sono state prodotte contro di noi. Io dico che nemmeno a un cane rognoso la Corte Suprema del Massachusetts avrebbe respinto due volte l'appello — nemmeno a un cane rognoso.

Si è concesso un nuovo processo a Madeiros perché il giudice o aveva dimenticato o aveva omesso di ricordare alla giuria che l'imputato deve essere considerato innocente fino al momento in cui la sua colpevolezza non è provata in tribunale, o qualcosa del genere. Eppure, quell'uomo ha confessato. Quell'uomo era processato e ha confessato, ma la Corte gli concede un altro processo.

Video you tube sul caso Sacco e Vanzetti

 
Noi abbiamo dimostrato che non poteva esistere un altro giudice sulla faccia della terra più ingiusto e crudele di quanto lei, giudice Thayer, sia stato con noi. Lo abbiamo dimostrato. Eppure ci si rifiuta ancora un nuovo processo. Noi sappiamo che lei nel profondo del suo cuore riconosce di esserci stato contro fin dall'inizio, prima ancora di vederci. Prima ancora di vederci lei sapeva che eravamo dei radicali, dei cani rognosi. Sappiamo che lei si è rivelato ostile e ha parlato di noi esprimendo il suo disprezzo con tutti i suoi amici, in treno, al Club dell'Università di Boston, al Club del Golf di Worcester, nel Massachusetts. Sono sicuro che se coloro che sanno tutto ciò che lei ha detto contro di noi avessero il coraggio civile di venire a testimoniare, forse Vostro Onore — e mi dispiace dirlo perché lei è un vecchio e anche mio padre è un vecchio come lei — forse Vostro Onore siederebbe accanto a noi, e questa volta con piena giustizia.

Quando ha emesso la sentenza contro di me al processo di Plymouth, lei ha detto — per quanto mi è dato ricordare in buona fede — che i delitti sono in accordo con le mie convinzioni — o qualcosa del genere — ma ha tolto un capo d'imputazione, se ricordo esattamente, alla giuria. La giuria era cosí prevenuta contro di me che mi avrebbe giudicato colpevole di tutte e due le imputazioni, per il solo fatto che erano soltanto due. Ma mi avrebbe giudicato colpevole di una dozzina di capi d'accusa anche contro le istruzioni di Vostro Onore. Naturalmente, io ricordo che lei disse che non c'era alcuna ragione di ritenere che io avessi avuto l'intenzione di uccidere qualcuno, anche se ero un bandito, facendo cadere cosi l'imputazione di tentato omicidio. Bene, sarei stato giudicato colpevole anche di questo? Se sono onesto debbo riconoscere che fu lei a togliere di mezzo quell'accusa, giudicandomi soltanto per tentato furto con armi, o qualcosa di simile. Ma lei, giudice Thayer, mi ha dato per quel tentato furto una pena maggiore di quella comminata a tutti i 448 carcerati di Charlestown che hanno attentato alla proprietà, che hanno rubato; eppure nessuno di loro aveva una sentenza di solo tentato furto come quella che lei mi aveva dato.

Se fosse possibile formare una commissione che si recasse sul posto, si potrebbe controllare se è vero o no. A Charlestown ci sono ladri di professione che sono stati in metà delle galere degli Stati Uniti, gente che ha rubato o che ha ferito un uomo sparandogli. E solo per caso costui si è salvato, non è morto. Bene, la maggior parte di costoro, colpevoli senza discussione, per autoconfessione o per chiamata di correo dei complici, ha ottenuto da 8 a 10, da 8 a 12, da 10 a 15. Nessuno di loro è stato condannato da 12 a 15 anni come lo sono stato io da lei, per tentato furto. E per di più lei sapeva che non ero colpevole. Lei sa che la mia vita, la mia vita pubblica e privata in Plymouth, dove ho vissuto a lungo, era cosí esemplare che uno dei piú grandi timori del pubblico ministero Katzmann era proprio questo che giungessero in tribunale le prove della nostra vita e della nostra condotta. Egli le ha tenute fuori con tutte le sue forze, e c'è riuscito.

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Lei sa che se al primo processo, a Plymouth, avessi avuto a difendermi l'avvocato Thompson, la giuria non mi avrebbe giudicato colpevole. Il mio primo avvocato era un complice di mister Katzmann, e lo è ancora. Il mio primo avvocato difensore, mister Vahey, non mi ha difeso: mi ha venduto per trenta monete d'oro come Giuda vendette Gesú Cristo. Se quell'uomo non è arrivato a dire a lei o a mister Katzmann che mi sapeva colpevole, ciò è avvenuto soltanto perché sapeva che ero innocente. Quell'uomo ha fatto tutto ciò che indirettamente poteva danneggiarmi. Ha fatto alla giuria un lungo discorso intorno a ciò che non aveva alcuna importanza, e sui nodi essenziali del processo è passato sopra con poche parole o in assoluto silenzio. Tutto questo era premeditato, per dare alla giuria la sensazione che il mio difensore non aveva niente di valido da dire, non aveva niente di valido da addurre a mia difesa, e perciò si aggirava nelle parole di vacui discorsi che non significavano nulla e lasciava passare i punti essenziali o in silenzio o con una assai debole resistenza.

Siamo stati processati in un periodo che è già passato alla storia. Intendo, con questo, un tempo dominato dall'isterismo, dal risentimento e dall'odio contro il popolo delle nostre origini, contro gli stranieri, contro i radicali, e mi sembra — anzi, sono sicuro — che tanto lei che mister Katzmann abbiate fatto tutto ciò che era in vostro potere per eccitare le passioni dei giurati, i pregiudizi dei giurati contro di noi.

Io ricordo che mister Katzmann ha presentato un teste d'accusa, un certo Ricci. Io ho ascoltato quel testimone. Sembrava che non avesse niente da dire. Sembrava sciocco produrre un testimone che non aveva niente da dire. Sembrava sciocco, se era stato chiamato solo per dire alla giuria che era il capo di quell'operaio che era presente sul luogo del delitto e che chiedeva di testimoniare a nostro favore, sostenendo che noi non eravamo tra i banditi. Quell'uomo, il testimone Ricci, ha dichiarato di aver trattenuto l'operaio al lavoro, invece di mandarlo a vedere che cosa era accaduto, dando cosí l'impressione che l'altro non avesse potuto vedere ciò che accadeva nella strada. Ma questo non era molto importante. Davvero importante è che quell'uomo ha sostenuto che era falsa la testimonianza del ragazzo che riforniva d'acqua la sua squadra d'operai. Il ragazzo aveva dichiarato d'aver preso un secchio e di essersi recato ad una certa fontana ad attingere acqua per la squadra.

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Non era vero — ha sostenuto il testimone Ricci — e perciò il ragazzo non poteva aver visto i banditi e non era in grado quindi di provare che né io né Sacco fossimo tra gli assassini. Secondo lui, non poteva essere vero che il ragazzo fosse andato a quella fontana perché si sapeva che i tedeschi ne avevano avvelenato l'acqua. Ora, nella cronaca del mondo di quel tempo non è mai stato riferito un episodio del genere. Niente di simile è avvenuto in America: abbiamo letto di numerose atrocità compiute in Europa dai tedeschi durante la guerra, ma nessuno può provare né sostenere che i tedeschi erano tanto feroci da avvelenare una fontana in questa regione, durante la guerra.

Tutto questo sembrerebbe non aver nulla a che fare con noi, direttamente. Sembra essere un elemento casuale capitato tra gli altri che rappresentano invece la sostanza del caso. Ma la giuria ci aveva odiati fin dal primo momento perché eravamo contro la guerra. La giuria non si rendeva conto che c'è della differenza tra un uomo che è contro la guerra perché ritiene che la guerra sia ingiusta, perché non odia alcun popolo, perché è un cosmopolita, e un uomo invece che è contro la guerra perché è in favore dei nemici, e che perciò si comporta da spia, e commette dei reati nel paese in cui vive allo scopo di favorire i paesi nemici. Noi non siamo uomini di questo genere. Katzmann lo sa molto bene. Katzmann sa che siamo contro la guerra perché non crediamo negli scopi per cui si proclama che la guerra va fatta. Noi crediamo che la guerra sia ingiusta e ne siamo sempre più convinti dopo dieci anni che scontiamo — giorno per giorno — le conseguenze e i risultati dell'ultimo conflitto. Noi siamo più convinti di prima che la guerra sia ingiusta, e siamo contro di essa ancor più di prima. Io sarei contento di essere condannato al patibolo, se potessi dire all'umanità: «State in guardia. Tutto ciò che vi hanno detto, tutto ciò che vi hanno promesso era una menzogna, era un'illusione, era un inganno, era una frode, era un delitto. Vi hanno promesso la libertà. Dov'è la libertà?

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Vi hanno promesso la prosperità. Dov'è la prosperità? Dal giorno in cui sono entrato a Charlestown, sfortunatamente la popolazione del carcere è raddoppiata di numero. Dov'è l'elevazione morale che la guerra avrebbe dato al mondo? Dov'è il progresso spirituale che avremmo raggiunto in seguito alla guerra? Dov'è la sicurezza di vita, la sicurezza delle cose che possediamo per le nostre necessità? Dov'è il rispetto per la vita umana? Dove sono il rispetto e l'ammirazione per la dignità e la bontà della natura umana? Mai come oggi, prima della guerra, si sono avuti tanti delitti, tanta corruzione, tanta degenerazione.

Se ricordo bene, durante il processo, Katzmann ha affermato davanti alla giuria che un certo Coacci ha portato in Italia il denaro che, secondo la teoria della pubblica accusa, io e Sacco avremmo rubato a Braintree. Non abbiamo mai rubato quel denaro. Ma Katzmann, quando ha fatto questa affermazione davanti alla giuria, sapeva bene che non era vero. Sappiamo già che quell'uomo è stato deportato in Italia, dopo il nostro arresto, dalla polizia federale. Io ricordo bene che il poliziotto federale che lo accompagnava aveva preso i suoi bauli, prima della traduzione, e li aveva esaminati a fondo senza trovarvi una sola moneta.

Ora, io dico che è un assassinio sostenere davanti alla giuria che un amico o un compagno o un congiunto o un conoscente dell'imputato o dell'indiziato ha portato il denaro in Italia, quando si sa che non è vero. Io non posso definire questo gesto altro che un assassinio, un assassinio a sangue freddo.

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Ma Katzmann ha detto anche qualcos'altro contro di noi che non è vero. Se io comprendo bene, c'è stato un accordo, durante il processo, con il quale la difesa si era impegnata a non presentare prove della mia buona condotta in Plymouth, e l'accusa non avrebbe informato la giuria che io ero già stato processato e condannato in precedenza, a Plymouth. A me pare che questo fosse un accordo unilaterale. Infatti, al tempo del processo di Dedham, anche i pali telegrafici sapevano che io ero stato processato e condannato a Plymouth: i giurati lo sapevano anche quando dormivano. Per contro, la giuria non aveva mai veduto né Sacco né me, e io penso che sia giusto dubitare che nessun membro della giuria avesse mai avvicinato prima del processo qualcuno che fosse in grado di dargli una descrizione sufficientemente precisa della nostra condotta. La giuria non sapeva niente, dunque, di noi due. Non ci aveva mai veduto. Ciò che sapeva erano le cattiverie pubblicate dai giornali quando fummo arrestati e il resoconto del processo di Plymouth.

Io non so per quale ragione la difesa avesse concluso un simile accordo, ma so molto bene perché lo aveva concluso Katzmann: perché sapeva che metà della popolazione di Plymouth sarebbe stata disposta a venire in tribunale per dire che in sette anni vissuti in quella città non ero mai stato visto ubriaco, che ero conosciuto come il piú forte e costante lavoratore della comunità. Mi definivano «il mulo», e coloro che conoscevano meglio le condizioni di mio padre e la mia situazione di scapolo si meravigliavano e mi dicevano: «Ma perché lei lavora come un pazzo, se non ha né figli né moglie di cui preoccuparsi?».

Katzmann poteva dunque dirsi soddisfatto di quell'accordo. Poteva ringraziare il suo Dio e stimarsi un uomo fortunato. Eppure, egli non era soddisfatto. Infranse la parola data e disse alla giuria che io ero già stato processato in tribunale. Io non so se ne è rimasta traccia nel verbale, se è stato omesso oppure no, ma io l'ho udito con le mie orecchie. Quando due o tre donne di Plymouth vennero a testimoniare, appena la prima di esse raggiunse il posto ove è seduto oggi quel gentiluomo — la giuria era già al suo posto — Katzmann chiese loro se non avesse già testimoniato in precedenza per Vanzetti. E alla loro risposta affermativa replicò: «Voi non potete testimoniare». Esse lasciarono l'aula. Dopo di che testimoniarono ugualmente. Ma nel frattempo egli disse alla giuria che io ero già stato processato in precedenza. È con questi metodi scorretti che egli ha distrutto la mia vita e mi ha rovinato.

Si è anche detto che la difesa avrebbe frapposto ogni ostacolo pur di ritardare la prosecuzione del caso. Non è vero, e sostenerlo è oltraggioso. Se pensiamo che l'accusa, lo Stato, hanno impiegato un anno intero per l'istruttoria, ciò significa che uno dei cinque anni di durata del caso è stato preso dall'accusa solo per iniziare il processo, il nostro primo processo. Allora la difesa fece ricorso a lei, giudice Thayer, e lei aspettò a rispondere; eppure io sono convinto che aveva già deciso: fin dal momento in cui il processo era finito, lei aveva già in cuore la risoluzione di respingere tutti gli appelli che le avremmo rivolti. Lei aspettò un mese o un mese e mezzo, giusto per render nota la sua decisione alla vigilia di Natale, proprio la sera di Natale. Noi non crediamo nella favola della notte di Natale, né dal punto di vista storico né da quello religioso. Lei sa bene che parecchie persone del nostro popolo ci credono ancora, ma se noi non ci crediamo ciò non significa che non siamo umani. Noi siamo uomini, e il Natale è dolce al cuore di ogni uomo. Io penso che lei abbia reso nota la sua decisione la sera di Natale per avvelenare il cuore delle nostre famiglie e dei nostri cari. Mi dispiace dir questo, ma ogni cosa detta da parte sua ha confermato il mio sospetto fino a che il sospetto è diventato certezza.

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Per presentare un nuovo appello, in quel periodo, la difesa non prese piú tempo di quanto ne avesse preso lei per rispondere. Ora non ricordo se fu in occasione del secondo o del terzo ricorso, lei aspettò undici mesi o un anno prima di risponderci; e io sono sicuro che aveva già deciso di rifiutarci un nuovo processo prima ancora di consultare l'inizio dell'appello. Lei prese un anno, per darci questa risposta, o undici mesi. Cosicché appare chiaro che, alla fine, dei cinque anni, due se li prese lo Stato: uno trascorse dal nostro arresto al processo, l'altro in attesa di una risposta al secondo a al terzo appello.

Posso anzi dire che, se vi sono stati ritardi, essi sono stati provocati dall'accusa e non dalla difesa. Sono sicuro che se qualcuno prendesse una penna in mano e calcolasse il tempo preso dall'accusa per istruire il processo e il tempo preso dalla difesa per tutelare gli interessi di noi due, scoprirebbe che l'accusa ha preso piú tempo della difesa. C'è qualcosa che bisogna prendere in considerazione a questo punto, ed è il fatto che il mio primo avvocato ci tradí. Tutto il popolo americano era contro di noi. E noi abbiamo avuto la sfortuna di prendere un secondo legale in California: venuto qui, gli è stato dato l'ostracismo da voi e da tutte le autorità, perfino dalla giuria. Nessun luogo del Massachusetts era rimasto immune da ciò che io chiamo il pregiudizio, il che significa credere che il proprio popolo sia il migliore del mondo e che non ve ne sia un'altro degno di stargli alla pari.

Di conseguenza, l'uomo venuto dalla California nel Massachusetts a difendere noi due, doveva essere divorato, se era possibile. E lo fu. E noi abbiamo avuto la nostra parte.

Ciò che desidero dire è questo: il compito della difesa è stato terribile. Il mio primo avvocato non aveva voluto difenderci. Non aveva raccolto testimonianze né prove a nostro favore. I verbali del tribunale di Plymouth erano una pietà. Mi è stato detto che piú di metà erano stati smarriti. Cosicché la difesa aveva un tremendo lavoro da fare, per raccogliere prove e testimonianze, per apprendere quel che i testimoni dello Stato avevano sostenuto e controbatterli. E considerando tutto questo, si può affermare che se anche la difesa avesse preso doppio tempo dello Stato, ritardando cosí il caso, ciò sarebbe stato piú che ragionevole. Invece, purtroppo, la difesa ha preso meno tempo dello Stato.

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Ho già detto che non soltanto non sono colpevole di questi due delitti, ma non ho mai commesso un delitto in vita mia non ho mai rubato, non ho mai ucciso, non ho mai versato una goccia di sangue, e ho lottato contro il delitto, ho lottato sacrificando anche me stesso per eliminare i delitti che la legge e la chiesa ammettono e santificano.

Questo è ciò che volevo dire. Non augurerei a un cane o a un serpente, alla piú miserevole e sfortunata creatura della terra, ciò che ho avuto a soffrire per colpe che non ho commesso. Ma la mia convinzione è un'altra: che ho sofferto per colpe che ho effettivamente commesso. Sto soffrendo perché sono un radicale, e in effetti io sono un radicale; ho sofferto perché sono un italiano, e in effetti io sono un italiano; ho sofferto di piú per la mia famiglia e per i miei cari che per me stesso; ma sono tanto convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e per due volte io potessi rinascere, vivrei di nuovo per fare esattamente ciò che ho fatto finora.

Ho finito. Grazie.

  Arringa finale di Vanzetti.
Dal Film "Sacco e Vanzetti, di Montaldo del 1970.

 

LINK al libro "Non piangete la mia morte", del "Progetto Manuzio", da cui è stata tratta lo scritto di questo post:

Non piangete la mia morte

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8 agosto 2009 6 08 /08 /agosto /2009 07:20

Sacco e Vanzetti o le passioni militanti

di Ronald Creagh

 

In un paese così implacabilmente procedurale come gli Stati Uniti, i grandi processi hanno un posto non trascurabile nell'universo mediatico. La tragedia di Nicola Sacco e di Bartolomeo Vanzetti, due anarchici accusati di crimini che essi negarono sempre di aver commesso, tracima dal quadro stesso della politica interna per la sua risonanza internazionale, comparabile all'affare Dreyfus in Francia.

 

IL DRAMMA

 

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti non erano anarchici quando giunsero sul suolo americano: lo divennero negli Stati Uniti. Sacco era operaio fresatore in una fabbrica di calzature; Vanzetti, licenziato da una fabbrica per la sua azione nel corso di uno sciopero, si guadagnava da vivere come venditore ambulante di pesce. I loro compatrioti italiani erano al gradino più basso della scala sociale. Rari erano coloro che, come Sacco, erano riusciti a mettere da parte il denaro per il "ritorno al paese". Lui stesso d'altronde scriveva a sua figlia di non dimenticare quanto "l'incubo delle classi più basse attristi il cuore di tuo padre".

 

Due fatti stavano per segnare il destino dei due protagonisti. La vigilia di Natale del 1919, a Bridgewater nel Massachusetts, un furgone che trasportava un'importante somma di denaro venne attaccato da una vettura ma riuscì a fuggire. Il 15 aprile 1920, nella città industriale di South Braintree, ad una ventina di chilometri da Boston, un furto sanguinario e riuscito in una fabbrica di calzature sfocia nel furto dei salari degli impiegati, sedicimila dollari in totale, che non saranno mai ritrovati.

Vanzetti è accusato del primo attentato, condannato, poi presentato al secondo processo, su ritrova così nella posizione di sospettato. Mentre si era assunto per la sua difesa un avvocato "classico", si decide di ricorrere, per il crimine di South Braintree ad un avvocato politicamente impegnato. Il risultato, nel luglio del 1921, è disastroso: Sacco e Vanzetti sono condannati alla pena di morte.

Le richieste per un nuovo processo si succedono. Esaminate ogni volta dallo stesso giudice che aveva sentenziato nei casi precedenti, esso vengono colpo su colpo da lui respinte, le decisioni si faranno attendere a volte anche più di un anno.

Nel 1925, un gangster, Celestino Madeiros, confessa il crimine di South Braintree. Nuovo appello davanti alla Corte suprema del Massachusetts, che lo rinvia al giudice precedente. Quest'ultimo rifiuta di tener conto del nuovo fatto. Una seconda richiesta davanti alla Corte suprema, nel 1927, approda allo stesso risultato negativo. Come ultimo espediente, una petizione è presentata al governatore dello Stato che però respinge la grazia. Eppure, i due anarchici hanno sempre negato ogni partecipazione ai crimini per i quali sono accusati.


Le ripercussioni ed i suoi interpreti

Dopo sette anni di prigione, il 23 agosto 1927, a mezzanotte, Sacco e Vanzetti vengono giustiziati sulla sedia elettrica. Quel giorno, l'America intera è mobilitata in un ultima attesa. A Boston, ad esempio, tutto quel che il paese ha in fatto di scrittori di talento manifesta sulla pubblica piazza. A Detroit, nel Michigan, 25.000 persone partecipano ad una manifestazione. A New York, una popolazione immensa si ritrova ad Union Square, il grande luogo dei raduni operai. Un testimone ci ha raccontato che dopo la notizia dell'esecuzione, vide gli uomini strapparsi realmente i capelli in segno di disperazione, le donne lacerarsi i vestiti. In tutti i quartieri popolari, da ogni finestra aperta, si sentiva il sordo lamento del popolo di New York.

L'eco favorevole che gli accusati ricevevano presso un segmento dell'opinione è l'effetto di diversi fattori, la tenacità del Comitato di difesa, che riuscì a mobilitare qualche giornalista; i Civil Liberties Committees; la forte impressione suscitata nel mondo operaio; il ruolo notevole di alcune grandi borghesi bostoniane. È anche la risultante dell'eccezionale durata dell'attesa prima dell'esecuzione sulla sedia elettrica- sette anni, dalle proteste d'innocenza degli accusati, infine e soprattutto dalla loro personalità di una tempra eccezionale. Gli storici hanno molto parlato di alcune comunità, soprattutto rappresentative: i comunisti, i cattolici, gli intellettuali, Tuttavia, con rare eccezioni, questi gruppi non sono intervenuti che alla fine della crisi.

I Sammaritani dell'ultima ora

I comunisti americani non entrarono in lizza che all'ultima ora, nel 1927. La loro strategia è essenzialmente orientata a presentarsi come i gestori dell'operazione. Al di là delle loro spacconate, essi utilizzano il processo e le sue vittime come marciapiede della loro propaganda.

Gli anarchici, di cui un numero importante è stato espulso dal paese, non possono che agire cautamente: presso i loro compatrioti italiani, ai quali riescono a far passare un'informazione fidabile, ma anche presso gli intellettuali, che occuperanno le posizioni più visibili.

È un fatto nuovo. Il debole interesse degli anarchici negli ambienti letterari ed artistici appare all'esame delle opere ispirate da quest'avvenimento: pochi libri di qualità come Boston di Upton Sinclair e U.S.A. di John Dos Passos; Sul piano artistico, non si possono non citare che i quadri di Ben Shahn o le caricature di Robert Minor.

 

Bisogna dire che tra gli intellettuali la situazione è eminentemente confusa. Essi hanno sostenuto il presidente Wilson, al momento dell'entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1916, per timore del militarismo tedesco. Il loro entusiasmo per la Rivoluzione russa precipita velocemente. Il loro radicalismo è più formale che di fondo e preferiscono agli anarchici i socialisti, affascinati come essi dai giochi di potere.

Il loro allineamento alla causa di Sacco e Vanzetti è innanzitutto un affare di cuore. Coloro che si impegnano nella difesa lo fanno tardivamente, ma con molta generosità. I più lucidi vedono soprattutto nel processo una prova dell'inadeguatezza del sistema giudiziario americano ai principi della democrazia, se non della giustizia. Nella stampa a grande tiratura, la tendenza è piuttosto verso la riservatezza. A parte la New Repubblic, giornale destinato ad educare le elite, che copre l'affare da un punto di vista relativamente aperto ma sempre prudente, la maggior parte dei giornalisti valutano nel loro foro interiore che il processo è condotto in modo molto poco equo, ma nessuno si azzarda a dirlo. Bisogna aspettare il 1927 perché infine le critiche esplodano, soprattutto quando il giudice rifiuta una richiesta di riesame fondata su un fatto nuovo, la confessione del gangster Madeiros.

 

Tuttavia, molti giornalisti e scrittori, con la loro tendenza ad erigere ogni situazione in avvenimenti esemplari, simbolici, hanno ampiamente contribuito a scuotere il consenso svelando quel che oggi è chiamato pudicamente "un problema sociale". Lo svolgimento del caso scuote la loro fede negli Stati Uniti e l'esecuzione di Sacco e Vanzetti incita un certo numero, tra i più grandi, ad esiliarsi volontariamente in Europa.

 

Paradossalmente, uno dei primissimi sostegni proviene da un Americano che non è di sinistra, Henry L. Mencken, che interviene nel 1924; e l'appoggio più solido è fornito da un professore di diritto di Harvard, Felix Frankfurter, un'autorità in materia, di cui un articolo di grande risonanza, pubblicato nel 1927, rimette seriamente in causa gli atteggiamenti del tribunale nel corso dei processi precedenti. Il sistema giudiziario americano comincia inoltre ad vacillare sotto la penna di avvocati o uomini di legge, che dopo il 1926 si dedicano ad un severo riesame delle procedure e prendono posizione in un senso o nell'altro.


I movimenti di sostegno

La popolazione italiana è, molto logicamente, la prima a mobilitarsi ed a ricercare delle informazioni oneste. Contribuisce generosamente, durante questi sette anni, alla difesa degli accusati. Inoltre i conflitti tra fascisti ed antifascisti si stanno moltiplicando durante la campagna di difesa degli accusati. Gli Stati Uniti e l'Italia di Mussolini cooperano ad alto livello per la repressione degli "agitatori", ma, senza dubbio a causa dei pregiudizi contro questa comunità, la polizia dei diversi Stati mostra poca sollecitudine a soddisfare le richieste dei consoli. Quest'insieme di circostanze particolarmente ambigue segnala che la lotta contro la giustizia del posto necessita di altri appoggi.

 

Le interpretazioni: due ideologie

La ricezione degli avvenimenti da parte della popolazione americana oscilla tra due interpretazioni. Una pone il problema nel quadro delle istituzioni americane incaricate di rendere giustizia. L'altra la pone nella prospettiva della lotta di classe. Queste due posizioni sono estranee l'una all'altra, perché derivano da premesse differenti.

 

Durante il suo primo processo, Vanzetti si attenne al quadro strettamente legale; questa posizione gli varrà la sua prima condanna. Molti difensori adottano lo stesso atteggiamento, essi considerano che le prove dell'accusa sono molto fragili, che la giustizia è serena.

Questa versione "legalista" pone il problema nei termini di innocenza o di colpevolezza. Gli accusati devono essere giudicati su questo solo punto, senza mischiare al dibattito delle considerazioni estranee. Questa posizione appariva nei discorsi e scritti che si attengono agli aspetti giuridici e polizieschi, accreditando la tesi che non si tratta che si una questione criminale.

È evidente che i suoi principali enunciatori appartengono ai poteri pubblici, al collegio degli avvocati o alla magistratura. Sarà sostenuta dall'Accusa e da una parte dei difensori. Rappresenta una ideologia dominante perché la vediamo penetrare ogni classe sociale.


Con delle divergenze, poiché la magistratura è posta al centro di critiche ed accuse e comparata all'ideale di giustizia che ciascun gruppo si dà, due atteggiamenti sono possibili. Uno, riduttivo, non mette in causa che le autorità del Massachusetts, l'altro l'insieme del sistema giudiziario americano, opinione che può comportare una crisi ideologica.


Intorno alla posizione legalitaria appaiono altre varianti. Alcuni, per delle ragioni umanitarie, condannano il principio della pena di morte. Il maggior numero, tra gli ultimi a mobilitarsi, valutarono che sette anni di prigione per degli uomini di cui tutto evidenziava l'integrità sono un prezzo alto. Altri mettono l'accento sugli aspetti sociali: I pregiudizi nei confronti degli Italiani o più in generale, verso le persone di modeste condizioni. Il campo rimane non di meno legalitario, perché si tratta di difendere o di attaccare l'apparato giudiziario americano.

 

Un'altra lettura, che chiameremo "classista", è stata anch'essa propagata, soprattutto dalle istituzioni che pretendevano di rappresentare il mondo operaio, in particolare il partito comunista americano. In quest'ottica, l'affare Sacco-Vanzetti illustra la guerra di classe in America, poiché si tratta di arrestare dei militanti operai.

 

Questa posizione, condivisa dagli anarchici italiani influenzati da Galleani. È quella di Sacco e Vanzetti, dopo l'esito del loro primo processo, poiché non hanno più illusioni sulla sorte che li attende.

Sembrava loro evidente che essi erano perseguitati in quanto anarchici e che i dadi erano truccati. Bisogna dunque allineare l'opinione pubblica, sopratutto la massa operaia, ricorrendo ad un avvocato suscettibile di porre il problema in questi termini. Perché la loro cautela coincide con l'obiettivo del movimento internazionale anarchico che non consiste nel difendere una tesi ma a salvare delle persone.


Questa lettura politica della lotta di classe ha egualmente allineato una parte degli ambienti operai. È inoltre una tattica tipica del patronato criminalizzare i dirigenti sindacali, ad esempio nascondendo delle bombe non lontano dalla loro sede. Non si conta il numero di azioni legali intentate contro i sindacati nei decenni precedenti.

 

Due ideologie sono dunque in conflitto. Quella della regolazione sociale, che pone il problema tanto in termini di legalità quanto di tolleranza, insistendo in questo caso sul non rispetto dello spirito di giustizia. Quella della lotta di classe, che oppone ricchi e poveri, capitalisti e operai. C'è dunque rottura del consenso americano.

Un certo numero di fattori sono dunque entrati in gioco: la xenofobia, i pregiudizi dei Bostoniani, le brutalità poliziesche, la disperazione dei poveri che li incitano alla violenza; a questi dati psicologici si aggiungono degli elementi strutturali: la lotta di classe, le inadeguatezze del sistema giudiziario. Quindi, questi fenomeni relativamente stabili non spiegano perché il caso sia scoppiato precisamente in quel momento.


La macchia cieca delle ideologie

In anni recenti, dei nuovi dati sono venuti alla luce i quali pongono in evidenza un elemento che gli storici più lucidi non avevano sino ad allora sospettato: il ruolo cruciale del ministero della Giustizia in tutte le fasi del caso.

Le antenne del Department of Justice si sono estese. Esso raggruppa la polizia, i servizi segreti, soprattutto il Bureau of Investigation, antenato del F.B.I. Essi intervengono nei processi attraverso l'intromissione dei Procuratori generali, ma anche attraverso dei molteplici tentativi per influenzare i giudici. Questo ministero non avendo ottenuto dal Congresso i finanziamento richiesti, fece moltiplicare le voci, le prove di pericolo ed i segni di efficienza. Inoltre, il suo dirigente, A. Mitchell, ambiva alla Casa Bianca.

Le istituzioni che incarnano la legittimità americana sono tutte in stato di guerra contro il "nemico interno". A partire del 7 novembre 1919 si inaugura la nuova caccia alle streghe, organizzata da Palmer. L'irruzione più importante avrà luogo il 2 gennaio 1920, con l'arresto di 2500 sospettati in trentatré città, che non saranno legalizzate che a posteriori.

Sul processo di Sacco e Vanzetti alleggia il sospetto di un regolamento di conti: il Bureau of Investigation non essendo riuscito a dimostrare la loro partecipazione a queste azioni vuole fargliela pagare imputando loro un crimine su cui hanno forse delle informazioni ma a cui non hanno partecipato.

 



Se la vera posta è il funzionamento della giustizia americana ed il suo carattere di classe, il fatto nuovo è l'espansione dell'apparato repressivo dello Stato federale, che si prolungherà nel F.B.I. Gli anni Venti segnano l'ingresso delle grandi burocrazie, pubbliche e private, come agenti della storia sociale, che decidono in nome della democrazia, oramai pudicamente battezzata "democrazia industriale". Un mondo è scomparso. Pochissimi americani hanno percepito questo sviluppo e vi si sono opposti. L'epoca non mette affatto in causa i poteri dell'Esecutivo in materia di polizia interna.

Negli Stati Uniti, il processo Sacco e Vanzetti segna la fine dell'era delle repressioni selvagge. Un altro universo sorge, due sistemi massicci oramai si completano: il mondo dei decisori e quello degli amministratori. Il primo è una struttura complessa di ricorsi e di negoziazioni collettive e pubbliche che la Repubblica americana è una delle primissime nazioni a sovrapporre ai conflitti sociali. Il secondo è una macchina anonima e formidabile di gestione amministrativa e burocratica, diretta contro il popolino, escluso da queste negoziazioni o esterne ai cosiddetti sistemi di equilibrio delle forze. Oramai, l'individuo isolato non potrà lottare che entrando in coalizioni destinate e preservare i suoi interessi.

Più che una pagina nera della storia americana, l'affare Sacco e Vanzetti è la reazione coerente di istituzioni americane sostenute dai conservatori, ma anche dai liberali. Era in effetti una tragedia, il cui senso sfuggì alla maggior parte dei suoi partecipanti: se invece di definire i loro nemici in termini troppo generali, essi avessero preso di mira un bersaglio ben delimitato, il Bureau of Investigation, la partita avrebbe forse avuto un esito diverso.

 

RONALD CREAGH

 

[Traduzione di Ario Libert]


Ronald Creagh è autore di "L’Affaire Sacco et Vanzetti" edito da Éditions de Paris, 2004, 264 pagine.



LINK al post originale:

Sacco et Vanzetti ou les passions militantes



LINK interni:
Fred Ellis, Il caso di Sacco e Vanzetti, "The Daily Worker", 20 luglio 1927

SACCO e VANZETTI. da: "Le Drapeau noir"

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3 agosto 2009 1 03 /08 /agosto /2009 17:35


The Passion of Sacco and Vanzetti, mosaico all'Università  di Syracuse, N. Y., realizzato da Ben Shahn

L'affare Sacco e Vanzetti

Il 23 agosto del 1927, Nicola Sacco e Bartolomo Vanzetti, "senza nome nella folla dei senza nomi" dirà il primo, venivano giustiziati negli Stati Uniti.La generazione sessantottina è stata bersagliata dall'inno creato da Ennio Morricone, in onore dei militanti Sacco e Vanzetti, e cantato da Joan Baez per il film di Giuliano Montaldo che è stato loro dedicato nel 1971.

 Sacco e Vanzetti sono due proletari, uno è operaio-fresatore, l'altro venditore ambulante di pesce (dopo il suo licenziamento da una fabbrica in seguito ad uno sciopero), che avevano il doppio torto di essere immigrati italiani e di essere diventati anarchici nel loro paese di accoglienza, gli Stati Uniti. Vengono arrestati, in un contesto di caccia alle streghe/caccia ai terroristi da un'America degli anni 20 in preda, come in Europa, a gravi conflitti sociali, con le particolarità, proprie del paese, di una violenza ancora poco canalizzata, con una repressione, privata e pubblica, senza limiti, in cui l'Ufficio Investigazioni, il futuro FBI, cominciava a diventare onnipotente.


Il 1° maggio 1919 vide meeting enormi, battaglie per le strade, manifestanti assassinati. Prima e dopo, dei pacchi esplosivi erano stati spediti presso le abitazioni delle personalità più reazionarie. Il 2 gennaio 1920, A. Mitchell Palmer, ministro del Department of Justice, concernente la Casa Bianca, fa arrestare 2500 sospetti in 33 città; sfilate di prigionieri incatenati, espulsioni e deportazioni si succedono. Ricordiamo, ad esempio, che il grande leader socialista Eugène Debs, per essersi pronunciato contro la partecipazione alla guerra interimperialista del 1914-1918.
Comitato di difesa

La vigilia di Natale del 1919, nel Massachusetts, un furgone trasportante una forte somma viene attaccato. Il 15 aprile 1920, il cassiere e la guardia di una fabbrica di calzature sono aggrediti- la paga degli operai è loro derubata. Decederanno alcune ore dopo.

 Il 5 maggio, Sacco e Vanzetti sono arrestati in un tram, in possesso di armi (cosa tuutt'altro che rara negli Stati Uniti... anche se sono proibite). I due uomini non neganoma, presto, saranno accusati degli attentati, cosa che essi ricuseranno. Per la polizia, si trattava di fornire un esempio, senza preoccuparsi dell'assenza di prove materiali, liberi di ignorare, nel 1925, le confessioni del gangster Celestino Madeiros, confessioni che rilanceranno la campagna contro la condanna di Sacco e Vanzetti, trasmettendola ai grandi media.

Difesi, all'inizio, dalla comunità italiana, i cui membri costituivano una tra le minoranze più sfruttate e oppresse, sorvegliata da vicino da Palmer in stretta collaborazione con gli uomini di Mussolini. Poi, diventati dei simboli della lotta contro l'arbitrio poliziesco e giudiziario, contro la pena di morte, contro il razzismo anti-immigrati, contro la criminalizzazione del movimento operaio, essi furono, per sette anni, e in particolare l'ultimo anno, al centro di campagne mondiali dirette dagli anarchici, Le Libertaire, è il primo giornale francese a parlarne, presto raggiunti dal Soccorso rosso internazionale (che raccoglierà milioni) e l'Internazionale comunista, che non era ancora partita alla caccia agli anarchici. Riuscirono a superare la stretta difesa di classe, raggiungendo più ampiamente le organizzazioni dei diritti dell'Uomo, gli intellettuali liberali, gli umanisti, ecc. L'instancabile e miscredente libertario Louis Lecoin non esitò a ichiedere al papa di intervenire.

 In Francia, sin dal 7 ottobre 1921, dei comitati d'azione riuniscono la CGTU, Unione anarchica e Partito comunista. Il 19, l'ambasciatore degli Stati Uniti riceverà un pacco esplosivo, "dono" della "refrattaria" May Picqueray, lo si saprà più tardi dalla sua autobiografia, il che attirerà l'attenzione della stampa. Il PC, per evitare gli scontri con la polizia, svia la manifestazione del 23 ottobre, che i libertari vogliono portare all'ambasciata. Essi considerano "La campagna [...] come troppo verniciata di individualismo e di anarchia", ma è grazie ad esso che la mobilitazione finisce con l'assumere una grande ampiezza. Nel 1926, un Comitato di difesa Sacco-Vanzetti più ampio, in cui entrano la Lega per i diritti dell'Uomo , la CGT e la Sezione francese dell'Internazionale operaia (SFIO), viene creata. Al primo posto, ritroviamo i protagonisti ancora in vita della difesa di Dreyfus. Alcuni anarchici preferiscono cavalcare da soli, di fronte a coloro che essi considerano mobilittati per calcolo politico e creano il loro proprio comitato.

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 Nel 1927, Le Libertaire publica un'edizione bisettimanale e il numero che annuncia l'esecuzione (il 23 agosto) sarà venduto in 50 mila esemplari. L'Humanité non è da meno, ed il giornale copre quotidianamente la campagna. Il giorno dopo l'esecuione con la sedia elettrica, l'Unione anarchica (UA) chiama a manifestare davanti all'ambasciata ed il PC sui grandi viali. I due cortei si uniranno, dei borghesi sparano dai terrazzi dei caffè: è l'inizio di un tumulto, con danni materiali considerevoli (soprattutto all'American Legion). Si contano 200 arresti e molte centinaia di feriti. Alcuni storici ritengono che l'affare fu all'origine di un certo antiamericanismo popolare in Francia. Il giorno dell'esecuzione, 25 mila persone manifestano a Detroit. A New York, una folla immensa è presente ad Union Square, il luogo dei rassemblamenti operai. Sarà la stessa cosa durante le esequie. Delle manifestazioni non hanno cessato di aver luogo nel mondo intero.

 Il Frame-up system, il sistema delle montature, come lo chiamava la Difesa operaia internazionale (ILD, principale organizzatrice americana della campagna di difesa e di cui il segretario era il comunista James P. Cannon, futuro dirigente trotskysta), non era forzatamente nuovo in America. Non di meno si annunciavano nuove pratiche in via di sistemiatizzazione. Il che fu avvertito ovunque.

 Dopo di allora, non un anno è passato senza che qua e là non apparisse un'opera in rapporto. Ad esempio: Gutzon Borgium, lo scultore delle immense teste di presidenti del monte Rushmore, richiese una proroga il giorno della loro inaugurazione. Davanti al rifiuto presidenziale, scolpì un basso rilievo, che l'amministrazione comunale di Boston (Massachusetts), rifiuterà sino al 1997 di installare, malgrado gli interventi, dopo la guerra, di Eleanor Roosevelt e di Albert Einstein. Occorerà che la città elegga il suo primo sindaco italiano affinché l'opera sia installata in un angolo della biblioteca municipale.

« Here’s to you Nicolas and Bart
« Rest forever here in our hearts
« The last and final moment is yours
« That agony is your triumph ! »
[1]


NOTE
[1] Vi rendo omaggio Nicola e Bart/ Per sempre nei nostri cuori/ Il vostro estremo momento/ Quell'agonia è il vostro trionfo!


[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:
L’affaire Sacco et Vanzetti

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Published by Ario Libert - in Sacco e Vanzetti
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2 agosto 2009 7 02 /08 /agosto /2009 06:40

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti

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Bartolomeo Vanzetti


"Senza nome nella folla dei senza nomi", così si è descritto nella sua autobiografia di venti pagine che egli redasse nella prigione di Charlestown: Storia di una vita di proletario. Bartolomeo era nato nel 1888 in un piccolo villaggio del Piemonte: Villafalleto.

Dotato per lo studio e di una intelligenza particolarmente acuta, avrebbe potuto, secondo i suoi insegnanti diventare egli stesso un insegnante o anche un uomo di scienza. Suo padre, ritenendo che gli studi erano troppo costosi, preferì mandarlo come apprendista pasticcere piuttosto che continuare a studiare. Da un luogo all'altro, faticando di città in città, si buscò una pleurite così grave che suo padre venne a cercarlo a Torino all'inizio del 1907 per riportarlo a casa. I giorni che trascorse a casa sua, curato ammirevolmente da sua madre, sono stati, come egli scrisse più tardi, i più belli della sua vita.

Ma questa felicità fu effimera, perché sua madre colpita da cancro doveva morire dopo tre mesi di agonia. Vanzetti la curò con la stessa devozione e la stessa tenerezza che lei ebbe nel curarlo. Si imbarco a Havre per l'America dopo aver attraversato la Francia a piedi. Da New York a Plymouth, Bartolomeo ha lavorato duramente, errando di città in città, facendo tutti i mestieri in basso alla scala sociale.

Per colmare la sua mancanza di istruzione, aveva letto Darwin, Spencer, Hugo, Zola e Tolstoi ma era da tempo convinto che soltanto l'anarchia avrebbe liberato l'umanità dalle sue catene e studiava le opere di Proudhon, Kropotkin e Malatesta che gli piacevano particolarmente. Inizialmente assunto nella Compagnia delle Corde  di Plymouth come la maggior parte degli Italiani emigrati, non riprese mai il suo impiego dopo un lungo sciopero di rivendicazione salariale nel 1916.

Un amico ripartendo per l'Italia gli rivendette il suo carretto a braccio e il suo fondo di commercio per il pesce. È così che divenne molto conosciuto e amato nel quartiere. Zigomi sporgenti, baffi cadenti, l'amico dei bambini che lo chiamavano "Bart", effettuava tutti i giorni le sue consegne di pesce spingendo il suo rimorchio in quelle strade molto povere essenzialmente popolate di Italiani e Portoghesi.

 

Nicola Sacco


Era nato nel 1891, da una famiglia di ciciasette figli a Torremaggiore.

Come per Vanzetti, gli anni passati al villaggio della loro infanzia erano i più belli ed i più dolci che abbai vissuto. A quattordici anni, abbandonava la scuola per andare a lavorare nei campi. Con suo fratello Sabino, sognava di viaggiare, di partire per le Americhe. Essi partirono un giorno del 1908 e sbarcarono a Boston Est.

Nicola aveva 17 anni. Sabino non sopportò a lungo l'esilio, la vita di immigrante e meno di un anno dopo ritorno al proprio paese. Nico resistette. Imparò un mestiere e diventò specialista nella fabbricazione di calzature. Nel 1913, aderì al gruppo anarchico locale "Circolo di Studi Sociali" e partecipò all'organizzazioni di convegni, nelle città vicine, distribuì volantini ed opuscoli, aprì sottoscrizioni per gli scioperanti ed accolse Tresca e Galleani, rivoluzionari anarchici molto noti. Nel 1916 il suo gruppo organizzò un convegno a Milford allo scopo di raccogliere dei fondi per sostenere gli scioperanti di una fabbrica nel Minnesota.

La prefettura non aveva autorizzato questa manifestazione, gli oratori furono arrestati e tra di loro anche Sacco. Fu condannato ad una multa ed è questa sola pena che ha contribuito al suo arresto nel tram di Brokton una notte di maggio.


Lettera di accettazione di Bartolomeo Vanzetti all'Editore

Sacco e Vanzetti
22 luglio 1925 Prigione di Charlestown


Caro signor Dumontais,

Da ieri sera sino a questa sera, ho riletto diverse volte la vostra lettera. Mi affretto ad accettare la vostra proposta ed è con gioia che Nicola e io rispondiamo alle domande dei vostri lettori.
Ecco il nostro caso. Ci hanno giudicato colpevoli in primo grado, cominandoci la pena di morte. Se la Corte suprema rifiuta un nuovo giudizio, la sentenza verrà eseguita. La grazia, se è possibile, potrebbe esserci accordata dal governatore. Ma nel nostro caso, questa grazia commuterebbe la nostra pena in carcere a vita. Per noi, accettare questa grazia sarebbe la stessa cosa che riconoscerci colpevoli.
Come accettare il carcere a vita dopo cinque anni di lotte, dopo aver speo 300 mila dollari, fatto tre proteste mondiali, dopo che i nostri compagni hanno sacrificato per noi sangue e libertà, dopo tutto quanto è stato fatto per noi? Come accettare la prigione, poiché siamo innocenti. Abbiamo detto spesso che vogliano la morte o la libertà.
Vi prego, signor Dumontais, fate tutto quel che potete in questo senso, dite a tutti che preferiamo la morte alla prigione... Che non bisogna dire né una parola ne dare un centesimo né muovere un dito per ottenere altra cosa che non sia la morte o la libertà.
Siamo innocenti. Viva l'anarchia.

Bartolomeo Vanzetti.
 

 


LINK al post originale:
Nicola Sacco et Bartolomeo Vanzetti

 


LINK ad un importante articolo di Giuseppe Galzerano sulle mistificazioni mai cessate per infangare la memoria di Sacco e Vanzetti:

Aria fritta

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Published by Ario Libert - in Sacco e Vanzetti
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1 agosto 2009 6 01 /08 /agosto /2009 07:05

Proponiamo, grazie a internet, una breve raccolta di tavole disegnate da un certo Fred Ellis, illustratore del quotidiano "The Daily Worker" del 20 agosto 1927, meno di tre giorni prima del duplice assasimio di Sacco e Vanzetti, quindi. Il giornale era una pubblicazione newyorkese del partito comunista, com'è noto anche lo stalinismo, seppur tardivamente sfruttò ai propri fini, come, guarda caso, anche il fascismo italiano, la storia giudiziaria dei due anarchici italiani. Il titolo della raccolta è "The Case of Sacco and Vanzetti", e suo scopo, fu quello di esercitare un'ulteriore pressione sulle autorità politiche e istituzionali ma anche verso l'opinione pubblica, anche se per quest'ultima si può sostenere che non ve ne fosse alcun bisogno data la documentatissima mobilitazione su scala mondiale a favore delle due vittime italoamericane.

Copertina della raccolta di immagini riguardanti Sacco e Vanzetti


 

 

Questa è libertà? - 20 luglio 1927
 


















Il verdetto - 10 agosto 1927









Braccio della morte - 11 luglio 1927








"Signori del comitato, questa è la prova schiacciante".
2 agosto 1927













Il libro del Massachusetts: "Teoria e pratica di torture raffinate".
12 agosto 1927









L'affare del giorno










Primo comandamento: "Non ti opporrai ai tuoi padroni.
 19 agosto 1927






Sempre più vicino... sempre più vicino...
17 agosto 1927











Apritelo! (Archivi del dipartimento di Giustizia)
18 agosto 1927











22 agosto 1927









Ecco la votra sedia! - 22 luglio 1927
(Streghe, Salem 1692; lavoratori Boston 1927)












La legge contro i lavoratori stranieri - 20 agosto 1927










Questo è il suo emblema - 11 agosto 1927

 










AVANTI!
20 agosto 1927


[A cura di Ario Libert]


LINK:
The Case of Sacco and Vanzetti
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