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16 luglio 2010 5 16 /07 /luglio /2010 05:00

Le collettivizzazioni in Spagna

      collettivizzazioni--01.jpg

L'Opera costruttiva della guerra di Spagna

 

di Augustin Souchy

 

collet--distribuzione-e-scambi-tra-collettivita-contadine-.jpgLa ribellione militare del 19 luglio 1936 ha avuto delle conseguenze profonde per la vita economica della Spagna. La lotta contro il clan clerico-economico non è stata possibile che con l'aiuto della classe operaia.

 

 Lasciata alle sue sole forze, la borghesia repubblicana sarebbe stata schiacciata. Così ha dovuto porsi a fianco del proletariato. Infatti, nel 1934, quando la sinistra catalana volle condurre la lotta contro Madrid senza gli operai ed anche contro gli anarchici ed i sindacalisti, fu Madrid che vinse la partita. I difensori dell'autonomia catalana furono schiacciati.

 

collett--04.jpgDopo la loro sconfitta, Madrid prese la sua rivincita. I capi catalani, Companys in testa, furono condannati a molti anni di carcere. Per evitare lo stesso pericolo, questa volta, la piccola borghesia dovette allearsi ai sindacalisti ed agli anarchici. Questa alleanza non poteva limitarsi al terreno politico. I sindacalisti e gli anarchici avevano fatto cattive esperienze con la repubblica borghese.

 

Non si doveva dunque pensare che si accontentassero di stroncare la ribellione clerico-militarista. Bisognava impegnarsi a creare un cambiamento del sistema economico. Non potevano, infatti, continuare a tollerare lo sfruttamento economico, base, ai loro occhi, dell'oppressione politica.

collett--05.jpgLo sciopero generale, scatenato dalla classe operaia, misura di difesa contro la ribellione, paralizzò per otto giorni tutta la vita economica. Non appena la ribellione fu spezzata, le organizzazioni operaie decisero di porre fine allo sciopero. Gli aderenti alla CNT, a Barcellona, erano convinti che la ripresa del lavoro non poteva effettuarsi alle stesse condizioni precedenti. Lo sciopero generale non fu uno sciopero che aveva come scopo la difesa o il miglioramento dei salari.

 

Ristorante-collettivizzato.jpgNon si trattava, infatti, di ottenere salari più elevati o migliori condizioni di lavoro. Degli impreditori, nessuno era lì, in quel momento. I lavoratori non dovevano soltanto  riprendere il loro posto nello stabilimento, sulla locomotiva o sul tram o negli uffici. Essi dovevano incaricarsi anche della direzione generale delle fabbriche, delle officine, delle imprese, ecc. In altri termini, la direzione dell'industria e di tutta la vita economica incombeva oramai sugli operai e gli impiegati occupati in tutti i settori dell'economia del paese. 

 

collett--06.jpgNon si poteva tuttavia parlare di una socializzazione o di una collettivizzazione applicata secondo un piano ben tracciato. Infatti, non vi fu nulla di praticamente preparato in anticipo, tutto dovette essere improvvisato. Come in tutte le rivoluzioni, la pratica superò la teoria.

collett--07.jpgLe teorie furono, infatti, superate e modificate conformemente alle esigenze presenti della realtà. I sostenitori dell'idea che non si può stabilire una nuova organizzazione sociale che per la via di un'evoluzione pacifica, ebbero anch'essi torto quanto quelli che credevano che non è che attraverso un atto di violenza che un nuovo sistema sociale o economico poteva essere creato, se soltanto il potere politico fosse caduto nelle mani della classe operaia.

 

Queste due opinioni si rivelarono erronee. E la sola opinione fondata fu questa: il potere militare, poliziesco e pubblico dello Stato capitalista doveva essere spezzato per lasciare la via libera allo creazione di nuove forme sociali. Se osserviamo la sequenza degli avvenimenti a Barcellona ed in molte altre località della Catalogna e della Spagna, constatiamo che la realtà si avvicina molto a queste teorie. I poteri pubblici passarono nelle mani degli anarcosindacalisti e dei partiti politici della classe operaia e della piccola borghesia. Questi furono i cambiamenti sul terreno politico. Sul terreno economico, i sindacati agirono da soli.

 

collett--08.jpgDopo il 19 luglio 1936, i sindacati della C.N.T. si incaricarono della produzione e degli approvvigionamenti. I sindacati della C.N.T. si sforzarono innanzitutto di risolvere la questione più urgente: quella di assicurare l'approvvigionamento della popolazione. In ogni quartiere, furono installate delle cucine nei locali dei sindacati.

Dei comitati di approvvigionamento (comitati di Abastos) si occuparono di cercare i viveri ai depositi centrali della città o della campagna. Questi viveri furono pagati con dei buoni il cui valore era garantito dai sindacati. Ogni membro dei sindacati, le donne ed i bambini dei miliziani ed anche la popolazione in generale, tutti furono nutriti gratuitamente. Durante i giorni di sciopero, gli operai non ricevettero nessun salario.

collett--09.jpgIl Comitato delle milizie antifasciste decise di versare agli operai ed impiegati la somma corrispondente a quanto avrebbero percepito se avessero lavorato durante quei giorni. Questa vita economica senza circolazione monetaria durò due settimane. Quando il lavoro ricominciò e la vita economica riprese il suo corso, la circolazione monetaria ricominciò. La prima fase della collettivizzazione iniziò quando i lavoratori assunsero a loro carico lo sfruttamento delle imprese. In ogni officina, fabbrica, ufficio, magazzino di vendita, furono nominati dei delegati sindacali che si occuparono della direzione. 

 

collett--10.jpgSpesso, questi nuovi dirigenti non avevano alcuna preparazione teorica e poche conoscenze in economia nazionale. Tuttavia, avevano una conoscenza profonda dei loro bisogni personali e delle necessità del momento. La questione dei salari, dei prezzi, della produzione, della relazione di questi fattori tra di loro, non fu mai studiata da essi in modo scientifico. Essi non erano né marxisti né proudhoniani. Ma conoscevano il loro mestiere, il processo di produzione della loro industria, sapevano consigliare. Il loro spirito di iniziativa e di invenzione suppliva alla mancanza di preparazione. In alcune fabbriche dell'industria tessile, si confezionarono dei foulard in seta, rossi  e neri, con l'impressione di un testo antifascista. Essi furono posti in vendita. Come avete calcolato il prezzo? Come avete stabilito il margine del profitto? Chiese un giornalsita straniero e marxista. "Non conosco nulla del margine di profitto, rispose l'operaio a cui furono poste queste domande. Abbiamo cercato nei libri il prezzo della materia prima, calcolato le spese correnti, aggiunto un supplemento in vista dei fondi di riserva, aggiunto l'ammontare dei salari, aggiunto un supplemento del 10% per il Comitato delle milizie antifasciste ed il prezzo fu stabilito".

collettivizzazioni--02-.jpgIn questo modo si effettuò nella maggior parte delle imprese la direzione della produzione attraverso gli operai. Le maestranze furono gettati sul lastrico se si opponevano alla nuova gestione economica. Essi furono ammessi come lavoratori se accettavano il nuovo stato di cose. Furono, in questo caso, assunti come tecnici, direttori commerciali o anche come semplici operai. Percepivano un salario corrispondente a quello di un operaio o di un tecnico secondo la loro professione. L'inizio e questi cambiamenti furono relativamente abbastanza semplici. Le difficoltà apparvero più tardi.

 In poco tempo, non ci furono più materie prime a volontà. I primi giorni dopo la rivoluzione, le materie prime furono requisite. In seguito si dovette pagarle, cioè farle entrare nella lista delle spese. Dall'estero non giungevano che molto poche materie prime, ne conseguì un aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti finiti. I salari furono aumentati, ma questo aumento non fu generale.

La collettivizzazione si limitò all'abolizione dei privilegi di certe maestranze o consistette nel beneficio di impresa di una società anonima; così gli operai di queste imprese o società erano diventati i beneficiari al posto dei proprietari precedenti. 

collettivizzazione--cooperativa-di-distribuzione.jpgQuesto cambiamento costituì un legittimo miglioramento della situazione anteriore, perché questa volta gli operai raccoglievano realmente i frutti del loro lavoro. Ma questo miglioramento, questo statuto economico non era né socialista né comunista. Un capitalista era sostituito da una specie di capitalismo collettivo. Là dove c'era un solo proprietario di fabbrica o di un caffè, vi fu in seguito un proprietario collettivo costituito dagli operai della fabbrica o il personale del caffè. Il personale di un caffè ben frequentato ha un reddito più grande di quello di uno stabilimento meno conosciuto.

collettivizzazioni--03--moneta-della-collettivita-di-Ellin.jpgLa collettivizzazione non poteva fermarsi a questa fase. Ciò fu constatato dappertutto. I sindacati decisero di occuparsi essi stessi del controllo delle imprese. I Sindacati d'impresa si trasformarono in imprese industriali. Il Sindacato delle costruzioni di Barcellona si incaricò dell'esecuzione dei lavori delle differenti imprese di costruzione della città. I negozi di barbieri e parrucchiere furono collettivizzati. In ognuno di essi vi fu un delegato sindacale. Ogni settimana, portava il prodotto di tutte le ricette al Comitato Economico del sindacato. Le spese dei negozi furono pagati dal sindacato e lo stesso i salari. Il processo di collettivizzazione non poteva nemmeno fermarsi a questa fase.

collettivizzazioni--02.jpgAlla Federazione locale dei sindacati di Barcellona (C.N.T.) si discusse la creazione di un comitato di coordinamento. Quest'ultimo doveva estendersi a tutti i comitati economici dei diversi sindacati, il denaro doveva essere concentrato in un solo posto, una cassa di perequazione doveva vigilare ad una ripartizione legittima dei fondi. In alcune industrie esistevano dall'inizio questo comitato di coordinamento e questa cassa di perequazione.

36_paysarmees.jpgLa Compagnia degli autobus di Barcellona, impresa redditizia amministrata dagli operai, ha eccedenze di entrate. Una parte di queste eccedenze è versata ad un fondo di riserva per l'acquisto di materiale dall'estero. Un'altra parte è destinata a sostenere la compagnia dei tramway il cui rendimento finanziario è inferiore a quello della Compagnia degli autobus.

 

Quando la benzina divenne rara, 4000 tassisti rimasero disoccupati. Il loro salario dovette essere pagato dal sindacato. Fu un pesante carico per il sindacato dei trasporti. Dovette richiedere aiuto agli altri due sindacati ed al comune di Barcellona. Nell'industria del tessile a causa della penuria delle materie prime, si dovettero diminuire le ore di lavoro. In alcune fabbriche, non si lavorò che tre giorni alla settimana. Tuttavia, gli operai dovettero essere pagati. Poiché il sindacato del tessile non aveva mezzi a sua disposizione, la Generalità dovette pagare gli operai al suo posto.  Il processo di collettivizzazione non poteva arrestarsi a questo livello. I sindacalisti reclamarono la socializzazione.

collettivizzazioni--03.jpgMa socializzazione non significa per essi nazionalizzazione, ossia direzione dell'economia da parte dello Stato. La socializzazione deve essere una generalizzazione della collettivizzazione. Si tratta di una concentrazione dei capitali dei diversi sindacati in una cassa centrale; la concentrazione nel quadro dellal Federazione locale si trasformo in una specie di impresa economica comunale. Si tratta di una socializzazione dal basso o delle attività operaie nel quadro del comune. Senza organizzazione dei lavoratori, non c'è socializzazione. Non soltanto in Catalogna, ma anche in tutte le parti della Spagna, le tradizioni del collettivismo avevano delle radici.

Quando il potere dei generali fu abbattuto, si constatò nel paese, quest'aspirazione generale in favore della collettivizzazione delle grandi proprietà esistenti. Le organizzazioni sindacali ed i gruppi anarchici si posero alla testa di questo movimento per la collettivizzazione. Rimansero fedeli alla loro tradizione.

Al congresso di Madrid della C.N.T., nel giugno 1931, la collettivizzazione del suolo fu dichiarata come uno dei più importanti scopi dei lavoratori della campagna. Le decisioni prese da questo congresso indicano chiaramente la via che nel luglio ed agosto 1936 i lavoratori della campagnadovevano seguire. Nella risoluzione votata nel giugno 1931, si reclamava:

36cnt_paysan.jpg* Tutti i pascoli, grandi proprietà, terreni da caccia ed altre proprietà fondiarie dovevano essere espropriate senza indennizzo e dichiarate proprietà pubbliche (sociali). Tutti i contratti concernenti le decime da versare ai proprietari saranno annullate e sostituite da altri contratti stabiliti dai sindacati secondo i bisogni di ogni distretto.

 

* Il bestiame da macello, le granaglie, gli strumenti di coltura e le macchine che si trovano in possesso dei privati saranno espropriati.

* Ripartizione proporzionata ai bisogni e gratuita dei campi da semina e degli strumenti di coltivazione tra i sindacati dei lavoratori agricoli per la valorizzazione dell eterre e loro sfruttamento.

* Soppressione delle imposte, debiti ed ipoteche che pesano sulle proprietà agricole sfruttate dal loro proprietario senza l'aiuto costante o il servizio salariato di altri lavoratori.

* Soppressione delle imposte agricole e prelevamenti di altra natura che i piccoli agricoltori sono obbligati di versare ai grandi proprietari o agli intermediari".

36_campo.jpg"Il congresso dichiara che la socializzazione del suolo e di tutti i mezzi e strumenti concernenti la produzione agricola e la valorizzazione delle terre, la loro utilizzazione ed il loro sfruttamento attraverso i sindacati agricoli unendo i produttori è una condizione primaria per l'organizzazione di un'economia che assicurerà alla collettività operaia il prodotto ontegrale ed il beneficio del suo lavoro".

La collettivizzazione del suolo assunse in Spagna altre forme che in Russia.

La proprietà agricola, nel quadro di un comune, fu collettivizzata se apparteneva ad un grande proprietario fondiario. Quest'ultimo essendosi collocato a fianco del clan clerico-militarista e contro il popolo. I proprietari, che avevano accettato il cambiamento economico poterono continuare a lavorare nel quadro del sindacato, che si pose alla testa della collettivizzazione. Gli esportatori si allinearono così al sindacato ed in molti luoghi anche i piccoli proprietari. Il suolo e la proprietà furono lavorate in comune dai lavoratori della campagna, tutti i prodotti furono consegnati al sindacato che versò i salari e vendette la produzione.

 

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Castiglia libertaria, un film sulla rivoluzione nelle campagne

 

37campesino_orange.jpgIn un ramo, non vi fu collettivizzazione: nelle banche.

Gli impiegati di banca erano debolmente organizzati. Erano affiliati non ai sindacati della C.N.T., ma ai sindacati della U.G.T. che era contraria alla collettivizzazione; l'U.G.T, socialista, ha, infatti, altre tradizioni. La sua ideologia è socialdemocratica, vuole la statizzazione. La socializzazione deve, secondo questa dottrina, essere applicata dallo stato per mezzo di decreti. Il governo non decretò la collettivizzazione delle banche. Gli impiegati di banca non seppero cosa dovevano fare: così le banche non furono collettivizzate. La collettivizzazione o la socializzazione dell ebanche avrebbe avuto senz'altro un altro sviluppo.

I beni delle banche non sono costituiti da macchine e utensili, ma dai mezzi di circolazione, da valori nominali, da denaro. La requisizione dei beni dell ebanche avrebbe permesso una ripartizione centrale, unica dei mezzi finanziari e lo stabilimento di un piano finanziario. Ma ciò che si perse da una parte, lo si guadagnò dall'altro. L'iniziativa di qualcuno non creò alcun ostacolo. Dopo sette mesi di collettivizzazione, i sindacati, alla luce delle loro esperienze, constatarono che era necessario coordinare tutte le imprese collettivizzate delle diverse industrie. Essi si basarono dunque sulle esperienze compiute.

36orange_valenc.jpgLa direzione centrale, che è creata oggi, non ha bisogno di preoccuparsi della creazione di organi subordinati che esistono già. Il vertice della collettivizzazione poggia su un fondamento solido, che ha per base il sindacato d'industria, le sue sezioni di mestiere nelle imprese ed i laboratori stessi.

Ecco cosa ha fatto la forza della collettivizzazione in Spagna.

Nello sviluppo della collettivizzazione, constatiamo la stessa evoluzione della politica: in particolare il rigetto di ogni movimento totalitario. I sindacati espressero anche la pretesa di regolare l'approvigionamento, senza voler tuttavia farne un monopolio. Il sindacato dell'alimentazione prese a proprio carico il funzionamento delle panetterie. (Non ci sono a Barcellona grani panetterie, fabbriche di pane). Accanto a queste esistono anche delle piccole botteghe di panettieri, che lavorano come prima. Il trasporto del latte dalle campagne alle città è assicurato dai sindacati, che si occupano, inoltre, del funzionamento della maggioranza delle latterie. Il sindacato dell'alimentazione controlla le imprese agricole e lavora in collaborazione con le fattorie collettivizzate. La diminuzione dell'entrara in Spagna del latte condensato ebbe come conseguenza una penuria di latte. Il sindacato dell'alimentazione acquistò del latte condensato all'estero e non vi fu più così penuria di latte a Barcellona.

36cata_agricul.jpgIn Russia, durante i primi tempi della rivoluzione, i magazzini erano fermi. Non fu più così, il grande commercio passò nelle mani dei sindacati. Il piccolo commercio ricevette le sue merci dal sindacato. Per il piccolo commercio l'approvvigionamento fu assicurato dal "Consejeria de abastos", il Consiglio dell'approvvigionamento. Lo scopo fu di organizzare e di unificare l'insieme dell'approvvigionamento in Catalogna di modo che ad ogni località sia servita secondo i suoi bisogni. Un prezzo unico fu stabilito dalle comuni collettivizzate, i sindacati di pescatori e di altri rami dell'alimentazione, in accordo con l'offerta dell'approvvigionamento. Evitare l'aumento dei prezzi delle derrate alimentari, questo era lo scopo di questa politica economica. Speculatori ed accaparratori dovevano essere così eliminati.

pays_extramadur.jpgAlla metà di dicembre, questa politica fu sospesa. Il 16 dicembre fu formato un nuovo governo catalano. I comunisti ottennero l'esclusione del POUM, (Partito Operaio di Unificazione Marxista) dal governo. Nella formazione di quest'ultimo, il ministro dell'approvvigionamento fu accordato a Comorera, membro del partito socialista unificato (affiliato alla terza internazionale). Un altro ministero fu dato a Domenech, il rappresentante dei sindacalisti della C.N.T. Comorera aboliì il monopolio dell'approvvigionamento. La libertà di commercio fu di nuovo introdotta. Si lasciò via libera all'aumento dei prezzi. In questo campo, la collettivizzazione fu sospesa.

sanz_campesi.jpgNel campo dei trasporti, la felice influenza della collettivizzazione salta agli occhi. A dispetto di un aumento generale dei prezzi, le tariffe delle compagnie di trasporti di Barcellona non sono aumentate. Si vedono nelle vie di Barcellona nuovi tram dalla vernice fresca così come nuovi autobus. Numerose vetture taxi sono state rimesse a nuovo. La collettivizzazione delaal campagna e dell'industria apre nuove vie di sviluppo ai cambiamenti strutturali della società. Ma sarebbe prematuro emettere un giudizio definitivo su questo sviluppo che è uno degli avvenimenti sociali più interessanti della nostra epoca. La collettivizzazione apre nuove prospettive, conduce a nuove vie.

36coope_catalo.jpgIn Russia, la rivoluzione ha preso la strada della statizzazione. In Italia ed in Germania, il fascismo ha posto le sue speranze nel sistema corporativo. Negli stati democratici anche si pensa a trovare una soluzione alla crisi economica attuale in nuove forme di fondamenti economici e politici della società. In America, Roosevelt si è lanciato in una via nuova; in Belgio, de Man ha proposto un socialismo parziale. In Francia, dei teorici democratici prendono in prestito alcune delle loro idee al sistema corporativo.

Attraverso queste novità, si intravede un'uscita alla crisi politica, economica e spirituale, una sanamento delal vita economica.

In Spagna, abbiamo messo in piedi nuove teorie, il popolo stesso, i contadini della campagna, gli operai della città si sono fatti carico dello sfruttamento del suolo e dei mezzi di produzione. In mezzo a grandi difficoltà, a tastoni ed attraverso gli errori, vanno sempre avanti, sforzandosi di edificare un sistema economico equo in cui i lavoratori stessi siano i beneficiari dei frutti del loro lavoro.

Questo è il senso della collettivizzazione in Spagna.

 

 

Augustin Souchy (Aprile 1937).

 

 [Traduzione di Ario Libert]


 

LINK al post originale:

Les collectivisations en Espagne


LINK pertinenti alla tematica:

 

La vera storia delle Olimpiadi popolari di Spagna del 1936

Mika Etchebéhère, da: La mia guerra di Spagna

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I taxi di Barcellona

"El Quico" Sabate e los "Bandoleros", la guerriglia urbana libertaria in Spagna, 1945-1963

Gli autori dei manifesti della Rivoluzione spagnola 1936- 1939

La colonna Durruti

S.I.A. Solidarité Internationale Antifasciste

Proiezione permanente di Cervantes attraverso i secoli

La Spagna e il donchisciottismo

Ramon Acin (1888 - 1936)

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12 giugno 2010 6 12 /06 /giugno /2010 06:00

Federica-Montseny.jpgPresentiamo un simpatico breve saggio, scritto dall'anarchica Federica Montseny, che fu anche ministro alla Sanità nel governo Largo Caballero, prima donna ministro in assoluto nella storia della Spagna. Si tratta di un testo tratto dal secondo tomo di un'opera che raccoglieva i manifesti di propaganda sia della rivoluzione in Spagna sia della resistenza in esilio al regime fascista di Franco, ed edito nel 2007 dalle Éditions Libertaires. Il primo tomo era uscito nel 2005. Alcuni scritti di Camus, Nos Frères d’Espagne (1944)  e di Breton (1952) e che presto tradurremo per La Tradizione Libertaria,  erano anch'essi raccolti nel volume in questione.

 

 

    

Proiezione permanente di Cervantes, attraverso i secoli

 

 

Cervantes--02.jpg

 

 

di Federica Montseny

 

Tra il 1944 ed il 1960, numerose illustrazioni libertarie (ed antifranchiste) rappresentano il Don Chisciotte (spesso senza Sancho Pança).  Questa iconografia è disorientante per via dell'immagine di questo cavaliere che lotta invano contro dei mulini a vento che è per lo meno ambigua. È Don Chisciotte o il suo autore Cervantes che gli antifranchisti valorizzano?

 È stato detto che soltanto due libri tradotti in quasi tutte le lingue del mondo, studiati e trasmessi di generazione in generazione avevano raggiunto l'immortalità: la Bibbia e L'ingegnoso Hidalgo Don Chisciotte della Mancia. È quasi inconcepibile che Don Chisciotte, considerato ai suoi tempi come un semplice libro della cavalleria errante, possa essere diventato il "best seller" costante che conosciamo.

 Se sin dalla sua apparizione, la Bibbia voleva essere, ed è stata, in un certo senso, la spiegazione delle origini dell'Uomo, della preistoria e della storia, Don Chisciotte, questo capolavoro fondamentale del pensiero di Cervantes, è stato e rimane, lo spirito dell'avventura, della lotta per la giustizia e dell'esaltazione della persona umana.

Se, in alcuni capitoli, il Don Chisciotte presenta delle caratteristiche un po' rozze se presenta anche l'immagine dell'uomo illuminato dalle creazioni del suo spirito, l'insieme non ne costituisce non di meno il simbolo delle lotte, delle trasformazioni e delle tragedie vissute da Cervantes e da tanti altri uomini, che sin dal Medioevo hanno, con il loro coraggio e la loro intelligenza, segnato l'irraggiamento dei secoli futuri.

Cervantes ha descritto molto spesso il suo eroe con forme ridicole; ad esempio, quando, egli entra in lizza per affrontare i mulini a vento che si profilano all'orizzonte e che egli attacca, convinto che si tratti di nemici particolarmente pericolosi. Tuttavia, accanto ai suoi aspetti comichi- tratteggiati comunque con maestria, per facilitare la pubblicazione della sua opera ed evitare di cadere nelle mani dell'Inquisizione- il Don Chisciotte costituisce una fonte inesauribile di riflessione filosofica; afferma il diritto all'indipendenza ed alla libertà. 

 

   CENIT 1952-Donquichotte

 Cenit, rivista di sociologia e letteraria, edita dalla CNT in esilio


Il pensiero di Don Chisciotte è allo stesso tempo sottile e profondo, benché, a tratti, esso, a momenti, ci sembri un po' folle. Il suo creatore ebbe la saggezza di aggiungergli- come un simbolo della prudenza e del buon senso popolare- l'inimitabile Sancho Panza. Sancho rappresenta il popolo che, a tentoni, cerca di conoscere la verità, la realtà delle cose, anche se, a volte, questa realtà lo trascina verso le fantasticherie eroiche  dell'ingegnoso Hidalgo! Molte verità che Don Chisciotte (Cervantes) non poteva affatto dire (e per validi motivi), le faceva dire a Sancho. Sono espressioni popolari, rozze, molto in accordo con lo schietto linguaggio del popolo dell'epoca.

La perspicacia di Cervantes ha dovuto essere profonda, e grande è dovuta essere la sua abilità affinché il suo capolavoro resistesse alla prova dei secoli e si facesse conoscere in tutto il mondo al punto da diventare un esempio di comportamento per gli uomini ed un modello per la cultura mondiale. Abbiamo pensato che il Calendario della SIA si sarebbe onorato arricchendosi della presenza di Cervantes ed evocando la sua opera, quell'opera costituente un elemento di base della conoscenza della letteratura spagnole e dello sviluppo del pensiero umano.

Facendo astrazione degli anacronismi che i secoli vi hanno portato, conviene conoscere questo libro, per meglio comprendere come si è creata la letteratura spagnola.

Cervantes è anche l'autore di una serie di racconti, pubblicati con il titolo di Novelle esemplari. Ognuna di queste novelle è un ritratto della vita dell'epoca, una presentazione delle idee del "mancese di Lepanto" ed una critica dei pregiudizi sociali e religiosi del suo tempo.

 

Cervantes, calendario SIA, 1963  Calendario SIA

 

 

Cervantes, pacifista per eccellenza, nemico della forza bruta incarnata dal potere politico-finanziario che, nel suo tempo, era accaparrato dai re ed i grandi di Spagna, affronta questo potere con le soli armi che sono le sue e che si rivelano essere temibili: la sua immaginazione e la sua intelligenza, esse si esprimono ammirevolmente, nei personaggi che ha creato.

La vita di Cervantes fu triste e ricca in miserie ed in preoccupazioni di ogni genere. Gli scrittori della sua generazione, considerati di grande valore, non degnavano nemmeno di leggere il suo capolavoro. Lo consideravano semplicemente come un volgare libro di cavalleria. Il che pregiudica il prestigio di Cervantes, poiché ad esempio, Calderon de la Barca e Lope de Vega (che, essi, conobbero la celebrità) non gli rivolsero che delle critiche malevoli. Nessuno può porre in dubbio il valore di La vita è sogno, di Calderon, in cui fermentano pensieri esemplari. Ma, di tutti i grandi scrittori spagnoli, non ve n'è che uno che ha dato prova di questa immensa immaginazione, sempre molto equilibrata, è Cervantes.

Crediamo che sarebbe mancato qualcosa di essenziale, alla storia del Calendario del SIA se Cervantes, il suo Don Chisciotte ed il suo Sancho Panza non avessero avuto il loro posto.

Ne siamo il riflesso, noi tutti, uomini e donne, che abbiamo faticato per vivere e lottare per la libertà, la dignità e la giustizia.

 

 

Federica Montseny

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

Affiches.jpg

Testo tratto da: "Les affiches des combattant-e-s de la Liberté 1936 - 1975", [I manifesti dei combattenti e delle combattenti della libertà 1936-1975], 2007, Tomo 2.


LINK al post originale:

 Don Quichotte ou Cervantès icône de la lutte contre la dictature franquiste?

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9 giugno 2010 3 09 /06 /giugno /2010 06:00

S.I.A.

Solidarité Internationale Antifasciste 1936-1939

  

S.I.A. è un'organizzazione incaricata di organizzare la solidarietà con la lotta in Spagna, poi l'accoglimento ed il sostegno ai rifugiati. 

 

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 Cartoline postali a beneficio dei prigionieri

 

   

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Libertà per i prigionieri antifascisti, SIA li aiuta.

 

Di quali prigionieri si tratta? molto certamente di quelli e quelle che furono arrestati dalle brigate speciali del partito comunista e della ceka. Queste prigioni spesso "clandestine" furono chiamate dagli antifascisti le ceka!

 

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Manifesto edito dalla SIA "Francia".

 

  

 

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  S.I.A.--Badiavilato--1945--05.jpg

 SIA aiuta le vittime del fascismo 

  

 

 S.I.A.--06.jpg I camion inviati dai compagni francesi arrivano a Barcellona.

 

 

 

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[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK:

S.I.A. Solidarité Internationale Antifasciste 1936 - 1939

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4 maggio 2010 2 04 /05 /maggio /2010 17:38

Gli autori dei manifesti 

 

Copertina-libro.jpg

della Rivoluzione spagnola 1936-1939

 

 

 

Qui in alto copertina del libro da cui sono state tratte le informazioni per il presente post, inedito ancora in Italia.

 

di Wally Rosell

 

Chi sono gli uomini e le donne che hanno dato colore alla rivoluzione "Rossa & Nera" spagnola?

  

I manifesti della Spagna antifascista, non sono l'espressione di artisti isolati o di una generazione spontanea. Infatti, sin dagli anni venti del XIX secolo, Helios Gomes, Manuel Monléon, i fratelli Ballaster, Josep Renau (per li comunisti) si organizzano nei loro sindacati (UGT et CNT), essi creano l'unione degli scrittori e degli artisti proletari (Valenza) o il gruppo el Nis (Barcellona). Teorizzano come Ramon Acin, essi organizzano delle esposizioni sull'arte rivoluzionaria (Madrid 1933). Nel 1936, in Spagna, concepire un manifesto è tanto un atto militante quanto un atteggiamento artistico. Il passaggio della "commessa" si fa generalmente direttamente attraverso un sindacato di base, una corporazione, un'organizzazione, un gruppo libertario...

Più di sessanta artisti identificati- che hanno lavorato per i libertari: Arturo e Vicente Ballester; Manuel Monléon; Miralles Sanz; Ricards Obiols; Eleuterio Bauset; Jose Iturzaeta; Badia Vilato; Sim (Rey Villà); Carreno; Jose-Maria Gallo; Carles Fontserè; Rovira; Allaber; Gumsay; Castilla; Helios Gomez; Jacint Bofarull; Muro; Antonio Garcia Lamolla; Edouardo Vicente; Gimenez; Toni Vidal; Augusto, Camps...

Essi non hanno la notorietà di Miro o di Picasso, eppure certi loro manifesti hanno fatto il giro del mondo. Si sono formati per la maggior parte alle scuole di belle arti di Barcellona, Bilbao, Madrid e Valenza. Non sono tutti anarchici, ma sono aderenti ad un sindacato di Barcellona (SPD-UGT); di Madrid (Bellas-Artes -UGT); di Valence (UGT o CNT). Hanno tutti concepito e realizzato dei manifesti per le organizzazioni  libertarie. Di alcuni, non conosciamo che il loro nome, di altri abbiamo la fortuna di poter racimolare alcune informazioni.

Wally Rosell

 

Arturo et Vicente Ballester  

 

 

Ballester, 01

 

  
Ballester--02.jpg

 

Arturo nasce nel 1892. È nel laboratorio di suo zio che si inizia alle arti grafiche, Si iscrive ai corsi serali delle Belle arti di Valenza. Sin dal 1913, partecipa a dei concorsi per manifesti, è premiato diverse volte a Valenza e a Madrid. Si impadronisce delle tecniche della litografia e si interessa a tutte le scuole grafiche ed artistiche.

Partecipa al sindacato della CNT di Valenza. Sviluppa uno stile molto riconoscibile tratto dal dadaismo al costruttivismo. Produce molto per il comitato nazionale di propaganda della CNT ed anche per il PSOE.

Dopo la sconfitta, Arturo Ballester riprende la sua attività di grafico. Firma due manifesti del cinema nel 1941, poi nel 1954.

Meno conosciuto di suo fratello, Vicente (1887-1980), conosce le stesse iniziazioni alla grafica: il laboratorio dello zio e le Belle arti di Valenza con una forte influenza liberty e post cubista, i suoi manifesti hanno uno stile più unificato. Partecipa ai concorsi, alle biennali di Barcellona e Valenza (1936). Nel luglio del 1936, diventato disegnatore pubblicitario, aderisce al sindacato delle professioni liberali della CNT. Firmerà tutti i suoi manifesti con il "marchio": Affichiste de la CNT-AIT [Autore della CNT-FAI].

Loro sorella, Manuela Ballester, è ancora meno conosciuta. Dirige la rivista Passonaria (vicina al PCE). Illustratrice, collabora alla rivista libertaria Estudios. È moglie di Josep Renau autore di manifesti di fama e comunista.

 

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Eleuterio Bauset Ribes

 

Ha studiato alla Scuola di Belle arti di Valenza dove incontra Josep Renau. Sin dal 1936, realizza tutti i manifesti conosciuti della Colonna di Ferro (originaria della regione) che ha integrato una commissione Arti grafiche al suo interno.

  

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È il solo disegnatore ad utilizzare una "bandiera nera" come elemento centrale. Tradizionalmente il movimento anarchico spagnolo utilizza delle bandiere "Rosse & Nere". 

Firma i suoi manifesti: Bauset -AIDC. Questa sigla designa l'Associazione Intellettuale per la Difesa della Cultura, una delle numerose organizzazioni antifasciste creata in gennaio nel 1936 a Barcellona.  

 

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Nel 1939, è imprigionato (con avec M. Monleon?), poi si reca in esilio nell'America del Sud prima di tornare nel 1973.  

 

 

Jacint Bofarull

 

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Catalano, nasce nel 1903. Compie gli studi alle Belle arti, poi entra nella vita attiva come grafico pubblicitario. È l'autore di una serie di manifesti per le sigarette Dunhill e dei magazzini di articoli sportivi di Barcellona. Vicino ai comunisti, aderisce molto presto al sindacato dei disegnatori  professionali (SDP-UGT). Nel febbraio del 1939, fugge dal franchismo e passa in Francia dove lavora per il quotidiano di Perpignan l'Indépédant sino al 1950. Parte per il Venzuela e l'Argentina prima di tornare definitivamente in Spagna.  

 

Carles Fontseré

 

 

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Nato a Barcellona nel 1916. Ha vent'anni nel luglio 1936 e malgrado la sua giovane età, propone dei manifesti alle organizzazioni antifasciste di una rara forza (CNT; UGT; Generalitat della Catalogna).

IL suo manifesto più famoso è quello del grido del contadino che alza in alto la sua falce; Libertà! Su una bandiera rossa e nera con la sigla FAI. È attivo in seno all'interno dei sindacati  dei disegnatori professionisti di Barcellona (SDP-UGT). Disegna molti manifesti, ma anche, propone altre animazioni grafiche: è Carles Fontsere che propone a Ricardo Sanz (della CNT) di decorare i treni che percorrino la rete controllata dagli antifascisti. Nel 1937, si arruola nelle Brigade internazionali sul fronte di Madrid.

 

 

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La maggior parte dei suoi manifesti sono redatti in catalano. Nel 1939, conosce i campi di concentramento del sud della Francia. Alla fine degli anni 40, andrà a lavorare in Messico, poi a New York. Incontra il poeta Raphaël Alberti con il quale lavora a Roma.

Dopo la morte di Franco, Carles Fontseré ritorna a Barcellona, rilascia numerose interviste, partecipa alle esposizioni di manifesti della guerra civile e scrive un libro: Mémoires d'un affichiste catalan [Memorie di un autore di manifesti catalano]. In occasione di un'esposizione sull'anarchismo catalano e la guerra civile, realizzerà un ultimo manifesto per i libertari nel 1986. Il mio stile è stato soprattutto influenzato da Helios Gomez. Avendo più anni di noi, ha potuto viaggiare, in Germania, riportarci delle forme nuove come il cubismo, il realismo, ho cercato di imitarlo.

 

José Maria Gallo

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Come molti altri, prima del 19 luglio, guadagnava la sua vita realizzando delle insegne o dei disegni pubblicitari ed in parallelo, disegna per la stampa anarchica (Mujeres Libres , Tierra y Libertad, CNT). Queste caricature sono molto apprezzate, gli offrono una notorietà importante in ogni ambiente. Ha realizzato dei manifesti per la La Fragua Social (quotidiano della CNT di Valenza), il comitato nazionale di propaganda e per la federazione dei gruppi Mujerès Libres (Donne Libere). In Francia, durante la guerra, partecipa alla rete di evasione Ponzan Vidal. Alla liberazione, collabora come disegnatore a Paris Presse e Jour de France.

  

Helios Gomez

 

 

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Gitano nato a Siviglia nel 1905. Inizia come decoratoredi ceramica, i suoi primi disegni sono pubblicati nel giornale anarchico Páginas Libres o illustrano dei libri andalusi. Frequenta gli ambienti anarchici e decide di parlare, scrivere e dipingere rimanendo coerente con la sua scelta politica. A Parigi, espone in diverse gallerie e collabora alle riviste: Tiempos Nuevos , Rebelión e Vendredi . È arrestato ed espulso per la sua partecipazione alle manifestazioni contro l'esecuzione di Sacco e Vanzetti. Si trasferisce allora a Bruxelles, poi ad Amsterdam, Berlino, Vienna, Leningrado. Nel 1930, l'Associazione Internazionale dei Lvoratori (AIT) pubblica a Berlino il suo primo albo Días de ira.

Di ritorno a Barcellona, Hélios Gomez collabora a numerosi giornali e riviste di sinistra: L´Opinió, La Rambla, La Batalla, L'Hora, Bolívar e Nueva España. Nel 1931, aderisce al PCE. Arrestato nel 1932, è di nuovo espulso. Si reca in URSS da cui fa ritorno nel 1935. Sin dal 1936, a Barcellona crea il gruppo Els Nis, poi diventa presidente del comitato rivoluzionario del Sindacato dei Disegnatori Professionisti (SDP-UGT).

Si arruola sul fronte di Aragona, come miliziano in una sezione incaricata della propaganda, raggiunge inseguito il Fronte di Madrid dove uccide un capitano. Poco dopo, trova rifugio all'interno dell'Ex colonna Durruti, ne diventa il commissario allal propaganda. Idea l'intestazione del giornale della colonna El Frente ed il manifesto dell'esposizione dedicata a Buenaventura Durruti (novembre 1938). Nel 1939, sarà internato successivamente in diversi campi di concentramento del Roussillon, poi in Algeria. Ritorna a Barcellona sin dal 1942 dove riprende il suo mestiere di grafico ed è di nuovo incarcerato nella prigione "modelo", dove dipinge la sua ultima opera. Muore nel 1956.

 

 

Gumsay

 

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 Lavorò soprattutto per le Gioventù Libertarie (Esfuerzo, Ruta). Realizza anche dei fotomontaggi per Estudios, Tiempos Nuevos.

 Gumsay, il pittore dei vizi umani. Per meglio conoscerlo riportiamo uno stralcio di una sua intervista pubblicata nel 1938 per l'Espagne Antifasciste.

Q: Ogni opera letteraria ed includo la tua pittura in quanto tale, realizza bene anche senza proporselo, una funzione critica ed in un certo senso, morale?

Gumsay: Voglio che i miei quadri siano utili, politicamente, cioè rivoluzionariamente. Più ancora se essi esercitano questa funzione morale concreta che si assegna alla Letteratura, che sia senza rendersene conto, per una strada diversa: quella dell'emozione plastica.

Q: Gli artisti di oggi, sono il 15 marzo 1938 all'altezza delle circostanze spagnole?
Gumsay: NO!
Q: Perché?
Gumsay: Il presente spagnolo è bruciante e oppresso di emozione e di dolore. Il popolo non sogna con le opere degli artisti. In Spagna, il popolo si gioca tutto, tutti i giorni. E gli artisti, tranne onorevoli eccezioni, rischiano poco, se rischiano qualcosa, nella loro opera. Triste...!

 

 Manuel Monleon Burgos

 

 

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Nato a Valenza nel 1904 da povera famiglia. Dopo la scuola primaria, entra nel laboratorio di Mariano Perez come apprendista, per dipingere delle miniature e dei ventagli. Molto presto, si interessa all'anarchismo, al nudismo (molti uomini e donne nudi nelle sue composizioni) ed aderisce al gruppo esperantista di Valenza. Propone le sue illustrazioni per delle riviste libertarie: Estudios (rivista di sociologia della FAI ), Cuadernos de cultura, Nueva Cultura, ecc.

  

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A Valenza, incontra Josep Renau che fu uno dei primi autori di manifesti politici (dopo John Heartfield) ad impiegare il fotomontaggio nei suoi progetti ben prima del 1936 (sarà commissario alla propaganda presso un ministro PCE). Nel 1933, con Josep Renau, milita all'unione degli scrittori ed artisti proletari.

 

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Nel momento più acuto della lotta contro il fascismo, Monleon afferma il suo stile, utilizza molto le disgonali e l'aerografo: manisfesti, copertine di riviste e libri. Il nudo è uno dei suoi temi favoriti, molte delle copertine delle riviste libertarie sono illustrate su questo tema. Realizza dei fotomontaggi per dei quotidiani a Valenza (Umbral).

Partecipa al Laboratorio delle arti plastiche dell'Alleanza degli intellettuali ed alla prima esposizione dell'arte rivoluzionaria (1932), è presente al padiglione spagnolo dell'esposizione universale di Parigi del 1937. Realizza dei manifesti per la CNT-FAI (il manifesto della Colonna Iberia) ed il Partito sindacalista (di Angel Pestana).

Nell'aprile del 1939, sarà incarcerato, per tre anni- in diverse luoghi di detenzione politici gestiti da militari italiani, farà anche dei soggiorni in prigione (Alicante, Madrid, Valenza). Realizza dei disegni sull'universo carcerario franchista o realizza dei calendari per i suoi compagni di cellula o la sua famiglia.

  

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Quando ne esce, per far vivere la sua famiglia, crea una piccola agenzia di pubblicità a Valenza, realizza di nuovo dei manifesti... per il cinema. Parallelamente, crea una rivista dedicata alle arti grafiche. Negli anni 50, parte per la Colombia, ricrea un'agenzia di pubblicità: logo, manifesti per il cinema, packaging. Espone una parte delle sue opere a Bogotá (Colombia), poi a Caracas (Venezuela). Ritorna a Valenza nel 1962 e muore nel 1976.

Nel 2004, un documentario di 50 minuti gli rende omaggio: Manuel Monleon Burgos, un grito pegado en la pared.

"L'arte per l'arte sarà per i giorni felici". M. Monleon 1937

   

Ricard Obiols (1894 – 1967)

 

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Sin dai primi due decenni del secolo, frequenta gli ambienti catalani per i quali realizza molti manifesti. Avrebbe partecipato all'esposizione internazionale di Barcellona nel 1929 con altri grafici e pittori. Nel 1936, ha 42 anni a lavora per l'UGT e la CNT di Madrid e Barcellona. Aderisce al sindacato professionisti delle Belle arti di Madrid. Muore nel 1967 a Barcellona.

Suo fratello Vicente è, anch'egli, grafico.

   

Sim, pseudonimo di: Rey Vila.

 

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Nel 1939, Sim prende la strada dell'esilio per Parigi. Elegge il suo studio vicino a Buttes-Chaumont dove continua a disegnare firmando con il suo vero nome Rey Vila.

I suoi temi preferiti sono i Tori e Don Chisciotte. Inoltre, contribuisce- un po'- alla lotta artistica antifranchista.

   

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Studia il disegno alla scuola delle Belle arti di Barcellona. Ritorna da suo servizio militare- nell'Africa del Nord- nel 1921 con un albo da disegni giudicato come antimilitarista ed un giudizio molto duro sugli uomini politici: La sconfitta nel Marocco? Una conseguenza del disprezzo (verso il popolo) di questi mercenari dello Stato. Da quel momento prende contatto con il sindacato dei disegnatori professionisti (SDP-UGT) e sostiene le lotte sociali. Sin ndal 19 luglio, mette il suo "disegno" al servizio della rivoluzione sociale.

Realizza un albo di acquarelli, Stampe della rivoluzione spagnola- 19 luglio 1936, destinato alla propaganda internazionale: un disegno e tre commenti (spagnolo, inglese, francese). Rey Vila lo propone alla UGT che rifiuta di pubblicarlo, perché? Troppo favorevole all'azione degli anarchici. Quest'albo (edito dalla CNT) sarà- prima di Guernica di Picasso- l'"opera" più conosciuta sulla rivoluzione spagnola. L'UGT gli chiederà alcuni mesi dopo un albo di disegni dello stesso genere sulla vita al fronte.

Un disegno spigoloso rafforzato da un tratto nero spesso e da colori vivi sfumati: più vicino alla caricatura che all'acquarello. Il suo approccio pittorico si rapporta male alle tecniche e allo stile degli altri autori di manifesti. Ne realizzerà pochi (per conto dellal CNT, dell'UGT e per la Generalitat della Catalunya), disegnerà molto per dei calendari, cartoline postali, ecc.

 

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Gallur Manuel

 

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Nato a Valenza nel 1905. Entra alla Scuola delle Belle Arti nel 1930. Gallur lavora come disegnatore pubblicista e parrallelamenmte partecipa a diverse esposizioni d'avanguardia. Incontra le idee libertarie ed aderisce al sindacato delle professioni liberali della CNT.

Firma i suoi manifesti con la sigla "autore di manifesti della CNT-FAI".

Parteciperà all'esposizione universale del 1937 a Parigi con un manifesto: Il popolo sarà libero!

Dopo la sconfitta, lavora di nuovo come pubblicista ed anche come dissegnatore di mobili (a Saragozza).

Muore a Marsiglia nel 1995.

  

Badia Vilato

 

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Sappiamo poche cose su questo compagno. Come molti altri, passa attraversò la Scuola delle Belle Arti di Barcellona e lavora per la CNT-FAI. Durante la guerra, realizza uno straordinario manifesto antimilitarista nel 1937: "Ambizione, Militarismo, Guerra, questo è il fascismo". Questo manifesto sarà ripreso con lo stesso testo tradotto in inglese, dai movimenti anti-guerra negli Stati Uniti, nel 2004.

Graficamente, è molto influenzato dai surrealisti francesi. Nel 1939, prende la strada dell'esilio in Francia, dove continuerà il suo lavoro di Grafico professionista per Air France (1951), Maurice Chevalier, il Teatro dell'Odéon, Il salone dell'auto e contro l arepressione franchista.

 

 

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Collabora molto regolarmente a SIA (Solidarietà Internazionale Antifascista) per cui propone dei disegni per i calendari, cartoline postali e manifesti. Nel 1947, edita un albo di disegni accompagnati da testi (inglese, francese, spagnolo), Spagna eterna, Edition Espagne Libre. 

Alla fine degli anni 50, parte per l'America del Sud: la Bolivia, il Brasile dove si perdono le sue tracce.

 

 

Manuel Camps Vicens

 

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Nato a Gerona nel 1906, si iscrive alla scuola delle Belle Arti di questa città. A partire dagli anni venti acquisisce una certa fama esponendo a Barcellona, Madrid, ecc. Integra il Grouppo Arte Libera (grup art lliure) che raggruppa gli autori di manifesti, illustratori, pittori della CNT della Catalogna.

Combatte sul fronte dell'Ebro. Dopo la sconfitta, è arrestato ed inviato in un camkpo di concentramento dalla Gestapo. Alla liberazione, si istalla a Tolosa e riprende le sue attività di pittore. Espone soprattutto nel Sud Ovest. Come molti altri artisti, Manuel Camps Vicens partecipa anche ad un'attività pittorica militante (all'interno alla CNT) contro il Franchismo (esposizioni del 1947, 1952, 1956) e per l'Occitania. Muore nel 1986.

 

 

Baltasar Lobo

 

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Nato nel 1910, non lontano da Zamora, a 12 anni lavora riproducendo delle immagini religiose a Valladolid. La sua prima esposizione nel 1928 gli apre le porte delle Belle Arti di Madrid. Dopo tre mesi di corsi, se va sbattendo la porta non sopportando l'insegnamento "ufficiale", preferisce studiare le sculture arcaiche del museo archeologico.

Nel 1936, Baltasar Lobo è membro del comitato peninsulare delle FIJL. Collabora molto regolarmente- attraverso disegni, cartoline postali e manifesti- a Tierra Y Libertad, Frente Libertario. La sua compagna Mercedes Comaposada Guillen è una militante attiva delle Mujeres Libres, Baltasar Lobo realizza molte copertine per le riviste, disegni, manifesti e cartoline postali per quest'organizzazione anarco-femminista.

 

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Nel 1939, giunge a Parigi con una raccomandazione per "Picasso" (la sua compagna diventerà per un periodo sua segretaria). Incontra così Miro e diventa amico dello scultore Henri Laurens che l'aiuta a regolarizzare la sua situazione  e gli trova un laboratorio per lavorare. Alla liberazione, molto rapidamente la sua reputazione internazionale di scultore supera i circoli militanti. Espone, si lega con Kandinsky, Dubuffet, insegna e realizza delle committenze (soprattutto delle sculture) per i comuni della periferia parigina. Dopo al morte di Franco, realizza una scultura a Barcellona.

Vivrà a Parigi sino alla sua morte nel 1993.

 

 

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Helios Gomez

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19 ottobre 2009 1 19 /10 /ottobre /2009 11:31
 La vera storia delle Olimpiadi popolari della Spagna del 1936 
Barcellona 1936, 01

 

9 luglio 1936. Il Fronte popolare sceglie i Giochi Olimpici di Hitler invece delle Olimpiadi popolari di Barcellona. Perché? 


di Wally Rosell


È sempre utile ricordare la duplicità e la codardia della "Sinistra" parlamentare una volta giunta al governo. Socialisti, radicali, comunisti ecc., hanno in ogni tempo indietreggiato di fronte al padronato, la borghesia, l'estrema destra, l'oscurantismo religioso ed il militarismo.

Capitolazione, tradimenti, fallimento ideologico. Il mitico Léon Blum non fa eccezione. Gli indietreggiamenti del Fronte popolare di fronte al fascismo iniziano ben prima del 19 luglio 1936 data dell'inizio del conflitto armato spagnolo, ecco un esempio poco noto.

1928, le città di Barcellona, Berlino, Istanbul pongono la loro candidatura per l'organizzazione i Giochi Olimpici del 1936. Maggio 1931, la Spagna festeggia l'instaurazione della prima repubblica. Nello stesso momento, il Comitato internazionale olimpico (CIO) si riunisce in Spagna per scegliere la città che accoglierà i giochi olimpici del 1936. Ufficialmente, Berlino è stata scelta per celebrare il ritorno della Germania nel concerto democratico. Ufficiosamente, il barone Pierre de Coubertin ed i membri del CIO sono spaventati dalla massa popolare spagnola "repubblicana e laica".

1933, Hitler vince le elezioni, il nazismo è al potere in Germania, le sue angherie pure. Gli atleti non ariani sono esclusi o rimossi dai loro titoli [1]: Lo sport tedesco è fatto per gli ariani (...) la direzione della gioventù tedesca appartiene interamente agli ariani e non agli ebrei.

1934, la coppa del mondo di calcio si svolge in Italia. Con la vittoria della Squadra mussoliniana, lo sport è diventato uno strumento di propaganda internazionale ed un altro modo di fare la guerra: "È quanto si può fare di meglio senza coltelli e pistole" (H. de Montherlant).

Non un soldo, non un uomo per i Giochi Olimpici di Berlino

A sinistra, intellettuali e sportivi si mobilitano sin dal 1933, delle manifestazioni importanti si svolgono in Europa e soprattutto negli Stati Uniti [2]
. Un comitato internazionale per il boicotaggio dei giochi fascisti viene creato: il Comitato internazionale per il rispetto dell'idea olimpica. In Francia, la nuova Fédération sportive de gauche [Federazione sportiva di sinistra] (FSGT) lancia lo slogan: Non un soldo, non un uomo per i Giochi Olimpici di Berlino!

I giornali sportivi dell'epoca vi dedicano numerosi articoli: "La legge olimpica è violata ogni giorno, nessuna garanzia di libertà è accordata agli sportivi ebrei e cattolici. In queste condizioni, il nostro dovere, così come quello di tutti gli uomini d'onore, è di denunciare vigorosamente le pratiche hitleriane e richiedere il trasferimento dei Giochi in un altro paese" (da Le Sport del 9 ottobre 1935).

Dopo il 1934, per combattere l'ascesa del fascismo, in Europa occidentale le diverse sinistre mettono a punto la strategia del Fronte popolare. I dirigenti dei fronti popolari spagnolo e francese si vogliono alla testa di questa lotta. Sul fronte dello sport, i contatti si allacciano tra la FSGT di Léo Lagrange e la Generalità della Catalogna. Parallelamente, Anversa, Praga e alcune altre città tentano - senza successo - di organizzare dei Giochi Olimpici alternativi. Nel 1935, Tel Aviv accoglie i primi olimpici "Ebrei".

Il 18 febbraio 1936, la vittoria del fronte popolare in Spagna serve da fattore catalizzante, la decisione è presa: delle Olimpiadi Popolari verranno organizzate dal 22 al 26 luglio 1936 a Barcellona, in contrasto dei Giochi Olimpici "ufficiali" fascisti di Berlino. Quest'annuncio incontra rapidamente un eco considerevole nel mondo dello sport, il fenomeno tocca la stessa Svizzera (sede del CIO). Nel giugno del 1935, grazie all'azione della Fédération ouvrière suisse de Gymnastique et du sport, il governo federale Svizzero rifiuta di votare una sovvenzione alla delegazione olimpica che deve recarsi a Berlino... prima di ripensarci su [3]. Infine, 300 atleti elvetici si recheranno a Barcellona e alcuni andranno ad integrare il gruppo internazionale della colonna Durruti.

In Belgio, i parlamentari ed il governo sono sottoposti a delle tensioni sulla partecipazione ai Giochi Olimpici nazisti. In Olanda un gruppo d'artisti antifascisti si raggruppa intorno al comitato: De Olympiade Onder Dictatuur DOOD (L'olimpiade sotto la dittatura), organizza delle esposizioni, degli spettacoli per il boicottaggio dei Giochi Olimpici di Berlino. In Francia alla fine di aprile del 1936, la sinistra vince le elezioni, il dibattito riprende: come potrebbe la Francia del Fronte popolare partecipare ai giochi nazisti?

In questo periodo, l'organizzazione delle Olimpiadi popolari di Barcellona prende forma: il 1° maggio, il programma definitivo è reso pubblico ed in giugno il Comitato d'organizzazione di Barcellona lancia gli inviti ufficiali, 34 paesi rispondono favorevolmente. Tutti gli sportivi possono parteciparvi sia individualmente sia delegati dal loro club o dalla loro federazione. Lo stadio olimpico è inaugurato a Montjuich, gli alberghi potranno accogliere più di 6000 partecipanti: sportivi, allenatori e giornalisti. Un inno è composto (servirà più tardi come canto feticcio del 5° reggimento a Madrid). La cerimonia d'apertura è fissata per il 19 luglio!

Barcellona 1936, 03De Olympiade Onder Dictatuur (DOOD), agosto 1936, esposizione ad Amsterdam contro i Giochi Olimpici di Berlino.


Socialisti e comunisti preferiscono Hitler al proletariato in lotta

 

In Francia, ovviamente la destra, le leghe fasciste e il tristemente celebre barone de Coubertin si schierano per Berlino, il Partito comunista, Léo Lagrange e André Malraux sostengono ufficialmente l'iniziativa di Barcellona e del Fronte Popolare spagnolo. Il 4 luglio 1936, le prove ufficiali per le qualificazioni di Barcellona si svolgono allo stadio Pershing a Parigi. Léo Lagrange - segretario di Stato e del tempo libero - presiede queste giornate. Attraverso il loro club, la FSGT, o individualmente, centinaia di atleti francesi si iscrivono a queste Olimpiadi antifasciste. Durante la stessa settimana, a Garches (Yvelines), Pierre Cot (ministro dei Trasporti), André Malraux, Léo Lagrange e numerosi dirigenti del Fronte popolare partecipano ad una giornata di sostegno alle Olimpiadi Popolari e per il boicottaggio dei giochi razzisti di Berlino.

I fatti sono testardi, diceva Lenin, e aveva ragione!

Politicamente dopo la sua vittoria elettorale, il Fronte popolare francese giunge al potere - ufficialmente - il 4 giugno. È allo zenit della sua popolarità, portato alla vittoria dagli scioperi con occupazione delle fabbriche del mese di maggio. Le Olimpiadi di Barcellona erano - per i socialsiti ed i comunisti - un'occasione per realizzare un enorme colpo di propaganda... senza rischi.

Cosa decide il governo Blum?

Innanzitutto, rifiuta le sovvenzioni ai partecipanti ed ai sostenitori delle Olimpiadi di Barcellona. Le spese di viaggio, di albergo, degli allenamenti, i salari (degli sportivi) mancanti saranno a carico delle delegazioni e degli atleti. In seguito Léon Blum iscrive un dibattito all'ordine del giorno dell'Assemblea nazionale la cui maggioranza è dalla sua parte (316 deputati su 618). Il 9 luglio, giorno del voto, nell'emiciclo, non mancano i soliti discorsi infiammati: "Andare a Berlino, è accettare una specie di complicità con i carnefici, è porre i ferri ai piedi delle vittime ed è coprire i loro lamenti in coro, con il maestro di cappella del Reich, l'inno alla gloria dello sport", dirà un deputato comunista. Infine, dopo mezzogiorno, il voto verte sulla partecipazione della Francia ai giochi di Berlino. È senza appello: la destra vota unanimamente "a favore" e tutta la sinistra... si astiene! Partito comunista compreso. Non un deputato di sinistra a votare contro la partecipazione del Fronte popolare ai Giochi Olimpici di Hitler. Tutto si sgonfia, tutto tranne uno: Pierre Mendès France. Una cosa pietosa.

Barcellona 1936, 02

Malgrado tutto, sin dal 14 luglio, con navi o treni, gli sportivi di 23 paesi si dirigono verso Barcellona. Dei treni speciali partono dalla stazione di Austerlitz, il treno speciale dei francesi trasporta più di 1200 persone: delegati, famiglie ed atleti. Ogni fermata nelle stazioni serve da pretesto per delle manifestazioni: banderuole, Internazionale [4]. Gli ultimi partecipanti arrivano a Barcellona il 18 luglio in mattinata. La maggior parte non parla né castigliano né catalano, ma alcuni percepiscono una tensione incredibile. Ho subito capito che qualcosa stesse accadendo da qualche parte, si ricorda un dirigente socialista della FSGT.

Nella notte tra il 18 ed il 19 luglio, è l'inizio del sollevamento militare franchista, i primi colpi di fuoco scoppiano nei punti strategici di Barcellona. Negli alberghi, alcuni sportivi pensano che si tratti di fuochi d'artificio in onore dei giochi! Tutta la giornata del 19 luglio se la maggioranza degli sportivi restano nelle loro residenze altri escono per aiutare il popolo contro l'offensiva dei militari, alcuni vengono feriti o uccisi.

Il 20 luglio la calma ritorna a Barcellona. I combattimenti per il controllo della centrale telefonica della piazza di Catalogna hanno tagliato tutte le comunicazioni con il resto del mondo. Atleti e delegati scoprono una città in cui il proletariato è uscito vittorioso da un combattimento contro il fascismo. Gli sportivi rifugiati ebrei, antifascisti italiani, tedeschi, austriaci, polacchi, ecc. simpatizzano con il popolo in armi: Eravamo venuti a sfidare il fascismo in uno stadio e ci fu data invece l'opportunità di combatterlo.

 Barcellona 1936, 0419 e 20 luglio 1936 a Barcellona, dietro le barricate si vedono i manifesti delle prove di ciclismo, di pugilato e delle manifestazioni folcloristiche.


Il 23 luglio, Jaume  Miravitlles [5] segretario del comitato esecutivo delle Olimpiadi popolari di Barcellona annuncia ufficialmente l'annullamento dei giochi. Il 24 luglio, le prime colonne dei miliziani partono per liberare l'Aragona, degli sportivi antifascisti vogliono recarvisi anche loro!

Per fortuna il Fronte popolare vigila, viene impartito l'ordine alle delegazioni di ritornare immediatamente, due navi passeggeri partite da Marsiglia raggiungono Barcellona. I capi della delegazione francese esigono che TUTTI i francesi rientrino immediatamente, gli sportivi francesi sono relegati nei loro alberghi. Il governo Blum chiederà loro 150 franchi per "le spese di rimpatrio". Bisogna ammettere che socialisti e comunisti hanno dei buoni motivi per essere turbati: molte centinaia di uomini e donne membri delle delegazioni olimpiche avevano già preso parte e dato il loro sostegno alla rivoluzione che si andava sviluppando, costoro rimarranno in Spagna. 

Emmanuel Mincq, calciatore ebreo polacco di Anversa, raggiunge la Colonna Thaelman, diventerà uno dei dirigenti della Brigada Dombrosky. Resta in Spagna sino al febbraio 1939. In Francia, farà il giro dei campi di detenzione della Linguadoca (Argeles, Vernet, Gurs, ecc). Riuscirà ad evadere per raggiungere la resistenza. Alcuni sfileranno sul Paseo de Gracia con la colonna Durruti. Altri ancora, partiti in macchina verso la frontiera francese, integrano infine le colonne del POUM e soprattutto la CNT (la colonna Ortiz) come, ad esempio, la francese Carmen Crespo che muoiono in autunno durante l'assalto del Monte Pelado.

IL 19 luglio, Giral - Presidente della repubblica spagnola - rifiuta di armare l'UGT e la CNT, allo stesso tempo, per salvare la repubblica spagnola, chiede un aiuto militare urgente a Léon Blum, che rifiuta. Poco dopo, il Fronte popolare continuerà la sua coraggiosa politica di "NON intervento": 

•  chiudendo la frontiera;
•  rinunciando alle consegne di armi a favore del Fronte popolare spagnolo;
•  proibiendo a Lluis Companys di partecipare ad un incontro unitario a favore della Spagna repubblicana [6].
•  Mentre Hitler e Mussolini consegnano cannoni, carri armati e uomini a Franco, Blum offre delle ambulanze alla Spagna antifascista e proibisce il passaggio dei volontari internazionalisti.

 
Nel frattempo, il 9 agosto del 1936, si svolge la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici a Berlino, le delegazioni americane ed inglesi volteranno ostentatamente la testa passando davanti alla tribuna in cui troneggia Hitler. Il Fronte popolare richiederà agli atleti francesi di sfilare "a braccio teso" per salutare la tribuna fascista, in breve, l'ordinaria prassi socialdemocratica. 

Alcuni sportivi si pentirono di questo comportamento: "I nostri dirigenti hanno capitolato davanti ad Hitler, avevano paura!". "Non avevo una maturità politica sufficiente, all'epoca" confessa un membro della FSGT. "Per me, quei 4 giorni (a Barcellona) mi hanno portato ad una presa di coscienza politica. Nel 1938, quando la sconfitta repubblicana divenne inevitabile provammo un sensazione di essere stati dei traditori che ho sempre conservato in fondo a me", E. R. un giocatore di basket francese.

 

I rapporti socialismo/sport

 
Il fascino dei concetti sportivi ed educativi degli stati fascisti neri (Germania, Italia, Giappone) e rossi (URSS) è molto ancorato negli ambienti del Fronte popolare. Le competizioni sportive inizialmente denunciate come un'attività borghese e reazionaria, diventeranno - nel 1936 - un'attività essenziale alla propaganda del Fronte popolare incancrenito nel nazionalsimo, la collaborazione di classe, ecc.

 Alcuni socialisti e comunisti vedono nello sport sia una quasi preparazione militare o anche un modo di contribuire, all'interno delle imprese al "miglioramento dei rapporti tra capitale e lavoro, dunque all'eliminazione del concetto di lotta di classe" o ancora "un modo di fermare la degenerazione fisica e morale della razza" (Georges Barthélemy, deputato SFIO). 

E presso gli anarchici?  

In Francia, lo sport è un abominazione assoluta. Tranne Sébastien Faure, P. Robin e Francisco Ferrer, tutti i pedagoghi libertari considerano le attività sportive come indispensabili all'educazione integrale e alla formazione dell'individuo. A titolo personale e come tutti coloro che l'hanno praticato, sostengoche lo sport collettivo è una scuola di pratica libertaria! Tutto come l'educazione, l'economia, la morale, lo sport può essere concepito in un quadro libertario. Una squadra di calcio, rugby, pallamano, basket ed anche di bocce è un gruppo sociale come gli altri, può funzionare senza dio né capi né denaro, ognuno secondo i propri mezzi mette le sue competenze al servizio della collettività. 

È certo che il buzzurro si sviluppa soprattutto ai margini degli stadi ed anche nelle tribune. Ma tra di noi, constato gli stessi comportamenti da coglioni nelle manifestazioni... anche libertarie. Stessi bisogni di segni di riconoscimento, le stelle rosse e nere, le A cerchiate o le magliette con l'effige degli eroi del calcio o proletari ed a volte gli stessi slogan patetici... la lista è lunga tra le somiglianze comportamentali e vestiarie tra sostenitori e manifestanti.

Si tratta di un altro dibattito che non posso oggi iniziare su queste colonne.

 

Wally Rosell  

[Traduzione di Ario Libert]

 

NOTE

[1] Erich Seelig fu l'esempio più noto, l'associazione di pugilato tedesca lo espulse nell'aprile del 1933. Riprese, più tardi, la sua carriera di pugile negli Stati Uniti. 

[2] Il congresso ebraico americano, ma anche le organizzazioni di sinistra come i lavoratori ebrei. Una petizione per il boicottaggio raccoglie più di 500 mila firme e le manifestazioni diverse centinaia di migliaia di persone.

[3] La sessione estiva del parlamento rifiuta di voatre una sovvenzione di 36.000 franchi svizzeri al dipartimento militare.

[4] Come accade spesso, in quest'occasione, le parole sono adattate per il boicottaggio e lo sport.

[5] Sarà membro del comitato delle milizie antifasciste di Barcellona e comissario alla propaganda della Generalità di Catalogna tra il 1936 ed il 1939.

[6] Blum contro la Spagna operaia, articolo di Louis Lecoin in: Le Libertaire, dicembre del 1936.
                               


LINK al post originale:


Juillet 1936: les Olympiades populaire de Barcelone et le Front Populaire  

Per la serie "fascismo rosso", socialdemocratico o comunista, raccomandiamo i seguenti link interni:

La guerra dei socialismi
La rivoluzione di novembre
Resistenze anarchiche in URSS negli anni 20 e 30
La rivoluzione spartachista: novembre 1918
La Makhnovishina

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