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31 marzo 2011 4 31 /03 /marzo /2011 06:00

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Lo Stato, tutti i suoi apparati, la società civile, visti da Adolphe Willette (1857-1926), anch'egli uno degli autori più graffianti di L'Assiette au Beurre, in un numero intitolato Le Singe, e cioè alla lettera La Scimmia, nel gergo dell'epoca un'espressione dispregiativa per indicare il padrone. Uno dei numeri tra i più apprezzati a livello artistico di quelli sfornati in dodici anni dalla celebre rivista di satira, degno di affiancarsi agli altrettanti celebrati numeri illustrati da Kupka, e da Steinlen.

Allo stile realistico ed estremamente crudi e a volte feroce delle scene raffigurate nelle singole tavole fa infatti riscontro un impianto interpretativo molto astratto simbolico appunto. Geniale semplicemente l'idea di presentare la tematica da lui trattata, e cioè il dominio dell'uomo sull'uomo e del ruolo attivo in questo senso delle istituzioni, non tanto in singole pagine le une slegate alle altre ma magari unite in un unico discorso, bensì in un unicum senza interruzioni né ideologiche né raffigurative.

Questo numero infatti della rivista va visto come un vero e proprio rotolo che si svolge dalla prima all'ultima pagine sfogliandolo ma che si potrebbe ugualmente ridurre ad un cilindro di carta se si tagliassero le singole pagine e si unissero per i loro lati. Questa grande idea dà modo all'autore di presentare il suo discorso critico presentandolo come un'allucinante sfilata carnevalesca delle fondamentali categorie sociali: esercito, magistratura, religione, prostituzione, lavoro, il padrone al centro del trittico, ed infine alcune scenette relative alla politica, alla burocrazia, alla violenza sulla donna, non necessariamente borghese, tiene a precisare Willette.

Quest'idea di trattare in questo modo il numero della rivista non poté che sembrare che naturale all'autore che all'epoca aveva già decorato con enormi affreschi le pareti dei più celebri locali come Il Moulin Rouge (che su vede sullo sfondo della tavola intitolata La Brigata Mondana), Le Chat Noir, ma anche una sala del municipio parigino, e di ristoranti come quello della Cigale, La Taverne de Paris, L'Auberge du Clou, ecc.

Willette collaborò infine con la maggior parte delle riviste umoristiche e satiriche dell'epoca, illustrò anche numerosi libri di autori affermati e si fece apprezzare come pittore.

 

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Il giudice in mezzo all'illustrazione regge una tavola su cui sta scritto: Dura lex pavberibus sed lex (la legge è dura per i poveri, ma è legge). In basso sulla parte sinistra leggiamo la scritta: Quid stum mieser Tunc dicturus e sulla destra sempre in basso: Cum vix justus sit securus!

 

 

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  "March Tempo but not fast"

La Chiesa Anglicana

 

 

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Colui che mi ucciderà

Sarà un mio compagno

 Mi benderà gli occhi 

 

Con il suo fazzoletto blu,

E mi farà morire

Senza farmi soffrire.

 

 

 

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Gli usi e costumi.

 

La brigata Mondana.

 

 

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I lavoratori

 

C'è da bere laggiù!

Berrà chi potrà.

Pagherà chi vorrà.

 

 

 

 

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"Andiamo figli della Patria, il giorno di gloria è giunto".

 

La via all'eguaglianza della Repubblica si insabbia.

Dell'ideale iniziale non rimangono che le lucerne del 14 luglio.

 

 

 

 

 

 

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- Attenti!... ecco la Scimmia!...

 

Sulle botti poste sulla parte anteriore del vagone, si leggono le iscrizioni: legno di Campech (un colorante), Alcool, Melassa.

 

 

 

 

 

 

Marianne en paysanne , s'apprete à subir les hauts fonctionnaires de la République: dessin de Willette. Le Présidenr de la R.F. suivi de juges et du bourreau.

Sulla parte sinistra la Repubblica rischiara il mondo dei funzionari. Dietro di essa Auguste Potacolle, la sputacchiera dell'Eliseo 50.000 franchi, 250.000 con le mance.  Dietro ancora, Joseph Prudhomme, Presidente della Repubblica Francese, 1.200.000 franchi, e dietro di lui in primo piano il Boia, 6.000 franchi e con gli spostamenti e le gratifiche: 30.000 franchi.

 

 

 

 

 

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Gli uomini politici


 

 

 

 


Foule de fonctionnaires avec des casquettes marquées : Guerre ,Cultes , Marine, Beaux-Arts , etc ...

Trionfo del Signor Chi-di-Diritto

 

[Una folla di funzionari trasporta un capo dalle orecchie asinine con in mano uno scettro che non è altro che un timbro gigantesco, simbolo della burocrazia. Sui copricapi dei sottoposti sta scritto: Guerra, Culti, Marina, Belle-Arti. Sullo sfondo un enorme bottiglia per l'inchiostro].

 

 

 

 

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Qui si è rinunciato a toccare le imposte....

 

 

 

 

 

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È proibito sedersi... ma non sopra le ginocchia del Padrone.

 

 

 

 

 

 

 

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Nota bene. - La Scimmia non è sempre un Borghese.

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK all'opera originale:

Le Singe

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7 agosto 2010 6 07 /08 /agosto /2010 08:11

 

  

 

 

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[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK al post originale:

La Bouche de Fer 

 

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26 giugno 2010 6 26 /06 /giugno /2010 06:00

FISSI!

 

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[Traduzione di Ario Libert]

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3 aprile 2010 6 03 /04 /aprile /2010 15:34

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Dopo molto tempo, presentiamo oggi la traduzione di un altro numero della grande rivista di satira L'Assiette au Beurre, dominata a lungo da artisti e scrittori anarchici o libertari. Il presente numero è a quattro mani essendo stato creato da Bernard Naudin, autore di cui abbiamo già presentato la traduzione di una sua opera disegnata anch'essa proprio per L'Assiette au Beurre, e da Félix Grandjuan, una grande colonna della rivista avendo da solo illustrato almeno 40 numeri.

 Il titolo Grève, e cioè "Sciopero" descrive, basandosi su eventi accaduti proprio nella cosiddetta Francia della Belle Epoque, della brutalità della repressione degli schiavi salariati quando questi alzano la testa e rivendicano nient'altro che condizioni di vita più dignitose. Insomma niente di nuovo. Molto attuale.


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[Traduzione di Ario Libert]

  

LINK al post originale:

La Grève

 

LINK alla categoria "Satira Libertaria" da cui poter visionare decine di numeri tradotti della rivista L'Assiette au Beurre:

Satira Libertaria
 

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12 novembre 2009 4 12 /11 /novembre /2009 15:37

 

I TAPINOFAGI *

 

 

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- La legge Bérenger ha un inghippo la cui imprudenza ha fatto trecento vittime!... 

- Mi ha formalmente promesso di non ricominciare più...

 

 

 

[Il senatore Bérenger fece votare i testi istituenti la libertà condizionale e la sospensione condizionale della pena nel 1885.]

 

 

 

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- Cosa! Fate bancarotta e non potete fornire una cauzione per la vostra libertà provvisoria?:..

 

 

 

 

 

 

 

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- La giustizia eguale per tutti!... Non dubitano di nulla questi utopisti!

 

 

 

 

 

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- Nulla è più divertente quanto la faccia di un accusato che attende il verdetto.

 

 

 

 

 

 

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- Non ho che venti minuti per il mio treno!...
A domani il vostro non luogo a procedere, amico mio.

 

 

 

 

 

 

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- Un irregolare... Un essere entrato nella società senza corrispondente legale... un figlio naturale!...

 

 

 

 

 

 

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- Ma, mio buon amico, la giustizia ne ha fatta di strada dopo Salomone!...

 

 

 

 

 

 

 

 

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- Il suo ardente patriottismo e la sua pietà esemplare gli varranno sicuramente delle circostanze attenuanti.

 

 

 

 

 

 

 

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- Ho conosciuto vostro padre... È per lui che ho pronunciato la mia prima arringa presso l'assise... Non abbiamo avuto fortuna, quel giorno!

 

 

 

 

 

 

 

 

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- Non si tratta che di assolvere gli innocenti o di condannare i colpevoli, il primo venuto compirebbe le nostre funzioni.

 

 

 

 

 

 

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- All'infuori di noi, del clero e dell'esercito, non vedo che delle nullità. 

 

 

 

 

 

 

 

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* I divoratori di umili

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

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4 agosto 2009 2 04 /08 /agosto /2009 20:59

GUSTAVE-HENRI JOSSOT

 

Dopo aver proposto alcuni numeri di L'Assiette au Beurre,  interamente illustrati da Jossot, riteniamo opportuno pubblicare un saggio che tratti in modo adeguato il grande caricaturista libertario francese.

Lo facciamo traducendo la presentazione alla figura di Jossot che ne fa nel suo importantissimo sito Goutte a Goutte, Henri Viltard, il suo massimo conoscitore mondiale, che ha dedicato a Jossot la sua tesi di laurea nel 2005 e che ha intenzione di pubblicare una monografia entro il 2010, la qual cosa saremo lietissimi di comunicare ai nostri pochi lettori non appena il nostro amico Viltard ce ne darà comunicazione, e magari tradurne delle ampie parti.

Le parentesi quadrate inviano ai rimandi fungenti da esempi a quanto illustrato nel testo in fondo al saggio.


 

Gustave Henri Jossot 1864-1951

 

 

Autocaricatura di Jossot


 

Biografia

 

I disegni di Jossot sono ancora ampiamente utilizzati, ma il loro autore è quasi dimenticato dal grande pubblico. Per commemorare il centenario della separazione della Chiesa dallo Stato, Le monde ha per esempio preso in prestito un disegno [A] a “Dressage!” (La Doma), un numero di L’Assiette au Beurre dedicato all’educazione (1). Questo giornale satirico ha fatto anch’esso la gioia di numerosi giornali di sinistra e di estrema sinistra che hanno trovato in Jossot un grande dissacratore di poliziotti, militari e preti [B]. Anche se l’originalità del suo tratto e la virulenza del suo umorismo sono sempre apprezzati ed utilizzati, non si sa più veramente che era l’autore di questi disegni.

  

Jossot è nato il 16 aprile 1866 in una famiglia borghese e ha venti anni quando pubblica i suoi primi disegni sulla stampa di Digione. Il loro stile ed il loro umorismo corrispondono allora del tutto al gusto dell'epoca [C]. Autodidatta, si forma a Parigi in laboratori liberi e si appassiona per la Bretagna [D] A furia di parodiare la preziosità dei maestri simbolisti, crea nel 1894 un curioso grafismo coniugante la deformazione caricaturale alle torsioni decorative[E]. Il suo tratto si ispessisce e le sue didascalie diventano lapidarie ed incisive, sicché a partire dal 1897 il disegnatore utilizza uno stile particolarmente stabile, in cui un tratto nel contempo spesso e nervoso sembra voler soffocare la vivacità di colori piatti. Questa estetica deve molto alla pittura ed ai disegni dei Nabis, ai principali rappresentanti dell’Art Nouveau, ma anche alle miniature ed agli affreschi medievali, alle stampe giapponesi o a certi caricaturisti come Caran d’Ache, Morriss o Louis Döes. Con tre album, Artistes et bourgeois, (Artisti e borghesi, 1894), Mince de trognes (Brutti grugni, 1896), Femelles! (Femmine!, 1901) e la sua assidua collaborazione a L’Assiette au Beurre, Jossot si impone come uno dei caricaturisti più noti del suo tempo. I suoi manifesti caricaturali immensi, specialmente per le sardine Saupiquet hanno avuto una risonanza durevole.

  

Come molti artisti della sua generazione, Jossot trova nella rivolta anti borghese aperta verso l’anarchismo, il fermento di una estetica di avanguardia. Egli precisa in un articolo che un ambiente familiare oppressivo è stato il terreno della sua vocazione. Sua madre essendo deceduta quando egli non aveva che tre anni, ha dovuto subire il giogo di una matrigna e di un padre assicuratore che lo destinavano alla marina militare. All’età di 19 anni, effettua il suo servizio come ufficiale di riserva, presso Nevers, quando Marie-Jeanne Duriaud, una domestica impiegata dai suoi genitori dà alla luce Irma. Resistendo alle pressioni familiari la sposerà subito dopo la morte di suo padre nel 1898. La pratica quasi esclusiva della caricatura finisce per oscurare totalmente la sua percezione della realtà, di modo che la sua rivolta si trasforma poco a poco in misantropia e in depressione. Quest’ultima si accentua nel 1896 con l’improvviso decesso di sua figlia, morta per meningite. 

  

È a seguito di questo avvenimento tragico che egli effettua il suo primo viaggio in Tunisia. Proseguendo la sua carriera di cartellonista e di caricaturista, disapprova tuttavia quest’arte “che non è altro che una piaga dell’Odio (2) e si dedica allora alla pittura. Soggiorna a Gafsa Gabès, Tunisi e Hammamet durante il suo secondo viaggio (tra novembre 1904 ed aprile 1905) al ritorno del quale redige ed illustra un romanzo Viande Borgeois  (Carne di borgese), in cui il colmo letterario si accoppia alla caricatura. Jossot vi esprime il suo profondo turbamento:

 

“Oh! I brutti musi, i nasi ignobili, i musi abominevoli! Dappertutto vedo scintillare gli occhi cisposi o brillare gli sguardi feroci, dappertutto sento lo sbattere delle mascelle bestiali, dappertutto mi appaiono grugni piangenti, bronci che sbavano, i piangenti che tirano su con il naso e ceffi che fanno smorfie. Dove fuggire, dove sotterrarmi per non vedere più queste orribili deformazioni, queste mostruose brutture? Gli gnomi di Goya, i diavoli di Callot, le larve di Odilon Redon mi sembrano ora al di sopra della realtà. Dove fuggire? Da nessuna parte, perché dappertutto incontro delle bestie umane, perché dappertutto esse pullulano, crescono e si moltiplicano. È terribile questo perpetuo incubo popolato da spaventosi musi, da allucinanti grugni (3)”.

 

Il suo scenario molto fantasioso porta un gruppo di anarchici alla ricerca di una bomba sbadatamente smarrita sul suolo tunisino: occasione per beffarsi degli anarchici, di denunciare le malefatte della colonizzazione e di descrivere un Oriente di sogno.

Dopo una vasta retrospettiva organizzata nel 1908 dal “Club Slavia” in Austria, Boemia e Moravia, in cui la sua arte fa scandalo, Jossot torna a trascorrere l’inverno a Gafsa. Espone le sue opere orientali al Salon d’Automne del 1909 e trascorre l’inverno in Algeria a Bou-Saada. Di ritorno nell’aprile del 1910, espone cinque quadri agli Indépendants. Nel novembre del 1910, ha deciso di stabilirsi in Tunisia. I quadri che egli espone al Salon des Indépendant e al Salon des Humoriste del 1911 sembrano voler adattare la caricatura ad un genere nobile, secondo le idee che ha difeso nei suoi primi articoli. In settembre, l’artista vende tutti i suoi mobili ed abbandona definitivamente la Francia. Il Salon Tunisien gli riserva una sala intera nel 1912: si accostano insieme delle caricature e dei paesaggi tunisini e bretoni.

  

L’opera orientale di Jossot è ancora mal conosciuta perché è dispersa in collezioni private. Sembra malgrado ciò ben pallida nei confronti delle sue caricature e delle sue asserzioni teoriche vendicative. Soltanto i suoi acquarelli e le sue chine dalle larghe linee, sembrano veramente resuscitare un tratto oramai tranquillizzato. Benché abbia accuratamente disertato le mondanità suscettibili di procurargli un riconoscimento sociale, Jossot è diventato un pittore stimato ed apprezzato tra le due guerre. Oggi, i Tunisini si ricordano più del personaggio che della sua opera. L’artista ha in effetti colpito la società coloniale ed intrigato gli indigeni annunciando pubblicamente la sua conversione all’Islam (febbraio 1913). Senza essere raro, il fatto è ancora molto originale a quest’epoca, la sua messa in scena mediatica ne è in compenso inedita. Bisogna dire che l’artista ha innanzitutto preso cura di riallacciare con la sua religione d’origine, il cattolicesimo. Allo scopo di rinforzare l’impatto simbolico della sua abiura. La versione araba di La mia Conversione e i dibattiti giornalistici espongono le ragioni di questo impegno religioso. Il rinnegato non è alla sua prima conversione: già in Francia si era interessato all’occultismo di Allen Kardec, alla teosofia, ecc.

  

Jossot cessa ogni attività artistica sino al 1921 ma la sua ispirazione satirica si espande in saporite cronache condensate nei giornali socialisti e indipendentisti tunisini. Nel 1923, segue una iniziazione al sufismo presso lo sceicco Ahmad al'Alawipubblica un opuscolo intitolato Le Sentier de Allah (Il Sentiero di Allah) in cui racconta questa esperienza. La sua esaltazione cade sin dal 1927: l’artista riprende i suoi indumenti europei e non considera più lo sceicco come suo maestro.

  

Alcuni anni più tardi, pubblicò un opuscolo intitolato Le Foetus récalcitrant (Il Feto recalcitrante). Oltre a diverse esposizioni individuali (1928, 1941, 1942), espone ancora le sue tele al Salon Tunisino (1924, 1925, 1928), al Salon des Artiste Tunisiens (1929, 1931-1933), a l’Essor (Digione, 1928) e alle Expositions Artistiques de l’Afrique Française (1935, 1947). Le svalutazioni successive alle due guerre mondiali erosero l’indipendenza che gli aveva assicurato una bella eredità e Jossot si ritrova costretto a vendere di nuovo il suo talento, soprattutto alla rivista anarchica Maintenant. Vecchio di 81 anni e vedovo, termina la redazione delle sue memorie, Goutte a Goutte (Goccia dopo goccia), in cui intravvede “la fossa terminale” in un ateismo pronunciato. È sotterrato al “cimitero dei dimenticati”, a Sidi-bou- Saïd, il 7 aprile 1951.

 

Henri VILTARD

 

(1) Le Monde, 2 dicembre 2005, p. 25.

(2) Lettera a Jehan Rictus, s. d., [16-25 giugno 1904].

(3) JOSSOT (Gustave-Henri), Viande de « Borgeois », illustrato da Jossot, Paris, L. Michaud, pp. 18-19.

  


[A]







[B]

Da: "Le Rire", n°56, 1896.






Da: "L'Assiette au Beurre", N°18, 1 agosto 1901





 

Da: "L'Assiette au Beurre", n° 178, 24 agosto 1904






Da: "L'Assiette au Beurre", n° 150, 13 febbraio 1904
.





 

Da: "L'Assiette au Beurre", n° 59, 17 maggio 1902





[C]

Da: "La Butte", n°15, 1893





Da: L'Ymagier", n° 3, 1895
  
  
  
 
[Traduzione di Ario Libert]

 

Copyright © Henri Viltard, gennaio 2008.


Link al saggio tradotto dal sito di Henri Viltard:

Biografia di Jossot


Link al post dedicato a Jossot nel blog Caricatures et caricature:
JOSSOT


Link interni al presente blog ad opere tradotte di Jossot:
Felip Equy. Gustave Henri Jossot

Gustave-Henri Jossot, Il Credo
Gustave-Henri Jossot, Decorazioni

Gustave-Henri Jossot, Panurgismo

Gustave-Henri Jossot, La Doma

Gustave-Henri Jossot, Gli Ubriaconi 

Gustave-Henri Jossot, CRA

Gustave-Henri Jossot, Il Rispetto

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28 luglio 2009 2 28 /07 /luglio /2009 16:13

Il Rispetto


Continuiamo l'approfondimento di uno dei più singolari collaboratori di L'Assiette au Beurre, la grande rivista settimanale di satira di orientamento libertario d'inizio secolo XX, di Jossot, dal tratto nitido e caricaturale molto fumettistico ma non per questo meno graficamente feroce dei suoi colleghi che usavano un tratto più realistico spesso impreziosito da un allegorismo potente.
 

 















 







































































 

 

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[Traduzione di Ario Libert]

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26 luglio 2009 7 26 /07 /luglio /2009 15:52

CRA 

Approfondiamo con questo post la conoscenza di un grande autore di satira politica libertario.
Con questo laconico titolo: Cra, che rimanda come è ben evidente al verso dei corvi (o se lo si preferisce delle cornacchie), Jossot dedicava le sue salaci bordate, poco più di un secolo fa, ad un importante pilastro dell'ordine costituito: la Chiesa cattolica. Un pilastro che in quel momento storico, molti filoni ideologici e politici di orientamento liberaldemocratico , socialista e non ultima anche la massoneria, stavano colpendo duramente in un ulteriore approfondimento dei rapporti tra Stato e Chiesa.
Non è certo questa la prima occasione in cui Jossot colpisce la Chiesa come istituzione e i suoi militanti e seguaci dall'alto al basso della piramide sociale. La differenza sta ora nel suo trattare questo soggetto in modo "monografico" rispetto agli altri numeri di
L'Assiette au Beurre da lui illustrati.
In generale non sono soltanto gli aspetti oscurantistici di questa potentissima istituzione a muovere i suoi strali quanto piuttosto il suo essere un bastione di stabilità dell'ordine costituito, quasi una prima linea della logica del sistema classista che riesce subdolamente persino a penetrare nelle case di indifesi cittadini che comunque sia ieri come oggi si consegnano ai cra-cra quasi con gioia.
Anche gli aspetti meramente crassi dell'esistenza individuale dei soldati di Dio e quelli squisitamente materiali, soprattutto pecuniari sono ben evidenziati dal misantropo caricaturista di cui possiamo vedere una rara autorappresentazione, non certo la prima né l'ultima, nella quarta tavola. Soprattutto, ben azzeccate quanto micidiali, sono le citazioni dal Nuovo Testamento in alcune didascalie che trovano una sorprendente corrispondenza e verifica nella vita quotidiana del clero. Cosa si vuole di più?




 

Portrait d'un pretre.







 




 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 




 

 

 

 

 






 



 

 

 

 




 


 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 





 

 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 







 

 

 


 




 

 

 




 

 

 



 








[Traduzione di Ario Libert]

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23 luglio 2009 4 23 /07 /luglio /2009 06:45

Altro numero della grande rivista di satira politica, L'Assiette au Beurre, interamente dedicata a Jossot, singolare artista di cui ci abbiamo già pubblicato diversi numeri interamente disegnati  da lui. Abbiamo visto come Jossot odiasse l'ipocrisia dei ceti sociali abbienti, dei politici asserviti al sistema, in generale della violenza materiale e psicologica dell'uomo sull'uomo.

Questo numero invece ci presenta un volto apparentemente contraddittorio di Jossot, il suo lato moralistico quasi piccolo borghese, molto accentuato e di cui abbiamo visto molti esempi anche in alcune tavole dei precedenti numeri tradotti. Per Jossot, determinati atteggiamenti pur se comprensibili e spiegabili con l'abbrutimento a cui sono soggetti vasti strati sociali, non per questo vanno comunque tollerati e non denunciati.

Il Jossot moralista è molto severo con chi si fa del male e si rende così innocuo e ridicolo ma soprattutto intellettualmente inerte nei confronti della critica ai mali sociali e politici. Il ridursi a condizioni animali se non peggio è, per il grande misantropo caricaturista francese, una forma di ignavia da condannare e denunciare duramente ritraendo situazioni a volte realistiche a volte invece grottesche se non decisamente comiche.

 

Gli Ubriaconi





 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

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17 luglio 2009 5 17 /07 /luglio /2009 16:00

La Doma



Proseguiamo con l'approfondimento di una grande rivista di satira politico-sociale, L'Assiette au Beurre, i cui numeri illustrati da un solo autore, come quelli che abbiamo presentato sinora, sembrano proprio delle vere e proprie sequenze a fumetto dotati però di dascalie invece che dei più ortodossi baloons, o filatteri che dir si voglia.

Il presente numero interamente illustrato da Jossot rappresenta in una sequenza temporale in 16 quadri, come avveniva con altri autori di un passato non più recente già all'epoca di Jossot, penso soprattutto a Hogard e a Daumier, una vera e propria narrazione di una vita, fallita, ma sempre una vita, narrata dalla nascita alla morte, violente entrambe e contrassegnate da violenza fisica o morale per il suo intero decorso.

Il titolo di questo numero infatti non lascia scampo, l'esistenza secondo Jossot è scandita tutta da un processo continuo ed ininterrotto di doma, dalla famiglia, alle istituzioni educative al mondo del lavoro e delle relazioni sociali in generale.

Tutti i numeri illustrati da Jossot, persino quelli puramente umoristici, narrano di questo trionfo della violenza nell'esistenza umana, scoperte o meno che esse siano. Gli altri autori che abbiamo presentato, non sono comunque da meno. La vocazione di questi artisti che ebbero la fortuna di incontrarsi e spesso collaborare con questa grande rivista, possiede questo infatti di notevole, e cioè la loro opera quasi militante di demistificazione delle rappresentazioni ideologiche del sistema di dominio che si pretenderebbe addirittura democratico se non umanitistico e contrassegnato da civismo e progresso.
 






















 









 





































 

 

la doma, 012

 

 

 




 

 



 












 







[Traduzione di Ario Libert]

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Published by Ario Libert - in Satira libertaria
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Presentazione

  • : La Tradizione Libertaria
  • La Tradizione Libertaria
  • : Storia e documentazione di movimenti, figure e teorie critiche dell'esistente storico e sociale che con le loro azioni e le loro analisi della realtà storico-politica hanno contribuito a denunciare l'oppressione sociale sollevando il velo di ideologie giustificanti l'oppressione e tentato di aprirsi una strada verso una società autenticamente libera.
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