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18 luglio 2011 1 18 /07 /luglio /2011 10:19

 

Bakunin e i filosofi

 

 

Bakunin Nadar


di Frank Mintz



Bakunin, note sul suo rifiuto della filosofia come pura interpretazione e sulla sua azione rivoluzionaria come filosofia creatrice dei cambiamenti sociali collettivi.

 

Paul McLaughlin ha scritto un libro stimolante sulla base filosofica dell'anarchismo di Bakunin [1], perché l'autore ha avuto accesso a numerosi testi in inglese, tedesco, francese e russo, sia di Bakunin che di ricercatori e supposti tali. L'introduzione è molto sarcastica verso alcuni specialisti, marxisti o liberali, che rifiutano ogni filosofia a Bakunin. McLaughlin non risparmia nessuno, né Edward Carr, Isaiah Berlin e molti anglosassoni e sovietici. E vi sono due o tre note che avrei incorporato al testo come esposizione del pensiero di Bakunin, appena abbozzata (sulla sua visione della libertà ed i suo materialismo storico).

Il problema che mi sono posto è di comprendere a chi si rivolge l'autore e credo che si tratti di autori colti, un po' distanti dal mondo universitario, ma desiderosi di conoscere senza passare attraverso il settaccio del settarismo.

Paul McLaughlin offre due grandi capitoli "La dialettica di Bakunin e la critica della speculazione" e "Il naturalismo di Bakunin e la critica del teleologismo", con rispettivamente 13 e 19 paragrafi che oppongono e comparano in generale Bakunin ed un altro autore della sua epoca. È un apporto che arricchisce, ciò che non apprezzo molto è che nei paragrafi a volte si fa la ricerca di regolamenti di conti con degli autori già appuntati nell'introduzione oppure con pensatori contemporanei (Jean-Paul Sartre, Murray Bookchin), situati quasi allo stesso livello di Bakunin. E ritrovo il paradosso di note molto interessanti che meriterebbero un paragrafo a sé. Ad esempio, la concezione della sparizione dello Stato in Marx e la critica dello Stato in Bakunin (pp. 76-82); la libertà in Bakunin e le sue conseguenze sociali (pp. 84-91); il contesto carcerario, sconosciuto alla maggior parte dei ricercatori, del testo di La Confessione (pp. 98-99).

Sono anche sorpreso per l'assenza di una sintesi dell'evoluzione filosofica di Bakunin, di modo che essa sia tanto impressionante quanto molte delle sue formule. Ma si può comprenderla per questa affermazione di McLaughlin: “l’anarchismo di Bakunin, visti i suoi apprezzamenti cortesi verso Marx e più ampiamente le sue dichiarazioni in economia, è fondamentalmente all'opposto (at odds with) dell'anarcosindacalismo (p. 232), ed una citazione dell'individualista Max Nettlau nel senso che Bakunin non era esclusivamente un sindacalista non apporta nulla. Il problema sarebbe sapere ciò che McLaughlin intende con anarcosindacalismo e capire perché pontifica così. Preferisco Bakunin ad un anarchismo senza impatto sociale verso i più oppressi.

Tuttavia, la conclusione esalta la figura di Bakunin come membro di una corrente o di un'altra, Kierkgaard o Peter Singer, il che mi sembra un modo indiretto per minimizzare il suo messaggio.

Sono dunque rimasto con il mio appetito ed ho cercato una sintesi della filosofia di Bakunin. Ho pensato a Maximov ma mi è sembrato di colpo che mischiasse le fondamenta filosofiche di Bakunin (antiautoritarismo, la diffidenza verso la scienza e gli scienziati se non esista un controllo, la libertà per il bene collettivo ed il rifiuto dell'individualismo, ecc.) con delle parti addizionali che accompagnano unicamente i fondamenti (evocazioni storiche della civiltà e dell'origine delle religioni, ecc.).

La prima opera di Bakunin è del 1867 (Federalismo, Socialismo e antiteologismo) e giunge dopo più di vent'anni di meditazioni in condizioni disumane ed estreme. Infatti, i commentatori di Bakunin passano sotto silenzio che egli fu condannato a morte in due paesi e incatenato in una cella, in seguito estradato in Russia e posto in una fortezza in condizioni simili ed isolato dagli altri prigionieri, con la palla al piede ed obbligato a dover redigere un testo di ravvedimento ed eventualmente, ottenere un perdono dallo zar o restare in uno stato di progressivo deperimento, una pena di morte indiretta. Furono in totale sette anni e nove mesi di isolamento carcerario.

Questo testo, La Confessione del 1851, imposto a Bakunin, è importante perché in mezzo all'ampollosità del pentimento (allo scopo di ottenere l'esilio in Siberia, un paradiso in rapporto alla sua cella di isolamento) egli dà un'analisi di politica insurrezionale internazionale ed una severa critica della Russia (160 pagine su 230). Il motore essenziale in Russia è la paura, e la paura distrugge ogni vita, l'intelligenza, ogni movimento nobile dell'anima […]. È difficile, è quasi impossibile, in Russia, per un funzionario, non essere un ladro […]. Le ingiustizie e le oppressioni prosperano e crescono come un polipo dalle innumerevoli ramificazioni e che non muore mai, malgrado le mutilazioni ed i colpi [2].

 

 

bakunin_confessione.gif



Quanti paesi corrispondono oggi a questa descrizione, dal Messico alla Russia stessa passando attraverso numerosi paesi africani ed asiatici! Facciamo notare, di sfuggita, l'efficacia della calunnia a partire dall'ambasciata russa contro Bakunin preteso agente al soldo di questa stessa ambasciata, una balla ingoiata e ripetuta anche dopo la fuga di Bakunin dal suo esilio in Siberia (in particolare da Friedrich Engels) [3].

In questo testo, troviamo delle posizioni che Bakunin non modificò, la propensione a creare delle società segrete per preparare la rivoluzione, l'opposizione, al parlamentarismo [4], la preferenza a risparmiare la vita agli oppositori [5].

La mia attenzione è  stata soprattutto attirata da un passaggio indicato da Natalia Pirumova [6] dove Bakunin confessa le idee che egli difendeva di Cercare la mia felicità nella felicità degli altri, la mia dignità personale nella dignità di tutti coloro che mi circondavano, essere libero nella libertà degli altri, ecco tutta la mia fede, l'aspirazione della mia vita [7]. Ma la portata di questo postulato è mitigata agli occhi dello zar con delle allusioni al suo estremismo personale quasi patologico che Bakunin attribuisce a se stesso [8].

Se assumiamo quest'affermazione come base filosofica, la solidarietà verso gli altri ed il rifiuto dell'individualismo acquistano rilievo, con per conseguenza la lotta affinché tutti acquistino la stessa felicità, la stessa dignità e libertà. Allo stesso modo ciò implica una visione del passato che esclude la tradizione autoritaria ed individualista ed un presente, inseparabilmente legato al futuro, contrario alle tutele ed ai mandati senza controllo e sfuggente alla revocazione da parte di un collettivo. Detto in altro modo, è il rifiuto di qualsiasi gerarchia qualunque ne sia l'origine e la sua falsità per giustificare la sua dittatura. E Bakunin difendeva il suo ideale  in mezzo ad una situazione carceraria di isolamento e di lavaggio del cervello, come un superamento esistenziale.

Delle sofferenze alle quali i commentatori di Bakunin non sembravano sensibili. Eppure, i testi esistono da più di un secolo Miei cari amici! [9] So a quale pericolo terribile vi espongo, scrivendo questa lettera […]. Di dirvi, non fosse che una sola volta ancora, senz'altro l'ultima della mia vita, liberamente, senza costrizione, ciò che provo, ciò che penso […]. Sento che le mie forze si esauriscono; la mia anima è ancora forte, ma il mio corpo si indebolisce; l'immobilità, l'inazione forzata, la mancanza d'aria soprattutto un crudele tormento interiore, che soltanto un prigioniero isolato come me potrà capire […], i mal di testa non mi abbandonano quasi mai; il mio sangue è in piena rivolta, sale al mio petto, e mi soffoca […], trascinarsi lentamente verso la tomba, abbrutendomi durante il percorso, ecco ciò a cui non posso consentire […]. Non potrete mai capire ciò che è sentirsi sepolto vivo; ripetersi ad ogni istante della notte come del giorno: io sono uno schiavo […]; sentire dell'amore nel cuore, sì dell'amore; malgrado questa pietrificazione esteriore, e non poterlo riversare su niente come su nessuno […]. Vedere tutti questi slanci spezzarsi contro quattro mura nude, miei soli testimoni, miei soli confidenti! […]. La prigione ha avuto almeno questo di buono per me, che essa mi ha dato l'agio e l'abitudine a riflettere, essa ha , per così dire solidificato il mio spirito; ma non ha cambiato nulla delle mie vecchie convinzioni, essa le ha rese al contrario più ardenti, più risolute, più assolute che mai, ed oramai tutto ciò che mi resta da vivere si riassume in una sola parola: la libertà.

Bakunin affronta in un'altra lettera [10] la proposta dello zar […] scrissi effettivamente una specie di confessione [...non senza segnalare allo zar] molte osservazioni edificanti sulla sua politica interna ed esterna […]. Colpito dallo scorbuto, persi tutti i miei denti. La reclusione a vita è una cosa orribile: trascinare una vita senza scopo, senza speranza né interesse […]. Sentire nel cuore e nel fegato, anche durante il sonno, un dolore lancinante, con questa convinzione fissa: sono uno schiavo, sono un morto, un cadavere […]. non avevo che un desiderio: non tradire, non abbassarmi sino a cercare un sollievo in non so quale inganno; conservare sino in fondo intatto la sacra idea della rivolta.

Perché questa indifferenza dei filosofi? La maggior parte di loro sono passati attraverso condizioni simili o peggiori prima di scrivere? Assolutamente! Mi senbra che si attengano all'etichetta anarchica attribuita a Bakunin [11], dimenticando la situazione dell'essere umano che essi analizzano. È esattamente la freddezza che il sistema che il sistema trasmette quando annuncia delle riforme per il terzo mondo in X anni, passando sotto silenzio che con una media quotidiana di 10.000 morti per fame e carenze di base (una stima bassa), ogni anno il capitalismo produce più di 3,5 milioni di morti (cifre minime).

 


 


La motivazione principale della negazione da parte dei filosofi della filosofia di Bakunin è ben inteso il rifiuto della rappresentanza intellettuale e scientifica sulle masse, il potere e l'autorità.

Un'altra dimostrazione di incompatibilità e di incomprensione tra Bakunin ed i sostenitori delle rappresentanze è il caso di Marx, lettore del libro Stato e Anarchia di Bakunin, nell'edizione russa del 1873, al punto da isolare delle citazioni e di criticarle [12].

[Bakunin] Così, da qualsiasi angolo ci si pone per considerare questa questione, si giunge allo stesso risultato esecrabile: il governo dell'immensa maggioranza delle masse popolari da una minoranza privilegiata. Ma questa minoranza, dicono i marxisti, si comporrà di operai. Sì certo, di anziani operai, ma che, non appena saranno diventati dei governanti o dei rappresentanti del popolo, cesseranno di essere degli operai...

[Marx] Non meno di un imprenditore che cessi di essere capitalista perché diventa consigliere municipale. [Il sofisma di Marx è evidente: nei due casi il capitalista mantiene il suo potere, mentre per l'operaio diventato parlamentare, sfugge allo sfruttamento della fabbrica].

[Bakunin, seguito della frase precedente] e si metteranno a guardare il mondo proletario dall'alto dello Stato, non rappresenteranno più il popolo, ma se stessi e la loro pretesa a governare. Chi ne dubita, non conosce la natura umana. [Marx] Se il signor Bakunin avesse soltanto conoscenza della posizione di un gestore in una fabbrica cooperativa operaia, tutte le sue immaginazioni signorili andrebbero al diavolo. Se avesse occasione di domandarsi: quale forma possono assumere le funzioni amministrative sulla base di questo Stato operaio perché gli piace di chiamarlo così? [Il socialismo reale si è incaricato di demolire la presunzione di Marx].

[Bakunin] I marxisti si rendono conto [!, aggiunta di Marx] di questa contraddizione e, sempre ammettendo che la direzione governativa degli scienziati [quelle rêverie, aggiunta di Marx], la più pesante, la più vessatoria e la più spregevole che ci sia, qualunque siano le forme democratiche, una vera dittatura, si consolano all'idea che questa dittatura sarà temporanea e di breve durata.

[Marx] Non, mon cher! [in francese nel testo tedesco] Il dominio di classe degli operai sugli strati ribelli del vecchio mondo non può durare così a lungo finché le fondamenta economiche dell'esistenza delle classi non siano annientate.

[Bakunin] C'è una flagrante contraddizione. Se il loro Stato è effettivamente uno Stato popolare, quali ragioni avranno essi di sopprimerlo? E se, d'altra parte, la sua soppressione è necessaria per l'emancipazione reale del popolo, come potremmo qualificarlo come Stato popolare? Polemizzando con essi, li abbiamo portati a riconoscere che la libertà del popolo o l'anarchia,

[Marx] Il signor Bakunin non ha fatto altro che tradurre l'anarchia di Proudhon e di Stirner [13] nella lingua volgare tartara [14].

[Bakunin, seguito della frase precedente] e cioè l'organizzazione libera delle masse operaie dal basso in alto,

[Marx] Che stupidità!

[Bakunin, seguito della frase precedente] è l'ultimo scopo dell'evoluzione sociale e che tutto lo Stato compreso il loro Stato popolare, è un giogo, il che significa che, da una parte, esso genera il dispotismo e, d'altro, la schiavitù.

L'acume di Bakunin si rivela ancora più certa con una citazione che Marx non ha commentato:

[Marx ed i suoi amici] prenderanno in mano le redini del governo, perché il popolo ignorante ha bisogno di una buona tutela; creeranno una Banca di Stato che concentrerà tra le sue mani la totalità del commercio, dell'industria, dell'agricoltura ed anche della produzione scientifica, mentre la massa del popolo sarà divisa in due eserciti: l'esercito industriale e l'esercito agricolo, sotto il comando diretto degli ingegneri dello Stato, che formeranno una nuova casta politico-scientifica privilegiata [15].

Si deve riconoscere al passo il merito di Marx [16] che con questa presentazione minima di Bakunin, ha illuminato dei dissidenti sovietici ed altri autori durante il socialismo reale.

Si direbbe che esiste una nuova sensibilità dei filosofi come lo dimostra Pavel Vladimirovitch Glazkov nella sua tesi universitaria del 2004 in russo La philosophie de la liberté de M. A. Bakunin [La filosofia della libertà di M. A. Bakunin].

La personalità poco comune di Mikhail Alexandrovitch Bakunin (1814-1876), la sorprendente storia della sua vita, la sua filosofia originale nopn possono che attirare il ricercatore, nel nostro paese ed all'estero. Se in Russia l'interesse per il problema dello studio di  Bakunin ha subito ultimamente un processo di trasformazione dei paradigmi analitici anteriori, sino alla “formazione di un nuovo approccio”, allo stesso modo all'estero questo tendenza è legata, innanzitutto, al movimento antiborghese crescente ed all'aumento del numero di oppositori al capitalismo globalizzatore. È dunque possibile affermare che la ricerca delle idee di Bakunin, la quantità di pubblicazioni (anche straniere) è in rialzo [17].



Bakunin e la filosofia

Nato nel 1814 in una famiglia molto colta e poliglotta, Bakunin ha seguito la carriera militare come era tradizione in questo genere di famiglia. Nel 1836, si dimise dalla sua carica di ufficiale di artiglieria per dedicarsi alla filosofia principale fondamento della mia vita [18] (leggeva molto a proposito dal 1834). Si impregnò di letture tedesche di Fichte, Kant ed in particolare di Hegel. Nel 1840, grazie all'aiuto economico amichevole e disinteressato di Herzen e di Ogarov (due pilastri della critica borghese di sinistra dello zarismo), Bakunin poté recarsi in Germania per continuarvi i suoi studi filosofici. Poliansky nota con ragione che nella sua famiglia Bakunin aveva conosciuto il crudele sistema della servitù, la miseria economica dei servi [19]. E Poliansky aggiunge l'influenza probabile dei decabristi nel 1825 (tentativo di insurrezione militare a San Pietroburgo per la democratizzazione del paese). In piena filosofia ed in piena cultura tedesca a Berlino, Bakunin [non tardò a convincersi] dell'inconsistenza e della vanità di ogni metafisica; vi ricercava la vita, ma non c'era che la morte e la noia; vi ricercava l'azione ed essa non era altro che inattività assoluta [20]. E finì con l'abbandonarla per passare al socialismo ed all'azione rivoluzionaria.

Bisogna sottolineare che Bakunin sentiva l’anarchismo (ne aveva discusso con Proudhon, ma non aveva elaborato la sua peculiare visione personale). Bakunin scrisse ad un corrispondente tedesco nel 1848: non credo alle costituzioni ed alle leggi, la migliore costituzione non riuscirebbe a soddisfarmi. Abbiamo bisogno di altre cose: dell'impetuosità e della vita, e di un mondo nuovo, senza leggi, e dunque, libero [21]. Ma nel dicembre del 1860, in una lettera a Herzen, mostrava dell'entusiasmo per un progetto politico di quasi autonomia della Siberia con auto-organizzazione popolare e sparizione della burocrazia ed una decentralizzazione possibile in Russia (fase ben analizzata da Poliansky).

È notevole constatare come Bakunin rimase fedele alla sua massima esposta allo zar Cercare la mia felicità nella felicità altrui, la mia dignità personale nella dignità di tutti coloro che mi circondavano, essere libero nella libertà altrui, ecco tutta la mia fede, l'aspirazione della mia vita.

François Munoz ha fatto un'eccellente selezione nel 1965 con il titolo Bakunin la liberté [Bakunin la libertà], che permette di trovare la stessa idea, assimilata ed incorporata in un libro ed in programmi di società segrete di rivoluzionari anarchici.

Nella prima parte “Les Hommes et la Liberté” [Gli uomini e la libertà], abbiamo Non sono veramente libero che quando tutti gli esseri umani che mi circondano, uomini e donne, sono egualmente liberi... di modo che più numerosi sono gli uomini liberi che mi circondano e più profonda e più larga diventa la mia libertà [22].

E per i gruppi segreti Questa tripla solidarietà o fraternità degli uomini nell'intelligenza, nel lavoro e nella libertà, costituisce la base della democrazia [23]. La solidarietà sociale è la prima legge umana; la libertà ecco la seconda. Queste due leggi, si penetrano reciprocamente e sono inseparabili l'una dall'altra, costituiscono tutta l'umanità. La libertà non è dunque la negazione della solidarietà, ne è lo sviluppo e per così dire l'umanizzazione [24].

Grigori Petrovich Maximov fu indubbiamente il migliore conoscitore e presentatore del pensiero di Bakunin, ma a differenza di François Munoz non cercò di valorizzare l'essenziale di Bakunin. Forse per contrastare la denigrazione marxista leninista ed il panegirico di ogni pensatore o scrittore  sostenitore del socialismo reale, Maximov ci ha consegnato una presentazione totale di una concezione bakuninista dell'universo.

Malgrado tutto, il lavoro di Maximov è formativo ed arricchente quando non si conosce che in parte il pensiero di Bakunin. Per formarsi e giungere all ecose più importanti, Munoz è sempre molto interessante, benché gli manchino numerosi pubblicati in seguito.

Lo sforzo lodevole di Maximov contraddice Bakunin che non ha voluto dare l'impressione di lasciare un sistema completo, poiché l'essenziale è di ottenere la trasformazione sociale con la partecipazione di tutti i lavoratori e tutti gli oppressi coscienti. E Bakunin non ha nemmeno desiderato presentare il pensiero anarchico come presente presso i Greci [25] ed i primi filosofi, giustamente perché l'essenziale è la capacità di lotta e di emancipazione dell'umanità. Deve essere uno sforzo collettivo al fine di sussistere e di estendersi, arricchendosi con i rapporti successivi attraverso le critiche e le suggestioni.

Non sono d'accordo con la visione globale di Maximov perché per Bakunin la lotta di classe e la presa di coscienza dei lavoratori erano essenziali su una base comune, una serie di semplici principi sui quali tutti gli operai, qualunque siano inoltre le oro aberrazioni politiche e religiose, per quanto poco siano degli operai seri, e cioè degli uomini duramente sfruttati e sofferenti, sono e devono essere d'accordo [26].

Un atteggiamento degno di tolleranza e di buon senso che troviamo più spontaneamente presso gli attivisti popolari, i disoccupati ed i perdenti del sistema a causa dei capitomboli economici, sequele del capitalismo globalizzatore, che tra i militanti aventi avuto una formazione ideologica (provenienti da una tradizione autoritaria o molto spesso dagli ex autoritari sono più anarchici nelle loro azioni di alcuni anarchici patentati).

Sul determinismo storico ed i popoli, a dispetto delle loro culture e conoscenze molto varie, possiamo osservare un grande margine di errori presso le due paia di pensatori del marxismo e dell'anarchismo, Marx ed Engels da una parte, Bakunin e Kropotkin dall'altra. Essi non poterono e non seppero sfuggire al fango xenofobo della loro epoca. Fango che continua ad impregnare il capitalismo e la cultura occidentale, oggi, con il genocidio lento e progressivo dei poveri, soprattutto del terzo mondo sul piano economico. Lo vediamo nel quotidiano dei popoli nativi americani dall'Alaska alla Patagonia, la situazione del colonialismo e del ritardo sanitario di tutti i popoli africani, ecc. Ed i nuovi paesi con vocazione imperialista- Brasile, Cina, Sud Africa- imitano nei confronti dei loro vicini e paesi più poveri, l'arroganza dell'imperialismo del primo mondo.

Marx ed Engels hanno difeso in modo deciso, rozzo, il dominio tedesco sull'Ungheria, la nazione Ceca, la Boemia, ecc. Marx ha esitato tra la Russia e la Turchia per scegliere il paese supposto essere più pronto in questa parte dell'Europa ad un'evoluzione rivoluzionaria. Engels ha condannato l'Indipendenza dei piccoli paesi ed una parte delle idee di Bakunin in nome del progresso capitalista [27]. Un passo in più verso il socialismo nell'illusione meccanica- della fine del XIX secolo- del crollo imminente del capitalismo e dell'avvento della dittatura del proletariato. Una tendenza che si è ripetuta con il socialismo reale e lo sfruttamento da parte dell'URSS delle colonie (i paesi fratelli in teoria), di Cuba e del Vietnam.

Bakunin è caduta nella fissazione sugli ebrei tedeschi che sarebbero raggruppati sotto la bacchetta di Marx per molestarlo [28]. Kropotkin ha sostenuto per anni che le idee libertarie persistevano nei paesi latini e le idee marxiste nei paesi tedeschi, al punto da optare per il partito degli alleati nel 1916 durante la prima guerra mondiale. Un'assurdità evidente smentita a partire dal 1918 dalla ribellione dei lavoratori tedeschi, l'espansione dei soviet e la lotta degli spartachisti, in gran parte decimati dai loro compagni marxisti nei governi borghesi (come, su un'altra scala, ciò si ripete ora per i salariati ed i disoccupati in alcuni paesi europei).

I pregiudizi borghesi assimilati erano così forti che nessuno dei quattro pensatori diede la priorità al combattimento contro i proprietari, i capitalisti, le classi dirigenti (essi sono presenti e dominanti in ogni etnia, popolo e paese) che sfruttano sia i loro fratelli sia gli stranieri. Nessuno lanciò realmente, stabilmente, un'alleanza tra lavoratori e sfruttati, principio dell'Internazionale che tutti e quattro difendevano.

In conclusione, Bakunin, con la sua passione e la sua fede nel popolo può servire ancora da riferimento, così come la sua posizione e quella dei suoi amici aventi tutti in orrore l'idolatria; ed una profonda avversione, istintiva e meditata allo stesso tempo, per tutto ciò che si chiama autorità, governo, tutela, individualità dominanti o capi.

Ed anche la sua incapacità di captare il gruppo ebraico come indipendente dai sostenitori di Marx è un esempio della difficoltà di superare il nazionalismo, come fu il caso di Marx ed Engels con la Germania, e per di più con il pretesto del “progresso”. Un tratto interessante dell'assimilazione insufficiente della reciproca critica e della necessità di agire in modo solidale ed armonioso, per tentare di sfuggire [aux œillères] della gerarchia borghese ed autoritaria.

 

 

Frank Mintz


 

[Traduzione di Ario Libert]






NOTE

[1] McLaughlin Paul, Mikhail Bakunin: The Philosophical Basis of his Anarchism [Mikhail Bakunin: Le basi filosofiche del suo anarchismo], New York, Algora, 2002, 268 pp. Devo a Gabriel Rivas la segnalazione di quest'autore, e di aver colmato una grande lacuna.


[2] Bakunin, La Confession [La Confessione], Parigi, 1932, pp. 152, 154, 155.


[3] Attualmente vediamo come alcuni si compiacciono a ripetere delle calunnie, senza verificarle, senza capire che favoriscono il lavoro calunniatore della democrazia capitalista.


[4] Non volevo una repubblica parlamentare, o. c., p. 168.


[5] La rivoluzione che progettavo era orribile [...] benché fosse rivolta più contro le cose che contro gli uomini, o. c., p. 208. Nel 1868 Per fare una rivoluzionare radicale, bisogna dunque collegarsi alle posizioni ed alle cose, distrugegre gli uomini, e di condannarsi alla reazione infallibile ed inevitabile che non ha mai mancato e non mancherà mai di produrre in ogni società il massacro degli uomini. (Statuti segreti dell'Alleanza: Programma e oggetto dell'organizzazione rivoluzionaria dei Fratelli internazionali (autunno 1868), http://www.fondation-besnard.org/ecrire/articles.php3?id_article=682).


[6] Pirumova Natalia, Bakunin, Mosca, 1970, p. 43, citazione in esergo al capitolo II; come essa scriveva in pieno socialismo reale, Pirumova che si è dichiarata anarchica dopo il crollo dell'URSS, non poteva che suggerire dei tratti come vediamo nelle ultime righe della conclusione: La teoria e la tattica dell'anarchismo sono sparite da molto tempo, ma il ricordo di Bakunin come rivoluzionario resta. Ed è rimasto perché nella misura della sua comprensione e la sua forza disinteressata, ha dunque lottato per il trionfo della rivoluzione.


[7] Testo russo su link, et traduzione francese, corretta per una parola, “viara”, in Russo, la fede, che ho conservato invece di “credo”, Bakunin, La Confessione, Parigi, 1932, p. 172.


[8] Consideravo come il più sacro dei doveri rivoltarmi contro ogni oppressione, chiunque ne fosse l'autore o la vittima. C'è sempre stato in me molto del Don Chisciotte, non soltanto in politica ma anche nella mia vita privata, o. c., pp.172-173.


[9] Bakunin, CD-ROM Bakunin: Œuvres Complètes [Opere Complete], IIHS d’Amsterdam, 2000. Lettera clandestina in francese a sua sorella Tatiana, febbraio 1854.


[10] Bakunin, CD-ROM o. c., Lettera a Herzen, 8 dicembre 1860.


[11] La reazione segnalata da Paul McLaughlin contro l’anarchismo di Bakunin è una caratteristica della ricerca immediata dell'emancipazione rivoluzionaria dei più sfruttati, così come quella con essi e da se stessi sia poco accettabile per molti anarchici e libertari del XX e del XXI secolo.


[12] Le citazioni di Bakunin sono tratte da Étatisme et anarchie [Stato e anarchia], Parigi, Œuvres complètes, tomo 4, 1976, p. 347. Le note di Marx sottolineate sono tratte dalla versione francese di Mosca, date in parte da Skirda, Makhaïsky, Le Socialisme des intellectuels, Parigi, 1979, (2001), e le altre sono date secondo il testo castigliano, Acerca del anarcosindicalismo y el anarquismo, Mosca, s. d., [1973].

[13] Stirner era un autore sconosciuto da tutti gli anarchici sino alla fine del XIX secolo e la difesa dell'individualismo era assimilata all'egoismo, e combattuta da Kropotkin e Malatesta. Bakunin non vedeva nell'individualismo che una peculiarità borghese..

[14] Allusione alla cultura russa. Marx, allora, analizzava l'urto tra l'impero russo e turco come favorevole alla Turchia, paese presunto portatore di maggiori evoluzioni. Marx cambiò successivamente sino ad immaginare il salto della Russia al socialismo senza passare per la fase capitalista (Lettera a Vera Zasulitch, 1884).

[15] Étatisme et anarchie, p. 349, Parigi, 1976, p. 150. Noam Chomsky impiega la stessa citazione in Les intellectuels et l’État, 1978, p. 2 (Les intellectuels et l'Etat).

[16] Un omaggio di Marx a Bakunin, nel 1864, È, in sintesi, uno dei rari uomini presso cui, dopo più di sedici anni, constato del progresso e non soltanto regresso, Ribeil, Socialisme autoritaire ou libertaire, tome 1, p. 64 (Poliansky, ver N°19, p. 58).

[17] In russo (Библиотечный каталог российских и украинских диссертаций).

[18] Citato da Fedor Yakovlevich Poliansky, Kritika ekonomicheskij teorii anarjizma, Mosca, 1976, p. 23; tradotto dal russo, traduzione nel CD-ROM o. c., lettera a Neverov 15.02.1836. Poggio per questa parte su Poliansky che offre una descrizione chiara e senza settarismo.

[19] Idem, p. 27.

[20] Ibidem, p. 32 (tradotto dal russo); Confession, o. c., pp. 61-62.

[21] Bakunin lettera a Georg Herwegh, metà agosto 1848, indicato da Pirumova, o. c., p. 103, Poliansky o. c., p. 57.

[22] L’empire knouto-germanique et la révolution sociale 1870-1871, Œuvres complètes, tomo 8, p. 173 [testo ripreso in Dieu et l’État]; anche in Bakunin la Liberté, p. 49.

[23] Programme d'une société internationale secrète de l'émancipation de l'humanité [Programma di una società internazionale segreta dell'emancipazione dell'umanità], 1864, in francese, Stockholm.

[24] Programme de la Société de la Révolution Internationale, [Programma della Società della Rivoluzione Internazionale], 1868, in francese. Citazione sottolineata da G. P. Maximoff in The political Philosophy of Bakunin, 1953, 1964, p. 156.

[25] Allusione all'articolo-libello di Kropotkin per la “Encyclopedia Britannica”, Anarchisme, che menziona Lao tze, Aristippo, ecc. Bakunin si limitò con ragione alla lotta di classe ed ai suoi capi popolari Stenka Razin e Pugacev (insurrezioni del XVIII secolo) in Russia.

[26] Bakunin - Vision anarchiste et syndicaliste [Visione anarchica e sindacalista], Parigi, 2006, p. 7 (1869).

[27] Sulla guerra tra gli USA ed il Messico nel 1848. E Bakunin rimprovererà agli Americani una “guerra di conquista” che porta, certo, un duro colpo alla sua teoria fondata sulla “giustizia e l'umanità” ma che fu condotta puramente e semplicemente nell'interesse della civiltà? Oppure è una sventura che la splendida California sia strappata ai Messicani fannulloni che non sanno che farne? Neue Rheinische Zeitung, gennaio-febbraio 1849. Marxists Internet Archive; in francese ed in inglese.

[28] L’antisemitismo di Bakunin impressionò giustamente il sindacalista Anselmo Lorenzo tra le accuse indirizzate da Bakunin contro Marx, le circostanze che Marx fosse ebreo risultano come un motivo particolare del suo odio. Ciò, che contrarierebbe i nostri principi, imponendo la fraternità senza distinzione di razze e credenze, mi fece un effetto disastroso e disposto a dire la verità, registro ciò a dispetto del rispetto e della considerazione che per molti titoli merita la memoria di Bakunin. Lorenzo Anselmo El Proletariado militante, Madrid, 2005, p. 204.

[29] Bakunin “Lettera a Anselmo Lorenzo”, 05.1872, p. 2 (Lettre de Michel Bakounine à Anselmo Lorenzo (10.05.1872).

 



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Bakounine Philosophe

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