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4 luglio 2009 6 04 /07 /luglio /2009 17:37
Hermann-Paul, Il signor Morale, cornuto e socialista

Un altro grande artista, illustratore di numerose riviste, anche della incredibile L'Assiette au Beurre, per cui illustrò ben 14  numeri. Si tratta di René Georges Hermann-Paul (1864-1940), disegnatore, pittore, incisore.  Il numero presentato è di una tematicità estremamente attuale e a dir poco sorprendente. Dato il secolo che ci separa da esso, il tema del tradimento ideologico delle organizzazioni partitiche, l'ipocrisia ideologica e sociale dei loro membri, suonano ancora più pesanti di quanto egli non denunciasse all'epoca in cui il sol dell'avvenire era in un certo senso ancora ai suoi inizi o se si preferisce reiniziava di nuovo. Al contrario di molti numeri della celeberrima rivista di satira politica e delle istituzioni sociali, ad essere preso di mira è ora un tipo sociale famigerato: il politico professionista, piccolo borghese, camaleonticamente professante una fede nel progresso umano molto astratta e a sé conveniente che gli permete addirittura di essere di tutto, autoritario in famiglia, sul lavoro, viscido e naturalmente... vincente. Niente male veramente.

 

 

 

 



























































































































































[Traduzione di Ario Libert]

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26 giugno 2009 5 26 /06 /giugno /2009 17:24

PANURGISMO
 

Nuova opera del grande Jossot, notevole esempio di personalità libera ed originale. Un artista poco noto persino nella sua colta patria. Il titolo del presente numero di L'Assiette au Beurre, Panurgimo, deriva dal nome di un celebre personaggio di Rabelais, Panurge, amico del gigante Pantagruele. In Francia il termine è noto pur essendo poco usato perché di derivazione letteraria e potrebbe essere perfettamente reso in traduzione con "pecorismo". Infatti, nel quarto libro, del romanzo Pantagruele, affinché un gregge di pecore si getti in mare da un battello, Panurge ne scaraventa uno in acqua, l'esempio di quell'unica pecora è immediatamente seguito ciecamente dall'intero gregge.
Con questa espressione quindi, il nostro caustico Jossot, intendeva evidenziare e denunciare l'atteggiamento di accettazione nelle opinioni come nei comportamenti della massa di caproni umani: molto attuale quindi, quasi archetipico direi...
Per quanto mi è dato di capire, credo proprio che il personaggio di spalle della vignetta 14, criticato da un gruppo di proletari perché non facente parte di nessun gruppo organizzato di anarchici e che si crede invece tale, sia proprio lo stesso Jossot, che quando poteva non risparmiava le sue pungenti frecciate critiche anche ai suoi compagni di fede. Credo anche che l'ultima tavola, rappresentante un giovane Jossot, o un tizio che ha alcuni dei suoi tratti e che allegro confessa al lettore di avere contro l'intera opinione pubblica, non sia altri che un altro autoritratto caricaturale dello stesso Jossot che, in quanto ad indipendenza ideologica e militante, era un autentico maestro.




 

 

 

 

 

 

 

 



 

 





 

 

 



 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 



 

 

 

 





 

 




 

 

 

 




 

 

 





 

 

 

 

 


 

 

 




 

 













[Traduzione di Ario Libert]

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21 giugno 2009 7 21 /06 /giugno /2009 17:35
Théophile-Alexandre Steinlen
 
La visione di Hugo

Théophile-Alexandre Steinlen nacque a Losanna nel 1859 in una modesta famiglia, il padre era impiegato delle Poste. Dopo aver studiato teologia per due anni all'Università di Losanna,  nel 1879 si dedicò allo studio del disegno industriale per trasferirsi infine a Parigi nel 1881. Dal 1883 alloggiò a Montmartre il che gli permise di far conoscenza con il mondo artistico parigino della bohème. Ebbe come amico soprattutto Willette con cui frequentava assiduamente il cabaret Le Chat Noir per cui dipinse un poster diventato famoso. Steinlen espose al Salon des Indépendents dal 1893 e poi al Salon des Humoristes. Le sue opere sono caratterizzate dalla descrizione delle sofferenze e delle ingiustizie da parte delle classi diseredate che egli poteva constatare nella stessa Montmartre dove viveva. I scenari delle sue opere sono la strada, le fabbriche, le miniere che gli offrono il pretesto di ritrarre la miseria nei volti degli operai, dei mendicanti, delle prostitute, dei bambini, un mondo di vinti, di perdenti definitivi che non pensano nemmeno più nemmeno a rivoltarsi o far valere qualche diritto ad una esistenza dignitosa, minimamente umana. Da qui il suo profondo disprezzo per le istituzioni che ne fanno un libertario spontaneo, benché Steinlein frequentasse molti esponenti politici e culturali degli ambienti anarchici (vedi a proprosito, nel presente blog i disegni da lui eseguiti per gli scritti di Zo d'Axa).

Concetti astratti come la Religione, lo Stato, la  Giustizia, ecc., tutti rigorosamente con la maiuscola iniziale, erano rappresentati nei suoi disegni con i tratti più orrendi, entificazioni ,attraverso un sapiente processo di mostrificazione della realtà nei suoi aspetti demistificati dall'ideologia, della vera essenza di ciò che siano veramente la democrazia, il capitalismo, il cristianesimo, il militarismo, la burocrazia, in breve lo Stato. Una piccola curiosità riguardante Steinlein: l'artista libertario è apprezzato oltre che per la sua opera di artista militante, anche per le sue centinaia di disegni concernenti i gatti, ritratti nelle più incredibili posture, figure tra l'altro, che egli in qualche modo cercava sempre di inserire nelle sue opere, particolarità che gli fece meritare l'appellativo di Rembrandt dei gatti. Morì, come molti artisti militanti e contestatori del sistema, in completa povertà.


L'umanità vista da Steinlen, cioè la visione del mondo che Victor Hugo avrebbe avuto del mondo del 1900, i grandi ideali della libertà, dell'eguaglianza, della fraternità e della giustizia sono resi vani nel bagno di sangue provocato dal colonialismo.



 

Sguazzante in una pozza di sangue, l'umanità alza le braccia al cielo per invocare una potenza superiore affinché ponga rimedio ai mali in cui è immersa.






Le potenze coloniali inventano i campi di concentramento nel sud Africa. Un'anticipazione di quanto l'Europa stessa conoscerà decenni dopo (non fare agli altri...).

 

 

 

Le potenze coloniali massacrano le popolazioni del Medio-Oriente. Oggi il lavoro sembra essere facilitato grazie alla "nascita" dello Stato di Israele la cui popolazione sembra avere motivazioni metastoriche più valide e  profonde ad operare in tal senso al contrario degli sfruttatori e materialisti europei (Dieux il vault!)






Le potenze coloniali massacrano le popolazioni asiatiche.

 

 

 

 

 

Le potenze coloniali massacrano le popolazioni africane.

 

 

 

 

 

 

L'Umanità rassegnata, dominata dalla paura: a destra la Morte seduta alla ghigliottina, in fondo i giudici dominati da un crocifisso, a sinistra, in alto, lame di sciabole simboleggianti  la forza.

 

 

 

 

 

 

La Chiesa, simboleggiata da un ragno che tesse una vastissima tela, estende il suo dominio sul mondo.

 



 



 

Le monarchie europee rappresentate sotto forma di bestie sanguinarie sono sovrastate dal papato e del vitello d'oro del capitalismo.




[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK all'opera tradotta:

 La Vision d'Hugo



LINK interni ad altri numeri della rivista libertaria "L'Assiette au Beurre":
François Kupka, Il Denaro
Bernard Naudin, La Miseria
Gustave-Henri Jossot, Il Credo
Gustave-Henri Jossot, Decorazioni


LINK alla storia del giornale ritenuto l'antenato spirituale di L'Assiette au Beurre:
Raymond Bacholet, La Feuille (1897-1899) di Zo d'AXA

LINK alla presentazione di due grandi collaboratori di L'Assiette au Beurre:
Felip Equy. Gustave-Henri Jossot
Felip Equy, Frantisek Kupka

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17 giugno 2009 3 17 /06 /giugno /2009 14:27

Bernard Naudin, La Miseria

Un altra colonna di L'Assiette au Beurre, fu Bernard Naudin, un vero artista che per motivi di sopravvivenza deve adattarsi a ripiegare dalla pittura al disegno o all'incisione. Grandjouan lo introdusse al Cri de Paris, poi, nel 1904 a L'Assiette au Beurre. Nei suoi lavori ritrasse soprattutto gli aspetti violenti e abrutenti della società sia civile sia politica. Famosi i suoi barboni, uomini, donne e bambini dei bassifondi costretti a vivere i condizioni subanimalesche, ignorati da tutti e perseguitati come criminali. Il numero che presentiamo ne è sicuramente l'esempio più emblematico.
Naudin contribuì a L'Assiette au Beurre soprattutto negli anni tra il 1904-1909. Era di rientamento anarchico, come molti artisti dell'epoca, che testimoniarono nelle loro opere il disprezzo per la mentalità borghese denunciando le conseguenze sociali di un sistema basato sullo sfruttamento dell'uomo. Collaborò Anche a giornali e riviste anarchiche come La Guerre sociale e Les Temps nouveaux.





 















5.
















 














































[Traduzione di Ario Libert]

LINK all'opera tradotta:
http://www.assietteaubeurre.org/mouise/mouise_f1.htm



LINK interni ad altri numeri della rivista libertaria "L'Assiette au Beurre":
Steinlen, La visione di Hugo, L'Assiette au Beurre
François Kupka, Il Denaro, L'Assiette au Beurre, n° 41
Gustave-Henri Jossot, Il Credo, L'Assiette au Beurre, n° 163
Gustave-Henri Jossot, Decorazioni, L'Assiette au Beurre, n° 102


LINK alla storia del giornale ritenuto l'antenato spirituale di L'Assiette au Beurre:
Raymond Bacholet, La Feuille (1897-1899) di Zo d'AXA

LINK alla presentazione di due grandi collaboratori di L'Assiette au Beurre:
Felip Equy. Gustave-Henri Jossot
Felip Equy, Frantisek Kupka

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15 giugno 2009 1 15 /06 /giugno /2009 07:32
François Kupka
Il Denaro

 

Dopo la breve presentazione di Filip Equy di questo grande artista, proponiamo uno dei tre numeri interamente illustrati da Kupka (1871- 1957), di L'Assiette au Beurre. Assolutamente inedito in Italia. 




Questo numero di L'Assiette au Beurre di Kupka è intitolato L'Argent e cioè Il denaro. Come spesso accade per la satira, ma anche per l'arte e la letteratura in generale, molti elementi presenti nelle tavole si comprendono meglio o addirittura acquistano senso quando si riesca ad individuare l'evento storico o politico sociale sotteso alla rappresentazione grafica. Ad esempio, mentre la copertina qui sopra, che possiamo considerare coma la tavola n°1,  è immediatamente comprensibile in quanto vuole unicamente concettualizzare un'idea e cioè che il denaro nella nostra società capitalistica è il vero sovrano, cioè che è il suo possesso ed uso ad essere utile  ai fini della manipolazione sociale, altre tavole invece necessitano inevitabilmente della conoscenza degli eventi politici salienti dell'epoca.

 Anche la tavola seguente, la n° 2 , appartiene a questo spirito allegoricamente molto netto, tipico della satira politica e sociale nelle sue massime espressioni. In primo piano vediamo infatti una suonatrice di grancassa, rappresentante sicuramente gli imbonitori dell'opinione pubblica (giornalisti, ideologi, partiti, ecc.), attirare l'attenzione verso un teatrino delle marionette dove la personificazione del denaro (il capitale finanziario) manipola dall'alto i fili della scena politica e sociale ai suoi massimi livelli: re, imperatori, presidenti della repubblica, stati maggiori, diplomatici, ecc. Lo stesso discorso vale ovviamente per tutte le rimanenti tavole, soprattutto quelle dalla n° 2 alla n° 7.

 Nelle tavola n°8, 9 e 10, ci imbattiamo ancora in raffigurazioni squisitamente allegoriche ma in esse l'intrusione della contingenza politica dell'epoca è presente in modo a dir poco massiccio, soprattutto nella tavola n ° 9. In essa infatti vediamo un ragazzino che sta allargando con l'ausilio di un ferro la bocca di un uomo legato a terra. Un vecchio al suo fianco vi sta colando dentro dell'oro fuso. Accanto all'uomo che sta subendo questo tortura, scorgiamo un altro uomo, morente o già morto, che ha ricevuto lo stesso identico trattamento da poco.

Per chi conosca la storia del console romano Marco Licinio Crasso, apparentemente non vi sarebbe nulla di strano, si tratterebbe infatti della stessa storia trasposta ai nostri tempi, come a voler significare che i secoli ed i millenni passano senza che la storia muti nella sua più profonda essenza.

In realtà il riferimento storico preciso è quello alla seconda guerra anglo-boera del 1899-1902. La prima era stata combattuta nel 1880-81 e si era conclusa con un relativo contenimento delle pretese britanniche sul Transvaal riconoscendo ai Boeri una certa indipendenza. I Boeri (termine olandese che significa contadino), erano i discendenti dei coloni di origini olandesi, tedesche e belghe di religione calvinista ugonotta che nel XVII secolo si erano insediati nel Capo di Buona Speranza ai tempi in cui la Compagnia Olandese delle Indie Orientali vi si era insediata. Questo dominio era durato sino al sino al 1795 quando in seguito alle guerre napoleoniche l'Olanda era stata sconfitta e caduta sotto l'amministrazione francese. I Britannici ne approfittarono per insediarsi al loro posto ed amministrare l'area a loro vantaggio.

Per sfuggire all'autorità britannica, migliaia di boeri, tra il 1830-40, si trasferirono verso la provincia del Transvaal e dello Stato libero di Orange dove essi fondarono delle repubbliche indipendenti. Le guerre boere di fine secolo furono determinate dalla volontà dei Britannici di espandere il loro controllo verso queste zone controllate dai Boeri dove furono scoperti, a partire dal 1885, vasti giacimenti di oro e diamanti. I Boeri si allearono alle tribù Zulu le quali inflissero già una formidabile sconfitta all'esercito inglese nel 1879.

A preoccupare inoltre gli Inglesi era anche e soprattutto  la politica di amicizia della Repubblica del Transvaal con L'Africa Sud-Occidentale Tedesca. L'ascesa della Germania a grande potenza industriale continentale e a partire dal 1900 la creazione di una grande e moderna flotta da parte dell'Impero tedesco misero il governo britannico a tenere in conto lo scontro con questa nuova potenza europea alla ricerca di mercati esteri, di materie prime e territori coloniali. Alla fine della seconda guerra boera, iniziata con grandi vittorie per i Boeri quest'ultimi ed i loro alleati furono sconfitti e gli Inglesi costituirono l'Unione Sudafricana sotto forma di dominion britannico del Commonwealth.

E' proprio a questi eventi che la vignetta n°9 intende riferirsi. Quando questo numero di L'Assiette au Beurre, venne edita, agli inizi del 1902,  la seconda guerra boera era già stata vinta dall'Impero Britannico anche se la tavola in questione ci mostra dei Boeri vittoriosi mentre danno dell'oro a dei britannici alla maniera in cui il Crasso, una volta fatto decapitare dal re dei Parti Orode, fu da questi fatto colare dell'oro fuso in bocca visto che in vita ne era stato così avido.




































































































































[Traduzione di Ario Libert]


Link all'opera tradotta:
L'Argent

Link interno al presente blog:
Felip Equy, Frantisek Kupka, da: "La Bouche de Fer"

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14 giugno 2009 7 14 /06 /giugno /2009 16:52

Frantisek Kupka

di Felip Equy

 

All'inizio del XX secolo, come numerosi pittori e scrittori, fu sensibile alle idee anarchiche.

Nato nel 1871 a Opocno nella Boemia orientale, molto presto orfano, ha avuto un'infanzia povera. Dotato per il disegno, frequenta le scuole delle belle -arti di Praga (nel 1888) poi di Vienna (1892). Si trasferisce a Parigi nel 1896.

Per vivere, realizza dei disegni per riviste di moda o umoristiche, dei manifesti per i cabaret di Montmartre e delle illustrazioni per libri.

I soggetti di interesse di Kupka sono numerosi. Tolstoj l'ha affascinato. Ha letto i filosofi tedeschi e delle opere scientifiche ma anche dei libri di astrologia, di occultismo e di teosofia, dottrine mistiche opposte alle religioni ufficiali. Queste teorie avevano all'epoca un certo successo negli ambienti anarchici. Prima di giungere in Francia, Kupka si è guadagnato da vivere anche come medium.

Tra 1900 e 1912, Kupka frequenterà gli ambienti anarchici. Disegnò in Les Temps nouveaux di Jean Grave e in L'Assiette au Beurre. Kupka non è un anarchico militante ma la sua partecipazione a questi periodici dimostra che aveva un interesse certo per le idee libertarie.

Collabora a tredici numeri di L'Assiette au Beurre tra il 1901 e il 1907. Ha realizzato interamente tre numeri che hanno come tema il denaro, la pace e le religioni. Kupka critica una società non egualitaria asservita al denaro. Se la prende con le guerre coloniali e i furori nazioinalistici. Denuncia l'abrutimento dovuto a tutti i fanatismi religiosi. Non risparmia nessun dogma. I suoi attacchi sono diretti tanto contro i monoteismi quanto contro i paganesimi o le "saggezze" orientali. Nel 1904, Kupka sembra essersi allontanato dalle sue idee mistiche precedenti. I suoi disegni su L'Assiette au Beurre sono belli e inquietanti. Lascia L'Assiette au Beurre all'arrivo del nuovo proprietario. A questo proposito, egli scrive: "non vuole disegni che turbino la digestione dei suoi klettori. Sono troppo rivoluzionario".

Les Temps nouveaux sarà illustrato a partire dal luglio del 1904. Jean Grave richiede un disegno d'attualità ogni settimana ai suoi amici artisti (Luce, Signac, Angrand, Delannoy, Van Dongen, Jossot...). I rapporti di Kupka con Grave resteranno formali ed occasionali. Tra il 1905 e il 1912, Kupka realizza una litografia, sei disegni e delle illustrazioni per Le Coin des enfants [L'Angolo dei bambini]. Illustra anche la copertina di un opuscolo di Kropotkin Il salariato (1909, apparso precedentemente nel 1889). Infine, nel 1908 e nel 1912, farà dono delle sue opere per le tombole organizzate dal giornale per rimpinguare le sue casse.

Kupka è anche l'illustratore dell'ultimo libro di Elisée Reclus (1830-1905), L'Homme et la Terre. Ha realizzato questo lavoro tra 1904 e 1906. I due uomini si stimavano reciprocamente ma si ignora se abbiano potuto collaborare strettamente. Prima di illustrare il libro, Kupka ne aveva preso una visione complessiva. Vi ritroviamo più di un centinaio di illustrazioni: intestazioni, ornamenti a margine e frontespizi. I suoi disegni sono di ispirazione simbolista. Grandi illustrazioni presentano le civiltà umane attraverso i millenni. Mostrano tra l'altro le opposizioni tra il progresso e l'oscurantismo. La nudità molto presente simboleggia la purezza, l'innocenza ritrovata delle origini. Ad un amico poeta, scriveva nell'aprile del 1905: "Quel che avrei di meglio da fare sarebbe di andare ad educare le masse con un uomo come il vecchio Reclus, lasciare perdere questo stupido lirismo che spedisce dei quadri a delle esposizioni snob".

Nel 1909, prepara delle illustrazioni per una nuova edizione di La grande Révolution di Kropotkin. Questo progetto non viene più realizzato e questi disegni non sono sfortunatamente stati mai ritrovati.

Dopo il 1912, non sembra che Kupka abbia avuto più dei legami con l'anarchismo.

Nel 1914, partecipa alla Prima Guerra mondiale sul fronte della Somme. Dal 1915 al 1918, è membro di un'organizzazione ceca in Francia. La sua pittura si evolverà dal divisionismo al fauvismo poi al cubismo. È in seguito considerato come uno dei pionieri non riconosciuti dell'arte astratta. Muore a Puteaux nel 1957.

 

FONTI:

Les Cahiers Elisée Reclus, n° 9, octobre 1997.

Les Temps nouveaux. Editions de la Réunion des musées nationaux, 1987.

L’Assiette au Beurre,  par Elisabeth et Michel Dixmier. Maspero, 1974.



[Traduzione di Ario Libert]
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9 giugno 2009 2 09 /06 /giugno /2009 09:10

Proponiamo ora in traduzione inedita un altro numero di L'Assiette au Beurre, interamente illustrato da Jossot, un artista del tutto sconosciuto nel nostro paese e quasi del tutto persino nella sua natia Francia. Il titolo di questo numero è Passementerie, che abbiamo tradotto con decorazioni, termine che in francese indica genericamente appunto delle decorazioni di sartoria con cui si rifiniscono di solito abiti o qualunque altro oggetto per dar loro più lustro e decoro. Avremmo potuto anche tradurre il termine francese con travestimento. Si tratta quindi di un senso del termine usato in senso spregiativo con cui l'autore vuole colpire la mentalità filo sistema di differenziare, attraverso segni vistosi e del tutto esteriori e superficiali e istituzionalmente dotati di peculiari significati e sensi, gli individui gli uni dagli altri per mezzo di simbologie siano essi vestiario, medaglie, copricapi, oggetti, ecc. Niente di nuovo insomma.




DECORAZIONI













































































[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

 

 

 

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6 giugno 2009 6 06 /06 /giugno /2009 06:00



IL CREDO


Come prima opera inedita tratta dalla grande rivista di satira politica L'Assiette au Beurre (1901-1912), di cui avremo modo di parlare più dettagliatamente in seguito,
presentiamo il numero 163 del 14 maggio 1904, intitolato Le Credo (Il Credo). L'autore  è una singolarissima figura di artista libertario individualista, Gustave Henri Jossot (1866-1951),  che in questo numero parodia il celebre Credo del Concilio di Nicea pietra miliare dottrinaria della Chiesa cattolica e mostra quali siano realmente le vere divinità del moloch capitalistico: militarismo, autoritarismo, violenza, dominio dell'uomo sull'uomo. Niente di nuovo, insomma.





 

...CREDO...





 

…ad una sola Dea Onnipotente: l’AUTORITÀ…





 



… e alla temibile FORZA, sua figlia unica, Nostro Terrore.








 

 

Credo al Santo Spirito del RISPETTO…

 

 


 


 


...alla FAMIGLIA venerata…

 

 

 

…alla PROPRIETÀ intangibile.





 














 

 


… e anche al Mistero della TRINITÀ.





 

 

-Credo alla GIUSTIZIA degli Uomini (Brrr!!!...)…







 

…al SUFFRAGIO UNIVERSALE…











 

… alla LIBERTÀ…








 

…ALL’EGUAGLIANZA…








 

… alla FRATELLANZA…









 



-CREDO a tutta la Sacra Bottega Sociale…





 

 

… e al CAPITALE Eterno. E così sia!

 

 

 





 

[Traduzione di Ario Libert]



Bibliografia:

Elisabeth & Michel Dixmier, L'Assiette au beurre: revue satirique illustrée, 1901-1912, Maspero, Parigi, 1974. (La figura di Jossot è delineata alle pagine 303-321).



LINK esterni:

Link al sito da cui è stata tratta l'opera tradotta: L'Assiette au Beurre, Revue illustrée, satirique et libertaire de 1900, qui il lettore potrà visionare in lingua originale almeno una cinquantina di numeri della rivista; a questo collegamento materiale molto interessante posto in rete dal maggior specialista vivente dell'opera di Jossot: Goutte a goutte di Henri Viltard




LINK interni:
Felip Equy. Gustave Henri Jossot, una breve ma ben strutturata presentazione di Jossot risalente al 1992.



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24 maggio 2009 7 24 /05 /maggio /2009 08:00
Allo scopo di far conoscere Zo d'Axa, un interessante esponente della grande famiglia libertaria di orientamento anarchico, presentiamo  tre articoli tratti dal suo celebre giornale La Feuille che il giornalista, anzi polemista, francese scrisse in occasione delle elezioni legislative del 1898 in pieno caso Dreyfus.

Elevando la Provocazione ad arte, Zo d'Axa, propose attraverso il suo organo di informazione di candidare un asinello bianco degno di apparire nel consenso parlamentare come collega dei legislatori nazionali. La proposta, come si può leggere negli articoli presentati ebbe un grandisssimo successo e fu al centro di una grande agitazione che d'Axa seppe gestire magnificamente evitando incidenti, accontentandosi di dissacrare un rito  già all'epoca percepito come osceno ed esso stesso provocatorio.

L'asino fu chiamato, molto astutamente, Nul, e cioè Nullo, di modo che i suoi sostenitori invitando a votare per lui invitavano in realta ad annullare le schede, cioè invitavano all'annullo della scheda elettorale, in francese: annulle omofono di asino Nullo: âne Nul.

La campagna conobbe un successo enorme tanto da rimanere celebre a distanza di decenni. Gli opuscoli contenenti questi tre articoli di Zo d'Axa furono continuamente ristampati ed oggi sono facilmente reperibili in rete presso vari siti. Noi abbiamo attinto al materiale reso disponibile dall'Istituto Internazione di Storia Sociale di Amsterdam per i testi e per le illustrazioni dal blog Caricatures & caricature. Le note sono nostre e dovrebbero aiutare ad afferrare un po' meglio il contesto storico. I disegni sono di Léandre. Questo primo articolo  uscì sul su La Feuille in data 8 aprile 1898.

 

Il Candidato di “la feuille”

 

la-feuille--01.jpgDisegno originale di Léandre per il numero di Il candidato di La Feuille del 1898.

 


la-feuille--le-candidat.jpg Il numero di La Feuille del 1898 in cui era proposto quale candidato NUL.


ALLE URNE! 

Il periodo elettorale è aperto: corse campestri, concerti, frasi e fraseggiatori- il periodo!- periodo roboante in cui scorrono tutti i motivetti ben noti.

Le note gravi dei contrabbassi opportunisti, la voce dei pifferi socialisti, il cappello cinese dei radicali che si suona con piedi e mani, dirigono l’accattivante frastuono che fa rinnovare i mandati.

È il preludio alla grande orchestra- canto e ricatti, frottole… Si suonano il Triangolo e la Croce.

Tutte le promesse suonano in campo ed il tamburo batte per la città. La pelle d’asino antisemita riunisce i figli della patria: figli di truppa e figli da coro.

Nei collegi elettorali, carillon, conservatori, l’accordo è più sconcertante: quando Marcel Sembat dà il La, André Vervoort lancia il Do.

Benché turbati, gli elettori si apprestano a riprendere il ritornello. Sotto la bacchetta dei direttori d’orchestra tutti i votaioli si metteranno a cantare. Pazienza se non cantano bene, Candidati! Ai vostri tromboni. Popolo sovrano! Attenzione… Rinnoveremo il parlamento. Uno, due! Uno, due! Popolo! Alle urne!... Sinistra, destra! È per la Repubblica! Uno, due! Sinistra, destra! A misura…

E voi, gli astensionisti! Quelli che non marciano al passo, al dito, con gli sguardacci e con il bastone- fate attenzione! La misura non vale nulla… 


Semplici Riserve 

Avevo sempre creduto che l’astensione era il linguaggio muto che conveniva servirsi per indicare il proprio disprezzo per le leggi e i loro creatori.

Votare, mi dicevo, è rendersi complici. Ci si assume la propria parte per le decisioni prese. Le si ratifica anticipatamente. Si fa parte della banda e della truppa.

Come rifiutarsi di inchinarsi davanti alla Cosa legiferata se si accetta il principio della legge brutale del numero?

Non votando, al contrario, sembra perfettamente logico non sottomettersi mai, resistere, vivere in rivolta.

Non si è firmato il contratto.

Non votando, si resta se stessi. Si vive come un uomo che nessun Pinco Pallino deve vantarsi di rappresentare.

Si disdegna Tortallacrema.

Soltanto così si è sovrani, perché non si è cancellato il proprio diritto, perché non si è delegato nessuno. Si è padroni del proprio pensiero, coscienti di un’azione diretta.

Si possono disdegnare le chiacchiere.

Si evita l’idiozia di far affermare il parlamentarismo e di eleggere, allo stesso tempo, i membri del parlamento.

Evito di insistere. Si perde fede nel popolo stesso: gli ultimi elettori sghignazzano.

Il contadino rinuncia a implorare. L’operaio sogna ad altri mezzi…

Nulla di buono è uscito dall’Urna.

Mai, a causa della miseria, vi sono stati così tanti suicidi. Cosa si è fatto contro la disoccupazione? Cosa non si è fatto contro il pensiero? Leggi eccezionali, leggi scellerate…

Presto, più del suffragio, sarà lo schifo ad essere universale.

Considero prudente decretare presto il famoso voto obbligatorio. Senza ciò, nel ventesimo secolo, presumo che i funzionari sarebbero i soli a risultare come elettori.

Voterebbe, in ordine, lo stato maggiore.

Voterebbero anche i magistrati, gli assistenti e gli agenti di polizia.

L’Urna, da cui nulla di buono esce, diverrebbe il vaso di Pandora- il gendarme.

 

Candidature e Candidature 

Queste osservazioni correnti e qualche altra ancora erano bastate, sinora, ad allontanarmi dal piattino dell’elemosina in cui gli eletti trovano venticinque franchi. Non avevo fatto ad alcun candidato l’elemosina richiesta di una scheda elettorale.

Avevo torto.

Ecco che si parla, molto a proposito, delle candidature dette di protesta.

Non si tratta più di nominare dei politici; i filosofi entrano in lizza [1]. L’orizzonte si apre verso il pane gratuito. Si manifesta per l’amnistia. Ci si pronuncia contro gli ebrei, si plebiscita per Dreyfus.

Eccole, le idee generali!

È finito il tempo dei programmi. Millerand mostra delle piattaforme. Non è più questione di trespoli…

La verità è in marcia. Se è stanca, prima del traguardo è bene offrirle una sedia.

Sembra che si stia per eleggere un deputato; ma è l’Idea che sta per sedersi.

 

Il Dovere dei Buoni Francesi

 

Arriva un momento in cui si capisce l’opera che potrebbe compiere un parlamento veramente democratico.

Un’ora risuonante- in genere quella in cui si pone la propria candidatura- un’ora risuonante, argentina, in cui si avverte l’urgenza della politica alla camera dei deputati. Vi sono sicuramente molte cosa da fare in seno alla camera- quel seno che non si sapeva vedere.

Dall’alto della tribuna parlamentare, le parole acquisiscono in portata. Si ripercuotono sin nei più piccoli borghi del paese.

Si commentano all’estero.

Gli stranieri spiano. Non dimentichiamolo. I buoni Francesi hanno un dovere:

Eleggere un parlamento degno di essi.

 

Degli Uomini

 

Allora si agita il problema di una rappresentanza veramente nazionale. Ma quali uomini vi sono qualificati? Quali cittadini bisogna scegliere?

Cerco tra i più grandi.

Millevoye, Dérouléde esitano… E Rochefort, meno avena selvatica, si dedica alla vita di famiglia.

C’è malgrado tutto Edouard Drumond, inflessibile come ai giovani tempi; ma il Maestro ci è sottratto da dei Cabili che non votano. Cosa è rimasto a Marsiglia in cui cantavano per lui i poeti:


I tuoi discepoli formati alla scuola del Maestro,

Non ignorano la devozione;

Su di essi nessun neo potrà mai nascere:

L’hanno promesso in un giuramento.

 

Ah! Questa promessa… ah! Questi nei… Drumond è partito lo stesso verso inquietanti Casbah.

Già l’Africa acclama il Maestro di cui tutte le donne baciano la mano. Ma sarà deputato di Algeri? È in arabo che si acclama, in spagnolo, in maltese. Vi sono dei brindisi italiani. Ve ne sono altri in maccheronico. Non si sa ancora esattamente cosa pensano gli elettori.

Tuttavia si può sperare. Il tempo è bello. La fisionomia del Maestro, la sua figura caratteristica, impressiona favorevolmente gli antisemiti chiaroveggenti. Sin dal suo primo apparire si solleva un clamore: Morte agli Ebrei!...

L’eco risponde: Viva Drumond!

Non sono che rose e fiori, banchetti in onore del Maestro. I marabutti, familiarmente, lo chiamano Sidi Cuscus.

 

Il più degno

 

La conquista di alcuni feudi elettorali da questi o quei capi di partito sarebbe d’altronde insufficiente per modificare la situazione. Si sogna piuttosto una specie di boulangismo che permetterebbe alle persone oneste di manifestare nel contempo, e senza la minima ambiguità, su tutta la superficie del paese. Si vorrebbe che un grido popolare riassumesse le aspirazioni, le rabbie, o, almeno, il disprezzo di una nazione di cui ci si è troppo beffati…

È impregnato di questo pensiero che siamo andati, nel suo rifugio, a far visita ad un Maestro a cui nessuno avrebbe mai pensato, un modesto a cui nessuno negherà il suo esatto significato.

Oggi, ho l’onore di presentare questo maestro al popolo.

Lo si chiama Mastro Aliboron [2]. Tutto ciò sia preso in considerazione. L’asino per cui sollecito il suffragio dei miei concittadini è un compare dei più graditi, un asino leale e ben ferrato. Pelo curato e fine garretto, bella voce.

Un asino, vi dico- quattro zampe e due grandi orecchie. Un asino che raglia e deve pensare, vedendo brulicare i bipedi,

 

    … i giudici, gli ufficiali giudiziari,

I clericali, i procuratori, i sergenti, i cancellieri:

Parola mia, non più di noi, l’uomo non è che una bestia!

 

Un asino non troppo intelligente, un saggio che non beve che acqua e indietreggerebbe di fronte ad un calice di vino.

A parte questo, il tipo compiuto di un deputato maggioritario.

 

Votate per lui!

 

Non mi piace adulare il popolo. Ecco il candidato che si merita. A Roma, ai tempi della decadenza, la plebe acclamava un cavallo come console.

L’asinello deve trionfare nella repubblica opportunista.

Non ho parlato di boulangismo? In bene! Sì, un boulangismo, ma senza generale con il pennacchio, senza cavallo nero decorativo:


È un asino, un asino, un asino,

È un asino che ci occorre.

 

E l’asino è pronto. Sta per correre alle riunioni. Lo si vedrà per le strade di Parigi. I suoi amici spiegheranno il suo programma e gli astensionisti stessi, per una volta, andranno a votare.

È un asino bianco.

Si chiama Nullo.

Le schede bianche, le schede annullate, conteranno infine- e saranno contate…

Da subito grandi manifesti illustreranno sui muri il manifesto del candidato.

Un comitato si costituisce: degli scrittori, degli artisti, qualche oratore dei club. Preziose collaborazioni sono state acquisite. Che i Filistei diffidino: l’Asino trotta verso palazzo Borbone.

 

Votate per Lui!!

 

Un regime si sotterra con allegria.

Sarebbe ingannarsi, in parte, credere ad uno scherzo, a qualche burla di Montmartre.

Reazionari, conservatori, socialisti disingannati, tutti gli scoraggiati di questa repubblica costituiscono una maggioranza che può, sorridendo, esprimersi.

Bisogna votare per l’asino Nullo [3].

Non facciamoci illusioni: si tenterà di impedire al nostro eletto di raggiungere la scuderia del quai d’Orsay [4]. Lo si perseguiterà forse. Il deposito comunale lo aspetta sicuramente.

Ma vedremo l’autorità di cui gode di cui godrà la nuova Camera, quando, all’oratore in preda all’effetto da tribuna, qualcuno dalle gallerie griderà:

-Basta! Chiedo la parola per il vostro collega l’Asino bianco.



NOTE:

[1] In Francese la parola lice, oltre al significato di lizza può significare anche cagna da caccia, (sarà un caso?).

[2] Aliboron è il nome che la tradizione letteraria francese associa all'asino ed è stato reso celebre dalle favole di Jean de la Fontaine

[3] L'âne nul, omofoneticamente suona allo stesso modo di annulle, cioè annullamento. L'asino bianco, quindi, era un invito ad andare a votare ed annullare le schede, visto che, giustamente, come ogni persona onesta sa, dopo ogni elezione le cose rimangono tali e quali se non peggio in quanto esse mostrano la docilità del gregge elettorale a farsi prenderer in giro ed obedire compatto.

[4] Si tratta ovviamente della celebre "stalla del Parlamento" parigina.


Link al sito dell'Istituto Internazionale di Storia Sociale:
http://www.iisg.nl/collections/zodaxa/feuilles109.php

Link al sito di Le Grenier ses Insoumis contenente l'immagine utilizzata:
http://pagesperso-orange.fr/Tresors.Oublies/LaFeuille/DAxa-Candidat.htm










AGLI ELETTORI







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AGLI ELETTORI

 

ELETTORI,


presentandomi ai vostri suffragi, vi devo alcune parole. Eccole:

Di vecchia famiglia francese, oso dirlo, sono un asino di razza, un asino nel buon senso della parola- quattro zampe e pelo dappertutto.

Mi chiamo Nullo, come lo sono i miei concorrenti candidati.

Sono bianco, come lo sono molte delle schede elettorali che cu si ostinava a non contare e che, ora, torneranno a me.

La mia elezione è assicurata.

Comprenderete che parlo franco.

 

             CITTADINI,


Vi si inganna. Vi si dice che l’ultima Camera composta da imbecilli e truffatori non rappresentava la maggioranza degli elettori. È falso.

Una Camera composta da deputati babbei e da deputati truccatori rappresenta, al contrario a meraviglia, gli Elettori che siete. Non protestate: una nazione ha i delegati che si merita.

Perché li avete nominati?

Non disturbatevi tra di voi, per convenire che più cambia più è la stessa cosa, che i vostri eletti si burlano di voi e non pensano che ai loro interessi, alla vanagloria o al denaro.

Perché dovreste rieleggerli domani?

Sapete molto bene che tutto un blocco di coloro che invierete a sedere in Parlamento venderanno i loro voti contro un assegno e faranno commercio di cariche, funzioni e tabaccherie.

Ma per chi l tabaccherie, i posti, le sinecure se non per i Comitati di elettori che si pagano in tal modo?

Gli addestratori dei Comitati sono meno ingenui della truppa.

La Camera rappresenta l’insieme.

Occorrono degli stupidi e dei furbacchioni, occorre un Parlamento di imbecilli e di Robert Macaire per personificare allo stesso tempo tutti i votaioli professionisti ed i proletari depressi.

E questo, siete voi!

Vi si inganna, buoni elettori, vi si beffa, vi si adula quando vi si dice che siete belli, che siete la giustizia, il diritto, la sovranità nazionale, il popolo-re, degli uomini liberi. Si raccolgono i vostri Voti ed è tutto. Non siete che dei frutti… delle Pere.

Vi si inganna ancora. Vi si dice che la Francia è sempre la Francia. Non è vero.

La Francia perde, giorno dopo giorno, ogni significato nel mondo- ogni significato liberale. Non è più il popolo coraggioso, che corre dei rischi, seminatore di idee, distruttore del culto. È una Marianna inginocchiata di fronte al trono degli autocrati. È l’autoritarismo rinascente più ipocrita che in Germania - una tonsura sotto il berretto militare.

Vi si inganna, vi si inganna incessantemente. Vi si parla di fraternità e mai la lotta per il pane è stata più aspra e mortale.

Vi si parla di patriottismo, di patrimonio sacro- a voi che non possedete nulla.

Vi si parla di probità; e sono i pirati della stampa, dei giornalisti pronti a tutto, maestri disonesti o maestri incantatori, che cantano l’onore nazionale. I sostenitori della Repubblica, i piccolo borghesi, i signorotti sono più duri verso i pezzenti dei padroni degli antichi regimi. Viviamo sotto il controllo dei caposquadra.

Gli operai debilitati, i produttori che non consumano, si accontentano di rosicchiare pazientemente l’osso senza midollo che è stato loro gettato, l’osso del suffragio universale. Ed è per delle frottole, per delle discussioni elettorali che essi muovono ancora la mandibola- la mandibola che non sa più mordere.

Quando a volte dei figli del popolo scuotono il loro torpore, essi si trovano, come a Fourmies, di fronte al nostro vigile esercito… Ed il ragionamento dei fucili mette loro del piombo in testa.

La giustizia è eguale per tutti. Gli onorevoli pieni di mazzette di Panama viaggiano in carrozza e non conoscono il calesse. Ma le manette stringono i polsi dei vecchi operai infermi che si arrestano come vagabondi!

L’ignominia dell’ora presente è tale che nessun candidato osa difendere questa Società. I politici imborghesiti, reazionari o allineati, maschere o nasi finti repubblicani, vi gridano che votando per essi, le cose andranno meglio, andranno bene. Coloro che vi hanno già preso tutto vi chiedono ancora qualcosa:

date i vostri voti, cittadini!

Gli accattoni, i candidati, i ladruncoli, i galoppini hanno tutti un modo speciale di fare e rifare il Bene pubblico.

Ascoltate i bravi operai, i medicastri del partito: vogliono conquistare il potere… allo scopo di meglio sopprimerli.

Altri invocano la Rivoluzione, e costoro si ingannano ingannandovi. Non saranno mai degli elettori che faranno la Rivoluzione. Il suffragio universale è stato creato appositamente per impedire l’azione virile. Il buffone si diverte a votare…

E poi anche se qualche evento facesse precipitare degli uomini in strada, anche con un colpo di forza, una minoranza agirebbe, cosa aspettarsi poi e cosa sperare dalla massa che vediamo brulicare- la massa vile e senza pensiero.

Andate! Andate, gente della massa! Andate elettori! Alle urne… E non lamentatevi più. Basta. Non cercate di impietosire sul destino che vi siete costruito. Non insultate, successivamente, i Padroni che vi siete dati.

Questi padroni ve li meritate, se vi rubano. Essi valgono indubbiamente di più; valgono venticinque franchi al giorno, senza contare i piccoli profitti. E va bene così:

L’Elettore non è che un candidato fallito.

Al popolo dai calzerotti lanosi, piccoli risparmi, piccole speranza, piccoli commercianti rapaci, pesante populo addomesticato, ci vuole un Parlamento mediocre che svende e che sintetizza tutta la bassezza nazionale.

Votate elettori! Votate! Il Parlamento promana da voi. Una cosa è in quanto deve esistere, perché non può essere altrimenti. Fate la Camera a vostra immagine. Il cane ritorna sul suo vomito- voi fate ritorno sui vostri deputati…

 

             CARI ELETTORI,

 

Facciamola finita. Votate per loro. Votate per me.

Sono la Bestia che occorre alla Bella Democrazia.

Votate tutti per l’asino bianco Nullo, i cui calci sono più francesi dei ragliamenti patrio tardi.

I mattacchioni, i falsi brav’uomini, il giovane partito della vecchia guardia: Vervoort, Millvoye, Drumont, Thiébaud, fior fiore di letamaio elettorale, cresceranno meglio sotto il mio escremento.

    Votate per loro, votate per me!

                      Il Pubblico Affissatore: Zo d’Axa (3 maggio 1898).


 

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Ascoltate l’edificante storia di un grazioso asinello bianco, candidato alla Capitale. Non è un racconto di Mamma Oca né una storia di Il Giornalino. È una storia vera per i vecchi ragazzi che ancora votano:

 

Un burricco, figlio del paese di La Fontaine e di Rabelais, un asino così bianco che il Signor Vervoot ne ha mangiato ghiottamente, tramava al gioco elettorale un mandato di legislatore. Giunto il giorno delle elezioni, questo burricco, candidato-tipo, rispondente al nome chiaro di Nullo, fece una manovra dell’ultima ora.

In una calda domenica di maggio in cui il popolo correva alle urne, l’asino bianco, il candidato Nullo, aggiogato ad un carro trionfale e trainato dagli elettori, attraversò Parigi, la sua buona città.

Ritto sulle zampe, orecchie al vento, erigendosi fiero dal veicolo tappezzato dai suoi manifesti- dal veicolo a forma d’urna! La testa alta tra il bicchiere d’acqua e il campanello presidenziale, egli passò tra le indignazioni e gli applausi ed le battute…

L’Asino vide Parigi che lo guardava.

Parigi! La Parigi che vota, la calca, il popolo sovrano ogni quattro anni… Il popolo abbastanza allocco da credere che la sovranità consista nel nominare dei padroni.

Come parcheggiati davanti ai Comuni, stavano branchi di elettori, degli inebetiti, dei feticisti che reggevano la scheda elettorale con cui dicevano: abdico.

Il Signor Tal dei Tali li rappresenterà. Li rappresenterà tanto meglio in quanto non rappresenta nessuna idea. E ci riuscirà! Si faranno delle leggi, si pareggeranno dei conti. Le leggi saranno delle catene in più, i bilanci, delle nuove imposte…

Lentamente, l’Asino percorre le strade.

Al suo passaggio, i muri si ricoprono di manifesti che membri del suo comitato aveva affisso, mentre altri distribuivano i suoi proclami alla folla:

“Riflettete, cari cittadini. Sapete che i vostri eletti vi ingannano, vi hanno ingannato e vi inganneranno- e malgrado tutto andate a votare… Votate dunque per me! Eleggete l’Asino!... Non sono più bestia di voi tutti”.

Questa franchezza, un po’ brutale, non piaceva a tutti.

-Ci insultano, urlavano gli uni.

-Si ridicolizza il suffragio universale, gridavano gli altri più giustamente.

-Lurido Ebreo!

Ma delle risate echeggiavano sonore. Si acclamava il candidato. Valorosamente l’elettore si burlava e di se stesso e dei suoi eletti. I cappelli si agitavano e così i bastoni da passeggio. Delle donne gettavano dei fiori…

L’Asino passava.

Scendeva dall’alto di Montmartre recandosi verso il Quartiere Latino. Attraversò i grandi boulevards, i grandi viali alberati, il Croissant dove si cucinano, senza sale, le notizie ordinarie vendute nei giornali. Vide le Halles, i mercati coperti, dove dei morti di fame, degli uomini del Popolo-Sovrano, frugano in cumuli di rifiuti; i Quais, i lungofiume dove degli Elettori eleggono i ponti come alloggi…

Cuore e cervello!... Era Parigi. Era questa la Democrazia!

Siamo tutti fratelli, vecchi vagabondi! Compatite il borghese” Ha la gotta… ed è vostro fratello, gente senza pane, uomo senza lavoro e madre stanca che, questa sera, rientrerete a casa vostra per morire con i figli…

Siamo tutti fratelli, giovano coscritti! È fratello tuo, l’ufficiale, laggiù, bustino da donna e fronte bassa. Saluta! Attenti! La mano nella fila… Il Codice ti spia- il Codice militare. Dodici pallottole sulla pelle per un gesto. È la tariffa Repubblicana. [1]

L’Asino arrivava davanti al Senato.

Costeggiò il Palazzo da cui il veicolò uscì tra la calca; seguì esteriormente, ahimè! i giardini troppo verdi. Poi fu la volta del boulevard Saint-Michel. Alla terrazza dei caffè, dei ragazzi battevano allegramente le mani. La folla in continua crescita si contendeva i proclami. Degli studenti si aggiogavano al carro, un professore spingeva le ruote…

Verso le tre comparvero dei poliziotti.

Dalle dieci del mattino, da ogni stazione di polizia al commissariato, il telegrafo ed il telefono segnalavano lo strano passaggio dell’animale sovversivo. L’ordine di comparizione era stato emesso: Arrestate l’Asino! E, ora, gli agenti di polizia di guardia sbarravano la strada al candidato.

Vicino a piazza Saint-Michel, il fedele comitato di Nul fu intimato dalla forza armata di ricondurre il suo cliente al commissariato più vicino. Naturalmente il Comitato passò oltre- attraversò la Senna. E presto il carro sostava davanti la Palais de Justice.

Più numerosi, gli agenti circondarono l’asino bianco, impassibile. Il Candidato era arrestato alla porta di questo Palazzo di Giustizia da cui i deputati, i corrotti, tutti i grandi ladri uscivano liberi.

 

Nella marea popolare, il carro era scosso da movimenti di rollio. Gli agenti, brigadieri in testa, avevano afferrato le stanghe e si erano passati la seccatura. Il Comitato non insisteva più: si era messo a bardare gli agenti…

Così fu lasciato l’asino bianco dai suoi più accesi sostenitori. Come un volgare politico, l’animale aveva voltato gabbana. La polizia lo scortava, l’Autorità guidava il suo Cammino… sin da quell’istante. Nullo non era che un candidato ufficiale! I suoi amici non lo riconoscevano più. La porta della Prefettura apriva i suoi largi battenti- e l’asino entro come se fosse casa sua.

…Oggi se ne parliamo è per far notare al popolo, popolo di Parigi e delle Campagne, operai, contadini, borghesi, fieri Cittadini, cari Signori, è per rendere noto a tutti che l’asino bianco Nullo è stato eletto. È stato eletto a Parigi. È stato eletto in Provincia. Sommate le schede bianche e contate le schede nulle, aggiungetevi le astensioni, voti e silenzi che normalmente si riuniscono per significare o il disgusto o il disprezzo. Un po’ di statistica per piacere e constaterete facilmente che, in tutte le circoscrizioni, il signore proclamato fraudolentemente deputato non ha un quarto del suffragio. Da lì, per i bisogni della causa, questa locuzione imbecille: Maggioranza relativa- tanto varrebbe dire che, la notte fa relativamente giorno.

Così l’incoerente, il brutale Suffragio Universale che non si appoggia che sul numero- e non ha nemmeno per se stesso il numero- perirà nel ridicolo. A proposito delle elezioni di Francia, i giornali del mondo intero hanno, senza malizia, accostato i due fatti salienti della giornata:

“Sin dal mattino, verso le nove, il Signor Félix Faure andava a votare. Nel primo pomeriggio, verso le tre, l’Asino bianco era stato arrestato”.

Ho letto questa cosa in trecento giornali. L’Argus ed il Courrier de la Presse mi hanno sovraccaricato con i loro ritagli. Ce n’erano in inglese, in valacco, in spagnolo; sempre comunque capivo. –Ogni volta che leggevo Félix ero sicuro che si parlava dell’asino.




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NOTE

[1] Zo d’Axa si riferisce all’episodio di insubordinazione di cui lui stesso trattò nel n° 4 del 17 dicembre del 1897 del suo giornale La Feuille e di cui si rese protagonista il giovane soldato Charles Hatier di stanza ad Algeri condannato al plotone di esecuzione per aver dato uno spintone ad un suo superiore [N. d. T.]

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Immagine tratta dal Blog Caricatures & caricature.

 


Documentazione relativa ai tre scritti politico-satirici scritti da Zo d'Axa per le elezioni legislative del 1898.

Il primo è una nota editoriale all'edizione della raccolta di alcuni articoli di La Feuille in volume e risale al 1900. Il secondo invece è l'introduzione ad una riedizione di un gruppo anarchico chiamato Groupe Maurice-Joyeux e risale al 2003 e consisterebbe nella ristampa di un opuscolo del 1936 che oltre a raccogliere i tre articoli di Zo d'Axa scritti per le elezioni legislative del 1898, comprendevano anche uno scritto antielettoralistico del 1878, intitolato Testa di Legno e Orecchie d'asino, dotato di due splendide illustrazioni e che presto traduremo e collocheremo in rete, scritto da un gruppo anarchico di Bel-Air, nello stesso spirito che era stato quello di Zo d'Axa.

 

[1° documento]

Nota dell’Editore.- Durante il periodo elettorale il manifesto programmatico fu realmente incollato sui muri e il giorno dello scrutino il candidato satirico attraversò realmente Parigi, da Montmartre al Quartiere Latino, fendendo la folla entusiasta o scandalizzata che manifestava rumorosamente. Viale del Palazzo, l’asino fu dovutamente arrestato dalla polizia che si sentì in obbligo di trainare il suo carro per condurlo al canile e se non vi fu allora scontri tra i sostenitori dell’Asino ed i rappresentanti dell’Ordine è per via del fatto che, come raccontarono i giornali dell’epoca, grazie al direttore di La Feuille che gridò: Non insistiamo, ora è un candidato ufficiale!

[2° documento]

Introduzione dell’edizione Maurice-Joyeux del 2003, riproposizione di un opuscolo del 1936.


Qualche parola…

 

I testi che proponiamo in extenso per il lettore nelle pagine che seguono, sono state pubblicate nell’aprile del 1936 nel n° 160 di La Brochure mensuelle diretto dal nostro compagno Bidault.

Questo grande libellista, quel “rivoltoso per temperamento”, che fu Zo d’Axa, redasse i tre primi: Le candidat di la feuille, Aux Électeurs, Il est élu, in occasione delle elezioni legislative del 1898 che si svolsero in pieno caso Dreyfus e altri scandali politico-finanziari!

Li fece apparire in La Feuille- pubblicazione di cui egli assicurava la redazione e l’apparizione “ad ogni occasione”- con la collaborazione amichevole di grandi disegnatori dell’epoca: Steinlen, Luce, Anquetin, Willette, Hermann-Paul, Léandre e Couturier.

Testi, sempre di attualità, si tratta di una vigorosa denuncia della monumentale truffa costituita dal suffragio universale. Da qui la derisione e le risate in occasione di una memorabile campagna elettorale  a Parigi, orchestrata da Zo d’Axa stesso, in favore di un candidato: un asino bianco, chiamato Nullo a giusta causa!

Quest’ultimo, simbolo dell’astensione e del rifiuto della farsa elettorale, fu portato in processione su un carro di trionfo a Parigi, da Montmartre al boulevard Saint-Michel, il giorno delle elezioni in mezzo alle risate e le battute della folla! L’arrivo degli sbirri pose fine a questa manifestazione antipatriottica del miglio gusto!

In quanto al quarto testo- Testa di Legno e Orecchie d’Asino- Fu pubblicato sotto forma di un opuscolo nel 1883 dal gruppo anarchico “Le drapeau noir de Bel-Air” [La bandiera nera di Bel-Air]. Un documento dunque… di un’epoca che nessuno qualificherebbe come eroica”.

Gruppo Maurice-Joyeux





[3° documento]

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Copertina di La Brochure mensuelle [L'opuscolo mensile],  n° 160, edito nell’aprile del 1936, in cui furono riproposti i tre scritti di Zo d'axa, più un altro del 1878, Testa di Legno e Orecchie d'Asino, del Gruppo anarchico di Bel-Air.



[Traduzione di Ario Libert]

Link all'articolo presente presso l'Istituto Internazionale di storia sociale di Amsterdam:
Zo d'Axa

 
Considerazioni marginali del curatore del presente blog in relazione ai tre scritti di Zo d'Axa.




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La fotografia rappresenta Frédéric Gérard, detto père Frédé con il suo asinello Lolo e cioè in un certo senso Aliboron, cioè il nome popolare che si dà in Francia a qualsiasi asino, come noi chiamiamo un gatto qualsiasi micio. Il simpatico vecchietto era gestore del famosissimo Lapin Agile, il cabaret posto sul colle di Montmartre, cioè di uno dei tanti punti d'incontro della Bohème parigina della Belle Epoque. Insieme al suo asinello, père Frédé aveva girovagato per anni per i quartieri di Montmartre vendendo frutta e verdure di stagione. Divenne in seguito il proprietario di un altro famoso locale Bohémien Le Zut, chiuso a causa di una mega rissa che durò un'intera notte. Diventato gestore del Lapin Agile, Frédé si dedicava anche alla vendita di pesce con il suo asinello quale fonte di integrazione dei propri guadagni. Questa pittoresca figura intratteneva la clientela cantando canzoni popolari e suonando la chitarra o il violino. Si meritò soprattutto la gratitudine dei bohémien chiudendo molto spesso più di un occhio sui loro debiti accontentandosi a mo' di saldo del debito del loro canto di accompagnamento o di qualche loro poesia, disegno o quadro.

Tornando al presente post ci chiediamo: è Lolo, l'asinello bianco descritto da Zo d'Axa nel suo scritto Il candidato di La Feuille, ad essere stato trasportato a bordo di un carro trionfale dalla collina di Montmartre sino al Boulevard Saint-Michel tra l'ilarità di una grande folla obbligando la polizia ad intervenire per ristabilire "l'ordine"? Chissà? Anche se Lolo non era bianco... ma il colore gli venne probabilmente attribuito perché appunto le schede annullate, cioè l'annulle (foneticamente: L'âne nul) era di solito una scheda elettorale su cui l'elettore non aveva apposto alcun segno.

Zo d'Axa, naturalmente, come altre centinaia di artisti versanti in cattive acque ma pieni di idee innovative, era un frequentatore del locale. Uno dei tanti quindi tra gli avventori socialisti rivoluzionari, anarchici, prostitute e ladruncoli di varia taglia e foggia. Non è assolutamente da escludersi che il popolarissimo asinello Lolo a cui gli avventori non potevano che voler bene, in parte perché ne era una loro effige sotto forma animale ed in parte perché non potendo non stimare il suo generoso proprietario non potevano non volergliene anche perché  gli era d'aiuto a sbarcare il lunario.

Boronali--Coucher-de-Soleil-sur-l-Adriat



Detto ciò passiamo ora ad un altro avvenimento di cui fu protagonista sempre Aliboron, cioè Lolo, questa volta con  un vero e proprio nome d'arte di Boronali, e cioè dell'anagramma del nomignolo popolare con cui si designa l'asino in Francia da secoli.

Tramonto del sole sull'Adriatico
, è il titolo del quadro riportato qui sopra e appunto "dipinto" dall'asinello Aliboron ed esposto al Salon des Indépendants nel 1910. Altro celebre scherzo quindi di cui fu protagonista l'asinello di père Frédé, grazie allo spirito iconoclasta della bohème di Montmartre. La composizione attirò da una parte la disapprovazione di molti esaminatori ma anche l'approvazione di alcuni, fin ché lo scrittore Dorgèles non ne rivelò la vera origine e provenienza e cioè che il quadro era stato ottenuto attaccando un pennello alla coda di Lolo, alias Boronali, testimoni Warnod e Depaquit, il risultato fu appunto Coucher de soleil sur l'Adriatique. Il quadro fu infine venduto per la somma di 30 luigi e devoluta poi in beneficenza ad un orfanotrofio. Fine del nostro colto gossip.

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Lolo in azione! Foto documento dello scherzo perpetrato dai Bohémiens di Montmartre alla critica artistica. Come si può vedere sul lato destro della foro, il tizio che dà da mangiare a Lolo è chiaramente il buon vecchio père Frédé. L'asinello è legato ad un albero, un pennello gli è stato legato  alla coda si può vedere chiaramente. Il neo artista non può che scodinzolare dalla gioia sia per l'attenzione e l'affetto tributatogli da tutta quella gente sia sopratutto per gli abbondanti bocconcini che sta ricevendo dai suoi numerosi mecenati.


 
[Note esplicative e traduzione di Ario Libert]



Link all'opera originale tratta dal sito dell'Istituto di Storia sociale di Amsterdam:
Zo d'Axa, La Feuille


Link interni:

Nota biografica su Zo d'Axa; scritta da sua nipote Béatrice Arnac d'Axa e presente sul sito dell'Istituto di Storia Sociale di Amsterdam
Saggio di Raymond Bacholet sulla rivista creata da Zo d'Axa La Feuille (1897-1899)
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Published by Ario Libert - in Satira libertaria
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